Chiliamacisegua

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Archive for the ‘Volontariato’

L’affare Bardanzellu s’ingrossa

agosto 30, 2010 By: Rosanna Marani Category: ASL, Battaglie email, Comunicati, Divulgazione, Randagismo, Volontariato

L’affare Bardanzellu s’ingrossa

Mentre il sindaco di Olbia, Gianni Giovannelli  prende le distanze dalle dichiarazioni “calde” dell’on Gianfranco Bardanzellu, che surfeggia sulla cresta dell’onda della notorietà, un veterinario, tale dottor Andrea Sarria, addirittura presidente dell’Ordine medici veterinari di Sassari e Olbia Tempio, dà fuori di brutto.

Quando le teste ”fumine” si uniscono, è un incendio di corbellerie!

A voi la (divertente) lettura delle (tragiche) dichiarazioni di un veterinario.

Per capire , comunque quale aria tira da queste parti,  Chiliamacisegua allega un pdeffino molto istruttivo, per riconoscere chi ci vuole guadagnare con i randagi.

E per controribattere a questa affermazione:

“……In Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, il randagismo è in mano al Servizio veterinario nazionale. Cioè, se ne occupano medici laureati e titolati, dottori che hanno superato l’esame di Stato».”

Chiliamacisegua segnala  la sua iniziativa:”Libro Rosso”, che racconta a puntate, quale sia e quanto sia professionale la media dell’operato dei veterinari delle Asl italiane.

http://www.chiliamacisegua.org/2010/08/23/libro-rosso-charlie/

Ps Chiliamacisegua concorda, si, le associazioni devono essere certificate. Ma anche, a suo parere, i veterinari!

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

http://www.newnotizie.it/2010/08/29/randagi-a-newnotizie-il-sindaco-di-olbia-contro-bardanzellu/

Randagi: a NewNotizie il Sindaco di Olbia contro Bardanzellu

http://www.unionesarda.it/

Unione sarda

Olbia.

Fa ancora discutere la proposta di Bardanzellu sui «randagi da incenerire»

«Coi canili gli animalisti fanno i soldi»

Il veterinario Sarria: le associazioni devono essere certificate

Lunedì 30 agosto 2010

Andrea Sarria è presidente dell’Ordine dei medici veterinari a Sassari e Olbia-Tempio. Il dottore difende Gianfranco Bardanzellu.

Di bisturi se ne intende, Andrea Sarria. E lo usa. Da medico veterinario, presidente dell’Ordine professionale a Sassari e Olbia-Tempio. Perché sui «cani da incenerire», Gianfranco Bardanzellu ha accesso la miccia e il dottore, su richiesta, s’infila nella rivolta schierandosi al fianco del consigliere regionale Pdl.

«È evidente che la sua fosse una provocazione, e come tale andava letta. Su una cosa però si è sorvolato. Invece bisogna dirla: le associazioni animaliste che in questi giorni si sono tanto indignate, hanno tutto l’interesse ad aprire i canili, una soluzione costosa e degradante. Hanno interesse visto che coi randagi fanno i soldini».

Dottore, lo ripete per favore?

«Certo. Le associazioni animaliste si sentono le uniche paladine contro il maltrattamento di cani, gatti e non solo. Però coi randagi fanno il business, rastrellano denari pubblici. Nessuno ha detto che i rifugi sono costosi e degradanti».

Quindi?

«Adesso che l’onorevole Bardanzellu ha avuto il coraggio di una provocazione fortissima, aprendo finalmente il dibattito su un tema mai affrontato, anche le associazioni dimostrino altro».

Cosa?

«La professionalità, non solo l’amore per gli animali».

Come si fa?

«Io chiedo che tutte le associazioni siano certificate. In Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, il randagismo è in mano al Servizio veterinario nazionale. Cioè, se ne occupano medici laureati e titolati, dottori che hanno superato l’esame di Stato».

Perché lo chiede?

«Perché è giusto. Non è che io decido di fare un’associazione in difesa del cane e automaticamente posso accedere ai finanziamenti statali. Affrontare il randagismo richiede competenze. L’emergenza è una questione meridionale. Al Nord non esiste, in virtù del modello che ho appena spiegato. C’è una programmazione di lungo termine avviata dalle istituzioni».

Lei il rifugio di Olbia l’ha mai visitato?

«No. Però ne ho sentito parlare di rimbalzo».

Cos’ha sentito?

«La situazione igienico-sanitaria è precaria».

Bardanzellu ha già incassato l’ok della Regione: a Colcò andranno gli ispettori.

«L’onorevole è riuscito ad avviare un percorso. Sta già lavorando all’organizzazione di un tavolo allargato tra Regione, Provincia, Comune, Asl, il nostro Ordine e le associazioni. Lì ci dobbiamo sedere, più che fare clamore. In Italia siamo tutti moralisti. Spesso falsi moralisti. Ma siccome non si vive di bacchettate, ognuno dia il proprio contributo alla soluzione del problema».

Lei cosa propone?

«Io dico intanto che non si può parlare di randagismo due mesi l’anno. I cani non si accoppiano solo quando l’uomo se ne ricorda. Per questo, nell’immediato, bisogna avviare la campagna delle sterilizzazioni. Sono un efficace strumento di lotta, ma vanno precedute da uno studio epidemiologico».

