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La crudeltà sugli animali conduce alla crudeltà verso gli umani

luglio 18, 2010 By: Rosanna Marani Category: Diario, Divulgazione, Libri, varie ed eventuali

Come non essere concordi?

Chiliamacisegua
Riflessione di Donatella Spina
La crudeltà sugli animali conduce alla crudeltà verso gli umani
Porto Empedocle, cane seviziato e sepolto vivo (8 Agosto 2008)Un cane randagio è stato catturato da alcuni giovani, è stato legato, seviziato, sodomizzato, gli sono state infilate le ossa nel petto fino a lesionare gli organi interni e dopo è stato sotterrato vivo. Tutto questo è avvenuto davanti ad alcune persone che non hanno mosso un dito per impedire questo incredibile scempio”. Lo scrive in un comunicato la Lega italiana per i diritti dell’animale (Lida) secondo cui l’episodio è avvenuto a Porto Empedocle. Qualcuno che ha assistito alla macabra scena ha telefonato alla signora “Assunta Dani Rametta”, nota per il suo amore per gli animali, che ha soccorso il cane ancora in vita. “La Lida ha presentato denuncia alla Procura della Repubblica”, dice Annalisa De Luca Cardillo, responsabile regionale dell’associazione.Ci chiediamo: dopo DUE anni, che fine ha fatto la denuncia e/o le denunce? Sono state svolte le dovute indagini per individuare i “MOSTRI” ? Sarà fatta giustizia a nome di questo tenero esserino e di tutti gli altri poveri animali seviziati che lo hanno preceduto?

Ma, intanto, i “MOSTRI” continueranno a torturare indisturbati….

Il concetto di violenza è strettamente legato al concetto di sofferenza ma, a differenza degli altri esseri viventi, gli umani possono decidere in piena consapevolezza se causare sofferenza o no.
Un cavallo in un macello, un gatto sottoposto a esperimenti scientifici, un cane torturato da un adolescente violento, uno scimpanzé sottoposto a stress fisico e psicologico per divertire la gente in un circo o in un film non sono diversi dalle vittime civili di una guerra etnica, dai bambini sfruttati dal lavoro o dal mercato del sesso e da un semplice cittadino che si sente imprigionato in un sistema di relazioni sociali basato principalmente sulla competitività e sull’ingiustizia.
Il concetto di violenza è ovviamente correlato al suo opposto, cioè il concetto di rispetto. Il rispetto -sia per le persone sia per gli animali- si può ottenere solo tramite un processo di identificazione e di empatia e con la consapevolezza del destino comune che animali umani e non-umani condividono, oggi più che mai, in un pianeta a costante rischio di catastrofi nucleari o ecologiche. La violenza, nella maggior parte dei casi, è la conseguenza di un atteggiamento culturale generale e, in un modo o nell’altro, investe l’intera sfera affettiva e cognitiva degli esseri umani, anche se qualche volta sembra indirizzarsi esclusivamente verso ambienti specifici o specifici individui.
Un maggior rispetto nei confronti degli animali, da parte di bambini, adolescenti e adulti, può essere raggiunto solo con lo sviluppo di sentimenti d’identificazione e di empatia

La crudeltà sugli animali conduce alla crudeltà sulle persone?

Le ricerche confermano la forte correlazione esistente tra al violenza contro gli animali e la violenza contro gli umani. Se l’importanza degli episodi di violenza sugli animali come indicatori di relazioni familiari disturbate e campanello d’allarme per futuri comportamenti aggressivi nei confronti di umani è ormai assodata, non possiamo neanche ignorare come la violenza verso gli animali scaturisca dalle medesime cause della violenza verso gli umani e perciò l’abuso di animali nell’infanzia non debba più essere considerato come una fase di passaggio.

Uno studio condotto dalla Northeastern University e dalla Massachussets Society for the Prevention of Cruelty to Animals ha rilevato che in un lasso di tempo di 20 anni, un gruppo di153 persone violente con gli animali erano 5 volte più tendenti a commettere crimini violenti, 4 volte più tendenti a commettere reati contro la proprietà, e 3 volte più tendenti a commettere reati connessi con l’uso di stupefacenti di un gruppo di confronto composto da 153 persone non-violente con gli animali.

In uno studio condotto su detenuti per crimini violenti e su un gruppo di individui non-detenuti, non-violenti, il 25% dei detenuti ha riferito di aver inflitto nell’infanzia “crudeltà sostanziali” ad animali, mentre nessuno dei non-detenuti ha riferito storie di violenza sugli animali.

In uno studio svolto su 53 famiglie in terapia psicologica per episodi di abuso di minori, il 60% aveva abusato anche di animali e nei due terzi dei casi, il genitore che abusava aveva anche ucciso o ferito gli animali domestici per ottenere il controllo totale sul bambino. In un terzo dei casi, i bambini avevano abusato degli animali, usandoli come “capri espiatori” per la propria ira.

In uno studio su 28 detenuti per omicidi a sfondo sessuale (tutti maschi) i ricercatori hanno constatato che il 36% aveva abusato di animali durante l’infanzia e il 46% nel corso dell’adolescenza.

In uno studio che utilizzava un campione di 64 uomini, il 48% dei rei di violenza carnale e il 30% dei rei di molestie a minori hanno riferito di aver commesso crudeltà su animali nel corso dell’infanzia o dell’adolescenza.

La ricerca inoltre indica che:

I ragazzi crudeli con gli animali possono diventare aggressivi nei confronti degli umani.
I bambini cresciuti in un clima di intensa coercizione possono imitare lo stesso comportamento con animali e persone.
I bambini imparano i comportamenti crudeli dagli adulti e possono riprodurli sugli animali.
I bambini abusano degli animali per scaricare l’aggressività che provano verso gli adulti che abusano di loro, anche in seguito a traumi psicologici.

Che cosa possiamo fare tutti?

Riferire gli episodi di violenza.

Incoraggiare i legislatori, i magistrati, i veterinari e le guardie zoofile, i medici, gli assistenti sociali, gli educatori e i religiosi ad approfondire la conoscenza della connessione esistente tra crudeltà verso gli animali e violenza familiare.

Esercitare il ruolo di genitori in modo positivo, senza affidarsi alle punizioni corporali.

Discutere e contrastare l’esaltazione della violenza negli sport, nei media e nei divertimenti.

fonte:Tesine

Cane Seviziato, Sodomizzato, Sotterrato vivo, tutto questo a Porto Empedocle (AG).

Una riflessione sulla violenza tra psicologia e animalismo
Annamaria Manzoni
Il comportarsi in modo fisicamente crudele con gli animali è considerato nel DSM IV, manuale diagnostico dei disturbi mentali in uso nel mondo occidentale, uno dei criteri che permettono di diagnosticare la presenza di un Disturbo della Condotta in età infantile o adolescenziale; l’avere usato crudeltà fisica agli animali, ancora nel DSM-IV, è considerato un antecedente diffuso nel Disturbo Antisociale di Personalità. Di fatto è già da alcuni decenni che gli studi psicologici hanno fatto emergere significative connessioni tra la violenza contro gli animali, agita dai bambini, e lo sviluppo contestuale o futuro di disturbi di personalità.

Ciò corrisponde per altro ad un sentire abbastanza diffuso grazie al quale molti adulti sinceramente inorridiscono davanti alle crudeltà dei bambini sugli animali, soprattutto quando queste raggiungono espressioni particolarmente sadiche ed inusuali, che travalicano atteggiamenti di violenza meno esplosiva, etichettate come “normali”.

Quindi: il sentire comune e la pratica clinica convergono nel ritenere riprovevole e indicatore di patologia il praticare crudeltà fisiche sugli animali. Ineccepibile.

