LA PADANIA 5 OTTOBRE “BOMBARDALA A MORTE DAMME RETTA…”
3 ottobre 2011 -
Come si è arrivati alla sentenza di condanna per doping per veterinari, fantini e addetti di scuderia di cinque rioni su dieci Rioni per la Quintana di Foligno? Nessuno ne parla. Silenzio di piombo.
Ma cos’é? E’ un dogma? E’ il quarto segreto di Fatima o si può saperne di più sugli atti che hanno motivato la decisione della Procura di Perugia?
Tralasciando commenti, giudizi e pregiudizi, qualcuno finalmente ha il coraggio di leggere e soprattutto pubblicare ciò che sembra essere il segreto della Cia a Foligno!
Se non c’è nulla di male e sono tutti innocenti e bravi ragazzi, come sostiene facendo quadrato, il Presidente dell’Ente Quintana, che c’è da nascondere? Nulla.
Anzi, dalle intercettazioni telefoniche uscirà un quadro di totale e cristallina innocenza. Non c’è dubbio.
Nel dettaglio, rione per rione, quali sono i farmaci vietati e dopanti sequestrati ai veterinari e agli altri condannati in primo grado? Che si raccontavano e suggerivano di così importante al telefono, secondo la Procura, veterinari, fantini e scudieri?
Ora lo potremo finalmente leggere, ci potremo riflettere per capire quali alte vette abbia raggiunto un certo sistema che ha particolarmente a cuore i cavalli dentro l’organizzazione della Quintana che, fino ad oggi, tutte le Istituzioni locali, Comune, Provincia, Regione e, ci mancherebbe pure, la stessa organizzazione della Giostra, hanno sostenuto, difeso dall’oltraggio della censura pubblica, ministeriale e giornalistica.
Di certo una cosa: Foligno, l’Umbria, le persone che amano la civiltà e la verità, possono solo che essere grate al….. fegato della giornalista Stefania Piazzo che accende per tutti – e per la prima volta in modo così dirompente – un faro da stadio, in questo tunnel.
Con questa prima puntata, in uscita mercoledì prossimo, che Chiliamacisegua anticipa in anteprima.
Buona lettura e come al solito buona indignazione!
Chiliamacisegua
Nota
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LA PADANIA 5 OTTOBRE
Viaggio nell’Italia bestiale a cura di Stefania Piazzo
CENTOCINQUESIMA PUNTATA
“BOMBARDALA A MORTE DAMME RETTA…”
ESCLUSIVO/ LE INTERCETTAZIONI NEL PROCESSO SULLA QUINTANA DI FOLIGNO
«Il popolo della Quintana vicino alle persone coinvolte nel caso doping». Telefonate e farmaci
Il testo dell’articolo
“Le istituzioni locali sono sparite. Resta la voce solitaria del presidente della Quintana di Foligno, Domenico Metelli che, dopo la sentenza di primo grado che ha condannato per doping veterinari, responsabili di scuderia e fantini, dichiara che «Tutto il Popolo della Quintana si stringe intorno a questi ragazzi perché il doping è distante anni luce dalla Quintana».
Ma come dimenticare le parole dell’assessore provinciale alla cultura, Donatella Porzi? «Il pregiudizio di qualsiasi natura esso sia non deve mai influire sulla valutazione di eventi culturali e rievocazioni storiche che rappresentano le radici e una fonte di ricchezza del popolo umbro».
Di che si nutrivano allora senza pregiudizio alcuni cavalli per la Quintana? In attesa del deposito delle motivazioni della sentenza, cosa contesta l’impianto accusatorio del pm Sergio Sottani che, per ora, ha prevalso nel pesante pronunciamento del giudice Alessandra Grimaccia della Procura di Perugia?
Che dicono le 676 pagine di intercettazioni telefoniche preziose per la sentenza? la Padania ne pubblicherà alcuni passaggi.
Due i filoni d’inchiesta che si intrecciano sul doping tra Perugia e Foligno: una gara di endurance 2005, competizioni Unire ma il piatto più ricco è il coinvolgimento di cinque rioni su dieci nel processo per doping sulle due edizioni della Giostra di Foligno 2006.
Ripassiamo nomi, condanne e pene (sospese): Umberto Ricci veterinario (contestazioni per competizioni Unire e per scuderie rioni Cassero, Contrastanga e Badia), un anno e tre mesi e 300 euro di multa. Ugo Carrozzo, veterinario (rioni La Mora e Morlupo): un anno e tre mesi e 300 euro di multa. Luca Innocenzi, fantino (già rione Cassero), 6 mesi e 400 euro di multa. Addetti di scuderia: Maurizio Conti (rione Contrastanga, vittorioso nel 2006, ndr), Alessandro Metelli (Badia) e Massimo Ballanti (La Mora): 6 mesi e 400 euro di multa. Il fantino del Morlupo, Willer Giacomoni, ha patteggiato.
Approfondiamo da subito la vicenda folignate.
Rione Cassero
Sotto processo (per atti fraudolenti sul cavallo Naval War del rione Cassero), il veterinario Umberto Ricci e il fantino Luca Innocenzi, vincitore nel settembre 2011. Vengono sequestrati i farmaci in loro possesso e contestata la mancanza di annotazione delle prescrizioni veterinarie in relazione ai conseguenti trattamenti terapeutici. Si contestano infiltrazione e somministrazione di farmaci vietati (Fenilbutazone e Dexadreson).
Tra i farmaci vietati trovati il Bute gel e il Deltacortene. In particolare a Ricci sequestrano i farmaci dopanti e vietati Bentelan, Depo Medrol, Dexadreson, Dimetilsofossido (Dmso), Domosedan, Lidocaina, Prequillan.
(1 – continua)
s.piazzo@lapadania.net
LE INTERCETTAZIONI
2 MAGGIO 2006
Luca: Ciao Umbè. Umberto: Oh! Luca: Ascolta un po’, eh… i cavalli che tocca incomincia’ a faglie, qualcosa? A ‘sti cavalli… a Mirage, Naval (sic), ‘sti cavalli che tocca porta’ alle visite. Umberto: eh. Luca: gli incominciamo a fa’ qualcosa?… Umberto: sì, dopo tanto io passo giovedì mattina e gli damo una flexata, vedemo un attimo. Luca: sì, ma io incomincio, con che…
Umberto: sì sì, incomincia, faglie.. Che c’hai tu, Lu’? Luca: e non lo so, credo che devo anda’ a compra tutto, Umbe’, ho finito quasi tutto. Umberto: prendi il Flunifen, Lu’. Luca: il Flunifen, ah, beh, il Finadine? Umberto: sì, che te costa anche meno. Luca: va beh, è meglio quello del Fenilbutazone? Umberto: se può fa’ anche il Fenilbutazone… Luca: e che ne so, io a Mirage, beh, gli farei il fenilbutazone. Umberto: facciamo il fenilbutazone, beh, è uguale. Luca: allora ascolta, a Devil e Naval gli facemo il Flunifen, tanto li compro tutti e due e a Mirage facemoglie il Fenilbutazone, Umbe’. Umberto: no, se pigli il Fenilbutazone, piglia il Fenilbutazone, no?
Luca: che, Umbe’, non voglio rischia’ con Mirage, te dico la verità, la voglio porta’ proprio che non rischiamo niente, capito? perché l’anno scorso Renato ce l’ha portata e gliel’hanno data rivedibile, capito, perché era un po’ cip e ciop. Umberto: allora tu gli fai dieci di Fenilbutazone e cinque de Dextrateson… però non li tene.. non li tene’ tanto.. tielli un po’ carichi, capito? Movili solo con la bicicletta un pochino.
Luca: sì sì, io infatti cinque giri al giorno de bicicletta ho fatto. Umberto: eh, gli dai un pelino meno da mangia’ per via dei muscoli che li lavori meno, capito? Gli fai da’ un po’ meno da mangia’, a posto, dopo… tanto non perde niente a tre giorni, eh… Giovedì mattina passo e cosamo.
9 MAGGIO 2006
Umberto: che t’ha detto de Naval, perché l’hanno fatta rivedibile? Luca: non c’è un perché, Umbe’. Umberto: stai a senti’, se tante volte…, ma tu te sei informato, gliel’hai chiesto? Luca: sì, ci ha pensato papà, ha chiamato a tutti e gli ha detto: non so…, diciamo non ce devono.. non te devo da’ nessuna cosa, nessuna spiegazione. Umberto: perché dice: dalla lastra s’è vista come una bolla, come se il cavallo è stato infiltrato, no? quella è una supposizione sua, se tante volte scappasse che te dice così: ma era infiltrato? No, no, io ai cavalli non gli ho fatto mai niente.
Luca: no, no, vai tranquillo, vai tranquillo. Umberto: Capito? Non fa come qualcuno che gli ha detto: sì, lo semo infiltrato. Luca: ma che, sei matto? Umberto: sempre negare con ‘sti idioti qui.
Luca: sì, ho capito, ma ti possono… però con la lastra invece? Umberto: Sempre fa la parte da tonti e nega’, hai capito?
14 MAGGIO 2006
Umberto: tocca tenella fresca (cavalla Naval, ndr) Luca: lo sai invece che ho pensato? Può darsi che sto a di’ una cazzata, però secondo me è la cosa più intelligente, va beh, a parte infiltrata prima della gara che è importante.
Umberto: quella bombardarla alla morte, damme retta. Luca: sì sì, bombardarla proprio, a non… portarla senza mezzo dolore che la cavalla soffre dentro. Umberto: e lo so.
26 MAGGIO 2006
Luca: Umbe’, quante ore prima gli devo fa il Lasix? Umberto: un’oretta prima, un’oretta e mezza prima. Luca: quante fiale gliene devo fa’, Umbe’?
Umberto: gliene fai… fagliene due fiale. Luca: due fiale? Umberto: sì, dopo quando riviene gli fai cinque o sei litri de Ringer, eh.
10 GIUGNO 2006
Luca: ascolta un po’ una cosa, per i muscoli, Umbe’, io c’ho il Neutrodex, glielo volemo da’? Umberto: va benissimo, nel mangiare… Luca: glielo comincio a da’ da domani? Umberto: sì sì e poi rimedia un paio de flaconi de Malox.
