INDIGNATAMENTE
4 gennaio 2012 -
Chiliamacisegua riceve questa accorata segnalazione e supporta la pressante richiesta di intervento. Mentre si domanda, basita, se le Istituzioni hanno finito di festeggiare il Santo Natale,
oppure se la prendono comoda, come sempre e stanno pensando già ai divertimenti del Carnevale!
Noi cittadini pretendiamo risposte, non indifferenza.
Due anni fa Chiliamacisegua è intervenuta per una situazione analoga e si è fatta carico della cura della maggior parte dei cuccioli di Sessa, che fortunatamente ora, sono stati
felicemente adottati, manlevando l’ Amministrazione dal suo precipuo compito.
http://www.chiliamacisegua.org/2010/01/25/chiliamalicura-cani-di-sessa-aurunca/
Chiliamalicura: cani di Sessa Aurunca
Chiliamacisegua non dimentica che molti dei cuccioli sono stati salvati per… un pelo: 116 cani tra cuccioli e adulti vivevano ai limiti della sopravvivenza, in box fatiscenti.
La relazione del veterinario di fiducia di Chiliamacisegua, descriveva parassiti di ogni genere: Ascaridi, Tegna, Trituris Vulpis e Coccidi.
Alcuni cani presentavano una vistosa dermatite forforosa in estensione riferibile a rogna demodettica.
E tutto questo, tra la generale abulia e ignavia di ogni uomo degno di considerarsi tale.
Era il 16 gennaio del 2009 quando la Asl, finalmente, intervenne per portare in salvo quelle creature.
Nel 2009 Chiliamacisegua chiese alle autorità competenti di tenere sotto controllo l’operato della Sig.ra L.C.,per impedirle di raccattare cani come roba, come cose, ma nulla è stato
fatto per proibire il sequel dell’orrore, se il 21 dicembre 2011 si è ripetuta la stessa orrida scena, lo stesso orribile copione.
Forse che Lorsignori aspettano nuove vittime per sgravarsi l’animo?
Chiliamacisegua che si fa portavoce dei cittadini e dei volontari che si sgolano per chiedere l’applicazione delle Leggi a tutela animali, non smetterà mai di richiamare al senso del rispetto
per la vita chi è deputato a farlo!
E al senso del dovere!
Indignatamente!
Chiliamacisegua
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MAIL RICEVUTA
Alla cortese attenzione del presidente di Chiliamacisegua Signora Corinna Andreatta
Oggetto: CANILE ABUSIVO DI SESSA AURUNCA
Gentile Presidente,
La informo che, fino ad oggi non si è fatto nulla per il canile abusivo della Sig.ra L.C. e, i cani rimangono nello schifo più assoluto ed i cuccioli continuano a morire.
Come mai il Comune di Sessa Aurunca non interviene?
Perchè è così lunga la procedura di sequestro?
Si potrebbe intanto, sotto la Sua direzione, organizzare con i volontari un aiuto per sfamare i cani?
La prego di intervenire al più presto.
Saluti
Davide
Video Striscia la Notizia
ANIMALI SOFFERENTI LASCIATI LANGUIRE UNA VERGOGNA INTOLLERABILE
http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?14207
Nota Sottoscrivete la battaglia email di Chiliamacisegua, per fare diventare la protesta un coro di indignazione, inviando alla mailing riportata nel testo la vostra voce. Grazie
ALLA CORTESE ATTENZIONE DI
Dott. LUIGI TOMMASINO
Sindaco di Sessa Aurunca
sindaco@comune.sessaaurunca.ce.it;
tribunale.santamariacapuavetere@giustizia.it;
presidente.caldoro@regione.campania.it;
seg.presidente@regione.campania.it;
p.sarnelli@regione.campania.it;
gab.quest.ce@pecps.poliziadistato.it;
seg.presidente@regione.campania.it;
segretariogenerale@provincia.caserta.it;
direzionegenerale@pec.aslcaserta.it;
zinzi.domenico@pec.terradilavorocst.it;
direttoregenerale@provincia.caserta.it;
segreteriagenerale@provincia.caserta.it;
aniellodesarno@provincia.caserta.it;
emiliatarantino@provincia.caserta.it;
paolomadonna@provincia.caserta.it;
angela.buonpane@provincia.caserta.it;
paolodefelice@provincia.caserta.it;
paolodefelice@provincia.caserta.it;
dip.prevenzione@aslcaserta2.it;
info@lacoscienzadeglianimali.it;
segreteria_napoli@repubblica.it;
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LA PADANIA 4 DICEMBRE CANI SENZA MICROCHIP IN ITALIA. IL MINISTERO SOPRASSIEDE?
4 dicembre 2011 -
Ed ecco la prima presa di posizione ufficiale del Ministero della Salute nella precisazione su Green Hill, inviata dalla Direzione Generale a La Padania.
Ma invece di fugare i dubbi, ne lascia in sospeso qualcuno.
Resta una serie di interrogativi che il quotidiano rigira all’autorevole fonte istituzionale che è stata fino ad ora, l’unica a prendere la parola.
Due gli interrogativi da sempre sollevati: la presenza e il corretto controllo dei registri di carico e scarico e l’identificazione degli animali.
Alle due domande cruciali il Ministero risponde?
Stefania Piazzo si sofferma su alcuni passaggi e rilancia.
Innanzitutto il Ministero scrive:
“Da notizie acquisite….”. Quindi, non riscontrate direttamente dal Ministero?
“Si precisa inoltre che la maggior parte degli animali viene identificato con microchip…”. Dalle liste risulterebbe l’opposto, ovvero con il codice aziendale. Inoltre “la maggior parte” non è un dato preciso.
“Per cani movimentati con destinazione ai laboratori nazionali risulta… che i cani viaggiano scortati con l’elenco dei numeri di identificazione…”.
Punto questo più che cruciale, sottolinea Stefania Piazzo, visto che il Ministero ricorda la deroga per la movimentazione con tatuaggio in ambito comunitario. Ma perché i cani nati a Green Hill e movimentati in Italia, non hanno tutti il microchip obbligatorio dal 2005?
La deroga è per i cani verso l’estero. Da quando vale per l’Italia?
L’Asl ha derogato al tatuaggio nel 2007.
Lo ha fatto forte di un parere positivo del Ministero? E da quando per i cani destinati alla sperimentazione in Italia si può soprassedere?
Infine, nella precisazione si legge che i codici aziendali sono “nell’anagrafe canina della Regione Lombardia e, dalle prime verifiche effettuate, detti codici sono registrati nella stessa”.
Domanda: il Ministero dall’anagrafe nazionale può risalire al proprietario (Green Hill) di un dato animale? Non vede forse solo il nome dell’Asl di riferimento? Chi e cosa è stato quindi verificato?
Il Ministero inoltre annota alcuni errori sul conteggio de La Padania, che ringrazia e corregge la svista tipografica in tabella, ripubblicata corretta.
Resta comunque la domanda: perché molti cani movimentati in Italia non risulterebbero microchippati? Montichiari è zona extraterritoriale?
Il giallo su Green Hill continua.
Buona lettura e…. buona indignazione!
Chiliamacisegua
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LA PADANIA 4 DICEMBRE 2011
Viaggio nell’Italia bestiale a cura di Stefania Piazzo
CENTOQUATTORDICESIMA PUNTATA
CANI SENZA MICROCHIP IN ITALIA. IL MINISTERO SOPRASSIEDE?
CONTINUA IL GIALLO DI GREEN HILL
Anteprima
Riceviamo con piacere la lettera della Direzione generale, che intende chiarire il “giallo” delle identificazioni dei cani di Green Hill, per porre la parola fine ai dubbi e alle incertezze.
Allora andiamo con ordine, approfittando dell’autorevole fonte per comprendere ciò che magari a occhi inesperti come i nostri può risultare ancora tuttavia non facilmente comprensibile.
1) Leggiamo che “per i cani movimentati” la Direzione fornisce elementi informativi “da notizie acquisite dal Servizio veterinario Asl”. E anche: “i cani movimentati con destinazione ai laboratori nazionali risulta, dalla documentazione acquisita, che viaggiano scortati dai seguenti documenti (…)”
Vuol dire che l’ufficio del ministero non ha direttamente controllato e verificato attraverso i propri tecnici la movimentazione ma si tratta di elementi informativi inviati dall’Asl?
La Direzione generale ha direttamente verificato con i registri di carico e scarico le movimentazioni di tutti gli animali?
2) Una domanda alla quale non abbiamo ricevuto riposta è: perché non viene ottemperato per tutti i cani nati e movimentati in Italia l’obbligo di identificazione con microchip, unico metodo di identificazione riconosciuto?
Leggiamo ancora che i cani “movimentati ai laboratori nazionali” viaggiano avendo al seguito: “modello 4 (ai sensi del DPR/54) con l’elenco dei numeri di identificazione individuali…”. Cosa si intende per identificazione individuale?
