ROSI E LA MERDA DEI MAIALI

Riceviamo e pubblichiamo

Chiliamacisegua

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ROSI E LA MERDA DEI MAIALI


Un paesaggio da laguna blu!

Chi avrà ragione, Foer[1] o Rosi? Ma dove la mettiamo Marco tutta ‘sta merda di maiali? Se cresce il fatturato, proporzionalmente, crescono anche le deiezioni dei suini indirettamente facenti capo a Parmacotto. Perché all’inaugurazione della nuova sede e unità produttiva non se ne è parlato? Eppure costituisce la parte più consistente di tutta la necrofila filiera!
Si vuole andare a produrre in America. Il sogno. Vediamo di esaudirlo. E citiamo un po’ di cose che Foer ha visto, cosa ci racconta: “Quattro aziende producono oggi il sessanta per cento dei maiali in USA”. Dove ogni americano si ingroppa 127 chili di merda di maiali della Smithfield che produce 31 milioni di suini anno.
“Gli animali allevati negli Stati Uniti producono 130 volte i rifiuti organici di tutta la popolazione umana del paese: 40 tonnellate al secondo”. Non c’è che dire!! Ma il cielo è sempre più blu!! Sessibon!…

Pensate “non esistono impianti di trattamento dei rifiuti organici per gli animali d’allevamento. Quindi tutta quella merda dove va a finire?”
E da cosa è composta?: “Ammoniaca, metano, acido solfidrico, monossido di carbonio, cianuro, fosforo, nitrati e metalli pesanti. In più i liquami nutrono più di cento micro patogeni che possono provocare malattie nell’uomo, tra cui salmonella, cryptosporidium, streptococchi e giardia. I bambini che crescono nel comprensorio di una porcilaia industriale hanno tassi di asma superiori del 50%.” E per chi vi lavora? Il turnover è assicurato.

I campi non sono in grado di assorbire tutto questo ben di dio. Che colture fiorite! “I liquami vengono pompati in grossissimi lagoni (con una estensione di più di un ettaro e profondi 9 metri) accanto alle porcilaie, e possono essere numerosi, un centinaio o più”. Un tanfo in tutta l’area pesante e nauseabondo. Si direbbe un paesaggio da laguna blu! Che ne pensa Rosi, una casa in questi luoghi incantati vicino alla materia prima?
“Il deflusso si insinua nei corsi d’acqua, e i gas velenosi come ammoniaca e acido solfidrico evaporano nell’aria. Quando quei pozzi neri grandi come campi da calcio sono sul punto di traboccare vengono  irrorati i liquami sui campi. Talvolta li spruzzano dritti in aria, un geyser di merda che spande un aerosol di feci creando vortici gassosi capaci di provocare gravi danni neurologici. Studi hanno dimostrato che i lagoni emettono sostanze chimiche tossiche nell’aria e che possono provocare problemi infiammatori, immunitari, flogistici e neurochimici negli esseri umani”.
I fatturati delle aziende però crescono e i costi di bonifica vengono esternalizzati a carico della comunità. Scaricano tutto sulla collettività per far profitti. Un vero e proprio saccheggio. La distruzione del paesaggio si sa è un crimine, uno dei più efferati, perché viene compromesso tutto il sistema di vita. Gli allevamenti intensivi sono una assurdità e prima o poi dovranno cessare di esistere.

E cosa avviene dentro a questi allevamenti di animali ammalati, geneticamente modificati al peggio?
“Alcuni lavoratori li picchiano quotidianamente, bastonano scrofe gravide con una chiave serratubi e conficcano un’asta di ferro nell’ano o nella vagina della bestia… altri lavoratori segano gli arti dei maiali o li scorticano quando sono ancora coscienti… Altri ancora li prendono a calci, li sbattono con violenza contro il pavimento di cemento (la battuta, così viene chiamata, è riservata ai maialini che non crescono abbastanza in fretta) e li percuotono con barre metalliche, martelli, badili e rastrelli. Ficcano pungoli elettrici nelle orecchie, nella bocca di quelle bestie…
La tolleranza degli abusi e la mancanza di procedimenti giudiziari è la norma, non l’eccezione”.

Una vera tortura. E sì, gli animali allevati intensivamente fanno una vita infame. Cosa è la vita di una scrofa gravida: “la terranno gravida il più possibile, spesso la inducono al travaglio con mezzi farmacologici. Dopo lo svezzamento dei piccoli, 15-12 giorni, un’iniezione di ormoni le fa tornare rapidamente il ciclo e nel giro di tre settimane è di nuovo pronta per la successiva inseminazione artificiale. Le sedici settimane della gravidanza le trascorrerà confinata in una gabbia di gestazione così piccola che non sarà in grado di girarsi. E si fanno ammazzare di botte perché non vogliono andarci. La loro densità ossea diminuirà per la mancanza di movimento. A forza di sfregarsi contro la gabbia le verranno piaghe nere e piene di pus.” Sono costrette alla reclusione fisica, all’isolamento psichico in cui impazziscono, in un ambiente che non consente l’esercizio della loro natura. Obbligate a sdraiarsi o a camminare sugli escrementi.
E i piccoli?
“Molti maialini nascono deformi. Nell’arco delle prime 48 ore subiscono senza anestesia l’amputazione della coda e la troncatura dei denti a spillo. Nei primi 10 giorni poi vengono castrati vivi. Un bombardamento di antibiotici, ormoni e altre medicine nel cibo che comprende plasma sanguigno secco (scarto di lavorazione dai macelli), li terrà in vita fino al momento della loro uccisione malgrado le malattie. Vivono rinchiusi in ambienti umidi, ad alta densità di animali, con gas tossici prodotti dall’accumulo di merda e di piscio”. E in questo ambiente ideale dove tutti vorrebbero crescere si sviluppano virus mortali. “I farmaci non servono più per curare le malattie, ma per supplire a sistemi immunitari distrutti”.
Questa è la cultura della carne… e la chiamano tradizione!!

E cosa avviene nei macelli?
“Nel 32% degli impianti statunitensi durante ispezioni annunciate atti di crudeltà deliberati avvengono su base regolare…
Persone normali possono assumere atteggiamenti sadici a forza di fare un lavoro disumanizzante come macellare in continuazione…
I lavoratori dei mattatoi hanno il più alto tasso di incidenti sul lavoro, pari al 27% annuo, e ricevono una paga misera per uccidere oltre 2.000 capi per turno…
Quando le lamentele dei lavoratori trovano ascolto, spesso segue il licenziamento… I produttori sanno bene che più il consumatore capisce cosa accade davvero in un macello, meno carne ha voglia di mangiare.”

E questo sarebbe il sogno di Parmacotto?
La conclusione di Foer: “I prodotti alimentari crudeli e distruttivi dovrebbero essere illegali”.
Quando se ne renderanno conto i consumatori di salme bollite e stagionate?

