QUANDO LA CLASSE E’ ACQUA
31 agosto 2009 -
PUBBLICATO DA LA PROVINCIA PAVESE
http://laprovinciapavese.gelocal.it/notizie-dal-web/dettaglio/QUANDO-LA-CLASSE-E-ACQUA/125221408?edition=Voghera
QUANDO LA CLASSE E’ ACQUA
INIZIO
Volano nel web frecce avvelenate, scoccate quotidianamente da aspiranti querelandi, sotto ogni forma, come pacco dono di una Befana anticipata, ahimè cieca e zoppa e soprattutto senza scopa.
In mailing list, su facebook, su blog per fortuna poco frequentati ma moltiplicati, tutti uguali a fotocopia, poichè chi scrive anche se fa rimandi e link a tutta pagina, un loop vertiginoso, non sa ricordare, a memoria che unoperuno fa sempre uno. Visitatori.
Un riassuntino per coloro che ci hanno chiesto “macomeperchècosaavetefatto”
Nulla di diverso dal solito, rispondere a chi civilmente domanda aiuto, a chi chiede un consiglio. Offrire supporto, smistare le segnalazioni. Preparare battaglie mail, comunicati. Impegnarsi seriamente e concretamente per tentare di far conoscere la Legge 281/1991 e magari di farla applicare, 12 ore su 24. Ogni giorno.
Denunciare. Badare ai nostri cani salvati da Cicerale, Modica, L’Aquila, Campobasso, Matera e Rizziconi.
Lasciare aperta la bacheca del sito per chi avesse aggiornamenti su situazioni che peraltro sono datate, ovviamente verificate, sottoscritte e consegnate a chi se ne deve occupare a tutto tondo, essendo noi non investigatori ma una associazione. che si è assunta il carico e l’incarico di coordinare la raccolta di dossier in tutta Italia e di comunicare ciò che ci viene segnalato ai media e al ministero.
E fine.
Ecco il memo della situazione Pavia che ha scatenato il lancio delle pietre.
Malessere animale 1 e Malessere animale 2 che da Pavia è espatriato nel web.
Che il Malessere sia contagioso?
Tutto scaricabile dal sito, dall’agosto 2008. Nessun segnale di richiesta danni o rettifica pervenuto nel frattempo. Ma anche nessuna risposta dalle Istituzioni a cui il malloppo era stato inviato e reinviato.
Buona lettura, nuda e cruda, senza altre parole che davvero non ce ne è bisogno.
Un invito peraltro sincero: chi ha qualcosa da dire o da ridire su Chiliamacisegua e sul suo operato, scriva per favore a info@chiliamacisegua.org o ci denunci o ci quereli come stiamo provvedendo noi, con la tribù del Blablableri che si è formata spontaneamente da qualche mese.
A corto di idee, grammatica, sintassi e conoscenza delle leggi.
A corto di educazione e soprattutto di rispetto. Verso se stessi e verso gli altri.
E soprattutto verso gli indifesi che da un anno, finalmente, hanno una voce forte che si fa sentire.
Per la casella di posta elettronica relativa alla melma, ci stiamo attrezzando perchè finisca direttamente o dal nostro avvocato o nello spam.
Chiliamacisegua
LA PADANIA 23 novembre 2008
Pavia, Inferno o Paradiso nel civile Nord
Un altro viaggio nei canili amati o contestati.
Testimonianze giornalistiche e referti veterinari.
Nel mezzo loro, i cani che “parlano”.
Una sola realtà. Due versioni dei fatti. Corre l’obbligo di riportarli entrambe. Per il titolare del canile la Pandina, a Villanterio, le cose stanno così. Da La Provincia Pavese del 10 settembre 2008: «In pochi mesi ben 26 comuni della zona ci hanno regalato la loro fiducia convenzionandosi con noi. Il segreto? Amare veramente gli animali». «Ma qui si sappia – si legge nel servizio di Chiara Riffeser – gli animali sono letteralmente trattati coi guanti. Tra i cinquemila metri quadrati ci sono celle riscaldate e, addirittura, l’idromassaggio in fase di lavaggio». Poi aggiunge Rino Schiavini: «Noi abbiamo deciso di affidarci ai volontari dell’Enpa di Lodi e Pavia con cui abbiamo stabilito un accordo». Un marchio doc. «Insomma – prosegue La Provincia – qui si è ottenuta la quadratura del cerchio: e ne beneficiano anche gli stessi animali». La Pandina, un’oasi, un paradiso. Magari ce ne fossero altre.