In pratica?

«Prima di tutto serve un censimento, un monitoraggio costante del fenomeno. Altrimenti non si argina né si contrasta».

Il secondo passaggio?

«Educazione nelle scuole. Come diceva Aristotele: giovani uguale futuro, vecchi uguale passato. Come già sta facendo il sottosegretario Francesca Martini, bisogna costruire una nuova consapevolezza intorno al possesso responsabile del cane. Chi ne ha uno, deve sapere che ha doveri rispetto alla collettività».

Il microchip è utile?

«È obbligatorio per legge».

L’anagrafe canina?

«In Sardegna ci possiamo vantare di essere una delle prime Regioni italiane ad averla istituita, nel 2000. Abbiamo una banca dati importante».

Le adozioni come si incentivano?

«È un altro fronte da percorrere. Ma diciamola tutta anche questa volta: un pastore maremmano di quattro o cinque anni, quaranta chili di peso, è difficile che qualcuno lo prenda. Più facile impietosirsi di un cucciolo».

Vuol dire che gli animali di grande taglia non usciranno mai dai canili?

«Proprio così. Ecco perché i rifugi devono essere l’ultima spiaggia, non la costante. La loro esistenza prova l’inefficacia del sistema. Sono il segno di un vuoto nell’organizzazione del territorio».

Lei è anche componente della Fnovi (federazione nazionale ordini veterinari d’Italia). Che esperienza ha raccolto oltremare?

«Non solo programmano, ma per farlo chiedono e utilizzano i finanziamenti ministeriali».

In Sardegna non succede?

«Nel 2008 giusto Narbolia, Pula, Sassari, Tempio e Olbia hanno fatto domanda. E tutti per cifre irrisorie, sui 30mila euro. Ma per attivare percorsi virtuosi, va creato un connubio animali-uomo-ambiente. Ci vogliono soldi, tempo e pazienza per cambiare le abitudini culturali. Basti pensare che la legge sul randagismo, la 281, esiste dal ’91. Sono diciannove anni. Sapete come in Sicilia usano quei fondi?».

No.

«Hanno comprato arredi e tendaggi per gli uffici della Regione».

Ma lei i cani li incenerirebbe?

«Io no. E nemmeno Bardanzellu, se questo è il problema. Solo che in Italia bisogna alzare la voce per farsi sentire. Il randagismo è un problema sociale e sanitario. Provoca incidenti stradali, mettendo a rischio la sicurezza. E le feci sui marciapiedi non sono un’ossessione estetica, ma fonte di malattie parassitarie».

ALESSANDRA CARTA

I FATTI RACCONTATI DA CHILIAMACISEGUA

http://www.chiliamacisegua.org/2010/08/27/questo-bel-tomo-disonora-la-politica-e-la-specie-umana/

A

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LA PADANIA 29 AGOSTO 2010 SANTO STEFANO, COMPLICI DENTRO IL MINISTERO

agosto 26, 2010 By: Rosanna Marani Category: ASL, Canili lager, Comunicati, Divulgazione, Giornali e riviste, INDIFFERENZA, Maltrattamento cani, Orrore, Randagismo, Task Force, Volontariato, vergogna

La Padania, articolo di Stefania Piazzo, in anteprima.

Mentre l’estate sta tirando le cuoia (come i nostri animali, in Italia fanno ogni giorno, avvelenati, impiccati legati ai pali, bruciati, agonizzanti nei canili lager, i cui gestori, nome e cognome scritti in nero su carta bianca, smascherati inutilmente, giocano a tresette con le denunce e riempiono l’album panini, celo non celo questa querela, e si preparano al campionato della crudeltà 20101 2011, ingaggiando nuovi accalappiatori o riciclando quelli conosciuti come Cafasso, indagato anzi imputato, ma libero di lavorare per le Asl di Salerno, nella indifferenza generale del potere. Dell’azione. Della determinazione a svoltare.

Quello della stanza dei bottoni, che i volontari ahimè, si dannano, ma abitando la stanza delle..asole, si svenano e rabbiosamente si disperano.

Eccola la pagina di Stefania Piazzo che incresperà qualche animo, domenica prossima. Ma nulla più.

Due anni di lotta assieme, Clacs e Piazzo, due anni di dossier raccolti, due anni di orrori. Di truffe, di inadempienze, di omissioni di atti di ufficio, di sciupio di denaro pubblico. Svelati, diffusi, pubblicati, divulgati.

E questo è il risultato: sulla carta siamo diventati civili cittadini che possono avvalersi di ordinanze e di leggi all’avanguardia, siamo animal friendly, abbiamo una task force, all’italiana quattro gatti a piedi e le pistole caricate a salve, si, scacciacani ma non delinquenti, abbiamo la coscienza degli animali.

Ciumbia!

Ma anche l’incoscienza di chi ha il dovere di fare e si gira i pollici!

Già, sul territorio non è cambiato nulla per gli animali.

Sono cambiati i volontari che di questo Stato non sanno che farsene ne sanno chi votare, giacchè possono votare e votarsi solo ai Santi.

Se non volgono, anche loro, lo sguardo altrove!

Buona lettura.