Luca: ascolta un’altra cosa, eh…, io c’ho anche i cosi, non so se serve più oramai daglieli, c’ho pensato adesso. Umberto: gli aminoacidi? Luca: c’ho i… gli aminoacidi della Scandinavia.
15 GIUGNO 2006
Umberto: Luca, una cosa mi sono dimenticato di dirti per la cavalla. Il Matrix prendigli.
Luca: il Matrix, Umbe’, ce n’ho 7-8 scatole in scuderia. Umberto: eh, da fargli in vena. Luca: ah, beh, lo facemo, dai… quante ne fo, fino alla Quintana?
Umberto: eh, sì, sì, fino alla Quintana.
19 GIUGNO 2006
Umberto: il registro come ce l’hai tu? Luca: eh, infatti, il registro come ce l’ho, Umbe’, ce l’ho a posto per quelle cose che emo fatto, ce l’ho a posto. Umberto: e va beh, tu basta quelle… a questi gli dici le cose che semo fatto. Luca: a mo’ prendo… l’armadietto, Umbe’, lo tiro via, lo porto via, se me vengono a fa’ un controllo. Umberto: tu lì tira via tutto, tu non tenere niente lì, capito?
Luca: infatti porto via tutto quanto. Umberto: perché tu non c’hai il registro di scarico e di carico. Luca: come no? Io quale c’ho? Il registro terapeutico io c’ho e basta. Umberto: eh, tu de quello che io te prescrivo lo somministri. Luca: bravo. Umberto: e non fai residuo, capito? Tu gli porti su quello con le ricette gialle. Luca: ah, co… ah beh, sì, con le ricette quelle lì gialle.
Umberto: eh, guarda dentro che sia tutto riportato bene però. Luca: sì. Umberto: quello scritto sulla ricetta e lì. Luca: sì, ma tanto le ricette che m’hai fatto ce l’ho tutte quante, dai. Umberto: eh, però controlla che siano riportati i medicinali. Luca: ma tocca andacce per forza, Umbe’, su a Perugia? Umberto: ieri a voi che v’ha detto? Luca: sì, me l’hanno dato il foglietto però insomma per lui non è un invito, no? Umberto: oh, Luca, non lo so, tu basta che lì c’hai tutto quanto regolare, eh. Luca: io adesso prendo i fogli gialli e li metto dentro il registro terapeutico, poi se verranno a fa’ un controllo delle medicine glielo faccio vede’.
Umberto: eh? Luca: allora io adesso prendo i fogli gialli e li metto in ordine, no? Umberto: eh. Luca: poi se verranno a fa’ un controllo glielo faccio vedere, levo i medicinali, che cazzo me ne frega a me, Umbe’? Umberto: mhm. Luca: no? Umberto: va beh. Luca: cioè se devo anda’ su me mandano un invito scritto, no? Che me danno un foglietto con scritto, ma che siete stupidi! No. Vengono giù loro semmai che me ne importa? Quando ho levato le medicine tanto che me fanno, Umbe’? Umberto: no, l’importante è che sulle ricette sia riportato sul registro, capito?
Luca: certo, Umbe’, va tranquillo, le ricette quelle che m’hai fatto l’abbiamo scritte, non te ricordi hai scritto e risistemato tutto? Umberto: va beh. Luca: va tranquillo, Umbe’, va tranquillo. Umberto: no, perché ci stanno le multe, eh.
Luca: va tranquillo, Umbe’, daglie, avemo sistemato tutto. Umberto: va boh, ciao. Luca: ciao, Umbe’.”
(segue)
Il Palio della Giostra della Quintana anche qui:
LA PADANIA 27 SETTEMBRE ETOLOGIA “RIPETENTE” IN QUINTANA CLASSE?
http://www.chiliamacisegua.org/2011/09/22/quintana-lettera-aperta-alla-provincia-di-perugia/
QUINTANA – LETTERA APERTA ALLA PROVINCIA DI PERUGIA
Chiliamacisegua chiede supporto per battaglia email urgente
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LA PADANIA 27 SETTEMBRE ETOLOGIA “RIPETENTE” IN QUINTANA CLASSE?
25 settembre 2011 -
In edicola, eccezionalmente non domenica, ma martedì prossimo, la Lettera Aperta alla Provincia di Perugia di Stefania Piazzo che continua il suo Viaggio Bestiale su La Padania, arrivato alle centoquattresima puntata, divulgata in anteprima da Chiliamacisegua:
(http://www.chiliamacisegua.org/2011/09/22/quintana-lettera-aperta-alla-provincia-di-perugia/
Lettera Aperta alla Provincia di Perugia).
Un sola considerazione, l’etologia è davvero ripetente in molte delle nostre …classi politiche e sociali. E neppure è servito…….. rimandarle ad ottobre, spesso e malvolentieri!
Chiliamacisegua vi augura buona lettura e come sempre, buona indignazione!
Ps. La nostra solidarietà NON va ne al signor Metelli, ne ai signori condannati, ma solo agli animali, usati, per tramandare…la tradizione della inciviltà!
Chiliamacisegua
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LA PADANIA 27 SETTEMBRE
CENTOQUATTRESIMA PUNTATA
ETOLOGIA “RIPETENTE” IN QUINTANA CLASSE?
Lettera aperta alla Provincia di Perugia
IL PRESIDENTE METELLI: SOLIDARIETÀ AI CONDANNATI
L’inchiesta Zodiaco dei Nas messa in discussione?
a cura di Stefania Piazzo
(104 – continua)
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QUINTANA – LETTERA APERTA ALLA PROVINCIA DI PERUGIA
22 settembre 2011 -
Chiliamacisegua aveva richiesto una partecipazione urgente alla protesta per quanto accaduto al Palio della Quintana.
Chiliamacisegua chiede supporto per battaglia email urgente
La sottoscrizione alla protesta è stata numerosa. Segno che teste capaci di indignarsi, ce ne sono. Per fortuna!
Grazie dunque a tutti coloro che battagliano per cambiare ‘sto mondo che non rispetta la vita. E che partecipano alla rivoluzione in atto, che il progresso per la civiltà non l’arresta nessuno! Neppure i quintanesi i paliisti, sagristi, alberi della cuccagnisti, i tradizionalisti et similia, che confondono il significato di tradizione, un valore, con la perpetrazione della barbarie, una ignominia.
Ecco un regalo: in anteprima la Lettera Aperta che Stefania Piazzo scrive a LORSIGNORI umbri. E che sarà pubblicata domenica prossima su La Padania. Nulla da aggiungere, nulla da eccepire.
Una sublime rasoiata, una provocazione culturale in grande stile che rimette in gioco chi non teme il confronto e la dialettica.
Chiliamacisegua
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Anteprima
QUINTANA – LETTERA APERTA ALLA PROVINCIA DI PERUGIA
di Stefania Piazzo
Si pensava che passato il cadavere – del cavallo – fosse finita lì. Invece no, bisogna aver pazienza perché il fiume scarica sempre qualcosa a valle. E allora se ti siedi, dopo l’equide infilzato al primo giro di giostra, ecco che al secondo giro la giustizia ti infilza pure il fantino. All’indomani della gara che incorona un cavaliere vincitore, cade la vocale e la giustizia terrena “incorna” lo stesso trionfatore con una condanna, lui più altri addetti, tra veterinari e personale delle scuderie, per doping per una Quintana di pochi anni fa. Che singolar doppia tenzone.
Che doppia sfiga. Povera Quintana, Foligno non ha pace. Ma, soprattutto, Perugia ora tace. Eppure appena il 2 agosto scorso l’assessore provinciale alla Cultura di Perugia, dopo l’esclusione di Foligno dai comuni Patrimonio d’Italia, indossava la toga difensiva affermando che «i contradaioli e i quintanari assicurano un benessere di altissimo livello agli animali impegnati nelle corse: vietando e vigilando sul doping prima, durante o dopo le corse».
Premonizione? Allora, il cavallo infilzato è stato un incidente. Il doping, un altro incidente, I suppose… Ma la cultura è altro, per fortuna.
Lo spiegava proprio bene l’assessore alla Cultura che la Quintana così come gli «eventi culturali e le rievocazioni storiche… rappresentano le radici e una fonte di ricchezza del popolo umbro». Certo cara Provincia, ma non si comprende l’ordine dei fattori.
È la cultura che esprime la Quintana o è la Quintana che esprime la cultura della relazione uomo-animale in Umbria?
Ci permettiamo di chiedere: la sorgente dell’educazione al rispetto del benessere animale ha come base scientifica le radici, la fissità delle tradizione di un popolo, prende forma dal rievocare la storia? E’ insomma una gemmazione spontanea che si trasmette di generazione in generazione al momento del parto, o il popolo umbro la può apprendere magari in un processo educativo che parte dalle scuole, con l’approccio graduale all’etologia, in un patto di reciproca conoscenza con gli adeguati educatori opportunamente formati? Insomma, sui banchi o in tribuna, in un progetto educativo in cui le famiglie pagano il biglietto o partecipano alla pedagogia di una crescita? Altrimenti alla stessa stregua si può andare al Circo o alle giostre per “imparare” e apprendere.
La Quintana è insomma un momento pedagogico bastante a se stesso e sufficiente a diffondere e spiegare la cultura del benessere animale, un esempio che diventa verità? La recente campagna via web che sta mobilitando in queste ore flotte di cittadini da tutta Italia, veicolata da una potente bocca di fuoco come Chiliamacisegua, interrogandosi sulla Quintana e ciò che trasmette, interpella la Provincia, più che sui singoli episodi, sul senso di un cammino, sull’orizzonte culturale che difende e di cui si fa bandiera.
La Provincia di Perugia ha avuto in questi anni il merito e il primato di essere stata la sola, in Italia, ad entrare nelle scuole, a seminare la cultura della prima socializzazione col mondo animale.
Una “contaminazione” familiare che ha insegnato, educato come non sia la prossimità con l’animale a creare la “vicinanza” e il rispetto né l’equilibrio di una relazione. È l’educazione che fa da tramite mitocondriale e riaccende i legami di un trascorso antico più dei costumi della Quintana e che con parole semplici inculca la sana lotta tra il bene e il male, tra il rispetto e il maltrattamento.
