Vivisezione: È fatta. La rivoluzione ha un numero primo
20 aprile 2011 -
OTTANTADUESIMA PUNTATA
METODI ALTERNATIVI VIA LIBERA DEL MINISTERO
Il sottosegretario Francesca Martini annuncia il decreto del ministero in visita al centro di recupero degli animali da laboratorio “La collina dei conigli” a Monza
All’Izs di Brescia il Centro Nazionale di Referenza PDF
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LA PADANIA 10 APRILE VIETATI IN LOMBARDIA GLI ALLEVAMENTI PER I LABORATORI
9 aprile 2011 -
Tutta da leggere La Padania del 10 aprile.
Che data storica!
Stefania Piazzo è ambasciatrice di notizia fenomenale.
Si, stavolta si può accettare di parlare di vittoria!
Della vita sulla morte!
Dell’amore sulla indifferenza!
Della dignità sulla nessuna identità dell’animale!
EUREKA!
Il lavoro di equipe, capitanato dal sottosegretario On Francesca Martini,(chapeau), sostenuto dalle volontarie e dalle Associazioni che si battono da secoli per sconfiggere il medioevo e le sue barbare torture, dalla stampa, poca, anzi per dirla tutta , dalla sola La Padania che ha stanato chi dormiva, dando fiato all’orrore della vivisezione, si merita, questa volta,una corona d’alloro in testa!
Ed ora la strada maestra aperta dalla regione Lombardia è tracciata!
Servono le mollichine di Pollicino alle altre Regioni per trovare il capo e non la coda di questa strada?
Chilliamacisegua
La Padania 10 aprile
Viaggio nell’Italia bestiale a cura di Stefania Piazzo
(80 – continua)
OTTANTESIMA PUNTATA
VIETATI GLI ALLEVAMENTI PER I LABORATORI
La Regione Lombardia apre la strada al cambiamento, frutto di un lavoro di squadra sul territorio e con la stampa
Il coraggioso progetto di legge lombardo
ARTICOLO 1
(Finalità)
1) La Regione Lombardia promuove la tutela degli animali, sostiene la riduzione del loro utilizzo a fini sperimentali e ad altri fini didattici e scientifici, mediante la diffusione di metodologie sperimentali moderne ed innovative che non facciano ricorso all’uso di animali.
2) Per l’attuazione di quanto disposto dal comma
1) la Regione Lombardia promuove e realizza appositi accordi con le Università, gli Istituti scientifici e di ricerca e con il Centro di Referenza Nazionale per il Benessere animale e di Centro di Referenza Nazionale per i substrati cellulari.
ARTICOLO 2
(Divieti)
1) Nel territorio della Regione Lombardia sono vietati l’allevamento e la detenzione a qualsiasi titolo di animali a fini di sperimentazione, ed è altresì vietato il loro utilizzo a scopo didattico su tutti gli animali, salvo i casi autorizzati dalla Regione nell’ambito di accordi di cui all’Art 1, comma 2).
Seguono l’articoli 3 (sanzioni), l’articolo 4 (norme di vigilanza), l’articolo 5 (norma finanziaria), l’articolo
6 (entrata in vigore).
La Regione apre la strada al cambiamento, frutto di un lavoro di squadra sul territorio e con la stampa
Quali altri enti in Italia vogliono raccogliere la stessa sfida e costruire una cordata per la civiltà?
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La Padania 16 gennaio : Vivisezione
16 gennaio 2011 -
La Padania 16 gennaio : Vivisezione
Viaggio nell’Italia bestiale
Di Stefania Piazzo
SESSANTOTTESIMA PUNTATA
GREENHILL, IL RICHIAMO “URGENTE”DEL MINISTERO FA LA MUFFA
Beagle: si amano, non si tagliano a pezzi
STOP ALL’UE SUI TEST FINO AL 2019 PER I COSMETICI
L’iniziativa sostenuta dalla Leal di Vanna Brocca
PDF DA SCARICARE
In attesa che la decenza di una risposta dalla Regione arrivi a destinazione, Chiliamacisegua vi ricorda l’urgenza della campagna Leal, campagna alla quale necessita aderire in massa.
Queste le modalità per sottoscrivere la protesta:
http://www.geapress.org/2013-stop-animal-testing-for-cosmetics
2013 STOP ANIMAL TESTING FOR COSMETICS
AIUTACI A FERMARE I TEST COSMETICI SUGLI ANIMALI
ADERISCI ALLA PROTESTA
Il 2013 doveva essere l’anno dello STOP definitivo dei test su animali per i prodotti cosmetici in tutta l’Unione Europea. Oggi, purtroppo, si fa sempre più forte la possibilità che questo Stop sia rinviato ulteriormente, addirittura al 2019!
Il Coordinamento “2013 STOP animal testing for cosmetics”, composto da quindici associazioni animaliste italiane ed europee (Animalisti Italiani Onlus, Antidote Europe, ACL Onlus, Chiliamacisegua, Ceda Onlus, Coalition Anti Vivisection Fr., Com. Scientifico Equivita, Fondazione Hans Ruesch, Gaia Italia, GeaPress, Gruppo Bailador, Leal, Sosanimali Youtube, Unacremona, U.N.A.), ha predisposto una protesta indirizzata al Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso e al Commissario alla Salute John Dalli.
Se vuoi anche tu aderire alla protesta e gridare il tuo NO al riinvio dello stop dei test cosmetici sugli animali puoi:
1) Se hai un account Facebook puoi andare sulla pagina “2013 STOP ANIMAL TESTING FOR COSMETICS“ e cliccare “mi piace”, ogni “mi piace” equivale ad una firma alla lettera di protesta da inviare al Presidente Barroso e al Commissario Dalli. L’adesione a questa pagina di Facebook è necessaria per contare gli aderenti alla protesta.
2) Se non hai un account Facebook puoi scaricare la lettera di protesta indirizzata al Presidente Barroso e al Commissario Dalli, stamparla e firmarla. Tutte le lettere vanno inviate a CAMPAGNA COSMETICI c/o LEAL, via Settala 2, 20124 Milano. La LEAL, per conto del Coordinamento “2013 STOP animal testing for cosmetics” si occuperà di conteggiare e di far arrivare tutte insieme le lettere della protesta direttamente alla Commissione Europea.
CLICCA QUI PER SCARICARE LA LETTERA IN VERSIONE ITALIANA
(per i cittadini italiani)
CLICCA QUI PER SCARICARE LA LETTERA IN VERSIONE INGLESE
(per i cittadini stranieri)
NOTA
Su fb basta cliccare mi piace, equivale già ad una firma
http://www.facebook.com/pages/2013-STOP-Animal-Testing-for-Cosmetics/134261326632597
Grazie
Chiliamacisegua
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Relazione di Stefania Piazzo sul randagismo business italiano
8 dicembre 2010 -
Chiliamacisegua pubblica e divulga la relazione di Stefania Piazzo dell’11 ottobre scorso, che segna la linea della demarcazione tra l’indagare, conoscere, svelare e fare.
Questa relazione è’ il punto e a capo.
A prescindere…..
Perché solo oggi?
Perché oggi, 8 dicembre 2010, a cavallo del 2011, dopo che dal 2008 si è tolto il coperchio alla teca dell’orrore, la geografia dello scempio, del lucro, del malaffare, della collusione, della indifferenza, della omissione di atti di ufficio, della illegalità, dei comodacci propri, è chiara.
Con in evidenza, nomi e cognomi che attendono solo di essere giudicati e condannati. E reati di essere puniti.
Chiliamacisegua
Perugia, 11 ottobre
La tutela giuridica degli animali d’affezione
e la legge 20 luglio 2004, n.189
Convegno Ministero della Salute e Magistratura
Relazione
dr.Stefania Piazzo
giornalista
caporedattore centrale
quotidiano la Padania
CHE DIRE
“Ma cosa vado a dire”, mi sono chiesta?
Cosa posso aggiungere più di quanto già non scriva nelle inchieste sulla malasanità veterinaria, sull’indifferenza e l’ignavia dei sindaci, su quelle asl inattaccabili, impunibili, intoccabili, protette, che non vedono mai niente, sugli appalti che nessuno studia perché tanto i canili sono un affare residuale, affidato a imprese di pulizie che vincono i bandi di gara, sulle regioni silenziose, come la Campania oggi, ad esempio, grande assente, che ha ritenuto non necessario inviare qui il proprio responsabile sul benessere animale perché la Campania non ha nulla da imparare, semmai da insegnare, evidentemente, sul mestiere!?
CHI FA COSA
E allora mi sono posta una domanda.
Chi fa cosa? A chi spetta?
A chi tocca essere onesto ed esigere l’onestà? Il rispetto degli esseri senzienti? Il rispetto della legge? A chi spetta non archiviare tutte le denunce in procura? A chi spetta dar seguito alle ispezioni del ministero e dei carabinieri dei Nas?
A chi tocca?
