LA PADANIA 17 LUGLIO MA PORCA L’OCA…
16 luglio 2011 -
LA PADANIA 17 LUGLIO MA PORCA L’OCA…
Ancora una puntata del Gioco dell’Oca,la terza, che la penna di Stefania Piazzo dipinge in tutta la sua barbarie.
Il viaggio bestiale nell’Italia della rozzezza, popolata da italiani brubru, continua su La Padania e mostra, oggi, oche sgozzate, mucche da combattimento e vitelli inginocchiati in….. preghiera.
Ci si aspetta che questi vitelli, addirittura, riescano a farsi il segno della croce, ma poi si capisce, leggendo, che questi vitelli, la portano la croce e che il loro” padrone” è sempre e solo l’uomo, che non riesce ad avere empatia, che non riesce a liberarsi della sua oscurità mentale.
Chiliamacisegua chiede con forza, agli Enti competenti di intervenire e qualora ravvisato il reato di maltrattamento, di punire i colpevoli.
E di bandire ogni tipo di palio, alberi della cuccagna, fiera, sagra, giostra, che la civiltà ha sostituito la clava con il cellulare, la lancia con il pc.
Anche se …la tradizione non se ne è accorta.
Buona lettura e come al solito, buona indignazione!
Chiliamacisegua
La Padania 17 luglio
Viaggio nell’Italia bestiale a cura di Stefania Piazzo
NOVANTACINQUESIMA PUNTATA
MA PORCA L’OCA…
DALL’INIZIAZIONE ALLA MAGGIORE ETÀ ALL’INGINOCCHIATOIO
ARTICOLO
“Pali e corse e carrisi e tirate e trascinamenti a forza e ocate.
Silenzio.
Si vede che va bene così.
E se va bene così, andiamo avanti, sia mai che un moto d’onestà intellettuale e di civile decenza e senso del dovere facciano in modo che sulle feste paesane, ma poi mica tanto, qualcuno esca dalla tana dell’opportunismo e sia coerente con ciò in cui dice di credere: evitare gli abusi, far capire che la relazione uomo- animale non è dominare ma comunicare.
Noi siamo solo dei seminatori e, come mi dice sempre una persona cara, chi getta semi al vento farà fiorire il cielo.
Via, allora, con nuovi semini di margherita.
VAL D’AOSTA
«L’attività primaverile delle batailles des reines si è chiusa nella suggestiva arena naturale intorno al laghetto di Chavonne a Villeneuve con il nuovo record stagionale di bovine presentate: 224, 10 in più rispetto a Quart a Pasquetta, con 39 protagoniste in prima categoria, 78 in seconda e 107 in terza. La bovina più pesante è risultata con 775 chili Canaglia dell’azienda agricola Verney di Gressan, arresasi negli ottavi di finale alla reina di giornata Praga. In questi primi 8 combat sono state presentate 1314 bovine (164 di media) con 64 allevatori che hanno qualificato almeno una delle 99 finaliste già alla Croix Noire per la regionale del 23 ottobre».
La chiamano la battaglia delle regine. In val d’Aosta ne vanno fieri: la gara riproduce forzosamente – a meno che qualcuno dimostri che le vacche spontaneamente vogliono gareggiare, prendano un alpenstock attaccandoci le loro carabattole e scendano nell’arena da sole – gli scontri che alcuni soggetti della razza pezzata nera ingaggiano tra propri simili per primeggiare all’interno della mandria.
Nessuno si chiede che differenza passi tra i combattimenti spontanei sul campo e quelli che a centinaia vengono obbligate a fare le regine ogni anno per la gioia e l’orgoglio di molti allevatori e di appassionati di questa tradizione. Nel contesto naturale, sono questi meravigliosi soggetti di pezzata nera a scegliere l’avversaria ed il momento più propizio per l’ “attacco”. L’uomo ha pensato bene invece di organizzarle, le “batailles”. Le avversarie, dopo selezione, sono assegnate a sorteggio. La natura sostituita dal destino forzoso. Dicono, i promotori appassionati di questo esempio di benessere e amore per gli animali: «Non c’è forzatura a lottare da parte dell’allevatore che rimane spettatore. La competizione è leale, l’animale lotta contro un simile ad armi pari, non c’è lo scopo di eliminare l’avversaria ma di ottenerne la sottomissione con una più o meno onorevole sconfitta».
Un’onorevole tradizione di sottomissione.
Per sport.
STIGLIANO
Ti tiro il collo, anzi, se sono più bravo te lo strappo. A 18 anni si può dimostrare di tutto per essere “grandi” e garantire con una iniziazione maschia alla vita la maggiore età. Che suggerisce la tradizione? Prendi un cadavere di oca, appendila e falla scorrere su e giù, falle staccare la testa come si può prendendo la rincorsa. Salti e mozzi. L’importante è riuscirci. È allora che diventi maggiorenne. Ma cerchiamo di capire le profonde, profondissime ragioni culturali e l’alta storia che si cela dietro la decapitazione volante. Facciamoci compagnia leggendo e apprendendo questa saggezza insieme.
«Gli animalisti, si sa , ce l’hanno su con il mondo – si legge in rete a difesa di questa trazione -. Spesso hanno ragione, ma non sempre. A Stigliano (di S. Maria di Sala- Venezia), un paesello a 3 km da casa mia, ogni anno si svolge una sagra paesana per il santo patrono, e una tradizione risalente al Medioevo vuole che si doni (una volta lo faceva il signore del castello) al popolo un’oca, a cui staccare il collo, attraverso una prova di abilità, in una disfida in modo da poter sfamare qualche famiglia bisognosa. nNella tradizione quindi questa festa aveva un valore molto concreto. Si ridistribuiva, attraverso la magnanimità del signore del castello, un po’ di ricchezza verso il basso, verso il popolo plebe. E nella famiglia vincitrice della singolar tenzone, erano questi, giorni di vera festa e gioia. Dell’oca, animale pregiato , non si buttava via nulla: la carne il grasso, le penne, tutto era buono per sfamare la famiglia.
Certo l’oca all’epoca , appesa a testa in giù viva su di un sostegno, faceva una brutta fine – leggiamo ancora -. Ma al contempo la sua morte portava vita e speranza alle famiglie. E proprio per non perdere queste belle tradizioni si è pensato di mantenerla nei secoli questa usanza.
Mutatis mutandis.
Oggi l’oca arriva già al “patibolo” morta. La festa ora è diventata una sorta di rito di iniziazione; perchè al palio dell’oca partecipano solo i ragazzi che compiono nell’anno 18 anni.
Insomma la tradizione vive ancora rinnovandosi.
Una bella cosa questa! Aggiungo che questo palio dell’oca – scrive lo storico – ha lo stesso valore simbolico che, in piccolo, ha il palio di Siena. Che piace a tutta Italia, e che nessuno, tranne questi animalisti-talebani- oltranzisti, si sogna di far morire e cancellare. Ora gli animalisti strepitano, e minacciano di fare stragi e, usando un linguaggio violento, dicono che con le buone o con le cattive vogliono far cessare la tradizione (che si può amabilmente vedere su youtube inserendo questa stringa: Non solo a Butera, la tradizione dell’oca, oppure 100%animalisti – tg antenna tre sul blitz a Stigliano,ndr).
Chi sono questi animalisti? Sono i depositari della verità? Che possono decidere quali tradizioni vanno portate avanti e quali no? Il prossimo anno vorrei tirare io il collo a qualcuno di questi animalisti allora. Vergognatevi ! E invece di incazzarvi per le innocue feste patronali, salvate i cani abbandonati, lottate veramente per gli animali vivi e non per 1 oca morta ! (Che poi viene spennata, bollita, mangiata alle cene conviviali della sagra – per cui ancora una volta : è un vero dono di Dio di cui nulla si butta via)».
Testo tratto da http://giulio-stevanato.splinder.com/post/13476229/il-palio-delloca-di-stigliano
Bene, illuminati da questa perla di saggezza, dov’è che si va ancora? Dove si capicolla un’altra oca.
BUTERA
Qui si sono organizzati un po’ meglio. L’oca va su e giù come documenta youtube con L’oca di Butera (CL). Che sia Veneto o Sicilia, la tradizione è sempre quella. Qui si consuma la seconda domenica di agosto al santuario di san Rocco. La Lav aveva di recente diffidato dall’uso di animali per fini come questi, appellandosi all’art 544 quater del codice penale che stabilisce: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque organizza o promuove spettacoli o manifestazioni che comportino sevizie o strazio per gli animali è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni e con la multa da 3.000 a 15.000 euro. La pena è aumentata da un terzo alla metà … se ne deriva la morte dell’animale”.
Conseguenze? Solo per l’animale.