Ora ha senso uno stabilimento industriale di salumi che si avvale degli allevamenti intensivi? Luoghi inumani dove viene praticata la cultura del dolore dal concepimento?
Ha senso celebrare un catafalco industriale di cadaveri bolliti?
Ha senso che tutte le autorità politiche bipartisan faccian da padrini all’inaugurazione di un opificio economico che tratta i resti di lager animali? E come se la spassano! Il presidente Errani sembrava il ragioniere di Rosi, il sindaco Vignali il suo piazzista, il presidente Bernazzoli il suo direttore di stabilimento, il sottosegretario Vegas l’addetto alle pubblic relations. E questi sarebbero i nostri rappresentanti?
Non mancava il prete. Don Valentini della Comunità di Betania. Uno che di tossicodipendenza se ne intende. L’han preso giusto a benedire. Uno specialista nel settore. Più tossico del salume che c’è? Chiedete a Veronesi per credere? Ha senso che un prete benedica quell’opera dell’orrore animale? Che i politici avvalorino un processo di crudeltà, si genuflettano all’ennesimo scempio etico, ambientale, salutistico, sociale? Sì! Tutto questo nella terra del porco sembra aver senso! Non solo. Tutti questi personaggi sorridono e sostengono il disastro, lo finanziano.
Linee di smontaggio animale in serie come se fosse giusto, naturale… per esser messi in una vaschetta o sottovuoto a tranci. Animali costretti a vivere in ambienti insani, che soffrono con “problemi agli arti, al cuore, alle vie respiratorie, soggetti a paura, ansia, stress…” Per il piacere del palato… Il maiale non conta!

Ogni stabilimento di salumi produce questa filiera del benessere per il cassonetto refrigerato del consumatore. Un cretino che non ha consapevolezza, che non sa e non vuol saperne della sofferenza che c’è dentro quella vaschetta o nel suo piatto. Siamo tutti responsabili di ciò che non facciamo. E’ la violenza portata a sistema che trasforma una meravigliosa e giocosa creatura vivente in un trancio o in un affettato cibo morto. E’ questo che si brendizza! Magari con l’aiuto di una pubblicità mistificatoria, ingannevole che manipola la realtà e non rivela la tragedia. Immagini alla moda, testimonials strapagati per dire idiozie al consumatore che si riproduce nell’identificazione.

Martin Luther King: “prima o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare… perché la coscienza dice che è giusta”.

Foer: “Ma è davvero chi fa lo sforzo di agire seguendo l’utopia dell’innocenza a dover essere compatito?”

La carne etica non esiste! Questa è una utopia, meglio una falsità.
Non cambia nulla per tacchini, polli, conigli, bovini… pesci… tutto uguale, un feroce sterminio industrializzato. Solo animali sofferenti per il cibo degli “umani”.
In questa crescente violenza e insensibilità, io so che quello che fanno agli animali potrebbe essere fatto agli uomini, se già non è stato fatto (campi di concentramento, schiavitù) o in qualche modo non viene fatto (traffico d’organi con i Paesi poveri).

Era il 27 marzo 2010 si dirà nella storia di Parma, c’ero anch’io quel giorno al Botteghino a inaugurare l’anello di un sistema produttivo, una catena economica disastrosa ingiustificata, dei cui prodotti nessuno ha bisogno. (Parma, 28/03/2010)

Luigi Boschi

PS: Ho inviato, per una riflessione, al Presidente di Parmacotto, Marco Rosi, il libro di J.S. Foer edito da Guanda di cui è indirettamente anche azionista.


[1] Autore del libro: “Se niente importa perché mangiamo gli animali?”

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SAGGI, NON UTILI IDIOTI

Chiliamacisegua segnala un articolo e un commento per riflettere in quale tessuto sociale e culturale, stiamo vivendo. E quanta strada ha da percorrere il genere cosiddetto umano.
Buona lettura
Chiliamacisegua
I FATTI
Mail  Parmadaily  info@parmadaily.it;
Difendiamo “al caval pist”
L’intervento di Angelo Ablondi (Lega Nord) sul piatto tipico della nostra tradizione parmigiana.

Una corrente trasversale del Parlamento sta portando avanti una proposta di legge per vietare la macellazione degli equini e questo significherebbe la scomparsa di antiche tradizioni culinarie del nostro Paese, in particolare della nostra provincia, piatti tipici che dovrebbero essere invece valorizzati a scapito dell’invasione di alimenti esotici (kebab in primis) serviti spesso senza il rispetto di norme igieniche adeguate. Gli uomini si cibano del cavallo sin dall’età paleolitica.
La carne di cavallo presenta valori nutritivi eccezionali che la rendono un alimento ideale per ogni fascia di età. Considerata un alimento nobile, viene spesso consigliata agli sportivi, ai bambini in crescita, in gravidanza e alle persone anemiche. In ogni 100 grammi di carne di cavallo troviamo, infatti, 4mg di Ferro (più del doppio rispetto ai tagli bovini). Al contrario di quello presente nei vegetali (primi tra tutti gli spinaci), il ferro contenuto nella carne di cavallo risulta altamente biodisponibile e può essere assorbito in proporzione tre volte maggiore.
E’ giusto mantenere ferma la nostra condanna e ci batteremo per ostacolare ancor di più pratiche violente fini a se stesse come: il trasporto degli animali per lunghe tratte in condizioni igienico-sanitarie precarie, la mutilazione e, in generale, ogni sorta di maltrattamento, ma non mi sembra giusto penalizzare il settore e i suoi lavoratori, e tantomeno cancellare piatti che hanno fatto la storia della nostra terra.
Il consigliere Ablondi precisa: «Il cavallo, è un animale che sicuramente merita grande rispetto, come d’altronde lo meritano tutti i bovini e i suini. È pacifico ammettere che la pratica della macellazione non legittima alcuna atrocità e accanimento sugli animali vivi. In tal senso mi pare più opportuno lavorare per una sempre maggiore tutela e salvaguardia del cavallo, intensificare i controlli, incrementare le sanzioni per le pratiche barbare di allevamento. Paradossalmente il blocco delle macellazioni potrebbe avere l’effetto contrario a quello desiderato: alimentare un mercato clandestino di carne, senza regole a discapito della sicurezza alimentare.
Come in ogni cosa il giusto sta nel mezzo: né intransigenza assoluta, né catene di montaggio della morte che rispondono a logiche puramente commerciali. Il giusto mezzo è quello da sempre espresso in pianura padana: allevamenti nostrani, piatti tipici, degustazione responsabile, secondo l’insegnamento dei nostri padri».

Pier Angelo Ablondi
Consigliere Provinciale Lega Nord- Padania


IL COMMENTO DI LUIGI BOSCHI

SAGGI, NON UTILI IDIOTI

L’ignoranza è madre di ogni male.

Un suggerimento per la redazione di www.gazzettadiparma.it. Il testo di questo forum sul “Caval Pist” meriterebbe un trattamento trasformando gli interventi in una sceneggiatura da mettere in scena a teatro. E comunque una pubblicazione stampa.
Vorrei poi che un etnologo  analizzasse gli scritti di questo forum. Sono molto, molto interessanti. Sarei curioso di vedere che cosa ne emerge. La qualità del tessuto sociale, del pensiero che anima la convivenza di questa nostra collettività.
Ad esempio:
- la capacità di comprensione della scrittura. Bisogna capire prima di rispondere.. eppure sembra proprio che la comprensione della lingua e dei contenuti difetti… oppure si vuole o si fa finta di non capire?
-molti pensano che qualcuno li abbia chiamati Hitler!! Sbagliato! Peggio. Nazisti cioè acefali, seguaci ed esecutori di un dittatore che imponeva pratiche criminali. Ed è molto peggio!
Il paragone giustamente vi urta? Modificate il vostro agire!