Il sottosegretario Francesca Martini ha voluto organizzare un convegno come questo per dire semplicemente una cosa, alla magistratura così come a tutta la filiera della legalità: ciascuno faccia il proprio dovere.
Il cuore del problema è questo: fare il proprio dovere. Una banalità che mette in ginocchio un Paese e che lo rende ancora oggi in molte regioni, incivile, barbaro, assassino, complice.
STAMPA POTERE SOSTITUTIVO
Sono reduce da un evento come il Vivipet, una importante manifestazione che ha ricevuto il patrocinio del Comune e della Provincia di Milano, del ministero della Salute, del ministero del Turismo, dedicata al benessere animale e a metodi scientifici alternativi alla vivisezione. Nel corso dell’evento sia io che il collega Edoardo Stoppa che il sottosegretario Martini siamo stati premiati con una targa per le nostre battaglie.
Ebbene, sarà un’eresia ciò che dico ma trovo sia inaudito ricevere un premio per essere dei normali.
Il paradosso è che in questo Paese si viene premiati, come nel mio caso, per aver “onorato la professione, per la lotta alla corruzione attraverso la stampa”.
Ma la stampa, lo dico ai carabinieri e ai politici presenti in questa magnifica sala, non ha come missione scovare, combattere i delinquenti. La lotta al crimine non spetta a noi. Eppure, la stampa sta svolgendo un potere sostitutivo, intervenire su ciò che altri della categoria “giustizia” o della categoria “pubblica amministrazione” vedono ma non dicono.
Certo, abbiamo smosso le acque dopo decenni di indifferenza delle istituzioni ma è scandaloso, io dico persino immorale, essere costretti a premiare l’ordinario, è innaturale che la normalità sia una rarità.
E’ ANTROPOLOGICO
Stamane l’amica Carla Rocchi, presidente dell’Enpa, mentre mi interrogavo con Lei su questi temi, mi diceva saggiamente: “Ma vedi, cara, l’essere umano è nato per farsi i fatti suoi, è antropologico. La percezione del diverso consente la percezione del proprio simile. Quindi… per dialogare occorre capire a quale categoria culturale apparteniamo. Una volta definita l’appartenenza, dialoghiamo”. Ed effettivamente, Perugia è stata scelta per questo: dialoghiamo, aboliamo le barriere e regolamentiamo le relazioni.
I DEFICIT
Che vuole questa stampa? Raccontare ciò che vede. Io mi accontento di questo, anche se più proseguo il lavoro di indagine, più mi rendo conto che il potere sostitutivo che “occupiamo” va a “occupare” il vuoto dello Stato, la mollezza degli uffici, la burocrazia della materia grigia.
Tre secondo me sono i deficit che la stampa vede bene e per i quali siamo ancora deficienti.
Deficit di democrazia, deficit di legalità, deficit di coraggio.
Il deficit di democrazia riassume, nell’apoteosi dell’ingiustizia e dell’impiegatizia visione del proprio dovere, rispettivamente, diritti negati, sentenze negate, soluzioni negate. Vita negata. L’occultamento della ragione e della vita.
GLI ESEMPI – CAMPANIA
Esempi di deficit?
Quello campano, su tutti. Per la grande assenza ingiustificata che troneggia dentro il Palazzo dei Priori.
Dice tutto. Esemplifica e disarma.
Deficit è premiare chi fa più di due sterilizzazioni a settimana e prevedere un piano straordinario nella Regione dei veterinari elettricisti che sterilizzano le femmine chiudendo in modo inconcludente le tube con le fascette elettriche di plastica.
Deficit è usare l’inceneritore del canile in cima alla montagna per portarci da Napoli la droga dei pusher.
Deficit è avere a Ponticelli, dal 1996, un rifugio come la Fenice che non trova un’area per mantenere i cani, del sindaco, con promesse e rimaneggiamenti incredibili di parole e piani regolatori in una zona ad alta tensione sociale e criminale, dove evidentemente il buon esempio va sacrificato per altri interessi. Il rinascimento campano.
Deficit è bloccare come ad Aversa le sterilizzazioni, e democrazia è vederle riattivare ma solo dopo l’intervento del ministero.
Deficit è sotterrare i cani avvelenati come a Campolattaro, e fregarsene dell’ordinanza contro i bocconi avvelenati.
Deficit è non costituirsi parte civile contro il canile dei canili lager, Cicerale, dopo che le istituzioni locali, tutte le associazioni nazionali, il ministero, si sono costituiti parte civile poiché l’Avvocatura di Stato ha riconosciuto nel maltrattamento e in quegli appalti immeritati un danno allo Stato. Ma non per la Regione che sta dietro il cespuglio.
Ma vogliamo poi parlarne di altre dependance del deficit? Vogliamo ricordare le sette sterilizzazioni in un anno a Modica, e il suo Consiglio comunale che insorge con un documento contro la sottoscritta perché osa denunciare con il diritto di opinione una mozione che riabilita l’ordinanza della mattanza dei cani? O l’asl di Scicli e dintorni che sospende le sterilizzazioni? Deficit di democrazia o cos’altro?
ALINA DI RIETI
Lo vedete quel cane proiettato ovunque nella sala dei Priori e che sta sulle vostre gambe, sulla cartella dei documenti che vi hanno consegnato oggi?
Lei è Alina ed è l’immagine scelta dal ministero per rappresentare in questo convegno con la magistratura sui manifesti, sugli inviti, nelle locandine, nelle slide, il simbolo del maltrattamento, del malessere, esattamente ciò che non deve essere un cane prigioniero di un canile.
Esattamente ciò che non deve essere un canile.
Siamo a Rieti. E la vedete l’immagine a fianco di Alina nel box, pubblicata dal mio giornale nell’ultima mia inchiesta? E’ sempre lei, Alina. Ma è un altro cane, dopo appena quattro giorni che è uscita per l’adozione, grazie ai volontari. S’intende.
Questa immagine, di appena una settimana fa, è il segno, il confine indelebile del bene e del male, ma anche dell’impunibilità, della renitenza alla legalità, del lavoro nero e delle irregolarità riscontrate anche dall’Inps dentro quel canile.
Perché Rieti non è un canile. Rieti è una delle tante holding che costellano il Paese, in cui una società vince appalti ovunque, arriva allo scadere degli appalti nelle regioni confinanti e addirittura si allarga al Nord, passando per il Molise, altra eccellenza vergognosa in cui i commissari e i subcommissari in cappottino bianco di cachemire non sporcano i tacchi per prendere visione del mare di feci e sorci che abitano la struttura.
Alina, Rieti e il Molise, un triangolo perfetto dunque. Vediamolo.
GLI ESEMPI – IL MOLISE
Il deficit che concentra tutto sta in un appalto che dura fino al 2022 per il mantenimento di 300 cani del canile di S. Stefano che però nel frattempo moriranno, dato che già sono anziani. Eppure, il proprietario del canile di Alina di Rieti si è aggiudicato l’iperbole contrattuale da 1,2 milioni di euro per trasferire i 300 deportati molisani in una struttura a S. Giuliano Milanese divisa in due reparti: nel primo c’è il rifugio dei cani cuccioli che arrivano anche illegalmente dall’est, più volte sequestrati dai Nas, nell’altro reparto ci sono i cani che il padrone di Rieti, in veste di intermediario, ha trasferito da Campobasso al Nord. Ma il Comune di Campobasso ha ritenuto quell’offerta unica e irripetibile tanto che l’ha persino scritto nella determina.
Per fortuna che passava di lì il padrone di Alina di Rieti, scrive.
E Campobasso è il canile in cui persino il magistrato procede al suo dissequestro perché “tanto non cambia niente”, il canile in cui una ditta, la Generservice, pagata per quattro operai, non li fa mai lavorare tutti insieme. Lavorano in due, forse tre, porti a casa l’appalto per quattro. Campobasso è il canile il cui fornitore di mangime è il proprietario del lager di Ripalimosani.
Il Molise è la sanità veterinaria, e non solo, dei colletti bianchi, che nemmeno si presentano quando arriva l’ispezione del ministero e bussa alla porta dell’assessore provvisorio alla sanità, commissariata.
GLI ESEMPI – LA GARA DELLA COMUNITA’ MONTANA SU RIETI
Il deficit di legalità è l’esempio della Comunità montana dell’Alto Reatino alla quale il padrone di Alina di Rieti stava per vendere il proprio canile, quello della locandina. E la V Comunità montana Montepiano Reatino, quella che è appena finita nell’inchiesta dei carabinieri per truffa e peculato, perché 26 dipendenti su 32 risultavano assenteisti, stava aggiudicando un bene, il canile di Alina, di cui però non era ancora diventata proprietaria. Un caso unico e raro dei bandi e delle gare che, dopo numerose circostanziate denunce del mio quotidiano (“mica” avevano previsto il durc, la prova della regolarità contabile contributiva né fidejussioni adeguate per i danni o per l’evasione contributiva né altre frivolezze legali…) e una ispezione della task force ministeriale, veniva ritirato e cancellato dalla faccia della terra. Però, ci avevano provato.