Ma l’esistenza di una inconciliabile marcata contraddizione non può non emergere se si mettono a confronto queste convinzioni con la diffusa brutalità quotidianamente espressa nei confronti degli animali da quello stesso mondo adulto che contestualmente la stigmatizza con tanta decisione. Non è necessario pensare ai maltrattamenti ai limiti o fuori dalla legalità, passibili di denuncia, come i combattimenti tra cani o le corse di cavalli in situazioni estreme, e nemmeno alla caccia, che pur nella sua legittimità conserva una discutibilità fuori discussione: basta riferirsi alla nostra cultura che ammette e in tanti modi incentiva il consumo di carne e di pesce, con ciò che questo comporta: dagli allevamenti intensivi che sono veri e propri lager, alle mutilazioni inflitte ai piccoli di alcune specie, alle sofferenze collegate ai trasporti per viaggi interminabili di animali vivi, al rituale macabro delle macellazioni a catena di montaggio. Non fosse altro che per le recenti epidemie di “mucca pazza” è stato impossibile per chiunque sottrarsi allo spettacolo quotidianamente somministrato dai media di grossi animali appesi ai chiodi, tagliati, squartati, affettati; spettacolo inframezzato da immagini ante mortem dei suddetti animali, i cui faccioni miti contrastavano con la catena al collo e il cartellino di riconoscimento pinzato nelle orecchie; e poi ancora spezzoni di filmati di mucche tremebonde, incapaci di stare ritte sulle zampe per via del morbo, e poi inceneritori infiniti; a completamento di informazione, immagini di allucinanti allevamenti intensivi e di “rottamazione” di tanti animali ancora vivi, ma inservibili.

La descrizione del trattamento a cui gli animali da macello sono sottoposti sarebbe infinitamente lunga: risulta comunque egregiamente fotografata nelle parole di alcuni personaggi illustri:

Gli alimenti di origine animale costano vere e proprie ecatombe. Non penso che una persona sensibile ai problemi della sofferenza negli animali di laboratorio possa rimanere insensibile al trattamento crudele cui sono sottoposti gli animali di allevamento. Anche la pratica della macellazione risveglia un senso di ripugnanza. (Umberto Veronesi).

La vera prova morale dell’umanità è rappresentata dall’atteggiamento verso chi è sottoposto al suo dominio: gli animali. E sul rispetto nei confronti degli animali, l’umanità ha combinato una catastrofe, un disastro così grave che tutti gli altri ne scaturiscono. (Milan Kundera).

Scopo di questo articolo non è andare a elicitare una sterile indignazione, ma cercare di comprendere e interpretare una realtà apparentemente schizofrenica, la realtà di tanti milioni di persone assolutamente per bene che convivono con tranquillità con questa dolentissima sofferenza, e coniugano il biasimo per i comportamenti giudicati crudeli dei bambini con l’indifferenza verso crudeltà analoghe erette a sistema.

Una chiave per la decodificazione di questo fenomeno, tanto grande quanto mi sembra poco esplorato, può essere offerta dagli studi di A. Bandura e poi di G.V. Caprara sulle molte facce dell’aggressività, da questi autori vista nel suo aspetto intraspecifico, vale a dire all’interno della specie umana: molte delle loro osservazioni sono a mio avviso esportabili all’interpretazione di quella forma di aggressività interspecifica, che caratterizza grandissima parte del rapporto dell’uomo con gli animali.

Il concetto cardine è quello del disimpegno morale : la violenza non è solo quella che proviene dall’azione di impulsi sfuggiti al controllo della coscienza, ma è molto spesso frutto del pensiero, dell’interpretazione che si dà dei fatti; nello specifico uccidere, vivisezionare, macellare gli animali sono azioni che avvengono nell’ambito di una totale legittimazione sociale e quindi all’interno della conservazione di un positivo rapporto con la realtà circostante, rapporto che anzi maggiormente migliora nella misura in cui la propria identità viene sancita e riconosciuta. Così, per esempio, lo studente come il ricercatore che taglia, ustiona, acceca un gatto ridotto all’impotenza non vede sé stesso come un sadico nell’esercizio delle sue più esecrabili performance, ma secondo l’immagine che vede riflessa nello sguardo e nel pensiero della gente, vale a dire attraverso il suo ruolo pubblico, quello di una persona che agisce nel pieno rispetto di regole sociali e nell’interesse di tutti: pertanto, grazie ad un meccanismo di “disattivazione selettiva della coscienza”, è legittimato a non provare senso di colpa alcuno, nessuna vergogna, addirittura nessuna pena per l’animale: di lui percepisce solo l’aspetto di cavia, mentre tutte le caratteristiche di essere vivente, senziente e sofferente vengono relegate nell’area di non percezione, chiusa alla coscienza.

Sempre in riferimento agli studi sopra citati, fondamentale risulta il concetto di giustificazione morale: il male inflitto ha scopi meritevoli: quindi si viviseziona al fine di incrementare il progresso scientifico, si macella per fornire alla gente i necessari alimenti proteici, persino si tormenta fino all’indicibile il toro per mantenere viva attraverso la corrida l’irrinunciabile tradizione macha della popolazione. E via uccidendo.

Etichettamento eufemistico : basta usare le parole o le immagini adeguate e la realtà con i suoi orrori si allontana. Si parla di “consumo di carne”, di “proteine di origine animale”, di Simmenthalmentebuona, di Tonnocosìtenero: e l’animale e la sua sofferenze scompaiono dietro tali espressioni neutre o simpatiche. Le tecniche pubblicitarie in particolare la fanno da padrone nel trasformare la realtà: il prosciutto si perde sullo sfondo di balletti eccitati, il tonno scompare in una calda relazione nonni-nipoti, le carni inscatolate vengono nobilitate dal gusto e dalla fretta di tanti yuppies: la seduttività delle situazioni, il divertimento, la ripetitività degli slogans cancellano il sangue di mattatoi e tonnare. E ancora, a buon completamento, ecco altre immagini di mucche felici oppure di porcellini sorridenti, trasformazione della realtà ad uso e consumo dei più piccoli, rispetto ai quali il mondo adulto appare davvero dissociato: circonda il mondo dell’infanzia della presenza di animaletti di peluche, li umanizza nelle favole, solletica l’espressione dell’affetto infantile verso le bestie, e alimenta il desiderio di una tenerezza destinata a diventare rimpianto inconscio senza mai essere divenuta realtà.

Confronto vantaggioso: con tutto quello che succede nel mondo, le guerre, i bambini che muoiono di fame, i terremoti, le inondazioni, come è futile preoccuparsi di animali! Anzi no: è quasi indecente Al di là del fatto che alla luce di questa teoria nessuna causa varrà mai la pena di essere difesa, perché comunque ce ne sarà sempre un’altra più nobile, questo atteggiamento appare piuttosto la razionalizzazione di un disinteresse personale, che trova più vantaggioso esprimersi attraverso il pathos di una giustificazione umanitaria che la dichiarazione di uno sterile disimpegno.

Dislocamento delle responsabilità: ognuno è solo esecutore, esecutore senza colpa di decisioni prese da qualcun altro, che sta più in alto. Ma non è questo l’atteggiamento che rende ogni giorno possibili guerre, stragi e violenze gratuite di ogni tipo? L’identificazione con il diligente dipendente porta a lavorare bene, perseguendo l’obiettivo, che è il guadagno: se ciò si scolla da un proprio codice morale personale, il bene, cioè il guadagno, sarà perseguito con tanta più efficacia quanto maggiore sarà lo sfruttamento attuato sugli animali. Gli echi delle parole di tanti ottimi esecutori degli ordini del Fuhrer molto spiegano di questo meccanismo.
Diffusione delle responsabilità: tutti fanno così, è normale, che cosa c’é di strano? La famiglia, il gruppo di appartenenza, la società, lo stato, il mondo…Probabilmente questo è uno dei meccanismi di maggiore valenza: come si può anche solo pensare di mettere in discussione una realtà universale, che è sempre esistita, che esiste e, in questo modo, sempre esisterà? Solo un pazzo o un eroe potrebbero farlo: la capacità di accorgersi che il re è nudo pare svanire con l’infanzia e per recuperarla bisogna fare ricorso all’esatto opposto della naturalezza e spontaneità infantile: bisogna fare appello alla elaborata speculazione intellettuale che in modo complicato va a ricostruire ciò che è naturale.

Distorsione delle conseguenze: il campionario è infinito: basta ricordare la convinzione che “tanto gli animali non soffrono” (chi non ha un’anima notoriamente non lo fa….), che permette che al ristorante si scelga di persona l’aragosta da far bollire viva in cucina mentre, nell’attesa, si sorseggia l’aperitivo; oppure il “ma sono allevati apposta” in cui il reale rapporto di circolarità che unisce le due affermazioni (li allevano perché li mangiamo perché li allevano perché li mangiamo) viene negato per essere sostituito da quello più rassicurante e autoassolvente di causa-effetto.