BERNALDA
Tra tutte le tradizioni (far scornacchiare due vacche tra loro perché una per sport si sottometta all’altra; con la maggiore età staccare la testa alle oche morte appese ad un cappio…) che facciamo? Facciamo inginocchiare il vitellino davanti alla Madonnina. Lo facciamo facciamo star lì buono buono per rievocare e santificare alla festa di San Bernardino da Siena il 23 agosto a Bernalda, in provincia di Matera. Lo bardano con ogni ben di dio folkoristico, fiori, abitino della festa che lo adorna… e poi trac… giù mspontaneamente inginocchiato davanti alla statua.
La statua ce la mette il parroco, il “Vitellino Fedele”, si apprende da un depliant, è offerto da Carni Doc.
Che si dice del giorno della tradizione nel materano? Leggiamo e convertiamoci all’usanza: «23 agosto ore 19 e 30 piazza S. Bernardino – si legge in un depliant – Dalle nitide immagini di un video girato da un bernaldese: il vitellino fedele viene delicatamente preso in braccio e “presentato” a S. Bernardino. La bestiola, DA SOLA, si inginocchia; poi rimanendo in ginocchio, fa ancora DA SOLA, alcuni passi indietro fino a superare i gradini del sagrato e,infine, SEMPRE DA SOLA, fra lo stupore generale, si rialza.
Passano solo alcuni mesi e, durante l’ultimazione dei lavori di restauro della Chiesa Madre, sulla parete b attaccata, subito a destra, all’ingresso, appare un antico affresco con un magnifico vitello bianco inginocchiato davanti a S. Bernardino».
E il commento sul depliant a questa narrazione dei fatti è: «Documento evidente di un avvenimento che il popolo ha conosciuto fin dalle origini e che ha custodito e tramandato di generazione in generazione. il giudizio sulla reale straordinarietà di fatti del genere spetta solo all’autorità ecclesiastica. A noi, intanto, piace pensare a quanto accaduto a Bernalda due anni fa come ad un altro gesto di particolare predilezione di S. Bernardino».
Ohhhh.
E quand’è che l’uomo e i politici si inginocchieranno davanti alla pazienza infinita di quel che pensano da lassù i santi?
Qui il miracolo lo deve fare la storia, ovvero l’evoluzione dell’uomo.”
(95 – continua)
PUNTATE PRECEDENTI
http://www.chiliamacisegua.org/2011/07/02/la-padania-3-luglio-tamavo-pio-bove-asino-chi-legge/
LA PADANIA 3 LUGLIO T’AMAVO PIO BOVE ASINO CHI LEGGE
http://www.chiliamacisegua.org/2011/07/10/la-padania-10-luglio-e-tira-sto-obelisco/
LA PADANIA 10 LUGLIO: E TIRA STO OBELISCO
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CRUDELTA’ INAUDITA
15 luglio 2011 -
Scritto da La Redazione Giovedì 14 Luglio 2011 13:15


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Santo Stefano, il canile … shocka l’ente protezione animali
14 luglio 2011 -
CAMPOBASSO - «Non è la prima volta che scendiamo a Campobasso per dare una mano sia al canile di Santo Stefano sia a quello di Mirabello Sannitico, ma questa volta abbiamo trovato davanti ai nostri occhi una situazione davvero allarmante!».
E’ questo il duro commento rilasciato da Giuliana Costa una dei rappresentanti dell’EIPA, Ente Italiano Protezione Animali, che nei giorni scorsi ha visitato la struttura comunale di contrada Santo Stefano. «Come si fa a rimanere inermi davanti ad una simile barbarie?
Come si fa a rimanere indifferenti non facendo assolutamente nulla davanti al fatto compiuto che i cani continuano a morire o a versare in condizioni di salute assolutamente precarie all’interno dei box?
Durante la nostra visita abbiamo trovato un cane che si era ferito ad una zampa a causa delle reti presenti tra i box. La zampa era completamente ricoperta dal sangue che fuoriusciva da un buco. L’episodio non è certo accaduto la mattina della nostra visita, ma sicuramente qualche giorno prima, allora mi domando – ha rimarcato la Costa – chi gestisce il canile e quotidianamente si reca nella struttura per dar da mangiare agli animali e per pulire le gabbie ha fatto finta di nulla o cosa?
Altro episodio che fa comprendere bene come i cani siano completamente abbandonati a se stessi. Abbiamo trovato un secondo cane che era letteralmente invaso dalle larve.
Dato che eravamo li ci siamo dati da fare per dare una speranza di vita all’amico a quattro zampe. Lo abbiamo tosato e affidato alle cure di un volontario. Se non c’eravamo noi che siamo giunti da Torino quel cane sarebbe morto? E’ questa la domanda che rigiro a chi di dovere. Invito il sindaco di Campobasso a effettuare un giro per il canile per rendersi conto di cosa sto parlando. Lo invito a guardare negli occhi di quei poveri cani che ti chiedono quasi di essere uccisi per non vivere più una simile atrocità sulla propria pelle.
Se è questa l’intenzione è meglio che si proceda ad una eutanasia di massa dei cani, piuttosto che mantenere una struttura che non ha nulla di un canile sanitario, ma è più paragonabile ad un lager. E’ dal 2009 che veniamo a Campobasso ed ogni volta che scendiamo cerchiamo di portar via il maggior numero possibile di cani per l’adozione visto che la nostra associazione riceve diverse richieste di adozione anche di cani malati. Noi volontari ci impegniamo al massimo delle nostre possibilità per dare una mano ai canili, ma gli stessi canili non possono solo appoggiarsi al mondo del volontariato.
Ci sono delle leggi da rispettare, credo che anche la Regione Molise ne abbia qualcuna in merito – ha sottolineato la Costa – quindi non vedo perché tali leggi non debbano essere rispettate.
Un preciso resoconto, anche e soprattutto fotografico, della nostra visita a Santo Stefano è stato già redatto e a breve sarà consegnato anche al sindaco di Campobasso Gino Di Bartolomeo. In contemporanea il documento sarà inviato anche a Eduardo Stoppa di Striscia la Notizia con il quale l’Eipa ha uno stretto legame di collaborazione.
Come Eipa siamo disponibili, anche insieme ad altre associazioni, a supportare l’Enpa Campobasso qualora si decida di adire le vie legali e denunciare alla Procura della Repubblica l’assurda vicenda del canile comunale. Qualcuno doveva essere a conoscenza delle vicissitudini vissute dai cani in questione, però ha preferito tacere e far finta di nulla.
Debbo riconoscere che i volontari di Campobasso hanno un gran de coraggio a impegnarsi in prima persona in una struttura simile, io non so se riuscirei ad andare avanti in queste condizioni e cosa ancor peggiore nella totale indifferenza dell’amministrazione comunale e dei gestori della struttura. Ho visto che erano in atto degli interventi di abbellimento di fioriere, ma credo che sia più necessario attuare altre tipologie di lavori per salvaguardare meglio la salute dei cani ospitati.
C’è una parte del canile che sta crollando su se stessa a causa di una frana atavica. Cosa si sta facendo in merito?
E’ necessario che la situazione peggiori ulteriormente prima che qualcuno capisca che c’è l’urgenza di approntare lavori di riqualificazione totale delle strutture? E’ pur vero che la capienza è al limite se non addirittura oltre, ma bisogna assolutamente trovare una soluzione il prima possibile. Altra cosa da sottolineare è la mancanza di un veterinario. E’ mai possibile che noi dell’Eipa abbiamo dovuto sollecitare l’intervento di un sanitario con la minaccia di denunciare il tutto ai Carabinieri per porre quantomeno un rimedio parziale a qualche situazione più grave?
Ogni volta che possiamo cerchiamo di portar via il maggior numero possibile di cani da Santo Stefano proprio per dargli una nuova e concreta possibilità di vivere in una famiglia che si prenderà cura di loro e non lasciarli da soli e abbandonati ad un triste destino. Questa, però, non è l’unica soluzione del problema. Bisogna che chi di dovere sul territorio comunale e regionale faccia il proprio dovere sia esso amministratore, volontario o semplice gestore della struttura. Solo così si potrà dare dignità ai cani e decoro alla struttura – ha concluso Giuliana Costa -».
Molto probabilmente la questione canile di Santo Stefano tornerà agli “onori” della cronaca nazionale e senza dubbio si attiveranno tutta una serie di polemiche e riflessioni che sono già state elaborate negli anni passati, ma che a tutt’oggi non hanno portato a nessun tipo di risoluzione definitiva.
Stefano Venditti
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Villacidro: Angelo massacrato dai bambini incitati dagli adulti
4 luglio 2011 -
AGGIORNAMENTO
Le associazioni FRECCIA 45, unitamente a OMBRE a 4 ZAMPE ed al COMITATO SARDEGNA ANIMALI, depositeranno in data odierna esposto presso la Procura della Repubblica, Tribunale di Cagliari.
QUANTO ORRORE ANCORA DOVREMO SOPPORTARE?
Chiliamacisegua chiede conto al Sindaco di Villacidro, Signora Teresa Maria Pani, di questo ennesimo orrore, accaduto nel suo territorio, che non può e non deve restare impunito.