-scambiare la comprensione dovuta, manipolandola, con la disistima di una persona costretta in pratica tutti i giorni a lavorare con le mani nel sangue e a ficcare un coltello nella gola agli animali;
-non capire tra esigenze di sopravvivenza e l’abuso per la gola;
-utilizzare tutta l’ipocrisia possibile per legittimare la dipendenza da carne e soddisfare il piacere del palato;
-usare la tradizione come giustificazione di spietati processi produttivi, allevamenti e consumi, che con la tradizione non hanno nulla a che vedere. La tradizione e il rito non guidano più le scelte dell’uomo da tempo;
-il coraggio di nascondersi dietro uno pseudonimo, al massimo forse il nome, ma mai il cognome… Nessun interesse e convenienza è in gioco. Eppure si nascondono… La dice lunga sulla autostima e responsabilità sociale… e come si scaldano dietro l’anonimato!
-la difficoltà a trovare ragioni plausibili del proprio consumo di carne. Non si va oltre il mi piace!
-si confonde la libertà con la prepotenza sugli altri e in particolare sulle forme di vita più deboli di cui si pensa di poterne fare quel che si vuole;
-non si ha conoscenza del proprio corpo e della corretta alimentazione. Si abusa senza pensare che siamo ciò che mangiamo e che le conseguenze oltre che su se stessi colpiranno anche la società. La responsabilità verso la propria salute non è un optional… visto che poi la Regione spende il 70% del proprio budget annuale in costi sanitari e il 60-70% degli ospedalizzati è a causa di errate scelte di vita alimentare;
-non si comprende che in una società complessa si deve prevenire per non subire le catastrofiche conseguenze… anche nelle scelte quotidiane… ma per prevenire bisogna sapere!
-si usano esempi fuori luogo e strampalati pur di non accettare la messa in discussione di se stessi e la revisione dei propri consumi;
-si banalizza la storia dell’uomo, le sue origini, la sua natura, la vita degli animali, senza criteri scientifici, ma nella superficialità di detti popolari, con affermazioni prive di verità e di senso;
-si considerano gli animali cose su cui esercitare ogni tortura, sevizia e uccisione. Le filiere industriali della carne sono una vergogna, ma per l’interesse economico, personale e la gratificazione della pancia si passa sopra ad ogni cosa.
-si dice che anche le piante non dovrebbero essere mangiate perché anche loro sono esseri viventi. Certamente, ma danno i loro frutti, ogni anno in più raccolti, così come quelle recise ricrescono e i semi germogliano. Certo non vanno maltrattate ma coltivate. Gli animali invece si privano prima della loro vita, poi si uccidono e muoiono nella follia;
-qualcuno vorrebbe soluzioni soft, dimenticando la demografia. Gli allevamenti intensivi e le linee di processo industriale di carni sono la risposta a questa moltitudine che bramosa chiede di nutrirsi di cadaveri tutti i giorni;
-c’è chi dice, da ignorante, che l’alimentazione vegana crea qualche problema di salute per carenze dimenticando semmai eventuali integratori naturali e che gli ospedali sono pieni di malati per l’esatto opposto, cioè di coloro che mangiano carne. Scordandosi poi di quelli cronici, numerosissimi e in continuo aumento, a casa. L’alimentazione vegana richiede conoscenza degli alimenti e varietà per la corretta nutrizione. Ma oggi chi educa alla alimentazione? Pensare che in una scuola elementare si insegna il processo di lavorazione delle carni è a dir poco vergognoso;
-chi si scandalizza giustamente per la fame nel mondo e inconsapevole la produce con il suo consumo di carne;
-si trova chi mette in competizione l’amore per i fratelli umani con quelli non umani… Sindrome da gelosia?
-c’è chi dorme a letto con il suo cane e non si stupisce se un maiale viene castrato vivo da piccolo, un vitello sottratto alla madre dopo il parto e “pompato” recluso in una gabbia invivibile, i polli mutilati e i pulcini maschi trucidati vivi… ecc

Ecco vorrei sapere cosa ne pensano gli studiosi entnologi di una società con questo coacervo nel DNA.

Essere vegani è una scelta etica di vita, non è un costume, né una moda, né una scelta salutistica (anche se è più salutare). E alla base c’è consapevolezza e responsabilità in una logica biocentrica non antropocentrica. Questa scelta o si fa di istinto (pochi i fortunati) o bisogna conoscere (e ci si arriva dicendosi la verità).
Che lo si voglia o no l’indirizzo del mondo è verso l’economia delle conoscenze non della stupidità ripetitiva.
L’uomo non può rimanere lo stesso dalla nascita alla morte… dalle caverne ad oggi… un tentativo di elevarsi di spirito dovrà pur farlo… non dico da asceta, ma almeno da saggio.
I saggi traggono insegnamento dagli stolti più che gli stolti dai saggi, poiché i saggi evitano gli errori degli stolti, ma gli stolti non imitano i successi dei saggi”.

L’opzione vegana non impone nulla, porta solo ragioni della propria scelta e non accetta che la banalità del male la brutalizzi. Perché quando si lascia che la furbizia, l’ignoranza e la convenienza calpestino l’intelligenza la vita perde di senso.

Essere veri e impopolari è difficile. Molto più facile nascondersi nel branco, con lo pseudonimo in pratiche di riconosciuto consenso: “Se un uomo non è disposto ad affrontare qualche rischio per le sue opinioni, o le sue opinioni non valgono niente o non vale niente lui”.
E magari a deridere, dando del matto (ma molti matti sono stati nel tempo riconosciuti diversamente: Alda Merini la poetessa dell’amore ha subito l’internamento, l’elettroshock dalla “società civile”) a chi opta scelte diverse dalla massa e cerca di darne ragione, senza pretesa di essere seguito, ma semplicemente ascoltato e compreso nelle motivazioni. Si possono condividere o prendere in considerazione le ragioni senza abbracciarne le pratiche. E se in gioco ci sono scelte legislative la ragione deve prevalere sulla pancia! Visto che le motivazioni vegane sono nobili, non producono danni, ma semmai benefici, non si capisce perché non debbano perlomeno essere accettate, riconosciute pur senza farle proprie. Così il mondo si evolve!

E’ vero potrebbero esserci delle ricadute negative, nell’immediato, sull’economia locale appiattita purtroppo su questa insostenibile e sorpassata industria della carne e degli allevamenti. Sappiamo tutti cosa ha comportato continuare a investire in settori non più strategici. E questo non vuol dire abbandonare chi vi ha lavorato!!… ma sostenerne il mutamento.
Ecco perché bisogna investire nel cambiamento e nella conversione, non continuare a puntellare, come si sta facendo, l’obsolescenza. Entro i prossimi 20 anni, forse meno, il settore delle carni sarà insignificante.
Per ora questa legge non passerà, ma il buon senso non ha bisogno di leggi. La proposta ha però avuto il merito di far discutere una città su un tema che era tabù, una città con una radicata economia di derivazione animale e dalla forte tradizione del “caval pist”. Risale alle guarnigioni dei Romani per sfamarsi e a Maria Luigia quando ordinò che i cavalli vecchi al termine della loro “carriera” fossero uccisi e la carne data ai poveri.
I costumi e le scelte quando afferiscono l’ambito delle tradizioni, del piacere sono difficili da estirpare, sappiamo tutti l’educazione che abbiamo avuto e l’ambiente che ci circonda, nessuno chiede di farlo dall’oggi al domani (magari!), ma nemmeno di usare l’ipocrisia e l’ignoranza per legittimarsi… o addirittura agire sui bambini inconsapevoli inoculando loro il virus di un passato da evitare… e inalberarsi offendendo e denigrando se qualcuno punta il dito sull’economia della morte e propone nuove strade con altra base etica. Una presa di coscienza è dovuta.