Demonizzazione della vittima: è un animale, non è un uomo, è quindi diverso: ciò che non è come noi non ha uguale diritto di cittadinanza; e se non è come noi o è pericoloso o è inferiore e come tale va trattato: notoriamente “il nemico ha la coda”. Ed ecco quindi la legittimazione della caccia, eretta a rango di sport, dove anche piccoli e indifesi volatili diventano prede da conquistare, magari con fucili caricati a pallettoni destinati a disintegrarli; se poi la caccia è al cinghiale, alla tigre, al rinoceronte, allora la bardatura è quella del guerriero: si va contro un nemico pericoloso: bisogna essere bene armati, decisi, feroci, come il compito richiede. E dopo l’uccisione l’animale, colpevole di avere disperatamente cercato di fuggire, alla propria morte e all’insensatezza altrui, diventa il trofeo di un coraggio presunto, reale icona di una violenza gratuita.

Attribuzione di colpa alla vittima : si ribalta la responsabilità. E allora ecco i maltrattamenti ai danni degli animali domestici, perché non ubbidiscono, perché non capiscono, perchè non si comportano come vorrebbe il padrone; ecco ulteriori violenze gratuite agli animali al mattatoio perché esprimono un’ultima terrorizzata ribellione alla propria morte, intralciando il lavoro dei loro uccisori.

A tutti questi meccanismi ne vanno aggiunti almeno altri due, a cui attingiamo a piene mani nella vita quotidiana: la rimozione, per cui “Certo, se ci si pensa…, ma è meglio non farlo, perché tanto non serve a niente”: il meccanismo sembra funzionare egregiamente; e la negazione: “Non esiste alcun problema” quasi che il salame e il prosciutto acquistati al supermercato avessero perso qualsiasi connessione con il maiale da cui provengono: si sono materializzati lì, sui banconi.

Tutti i meccanismi descritti, nella loro complessa articolazione e nel loro interagire, mi sembrano poter aprire la strada all’approfondimento di una realtà davvero composita e poco o nulla esplorata, che, nella sua essenza ultima, è riconducibile e riducibile alla diffusa attitudine di molte persone a chiudere gli occhi ed ogni altro canale percettivo alla sofferenza altrui.

Volutamente non ho preso in considerazione gli infiniti episodi di crudeltà fine a sé stessa quotidianamente perpetrati ai danni degli animali: per questi sono altre le categorie di riferimento che vanno dalla presenza di tratti sadici nella personalità allo spostamento di un’aggressività che trova facile preda nel più debole. Per certi versi più pericolosa in quanto disconosciuta e quindi meno facilmente osteggiabile è l’indifferenza delle brave persone: “Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, bensì il silenzio spaventoso delle persone oneste” diceva Martin Luther King. Prima di pensare a come affrontare ed estirpare il male e la violenza, che da sempre convivono e minano le basi del vivere sociale, è necessario che la società guardi sé stessa, riconosca non al di fuori di sé o ai suoi margini, ma anche nelle sue parti migliori e pure, la presenza dell’Ombra, di una parte oscura e primitiva.

Solo attraverso la consapevolezza l’uomo potrà forse migliorarsi: il non voler sapere è sempre una colpa perché la mancanza di consapevolezza permette all’orrore di perpetuarsi.

Ai confini tra animalismo e psicologia vale la pena concludere con le parole di Isaac Bashevis Singer, premio Nobel per la letteratura: “Ogni volta che Herman assisteva alla macellazione di animali o alla pesca, compiva sempre la stessa riflessione: nel loro comportamento verso queste creature, tutti gli uomini erano dei nazisti. L’indifferenza con la quale facevano ciò che volevano di tutte le altre specie esemplificava la più razzista delle teorie: il diritto del più forte ”.

Bibliografia
Caprara G.V. (a cura di , 1997) Bandura , Milano Angeli.
Caprara G.V., Malagoli Togliatti M (a cura di ,1996) Il disimpegno morale in Rassegna di Psicologia , vol. XIII.
Caprara G.V. Storie di ordinaria depravazione, in Psicologia Contemporanea 1998 n. 145.
Attili G, Farabollini F., Messeri P. Il nemico ha la coda , Giunti 1996

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PER NON DIMENTICARE OSCAR E PORTO EMPEDOCLE

IL CALDO DA’ ALLA TESTA

luglio 02, 2010 By: Rosanna Marani Category: Comunicati, Divulgazione, varie ed eventuali

IL CALDO DA’ ALLA TESTA

Il caldo, è evidente dà alla testa e colpisce mentalità fragili, siano di sindaci portatori sani di arroganza verso i cittadini e i superiori che dovrebbero rispettare, sia  di mamme, portatrici sane di incomunicabilità verso la società e i figli che dovrebbero educare al rispetto della vita.

Ecco ieri, nella tombola italiana a chi le spara più inconcepibili, è uscito l’ambo!

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I FATTI

Castellammare di Stabia. Divieto del Sindaco di somministrare cibo ai randagi.

Intervento del Sott. Martini – repliche Sindaco, Moige, Sicignano, Enpa

http://it.notizie.yahoo.com/19/20100630/tit-salute-martini-sindaco-castellamare-59fdfba.html

Divieto di somministrare cibo ai randagi per le strade.
Sottosegretario Martini:il Sindaco di Castellammare di Stabia riveda la sua ordinanza.

L’on Francesca Martini

In merito all’Ordinanza emanata dal Sindaco di Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, che dispone il divieto di imbrattare il suolo pubblico con alimenti destinati alla nutrizione dei cani randagi, il Sottosegretario alla Salute On. Francesca Martini ha dichiarato:

“ Fermo restando la necessità di mantenere l’igiene e la pulizia del suolo pubblico, anziché emanare provvedimenti assurdi che privano gli animali randagi del fondamentale diritto all’alimentazione e, quindi, alla sopravvivenza, il Sindaco di Castellammare di Stabia dovrebbe preoccuparsi di applicare le norme vigenti in materia di prevenzione del randagismo e di tutela del benessere animale, a partire dall’obbligo di microchippatura dei cani disposto dalla mia Ordinanza del 6 agosto scorso per implementare l’anagrafe canina e consentire la rapida e sicura rintracciabilità degli animali vaganti sul territorio. Vorrei ricordare al primo cittadino di Castellammare di Stabia che le leggi vigenti attribuiscono ai Sindaci la responsabilità di raccogliere i cani randagi, curarli, ricoverarli in canile, microchipparli e sterilizzarli e non certo farli morire di stenti.

Privare gli animali del sostentamento rientra nel reato di maltrattamento e non risolve il problema del randagismo. I milioni di proprietari di animali da compagnia in Italia pretendono dalle Istituzioni comportamenti civili e di rispetto delle leggi sacrosante di cui fortunatamente il nostro Paese è dotato. Prenderemo immediatamente contatto con l’amministrazione perché iniziative come queste vengano prontamente interrotte e sanzionate.”

http://osservatorioanimalista.wordpress.com/2010/06/30/castellammare-la-saga-continua-il-sindaco-risponde-alla-martini/

Castellammare di Stabia. Il Sindaco risponde alla Martini

Luigi Bobbio

“Fermo restando che quello che a me preme, come primo cittadino di Castellammare di Stabia, è innanzitutto la tutela della dignità della salute e del decoro dei miei concittadini e degli esseri umani in genere e che la tutela degli animali non deve mai andare a scapito di questi obiettivi; e fermo restando, inoltre, che di tutto c’è bisogno in questo Paese, tranne che di qualche invasato animalista, che antepone l’animale all’uomo ogniqualvolta ne abbia la possibilità, l’unica cosa assurda in questa vicenda è che un sottosegretario di Stato attacchi a testa bassa e in maniera volgare e offensiva un sindaco neoeletto di centrodestra dopo vent’anni e passa di potere comunista a Castellammare di Stabia”. Lo ha detto il sindaco di Castellammare di Stabia, Luigi Bobbio, rispondendo a una nota del sottosegretario alla Salute, Francesca Martini.

“Io non so se il sottosegretario Martini abbia mai fatto il sindaco nella sua vita, né mi interessa; ciò che mi importa è rendere noto all’interessata che sono e resto indifferente, da sempre, a ogni tipo di minaccia o di intimidazione e che nella mia vita, si informi, ho sempre rispettato ogni legge e ogni sua prescrizione, da privato e da uomo pubblico. Non consento a nessuno certi toni. Il sottosegretario prenda tutte le iniziative che vuole tenendo conto – se lo vorrà fare – che sono stato eletto da neanche tre mesi e che la mia città, dopo vent’anni e passa di potere di centrosinistra, non ha neanche un ricovero pubblico per gli animali randagi, ricovero che io sto già preoccupandomi di realizzare”, ha aggiunto Bobbio.