Ci avevano provato a mettere in affitto un bene che coabita peraltro ancora con un deposito di amianto, un bene ancora di qualcun altro, che però dettava condizioni per la gestione decennale dentro la struttura… Nessuno dentro l’asl e gli uffici tecnici dell’indagata Comunità Montana, tranne le inchieste di una giornalista, ci avevano visto dentro qualcosa di strano.
Ma è possibile?
LA HOLDING
Dobbiamo essere franchi. I canili non sono canili. Sono holding. Sono società commerciali, supermercati, mattatoi, inceneritori, termodistruttori di cani.
I reati che si consumano non sono solo quelli di maltrattamento. Per i quali, peraltro, la magistratura impiega dieci anni a prendere una posizione. Al massimo archivia. Poi vedremo il caso dello zoo san Raffaele a Milano.
Siamo qui a dire proprio questo, no? A chiedere alla giustizia di fare la giustizia, il suo dovere, quello di cui sopra.
Altri sono i reati che si consumano. Reati per i quali la task force pensata dal sottosegretario Martini ha bisogno di interagire con altri corpi dello Stato. Accanto ai preziosi Nas, nei canili deve entrare la Guardia di Finanza, gli ispettori dell’Inps e se serve dell’Inail. I conti correnti dei padroni dei canili sono i cassetti da aprire, le verifiche fiscali, gli intrecci azionari delle loro holding che si diramano in tutta Italia, appalto su appalto.
Il maltrattamento è una viola mammola, qui da combattere c’è la camorra dei canili, la mafia, la ‘ndrangheta, tutte le declinazioni territoriali degli affari criminali che transitano dentro la veterinaria pubblica e la tumorificano nell’apparato pubblico che diventa un pezzo di antistato.
Oggi, il volontariato, la stampa, ha davanti a sè il mostro dell’antistato dentro le istituzioni.
Volete vedere di che cosa stiamo parlando? Di una società, ad esempio quella di Alina, nella cui ragione sociale c’è l’enciclopedia Treccani del benessere del titolare e dei suoi soci.
Perché il canile può anche… fare altro: “Produzione e commercializzazione di detergenti professionali; produzione e commercializzazione di insetticidi, larvicidi, topicidi…; la gestione di canili sia pubblici che privati; studio e sviluppo, produzione e commercializzazione di tecnologie per la chirurgia e la medicina ad uso veterinario; la somministrazione al pubblico di alimenti e bevande; la gestione di sale da gioco, locali di intrattenimento e stabilimenti balneari; la gestione di bar, tavole calde, punti di ristoro, alberghi, ristoranti, pizzerie; la gestione di stands in occasione di fiere; approntamento a domicilio di banchetti e buffet fornendo tavoli, la cristalleria, la posateria e quant’altro necessario; gestione di agriturismi… la società potrà compiere qualsiasi operazione industriale, commerciale, finanziaria, mobiliare e immobiliare… potrà prestare avalli, fidejussioni e garanzie reali e anche per debiti assunti da terzi”.
Ma la notizia straordinaria deve ancora arrivare. E l’ho scoperta tra l’altro questa mattina mentre rileggevo con attenzione la Camerale di Alina. “La società può emettere titoli di debito al portatore o nominativi”. Insomma, sta scritto nella visura della Camera di Commercio, la ragione sociale consente ad Alina di emettere titoli di debito.
Sì, i buoni ordinari del canile!
E come li chiamiamo se non holding, paravento con cani!
Qui non ci sono obblighi e requisiti per il rispetto del benessere, per considerare i canili luoghi di transito. O meglio, di transito non solo dei cani.
QUINDI?
Chiudo con un’altra domanda. La prima era…. che vado a dire.
La seconda è come va a finire. E cioè un grande “QUINDI” col suo bel punto interrogativo.
Quindi?
Come li saniamo questi deficit? Noi della stampa ce la mettiamo tutta. Non ci facciamo intimidire.
Quindi?
Quando una sentenza esemplare, una che fosse una?
QUINDI… ECCO L’OASI SAN RAFFAELE
Forse non tutti voi sapete che a Milano c’è uno zoo, l’oasi del San Raffaele, accanto ad una rinomata clinica. C’è un cartello che lo annuncia sul quale sta scritto questo: “Questo non è uno zoo privato. E’ un’oasi di pace dove la presenza degli animali contribuisce alla guarigione degli ammalati. Infatti recenti studi dimostrano che i convalescenti guariscono prima e meglio se godono della compagnia degli animali. Pappagalli, caprette, agnelli, dromedario, scimmie, lama, pellicani, cigni, gru, andine, canguri, storioni, ecc.. sono qui una compagnia per l’uomo che soffre. e’ dovere di tutti rispettare la loro natura e la loro dignità”.
Allora, per intenderci, l’ispezione della Forestale riscontra molteplici casi di maltrattamento. Ipotesi di reato suffragata dal fatto che una visione pionieristica della pet therapy porta a ritenere legittimo potare le ali e i becchi agli uccelli, esotici e non esotici, presenti, per evitare la loro fuga. Con un bel grande tronchesone. Che vuoi che sia…
Ma anche se arriva la Forestale, vede e sequestra, l’asl regionale lombarda dice che no, che non c’è stato maltrattamento nelle gratuite e dolorose amputazioni. Fatte da veterinari? Mica tanto… Ma va bene lo stesso.
Il ragionamento è questo: gli animali sono vivi. Quindi, se vivono, stanno benone. Vivi uguale sani. Questo pensa l’asl.
Il pm profondo conoscitore dell’etologia animale condivide e dice: si archivi.
Il gip ha un rigurgito di giustizia etologica e non chiude l’inchiesta, anzi, vuole un supplemento.
Allora ecco che il pm si rivolge agli stessi veterinari asl, gli stessi periti. Massì, gli stessi. E cosa potevano dire? Rinnegare se stessi? No, rinnegare il benessere e il rispetto degli animali, rinnegando la propria deontologia veterinaria, venendo meno a quel patto “di cui sopra”, fare il proprio dovere.
QUINDI?
I deficit restano. Di democrazia, di legalità, di coraggio. Ancora troppo pochi i sussulti dalla veterinaria pubblica, deboli e fioche risposte isolate di eroi, uomini normali isolati.
Noi stiamo con Alina. Con le asl, poche, oneste, coraggiose, come quella di Isernia, ad esempio, che fa spernacchiata il proprio dovere. Stiamo con la task force, seppur osteggiata da imboscate e agguati di chi non vuol cambiare da dentro il sistema. Penso agli Izs che hanno uomini del calibro del dr. Rosario Fico, il miglior veterinario forense che abbiamo sulla piazza.
QUINDI?
Noi stiamo con il sottosegretario Martini, adesso e anche dopo, perché i governi passano ma le persone restano, stiamo con chi ha rotto il silenzio e gli argini, stiamo con la dr. Rosalba Matassa, coordinatrice della task force finché la lasceranno lavorare e stiamo con le associazioni che condividono questa battaglia civile che dentro le istituzioni, a volte, è una guerra civile tra chi difende il regime e chi lo vuole rivoltare come un calzino.
Questione di visione di deficit. Chi di affari, chi di potere e chi, invece, di democrazia e di assoluto senso dello Stato.
Grazie Francesca, grazie Rosalba.
Un grazie personale agli amici del gruppo dell’Fbfaif. Quando iniziano, le rivoluzioni si fanno anche pensandole in pochi. Pochi e temuti.
Grazie.
Mail ricevuta
Da leggere d’un fiato, come sempre, pur con l’amaro in bocca,
Prima e dopo aver assistito al convegno di Perugia…
Per sempre dalla parte di Alina,
Un pezzo del nostro cuore che per quasi sei anni
Abbiamo dovuto vedere incantonata e terrorizzata in quell’angolo,
Prima della sua inaspettata occasione di libertà
E prima di scoprire che era ancora capace di sorridere.
Chiunque e ovunque abbia visto tante,
Troppe Aline incantonate in tanti angoli,
Non può che unirsi alla voce di Stefania
Che dovrà prima o poi sfondare tutti questi muri di gomma,
Gridando a squarciagola:
E quindi???
Grazie Stefania.
I volontari del canile di Rieti.
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La Padania 5 dicembre 2010 “La Gomorra campana contro il “pericoloso” asse del Nord”
4 dicembre 2010 -
La Padania 5 dicembre 2010
“La Gomorra campana contro il “pericoloso” asse del Nord“
Per chi suona la Campan(i)a?