Che individui i colpevoli di tale violenza inaudita e li isoli dalla comunità, denunciandoli alle autorità competenti: che le mele marce devono essere buttate nel posto a loro congegnale: il bidone dell’immondizia.
Chiliamacisegua
I FATTI
http://www.stregagatta.it/Adozioni/Dettaglio.aspx?id=16377
Ha bisogno di te!
ANGELO, massacrato dai bambini incitati dagli adulti
| ANGELO è un cucciolo di circa 4 mesi, finito mercoledì 28 giugno in clinica e operato urgentemente. La sua vita è appesa ad un filo. Durante l’intervento gli è stata ricucita l’uretra perineale, lacerata dai colpi ricevuti. E’ accaduto a Villacidro, l’ennesimo episodio di violenza sui cani vaganti.
Ciò che inquieta maggiormente è che a compiere la vile azione pare siano stati dei bambini con dei bastoni, incitati alla violenza nei confronti del cucciolo, da alcuni adulti alle finestre delle abitazioni. Tutto questo è accaduto in una via centrale del paese. Chi ha salvato Angelo l’ha da prima portato a casa, ripulito e rifocillato, anche se era talmente spaventato che non ha voluto saperne di mangiare. Dopo qualche minuto però il cucciolo ha avuto dei malori, vomiti e perdite di sangue. Quindi la signora è corsa in clinica veterinaria, ma da subito i medici hanno capito la gravità del caso. Dalle lastre è risultata una grave emorragia interna, causata da qualche colpo ricevuto. L’intervento è durato circa due ore, ma ancora non si sa se Angelo sopravvivrà. La stessa persona sempre a Villacidro, ha salvato qualche mese fa 4 cuccioli che erano stati sepolti vivi nella vicina pineta appena sopra il paese. Li ha tirati su sino a svezzarli e grazie all’intervento dell’associazione “Ombre a 4 zampe” i 4 cuccioli hanno trovato una famiglia in nord Italia ed ora stanno benissimo. A Villacidro la popolazione sembra intollerante nei confronti dei quattro zampe. Questi sono solo alcuni degli episodi di maltrattamento nel centro del Medio Campidano, mentre la popolazione canina sembra non abbia fine. Colpa delle cattive abitudini degli abitanti che, sapendo di non correre alcun rischio, non essendoci alcun controllo da parte degli organi preposti, permettono ai loro cani di uscire liberamente dalle abitazioni, in giro per le vie, da soli, con tutti i rischi che questo comporta. Le sterilizzazioni sono poi un miraggio, e dunque le conseguenze non possono essere che l’aumento del randagismo, mentre il Comune paga fior di quattrini per mantenere i cani accalappiati che vengono portati in un canile di Olbia, in attesa che venga ultimato ed entri in funzione il canile comunale in costruzione da circa dieci anni. Ora c’è da sperare che Angelo, se riuscirà a salvarsi, possa trovare, come i quattro cucciolini sepolti vivi, una famiglia che lo ami davvero come merita.
|
Sindaco di Villacidro
Teresa Maria Pani
SCRIVERE A
sindaco@comune.villacidro.ca.it;
sindaco@pec.comune.villacidro.vs.it;
teresamaria.pani@comune.villacidro.vs.it;
adriano.muscas@comune.villacidro.vs.it;
polizialocale@comune.villacidro.vs.it;
poliziamunicipale@comune.villacidro.ca.it;
campestri@comune.villacidro.vs.it;
turismo@comune.villacidro.ca.it;
servizisociali@comune.villacidro.ca.it;
info@lacoscienzadeglianimali.it;
redazione@antenna1sardegna.tv;
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LA PADANIA 3 LUGLIO T’AMAVO PIO BOVE ASINO CHI LEGGE
2 luglio 2011 -
LA PADANIA 3 LUGLIO T’AMAVO PIO BOVE ASINO CHI LEGGE
Finalmente!
Inizia il primo sistematico viaggio giornalistico nei palii di cui nessuno parla, un viaggio nelle corse barbare in nome della tradizione.(sic!)
Primo resoconto sugli asini felici di farsi trascinare, sui buoi ancora più felici che corrono più veloci dei cavalli trainando carri, circondati da ali festanti di cavalieri muniti di bastoni appuntiti.
Qualche bovino stramazza al suolo, esausto di gioia, felice di rendere sacrificio alla tradizione dei palii, dei carresi, delle feste “benedette”, sulle quali nessuno aveva ancora osato alzare il velo di un’inchiesta.
Ma rompe il silenzio, come sempre d’abitudine ormai, la Padania, offrendoci un tormentone estivo.
Ecco la prima puntata del sagace quanto atteso “Gioco dell’oca” versione brubru ,”giocato” da Stefania Piazzo, che ci accompagna nelle sagre (in)civili delle regioni (in)civili.
Puglia, Umbria, Campania, Sardegna, Molise , Sicilia come primo assaggio di rispetto della legge della costumanza.
Ci mancava questo tassello, alternativo alla legge 189. Ora la lacuna è colmata.
Ministero della Salute, Direzione generale, Task Force, Nas, che ne pensano, si interroga la Piazzo, assieme a Chiliamacisegua e a tutte le persone che si battono per l’affermazione del rispetto della vita?
Ecco allora su la Padania tutti i riferimenti per “divertirsi” su youtube e assaporare il delirio della folla, l’esaltazione del..popolo bue.
Ancora una volta, grazie Piazzo.
Buona lettura e come sempre, buona indignazione.
Chiliamacisegua
VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE……………..
T’AMAVO PIO BOVE ASINO CHI LEGGE
“ Questa volta bisogna armarsi anche di youtube. E allora se le parole non bastano, armiamoci di computer e di questo benedetto youtube e guardiamo le stringhe che riportiamo in pagina.
L’adrenalina salirà, l’eccitazione della corsa farà il resto, l’euforia per la competizione degli zoccoli che sfidano la loro stessa natura faranno il resto.
Che momenti! Ancora, ancora, ne vogliamo ancora.
Se affondi gli occhi nelle corse degli asini, dei maiali, dei buoi, dei palmipedi, di tutta la specie più o meno divertente per ammazzare la noia e rinverdire l’identità, secondo il gusto della tradizione che usa la vita degli animali, sovvertendo le loro caratteristiche etologiche, in nome della superiorità dei diritti dell’uomo di forzare la natura, allora c’è da augurarsi che gli animali siano meno civili di quanto già siano, e provino un po’ ad essere barbari.
Perché, come acutamente scriveva Nietzsche, «solo i barbari sanno difendersi».
Ma barbari, non sono. Proveremo ad esserlo allora noi, barbari, per difendere chi da solo non ce la fa.
Iniziamo così, nel nostro ruolo di barbari difensori di una civiltà senza cittadinanza.
CHIEUTI
Guarda come corrono i buoi. Che belli. Sbavano, sfiniti, zoccolo su zoccolo, al trotto, al galoppo. Gli occhi allucinati di chi non sa più perché sia al mondo, e se merita di esserci, nel mondo di Chieuti, provincia di Foggia, ogni 22 aprile.
Se non ci credi, guarda:
http://www.geapress.org/corse-palii-giostre/buoi-da-corsa-succede-in-molise-video/14628
ma anche “Corsa buoi 2007 Chieuti(FG) – APRI GLI OCCHI”, su youtube.
Che accade? Nel primo filmato… che dire, un bue stramazza al suolo, forse collassato. Forse chissà, magari nella vita è nato per fare altro.
Li pungono, i miti buoi, con bastoni appuntiti, accerchiati da cavalieri che fanno da ala al carro che loro, buoi predestinati, devono trascinare sino al traguardo, pungolati per non perdere il ritmo. Olè. Non si sa mai si ribellino, e mandino mitemente a quel paese i loro cavalieri, fermandosi e chiedendosi quale follia umana possa obbligarli a divertire un paese, una comunità.
Si chiedono quale tradizione abbia il diritto di usarli così in nome di una storia che aizza la corsa. Si chiedono quale sindaco, quale prefetto, quale carabiniere, nonostante il divieto eventuale dell’asl, conceda ancora che lì come altrove i buoi debbano uscire dalla stalla per far ridere, divertire, scommettere.
Altro che “mite un sentimento, di vigore e di pace al cor m’infondi, o che solenne come un monumento Tu guardi i campi liberi e fecondi”.
Il monumento all’umiliazione dell’umanità e della animalità si erge su tutto.
Anche se non tutti sono d’accordo, anzi.
Ancora su youtube, un filmato di poche immagini fa scorrere questa angusta scritta. Angusta per la legge che decreta il rispetto degli esseri senzienti e dell’etologia degli animali: “I nostri buoi dopo aver finito la loro felice carriera come “buoi da corsa”, terminano i loro giorni al pascolo”.
Certo, la felicità che esprimono nella corsa è così evidente
che non paghi ricomincerebbero.
