LA PADANIA 11 DICEMBRE A CHI DÀ RAGIONE L’ANAGRAFE?
10 dicembre 2011 -
Svolta possibile nelle indagini su Green Hill?
Di certo la notizia che la Padania dà in esclusiva con i dati dell’Anagrafe canina regionale lombarda al 1° ottobre 2011 riapre lo scenario delle domande.
Per l’ennesima volta.
Che cosa illustra l’inchiesta?
L’Anagrafe riporta 3.888 cani vivi e 1.858 deceduti.
Che cosa ha riscontrato la Polizia locale assieme alle Guardie dell’Oipa nella perquisizione del 30 settembre 2011, il giorno prima? 2.484 cani presenti, di cui 454 non registrati in anagrafe, quindi 2.030 cani presenti “sulla carta”, gli altri non ancora.
L’Anagrafe dà ragione agli atti in Procura.
Le autorità sanitarie nei giorni scorsi avevano offerto delle precisazioni, ricorda la giornalista Stefania Piazzo.
Il Ministero della Salute nella nota della Direzione generale della sanità animale aveva scritto una nota di precisazione proprio a la Padania (pubblicata il 4 dicembre scorso) in cui circa la corrispondenza tra animali presenti e loro identificazione, affermava che “il veterinario aziendale inserisce i codici di identificazione individuale nell’Anagrafe canina della Regione Lombardia e, dalle prime verifiche effettuate, detti codici sono registrati nella stessa”. Ovvero, tanti cani nati, tanti identificati e messi in Anagrafe.
Ma così non risulta dall’Anagrafe il 1° ottobre.
Cosa è stato dunque verificato?
Anche l’Asl precisa, il 6 dicembre scorso, spiegando che “in particolare nel periodo dal 5 agosto 2011 al 30 settembre 2011 (la data della perquisizione) risultano registrati 403 cani. le stampe delle registrazioni sono state visionate e comprovano l’avvenuto inserimento in anagrafe regionale. Non risultano pertanto riscontrate violazioni”.
Ma i dati dicono l’opposto. O l’Anagrafe sbaglia o qualcuno ha sabotato l’aggiornamento oppure qualcosa ancora non torna.
Insomma, a chi dà ragione l’Anagrafe?
Intanto si attendono lumi ministeriali sui cani non microchippati movimentati in Italia.
La deroga chi l’ha autorizzata? L’Asl di sua sponte o forte di un pronunciamento ministeriale?
E i registri di carico e scarico chi li deve vidimare? Il sindaco, come prevede la legge 116, o l’Asl?
A chi darà ragione la Procura?
Buona lettura e buona indignazione
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LA PADANIA 11 DICEMBRE
VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE A CURA DI STEFANIA PIAZZO
CENTOQUINDICESIMA PUNTATA
A CHI DÀ RAGIONE L’ANAGRAFE?
Green Hill, svolta sui cani che mancano
Anteprima
Rifacciamo la conta a Green Hill?
Il tormento continua, mentre ci si interroga ancora sul perché dei beagle movimentati in Italia verso le case farmaceutiche ma privi di microchip. Ancora ci si interroga sul perché l’Asl concesse una deroga all’impiego dei tatuaggi all’azienda: di spontanea volontà e responsabilità della veterinaria pubblica regionale o col conforto arrivato da un consenso ministeriale?
Lo abbiamo chiesto e attendiamo di essere illuminati.
Cosa c’è di nuovo adesso? Di nuovo c’è un altro pezzo di carta. Lo possiamo definire come la prova definitiva dell’assenza del registro di carico previsto dalla legge 116/92 sul quale la Padania ha concentrato molti dei propri interrogativi? Chissà.
Già gli accertamenti delle guardie ecozoofile dell’Oipa che hanno sequestrato nel settembre scorso importanti carte aziendali su delega della Procura di Brescia, avrebbero fatto emergere cucciolate fantasma, cuccioli non registrati subito ma per i quali si erano attesi circa due mesi prima della loro registrazione.
Quello che la Padania espone in esclusiva è la nota ufficiale dell’Anagrafe canina regionale relativa a Green Hill datata, attenti bene, 1° ottobre 2011, ovvero il giorno dopo la perquisizione e la conta dei cani per conto della Pro cura della Repubblica di Brescia, effettuata dalle Guardie dell’Oipa e dalla Polizia locale di Monti chiari.
Al 1° ottobre ufficialmente risulta che Green Hill sia detentore di 3.888 cani, di cui 1.858 deceduti. Al netto a Green Hill ci sono 2.030 cani.
Il 30 settembre si con tano tutti i cani, uno a uno, da mattina a sera. Nel verbale seguito al sequestro delle carte aziendali la Polizia Locale del Comune di Montichiari certifica che i cani sono 2.484, e si scopre che 454 cani non sono stati regi strati. È questa la famosa cucciolata fantasma inserita post? Non erano questi forse i cani che avrebbero dovuto essere anno tati nel registro di carico o delle nascite?
Ricapitolando: in Anagrafe ci sono 2.030 cani. La polizia giudiziaria che li ha contati ne ha segnati invece 2.484. Cioè 454 non sono stati registrati.
Un’analisi più dettagliata della registrazione in Anagrafe farebbe poi emergere come gli ultimi cani ad essere stati regi strati prima della perquisizione risalirebbero al 3 agosto 2011.
Difficile poter sostenere che l’Anagrafe rappresenti un falso.
Ma la conta non finisce qui.
Il 6 dicembre scorso l’Asl scende in campo per delle precisazioni. E scrive che «controllando la documentazione presente presso l’allevamento tra il 1° agosto 2011 e il 7 ottobre 2011 relativamente all’iscrizione dei cani nati in allevamento (e la precisazione è dovuta, perché Green Hill potrebbe acquisirli anche dall’esterno, da qui l’importanza del registro di carico, ndr) e identificati prima dello svezzamento è emerso che Green Hill ha effettuato registrazioni multiple di 510 cani; in particolare nel periodo dal 5 agosto 2011 al 30 settembre 2011 (la data della perquisizione, ndr) risulta no registrati 403 cani. Le stampe delle registrazioni sono state visionate e comprovano l’avvenuto inserimento in Anagrafe canina regionale. Non sono state pertanto riscontrate violazioni».
Allora perché al 1° ottobre l’Anagrafe ufficiale non comproverebbe? Per ché mancano all’appello ancora più di 400 cani?
È vero che l’iscrizione dei cani in Anagrafe deve avvenire entro il 60° giorno di vita, ma non ci risulta che la stessa re gola valga per la registra zione nei documenti di carico. Che dicono i registri di carico?
L’Asl dice che è tutto a posto.
Ma tutto è a posto anche per la Direzione generale della Sanità Animale e del Farmaco veterinario del ministero del la Salute perché la dr. Gaetana Ferri assicura in una lettera di precisazioni (la Padania, 4 dicembre 2011) che «Il veterinario aziendale inserisce i codici di identificazione individuale nell’anagrafe canina della Regione Lombardia e, dalle prime verifiche effettuate, detti codici sono registrati nella stessa».
Tanti cani nati, tanti cani identificati. E registrati, giusto? All’Anagrafe però il 1° ottobre non risulta. Ma per la Direzione generale, «dalle prime verifiche effettuate», è tutto regolare.
Premessa: il ministero ha accesso all’Anagrafe regionale. Ma vede anche la proprietà dei cani? Ci risulterebbe che possa vedere solo l’Asl di riferimento. Se ci sbagliamo chiediamo scusa.
Ma spostiamoci anche su un altro fronte, parallelo ma non troppo distante, quello di una circolare, la numero 19 del 16 giugno 2006. È dell’Agenzia delle entrate e riguarda i redditi da allevamento, visto che Green Hill, fino a prova contraria, è azienda agricola che alleva beagle.
Che si legge? «(…) nel computo dei cani allevati si devono conteggiare an che i cuccioli dal momento della nascita, diversamente da quanto previsto per gli altri animali».
Al momento della nascita, non dopo. È vero?
E che dire del decreto del presidente della Re pubblica del 29 settembre 1973, n. 600, ovvero “Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi”, Gazzetta Ufficiale n. 268 del 16-10-1973 – Suppl. Ordinario. Articolo che ci interessa? Il 18-bis. Scritture contabili delle imprese di allevamento.