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

LA PADANIA 29 AGOSTO 2010

VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE QUARANTASETTESIMA PUNTATA

SANTO STEFANO, COMPLICI DENTRO IL MINISTERO

di Stefania Piazzo
Gira in rete su internet questo annuncio:

«FATE GIRARE PER FAVORE. Sta per  finire l’estate… e il canile di S. Stefano (Campobasso) non è affatto pronto  ad affrontare l’inverno… sappiamo che la nostra cittadina è molto fredda… e  la stragrande maggioranza di cani è sprovvista di cucce (se cucce si possono  chiamare quelle che ci sono!) Se hai la possibilità e vuoi regalare un po’ di  calore a questi nostri poveri amici contatta enpa@campobasso.org oppure  Giancarlo 3294148871. GRAZIE DI CUORE».
Fine dell’annuncio. Sul canile di S. Stefano abbiamo  documentato lo scempio, la mancanza del rispetto delle regole, il Ministero della Salute ha più volte  ispezionato la struttura dove i cani si sbranano, e muoiono dilaniati tra  consimili o feriti tra le sbarre.

Il canile, dentro, è un covo di merda, piscio e topi.
I contratti e gli appalti sono un insulto all’intelligenza, all’economia. Gli  spostamenti di cani a prezzi esorbitanti da Campobasso a Milano, per animali  pagati e mantenuti anche a morte avvenuta, sono il segno di un tarlo che con  altri tarli dentro l’amministrazione comunale operano secondo regole che  sfuggono ai mortali.

Mentre i carabinieri dei Nas locali chiedono di relazionare. E nessuno al Ministero li ha chiamati.

Ma perché l’Antonio Di Pietro di Mani pulite, che è pure molisano,  non mette le mani sugli stessi  appalti  acquisiti dal Ministero e  usati  come fermaporte?

La gestione  subcommissariale non ha cambiato nulla, e per   chiedere al Ministero delle  Finanze la sua rimozione,   per mutare il destino degli appalti e   di 700 cani  disgraziati, non sono state scritte due righe. Ha vinto De Marco, il delegato a  vita dei sindaci, ha vinto la Tecnovett di Rieti che si aggiudica appalti  ovunque, indisturbata, ha vinto chi finge di non aver capito l’importanza dei  controlli Inps dentro i canili, hanno vinto le anime nere  complici dello  sfascio, che non hanno mosso il culo per cambiare le cose, perché cane non  mangia cane e le Asl non si possono in fin dei conti toccare più di tanto.

E poi “tocca alla Regione fare”. Alla task force non sono stati dati poteri  sostitutivi. Non può incidere e rimuovere il marcio.

L’hanno davvero studiata bene.

Cari miss e mister “Popopo” del ministero della Salute, che avete fatto   dopo le ispezioni  a S. Stefano, oltre che  mobbizzare i funzionari attivi?

Il Ministero, nonostante l’azione di un Sottosegretario controcorrente, è tornato  nemico, simbolo di morte e non di vita, di ottusità e non di pulizia.

Un antistato che nidifica dentro gli uffici.

La realtà è che non un canile lager è  stato sgominato (e Cicerale? e Rieti?…), non una lezione esemplare. Non  un’azione ispettiva è stata risolutiva.

Alla durezza di un mandato politico è  corrisposta la molliccità dell’apparato e la voluta pochezza di uomini in  prestito messi a disposizione.

Stipendio, potere, appalti, soldi e cani morti.
Se in due anni sono stati catturati 27 su 30 latitanti camorristi, ce lo  spiegate come non siete riusciti a chiudere uno straccio di un canile lager?

Il territorio non sta più da tempo col Ministero. Ne rispondano i dirigenti,  una  volta. Lavorano per lo Stato, pagati dal popolo. Inchiappettato per bene.

s.piazzo@lapadania.net
(47 – continua)

L’ultimo orrore di Santo Stefano su Chiliamacisegua

http://www.chiliamacisegua.org/2009/11/30/molise-morte-annunciata-al-santo-stefano/

Polemica per l’appalto al canile di Pantigliate, proprietà dei noti Cirillo

gennaio 04, 2009 By: Rosanna Marani Category: Richieste, Volontariato

“Violentato” il Comune di Sesto.
Oldrini accusa: «Impressionato dalla violenza con cui ci si rivolge alla nostra Amministrazione».

Egregio Signori, sono il Sindaco di Sesto San Giovanni, sinceramente impressionato dalla violenza con cui ci si rivolge alla nostra Amministrazione comunale. Sesto San Giovanni è una grande città, la quinta della Lombardia. Abbiamo due case di riposo comunali, 8 asili nido comunali, 5 centri anziani comunali, un Centro vacanze, un laboratorio per portatori di handicap e altro ancora. Assistiamo decine di minori che ci vengono assegnati dal Tribunale, abbiamo rapporti con centinaia di associazioni di volontariato. Per informazione vostra da anni il nostro sito vince i maggiori premi delle associazioni specializzate. Per quanto riguarda i cani, abbiamo fatto un bando e una gara di appalto assolutamente regolari, secondo le leggi vigenti e il canile di Pantigliate, registrato nell’apposito sito della Provincia, ha presentato condizioni migliori di quello di Segrate. Naturalmente, come facciamo sempre per tutti i nostri appalti, controlleremo. Se ci saranno irregolarità le correggeremo, se si dimostrerà che è un canile lager, senza cusstodia, con box più stretti di quello che è stato dichiarato, toglieremo l’app alto. Quello che mi impressiona però è la violenza delle vostre e mail. Abbiamo cambiato molti appalti, anche in settori delicatissimi, in questi anni e mai nessuno si è permesso di parlarci in questi termini: chi ha perso la gara ha accettato il responso, non ha scatenato gli amici. Abbiamo fatto fronte alla situazione di bambini in estrema difficoltà. Mai abbiamo ricevuto e mail. Evidentemente viviamo in un Paese per il quale l’attenzione per decine di bambini è di molto inferiore a quella per 7 cani. E lo dice uno come me che ha sempre avuto ed amato cani.
Giorgio Oldrini
Sindaco di Sesto San Giovanni