Che fortuna nascere bue a Chieuti se guardi “VIVA LA CORSA DEI BUOI-CHIEUTI (FG)”.PORTOCANNONE
Altra corsa, altro regalo. Si va a Portocannone (Campobasso), vedi “Corsa dei Carri – Portocannone, 5 giugno 2006… by Daniela”, in onore della Madonna di Costantinopoli, s’intende… che non vede l’ora di godersi lo spettacolo dei buoi lanciati dall’alto. “In paese – si legge – i cuori palpitano e sperano che il primo ad arrivare sia il carro armato. Il carro dei giovani entra trionfante, la gente è in delirio». E va beh.
S. MARTINO PENSILIS
Il Molise fa scuola. Anche a San Martino in Pensilis in provincia di Campobasso è un altro delirio di…. folla ogni 30 aprile, come attesta su youtube “CORSA DEI CARRI 2011 – IL CAMBIO”. Oppure “Carrese 2011”.
Buoi che corrono su una specie di biga, altri che si liberano dal carro e si scagliano sugli uomini, altri ancora che riprendono la corsa sull’asfalto mentre piove a dirotto accompagnati da cavalieri “armati” di lunghe lance. Una grazia per gli occhi, un fior fiore di benessere animale. C’è infine la concitazione per un incidente, l’arrivo dell’ambulanza. La corsa di un cavallo fuori controllo sulla strada.
Studiare, studiare bene la tradizione.
URURI
E Ururi? Il 3 maggio in questo Comune, un’altra volta in provincia di
Campobasso, corrono ancora i buoi. E si legge: «Tutta la comunità è coinvolta in questa manifestazione, nessuno si sente escluso è la festa per eccellenza, il momento straordinario che evoca ricordi ed emozioni. Il giorno della corsa dei carri tutti possono avvertire un’atmosfera particolare quasi irreale, in cui parole e gesti sono cariche di emotività e di tensione. C’è una spontanea predisposizione a liberarsi dei condizionamenti quotidiani, a lasciarsi prendere dall’impeto naturale che trasmette la potenza dei buoi lanciati in corsa da decine di cavalieri che li circondano, li incitano ad andare sempre più veloci.
Il rumore dei carri, le grida dei cavalieri che si mescolano con le invocazioni, i pianti, l’euforia, l’esaltazione della gente che partecipa in maniera viscerale agli intensi minuti in cui si consuma la corsa sembrano quasi rapirti, cancellano l’indifferenza dello spettatore, lo coinvolgono interamente.
È la dimensione naturale della vita che esplode nella sua dimensione più potente è nella corsa dei carri va oltre il puro spettacolo, diventando rappresentazione storica e simbolica». Insomma, una catarsi collettiva.
Vedi su youtube “carrese
di ururi 2008”, ad esempio, oppure “Ururi La Carrese 2008”, con una trepidante attesa mentre i carri irrompono nel centro del paese, annunciati dalla gazzella dei carabinieri a sirene spiegate.
Oppure mentre si rincorrono e sorpassano sprezzanti in strade aperte di campagna. La storia, la tradizione, l’identità.
Vedere e riflettere.
Una volta i buoi trainavano l’aratro. Ora devono riscattare questo sorpasso della tecnologia e sorpassare i propri simili per essere felici e fare felice la tradizione.
È naturale, no? Se il trattore li ha sgominati sul campo, almeno siano utili per altro.
CAMPOSANO
Come a Camposano (Napoli), palio del Casale questa volta con gli asini che non vedono l’ora che arrivi maggio per correre. Felici anche loro come i buoi. Come documenta un altro illuminante filmato postato su youtube, “PALIO DEL CASALE.wmv”.
Bello, proprio bello. Vieni qui asino che decido che fare di te.
E più ci riesco più sono bravo. Che momenti, che gioia.
Asino chi manca.
ALVIANO
Ma più tradizionale e identitario per l’asino è il palio di Alviano (Terni)
(guardarsi sempre su youtube “Alviano – Palio degli Asini 2010”). Tirati, strattonati, trascinati per il morso dove vuole il conduttore, che piaccia o non piaccia.
E come si divertono, gli asini. E anche gli umbri ternani.
Bello anche questo. La civiltà tirata per la corda.
Asino chi legge il contrario, ovviamente.
CAMPOBELLO
E altrove? Cambiamo genere, andiamo sul tradizionale, siamo a cavallo. Andiamo a Campobello di Licata, in provincia di Agrigento.
A fine giugno si corre in onore del santo patrono S. Giovanni Battista. In contrada Gessi si svolge il “Trofeo equestre”.
Ma toh, ma va là, sono così controllati i cavalli che dal benessere per aver divertito una femmina, alla fine delle prove di abilità, cade stremata.
Un malore.
Ma toh, ma va là, era gravida.
SUPERSANO
Dal 1° al 5 luglio invece a Supersano (Lecce), ci si divertirebbe un mondo a far trainare ai cavalli dei carretti stracolmi di pietre e sassi per ricordare la Madonna di Coelimanna.
Il percorso? Dicono montagne russe, e a ogni giro, giù con altri sassi, così vediamo chi resiste di più.
Il benessere della tradizione, signor prefetto.
Il benessere della stoica resistenza, cara asl, mentre si aiuterebbe chi eventualmente cade a tirarsi su in modo rigoroso e pungente.
ORISTANO
Polemiche a non finire per la Sartiglia di Oristano (si corre l’ultima domenica e il martedì di carnevale), in cui nell’ultima edizione ai primi di marzo, un cavallo è stato vittima di un classico incidente.
E una spettatrice, per destino, è stata colpita dalla ferratura di un cavallo.
Classica anche la ferrura, pare. Vuoi mettere gli altri però come si sono divertiti.
Ma le evoluzioni, le piramidi mascherate dei cavalieri con i cavalli che corrono appaiati, è tradizione. È identità correre il rischio di fare acrobazie in corsa, a rischio e pericolo di uomini e cavalli.
Ma è la tradizione. Se il cavallo si spacca è incidente. E se cade l’acrobata?
Guardiamoci youtube, “Sartiglia di Oristano: acrobazie dei cavalieri alle pariglie”, oppure se non cade “06-03-2011 Sartiglia 2011 – Le pariglie – Spettacolare Piramide!!!”.
Finché dura. Ma che spettacolo, che abilità.
ARDIA
Andiamo poi alla corsa dell’Ardia, ancora in Sardegna. Dopo l’ordinanza Martini, meno cavalli…. ma andiamo a curiosare quel che si consentiva prima: digitate “Sardegna S’ Ardia spettaccolare corsa di cavalli”, youtube documenta la civiltà di una gara tra muri a secco, fondi polverosi, assenza di protezioni, folla attorno.
Fucili che sparano a salve a ripetizione. Un vanto in pendenza, un vanto accidentato, irto, ma un vanto.
E se non basta l’ordinanza Martini per dare la certezza che il rischio non giustifichi la corsa, c’è la tradizione, la difesa della consuetudine che non teme di violare la legge, che non si interroga sull’esistenza della 189 che dal 2004 e degli articoli 544 bis e 544 ter e 544 quater, laddove si punisce “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale”, o “chiunque organizza o promuove spettacoli o manifestazioni che comportino sevizie o strazio per gli animali”.
Ma è chiaro che nelle corse dei buoi o degli equidi o degli asini, non c’è strazio, e se la lesione c’è, la necessità è la tradizione.
Dove sta il problema? (1-segue)
s.piazzo@lapadania.net
(93 – continua)
03 luglio
*NOVANTATREESIMA PUNTATA
*T’AMAVO PIO BOVE ASINO CHI LEGGE
PALII E CARRI, TRADIZIONE CHE TRAVOLGE. MINISTERO CHE NE PENSI?
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LA PADANIA 26 GIUGNO LA PROVINCIA DI PERUGIA È PIONIERA
26 giugno 2011 -
LA PADANIA 26 GIUGNO LA PROVINCIA DI PERUGIA È PIONIERA
E’ sempre così. Chi non ha poteri fa. Lavora. Cerca soluzioni per la gente.
Chi ha poteri “non ha mezzi, non ha fondi, non ha tempo“, scrive la Padania.
E’ tutta questione di Grifoni.
Quello alato e passante, cioè che cammina, simbolo della Provincia di Perugia, senza competenze in materia di veterinaria animale, è diventato l’emblema di una rivoluzione in cammino e di un metodo di
lavoro che Stefania Piazzo ci racconta in un viaggio dentro la campagna contro gli abbandoni che l’Ente ha presentato congiuntamente al Ministero della Salute, volendo accanto a sé nel lancio Rosalba Matassa, ovvero la Task Force del Ministero, e la stessa giornalista d’inchiesta che di recente ha iniziato a scavare nella malasanità veterinaria umbra, e non solo.