«I soggetti i quali, fuori dell’ipotesi di cui all’art. 28, lettera b), del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 597, svolgono attività di allevamento di animali devo no tenere un registro cronologico di carico e scarico degli animali allevati, di stintamente per specie e ciclo di allevamento, con l’indicazione degli incrementi e decrementi verificatisi per qualsiasi causa nel periodo d’imposta».
Riproponiamo alle autorità che vigilano e presidiano la veterinaria pubblica: l’Anagrafe canina può continuare a essere strenuamente difesa come equipollente al registro di carico e scarico?
Chi risponde, per favore al tarlo del nostro dubbio?
Infine, in una delle ultime lettere il sindaco di Montichiari (il 28 novembre) inoltra alle autorità (ministero della Salute, Prefettura, Procura…) la risposta dell’Asl di Brescia (23 novembre 2011) circa la vigilanza su Green Hill. E l’Asl scrive di un «registro informatizzato, un insieme di fogli che una volta stampato riporta le voci previste dall’articolo 11 del decreto legislativo 116/92.
Ripassiamolo: «Comma 1:
Il responsabile di stabilimenti di allevamento e di stabilimenti fornitori è tenuto a registrare il nu mero e le specie di animali venduti o forniti, la data in cui sono stati venduti o forniti, il nome e l’indirizzo del destinatario, nonché il numero e la specie degli animali morti negli stabilimenti stessi.
Comma 2. L’autorità comunale sottopone a vidimazione i registri che devono essere conservati negli stabili menti autorizzati per un minimo di tre anni».
Il sindaco vidima.
Che scrive l’Asl di suo pugno? «La vidimazione avviene attraverso l’apposizione di timbro su ogni singola pagina riportante il logo e la scritta “Regione Lombardia Asl Brescia».
Attenti bene alla novità a 360°: «Il registro di cui al precedente punto – sotto linea l’Asl al sindaco – è stato vidimato dall’Asl di Brescia ai sensi dell’arti colo 101 della legge regionale 33/2009 che identifica le competenze del sindaco quale autorità sanitaria locale».
Insomma….
L’Asl scrive dell’esistenza di un registro vidimato dalla veterinaria pubblica. Sì, ma di vidimato agli atti della perquisizione ci sono le liste in uscita dei beagle, la maggior parte tatuati e la minoranza con microchip, secondo i dati del ministero (a noi risulta l’opposto. Inoltre il ministero non ha ancora chiarito perché si possano movimentare in Italia cani senza il microchip, obbligatorio dal 2005, ndr).
Di vidimato c’è una serie di fogli con la destinazione dei cani in uscita.
E chi deve vidimarlo secondo l’Asl? Lo dice la legge che la stessa Asl richiama, ovvero al comma 2: il sindaco.
Se la legge non è cambiata, non capiamo noi. Ce ne scusiamo.
Poi l’Asl cita un’altra legge, la legge regionale n.33/99, articolo 101, «Funzioni del sindaco quale autorità sanitaria locale in materia veterinaria.
Comma 1. Restano ferme le competenze del sindaco, quale autorità sanitaria locale, per:
a) l’adozione di provvedimenti di carattere con tingibile e urgente in materia di igiene e sanità pubblica veterinaria e di polizia veterinaria di cui all’articolo 50, comma 5, del d.lgs. 267/2000; b) (18).
Comma 2. Gli atti e provvedimenti del sindaco, quando non sono adottati su proposta del dipartimento di prevenzione veterinario, sono adottati sentito il dipartimento stesso”.
In sintesi, come fa l’Asl a dire che vidima il registro ai sensi di una legge che riconduce al sindaco il dovere del controllo, cioè le sue competenze?
Il sindaco ha delegato nero su bianco l’Asl a vidimare al suo posto?
Non capiamo. E ce ne scusiamo con i lettori. Restiamo sempre in attesa di imparare dalle autorità competenti come si fa a venire fuori da questo groviglio.
A proposito, il ministero della Salute sa dirci per ché a Green Hill si possono non microchippare i cani movimentati in Italia?
Nulla osta o qualcosa osta?
E i registri di carico e scarico sono l’Anagrafe e le liste in uscita?
E dell’articolo 11 della legge 116 non ce ne facciamo più niente?
Siamo tardi a capire.
© riproduzione riservata
s.piazzo@lapadania.net
(115 – continua)
Articoli precedenti
13 novembre
GIALLO SU 60% DI BEAGLE “NON IDENTIFICATI” “BUCO NERO” A GREEN HILL?
20 novembre
CHE USO E DESTINO SUBISCONO I BEAGLE NON IDENTIFICATI? CHE TRACES RESTA?
04 dicembre
CANI SENZA MICROCHIP IN ITALIA. IL MINISTERO SOPRASSIEDE?
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LA PADANIA 4 DICEMBRE CANI SENZA MICROCHIP IN ITALIA. IL MINISTERO SOPRASSIEDE?
4 dicembre 2011 -
Ed ecco la prima presa di posizione ufficiale del Ministero della Salute nella precisazione su Green Hill, inviata dalla Direzione Generale a La Padania.
Ma invece di fugare i dubbi, ne lascia in sospeso qualcuno.
Resta una serie di interrogativi che il quotidiano rigira all’autorevole fonte istituzionale che è stata fino ad ora, l’unica a prendere la parola.
Due gli interrogativi da sempre sollevati: la presenza e il corretto controllo dei registri di carico e scarico e l’identificazione degli animali.
Alle due domande cruciali il Ministero risponde?
Stefania Piazzo si sofferma su alcuni passaggi e rilancia.
Innanzitutto il Ministero scrive:
“Da notizie acquisite….”. Quindi, non riscontrate direttamente dal Ministero?
“Si precisa inoltre che la maggior parte degli animali viene identificato con microchip…”. Dalle liste risulterebbe l’opposto, ovvero con il codice aziendale. Inoltre “la maggior parte” non è un dato preciso.
“Per cani movimentati con destinazione ai laboratori nazionali risulta… che i cani viaggiano scortati con l’elenco dei numeri di identificazione…”.
Punto questo più che cruciale, sottolinea Stefania Piazzo, visto che il Ministero ricorda la deroga per la movimentazione con tatuaggio in ambito comunitario. Ma perché i cani nati a Green Hill e movimentati in Italia, non hanno tutti il microchip obbligatorio dal 2005?
La deroga è per i cani verso l’estero. Da quando vale per l’Italia?
L’Asl ha derogato al tatuaggio nel 2007.
Lo ha fatto forte di un parere positivo del Ministero? E da quando per i cani destinati alla sperimentazione in Italia si può soprassedere?
Infine, nella precisazione si legge che i codici aziendali sono “nell’anagrafe canina della Regione Lombardia e, dalle prime verifiche effettuate, detti codici sono registrati nella stessa”.
Domanda: il Ministero dall’anagrafe nazionale può risalire al proprietario (Green Hill) di un dato animale? Non vede forse solo il nome dell’Asl di riferimento? Chi e cosa è stato quindi verificato?
Il Ministero inoltre annota alcuni errori sul conteggio de La Padania, che ringrazia e corregge la svista tipografica in tabella, ripubblicata corretta.
Resta comunque la domanda: perché molti cani movimentati in Italia non risulterebbero microchippati? Montichiari è zona extraterritoriale?
Il giallo su Green Hill continua.
Buona lettura e…. buona indignazione!
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LA PADANIA 4 DICEMBRE 2011
Viaggio nell’Italia bestiale a cura di Stefania Piazzo
CENTOQUATTORDICESIMA PUNTATA
CANI SENZA MICROCHIP IN ITALIA. IL MINISTERO SOPRASSIEDE?
CONTINUA IL GIALLO DI GREEN HILL
Anteprima
Riceviamo con piacere la lettera della Direzione generale, che intende chiarire il “giallo” delle identificazioni dei cani di Green Hill, per porre la parola fine ai dubbi e alle incertezze.
Allora andiamo con ordine, approfittando dell’autorevole fonte per comprendere ciò che magari a occhi inesperti come i nostri può risultare ancora tuttavia non facilmente comprensibile.
1) Leggiamo che “per i cani movimentati” la Direzione fornisce elementi informativi “da notizie acquisite dal Servizio veterinario Asl”. E anche: “i cani movimentati con destinazione ai laboratori nazionali risulta, dalla documentazione acquisita, che viaggiano scortati dai seguenti documenti (…)”
Vuol dire che l’ufficio del ministero non ha direttamente controllato e verificato attraverso i propri tecnici la movimentazione ma si tratta di elementi informativi inviati dall’Asl?