Ecco la replica:
Caro sindaco, lei è un esempio di vera civiltà
Caro sindaco, le esprimiamo tutta la nostra solidarietà per la violenza inaudita subita dalla sua amministrazione comunale, che primeggia su tante altre per le gare di solidarietà e i salvataggi di bambini e anziani in difficoltà. Gli applausi non bastano, bisogna spiegare alla gente che occuparsi di queste emergenze, per un sindaco, non è ordinaria amministrazione. È straordinaria gestione dell’ordinario. Ogni volta che accade bisogna ricordare quanto lei è bravo nel suo mestiere. Porre sullo stesso livello una discussione sul benessere animale e mettere alla berlina un appalto che riguarda soldi pubblici, è da pazzi. Eppure lei è ora ingiustamente preso di mira da decine e decine di animalisti villani e da appiccicose associazioni (vedi le lettere in pagina ) che le contestano l’appalto vinto dal canile di Pantigliate. Pensi che prende posizione persino la segreteria nazionale della Lega per la difesa del cane. Spediamoli ai servizi socialmente utili. Fuori c’è un mondo che chiede aiuto. Imparino da Sesto la lezione: prima vengono la fame nel mondo, la crisi, la recessione, l’Afri – ca, il Tibet. È una vergogna che qualche cane meriti più attenzione che decine di bambini. Quando, tra cento, duecento anni, sarà abolito l’Unicef, risolto il problema delle guerre, affronteremo più sereni la civilizzazione dell’uomo verso il rispetto degli animali. È questione di priorità. Una cosa alla volta. Lo capissero anche i volontari! Un sindaco sensibile al futuro e alla civiltà è un sindaco che va rispettato. Quei volontari fanatici che hanno invaso, mi creda, anche la mia mail, le recriminano di aver scelto un canile tanto discusso. Pensi che è convenzionato con 46 comuni, molti dei quali fuori dai limiti territoriali previsti dalla legge. Ma se i cani vanno a star meglio, chi se ne frega. Pensi che c’è persino una nuova legge regionale che dà nuove direttive ai comuni: mai più canili gestiti dai privati. Ma è scema anche la Regione, adesso? Tutti che ci vedono sporco. Roba da matti. Noi siamo con lei, per sempre. E se le tirano fuori l’inchiesta di Panorama, del 2005, risponda come ha fatto l’Asl. Legga qua: «Celle piene di carogne, vermi, diarrea. I Nas sono inquilini abituali nei canili del signor Pietro Cirillo che dalle asl e dai comuni intorno raccoglie per i due canili almeno 1,1 milioni di euro. Per telefono cerchiamo il dottor Sartori, responsabile della asl di Milano. È serafico: «Quelle vicende giudiziarie sono invenzioni della malafede degli animalisti. Mi scusi, ma per 700 cani i canili Cirillo sono ok». I volontari sono solo dei visionari. E, ora scopriamo, anche violenti. Vergogna.
Stefania Piazzo

Lega Difesa del Cane
Rendiamo noto che la Lega Nazionale per la difesa del Cane, accogliendo l’appel – lo di tantissime persone sensibili e preoccupate, ha adottato ufficialmente tutti i cani di proprietà del Comune di Sesto San Giovanni (MI), custoditi presso il rifugio di Segrate che avrebbero dovuto essere trasferiti presso il Canile “Il Molino” di Pantigliate (MI). Il Comune di Sesto San Giovanni, attraverso i suoi rappresentanti, ha ribadito più volte in questi giorni che il rammarico della Lega fosse legato a uno squallido discorso economico, dimostrando in tal modo di non comprendere, ancora una volta, malgrado “tutto ”, l’operato e l’azione di sensibilizzazione e di informazione che la nostra associazione in questi anni ha portato avanti. L’unico nostro rammarico è unicamente ancorato alla profonda delusione rispetto a una totale mancanza di sensibilità di questo ente nei confronti di volontari le cui azioni mirano a tutelare il benessere degli animali e non certo ad alleviare detta Amministrazione dai suoi doveri. L’adozione di questi cani da parte dei nostri volontari è stato un gesto generoso e comporta un aggravio sicuramente significativo sulla già difficile gestione del nostro Rifugio. E per tutti i cani che verranno? Non resta che la consapevolezza che, dal primo Gennaio 2009, per i cani accalappiati sul territorio comunale di Sesto San Giovanni, “Il Molino” sarà il canile di riferimento e questo precluderà ogni nostro possibile futuro intervento. Inoltre, l’i n te r a vicenda è significativa in quanto delinea il preoccupante fatto che gli animali sono stati e sono considerati alla stessa stregua di oggetti da recapitare al “miglior e” of ferente. È ora che sia preclusa la possibilità di indire aste al ribasso, in linea con una Legge che sicuramente fu creata a tutela degli animali e non per favorire speculazioni e ulteriori maltrattamenti (Circolare Ministeriale- 5/2001).