Così parlò il gestore del canile. Così parlò il quotidiano di Pavia.
Poi c’è un’altra versione, quella di alcuni referti veterinari che dipingono questo angolo pavese sotto un’altra prospettiva: l’inferno anche al Nord. Non serve andare lontano, scorrere le immagini dei canili tristemente noti di Ripalimosani, di Rieti, di Campobasso: basta andare a Pavia, sembra ti suggeriscano. Cani dalla magrezza impaurita, dagli occhi scavati e sgomenti, mortificati nel corpo e nell’anima, morti per malattia e incomprensibili trascuratezze veterinarie. Il maltrattamento, che è spesso lasciare indifferenti il cane al proprio destino, è un fenomeno trasversale, non guarda in faccia la geografia ma solo la coscienza umana.
Ecco le storie di Gullit, di Oro, di Brando, di Sisso, di Pippo, emblema di un modo di essere considerati cani il cui vivere è sancito da una convenzione e da una retta giornaliera! versata dai comuni.
Alcuni di loro sono morti di filaria, il parassita che occupa il cuore, le arterie e strangola la vita lentamente come un tumore bianco e sottile. A Pavia, nella bassa padana umida e fluviale, la filariosi è la leshmania del Nord. Senza profilassi, ti salva solo la fortuna. Altrimenti sai che muori con un verme che come un pitone si avvita al cuore ed entra strisciante nell’autostrada del sangue. Un’impiccagione progressiva.
Come è possibile che sia accaduto proprio a la Pandina, a Villanterio? Incomprensibile, impossibile. La Pandina è modello di eccellenza ed efficienza.
Ecco i referti sanitari. Gli aggettivi, i sostantivi dei veterinari, professionisti che rispondono ad un Ordine professionale, non hanno bisogno di commenti.
Pietro Baldi, veterinario in Vigevano, nel dicembre 2007: «In data odierna ho visitato un incrocio spinone di nome Gullit, di era apparente 3 anni, che presenta atrofia muscolare, marcata da inanità, magrezza e infestazione da endoparassiti. Il soggetto presenta disorientamento psicologico in fase depressiva». La testimonianza dell’adottante è più forte ma non la riproduciamo. Basta il referto.
Questa è la storia di Brando, in canile dal 2003, adottato nel maggio 2008. Dal referto di Alessandra Scorza, veterinario in Alessandria: «Il cane di nome Brando appena adottato presenta difficoltà respiratorie sotto minimo sforzo». Ricoverato il 3 giugno dopo ripetuti episodi di sincope vengono effettuati approfonditi esami: il test filaria sierologico è positivo ad alto titolo. Viene riscontrata «insufficienza cardiaca destra e grave ipertensione, troncatura dell’arteria polmonare». L’esito degli esami della dottoressa Simona Morini è impietoso: viene riportato in clinica il 18 giugno per una grave crisi respiratoria. Brando morirà il 26 giugno. Di filaria.
Il 5 gennaio 2008 è la volta dell’adozione di Pippo. La testimonianza è cruda, ma non la riportiamo. Tranne un dettaglio: «È stato consegnato senza un libretto sanitario». Sicuramente una s! vista dell’oasi canile. Pippo si addormenterà per sempre il 25 giugno 2008. Libero. Riportiamo invece questo: «Se ne è andato dopo solo 6 mesi di libertà, era vecchio, ammalato e stanco già ai primi di gennaio di quest’anno quando ha lasciato per sempre il canile dove ha vissuto la maggior parte dei suoi 14 anni».
