IL NUOVO ANIMALISMO: IL BIOCENTRISMO “PIRATA” DI CAPITAN WATSON
26 gennaio 2010 -
http://www.luigiboschi.it/?q=node/29653
IL NUOVO ANIMALISMO: IL BIOCENTRISMO “PIRATA” DI CAPITAN WATSON
Di Paolo Ricci
La logica, la razionalità “specista” la conosciamo: io che massacro esseri inermi con armi tecnologiche che provocano morti orrende sono nella legalità . Agisco nella legge. Tu che li difendi con armi rudimentali, con bombe puzzolenti , sei un “ecoterrorista” inviso al mondo intero (e a innumerevoli frange “animaliste”). Questa è la logica di una specie spietatamente egemone sul pianeta. Una specie “nazista” verso le altre specie. Una specie che ha ideato un apparato giuridico – teologico – filosofico – scientifico che giustifica il massacro perenne del non umano. Una specie che ha innalzato la mistificazione come una cattedrale gotica verso il vuoto cielo.
Watson dice:
- “Io non infrango le leggi: le sostengo. Non condanno né deploro l’uso della violenza per far rispettare la giustizia. La forza è nella diversità degli approcci io sostengo tutti i metodi di combattere per proteggere questo pianeta e la biodiversità. Il fatto è, comunque, che per gli ecosistemi del mondo, per le specie in pericolo, per tutte le piante e gli animali, non esistono diritti.”
- “Siamo una specie violenta. Siamo sempre stati una specie violenta e risolviamo sempre tutti i nostri problemi con la violenza. Non ci sono mai state eccezioni. Le vittorie non-violente sono un mito. Ha sempre prevalso la forza.”.
- “Personalmente, credo che l’umanità sia condannata. Siamo gli ultimi dei primati ominidi e questo gruppo, tanto per cominciare, non ha mai avuto un grande successo. Eccessivamente territoriale, ossessionato da trivialità, violento, misero e assolutamente privo di empatia verso le altre specie. Il mondo sarebbe un posto molto più piacevole, senza di noi”
IL BIOCENTRISMO “PIRATA” DI CAPITAN WATSON
ovvero
IL NUOVO “ANIMALISMO” DI PAOLO RICCI
A mio modesto parere Watson rappresenta il nuovo animalismo; anzi il nuovo “biocentrismo” come lo chiama lui. www.seashepherd.org. Il 15 di gennaio si è svolta una manifestazione davanti all’ambasciata giapponese. Il Guardian ha dedicato un’intera pagina all’evento. La storia la conosciamo. Il 6 gennaio la Ady Gill un trimarano di 78 piedi di carbone e klavar della Sea Sheperd è stato colpito a prua e spezzato in due parti dalla “Shonan Maru 2″, la baleniera della flotta giapponese. Sei membri dell’equipaggio si sono miracolosamente salvati. Il trimarano è affondato dopo due giorni.
http://www.youtubefunnyvideoclips.com/amazingvideos/102557/seashepherdadygilsunkjapanese.html
La Andy Gill si scontrava da tempo con le baleniere giapponesi cercando di salvare i cetacei dal massacro che continua, senza sosta, in maniera efferata. Dal 1986 ad oggi sono state massacrate 12.000 Balene. Watson è considerato un pericoloso estremista da parte di molte associazioni animaliste che non sono d’accordo con i suoi metodi. A quest’accusa Watson risponde di considerarsi un “revisionista bolscevico” (anche se non è di sinistra) che ritiene la strategia di Green Peace non adeguata a contrastare lo sterminio. Ma di quale violenza Watson è accusato? Da una parte si usano acido butirrico, bombe puzzolenti, fango, urina, cannoni ad acqua e fucili che sparano chiodi; dall’altra si fanno esplodere le balene con arpioni che provocano la disintegrazione del cetaceo: una morte lenta e terribile.
La logica, la razionalità “specista” la conosciamo: io che massacro esseri inermi con armi tecnologiche che provocano morti orrende sono nella legalità . Agisco nella legge. Tu che li difendi con armi rudimentali, con bombe puzzolenti , sei un “ecoterrorista” inviso al mondo intero (e a innumerevoli frange “animaliste”).
Questa è la logica giuridica di una specie spietatamente egemone sul pianeta. Una specie “nazista” verso le altre specie. Una specie che ha ideato un apparato giuridico – teologico – filosofico – scientifico che giustifica il massacro perenne del non umano. Una specie che ha innalzato la mistificazione come una cattedrale gotica verso il vuoto cielo.
La giustificazione per la carneficina perpetrata dai giapponesi è che lo sterminio avviene per ragioni scientifiche, per un programma chiamato “Scientific whaling” che permette il massacro di 1500 balene l’anno. Da quando l’industria della caccia alla balena è nata la popolazione dei cetacei è calata del 90%. Il massacro va avanti perché i giapponesi corrompono le nazioni povere con incentivi finanziari.
Se osservate la fotografia della distruzione dell’Andy Gill vedete sulla grande imbarcazione nipponica uomini che dall’alto della prua guardano verso il trimarano troncato in due. Sull’imbarcazione recisa è possibile vedere degli “ecopirati” che cercano di salvarsi. Sono cinque neozelandesi e un olandese. Ma sulla “Shonan Maru 2″ non ci sono solo i balenieri giapponesi ma tutto lo “specismo” trionfante della terra. Sulla baleniera nipponica ci sono cacciatori, visezionatori, toreri, massacratori di foche, mafiosi della mafia zoologica, proprietari dei canili lager, coloro che vivono con la “tratta”, con i combattimenti tra cani, con le corse clandestine, con il contrabbando internazionale di animali, con il bracconaggio, con il traffico di fauna esotica, con la “cupola del bestiame”, coloro che incendiano le foreste, che massacrano i cavalli, che scuoiano animali per la loro pelliccia, che li tengono prigionieri nelle gabbie degli zoo e dei circhi, che li sfruttano negli allevamenti intensivi, che devastano il pianeta, gli scienziati che negano il rischio che corriamo sulla Terra. Sul ponte della “Shonan Maru 2″ c’è tutto l’armamentario “specista” e antropocentrico del pianeta.
In equilibrio sugli spezzoni dell’Andy Gill, invece, ci siamo noi che rispettiamo il non umano, che rispettiamo gli esseri viventi delle foreste, dei boschi, dei mari, dell’aria. Noi siamo su quegli spezzoni come i naufraghi della “Medusa” di Gericault.
http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Raft_of_the_Medusa_-_Theodore_Gericault.JPG
siamo battuti ma non vinti e presto torneremo su una nuovo – simbolico - trimarano e isseremo, con Watson e il suo equipaggio, la bandiera col teschio dei pirati . La battaglia è momentaneamente persa ma la guerra è lunga, tremenda e continua.
Due anni fa , il 25 gennaio del 2008 scrissi:
“Achab capovolto, capitan Watson e la violenza “limitata” in difesa delle balene”
Ne ripropongo alcune parti perché nulla è cambiato
Capitan Watson é un Achab capovolto. Un Achab invertito. Achab era ossessionato da Moby Dick e lo cercava ossessivamente per tutti i mari. Watson insegue, invece, coloro che massacrano le balene. E anche lui, come Achab, li cerca per tutti i mari. Uno distrugge viventi, inermi e innocenti, l’altro cerca di fermare la strage.
E Watson, a differenza di altri, usa una “limitata” violenza per difendere le balene.
Quando Watson chiese al delegato giapponese Tadahiko Nakamura se era preoccupato per i suoi figli che non avrebbero più potuto vedere le balene, il giapponese rispose: si arrangeranno, una specie in più una meno conta assai poco. Il mio dovere è verso la mia famiglia e la mia patria. Me ne frego delle future generazioni. Conta il profitto. Senza balene i giovani giapponesi sopravvivranno come noi siamo sopravvissuti.
Joji Morishita della Japanese Fisheries Agency confermò che il massacro delle balene è tradizione nipponica. E’ orgoglio nazionale. Andrei Behr proprietario della baleniera pirata Sierra è stato ancora più lapidario dei giapponesi, dopo che gli affondarono il suo vascello killer disse: se le balene le stiamo estinguendo perché non approfittare – prima che svaniscono completamente – e guadagnarci qualcosa?
Qui è “in essenza” tutta la filosofia specista che sta distruggendo la terra. Questa è la filosofia degenerata che sta annichilendo il pianeta.