Lega Nazionale per la difesa del cane

Gentilissimi Amici, Vi informiamo che dal 1 gennaio 2009, i cani accalappiati sul territorio del comune di Sesto S.Giovanni, non saranno più ospitati presso il Rifugio di Segrate, di proprietà dell’Associazione, bensì, trascorsi i primi 10 giorni di canile sanitario andranno al Canile Cirillo/Pantigliate (..). Infatti, ci è stato riferito che, malgrado il rifugio di Segrate sia notoriamente sempre aperto tutti i giorni, compresi i festivi, Natale, Pasqua, Ferragosto ect. sia mattina, sia pomeriggio, il canile di Pantigliate offra ancora più ampia rosa d’apertura. (…) inoltre vi è una ragione economica, in quanto, oltre qualche centesimo in più che richiede l’Associazione, Pantigliate ha offerto un servizio di sterilizzazione delle femmine a euro 50, contro i 175 da noi richiesti e necessari a parere dei nostri veterinari onde operare con un protocollo di sicurezza, comprendente esami del sangue pre-operatori, preanestesia, anestesia gassosa, nonché terapia antidolore- antibiotica postoperatoria e ricovero in locale risveglio, riscaldato e asettico. Per ben 12 anni, dall’inizio della collaborazione con Sesto, tutte le operazioni specialistiche, nonché vaccinazioni e profilassi sono sempre state a carico dell’Associazione, il Comune provvedeva solo a rimborsare poco più di 2 euro al giorno, senza altro riconoscere. (…). Tutti i nostri animali escono a sgambare due volte al giorno in ampi cortili interni soleggiati e piantumati, accuditi con amore da volontari esperti e preparati, mangiano due volte al giorno, sempre ben controllati ad uno ad un da operatori ed escono regolarmente in passeggiata. Sono affidati ad un team di educatori (…). Tutti i nostri animali hanno riscaldamento invernale, e refrigerio estivo con piscine, e vari accorgimenti di annaffiamento delle tettoie. I cuccioli sono divisi, vengono nutriti a parte con mangimi idonei e accuditi nella nursery, gli anziani hanno da sempre un posto privilegiato, cure ed attenzioni amorevoli. (…) … è dal lontano 1997 che, su decisione dell’allora amministrazione comunale di Sesto, i cani già rinchiusi a Pantigliate furono prelevati dai nostri volontari, i quali iniziarono da allora un lavoro stoico e generoso nel recupero di poveri animali da anni giacenti senza speranza alcuna (quelli rimasti vivi). Altresì generosamente, da allora la Lega del Cane ad oggi è arrivata ad ospitare, di proprietà del comune di Sesto San Giovanni ben 497 cani, di cui solo 19 sono deceduti (quasi tutti per sopraggiunta vecchiaia) tutti gli altri sono stati adottati, dopo essere stati vaccinati, schedati, operati, sterilizzati a spese dell’Associazione. (…). Questa (…) è la sconfitta di un Comune che, malgrado i nostri sforzi e chiari segnali pervenuti ultimamente dal Ministero della Salute, non ha tuttavia compreso che non sono pochi centesimi a fare il benessere animale (…).

I volontari della Lega Nazionale per la Difesa del Cane

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Lei non sa chi sono io: sì, il mostro di Cicerale!

dicembre 11, 2008 By: Rosanna Marani Category: Randagismo, Richieste, Volontariato

Chiliamacisegua ringrazia Striscia la Notizia ed Edoardo Stoppa, autore del servizio andato in onda il 10 Dicembre 08.
Il giornalista, che nonostante la protervia degli aguzzini del mega canile, è riuscito, armato di coraggio, infischiandosene altamente delle loro minacce e del “Leinonsachisonoio “, a togliere il velo che mascherava il marciume annidato da secoli a Cicerale.
Denominato “il Rifugio l’oasi di San Leo”. Una galera, un inferno che di Santo non ha proprio nulla.
I 97 sindaci convenzionati con il lager del Cilento sono complici del gestore.
Hanno disatteso crudelmente quanto prescritto dalle leggi nazionali e regionali.
Chiliamacisegua affianca il sottosegretario al Welfare On F. Martini nel perseguire ad ogni costo tutti i sindaci fuori legge.