Ne la Padania del 25 novembre, Stefania Piazzo lanciava un appello:
…………APPELLO AGLI ONESTI
Se questo non è il momento perché la veterinaria pubblica onesta alzi la testa e gridi il proprio disagio, quale momento occorre attendere? Se non è questo il momento per trovare alleati nella legalità, in questa fase di accelerazione ispettiva che trova piena legittimazione nelle indicazioni del sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, che oltre ad avere le deleghe sulla medicina veterinaria e l’alimentazione, ha aperto il nuovo corso di una battaglia di trasparenza e collaborazione con la categoria, facendone un punto imprescindibile per una vera e propria battaglia di civiltà e legalità con i Nas, quale può essere il treno che passa ancora? È vero, molti attendono e sperano nel Palazzo che la marziana bionda se ne vada presto e tutto torni come prima, per riorganizzarsi come prima, ma ormai un varco si è aperto e l’opinione pubblica non fa marcia indietro. Si è aperta un’altra pagina di storia. Indietro non si torna.
Link di riferimento
VETERINARIA CAMPANA……SERVONO I CASCHI BLU
Quadro surreale nel Rapporto del ministero della Salute: «Le attività in ambito di sanità veterinaria e sicurezza alimentare non sono assicurate con evidenti rischi per la salute pubblica»
….Dio che disastro…..
Qualcuno ha sentito un onesto alzare la voce e rispondere?
Dire:” Presente!, “Si. È arrivato il momento, è’ ora di divellere le ragnatele dell’impudicizia e della inefficienza?”,” Io ci sono, quando cominciamo?”
O siamo sordi oppure la palese evidente malasanità campana è una coperta di ferro, una coltre che non si sfilaccia, ma che riscalda facce di bronzo inossidabili.
Un manipolo di arroganti figure istituzionali tiene in scacco la Giustizia e la Legge, con la connivenza di chi ha, al posto delle natiche, lo stampo del cadreghino.
E invece del senso del dovere si bea del senso del potere.
Che una giornalista, Stefania Piazzo, abbia aperto un vaso di Pandora che lascia fluttuare un olezzo insopportabile e che sia lasciata sola con la sua penna a sbrindellare una vergogna incistata da anni di tolleranza, beh, è quantomeno significativo che questa Italia, questa Campania di cambiare non ne ha nessuna voglia.
Noi di Chiliamacisegua, invece si. Ne abbiamo di voglia. Eccome. E anche di rabbia!
Tutti con Stefania Piazzo.
Giù le mani da Stefania.
……………Le inchieste de la Padania e l’attività del sottosegretario Francesca Martini contro la malasanità in Campania disturbano alcuni vertici del sistema: «Vanno fermate». L’ordine arriva da un tavolo “segreto” dei colletti bianchi per smontare il cosiddetto asse del Nord che mette il naso negli affari della Regione più disastrata, dai rifiuti all’insicurezza alimentare, al territorio non indenne da tbc alla gestione da malaffare del randagismo………
Tutti con l’on Francesca Martini.
Giù le mani da Francesca.
Ed ora tuffatevi, con la maschera da sub per evitare l’asfissia da indignazione, nei liquami della (mala) sanità campana.
Per chi suona la Campan(i)a?
Per i cittadini e per gli animali suona a morto. Per i malfattori continua a suonare… a vivo!
VERGOGNA VERGOGNA VERGOGNA
Chiliamacisegua
La Padania 5 dicembre 2010
Viaggio nell’Italia bestiale Sessantaduesima puntata
di Stefania Piazzo
“La Gomorra campana contro il “pericoloso” asse del Nord”
Le inchieste de la Padania e l’attività del sottosegretario Francesca Martini contro la malasanità in Campania disturbano alcuni vertici del sistema: «Vanno fermate». L’ordine arriva da un tavolo “segreto” dei colletti bianchi per smontare il cosiddetto asse del Nord che mette il naso negli affari della Regione più disastrata, dai rifiuti all’insicurezza alimentare, al territorio non indenne da tbc alla gestione da malaffare del randagismo
Che succede in Campania? Niente. La terra dell’impunibilità veterinaria detta legge. Non garantisce un territorio indenne da tbc e brucellosi, ma fa niente.
Non garantisce la tutela della sicurezza alimentare e della salute pubblica. Ma fa niente. È la patria del randagismo. E dei canili holding sotto eterna inchiesta. Ma fa niente.
FRONTE SILENTE
In compenso, dopo la pubblicazione del rapporto del ministero della Salute (la Padania del 25 novembre 2010) su questa sconcertante realtà, è calato un
silenzio di piombo, nonostante l’appello agli onesti di alzare la voce.
Ha taciuto chi rappresenta e si fa garante della deontologia, dei diritti sindacali e professionali dei veterinari pubblici e di libera professione.
Non una flebile reazione ufficiale. Facciamo passare la buriana.
AMNVI A SAVIANO
Solo Amnvi, l’Associazione medici veterinari, ha lanciato l’appello con l’on. Mancuso (al quale, senza successo, avevamo inviato l’inchiesta pubblicata dal
nostro quotidiano), appello spedito al programma di Fazio e Saviano, in cui si fornisce l’elenco dei casi di minaccia e intimidazione verso i veterinari.
Insomma, ecco la Gomorra veterinaria: si sostanzia nelle minacce ai giusti. E il resto? Zitti.
IDEM FNOVI
Silenzio su quelli che non fanno e compromettono l’immagine della professione e gran denuncia per quelli che, poveretti loro, sono sotto scacco sul territorio e
ai quali va tutta la nostra solidarietà. Due pesi, due misure. Imbarazzante metro. Lo stesso appello per sostenere la veterinaria attaccata dalla criminalità è stato ripreso dal sito della Fnovi, la Federazione dell’Ordine dei veterinari. Bene, sacrosanto. Ma anche in questo caso, silenzio sulla veterinaria pubblica catastroficamente catalogata nel rapporto di via Ribotta. Che stranezza. Pubblica acclamazione degli eroi. Pubblico oblio delle mele marce.
VERTICE SEGRETO
E così, anziché fare il punto contro la deriva della legalità, ci tocca registrare invece, da meri cronisti, la notizia di un vertice ufficioso, “segreto” tra uomini delle istituzioni, pezzi di Stato, contro un presunto asse del Nord, che infastidisce lo status quo dei colletti bianchi dentro il sistema veterinario.
Ma come… Anziché denunciare, ci si coalizza contro chi denuncia? Che brutta storia.
E quale sarebbe l’asse del Nord che infastidisce la Gomorra campana? La buttiamo lì o si può indovinare?
Questa è stata la sola risposta ufficiosa di vertici ufficiali di pezzi di Stato, alterati dalle impertinenti inchieste del nostro quotidiano che, piaccia o non piaccia, sta svelando i meccanismi di un apparato inefficiente, inadeguato per mille ragioni (non siamo magistrati, registriamo i fatti), che si sono messi a tavolino per smontare, con i loro potenti mezzi, chi pubblica rapporti e chi, dentro al ministero, come il sottosegretario Francesca Martini, e alcuni suoi stretti collaboratori, lavora per dare trasparenza e la dovuta dignità al sistema veterinario, che è il cuore della medicina e della sicurezza sanitaria per tutti i cittadini.
OBIETTIVOINSABBIARE
Il nostro appello per trovare alleati si è trasformato in piano per fermare e insabbiare. L’attacco alla Gomorra parte dal Nord? È vero, ma dietro c’è il Paese sano. Che cerca sponde nella sanità sana, da Nord a Sud. Un’altra occasione persa, che non fa certo onore all’immagine di una categoria che, sul territorio, nelle aree a rischio, ha sì capitani coraggiosi, ma altrettanti capitanfindus, capibastoncino, di un sistema che si chiama malasanità. On. Mancuso, onorevoli dottori delle categorie suindicate, perché qualcuno ne renda conto con i propri iscritti, interrogandosi una volta di meno di cunicoltura e una volta di più di malaffare sul territorio, del deprecabile stato di deficit di legalità ed efficienza che attanaglia il Sud del Paese, perché non inviate a Saviano e Fazio anche quanto è stato scritto e fotografato nel rapporto di via Ribotta sulla salute pubblica non garantita, e magari su Cicerale, sulle eccellenze delle solite asl?
L’ASL SALERNO 3
La più grande Asl d’Italia ha preso la parola nel corso dello stupefacente recente convegno sul randagismo a Salerno. E che è andato a dire il massimo
dirigente dell’Asl più grande d’Italia, che è anche quella che sterilizza meno cani in Italia, la disciolta Asl Salerno 3, l’Asl di Cicerale?
Il 27 novembre scorso, e la cronaca è stata abbondantemente riportata sui network, si è svolto a Salerno un convegno per discutere, attenti bene, “Il fenomeno del randagismo in provincia di Salerno”. Un fenomeno, appunto. Ovvio che la più attesa relazione era quella dell’“ammiraglio”, dal titolo encomiabile: “L’anagrafe canina e gli interventi di sterilizzazione nell’Asl di Salerno: esperienze a confronto”.
