BOTTONE RINGRAZIA
4 maggio 2010 -
BOTTONE RINGRAZIA
Chiliamacisegua riceve e divulga
Chiliamacisegua
Sono Bottone. Volevo ringraziare chi ha organizzato la pizzata, quanti vi hanno partecipato così come quelli che hanno contribuito spontaneamente da lontano alle mie cure!
Mi scuso se non ero presente l’altra sera. mi piacerebbe tanto conoscervi a fondo e passare una giornata insieme a voi all’aperto, dove posso correre con e senza patello, libero sul carrellino che sta per arrivare!
Vi farò sapere al più presto dove ci incontreremo per una tranquilla uscita nel verde per una due zampe più rotelle insieme!
Una leccata profonda
Bottone
Bottone nel suo giardino
La Tac
Marco Fornari di Plf, l’organizzatore e Corinna Andreatta presidente di Chiliamacisegua (nella prima foto)
Stefania Piazzo giornalista de La Padania, che ha adottato Bottone,Rosanna Marani di Chiliamacisegua,Marco Fornari e Corinna Andreatta ( nella seconda foto da sinistra)
La tavolata al ristorante Donati di Milano
Marani (con Toi in braccio), Piazzo, Andreatta Stefania Piazzo
La mamma di Bottone Stefania Piazzo, giornalista de La Padania, aggiunge:
STORIA VERA DI BOTTONE
Perdonatemi ma devo partire da qui. Sarà per la fatica, il sonno, il lavoro condiviso, un telefono fuso, una vita da “albanese” che ormai mi accomuna con una cerchia di rari e preziosi fratelli, Francesca in testa, poi assolutamente Rosalba, con Gaetana e Sergio a Roma e Rosanna e Corinna a Milano, ma lo voglio gridare con voi questa sera.
Perché ce l’abbiamo fatta! La task force contro i canili lager diventerà realtà.
Vorrei raccontare a tutti voi con quanto amore, con quanta passione e fermezza questo risultato, assieme ad un nuovo approccio ispettivo con nuove banche dati, sia stato raggiunto dal sottosegretario.
Francesca Martini ha perseguito l’obiettivo con una determinazione assoluta, rompendo una stagnazione decennale, forte di un team che a diversi livelli, dal territorio sino dentro al Palazzo, l’ha sempre sostenuta, lavorando per difendere i valori violentati dall’ignoranza e dal crimine.
Il successo, il riscontro sui temi del benessere animale hanno creato le condizioni perché il ministero tornasse a voler essere il guardiano delle leggi. Il ministero non è un orpello inutile, riflettente, ma sta diventando, grazie a tutti voi, un momento di sintesi e di raccordo col territorio.
Le “lettere” tra uffici per fingere di rispondere ai problemi non servono. Comprovano un’assenza, certificano il fallimento di un’istituzione. La task force è invece il seme di una nuova risposta. Fisica, dentro le situazioni. Ci vorrà tempo, la magistratura poi inizia ora, solo con qualche sentenza della Cassazione, a riconoscere alcuni principi.
E’ superata e perdente la visione del rapporto tra l’uomo e gli animali. L’uomo al centro del mondo e il resto debitore strisciante di una concezione superstiziosa della natura.
Ma come tutte le battaglie culturali, servono tante generazioni perché questo lavoro diventi condiviso e patrimonio comune. Il bello, quindi, inizia solo adesso. Noi abbiamo solo aperto una strada.
Il riscontro di questo lavoro ha intanto “costretto” il Palazzo, a rivedere l’assetto organizzativo e ad adeguarsi ai ritmi un po’ asburgici (.) di chi vi collabora, stringendo alleanze con le tante energie sane che sono al suo interno.
Sono arrivate le prime inchieste sui canili lager, che ora sono quasi 150, tante da non crederci… Nessuna querela. Qualcuno sente, dalla parte delle asl, di sentirsi colpito nella propria onorabilità. Onore ai caduti, invece, mai! La verità è che non sono più i “signori” indisturbati del territorio.
Poi c’è l’altra sfida, che deve superare il volontariato. Studiare. Avere un metodo nel raccogliere i dati, nel denunciare. Vi prego, applicatevi. Dobbiamo essere come cecchini, con un solo colpo in canna.
Ma questa sera siamo qui per Bottone. Allora vi confesso che la sera prima che lo incontrassi ero a Campobasso, al lavoro per la nostra Francesca, in “missione” con una rara persona fidata con cui spartisco l’onore di una battaglia campale.
A volte si pensa che sia l’intuito a farti capire le connessioni del malaffare nei canili, perché è di questo che stiamo parlando ed è di questo che mi occupo. Non solo di maltrattamenti, che sono una “piccola” parte del problema.