Che tutti i cani movimentati in Italia sono microchippati con il chip obbligatorio nel nostro Paese dal 2005? Così non è stando alle liste, visto che quelli movimentati verso i laboratori nazionali microchippati sono 33 contro i ben 168 tatuati verso quattro case farmaceutiche in nome mesi.
La Direzione generale scrive che “L’identificazione tramite tatuaggio è da considerarsi valida, ai fini della movimentazione comunitaria, se il tatuaggio è stato apposto prima del 3 luglio 2011 conformemente a quanto stabilito dalla normativa comunitaria… (…)”.
Il fatto che vi sia una deroga a livello comunitario al tatuaggio per movimentare i cani verso l’estero può essere al limite accettato, nonostante i cani nascano in Italia dove dal 2005 il microchip è obbligatorio.
A meno che il ministero consideri Green Hill zona extraterritoriale, visto che la deroga vale per la movimentazione intracomunitaria ma non per la movimentazione in Italia, ce lo può spiegare perché in Italia dalle liste risultino ceduti cani senza chip? C’è forse una ragione a noi sconosciuta per cui il microchip sia di impedimento? E se sì, quale a conoscenza della Direzione?
3) Un’altra domanda alla quale non abbiamo ricevuto risposta è se il parere favorevole espresso dalla Regione Lombardia all’azienda circa il tatuaggio sia stata una scelta autonoma o, piuttosto, sia stata confortata da un parere tecnico del ministero della Salute. Nel 2006-2007 la Direzione generale è stata interpellata e, nel caso, come si è espressa?
4) La Direzione generale afferma: “Si precisa che la maggior parte degli animali viene identificato individualmente con microchip mentre i restanti animali sono identificati tramite tatuaggio indelebile (…)”. Ci scusiamo ma non è chiaro cosa “Si precisa” visto che viene indicato sommariamente che “la maggior parte degli animali… è individuato con microchip”.
5) “Dalle prime verifiche effettuate, detti codici (aziendali, ndr) sono registrati nella stessa” (ovvero in anagrafe canina regionale, ndr). A noi risulta che l’anagrafe canina nazionale in realtà sia un anello di congiunzione delle anagrafi regionali. Ma il ministero può risalire al proprietario di un dato animale o vede solo il riferimento dell’Asl? Come fa quindi a risalire ai cani registrati a nome del Green Hill?
6) I registri di carico e scarico sono previsti dalla legge 116/92. Un conto però è l’anagrafe canina e altra cosa sono le liste. Esiste il registro? E’ vidimato come previsto da legge dal sindaco?
7) Si legge anche: “…la maggior parte con microchip mentre i restanti tramite tatuaggio”. Dalle liste in possesso all’autorità giudiziaria sequestrate il 30 settembre scorso risulta invece che la maggior parte sia identificata con tatuaggio e la rimanente con microchip, nella misura di 831 con microchip e i rimanenti 1.312 con codice aziendale che corrisponderebbe al tatuaggio, seppure il codice sia riportato in modo incompleto sulle liste mancando provincia e sigla dell’allevatore. Non mancheranno sui passaporti, ma sulle liste l’identificazione è incompleta: il codice non è riportato per esteso. Quanto “ad alcuni errori macroscopici” sulla tabella, abbiamo riportato correttamente tutti i dati rilevati nelle liste ma l’errore è l’aver invertito in sede tipografica la voce con chip con quella senza chip. Ma come più volte si è scritto in questo servizio come in altri precedenti, 831 cani risultavano identificati con microchip mentre gli altri 1.312 erano annotati con codice aziendale, che ora abbiamo visto essere incompleto. Finita la conta, abbiamo altri numeri più importanti in sospeso ai quali invece a nostro parere la Direzione generale non ha risposto. A noi pare più macroscopico invece che molti cani non microchippati siano movimentati in Italia. Il chip non è obbligatorio dal 2005?
(114-continua)
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LA PADANIA 1 NOVEMBRE PER GREEN HILL ISTANZA DI CHIUSURA
31 ottobre 2011 -
Questa è una esclusiva bomba. Il frutto del lavoro minuzioso di chi dietro le quinte lavora, lavora, lavora con la lente di ingrandimento per far risaltare i… nei.
Esclusivo che più esclusivo di così questa volta, non si può.
Mettete da parte quello che avete visto e sentito sino ad oggi su Green Hill, comprese le parole di tanti politici che s’accodano. E’ tutto superato. Rottamatelo.
Arriva l’inchiesta, vera, che ci apre gli occhi dando la notizia e la pubblicazione dell’istanza di chiusura per Green Hill inviata al Sindaco e, per conoscenza, al Ministero della Salute e al Sostituto Procuratore della Repubblica di Brescia. Tutto secondo i crismi e sottoscritta dall’Oipa.
Il servizio, che porta la firma di Stefania Piazzo, ci racconta le scoperte sorprendenti che sarebbero emerse nel corso dell’ultima perquisizione effettuata nella struttura, da parte del Servizio di vigilanza dell’Associazione su delega della Procura bresciana, in compagnia della Polizia locale. E ripercorre, a ritroso, ancora in esclusiva, anche gli esiti di numerose altre ispezioni, di numerosi controlli e sopralluoghi. In cui, però, nessuno ha cercato quello che questa volta è stato chiesto e…per ora, non trovato, come essenziale requisito per l’apertura.
Ma perché si è arrivati, senza far ricorso al reato di maltrattamento, all’esplosiva istanza di chiusura?
Stefania ce lo spiega: dalle perquisizioni sarebbero mancati all’appello niente meno che i registri di carico e scarico, insomma la tracciatura dei cani in entrata e in uscita da Green Hill.
Hai capito!!??
E siccome, carta canta, il decreto legislativo 116/1992 recita all’articolo 11 che vanno annotati tutti gli ingressi e i movimenti dei cani nell’allevamento e, non bastasse, la violazione porta alla revoca dell’autorizzazione concessa dal Sindaco…. e… non bastasse ancora, persino il Sindaco lo mette nelle prescrizioni sine qua non per mantenere aperta la struttura….e… non bastasse ancora ancora, quei registri dovrebbero essere vidimati ogni anno giusto dal Sindaco… ecco allora il deposito dell’istanza di chiusura.
Onore al merito a chi da sempre persegue l’obiettivo di far cessare le attività legate alla sperimentazione. Ma onore al merito ad un’inchiesta che, senza il clamore emozionale delle immagini, ci offre con gli strumenti della paziente ricerca, lo spaccato di una realtà oggi sempre meno monolitica.
E, anzi, grazie a questa pagina di sano giornalismo d’inchiesta non commerciale, più vulnerabile di prima.
Grazie Padania!
Buona lettura e buona indignazione!
Chiliamacisegua
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LA PADANIA 1 NOVEMBRE PER GREEN HILL ISTANZA DI CHIUSURA
VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE DI STEFANIA PIAZZO
CENTONOVESIMA PUNTATA
Esclusivo su la Padania. L’esito delle indagini e delle perquisizioni delegate dalla Procura di Brescia al servizio di vigilanza dell’Oipa
Articolo
Ecco la notizia, vera, più efficace di molte parole e immagini, che la Padania pubblica in esclusiva.
È l’istanza di chiusura di Green Hill depositata dall’Oipa.
Ma vi pare possibile che un allevamento di oltre 2.500 beagle non abbia un registro di carico e scarico?
Che, insomma, stando alla denuncia della polizia giudiziaria delegata alle indagini e alla perquisizione dentro Green Hill dalla Procura di Brescia, non sia stato trovato nel più grande stabilimento in Europa per animali destinati alla sperimentazione, la tracciatura secondo legge di quanto entra ed esce? Da non crederci! Quante migliaia di cani sono passati per Green Hill? A quanto pare, dalle indagini e dalle perquisizioni condotte dal Servizio di vigilanza ecozoofila dell’Oipa su delega della Procura bresciana, accanto alla Polizia locale di Montichiari, la risposta è il cuore
dell’inchiesta per la quale è scattata l’istanza di chiusura, e non solo.
A Green Hill quanti cani ci sono ma, soprattutto, dove sta scritto? Qui si concentra e si concentrerà l’attività d’indagine.
Vuoi che una multinazionale non sappia rispondere?
Figuriamoci, avrà la risposta in tasca.
Idem il sindaco. Idem l’asl.
Intanto però è partita l’istanza di chiusura, che pubblichiamo in esclusiva, istanza che il Servizio di vigilanza delle guardie dell’Oipa con funzione di polizia giudiziaria ha inoltrato per violazione della normativa vigente innanzitutto al sindaco e, a seguire, per conoscenza, alla Direzione generale della sanità animale del ministero della Salute e al sostituto procuratore della Repubblica di Brescia, Lara Ghirardi.
Già in una precedente informativa che risale nell’immediato della perquisizione, avvenuta il 30 settembre scorso, veniva infatti denunciato alla Procura bresciana l’assenza del registro di carico e scarico degli animali presenti nell’allevamento, in violazione del decreto legislativo 116/1992.