A confronto con chi? Sentiamo il fine e sottile intervento dell’”ammiraglio” della corazzata. Poi, per chiudere, prenderemo in esame la parte del rapporto
del ministero inviato al commissario della Regione Campania, Stefano Caldoro, in cui questa Asl è al centro di una attenta catastrofica disamina, né più né meno
come il fronte della veterinaria campana: sta scritto sul rapporto che «le attività in ambito di sanità veterinaria e sicurezza alimentare, non sono
assicurate, con evidenti rischi per la salute pubblica». Anche questo, magari, da inviare a Fazio e Saviano. Le associazioni veterinarie non si disturbino,
provvediamo noi a questo.
RISORGE L’ETICA
Dice l’ammiraglio: «In questa giornata sicuramente è stato affermato che il fenomeno del randagismo è un problema etico, un problema igienico-sanitario, di sicurezza ed economico. Allora, se tutto questo è un problema, come tutti i problemi ha una soluzione e per risolvere questo problema, i principali artefici, consentitemi, siamo noi veterinari.
RICCA OPPORTUNITÀ
Noi veterinari che il randagismo, in questo momento attuale, secondo me, è un’opportunità: non dobbiamo farcela sfuggire, perché attraverso il nostro
impegno e combattendo e riducendo il randagismo, sicuramente avremo pure il risparmio di risorse finanziarie, risorse finanziarie che noi possiamo benissimo utilizzare per scopi molto più utili, molto più etici (…). Nell’ambito dunque della SA3, il randagismo è un problema. È un problema soprattutto perché, a differenza… innanzitutto il randagismo, io ritengo che è diverso da zona a zona, da città a città, da territorio a territorio. Certamente il randagismo che abbiamo alla SA3 non è il randagismo che ha la città di Napoli.
COLPA DEI MASSARI
Questo territorio, ed è un territorio prevalentemente di tipo rurale, quindi di conseguenza con una disseminazione di masserie, di aziende coloniche su tutto il territorio, e quindi abbiamo dei cani, soprattutto dei cani da lavoro, e quindi questi cani soprattutto alla guardia del gregge, alla guardia delle mandrie, alla guardia dell’azienda stessa, oppure sono cani da caccia, e quindi sono dei cani robusti, grandi, sicuramente molto più resistenti di un cane da compagnia ma oltre a questo, questi cani disseminati nelle masserie, vi assicuro che ce ne sono tantissimi, però sono dei cani di proprietà, hanno un proprietario, e comunque bene o male gli danno da mangiare, però vivono in libertà o in regime di semi-libertà, quindi sono liberi di allontanarsi, sono liberi di accoppiarsi e quindi di conseguenza… immaginate che una cagna può tranquillamente
partorire due volte all’anno ed abbiamo una decina, quindici cuccioli disseminati sul territorio, e che succede?
LA CAGNA S’ACCOTA
Succede che quando (…) quando questi cani si allontanano o per mancanza di cibo o per seguire il proprio istinto sessuale, allora possono aggredire pollai,
vitelli, agnelli, capretti, e allora i massari chiamano, chiamano il comando dei Vigili Urbani e dicono «sentite, una cagna si è “accota” nella mia masseria,
ha partorito, venitevi a piglia’ i cani». (…) Secondo dato: noi della SA3 avevamo un canile che è andato alle cronache mondiali, che tutti conoscete,
fortunatamente siamo riusciti a chiuderlo, ma questo perché le autorità, i Sindaci, l’altro punto dolente, nonostante il nostro continuo ogni giorno sollecitare, hanno fatto orecchie da mercanti (…) i Sindaci… scelgono la linea molto molto più semplice, cioè consumare i soldi nostri, arricchire le
tasche di quei pochi avveduti privati che costruiscono i canili (…). Ed io sono perfettamente in disaccordo con la realizzazione di canili indiscriminati (..). io credo che ne basta uno, è più che sufficiente (…).
SEGUIRE VIRTUTE
E a qualche collega che ancora recalcitra sull’argomento, io dico a questi colleghi “abbassiamoci, siate piuttosto umili ed accettate chi ne sa più di voi
e ci porta la conoscenza”, infatti da qualche parte si diceva “nati non foste a vivere come bruti, ma per seguire virtute e conoscenze”. (…) Abbiamo stabilito
chi in un modo, chi in un altro, di realizzare un canile sanitario ad Albanella. (…) Noi miriamo all’eccellenza, perché mediocrità ce ne sono tante, l’eccellenza ne sono poche, e quindi noi vogliamo le eccellenze, e quindi andremo là, e quindi secondo punto del progetto: la sterilizzazione. La sterilizzazione che faremo momentaneamente in questi centri, ricovereremo il tempo necessario i cani per guarirli e poi successivamente li riportiamo sul territorio (…). Quindi faremo la gioia dei cani, perché anch’io ho un cane a casa che dorme affianco al lettino di mio figlio, e lo vedo contento (…).
100 STERILIZZATI
Ho in mente di attivare sicuramente, i controlli, dobbiamo attivare tutti i controlli, informare, educare ed agire (…). Quest’anno pur senza mezzi, pur senza strutture, pur senza sostentamento, soltanto con la loro buona volontà, siamo riusciti a microchippare più di mille cani, siamo riusciti a sterilizzare cento cani…(…)
VIVA TORRE ORSAIA
In modo particolare si è appoggiato, quindi vi parlavo di buona volontà, presso il canile Oasi Felix, abbiamo un ambulatorio privato che pure si è prestato, e pure presso il canile della comunità montana di Torre Orsaia dove c’è canile ed ambulatorio. (…).
TUTTI COL CRIUV
Ho proposto, credo che ci riuscirò perché poi sono determinato quando decido di farlo, di avere uno o due ambulatori o camper mobili dove ci recheremo noi dal proprietario a fare dunque la sterilizzazione. (…) un’altra cosa interessante ed eccellente, è quello che fa il CRIUV, perché il CRIUV mi serve, perché io veterinario voglio che sia un’eccellenza nel campo medico.
TESTA TRAPIANTATA
Perché ripeto, le mediocrità ce ne so’ tante, io voglio dire che a quel cane ho sostituito la testa, e che i veterinari sanno sostituire e trapiantare la testa a quel cane, quindi ben venga… E nella gara di accalappiamento metteremo che il recupero delle carcasse, anziché andare direttamente all’inceneritore, passa prima per il CRIUV e poi va all’inceneritore, perché ci dobbiamo dare quel ruolo di cui oggi si dice. Quindi il randagismo, io ritengo, per concludere, è una grande opportunità,
un’opportunità per noi veterinari, è un’opportunità anche per degli sfortunati, utilizzando e sfruttandolo come fonte anche per la pet therapy». Stupefacente,
vero? È il direttore dell’asl veterinaria. Un intervento di alto profilo.
MINISTERO SU AS3
Vediamo allora il rapporto del ministero sulla veterinaria campana. Vi si legge di «inadempienze riguardanti sia deficit strutturali che cattive condizioni di
mantenimento degli animali», con denuncia all’autorità giudiziaria per l’ipotesi di maltrattamento e uccisione di animali. Sotto sequestro sono finite Cicerale, Marigliano, Vitulano, Luogosano e Altavilla. Veniamo a Cicerale, sotto la vigilanza dell’Asl Sa3 senza dimenticare che il direttore sanitario della struttura “ mondiale” era il fratello del direttore della stessa asl.
SENZA AUTORIZZAZIONI
«Le gravisime carenze e la situazione di maltrattamento hanno riportato alla richiesta di svuotamento del canile e di revoca dell’autorizzazione sanitaria».
Che, va detto, è stata più volte chiesta di essere però riattivata dalla stessa asl. Altro che canile chiuso. «Nonché ha spinto il ministero a costituirsi parte civile nel processo nei confronti del titolare del canile», che è lo stesso che gestisce oggi Torre Orsaia, benevolmente citata dal direttore della Sa3 al convegno.
Allora, vediamo che grande opportunità rappresenta oggi il randagismo per l’Asl Sa3. Lo diciamo a Saviano e Fazio, Amnvi, Mancuso e Fnovi? Massì.
VIGILANZA DISATTESA
«Malgrado la revoca dell’autorizzazione sanitaria e il procedimento in corso, l’Asl Sa3, che ha disatteso il suo compito di vigilanza sul canile di Cicerale,
ha ad oggi ancora in essere una convenzione col suddetto titolare per il servizio di cattura dei cani vaganti sul territorio.
MEZZI FUORILEGGE
Tale servizio, come documentato in maniera chiara e inconfutabile, viene effettuato con modalità e mezzi non idonei non per il trasporto di animali vivi
ma per lo smaltimento dei sottoprodotti di origine animale». La legge dice che cade l’appalto. Che fa, ammiraglio, revoca?
«Inoltre, nonostante lo svuotamento imposto, diversi comuni non hanno ancora provveduto. Si sottolinea che lo stesso titolare di Cicerale ha ottenuto, sempre
dall’Asl Sa3, l’autorizzazione definitiva all’utilizzo di un impianto di incenerimento per lo smaltimento delle carcasse animali, aggiungendo un
ulteriore inquietante elemento a questa già complicata situazione».