Watson a differenza del buonismo animalista usa una “limitata” violenza in difesa degli inermi.
Ed è particolare perché non esita ad affrontare lo scontro violento quando si confronta con le baleniere assassine. Ci sono due modi di contrastare i killer giapponesi.
Il primo è quello di Green Peace che conduce una battaglia che non scaturisce in violenza.
L’altro è quello della Sea Shepherd Conservation Society che usa tattiche più aggressive.
Watson sta a Green Peace come SPEAK e SHAC stanno all’animalismo inglese classico.
Watson ha le sue idee e spiega che la Sea Shepherd Conservation Society è un’organizzazione che rispetta le leggi. Watson dice: “Io non infrango le leggi: le sostengo. Non condanno né deploro l’uso della violenza per far rispettare la giustizia. La forza è nella diversità degli approcci e io sostengo tutti i metodi di combattere per proteggere questo pianeta e la biodiversità”. Dice: “Sostengo tutti i metodi di combattere per proteggere questo pianeta e la biodiversità. Il fatto è, comunque, che per gli ecosistemi del mondo, per le specie in pericolo, per tutte le piante e gli animali, non esistono diritti.” Watson dice: balene, animali e anche piante.
E precisa: “L’industria della carne è una delle più distruttive per l’ambiente che esista sulla faccia della terra. La pratica dell’allevamento e della macellazione di maiali, vitelli, pecore, tacchini e polli non solo sfrutta vaste aree di terra ed enormi quantità d’acqua, ma è anche la maggiore responsabile delle emissioni di gas serra nell’ambiente anche più della stessa industria automobilistica” e chiede: “Allora perché i più importanti gruppi ambientalisti al mondo non conducono campagne contro l’industria della carne? E perché il film “An Inconvenient Truth” dell’ex vice presidente americano Al Gore non denuncia la scomoda verità secondo cui l’industria della macellazione produce più emissioni di gas serra dell’industria automobilistica?”.
La risposta è questa: quando si tocca il petrolio si elevano baluardi tremendi di resistenza.
I colossi del petrolio e dell’industria automobilistica non vogliono sentir parlare di tagli di emissione
Coloro che inquinano sono i primi affossatori del trattato di Kyoto.
E un giorno non lontano dovranno affrontare un loro personale processo di Norimberga per aver fatto massacrare il pianeta. Watson è un “biocentrista” un termine infinitamente migliore di “animalista”, che per ragioni assolutamente inani molti animalisti aborrono. È un uomo colto che conduce la sua risoluta battaglia contro killer che usano armi micidiali per massacrare viventi indifesi. La sua battaglia attuale è contro il Nisshin Maru. Un killer spietato dei mari. John Vidal che ha seguito i vascelli della Sea Shepherd e di Green Peace dice che si stanno scontrando ego mostruosi tra le due leadership ma che tra gli equipaggi c’è grande rispetto.
Gli attivisti Sea Shepherd combattono la loro battaglia vomitando di tutto sulle baleniere nemiche.
Coprono il ponte della vascello killer con acido butirrico, con bombe puzzolenti che fanno vomitare per l’odore che emanano, fango, urina, dolci di cioccolata e utilizzano cannoni ad acqua e fucili che sparano chiodi. In molti casi cercano di imbrigliare le eliche dei motori con delle corde. Le tattiche di Green Peace, invece, sono quelle di mettersi tra la baleniera e le balene. Green Peace segue tattiche non violente. Watson usa “limitata” violenza e riguardo la sua tattica, dice: “Penso che le critiche siano irrilevanti. La Sea Shepherd deve rispondere soltanto ai suoi membri e ai suoi clienti. I suoi clienti sono gli esseri che vivono negli oceani. Subito dopo che affondammo metà della flotta islandese che dava la caccia alle balene nel 1986, un mio ex collega di Greenpeace mi avvicinò per dirmi che ciò che avevamo fatto in Islanda era “un’azione codarda, condannabile, criminale e imperdonabile” gli risposi: “E allora? Non abbiamo affondato quelle navi per voi o per i sei miliardi di stronzi ominidi che vivono su questo pianeta. Le abbiamo affondate per le balene. Trovami una balena che non sia d’accordo con l’azione e non ne faremo più di simili, ma fino a quel momento, non potrà fregarcene di meno di cosa abbiano da dire gli esseri umani riguardo all’azione.”
Questo potrebbe essere un brano evangelico del nuovo “animalismo” o meglio del nuovo “biocentrismo”.
E ancora: “Questo movimento non ha bisogno di vigliacchi. Questo movimento ha un immediato bisogno di disciplina, sicurezza e di spirito marziale.” Spirito marziale, dice, non di pacifismo mieloso, eternamente perdente e succube. Watson è un capitano che usa un sistema disciplinare quasi dittatoriale.
Green Peace cambia, invece, spesso i capitani che seguono tattiche imposte dalla leadership.
Green Peace è forte di 200.000 membri e utilizza la nave Esperanza con un equipaggio di 21 nazionalità.
La divisione tra la Sea Shepherd e Green Peace ha prodotto una reazione ingiustificata da parte della seconda. Green Peace si rifiuta, infatti, di passare informazioni alla Sea Sheperd. Non la vuole tra i piedi perché considera le sue tattiche controproducenti. In effetti sembra una forma di suicidio.
Watson ha confermato che Green Peace ha rifiutato l’assistenza non concedendo le coordinate navali per rintracciare la flotta. È stato informato che i membri di Green Peace sono contrari ad aiutarlo perché disapprovano le sue tattiche. Questa situazione è simile ai contrasti violenti esistenti, nel grembo dell’animalismo nostrano, tra sette radicali, sette moderate e associazioni. Watson dice io non sono una signora inglese, una Avon lady, che cerca pubblicità e si erge a testimone contro il male. Io sono un enforcer, io seguo tattiche differenti e del buonismo mieloso me ne fotto. Io vedo l’orrore e lo contrasto perché quello che vedo è osceno e mi offende come essere umano. Cos’ è un enforcer? Un enforcer è colui che impone l’obbedienza alla legge (anche con la violenza).
Inizialmente Watson era uno dei fondatori di Green Peace, poi ci furono contrasti e fu difficile continuare.
Green Peace ha contatti con governi, Watson li aborre e definisce Green Peace come la chiesa di Papa Borgia che vendeva indulgenze per far accedere al paradiso; dice che come Alessandro VI anche Green Peace concede le sue indulgenze ambientali. Questa guerra di Watson ha accentuato l’attenzione verso il problema della sofferenza animale. Questa lotta ripresa dai media mondiali aiuta enormemente la causa in difesa degli animali.
Se il consumo della carne di balena crolla in Giappone e in Norvegia ci sarà pure una ragione. E gli australiani si sono schierati dalla parte dei difensori delle balene. Peter Singer è intervenuto nel dibattito e ha scritto che il massacro delle balene andava fermato non perché i grandi cetacei rischiavano l’estinzione, ma perché erano mammiferi con grandi cervelli capaci di “godere” la vita e provare dolore. Singer ha spiegato che le balene possono anche soffrire di angoscia (distress) e hanno problemi se il gruppo si divide.
Personalmente non condivido quello che afferma Singer.
Nel 1977 il governo australiano diede l’incarico al giudice in pensione Sydney Frost di indagare su quello che stava accadendo riguardo lo sterminio delle balene. Frost analizzò la situazione e concluse che le balene non possono essere uccise “umanamente” a causa della loro dimensione e che è anche difficile colpirle con arpioni esplosivi. Se fosse assolutamente necessario uccidere le balene per la sussistenza umana allora sarebbe eticamente permesso, ma dal momento che si ha a che fare con creature con un “cervello notevolmente sviluppato e dotate di un alto livello di intelligenza”, e che tutto ciò che necessitiamo dalle balene si può ottenere da altri parti è eticamente ingiusto ucciderle. Questa è la logica specista trionfante: prendere o lasciare. Singer concluse dicendo che gli australiani sono i meno indicati ad affermare queste cose dal momento che abbattono i canguri e hanno i macelli funzionanti a pieno regime.
Il discorso di Frost lo trovo assolutamente ridicolo. Anzi abbastanza offensivo al senso etico comune. Singer, (per ragioni tattiche?) , ha affermato che la salvezza di una specie dipende dallo sviluppo celebrale e dalla fisicità corporea. Come dire a una gazzella si può sparare ma non a un elefante. È incredibile che si debba scendere a livelli filosofici di questo tipo per limitare i massacri dei viventi. Le balene le salviamo perché assomigliano a noi – considerando i loro cervelli e i loro grandi corpi – non perché è indecente lo sterminio effettuato da una specie egemone sulle altre.