“Siate il cambiamento che volete vedere nella società” diceva Gandhi. (05/01/2010)

Luigi Boschi


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LETTERA SUL PRETE CACCIATORE

I sepolcri sono sempre imbiancati.E la pittura è sempre fresca!

SEPOLCRI IMBIANCATI
Così Gesù definì i Farisei e gli Scribi, com’ è scritto nel Vangelo di Matteo (cap.XXIII v.2), ma indirettamente tutti quelli che a prima vista appaiono degni di stima e di ammirazione, mentre dentro di loro, cioè moralmente, lasciano molto a desiderare a somiglianza delle tombe che si presentano belle di fuori, ma nell’interno contengono i resti macabri dei morti.

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

La saggezza di Chirone

LETTERA SUL PRETE CACCIATORE

Sua Eminenza Martini

Cardinale di Milano

Curia Arcivescovile.

Diocesi di Milano

Milano

Sua Eminenza Ersilio Tonini

Cardinale di Ravenna

Curia Arcivescovile.

Diocesi di Ravenna

Ravenna

Sua Eccellenza Gualtiero Bassetti

Vescovo di Arezzo.

Curia Arcivescovile.

Diocesi di Arezzo

Arezzo

P.c: WWF, LAV, LAC. LIPU, AISPI, VERDI, LEGAMBIENTE, PETA, UNA, PRO NATURA,LIMAV, COORD. BOCC. AVVELENATI,CHILIAMACISEGUA

Eminenze,

una sera ho incontrato un ambientalista che mi raccontato una storia assai strana: mi ha detto che a Foiano della Chiana nella provincia di Arezzo, il parroco di Santa Maria del Carmine, Don Vannuccio Fabbri, un prete cacciatore, celebra “una Messa propiziatoria” per tutti i cacciatori del territorio all’apertura della stagione venatoria. La cerimonia, con susseguente cena, è stata riportata da “La Nazione” del 4.9.98 e del 15.9.99.

Dall’articolo della Nazione del 4.9.98 si evince che il sacerdote è “un provetto cacciatore”, un appassionato della caccia stanziale e pratica questo “sport” con grande passione” da 12 anni. Va a caccia due o tre volte la settimana. Forma squadre e si “diverte” a praticare la caccia di gruppo con amici (10 Rambo contro un pollo-fagiano). E’ un prete e non un Francescano (quindi non sente gli obblighi etici verso le altre creature che ispiravano il Poverello di Assisi). Sul resto dell’intervista, Eminenze, sorvolo perché trovo le dichiarazioni semplicemente offensive.

Dalla seconda si evince che Don Fabbri non desidera strumentalizzazioni, che anche i cacciatori hanno un anima (cosa che mi sembra ovvia dal momento che anche Tommaso Moro e Himmler l’avevano), che la cerimonia è opera di aggregazione e di amicizia e che se i cacciatori “padellano”  (non uccidono qualche animaletto) si limitano solo a qualche imprecazione innocente, rispettando la figura del sacerdote. In termini semplici se non colpiscono un fagiano non bestemmiano dal momento che Don Fabbri è presente. Se ne deduce: più animali massacrati = meno bestemmie.

Cento esserini massacrati contano meno di una bestemmia che offende il Buon Dio. La logica è logica.

La cerimonia è stata pubblicizzata con locandine e cartelli nei negozi di armeria che invitano alla celebrazione della Messa e ha riscosso un grande successo. Hanno partecipato all’evento religioso 140 cacciatori, raccolti in devota preghiera con il loro simpatico parroco.

La LAV, la Lega Antivivisezione, informata, ha indagato. La responsabile regionale dell’organizzazione, una fervente cattolica, si è rivolta al sacerdote e ha chiesto spiegazioni.

Il sacerdote ha risposto con tono, a dir poco, scortese che è esistito un Papa che aveva una riserva di caccia. L’ha inoltre invitata a rileggersi attentamente la Genesi, dopo averla sfidata a scrivere al Vescovo. Ad un certo punto, dopo uno scambio vivace di battute il sacerdote, e dopo le eterne menate sull’aborto, gli americani e le vittime del Cenis, ha affermato: ” Mi fate schifo” riferendosi ad ambientalisti, verdi, vegetariani, animalisti e altre mostruosità di questo tipo.

E tra le schifezze ambientaliste ci infiliamo anche Francesco d’Assisi, San Tommaso Moro, che immaginava una Stato utopico senza cacciatori, oltre agli innumerevoli cattolici che hanno la stessa perversa sensibilità del santo umbro e rispettano gli altri esseri viventi oltre alle cose inanimate. Francesco chiamava fratello e sorella anche il sole, la luna e il vento. E se la dirigente cattolica della LAV si ispira al Poverello non c’è dubbio che il parroco di Foiano abbia sfoderato dal suo armamentario teologico qualcosa che ricorda vagamente Alessandro VI- Borgia o qualche papa del genere. Sarebbe stato meglio tirar fuori, dai riferimenti biblici e teologici, Nimrod il cushita che fu “gran cacciatore al cospetto del Signore” (Genesi 10; 8-12) e non un papa rinascimentale, che, probabilmente, con il suo comportamento, aiutò a scatenare la rivolta luterana.

Ognuno ha il suo Dio, Eminenze.

Forse non sono giusto, ma la visione di Don Vannuccio Fabbri benedicente ha attivato nel mio cranio un corto circuito di immagini che si sono seguite con intensa rapidità. Ho visto il prete che benedice gli animali a Roma, le sontuose scene di caccia del secondo tragico Fantozzi, Toto Riina che leggeva nel carcere la vita dei santi, il mafioso che viveva immerso in una chiesetta fai-da-te in un clima surriscaldato da misticismo apocalittico, i ragazzini di Mendelin che pregavano Maria Ausiliatrice prima di uccidere un disgraziato per 250 dollari,. Ognuno ha il suo Dio: Lutero, Calvino, Paolo di Tarso, Pio XII, Francesco d’Assisi, Cesare Borgia, il parroco di Foiano, il commandante del campo di Auschwitz e la signora della LAV. Ogni pulviscolo di cenere ha il suo Dio.

Forse esagero, Eminenze, sono ingiusto, e bisognerebbe limitarsi a Fantozzi, ma proprio in quei giorni stavo leggendo il volumetto del signor Eugen Drewermann ” Sulla immortalità degli animali”. Il teologo tedesco scrive: “La dottrina cristiana della resurrezione ha reso l’esistenza umana a giusto titolo infinitamente grande e preziosa¸ questo risultato, tuttavia, fondato su un presupposto essenzialmente filosofico, è stato ottenuto a un prezzo insostenibile: essa vale esclusivamente per gli esseri umani, e la considerazione assoluta dell’uomo si basa sul disprezzo di tutte le altre creature viventi.”

Jameson, nel 1854, scriveva che il cristianesimo primitivo, nell’evidenziare con forza la vita eterna degli esseri umani, aveva escluso le altre creature isolandole, negandole la compassione degli uomini e ponendo le fondamenta del futuro strazio animale.