“Nell’attesa, lo ribadisco, il mio interesse primario è e resta, in barba ad ogni conato animalista, quello di evitare che le strade della mia città siano imbrattate e rese pericolose per la salute pubblica, specialmente in questa stagione di caldo, da maleodoranti pacchi e cartocci o vaschette piene di alimenti marciti e putrescenti. Vuol dire, comunque, che se il sottosegretario Martini dovesse eventualmente riuscire a costringermi, cosa di cui dubito francamente, a revocare o modificare il mio provvedimento, invece di intervenire spontaneamente come sottosegretario alla salute degli animali randagi, sarà chiamata a intervenire come sottosegretario alla salute degli esseri umani colpiti da una possibile epidemia di malattie infettive in ordine alle quali le lascio volentieri la scelta nell’ambito di un variegato almanacco di scienza medica”, ha continuato il primo cittadino di Castellammare di Stabia.

“Mi piace comunque ricordare al sottosegretario Martini o a chi del suo staff abbia eventualmente ritenuto di prendere questa iniziativa, che le ordinanze di noi poveri sindaci di provincia vanno lette prima di criticarle perfino da un nume del Governo nazionale. Se il sottosegretario o chi per lei lo avesse fatto, avrebbe potuto rilevare che non è imposto il divieto di dare da mangiare agli animali randagi, ma ho imposto l’obbligo di curare, da parte di chi lo voglia fare, che tali attività per incuria, per ignoranza, per fanatismo o per semplice maleducazione, si possano tradurre in pericolo per la pubblica incolumità laddove chi lo fa non si occupi poi di ripulire il luogo dove si è prodigato”, ha concluso Bobbio.

http://vicoequenseonline.blogspot.com/2010/07/sicignano-grazie-allon-martini.html

«Grazie all’on. Martini. La aspettiamo in città per continuare a lottare in favore della popolazione canina»

Antonio Sicignano

Dopo la mia interrogazione in merito all’ordinanza adottata dal Sindaco Bobbio contro chi decide di sfamare i cani randagi e/o abbandonati è intervenuto il Sottosegretario di Stato alla Salute, on. Francesca Martini, per criticare il provvedimento del Municipio stabile. Ebbene, quale cittadino, ma soprattutto quale consigliere comunale di centrodestra, ancorché all’opposizione, del comune di Castellammare di Stabia ringrazio il Sottosegretario di Stato alla salute, On. Francesca Martini, per essere intervenuta sull’ordinanza adottata dal sindaco stabiese contro chi dà da mangiare ai cani randagi.
Così facendo, ancora una volta, il signor Sottosegretario dimostra una straordinaria attenzione ed impegno per fronteggiare tutte quelle politiche spesso promosse da alcuni sindaci a danno della popolazione canile e, per la cui soluzione, il Sottosegretario non disdegna neanche a scendere in campo in prima persona.
A Castellammare poi il problema randagismo è una questione seria da non sottovalutare, che va risolta immediatamente. Tutti ricordano, infatti, che solo alcuni mesi fa alcuni randagi furono trucidati, sui boschi di Quisisana, a colpi di accetta. Di conseguenza, di tutto ha bisogno la nostra città, tranne che di provvedimenti che vanno a colpire chi, a proprie spese, dimostra grande senso di umanità, occupandosi e sfamando questi cani.

A Castellammare, ci sono tante associazioni che sul punto si mobilitano quotidianamente, con elevato spirito solidale, facendo tanti sacrifici e senza chiedere prebende. Per questi motivi, quale consigliere comunale di centrodestra, ancorché all’opposizione, ho inviato una lettera al Sottosegretario di Stato, On. Martini dicendoLe che La aspettiamo in città, per aiutare tutti coloro che combattono quotidianamente in favore della popolazione canina.
Quanto all’ordinanza,così come sostengo che Castellammare ha bisogno di una politica di sostegno a chi si occupa dei randagi, ritengo improduttivo fare ulteriori polemiche. Quel che è certo è che l’ordinanza va immediatamente ritirata e rivista. Anche la Giurisprudenza Amministrativa avalla il nostro ragionamento. Di recente il Tar ha bocciato una ordinanza simile emessa dal Sindaco di Monte di Procida.

Antonio Sicignano – Consigliere comunale Castellammare di Stabia
FONTE http://cdlstabia.blogspot.com/2010/06/grazie-allon-martini-la-aspettiamo-in.html

http://www.casertanews.it/public/articoli/201006/art_20100629064759.htm

Sindaco vieta cibo ad animali per strada, Sicignano: “Talebani”

- L’ordinanza adottata dall’amministrazione comunale di Castellammare di Stabia, che, tra le tante cose, vieta di dare cibo agli animali, è un provvedimento che ricorda tanto le leggi talebane» è quanto sostiene il capogruppo al consiglio comunale di opposizione, Antonio Sicignano, leader del Cdl stabiese l’ordinanza nr. 32757 del 22.6.2010 firmata dal sindaco di Castellammare.

«Nell’ordinanza – spiega Sicignano – si parla di “divieto di imbrattare con alimenti destinati alla nutrizione del proprio cane o di cani e di gatti randagi, nonché di piccioni, il suolo pubblico dell’intero territorio, con l’obbligo di rimuovere tempestivamente eventuali contenitori adibiti a mangiatoia nonché di ripulire successivamente l’arca circostante”. E’ forse uno dei primi provvedimenti della storia – aggiunge Sicignano – in cui addirittura si paragona la nutrizione di un cane con l’imbrattamento di una strada e se ne vieta l’esecuzione. Non so se i Talebani erano mai arrivati a tanto».

«Inoltre – continua Sicignano – attesa la generica formulazione dell’accezione “imbrattare”, utilizzata nell’ordinanza, è evidente che: o i cani imparano ad utilizzare forchette e cortelli, quando consumano i loro cibi per strada; o in sostanza, da ora in poi, sarà vietato dare cibo agli animali per strada, soprattutto poi se si tratta di cani randagi. Ciò è inaccettabile e c’è il rischio che, così facendo, d’ora in avanti, molti cani, soprattutto randagi o abbandonati, moriranno di fame. Eppure anche loro sono esseri viventi. In questo periodo, poi, in cui i cani vengono abbandonati dalle famiglie che partono per le vacanze, anziché a come sfamarli, si pensa a come togliergli il cibo».

«Ho già presentato – aggiunge Sicignano – una interrogazione al sindaco per chiedere di ritirare l’ordinanza, almeno nella parte citata, che con la tutela urbana non c’entra niente, atteso che si tratta solo di un provvedimento contro la popolazione canina. Castellammare è la città in cui alcuni mesi or sono alcuni cani randagi sono stati mutilati sui boschi di Quisisana. In quell’occasione – conclude – la popolazione intera scese in piazza per protestare contro detti atteggiamenti e l’attuale sindaco promise di realizzare un canile municipale. Stiamo ancora aspettando, perché se si va avanti di questi passi possiamo creare solo cimiteri di cani e nulla più»

FONTEhttp://cdlstabia.blogspot.com/2010/06/lordinanza-adottata-dallamministrazione.html

http://www.stabiachannel.it/news/index.asp?idnews=16357

Castellammare – Cani randagi, Borrelli(Verdi): ”Il Pdl favorisce lo sterminio degli animali”. Bobbio: “Borrelli ultimo dei miei problemi”

