La Padania 8 agosto CRISTO SI È FERMATO A SEDILIS
10 agosto 2010 -
La Padania 8 agosto
VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE QUARANTAQUATTRESIMA PUNTATA
CRISTO SI È FERMATO A SEDILIS
di Stefania Piazzo
Nel corso di una vertenza civile, non ancora conclusa, vengono sfrattati gli animali con la loro padrona, di 76 anni. Ma la soluzione offerta non tiene conto di…
La task force del ministero della Salute evidenzia anomalie nell’operazione, a partire dal disconoscimento del ruolo sociale degli animali di affezione.
La questione si potrebbe liquidare anche così. In una vicenda giudiziaria non ci mettiamo il becco. Anzi, non entriamo nel merito di una controversia familiare e una casa contesa. Con tanto, tuttavia, di una sentenza non definitiva e quindi non esecutiva. In cui, a complicare tutta la storia, si inserisce una piccola struttura accogliente e a norma per animali. Cani e gatti, s’intende. E il loro destino. Ovvero, dovrebbero sloggiare pure loro, con la comproprietaria della casa contesa. Sicchè l’asl, solerte, solertissima, più solerte dei giudici e della sentenza non definitiva, che fa? Sfratta tutti. Con un dettaglio: alla padrona, 76 anni, Luciana Ferrari, presidente dell’associazione “Il Cuore”, viene uno di quei coccoloni da ricovero al pronto soccorso per choc. Dei suoi animali, cinque cani e trenta gatti, presi e portati di peso altrove, non ha più il conforto. E dove li portano? Provvisoriamente, anziani e già provati, in un canile sanitario. Doppiamente in prestito. E i gatti? Provvisoriamente anche quelli in una struttura gattile. Più che provvisoria. Con autorizzazione sanitaria che è tutta in fase di accertamento. Complimenti all’asl. Che non trova miglior soluzione nel pensare di collocarli poi in una colonia felina.
continua…………………………………………………………………………………….
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E nessuno rompa più i coglioni con le ispezioni, i canili lager e i tavoli con le associazioni. Tutto torni al più presto nell’immobilismo ministeriale di prima, nelle gerarchie che hanno come unica ragione d’esser e quella di controllare i sottoposti e salvare se stessi, galleggiando. La storia di Sedilis è quanto mai l’emblema di un cambiamento che lotta dentro le istituzioni per le inerzie dei burocrati, dentro lo stesso ministero,fuori dal ministero. Se non cambia nulla, lo dobbiamo a questi geni del potere malato che non viene dal popolo. E che degli animali non gliene può fregar de meno. S’è visto.
s.piazzo@lapadania.net
Cani, gatti e anziani come pacchi
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Cani, gatti e conigli in “visita” ai ricoverati
27 novembre 2009 -
IL SECOLO XIX
25 NOVEMBRE 2009
Cani, gatti e conigli in “visita” ai ricoverati
Varato il regolamento
L’ospedale San Martino autorizza l’ingresso agli animali dei pazienti. Ma sarà necessario il via libera dei medici
Bruno Viani
Genova. L’ospedale San Martino accoglie ufficialmente tra i suoi ospiti, nei normali orari di visita per i parenti dei ricoverati, anche gli animali. Con qualche discriminazione che si può chiamare razzista, nel senso letterale e per nulla negativo del termine: porte aperte a cani, gatti e conigli, gli esemplari più comuni. Purché siano in condizioni di salute “certificate” e non esistano ragionevoli impedimenti come le dimensioni evidentemente eccessive. Canarini e cocorite sono, invece, esclusi perché considerati “a rischio” di trasmissione di malattie non diagnosticabili.
Il documento che dà il via libera alla rivoluzione è già stato distribuito tra i padiglioni: dai primari agli uscieri incaricati di fare da filtro. La piccola rivoluzione – che scatterà nei prossimi giorni, con ogni probabilità il 1° dicembre – è stata introdotta in sordina, senza proclami e senza “spinte” o “raccomandazioni” eccellenti: il direttore generale del San Martino Mauro Barabino, animalista convinto – si sussurra nei corridoi – possiede un San Bernardo e ama i cavalli, animali che sono esclusi dalle direttive.