E ciò fa pensare, anche se in maniera radicalmente differente, all’inaudita violenza verso le cose, il “refrain” fondamentale di Severino. Cose che oscillano nel nulla, secondo la visione dell’Occidente, cose, che non essendo eterne ma caduche e radicate nel nulla, dal nulla originano e nel nulla ritornano, e possono, perciò, essere manipolate e distrutte a piacimento. Ciò che viene dal niente e ritorna nel niente può subire l’inaudita violenza degli uomini. Ciò che non possiede un’anima immortale può essere torturato, vivisezionato senza remore. O massacrato da Don Vannuccio.

E le sue pecorelle.

L’idea dell’immortalità dell’anima è una tarda scoperta nella Bibbia, una specie dominante, egemone nel pianeta, può inventarsi tutto. L’idea dell’immortalità di un unica specie sul pianeta crea la base ideologica del dominio sulle altre creature. Ciò che non ha diritto alla vita eterna è una cosa. Un cane randagio conta quanto una lattina di birra vuota. La nostra vita più di un infinito numero di passeri, secondo il Vangelo (Luca 12:6-7). L’ebreo Saadia afferma, nel X sec.d.C., che l’intero universo è stato creato per l’uomo. Il grande filosofo ebreo Maimonide scrive che tutte le cose nel mondo sublunare sono state create per gli esseri umani.

Lo svalutamento sistematico di ciò che non è umano, cominciando dalla visione stracolma di ubris dei pensatori dell’ebraismo, dello stoicismo e del primo cristianesimo, ha portato al macello infinito. Ciò che non è umano non conta.

Stavo anche seguendo, per una ricerca, le tesi del teologo Luigi Lorenzetti riguardo gli animali. Lo studioso si chiede: ” Gli animali buoni vanno in paradiso ?” E risponde: “I testi sacri ammettono che gli animali hanno un soffio vitale e che l’hanno ricevuto da Dio…quindi saranno redenti e liberati dalla schiavitù della carne”.

Il Papa era India e conoscerà le tesi del teologo cattolico indiano Pannikar che scrive: ” Tutto è incarnazione del divino. Divino ed umano non si possono separare altrimenti avremmo da una parte l’umano e dall’altra il trascendente.”

Tutto è divino. Echi lontani della lettera ai Romani (8,19,24) quando Paolo di Tarso, in un raro momento di compassione verso altre forme di vita, accenna alla creazione che attende di essere liberata e geme nelle doglie del parto. Echi lontani dell’utopia dell’Alleanza di Ezechiele ( 34; 25-28 ) e di Osea (2:18). Echi lontani di Isaia (11,1,8 e 14,3,8) che parla del vitello e del leoncello che pascoleranno insieme e del bambino che metterà la mano nel covo dei serpenti quando il Signore spezzerà la verga degli iniqui, per far riposare la terra.

Isaia e la verga spezzata degli iniqui per far riposare la terra.

E mentre il parroco di Foiano mi ronzava, come un moscone, nel cranio con il suo papa cacciatore, pensavo a quello che avevano affermato altri pontefici:

Giovanni XXIII: ” Se mi dicessero che per ottenere i miei scopi dovrei uccidere una formica io non l’ucciderei “.

Paolo VI, se non erro, rivolto ad un bambino che lamentava la morte di un suo animale: “Gli animali sono la parte più piccola della Creazione divina ma noi un giorno li rivedremo nel Mistero di Cristo”.

Papa Luciani: “Uomo, vegetali, animali siamo tutti nella stessa barca; non si tocca l’uno senza che a lungo andare non si danneggi l’altro”

Giovanni Paolo II nel “Redemptoris Hominis”: “Padroni e custodi intelligenti e nobili della natura e non sfruttatori e distruttori senza alcun riguardo”

Ed ancora il Papa polacco : “E’ necessario e urgente seguire l’esempio del povero di Assisi e decidere di abbandonare sconsiderate forme di dominio, cattura e custodia verso tutte le creature”

Seguire l’esempio del povero di Assisi. Stuzzicato intellettualmente dal Parroco di Foiano, rilessi con attenzione uno dei pochi capitoli biblici illuminati da una luce peculiare: l’asina di Balaam (Numeri 22,22.34).Uno dei pochi brani che dimostra, da parte degli scrittori biblici, una comprensione particolare dell’infinito strazio animale. Non Balaam, ma l’asina massacrata di botte riconosce l’angelo. Come se la potenza epifanica della Luce Ipersensibile possa essere percepita dalle umili bestie ma non dai profeti di Dio. Rilessi dell’angelo che rifiuta la carne del capretto offerta da Manoach.

Don Fabbri continuava a svolazzarmi nel cranio come un pipistrello mentre pensavo ad Albert Schweitzer, un esempio luminoso di cristiano, che confrontandosi con il problema del male e della sofferenza degli essenti affermava: “L’etica è la responsabilità verso tutto ciò che vive.”

Mirabili le pagine ove il missionario descrive la compassione che prova anche verso i vermi della terra. Rispetto e cura verso i lebbrosi ma rispetto e compassione anche verso gli animali e anche verso gli insetti. Immagino il gregge armato di Don Vannuccio sbellicarsi dalle risate.

E pensavo Francesco, rileggendo la vita scritta da San Bonaventura del santo d’Assisi ( farebbe bene Don Fabbri a leggerla con attenzione.). Pensavo al santo che chiama tutte le creature fratello e sorella, mentre il serafico parroco di Foiano benedice avvelenatori e sterminatori di animali. E benedice la “Mala Caccia”, la caccia proletaria aperta a tutti i sadici massacratori, l’assassino delle tortore della mia casa, gli avvelenatori, la lobby della prepotenza e della violenza,i massacratori di cinghialini, coloro che distruggono per il gusto di uccidere, coloro che allevano bestie indifese per annientarle, coloro che avvelenano la terra per poter preservare e per poi massacrare creature allevate con l’unico scopo di spappolarle a fucilate, coloro che avvelenano la vita delle bestie per i loro miseri tartufi, coloro che le fanno soffrire.

Benedice tutti Don Vannuccio Fabbri nella sua immensa cristiana compassione.

Visitino questo centro di umanesimo, eminenti Padri, per vedere uomini di 90 chili, armati come Rambo, che stanano un povero fagiano disperato, allevato in una gabbia per il solo gusto di ucciderlo. Non sport ma libidine della morte, sadismo puro, estrema viltà. Poichè è solo viltà confrontarsi con esseri disarmati e incapaci di difendersi. E questo vale per gli esseri umani del Kossovo, di Timor, del Ruanda ma anche per gli animali.

Leggano il disperato appello di un uomo che è andato a vivere in isolamento a tre chilometri da un centro abitato e grida contro il mondo perchè gli hanno avvelenato i cani che abbaiavano disturbando la selvaggina. Selvaggina: così, le pecorelle del gregge di Don Vannuccio, chiamano i polli- fagiani allevati per il sadico gusto di massacrarli.

Certo, Eminenze, malgrado Francesco D’Assisi, la difesa degli animali da parte della Chiesa è stata ed è ben povera cosa. Leggere un volumetto di cattolici animalisti che cercano di provare l’interesse biblico per gli animali è una cosa molto triste. Le tesi non reggono e fanno acqua dappertutto. Leggere le tesi dei vegetariani cristiani degli Stati Uniti tipo “Jesus Was a Vegeterian” è deprimente. La verità è che il problema del dolore animale non è neanche sfiorato nel Vangelo.