Di più, in merito a questo punto, il personale dell’allevamento ne avrebbe affermato l’inesistenza, asserendo che la tenuta del registro sarebbe avvenuta mediante l’aggiornamento dell’anagrafe canina regionale telematica. Anagrafe nella quale l’azienda inserisce i dati.
Già in quella circostanza veniva esplicitato al magistrato che in tal modo non sarebbe stato possibile effettuare la tracciabilità dell’andamento della popolazione canina dell’allevamento negli anni. Non nei mesi. Negli anni.
Ma un conto, dicono, sia l’anagrafe canina, altro è il registro, mancante all’appello ispettivo. Altro fatto è che nell’autorizzazione sindacale il primo cittadino di Montichiari autorizzi l’allevamento a patto che, si legge (vedi l’autorizzazione del 13 novembre 2008, protocollata al numero 36451/2008, ndr), «la Green Hill 2001 srl dovrà rispettare le seguenti prescrizioni, pena la revoca dell’autorizzazione medesima:
A) osservare tutte le disposizioni di cui al decreto legislativo n. 116/92 e in particolare delle prescrizioni di cui agli articoli 10 e 11…».
L’articolo 11, di cui si contesta la violazione, ci interessa molto. Dice che (comma 1) «Il responsabile di stabilimenti di allevamento e di stabilimenti fornitori è tenuto a registrare il numero e la specie di animali venduti o forniti, la data in cui sono stati venduti o forniti, il nome e l’indirizzo del destinatario, nonchè il numero e la specie degli animali morti negli stabilimenti stessi».
Il registro durante le perquisizioni sarebbe risultato inesistente. Ma salterà fuori, non c’è dubbio…
Comma 2, ancora più interessante: «L’autorità comunale sottopone a vidimazione i registri che devono essere conservati negli stabilimenti autorizzati per un minimo di tre anni a decorrere dall’ultima registrazione e messi a disposizione dell’autorità che effettua l’ispezione».
Capiamo quattro cose, leggendo l’istanza di chiusura.
Primo: che la tracciatura non emergerebbe dalle carte.
È così?
Secondo: che il mancato rispetto della prescrizione, lo scrive giusto il signor sindaco, porta alla revoca dell’autorizzazione.
Terzo: che il sindaco non avrebbe a questo punto mai vidimato nulla nonostante lo preveda la legge perché non sarebbero mai esistiti i registri, stando agli atti depositati per ora in Procura.
È così?
Quarto: che l’asl nei suoi periodici controlli non avrebbe mai verificato la presenza o meno del registro di carico e scarico.
È così?
Insomma, quante migliaia di animali sono stati o non sono stati registrati di passaggio a Green Hill?
E come mai al momento dell’ultima ispezione, al 30 settembre, non si sarebbe provveduto all’aggiornamento della banca dati regionale, ferma al 3 agosto, per un totale di circa 400 cani non registrati?
Come mai non si sarebbe reperito alcun certificato di morte dei 35 cani deceduti presenti nella struttura?
Facciamo un passo indietro. In una relazione del 3 agosto 2010 del ministero della Salute, si legge che «la Direzione generale della sanità animale ha intrapreso iniziative per verificare la corretta e uniforme applicazione del decreto 116/1992.
In tal senso era stato informato il servizio veterinario della Regione Lombardia e l’asl competente per ulteriori controlli».
Infine, era stata effettuata un’ispezione ministeriale congiunta con l’asl locale e il servizio veterinario regionale il 14 luglio scorso.
Le autorizzazioni? In regola.
Le strutture e le attrezzature? Minuziosamente descritte e censite.
Si concludeva sostenendo che tutto era a posto e che le segnalazioni di maltrattamento non avevano trovato alcun riscontro.
Domanda: ma il registro di carico e scarico, che è la prima cosa che si chiede varcando un canile o un allevamento, lo hanno chiesto? Lo hanno visto? C’era?
In una relazione del 24 maggio 2010 l’asl di Brescia, distretto veterinario n.2, specificava che i veterinari si erano recati presso Green Hill: autorizzazioni in regola, descrizione dei capannoni, poi si legge «dai registri dell’allevamento i cani presenti risultano così distribuiti….» e segue una conta dei cani per capannone.
Quali sono i “registri” di cui parla l’asl?
Poi, ancora, si specifica che nel 2009 sono stati effettuati sopralluoghi con esito favorevole l’8 aprile, il 1° luglio e il 17 novembre.
Di più, nel 2010 sono stati eseguiti 26 accessi in occasione del rilascio di certificati per l’esportazione di animali.
Perché, allora, all’atto della perquisizione non risulterebbero essere stati presentati su richiesta degli ispettori questi “registri”?
Tutt’altra cosa sarebbero invece le “liste” di cani in uscita controfirmate dall’asl.
La partita su Green Hill è tutta aperta.
Oltre le immagini ad effetto che riscuotono sicuro consenso emozionale e oltre la politica che dice “io io io” puntando solo sul maltrattamento senza aprire altri cassetti.
s.piazzo@lapadania.net
(109-continua)
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Chiliamacisegua chiede supporto per battaglia email urgente
21 settembre 2011 -
Se qualcuno si aspettava l’assoluzione è arrivata la brutta sorpresa, perché il giudice Alessandra Grimaccia, dopo qualche ora di camera di consiglio ha emesso condanne che vanno dai sei mesi a un anno e tre mesi per l’indagine chiamata Zodiaco che nel 2006 scoprì, l’allora presunto, oggi provato dalla decisione di un giudice, giro di sostanze dopanti impiegate con alcuni cavalli della Giostra della Quintana di Foligno.
Le condanne La pena più alta è toccata al veterinario Umberto Ricci, un anno e tre mesi, pena sospesa, a seguire, Ugo Carozzo, un anno di reclusione, per entrambi pena sospesa. Nove mesi per Marco Cuglini, sei mesi di reclusione è invece la condanna per Luca Innocenzi, il cavaliere del rione Cassero che solo domenica ha vinto la giostra della rivincita. Per la ricostruzione accusatoria, Innocenti, era colpevole in concorso con il veterinario di aver dopato il cavallo Naval War per vincere la competizione. Anche per tre addetti della stessa scuderia, Maurizio Conti, gestore della scuderia del rione Contrastanga, Alessandro Metelli, gestore della scuderia del rione Badia e Massimo Ballanti, gestore della scuderia del rione La Mora la pena è stata di sei mesi. A Loris Venturi il giudice ha invece comminato quattro mila euro di multa. Gli imputati sono anche stati condannati al pagamento di quattro mila euro di spese ciascuno per le costituzioni delle due parti civili, e un risarcimento di 10mila euro ciascuno alle parti civili Unilav e Lega cavallo.
L’indagine L’indagine era partita nel 2005 su scala nazionale per approdare nel 2006 all’uso dei farmaci dopanti nella Giostra della Quintana di Foligno grazie ad un veterinario che operava anche in una scuderia perugina che prendeva parte a gare di Endurance. A portarla avanti erano stati i carabinieri del Nas, coordinati dal pubblico ministero Sergio Sottani. A Foligno c’erano state una raffica di perquisizioni che avevano creato non poco scalpore. Il processo era iniziato nel febbraio 2009. Gli imputati, difesi tra gli altri dagli avvocati Guido Bacino, Giovanni Picuti e Claudio Caparvi, si sono sempre detti innocenti.
http://www.anmvioggi.it/13073/21-09-11/doping-alla-quintana-veterinari-condannati
DOPING ALLA QUINTANA, VETERINARI CONDANNATI
Un anno e tre mesi di carcere ai veterinari. E 300 euro di multa. Questa la condanna emessa nei confronti di due veterinari dal Tribunale di Perugia nell’ambito dell’inchiesta “Zodiaco”, condotta dai Nas di Perugia coordinati dal pm.
Le accuse sono aver compiuto “atti fraudolenti sui cavalli per raggiungere risultato diversi da quelli conseguenti al corretto e leale svolgimento della competizione” somministrando agli animali “sostanze vietate”. I fatti riguardano la Giostra della Quintana, l’evento più importante di Foligno e fra i principali dell’Umbria.
Le condanne più pesanti hanno riguardato i due veterinari ai quali il giudice ha inflitto la pena di 1 anno e 3 mesi ciascuno e una multa di 300 euro. Tutti gli altri, ad eccezione di un gestore di scuderia che aveva patteggiato, hanno riportato pene fra i 6 e i 9 mesi e relative multe da 400 a 600 euro. Gli avvocati dei condannati hanno comunque già preannunciato ricorso in appello.
L’Ente Giostra e i vertici dei Rioni sono risultati tutti estranei alla vicenda. Il presidente della Giostra Domenico Metelli si è dichiarato “solidale con le persone coinvolte”, a nome di tutta la Quintana.