La Direzione generale ha direttamente verificato con i registri di carico e scarico le movimentazioni di tutti gli animali?
2) Una domanda alla quale non abbiamo ricevuto riposta è: perché non viene ottemperato per tutti i cani nati e movimentati in Italia l’obbligo di identificazione con microchip, unico metodo di identificazione riconosciuto?
Leggiamo ancora che i cani “movimentati ai laboratori nazionali” viaggiano avendo al seguito: “modello 4 (ai sensi del DPR/54) con l’elenco dei numeri di identificazione individuali…”. Cosa si intende per identificazione individuale?
Che tutti i cani movimentati in Italia sono microchippati con il chip obbligatorio nel nostro Paese dal 2005? Così non è stando alle liste, visto che quelli movimentati verso i laboratori nazionali microchippati sono 33 contro i ben 168 tatuati verso quattro case farmaceutiche in nome mesi.
La Direzione generale scrive che “L’identificazione tramite tatuaggio è da considerarsi valida, ai fini della movimentazione comunitaria, se il tatuaggio è stato apposto prima del 3 luglio 2011 conformemente a quanto stabilito dalla normativa comunitaria… (…)”.
Il fatto che vi sia una deroga a livello comunitario al tatuaggio per movimentare i cani verso l’estero può essere al limite accettato, nonostante i cani nascano in Italia dove dal 2005 il microchip è obbligatorio.
A meno che il ministero consideri Green Hill zona extraterritoriale, visto che la deroga vale per la movimentazione intracomunitaria ma non per la movimentazione in Italia, ce lo può spiegare perché in Italia dalle liste risultino ceduti cani senza chip? C’è forse una ragione a noi sconosciuta per cui il microchip sia di impedimento? E se sì, quale a conoscenza della Direzione?
3) Un’altra domanda alla quale non abbiamo ricevuto risposta è se il parere favorevole espresso dalla Regione Lombardia all’azienda circa il tatuaggio sia stata una scelta autonoma o, piuttosto, sia stata confortata da un parere tecnico del ministero della Salute. Nel 2006-2007 la Direzione generale è stata interpellata e, nel caso, come si è espressa?
4) La Direzione generale afferma: “Si precisa che la maggior parte degli animali viene identificato individualmente con microchip mentre i restanti animali sono identificati tramite tatuaggio indelebile (…)”. Ci scusiamo ma non è chiaro cosa “Si precisa” visto che viene indicato sommariamente che “la maggior parte degli animali… è individuato con microchip”.
5) “Dalle prime verifiche effettuate, detti codici (aziendali, ndr) sono registrati nella stessa” (ovvero in anagrafe canina regionale, ndr). A noi risulta che l’anagrafe canina nazionale in realtà sia un anello di congiunzione delle anagrafi regionali. Ma il ministero può risalire al proprietario di un dato animale o vede solo il riferimento dell’Asl? Come fa quindi a risalire ai cani registrati a nome del Green Hill?
6) I registri di carico e scarico sono previsti dalla legge 116/92. Un conto però è l’anagrafe canina e altra cosa sono le liste. Esiste il registro? E’ vidimato come previsto da legge dal sindaco?
7) Si legge anche: “…la maggior parte con microchip mentre i restanti tramite tatuaggio”. Dalle liste in possesso all’autorità giudiziaria sequestrate il 30 settembre scorso risulta invece che la maggior parte sia identificata con tatuaggio e la rimanente con microchip, nella misura di 831 con microchip e i rimanenti 1.312 con codice aziendale che corrisponderebbe al tatuaggio, seppure il codice sia riportato in modo incompleto sulle liste mancando provincia e sigla dell’allevatore. Non mancheranno sui passaporti, ma sulle liste l’identificazione è incompleta: il codice non è riportato per esteso. Quanto “ad alcuni errori macroscopici” sulla tabella, abbiamo riportato correttamente tutti i dati rilevati nelle liste ma l’errore è l’aver invertito in sede tipografica la voce con chip con quella senza chip. Ma come più volte si è scritto in questo servizio come in altri precedenti, 831 cani risultavano identificati con microchip mentre gli altri 1.312 erano annotati con codice aziendale, che ora abbiamo visto essere incompleto. Finita la conta, abbiamo altri numeri più importanti in sospeso ai quali invece a nostro parere la Direzione generale non ha risposto. A noi pare più macroscopico invece che molti cani non microchippati siano movimentati in Italia. Il chip non è obbligatorio dal 2005?
(114-continua)
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LA PADANIA 29 NOVEMBRE LA BONIFICA ETICA DEL MASSACRO ROMENO
29 novembre 2011 -
Continua il viaggio bestiale di Stefania Piazzo su La Padania. Oggi racconta la meravigliosa avventura di Sara Turretta e i cani e bambini della Romania.
Abbiamo il dovere di sostenere questa avventura, dovere morale di tutelare tutte le creature vessate, uccise e maltrattate.
Dovere di lottare per loro, pena l’inciviltà perpetua.
Buona lettura e buona indignazione!
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LA PADANIA 29 NOVEMBRE
CENTOTREDICESIMA PUNTATA
VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE A CURA DI STEFANIA PIAZZO
LA BONIFICA ETICA DEL MASSACRO ROMENO
L’AVVENTURA DI SAVE THE DOGS, SARA TURETTA RACCONTA
ANTEPRIMA
“Esiste una povertà più povera e una ricchezza più ricca. Esiste la Romania. Così, quando il trasferire valori diventa il tuo lavoro, la tua scelta etica e necessità, capisci che camminare sui cadaveri, quelli degli animali, sia il fine corsa di una civiltà. D’altra parte oltre la morte, cosa c’è?.
Milano è una città strana, nasconde segreti e tesori. Dove tutto scorre c’è anche il cuore di qualcosa che fa la differenza.
È la città profetica nel cambiamento che rompe tabù e costruisce ponti. Se dovessimo costruirne uno e dargli un nome lo dovremmo chiamare Save the dogs. Il ponte tra l’associazione, Milano, e la Romania. L’intuizione di Sara Turetta arriva nel 2001. Sara è abituata a viaggiare, conosce i Paesi dell’Est, vive con la famiglia per anni
all’estero in Europa. La visione “globale” dei problemi non le manca. Ma l’inciampo nella verità che le cambia la vita, e che la cambierà grazie a lei a migliaia di animali e di cittadini romeni, arriva dopo le denunce magari scomposte dei volontari italiani che parlano delle atrocità sugli animali in Romania, su un randagismo che è sterminio, torture, cannibalismo del rispetto.
«In un Paese randagismo e relazione con gli animali sono il prodotto del comportamento umano – ci spiega -, frutto dell’evoluzione di un Paese. E in Romania l’indurimento di un popolo, di una classe politica, ha dato questi frutti».
L’immagine degli animali lasciati agonizzare per le strade, o sommariamente decimati a migliaia trattenuti dalle tenaglie e sfracellati contro i muri da macellai dei“canili” e finiti con un’iniezione nel cuore, dicono che la Romania è ancora in guerra con se stessa. Dentro questa guerra, dal 2001 ad oggi Sara e il suo gruppo hanno iniziato a strutturare una risposta di civiltà e benessere nella politica della cipolla.
……………………
Quando si legge il nome dell’associazione non deve sfuggire quell’
and other animals… E altri animali. «Grazie a Franco Aloisio di Para da entriamo nel gruppo ong denominato Ciao, di cui fa parte la Fondazione Don Orione – spiega Sara -. Nasce il progetto It’s donkey tim e, programma di onoterapia con quattro asinelli strappati alla morte (scelti tra i 58 ospitati nel rifugio di Cernavoda), impiegati ora nella pet con venti bambini orfani portatori di gravi handicap, provenienti sia dal centro gestito dalla Don Orione che da altri orfanatrofi pubblici. In Romania i bambini ancora “istituzionalizzati” dentro gli ex orfanatrofi sono 150mila. Il nostro progetto ha una valenza puramente simbolica ma apre una breccia».