ANAGRAFE BASTARDA
Anagrafe canina… Non parliamo di cani delle masserie ma di animali sotto il controllo dell’Asl: «Per Cicerale, il mancato allineamento della banca dati,
oltre a comportare la presenza di cani di cui non si conosce la provenienza, ha portato all’impossibilità di rintracciare più di 1.700 cani, tutt’ora registrati
in anagrafe come soggetti ospitati, dei quali tuttavia non si conosce il destino».
LE FASCETTE AV1
Sterilizzazione. Oltre alle 100 sbandierate sterilizzazioni (ma anche meno, volendo), «i servizi veterinari delle asl risultano spesso inadeguati. Molte
segnalazioni suffragate a volte da dichiarazioni delle asl stesse, riferiscono di scarsa attività nonostante la finanziaria del 2007 preveda che il 60% dei
fondi siano destinati al controllo delle nascite». Il servizio? Scarso e inadeguato: «Sono giunte segnalazioni corredate da foto che denunciano
l’esecuzione di interventi di sterilizzazione di cani in un ambulatorio pubblico di competenza dell’Asl Av1 effettuati con tecniche chirurgiche discutibili sia
sul piano etico che dal punto di vista prettamente medico-veterinario. La stessa Asl Av1, alla quale è stata chiesta una relazione in merito (dopo inchiesta de
la Padania del 5 settembre 2010, ndr), ha addirittura confermato l’impiego di fascette di nylon per le sterilizzazioni delle cagne. Tale tecnica, oltre a non essere risolutiva, mette a repentaglio la salute degli animali. In merito sono attualmente in corso indagini».
MA QUALE PREMIO!
E allora? Se l’ordinario fa pena, si premi lo straordinario: «È oggetto di attenzione il piano straordinario di sterilizzazione, volto ad aumentare il
numero degli interventi previo incentivo, per aumentare l’attività dei veterinari ufficiali. Si ritiene tuttavia che i livelli di attività ordinaria non siano adeguati e che quindi non debbano essere promossi ulteriori incentivi se non viene raggiunto un livello base accettabile». Insomma, è tutto vero. Il randagismo è una grande opportunità per i veterinari. Ha ragione l’ammiraglio.
E gli altri? Tutti zitti ancora?
Troppo banale un commiato con “chi tace acconsente”. Chi tace forse ha solo paura di esporsi. L’asse del Nord allora ha un messaggio da inviare a tutti,
nell’idioma che il tavolo antinord di cui sopra può comprendere: «Dicette ‘o pappice ‘nfaccia a noce: damme ‘o tiempo ca te spertoso».
s.piazzo@lapadania.net
(62-continua)
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Libro Rosso:Bottone
21 aprile 2010 -
Chiliamacisegua si chiede chi ha ucciso la pietà mentre cerca un segno di speranza per continuare a credere che la vita sia una cosa meravigliosa.
Perchè in questi occhi raccontati nel Libro Rosso, incontra solo la fine della umanità.
Chiliamacisegua sta raccogliendo storie che denunciano l’indifferenza al dovere, alla pietà, all’empatia, alla compassione, al rispetto per la vita in ogni sua forma come questa di Bottone, per condurre insieme a coloro che lo vorranno, una massiccia campagna mediatica affinchè l’Ordine Nazionale dei Veterinari , faccia una cernita tra i suoi iscritti e separi gli inefficienti, gli indolenti, gli inaffidabili, da quelli operosi, coscienziosi e onoranti la Legge. E la Misericordia.
Il desiderio , al di là della denuncia che ne seguirà e la consegna dei documenti, al Sottosegretario on. Francesca Martini, è che le Asl, in un soprassalto di dignità, ritrovino il senso del pudore, della vergogna, indispensabili fertilizzanti dei valori che contano, identici nei secoli.
Chiliamacisegua pubblicherà le storie degli animali, vittime della malasanità, in forma anonima, conservando nel suo archivio, a disposizione degli organi competenti, la testimonianza firmata dei volontari.
Bottone è la prima puntata del Libro Rosso, che offre alle coscienze umane, laddove pulsano, la vera immagine di una Italia che ancora oggi, nel 2010, in tema Tutela del Benessere Animale, è paragonabile al quarto mondo.
E che qualcuno si indigni, per le storie, per le foto. Per le vite ammazzate.
Non per le testimonianze!
Chiliamacisegua
Prima puntata
Bottone
Asl Centro Sud
“Abitava” nel canile sanitario di un Asl del centro-sud. I cui vertici stanno comodamente seduti sulle loro poltrone. Né mai nessuno li smuoverà. Quindi restino pure comodi dove stanno.
Il cane di cui parliamo è stato investito. Gli sono passati sopra due volte con l’auto, così risulta dalla doppia risonanza magnetica fatta in clinica. Il quadro visivo di una risonanza non bastava per immortalare lo scempio sul suo corpo. Forse è stato investito dallo stesso mezzo, forse da due consecutivamente. Prima lo hanno paralizzato nelle ultime vertebre lombari, poi sulle vertebre toraciche.
Un dolore allucinante… Uno choc. Ancora oggi Bottone non emette suoni.
Una doppia frattura vertebrale difficile da riscontrare in altri traumi da investimento. Un inferno, ha confessato il neurologo.
Ma per lui, una volta accalappiato, l’asl gli ha riservato un posto d’onore speciale: un box aperto, nell’ala sanitaria di un canile gestito da privati che si occupano di raccolta differenziata di residui vegetali.
Perché è così che si appaltano i canili, in Italia. Al ribasso. Al primo che passa e che conta.
Tanto, restino pure comodi dove stanno. Nessuno mai li smuoverà.
Bottone, così lo abbiamo ribattezzato, è stato visto nel corso di un sopralluogo ispettivo. E chi vestiva quei panni si è sentito in coscienza di toglierlo da quel letto di feci e piscio in cui vegetava gemendo e tremando dagli spasmi di dolore, piagato, ulcerato dal decubito forzato e dall’assenza di igiene, nel canile sanitario dell’Asl. Che nessuno mai smuoverà. Quindi restino pure comodi dove stanno. Loro e la ditta ecologica che lo gestisce.
C’è voluto un intervento dall’alto, per fare uscire il cane. L’Asl era ripetutamente renitente alla leva. Impunemente irrintracciabile,invidiabilmente indifferente e sprezzante del richiamo dall’alto. Una deontologia che rende anche noi incontinenti, come Bottone.
Uscito denutrito, disidratato, piagato, pieno di dermatiti infettive contratte nel restare asfaltato dagli escrementi ovunque in quel bijoux di canile sanitario, Bottone (che abbiamo scoperto essere pure microchippato ma tanto l’anagrafe canina non la fanno funzionare così da non dare troppo disturbo al proprietario che così si toglie l’impiccio di che farne di un cane paralizzato da accudire e pulire), ora è in una famiglia civile.
Che lo ama. Che lo cura con un piccolo apparecchio laser che gli ha chiuso buona parte delle piaghe e che sempre lo aiuterà nel prevenire quelle da decubito nella sua vita.
Una famiglia che lo ha messo nelle mani di veterinari veri. Allibiti nel vedere quanto non avevano ancora visto nella loro professione.
Mentre quelli che si macchiano del reato di maltrattamento e omissione di cure restano liberi, in circolazione, impuniti e arroganti come sempre.
Chi li tocca? A chi tocca toccarli?
Nota
Forza Bottone
Per Bottone è stata indetta una gara di solidarietà.
Per dirgli “Dai, Bottone, abbaia!”.
Perché possa di nuovo correre, con un carrellino, perché i “patelotti” che indossa durante il giorno portino orgogliosamente il nome di tanti di noi.
Per ripagarlo dalle emme… umane che lo hanno ridotto in fin di vita e che senza l’intervento della provvidenza, gli avrebbero garantito per infezione o setticemia una morte atroce e
lenta.
Forza, Bottone!!!
Bottone oggi
Le condizioni in cui si trovava Bottone, quando è stato prelevato, nel canile sanitario, dove l’Asl invece di adempiere alla sua funzione, gioca a carte, a domino, a moscacieca, più cieca che mosca, con la Legge 281/1991
Continua……..
Nota
Libro Rosso
Denunciate, inviate le vostre storie per scrivere insieme il Libro Rosso, a Chiliamacisegua
Mail: info@chiliamacisegua.org
A
info@fnovi.it ;
presidenza@fnovi.it ;
relazioni.esterne@fnovi.it ;
ufficiostampa@fnovi.it;
enpav@enpav.it;
info@scivac.it;
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Sosteniamo la loro battaglia che è anche la nostra
20 dicembre 2009 -
Sosteniamo la loro battaglia che è anche la nostra
Chiliamacisegua invita a sostenere Stefania Piazzo, La Padania e l’on. Francesca Martini.
Non c’entra l’appartenenza politica.