La direzione sanitaria avrebbe fatto propria la segnalazione di un portinaio, poi anche la politica si è attivata a seguito di una lettera al Secolo XIX, che lamentava la difficoltà a introdurre animali all’interno del recinto ospedaliero. Quella segnalazione, arrivata negli uffici della Regione, non è passata inosservata. L’irruzione dei quattrozampe in reparto è, davvero, un’iniziativa partita dal basso. Iniziata in un pomeriggio di ottobre, con una telefonata dall’hospice presso il padiglione Maragliano: un usciere della portineria si trovava in difficoltà per la garbata insistenza di un visitatore che aveva con sé un cagnolino di piccola taglia, un fox terrier bianco. La richiesta: poterlo portare “in visita” alla padrona, un’anziana ricoverata in gravissime condizioni, con aspettative di vita molto brevi per un tumore.
Il cagnolino, quel giorno, è stato fatto passare come un clandestino: perché quella richiesta di aiuto non poteva essere disattesa e non ammetteva esitazioni. Il direttore sanitario Gianni Orengo si è fatto in quattro, usando fantasia e cuore, per superare gli ostacoli: la valenza davvero curativa della vicinanza di un animale domestico – la pet therapy – è riconosciuta a livello scientifico, recepita dal ministero della Salute, è oggetto di intese particolari , ad esempio quella del 2003 con le province di Trento e Bolzano. Però un conto è attivare percorsi di cura – dalla onoterapia con gli asini alla ippoterapia con i cavalli – ma cosa ben diversa è disciplinare la presenza in reparto di quelli che per molte persone, soprattutto anziani, sono gli amici più cari che alleviano le sofferenze e la noia degli ultimi giorni di vita.
Tradurre lo slancio emotivo in linee guida razionali – e trovare il consenso di tutto il personale coinvolto, dai primari ai caposala – non era compito facile. Tre infermiere addette al controllo delle infezioni ospedaliere sono state delegate alla stesura di una bozza di regolamento per disciplinare le modalità di accesso, la gestione degli animali in visita e la burocrazia (necessaria): dai controlli sul libretto sanitario a un certificato (recentissimo) di buona salute dell’animale.
Ancora: nessuna visita sarà improvvisata e l’autorizzazione (richiesta dal paziente o dai suoi familiari con almeno un giorno d’anticipo) sarà filtrata e firmata dai medici di ogni reparto. E, in caso di camere a più letti, dovrà esserci l’assenso di tutti i ricoverati. Limitazioni necessarie, perché un ospedale è sempre un ospedale. Ma da oggi Fido, Felix e Bugs Bunny potranno sedere ai piedi del letto.
IL SECOLO XIX
26 NOVEMBRE 2009
«Una Splendida idea».«amo gli animali ma sono perplessa»
Matteo Politanò
Genova. La possibilità di introdurre animali domestici nell’ospedale San Martino divide il parere dei ricoverati e dei parenti in visita ai propri cari. Diversi i giudizi favorevoli anche se non sono mancate le perplessità di chi, pur essendo un amante degli animali, nutre dubbi sulla questione dell’igiene e in particolare sul problema allergie.
«Molte persone sono allergiche al pelo degli animali, non capisco come sia possibile permettere ad un cane di entrare in ospedale. Amo gli animali ma resto molto perplessa su questa decisione», spiega Rita Marcias. «Io sono assolutamente d’accordo, quanto vorrei che la mia Lily fosse qui. Naturalmente in alcune zone dell’ospedale dovrei metterle la mascherina per prevenzione», sorride Irma Osso in visita al marito Francesco Meligrana, ricoverato.
«Vorrei tanto che il mio Toby mi potesse venire a trovare. In famiglia abbiamo la passione per gli animali e sono assolutamente favorevole a questa novità». Per altri la proposta va meglio definita, magari limitando l’accesso degli animali solamente ad alcune aree. «In ospedale non penso sia giusto farli entrare, forse si potrebbero creare delle zone intermedie dove i ricoverati come me possono incontrare i loro amici a quattro zampe», aggiunge Lucia Bertolotti.