Nelle carte dell’inchiesta, un veterinario è indicato come “il professionista” al quale si affidavano alcune scuderie per dopare gli animali alla Quintana, fra cui una risultata vincitrice nel 2006; l’altro avrebbe dispensato consigli fraudolenti oltre a somministrare medicinali vietati. infiltrazioni e somministrazioni ai cavalli di farmaci ritenuti dagli inquirenti “vietati”: Si parla di Lasix, Flebocortid, che “può causare l’alterazione della funzione epatica, pancreatite, ulcere gastro-intestinali, debolezza e laminite (con possibile distacco della 3a falange dello zoccolo)” ed altre sostanze che i carabinieri hanno accertato somministrate, in assenza di patologie. Le difese intanto si preparano al ricorso in Appello sicure di riuscire a “demolire il teorema accusatorio”.
L’inchiesta è iniziata nel 2006 ed è legata alle due Giostre di quell’anno, stando alla sentenza, è stata falsata dal doping e che ha comportato maltrattamenti agli animali. A novembre del 2008 il rinvio a giudizio di tre veterinari, fantini e gestori di scuderia. L’operazione Zodiaco prende il nome da uno dei cavalli, un campione di Endurance, uno fra quelli sottoposti a somministrazioni vietate e ben noti anche nelle competizioni ippiche nazionali.
UNA si era costituite parte civile chiedendo circa 50mila euro di danni insieme alla LAV che ora ha chiesto la sospensione cautelare dall’Ordine per i veterinari, fino al giudizio definitivo. UNA fa sapere che chiederà a breve, insieme alla Lav, un incontro al presidente dell’Ente Giostra e al Sindaco di Foligno, per definire un protocollo più efficace per evitare l’eventuale reiterarsi di atti fraudolenti. (fonte: tuttooggi.info)
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LA PADANIA 18 SETTEMBRE CERVINARA E PARONA
17 settembre 2011 -
Prima il sindaco di un paese annuncia che vuole svuotare il canile e rimettere i cani in strada…. poi ci ripensa e paga chi li adotta. E allora accade, come racconta schede di adozione alla mano Stefania Piazzo, che a Cervinara City, dalle parti di Avellino, si compia pure il miracolo…
240 euro l’anno per ogni cane adottato. Una cifra simbolica, ma pur sempre una cifra di questi tempi. Escono la bellezza di 101 cani… Almeno.
“Chi ne prende uno, e va beh… chi ne prende due… e va beh, è benemerito… Chi ne prende tre, e va beh, è proprio un santo… Chi ne prende cinque… ed è Madre Teresa di Calcutta… e chi ne prende…. in famiglia, tre il papi e tre il figlio, che fanno sei in casa… Dei santi senza passare per il santo uffizio. Idem per moglie e marito, due a testa, e fanno quattro in una botta sola. Che fame di cani!”.
Insomma, scrive la giornalista, “case piene di cani adottati. Naturalmente tutti stanno bene e stanno al loro posto”.
Vero? Stefania però ci invita ad attivare il Google Map della memoria storica: accadono infatti strani miracoli nella terra dell’Asl che sterilizzava con le fascette elettriche. In cui hanno interrotto la cattura dei randagi, perché troppo onerosa e gli addetti si mettono in malattia. La memoria di Google Map, scrive la giornalista, ci rammenta che questi sono i cani del canile di Altavilla, per i quali il Sindaco di Cervinara voleva appunto destinare il ritorno al randagismo, costandogli troppo la retta.
Insomma, anche se la manovra abroga le feste con i Santi, a Cervinara i miracoli si ripetono… 101 volte almeno.
Poi, La Padania, come sempre fuori dal coro, ci regala …….una camera con vista sul canile di Parona, in provincia di Pavia, balzato alla ribalta in questi giorni: arriva, da Maria Giovanna Pezzullo Morelli, la segnalazione a Chiliamacisegua, che invia immediatamente alla Task Force e all’Anpana, il dossier, il cui Avvocato, Maria Morena Suaria, senza ma e senza beh, provvede all’esposto formale in procura.
Ma, a differenza di quanto sta impazzando sul web, con immagini forti, la Padania in esclusiva, tra esposti in procura e polemiche, ci spiega che …. Parona, sono in realtà due canili in uno…
Due diverse gestioni, con cani in convenzione da una parte e con altri in affido, dopo sequestro giudiziale dall’altra, con un’altra Associazione in ballo. E, tra quei cani, pure quelli che arrivano dall’ex Nuovo Rifugio Emma. (Sequestrato a novembre 2010 http://www3.corpoforestale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2810
CIRCA 100 CANI MA ANCHE UNA DECINA DI CAVALLI ERANO TENUTI IN CONDIZIONI INCOMPATIBILI CON LA LORO NATURA, IN TOTALE SPORCIZIA E PRIVI DI RIPARO. DENUNCIATA PER MALTRATTAMENTO LA TITOLARE DELL’ASSOCIAZIONE CHE GESTIVA LA STRUTTURA)
Dossier che la Padania ha correttamente inoltrato al Ministero e non a facebook.
Di chi sono, insomma, le foto che circolano in rete e, soprattutto, cosa contiene l’inedito in possesso de La Padania?
Stefania ci offre “l’antipasto”, il resto nei prossimi giorni.
Chiliamacisegua e La Padania invitano ora chi di dovere, a controllare de visu, come stanno tutti bene gli ospiti della struttura.
In salute, cucciolate comprese. Cani che riposano in un sonno profondo e…definitivo, compresi.
Buona lettura e buona…indignazione!
Chiliamacisegua
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La Padania 18 settembre Centotreeseima puntata
Viaggio nell’Italia Bestiale a cura di Stefania Piazzo
DALLA CARICA DEI 101 DI CERVINARA…
Chi l’avrebbe mai detto… Cervinara, strepitoso modello italico di solidarietà e adozioni di cani. In un piccolo comune dell’avellinese si è verificato il miracolo, quello della carica dei 101, un “film” mai visto prima sulla bontà e sulla generosità dei cittadini che hanno risposto con tempestiva attenzione all’iniziativa che lo scorso anno lanciò il sindaco: se adotti un cane dalla struttura di Altavilla Irpina, ti passiamo noi per tre anni, e se serve anche più, la retta mensile, posticipata.
Basta che il veterinario dica che i cani stanno bene. Tutto ok, allora. Morale: 20 euro al mese, che fanno 240 euro l’anno. Una cifra simbolica, ma pur sempre una cifra di questi tempi. Escono la bellezza di 101 cani… Almeno.
Chi ne prende uno, e va beh… chi ne prende due… e va beh, è benemerito… Chi ne prende tre, e va beh, è proprio un santo… Chi ne prende cinque… ed è Madre Teresa di Calcutta… e chi ne prende…. in famiglia, tre il papi e tre il figlio, che fanno sei in casa…
Dei santi senza passare per il santo uffizio. Idem con patate per moglie e marito, due a testa, e fanno quattro in una botta sola. Che fame di cani!
Insomma, nel circondario tra Cervinara e San Martino Valle Caudina e comuni limitrofi, dove i cani vivono spesso alla catena o nelle botti blu di plastica rovesciate a mo’ di cuccia a temperatura sempre ambiente, accade il miracolo della carica dei 101 della bontà.
Un miracolo davvero per una terra martoriata, ma che diciamo, stramartoriata dal randagismo, dai cani vaganti che se ti fermi e apri la portiera della macchina la riempi senza dover passare dal canile, se proprio proprio vuoi svuotare un po’ le campagne da questa piaga.
Insomma, ma guarda come la carica dei 101 porti finalmente gioia e freschezza e trasparenza nel panorama grigio della Campania alle prese con sterilizzazioni difficili, canili sempre pieni, abbandoni importanti. 70mila randagi sul territorio: una città.
Ma il segnale miracoloso della moltiplicazione dei pani e delle adozioni di Cervinara fa parlare oltre i suoi confini.
D’altra parte sino a ieri il territorio avellinese era balzato ai disonori della cronaca per altre notizie.
Come le mancate catture dei randagi, che sono state per un certo periodo persino sospese per la malattia di tre addetti (su tre?) all’accalappiamento. «Data l’indisponibilità per salute cagionevole certificata dei tre agenti tecnici dipendenti… con mansioni di cattura randagi», come si legge in un rapporto Asl.
Hai capito che storia? Mesi e mesi così senza considerare che il servizio era in convenzione purtroppo onerosa solo per le urgenze, cioè cani mordaci o incidentati.
Ma più precisamente… «abbiamo ricevuto numerose e pressanti richieste di cattura da parte di organi istituzionali e associazioni protezionistiche cui non possiamo dar seguito di competenza per cattura, se non per le femmine da sterilizzare o per randagi feriti o da curare; i ricoveri ordinari sono sospesi – si legge! – per il sovraffollamento dei canili rifugi autorizzati».
Eh beh, mica male.
Ci pensano allora quelli di Cervinara e dintorni a svuotare i canili, dando prova di encomiabile affetto per i randagi dietro le sbarre. Case piene di cani adottati, un bell’esempio che non è sfuggito a diversi osservatori attenti all’evidenza della massiccia corsa all’adozione con premio finale. Naturalmente tutti i cani stanno bene e stanno al loro posto.