Francesco Emilio Borrelli

“Abbiamo dato mandato allo studio dell’ Avvocato Pietro Marzano – dichiarano il commissario regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli (nella foto) ed il presidente provinciale Carlo Ceparano – di fare ricorso contro l’ordinanza del sindaco di Castellammare che vieta di dare da mangiare agli animali randagi del suo comune con una sanzione di 50 euro. Una scelta che segue a distanza di pochi mesi quella del Sindaco di Monte di Procida, ordinanza contro cui si è già espresso in modo contrario il Tar. Troviamo vergognoso che i Sindaci della Pdl utilizzino il loro tempo e le loro energie per emanare ordinanze inumane e contro i più deboli. Oggi si tratta di animali ma domani potrebbe toccare a extracomunitari o barboni. Bene hanno fatto il consigliere Antonio Sicignano e lo stesso sottosegretario alla Salute, Francesca Martini a contrastare questo scellerato atto”.
“Quello del Sindaco Bobbio – continuano Borrelli e Ceparano – è uno dei primi provvedimenti della storia in cui addirittura si paragona la nutrizione di un cane con l’imbrattamento di una strada e se ne vieta l’esecuzione. O i cani impareranno ad utilizzare forchette e coltelli, quando consumano i loro cibi per strada; o in sostanza, da ora in poi, sarà vietato dare cibo agli animali per strada. Con questa ordinanza molti cani, soprattutto randagi o abbandonati, moriranno di fame. Eppure anche loro sono esseri viventi”.
“In questo periodo, poi, in cui i cani vengono abbandonati dalle famiglie che partono per le vacanze, anziché a come sfamarli, si pensa a come togliergli il cibo. Senza contare che proprio nel comune di Castellammare sul Monte Faito – concludono Borrelli e Ceparano – sono stati sterminati in modo barbaro decine di cani negli ultimi mesi. Invece di proteggere gli animali l’attività dell’ attuale sindaco sembra proiettata a come favorirne lo sterminio”.
Come è avvenuto a Monte di Procida i Verdi con diverse associazioni animaliste organizzeranno un Randagio Day a Castellammare per protestare contro l’ atto del sindaco e ricordandogli che le leggi vigenti attribuiscono ai Sindaci la responsabilità di raccogliere i cani randagi, curarli, ricoverarli in canile, microchipparli e sterilizzarli e non certo farli morire di stenti.

Lapidaria la replica di Bobbio: “Tra tutti i problemi che mi trovo a dover affrontare come primo cittadino di Castellammare di Stabia, Francesco Borrelli arriva buon ultimo”.

http://www.diariodelweb.it/Articolo/Scienza/?d=20100701&id=151428

Moige: Randagismo piaga da eliminare, sicurezza bimbi al primo posto

Maria Rita Munizzi

Il randagismo “è una piaga che va eliminata e che si combatte anche evitando di lasciare alimenti in strada, gesto che attira ovviamente i cani senza padroni”. Lo afferma in una nota Maria Rita Munizzi, presidente nazionale del Moige (Movimento italiano genitori), dopo le polemiche suscitate dall’ordinanza del sindaco di Castellammare di Stabia (Napoli) che vieta di imbrattare il suolo pubblico con alimenti destinati a nutrire cani randagi.

“Da tempo evidenziamo il problema del randagismo, un fenomeno che mette in pericolo adulti e soprattutto bambini, così come attestano i numerosi casi di aggressione causati da cani randagi che frequentemente hanno avuto conseguenze anche mortali – prosegue la presidente del Moige – Lasciare il cibo in strada è un gesto irresponsabile, sotto diversi aspetti: pedagogico, poiché si legittima agli occhi dei minori l’imbrattamento delle strade, sanitario, perchè si acutizza il problema dei rifiuti già molto presente nelle città, e anche dal punto di vista della sicurezza poiché si rischia di mettere a repentaglio l’incolumità dei passanti a causa dei cani attratti dal cibo”.
“Auspichiamo quindi – conclude Munizzi – un intervento mirato da parte delle istituzioni per iniziare a contrastare seriamente il fenomeno, tutelando così adulti e minori, e mettendo quindi in primo piano la sicurezza di questi ultimi”.

FONTEhttp://www.genitori.it/documento.asp?sotto=36&articolo=12431

http://www.enpa.it/it/

Randagismo. L’Enpa: “Inspiegabili gli attacchi del Moige contro chi chiede il rispetto della legge”

Carla Rocchi
Roma, 1 luglio 2010 – In merito alla posizione assunta dal Moige sulla questione randagismo, con particolare riferimento all’ordinanza emanata dal Sindaco di Castellammare di Stabia e contestata dal sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, il presidente dell’Enpa, Carla Rocchi, dichiara quanto segue:
“Rivolgo ai genitori del Moige una viva preghiera: cercate, se potete (come diceva Don Bosco), di avere un filo di bontà nei confronti delle sofferenze degli animali. La sofferenza è sempre uguale, per animali, persone, vecchi, bambini. Se possiamo lenirla facciamo un gesto di alto valore educativo anche per i più piccoli la cui formazione è certamente al vertice delle preoccupazioni del Moige. Comprensione quindi per i cani abbandonati di Castellammare di Stabia, e per le persone che, sostituendosi alle istituzioni, li aiutano a non morire. Si rende infatti necessario un piccolo ma sostanziale richiamo alla osservanza delle leggi dello Stato, la legge 281/91 che impone ai Sindaci  la cura degli animali randagi. Non sfuggirà che giustificare l’atteggiamento del Sindaco significa a un tempo avallare una grave inosservanza delle leggi e non mostrare alcuna comprensione per le sofferenze degli animali. Attaccare chi richiama – come nel caso specifico il sottosegretario Francesca Martini – chi di dovere all’osservanza delle leggi e al tempo stesso chiede rispetto e tutela per i più deboli è del tutto inspiegabile”.
Enpa – Ente Nazionale Protezione Animali

A

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Taranto, lo strazio del cane che vede morire il figlio

giugno 20, 2010 By: Rosanna Marani Category: Divulgazione, varie ed eventuali

http://www.quotidianodipuglia.it/articolo.php?id=107264
QUOTIDIANO DI PUGLIA: MAIL redazioneweb@quotidianodipuglia.it;

Taranto, lo strazio del cane che vede morire il figlio

di Tiziana FABBIANO

TARANTO (19 giugno) – Il figlio investito. E il padre che si accascia su di lui, lo protegge, cerca di spostarlo dalla strada sulla quale l’ha lasciato senza vita l’auto pirata. I protagonisti di questa triste e commovente vicenda non sono persone, ma cani. Randagi dall’animo umano.

L’episodio si è verificato ieri pomeriggio a Taranto, in via Garibaldi, il lungomare della città vecchia. Un’auto arriva a tutta velocità e travolge un meticcio di colore bianco. Per il cane non c’è scampo. Muore subito. Il conducente dell’auto scappa via, non si ferma, non soccorre la bestia ancora agonizzante sull’asfalto. Sul posto arrivano delle persone, anche una pattuglia dei vigili urbani che era in servizio lì vicino. Ma soprattutto arriva lui, il papà del cane ucciso.

«Due randagi inseparabili - dicono gli abitanti della zona – vivono sempre insieme, li conosciamo bene». Il padre arriva sulla strada e tenta di soccorrere il povero figlio ormai esanime. Blocca il traffico, si accascia su di lui, un tenero ed estremo quanto inutile tentativo di protezione. Ad un certo punto, prova con le due zampe anteriori a portarlo via di là. Ma non ci riesce e così si siede su di lui e inizia a leccarlo. È andata avanti così per un’ora.

Una storia toccante, un addio struggente documentato da una serie di foto di quanti hanno assistito a quei momenti. L’arrivo della Polizia Municipale e dei veterinari dell’Asl ha poi consentito, la rimozione del cane morto.

Gli scatti di quei momenti, diffusi dall’associazione culturale “Filonide”, raccontano più delle parole quel senso di dolcezza e amore che a molti umani manca. «Sono padre e figlio, sono cani di quartiere – afferma Marcello Bellacicco, presidente dell’associazione – e ieri pomeriggio abbiamo assistito a questa scena molto toccante. È stato incredibile vedere quel cane che non lasciava avvicinare nessuno al proprio figlio, che lo custodiva, lo proteggeva dal traffico. Mentre un uomo lo aveva ucciso sfrecciando come un razzo con la sua auto e non fermandosi nemmeno per vedere cosa fosse successo».

Guarda la fotogallery

http://www.quotidianodipuglia.it/fotogallery.php?id_fg=4715&id_news=107264&nf=1

Papà e figlio: la straziante storia di due cani dal volto umano
Papà e figlio: la straziante storia di due cani dal volto umanoPapà e figlio: la straziante storia di due cani dal volto umanoPapà e figlio: la straziante storia di due cani dal volto umanoPapà e figlio: la straziante storia di due cani dal volto umanoPapà e figlio: la straziante storia di due cani dal volto umanoPapà e figlio: la straziante storia di due cani dal volto umanoPapà e figlio: la straziante storia di due cani dal volto umanoPapà e figlio: la straziante storia di due cani dal volto umanoPapà e figlio: la straziante storia di due cani dal volto umanoPapà e figlio: la straziante storia di due cani dal volto umanoPapà e figlio: la straziante storia di due cani dal volto umanoPapà e figlio: la straziante storia di due cani dal volto umanoPapà e figlio: la straziante storia di due cani dal volto umanoPapà e figlio: la straziante storia di due cani dal volto umanoPapà e figlio: la straziante storia di due cani dal volto umanoPapà e figlio: la straziante storia di due cani dal volto umanoPapà e figlio: la straziante storia di due cani dal volto umano

Papà e figlio: la straziante storia di due cani dal volto umano

Caro Babbo Natale

giugno 16, 2010 By: Rosanna Marani Category: Diario, Lettera, varie ed eventuali

Caro Babbo Natale, ti scrivo in anticipo, così ti lascio tempo di verificare e di provvedere.