Altra proposta raccolta è quella di limitare l’accesso degli animali ad un parco nei pressi dell’ospedale. «All’interno della struttura non penso sia giusto, mia moglie è ricoverata e se vedesse un cane andrebbe su tutte le furie», spiega Giovanni Padula. Per tutti i perplessi il limite di questa proposta è presentato soprattutto dal problema dell’igiene. «Non sono d’accordo, soprattutto per una questione di pulizia», puntualizza Stefano Giusti, studente. Le perplessità e gli assensi si bilanciano ma coloro che si mostrano perplessi riguardo alla questione ci tengono subito a sottolineare come il dissenso non sia sinonimo di non amore per gli animali. «Mi piacciono gli animali ma non per questo credo sia giusto permettere loro l’ingresso in ospedale. Inoltre trovo sbagliato imporre questa novità anche a chi magari non ha piacere a vedere un cane», aggiunge Carlo Massone. Per Adolfo Parodi i dubbi derivano invece dalla curiosità su come sia possibile introdurre cani in ambienti che notoriamente danno la priorità all’isolamento dei batteri. «In ospedale è importante isolare gli ambienti, molti oggetti possono portare virus e batteri. Mi chiedo come sia possibile fare entrare degli animali».
IL SECOLO XIX
26 NOVEMBRE 2009
Tutto è partitoda una lettera al secolo xix
La testimonianza
Genova – La politica è intervenuta nella vicenda degli animali al San Martino a seguito di una segnalazione di una lettrice del Secolo XIX. «Giovedì 23 ottobre mentre chiedevo il permesso di entrare con la mia autovettura presso l’ingresso carrabile del monoblocco del San Martino – scriveva Simona Parodi in una mail – sono stata intimata ed insultata dall’incaricato, di fare immediatamente inversione ed uscire dall’ospedale in quanto io avevo nel portabagagli un cane. Al mio affermare che sono un istruttore cinofilo e che il cane non sarebbe certo entrato in ospedale ma mi avrebbe atteso in macchina con un’amica, il dipendente non ha voluto sentire ragioni, citando a male parole un regolamento ospedaliero. In molte città si parla di progetti di pet therapy anche in ambito ospedaliero, a Genova invece l’ignoranza e la maleducazione per chi ha un cane la fanno da padrone come sempre». La lettera era arrivata sul tavolo del presidente della Regione Claudio Burlando e dall’ufficio del governatore era partita l’esortazione alla direzione sanitaria dell’ospedale San Martino: non sottovalutare il problema della ricerca di una sanità a misura d’uomo. Il problema denunciato dalla lettrice del Secolo XIX si è intrecciato con l’attività di preparazione del regolamento già avviato dalla direzione dell’ospedale genovese. Individuato il problema, la mobilitazione è stata corale: e i quattrozampe entrano in corsia.
IL SECOLO XIX
26 NOVEMBRE 2009
Cani e gatti in ospedale al capezzale dei padroni
Il san Martino apre le porte agli animali
Genova - Metti un coniglio (vivo) in fondo al letto. O l’amato cagnolino, o il gatto di casa. Però in ospedale, solo in orario di visita.
È la piccola, clamorosa svolta che partirà tra pochi giorni (dal 1° dicembre) al San Martino di Genova, un ospedale che si mette così idealmente in primissima fila tra le strutture sanitarie nazionali che hanno deciso di dare spazio alla pet therapy. Ovvero, il potere degli animali da compagnia di dare – se non la salute – almeno un po’ di serenità ai malati.
Gli animali potranno entrare rispettando un regolamento dettagliato che è nato per salvaguardare prima di tutto l’igiene degli ambienti, ma anche la quiete degli altri ricoverati: l’accesso sarà autorizzato dai medici dopo una richiesta presentata con almeno ventiquattr’ore di anticipo. E gli eventuali compagni di stanza, vista la convivenza forzata, saranno interpellati per consentire o vietare l’ingresso dei visitatori a quattro zampe.