Ma l’intuito non vive da solo, in me ha un suo socio occulto in affari che fa da suggeritore. Ve lo dico subito, perché non pensiate a chissà chi. Il mio socio è il dolore. Il dolore, io credo, accende la luce.
Quella notte a Campobasso avevo in testa un grumo di nomi di canili e gestori, appalti, determine e regioni dove si allargavano. Non mi tornava niente. Poi, improvvisamente, come Belushi, “ho visto la banda”.
Avevo sugli appunti due nomi capofila, il Molise e l’Umbria, due pietre tombali, due ciclici calvari, un dolore canino e umano che si incrociava e sovrapponeva ancora, e che pietrifica; poi nomi di società e persone improvvisamente mi chiudevano il cerchio di un sistema perfetto, clonabile, ramificato, di spartizione dei canili nel Paese. Più che la banda, obiettivamente, grazie ai suggerimenti del socio in affari di cui sopra, mi si era trasfigurata nella notte di Campobasso il sistema di una mappa. E la mattina dopo, a colazione, avevo gli appunti aperti come un breviario fatto da un quadrilatero di collegamenti da leggere al mio capo spedizione. Impresari e custodi giudiziali in intima amicizia.
Bisognava allora inventarsi un nuovo sistema per aprire altri cassetti, provare nuove sinergie di banche dati, di enti di controllo. Bisognava organizzare il fare, le procedure per chiedere, autorizzare.
E’ così che abbiamo pensato ad un team di banche dati e di teste che devono diventare sistema d’informazioni in rete. E questo è il segno che vorrei lasciare nei luoghi che percorro per voi, il “metodo fafi”, assieme ad un team professionalmente e umanamente speciale di persone con cui lavoro, per i Bottone, i Matteo, i Vasco che attraversano le nostre vite.
Questa è la verità. Non basta il senso di giustizia per spingerti nel violare una frontiera e buttar giù un muro. Il confine lo varchi quando osi e puoi osare solo quando, messo da parte l’istinto di sopravvivenza, non hai proprio più niente da perdere. Non è una battaglia per disperati. E’ una battaglia per coraggiosi conviventi sopportatori di dolore, la carne viva esposta che espande l’intuito. E’ lui, il mio principale socio, la dolorosa resistenza. Dove c’è dolore c’è un vuoto d’amore. C’è una lama tagliente che sciabola via tutto quello che di incoerente trova sul cammino.
E Bottone? Dentro questa logica lui doveva arrivare. La prima volta che l’ho visto viveva nel pieno del confort in un canile sanitario, privato di terapie indispensabili per la sua sopravvivenza, grazie alla macerazione lenta che il Molise di Ripabottoni riserva agli ospiti speciali come lui. Questo è il Molise in cui la veterinaria pubblica non ha bisogno di nascondersi. Semplicemente continua a sentirsi impunita. E i fatti fino ad ora le danno ragione.
La fortuna di Bottone è stata quella di essere intercettato nel corso di un’ispezione.
E’ stato liberato dopo la troppa, eccessiva fatica per riuscire a strapparlo dal bilancio della Siac che gestisce la splendida struttura e dall’Asl di Larino, che vigila e autorizza la beauty farm.
D’imperio, nonostante le resistenze della veterinaria pubblica locale, è stato fatto aprire il box e affidato d’urgenza. Per quanto bisogna implorare pietà all’Asl per far uscire un cane in fin di vita?
E’ così che Bottone è entrato senza saperlo nella storia. Perché il suo dolore è entrato nel disegno di legge sul randagismo, il suo socio occulto è diventato un articolo di legge, perché davanti a cani come lui, la porta del canile si apra subito. Per legge. La legge Martini. L’articolo Bottone.
Bottone inconsapevolmente cambierà il corso di tante evitabili tragedie, perché conta di più la dignità del dolore che 1,50 euro/cane al giorno al ribasso.
Questo è il regalo che fa a tutti Bottone e che mi fa pensare a quante illuminazioni possa ancora regalare il dolore che disabilita la vita di un cane e di un essere umano.
Benvenuto Bottone nel team della dolorosa vittoria!
Stefy
La storia di Bottone qui
http://www.chiliamacisegua.org/2010/04/21/libro-rosso/
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Cremona, maltrattamenti al canile
20 aprile 2010 -
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo479537.shtml
Cremona, maltrattamenti al canile Sevizie e uccisioni: aperta inchiesta
Cani immobilizzati con corde, lacci e cappi prima di essere uccisi senza motivo.
Iniezioni letali con analgesici e maltrattamenti di ogni tipo. Teatro delle sevizie, il canile di Cremona,
dove nel marzo 2009 i carabinieri del Nas trovarono 25 cani e sette gatti morti in una cella frigorifera.