C’entra soltanto il coraggio di un giornale, l’unico a memoria d’uomo, che ogni domenica, grazie alla sensibilità del suo direttore Leonardo Boriani, offre lo spazio per una denuncia forte, costante, determinata e precisa che fa conoscere l’ignoranza, la disumanità, l’inadempienza, l’omissione, la collusione.
C’entra la solitudine di una penna usata come un bisturi contro la malasanità animale ristagnante da secoli, in mano agli affaristi, alla mafia, alla camorra.
C’entra la determinatezza dell’on. Francesca Martini nel proseguire nel suo programma, costi quello che costi, per abbattere un muro di omertà.
Dobbiamo fare quadrato attorno a questo treno in corsa che qualcuno sta tentando di far deragliare con minacce, pressioni, intimidazioni, insabbiamenti, tentativi di depistaggio e dileggio.
Dobbiamo difendere chi si espone per garantirci la libertà d’informazione, chi si prodiga per ridare significato alla moralità di un paese che può finalmente contare sul cittadino informato e consapevole pronto a fare la sua parte.
Dobbiamo difendere chi ha acceso qualche fiammella di speranza qua e là che fiocamente risplende, in attesa che divampi l’incendio della applicazione della Legge.
Per isolare, emarginare, punire coloro che l’hanno calpestata, la Legge, pensando di farla franca.
Per sempre. Come è stato fino a ieri. Da sempre.
Fino all’arrivo dell’on. Francesca Martini
Fino all’arrivo de La Padania.
Fino all’arrivo di Stefania Piazzo.
In campo a dichiarare guerra.
Abbiamo bisogno come il pane de La Padania.
Della penna di Stefania Piazzo.
Della forza dell’on. Francesca Martini.
Questi, a nostro avviso, gli auguri di Natale migliori, due righe due, per far sentire a La Padania, a Stefania Piazzo, all’on. Francesca Martini, il nostro appoggio.
Per far sapere loro che non sono sole.
Hanno noi.
Chiliamacisegua
A
s.piazzo@lapadania.net; martini_f@camera.it; direttore@lapadania.net;
mail Stefania Piazzo
s.piazzo@lapadania.net
mail on Francesca Martini
martini_f@camera.it;
mail direttore la Padania
direttore@lapadania.net
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Pubblicata oggi in GU Ordinanza del Sottosegretario Martini
6 aprile 2009 -
Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali
Bocconi avvelenati: pubblicata oggi in GU Ordinanza del Sottosegretario Martini che precisa procedure autorizzative per prodotti fitosanitari, sostanze pericolose e presidi medico-chirurgici
In merito alla lettera inviata dal Sottosegretario alla Salute Francesca Martini ai Prefetti per richiamarli ad una pronta applicazione di quanto disposto dall’Ordinanza recante “Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati” che ha emanato il 18 dicembre 2008 si precisa che sulla Gazzetta Ufficiale di oggi è stata pubblicata una nuova Ordinanza che fornisce maggiori indicazioni in merito alle procedure autorizzative per i prodotti fitosanitari, sostanze pericolose e presidi medico-chirurgici e dare indicazioni sulle modalità di invio delle spoglie di animali deceduti per avvelenamento o dei campioni.
Il Sottosegretario Martini nella sua lettera ha invitato i Prefetti ad una rapida istituzione del previsto Tavolo di coordinamento con le Forze dell’ordine e gli Enti interessati.
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LA RESPONSABILITA’ E’ DEL PROPRIETARIO: E’pronta l’ordinanza «Tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressività dei cani»
2 febbraio 2009 -
ARTICOLO 1: LA RESPONSABILITA’ E’ DEL PROPRIETARIO
E’pronta l’ordinanza «Tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressività dei cani». In particolare si tratta di 7 articoli ”molto consistenti”, riferisce il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, che vede all’ articolo 1, comma 1 ”la responsabilita’ del proprietario” dall’acquisizione del cane all’educazione ai danni e lesioni altrui.
Tempo due settimane al massimo e tutti i cani dovranno essere tenuti al guinzaglio «di lunghezza non superiore al metro e 50″, dunque i guinzagli che permettono fino a 4 metri di estensione da chi li impugna non saranno consentiti. L’obbligo sarà in vigore «nelle aree urbane e nei luoghi aperti al pubblico salvo le zone individuate dai Comuni». La museruola invece andrà indossata solo nelle situazioni a rischio. I proprietari dovranno comunque portarla con sé, del tipo morbido o rigido, per utilizzarla all’occorrenza.
Cadono le distinzioni fra razze canine: si legge nelle premesse che: «non è possibile stabilire a priori il rischio di maggiore aggressività solo sulla base di appartenenza a una determinata razza o ai suoi incroci».
Le liste di cani pericolosi, previste nella precedente disciplina emanata dall’ex ministro alla Salute, Livia Turco, e prima ancora da Girolamo Sirchia, non hanno funzionato come dimostra il fatto che «episodi di aggressione alle persone persistono». «Il proprietario è responsabile del benessere e del controllo dell’animale – dice Martini, citando il primo articolo -e risponde dal punto di vista civile e penale dei danni ai cittadini o ad altri animali. La responsabilità ricade anche sulle persone incaricate di tenere il cane in sua assenza».
«Aumentano le garanzie di sicurezza per i cittadini – spiega il sottosegretario -. L’opinione secondo cui esistono razze a rischio non ha fondamento scientifico. Dipende da come un cane viene educato e seguito. Il labrador è considerato tra i buoni. Il mio randagio Tommaso la scorsa settimana è stato attaccato proprio da un labrador. E’ uscito fuori dalla zuffa con una lesione della cornea. Se il suo aggressore fosse stato trattenuto dal guinzaglio non sarebbe accaduto».
Tra le novità, un patentino dove si attesta che il proprietario ha frequentato uno dei corsi di formazione facoltativi organizzati da Comuni e Asl. Se il cane ha precedenti «aggressivi» scatta l’obbligo dell’assicurazione. Altro punto qualificante, il registro per i cani che hanno morso o che sono stati segnalati per comportamenti aggressivi. Per questi cani inseriti nel registro c’e’ l’obbligo di una polizza per danni conto terzi ma anche l’obbligo di museruola e guinzaglio insieme.
Prevista anche la regola di munirsi di bustina e paletta per raccogliere le feci depositate sul marciapiede o in mezzo a un’aiuola. ”Questa ordinanza – ha detto Martini – si fonda su due pilastri: la prevenzione e il lavoro sulla formazione quando esistono segnalazioni”. ( fonte: ANSA/Corriere della Sera)
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L’on Martini ha firmato l’ordinanza contro le esche avvelenate
26 dicembre 2008 -
L’on Francesca Martini ha firmato l’ordinanza contro le esche avvelenate
Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali
UFFICIO STAMPA
Esche avvelenate: Sottosegretario Martini firma Ordinanza sul divieto di utilizzo In seguito al dilagare del fenomeno di uccisione e maltrattamento di animali mediante la disseminazione nell’ambiente di esche o bocconiavvelenati, che rappresenta un serio rischio per la popolazioneumana, in particolare per i bambini, e per l’ambiente, il Sottosegretario alla Salute Francesca Martini ha firmato un’Ordinanza recante norme sul “Divieto di utilizzo e di detenzione di esche o bocconi avvelenati”. Il provvedimento ha lo scopo di prevenire i rischi diretti per la salute dell’uomo e degli animali nonché quelliderivanti dalla contaminazione ambientale.In particolare il provvedimento ai fini della tutela della salute pubblica, della salvaguardia e dell’incolumità delle persone, degli animali e dell’ambiente, vieta di utilizzare in modo improprio, di preparare, miscelare e abbandonare esche e bocconi avvelenati ocontenenti sostanze tossiche o nocivi, compresi plastiche e metalli.
L’ordinanza vieta, altresì, la detenzione, l’utilizzo e l’abbandono di qualsiasi alimento preparato in maniera tale da poter causare intossicazioni o lesioni al soggetto che le ingerisce e prevede l’obbligo per il proprietario o il responsabile dell’animale deceduto a causa di esche o bocconi avvelenati di dare segnalazione alle autorità competenti.
In caso di operazioni di derattizzazione e di disinfestazione è posto l’obbligo di affiggere nelle zone interessate, almeno con cinque giorni lavorativi di anticipo, avvisi idonei ad informare delle operazioni che saranno effettuate.
L’ordinanza dispone, inoltre, che il medico veterinario che sulla base di una sintomatologia conclamata emette diagnosi di sospetto avvelenamento o viene a conoscenza di un caso di avvelenamento di un
esemplare di animale di specie animale domestica o selvatica deve darne immediata comunicazione al sindaco e al servizio veterinario della Asl territorialmente competente. In caso di decesso dell’animale il veterinario deve inviare le spoglie e ogni altro campione utile all’identificazione del veleno o della sostanza che ne ha provocato la morte all’Istituto Zooprofilattico sperimentale competente per territorio. Gli Istituti Zooprofilattici devono sottoporre ad autopsia l’animale ed effettuare entro trenta giorni analisi sui campioni pervenuti o prelevati durante l’autopsia e comunicarne gli esiti al medico veterinario che ha inviato i campioni al sevizio veterinario della Asl competente per territorio e, qualora le analisi siano positive, all’autorità giudiziaria. I sindaci ai quali siano pervenute segnalazioni di sospetti avvelenamenti devono
disporre l’immediata apertura di un indagine e provvedere ad attivare le iniziative necessarie alla bonifica dell’area interessata nonché segnalare l’area interessata con un apposita cartellonistica.
