Sequestrato il canile di Cicerale

Ispezione regionale, ieri mattina, al canile di Cicerale. L`inceneritore è privo di numerazione autorizzata dal Servizio di Ecologia Regionale: il capo del servizio veterinario regionale, Paolo Sarnelli, ne impone la chiusura. Contravvenzione per il titolare, Mauro Cafasso, che così si difende: “La richiesta è stata inviata. Sono in attesa di risposta”.Intanto l`Assessore Regionale alla Sanità, Angelo Montemarano, che due mesi fa ha istituito una commissione permanente di ispezione ad hoc con personale rotante, ribadisce l`intenzione di fare chiarezza. “Continueremo a fare controlli a tappeto – sottolinea l`assessore la cui e-mail è intasata dalla petizione on line – in modo da verificare il reale stato di salute degli animali ospitati”. Dal verbale redatto ieri, la struttura apparirebbe idonea ad ospitare i 1674 cani attualmente ricoverati. Non sembrerebbero violate le norme igienico-sanitarie, ma l`assessore rimane fermo nel chiedere “una ispezione non più a campione ma cane per cane”.

“La Protezione Animali – ha dichiarato il presidente dell’Enpa, Carla Rocchi,commentando il sequestro del canile di Cicerale – ringrazia ancora una volta i Carabinieri del Nas, in particolare il loro comandante Piccinno, per la tenace,sistematica opera di controllo nei confronti delle strutture che ospitano cani”.
Tale attività è assolutamente necessaria per far sì che i cani siano ospitati in strutture adeguate e abbiano cura e assistenza e, soprattutto, una prospettiva di affidamento. I canili devono essere considerati, infatti, sempre più strutture di passaggio e comunque gestite in maniera responsabile. “L’odierno sequestro del canile di Cicerale – conclude Rocchi – è una tappa significativa nel percorso che i Nas e il Ministero della Salute, anche per l’impegno del Sottosegretario, Francesca Martini, hanno intrapreso in tale direzione”.

Chilimacisegua e Associazione Canili Lazio che insieme hanno presentato una Richiesta Formale di Sospensione di ingresso nella struttura e una richiesta di Accesso agli Atti, alla attentissima On Francesca Martini, ringraziano la sua tempestiva ed efficace azione di Governo, il capitano dei Nas Pietro Della Porta che ha provveduto al sequestro di Cicerale, e tutti i volontari che hanno preparato con tanta rabbia, tanta cura e tanto coraggio il dossier sul canile lager.

Dove sono stati i 97 Sindaci dei Comuni convenzionati con il canile lager di Cicerale, in tutto questo tempo?
Sarà dovere di Chiliamacisegua, pubblicare foto e mail di ognuno di questi Sindaci fuorilegge e fare loro una campagna di altissimo valore comunicativo, a gratis!

Un consiglio, leggete la Padania del 30 novembre, un articolo a firma Stefana Piazzo ( la trovate anche su fb) Il titolo? A Cicerale il Dio del Sud è Lucifero

E segnala questa cronaca datata 2006, da allora non è cambiato nulla, stesso lager, stesso gestore, stesso orrore.


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A Cicerale il Dio del sud è Lucifero

«Per raggiungere il canile ho impiegato due ore di viaggio sulle colline che a strapiombo cadono sulla costa cilentana, un altro mondo, ai confini della realtà, recintata da teloni neri che nascondono l’orrore»