Gesù non si cura degli animali e si disinteressa della natura questa è la cruda verità. Basta ricordare i porci posseduti dai demoni e la maledizione del povero fico.

E che colpa ha un porco di essere un porco o un fico ad essere fico, Eminenze ? Siamo tutti gettati nel cerchio dell’esistere, non scegliamo la nostra esistenza. Nasciamo con un corpo e con un cervello particolare. Il corpo è il nostro destino. Siamo gettati, come dice Heidegger, nel mondo. Che colpa hanno gli alberi di fico se sono sterili o i maiali se sono maiali ? E non poteva Gesù allontanare i demoni, farli svanire nell’aria leggera invece di far impazzire di terrore tutte quelle povere bestie ?

Avrebbe il Buddha maledetto l’albero di fico ? O indirizzato i demoni verso i porci ?

Deuteronomio 14: 3-8 ha marchiato per sempre questi poveri animali. Poi ci ha pensato Pietro a riscattarli, da allora non hanno avuto più pace. Io vivo in un luogo ove molti si sono arricchiti sul loro strazio. E se Paolo è indifferente al destino delle bestie, Pietro, nel suo sogno- lucido, è micidiale. E mi riferisco ad Atti 10: 9-16 ” Alzati, Pietro, uccidi e mangia…!” Tre volte Jahvè gli ripete l’ingiunzione che a me sembra di natura diabolica. Ecco parte della base teologica dello sterminio.

Ai vegetariani e agli animalisti cristiani consiglierei di leggere con attenzione il sogno di Pietro e il Levitico, e di piantarla lì, di non farla lunga. Non c’è nulla da fare. Il cristianesimo è una religione antropocentrica. Continuarla con le menate che il cristianesimo si preoccupa degli animali è come cercar di provare che Lenin era un liberale russo, o Stalin una spia del Vaticano, o Cossutta un agente segreto della CIA.

Mentre i Jainisti organizzavano ospedali per gli animali nel sesto secolo prima della nascita del Cristo e il Buddha predicava la compassione verso tutti gli esseri viventi nello stesso secolo, Pio IX, nel suo tempo, non permetteva la nascita di una organizzazione per la prevenzione della crudeltà verso gli animali. La ragione: l’uomo non ha doveri verso le bestie.

Anche San Francesco il più attento al problema della sofferenza animale, invitò un discepolo, che aveva tagliato le zampe di un porco vivo, a chiedere scusa al proprietario dell’animale per aver danneggiato la sua proprietà e non disse una parola per la bestia sofferente.

E’ un disperato tentativo provare l’interesse del mondo cristiano per gli animali. Il Drewermann interpreta Marco 11:15-16 e afferma: ” Jeshua….arrivato al tempio di Gerusalemme fu colto dall’ira o meglio dall’orrore. Vide infatti le vittime sacrificali, destinate alla macellazione, secondo il rito ebraico, pugnalate alla gola e condannate ad un lento dissanguamento secondo il rito ebraico. Jeshua gridò: ” Voi fate della casa di preghiera una spelonca di assassini.”

Il teologo tedesco, secondo il mio modesto parere, sbaglia: non era il problema dello strazio animale che colpisce Gesù ma il dilagante, incontenibile consumismo del tempio. La mercificazione del sacro. Il problema della sofferenza di innocenti, inermi creature immolate nel casa di Jahvè, non lo colpisce. A meno che i Vangeli non abbiano occultato questo aspetto del Cristo, seguendo la logica cristallina del sogno di Pietro: uccidi tutto quello che vive e mangialo. Se così fosse sarebbe una travisamento orrendo che ha prodotto oceani di sangue.

Bisogna valicare le vette dell’indifferenza e della crudeltà. Scavare alle radici.

Basti pensare al macigno teologico delle affermazioni di Jahvè che condanna uomini colpevoli e animali innocenti alla stessa morte. Mi riferisco a Esodo 9,3,6- 9,9,10- 9,19,25- 11,4,7 – 12,12 – 12,29 – 19,13 a Deuteronomio 13,16, a Giosuè 6,21, a 1 Samuele 15,3 e 22,19, Ezechiele 25,13-

29,8,1, a Geremia 21,6-36,29 eccetera….eccetera…sterminio crudele di uominie e bestie, come se gli animali fossero colpevoli delle nefandezze degli esseri umani.

Un Dio spietato e capriccioso fa passare tutti a fil di spada: neonati, vecchi, donne, animali. A monte di tutto c’è Genesi. 6,7 – 1,26,28 – con il suo invito al dominio sugli altri esseri. L’invito all’egemonia spietata sulla terra. La punizione per il peccato di Adamo che ricade, ingiustamente, sugli animali. C’è Genesi 9, 1- 7 con il suo orrendo Messaggio ed ha ragione Don Vannuccio a citarla: “E il tuo terrore visiterà ogni bestia della terra e dell’aria. Essi sono in tuo potere….tutto ciò che si muove e ha vita ti sarà di cibo…” Perentoriamente contraddetto, da Genesi 1,29,30 che sembra, invece, un ingiunzione al vegetarismo nell’Eden: “Ecco, io vi do ogni erba che produce seme…e ogni albero che produce seme: saranno il vostro cibo A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde.”. In un’ipotetica età dell’oro uomini e bestie vivevano in totale armonia.

Il paradiso è un posto per vegetariani ?

Calvino dice a proposito dell’ingiustizia palese: ” Abbiamo meritato una grande maledizione dal momento che tutte le creature della terra e del cielo sono punite per i nostri peccati. E’ per colpa nostra che si battono nella corruzione. La condanna della razza umana è impressa nei cieli, nella terra e in tutte le creature”. Poi giunge l’ingiustizia del diluvio. Se erravano gli uomini che c’entravano le bestie ? E mi riferisco a Genesi 9,9,17. E ha inizio lo strazio infinito.

Lascino perdere gli animalisti cristiani, in un senso deleterio, ha ragione don Vannuccio, il quale sfodera qualche papa degenere. Aiutiamolo nelle citazioni che forse ignora. La Bibbia non dice nulla contro la caccia. Anzi. Nimrod, il cacciatore, come ho scritto, è grande agli occhi di Jahvè. Nel libro dei Proverbi l’uomo non è invitato a non uccidere ma a non sprecare la carne della preda (12:27). In Levitico (17:13) si trovano le istruzioni per dissanguare gli animali, e sempre nello stesso libro le ingiunzioni a non mangiare animali morti di morte naturale o uccisi da altri predatori (17:15). La caccia è naturalmente accettata. Don Vannuccio può andare sicuro se si basa sul Vecchio Testamento; il Nuovo ignora totalmente il problema.

Certo una cosa è Dersù Urzula, un’altra il fantozziano “cummenda” milanese che spara ai camosci, durante uno sciopero dei custodi di un parco nazionale, e li lascia stecchiti tra i picchi.

Una cosa è l’indiano che abbatte un bisonte per necessità e lo ringrazia per la sua carne,un’altra il cacciatore occidentale, imbevuto di cristianesimo protestante, che massacra mandrie intere di bisonti per tagliar loro la lingua.