Aviano Rossi, vicepresidente della Provincia, prima e unica per ora in Italia tra le pubbliche amministrazioni ad aver lanciato una battaglia serrata contro il reato penale degli abbandoni, ad aver valorizzato il ruolo sociale dello Sportello del cittadino e del suo Sportello a 4 Zampe, non dà alibi così a chi invoca la mancanza di fondi.
Bastano cervello, determinazione, voglia di rompere il muro dell’indifferenza, alleandosi con l’informazione e stanando le Istituzioni locali a collaborare.
Perugia fa scuola. E gli altri stanno purtroppo ancora a guardare.
“Non hanno mai soldi abbastanza”……….
Buona lettura e, come al solito buona indignazione
Chiliamacisegua
26 giugno
Viaggio nell’Italia bestiale a cura di Stefania Piazzo
“…………..Credere nelle proprie forze e nell’amore per un’idea spiana la strada. Se è l’anima che fa la differenza, è solo questione di tempo.”
(92-continua)
NOVANTADUESIMA PUNTATA
LA PROVINCIA DI PERUGIA È PIONIERA
Un modello. Chi non ha poteri lavora, chi ha poteri “non ha mezzi, non ha fondi, non ha tempo”
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Marine di Salve:ennesimo esempio di indifferenza pugliese verso i suoi randagi. Aggiornamento
15 giugno 2011 -
Chiliamacisegua occupatasi decine di volte della Puglia indifferente nei confronti degli animali, inoltra questa mail pervenuta che ancora oggi 15 giugno 2011, sottolinea quanto questo territorio volti la faccia dall’altra parte pur di non affrontare il fenomeno randagismo, in spregio alle legge 281/1991 e al rispetto che si deve alla vita.
Quando la Puglia si deciderà ad applicarla questa legge che tutela i randagi, quando si risveglierà dal torpore e dalla inciviltà, avrà lasciato sul campo centinaia di vittime innocenti morte a causa proprio della indifferenza mostrata senza vergognarsi nemmeno un pò.
Chiliamacisegua
Nota
Qualche link di riferimento Puglia e Chiliamacisegua in allegato
MAIL RICEVUTA ED INOLTRATA
A
info@lacoscienzadeglianimali.it;
assessore.romano@comune.salve.le.it ;
assessore.carrozzo@comune.salve.le.it ;
poliziamunicipale@comune.salve.le.it ;
aptlecce@viaggiareinpuglia.it ;
segreteria.presidente@regione.puglia.it ;
quiregione@regione.puglia.it ;
segreteria.martini@sanita.it ;
ladenuncia@quotidianodipuglia.it;
redazione@iltaccoditalia.info;
redazione@giornaledipuglia.com;
From:L G
Sent: Wednesday, June 15,2011
Subject: marine di Salve – situazione cani
Di ritorno da un soggiorno di una settimana a Marina di Pescoluse, Comune di Salve (Lecce), scrivo per manifestare tutta la mia indignazione.
“Degrado” è il termine che meglio descrive la situazione che vi ho trovato. Sporcizia, rifiuti, materassi e copertoni sparsi nei rari quadrati di verde rimasti tra le case più o meno costruite.
E, soprattutto, un numero inaccettabile di cani randagi per la strada. Veri e propri branchi, completamente abbandonati a sé stessi e al buon cuore di chi decide di portare loro un po’ d’acqua e di cibo.
Una situazione insopportabile sia per chi, come me, i cani li ama molto, sia per chi non li ama affatto o ne ha addirittura paura.
Una situazione a mio parere molto pericolosa, prima di tutto per la circolazione stradale, e poi perché, pur essendo fortunatamente tutti animali non aggressivi, potrebbe comunque verificarsi un incidente, magari a qualche persona non abituata a interagire correttamente con i cani o a qualche persona che tenti di portare a spasso il suo, di cane. Non ho potuto fare a meno di prendere a cuore la situazione di una cagnolina, particolarmente sofferente. La ho portata da un veterinario, che mi ha indirizzato ad una volontaria della zona.
Questa signora in meno di 12 ore ha preso la cagnetta e la ha portata all’ASL, dove è stata sterilizzata. E si è impegnata per fare altrettanto con le altre femmine del branco, molto probabilmente gravide.
Mi chiedo perché tale interessamento non sia venuto da qualcuno del posto. Forse credono che le prossime cucciolate di randagi potranno meglio attrarre i turisti nelle stagioni a venire?
Oppure non sono sufficientemente informati sul fatto che la sterilizzazione è l’unico modo efficace per risolvere il problema e che per fortuna esistono persone preparate e disponibilissime ad aiutare in questo senso?
Oltre a tutto ciò faccio presente che io e la mia famiglia, che abbiamo portato in vacanza con noi le nostre due cagnoline, non abbiamo trovato nemmeno una spiaggia dove fossero ammesse, nemmeno al guinzaglio.
Quindi per assurdo noi avremmo rischiato una bella multa portandoci al mare le nostre cagnoline, legate, vaccinate, microchippate e sterilizzate, mentre sulla stessa spiaggia si vedevano circolare i cani che l’amministrazione locale non sa o non vuole gestire. Proprio i Comuni che vivono così pesantemente il problema del randagismo non dovrebbero per primi promuovere iniziative volte a disincentivare gli abbandoni e ad educare la popolazione? Per esempio riservando un tratto di spiaggia anche a chi il cane sceglie di portarselo in vacanza?
Ovviamente noi non torneremo a vedere il vostro bel mare e lo sconsiglieremo decisamente a chiunque ci chiederà un’opinione.
*L G (Bergamo)
*LETTERA FIRMATA
LA RISPOSTA DI RAFFAELA VERGINE COMPRESA NEI DESTINATARI
Sono una cittadina Salvese nonché presidente dell’ass ZampaLibera ass. del territorio e iscritta all’ass. Chiliamacisegua.
Ho avuto il piacere di conoscere Laura, perché come è di consuetudine, d’innanzi allo sconcerto , le perone vengono indirizzate alla sottoscritta. Mi sono mortificata e vergognata per quello che anche quest’anno offriremo del Salento. Sì perchè questa è l’altra faccia del Salento, quella che per quasi 20 anni ha disinteressato totalmente istituzioni, uomini politici, uomini di cultura.
Al mio sindaco voglio solo dire che non deve dispiacersi per queste considerazioni, commenti dei turisti perché non sono né le prime , né saranno le ultime. Questa fotografia scattata ,della marina di Salve sicuramente non piace ma è una foto, che ha impressionato la cruda realtà.
L’associazione ha tamponato negli anni per non arrivare al disastro o alla tragedia , ma non deve sostituirsi alle competenti istituzioni.
Per informazione rendo noto che Salve facente parte dell’Unione dei Comuni “Terra di Leuca” ha per statuto anche il compito di gestire e risolvere il fenomeno randagismo come quello dell spazzatura credo dal 2003 o prima
In quell’anno la giunta ha approvato un Regolamento per la tutela degli animali, che nessuno dei 7 sindaci conosce e che rimane lettera morta.
Regolamento comunale equivale a legge da rispettare?
Nel 2006 L’unione Dei Comuni ha ricevuto un Finanziamento da parte del Min. della Salute per il Progetto ARGO-RETE, da me stessa elaborato, fissando chiari e precisi obiettivi a breve , medio e lungo termine con indicazioni, in calce per la costruzione di un centro servizio cinofilo.
Dic 2009 la Regione Puglia cofinanzia il progetto.
A tutt’oggi ancora non siamo arrivati ad una delibera definitiva.
Il segretario e il sindaco di Salve hanno affermato, nell’ultimo incontro, di appena 3 gg fa, che si impegneranno seguire la procedura per la realizzazione del progetto.
Ma non è tanto la struttura mancante che causa il persistere e l’aggravarsi del problema del randagismo, quanto una serie di inadempienze e di iniziative di prevenzione , di attuazione e rispetto delle norme.
L’anagrafe canina non viene pubblicizzata né attuata come prevede la legge.
Non ci si interessa né se i cani sono microchippati, né se sono iscritti all’anagrafe.
Questo ovviamente favorisce e consente gli abbandoni o la chiusura nel canile prigione convenzionato, anche di cani di proprietà, caricandone la spesa sulla comunità.
Questo rende possibile la detenzione di cani in condizioni aborrevoli
Questo impedisce la presa di coscienza e l’assunzione di responsabilità di chi si prende un cane in casa.
Il Piano di sterilizzazione fortemente voluto e progettato dalla sottoscritta ,il progetto SMAC , quale sottoprogetto di ARGO-RETE, è stato dopo forte insistenza attuato ma poi non più sostenuto.
Eppure la somma rispetto a quello che si spende per il canile è stata veramente irrisoria: € 7500 per circa 120 cani sterilizzati.
Quanto ha risparmiato ogni comune dell’unione, per cani randagi o vaganti non scaricati nel canile che a volte la gente, ed è anche comprensibile, non tollera, perché non nati ? (Una cagna ogni 6 mesi partorisce in media 8 cani, in 2 anni la discendenza della 1° cagna conterà 1247 cani)
Ma nessuno sindaco dell’Unione ha mai richiesto di conoscere i risultati ottenuti e valutare la convenienza o meno del progetto.