A Cicerale il Dio del sud è Lucifero

dicembre 02, 2008 By: Rosanna Marani Category: Documentazione, Servizi, Traffici di animali, Volontariato

«Per raggiungere il canile ho impiegato due ore di viaggio sulle colline che a strapiombo cadono sulla costa cilentana, un altro mondo, ai confini della realtà, recintata da teloni neri che nascondono l’orrore»

Chi in passato lo ha definito il Dio del Sud ha bestemmiato. Io ieri l’ho incontrato, vecchio, sporco, claudicante, tante goccioline fetide gli colavano dal volto tumefatto dalla cattiveria, odio, avidità, sete di soldi soldi soldi, pietra miliare della sua perfida esistenza. Lucifero, si era proprio lui, trasferitosi sulla terra dagli abissi infuocati dove il magma fonde ogni elemento da cui potrebbe germogliare vita, amore, pace, rispetto, speranza. Padrone assoluto di duemila esseri viventi, da Dio creati a sua immagine e somiglianza come tutto ciò che esiste sul pianeta terra, e dal Cafasso incarcerati, denudati, seviziati, costretti a perdere la propria identità di animali, parti integranti dell’universo, compagni fedeli per l’eternità. Per raggiungere questo girone infernale ho impiegato due ore di viaggio, un tornante dopo l’altro, come sulle montagne russe, mi sono inerpicata sulle colline che a strapiombo cadono sulla costa cilentana, un altro mondo, ai confini della realtà, recintata da teloni neri che nascondono l’orrore, ecco l’oasi di ciotola, il rifugio di Cicerale, chilometri quadrati di bosco trasformati in forni crematori d’estate e pozzanghere argillose d’inverno, anche il prato verde ha smesso di esistere, si è consumato ed estinto a causa dello strofinio con la cute di centinaia-migliaia di cani transitati in quell’incubo, non un abbaio ma un boato di latrati proveniva da tutta la collina, una stradina che scendeva tortuosa mi portava all’ingr esso del gulag. Bello l’ingresso, alberato con viottoli piastrellati in pietra viva, qualche gabbia a cubo chiuso, ancora non arrugginita, corredate da microcuccia e 4 – 5 – 6 cani di piccola taglia che saltellavano come grilli, in verticale perché camminare in orizzontale era impresa impossibile.
Più avanti un numero imprecisato di box in cemento di pochi metri quadri, chiusi da rete anche sulla parte superiore, contenevano i cani della Legge Sirchia, quelli pericolosi, lì inscatolati per espiare le colpe dei balordi umani padroni delle loro vite, decine e decine di Kalashnikov pronti ad uccidere dilaniare, massacrare qualsiasi cosa fosse vicina alle proprie mandibole, l’odor e dell’uomo scatenava in quei molossi una reazione chimica capace di innescare un’atomica tanto era l’odio che nutrivano nei confronti di chi li privava anche dell’aria da respirare. Lo scenario che si allargava nel bosco circostante creava nel mio cuore inaudita sofferenza, per chilometri si estendevano fatiscenti reticolati consumati dalle intemperie e dalle migliaia di denti spezzatisi in quelle maglie di ferro alla ricerca della libertà, si perdevano a vista d’occhio, quadrati irregolari scoscesi in cui uno, due, cinque, dieci, venti, trenta cani, maschi con femmine, alcune gravide, cuccioli con adulti, piccole taglie con cagnoni enormi, scheletrici, sporchi, peli ammassati, sguardi assenti, bava alla bocca, terrore gerarchico negli occhi, abbandonati alla morte in angoli, crepacci o in quel che restava di cucce in cemento affossate nella terra maleodorante, monchi, inebetiti, cani abbandonati dall’uomo ma in questa circostanza anche da Dio. L’area di calpestio dei recinti aveva, nella sua totalità, una pendenza dell’80%, su di essa i cani si arrampicavano, di un colore inesistente nella sfera ottica umana, sul suolo aleggiava uno strato di polline misto a peli ed escrementi liofilizzatisi, ogni zampata sollevava una nube di polvere fetida.

Dalla terra fuoriuscivano pietre appuntite, tronchi spezzati, tante piccole escrescenze simili a mani che dal sottosuolo con movimenti convulsi tentavano di avvinghiare e catturare quei dannati rinchiusi in un luogo per il quale non sono stati creati ed in cui si dibattevano come le anguille catturate per essere vendute.
In questo scenario spettrale un solo operaio originario dei paesi dell’Est, mezzo svestito, si affaccendava senza far nulla di utile, in un baraccone un Veterinario, presumo, alle prese con bisturi operava in dolce compagnia femminile, mentre, una ragazzina in abiti da lavoro trasportava su di una cariola, barella etnica, un cane anestetizzato da rimettere nel branco, un Veterinario dell’ASL competente per territorio giustificava l’alto tasso di mortalità nella struttura dovuto a decessi per arresto cardiocircolatorio.

Dulcis in fundo in quattro gabbioni da trasporto sei nuovi randagi appena arrivati nell’infer no da chissà quale Comune pronto a pagare la retta giornaliera di 1 euro e 49 centesimi per sempre, visto che dopo la microchippatura e lo smistamento nei recinti nessun padrone andrà mai a controllarli come nessun pazzo salirà mai su quella montagna per prendere in affido un cane, è utopia. Lo scopo della mia visita era un controllo (insieme a rappresentanti di una Amministrazione Comunale) per accertare l’esistenza in vita di 92 cani di un paese a 150 chilometri circa di distanza dal campo di sterminio, le ultime fatture ne elencavano una quarantina, la prima verifica sommaria ne dava 24 presenti ma il proprietario della struttura non sapeva dove, in quale recinto della montagna, fra gli oltre 2000 cani si trovassero, «era necessaria una ricerca che richiedeva tre o quattro giorni, fissare un appuntamento», rifare il viaggio e sperare di trovare in loco fisicamente il proprietario, «altrimenti nella galera nessuno vi permetterà di accedere». Dopo solo 15 minuti di visita guidata eravamo già fuori al cancello.
Mi capita ogni qualvolta che oltrepasso i cancelli di un lager di non dormire per notti e notti, mi riprometto ogni volta di smetterla di aiutare gli indifesi, imponendomi di vivere come fanno tutti. Non ci riesco. L’indifferenza assoluta de ll ’opinione pubblica è la pena più dolorosa.