Questa è la storia di Oro. È il 1 marzo 2008. Tossisce senza sosta, racconta chi lo aveva adottato. La testimonianza non la riportiamo. Ma questo sì: l’8 ottobre 2008 la padrona racconta che «purtroppo la filaria lo sta mangiando ma lui è felice. Solo 5 mesi di felicità e 10 anni da incubo. Quando l’ho tirato fuori speravo di regalargli almeno 3-4 anni di vita, invece dopo 5 mesi la malattia lo sta uccidendo».
Questa è la storia di Sissi. Il veterinario Baldi che lo visita il 7 gennaio 2008 dopo l’adozione certifica la sua «magrezza eccessiva». E consiglia immediata sverminazione e il «miglioramento dell’alimentazione». Il cane è pieno di parassiti. Ma c’è una sorpresa. Sissi è Sisso. Per chi gestiva il canile era una femmina. D’altra parte l’’Asl di Pavia ne era proprio convinta. Nel certificato di iscrizione all’anagrafe canina il sesso dichiarato è quello femminile. Sicuramente una svista, un errore in buona fede, con tutti quei cani da seguire… Non facciamone un dramma.
Questa è la storia di Biba, un capitolo tutto a parte. È il 22 febbraio 2008. La signora A.R. si reca in canile per adottare Biba. Il veterinario Asl conferma che il cane è adottabile. Ma non per il gestore, che lo dichiara già “prenotato” telefonicamente. Ci volle l’intervento del maresciallo dei carabinieri per consentire alla signora di adottare Biba. Naturalmente l’episodio fu una casuale incomprensione, un equivoco. A la Pandina, infatti, le porte sono sempre aperte, i cani attendono felici nuovi padroni: un passaggio indolore da un paradiso all’altro.
LA PADANIA 7 DICEMBRE 2008
LA LETTERA DELLA PRESIDENTE TARDINO
L’Enpa di Pavia replica sul canile modello “la Pandina”
ENPA SEZ. PAVIA: Richiesta ai sensi della legge 08/02/1948 n. 47 art. 8
http://www.enpapavia.it/cgi-bin/site/EnpaView.asp?id_sezione=22&id_sezioneinfo=0
Richiesta ai sensi della legge 08/02/1948 n. 47 art. 8
In merito all’articolo pubblicato dal quotidiano La Padania il 23/11/2008 a firma di Stefania Piazzo, la scrivente Sezione Enpa, citata nell’articolo ma non interpellata dalla giornalista, desidera precisare quanto segue:
Le sezioni Enpa di Pavia e Lodi prestano la loro opera di volontariato nel canile La Pandina di Villanterio in forza di un accordo firmato il 24 gennaio 2008. Fino al dicembre 2007 erano presenti in questa struttura altre due associazioni di volontariato, le stesse che pubblicano foto e appelli per questi cani in internet. I cani a cui si riferisce il servizio erano presenti in canile da anni e la signora Piazzo potrebbe chiedere a loro quali cure prestavano agli animali presenti quando prestavano volontariato.
Le condizioni di detenzione dei cani nei canili privati convenzionati dipendono dalle convenzioni stipulate dai comuni con i gestori. Il compito del volontariato è, ad avviso della scrivente, quello di trovare casa ai cani (una casa non un altro canile) e di migliorare al vita dei cani nella loro permanenza nelle strutture.
Appare pertanto curioso che si citi l’Enpa insieme ad alcune storie di cani malati senza assumere informazioni riguardo ai tempi della presenza Enpa in questo canile. Da quando Enpa è presente in questa struttura è stata approntata un’area di sgambo, Enpa ha acquistato in due tornate antiparassitari per tutti i cani, ha iniziato a testare e vaccinare i cani presenti in canile, compatibilmente con le sue possibilità economiche, poiché, contrariamente a quanto alcuni credono, o vogliono credere, Enpa è un’associazione di volontariato e non Re Mida.
Enpa inoltre sta dotando tutti i box di coperte e cucce e contiamo di finire entro Natale.