Chi in passato lo ha definito il Dio del Sud ha bestemmiato. Io ieri l’ho incontrato, vecchio, sporco, claudicante, tante goccioline fetide gli colavano dal volto tumefatto dalla cattiveria, odio, avidità, sete di soldi soldi soldi, pietra miliare della sua perfida esistenza. Lucifero, si era proprio lui, trasferitosi sulla terra dagli abissi infuocati dove il magma fonde ogni elemento da cui potrebbe germogliare vita, amore, pace, rispetto, speranza. Padrone assoluto di duemila esseri viventi, da Dio creati a sua immagine e somiglianza come tutto ciò che esiste sul pianeta terra, e dal Cafasso incarcerati, denudati, seviziati, costretti a perdere la propria identità di animali, parti integranti dell’universo, compagni fedeli per l’eternità. Per raggiungere questo girone infernale ho impiegato due ore di viaggio, un tornante dopo l’altro, come sulle montagne russe, mi sono inerpicata sulle colline che a strapiombo cadono sulla costa cilentana, un altro mondo, ai confini della realtà, recintata da teloni neri che nascondono l’orrore, ecco l’oasi di ciotola, il rifugio di Cicerale, chilometri quadrati di bosco trasformati in forni crematori d’estate e pozzanghere argillose d’inverno, anche il prato verde ha smesso di esistere, si è consumato ed estinto a causa dello strofinio con la cute di centinaia-migliaia di cani transitati in quell’incubo, non un abbaio ma un boato di latrati proveniva da tutta la collina, una stradina che scendeva tortuosa mi portava all’ingr esso del gulag. Bello l’ingresso, alberato con viottoli piastrellati in pietra viva, qualche gabbia a cubo chiuso, ancora non arrugginita, corredate da microcuccia e 4 – 5 – 6 cani di piccola taglia che saltellavano come grilli, in verticale perché camminare in orizzontale era impresa impossibile.
Più avanti un numero imprecisato di box in cemento di pochi metri quadri, chiusi da rete anche sulla parte superiore, contenevano i cani della Legge Sirchia, quelli pericolosi, lì inscatolati per espiare le colpe dei balordi umani padroni delle loro vite, decine e decine di Kalashnikov pronti ad uccidere dilaniare, massacrare qualsiasi cosa fosse vicina alle proprie mandibole, l’odor e dell’uomo scatenava in quei molossi una reazione chimica capace di innescare un’atomica tanto era l’odio che nutrivano nei confronti di chi li privava anche dell’aria da respirare. Lo scenario che si allargava nel bosco circostante creava nel mio cuore inaudita sofferenza, per chilometri si estendevano fatiscenti reticolati consumati dalle intemperie e dalle migliaia di denti spezzatisi in quelle maglie di ferro alla ricerca della libertà, si perdevano a vista d’occhio, quadrati irregolari scoscesi in cui uno, due, cinque, dieci, venti, trenta cani, maschi con femmine, alcune gravide, cuccioli con adulti, piccole taglie con cagnoni enormi, scheletrici, sporchi, peli ammassati, sguardi assenti, bava alla bocca, terrore gerarchico negli occhi, abbandonati alla morte in angoli, crepacci o in quel che restava di cucce in cemento affossate nella terra maleodorante, monchi, inebetiti, cani abbandonati dall’uomo ma in questa circostanza anche da Dio. L’area di calpestio dei recinti aveva, nella sua totalità, una pendenza dell’80%, su di essa i cani si arrampicavano, di un colore inesistente nella sfera ottica umana, sul suolo aleggiava uno strato di polline misto a peli ed escrementi liofilizzatisi, ogni zampata sollevava una nube di polvere fetida.

Dalla terra fuoriuscivano pietre appuntite, tronchi spezzati, tante piccole escrescenze simili a mani che dal sottosuolo con movimenti convulsi tentavano di avvinghiare e catturare quei dannati rinchiusi in un luogo per il quale non sono stati creati ed in cui si dibattevano come le anguille catturate per essere vendute.
In questo scenario spettrale un solo operaio originario dei paesi dell’Est, mezzo svestito, si affaccendava senza far nulla di utile, in un baraccone un Veterinario, presumo, alle prese con bisturi operava in dolce compagnia femminile, mentre, una ragazzina in abiti da lavoro trasportava su di una cariola, barella etnica, un cane anestetizzato da rimettere nel branco, un Veterinario dell’ASL competente per territorio giustificava l’alto tasso di mortalità nella struttura dovuto a decessi per arresto cardiocircolatorio.