I responsabili del San Martino garantiscono che non c’è razzismo nell’aver limitato l’accesso ad alcune categorie di bestiole: i canarini sono esclusi, ad esempio, perché potrebbero trasmettere infezioni. I conigli, al contrario, sono tra i più comuni (dopo cani e gatti) e sani animali da compagnia. E in fondo in ospedale sono sempre entrati, però solo nel menù: omogeneizzati.
Non serve storcere il naso pensando che la sanità pubblica potrebbe occuparsi di problemi apparentemente più concreti: la pet therapy è una cosa seria. E la vicinanza di un animale – che non costa nulla – può valere , soprattutto per tanti anziani , molto più di un cachet.
Dal 1° dicembre i ricoverati potranno ricevere la visita degli amici a quattro zampe: «È terapeutico»
LA ZAMPA.IT
26 NOVEMBRE 2009
Genova, animali ammessi all’ospedale San Martino
GENOVA – Animali da compagnia ammessi in corsia durante le ore di visita ai pazienti ricoverati: la storica innovazione, annunciata oggi dal quotidiano “Il Secolo XIX”, scatterà dal prossimo mese nell’ospedale San Martino di Genova, il maggiore della Liguria, ma sarà sottoposta ad alcune restrizioni. Occorrerà chiedere con almeno 24 ore di anticipo il permesso, che dovrà essere firmato dai medici del reparto; bisognerà ottenere l’assenso degli altri pazienti ricoverati nella stessa stanza; gli animali dovranno avere un libretto sanitario che attesti la loro buona salute; saranno ammessi cani, gatti e anche conigli ma non canarini, pappagallini e altri uccelli, potenziali diffusori di malattie.
La direzione sanitaria avrebbe preso la decisione – scrive il quotidiano genovese – dopo un episodio accaduto nell’ottobre scorso, quando un usciere tentò, inutilmente, di bloccare un visitatore che voleva portare ad un’ammalata terminale, ricoverata nell’hospice del padiglione Maragliano, il suo cagnolino per un ultimo saluto. Il direttore sanitario ha così studiato la questione ed ha stilato una bozza del regolamento, nel quale si ricorda che la pet therapy è ormai riconosciuta anche a livello scientifico.
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Clamorosa svolta ad Acireale
23 luglio 2009 -
http://www.livesicilia.it/2009/07/23/parla-il-fratello-della-vittima-quei-cani-sono-miei/
Il fratello della vittima: “Quei cani sono miei”
Clamorosa svolta nella vicenda del bambino ucciso da un branco di cani ad Acireale. I cani che hanno sbranato Giuseppe Azzarelli di sette anni sono del fratello della vittima, Ivan, 19 anni, che li custodiva in un recinto vicino a casa. È stato lo stesso ragazzo a confessarlo ai magistrati che lo hanno ascoltato nel pomeriggio come persona informata sui fatti. Ivan, che ha precedenti per furto, era soggetto all’obbligo di firma, e oggi sarà interrogato in procura alla presenza di un avvocato. Intanto, è stato stabilito che la morte di Giuseppe è stata provocata da un morso alla giugulare. Ivan, che vive nella casa di famiglia con i genitori e i fratelli, ha ribadito ai magistrati che aveva detto a Giuseppe di non andare nel recinto dove il bambino, sfuggendo al controllo, si era già recato più volte prima della tragedia a portar da mangiare ai cani. La casa degli Azzarello si trova in contrada san Cosimo, alla periferia di Acireale e il terreno, in stato di abbandono, sul quale è costruito il recinto apparteneva a un pensionato morto qualche tempo fa.
Il sostituto procuratore Carla Santocono parlando con i giornalisti stamane al termine di una ispezione fatta nel fondo agricolo di contrada San Cosimo ha affermato che “sono state rilevate delle tracce che farebbero pensare ad un posto dove venivano addestrati cani, ma non sappiamo datare. Stiamo accertando”. Nel fondo sono state trovate alcune cucce di fattura artigianale recintate da reti metalliche. Intanto non sarebbe stato trovato il cane che ha morso, uccidendolo, il bimbo.
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