Cristo mangiava carne e pesce in abbondanza, ma erano altri tempi. Un oceano di tempo è trascorso. Si è evoluta l’immagine di Jahvè. C’è stato Francesco d’Assisi. Ora andiamo sulla luna, giungiamo fino a Marte, abbiamo stravolto la visione dell’universo. Bisognerà anche trascendere, superare ingiunzioni valide per pastori racchiusi in universo biblico- tolemaico, prigioneri di un problematico tempo. Ogni volta che i cristiani hanno cercato di affrontare questo problema sono finiti male.I Catari, ad esempio, affogarono in un mare di sangue.

E c’è un tempio a Gerusalemme che è un autentico mattatoio. Uno scannatoio funzionante a tempo pieno. Un massacro continuo, mentre Jahvè abita silenzioso e immoto il suo Sancta Sanctorum, il suo Kaddosh. E questo è il Padre misericordioso di Gesù. Ed è anche il Padre che sceglie l’offerta sanguinante di Abele e rifiuta i frutti della terra di Caino. Ed anche quello è un profondo mistero.

Ogni tanto un profeta intuisce l’orrore (1 Samuele 15,22): “Il Signore forse gradisce gli olocausti ed i sacrifici ? Ecco obbedire è meglio del sacrificio, essere docili è più del grasso degli arieti…”

O Isaia (1,11,20: ” Che me ne faccio del grasso degli arieti ? Che me ne faccio della moltitudine delle vostre offerte ? Sono sazio dell’olocausto di arieti…il sangue dei buoi, degli agnelli, dei capri non lo gradisco…..”

O ancora Isaia (66,13): ” Uno sacrifica un bue e uccide un uomo. Uno imola una pecora e poi strozza un cane. Uno presenta un’offerta e poi il sangue di porco. Uno brucia incenso e venera l’iniquità. Costoro hanno scelto i loro sentieri dilettandosi nell’abominio.”

Ogni tanto un angelo rifiuta, misteriosamente, di mangiar carne (Giudici 13,15.16).

Ogni tanto qualcuno si chiede “Chi sa se il soffio vitale dell’uomo salga in alto e se quello della bestia scenda in basso ? ” (Ecclesiaste 3,18,21)

Poi ci sono le squisitezze di Esodo 23,19-34,26: “Non cuocete il capretto nel latte della madre”

E l’orrore del Levitico. Sul trattamento degli animali, la Bibbia sussurra, mormora qualcosa, ma è troppo poco. Esodo 21:28-32, Deuteronomio 22:1-4, 22:6-7, 22:10, 25:4. Troppo poco.

Schopenauer scrive che il “benemerito” Circolo per la protezione degli animali di Monaco, nel 1852, divulgò una serie di citazioni per provare che la Bibbia prescrive la compassione per gli animali: Proverbi di Salomone 12,10, Ecclesiastico 7,24, Salmi 147,9 -104, 14, Giobbe 39,41, Matteo 10,29. Il filosofo risponde che forse il primo brano è accettabile, ma il resto è una “pia fraus”, una pia frode. E afferma che il cristianesimo è contro natura “perchè ha staccato l’essere umano dal mondo degli animali, al quale appartiene per essenza, dando esclusivo valore all’uomo e considerando gli animali addirittura come cose.” Conseguenza della creazione “ex nihilo” e del potere che Jahvè attribuisce all’uomo.

E Schopenahauer urla la sua rabbia al Dio biblico: ” Potevi dire una sola parola e non l’hai voluta dire!”

Ma la parola l’ha detta. Più tardi i Padri della Chiesa ci donano gemme risplendenti di saggezza.

Sant’ Agostino: “Trattenersi dall’uccidere gli animali o distruggere piante è il colmo della superstizione” contraddetto da Jahvè stesso in Deuteronomio 20,19: “L’albero è forse un uomo ? Perchè abbatterlo durante l’assedio”

E ancora Sant’Agostino nella “Città di Dio”: “Quando sentiamo dire ” Non uccidere” noi sappiamo che non è riferito agli alberi, poiché gli alberi non hanno i sensi, né è riferito agli animali, poiché gli animali non hanno rapporti con noi. Di conseguenza il comandamento si riferisce solo agli uomini.”

E il vescovo di Ippona, ulteriormente, imperversa: “Per il giusto decreto di Dio vita e morte degli animali dipendono dalla nostra discriminazione”

Poi Tommaso d’ Aquina, nella Domanda 64 Articolo 1 della Summa, tira le ovvie conclusioni:

“Non è peccato usare una cosa per l’uso per la quale è stata creata. Nell’ordine delle cose l’imperfetto è soggetto al perfetto.”

Lapidario, Tommaso che esclude la possibilità della compassione verso il mondo animale. Basta leggere la domanda e la risposta XCVI della Summa Teologica (Articolo 1 e 2 ) per provare un vero senso di orrore e di profonda pena.

E si scivola verso le nefandezze di Francesco de Sales. Non sono da meno i protestanti, basti pensare a Calvino, a James Whisker, John Canon Mc Carthy e a tanti altri.

Per poi passare, Eminenze, all’orrore della scienza moderna. Alla visione Baconiana della natura sottoposta a tortura per carpirle i segreti. Per passare alle bestialità di Malebranche e all’imbecillità Cartesiana che conduce alle pratiche descritte magistralmente da un eretico giansenista: “Amministrano colpi ai cani con perfetta indifferenza, e si prendono gioco di coloro che provano compassione verso quelle creature. Dicono che gli animali sono simili ad orologi. E che i guaiti emessi dalle bestie non sono altro che rumori di molle, ma che il corpo non prova dolore. Inchiodano le povere bestie a tavole e le vivisezionano per studiare la circolazione del sangue che è un grande soggetto di conversazione.”

E chi insorge contro questo orrore oltre l’eretico gianseista, Fontaine ? Si indigna un nemico della chiesa, Voltaire: “Ci sono barbari che prendono un cane, che sorpassa l’uomo in fedeltà ed amicizia, e lo e lo inchiodano ad una tavola e lo vivisezionano per mostrare il sistema delle vene ! Scoprirai gli stessi organi che tu possiedi ! Rispondimi, meccanicista, la natura ha organizzato tutte le molle del sentire negli animali con lo scopo che non provassero nulla ?”

Lo stesso imperativo categorico kantiano non si estende fino alle bestie.

Eminenze, affrontare con un armamentario aristotelico- tomistico il terzo millennio è semplicemente suicida. Bisogna chiedersi perché tanta gente diventa buddhista o sceglie altre vie.

Io sono un agnostico, ma se dovessi scegliere una fede cercherei qualcosa che si rivolge compassionevolmente verso tutti gli esseri viventi. L’antropocentrismo è alla lunga perdente, limitato, ottuso e Don Fabbri è l’esempio vivente di ciò che non bisogna essere.

Un giovane riflette sull’ideale del Bodhisattva e lo paragona al parroco di Foiano.

Da una parte il prete sorridente che benedice i massacratori di passeri e di allodole per non farli bestemmiare. Dall’altra un santo che rifiuta il Nirvana e decide di attraversare, nuovamente e dolorosamente, i mondi samsarici, fino alla liberazione, dalla ruota della vita, di ogni essere vivente, fino alla liberazione dell’ultimo insetto. Giudicate voi, eminenti Padri.

Non ci vuole una gran testa per capire che una civiltà avanzata ed evoluta, con almeno mille anni di sviluppo più di noi, escluderebbe dalla sua visione delle cose: capitalismo, religioni antropocentriche, fame nel mondo, la violenza verso tutti gli esseri viventi, la violenza verso la natura, e controllerebbe il terrore della civiltà della tecnica, vedendo in questo tempo un’età di orrenda barbarie e di oscurità. E’ inconcepibile che una religione antropocentrica sopravviva il prossimo millennio. Una religione basata sul sogno di Pietro inesorabilmente declinerà.