Dulcis in fundo in quattro gabbioni da trasporto sei nuovi randagi appena arrivati nell’infer no da chissà quale Comune pronto a pagare la retta giornaliera di 1 euro e 49 centesimi per sempre, visto che dopo la microchippatura e lo smistamento nei recinti nessun padrone andrà mai a controllarli come nessun pazzo salirà mai su quella montagna per prendere in affido un cane, è utopia. Lo scopo della mia visita era un controllo (insieme a rappresentanti di una Amministrazione Comunale) per accertare l’esistenza in vita di 92 cani di un paese a 150 chilometri circa di distanza dal campo di sterminio, le ultime fatture ne elencavano una quarantina, la prima verifica sommaria ne dava 24 presenti ma il proprietario della struttura non sapeva dove, in quale recinto della montagna, fra gli oltre 2000 cani si trovassero, «era necessaria una ricerca che richiedeva tre o quattro giorni, fissare un appuntamento», rifare il viaggio e sperare di trovare in loco fisicamente il proprietario, «altrimenti nella galera nessuno vi permetterà di accedere». Dopo solo 15 minuti di visita guidata eravamo già fuori al cancello.
Mi capita ogni qualvolta che oltrepasso i cancelli di un lager di non dormire per notti e notti, mi riprometto ogni volta di smetterla di aiutare gli indifesi, imponendomi di vivere come fanno tutti. Non ci riesco. L’indifferenza assoluta de ll ’opinione pubblica è la pena più dolorosa.

«Lontano dagli occhi lontano dal cuore», è quanto impera incosciamente nel tessuto sociale moderno, questo lo hanno carpito i nuovi imprenditori aguzzini, mentre gli animalisti rincorrono la cagnetta da sterilizzare che gli accalappiacani dell’ASL non riescono a catturare, battibeccano con il cattivo detentore del cane a catena corta, ergono barricate per bloccare furgoni carichi di animali destinati alla vivisezione in Germania, Svizzera ed in chissà quante altre parti del Mondo, si impegolano in questioni di ordinaria quotidianità per strappare all’offesa o alla morte uno, dieci, cento cani o gatti, mentre altri mille, in quello stesso momento esalano l’ultimo respiro dopo giorni, mesi di agonia e stenti in appartati ed isolati lager, regolarmente autorizzati dall’Azienda Sanitaria Locale, mai controllati dagli Organi preposti alla vigilanza ed al rispetto dalla normativa vigente in materia, laddove esiste un Comando o Stazione delle Forze dell’Ordine che alla richiesta d’intervento per un controllo non risponda «tale attività non rientra nelle nostre competenze ».

Sono ogni giorno più convinta che in questi quindici anni dal 1991, anno dell’entrata in vigore della Legge Nazionale sul Randagismo, poco o nulla è stato fatto in termini di concretezza per realmente tutelare gli animali d’affezione e prevenire il fenomeno randagismo in Italia, terra, le cui comunità stentano a recepire sia pubblicamente che privatamente il significato del termine »benessere animale», dove buona parte della popolazione resta poco incline alla solidarietà e sensibilità verso gli animali da compagnia, dimostrando intolleranza nei confronti degli animali abbandonati, operando arbitraria giustizia sugli stessi sterminandoli nei modi più raccapriccianti. I miei occhi sono stati scelti dagli amici animalisti de ll ’UNA di Pontecagnano per visitare con raziocinio, serietà, competenza ed esperienza un rifugio ritenuto ineccepibile da molti Dottori e Sapientoni, fasulli tutori del benessere animale, il mio modo di vedere, sentire, recepire immagini e sensazioni non mi accomuna a coloro che per prestigio e convenienza girano lo sguardo ed incassano la ricompensa. Perciò vi chiedo, in nome e per conto di quelle anime dannate, GIUSTIZIA.

Presidente AIPA,
Guardia Zoofila Regionale


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Terra! – Uomini e Cani: i canili del Molise

E’ un luogo comune ma vero. I cani sono i migliori amici dell’uomo.
Ma è vero anche il contrario? E’ un sentimento reciproco? A giudicare quello che ha scoperto Anna Mingotto, diremmo proprio di no!

Questa è la frase di inizio di un documentario girato appunto da Anna Mingotto al canile della Sig.ra Maria Rosaria Romano a Mirabello Sannitico in provincia di Campobasso.

Un cancello che si apro di notte, a Mirabello Sannitico, vicino a Campobasso.
Maria Rosaria Romano di 65 anni lavora fino a tardi. Quando si hanno 440 cani a cui badare, non ci sono orari se si è soli.
Ecco la baraccopoli dei cani di Mirabello.
100 box sovraffollati, e una donna che nella vita ha fatto la maestra amando i cani e dando loro tutto quello che aveva.