Le tattiche di Watson sono dettate da una visione del mondo profondamente differente da quella di Green Peace. Per Watson è l’umanità, la nostra specie, il vero problema. Motivo principale della sua dura lotta è salvare una specie dall’estinzione e dal massacro. Senza dimenticare le altri specie esposte all’inaudita violenza degli uomini. Watson dice: “Siamo una specie violenta. Siamo sempre stati una specie violenta e risolviamo sempre tutti i nostri problemi con la violenza. Non ci sono mai state eccezioni. Le vittorie non-violente sono un mito. Ha sempre prevalso la forza.”. Watson abbandona il pacifismo gandhiano esteso al mondo animale dicendo: “Le vittorie non-violente sono un mito. Ha sempre prevalso la forza.” Le Avon ladies sussultano scandalizzate e il pirata spiega: “Personalmente, credo che l’umanità sia condannata. Siamo gli ultimi dei primati ominidi e questo gruppo, tanto per cominciare, non ha mai avuto un grande successo. Eccessivamente territoriale, ossessionato da trivialità, violento, misero e assolutamente privo di empatia verso le altre specie. Il mondo sarebbe un posto molto più piacevole, senza di noi” E ancora: “Viviamo in un mondo popolato da decine di milioni di specie e fino a quando a tutte queste specie non sarà riconosciuta una parvenza di diritti, almeno il diritto di sopravvivere, io non potrò interessarmi granché dei diritti umani.”
Watson è vegano. L’equipaggio di Green Peace non lo è. Watson dice: “Per quanto ne so, e può anche essere che mi sbagli, ma la mia organizzazione, la Sea Shepherd Conservation Society è l’unica organizzazione protezionista al mondo che sostiene e pratica la scelta vegetariana. Sulle mie navi non viene servito nessun alimento di origine animale quindi niente carne, pesce o latticini. Seguiamo una dieta strettamente vegana ormai da anni e nessuno di noi è morto di scorbuto o per malnutrizione. In secondo luogo promuoviamo il veganismo sulle nostre navi perché lo consideriamo un mezzo per ottenere ciò per cui lottiamo, che è la conservazione degli oceani. Ricordo un attivista di Green Peace che cercava di difendere le sue abitudini alimentari basate sul mangiare carne dicendo che era un carnivoro e che i predatori hanno il loro posto ed era orgoglioso di essere uno di questi”.
Watson dice di “non tirare fuori quell’obsoleta retorica di sinistra. La gente non ha voglia di sentir parlare di capitalismo e imperialismo: tutte queste chiacchiere non cambiano niente” e ancora: “io mi considero un conservatore, perché la radice del termine è “conservare” e il vero conservatore è un conservazionista. Inoltre, sono un Repubblicano, nello spirito di Thomas Jefferson, Abraham Lincoln e Teddy Roosevelt…”
(non di Bush ) ” e lasciate perdere l’obsoleta retorica della giustizia sociale. La gente è tutta uguale. I poveri sono semplicemente degli aspiranti ricchi. Gli oppressi sono semplicemente degli aspiranti oppressori. Le persone hanno tutte gli stessi vizi e virtù, a prescindere dalla classe, dal colore, dal sesso o dalla religione. Guarda la schiavitù. La colpa fu di entrambe le razze. Gli europei non catturarono mai neppure un singolo schiavo. Li compravano da africani neri, che li avevano catturati per venderli come schiavi. Gli indiani americani si stavano massacrando e derubandosi la terra a vicenda molto prima che arrivassero i bianchi. Per quale motivo dovrei interessarmi di un talebano di una donna saudita? La maggior parte di loro condivide i concetti primitivi dell’Islam. Sono come quelle mogli picchiate che giustificano la violenza dei loro mariti.”
E tira le somme: “I bianchi, i neri, gli indiani, gli asiatici, ecc sono tutti uguali: siamo tutti un mucchio di scimmie nude egocentriche, che si autoglorifica eccessivamente, con le menti piene di leggende divine e i nostri piccoli patetici cervelli da primati pieni di confusione riguardo a cosa sia questo mondo. L’unica cosa che importa sono le leggi dell’ecologia… La legge per cui l’interesse di una specie deve avere la precedenza rispetto ai diritti individuali dei singoli individui di qualunque specie” e conclude: “Tutti i problemi sono insignificanti, in confronto a quello più importante di tutti: la diminuzione crescente della biodiversità globale. Ed esiste una sola causa per questo problema: la crescita incontrollata della popolazione umana”.
Personalmente non condivido quello che Watson dice riguardo la giustizia sociale e le conseguenze dell’imperialismo e della colonizzazione occidentale delle Americhe, ma devo riconoscere che su alcuni punti ha ragione da vendere.
Gli europei provocarono orrori indicibili. Leopoldo II del Belgio compì, in Congo, cose inenarrabili. Da puro “Cuore di tenebra”.Il Belgio sfruttò a morte milioni di neri usando il terrore d’un apparato militare – commerciale.Gli europei si comportarono in maniera immonda nelle colonie.
Il mercato degli schiavi durò 300 anni; tra i 10 e i 15 milioni di africani furono resi schiavi e vissero vite terribili. Oltre due milioni perirono. L’arrivo di Cortez e di Pizarro e la susseguente conquista spagnola delle Americhe produsse un massacro spaventoso di milioni di indios. Se ce n’erano 70 milioni prima della conquista e nel 1600 gli indios erano diventati 7 milioni vorrà pur dire qualcosa. Ma che il problema sia della specie è assolutamente innegabile. Della specie e delle sue assurde religioni.
È verissimo che la schiavitù fu alimentata dalle tribù dominanti africane e dal commercio arabo.
Ed è vero gli arabi praticarono la stessa schiavitù ghermendo, dalle coste europee, uomini e donne da ridurre in schiavitù (e si parla di oltre un milione di individui) e portare in Barberia. Ed è vero che il dominio azteco fu per i popoli limitrofi un’esperienza spaventosa. E che senza di loro Cortez non avrebbe mai conquistato quelle terre. Basta vedere un film come “Apocalypto” (piaccia o non piaccia l’ossessione sanguinaria di Gibson) per rendersi conto di quello che accadeva a causa di una religione mostruosa. I sacrifici umani avvenivano in quella maniera ed erano enormemente estesi. Se gli aztechi arrivarono a sacrificare 80.400 vittime in quattro giorni qualcosa di diabolico avveniva in quell’impero. E quello che accade in Africa, e nel Congo non può essere attribuito solo al rapace capitalismo degli occidentali, io parlo spesso con africani che detestano le loro classi al potere e dicono che la loro borghesia è tremendamente corrotta, rapace e oppressiva. Nella guerra civile del Congo muoiono ogni mese 45.000 persone. Le colpe delle multinazionali assassine sono immense, ma anche la guerra fratricida tra Hutu e Tutsi – scaturita dal genocidio del Ruanda ed estesa al Congo – è degenerata in una conflagrazione generale che non può essere attribuita ai soli occidentali, è responsabilità anche di odi tribali atavici. Se visitate una città come Bombay e vedete l’indifferenza dei ricchi indiani verso i poveri vi renderete conto che il problema non è derivato solo dall’imperialismo occidentale ma ha radici nella loro atavica religione nella struttura delle caste e nel concetto del karma.
Noi siamo stati iniqui ma il problema è “umanamente” generale. Detto questo pur non condividendo tutto quello che dice Watson ma sono pieno di ammirazione per quello che fa per le balene.
Molte note personalità sostengono Watson: Sean Penn, Orlando Bloom, Martin Sheen, Mick Jagger, e anche il Dalai Lama. E molti sono di estrema sinistra anche se non condividono certe sue affermazioni.
A Watson però chiederei perché oltre ai macelli e alle balene non dovrei provare pena anche per i bambini che muoiono in Africa? Perché? Il termine “Biocentrismo” non include tutti i viventi?
Paolo Ricci
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LETTERA SUL PRETE CACCIATORE
7 novembre 2009 -
SEPOLCRI IMBIANCATI
Così Gesù definì i Farisei e gli Scribi, com’ è scritto nel Vangelo di Matteo (cap.XXIII v.2), ma indirettamente tutti quelli che a prima vista appaiono degni di stima e di ammirazione, mentre dentro di loro, cioè moralmente, lasciano molto a desiderare a somiglianza delle tombe che si presentano belle di fuori, ma nell’interno contengono i resti macabri dei morti.