E la gioia, soprattutto, non del flusso turistico ma di uno scambio di conoscenze ed esperienze cognitive, non di un baratto né di una scommessa. Tanto più vale per un animale maestoso, indipendente e gregario con un mondo sensoriale strepitoso che ha siglato con l’uomo un’alleanza millenaria, che ha avvicinato e cambiato il mondo più di facebook.
Al punto da aiutarlo, l’uomo, in una relazione che cura. Una relazione non col doppio fondo di un’attività commerciale. Peccato insomma la Provincia abbia abdicato da tempo a quell’impegno certo non obbligatorio ma geniale, (ma non sia mai che ci ripensi), pur proseguendo su altre virtuose iniziative in campo animale (quelle patrocinate dal ministero della Salute), dando sostegno a trasmissioni tv che a piccole benefiche dosi mostrano il volto migliore di un rapporto e nel quotidiano servizio dello Sportello 4 Zampe.
Ma è la semina costante e coerente della partnership con gli animali l’evento culturale che va diffuso, più delle giostre che portano turismo. Quando eravamo piccoli ci portavano al museo di scienze naturali pensando di farci imparare come sono fatti gli animali, e quindi a capire il loro mistero da vicino, apprezzandoli impagliati. Ma una relazione non è imbalsamazione, non è tassidermia – arte antica come la buona sartoria degli abiti nelle sfilate del corteo – né mistero.
La verità non è fissità. Ci rifiutiamo di pensare e non può che essere così, vero? che la Provincia voglia impagliare plasticamente la vita e questa alleanza, creando organi educativi supplenti nelle giostre e nei pali o in altro.
Chi lo fa mortifica ma quale turismo, ma quali radici, ma quali tradizioni: ammazza il patrimonio evolutivo non del popolo umbro o del ministro Brambilla o dell’assessore Porzi o del presidente Guasticchi o del suo vice Rossi o della contrada folignate.
Stronca la sofisticata tecnologia di cervelli che hanno ibridato le rispettive risorse sociali per diventare, appunto, una risorsa, un’opportunità per la vita; un predicato animale che ha forgiato anche il predicato umano.
Meglio di sicuro dei predicozzi tra pro e contro. I cittadini, cara Provincia, hanno sinapsi che crescono e che dopo decenni di sonno si sono risvegliate grazie ad un cambiamento culturale che travolge i dogmi delle tradizioni e rimette in discussione l’arroganza di un uomo che vuole essere al centro di tutto, dominus e non partner evolutivo.
L’antropocentrismo, sociale, politico, istituzionale, religioso, culturale, che si pone nella posizione di chi addomestica e non di chi condivide, è un fatto che la storia prima o poi travolgerà e condannerà ai riti e ai miti del passato da non rievocare.
La sostanza di educare, che è etica della bellezza e degli equilibri, potenza “estetica” del sapere, è altra cosa.
Mai troppo tardi? Nello spirito di una costruttiva dialettica, con la stima di sempre.
Stefania Piazzo
A
brambilla_m@camera.it; martini_f@camera.it; tutela.animale@sanita.it; info@lacoscienzadeglianimali.it; r.marabelli@sanita.it;g.ferri@sanita.it;presidente@provincia.perugia.it;4zampe@provincia.perugia.it; redazione@umbria24.it;
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LA PADANIA 18 SETTEMBRE CERVINARA E PARONA
17 settembre 2011 -
Prima il sindaco di un paese annuncia che vuole svuotare il canile e rimettere i cani in strada…. poi ci ripensa e paga chi li adotta. E allora accade, come racconta schede di adozione alla mano Stefania Piazzo, che a Cervinara City, dalle parti di Avellino, si compia pure il miracolo…
240 euro l’anno per ogni cane adottato. Una cifra simbolica, ma pur sempre una cifra di questi tempi. Escono la bellezza di 101 cani… Almeno.
“Chi ne prende uno, e va beh… chi ne prende due… e va beh, è benemerito… Chi ne prende tre, e va beh, è proprio un santo… Chi ne prende cinque… ed è Madre Teresa di Calcutta… e chi ne prende…. in famiglia, tre il papi e tre il figlio, che fanno sei in casa… Dei santi senza passare per il santo uffizio. Idem per moglie e marito, due a testa, e fanno quattro in una botta sola. Che fame di cani!”.
Insomma, scrive la giornalista, “case piene di cani adottati. Naturalmente tutti stanno bene e stanno al loro posto”.
Vero? Stefania però ci invita ad attivare il Google Map della memoria storica: accadono infatti strani miracoli nella terra dell’Asl che sterilizzava con le fascette elettriche. In cui hanno interrotto la cattura dei randagi, perché troppo onerosa e gli addetti si mettono in malattia. La memoria di Google Map, scrive la giornalista, ci rammenta che questi sono i cani del canile di Altavilla, per i quali il Sindaco di Cervinara voleva appunto destinare il ritorno al randagismo, costandogli troppo la retta.
Insomma, anche se la manovra abroga le feste con i Santi, a Cervinara i miracoli si ripetono… 101 volte almeno.
Poi, La Padania, come sempre fuori dal coro, ci regala …….una camera con vista sul canile di Parona, in provincia di Pavia, balzato alla ribalta in questi giorni: arriva, da Maria Giovanna Pezzullo Morelli, la segnalazione a Chiliamacisegua, che invia immediatamente alla Task Force e all’Anpana, il dossier, il cui Avvocato, Maria Morena Suaria, senza ma e senza beh, provvede all’esposto formale in procura.
Ma, a differenza di quanto sta impazzando sul web, con immagini forti, la Padania in esclusiva, tra esposti in procura e polemiche, ci spiega che …. Parona, sono in realtà due canili in uno…
Due diverse gestioni, con cani in convenzione da una parte e con altri in affido, dopo sequestro giudiziale dall’altra, con un’altra Associazione in ballo. E, tra quei cani, pure quelli che arrivano dall’ex Nuovo Rifugio Emma. (Sequestrato a novembre 2010 http://www3.corpoforestale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2810
CIRCA 100 CANI MA ANCHE UNA DECINA DI CAVALLI ERANO TENUTI IN CONDIZIONI INCOMPATIBILI CON LA LORO NATURA, IN TOTALE SPORCIZIA E PRIVI DI RIPARO. DENUNCIATA PER MALTRATTAMENTO LA TITOLARE DELL’ASSOCIAZIONE CHE GESTIVA LA STRUTTURA)
Dossier che la Padania ha correttamente inoltrato al Ministero e non a facebook.
Di chi sono, insomma, le foto che circolano in rete e, soprattutto, cosa contiene l’inedito in possesso de La Padania?
Stefania ci offre “l’antipasto”, il resto nei prossimi giorni.
Chiliamacisegua e La Padania invitano ora chi di dovere, a controllare de visu, come stanno tutti bene gli ospiti della struttura.
In salute, cucciolate comprese. Cani che riposano in un sonno profondo e…definitivo, compresi.
Buona lettura e buona…indignazione!
Chiliamacisegua
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La Padania 18 settembre Centotreeseima puntata
Viaggio nell’Italia Bestiale a cura di Stefania Piazzo
DALLA CARICA DEI 101 DI CERVINARA…
Chi l’avrebbe mai detto… Cervinara, strepitoso modello italico di solidarietà e adozioni di cani. In un piccolo comune dell’avellinese si è verificato il miracolo, quello della carica dei 101, un “film” mai visto prima sulla bontà e sulla generosità dei cittadini che hanno risposto con tempestiva attenzione all’iniziativa che lo scorso anno lanciò il sindaco: se adotti un cane dalla struttura di Altavilla Irpina, ti passiamo noi per tre anni, e se serve anche più, la retta mensile, posticipata.
Basta che il veterinario dica che i cani stanno bene. Tutto ok, allora. Morale: 20 euro al mese, che fanno 240 euro l’anno. Una cifra simbolica, ma pur sempre una cifra di questi tempi. Escono la bellezza di 101 cani… Almeno.
Chi ne prende uno, e va beh… chi ne prende due… e va beh, è benemerito… Chi ne prende tre, e va beh, è proprio un santo… Chi ne prende cinque… ed è Madre Teresa di Calcutta… e chi ne prende…. in famiglia, tre il papi e tre il figlio, che fanno sei in casa…
Dei santi senza passare per il santo uffizio. Idem con patate per moglie e marito, due a testa, e fanno quattro in una botta sola. Che fame di cani!
Insomma, nel circondario tra Cervinara e San Martino Valle Caudina e comuni limitrofi, dove i cani vivono spesso alla catena o nelle botti blu di plastica rovesciate a mo’ di cuccia a temperatura sempre ambiente, accade il miracolo della carica dei 101 della bontà.
Un miracolo davvero per una terra martoriata, ma che diciamo, stramartoriata dal randagismo, dai cani vaganti che se ti fermi e apri la portiera della macchina la riempi senza dover passare dal canile, se proprio proprio vuoi svuotare un po’ le campagne da questa piaga.
Insomma, ma guarda come la carica dei 101 porti finalmente gioia e freschezza e trasparenza nel panorama grigio della Campania alle prese con sterilizzazioni difficili, canili sempre pieni, abbandoni importanti. 70mila randagi sul territorio: una città.
Ma il segnale miracoloso della moltiplicazione dei pani e delle adozioni di Cervinara fa parlare oltre i suoi confini.
D’altra parte sino a ieri il territorio avellinese era balzato ai disonori della cronaca per altre notizie.
Come le mancate catture dei randagi, che sono state per un certo periodo persino sospese per la malattia di tre addetti (su tre?) all’accalappiamento. «Data l’indisponibilità per salute cagionevole certificata dei tre agenti tecnici dipendenti… con mansioni di cattura randagi», come si legge in un rapporto Asl.
Hai capito che storia? Mesi e mesi così senza considerare che il servizio era in convenzione purtroppo onerosa solo per le urgenze, cioè cani mordaci o incidentati.