E ci mancherebbe pure…
Ma la memoria storica, la storia, insomma, non vanno mai sottovalutate. Disegnano la mappa della notizia come solo Google map fa dall’alto. Guarda qua: ma non era il primo cittadino di Cervinara anche quello che aveva fatto notizia nel settembre scorso per aver manifestato la volontà di liberare i cani ospitati proprio nel canile di Altavilla perché l’ospitalità non era un lusso che le casse del Comune potessero ancora sostenere a lungo?
E non fu l’intervento immediato della task force del ministero della Salute, dice la storia, a bloccare qualsiasi “liberazione” fuorilegge dei cani custodi? E, anfora la storia, non era stata posta così sotto sequestro amministrativo il 28 settembre dai nas quella stessa struttura (che aveva peraltro dato in subappalto ad Afragola una parte di cani), bloccando sul nascere qualsiasi possibile uscita contra legem dei cani sul territorio?
Ah già… Era proprio ancora Cervinara, dice Google map, il Comune che però ora fa i miracoli delle adozioni che vanno via come il pane. Come cambia il corso della storia, però.
E non era quello di Altavilla, rammenta sempre la buona memoria storica, anche il canile nelle competenze dell’asl che autorizza le sterilizzazioni con le fascette di plastica…? Mica male adottare un po’ di memoria. Beh beh non esageriamo. A proposito, ora i cani ad Altavilla sono 53, prima erano 160 circa.
E tutti quelli che sono ancora randagi, il Comune come e da chi li fa accalappiare? O il randagismo è finito in archivio? Magari.
…A PARONA: TASK FORCE, VAI A VEDERE COME STANNO TUTTI BENE
Stanno tutti bene. Altrimenti perché tutto questo silenzio e nessuna premura per far qualcosa? Oppure, più semplicemente, di cani messi male a Parona non ne esistono e il problema è solo un fantasma.
Parona sembra il nome di un lago lombardo. O forse di una varietà di riso amaro. In provincia di Pavia, zona Albonese, sembra esistere una struttura privata convenzionata sulla quale pioverebbero critiche, strali. E fotografie di un dramma.
Vere? False? Fotografie, già, ma di quali cani? Perché la questione, al di là dei reclami negli anni alle asl locali, a quanto pare archiviati, perché i cani…. stanno tutti bene, ciò che sta facendo impazzire il web sono le immagini di una situazione più complessa di quanto probabilmente appaia.
E allora, iniziamo col dire che Parona sono “due canili in uno”. Diciamo che, da una parte, c’è la struttura convenzionata, criticata da associazioni e animalisti e, dall’altra, attigua e con affitto pagato, pare 1.800 euro al mese, ci sarebbe un’altra associazione. Dicono si tratti del “Sogno di Ermanno e Luna”. E dicono, i bene informati, che in quella struttura ci sarebbero anche i cani provenienti dal sequestro giudiziale (e relativi affidi) dei cani dell’ex Nuovo rifugio Emma di Pogliano Milanese. Con i cani, per la cronaca, che erano stati sotto la gestione di Sonia Auci. In parte, sembrerebbe, in affido giudiziale a terzi e altri ancora in affido alla signora. Fin qui, la cronaca.
Da una parte, quindi, gli animali in gestione all’attività che fa capo al signor Girardi, dall’altra quelli del “Sogno”, variamente articolati.
Le immagini che circolano si sprecano. Già, ma a quali cani fanno riferimento? In ogni caso stanno tutti bene, perché se fino ad oggi asl e sindaci e carabinieri e procure hanno lasciato perdere, vuol dire che le foto o sono una farsa o sono illusione ottica. E il silenzio, è quello del benessere.
Quindi, archivio, cestino. Il canile, anzi, i due canili, vanno avanti per la loro strada. Il primo facendo servizio di trasporto, custodia e mantenimento dei randagi catturati sul territorio. Il secondo sostituendosi alla Provvidenza quando non c’è.
Eppure vederci chiaro è lecito. In fin dei conti da una parte ci sono sempre soldi pubblici e chiederne conto non è reato. L’ufficio legale delle guardie zoofile dell’Anpana ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Pavia per soddisfare il prurito della curiosità tanto da scrivere che «è pervenuta la segnalazione allegata alla presente (sufficientemente dettagliata grazie alla presenza di foto e la descrizione di circostanze spazio-temporali)».
La richiesta chiede, per voce dell’avvocato Maria Suarìa, «un intervento della Procura al fine di appurare la veridicità della segnalazione ed eventualmente individuare il responsabile dell’illecito segnalato».
Poi segue un allegato fotografico, degno di singolare attenzione. Cucciolate, sguardi da collinetta felice, mantello in ordine, un corpo tutto da vedere nel cuore di un box. Sono immagini che non chiedono meditazione ma verifica sacrosanta.
Il dossier, anzi i dossier, perché oltre a quello che circola sul web ce n’è un altro ancora inedito in possesso a la Padania, sono stati inoltrati per competenza alla task force del ministero della Salute, che ha disposto una verifica.
Se si attendono i tempi delle Procure si può star certi che, qualunque sia la natura delle foto, non si arriverà per tempo sulla notizia. Tanto che l’abitudine di pubblicare su facebook qualsiasi cosa ha solo un effetto: distruggere o la faccia o le prove.
s.piazzo@lapadania.net
(103 – continua)
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LA PADANIA 11 SETTEMBRE STERILIZZARE È CIVILE, STORIA DI DUE CUCCIOLI
11 settembre 2011 -
Sterilizzare è un atto di civiltà. E così la Provincia di Milano con il Patrocinio del Ministero della Salute, dell’Ordine dei veterinari, con il sostegno delle associazioni Chiliamacisegua, Noi Animali Onlus, l’Associazione Arca e il Rifugio del Micio di Vigevano, grazie al Presidente Guido Podestà con Massimo Turci, Responsabile Benessere Animale e Claudia Ciotti, Responsabile Ufficio Tutela e Diritti Animali della Provincia, hanno presentato lo spot realizzato da On Production con Mediafriends sulle reti Mediaset a partire da oggi, per promuovere le sterilizzazioni, testimonial Rita Dalla Chiesa.
Sin qui la cronaca di un atto politico e di comunicazione che la dice lunga sulla sensibilità di alcune Amministrazioni e circuiti dell’informazione, circa la necessità impellente di educare i cittadini e le Amministrazioni, per chiudere il rubinetto del randagismo, dei canili…. che, poi diventano lager quando la vigilanza scappa di mano e chiude gli occhi.
Meglio la civiltà al business… Ma c’è una storia che Stefania Piazzo ha raccontato, intervenendo alla presentazione dello spot e che ha trasformato, per chi non era presente, in articolo-testimonianza su la Padania: a proposito di sterilizzazioni e cuccioli…. ecco come sono andate veramente le cose sul salvataggio dei cuccioli in autostrada in Campania, di cui si sono lette note Ministeriali e delle Associazioni.
Una vicenda di scaricabarile, di ritardi sanitari, di freno….veterinario…
Persino la Task Force ha sudato sette camicie con i volontari per strappare dalla strada quei cuccioli. Riuscendo a salvarne due su quattro, perché purtroppo due, non ce l’hanno fatta!
Figli della legge del “non sterilizzo” e del non accalappio, che la Campania ha assunto troppo spesso a modello.
Buona lettura, buona visione e come sempre buona indignazione!
Chiliamacisegua
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Foto di gruppo alla Conferenza Stampa
Video
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Spot Chiliamacisegua per la sterilizzazione
LA PADANIA 11 SETTEMBRE
VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE A CURA DI STEFANIA PIAZZO
(102 – continua)
CENTODUESIMA PUNTATA
STERILIZZARE È CIVILE STORIA DI DUE CUCCIOLI
SPOT CON RITA DALLA CHIESA, PROVINCIA DI MILANO E MEDIAFRIENDS SU RETI MEDIASET
DA NEW YORK A L’AQUILA, 11/09 CUORE DI CANE
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LA PADANIA 21 AGOSTO DA MODICA A CICERALE, IL COMUNE DESTINO DELL’ABBANDONO ISTITUZIONALE E CHI NON MUORE SI RIVEDE
20 agosto 2011 -
Modica e Cicerale accomunate da un unico destino. Il silenzio istituzionale e la tronfiaggine di chi comanda il vuoto.
Morale: il nulla di fatto.
Il nulla di fatto delle Prefetture, delle Asl, e del Ministero che lavora a corrente alternata, con una Task Force che rema da matti, arenata in un mare di silenzio.
E le Associazioni? Deluse, di nuovo, dopo una fugace illusione che prometteva di rimettere le cose al loro posto e sempre più sole. Con pochi riferimenti, sempre più bastonati e resi impotenti.
Modica e Cicerale esempi eclatanti di latitanza. Non ci sono alibi: facile pensarlo, raccontarselo, altra cosa è avere il coraggio di scriverlo, dare voce quello che ormai è il pensieri di tutti.
La penna sempre più puntuta di Stefania Piazzo, non ci delude nel dare comunicazione di reato nell’ultima sua inchiesta, interrogando chi di dovere sul perché, sapendolo, si gratti ancora la pancia o archivi.