Viene, inoltre, attivato presso ciascuna Prefettura un “tavolo di coordinamento” per la gestione degli interventi da effettuare e per il monitoraggio del fenomeno.
I produttori di presidi medico-chirurgici di prodotti fito-sanitari e di sostanze pericolose appartenenti alle categorie dei topicidi, ratticidi, lumachicidi e nematocidi ad uso domestico, civile ed agricolo, hanno l’obbligo di aggiungere al prodotto una sostanza amaricante che lo renda sgradevole ai bambini e agli animali. Nel caso in cui la forma commerciale sia un’esca deve essere previsto un contenitore con accesso solo all’animale “bersaglio”.
Norme e regole Esche avvelenate
In seguito al dilagare del fenomeno di uccisione e maltrattamento di animali mediante la disseminazione nell’ambiente di esche o bocconi avvelenati, che rappresenta un serio rischio per la popolazione umana, in particolare per i bambini e per l’ambiente, il Sottosegretario alla Salute Francesca Martini ha firmato un’Ordinanza recante norme sul “Divieto di utilizzo e di detenzione di esche o bocconi avvelenati“.
Il provvedimento ha lo scopo di prevenire i rischi diretti per la salute dell’uomo e degli animali nonché quelli derivanti dalla contaminazione ambientale.
In particolare il provvedimento ai fini della tutela della salute pubblica, della salvaguardia e dell’incolumità delle persone, degli animali e dell’ambiente, vieta di utilizzare in modo improprio, di preparare, miscelare e abbandonare esche e bocconi avvelenati o contenenti sostanze tossiche o nocivi, compresi plastiche e metalli. L’ordinanza vieta, altresì, la detenzione, l’utilizzo e l’abbandono di qualsiasi alimento preparato in maniera tale da poter causare intossicazioni o lesioni al soggetto che le ingerisce e prevede l’obbligo per il proprietario o il responsabile dell’animale deceduto a causa di esche o bocconi avvelenati di darne segnalazione alle autorità competenti. In caso di operazioni di derattizzazione e di disinfestazione è posto l’obbligo di affiggere nelle zone interessate, con almeno cinque giorni lavorativi di anticipo, avvisi idonei ad informare delle operazioni che saranno effettuate.
L’ordinanza dispone, inoltre, che il medico veterinario, qualora sulla base di una sintomatologia conclamata emetta diagnosi di sospetto avvelenamento o venga a conoscenza di un caso di avvelenamento di un animale domestico o selvatico, deve darne immediata comunicazione al sindaco e al servizio veterinario della Azienda sanitaria locale territorialmente competente.
In caso di decesso dell’animale il veterinario deve inviare le spoglie e ogni altro campione utile all’identificazione del veleno o della sostanza che ne ha provocato la morte all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale competente per territorio. Gli Istituti Zooprofilattici devono sottoporre ad autopsia l’animale ed effettuare entro trenta giorni analisi sui campioni pervenuti o prelevati durante l’autopsia e comunicarne gli esiti al medico veterinario che ha inviato i campioni, al sevizio veterinario della ASL competente e, qualora le analisi siano positive, all’autorità giudiziaria.
I sindaci ai quali siano pervenute segnalazioni di sospetti avvelenamenti devono disporre l’immediata apertura di un’indagine e provvedere ad attivare le iniziative necessarie alla bonifica dell’area interessata nonché segnalare l’area con un apposita cartellonistica. Viene, inoltre, attivato presso ciascuna Prefettura un “tavolo di coordinamento” per la gestione degli interventi da effettuare e per il monitoraggio del fenomeno.
I produttori di presidi medico-chirurgici di prodotti fito-sanitari e di sostanze pericolose appartenenti alle categorie dei topicidi, ratticidi, lumachicidi e nematocidi ad uso domestico, civile ed agricolo, hanno l’obbligo di aggiungere al prodotto una sostanza amaricante che lo renda sgradevole ai bambini e agli animali. Nel caso in cui la forma commerciale sia un’esca deve essere previsto un contenitore con accesso solo all’animale “bersaglio”.
- In caso di sospetto avvelenamento di un animale:
Il Veterinario è il punto di riferimento essenziale.
Qualora si verifichi un evento potenzialmente pericoloso: ingestione di veleni o sostanze tossiche (topicidi, pesticidi, fitofarmaci, lumachicidi o sostanze non note) oppure sovradosaggio o scambio accidentale di farmaci, ingestione di piante, funghi, ecc. da parte di animali domestici è necessario valutare subito il rischio di intossicazione, contattare un medico veterinario o recarsi presso il più vicino pronto soccorso veterinario.La raccolta delle seguenti informazioni è estremamente importante per poter rispondere alle domande del medico veterinario:
- identificare nel modo più preciso possibile la sostanza con la quale il nostro animale è venuto a contatto (nome commerciale del prodotto ed eventuali indicazioni di rischio in etichetta);
- osservare le caratteristiche macroscopiche del prodotto: odore, colore, aspetto (es. schiumosità);
- fornire indicazioni circa la quantità assunta in modo accidentale o intenzionale;
- comunicare la via di esposizione (inalazione, ingestione, contatto cutaneo ecc.);
- indicare il luogo (aperto o chiuso);
- comunicare il tempo trascorso dall’ingestione e tra l’ingestione e la comparsa di eventuali sintomi.
Se il Veterinario non può intervenire subito, può comunque fornire indicazioni utili circa il comportamento da tenere e gli eventuali interventi di primo soccorso che il proprietario può mettere in atto (indurre il vomito, mantenere calmo l’animale, non somministrare latte ecc.).
ATTENZIONE eseguire tali operazioni solo su indicazione del medico veterinario.
- In caso di animale deceduto:
- Chiamare il Veterinario per fare tutti gli accertamenti del caso;
oppure
- prelevare l’animale morto ed inviarlo, tramite un Veterinario, all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale che provvederà ad effettuare gli esami di laboratorio per accertare la causa del decesso.
- segnalare l’episodio al Servizio veterinario dell’ASL competente per territorio e agli Organi di Polizia.
- Chiamare il Veterinario per fare tutti gli accertamenti del caso;
- In caso di ritrovamento di esche:
Avvisare gli Organi di Polizia ed il Servizio Veterinario della ASL competente per territorio
oppure
in caso di impossibilità di un intervento immediato da parte delle Autorità competenti, prima di raccogliere qualunque materiale sospetto munirsi di guanti e mascherina.
Il materiale raccolto, accuratamente custodito e trasportato in contenitori di plastica chiusi ermeticamente, deve essere inviato, tramite un Veterinario, all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale. - Azioni legali:
Utilizzare bocconi avvelenati è un reato.
La denuncia contro i responsabili, sospetti tali o ignoti consente di migliorare il monitoraggio ed i controlli sul territorio per prevenire i rischi per le persone, gli animali e l’ambiente.
- Testo Unico delle leggi sanitarie approvato con Regio decreto del 27 luglio 1934, n. 1256, e successive modifiche
- Regolamento di polizia veterinaria approvato con decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320
- Legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio
- Legge 20 luglio 2004, n. 189 “Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate” che ha apportato modifiche al Codice Penale.
- Codice penale, articoli:
544 bis (sanzioni penali per chi “per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale”),
544 ter (sanzioni penali per chi “per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale”),
440 (reclusione da 3 a 10 anni per chi avvelena sostanze destinate all’alimentazione),
638 (reclusione fino a 1 anno per uccisione o danneggiamento di animali altrui),
650 (reclusione fino a 3 mesi per chi non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o d’igiene)
674 (arresto fino a 1 mese per chi getta in luogo pubblico cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone). - Decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 194 e successive modifiche “in materia di immissione in commercio dei prodotti fitosanitari”
- Decreto del Presidente della Repubblica n. 392, del 6 ottobre 1998 “Regolamento recante le norme per la semplificazione dei procedimenti di autorizzazione alla produzione ed all’immissione in commercio di presidi medico-chirurgici”
- Decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 174 “in materia di immissione sul mercato di biocidi”.
Alcune leggi regionali
- Legge Regione Toscana 16 Agosto 2001 n. 39 (norme sul divieto di utilizzo e detenzione di esche avvelenate)
- Legge Regione Umbria n. 27 del 22/10/2001 (norme in materia di divieto di detenzione ed utilizzazione di esche avvelenate)
- Legge Regione Puglia n. 27 del 04/12/2003 (norme particolari relative al divieto di utilizzo e detenzione delle esche avvelenate.
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