Ma più precisamente… «abbiamo ricevuto numerose e pressanti richieste di cattura da parte di organi istituzionali e associazioni protezionistiche cui non possiamo dar seguito di competenza per cattura, se non per le femmine da sterilizzare o per randagi feriti o da curare; i ricoveri ordinari sono sospesi – si legge! – per il sovraffollamento dei canili rifugi autorizzati».
Eh beh, mica male.
Ci pensano allora quelli di Cervinara e dintorni a svuotare i canili, dando prova di encomiabile affetto per i randagi dietro le sbarre. Case piene di cani adottati, un bell’esempio che non è sfuggito a diversi osservatori attenti all’evidenza della massiccia corsa all’adozione con premio finale. Naturalmente tutti i cani stanno bene e stanno al loro posto.
E ci mancherebbe pure…
Ma la memoria storica, la storia, insomma, non vanno mai sottovalutate. Disegnano la mappa della notizia come solo Google map fa dall’alto. Guarda qua: ma non era il primo cittadino di Cervinara anche quello che aveva fatto notizia nel settembre scorso per aver manifestato la volontà di liberare i cani ospitati proprio nel canile di Altavilla perché l’ospitalità non era un lusso che le casse del Comune potessero ancora sostenere a lungo?
E non fu l’intervento immediato della task force del ministero della Salute, dice la storia, a bloccare qualsiasi “liberazione” fuorilegge dei cani custodi? E, anfora la storia, non era stata posta così sotto sequestro amministrativo il 28 settembre dai nas quella stessa struttura (che aveva peraltro dato in subappalto ad Afragola una parte di cani), bloccando sul nascere qualsiasi possibile uscita contra legem dei cani sul territorio?
Ah già… Era proprio ancora Cervinara, dice Google map, il Comune che però ora fa i miracoli delle adozioni che vanno via come il pane. Come cambia il corso della storia, però.
E non era quello di Altavilla, rammenta sempre la buona memoria storica, anche il canile nelle competenze dell’asl che autorizza le sterilizzazioni con le fascette di plastica…? Mica male adottare un po’ di memoria. Beh beh non esageriamo. A proposito, ora i cani ad Altavilla sono 53, prima erano 160 circa.
E tutti quelli che sono ancora randagi, il Comune come e da chi li fa accalappiare? O il randagismo è finito in archivio? Magari.
…A PARONA: TASK FORCE, VAI A VEDERE COME STANNO TUTTI BENE
Stanno tutti bene. Altrimenti perché tutto questo silenzio e nessuna premura per far qualcosa? Oppure, più semplicemente, di cani messi male a Parona non ne esistono e il problema è solo un fantasma.
Parona sembra il nome di un lago lombardo. O forse di una varietà di riso amaro. In provincia di Pavia, zona Albonese, sembra esistere una struttura privata convenzionata sulla quale pioverebbero critiche, strali. E fotografie di un dramma.
Vere? False? Fotografie, già, ma di quali cani? Perché la questione, al di là dei reclami negli anni alle asl locali, a quanto pare archiviati, perché i cani…. stanno tutti bene, ciò che sta facendo impazzire il web sono le immagini di una situazione più complessa di quanto probabilmente appaia.
E allora, iniziamo col dire che Parona sono “due canili in uno”. Diciamo che, da una parte, c’è la struttura convenzionata, criticata da associazioni e animalisti e, dall’altra, attigua e con affitto pagato, pare 1.800 euro al mese, ci sarebbe un’altra associazione. Dicono si tratti del “Sogno di Ermanno e Luna”. E dicono, i bene informati, che in quella struttura ci sarebbero anche i cani provenienti dal sequestro giudiziale (e relativi affidi) dei cani dell’ex Nuovo rifugio Emma di Pogliano Milanese. Con i cani, per la cronaca, che erano stati sotto la gestione di Sonia Auci. In parte, sembrerebbe, in affido giudiziale a terzi e altri ancora in affido alla signora. Fin qui, la cronaca.
Da una parte, quindi, gli animali in gestione all’attività che fa capo al signor Girardi, dall’altra quelli del “Sogno”, variamente articolati.
Le immagini che circolano si sprecano. Già, ma a quali cani fanno riferimento? In ogni caso stanno tutti bene, perché se fino ad oggi asl e sindaci e carabinieri e procure hanno lasciato perdere, vuol dire che le foto o sono una farsa o sono illusione ottica. E il silenzio, è quello del benessere.
Quindi, archivio, cestino. Il canile, anzi, i due canili, vanno avanti per la loro strada. Il primo facendo servizio di trasporto, custodia e mantenimento dei randagi catturati sul territorio. Il secondo sostituendosi alla Provvidenza quando non c’è.
Eppure vederci chiaro è lecito. In fin dei conti da una parte ci sono sempre soldi pubblici e chiederne conto non è reato. L’ufficio legale delle guardie zoofile dell’Anpana ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Pavia per soddisfare il prurito della curiosità tanto da scrivere che «è pervenuta la segnalazione allegata alla presente (sufficientemente dettagliata grazie alla presenza di foto e la descrizione di circostanze spazio-temporali)».
La richiesta chiede, per voce dell’avvocato Maria Suarìa, «un intervento della Procura al fine di appurare la veridicità della segnalazione ed eventualmente individuare il responsabile dell’illecito segnalato».
Poi segue un allegato fotografico, degno di singolare attenzione. Cucciolate, sguardi da collinetta felice, mantello in ordine, un corpo tutto da vedere nel cuore di un box. Sono immagini che non chiedono meditazione ma verifica sacrosanta.
Il dossier, anzi i dossier, perché oltre a quello che circola sul web ce n’è un altro ancora inedito in possesso a la Padania, sono stati inoltrati per competenza alla task force del ministero della Salute, che ha disposto una verifica.
Se si attendono i tempi delle Procure si può star certi che, qualunque sia la natura delle foto, non si arriverà per tempo sulla notizia. Tanto che l’abitudine di pubblicare su facebook qualsiasi cosa ha solo un effetto: distruggere o la faccia o le prove.
s.piazzo@lapadania.net
(103 – continua)
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LA PADANIA 11 SETTEMBRE STERILIZZARE È CIVILE, STORIA DI DUE CUCCIOLI
11 settembre 2011 -
Sterilizzare è un atto di civiltà. E così la Provincia di Milano con il Patrocinio del Ministero della Salute, dell’Ordine dei veterinari, con il sostegno delle associazioni Chiliamacisegua, Noi Animali Onlus, l’Associazione Arca e il Rifugio del Micio di Vigevano, grazie al Presidente Guido Podestà con Massimo Turci, Responsabile Benessere Animale e Claudia Ciotti, Responsabile Ufficio Tutela e Diritti Animali della Provincia, hanno presentato lo spot realizzato da On Production con Mediafriends sulle reti Mediaset a partire da oggi, per promuovere le sterilizzazioni, testimonial Rita Dalla Chiesa.
Sin qui la cronaca di un atto politico e di comunicazione che la dice lunga sulla sensibilità di alcune Amministrazioni e circuiti dell’informazione, circa la necessità impellente di educare i cittadini e le Amministrazioni, per chiudere il rubinetto del randagismo, dei canili…. che, poi diventano lager quando la vigilanza scappa di mano e chiude gli occhi.
Meglio la civiltà al business… Ma c’è una storia che Stefania Piazzo ha raccontato, intervenendo alla presentazione dello spot e che ha trasformato, per chi non era presente, in articolo-testimonianza su la Padania: a proposito di sterilizzazioni e cuccioli…. ecco come sono andate veramente le cose sul salvataggio dei cuccioli in autostrada in Campania, di cui si sono lette note Ministeriali e delle Associazioni.
Una vicenda di scaricabarile, di ritardi sanitari, di freno….veterinario…
Persino la Task Force ha sudato sette camicie con i volontari per strappare dalla strada quei cuccioli. Riuscendo a salvarne due su quattro, perché purtroppo due, non ce l’hanno fatta!
Figli della legge del “non sterilizzo” e del non accalappio, che la Campania ha assunto troppo spesso a modello.
Buona lettura, buona visione e come sempre buona indignazione!
Chiliamacisegua
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Foto di gruppo alla Conferenza Stampa
Video
http://www.youtube.com/watch?v=6XC0SF9HRmI&feature=channel_video_title
Spot Chiliamacisegua per la sterilizzazione
LA PADANIA 11 SETTEMBRE
VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE A CURA DI STEFANIA PIAZZO
(102 – continua)
CENTODUESIMA PUNTATA
STERILIZZARE È CIVILE STORIA DI DUE CUCCIOLI
SPOT CON RITA DALLA CHIESA, PROVINCIA DI MILANO E MEDIAFRIENDS SU RETI MEDIASET
DA NEW YORK A L’AQUILA, 11/09 CUORE DI CANE
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LA PADANIA 4 SETTEMBRE NFINE, A PRANZO, SFILACCETTI DE CAVALLO MACELATO…
4 settembre 2011 -
Seconda e ultima puntata della amara favola proposta in dialetto umbro da la Padania, sulle vicende che si consumano sulla pelle dei cavalli, a Zoccolandia.
L’episodio, che chiude (per ora) la novella, riprende la spregiudicata, duplice, ipocrita attività della Signora degli Zoccoli, da una parte la beneficenza, dall’altra il commercio compreso il trasportare i cavalli a morire. Si, al macello.
Da una parte l’offrirsi per aiutare alcuni derelitti ad uscire da scuderie infami, dall’altra il voler incassare il conto per la loro salvezza.
La vita e la morte, come in tutte le favole, sono condite dalla morale: ci si accompagna strada facendo con chi è più vicino alla propria (a) moralità!
E quando si tira troppo la corda… si va col boffice per terra.
E così, spiega il narratore Tirilla e Baralla, la Signora degli Zoccoli si lega al Signor Datone, esperto di dati immaginari e di oniriche bizzarrie sugli animali. Insieme stanno bene, si intendo a meraviglia, tanto che costituiscono diversi Uffici per salvare cavalli, marziani e altre chimere ancora.
A Capitolandia hanno già mangiato la foglia sull’amabile coppia. Ma non solo a Capitolandia.