………………………
Sul sito www.savethedogs.eu c’è tutto e di più. Ma non potevamo uscire dal 36 di via Vilfredo Pareto senza citare il sociologo dell’economia: «La scienza economica non considera la proprietà come un dogma, non ne nega i difetti, la riconosce variabile nel tempo e
nello spazio; ma seguendo il metodo sperimentale crede che la sua disparizione farebbe oggi più danni che vantaggi».
Che c’entra questo con gli animali e gli uomini, con gli asini e gli orfani? Applichiamo una proprietà transitiva. La proprietà di un animale non è dogmatica, il farla sparire, azzerando
ciò che è la responsabilità di custodire, rispettare e proteggere un essere senziente, è di fatto più dannoso, «più danni che vantaggi», scriveva Pareto. Esiste infatti, in nome di ciò che si demonizza, una povertà più povera e una ricchezza più ricca. Esiste una Romania che vive nel passato e una speranza presente umanizzata dagli animali”
Stefania Piazzo
(113-continua)
NOTA
Per saperne di più sul massacro dei cani in Romania
http://all-4animals.com/2011/11/26/massacro-randagi-in-romania-cosa-fare-adesso/
Massacro randagi in Romania: cosa fare adesso?
Pubblicato da All4Animals
Noi non ci arrendiamo.
In barba al governo Basescu, alle concussioni, alle collusioni, al giro di denaro sulla pelle dei cani, al lavaggio del cervello collettivo, allo sgambetto continuo alle più basilari norme di benessere animale, al non rispetto delle regole che un paese europeo dovrebbe rispettare, noi non ci arrendiamo.
Il colpo è stato duro da incassare: la legiferazione del governo rumeno in merito allo sterminio indiscriminato dei 2 milioni di randagi che abitano il Paese – randagi figli dell’ignoranza, dell’arretratezza, delle mancate sterilizzazioni e degli abbandoni – era attesa e temuta ma è comunque arrivata come un fulmine a ciel sereno, lasciando sgomenta la comunità animalista internazionale che ha fatto il possibile per battersi contro lo scempio rumeno.
Dalle associazioni salvifiche come Save The Dogs di Sara Turetta fino alle documentazioni fotografiche di chi è andato sul posto a verificare la situazione, dal tam tam di internet fino allacondivisione della petizione per fermare il massacro, ci si augura che ogni singolo animalista abbia fatto qualcosa per i randagi rumeni.
Non è stato abbastanza: loro continuano a morire, noi continuiamo a sentirci impotenti.
Impotenti contro un governo che tiene il passo del gambero e va indietro anziché avanti, e impotenti davanti alla realizzazione di non poter, in alcun modo, salvare tutte le innocenti vittime dello sterminio.
Vittime come quelle nelle foto che mostriamo: tre uomini armati di bastoni e tenaglie contro una povera bestiola indifesa, un cane disperato e scioccato sollevato per la coda e la pelle della schiena, un altro ucciso e abbandonato. Cosa c’è di umano in questo? Cosa c’è di etico, compassionevole, giusto in questo? Quale che sia il problema, la soluzione non è quella che vediamo in rete nelle documentazioni fotografiche che arrivano ogni giorno dalla Romania.
L’approvazione della legge dello sterminio ci ha piegati.
Piegati. Ma non spezzati.
Se il governo Basescu pensa che sia finita qui, e che staremo zitti e buoni davanti a quanto sta accadendo, si sbaglia.
Finché potremo continueremo a combattere, a lottare perché per questi animali la vita sia migliore di così. Migliore di come viene mostrata in quella fotografia maledetta, istantanea precisa di ciò che avviene nel Regno di Basescu ogni singolo giorno.
Cosa possiamo fare?
Cosa dobbiamo fare?
Possiamo innanzitutto sostenere le associazioni che si battono da tempo sul territorio rumeno perché le cose cambino e migliorino: una tra tutte è Save The Dogs.
Inoltre, possiamo (e dobbiamo) firmare la petizione che mira a raccogliere un milione di firme: la trovate qui.
In terzo luogo, dobbiamo mantenerci sempre informati su quanto avviene in Romania: e questo è il posto ideale. A questo link, inoltre, trovate un altro gruppo sempre molto aggiornato sul problema randagi nel Paese.
Sappiamo che assistere ad un disastro del genere fa male, ma voltare la testa dall’altra parte e chiudere gli occhi è un insulto nei confronti di queste vittime mute e innocenti della follia e dell’avidità dell’uomo. Dobbiamo, per questo, avere la forza di guardare, ascoltare, leggere e capire. Sempre.
Dobbiamo trovare la volontà di andare avanti che a questi animali viene sistematicamente negata – e dobbiamo farlo non solo per loro, ma anche per noi stessi. Perché un futuro diverso da questo sia possibile.
Fare pressione. Questo è possibile fare e questo sarà fatto. Un pressing costante, sistematico nei confronti degli organi di informazione, del pubblico, della politica: non si potrà ignorare per sempre quello che accade in Romania.
Fare pressing significa conoscere e far conoscere. Significa, per l’appunto, non voltare la testa per non vedere.
Significa firmare la petizione e condividerla sui social network, sulle bacheche, nei forum, via email a tutti i nostri contatti. Significa tenere nota degli aggiornamenti che arrivano dal Paese e diffonderli a quante più persone possibile. Significa informare la stampa, la televisione di cosa sta accadendo.
Ieri sera, ad esempio, all’edizione delle 20 del TG5 si è parlato della Romania. Il video è qui:
http://www.video.mediaset.it/video/tg5/full/263789/edizione-ore-2000-del-25-novembre.html (dal minuto 24).
Se tutti sapranno, se tutti si indigneranno, se tutti alzeranno la voce e diranno NO, e diranno BASTA, forse qualcosa potrà cambiare.
Siamo piegati. Non spezzati.
Le vittime animali della Romania, noi, non le dimentichiamo.
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LA PADANIA 20 NOVEMBRE CHE USO E DESTINO SUBISCONO I BEAGLE NON IDENTIFICATI? CHE TRACES RESTA?
20 novembre 2011 -
La Padania punta al sodo e sposta il problema “fuori” da Green Hill, chiedendone conto allo stesso stabilimento, all’Asl e alle autorità che vigilano.
Perchè la questione ruota e ruoterà, ne è certa Stefania Piazzo, attorno all’uscita senza identificazione dei cani: ma insomma, come può avvenire la movimentazione dei cani in ambito comunitario ed extracomunitario non identificati? Le norme comunitarie e italiane prevedono l’obbligo di identificazione individuale, quindi microchip, passaporto e non solo.
Stefania Piazzo chiede: ma che fine ha fatto il rispetto del Traces, il sistema comunitario obbligatorio informatizzato che accompagna tutto il viaggio degli animali fino a destinazione e che ne prenotifica addirittura l’arrivo, con dati precisi?
Non vale più e l’Europa non ce l’ha detto?
Da quando, chiede la Padania al Ministero della Salute, ai Nas e alla Procura di Brescia, sono le ditte farmaceutiche o gli stabilimenti di produzione o certa veterinaria pubblica a darsi nuove regole? E che uso viene fatto dei beagle fantasma?
Ecco allora una pagina d’inchiesta fatta da 21 domande e dall’elenco completo delle ditte europee ed extraeuropee che ricevono i cani, il loro numero e nel dettaglio quanti beagle sono stati ceduti ditta per ditta, non identificati e quanti invece (solo il 39%), con microchip.
Buona lettura e buona indignazione
Chiliamacisegua
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Ecco il nodo cruciale sviscerato da La Padania, ecco le domande che pretendono risposte:
“Se le liste vidimate dall’Asl di Brescia sui beagle in uscita da Green Hill e diretti alle case farmaceutiche per la sperimentazione confermano che il 61% dei cani ceduti da gennaio a settembre 2011 risulta non identificato, allora occorre non solo dare la notizia, come la Padania ha fatto il 13 novembre scorso.
Suggeriamo alla Procura di Brescia, alla Direzione generale della dr. Gaetana Ferri del ministero della Salute e al comando dei carabinieri dei Nas (già destinatari delle carte inviate dal servizio di vigilanza dell’Oipa), di verificare il rispetto delle norme Traces, il sistema informatizzato sugli scambi comunitari di animali.
Il Traces prevede l’identificazione individuale, il passaporto, la visita veterinaria 24 ore prima.
Come fanno ad uscire ed essere trasporti regolarmente cani non identificati?