Il gip Clementina Forleo del tribunale di Cremona ha aperto un’inchiesta e dato incarico a un veterinario di accertare le cause della morte degli animali.
I primi risultati della perizia compiuta dal veterinario Rosario Fico, responsabile della sezione
di Grosseto dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana, sono agghiaccianti.
Ecchimosi, ematomi ed emorragie, segni di maltrattamenti costanti e immotivati.
Il perito ha accertato che 12 cani e due gatti sono stati uccisi con iniezioni di Pentothal, un analgesico
non registrato in Italia come eutanasico, ma usato come tale. Le soppressioni, inoltre, sarebbero state del tutto immotivate:
“Uccisi – si legge nella perizia – senza che i cani manifestassero patologie tali da giustificare la loro soppressione”.
I racconti sono raccapriccianti: cinque cani, tra cui un cucciolo, sarebbero morti per sbranamento.
Dalle indagini emerge come nel canile “sia stato dichiarato il falso sulle cause della morte di altri animali”:
i cani “risultavano essere stati soppressi, in molti casi, senza una motivazione legittima e dopo aver subito un traumatico contenimento fisico”.
Intanto su Facebook è stata lanciata una petizione affinché “il comune di Cremona allontani
dal canile sia l’associazione che gestisce il canile, compresi i volontari, sia quella
che ha denunciato il tutto e metta garanti esterni ai fatti”
. Il gruppo ha il supporto di oltre 800 persone.
http://www.cremonaonline.it/il-territorio/notizie-locali/canile-lager-1.29749
CREMONA – Cani immobilizzati in maniera violenta, con corde, lacci e cappi prima di essere uccisi,
senza che ve ne fosse motivo, con il Pentothal, analgesico non registrato in Italia come eutanasico,
ma usato come tale. E dunque «in modo non legittimo». Cani talmente traumatizzati
dal «contenimento così violento» forse morti «per choc» prima dell’iniezione letale, oppure,
nel tentativo di divincolarsi «rimasti vittime dei lacci» prima che dell’iniezione.
Ecchimosi, ematomi, emorragie. Ricorda un ‘manuale delle torture’ la perizia compiuta
dal veterinario Rosario Fico — responsabile della sezione di Grosseto
dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana,
centro di referenza nazionale per la medicina forense veterinaria. Fico è il perito messo
in campo dal gip Clementina Forleo, perché accertasse le cause della morte di venticinque
cani e sette gatti che nel marzo di un anno fa, i carabinieri del Nas trovarono
nella cella frigorifera del canile messo sotto sequestro.
Se Fico ha accertato che 12 cani e 2 gatti sono stati uccisi con
«inoculazione di tiopentale» (di Pentothal Sodium) «senza che ve ne fosse motivo»,
cioé «senza che i cani manifestassero patologie tali da giustificare la loro soppressione»,
emergono numerosi altri particolari raccapriccianti nella centinaia di pagine della perizia.
Si racconta di cinque cani, tra cui un cucciolo, morti per sbranamento.
Si evidenzia come nel Rifugio «sia stato dichiarato il falso sulle cause della morte di altri animali.
Ad esempio, di un cane dichiarato deceduto «perché non d’accordo con altro cane:
stato comatoso, ictus». Eppure «l’esame necroscopico non ha evidenziato nessuna lesione al cervello»,
scrive il perito.
Fico spiega di aver scelto «il fegato come organo d’elezione
per la ricerca post mortem di molecole dei due farmaci (Tanax e Pentothal Sodiumn)
al fine di provare la loro somministrazione agli animali esaminati».
E che la scelta «è stata basata sulle conoscenze relative alla loro farmacocinetica».
Quindi un campione di fegato di ciascun animale è stato sottoposto a necrospia ed esaminato.
«Tutti i valori superiori considerati sono stati 3,7 mg/kg per il Tanax e 4,2 mg/kg per il Pentothal.
Questi valori esprimono la certezza che la sostanza è stata somministrata all’animale».
Ma il perito non esclude «che ad alcuni animali in esame possono essere stati comunque somministrati
i due farmaci, ma per vari motivi (il tempo intercorso tra l’iniezione e il blocco cardiaco,
un dosaggio troppo basso del farmaco) la quantità di sostanze presenti nel fegato
era al di sotto del limite di rilevabilità del metodo».
Morti traumatiche. Fico spiega che l’eutanasia, una morte dolce, «implica l’assenza di dolore e stress,
pertanto le tecniche di eutanasia devono procurare una rapida perdita
di coscienza seguita da un arresto cardio-respiratorio e, alla fine, la perdita delle funzioni cerebrali.
Una buona tecnica quindi deve minimizzare il dolore, lo stress e l’ansia che
gli animali possono provare prima della perdita di coscienza, ma questo
non è avvenuto nel caso del canile di Cremona».