E chiude, la pagina, con una bella immagine e una didascalia: Che tipo di trattamento potrebbe ricevere un cavallo come Varenne a Zoccolandia?
A tutto, diciamo noi, c’è una risposta e un perché.
Buona lettura e per oggi, l’indignazione la teniamo in caldo!
Chiliamacisegua
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La Padania 4 settembre
CENTUNESIMA PUNTATA
NFINE, A PRANZO, SFILACCETTI DE CAVALLO MACELATO…
Una vicenda di fantasia su ciò che accade per fame di fama, gloria e denaro
Articolo in dialetto umbro
DI TIRILLA E BARALLA
Che c’era ancora essa. L’atività era de la su dolce metà ma j afari li trainava ancora la Signora de i Zoccoli. Che beffa, che ironia, che disastro. Si nn era pappa era pane a mollo.
Epure staono così male i cavalli, drento ta chel capanno de la misericordia dimenticato da i veterinari de la misericordia pubblica, che nn se potea più aspettà.
«Ma che enno matti? E nojaltri i soldi dù li troamo per spostà i cavalli derelitti?», urlaono da Capitolandia. «Aspetta che vedemo si tolà attorno c’enno altri e qualche prezzo che scende giù. Vedemo si diquì lu sconto ce l fanno».
Ma quando s’acorsero apunto che erono la stessa persona, cercarono altrove fino a quando la carità vera provise a portà a la salvezza i cavalli derelitti. E cussì fu.
Ma la Signora de i Zoccoli s’ambestialì. Tanto. Tantissimo. E telefonò ta l capo de la Confederazione de i zoccoli da trasporto. «Li denuncio, ha capito direttore? Li denuncio, denuncio Capitolandia che nn vol pagà. Denuncio i scrocconi che cercono altri magara da pagà n nero. Sai che botto che faccio. Li faccio saltà sti straccioni che cun me provono a fà i furbi. So’ io la Signora de i Zoccoli. Direttore! Faccio n sedere cussì ta sti straccioni».
«Guardi signora, che se nn chiude lei semo noi a sbattela fori da la Confederazione. Che crede, che tutti quelli cumme lei, perché ce l’hanno d’oro, la criniera, possono comandà l mondo? Se ricordi che lei sa de stalla, visto che i piedi nte la cosa ce li mette pure lei. E alora, signora bella, giri i tacchi e i speroni e s’attacchi ta altri co…ni».
Artirati i speroni, ta la Signora de i Zoccoli nn restaa che troà n novo filone d’oro, n attesa che passasse de là n antro bocalone o pescione da fà trottà.
Ed eccolo, l’amico che podea dà l pasaggio n carozza…. L signor Datone, l’omo de i grandi dati n mano. L’Uficio Salva Marziani e Passera. Uno specialista de la magia, de l’algebra, de la statistica. Na scienza profusa, infusa e refusa dell’imaginario.
E fondarono nsieme l’Uficio Salva Cavalli. Essa era nte na botte de ferro. E se fecero pure riceve nte j uffici de Capitolandia pe spiegà quanto eron boni, bravi, belli. Cosa che fece arabbià, e tanto, quelli che fori lavoraono davero pe i cavalli poveri e i cani poveri. E pensà che Capitolandia era stata avisata per tempo. Ma nn volle ascoltà. Pensaa ch’eron beghe e nvidie tra asociazioni. Preferì ascoltà cativi consijeri.
L signor Datone sapea nfatti el fatto suo. Ci tenea cussì tanto ta l benessere de j animali che tutte le notti ricevea visioni cu statistiche e nummeri. Esso avea l dono de contà senza aelli mai contati j animali spariti, j animali rubbati, j animali sacrificati, i pesci abandonati, i ratti diseredati, avea banche dati che la Nasa e la Cia ci fa na…. Avea calcolato che c’erono state 5000 segnalazioni de i padroni scappati da i cani in 15 giorni. Cioè 333 al giorno. Cioè 13,8 a l’ora. Cioè 4,3 al minuto. E tutti j aveon creduto, giornali compresi…
Sapea quanti animali pe sesso e posto de nascita erono stati spellati pe fà borsette. Sapea quanti cani erono passati pe l’autogrill a mangnà n panino cu l menù Passeragrill. Avea fatto l club de i padroni senza denti de i cani e ora c’era quello per la liberazione de i pali de la pipì pe i cani. Avea 800mila avocati in 30.300 tribunali pe difende le colonie de api nte i condomini. Cu l 53,4% de cause vinte. De queste, i proprietari de api erono pe l 32,3% gay, pe l 12,3% single, pe l’8% bisex, pe l 5% non so, pe l rimanente monaci tibetani. Avea catalogato i sogni de i cani, divisi pe ceto sociale de i proprietari, scoprendo che l 53% volea na barca, el 17% na spider, il 20% n cavallo. Ma pe questo c’era la Signora de i Zoccoli che avea già racolto 345.390 firme pe portà a Zoccolandia i cani de i ricchi a cavallo. Prima j avribboro fatto vede i cavalli poveri, pù quelli più fighi, nfine, a pranzo, sfilaccetti de cavallo macelato, trasportato l giorno prima al macello da l’Happy Zoccolo.
S’eron fatti riceve, l signor Datone e la Signora de i Zoccoli da i capi de Capitolandia e aveono sparso su i tavoli le su statistiche e le attività, quelle da boni. A l’ativo aveono sette registri: quello de l’assistenti pe mentalmente non autosuficienti cioè chi aboccava ta le su bufale; l registro de le bufale; l registro de l’ova d’oro de l mille per cinque; l registro de i 25 nummeri de telefono pe salvà i padroni scappati da i cani, da fasse ricaricà piangnendo su Zoccolbook; l registro cu la foto de la faccia che fanno i cani quando se dà l’alarme de l padrone che fugge pe strada; l registro de le facce de i babi che cadono nte la rete de i Datoni; l registro de la faccia che fanno i cavalli quando a destra c’enno i cavalli cu i disabili ma da l’altra, cioè da la su parte, c’enno quelli che diventono macelleria.
A Zoccolandia scende la sera, ogni sera. S’alza l ponte levatoio, nte l fosato girono i bocaloni. Oltre, a fà la guardia, da Capitolandia, calcheduno che l’ha sguperti, i furbi che cavalcono l dolore.
(2 – fine)
Traduzione
DI TIRILLA E BARALLA
Che c’era ancora lei. L’attività era della sua dolce metà ma gli affari li trainava ancora la Signora degli Zoccoli. Che beffa, che ironia, che disastro. Se non era zuppa, era ban bagnato. Eppure stavano così male i cavalli, dentro quel capanno della misericordia dimenticato dai veterinari della misericordia pubblica, che non si poteva più aspettare. «Ma che sono matti? E noi i soldi dove li troviamo per spostare i cavalli derelitti?», urlavano da Capitolandia. «Aspetta che vediamo se là attorno ci sono altri e qualche prezzo che scende giù. Vediamo se qui lo sconto ce lo fanno».
Ma quando si accorsero appunto che erano la stessa persona, cercarono altrove fino a quando la carità vera provvise a portare alla salvezza i cavalli derelitti. E così fu. Ma la Signora degli Zoccoli si imbestialì. Tanto. Tantissimo. E telefonò al capo della Confederazione degli zoccoli da trasporto. «Li denuncio, ha capito direttore? Li denuncio, denuncio Capitolandia che non vuol pagare. Denuncio gli scrocconi che cercano altri magari da pagare in nero. Sai che botto che faccio. Li faccio saltare questi straccioni che con me provano a fare i furbi. Sono io la Signora degli Zoccoli. Direttore! Faccio un sedere così a questi straccioni».
«Guardi signora, che se non chiude lei siamo noi a sbatterla fuori dalla Confederazione. Che crede, che tutti quelli come lei, perché ce l’hanno d’oro, la criniera, possano comandare il mondo? Si ricordi che lei sa di stalla, visto che i piedi nella cosa ce li mette pure lei. E allora, signora bella, giri i tacchi e gli speroni e si attacchi ad altri co…ni».
Ritirati gli speroni, alla Signora degli Zoccoli non restava che trovare un nuovo filone d’oro, in attesa che passasse di là un altro boccalone o pescione da far trottare. Ed eccolo, l’amico che poteva dare il passaggio in carrozza…. Il Signor Datone, l’uomo dei grandi dati in mano. L’Ufficio Salva Marziani e Passera. Uno specialista della magia, dell’algebra, della statistica. Una scienza profusa, infusa e refusa dell’immaginario. E fondarono insieme l’Ufficio Salva Cavalli. Lei era in una botte di ferro. E si fecero pure ricevere negli uffici di Capitolandia per spiegare quanto erano buoni, bravi, belli. Cosa che fece arrabbiare, e tanto, quelli che fuori lavoravano davvero per i cavalli poveri e i cani poveri. E pensare che Capitolandia era stata avvisata per tempo. Ma non volle ascoltare. Pensava fossero beghe e invidie tra associazioni. Preferì ascoltare cattivi consiglieri. Il Signor Datone sapeva infatti il fatto suo. Ci teneva così tanto al benessere degli animali che tutte le notti riceveva visioni con statistiche e numeri. Lui aveva il dono di contare senza averli mai contati gli animali spariti, gli animali rubati, gli animali sacrificati, i pesci abbandonati, i ratti diseredati, aveva banche dati che la Nasa e la Cia ci fa na…. Aveva calcolato che c’erano state 5000 segnalazioni di padroni scappati dai cani in 15 giorni. Cioè 333 al giorno. Cioè 13,8 all’ora. Cioè 4,3 al minuto. E tutti gli avevano creduto, giornali compresi…
Sapeva quanti animali per sesso e luogo di nascita erano stati spellati per fare borsette. Sapeva quanti cani erano passati per l’autogrill a mangiare un panino col menù Passeragrill. Aveva fatto il club dei padroni senza denti dei cani e ora c’era quello per la liberazione dei pali della pipì per i cani. Aveva 800mila avvocati in 30.300 tribunali per difendere le colonie di api nei condomini. Con il 53,4% di cause vinte. Di queste, i proprietari di api erano per il 32,3% gay, per il 12,3% single, per l’8% bisex, per il 5% non so, per il rimanente monaci tibetani. Aveva catalogato i sogni dei cani, divisi per ceto sociale dei proprietari, scoprendo che il 53% voleva una barca, il 17% una spider, il 20% un cavallo. Ma per questo c’era la Signora degli Zoccoli che aveva già raccolto 345.390 firme per portare a Zoccolandia i cani dei ricchi a cavallo. Prima gli avrebbero fatto vedere i cavalli poveri, poi quelli più fighi, infine, a pranzo, sfilaccetti di cavallo macellato, trasportato il giorno prima al macello dall’Happy Zoccolo. Si erano fatti ricevere, il Signor Datone e la Signora degli Zoccoli dai capi di Capitolandia e avevano sparso sui tavoli le loro statistiche e le attività, quelle da buoni. All’attivo avevano sette registri: quello delle assistenti per mentalmente non autosufficienti cioè chi abboccava alle loro bufale; il registro delle bufale; il registro delle uova d’oro del mille per cinque; il registro dei 25 numeri di telefono per salvare i padroni scappati dai cani, da farsi ricaricare piangendo su Zoccolbook; il registro con la foto della faccia che fanno i cani quando si dà l’allarme del padrone che scappa per strada; il registro delle facce dei babbi che cadono nella rete dei Datoni; il registro della faccia che fanno i cavalli quando a destra ci sono i cavalli con i disabili ma dall’altra, cioè dalla loro parte, ci sono quelli che diventano macelleria. A Zoccolandia scende la sera, ogni sera. Si alza il ponte levatoio, nel fossato girano i boccaloni. Oltre, a far la guardia, da Capitolandia, qualcuno che li ha sgamati, i furbi che cavalcano il dolore.