Vorrei un sito come si deve,  da ..adulti!

Bello, facile, leggibile, interattivo, multimediale!

Quella tipa che lo aggiorna, beh, è una imparaticcia, che pur con tutta la buona volontà che ci mette, non è all’altezza.

Fa quel che può, ovvero quello che saprebbe fare anche un bambino di scuola elementare.

Serve un professionista, un vero mago del web che sappia creare siti splendidi come quelli che vedo in rete, che ogni volta che li apro, mi cala la bavetta dell’invidia!

Pensi di trovare  tra i tuoi contatti un volontario con questi requisiti che mi accontenti?

Se si fammi sapere.

Grazie in anticipo.

Chiliamacisegua

info@chiliamacisegua.org

BOTTONE RINGRAZIA

maggio 04, 2010 By: Rosanna Marani Category: Diario, Divulgazione, varie ed eventuali

BOTTONE RINGRAZIA

Chiliamacisegua riceve  e divulga

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

Mail

Sono Bottone. Volevo ringraziare chi ha organizzato la pizzata, quanti vi hanno partecipato   così come quelli che hanno contribuito spontaneamente da lontano alle mie cure!

Mi scuso se non ero presente l’altra sera. mi piacerebbe tanto conoscervi a fondo e passare una giornata insieme a voi all’aperto, dove posso correre con e senza patello, libero sul carrellino che sta per arrivare!

Vi farò sapere al più presto dove ci incontreremo per una tranquilla uscita nel verde per una due zampe più rotelle insieme!

Una leccata profonda

Bottone

Bottone nel suo giardino

La Tac

Marco Fornari di Plf, l’organizzatore e Corinna Andreatta presidente di Chiliamacisegua (nella prima foto)

Stefania Piazzo giornalista de La Padania, che ha adottato Bottone,Rosanna Marani di Chiliamacisegua,Marco Fornari e Corinna Andreatta ( nella seconda foto da sinistra)

La tavolata al ristorante Donati di Milano

Marani (con Toi in braccio), Piazzo, Andreatta                      Stefania Piazzo

La mamma di Bottone Stefania Piazzo, giornalista de La Padania, aggiunge:

STORIA VERA DI BOTTONE

Perdonatemi ma devo partire da qui. Sarà per la fatica, il sonno, il lavoro condiviso, un telefono fuso, una vita da “albanese” che ormai mi accomuna con una cerchia di rari e preziosi fratelli, Francesca in testa, poi assolutamente Rosalba, con Gaetana e Sergio a Roma e Rosanna e Corinna a Milano, ma lo voglio gridare con voi questa sera.

Perché ce l’abbiamo fatta! La task force contro i canili lager diventerà  realtà.

Vorrei raccontare a tutti voi con quanto amore, con quanta passione e fermezza questo risultato, assieme ad un nuovo approccio ispettivo con nuove banche dati, sia stato raggiunto dal sottosegretario.

Francesca Martini ha perseguito l’obiettivo con una determinazione assoluta, rompendo una stagnazione decennale, forte di un team che a diversi livelli, dal territorio sino dentro al Palazzo, l’ha sempre sostenuta, lavorando per difendere i valori violentati dall’ignoranza e dal crimine.

Il successo, il riscontro sui temi del benessere animale hanno creato le condizioni perché il ministero tornasse a voler essere il guardiano delle leggi. Il ministero non è un orpello inutile, riflettente, ma sta diventando, grazie a tutti voi, un momento di sintesi e di raccordo col territorio.

Le “lettere” tra uffici per fingere di rispondere ai problemi non servono. Comprovano un’assenza, certificano il fallimento di un’istituzione. La task force è invece il seme di una nuova risposta. Fisica, dentro le situazioni. Ci vorrà tempo, la magistratura poi inizia ora, solo con qualche sentenza della Cassazione, a riconoscere alcuni principi.

E’ superata e perdente la visione del rapporto tra l’uomo e gli animali. L’uomo al centro del mondo e il resto debitore strisciante di una concezione superstiziosa della natura.

Ma come tutte le battaglie culturali, servono tante generazioni perché questo lavoro diventi condiviso e patrimonio comune. Il bello, quindi, inizia solo adesso. Noi abbiamo solo aperto una strada.

Il riscontro di questo lavoro ha intanto “costretto” il Palazzo, a rivedere l’assetto organizzativo e ad adeguarsi ai ritmi un po’ asburgici (.) di chi vi collabora, stringendo alleanze con le tante energie sane che sono al suo interno.

Sono arrivate le prime inchieste sui canili lager, che ora sono quasi 150, tante da non crederci… Nessuna querela. Qualcuno sente, dalla parte delle asl, di sentirsi colpito nella propria onorabilità. Onore ai caduti, invece, mai! La verità è che non sono più i “signori” indisturbati del territorio.

Poi c’è l’altra sfida, che deve superare il volontariato. Studiare. Avere un metodo nel raccogliere i dati, nel denunciare. Vi prego, applicatevi. Dobbiamo essere come cecchini, con un solo colpo in canna.

Ma questa sera siamo qui per Bottone. Allora vi confesso che la sera prima che lo incontrassi ero a Campobasso, al lavoro per la nostra Francesca, in “missione” con una rara persona fidata con cui spartisco l’onore di una battaglia campale.

A volte si pensa che sia l’intuito a farti capire le connessioni del malaffare nei canili, perché è di questo che stiamo parlando ed è di questo che mi occupo. Non solo di maltrattamenti, che sono una “piccola” parte del problema.

Ma l’intuito non vive da solo, in me ha un suo socio occulto in affari che fa da suggeritore. Ve lo dico subito, perché non pensiate a chissà chi. Il mio socio è il dolore. Il dolore, io credo, accende la luce.

Quella notte a Campobasso avevo in testa un grumo di nomi di canili e gestori,  appalti,  determine e  regioni dove si allargavano. Non mi tornava niente. Poi, improvvisamente, come Belushi, “ho visto la banda”.

Avevo sugli appunti due nomi capofila, il Molise e l’Umbria, due pietre tombali, due ciclici calvari, un dolore canino e umano che si incrociava e sovrapponeva ancora, e che pietrifica; poi nomi di società e persone improvvisamente mi chiudevano il cerchio di un sistema perfetto, clonabile, ramificato, di spartizione dei canili nel Paese. Più che la banda, obiettivamente, grazie ai suggerimenti del socio in affari di cui sopra, mi si era trasfigurata nella notte di Campobasso il sistema di una mappa. E la mattina dopo, a colazione, avevo gli appunti aperti come un breviario fatto da un quadrilatero di collegamenti da leggere al mio capo spedizione. Impresari e custodi giudiziali in intima amicizia.

Bisognava allora inventarsi un nuovo sistema per aprire altri cassetti, provare nuove sinergie di banche dati, di enti di controllo. Bisognava  organizzare il fare, le procedure per chiedere, autorizzare.

E’ così che abbiamo pensato ad un team di banche dati e di teste che devono diventare sistema d’informazioni in rete. E questo è il segno che vorrei lasciare nei luoghi che percorro per voi, il “metodo fafi”, assieme ad un team professionalmente e umanamente speciale di  persone con cui lavoro, per i Bottone, i Matteo, i Vasco che attraversano le nostre vite.

Questa è la verità. Non basta  il senso di giustizia per spingerti nel violare una frontiera e buttar giù un muro. Il confine lo varchi quando osi e puoi osare solo quando, messo da parte l’istinto di sopravvivenza,  non hai proprio più niente da perdere. Non è una battaglia per disperati. E’ una battaglia per coraggiosi conviventi sopportatori di dolore, la carne viva esposta che espande l’intuito. E’ lui, il mio principale socio, la dolorosa resistenza. Dove c’è dolore c’è un vuoto d’amore. C’è una lama tagliente che sciabola via tutto quello che di incoerente trova sul cammino.