Nessuno dei sindaci si chiede quanti cani suoi sono rinchiusi in canile, quanti cani le associazioni sono riuscite a liberare dalla prigionia e a dare in adozione.
Nessuno dei sindaci ,nonostante relazioni presentate e numeri forniti si sono presi il fastidio di pensare alla sterilizzazione come unico mezzo per “eradicare il randagismo”.
A tutt’oggi ancora la questione cani e animali in generale, è una questione che deve essere messa ai margini di ogni dibattito politico, anzi meglio ignorata.
Quale ne sia il motivo va ricercato in una cultura umanista affermatasi che non riesce a volgere lo sguardo oltre e non si rende conto che ormai siamo in un’era post-umanista . Ma questo è un altro capitolo.
Non più tardi dell’altra sera durante un corso di informazione per associazioni, presso il CSVS di Lecce, un volontario di una associazione avente come target gli esseri umani , riteneva le associazioni animaliste non aventi finalità sociali e per tale motivo non possono essere incluse nell’albo regionale delle associazioni……….
Personalmente votata al cambiamento, un auspicio ….che il cambiamento inglobi sempre più persone e a più livelli.
Raffaela Vergine
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LA PADANIA 5 GIUGNO LA GIURISPRUDENZA NON LASCIA LA VETERINARIA IN MUTANDE
4 giugno 2011 -
LA PADANIA 5 GIUGNO LA GIURISPRUDENZA NON LASCIA LA VETERINARIA IN MUTANDE
Un cane vale una mutanda? Mah…
Vediamo la questione che ci pone questa settimana con ironica e dissacrante verita’ la Padania.
Domanda: ma se si sequestrano due paia di mutande rubate al supermercato perche’ prova del reato in flagranza, com’e’ che troppo spesso e volentieri la polizia giudiziaria in divisa e quella non in divisa come i veterinari pubblici non sequestrano gli animali o i canili vittime di maltrattamento?
Eppure, come ci spiega e argomenta in questo preziosissimo ‘bigino’ di incontestabile giurisprudenza, Stefania Piazzo, che fa giusta sintesi delle sentenze della Cassazione che la Lav propone come strumento di lotta al crimine, veterinari pubblici e pg possono e devono procedere al sequestro anche senza bussare al magistrato.
Ci spiace, non hanno alibi.
Peggio, commettono omissione e concorrono al reato che non denunciano. Sorte che e’ capitata, cita la Piazzo, soffermandosi sulla testimonianza di un magistrato di Cassazione, a due tecnici ambientali in Friuli che addirittura erano solo dei pubblici ufficiali.
Sono stati interdetti dai pubblici uffici.
Forza, allora, teniamoci cara questa nuova puntata sull’Italia bestiale che va a stanare l’inerzia delle asl e di certe forze di polizia, una paginetta ad uso e consumo dei volontari, delle associazioni, degli Sportelli a 4 zampe d’Italia.
E chi dice che non e’ compito suo sappia che la Cassazione si e’ gia’ espressa.
La veterinaria vuol restare in mutande?
Buona lettura
Chiliamacisegua
Convegno Lav a Milano con la Task force, ritardi e vuoti culturali nella difesa di chi deve tutelare il benessere animale
OTTANTANOVESIMA PUNTATA
LA GIURISPRUDENZA NON LASCIA LA VETERINARIA IN MUTANDE
Viaggio nell’Italia Bestiale
“E’ inutile che ci diciamo che ci vogliamo bene e che siamo bravi. Se siamo amici pietosi non curiamo l’amico che sbaglia”. Francamente quando un magistrato di Cassazione che fa giurisprudenza in materia ambientale e in diritti degli animali come Maurizio Santoloci parla ad una platea scelta di tecnici, di ufficiali di polizia giudiziaria, di veterinari pubblici ufficiali anche nella veste di ufficiali di pg, come ha fatto l’altro giorno allo strepitoso convegno che la Lav di Gianluca Felicetti ha organizzato a Milano, ospite dell’auditorium della Provincia e del suo Garante per gli animali, allora c’è non solo da
riflettere.
C’è da rivoltarsi come un calzino. Senza fare musi. Perché è un monito, un elegante invito a curarsi prima di “curare”, ovvero di spogliarsi della propria immunità istituzionale o professionale e corporativa e chiedersi perché ci sono situazioni in cui il dolore e il maltrattamento animale sono reato e vanno a processo contro altre situazioni che reato non lo diventano mai, e che processi non ne vedono mai. Nonostante il reato. Le forze dell’ordine e i veterinari cosa vedono?
Il tema è di quelli da 90, con la partecipazione del ministero della Salute, nella veste dell’Unità operativa, la Task Force per il benessere animale e contro i canili lager, coordinata dalla dr. Rosalba Matassa che di relazioni “va tutto bene” delle asl e delle forze dell’ordine deputate a rilevare i reati ne ha ormai pieni i cassetti, accanto ai cassetti in cui il ministero certifica che invece “molto va male”.
Il problema, in parte, è di assenza di cultura. Deficere è la parola tormentone.
Che fa il paio con quel colpevole “non facere” più volte rimarcato dall’inappuntabile procuratore capo presso la Procura della Repubblica di Bolzano, Guido Rispoli. Fuori dai denti, c’è chi non fa una beata… speranza…
Insomma, al convegno”La sofferenza animale tra aspetti etologici, veterinari e di diritto” ha centrato il segno: c’è chi fa e chi non fa. Si può tacere? Manco per sogno. A Santoloci, peraltro direttore dell’ufficio legale Lav va, accanto alla collega avvocato dell’associazione, Carla Campanaro, tutto il plauso per aver segnato la riga del confronto. Eccolo. Tutte le legislazioni in fatto di sofferenza, maltrattamento, sevizia, angoscia, paura, lesione, danno alla salute, sono avanti, da quella europea a quella dei trattati internazionali, alla giurisprudenza, alla Cassazione e sino alle leggi nazionali alle quali, ordinanze del sottosegretario Francesca Martini comprese, non manca nulla.
Quella che manca è una risposta a due episodi facili facili, tanto per fare un esempio come ha fatto didatticamente per il primo caso l’avv. Campanaro. Ironia della sorte, oggetto del contendere è un asino. Non gli danno da mangiare da dieci giorni, è denutrito. Ma per il veterinario dell’asl non c’è maltrattamento. Non ci sono leggi nazionali né giurisprudenza che tengano per l’infallibile pubblico ufficiale. Quando poi miracolosamente si è arrivati al sequestro della bestiola, l’asino non c’è più. Scomparso col maltrattamento fantasma. Due fantasmi. Certo, è un caso, ma è un caso sui tanti che evidenziano uno stato di malessere formativo. Di vuoto culturale, di inadeguatezza. Vogliamo parlare dei dieci anni di benessere certificato nel lager indiscusso di Poggio Sannita, di recente smantellato dalla Task Force che ha fortunatamente posto la parola fine ai nullaosta pubblici della beauty farm? Il maltrattamento per chi doveva intervenire era altro. Bastonate? Chissà. Se poi l’animale torna a mangiare, questo basta, non conta neppure il contesto etologico, l’ambito di relazione, il benessere. L’aspetto merceologico, economico, di res e non di essere senziente, è prevalente. La zootecnia contro il nuovo e consolidato approccio che ha il resto del mondo, che è arrivato prima di molte asl e forze di polizia a capire di che si parla.
D’altra parte se lo Stato ha ritenuto necessario l’istituzione di una Task Force per contrastare i canili lager la cui vigilanza sanitaria ricade sulla sanità veterinaria pubblica e sulla polizia in senso ampio del termine, significa che, ammessa la buona fede e l’ignoranza, il concetto di sofferenza animale non è chiaro a tutte le categorie che gli animali li devono difendere dagli aguzzini.
Gli onesti e coraggiosi veterinari di frontiera minacciati dalle mafie sul territorio od operativi con mezzi di fortuna, soli contro tutti, sono un dato di fatto, come tuttavia lo è l’inerzia di certi ambiti nel denunciare con coraggio l’inerzia del resto della categoria in un grido di riscatto dal “non facere” che diventa omissione . Parola di magistrato di Cassazione. Santoloci, che è anche gip a Terni, non fa sconti e si rivolge ai veterinari e agli organi di polizia, la polizia giudiziaria in divisa, gli “amici” di cui sopra ai quali voler bene curando il male.
Prende come esempio la confisca, un gigante che lui definisce sotto il profilo pratico un gigante dai piedi d’argilla. Serve il sequestro. Ma non sequestrano.
Perché? “Manca un approccio culturale corretto da parte delle Forze di polizia e della veterinaria pubblica quando riveste anche il ruolo di polizia giudiziaria”. Vuoto formativo, vuoto professionale.