Chiliamacisegua
LETTERA SUL PRETE CACCIATORE
Sua Eminenza Martini
Cardinale di Milano
Curia Arcivescovile.
Diocesi di Milano
Milano
Sua Eminenza Ersilio Tonini
Cardinale di Ravenna
Curia Arcivescovile.
Diocesi di Ravenna
Ravenna
Sua Eccellenza Gualtiero Bassetti
Vescovo di Arezzo.
Curia Arcivescovile.
Diocesi di Arezzo
Arezzo
P.c: WWF, LAV, LAC. LIPU, AISPI, VERDI, LEGAMBIENTE, PETA, UNA, PRO NATURA,LIMAV, COORD. BOCC. AVVELENATI,CHILIAMACISEGUA
Eminenze,
una sera ho incontrato un ambientalista che mi raccontato una storia assai strana: mi ha detto che a Foiano della Chiana nella provincia di Arezzo, il parroco di Santa Maria del Carmine, Don Vannuccio Fabbri, un prete cacciatore, celebra “una Messa propiziatoria” per tutti i cacciatori del territorio all’apertura della stagione venatoria. La cerimonia, con susseguente cena, è stata riportata da “La Nazione” del 4.9.98 e del 15.9.99.
Dall’articolo della Nazione del 4.9.98 si evince che il sacerdote è “un provetto cacciatore”, un appassionato della caccia stanziale e pratica questo “sport” con grande passione” da 12 anni. Va a caccia due o tre volte la settimana. Forma squadre e si “diverte” a praticare la caccia di gruppo con amici (10 Rambo contro un pollo-fagiano). E’ un prete e non un Francescano (quindi non sente gli obblighi etici verso le altre creature che ispiravano il Poverello di Assisi). Sul resto dell’intervista, Eminenze, sorvolo perché trovo le dichiarazioni semplicemente offensive.
Dalla seconda si evince che Don Fabbri non desidera strumentalizzazioni, che anche i cacciatori hanno un anima (cosa che mi sembra ovvia dal momento che anche Tommaso Moro e Himmler l’avevano), che la cerimonia è opera di aggregazione e di amicizia e che se i cacciatori “padellano” (non uccidono qualche animaletto) si limitano solo a qualche imprecazione innocente, rispettando la figura del sacerdote. In termini semplici se non colpiscono un fagiano non bestemmiano dal momento che Don Fabbri è presente. Se ne deduce: più animali massacrati = meno bestemmie.
Cento esserini massacrati contano meno di una bestemmia che offende il Buon Dio. La logica è logica.
La cerimonia è stata pubblicizzata con locandine e cartelli nei negozi di armeria che invitano alla celebrazione della Messa e ha riscosso un grande successo. Hanno partecipato all’evento religioso 140 cacciatori, raccolti in devota preghiera con il loro simpatico parroco.
La LAV, la Lega Antivivisezione, informata, ha indagato. La responsabile regionale dell’organizzazione, una fervente cattolica, si è rivolta al sacerdote e ha chiesto spiegazioni.
Il sacerdote ha risposto con tono, a dir poco, scortese che è esistito un Papa che aveva una riserva di caccia. L’ha inoltre invitata a rileggersi attentamente la Genesi, dopo averla sfidata a scrivere al Vescovo. Ad un certo punto, dopo uno scambio vivace di battute il sacerdote, e dopo le eterne menate sull’aborto, gli americani e le vittime del Cenis, ha affermato: ” Mi fate schifo” riferendosi ad ambientalisti, verdi, vegetariani, animalisti e altre mostruosità di questo tipo.
E tra le schifezze ambientaliste ci infiliamo anche Francesco d’Assisi, San Tommaso Moro, che immaginava una Stato utopico senza cacciatori, oltre agli innumerevoli cattolici che hanno la stessa perversa sensibilità del santo umbro e rispettano gli altri esseri viventi oltre alle cose inanimate. Francesco chiamava fratello e sorella anche il sole, la luna e il vento. E se la dirigente cattolica della LAV si ispira al Poverello non c’è dubbio che il parroco di Foiano abbia sfoderato dal suo armamentario teologico qualcosa che ricorda vagamente Alessandro VI- Borgia o qualche papa del genere. Sarebbe stato meglio tirar fuori, dai riferimenti biblici e teologici, Nimrod il cushita che fu “gran cacciatore al cospetto del Signore” (Genesi 10; 8-12) e non un papa rinascimentale, che, probabilmente, con il suo comportamento, aiutò a scatenare la rivolta luterana.
Ognuno ha il suo Dio, Eminenze.
Forse non sono giusto, ma la visione di Don Vannuccio Fabbri benedicente ha attivato nel mio cranio un corto circuito di immagini che si sono seguite con intensa rapidità. Ho visto il prete che benedice gli animali a Roma, le sontuose scene di caccia del secondo tragico Fantozzi, Toto Riina che leggeva nel carcere la vita dei santi, il mafioso che viveva immerso in una chiesetta fai-da-te in un clima surriscaldato da misticismo apocalittico, i ragazzini di Mendelin che pregavano Maria Ausiliatrice prima di uccidere un disgraziato per 250 dollari,. Ognuno ha il suo Dio: Lutero, Calvino, Paolo di Tarso, Pio XII, Francesco d’Assisi, Cesare Borgia, il parroco di Foiano, il commandante del campo di Auschwitz e la signora della LAV. Ogni pulviscolo di cenere ha il suo Dio.
Forse esagero, Eminenze, sono ingiusto, e bisognerebbe limitarsi a Fantozzi, ma proprio in quei giorni stavo leggendo il volumetto del signor Eugen Drewermann ” Sulla immortalità degli animali”. Il teologo tedesco scrive: “La dottrina cristiana della resurrezione ha reso l’esistenza umana a giusto titolo infinitamente grande e preziosa¸ questo risultato, tuttavia, fondato su un presupposto essenzialmente filosofico, è stato ottenuto a un prezzo insostenibile: essa vale esclusivamente per gli esseri umani, e la considerazione assoluta dell’uomo si basa sul disprezzo di tutte le altre creature viventi.”
Jameson, nel 1854, scriveva che il cristianesimo primitivo, nell’evidenziare con forza la vita eterna degli esseri umani, aveva escluso le altre creature isolandole, negandole la compassione degli uomini e ponendo le fondamenta del futuro strazio animale.
E ciò fa pensare, anche se in maniera radicalmente differente, all’inaudita violenza verso le cose, il “refrain” fondamentale di Severino. Cose che oscillano nel nulla, secondo la visione dell’Occidente, cose, che non essendo eterne ma caduche e radicate nel nulla, dal nulla originano e nel nulla ritornano, e possono, perciò, essere manipolate e distrutte a piacimento. Ciò che viene dal niente e ritorna nel niente può subire l’inaudita violenza degli uomini. Ciò che non possiede un’anima immortale può essere torturato, vivisezionato senza remore. O massacrato da Don Vannuccio.
E le sue pecorelle.
L’idea dell’immortalità dell’anima è una tarda scoperta nella Bibbia, una specie dominante, egemone nel pianeta, può inventarsi tutto. L’idea dell’immortalità di un unica specie sul pianeta crea la base ideologica del dominio sulle altre creature. Ciò che non ha diritto alla vita eterna è una cosa. Un cane randagio conta quanto una lattina di birra vuota. La nostra vita più di un infinito numero di passeri, secondo il Vangelo (Luca 12:6-7). L’ebreo Saadia afferma, nel X sec.d.C., che l’intero universo è stato creato per l’uomo. Il grande filosofo ebreo Maimonide scrive che tutte le cose nel mondo sublunare sono state create per gli esseri umani.
Lo svalutamento sistematico di ciò che non è umano, cominciando dalla visione stracolma di ubris dei pensatori dell’ebraismo, dello stoicismo e del primo cristianesimo, ha portato al macello infinito. Ciò che non è umano non conta.
Stavo anche seguendo, per una ricerca, le tesi del teologo Luigi Lorenzetti riguardo gli animali. Lo studioso si chiede: ” Gli animali buoni vanno in paradiso ?” E risponde: “I testi sacri ammettono che gli animali hanno un soffio vitale e che l’hanno ricevuto da Dio…quindi saranno redenti e liberati dalla schiavitù della carne”.