(2 – fine)
La prima puntata qui
LA PADANIA 28 AGOSTO LA BELLA DE ZOCCOLANDIA, N ATTESA CHE PASSASSE PESCIONE DA FA TROTTÀ
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EDIZIONE STRAORDINARIA DE LA PADANIA SU CICERALE
31 agosto 2011 -
EDIZIONE STRAORDINARIA DE LA PADANIA SU CICERALE
La Padania scrive un’altra pagina da incorniciare sulla storia di Cicerale dando la strepitosa notizia del blocco dell’accalappiamento della premiata ditta Cafasso di Cicerale, vero cuore dell’attività commerciale, ben ramificata attraverso gli appalti presso le Asl in tutto il territorio campano.
I Nas di Salerno, scrive nel dettaglio Stefania Piazzo (che proprio due settimane fa aveva documentato con interrogativi e atti alla mano numerose perplessità sull’attività di accalappiamento), sono infatti intervenuti mentre il furgone era fermo davanti agli uffici dell’Asl di Eboli.
Un dirigente aveva dato diniego alla richiesta di adozione di uno dei cani presenti nel furgone. Era intervenuta un’associazione, La Casa di Maggie, di Campagna, per chiedere ragione del niet e sollevando anche perplessità sulla regolarità del mezzo. Ma secondo l’Asl era tutto regolare.
Da qui la decisione di chiamare i Nas, forti anche di una conoscenza da parte dell’opinione pubblica, della stampa e dei carabinieri della delicata situazione attorno a Cicerale.
I Nas, racconta Stefania, intervenivano prontamente e provvedevano a notificare il sequestro del mezzo, per nulla ritenuto idoneo al trasporto, oltre che il reato di maltrattamento, spiegando nel dettaglio nel verbale di sequestro le condizioni miserrime di custodia.
I cani venivano dati in custodia dal tribunale di Salerno all’associazione.
Una curiosità. Secondo i testimoni, proprio mentre i carabinieri si recavano negli uffici per raccogliere i documenti sull’autorizzazione all’accalappiamento, pare che il veterinario che aveva interloquito con i volontari, preso da improvvisa necessità, si sia allontanato in tutta fretta in motorino.
Tanto, che aveva da nascondere?
Carta canta. Evviva la veterinaria pubblica.
Evviva i cani strappati alle mani di Cicerale.
Chiliamacisegua
Nota
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BLITZ DEI NAS A EBOLI SEQUESTRO PER CAFASSO
Stop all’accalappiamento. Mezzi autorizzati ma non idonei, c’è maltrattamento. La Padania aveva scritto…
Articolo di Stefania Piazzo
Un granello di sabbia può bloccare il meccanismo. Segnalazioni a destra e a manca, e per la quadratura del cerchio una brillante operazione degli uomini dei Nas di Salerno al comando del capitano Walter Feniello, già noto alla cronaca nazionale per i blitz risolutivi in Campania nelle sale operatorie, nelle case di riposo, per i sequestri di alimenti contraffatti e di animali sprovvisti di registrazioni sanitarie. Un ufficiale e il suo comando che sono punta di diamante dei Nas del generale Cosimo Piccinno. Questa volta il blitz è toccato a qualcun altro. Cafasso non accalappia più. I Nas hanno sequestrato quel che dovevano. Per ora è così. Quando si dice guarda la coincidenza. Il sistema di accalappiamento, molto oneroso per i Comuni (si tratterebbe di 51 euro più Iva per animale catturato) era stato oggetto pochi giorni fa di un documentato approfondimento de la Padania, con interrogativi sulla base di rapporti ministeriali che, stando agli atti in possesso, compresi quelli forniti dal giornalismo d’inchiesta, denunciavano agli organi competenti le presunte irregolarità. Ma ad oggi non si era mossa foglia. Gli appalti, una vera e propria ramificazione territoriale, venivano prorogati di anno in anno, non venivano toccati. Le autorizzazioni sanitarie del furgone idem con patate. Tutto in regola. Fino a ieri.
Quando un “provvidenziale” intervento dei Nas di Salerno ha posto sotto sequestro il mezzo in piena attività, acquisendo presso l’asl di Eboli i documenti per verificare la congruità dell’attività e delle autorizzazioni, mentre il veterinario responsabile del servizio, nel preciso istante dell’arrivo dei carabinieri, secondo le testimonianze, sarebbe stato improvvisamente raggiunto dall’esigenza di lasciare gli uffici in motorino, evidentemente per un’urgenza sul territorio, dopo che nella mattinata avrebbe presentato ai volontari di un’associazione animalista il proprio diniego per ragioni tecniche e di procedura all’adozione di un cane e all’affido dei rimanenti che in quel momento erano rinchiusi nel furgone poi finito sotto sequestro. E ai volontari – che più volte lo avrebbero incalzato sollevando perplessità sulla regolarità del mezzo e della custodia degli animali – avrebbe risposto che il servizio di accalappiamento veniva svolto perfettamente in regola.
“E allora chiamiamo i Nas”, avrebbero replicato i volontari dell’Associazione onlus La Casa di Maggie, che ha sede a Campagna. “E chiamateli pure”, avrebbe risposto il solerte veterinario che non aveva nulla da nascondere.
Un colpo di telefono al Comando Nas di Salerno e il capitano Feniello inviava in pochi minuti l’auto degli ispettori che bloccavano l’uscita al furgone. I carabinieri salivano negli uffici ma purtroppo proprio per una pura coincidenza il veterinario era appena uscito allontanandosi sulle due ruote, come raccontano i testimoni. D’altra parte le emergenze sul territorio sono tante e l’asl di Eboli è una di quelle che eccelle per iniziative di sterilizzazione sul territorio e per i rapporti positivi con le associazioni e i canili della zona. Quell’assenza insomma non è sospetta…
In ogni caso quello dei Nas è stato un controllo minuzioso, l’atto ispettivo si è concluso dopo circa sei ore, ed ha portato al sequestro del mezzo e all’immediato affidamento dei cani (sei) – che in quel momento erano rinchiusi nelle gabbie – alla associazione di volontariato. Custodia poi confermata dal magistrato di turno del Tribunale di Salerno, Giovanni Paternoster.
Un altro macigno insomma cade sul famoso canile, questa volta attraverso la solerzia non delle istituzioni centrali e di vigilanza ma, ancora una volta, per merito del volontariato e dei carabinieri dei Nas. Per la cronaca: i reati contestati sono l’art. 544 ter del codice penale, maltrattamento. Più l’art. 12 della legge regionale n. 16. Gli animali infatti si legge nel verbale, non erano custoditi in ambiente idoneo. Si legge di «presenza sulle verosimili griglie in materiale plastico di escrementi alcuni secchi e altri ancora di “apprezzabile freschezza”, di mancanza di qualsiasi sistema di aerazione forzata, di pareti con coibentazione rudimentali, mancanza di aria appropriata ai bisogni degli animali… e l’automezzo non era in possesso di tutti i requisiti». «Il mezzo – insomma – non è risultato essere autorizzato (sulla carta di circolazione, ndr) al trasporto di animali vivi e nella fattispecie per accalappiare i cani».
Se così certificano i Nas, perché all’Asl risultava tutto regolare? E gli appalti ora in essere che fine fanno? Si fa finta che non sia accaduto nulla, si tira dritto o cambia l’aria, dentro e fuori dal furgone?
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LA PADANIA 28 AGOSTO LA BELLA DE ZOCCOLANDIA, N ATTESA CHE PASSASSE PESCIONE DA FA TROTTÀ
27 agosto 2011 -
Centesima puntata speciale, per il “Viaggio nell’Italia bestiale” de la Padania, a firma questa volta, di Tirilla e Baralla.
Nella lingua di San Francesco si narra la favola di Zoccolandia, dei suoi re e delle sue regine, prima tra tutte la Signora degli Zoccoli.
Innanzitutto la morale, come ogni fiaba che si rispetti: chi troppo vuole nulla stringe, non bisogna speculare sulla vita degli animali, prima o poi la verità viene a galla.
E la verità sulla reale natura della principessa che viveva nella Contea della Chimera, mitico animale dalle tre teste, viene via via svelato da Tirilla e Baralla, grazie all’avventura accaduta a pellegrini che arrivavano da Capitolandia per salvare dei cavalli derelitti e si imbattono nella Signora degli Zoccoli…
Ma che accadrà a loro e, soprattutto, chi salverà davvero i cavalli?