Cita casi di sequestro in flagranza di reato, per evitare la reiterazione del reato. E’ il momento in cui la pg ha “superpoteri”, più della magistratura che deve mettere d’accordo due magistrati per il via libera ad un sequestro. E’ infatti in quel preciso istante, sul luogo del maltrattamento o del reato che si consuma a danno di animali, che la pg come forza di frontiera, prima ancora della magistratura, ha il potere e, soprattutto, il dovere di agire. Pena l’omissione, il non facere. Eppure che accade?
“La pg si limita a dare comunicazione del reato, e basta!!! Fa il verbale di annotazione oppure si mette a discutere sul “a chi tocca operare il sequestro”.
Allora, dopo l’asino denutrito, ecco la mutanda da supermercato. “Ho giudicato di recente un caso in tribunale in cui oggetto del reato erano due slip rubati al supermercato. C’era la flagranza, si è provveduto all’arresto e al sequestro.
E allora mi chiedo – affonda il lucido direttore dell’ufficio legale Lav – se la polizia giudiziaria sequestra due mutande fabbricate pure in Cina, valore commerciale pari a due lire, perché non pone sotto sequestro l’animale o il canile vittime di un reato?”. Ritorna l’incubo: il vuoto di formazione, il vuoto culturale.
E poi, ammesso si arrivi al dunque, che sequestro? Probatorio o preventivo?
Il sequestro probatorio, con l’elenco della spesa delle prove, fa tuttavia scattare a breve il dissequestro. L’imputato ammette, dice che “sì, è vero, il reato c’è”. E il magistrato che fa? Dissequestra il bene sequestrato, visto che è stata ammesso il delitto. Allora, forse forse val la pena insegnare alla polizia giudiziaria la via sicura del sequestro preventivo che “non è solo di competenza del pubblico ministero, anzi!! Gli effetti che ha sono sani: evita il reiterarsi del reato, regge al riesame e alla pletora di avvocati della difesa, porta subito in giudizio”.
Il sequestro preventivo è cardine sicuro del successo. La polizia giudiziaria (l’ufficiale di pg) può procedere (articolo 321, comma 3 bis codice procedura penale) di iniziativa al sequestro preventivo (ad esempio l’animale in stato di sofferenza) quando non è possibile per motivi d’urgenza attendere il provvedimento del magistrato.
Quante volte sentiamo dire dai veterinari asl o dalla polizia: “Non lo posso fare, non spetta a me”. Non è così. Devono.
Ciò che conta è spiegare, inculcare, che il sequestro è possibile anche quando
l’illecito è cessato (Cassazione, sentenza n. 3145 del 18/12/2000) , che il sequestro è un atto dovuto (Cassazione, sentenza n. 5021 del 16/5/1996). Quanto all’esigenza cautelare del sequestro anche dopo che si è consumato il reato, c’è pure la sentenza n. 29480 del 2007: “…anche dopo la consumazione del reato”.
Ribadito e strascritto (così come la condotta omissiva, frutto del responsabile del “non facere” è punita e ben descritta ancora dalla Cassazione, sentenza n. 24743 del 26 marzo 2010).
Tradotto, che vuol dire questo stare a guardare e non denunciare? La Lav rimanda ad un articolo del codice penale, il 40, 2° comma. Non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo. “Amici miei, vale per la polizia giudiziaria in divisa così come per la veterinaria nelle vesti di pg che vedendo un reato con l’obbligo giuridico di denunciarlo, non denunciano nulla!”. Vuoto formativo, vuoto professionale. Ma anche reato penale. E’
omissione, si concorre al reato. L’obbligo di denuncia, sia chiaro, vale anche per i veterinari privati, che esercitano un servizio di pubblica necessità (art. 359, comma 1, codice penale).
Accademica e perfetta, che fa al caso nostro, è la recentissima sentenza della Cassazione, la 3634 di quest’anno e che ha come oggetto l’interdizione dai pubblici uffici di due tecnici dell’Arpa in Friuli Venezia Giulia che avevano omesso di denunciare una discarica abusiva. “Erano soltanto due pubblici ufficiali”. Né più né meno come tanti veterinari pubblici.
I due tecnici sono stati estromessi dai pubblici uffici. Avevano anche loro l’obbligo giuridico di impedire l’illecito e non lo hanno impedito e ne risponderanno in concorso.
Eppure la giurisprudenza, che non abbandona neppure gli asini, non li avrebbe lasciati in mutande.
Incrociamo in sala lo sguardo e il commento di Gianluca Scagliotti, legale della Lega nazionale per la difesa del cane: “Oh, Ste, quanti pubblici uffici e ambulatori veterinari si svuoterebbero?”.
s.piazzo@lapadania.net
(89-continua)
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Il Tar riapre il canile di Cicerale
22 maggio 2011 -
Cicerale e Ragusa – abbiamo sbagliato: gli animali tornano ai proprietari delle strutture
di redazione | 22 maggio 2011

GEAPRESS – Poche settimane fa (vedi articolo GeaPress) era stata riportata la notizia degli ultimi cani portati via dal canile di Cicerale (SA). Felicità per quanti avevano lottato per la chiusura di un canile diventato per gli animalisti, quasi il simbolo di una sbagliata lotta la randagismo. Nella foto di copertina, scattata il giorno dello sgombero finale condotto dalla Task Force del Ministero della Salute con i Carabinieri del NAS di Salerno, venne immortalata la piccola segugia Marta ultimo cane ad uscire dalla struttura di Cicerale tra le braccia della giornalista Stefania Piazzo e della dott.ssa Rosalba Matassa, dirigente veterinario del Ministero.
Oggi è girata la notizia che il TAR di Salerno, su ricorso del gestore, ha annullato l’Ordinanza del Sindaco di Cicerale che nel maggio 2009 aveva disposto la chiusura del canile. Cicerale, pertanto, potrà riprendere i suoi affari con i Comuni del comprensorio. Sembra incredibile ma il motivo, forse, è sempre lo stesso. Così come avvenuto nelle Ordinanze anti circo (vedi articolo GeaPress) finchè una legge non dirà cosa queste strutture possono fare, vietando o disciplinandone l’attività, tutto si perderà in una serie infinita di cavilli, circolari, ricorsi, appelli, sentenze ed annullamenti. Cicerale, pertanto, sembrerebbe legittimata ad operare.
Una storia per alcuni versi analoga, anche se i provvedimenti sono di ordine penale, arriva invece da Ragusa e più esattamente da Scicli, dove nello scorso mese di marzo (vedi articoloGeaPress) un intervento della Forestale siciliana portava al sequestro di centinai di volatili di proprietà di un Medico Veterinario. La cosa fece talmente scalpore che alla conferenza stampa intervenne addirittura il Procuratore Capo della Repubblica di Modica (RG). Dichiarazioni che pesano come un macigno sulla regolarità della struttura e la provenienza degli animali. Il proprietario fa però un primo ricorso al Tribunale della Libertà che annulla il provvedimento di sequestro. Nel frattempo, altresì, sembrerebbe appurato che la struttura è abusiva e la Procura di Modica provvede (in aggiunta) ad un nuovo sequestro per gli animali appartenenti alla fauna selvatica ed alcuni relativi alla Convenzione di Washington sul commercio di fauna e flora in via di estinzione. Si provvede, inoltre, al sequestro della struttura. Il proprietario fa un nuovo ricorso al Tribunale della Libertà ed ottiene il dissequestro della struttura, mentre un terzo ricorso, secondo indiscrezioni pervenute, sarebbe già pronto per gli animali sequestrati un seconda volta (quelli di fauna selvatica e Convenzione di Washington).
Nulla da eccepire sulla legittimità sia dell’intervento del proprietario, che del Tribunale della Libertà. Stesso discorso, però, vale anche per il Servzio Cites del Corpo Forestale della Regione Siciliana e la stessa Procura della Repubblica di Modica. Se nessuno, infatti, ha diritto di additare il Veterinario denunciato di essere colpevole, è anche vero che non può dirsi il contrario semplicemente perchè nel merito della vicenda (come si dice nella sentenza anche lo stesso Tribunale della Libertà) può entrare solo chi dovrà giudicare la condotta.
Una verità insindacabile, però, su queste vicende esiste. Ovvero gli animali, per legge, sono “cose”, e lo stesso reato di maltrattamento (al di là delle roboanti dichiarazioni sulla sua validità) è ancora impostato sul danno causato alla sensibilità dell’uomo. I reati contro il maltrattamento, infatti, (il Veterinario di Scicli è imputato del più blando 727 C.P.) sono “delitti contro il sentimento per gli animali”.
Al di là di Cicerale e Scicli, proviamo solo un attimo a pensare se un ricorso, sia esso di ordine amministrativo o penale, venisse fatto contro un centro di accoglienza per anziani. Cosa accadrebbe? Verrebbero trasferiti in funzione di sequestri e dissequestri della struttura o dell’inficiamento di ordinanze sindacali, per le quali, si ricorda, vi è la possibilità di un secondo grado di Giudizio? (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).