Il Papa era India e conoscerà le tesi del teologo cattolico indiano Pannikar che scrive: ” Tutto è incarnazione del divino. Divino ed umano non si possono separare altrimenti avremmo da una parte l’umano e dall’altra il trascendente.”
Tutto è divino. Echi lontani della lettera ai Romani (8,19,24) quando Paolo di Tarso, in un raro momento di compassione verso altre forme di vita, accenna alla creazione che attende di essere liberata e geme nelle doglie del parto. Echi lontani dell’utopia dell’Alleanza di Ezechiele ( 34; 25-28 ) e di Osea (2:18). Echi lontani di Isaia (11,1,8 e 14,3,8) che parla del vitello e del leoncello che pascoleranno insieme e del bambino che metterà la mano nel covo dei serpenti quando il Signore spezzerà la verga degli iniqui, per far riposare la terra.
Isaia e la verga spezzata degli iniqui per far riposare la terra.
E mentre il parroco di Foiano mi ronzava, come un moscone, nel cranio con il suo papa cacciatore, pensavo a quello che avevano affermato altri pontefici:
Giovanni XXIII: ” Se mi dicessero che per ottenere i miei scopi dovrei uccidere una formica io non l’ucciderei “.
Paolo VI, se non erro, rivolto ad un bambino che lamentava la morte di un suo animale: “Gli animali sono la parte più piccola della Creazione divina ma noi un giorno li rivedremo nel Mistero di Cristo”.
Papa Luciani: “Uomo, vegetali, animali siamo tutti nella stessa barca; non si tocca l’uno senza che a lungo andare non si danneggi l’altro”
Giovanni Paolo II nel “Redemptoris Hominis”: “Padroni e custodi intelligenti e nobili della natura e non sfruttatori e distruttori senza alcun riguardo”
Ed ancora il Papa polacco : “E’ necessario e urgente seguire l’esempio del povero di Assisi e decidere di abbandonare sconsiderate forme di dominio, cattura e custodia verso tutte le creature”
Seguire l’esempio del povero di Assisi. Stuzzicato intellettualmente dal Parroco di Foiano, rilessi con attenzione uno dei pochi capitoli biblici illuminati da una luce peculiare: l’asina di Balaam (Numeri 22,22.34).Uno dei pochi brani che dimostra, da parte degli scrittori biblici, una comprensione particolare dell’infinito strazio animale. Non Balaam, ma l’asina massacrata di botte riconosce l’angelo. Come se la potenza epifanica della Luce Ipersensibile possa essere percepita dalle umili bestie ma non dai profeti di Dio. Rilessi dell’angelo che rifiuta la carne del capretto offerta da Manoach.
Don Fabbri continuava a svolazzarmi nel cranio come un pipistrello mentre pensavo ad Albert Schweitzer, un esempio luminoso di cristiano, che confrontandosi con il problema del male e della sofferenza degli essenti affermava: “L’etica è la responsabilità verso tutto ciò che vive.”
Mirabili le pagine ove il missionario descrive la compassione che prova anche verso i vermi della terra. Rispetto e cura verso i lebbrosi ma rispetto e compassione anche verso gli animali e anche verso gli insetti. Immagino il gregge armato di Don Vannuccio sbellicarsi dalle risate.
E pensavo Francesco, rileggendo la vita scritta da San Bonaventura del santo d’Assisi ( farebbe bene Don Fabbri a leggerla con attenzione.). Pensavo al santo che chiama tutte le creature fratello e sorella, mentre il serafico parroco di Foiano benedice avvelenatori e sterminatori di animali. E benedice la “Mala Caccia”, la caccia proletaria aperta a tutti i sadici massacratori, l’assassino delle tortore della mia casa, gli avvelenatori, la lobby della prepotenza e della violenza,i massacratori di cinghialini, coloro che distruggono per il gusto di uccidere, coloro che allevano bestie indifese per annientarle, coloro che avvelenano la terra per poter preservare e per poi massacrare creature allevate con l’unico scopo di spappolarle a fucilate, coloro che avvelenano la vita delle bestie per i loro miseri tartufi, coloro che le fanno soffrire.
Benedice tutti Don Vannuccio Fabbri nella sua immensa cristiana compassione.
Visitino questo centro di umanesimo, eminenti Padri, per vedere uomini di 90 chili, armati come Rambo, che stanano un povero fagiano disperato, allevato in una gabbia per il solo gusto di ucciderlo. Non sport ma libidine della morte, sadismo puro, estrema viltà. Poichè è solo viltà confrontarsi con esseri disarmati e incapaci di difendersi. E questo vale per gli esseri umani del Kossovo, di Timor, del Ruanda ma anche per gli animali.
Leggano il disperato appello di un uomo che è andato a vivere in isolamento a tre chilometri da un centro abitato e grida contro il mondo perchè gli hanno avvelenato i cani che abbaiavano disturbando la selvaggina. Selvaggina: così, le pecorelle del gregge di Don Vannuccio, chiamano i polli- fagiani allevati per il sadico gusto di massacrarli.
Certo, Eminenze, malgrado Francesco D’Assisi, la difesa degli animali da parte della Chiesa è stata ed è ben povera cosa. Leggere un volumetto di cattolici animalisti che cercano di provare l’interesse biblico per gli animali è una cosa molto triste. Le tesi non reggono e fanno acqua dappertutto. Leggere le tesi dei vegetariani cristiani degli Stati Uniti tipo “Jesus Was a Vegeterian” è deprimente. La verità è che il problema del dolore animale non è neanche sfiorato nel Vangelo.
Gesù non si cura degli animali e si disinteressa della natura questa è la cruda verità. Basta ricordare i porci posseduti dai demoni e la maledizione del povero fico.
E che colpa ha un porco di essere un porco o un fico ad essere fico, Eminenze ? Siamo tutti gettati nel cerchio dell’esistere, non scegliamo la nostra esistenza. Nasciamo con un corpo e con un cervello particolare. Il corpo è il nostro destino. Siamo gettati, come dice Heidegger, nel mondo. Che colpa hanno gli alberi di fico se sono sterili o i maiali se sono maiali ? E non poteva Gesù allontanare i demoni, farli svanire nell’aria leggera invece di far impazzire di terrore tutte quelle povere bestie ?
Avrebbe il Buddha maledetto l’albero di fico ? O indirizzato i demoni verso i porci ?
Deuteronomio 14: 3-8 ha marchiato per sempre questi poveri animali. Poi ci ha pensato Pietro a riscattarli, da allora non hanno avuto più pace. Io vivo in un luogo ove molti si sono arricchiti sul loro strazio. E se Paolo è indifferente al destino delle bestie, Pietro, nel suo sogno- lucido, è micidiale. E mi riferisco ad Atti 10: 9-16 ” Alzati, Pietro, uccidi e mangia…!” Tre volte Jahvè gli ripete l’ingiunzione che a me sembra di natura diabolica. Ecco parte della base teologica dello sterminio.
Ai vegetariani e agli animalisti cristiani consiglierei di leggere con attenzione il sogno di Pietro e il Levitico, e di piantarla lì, di non farla lunga. Non c’è nulla da fare. Il cristianesimo è una religione antropocentrica. Continuarla con le menate che il cristianesimo si preoccupa degli animali è come cercar di provare che Lenin era un liberale russo, o Stalin una spia del Vaticano, o Cossutta un agente segreto della CIA.
Mentre i Jainisti organizzavano ospedali per gli animali nel sesto secolo prima della nascita del Cristo e il Buddha predicava la compassione verso tutti gli esseri viventi nello stesso secolo, Pio IX, nel suo tempo, non permetteva la nascita di una organizzazione per la prevenzione della crudeltà verso gli animali. La ragione: l’uomo non ha doveri verso le bestie.
Anche San Francesco il più attento al problema della sofferenza animale, invitò un discepolo, che aveva tagliato le zampe di un porco vivo, a chiedere scusa al proprietario dell’animale per aver danneggiato la sua proprietà e non disse una parola per la bestia sofferente.
E’ un disperato tentativo provare l’interesse del mondo cristiano per gli animali. Il Drewermann interpreta Marco 11:15-16 e afferma: ” Jeshua….arrivato al tempio di Gerusalemme fu colto dall’ira o meglio dall’orrore. Vide infatti le vittime sacrificali, destinate alla macellazione, secondo il rito ebraico, pugnalate alla gola e condannate ad un lento dissanguamento secondo il rito ebraico. Jeshua gridò: ” Voi fate della casa di preghiera una spelonca di assassini.”