L’apparenza inganna. Tranne che nelle favole, più vere del vero nel toccare l’anima e la coscienza.
Tra Zoccolbook e le vetrine della beneficenza in compagnia del Signor Datone, il compare dei numeri, la Signora dalla bella criniera celebra una centesima puntata da non perdere.
Buona lettura, che non indulge al sonno….
Almeno per qualcuno!
Chiliamacisegua
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LA PADANIA 28 AGOSTO
CENTESIMA PUNTATA
LA BELLA DE ZOCCOLANDIA, N ATTESA CHE PASSASSE PESCIONE DA FA TROTTÀ
Una favola su cosa non si fa per denaro e gloria. Ma di mezzo ci sono gli animali: chi troppo vuole nulla stringe
ARTICOLO
In italiano
San Feliciano
E basta con le notizie brutte come la fame. Parliamo della più bella del reame. C’è un cantoncino in una regione, in un paesino, su un prato verdone, che fa sorridere e porta allegria. Lei è la bella di Zoccolandia, principessa nella contea della Chimera, dove ai cavalli se abbassi la coda come fosse la pompa dell’acqua, escono i soldi.
Aveva l’abitudine, la signora degli Zoccoli, di attaccare all’affare il carrettino della beneficenza.
Poi, un giorno, per ampliare la scuderia, la Signora degli Zoccoli decisi di attaccarci anche il carretto del volontariato. Aveva scoperto che così le avrebbero aperto le porte di Roma. E continuava a dire in giro ai suoi: “Laggiù mi amano”. Sì, laggiù l’amavano tanto.
Ma poi un giorno inciampò su chi aveva avuto bisogno dei suoi servigi, che lei con arte e maestria aveva prima offerto per bontà ma poi, ridestata la realtà del mestiere, aveva chiesto fattura, iva e pure telefonato alla sua Confederazione di categoria per dire: «Sti straccioni del ministero cercano di gabbarmi… Osano cercare altri prezzi… Che vogliono, pagare in nero? Pronta a denunciarli».
Insomma, la signora degli Zoccoli era proprio bella, dipinta quasi, nei ramati capelli simil crine. Peccato l’avidità e il doppio mestiere l’avessero accecata. Perché questa è la morale della favola nostra. Chi troppo vuole nulla stringe.
Lei aveva iniziato così…
«Allora, con la fattura facciamo tremila. Più per favore mi ci metta l’Iva. E che credeva che glielo facevo gratis il favore? Pensa te…».
Eh già, che credeva sta gente venuta dal ministero, da Capitolandia, che se si dice “mi offro io” poi gli si regala anche il trasporto per quei tre sfigati di cavalli sequestrati? Ma ci pensino loro, ci pensino…
La signora degli Zoccoli viveva a Zoccolandia, contea della Chimera.
La chimera dalle tre teste: la prima era Happy Zoccolo, attività intestata al compagno della Signora degli Zoccoli, e specializzata nel trasportare cavalli, anche al macello.
La seconda testa era Happy Zoccola, intestata proprio a lei, alla signora dalla bella criniera. Lei, qui, si dedicava solo al bene. Al cavallo che fa piangere. L’attività caritatevole e amorevole.
Ma non bastava, per sfondare bisognava attaccarsi anche al volontariato. E cerca e cerca, uno uguale a lei lo aveva trovato.
Era la terza testa della Chimera. S’inventata così l’Ufficio Salva Cavalli aggregato al potente Ufficio Salva Marziani e Passera. Suo amico di bisboccia era il signor Datone, un uomo specializzato nello sparare di tutto.
Affare fatto. Tanto che su Zoccolbook, la signora degli Zoccoli aveva attaccato alle notizie dell’Ufficio Protezione Marziani e Passera, la pubblicità della sua attività. Quel che l’Happy Zoccolo, quello del trasporto e del macello, offriva per spostare i cavalli dei ricchi e dei potenti. Un cavallo di Troia, altro che.
La matrioska di Zoccolandia era bella che battezzata. Si fanno affari, si sta in sella con la terapia della groppa felice. E si difende l’oggetto della rendita.
Insomma, al passo, al trotto, al galoppo, nella contea di Chimera ci si azzoccolava su tutto lo zoccolabile. Il cavallo ha il suo re e la sua regina.
Ma qualcuno però capitando da Capitolandia e avendo bisogno di un trasporto caritatevole per tre derelitti di cavalli, approfittò dell’offerta misericordiosa della Signora degli Zoccoli. Che però poco dopo inviò proposta di fattura: «Pagate e vi sarà dato».
Eh no, dissero da Capitolandia. Cerchiamo altro. E tira e para, si imbatterono in un altro indirizzo. Toh, l’Happy Zoccolo. E che scoprirono nella loro ricerca per portare fuori dall’inferno quei derelitti cavalli dalla disperante landa di Lucandia?
(1 – continua)
In dialetto umbro
San Feliciano
E basta cu le notizie brutte cumme la fame. Dicemo de la più bella del riame. C’è n cantoncino nte na regione, nte n paesino, su n prato verdone, che fa soride e porta alegria. Essa è la bella de Zoccolandia, principessa nte la contea de la Chimera, dua ta i cavalli si j’abbassi la coda cumme fusse na pompa de l’acqua, je scappono i soldi.
C’avea l’abitudine, la signora de i Zoccoli, de atacchè ta j affèri l caretìno de la beneficenza.
Pu, n giorno, p’angrandì la scuderia, la Signora de i Zoccoli decise d’ataccacce l carretto de l volontariato ‘ncó. Eva sguperto che cussì ta lia j’avrìeno aperto le porte de Roma. E gìa a dì n giro ta i sua: “Laggiù me vojjon béne”. Sì, laggiù je voleon bene m bompó.
Ma pù n giorno anciampò su chi avea avuto bisogno de i su servigi, che essa cu arte e maestria avea prima oferto per bontà ma pù, ridestata la realtà del mestiere, avea chiesto fatura, iva e pure telefonato ta la su Confederazione de categoria per di: «Sti straccioni del ministero cercono de gabbamme… Osono cercà altri prezzi… Che vojjono, pagà n nero? Pronta a dinuncialli».
Nsomma, la Signora de i Zoccoli era proprio bella, dipinta quasi nte i ramati capelli cumme l crine. Pecato l’avidità e l doppio mestiere l’avessoro acecata. Perché questa è la morale de la favola nostra. Chi troppo vole nulla stringne.
Essa avea ancuminciato cussì…
«Alora, cu la fattura faciemo tremila. Più per favore me ci metta l’Iva. E che credea che gne l faceo gratis el favore? Pensa te…».
Eh già, che credea sta gente venuta dal ministero, da Capitolandia, che si se dice “me offro io” pù gne se rigala anche l trasporto pe que tre sfigati de cavalli sequestrati? Ma ce pensino loro, ce pensino…
La Signora de i Zoccoli era acasata a Zoccolandia, contea de la Chimera. La chimera da le tre teste: la prima era Happy Zoccolo, atività intestata ta l compagno de la Signora de i Zoccoli, e specializzata nte l trasporto de i cavalli, anche al macello. La seconda testa era Happy Zoccola, antestata proprio ta lia, ta la signora da la bona criniera. Essa, diquì, se dedicaa solo ta l bene. Ta l cavallo che fa piangne. L’atività caritatevole e amorevole. Ma m bastaa, pe sfondà toccaa ataccasse anche ta l volontariato. E cerca e cerca, uno uguale ta lia n l’avea troato. Era la terza testa de la Chimera. S’anventaa cussì l’Uficio Salva Cavalli agregato ta l potente Uficio Salva Marziani e Passera . Amico suo de bisboccia era el signor Datone, n omo specializzato nte l sparà de tutto.
Afare fatto. Tanto che su Zoccolbook, la Signora de i Zoccoli avea ataccato ta le notizie de l’Uficio Salva Marziani e Passera la publicità de la su atività. Quel che l’Happy Zoccolo, quello de l trasporto e de l macello, ofria pe spostà i cavalli de i ricchi e de i potenti. N cavallo de Troia, altro che.
La matrioska de Zoccolandia era bella che batisata. Se fanno afari, se sta n sella cu la terapia de la groppa felice. E se difende l’ogetto de la rendita.
Nsomma, al passo, al trotto, al galoppo, nte la contea de Chimera ce se azzoccolaa su tutto lo zoccolabile. L cavallo c’ha l su re e la sua regina.
Ma calcheduno però capitando da Capitolandia e avendo bisogno de n trasporto caritatevole per tre derelitti de cavalli, aprofittò de l’oferta misericordiosa de la Signora de i Zoccoli. Che però poco doppo anviò proposta de fatura: «Pagate e ve sarà dato».
Eh no, dissero da Capitolandia. Cercamo altro. E tira e para, se ambatterono n te n antro indirizzo.
Toh, l’Happy Zoccolo. E che sgrupirono nte la su ricerca pe portà fori da l’inferno que derelitti cavalli da la disperante landa de Lucandia?
(1 – continua)
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LA PADANIA 21 AGOSTO DA MODICA A CICERALE, IL COMUNE DESTINO DELL’ABBANDONO ISTITUZIONALE E CHI NON MUORE SI RIVEDE
20 agosto 2011 -
Modica e Cicerale accomunate da un unico destino. Il silenzio istituzionale e la tronfiaggine di chi comanda il vuoto.
Morale: il nulla di fatto.
Il nulla di fatto delle Prefetture, delle Asl, e del Ministero che lavora a corrente alternata, con una Task Force che rema da matti, arenata in un mare di silenzio.
E le Associazioni? Deluse, di nuovo, dopo una fugace illusione che prometteva di rimettere le cose al loro posto e sempre più sole. Con pochi riferimenti, sempre più bastonati e resi impotenti.
Modica e Cicerale esempi eclatanti di latitanza. Non ci sono alibi: facile pensarlo, raccontarselo, altra cosa è avere il coraggio di scriverlo, dare voce quello che ormai è il pensieri di tutti.