Il Traces non vale per tutti e l’Ue non ce l’ha detto? Fateci sapere. E che fine fanno i cani senza chip?
La Padania ha realizzato la tabella con il dettaglio delle spedizioni ricavate dalle liste agli atti.
Siamo certi che la vicenda, più che sul fronte del maltrattamento, possa fornire altri scenari proprio da queste nostre domande.
Cari saluti.
s.piazzo@lapadania.net
(112-continua)
© Riproduzione riservata
La Padania 20 novembre
CENTODODICESIMA PUNTATA
CHE USO E DESTINO SUBISCONO I BEAGLE NON IDENTIFICATI? CHE TRACES RESTA?
La Padania ha realizzato la tabella con il dettaglio delle spedizioni ricavate dalle liste agli atti. Il Traces non vale per tutti e l’Ue non ce l’ha detto?
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LA PADANIA 13 NOVEMBRE GIALLO SU 60% DI BEAGLE NON IDENTIFICATI BUCO NERO A GREEN HILL?
13 novembre 2011 -
La Padania apre un nuovo capitolo su Green Hill. Questo: su 2.137 cani destinati alle case farmaceutiche nel 2011 (almeno sino a settembre), solo il 39% risulterebbe identificato, il rimanente 61 per cento no.
In altre parole, sei cani su dieci non sembrerebbero essere identificabili. E’ vero o falso, si interroga Stefania Piazzo, liste dei cani in uscita alla mano? Non c’è niente altro che documenti il contrario?
Insomma, mentre ancora non si avrebbero novità sui registri di carico e scarico per la tracciatura dei beagles in entrata e uscita dallo stabilimento, tanto da diventare questo interrogativo oggetto dell’istanza di chiusura dell’allevamento presentata dall’Oipa, la Padania solleva nuove domande.
Il caso nasce dalle liste dei cani in uscita diretti verso le case farmaceutiche, liste sulle quali gli sviluppi sulle indagini hanno chiesto niente meno che un parere sulla loro validità alla Direzione generale della Sanità Animale al Ministero della Salute e, per conoscenza, ai Nas, alla Procura e all’Ordine dei Veterinari.
Tutto in regola, signor Ministero, chiedono gli investigatori? E’ così che si fa? La Direzione Generale ora è chiamata a dare un parere sulla validità delle liste – che riportano il timbro dell’Asl di Brescia – e sulla loro eventuale legittimità a sostituire i registri per ora ancora mancanti, registri che andrebbero vidimati comunque anno per anno, dal Comune di Montichiari, pena il venir meno dell’autorizzazione all’apertura dello stabilimento, come prevede la Legge 116 del ’92 e la stessa Ordinanza del Sindaco.
Ora, il capitolo liste e la domanda: perché sei cani su dieci non sembrerebbero essere stati microchippati? Che fine fanno quelli senza identificazione?
Bella domanda.
Sarà bella anche la risposta?
Buona lettura e buona indignazione!
Chiliamacisegua
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La Padania 13 novembre
CENTOUNDICESIMA PUNTATA
GIALLO SU 60% DI BEAGLE “NON IDENTIFICATI” “BUCO NERO” A GREEN HILL?
LISTE IN USCITA COL TIMBRO ASL : SU 2.137 CANI, SOLO 831 CON MICROCHIP
FNOVI SULLA QUINTANA: DOBBIAMO ESSERE CREDIBILI
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Quintana di Foligno: le intercettazioni integrali dell’inchiesta sul doping
5 novembre 2011 -
La Padania dona a GeaPress le intercettazioni integrali in proprio possesso sulla Quintana di Foligno
Chiliamacisegua ringrazia Geapress tutta, dal direttore Ignazio Marchese a Marcella Porpora, a Elisa D’ Alessio che fanno muro contro una ingiustizia perpetrata ai danni della verità
Eccoli i colleghi che praticano l’etica professionale, come dogma da cui non prescindere.
E fanno un regalo ai lettori, i veri destinatari dell’informazione, corretta.
Buon pro gli faccia ai ………saccheggiatori!
Chiliamacisegua
Quintana di Foligno: le intercettazioni integrali dell’inchiesta sul doping
di redazione | 05 novembre 2011GeaPress riceve da La Padania e dalla giornalista Stefania Piazzo, le intercettazioni integrali dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Perugia relativa alla Quintana di Foligno del 2006.
Tutti gli indagati sono stati condannati. Uno ha patteggiato. Annunciati i ricorsi in appello.GeaPress nel ringraziare il quotidiano La Padania e Stefania Piazzo, vi invita alla interessante lettura delle intercettazioni, introdotte da un articolo della stessa Piazzo.:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::La Padania dona a GeaPress le intercettazioni integrali in proprio possesso sulla Quintana di Folignodi Stefania PiazzoHo deciso di imprimere una svolta nell’inchiesta giornalistica sulle intercettazioni sulla Quintana di Foligno nell’inchiesta della Procura di Perugia scaturita dall’operazione dei Nas, inchiesta che la Padania ha iniziato a pubblicare in esclusiva dal 6 ottobre scorso.Dono infatti a GeaPress il prezioso documento integrale di 676 pagine al fine di consentire alla testata online di diffonderne tutti i rilevanti contenuti. Con l’augurio e la richiesta che chi pubblicherà o stralcerà i testi, dica, almeno questa volta, quale è la fonte: la Padania con GeaPress.Da qualche giorno infatti altre fonti giornalistiche hanno diffuso, solo dopo il deposito della sentenza, alcuni brani delle intercettazioni, compresi copiosi e rilevanti passaggi che la Padania aveva già pubblicato, (in modo peraltro più articolato con l’elenco dei farmaci sequestrati a veterinari e rioni).Affatto singolare è che tali testate abbiano presentato il lavoro in veste “esclusiva” un mese dopo, se non titolando persino i servizi col medesimo titolo con cui il mio quotidiano aveva avviato l’inchiesta: “Bombardala a morte…. Damme retta”.Sia la Lav che l’Enpa si erano accorte dell’inchiesta. La Lav in una nota propria nota ufficiale il 5 ottobre scorso commentata dal presidente Gianluca Felicetti titolando “Quintana di Foligno. Le telefonate shock degli intercettati”; l’Enpa di Carla Rocchi, con con la news letter della settimana il 7 ottobre “Palio della Quintana, intercettazioni “scomode” su la Padania”.Intenzione è stata da sempre quella di divulgare alla più amplia platea possibile di lettori il contenuto delle intercettazioni, sia all’opinione pubblica che alle altre testate giornalistiche perché tutti aprissero gli occhi. Tanto che il 18 ottobre scorso, mentre pesava un greve silenzio, l’associazione Chiliamacisegua, di cui sono presidente onorario, pubblicava sul proprio sito e inviava a numerose testate nazionali e locali interessate territorialmente dall’evento, oltre che alle istituzioni locali umbre, i pdf e i testi integrali delle mie inchieste con la pubblicazione delle prime due puntate sulle intercettazioni, compresa “Bombardala a morte”, come risulta dai documenti e dai report in nostro possesso.Ciò nonostante, su alcuni siti online e cartacei si offriva ai lettori la notizia come “esclusiva” qualche settimana dopo, facendosi vanto delle anticipazioni altrettanto “esclusive”, senza mai citare il mio lavoro.Certo, ha colpito non pochi professionisti della carta stampata, le associazioni nazionali di volontariato e diverse istituzioni di vigilanza che, a fronte dell’evidenza, in questo Paese si possano decidere i tempi in cui le notizie diventano più notizie di altre, pur essendo identiche in molti contenuti e nei titoli.Così come ci si chiede fino a quando peserà il silenzio dell’Ordine dei veterinari e, a questo punto, se si accoderà al silenzio e all’indifferenza anche l’Ordine dei giornalisti.Se, insomma, l’esclusiva del silenzio si accodi alle esclusive a scoppio ritardato.Così come ci si interroga per quanto ancora le istituzioni locali esprimano solidarietà agli intercettati e ai loro sistemi. Domanda che la Padania con la mia associazione ha ripetutamente sollevato agli enti preposti e “coinvolti”, nel più totale silenzio umbro.Le nostre inchieste comunque proseguiranno, anche con altri colpi di scena, e siamo lieti di aver deciso di diffondere attraverso GeaPress l’importante documento integrale, ritendendo fondamentale che alla base della buona deontologia professionale vi sia, e lo consideriamo un principio imprescindibile, il rispetto dell’etica, la trasparenza dei comportamenti, la correttezza nel riconoscere e citare le fonti laddove queste hanno svolto un’attività pionieristica nel rompere il muro del silenzio, e, questo sì, offrendo in esclusiva un’informazione scevra da condizionamenti e giochi di sponda.D’altra parte, la costanza e la frequentazione dei temi sulle battaglie di civiltà che riguardano il benessere animale e la malasanità, non appartengono ai furbetti del quartierino, del rioncino e del “caratterino… di piombo”, visto che parliamo di stampa.Tutti saranno d’accordo sul fatto che le notizie appartengono al popolo, e non a chi ne fa uso strattonandole come riflesso del proprio ego.Con stima e fiducia, perché si riconosca sempre il lavoro di chi vive facendo questo splendido mestiere, al servizio della verità.© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati
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LA PADANIA 1 NOVEMBRE PER GREEN HILL ISTANZA DI CHIUSURA
31 ottobre 2011 -
Questa è una esclusiva bomba. Il frutto del lavoro minuzioso di chi dietro le quinte lavora, lavora, lavora con la lente di ingrandimento per far risaltare i… nei.