E Bottone? Dentro questa logica lui doveva arrivare. La prima volta che l’ho visto  viveva nel pieno del confort in un canile sanitario, privato di terapie indispensabili per la sua sopravvivenza, grazie alla macerazione lenta che il Molise di Ripabottoni riserva agli ospiti speciali come lui. Questo è il Molise in cui la veterinaria pubblica non ha bisogno di nascondersi. Semplicemente continua a sentirsi impunita. E i fatti fino ad ora le danno ragione.

La fortuna di Bottone è stata quella di essere intercettato nel corso di un’ispezione.

E’ stato liberato dopo la troppa, eccessiva fatica per riuscire a strapparlo dal bilancio della Siac che gestisce la splendida struttura e dall’Asl di Larino, che vigila e autorizza la beauty farm.

D’imperio, nonostante le resistenze della veterinaria pubblica locale, è stato fatto aprire il box e affidato d’urgenza.  Per quanto bisogna implorare pietà all’Asl per far uscire un cane in fin di vita?

E’ così che Bottone è entrato senza saperlo nella storia. Perché il suo dolore è entrato nel disegno di legge sul randagismo, il suo socio occulto è diventato un articolo di legge, perché davanti a cani come lui, la porta del canile si apra subito. Per legge. La legge Martini. L’articolo Bottone.

Bottone inconsapevolmente cambierà il corso di tante evitabili tragedie, perché conta di più la dignità del dolore che 1,50 euro/cane al giorno al ribasso.

Questo è il regalo che fa a tutti Bottone e che mi fa pensare a quante illuminazioni possa ancora regalare il dolore che disabilita la vita di un cane e di un essere umano.

Benvenuto Bottone nel team della dolorosa vittoria!

Stefy

La storia di Bottone qui

http://www.chiliamacisegua.org/2010/04/21/libro-rosso/

Si comincia a ragionare, Distrugge un nido di rondine, multa da 516 euro a un milanese

aprile 29, 2010 By: Rosanna Marani Category: Divulgazione, varie ed eventuali

Si comincia a ragionare

http://www.adnkronos.com/IGN/Regioni/Lombardia/Distrugge-un-nido-di-rondine-multa-da-516-euro-a-un-milanese_314935904.html

Distrugge un nido di rondine, multa da 516 euro a un milanese



Milano – (Adnkronos) – L’uomo, un sessantenne aveva distrutto il covo con l’ausilio di una sbarra di legno mentre il volatile femmina stava covando, e’ stato riconosciuto colpevole di violazione delle norme internazionali e nazionali di tutela dei volatili migratori

www.cepu.it/conciliatori

ON MARTINI, TASK-FORCE CONTRO CANILI LAGER, IN CAMPO L’ARTIGLIERIA PESANTE

aprile 29, 2010 By: Rosanna Marani Category: Divulgazione, varie ed eventuali

IN CAMPO L’ARTIGLIERIA PESANTE

http://www.ansa.it/ambiente/notizie/notiziari/natura/20100429135335070900.html

ANIMALI:ON MARTINI,  TASK-FORCE CONTRO CANILI LAGER (ANSA) – ROMA, 29 APR – ”Presto ci sara’ una task-force che si occupera’ dei canili lager”. Cosi’ il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, annuncia battaglia al maltrattamento degli animali, nel corso di una conferenza sul ‘patentino’, il percorso formativo, per i ‘buoni’ proprietari di cani, oggi al ministero a Roma. ”Sono ancora troppe – aggiunge Martini – le situazioni di degrado”. E ormai spesso, osserva, ci sono ambiti ”in cui i canili sono diventati forme di business. Mentre per aprire un canile bisogna essere consapevoli che si va incontro a una responsabilita’ etica, sanitaria e normativa”. E anche quando i comuni intervengono, prosegue il sottosegretario, spesso ”succede che lasciano i cani all’interno dei canili non sapendo dove metterli” e in attesa di trovare soluzioni diverse. Contro il maltrattamento degli animali e il randagismo, ”dobbiamo essere insieme con le forze dell’ordine, i Nas, e il Corpo forestale dello stato. Ma anche con le procure vogliamo lavorare contro il degrado, per esempio dei canili”. Questo perche’, conclude Martini, ”i cittadini sono molto sensibili a queste tematiche”. (ANSA). Y99-VC/SOB
29/04/2010 13:53

I Comuni giocano al rimpallo

aprile 29, 2010 By: Rosanna Marani Category: Divulgazione, Sentenze, varie ed eventuali

I Comuni giocano al rimpallo
http://www.oipapuglia.it/notizie/225-asl-condannata-a-risarcire-i-danni-per-laggressione-di-un-randagio.html
Asl condannata a risarcire i danni per l’aggressione di un randagio
E’ successo a Brindisi, lo scorso 7 gennaio, data della sentenza depositata dal Giudice di PAce Govanni Quaranta, il quale ha disposto il pagamento da parte dell’Azienda Sanitaria Locale della cifra di 1.018 euro a titolo di risarcimento ad una giovane donna morsa al piede sinistro da un cane randagio mentre percorreva la via Appia a Torre Canne sul suo ciclomotore.

Come spesso succede in questi casi le responsabilità vengono rimpallate da un ente all’altro, citata in giudizio, l’Asl infatti ha chiamato in causa il Comune di Fasano, specificando che l’amministrazione comunale avrebbe dovuto vigilare sul territorio e segnalare all’Asl la presenza di randagi. Il giudice però non ha potuto far altro che constatare che secondo la legge regionale pugliese la responsabilità dei randagi è affidata esclusivamente all’Asl territoriale competente.
L’Asl è stata condannata anche a rimborsare le spese processuali sia alla danneggiata nella misura di 1.590 euro, sia al Comune di Fasano nella misura di 1.300 euro.

Sindaco avvisato, mezzo salvato

aprile 29, 2010 By: Rosanna Marani Category: Divulgazione, Sentenze, varie ed eventuali

http://www.newnotizie.it/2010/05/01/cassazionecomuni-responsabili-dei-danni-causati-da-cani-randagi/

Cassazione:comuni responsabili dei danni causati da cani randagi

Per una volta tanto, la colpa non è del cane. C’è quasi da stupirsene. Ogni volta che avviene un episodio negativo in cui il protagonista, suo malgrado, è un “fido” qualunque, la responsabilità dell’accaduto è inizialmente quasi sembre affibbiata a lui. In Italia i “fido” senza padrone sono circa 600.000, stima probabilmente al ribasso. C’è chi, nella sfortuna, buon per lui, vive in un canile accudito da volontari, c’è chi invece sopravvive, non per lungo tempo in qualche canile lager, fenomeno contro il quale testate giornalistiche e programmi tv e politici  stanno cercando di lottare in modo concreto.

Poi ci sono i “cani di nessuno” quelli che vivono per strada, divisi in “stanziali”, “abbandonati” e “disperati”. I primi, non sempre, ma di norma se la cavano benino per qualche anno, salvo che non vengano barbaramente uccisi, per divertimento da esseri che definire persone è oltraggioso verso il resto dell’umanità. I secondi solitamente vengono reclusi in canili o si associano agli stanziali, quando va bene, se va male vengono sbranati da loro simili affamati oppure uccisi anch’essi da individui senza pietà, ne cervello.

I terzi sono quelli che circolano da lungo tempo per le strade, scacciati da tutti senza un motivo apparente  e invisibili anche ai volontari che non possono, nemmeno loro, arrivare dappertutto. Probabilmente malati, senza difese immunitarie, non riescono a sopravvivere molto in questo mondo e per quel tempo che riescono non conoscono certo la felicità che può dare la vita, a loro non è permesso conoscerla.

Di tutte queste “categorie” di cani, è legalmente responsabile il comune in cui essi “risiedono”. E’ infatti responsabilità municipale quella di prevenire e combattere il randagismo, fornendo cibo, cure mediche  e strutture idonee ad ospitare i poveri quadrupedi. Tutto questo troppo spesso non succede e la colpa non è mai di nessuno, se non del cane, per il solo fatto di essere nato. Agghiacciante.