Il teologo tedesco, secondo il mio modesto parere, sbaglia: non era il problema dello strazio animale che colpisce Gesù ma il dilagante, incontenibile consumismo del tempio. La mercificazione del sacro. Il problema della sofferenza di innocenti, inermi creature immolate nel casa di Jahvè, non lo colpisce. A meno che i Vangeli non abbiano occultato questo aspetto del Cristo, seguendo la logica cristallina del sogno di Pietro: uccidi tutto quello che vive e mangialo. Se così fosse sarebbe una travisamento orrendo che ha prodotto oceani di sangue.
Bisogna valicare le vette dell’indifferenza e della crudeltà. Scavare alle radici.
Basti pensare al macigno teologico delle affermazioni di Jahvè che condanna uomini colpevoli e animali innocenti alla stessa morte. Mi riferisco a Esodo 9,3,6- 9,9,10- 9,19,25- 11,4,7 – 12,12 – 12,29 – 19,13 a Deuteronomio 13,16, a Giosuè 6,21, a 1 Samuele 15,3 e 22,19, Ezechiele 25,13-
29,8,1, a Geremia 21,6-36,29 eccetera….eccetera…sterminio crudele di uominie e bestie, come se gli animali fossero colpevoli delle nefandezze degli esseri umani.
Un Dio spietato e capriccioso fa passare tutti a fil di spada: neonati, vecchi, donne, animali. A monte di tutto c’è Genesi. 6,7 – 1,26,28 – con il suo invito al dominio sugli altri esseri. L’invito all’egemonia spietata sulla terra. La punizione per il peccato di Adamo che ricade, ingiustamente, sugli animali. C’è Genesi 9, 1- 7 con il suo orrendo Messaggio ed ha ragione Don Vannuccio a citarla: “E il tuo terrore visiterà ogni bestia della terra e dell’aria. Essi sono in tuo potere….tutto ciò che si muove e ha vita ti sarà di cibo…” Perentoriamente contraddetto, da Genesi 1,29,30 che sembra, invece, un ingiunzione al vegetarismo nell’Eden: “Ecco, io vi do ogni erba che produce seme…e ogni albero che produce seme: saranno il vostro cibo A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde.”. In un’ipotetica età dell’oro uomini e bestie vivevano in totale armonia.
Il paradiso è un posto per vegetariani ?
Calvino dice a proposito dell’ingiustizia palese: ” Abbiamo meritato una grande maledizione dal momento che tutte le creature della terra e del cielo sono punite per i nostri peccati. E’ per colpa nostra che si battono nella corruzione. La condanna della razza umana è impressa nei cieli, nella terra e in tutte le creature”. Poi giunge l’ingiustizia del diluvio. Se erravano gli uomini che c’entravano le bestie ? E mi riferisco a Genesi 9,9,17. E ha inizio lo strazio infinito.
Lascino perdere gli animalisti cristiani, in un senso deleterio, ha ragione don Vannuccio, il quale sfodera qualche papa degenere. Aiutiamolo nelle citazioni che forse ignora. La Bibbia non dice nulla contro la caccia. Anzi. Nimrod, il cacciatore, come ho scritto, è grande agli occhi di Jahvè. Nel libro dei Proverbi l’uomo non è invitato a non uccidere ma a non sprecare la carne della preda (12:27). In Levitico (17:13) si trovano le istruzioni per dissanguare gli animali, e sempre nello stesso libro le ingiunzioni a non mangiare animali morti di morte naturale o uccisi da altri predatori (17:15). La caccia è naturalmente accettata. Don Vannuccio può andare sicuro se si basa sul Vecchio Testamento; il Nuovo ignora totalmente il problema.
Certo una cosa è Dersù Urzula, un’altra il fantozziano “cummenda” milanese che spara ai camosci, durante uno sciopero dei custodi di un parco nazionale, e li lascia stecchiti tra i picchi.
Una cosa è l’indiano che abbatte un bisonte per necessità e lo ringrazia per la sua carne,un’altra il cacciatore occidentale, imbevuto di cristianesimo protestante, che massacra mandrie intere di bisonti per tagliar loro la lingua.
Cristo mangiava carne e pesce in abbondanza, ma erano altri tempi. Un oceano di tempo è trascorso. Si è evoluta l’immagine di Jahvè. C’è stato Francesco d’Assisi. Ora andiamo sulla luna, giungiamo fino a Marte, abbiamo stravolto la visione dell’universo. Bisognerà anche trascendere, superare ingiunzioni valide per pastori racchiusi in universo biblico- tolemaico, prigioneri di un problematico tempo. Ogni volta che i cristiani hanno cercato di affrontare questo problema sono finiti male.I Catari, ad esempio, affogarono in un mare di sangue.
E c’è un tempio a Gerusalemme che è un autentico mattatoio. Uno scannatoio funzionante a tempo pieno. Un massacro continuo, mentre Jahvè abita silenzioso e immoto il suo Sancta Sanctorum, il suo Kaddosh. E questo è il Padre misericordioso di Gesù. Ed è anche il Padre che sceglie l’offerta sanguinante di Abele e rifiuta i frutti della terra di Caino. Ed anche quello è un profondo mistero.
Ogni tanto un profeta intuisce l’orrore (1 Samuele 15,22): “Il Signore forse gradisce gli olocausti ed i sacrifici ? Ecco obbedire è meglio del sacrificio, essere docili è più del grasso degli arieti…”
O Isaia (1,11,20: ” Che me ne faccio del grasso degli arieti ? Che me ne faccio della moltitudine delle vostre offerte ? Sono sazio dell’olocausto di arieti…il sangue dei buoi, degli agnelli, dei capri non lo gradisco…..”
O ancora Isaia (66,13): ” Uno sacrifica un bue e uccide un uomo. Uno imola una pecora e poi strozza un cane. Uno presenta un’offerta e poi il sangue di porco. Uno brucia incenso e venera l’iniquità. Costoro hanno scelto i loro sentieri dilettandosi nell’abominio.”
Ogni tanto un angelo rifiuta, misteriosamente, di mangiar carne (Giudici 13,15.16).
Ogni tanto qualcuno si chiede “Chi sa se il soffio vitale dell’uomo salga in alto e se quello della bestia scenda in basso ? ” (Ecclesiaste 3,18,21)
Poi ci sono le squisitezze di Esodo 23,19-34,26: “Non cuocete il capretto nel latte della madre”
E l’orrore del Levitico. Sul trattamento degli animali, la Bibbia sussurra, mormora qualcosa, ma è troppo poco. Esodo 21:28-32, Deuteronomio 22:1-4, 22:6-7, 22:10, 25:4. Troppo poco.
Schopenauer scrive che il “benemerito” Circolo per la protezione degli animali di Monaco, nel 1852, divulgò una serie di citazioni per provare che la Bibbia prescrive la compassione per gli animali: Proverbi di Salomone 12,10, Ecclesiastico 7,24, Salmi 147,9 -104, 14, Giobbe 39,41, Matteo 10,29. Il filosofo risponde che forse il primo brano è accettabile, ma il resto è una “pia fraus”, una pia frode. E afferma che il cristianesimo è contro natura “perchè ha staccato l’essere umano dal mondo degli animali, al quale appartiene per essenza, dando esclusivo valore all’uomo e considerando gli animali addirittura come cose.” Conseguenza della creazione “ex nihilo” e del potere che Jahvè attribuisce all’uomo.
E Schopenahauer urla la sua rabbia al Dio biblico: ” Potevi dire una sola parola e non l’hai voluta dire!”
Ma la parola l’ha detta. Più tardi i Padri della Chiesa ci donano gemme risplendenti di saggezza.
Sant’ Agostino: “Trattenersi dall’uccidere gli animali o distruggere piante è il colmo della superstizione” contraddetto da Jahvè stesso in Deuteronomio 20,19: “L’albero è forse un uomo ? Perchè abbatterlo durante l’assedio”
E ancora Sant’Agostino nella “Città di Dio”: “Quando sentiamo dire ” Non uccidere” noi sappiamo che non è riferito agli alberi, poiché gli alberi non hanno i sensi, né è riferito agli animali, poiché gli animali non hanno rapporti con noi. Di conseguenza il comandamento si riferisce solo agli uomini.”