Esclusivo che più esclusivo di così questa volta, non si può.
Mettete da parte quello che avete visto e sentito sino ad oggi su Green Hill, comprese le parole di tanti politici che s’accodano. E’ tutto superato. Rottamatelo.
Arriva l’inchiesta, vera, che ci apre gli occhi dando la notizia e la pubblicazione dell’istanza di chiusura per Green Hill inviata al Sindaco e, per conoscenza, al Ministero della Salute e al Sostituto Procuratore della Repubblica di Brescia. Tutto secondo i crismi e sottoscritta dall’Oipa.
Il servizio, che porta la firma di Stefania Piazzo, ci racconta le scoperte sorprendenti che sarebbero emerse nel corso dell’ultima perquisizione effettuata nella struttura, da parte del Servizio di vigilanza dell’Associazione su delega della Procura bresciana, in compagnia della Polizia locale. E ripercorre, a ritroso, ancora in esclusiva, anche gli esiti di numerose altre ispezioni, di numerosi controlli e sopralluoghi. In cui, però, nessuno ha cercato quello che questa volta è stato chiesto e…per ora, non trovato, come essenziale requisito per l’apertura.
Ma perché si è arrivati, senza far ricorso al reato di maltrattamento, all’esplosiva istanza di chiusura?
Stefania ce lo spiega: dalle perquisizioni sarebbero mancati all’appello niente meno che i registri di carico e scarico, insomma la tracciatura dei cani in entrata e in uscita da Green Hill.
Hai capito!!??
E siccome, carta canta, il decreto legislativo 116/1992 recita all’articolo 11 che vanno annotati tutti gli ingressi e i movimenti dei cani nell’allevamento e, non bastasse, la violazione porta alla revoca dell’autorizzazione concessa dal Sindaco…. e… non bastasse ancora, persino il Sindaco lo mette nelle prescrizioni sine qua non per mantenere aperta la struttura….e… non bastasse ancora ancora, quei registri dovrebbero essere vidimati ogni anno giusto dal Sindaco… ecco allora il deposito dell’istanza di chiusura.
Onore al merito a chi da sempre persegue l’obiettivo di far cessare le attività legate alla sperimentazione. Ma onore al merito ad un’inchiesta che, senza il clamore emozionale delle immagini, ci offre con gli strumenti della paziente ricerca, lo spaccato di una realtà oggi sempre meno monolitica.
E, anzi, grazie a questa pagina di sano giornalismo d’inchiesta non commerciale, più vulnerabile di prima.
Grazie Padania!
Buona lettura e buona indignazione!
Chiliamacisegua
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LA PADANIA 1 NOVEMBRE PER GREEN HILL ISTANZA DI CHIUSURA
VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE DI STEFANIA PIAZZO
CENTONOVESIMA PUNTATA
Esclusivo su la Padania. L’esito delle indagini e delle perquisizioni delegate dalla Procura di Brescia al servizio di vigilanza dell’Oipa
Articolo
Ecco la notizia, vera, più efficace di molte parole e immagini, che la Padania pubblica in esclusiva.
È l’istanza di chiusura di Green Hill depositata dall’Oipa.
Ma vi pare possibile che un allevamento di oltre 2.500 beagle non abbia un registro di carico e scarico?
Che, insomma, stando alla denuncia della polizia giudiziaria delegata alle indagini e alla perquisizione dentro Green Hill dalla Procura di Brescia, non sia stato trovato nel più grande stabilimento in Europa per animali destinati alla sperimentazione, la tracciatura secondo legge di quanto entra ed esce? Da non crederci! Quante migliaia di cani sono passati per Green Hill? A quanto pare, dalle indagini e dalle perquisizioni condotte dal Servizio di vigilanza ecozoofila dell’Oipa su delega della Procura bresciana, accanto alla Polizia locale di Montichiari, la risposta è il cuore
dell’inchiesta per la quale è scattata l’istanza di chiusura, e non solo.
A Green Hill quanti cani ci sono ma, soprattutto, dove sta scritto? Qui si concentra e si concentrerà l’attività d’indagine.
Vuoi che una multinazionale non sappia rispondere?
Figuriamoci, avrà la risposta in tasca.
Idem il sindaco. Idem l’asl.
Intanto però è partita l’istanza di chiusura, che pubblichiamo in esclusiva, istanza che il Servizio di vigilanza delle guardie dell’Oipa con funzione di polizia giudiziaria ha inoltrato per violazione della normativa vigente innanzitutto al sindaco e, a seguire, per conoscenza, alla Direzione generale della sanità animale del ministero della Salute e al sostituto procuratore della Repubblica di Brescia, Lara Ghirardi.
Già in una precedente informativa che risale nell’immediato della perquisizione, avvenuta il 30 settembre scorso, veniva infatti denunciato alla Procura bresciana l’assenza del registro di carico e scarico degli animali presenti nell’allevamento, in violazione del decreto legislativo 116/1992.
Di più, in merito a questo punto, il personale dell’allevamento ne avrebbe affermato l’inesistenza, asserendo che la tenuta del registro sarebbe avvenuta mediante l’aggiornamento dell’anagrafe canina regionale telematica. Anagrafe nella quale l’azienda inserisce i dati.
Già in quella circostanza veniva esplicitato al magistrato che in tal modo non sarebbe stato possibile effettuare la tracciabilità dell’andamento della popolazione canina dell’allevamento negli anni. Non nei mesi. Negli anni.
Ma un conto, dicono, sia l’anagrafe canina, altro è il registro, mancante all’appello ispettivo. Altro fatto è che nell’autorizzazione sindacale il primo cittadino di Montichiari autorizzi l’allevamento a patto che, si legge (vedi l’autorizzazione del 13 novembre 2008, protocollata al numero 36451/2008, ndr), «la Green Hill 2001 srl dovrà rispettare le seguenti prescrizioni, pena la revoca dell’autorizzazione medesima:
A) osservare tutte le disposizioni di cui al decreto legislativo n. 116/92 e in particolare delle prescrizioni di cui agli articoli 10 e 11…».
L’articolo 11, di cui si contesta la violazione, ci interessa molto. Dice che (comma 1) «Il responsabile di stabilimenti di allevamento e di stabilimenti fornitori è tenuto a registrare il numero e la specie di animali venduti o forniti, la data in cui sono stati venduti o forniti, il nome e l’indirizzo del destinatario, nonchè il numero e la specie degli animali morti negli stabilimenti stessi».
Il registro durante le perquisizioni sarebbe risultato inesistente. Ma salterà fuori, non c’è dubbio…
Comma 2, ancora più interessante: «L’autorità comunale sottopone a vidimazione i registri che devono essere conservati negli stabilimenti autorizzati per un minimo di tre anni a decorrere dall’ultima registrazione e messi a disposizione dell’autorità che effettua l’ispezione».
Capiamo quattro cose, leggendo l’istanza di chiusura.
Primo: che la tracciatura non emergerebbe dalle carte.
È così?
Secondo: che il mancato rispetto della prescrizione, lo scrive giusto il signor sindaco, porta alla revoca dell’autorizzazione.