Rimane sconcertante come si sia potuto scrivere un tale articolo senza prendersi il disturbo di verificare con i diretti interessati e magari di andare a vedere il canile. Forse si sarebbe anche potuta fare una ricerca in internet e scoprire come i canili della provincia di Pavia, che non sono né meglio né peggio della maggior parte dei canili, siano vuoti, perché i cani sono stati portati via tutti e mancano all’appello oltre 1.300 cani.
I controlli che ha chiesto l’Enpa hanno evidenziato un grosso problema: i cani non ci sono e non si vuole dire dove sono finiti. Rimane anche da chiarire perché, in un’inchiesta che tratta di canili lager non si parli mai del canile in cui sono stati trovati i cani fintamente adottati da prestanome nei canili municipale di Pavia, Dogmar e La Pandina definiti lager da coloro che i cani li hanno poi portati in questo canile del quale alleghiamo alcune foto. In questa struttura, definita in internet “pensione per cani dove ora si trova XY salvato dal lager”, sono stati trovati i cani portati qui lo stesso giorno dell’adozione dagli adottanti che testimoniano tuttora ovunque la loro volontà di salvarli, salvo poi cederli ad altre associazioni e scordarseli in questo canile.
Si sarebbe potuto scoprire anche che vengono scritte cose tipo “…io e la mia amica facendo finta di adottare i cani ne abbiamo portati via due…” o ancora – si parla di un altro canile e si dice “… l’80% dei cani sono stati sequestrati dal canile La Pandina e la Dogmar di Pavia… qua sotto troverete il conto corrente ….”. Giova forse specificare che non c’è stato alcun sequestro né alla Dogmar né a La Pandina, di concreto rimane una richiesta fondi con motivi non veri.
Tutti questi documenti sono facilmente reperibili in internet. I riferimenti sono a disposizione dei comuni e delle istituzioni che dovessero richiederli.
Enpa ha presentato una richiesta per verificare l’intestazione in anagrafe canina dei cani presenti nelle strutture citate in questi documenti.
Rimaniamo in attesa di cortese e sollecito riscontro,
Il Presidente Enpa di Pavia
Maria Vincenza Tardino
REPLICA DI STEFANIA PIAZZO LA PADANIA 1 DICEMBRE 2008
Gentile signora Tardino, dalle nostre parti (e da quelle dei lettori) hanno destato forse più sconcerto i referti dei veterinari
sui cani malati adottati (e poi deceduti) presso Villanterio
che non il non aver fatto visita al canile da parte nostra. Su
quelle povere bestie invece, non una parola. Ma accettiamo
l’invito per venirVi a trovare, dateci una data. Peraltro la nostra
citazione (in positivo) dell’Enpa è tratta da un articolo
di una collega di un altro quotidiano.
Sconcertarsi per ciò può essere legittimo ma è paradossale. Ci si
può semmai sconcertare sul fatto che una convenzione non è sufficiente per garantire cure a tutti gli ospiti e che i volontari sono quindi soli a combattere. Forniteci i dati, diteci cosa Vi serve, la nostra porta è aperta per qualsiasi denuncia.
Prego, accomodateVi. Pubblichiamo pertanto con piacere la Vostra
lettera. Che affronta tuttavia preponderatamente anche altri temi,
esulando dalla nostra inchiesta, fatto di per sè strano per il contenuto
di una rettifica. Comunque accogliamo volentieri le proposte
ma chiediamo di essere più circostanziati quando si parla di
1.300 cani spariti dai canili di Pavia; quando si parla di finte
adozioni presso i canili di Pavia, Dogmar e Pandina; quando si citano
stralci di conversazioni di persone terze, palesando conflitti tra
gruppi, associazioni, bracci di ferro intestini interni al volontariato. Per
chi legge, l’impressione è che si voglia rendere pan per focaccia a qualcuno. A chi? Ai referti dei veterinari?
Prima di tutto, per noi, vengono i cani, non le beghe tra
umani. La pagina del benessere animale su la Padania non è luogo
di risciacquo di questioni personali, lo sa bene il dottor Sellitto,
coordinatore regionale lombardo dell’Enpa che sa di cosa si parla
quando ci onora di partecipare fattivamente al nostro tavolo di
incontro con le associazioni e il sottosegretario Martini, che tiene
particolarmente a cuore la presenza e la collaborazione dell’En -
pa, visto il fattivo e consolidato rapporto con la presidente Carla
Rocchi. Siamo qui per risolvere i problemi del volontariato e soprattutto dei nostri amici a quattro zampe. Il resto per noi può attendere.