La Corte di Cassazione pochi giorni fa ha ribaltato una sentenza d’appello in cui veniva scagionato il comune di Roccamonfina, provincia di Caserta, dal risarcire i danni ad una signora 80enne “aggredita” da un cane randagio. In realtà non c’è stata nessuna aggressione, anche perchè il cane in questione è risultato essere di taglia decisamente contenuta ( 6-7 kg), semplicemente sembra che la donna in questione si sia spaventata oltremodo per il sopraggiungere e l’abbaiare del cane e sia caduta da sola.

La sentenza d’appello non aveva attribuito la responsabilità all’istituzione in quanto, appunto, la signora non era stata aggredita, in realtà il cane non l’aveva nemmeno sfiorata; di conseguenza, secondo i giudici della corte d’appello, il risarcimento comunale all’anziana signora non era per niente dovuto.

La Cassazione però l’ha pensata in modo completamente opposto:  definendo la precedente sentenza “intrinsecamente illogica e antigiuridica” i supremi Giudici hanno stabilito che “sussistendo l’illecito, cioe’ l’indebita presenza sulla strada del cane randagio la peculiare debolezza e sensibilita’ della vittima che si è spaventata ed è caduta, per il timore di essere morsa dall’animale che le abbaiava contro, manifestando intenzioni aggressive, non rende il danno meno grave e ingiusto“

L’espressione “sussistendo l’illecito” è dirimente: il cane non avrebbe dovuto essere lì, ma “trattenuto” nonchè accudito da strutture e personale appositamente dedicato.

“ne l’eventuale debolezza o lo scarso controllo dei propri movimenti da parte della vittima – prosegue la sentenza della Cassazione – valgono di per sè ad escludere il nesso causale fra l’illecito e il danno, salvo che si dimostri che tali condizioni fossero di tale gravita’ da potersi considerare sufficienti da sole a produrre l’evento”. In poche parole, perchè il comune non fosse responsabile della caduta della donna, questa avrebbe dovuto inciampare e fratturarsi il femore da sola,  senza però che fosse presente un cane randagio, in quanto quello stesso randagio non avrebbe dovuto, ne potuto essere lì. E’ augurabile che tale, oculatissima  sentenza, confermando il dovere municipale di accudire gli animali in difficoltà sul proprio territorio,  “faccia giurisprudenza“.

A.S.

Animali: Cassazione, Comuni prevengano randagismo o pagano i danni

http://it.notizie.yahoo.com/7/20100429/tit-animali-cassazione-comuni-prevengano-afde0ec.html

(Dav/Gs/Adnkronos)

Roma, 29 apr. (Adnkronos) – I Comuni devono fare tutto il possibile per prevenire il diffuso fenomeno del randagismo. Diversamente dovranno pagare i danni in caso di aggressioni alle persone. Lo sottolinea la Cassazione ricordando che le “norme di legge sul randagismo impongono ai Comuni di assumere provvedimenti per evitare che gli animali randagi arrechino disturbo alle persone nelle vie cittadine”. In questo modo la terza sezione civile ha accolto il ricorso di una signora quasi 90enne residente nel comune di Roccamonfina nel napoletano che, vittima di un’aggressione di un cane randagio, era caduta rompendosi il femore.

Mail di Chiliamacisegua, datata 15 ottobre 2008, inviata a tantissimi sindaci  con allegata la legge 281/1991

SINDACO AVVISATO MEZZO SALVATO

Così si sperperano i soldi dei contribuenti italiani: ad arricchire gli aguzzini impuniti, a far morire i cani, ergastolani a vita, nel canili convenzionati.

Mentre i sindaci, legittimi proprietari degli animali,  che dovrebbero occuparsi di loro secondo la Legge 281 del 1991, per la tutela e il benessere animale hanno fatto orecchie da mercante, ascoltando altra musica.

Il  maltrattamento è reato penale, così come l’omissione di atti d’ufficio.

La pacchia del giro d’affari  legato al randagismo, stimato in 500 milioni di euro l’anno, è finita.

Tutti i sindaci ora dovranno rendere conto dei fondi erogati dallo Stato per combattere  questo fenomeno in ogni Regione.

L’on Francesca Martini li sta convocando, uno ad uno. Non potranno più dire:” non c’ero e se c’ero avevo altro da fare.”

E la giornalista Stefania Piazzo ha dato la stura  nelle scorse settimane con la prime puntate su La Padania di un viaggio all’inferno, che proseguirà fino a svelare tutti i canili lager della nostra bella civile Italia, alle nefandezze perpetrate da Istituzioni, privati, Enti , Amministrazioni pubbliche che hanno abusato della rete di solidarietà delle volontarie e dei volontari che di tasca propria fino ad ora, hanno cercato di mettere una pezza a tale scempio quotidiano.

Basta: ora si pretende l’applicazione della Legge, anzi Misericordia e Legge

Questo chiede l’on Francesca Martini, questo scrive Stefania Piazzo.

Questo promuove  Chiliamacisegua, una Associazione nata da qualche  mese per rimettere le cose a posto, supportata da un team di avvocati civilisti e penalisti che provvederà a vagliare caso per caso, la richiesta di sanzioni non solo pecuniarie, al  Comune di appartenenza di ogni creatura straziata.

La pietà, la compassione battono cassa per far quadrare i conti con la giustizia.

Sindaco avvisato, mezzo salvato.

CHILIAMACISEGUA

info@chiliamcisegua.org

www.chiliamacisegua.org

LA SENTENZA PDF


Tesseramento o rinnovo Tessera ChiLiAmaCiSegua 2010

aprile 28, 2010 By: Rosanna Marani Category: Diario, Tesseramento, varie ed eventuali

Chi già lo ha fatto, ignori questa mail e ci perdoni per il disturbo, chi ha avuto da fare e se lo è dimenticato, faccia un nodo al fazzoletto per ricordarsene.
Ah, i figli! Li salvi dalla strada, li ripulisci , li imbocchi, li fai…studiare, li metti in pensione, li vesti, li curi e poi  ti dai da fare per il loro futuro.
Ma quanto costano!
Le quote in questo momento ci sono davvero di grande soccorso e utilità per il nostro gran da fare con gli animali che abbiamo sottratto alle cattive compagnie
Chiliamacisegua ti chiede una mano sul cuore e una…sul portafoglio
Grazie
qui le modalità per l’iscrizione e per la donazione

Chiliamacisegua. La conosci? Ti ispira fiducia? Ti basta la sua parola?
Chiliamacisegua è diventata Associazione.

Ha bisogno di contare su di te.
Vuoi arruolarti? Avanti, c’è posto.
TESSERAMENTO E DONAZIONI
Se ti associ a Chiliamacisegua collabori a tutte le iniziative in favore degli animali.
Se ti associ a Chiliamacisegua promuovi il riconoscimento della loro dignità di esseri  viventi e senzienti.
Se ti associ a Chiliamacisegua aiuti concretamente i nostri amici animali in difficoltà.
Se ti associ a Chiliamacisegua lotti per l’applicazione delle Leggi.
Se ti associ a Chiliamacisegua, aiuti i randagi a trovare casa e i Sindachetti ad essere  randagiati.


Con l’iscrizione annuale riceverai la tessera di Chiliamacisegua personalizzata, riceverai via e mail gli aggiornamenti di tutte le battaglie dell’Associazione e la  comunicazione delle sue iniziative.
Quote associative annuali per l’iscrizione anno 2010:
• SOCIO ORDINARIO € 20,00
• SOCIO SOSTENITORE € 50,00
• SOCIO BENEMERITO € 200,00
• SOCIO GOLD € 500,00
COME DIVENTARE SOCI

Fai un versamento della quota scelta tramite bonifico bancario intestato a:
Associazione Chiliamacisegua
IBAN: IT20 I 05584 01626 0000000 19006
Nella causale è necessario specificare la modalità di tesseramento prescelta (se socio ordinario, sostenitore o benemerito), corrispondente al versamento effettuato.
Compila il modulo allegato in ogni sua parte con i tuoi dati anagrafici: nome, cognome, indirizzo, data, luogo di nascita specificando quale modalità hai scelto e
invialo al n. di fax 02/99981562

I dati personali, fondamentali per essere inseriti nel libro soci dell’Associazione, verranno comunque trattati nell’assoluto rispetto delle leggi vigenti.
IMPORTANTE: Non dimenticarti di firmare la normativa sulla tutela dei dati personali
Riceverai una e mail di conferma e verrai automaticamente iscritto alla nostra
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La tessera di socio ti verrà recapitata con posta prioritaria.

Ps. vedi modulo allegato

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