Terzo: che il sindaco non avrebbe a questo punto mai vidimato nulla nonostante lo preveda la legge perché non sarebbero mai esistiti i registri, stando agli atti depositati per ora in Procura.
È così?
Quarto: che l’asl nei suoi periodici controlli non avrebbe mai verificato la presenza o meno del registro di carico e scarico.
È così?
Insomma, quante migliaia di animali sono stati o non sono stati registrati di passaggio a Green Hill?
E come mai al momento dell’ultima ispezione, al 30 settembre, non si sarebbe provveduto all’aggiornamento della banca dati regionale, ferma al 3 agosto, per un totale di circa 400 cani non registrati?
Come mai non si sarebbe reperito alcun certificato di morte dei 35 cani deceduti presenti nella struttura?
Facciamo un passo indietro. In una relazione del 3 agosto 2010 del ministero della Salute, si legge che «la Direzione generale della sanità animale ha intrapreso iniziative per verificare la corretta e uniforme applicazione del decreto 116/1992.
In tal senso era stato informato il servizio veterinario della Regione Lombardia e l’asl competente per ulteriori controlli».
Infine, era stata effettuata un’ispezione ministeriale congiunta con l’asl locale e il servizio veterinario regionale il 14 luglio scorso.
Le autorizzazioni? In regola.
Le strutture e le attrezzature? Minuziosamente descritte e censite.
Si concludeva sostenendo che tutto era a posto e che le segnalazioni di maltrattamento non avevano trovato alcun riscontro.
Domanda: ma il registro di carico e scarico, che è la prima cosa che si chiede varcando un canile o un allevamento, lo hanno chiesto? Lo hanno visto? C’era?
In una relazione del 24 maggio 2010 l’asl di Brescia, distretto veterinario n.2, specificava che i veterinari si erano recati presso Green Hill: autorizzazioni in regola, descrizione dei capannoni, poi si legge «dai registri dell’allevamento i cani presenti risultano così distribuiti….» e segue una conta dei cani per capannone.
Quali sono i “registri” di cui parla l’asl?
Poi, ancora, si specifica che nel 2009 sono stati effettuati sopralluoghi con esito favorevole l’8 aprile, il 1° luglio e il 17 novembre.
Di più, nel 2010 sono stati eseguiti 26 accessi in occasione del rilascio di certificati per l’esportazione di animali.
Perché, allora, all’atto della perquisizione non risulterebbero essere stati presentati su richiesta degli ispettori questi “registri”?
Tutt’altra cosa sarebbero invece le “liste” di cani in uscita controfirmate dall’asl.
La partita su Green Hill è tutta aperta.
Oltre le immagini ad effetto che riscuotono sicuro consenso emozionale e oltre la politica che dice “io io io” puntando solo sul maltrattamento senza aprire altri cassetti.
s.piazzo@lapadania.net
(109-continua)
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LA PADANIA 23 OTTOBRE LA FINE DI TUTTI I GREEN HILL SONO I METODI ALTERNATIVI
23 ottobre 2011 -
Tutti esultano per l’emendamento approvato alla Camera alla legge comunitaria che mette al bando gli allevamenti di animali destinati alla vivisezione.
Ma la Padania ci ricorda che questo percorso di civiltà, sostenuto storicamente da Lav, Enpa, Leal, Chiliamacisegua e dal sottosegretario Francesca Martini con la concreta istituzione del Centro Nazionale di referenza per i metodi alternativi e dai parlamentari che hanno aperto un varco in Parlamento, passa per forza di cose proprio attraverso un antidoto: la ricerca, il potenziamento delle biobanche e la sperimentazione sulle colture cellulari, sui metodi alternativi appunto, che hanno a Brescia il loro “nucleo”, la loro base operativa.
Stefania Piazzo ci accompagna in questo mondo, interpellando Maura Ferrari, ricercatrice schiva e di poche parole che ha dedicato la propria vita al potenziamento delle colture cellulari, via che sta portando alla progressiva riduzione della sperimentazione sugli animali vivi.
Il Centro ha avviato il censimento di tutto il materiale biologico per metterlo in rete e confrontarlo con i laboratori che stanno investendo nei metodi alternativi.
Da questa strada passa anche e soprattutto la ricerca sulle cellule staminali e sui percorsi di riconoscimento della qualità delle cellule che vengono riprodotte in laboratorio, sulla loro “bontà” ed efficacia senza dover ricorrere agli animali. In questi giorni i ricercatori di tutta Italia hanno fatto tappa a Brescia al convegno dedicato al “Controllo di qualità per i prodotti di terapia avanzata”, coordinati dal prof. Pessina, dell’Università di Milano, presidente dell’Associazione Italiana Colture Cellulari e del Gruppo Italiano Cellule Staminali Mesenchimali.
Insomma, scrive Stefania, ben vengano le leggi ma per chiudere tutti i Green Hill del mondo, si deve passare obbligatoriamente per questi laboratori e si devono sostenere gli scienziati che, prima dei politici, hanno intuito una via d’uscita alla vivisezione.
Buona lettura e buona divulgazione!
Chiliamacisegua
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LA PADANIA 23 OTTOBRE
Viaggio nell’Italia bestiale a cura di Stefania Piazzo
(108 – continua)
CENTOTTESIMA PUNTATA
LA FINE DI TUTTI I GREEN HILL SONO I METODI ALTERNATIVI
PASSA L’EMENDAMENTO CHE BANDISCE GLI ALLEVAMENTI. MA DA SOLO NON BASTA
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PADANIA 9 OTTOBRE LA CIOTOLA d’ARGENTO
9 ottobre 2011 -
I tempi stanno cambiando e segno dei tempi è il fatto che la Rai abbia aperto il salotto di casa per premiare con la “Ciotola d’argento” Oipa, consegnata dal presidente Massimo Comparotto, i giornalisti che scrivono e parlano di animali. Non era mai accaduto prima.
Ma finita la festa…? Dalle colonne de la Padania, Stefania Piazzo, tra i premiati, tira le fila e va al sodo: le targhe sono belle, i rinfreschi al seguito pure, ma è tempo di capitalizzare le idee, ovvero dar vita al coordinamento permanente dei giornalisti che si occupano di medicina veterinaria e di tutela del benessere animale.
“Se rompere il sistema da soli non basta, visto che ci siamo contati e non siamo pochi, è ora di dare voce e presenza ad un gruppo che prema sulle istituzioni e sul territorio. Sindaci, veterinari, Province, Asl, Regioni, devono imparare a capire che davanti a loro non c’è più solo UN GIORNALISTA, ma che dietro di lui ci sono I GIORNALISTI che vanno dalla Rai a Mediaset, alle testate dei quotidiani che vigilano sul rispetto della legalità. Insomma, un soggetto informalmente di “sindacato” con finalità etiche”.
Chilamacisegua sposa a tutto tondo questa intuizione che segna un altro passo avanti e che anticipa, crediamo, speriamo vogliamo, i tempi che verranno.
Buona lettura.
Chiliamacisegua
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LA PADANIA 9 OTTOBRE VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE A CURA DI STEFANIA PIAZZO
CENTOSEIESIMA PUNTATA
I NAS E IL NOSTRO GIORNALE PREMIATI IN RAI CON LA CIOTOLA D’ARGENTO OIPA
Il riconoscimento giornalistico. Da la Padania la proposta di un coordinamento “di sindacato etico” tra giornalisti
Articolo
Non era mai accaduto prima in Italia che i giornalisti e le forze dell’ordine che si occupano di tutela e benessere animale si ritrovassero tutti insieme e si raccontassero esperienze, difficoltà, confrontandosi per di più all’interno di un contesto come la sede Rai di viale Mazzini a Roma.
L’Oipa, l’Organizzazione internazionale per la protezione animale presieduta da Massimo Comparotto, d’altra parte aveva deciso questa sede, concordata con la Rai e il suo ufficio del Segretariato Sociale per attribuire – nella sua prima edizione – il Premio Giornalistico “La ciotola d’argento” Oipa, a chi con costanza e coerenza affronta con diverse sensibilità, pur con diversi approcci, da quello informativo, di servizio o di approfondimento, d’inchiesta o di educazione, il tema della relazione uomo-animale nell’informazione e nella lotta alla malasanità veterinaria sul territorio.