Anche le lettere e le mail anonime che girano in rete, che
screditano tizio o caio pubblicate persino su siti istituzionali, o quella
da Lodi su un indirizzo altrettanto istituzionale con il commento al
nostro servizio su Pavia: “Cazzate”. La tengo nel cassetto. Preferisco
“perder tempo” solo dietro ai cani. Credo anche voi.
Stefania Piazzo
LETTERA ANONIMA ANCORA OGGI SUL SITO ENPA PAVIA NONOSTANTE LA DIFFIDA INVIATA E CHE ANCORA QUALCHE BUONTEMPONE RIPRENDE POSTA INOLTRA PUBBLICA DIVENTATO CORREO E PERSEGUIBILE PER LO STESSO REATO
http://www.enpapavia.it/cgi-bin/site/EnpaView.asp?id_sezione=19&id_sezioneinfo=0
Diffamazione e calunnia online diffusa dalla mailing list di Bairo, sempre in prima linea nella difesa delle persone perbene.
La diffamazione nel diritto italiano
Reato di Diffamazione nel Codice Penale italiano
Art.: 595 c.p.
Pena prevista: reclusione fino a 1 anno o multa fino a 1032 Euro per le ipotesi del I co.; reclusione fino a due anni o multa fino a 2065 Euro per le ipotesi previste dal II co.; reclusione da 6 mesi fino a tre anni o multa non inferiore a 2052 Euro per le ipotesi previste dal III co.;
La diffamazione, in diritto penale italiano, è il delitto previsto dall’art. 595 del Codice Penale secondo cui:
Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1032.
Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2065.
Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore ad euro 516.
Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate.
La norma, con un parziale rinvio al delitto di ingiuria previsto dall’articolo 594 del codice penale, punisce chi, comunicando con più persone, offende l’onore o il decoro di una persona non presente. Tre sono, dunque, gli elementi necessari perché si possa configurare il delitto in esame: l’offesa all’onore o al decoro di taluno, la comunicazione con più persone e, infine, l’assenza della persona offesa.
L’assenza del soggetto passivo si deduce dall’inciso fuori dei casi indicati nell’articolo precedente.
Per aversi comunicazione con più persone è necessario e sufficiente che la comunicazione avvenga con almeno due persone, tra le quali non vanno tuttavia compresi gli eventuali concorrenti nel reato. È opinione prevalente in dottrina che la comunicazione diffamatoria possa avvenire a soggetti diversi anche in tempi differenti, consumandosi in tal caso il reato nel momento della comunicazione alla seconda persona.
Commette reato chi diffama e chi diffonde la diffamazione
Esprimere su un sito, quindi in un “luogo” potenzialmente visitabile da una molteplicità di persone, apprezzamenti che possano offendere la reputazione.
Pil diritto italiano è reato offendere qualcuno anche quando il fatto eventualmente attribuito sia rispondente a verità. In sostanza, non si può dare del “ladro” al ladro stesso, pena una possibile denunzia per diffamazione o ingiuria (la differenza è spiegata dalla stessa Corte di Cassazione più avanti).
Al reato previsto dall’articolo 35 legge 675/96 e si aggiunge anche quello ex articolo 595 Cp.
Questi due reati sono rispettivamente:
Art. 35 Legge 675/96: Trattamento illecito di dati personali.
1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarne per sé o per altri profitto o di recare ad altri un danno, procede al trattamento di dati personali in violazione di quanto disposto dagli articoli 11, 20 e 27, è punito con la reclusione sino a due anni o, se il fatto consiste nella comunicazione o diffusione, con la reclusione da tre mesi a due anni.
2. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarne per sé o per altri profitto o di recare ad altri un danno, comunica o diffonde dati personali in violazione di quanto disposto dagli articoli 21, 22, 23 e 24, ovvero del divieto di cui all’articolo 28, comma 3, è punito con la reclusione da tre mesi a due anni.
3. Se dai fatti di cui ai commi 1 e 2 deriva nocumento, la reclusione è da uno a tre anni.
Art. 595 codice penale: Diffamazione.
1. Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, comunicando con piu’ persone offende l’altrui reputazione, e’ punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a lire due milioni.
2. Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena e’ della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a lire quattro milioni.
3. Se l’offesa e’ recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicita’, ovvero in atto pubblico, la pena e’ della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a lire un milione
4. Se l’offesa e’ recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorita’ costituita in collegio, le pene sono aumentate.
—– Original Message —–
From: Gruppo Bairo
Sent: Wednesday, November 19, 2008 9:22 PM
Subject: cani e affidi
ricevo e giro,
saluti Bairo
www.bairo.info
dal GRUPO RANDAGI DI PAVIA il messaggio inviato agli indirizzi evidenziati sotto):
(il messaggio è completo di 5 allegati che non trasmettiamo per motivi di spazio)
Alla dott.ssa Piazzo, al Direttore de La Padania. Al Sottosegretario Martini, al Ministro della Salute, all’Assessore Regionale alla Salute, al Nirda
Vogliamo ringraziare la dott.ssa Piazzo e il Direttore per la serie di articoli che sta pubblicando sul quotidiano La Padania per la sensibilità mostrata. Abbiamo perciò la speranza che vogliate tener conto anche di un`altra terribile realtà: a fianco del business dei privati che gestiscono i canili, si è sviluppato un altro fiorentissimo business: quello dei privati cittadini e delle pseudo associazioni che lucrano sugli animali peggio degli altri perché si ammantano di un finto animalismo.
Esempio: la signora Corinna Andreatta della associazione chiliamacisegua si scaglia contro i canili lager. Perché allora lei e gli altri della sua associazione, Luca Radici, Laura Ciavarella, per esempio, i cani che prendono dai canili che definiscono lager (e per questo avranno le loro buone ragioni), li mettono in un canile che è un orrore e che ha fatto star male più di una persona che l’ha visto: il canile Rizzi di Belgioioso (PV).Nell’articolo pubblicato su La Padania il giorno 2 ottobre si parla, molto bene, della Fondazione Barattieri di Arzago. Nel sito http://baratieri.misha.cc/?p=4 I cani di questa pagina hanno come riferimento per le adozioni anche la signora Andreatta.e in questa pagina si legge “I nostri cani sono adottabili SOLO in Lombardia”. Quindi forse potreste chiarire voi come mai i cani cercano casa anche in Germania. Il cane chiamato Gigio viene spedito in Germania in cambio di 200 €. E non è certo l’unico caso. Alleghiamo un altro esempio: Black, cane prelevato a Pavia e mandato in Germania per 220 €. In questo caso la partenza è stata sponsorizzata dall’associazione Cercapadrone, il cui vicepresidente, avvocato Laura Ciavarella, è il difensore della signora Saccon che per internet voleva un cane Gaio da portare a casa e si è scontrata con l’enpa di Pavia che lo aveva già adottato. Alcune persone che trovavano nel paese di Villanterio, hanno poi visto la signora Saccon che, fuori dal canile, si incontrava con gente incaricata di ritirare il cane che aveva un posto in Germania per 250 €. e che doveva partire con il carico di fine maggio. I reiseberichte – viaggi in Italia – avvengono con cadenza mensile: i tedeschi arrivano con cibo e soldi e ripartono con i cani. Un esempio è nel sito www.projekt-pfote.de.vu/
Il giro è molto esteso e ramificato e alleghiamo come esempio quello di due cagnoline, pubblicizzate a Mantova per un cerco casa e che invece sono “Riservate” in Germania per 270 €. I cani partono da tutta l’Italia, basta andare a vedere i siti tedeschi per rendersene conto. Se poi è tutto regolare, allora bisogna dichiararlo, non gridare allo scandalo per l’abbianmento soldi-cani dei canili – da due a sei-sette euro al giorno – e poi vendere i cani all’estero per cifre da 150 fino a 300 e rotti euro.