«Lontano dagli occhi lontano dal cuore», è quanto impera incosciamente nel tessuto sociale moderno, questo lo hanno carpito i nuovi imprenditori aguzzini, mentre gli animalisti rincorrono la cagnetta da sterilizzare che gli accalappiacani dell’ASL non riescono a catturare, battibeccano con il cattivo detentore del cane a catena corta, ergono barricate per bloccare furgoni carichi di animali destinati alla vivisezione in Germania, Svizzera ed in chissà quante altre parti del Mondo, si impegolano in questioni di ordinaria quotidianità per strappare all’offesa o alla morte uno, dieci, cento cani o gatti, mentre altri mille, in quello stesso momento esalano l’ultimo respiro dopo giorni, mesi di agonia e stenti in appartati ed isolati lager, regolarmente autorizzati dall’Azienda Sanitaria Locale, mai controllati dagli Organi preposti alla vigilanza ed al rispetto dalla normativa vigente in materia, laddove esiste un Comando o Stazione delle Forze dell’Ordine che alla richiesta d’intervento per un controllo non risponda «tale attività non rientra nelle nostre competenze ».

Sono ogni giorno più convinta che in questi quindici anni dal 1991, anno dell’entrata in vigore della Legge Nazionale sul Randagismo, poco o nulla è stato fatto in termini di concretezza per realmente tutelare gli animali d’affezione e prevenire il fenomeno randagismo in Italia, terra, le cui comunità stentano a recepire sia pubblicamente che privatamente il significato del termine »benessere animale», dove buona parte della popolazione resta poco incline alla solidarietà e sensibilità verso gli animali da compagnia, dimostrando intolleranza nei confronti degli animali abbandonati, operando arbitraria giustizia sugli stessi sterminandoli nei modi più raccapriccianti. I miei occhi sono stati scelti dagli amici animalisti de ll ’UNA di Pontecagnano per visitare con raziocinio, serietà, competenza ed esperienza un rifugio ritenuto ineccepibile da molti Dottori e Sapientoni, fasulli tutori del benessere animale, il mio modo di vedere, sentire, recepire immagini e sensazioni non mi accomuna a coloro che per prestigio e convenienza girano lo sguardo ed incassano la ricompensa. Perciò vi chiedo, in nome e per conto di quelle anime dannate, GIUSTIZIA.

Presidente AIPA,
Guardia Zoofila Regionale

Martini: Stanare l’illegalità, creare cultura

ottobre 23, 2008 By: Rosanna Marani Category: Maltrattamento cani, Novità, Randagismo, Richieste, Volontariato

Il treno ad alta velocità Martini corre sul doppio binario.
Su quello dell’emergenza e su quello di un progetto ampio,generale, un mosaico di ordinanze e prossimi interventi di legge per sostenere il cambiamento culturale del Paese in fatto di rispetto e benessere animale.
Il volontariato è a bordo. Un miracolo politico, sociale, unfenomeno che si spiega, un po’ alla volta…
«Quando ho avuto la piena delega alla veterinaria mi sono detta: bene, Francesca,questa è l’occasione per fare quello che non si è mai fatto prima». L’applauso è lungo,rompe il silenzio di tanti decenni di desolato e reticente abbandono umano. Occhi increduli si ritrovano nel primo tavolo del Nord accolti dal nostro quotidiano a Milano in via Bellerio, dove c’è l’ultimo tepore autunnale, un calore che avvolge il sogno mite e determinato delle associazioni di volontariato animalista che hanno risposto senza batter ciglio, da tutto il Paese, alla chiamata alle armi.
Armi della cultura,della politica del fare, dell’educazione alla legalità.

Francesca Martini lo dice consapevole che la data del 20 ottobre segna un principio storico. Ecco il programma.

REGALO ALLA SOCIETÀ
«Sono estremamente orgogliosa del fatto di avervi qui. Ciò che facciamo non è solo per le creature maltrattate,calpestate, ma è qualcosa che regaliamo a tutta la società. Sarà duro ma, ve lo assicuro, il nostro lavoro lascerà un segno».
Come le prime ordinanze del sottosegretario, la sinfonia del nuovo mondo: il raccordo tra il volontariato e la politica, il fare filiera nella società, che «deve fare il grande sforzo di aprirsi ai valori e ai principi alla base del nostro lavoro, abbassandogli steccati».

TAVOLO DEL BENESSERE
Punto primo: «Per incidere bisogna lavorare insieme.
Ecco perché a latere del mio lavoro ho attivato un tavolo per il benessere animale con le associazioni, i rappresentanti delle Regioni. Sono importanti i Nas, i dirigenti del ministero ma senza il volontariato che fa rete e fa filiera con noi non si riesce ad arrivare a tutte le situazioni di bisogno del Paese».