E il vescovo di Ippona, ulteriormente, imperversa: “Per il giusto decreto di Dio vita e morte degli animali dipendono dalla nostra discriminazione”
Poi Tommaso d’ Aquina, nella Domanda 64 Articolo 1 della Summa, tira le ovvie conclusioni:
“Non è peccato usare una cosa per l’uso per la quale è stata creata. Nell’ordine delle cose l’imperfetto è soggetto al perfetto.”
Lapidario, Tommaso che esclude la possibilità della compassione verso il mondo animale. Basta leggere la domanda e la risposta XCVI della Summa Teologica (Articolo 1 e 2 ) per provare un vero senso di orrore e di profonda pena.
E si scivola verso le nefandezze di Francesco de Sales. Non sono da meno i protestanti, basti pensare a Calvino, a James Whisker, John Canon Mc Carthy e a tanti altri.
Per poi passare, Eminenze, all’orrore della scienza moderna. Alla visione Baconiana della natura sottoposta a tortura per carpirle i segreti. Per passare alle bestialità di Malebranche e all’imbecillità Cartesiana che conduce alle pratiche descritte magistralmente da un eretico giansenista: “Amministrano colpi ai cani con perfetta indifferenza, e si prendono gioco di coloro che provano compassione verso quelle creature. Dicono che gli animali sono simili ad orologi. E che i guaiti emessi dalle bestie non sono altro che rumori di molle, ma che il corpo non prova dolore. Inchiodano le povere bestie a tavole e le vivisezionano per studiare la circolazione del sangue che è un grande soggetto di conversazione.”
E chi insorge contro questo orrore oltre l’eretico gianseista, Fontaine ? Si indigna un nemico della chiesa, Voltaire: “Ci sono barbari che prendono un cane, che sorpassa l’uomo in fedeltà ed amicizia, e lo e lo inchiodano ad una tavola e lo vivisezionano per mostrare il sistema delle vene ! Scoprirai gli stessi organi che tu possiedi ! Rispondimi, meccanicista, la natura ha organizzato tutte le molle del sentire negli animali con lo scopo che non provassero nulla ?”
Lo stesso imperativo categorico kantiano non si estende fino alle bestie.
Eminenze, affrontare con un armamentario aristotelico- tomistico il terzo millennio è semplicemente suicida. Bisogna chiedersi perché tanta gente diventa buddhista o sceglie altre vie.
Io sono un agnostico, ma se dovessi scegliere una fede cercherei qualcosa che si rivolge compassionevolmente verso tutti gli esseri viventi. L’antropocentrismo è alla lunga perdente, limitato, ottuso e Don Fabbri è l’esempio vivente di ciò che non bisogna essere.
Un giovane riflette sull’ideale del Bodhisattva e lo paragona al parroco di Foiano.
Da una parte il prete sorridente che benedice i massacratori di passeri e di allodole per non farli bestemmiare. Dall’altra un santo che rifiuta il Nirvana e decide di attraversare, nuovamente e dolorosamente, i mondi samsarici, fino alla liberazione, dalla ruota della vita, di ogni essere vivente, fino alla liberazione dell’ultimo insetto. Giudicate voi, eminenti Padri.
Non ci vuole una gran testa per capire che una civiltà avanzata ed evoluta, con almeno mille anni di sviluppo più di noi, escluderebbe dalla sua visione delle cose: capitalismo, religioni antropocentriche, fame nel mondo, la violenza verso tutti gli esseri viventi, la violenza verso la natura, e controllerebbe il terrore della civiltà della tecnica, vedendo in questo tempo un’età di orrenda barbarie e di oscurità. E’ inconcepibile che una religione antropocentrica sopravviva il prossimo millennio. Una religione basata sul sogno di Pietro inesorabilmente declinerà.
Nel frattempo Don Fabbri benedice il suo gregge armato mentre le sue pecorelle continuano a massacrare con piombo e veleni esseri inermi e indifesi, ma senza un anima immortale.
Pensate, Eminenze a che cosa può condurre una fesseria filosofica. Le parole non sono macigni ma bombe nucleari. Bastava una parola e non l’hai detta. Esattamente così. O ancora meglio: ne hai dette parecchie e hai provocato un infinito sterminio.
Personalmente, Eminenze, credo a quello che afferma Qoelet figlio di David (Ecclesiaste 3:19-21):
“Il destino dell’uomo o della bestia è lo stesso; come muore uno, muore l’altro.
Hanno lo stesso soffio vitale e l’uomo non è superiore alla bestia; poiché tutto è vanità.
Tutto finisce nello stesso luogo: tutto origina dalla polvere e nella polvere ritorna.”
Sono un uomo qualunque che crede, come tanti, che la compassione può essere generata dal nulla. Non occorre una struttura dell’Oltremondo, non occorre un mondo invisibile dietro al mondo per provarla. Non occorrono premi iperuranici. Non occorrono paradisi o Nirvana. La compassione è come un fiore nel deserto. E’ totalmente gratuita.
Sono un uomo che non appartiene a gruppi, e mentre scrivo, sto curando un’allodola ferita da un colpo di arma da fuoco che le ha trapassato un’ala e provo profonda rabbia.
E spero che un giorno un pontefice si inginocchierà davanti ad un cane vivisezionato, davanti ad una cavia con le corde vocali recise, e piangerà lacrime amare.
Un giorno la Chiesa dovrà chiedere perdono agli animali, Eminenze, è nell’ordine inesorabile delle cose. O sarà il terzo millennio a non perdonare la Chiesa.
O forse un santo sognerà un nuovo sogno ed udirà la voce di Jahvè ingiungergli tre volte:
” Non uccidere più, rispetta tutti gli esseri viventi, rispetta tutte le cose della terra, del mare e dell’aria, rispetta ciò che si muove e che striscia….”
Qualcuno se lo potrebbe inventare questo lucido sogno come Simon Pietro si inventò l’ingiunzione degli Atti.
Forse quel giorno non è lontano, e quel giorno potrebbe limitare lo strazio.
Se Jahvè si è evoluto dal Signore terribile e capriccioso che ordinava gli stermini sino al misericordioso Padre del Cristo, perchè non dovrebbe procedere oltre, e diventare, in una terza fase, trascendendo la visione cristiana attuale, il padre compassionevole di tutta la creazione ? Basta reinterpretare, limare e smussare Francesco e un nuovo mondo si aprirebbe. Necessita un nuovo Gioacchino da Fiore con il suo eone dello Spirito.
Perchè non provarci, Eminenze ?
Distinti saluti.
Paolo Ricci
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LA GOMORRA ANIMALE
4 ottobre 2009 -
CONDIVIDIAMO LA STESSA BATTAGLIA DI CIVILTA’ E LEGALITA’
SUI NOSTRI SITI LA STORIA DEI CANILI LAGER, BATTAGLIE EMAIL QUOTIDIANE PER PORTARE A CONOSCENZA DEI MEDIA E DEI POLITICI QUESTI ORRORI, DOSSIER SUI CANILI LAGER DA SCARICARE
LIETI DI SUPPORTARE LA DIVULGAZIONE DI QUESTA DENUNCIA, OVUNQUE
CHILIAMACISEGUA
LA BOLGIA INFERNALE DI CICERALE
LA GOMORRA ANIMALE
(CHE SAVIANO NON CONOSCE E NON HA INSERITO NEL SUO LIBRO)
Un intervista in quattro parti sull’ orrore dei canili – lager
Tempo fa mi scrisse una giovane campana. Aveva letto una cosa mia che girava nei siti.
Mi pare fosse la lettera a Vito Mancuso. Mi chiese se poteva vedermi e se potevo aiutarla per un problema riguardante i maltrattamenti dei cani. Le dissi che contavo poco ma se voleva, nei miei limiti, l’avrei aiutata. Le chiesi di spiegarmi cosa accadeva e la ragazza mi mandò delle foto che mi lasciarono esterrefatto.
Cose orrende. Provai una profonda vergogna di appartenere alla mia specie degenerata. Provai vergogna per non essermene accorto prima di quest’orrore. Di non aver capito l’entità dell’orrore. Quando questa roba ti arriva via mail e la apri è come ricevere un pugno nello stomaco o un calcio nei testicoli, ti lascia boccheggiante, ti passa la volontà di vivere. Spiegai alla giovane che stavo andando a Venezia e che sarei partito da Roma in macchina. La ragazza mi incontrò nei pressi di Roma, veniva dal Sud e organizzò un incontro con alcune attiviste “animaliste”al mio ritorno da Venezia. Prima di partire per l’Inghilterra le incontrai e registrai (con un registratore) quello che mi dicevano. Queste ragazze, giovanissime, una romana, una fiorentina e una campana, non erano a contatto diretto con i canili ma avevano raccolto del materiale da persone che conoscevano l’orrore di quei luoghi e avevano sui volti i segni dello schifo che avevano visto. Negli occhi portavano la rabbia dell’impotenza davanti al Male. Perché di Male si tratta.