Fa così schifo assicurare la legalità? Uscire allo scoperto? Denunciare i colleghi veterinari? Insistere perchè gli uffici ministeriali diano un inizio e una fine alle ispezioni? O tutto deve restare a metà?
La mancanza di vergogna nel fregarsene, virtù oggi, pare molto richiesta per occupare cariche e potere, noi speriamo ancora non appartenga a chi sovrintende alla tutela degli esseri senzienti.
Altrimenti davvero, l’unica speranza si aggrappa solo a La Padania e a Striscia la Notizia.
Come prima, poiché altrimenti, nessuno pare ancora ascoltare davvero, la sofferenza di chi non parla.
Buona lettura e buona indignazione!
Chiliamacisegua
LA PADANIA 21 AGOSTO
NOVANTANOVESIMA PUNTATA
DA MODICA A CICERALE, IL COMUNE DESTINO DELL’ABBANDONO ISTITUZIONALE E CHI NON MUORE SI RIVEDE
La procura indaga sul canile siciliano ancora chiuso, mentre la task force del ministero della Salute attende da mesi, dopo l’anticamera in prefettura, il verbale del prefetto sul tavolo antirandagismo. E in Campania l’asl nega l’accesso agli atti sui bandi di accalappiamento di una premiata ditta
In cosa si può sperare, dalla Sicilia a Salerno, con un’unità operativa schiacciata dal silenzio e dalla burocrazia interna ed esterna che la sovrasta? Le associazioni ora fan da sè…
Cicerale, un furgone per la raccolta delle carcasse o dei cani vivi?
Viaggio nell’Italia bestiale
Articolo
“Mentre la notizia della dipartita del signor Giovanni Cafasso, protagonista nelle vicende del canile più noto d’Italia e molto amato dalle istituzioni regionali e locali e dalla veterinaria pubblica campana, fa ancora il giro del web, la cronaca impone con cinismo di scrivere che comunque chi non muore si rivede.
E in questo moto di realismo popolare, Modica e Cicerale per una volta fanno comunella. Nel primo caso la task force, che ha fatto più che altro anticamera quando si è recata in prefettura a Ragusa per capire cosa stesse facendo il territorio per contrastare il randagismo, attende da mesi il verbale dagli eccellenti uffici sul tavolo con asl ed enti locali.
Nel secondo caso, a Cicerale, le associazioni guardano sconcertate un paio di cose: in ordine, il diniego, che è di questi giorni, degli atti sull’accalappiamento da parte dell’asl. Non si ha diritto di scoprire i meriti e i dettagli di chi riceve denaro pubblico dopo aver vinto un bando. E, dall’altro, c’è il silenzio ministeriale sul dopo-riapertura. «Siamo abbandonati», continuano a ripetere volontari e associazioni. La gente non ci crede più. Chiedono se vi sia una strategia ma a distanza di mesi dall’illusoria chiusura, col Tar che aveva ordinato la riapertura una settimana prima del blitz della task e dei Nas, e dopo un vertice che si era tenuto per valutare altre vie legali, la sensazione palpabile è che non vi sia più alcuna strategia. Al vertice tra associazioni convocate e ministero non ha fatto seguito più nulla. Quattro mesi dopo il «Faremo, vedremo» la gente chiede: Cosa? Quando? Passa questo messaggio: che la Regione veterinariamente più disastrata sia intoccabile. Che lo status quo sia inalterabile perché gli equilibri sono equilibri.
Hanno vinto loro, come in Molise, su cui torneremo. Hanno perso le associazioni, di nuovo bastonate e lasciate al loro destino. Il sogno si è infranto col silenzio dello Stato. Di nuovo sole, sul territorio, le associazioni hanno ripreso in mano carta e penna, facendo da sole ricorso al Tar, visto che a Roma tutto dorme. Come e più di prima, con cadute di stima e fiducia sul territorio.
Ma torniamo a Modica perché quanto è accaduto e si è consumato è un segnale. Più che di cambiamento, di ritorno al passato. Sul canile e i suoi ritardi ora indaga la Procura, e questo è l’ultimo anello della catena. Il primo, lo ricordiamo ancora una volta, è il processo in corso per la morte di Giuseppe Brafa, a Scicli. E una marea di rinviati a giudizio. Dai veterinari dell’asl che fecero il sopralluogo, esterno, alla casa di Vittorio Giglio, “detentore” dei cani accusati dello sbranamento, e che gli erano stati affidati dalla Procura, sino al sindaco, al comandante, defunto, dei vigili urbani.
In quest’ultimo mese tuttavia dai fatti di Contrada Pisciotto la questione si sposta su un piano di altra natura, quello politico, istituzionale. Quello che vede, in una mancata risposta della prefettura all’invio di un rapporto, quello dell’ultimo tavolo sul randagismo a Ragusa, aprirsi interrogativi pesanti e dai quali, almeno questa volta, non scappare da parte di nessuna delle controparti.
L’anello di congiunzione tra un fronte e l’altro, in attesa che peraltro il 23 settembre riprenda il dibattimento, era stata sul piano della cronaca la presa di posizione di un sindacato locale (Intesa sindacato autonomista) che aveva chiesto come mai il canile da 300mila euro per Modica, Scicli e Pozzallo, atteso da gennaio, fosse ancora chiuso…
Qual è il punto? Che quel canile è uno dei punti di un piano sul randagismo che vede di fatto centrifugata all’esterno la task force ministeriale per il benessere animale.
Il suo ultimo viaggio in Sicilia, in prefettura a Ragusa, doveva essere il cuore di un sostegno e di una vigilanza nel coordinamento di quel progetto pilota nato grazie al ministero della Salute l’indomani della morte del piccolo Brafa.
Invece… l’accoglienza non pare essere stata delle migliori. Prima una lunga anticamera, con caffè, mentre chi si doveva sentire è in riunione, poi un breve tavolo comune con incredibili attacchi istituzionali per l’azione del ministero che aveva allora fermato la mattanza dei randagi. E con la prefettura silente, anzi. Insomma, prima si nega alla task force di partecipare al vertice ristretto tra asl, assessorato regionale e prefettura. Poi, un attacco da Modica che trova sponsor nel rappresentante di governo…
È andata così? E la task force, chi l’ha poi difesa una volta rientrata nei propri uffici? Qualcuno ha preso la “parola”?
A silenzio si aggiunge silenzio. Alle associazioni non passa inosservato.
Così, a Salerno, hanno voluto far da sè. Se aspettano gli uffici o l’avvocatura dello Stato, ai cani chi ci pensa? E allora ecco qua. “Richiesta di accesso ai documenti amministrativi”, ai sensi dell’art.22 della legge 241/90 e successive eccetera…. modificazioni. Nella sostanza, si chiedeva «l’esame e il rilascio in copia di tutti i documenti concernenti le gare indette dall’asl per gli anni 2008, 2009, 2010 e 2011 per il servizio di accalappiamento dei cani (bandi di gara, offerte presentate, aggiudicazione, contratto stipulato, eventali affidamenti in proroga del servizio».
Con tanto di diritto di poter richiedere gli atti, dato che la richiesta «corrisponde all’interesse diretto, concreto e attuale, giuridicamente rilevante e statutariamente riconosciuto a beneficio della Lega nazionale per la difesa del cane, di verificare che i servizi siano stati espletati nelrispetto delle condizioni di aggiudicazione e delle esigenze di tutela dei cani». Richiesta e ricorso al Tar fanno capo a Manuela Zambrano, consigliere della Lega del Cane e ad Antonella Centanni, l’infaticabile presidente della sezione di Salerno.
Di certo non sfugge ai più attenti una seppur minima rilettura di un rapporto ministeriale ufficiale dell’ottobre scorso sullo stato della veterinaria pubblica campana in cui si legge che «Malgrado la revoca dell’autorizzazione sanitaria (poi riconcessa dal Tar il 19 aprile scorso, ndr) e il procedimento in corso (per il reato di maltrattamento, ndr), l’Asl ex Salerno 3, che ha disatteso il suo compito di vigilanza sul canile di Cicerale, ha ad oggi ancora in essere una convenzione con il suddetto titolare per il servizio di cattura dei cani vaganti sul territorio. Tale servizio – si legge – come documentato in maniera chiara ed inconfutabile da immagini in nostro possesso, viene effettuato con modalità e mezzi non idonei autorizzati non per il trasporto di animali vivi ma per lo smaltimento dei sottoprodotti di origine animale, ai sensi del Regolamento (CE) n. 1774/02».
E allora una, anzi tre domande.
Se è così, si è fatto qualcosa per impugnare bando e aggiudicazione?
No, mai.
Due: se è così, e l’asl ha letto il rapporto della direzione del ministero, la stessa asl ha fatto qualcosa per impugnare bando e aggiudicazione? No, mai.
Tre: se è così, in cosa si può ancora sperare, da Modica a Cicerale, con una task force presa per i fondelli e un silenzio che la circonda che certo non aiuta gli onesti ma, anzi, li isola sempre di più? Quanto dura?