C’è anche un secondo aspetto e per rendersene conto basta fare una piccola ricerca in rete: quello dei privati che, con la scusa di aiutare gli animali, raccolgono fondi su conti correnti o carte poste pay personali che non sono soggetti a nessun controllo. Questi animali, più spesso cani che gatti, vengono dapprima messi in pensione, poi adottati o vengono dichiarati deceduti, senza che venga mai fatto un controllo sul loro destino da parte delle Autorità.
Ci piacerebbe che venisse indagato anche questo filone del business del randagismo, più subdolo e più drammatico dell’altro perché qui il male viene fatto da insospettabili.
Alcuni siti tedeschi in cui si possono cercare i cani, non solo italiani, sono: www.adoptiere.eu (qui non vengono indicati i prezzi), www.tiervermittlung.de (qui si) e basta poi sfogliare le pagine e passare di link in link.
GRUPPO RANDAGI PAVIA
Omettiamo le firme perché siamo già stati minacciati e abbiamo subito ritorsioni. Se deciderete di seguire questo filone, avrete modo di accorgervene in prima persona.
Autorizziamo la pubblicazione nella lista di Bairo e ovunque.
Verità e giustizia per i cani.
Grupporandagipavia
FINE
Peccato che Chiliamacisegua non autorizzi la diffusione di diffamazione e calunnie. Davvero peccato.
Ma ci penseranno gli avvocati a provvedere alla bisogna
Chiliamacisegua
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Pavia, Inferno o Paradiso nel civile Nord
23 novembre 2008 -
Un altro viaggio nei canili amati o contestati.
Testimonianze giornalistiche e referti veterinari.
Nel mezzo loro, i cani che “parlano”.
Una sola realtà. Due versioni dei fatti. Corre l’obbligo di riportarli entrambe. Per il titolare del canile la Pandina, a Villanterio, le cose stanno così. Da La Provincia Pavese del 10 settembre 2008: «In pochi mesi ben 26 comuni della zona ci hanno regalato la loro fiducia convenzionandosi con noi. Il segreto? Amare veramente gli animali». «Ma qui si sappia – si legge nel servizio di Chiara Riffeser – gli animali sono letteralmente trattati coi guanti. Tra i cinquemila metri quadrati ci sono celle riscaldate e, addirittura, l’idromassaggio in fase di lavaggio». Poi aggiunge Rino Schiavini: «Noi abbiamo deciso di affidarci ai volontari dell’Enpa di Lodi e Pavia con cui abbiamo stabilito un accordo». Un marchio doc. «Insomma – prosegue La Provincia – qui si è ottenuta la quadratura del cerchio: e ne beneficiano anche gli stessi animali». La Pandina, un’oasi, un paradiso. Magari ce ne fossero altre.
Così parlò il gestore del canile. Così parlò il quotidiano di Pavia.
Poi c’è un’altra versione, quella di alcuni referti veterinari che dipingono questo angolo pavese sotto un’altra prospettiva: l’inferno anche al Nord. Non serve andare lontano, scorrere le immagini dei canili tristemente noti di Ripalimosani, di Rieti, di Campobasso: basta andare a Pavia, sembra ti suggeriscano. Cani dalla magrezza impaurita, dagli occhi scavati e sgomenti, mortificati nel corpo e nell’anima, morti per malattia e incomprensibili trascuratezze veterinarie. Il maltrattamento, che è spesso lasciare indifferenti il cane al proprio destino, è un fenomeno trasversale, non guarda in faccia la geografia ma solo la coscienza umana.
Ecco le storie di Gullit, di Oro, di Brando, di Sisso, di Pippo, emblema di un modo di essere considerati cani il cui vivere è sancito da una convenzione e da una retta giornaliera versata dai comuni.