Avevo chiesto di incontrare i volontari che si occupavano delle adozioni presso quel canile . Mi risposero che non potevano entrare in diretto contatto con me e denunciare quello che avevano visto perché gli sarebbe stato interdetto l’accesso al canile, e rischiavano di essere denunciati. Quando sentii questo rimasi sbalordito. Ma come, nella Rutalia di Papi trionfante, nel regno dell’italietta civile, artistica, storica, del “Made in Italy”, della Ferrari, nell’Italia felix, gaudente e “cafonal” avvenivano ancora queste cose?
Chiesi: “Ma siamo forse in Colombia che un’attivista non può parlare perché rischia la vita? Dove cavolo siamo?” Ma quelle ragazze confermarono tutto. “Si rischia la pelle, gli interessi sono grandi e ci sono 97 comuni dietro alla mercificazione dei randagi”. Rimasi sbalordito. “Allora Saviano ha dimenticato di dire qualcosa?” Chiesi. Risposero: “Si, non sapeva. Ma i media sapevano. Eccome se sapevano! ”
“Non tutti sapevano o sanno” dissi. Risposero: “In molti sanno, ma gli animali sono il nulla per loro”
Erano dure e dirette le ragazze e avevano una rabbia in corpo e una selvaggia tristezza che mi colpirono .
Prima di passare all’intervista che spiega con chiarezza quello che accade; qualcosa voglio dire e spero che voi che leggete queste interviste le diffondiate tentando di raggiungere il massimo numero di giornali, associazioni e politici. E’ stomachevole che il grande giornalismo che ci massacra ogni giorno con le cretinate sulla vita privata di Papi (che in Inghilterra, dove vivo, non sarebbe durato un maledetto giorno) su prostate sfasciate, escort e prosseneti, non metta mai il naso nel miasma olezzante del trattamento che impartiamo agli animali. Anzi, al non umano: aggiungiamo anche le piante e gli alberi. Se non interessano gli animali interesserà pure e dello spreco e il ladrocinio di denaro pubblico che si attua sulla loro pelle!
Io leggo Repubblica e l’Espresso da un vita, sono vecchio, e se dovessi chiedere a Eugenio Scalfari, a Giorgio Bocca, a Ezio Mauro, a Edmondo Berselli, a Giuseppe D’Avanzo – che ci affligge (giustamente) ogni giorno con le pippate sul Papi Ruteliano – a Francesco Merlo, a Giovanni Valentini di dire una parola, una sola, una sola volta su quello che facciamo agli animali, so già quello che mi risponderebbero: “Abbiamo problemi più gravi…”
Anche Giorgio Bocca, che ho letto perfino in Alaska, mi ignorerebbe. Se io dovessi dire a Bocca: la leggo da una vita, mi dia una mano a salvare questi poveri cani, neanche risponderebbe.
Dei giornalisti di destra neanche parlo perché conosco già le risposte. Chiedere a Ferrara o ad altri una roba del genere significherebbe farli schiattare dalle risate.
Solo la Padania ha evidenziato l’orrore. Ma, mi domando: i media non si vergognano del loro silenzio?
Per non parlare dei politici. Una classe mostruosamente cieca alla sofferenza del non umano.
Ma è mai possibile che la gente che possiede cani come Francesco Totti, Raul Bova, Massimo D’Alema non riesca a dire una sola parola davanti a questo massacro continuo in autentico stile nazista?
Non pensano che potrebbero essere i loro cani in quelle condizioni? Non pensano per un maledetto momento che potrebbero essere i loro animali a patire l’orrore che le povere bestie sperimentano – perché abbandonate da criminali (sto soppesando le parole)?
Lo sanno che questi poveri animali subiscono trattamenti degni del “Dottor Morte” Aribert Heim? Ma come in un paese dove oltre 4.800.000 famiglie possiedono uno o due cani avvengono cose del genere? E Sofri perché non dice nulla?
E perché non parla il Grillo furioso? Perché? Perché gli animalisti lo hanno offeso, come mi ha detto un’amica? Certo gli animalisti che lo hanno offeso se lo potevano risparmiare – spesso siamo suicidi e tatticamente folli – ma è ragione sufficiente?
Ma noi umani quando lo capiremo che non siamo soli sulla terra? Che esistono altri esseri e che fare loro quello che facciamo è vergognoso, è osceno. Ci macchia. E il silenzio ci macchia ancora di più.
Ma avete mai sentito le alte istituzioni o il Papa dire una sola parola su questi orrori?
Li avete mai sentiti? Avete mai sentito Vito Mancuso, che giorni fa ci spiegava il significato dell’imperativo categorico kantiano, dire una parola? Parla degli angeli ma mai del non umano. E io vorrei chiedergli: professore ma l’imperativo categorico è applicabile a una sola specie (come insinuava indirettamente Kant) o è applicabile anche agli altri esseri viventi? Perché se è applicabile a una sola specie è un imbroglio specista, è un gioco delle tre carte, un’emerita presa per i fondelli, per non dire un’altra cosa. E sarebbe bene, professore, che si chiarisca le idee sul concetto di antropocentrismo perché quel concetto, intriso di hybris pestilenziale, ha fottuto il pianeta. E l’uomo autentico, di cui Lei parla è quello che apre la propria compassione verso tutti gli abitanti del suo pianeta. Non solo verso la propria specie.
E dicano una benedetta volta una parola i cattolici: una sola volta! Dove è la vostra compassione se siete sempre silenti?
Un ultima cosa. Rivolgo una domanda Augias, che è tra i pochissimi giornalisti (incredibilmente con Feltri), che in certi momenti ha mostrato segni di compassione verso gli animali:
Non è tempo per un dibattito televisivo sulla sofferenza del non umano? Magari su animali e religioni?
Quando uno interpella i media italici riceve sempre risposte criptiche e monosillabiche.
Se si prova a chiedere l’attenzione dei media è spesso un’operazione umiliante.
Ma una cosa so: quando tradurrò questa lettera e la invierò ai media britannici e i miei amici la diffonderanno per il mondo, l’attenzione sarà differente. E saranno anche i quotidiani di destra a riprendere la notizia. Il Daily Mail, politicamente situato a destra, promuove spessissimo campagne in difesa del non umano. C’è un abisso di sensibilità. Un esempio? Il Guardian, che è moderatamente di sinistra, il 15 settembre , ha dedicato quasi l’intera prima pagina ai massacri dei delfini perpetrati dai giapponesi (ne uccidono 20.000 all’anno, i cari nipponici). Avete mai visto un quotidiano nostrano fare una cosa del genere? E come è possibile che Brunetta che tuona contro gli sperperi del “ciarpame culturale parassita” non si sia accorto dei grandi sprechi, delle mostruosità e degli imbrogli – a danno del contribuente – perpetrati dai possessori dei canili nostrani? Lo sa Brunetta che questi signori si stanno arricchendo con i soldi pubblici attraverso orrori consumati verso gli animali? Lo sa che i canili sono diventati un mezzo per fare soldi e che sono, dopo la droga e la prostituzione, una delle maggiori fonti di guadagno nel Sud?
E il Ministro del Turismo, la fulva Brambilla, che ama tanto gli animali, perché non dice una sola parola?
Forse la direbbe se qualcuno mettesse in atto un boicottaggio turistico.
E questo proveremo a fare.
E passiamo alle interviste che con estrema chiarezza dipingono l’orrore.
Ho riportato parola per parola quello che mi è stato detto.
Ho cercato di smussare la rabbia che era intensa.
Paolo Ricci
www.lasaggezzadichirone.org
INTERVISTE: http://www.nothuman.org/
1) LA BOLGIA INFERNALE DI CICERALE. LA “GOMORRA” ANIMALE.
2) IL SISTEMA LAGER
3) LE ASSOCIAZIONI E IL BALLETTO OSCENO DELLE ISTITUZIONI
4) CHE FARE PER CONTENERE L’ORRORE?
DOCUMENTI E ARTICOLI SUI CANILI – LAGER
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