(99 – continua)
Nota
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LA PADANIA 31 LUGLIO MODICAMENTE APERTO
30 luglio 2011 -
LA PADANIA 31 LUGLIO MODICAMENTE APERTO
Tutto e’ a….. modica velocità in questo paese.
Modica la politica, cauta su tutto per i suoi equilibri.
Modica la tenacia, modica l’affermazione del coraggio.
Modica l’espressione del linguaggio, sai mai che sbilanciarsi comprometta. Modica la voglia di rischiare, più che ….modica la spinta a cambiare.
Modica la capacita’ di esporsi. Di cert’uni, di cert’altri, ma per fortuna non di tutti!
La Sicilia e’ maestra di vita, da nord a sud e’ metafora di ignavia e gattopardesca fuga dalla realtà.
Dai ministeri ai politici, agli amministratori, all’umana varietà delle associazioni delle bufale, Modica e’ lo specchio di ciò che non dobbiamo essere.
E per non smentirsi, …modica la presa di posizione istituzionale per difendere chi in Sicilia va e rischia per imporre le regole.
Chi si espone fa la fine dei fanti italiani sul fronte di guerra. Identico silenzio.
Abbandonato all’indifferenza prudente della politica e alla burocrazia del palazzo che tumula e fa marcire ogni iniziativa.
Quel che tocca lo mummifica. Tutti se ne stanno accorgendo.
Che figura barbina!
Così che i cittadini hanno ragione di dire che i ministeri sono inutili e nulla cambiano se tutto resta in mano a chi ..modicamente si gratta.
Tutto torna come prima. Ma non per la penna di Stefania. Ma non per i volontari. Ma non per gli uomini di buona volontà che non si arrendono, a qualsiasi latitudine, a qualsiasi longitudine..
A tanto siamo arrivati oggi, a sperare solo nel giornalismo e nella rete che divulga la stessa speranza del cambiamento,
E che Dio, ce lo conservi in salute tale giornalismo d’inchiesta e anche in tutta la sua lucida rabbia!
Almeno questo!
Buona lettura e come sempre buona indignazione.
Chiliamacisegua
LA PADANIA 31 LUGLIO
NOVANTASETTESIMA PUNTATA
MODICAMENTE APERTO
Un canile ha i suoi tempi in Sicilia. Polemiche per i ritardi di apertura della struttura di Modica. Esatto: Modica. L’accoglienza per chi va a vigilare sul tavolo per il randagismo: un caffè in anticamera.
Viaggio nell’Italia bestiale a cura di Stefania Piazzo
Articolo
“Anche il canile è di Modica apertura?
Dopo la straziante vicenda della morte di Giuseppe Brafa, a Scicli, in contrada Pisciotto, episodio che, ricordiamo, vede rinviati a giudizio il sindaco, il comandante dei vigili urbani (poi deceduto ma per il quale il giudice non ha comunque concesso “alla memoria” il non luogo a procedere), i tre veterinari asl che avevano dato parere favorevole tre giorni prima del dramma (era l’11 marzo 2009) alla (“improbabile”) custodia giudiziale dei cani affidati dalla procura all’indigente Vittorio Giglio, anch’egli a processo, la vicenda randagismo sembra ancora non trovare pace.
«Non ci date i soldi, non abbiamo fondi», reclamava il sindaco di Modica al ministero della Salute. Niente fondi, niente canile. Venne subito istituito un coordinamento e un piano per l’emergenza con il ministero e l’assessorato regionale, con tanto di 5 milioni di euro di stanziamento per tutta l’emergenza isolana.
E dopo inenarrabili complessità siciliane, qualcosa iniziò a dare i suoi frutti.
E il canile a Modica? Costruito. Finalmente. Aperto? Modicamente, a quanto sembrerebbe. Inghippi? Sembrerebbe. Piccole cose? Cosette. Solo questione di tempo. O di schermaglie politiche con un sindacato alla ricerca magari di visibilità che se la prende con una buona amministrazione… Vai a sapere.
La questione, rilanciata dalla radio locale RTM di Modica è a dir poco sconsolante, se trovasse conferma. Mentre l’8 luglio scorso si è tenuta l’ultima udienza del processo contro gli amministratori e i veterinari, con prossima arringa il 23 settembre, a Modica c’è chi scalpita denunciando, come sta facendo l’Isa (sigla che sta per Intesa sindacato autonomo) per voce del suo rappresentante, Giorgio Iabichella, che la struttura per accogliere i randagi sia ancora chiusa nonostante i lavori siano stati completati, secondo il sindacato. Impossibile! Si sbaglia il sindacato!
Importo del canile per coprire le esigenze di Modica, Scicli e Pozzallo? Circa 300mila euro, pare. Finito, a quanto sembra, a gennaio 2011, con taglio del nastro entro primavera. Ma, convinto di andare fino in fondo, l’esponente sindacale dichiara alla stampa: «Seriamente preoccupato per la situazione incredibile e inaccettabile, e auspicando che non accadano fatti gravi come quelli del 2009, ho chiesto l’intervento celere del ministero della Salute, scrivendo al sottosegretario di Stato on. Francesca Martini. Non vedendo altre strade, di fronte ad un’evidente incapacità di amministrare la cosa pubblica, soprattutto quando in gioco c’è la salute e l’incolumità dei cittadini, analogamente alla salvaguardia degli animali stessi, ho deciso di chiedere aiuto al ministero».
In bocca al lupo. Quale, non si sa.
Chi si occupa della Sicilia? E questa è una bella lotta. In ordine: potrebbe essere la task force del ministero, condizionalmente d’obbligo.
Perché volere spesso non è potere e perché la forte spinta autonomista isolana sembra voler centrifugare fuori dalla propria orbita chi ha voce in capitolo nel vigilare istituzionalmente il coordinamento di quel già citato progetto pilota. Laddove, come dalle parti di Modica e più su sino a Ragusa, capoluogo e sede di prefettura, qualcuno coordina lo stesso progetto nel tenere monitorati tempi, opere realizzate, tempistiche… Anzi… anzi…vuoi proprio vedere che dalle latitudini dei cantieri infiniti, qualcuno se l’è pure presa mentre si faceva il punto sui coordinamenti, e proprio per come a suo tempo il ministero aveva preso posizione fermando le mattanze e l’ordine di sparare a vista?
E poi vieni a sapere che la task force è allergica ancora a qualcuno quando si sposta a Ragusa e poi ti tocca leggere sulla stampa locale simili forzature sul canile che non sarebbe ancora stato aperto.
Ma no, è una burla di un piccolo sindacato che alza la voce per screditare una così efficace amministrazione.
E poi, a Ragusa e Modica tutte le porte sono aperte a chi ha dato pacchetto chiavi in mano quasi tre anni fa oramai un progetto pilota per eradicare il randagismo.
Lo sanno tutti, lo sanno i sindaci, lo sanno in prefettura.
Dove monitorizzano tutto, mica serve che al tavolo si scomodino a venire quelli di Roma.
Attendano un attimo fuori. Desiderano, intanto che noi finiamo con i signori sindaci, un caffè?”
s.piazzo@lapadania.net
(97 – continua)
Dire no non è impossibile.
NOTA
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LA PADANIA 24 LUGLIO IL MAIALE CORRE AVVOLTO NEL TRICOLORE
23 luglio 2011 -
LA PADANIA 24 LUGLIO IL MAIALE CORRE AVVOLTO NEL TRICOLORE
L’inchiesta di Stefania Piazzo nelle inciviltà nostrane rappresentate da sagre, fiere, feste patronali paesane, alberi della cuccagna, giostre, corse e corsette, palii et similia che si snodano nella penisola (con la benedizione della…tradizione e dei ministeri silenti, che spesso gli animali li sfianca se non li uccide, altro che benedizione, una maledizione perpetua….), è arrivata alla quarta puntata.
Godiamocela tutta, nel suo morboso furore.. conservativo di cultura italiana!
Buona lettura e come sempre buona indignazione!
Chiliamacisegua
LA PADANIA 24 LUGLIO
VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE A CURA DI STEFANIA PIAZZO
NOVANTASEIESIMA PUNTATA
IL MAIALE CORRE AVVOLTO NEL TRICOLORE
DAI SALAMI DELL’UNITA’ D’ITALIA ALLO STRUZZO FRANCESCANO
ARTICOLO
Bassiano, niente più gara dei porci. Ma pur di non rinunciare alla sagra, gli animali corrono in braccio muniti di bandiera
Al vincitore due suini in premio. In Lombardia ed Emilia è vietato usare animali come premio per giochi, feste e sagre, lotterie, sottoscrizioni o altre attività. Genova prende esempio
Né il sindaco né la Proloco, avevano mai pensato fosse necessario chiedere che autorizzazione o parere all’asl. In fin dei conti, sono futuri salami
Mai l’asl era stata in questi anni interpellata. Ma avrà mai saputo, ci chiediamo, che ogni anno a fine luglio ci si divertiva così, in provincia di Latina? Un sospetto? Totale ignoranza del caso?