Una scelta coraggiosa, un contarsi tra colleghi noti e meno noti, che ha svelato i lati più umani e “indiscreti” dei tanti protagonisti che hanno “sfilato” nella sala degli Arazzi della Rai, per un evento che oltre ad avere avuto il Patrocinio e l’ospitalità della tv pubblica, ha avuto accanto il Comune di Roma e come sponsor etico Almo Nature.
Tra i premiati della carta stampata, della tv e della radio c’erano i nomi che hanno fatto la storia della tv di qualità, come Licia Colò con Nati liberi e la redazione alle Falde del Kilimangiaro al seguito; c’era Geo&Geo con Sveva Sagramola.
Accanto a loro il TG1 con Roberta Badaloni per i servizi sugli allevamenti di massa, il direttore del TG2 Marcello Masi per la linea editoriale attenta al mondo animale.
Poi, le principali testate che hanno intrapreso la strada inedita delle inchieste documentate sulle mafie, lo spreco di denaro pubblico e la malasanità animale, come la Padania diretta da Leonardo Boriani che ha visto premiata la nostra collega Stefania Piazzo, con all’attivo servizi la cui utilità di censura e denuncia oltre che di collaborazione con le forze dell’ordine è stata messa da tempo al servizio del ministero della Salute.
Collaborazione tra stampa e forze dell’ordine ribadita con generosità nell’intervento di un premiato d’eccellenza, il generale di brigata e comandante dei Nas, Cosimo Piccinno. Il generale Piccinno ha ripercorso durante la sua premiazione il lavoro svolto da 1000 uomini su tutto il territorio nazionale, in collaborazione con il ministero della Salute contro le frodi alimentari, per la sicurezza alimentare, per la sicurezza e l’igiene nella salute umana e, nello specifico, al fianco della task force ministeriale per l’attività faticosa di ripristino della legalità nei canili lager, negli allevamenti sia degli animali d’affezione che di quelli destinati alla macellazione per il consumo (bovini, equini, polli…).
Nell’ultimo biennio sono stati 3.000 gli interventi, 900 le persone segnalate all’autorità giudiziaria, di cui il 30% per maltrattamento di animali. Sino ad oggi nelle azioni congiunte con la task istituita dal sottosegretario Francesca Martini sono stati eseguiti 461 controlli, segnalate 231 persone, elevate 763 sanzuioni e sequestrate 559 strutture, sottraendo al maltrattamento oltre 1.000 cani.
Scorrono poi fotografie e filmati che toccano i presenti e lo stesso comandante dei Nas che chiude con la tenerezza di un’immagine: un cane che dorme e un bimbo sopra che vi riposa. «Ecco – spiega ancora con emozione – questi sono i carabinieri dei Nas».
Dopo di lui, il premio viene consegnato a Cristina Avanzo, un altro volto noto in Italia, perché comandante del Nirda del Corpo forestale dello Stato. Un richiamo, quello che viene dalla Forestale, a fare sistema, a fare filiera della legalità tra stampa, istituzioni, volontariato e corpi di polizia.
L’evento, condotto dai giornalisti Rai Andrea Fusco e Christiana Ruggeri, ha visto premiato quindi l’informazione di frontiera, che non teme di impegnarsi su un tema sempre più sentito da milioni di famiglie (15 milioni di animali d’affezione tra cani e gatti vivono nelle nostre case) e che spesso ha bisogno di suggerimenti, indicazioni, conoscenze per sfatare miti, pregiudizi, una cultura che negava agli animali una propria identità, un’autonomia rispetto all’uomo.
Ecco perché nell’albo d’oro Oipa-Rai sono finiti i media che «informano sui gravi casi di maltrattamento ai danni degli animali, sui disservizi e sulle negligenze degli enti. La sensibilità e la preparazione dei giornalisti può dare alle associazioni la possibilità di far conoscere il lavoro e l’impegno dei volontari che ogni giorno salvano migliaia di animali vittime di soprusi, ma anche di coinvolgere l’opinione pubblica nelle battaglie che portano avanti per dare voce a chi non la ha, chiedendo la promulgazione e la modifica di leggi che tutt’ora non sono completamente dalla parte dei più deboli», ha spiegato l’associazione, che ha voluto al proprio fianco durante l’evento anche Carla Rocchi, presidente nazionale dell’Enpa e l’on. Gianni Mancuso, relatore del ddl di riforma della legge 281.
«Siamo molto felici di poter premiare chi ha scelto di dare spazio agli animali, al loro mondo e ai maltrattamenti che subiscono quotidianamente a causa dell’uomo – ha commentato Massimo Comparotto -. Il principale obiettivo dell’evento è promuovere la collaborazione tra associazioni, media, istituzioni e forze dell’ordine, perché solo gli interventi congiunti possono fare la differenza».
Tra i giornalisti e programmi premiati il TG5 con Maria Luisa Cocozza per gli spazi d’informazione sul benessere animale; il direttore Giovanni Toti di Studio Aperto per i casi di cronaca a quattro zampe… Il Tg3 Lazio di Maria Grazia Melia…
E poi, ancora, Rai News 24 con Luce Tommasi, Striscia con Edoardo Stoppa, la nuova trasmissione dedicata ai ragazzi e agli animali Mediaset di Marco Berry, i Bau Boys.
Infine, Missione Cuccioli con Simone Dalla Valle; e poi ancora Paola D’Amico, Corriere della Sera e Alessandro Sala per l’online; Cristina Nadotti di Repubblica: Oscar Grazioli e Vittorio Feltri del Giornale; la giornalista Marinella Meroni di Libero e Rita Dalla Chiesa per gli spazi che riserva agli animali nelle proprie trasmissioni; infine Fulvio Cerutti del sito on line de la Stampa e Maria Paola Gianni per il mensile Quattrozampe.
Premi infine anche alle radio che hanno affrontato il tema degli abbandoni: Radio 101, Rtl 102.5, Radio NumberOne Radio Bau e Isoradio.
Un premio speciale anche al sovrintendente di Polizia, Massimiliano Panzino, alla Procura della Repubblica di Roma, al Questore di Roma Francesco Tagliente e ad Agostino Pinza, comandante carabinieri stazione Gianicolense, alle Guardie Zoofile dell’Oipa coordinate da Massimo Pradella e all’associazione di volontariato di Milano, Noi Animali Onlus.
Ma poteva finire qui? Affatto. Perché dalla giornalista de la Padania Piazzo è arrivata la proposta di non disperdere le forze che si sono ritrovate nell’albo del premio e non solo in questo: «Creare un coordinamento permanente dei giornalisti che si occupano di medicina veterinaria e che affrontano a diversi livelli e con diversi approcci, il tema della tutela e del benessere animale, alimentando per cominciare i contatti con la Fnovi, l’Anci e le Province. Una “lobby etica” sulle istituzioni e il territorio. Se esistono giornalisti che si riconoscono in gruppi sportivi, dai motori al calcio, dalla musica alle scienze, non è forse tempo di contarsi e farsi sentire su questo fronte ben autorevolmente rappresentato sulla tv pubblica, privata, nelle radio sulla carta stampata e sul web?».
La provocazione e la proposta è lanciata.
s.piazzo@lapadania.net
(106-continua)
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News 4 ottobre
4 ottobre 2011 -
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03.10.2011
Bovini in cattivo statoStriscia la Notizia
Edoardo Stoppa visita un allevamento piemontese
http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?13636 -
di: Rossella MusolaAnita Carelli:e quando le corde dell anima vengono d avvero toccate quello che si vuole si realizza.Questo è accaduto a noi volontarie di un piccolo paese alle porte di Taranto,abbiamo urlato cosi in silenzio da essere ascoltate in tutta Italia.Tutto accadeva il 10 agosto scorso,quando un incendio brucia 100 ettari di pineta uccide decine di cani e piega le nostre forze.Per un pò abbiamo provato ad autocommiserarci ma ci siamo accorte che non era la nostra natura,cosi ci siamo ripresi i nostri sogni e abbiamo combattuto.Oggi siamo qui a ringraziare decine di persone che ci hanno donato adozioni,medicinali,coperte,scodelle,cuccie, carezze e tanto amore.Un ringraziamento al canile di Assisi,al rifugio di Parma ed uno speciale all Ass.Chiliamacisegua che ci ha permessodi conoscere e stimare un grande uomo come il dott.Mauro Cervia che, attraverso la sua professionalità e umanità,ha offerto una seconda opportunità ai nostri cuccioli. -
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