La penna sempre più puntuta di Stefania Piazzo, non ci delude nel dare comunicazione di reato nell’ultima sua inchiesta, interrogando chi di dovere sul perché, sapendolo, si gratti ancora la pancia o archivi.
Fa così schifo assicurare la legalità? Uscire allo scoperto? Denunciare i colleghi veterinari? Insistere perchè gli uffici ministeriali diano un inizio e una fine alle ispezioni? O tutto deve restare a metà?
La mancanza di vergogna nel fregarsene, virtù oggi, pare molto richiesta per occupare cariche e potere, noi speriamo ancora non appartenga a chi sovrintende alla tutela degli esseri senzienti.
Altrimenti davvero, l’unica speranza si aggrappa solo a La Padania e a Striscia la Notizia.
Come prima, poiché altrimenti, nessuno pare ancora ascoltare davvero, la sofferenza di chi non parla.
Buona lettura e buona indignazione!
Chiliamacisegua
LA PADANIA 21 AGOSTO
NOVANTANOVESIMA PUNTATA
DA MODICA A CICERALE, IL COMUNE DESTINO DELL’ABBANDONO ISTITUZIONALE E CHI NON MUORE SI RIVEDE
La procura indaga sul canile siciliano ancora chiuso, mentre la task force del ministero della Salute attende da mesi, dopo l’anticamera in prefettura, il verbale del prefetto sul tavolo antirandagismo. E in Campania l’asl nega l’accesso agli atti sui bandi di accalappiamento di una premiata ditta
In cosa si può sperare, dalla Sicilia a Salerno, con un’unità operativa schiacciata dal silenzio e dalla burocrazia interna ed esterna che la sovrasta? Le associazioni ora fan da sè…
Cicerale, un furgone per la raccolta delle carcasse o dei cani vivi?
Viaggio nell’Italia bestiale
Articolo
“Mentre la notizia della dipartita del signor Giovanni Cafasso, protagonista nelle vicende del canile più noto d’Italia e molto amato dalle istituzioni regionali e locali e dalla veterinaria pubblica campana, fa ancora il giro del web, la cronaca impone con cinismo di scrivere che comunque chi non muore si rivede.
E in questo moto di realismo popolare, Modica e Cicerale per una volta fanno comunella. Nel primo caso la task force, che ha fatto più che altro anticamera quando si è recata in prefettura a Ragusa per capire cosa stesse facendo il territorio per contrastare il randagismo, attende da mesi il verbale dagli eccellenti uffici sul tavolo con asl ed enti locali.
Nel secondo caso, a Cicerale, le associazioni guardano sconcertate un paio di cose: in ordine, il diniego, che è di questi giorni, degli atti sull’accalappiamento da parte dell’asl. Non si ha diritto di scoprire i meriti e i dettagli di chi riceve denaro pubblico dopo aver vinto un bando. E, dall’altro, c’è il silenzio ministeriale sul dopo-riapertura. «Siamo abbandonati», continuano a ripetere volontari e associazioni. La gente non ci crede più. Chiedono se vi sia una strategia ma a distanza di mesi dall’illusoria chiusura, col Tar che aveva ordinato la riapertura una settimana prima del blitz della task e dei Nas, e dopo un vertice che si era tenuto per valutare altre vie legali, la sensazione palpabile è che non vi sia più alcuna strategia. Al vertice tra associazioni convocate e ministero non ha fatto seguito più nulla. Quattro mesi dopo il «Faremo, vedremo» la gente chiede: Cosa? Quando? Passa questo messaggio: che la Regione veterinariamente più disastrata sia intoccabile. Che lo status quo sia inalterabile perché gli equilibri sono equilibri.
Hanno vinto loro, come in Molise, su cui torneremo. Hanno perso le associazioni, di nuovo bastonate e lasciate al loro destino. Il sogno si è infranto col silenzio dello Stato. Di nuovo sole, sul territorio, le associazioni hanno ripreso in mano carta e penna, facendo da sole ricorso al Tar, visto che a Roma tutto dorme. Come e più di prima, con cadute di stima e fiducia sul territorio.
Ma torniamo a Modica perché quanto è accaduto e si è consumato è un segnale. Più che di cambiamento, di ritorno al passato. Sul canile e i suoi ritardi ora indaga la Procura, e questo è l’ultimo anello della catena. Il primo, lo ricordiamo ancora una volta, è il processo in corso per la morte di Giuseppe Brafa, a Scicli. E una marea di rinviati a giudizio. Dai veterinari dell’asl che fecero il sopralluogo, esterno, alla casa di Vittorio Giglio, “detentore” dei cani accusati dello sbranamento, e che gli erano stati affidati dalla Procura, sino al sindaco, al comandante, defunto, dei vigili urbani.
In quest’ultimo mese tuttavia dai fatti di Contrada Pisciotto la questione si sposta su un piano di altra natura, quello politico, istituzionale. Quello che vede, in una mancata risposta della prefettura all’invio di un rapporto, quello dell’ultimo tavolo sul randagismo a Ragusa, aprirsi interrogativi pesanti e dai quali, almeno questa volta, non scappare da parte di nessuna delle controparti.
L’anello di congiunzione tra un fronte e l’altro, in attesa che peraltro il 23 settembre riprenda il dibattimento, era stata sul piano della cronaca la presa di posizione di un sindacato locale (Intesa sindacato autonomista) che aveva chiesto come mai il canile da 300mila euro per Modica, Scicli e Pozzallo, atteso da gennaio, fosse ancora chiuso…
Qual è il punto? Che quel canile è uno dei punti di un piano sul randagismo che vede di fatto centrifugata all’esterno la task force ministeriale per il benessere animale.
Il suo ultimo viaggio in Sicilia, in prefettura a Ragusa, doveva essere il cuore di un sostegno e di una vigilanza nel coordinamento di quel progetto pilota nato grazie al ministero della Salute l’indomani della morte del piccolo Brafa.
Invece… l’accoglienza non pare essere stata delle migliori. Prima una lunga anticamera, con caffè, mentre chi si doveva sentire è in riunione, poi un breve tavolo comune con incredibili attacchi istituzionali per l’azione del ministero che aveva allora fermato la mattanza dei randagi. E con la prefettura silente, anzi. Insomma, prima si nega alla task force di partecipare al vertice ristretto tra asl, assessorato regionale e prefettura. Poi, un attacco da Modica che trova sponsor nel rappresentante di governo…
È andata così? E la task force, chi l’ha poi difesa una volta rientrata nei propri uffici? Qualcuno ha preso la “parola”?
A silenzio si aggiunge silenzio. Alle associazioni non passa inosservato.
Così, a Salerno, hanno voluto far da sè. Se aspettano gli uffici o l’avvocatura dello Stato, ai cani chi ci pensa? E allora ecco qua. “Richiesta di accesso ai documenti amministrativi”, ai sensi dell’art.22 della legge 241/90 e successive eccetera…. modificazioni. Nella sostanza, si chiedeva «l’esame e il rilascio in copia di tutti i documenti concernenti le gare indette dall’asl per gli anni 2008, 2009, 2010 e 2011 per il servizio di accalappiamento dei cani (bandi di gara, offerte presentate, aggiudicazione, contratto stipulato, eventali affidamenti in proroga del servizio».
Con tanto di diritto di poter richiedere gli atti, dato che la richiesta «corrisponde all’interesse diretto, concreto e attuale, giuridicamente rilevante e statutariamente riconosciuto a beneficio della Lega nazionale per la difesa del cane, di verificare che i servizi siano stati espletati nelrispetto delle condizioni di aggiudicazione e delle esigenze di tutela dei cani». Richiesta e ricorso al Tar fanno capo a Manuela Zambrano, consigliere della Lega del Cane e ad Antonella Centanni, l’infaticabile presidente della sezione di Salerno.
Di certo non sfugge ai più attenti una seppur minima rilettura di un rapporto ministeriale ufficiale dell’ottobre scorso sullo stato della veterinaria pubblica campana in cui si legge che «Malgrado la revoca dell’autorizzazione sanitaria (poi riconcessa dal Tar il 19 aprile scorso, ndr) e il procedimento in corso (per il reato di maltrattamento, ndr), l’Asl ex Salerno 3, che ha disatteso il suo compito di vigilanza sul canile di Cicerale, ha ad oggi ancora in essere una convenzione con il suddetto titolare per il servizio di cattura dei cani vaganti sul territorio. Tale servizio – si legge – come documentato in maniera chiara ed inconfutabile da immagini in nostro possesso, viene effettuato con modalità e mezzi non idonei autorizzati non per il trasporto di animali vivi ma per lo smaltimento dei sottoprodotti di origine animale, ai sensi del Regolamento (CE) n. 1774/02».
E allora una, anzi tre domande.
Se è così, si è fatto qualcosa per impugnare bando e aggiudicazione?
No, mai.
Due: se è così, e l’asl ha letto il rapporto della direzione del ministero, la stessa asl ha fatto qualcosa per impugnare bando e aggiudicazione? No, mai.
Tre: se è così, in cosa si può ancora sperare, da Modica a Cicerale, con una task force presa per i fondelli e un silenzio che la circonda che certo non aiuta gli onesti ma, anzi, li isola sempre di più? Quanto dura?
(99 – continua)
Nota
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LA PADANIA 18 AGOSTO UOMINI E ANIMALI, COMUNE DISEGNO… DI SALVEZZA
18 agosto 2011 -
LA PADANIA 18 AGOSTO UOMINI E ANIMALI, COMUNE DISEGNO… DI SALVEZZA
Da leggere tutto d’un fiato.
Per commuoversi ed apprezzare la vicinanza di queste creature meravigliose che non smettono mai di stupirci e di amarci. I nostri cani.
Buona lettura!
Chiliamacisegua
LA PADANIA 18 AGOSTO UOMINI E ANIMALI, COMUNE DISEGNO… DI SALVEZZA
ATTUALITÀ
SAN ROCCO, 50ª EDIZIONE PREMIO INTERNAZIONALE FEDELTÀ DEL CANE
UOMINI E ANIMALI, COMUNE DISEGNO… DI SALVEZZA
La grande folla a Camogli conferma il bisogno di eventi e testimonianze di vita positivi. Bambini sempre più protagonisti
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