Nel frattempo Don Fabbri benedice il suo gregge armato mentre le sue pecorelle continuano a massacrare con piombo e veleni esseri inermi e indifesi, ma senza un anima immortale.

Pensate, Eminenze a che cosa può condurre una fesseria filosofica. Le parole non sono macigni ma bombe nucleari. Bastava una parola e non l’hai detta. Esattamente così. O ancora meglio: ne hai dette parecchie e hai provocato un infinito sterminio.

Personalmente, Eminenze, credo a quello che afferma Qoelet figlio di David (Ecclesiaste 3:19-21):

“Il destino dell’uomo o della bestia è lo stesso; come muore uno, muore l’altro.

Hanno lo stesso soffio vitale e l’uomo non è superiore alla bestia; poiché tutto è vanità.

Tutto finisce nello stesso luogo: tutto origina dalla polvere e nella polvere ritorna.”

Sono un uomo qualunque che crede, come tanti, che la compassione può essere generata dal nulla. Non occorre una struttura dell’Oltremondo, non occorre un mondo invisibile dietro al mondo per provarla. Non occorrono premi iperuranici. Non occorrono paradisi o Nirvana. La compassione è come un fiore nel deserto. E’ totalmente gratuita.

Sono un uomo che non appartiene a gruppi, e mentre scrivo, sto curando un’allodola ferita da un colpo di arma da fuoco che le ha trapassato un’ala e provo profonda rabbia.

E spero che un giorno un pontefice si inginocchierà davanti ad un cane vivisezionato, davanti ad una cavia con le corde vocali recise, e piangerà lacrime amare.

Un giorno la Chiesa dovrà chiedere perdono agli animali, Eminenze, è nell’ordine inesorabile delle cose. O sarà il terzo millennio a non perdonare la Chiesa.

O forse un santo sognerà un nuovo sogno ed udirà la voce di Jahvè ingiungergli tre volte:

” Non uccidere più, rispetta tutti gli esseri viventi, rispetta tutte le cose della terra, del mare e dell’aria, rispetta ciò che si muove e che striscia….”

Qualcuno se lo potrebbe inventare questo lucido sogno come Simon Pietro si inventò l’ingiunzione degli Atti.

Forse quel giorno non è lontano, e quel giorno potrebbe limitare lo strazio.

Se Jahvè si è evoluto dal Signore terribile e capriccioso che ordinava gli stermini sino al misericordioso Padre del Cristo, perchè non dovrebbe procedere oltre, e diventare, in una terza fase, trascendendo la visione cristiana attuale, il padre compassionevole di tutta la creazione ? Basta reinterpretare, limare e smussare Francesco e un nuovo mondo si aprirebbe. Necessita un nuovo Gioacchino da Fiore con il suo eone dello Spirito.

Perchè non provarci, Eminenze ?

Distinti saluti.

Paolo Ricci

ricci@esperia.fsnet.co.uk

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FACCE DA SCHIAFFI!

FACCE DA SCHIAFFI!

Perché così non va!! Sì non va! Una società che se ti poni scelte di vita responsabili, consapevoli, rivolte al futuro ti boicotta o ti emargina! Ti mette nelle condizioni o di desistere o di ammalarti. Scegli tu!!
L’arte, l’innovazione, la ricerca… le scelte etiche, coerenti tra l’essere e il fare, cose da dimenticare.
Usano i musei e i monumenti per il turismo… senza un briciolo di saperi e passione.
A schiaffi andrebbero presi, tutti i giorni!… questa banda di idioti al comando!
Non c’è più un sentire di vita, ma di denari… e per far cosa? Cosa sanno produrre? Luoghi cementificati. Economie obsolete tenute in piedi con soldi pubblici. Catene di smontaggio animale seriali. Disastri ambientali e mentali. L’uomo al servizio di un sistema necrofilo da lui stesso finanziato: lo chiamano debito pubblico!
Una società che sottomette tutto alla pressione economica manipolata. Stili di vita da rovina fisica e cerebrale. Bombardamenti pseudo informativi e propagandistici disgustosi. Dentro niente!! Spesso la menzogna. Basta vedere di cosa si nutre l’imbecillità del gossip!! I suoi personaggi… E quanti aspirano ad essere così!! Il tragico è che è tutto pagato da noi… con i nostri consumi.
Testimoni di una società decadente, allo sfacio. Politici, impiegati del sistema economico finanziario. Giornalisti divenuti copywriter pubblicitari.
Musulmani costretti a lavorare le carni di porco, a trasgredire il Ramadan per lavorare nei campi.

Papa Ratzinger, quando emetterai l’urlo di dolore per le stragi degli animali, per la devastazione ambientale, per le nefaste produzioni industriali, gli abusi di consumi contro la salute. Tutto da lì parte!! La coscienza di un popolo è nei consumi quotidiani. E il contesto cambia più rapidamente se uomini leader o carismatici hanno la forza di seminare e sostenere valori. Nuove frontiere. Far sentire la loro presenza come testimoni del tempo. Ma si sa, purtroppo, che i leader sono messi lì dal sistema perché nulla cambi se non ciò che è stato determinato.

Questa è una società che attenta alla vita individuale, all’equilibrio psicofisico. O fai quello che è previsto e inserito nel loro schema o sei morto! Una società vecchia imbolsita su consumi disastrosi. Amministratori che ancora non hanno capito niente della nuova civiltà digitale. La pensano come “informatica” ben che vada!! E noi dovremmo farci guidare da persone così? E’ da circa 40 anni che si sta costruendo il nuovo mondo del codice alfanumerico.

Possibile che la schizofrenia sia divenuta un valore da coltivare? Una persona non riesce ad essere quel che è! E’ costretta a coltivare la duplice personalità.
Ma come si può sentire uno che pratica il veganesimo ed è costretto, per esigenze economiche, a lavorare in un mangimificio o in un macello? O a prestare la propria opera ad economie di derivazione animale?
Esiste anche un’altra realtà!

Chi governa ha il dovere di tutelare le differenze e consentire a quelle persone il loro l’esercizio, l’espressione delle proprie capacità! Lo recita anche la Costituzione!!… non solo madre natura.
Come può sentirsi un musulmano costretto a rinnegare il proprio credo religioso lavorando cosce di maiali?
Perché si pratica una educazione alimentare ipocrita, che non ostacoli e sia funzionale all’economia dei luoghi?
Perché si deve incentivare una nutrizione distruttiva, senza senso? Perché si devono riempire scaffali di prodotti “che nuociono alla salute” senza dirlo?
Perché si devono creare infelici che producono un danno enorme, piuttosto che sostenere le persone nelle loro potenzialità? Ridotte invece a vite senza futuro. E si generano sprechi di servizi assistenziali burocratici dove spesso ogni dignità è perduta. Forse è così che si vuole!

Si indebita un popolo, una nazione per gli scopi meschini di una élite di farabutti che ha come obiettivo solo il proprio tornaconto.
Si usa il debito pubblico per tutelare gli interessi di banche e dei capitali.
E’ un disastro umano… e non riesco a vederne via d’uscita! (19/08/2009)

Luigi Boschi

www.luigiboschi.it


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