Nella struttura del Comune, i cani «risultavano invece essere stati soppressi,
in molti casi, senza una motivazione legittima e dopo aver subito
un traumatico contenimento fisico».
Si scrive che «il farmaco utilizzato per la soppressione, ossia il tiopentale,
è un farmaco registrato per l’induzione dell’anestesia generale, da mantenere
con anestetici gassosi, oppure per l’anestesia generale di breve durata (10-20 minuti)
per manualità cliniche e di interventi chirurgici ‘minori’ quali soggetti indocili,
indagini ginecologiche e odontostomatologiche, esami radiografici o di altro tipo,
riduzioni di lussazioni, fratture, contrazioni». Quindi «l’uso del tiopentale sodico
in un protocollo di eutanasia è previsto solo come anestetico profondo
da somministrare prima del Tanax, farmaco letale, e
non come farmaco esclusivo per causare la morte dell’animale».
Cremona: aperta un’inchiesta sul canile lager
pubblicato: martedì 20 aprile 2010 da Vito Parisi in: @!#** Dei delitti e delle pene
Al canile di Cremona, i cani venivano immobilizzati i
n maniera violenta con corde, lacci e cappi prima
di essere uccisi, senza che ve ne fosse motivo.
Venivano soppressi con il Pentothal, analgesico
non registrato in Italia come eutanasico,
ma usato come tale. Forse i cani morivano
per choc prima dell’iniezione letale, o
ppure nel tentativo di divincolarsi «rimasti vittime dei lacci»
prima che dell’iniezione.
Ecchimosi, ematomi, emorragie sono
riferiti nella perizia compiuta dal veterinario Rosario Fico,
responsabile della sezione di Grosseto dell’Istituto
Zooprofilattico sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana,
centro di referenza nazionale per la medicina forense veterinaria.
Fico è il perito incaricato dal gip Clementina Forleo del tribunale di Cremona
di accertare le cause della morte di 25 cani e sette gatti che nel marzo 2009 i carabinieri del Nas
trovarono nella cella frigorifera del canile messo sotto sequestro.
Fico ha accertato che 12 cani e due gatti sono stati uccisi con «inoculazione di tiopentale» (di Pentothal Sodium)
«senza che i cani manifestassero patologie tali da giustificare la loro soppressione».
Emergono numerosi altri particolari raccapriccianti nella centinaia di pagine della perizia.
Si racconta di cinque cani, tra cui un cucciolo, morti per sbranamento.
Si evidenzia come nel Rifugio «sia stato dichiarato
il falso sulle cause della morte di altri animali»:
i cani «risultavano essere stati soppressi, in molti casi,
senza una motivazione legittima e dopo aver subito
un traumatico contenimento fisico».
I FATTI QUI
VIDEO
http://www.chiliamacisegua.info/canile_cremona.html
RASSEGNA STAMPA
http://www.chiliamacisegua.org/2009/03/08/la-padania-8-marzo-2009/
08 marzo 2009
TURUN, TURAS, TANAX CREMONA BRUCIA 6MILA CANI
Di Rosanna Marani
La magistratura indaga sul presunto giro di smaltimento di cani attraverso eutanasie forzate
Il canile comunale viene sequestrato. L’accusa del magistrato: 6mila cani uccisi senza ragionevole motivo. Venivano portati da tutta Italia. Lauti i guadagni
AUSCHWITZ NON E’ LONTANA MI VERGOGNO DI ESSERE CREMONESE
Di Stefania Piazzo
Che Cremona, la mia amata città d’adozione, dove ho vissuto 25 anni di vita, sprofondi nella Bassa, tra il Po e le campagne, non significa che Cremona debba sprofondare anche nella melma del crimine. La sua silenziosità non doveva essere copertura degli omicidi. Il suo quieto vivere non doveva diventare omertà nel non vedere gli omicidi di 6mila cani innocenti, uccisi per denaro.
Possibile che nessuno sapesse?
Possibile che nessuno avesse mai voluto mettere il naso dentro? Cremona è davvero diventata l’Auschwitz d’Italia? Peggio di Cicerale, peggio di Rieti, peggio del Sud, peggio di qualsiasi luogo inimmaginabile a raccontarsi.
Povera Cremona, terribile addormentata nel bosco degli interessi, dei falsi animalismi, del disinteresse di chi amministra e non mette mai il naso dentro un canile a sentire il fetore del dolore e della solitudine del randagismo. Un torpore letale ammorba la città, dove si nasconde nel tran tran quotidiano il peggio delle province italiane. Mi vergogno di essere cremonese . Stefania Piazzo
http://www.unacremona.it/canile5.html
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http://www.unacremona.it/canile.html
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