Alcuni di loro sono morti di filaria, il parassita che occupa il cuore, le arterie e strangola la vita lentamente come un tumore bianco e sottile. A Pavia, nella bassa padana umida e fluviale, la filariosi è la leshmania del Nord. Senza profilassi, ti salva solo la fortuna. Altrimenti sai che muori con un verme che come un pitone si avvita al cuore ed entra strisciante nell’autostrada del sangue. Un’impiccagione progressiva.
Come è possibile che sia accaduto proprio a la Pandina, a Villanterio? Incomprensibile, impossibile. La Pandina è modello di eccellenza ed efficienza.
Ecco i referti sanitari. Gli aggettivi, i sostantivi dei veterinari, professionisti che rispondono ad un Ordine professionale, non hanno bisogno di commenti.
Pietro Baldi, veterinario in Vigevano, nel dicembre 2007: «In data odierna ho visitato un incrocio spinone di nome Gullit, di era apparente 3 anni, che presenta atrofia muscolare, marcata da inanità, magrezza e infestazione da endoparassiti. Il soggetto presenta disorientamento psicologico in fase depressiva». La testimonianza dell’adottante è più forte ma non la riproduciamo. Basta il referto.
Questa è la storia di Brando, in canile dal 2003, adottato nel maggio 2008. Dal referto di Alessandra Scorza, veterinario in Alessandria: «Il cane di nome Brando appena adottato presenta difficoltà respiratorie sotto minimo sforzo». Ricoverato il 3 giugno dopo ripetuti episodi di sincope vengono effettuati approfonditi esami: il test filaria sierologico è positivo ad alto titolo. Viene riscontrata «insufficienza cardiaca destra e grave ipertensione, troncatura dell’arteria polmonare». L’esito degli esami della dottoressa Simona Morini è impietoso: viene riportato in clinica il 18 giugno per una grave crisi respiratoria. Brando morirà il 26 giugno. Di filaria.
Il 5 gennaio 2008 è la volta dell’adozione di Pippo. La testimonianza è cruda, ma non la riportiamo. Tranne un dettaglio: «È stato consegnato senza un libretto sanitario». Sicuramente una svista dell’oasi canile. Pippo si addormenterà per sempre il 25 giugno 2008. Libero. Riportiamo invece questo: «Se ne è andato dopo solo 6 mesi di libertà, era vecchio, ammalato e stanco già ai primi di gennaio di quest’anno quando ha lasciato per sempre il canile dove ha vissuto la maggior parte dei suoi 14 anni».
Questa è la storia di Oro. È il 1 marzo 2008. Tossisce senza sosta, racconta chi lo aveva adottato. La testimonianza non la riportiamo. Ma questo sì: l’8 ottobre 2008 la padrona racconta che «purtroppo la filaria lo sta mangiando ma lui è felice. Solo 5 mesi di felicità e 10 anni da incubo. Quando l’ho tirato fuori speravo di regalargli almeno 3-4 anni di vita, invece dopo 5 mesi la malattia lo sta uccidendo».
Questa è la storia di Sissi. Il veterinario Baldi che lo visita il 7 gennaio 2008 dopo l’adozione certifica la sua «magrezza eccessiva». E consiglia immediata sverminazione e il «miglioramento dell’alimentazione». Il cane è pieno di parassiti. Ma c’è una sorpresa. Sissi è Sisso. Per chi gestiva il canile era una femmina. D’altra parte l’’Asl di Pavia ne era proprio convinta. Nel certificato di iscrizione all’anagrafe canina il sesso dichiarato è quello femminile. Sicuramente una svista, un errore in buona fede, con tutti quei cani da seguire… Non facciamone un dramma.
Questa è la storia di Biba, un capitolo tutto a parte. È il 22 febbraio 2008. La signora A.R. si reca in canile per adottare Biba. Il veterinario Asl conferma che il cane è adottabile. Ma non per il gestore, che lo dichiara già “prenotato” telefonicamente. Ci volle l’intervento del maresciallo dei carabinieri per consentire alla signora di adottare Biba. Naturalmente l’episodio fu una casuale incomprensione, un equivoco. A la Pandina, infatti, le porte sono sempre aperte, i cani attendono felici nuovi padroni: un passaggio indolore da un paradiso all’altro.
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