“Qualcosa, qualcosina ina si muove. Una cosa è certa: i maiali a Bassiano in provincia di Latina non verranno più trascinati per una corda legata al garretto, non saranno più costretti a correre per far divertire in una gara dedicata al prosciutto. Non saranno più usati per un palio che li ha visti addirittura essere presi e rilanciati in volo per non perdere tempo nei confronti degli avversari loro simili, loro malgrado.
Che si possa scrivere che è comunque un successo, un risultato che inverte la tendenza dopo le pagine di denuncia del nostro quotidiano e nello specifico dell’associazione Chiliamacisegua, è vero fino ad un certo punto.
Certo, se non avessimo alzato la voce presso la Task Force del Ministero e qualcuno dall’altra parte del telefono non si fosse subito attaccato al proprio telefono interpellando asl, Regione Lazio e autorità locali, ebbene, i maialini avrebbero continuato a subire la corsa tra scherno, risa e totale disinteresse dell’asl.
Perché… vieni poi a sapere che mai l’asl era stata in questi anni interpellata. Ma avrà mai saputo, ci chiediamo, che ogni anno a fine luglio ci si divertiva così, in provincia di Latina? Un sospetto? Totale ignoranza del caso? In ogni caso nessuno, né il sindaco né la Proloco, avevano mai pensato che fosse necessario chiedere che cosa ne avesse mai pensato un servizio veterinario. In fin dei conti, sono salami. Non i veterinari, s’intende, né il sindaco, s’intende. Un successo, si diceva, anche se è una conquista a metà. Perché i maialini correranno… in braccio. Piuttosto che niente, ci devono essere. Avvolti nel tricolore, perché questo è il 150° della nascita dell’Italia. E anche i maiali devono fare la loro parte, salami tricolore. Il 31 luglio, ha fatto sapere così l’illuminata Proloco, due maiali verranno collocati presso il “mandriglio”, la casa del maiale, con mangiatoia e abbeveratoio, in pieno centro, in piazza Matteotti, per l’esposizione ai turisti.
Attrazione popolare. In modo che tutti possano vedere ciò che è in palio. Esatto. Perché il primo conduttore o affidatario del maialino avvolto nel tricolore che giungerà al traguardo si prenderà come premio i due maiali.
E i maialini come correranno? I quattro predestinati, provvisorio involtino nella bandiera d’Italia, saranno presi in braccio da quattro uomini e inizieranno la corsa partendo da piazza 25 luglio, percorreranno via Aldo Manunzio per arrivare a Piazza
Matteotti. Insomma, a Bassiano voglio far intendere di aver messo giudizio, visto che gli animali saranno presi in braccio dai loro provvisori custodi, per essere infine portati, a gara ultimata, nelle loro dimore con codice di stalla asl. Quindi, si corre. E si vince il maiale. Come in altre regioni d’Italia dove gli animali sono lotterie e vincite. Tranne che in Lombardia, dove la legge regionale ha messo al bando da anni questa “usanza” popolare. Ma non tutte le regioni ci provano a cambiare le regole. E così, è tutto un susseguirsi di pasquette e sagre e befane animali.
Come per la Proloco di Tezze sul Brenta, con porcellino vivo in palio. Come a Legnaro, in provincia di Padova con addirittura un cavallo primo premio alla Festa, niente meno che… del cavallo.
Proprio nel Comune che è anche sede dell’Istituto zooprofolitattico delle Tre Venezie e che ha, tra i Centri di referenza nazionale, anche quello per la pet therapy, che ha il cavallo protagonista alla grande. E’ il caso di dire… ma proprio lì, di fronte all’Izs, dovevano decidere di “andare a cavallo?”. Maiali di diversi pesi e misure anche a Saletto, in provincia di Padova. Per la sagra di Sant’Anna a fine luglio i maiali sono tre: primo premio maiale da 120 chili, secondo premio maiale da 90 chili, terzo premio maiale da 60 chili.
Nuovo entrato è lo struzzo col “saio” in padella. A Cava dei Tirreni, in provincia di Salerno, nella festa organizzata dal padre francescano del locale convento. Ma si sa, tra il dire e il fare, tra la professione di amore e rispetto per gli animali e la vita di tutti i giorni c’è la via di mezzo terrena. Bisogna mangiare. E allora, struzzo francescano per tutti. Tanto, san Francesco neanche sapeva che esistesse lo struzzo.
Animale non contemplato fa più felice il palato. Ma, a quanto pare, la licenza terrena non è piaciuta ad un gruppo di animalisti, tanto che le contestazioni sarebbero finite quasi in rissa con il padre della pace francescana intento a far brandelli dei manifesti di protesta. E il “Mattino” di Salerno avrebbe riportato questa diplomatica dichiarazione: «Verbalmente si può aggredire in ogni modo. I termini usati sono di uso comune e d’altra parte una ragazza che si mette in mostra in questo modo non può che essere una poco di buono», con tanto di richiesta di risarcimento danni per “lucro cessante”, per il mancato introito alla sagra derivante dalla vendita delle bistecche di struzzo per la pubblicità negativa dei contestatori.
Ma per tornare alle lotterie, c’è chi può e chi non può. Non si può già da tempo in Lombardia ed Emilia Romagna. In Lombardia la pratica è espressamente vietata dal comma 4 dell’art. 3 della legge regionale N° 16 del 20 luglio 2006 che recita: «È vietato usare animali come premio per giochi, feste e sagre, lotterie, sottoscrizioni o altre attività». In Emilia, legge 5 del 17/2/2005, art. 7 comma 2: «Gli animali, sia cuccioli che adulti, non possono essere offerti in premio o vincita di giochi, oppure in omaggio a qualsiasi titolo nell’ambito di attività commerciali, di giochi e di spettacoli».
Punto, e fine della festa. Di recente c’ha provato anche Genova con l’arrivo del nuovo garante per gli animali, Edgar Meyer, che ha prontamente suggerito al primo cittadino un nuovo “regolamento comunale sui rapporti tra cittadini e animali”. Sanzioni da 50 ai 500 euro per colpire comportamenti che non rispettano “il diritto di ogni animale ad una esistenza compatibile con le proprie caratteristiche biologiche”. Maltrattamento e non solo. In più una piccola task force dentro la polizia locale per indagini e sanzioni. Non solo ci sarà confisca in caso di maltrattamento, ma anche, e questo fa al caso nostro, il divieto di offrire animali in premio a lotterie e manifestazioni.
Ci vuole poco, insomma. Basta la volontà e il coraggio. Lombardia e Genova fanno da apripista. Non è questione di leggi ma di civiltà, quella che di solito anticipa sempre la politica.”
( 96 – continua)
Florilegio
*L’etimologia in disaccordo con la logica. Chiamiamo animali gli esseri viventi ai quali neghiamo la proprietà di un’anima. Francesco Burdin
*Due cose mi sorprendono: l’intelligenza delle bestie e la bestialità degli uomini. Tristan Bernard
*Dicono di avere abolito i sacrifici animali! Soltanto il rito hanno abolito: li sterminano ininterrottamente, illimitatamente, senza bisogno: il sacerdote si è fatto industria. Guido Ceronetti
*L’empatia per il più piccolo degli animali è una delle più nobili virtù che un uomo può ricevere in dono. Charles Darwin
*Il nostro prossimo è tutto ciò che vive. Mohandas Gandhi
*Non già pietà, ma giustizia si deve all’animale e nel maggior numero dei casi, se ne resta debitori. Arthur Schopenhauer
*Ci sarebbero meno bambini martiri se ci fossero meno animali torturati, meno vagoni piombati che trasportano alla morte le vittime di qualsiasi dittatura, se non avessimo fatto l’abitudine ai furgoni dove le bestie agonizzano senza cibo e senz’acqua dirette al macello. Marguerite Yourcenar
*Il maiale è un animale di Dio come tutti gli altri, a cui si fa l’atroce torto di paragonarlo a certi uomini. Anonimo
*C’è qualcosa nell’esteriorità di un cavallo che si attaglia all’interiorità di un uomo. Sir W.Churchill
PUNTATE PRECEDENTI
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LA PADANIA 3 LUGLIO T’AMAVO PIO BOVE ASINO CHI LEGGE
http://www.chiliamacisegua.org/2011/07/10/la-padania-10-luglio-e-tira-sto-obelisco/
LA PADANIA 10 LUGLIO: E TIRA STO OBELISCO
http://www.chiliamacisegua.org/2011/07/16/la-padania-17-luglio-ma-porca-l%E2%80%99oca/
LA PADANIA 17 LUGLIO MA PORCA L’OCA…
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RELAZIONE DI STEFANIA PIAZZO
21 luglio 2011 -
Chiliamacisegua divulga la Relazione della giornalista Stefania Piazzo, presentata a Perugia il 23 giugno scorso, convinta che sia un punto fermo su cui riflettere e da cui prendere slancio individuale, per continuare la battaglia civile dell’affermazione dei diritti animali, in compagnia di chi parla la stessa lingua, abbandonando chi si perde per strada.
Buona lettura.
Chiliamacisegua
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