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LA PADANIA 15 MAGGIO VOTA IL CANILE MIGLIORE: COLLELUNA O TODI? FOLIGNO O STRONCONE?
14 maggio 2011 -
LA PADANIA 15 MAGGIO VOTA IL CANILE MIGLIORE: COLLELUNA O TODI? FOLIGNO O STRONCONE?
Chissà se qualcuno che si rilassa sotto le ombrose frasche degli alberi secolari dell’ubertosa Umbria, ha un conatino di recrudescenza del senso della legalità, leggendo la Padania del 15 maggio!
E desidera passare ai fatti, ovvero indagare nella filiera dell’indifferenza, oltre la quieta apparenza?
Chiliamacisegua aspetta l’assolo di chi si ribella e che brandirà l’elegante e arguta inchiesta di Stefania Piazzo, per rimettere le cose al loro posto.
Stefania ritorna in Umbria, affonda in Umbria dove il cuore riposa nell’ozio del bello. Ritorna in Umbria, con un viaggio de la Padania nel quadrilatero … del benessere silenzioso e dell’eccellenza dei canili che sorridono per forza grazie ai Sindaci e alle Asl.
Colleluna, Todi, Foligno e Stroncone sono modello di vigilanza e salute? Modello di adozioni facili e di altrettanti rientri facilitati? Di registri che ti dicono alla perfezione chi entra, chi esce, chi muore? Di acqua limpida in ciotola e di fogne che sembrano la Grotta Azzurra, di cani mai a catena? Di zone d’isolamento che pare di essere alla Nasa, di cibo e farmaci cosi protetti che quasi sembrano Parmigiano sottovuoto?
E’ una bella gara dire chi e’ meglio, s’interroga il bisturi di Stefania Piazzo.
E allora si voti il canile migliore, la Padania lancia il tagliando-sondaggio.
Geniale siluro di gratitudine, inviato dagli ospiti dei canili umbri.
Good morning Umbria, seconda puntata.
Buona lettura e che porti indignazione!
Chiliamacisegua
GALLERIA DI FOTO
Alcune immagini di cani adottati e adottabili nei canili umbri
Vota l’eccellenza umbra, guarda negli occhi i cani e vota secondo coscienza!
LA PADANIA 15 MAGGIO
VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE A CURA DI STEFANIA PIAZZO
OTTANTASEIESIMA PUNTATA
VOTA IL CANILE MIGLIORE: COLLELUNA O TODI? FOLIGNO O STRONCONE?
Gara per l’eccellenza in Umbria
Registri, chip, acqua, adozioni. Dove sono i più virtuosi e dove sono le Asl, i Comuni dove tutto torna, modello di perfezione e attenta vigilanza
“«Amore, chi t’ama non sta ozioso, tanto li par dolce de te gustare, ma tutta ora vive desideroso, como te possa stretto più amare».
Si dice che Todi sia la città più vivibile al mondo. Ma non si dice cosa ne pensino gli ospiti del canile nella frazione di Monticello. Non lo si dice anche per uno dei canili di Foligno, nella struttura di via Caracciolo.
E chissà cosa si può dire su Stroncone e Colleluna che ricadono, identica sorte, nella vigilanza di Terni.
E allora votate. Diteci quale canile preferite.
Anche in Umbria ci sono cani e cani. Quelli che possono laudare come Jacopone, e quelli che laudano arrivando secondi.
L’opposto di lodare dovrebbe essere sparlare, irretire, trascurare. Ma i cani non sono capaci di fare il contrario di ciò che è bene.
E quelli che hanno a che fare con i canili? Istituzioni vigilanti e privati gestori? Di certo non recitano la ballata perché «A me venga el mal de l’asmo, iongasece quel del pasmo, como al can me venga el rasmo ed en bocca la grancìa».
Che, a quel tempo, era per dire: Signore, non sono stato mica buono con te, che me la merito qualche pena…
Ma in Umbria non c’è guerra tra Asl e gestori.
Tutto va bene.
Ma al can ci viene el rasmo, in Umbria?……….
COLLELUNA
Good morning Umbria, seconda puntata, secondo viaggio. Prima fermata era stata Colleluna. Ma ci torniamo. Un appalto strepitoso, una cooperativa degna di nota, l’Alis, un accordo per vincere l’appalto con una ditta, la Tecnovett, che è risultata anche inattiva dopo la chiusura dell’attività al canile di Rieti. E altre singolari tenzoni, di facile e precisa puntualità. Facciamo qualche domanda, certi che ci saranno immediate risposte. Quanti cani?……………..
TODI
E che dicono da Todi? A Todi il “Dominus” è l’Animal House in frazione Monticello. Cani come sopra, circa. 250 più un’altra manciata nella frazione di San Damiano in una struttura desiderosa di imminenti cure. La facilità con cui si adottano i cani è lodevole e soprattutto è straordinaria la velocità con cui gli adottati rientrano in canile se il proprietario per scelta sua li appoggia in pensione. Ma appoggiare i cani in pensione usciti da un canile è immorale, non è etico, non è economico, non è tollerabile.
E allora per fortuna c’è l’encomiabile gesto di generosità del gestore che si prende di nuovo in carico due maremmane perché il proprietario è impossibilitato ad ospitare i cani presso la propria abitazione per motivi personali. Un gesto di altruismo senza tempo. Firma unilaterale, e via. Firme di passaggio di proprietà l’Asl, o chi di competenza potrà verificarla per vedere se i microchip hanno cambiato unilateralmente dominus. Il caso di generosità è tuttavia finito disgraziatamente sul tavolo della Task Force del ministero della Salute, per studiare l’innovativa prassi di questo “rientro” della Provvidenza………..
TODI-FOLIGNO
Todi si intreccia anche con Foligno. Foligno si appoggiava a due realtà locali. Ma quando una di queste per ragioni di sovraffollamento fu alleggerita, i cani di San Feliciano vescovo andarono a Todi. Il Comune, d’intesa con la Lega del cane locale, l’assessore per le Politiche e le iniziative per la tutela degli animali e il dirigente dell’area sanità, avevano concordato di realizzare sul sito del Comune una pagina web per pubblicare le foto dei loro cani per incentivare le adozioni. Bisognava andare in canile. Ma non tutto fu immediato. D’altra parte, che bisogno c’era di entrare e fotografare di persona i cani, quando Todi è già modello di adozioni e le foto poteva mandarle da sè… I cani, come testimoniano i volontari, starebbero tutti bene, mescolati insieme promiscui anche in 16-17 per box belli grandi e spaziosi.
L’Asl certifica che nessun cane è a catena, e che nessuno ha problemi comportamentali, nessun cane è irritabile e non servono barriere speciali. Ora qualcuno vorrebbe verificare come mai i cani folignati deceduti (natura del decesso, ndr?) risulterebbero ancora vivi nei registri dell’Asl. Su 23, sette morti, sfuggiti al depennamento. Cosucce,……………..
FOLIGNO
Come accade anche altrove, ci si appoggia a una cooperativa. Ci sono una cinquantina di cani. La struttura ha bisogno di adeguamenti e infatti non sono mancate le ordinanze né le proroghe. Nel frattempo che il tempo si allunga e non si finiscono le opere che fa l’Asl? Nullaosta? Sceglie la strada migliore. Come mangiano i cani a Foligno? Sempre bene, il mangime come in tutti i canili è sigillato e stoccato lontano da escrementi.
L’Asl3 sa bene come vigilare sulla conservazione degli alimenti, come tenerli separati dagli animali sani, i cani convalescenti sono adeguatamente isolati rispetto agli altri e al cibo………………
STRONCONE
Quando ancora esisteva il canile di Rieti, nel primo tentativo di porlo sotto sequestro nel 2001, molti cani vennero appoggiati a Stroncone. Divenne da allora una sorta di “canile secondario”, tanto che diversi sindaci dopo l’esperienza spostarono i loro cani da Colle Arpea a questa struttura. Poi, negli ultimi mesi della gestione di Rieti, i volontari avevano avuto mezza idea di riportare i cani da Stroncone alla vecchia Rieti. Gli pareva meglio. Giudizio soggettivo, ovviamente……..”
(86-continua)
LA PRIMA PUNTATA DI GOOD MORNING UMBRIA QUI
LA PADANIA 8 MAGGIO CHE AVVENTURA, DALLE…MARMORE A COLLELUNA
RAPPRESENTANTI ISTITUZIONALI UMBRI
Catiuscia Marini Presidente Regione Umbria
Maurizio Rosi Assessore alla Sanità Regione Umbria
Antonino Ruggiano Sindaco di Todi
Leopoldo di Girolamo Sindaco di Terni
Nando Mismetti Sindaco di Foligno
Nicola Beranzoli Sindaco di Stroncone
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