COMBATTIVI
Il metodo di lavoro è chiaro.
«Non ci può essere un’attività a spot su questo tema,bisogna aggiornarsi costantemente,tenere fissata l’attenzione non solo sull’emergenza (come quando mi sono attivata per il canile di Campobasso,per l’ordine di servizio di Trenitalia) ma anche sul progetto generale, un mosaico che, tassello dopo tassello, realizzeremo con atti di legge importanti per la civiltà, incidendo come Governo sui processi culturali.
Chi è culturalmente e umanamente meno elevato deve fare un percorso di rieducazione!».

STANARE I SINDACI
Le Regioni fanno fatica a muoversi, i sindaci spesso mettono questo tema all’ultimo punto dei loro doveri istituzionali. La “regola Martini” allora è questa: «La persona che ha responsabilità politica e istituzionale c’è e bisogna stanarla. Ci sono fondi ad hoc, ci sono dei doveri e siamo un momento storico assolutamente favorevole. Staniamoli. Con la prima campagna diretta del ministero sul randagismo ho lanciato il messaggio: esiste una competenza e una responsabilità, io sono la prima ad assumerle ma dobbiamo anche spingere gli altri a capire qual è il loro ruolo».

VETERINARI ALLEATI
«I veterinari sono i custodi dei valori di cui noi siamo portatori. Sono fattore strategico, scientifico culturale di civiltà. Ecco perché la veterinaria pubblica e privata deve entrare in rete con noi. Rafforzare i veterinari vuol dire rafforzare i principi della salute pubblica».

TUTTI A SCUOLA
Al tavolo del benessere animale partecipa anche il veterinario comportamentalista. «Col ministro Gelmini ho preso contatto per un piano di azione educativo nelle scuole, per educare i bambini al rispetto, all’amore, alla cura degli animali. Sul fronte cinofilo, voglio invece introdurre il principio della responsabilità del proprietario, responsabilità che vuol dire educazione, capacità di gestione. Le aggressioni avvengno in situazioni di sottocultura, di privazione generale o di sottovalutazione: randagismo, non controllo da parte del padrone, non valutazione di situazioni di rischio».

ORDINANZA TURCO
Martini ricorda: «L’ordinanza Turco non ha dato risultati. Ci sono proprietari che non hanno consapevolezza delle situazioni di rischio, che non conoscono le dinamiche di reazione dei loro cani.

IL PATENTINO
Un elenco di razze cosiddette pericolose quindi non serve, va superata. «Oltre che prevedere l’obbligo del guinzaglio, bisogna fissare il principio che i cani impegnativi devono avere alle spalle un percorso di formazione, di educazione del proprietario». Ed entrano in gioco le associazioni che «devono trasferire la cultura della responsabilità, del rispetto, dell’igiene, dell’attenzione al comportamento. Perché sulla sicurezza va trovato un patto per la civile convivenza».

ALLEATI DEI NAS
«Ho stretto un’alleanza molto forte con i Nas. In pochi mesi su 750 controlli ben due terzi hanno rilevato irregolarità in canili sanitari, allevamenti, negozi, dogsitter, ambulatori, pensioni. Ma va combattuto ciò che stiamo importando con l’immigrazione, che il rispetto per gli animali non sa neanche cosa sia.

BASTA MACELLAZIONE ISLAMICA
Sulla macellazione islamica dovremo fare un grosso movimento d’opinione. Questa non è libertà religiosa. È infrangere le leggi della civile convivenza. Più un popolo è retrivo, ignorante, incivile, più maltratta bambini e animali. Chi è più fragile viene calpestato, nascondendosi dietro riti, usi e costumi, religioni ».

IL MICROCHIP
«In alcune parti d’Italia il microchip è ancora un’opinione! La chippatura è invece fondamentale strumento di lotta al randagismo. Con l’anagrafe nazionale le Regioni saranno obbligate a mettersi in ordine». Nell’ordinanza c’è anche il principio scientifico ed etologico: il cane non deve essere ceduto nei primi due mesi di vita. Deve ricevere l’imprinting della madre».

SVUOTARE I CANILI
«È fondamentale: i canili non sono fatti per tenere a vita i cani ma per darli in adozione. Da assessore della Regione Veneto ho fatto la prima delibera in Italia che fissa questo principio: i canili sono fatti per le adozioni, diamo agli aspiranti adottanti un pacchetto di cure sanitarie graduate nel tempo. In più abbiamo inserito la presenza del veterinario comportamentalista per aiutare l’animale ad essere reintegrato. Il cane che esce dal canile deve essere sicuro, educato, sano, pronto ad entrare in una famiglia».

MENO TASSE
Favorire le adozioni, sostenere le famiglie e le persone anziane. «Devo aprire un dibattito con Tremonti – anticipa Martini -: l’obiettivo è far e sì che le cure veterinarie siano totalmente detraibili. Serve neutralità fiscale e ridurre l’Iva al 4-5%, abbattendola dal 20, soglia dei beni di lusso». Poi, per le spese veterinarie: «Il decreto Bersani ha portato scompiglio. La via maestra è dar vita a convenzioni tra Regioni e veterinari per cifre calmierate e pacchetti a prezzi certi».

di Stefania Piazzo – La Padania

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Martini domani in via Bellerio a Milano col volontariato

ottobre 19, 2008 By: Rosanna Marani Category: Novità, Volontariato

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