Maria Rosaria dice che prima era una baraccopoli pulita, le cucce erano tutte nuove, ma con la mancanza di fondi senza nessuno che li aiuta, quello che vedete nel video è il massimo che si può fare.
I suoi cani stanno vivendo di elemosina e Maria Rosaria se ne vergogna altamente.

Nel rifugio di Mirabello non manca l’amore, ma manca il resto, replica Anna Mingotto.

Maria Rosaria Romano si è autodenunciata alla ASL dopo la morte di 41 cani di fame e stenti. Ha telefonato tante volte ad Assessori e Comune pregando di dare una mano, ma nessuna l’ha ascoltata.

All’inizio della convenzione, nel 2001, il comune di Campobasso avevano 68 centesimi a cane, ma questa convenzione prevedeva una decurtazione del 10% di questa somma perchè partiva immediatamente la sterilizzazione del cane, partendo però 3 anni dopo!
La somma prevedeva inoltre l’ausilio di operai e tante belle cose.
Quest’anno, nel 2008, il comune manda a Maria Rosaria Romano soltanto 24 centesimi per cane di mangime.

ASL e comuni negano di aver mandato i cani da Maria Rosaria, ma meno male che ci sono delle delibere…

Andando quindi dal sindaco di Campobasso Giuseppe Di Fabio, egli ammette che dal 2003 non hanno mandato più cani. Dice che la Sig.ra Romano non accetta una convenzione che le darebbe più soldi perchè dice che sarebbero comunque insufficienti.
Giuseppe Di Fabio si difende con le cifre che il comune di Capobasso spende per la lotta al randagismo: 350.000 € l’anno. Anziani e poveri sono sovvenzionati con molto meno, in base a quello che dice.

Con un verbo al futuro, la Regione Molise stanzionerà fondi per i canili.

Il canile sotto sequestro giudiziario di Santo Stefano ha 568 cani gestito da Anna Maziotti presidente della Lega del Cane sezione Molise.
Le coperture sono state fatte interamente a spese della Lega del Cane, l’acqua ristagna sul pavimento per mancanza di fosse di contenimento, hanno finestre murate e i cani sono ciechi.
Questo canile è costato allo Stato 860.000 €.
Anna Maziotti conferma che il volontariato fa molto, ma non è abbastanza.
Ci sono cani che hanno bisogno di toelettatura, ma non c’è nulla di decente. I nuovi box hanno un’area di sgambamento in forte pendenza con l’impossibilità di recuperare i cani e di farli far correre liberamente.


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Terra! – Traffici di cuccioli dall’Est

I traffici di cuccioli dall’Est, nonostante campagne e monitoraggi da parte di associazioni, continua a essere molto alto e senza alcuna pietà per i poveri cuccioli che a insaputa degli acquirenti fanno viaggi impressionanti.
Il 50% dei cuccioli muore durante il viaggio e il 40% dei restanti cuccioli muoiono per malattie.

Andrea Cristofori del settore Cani e Gatti LAV denuncia una situazione preoccupante e allarmante dove i venditori sono in mezzo a un sistema di scambio di veri e propri animali oggetti con un giro di denaro impressionante!


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Terra! – Randagismo in Puglia

Il randagismo in Puglia da anni è elevatissimo.
Raffaella Vergine, dell`associazione Zampa Libera di Lecce dice che è da anni che sta portando avanti una lotta per le sterilizzazioni, ma i sindaci sono sordi. Che strano…è una frase che ultimamente di sente dire tantissimo in giro!

Secondo i dati del Ministero della Salute, i cani randagi ancora allo stato brado sono 442.000 concentrati soprattutto nelle cinque regioni del sud.
In Pugli i randagi sono più di 70.000!!!

La battaglia di Raffaella e di altri volontari per la difesa dei cani è piena di ostacoli.

Con un parto di 10 cuccioli, il 50% sono tutte femmine, fra 6 mesi una mamma fa altri cagnolini e il lavoro di mesi e anni delle volontarie viene vanificato.
Da una cagna, dopo due anni, si arriva a 2.380 cani!

Il direttore del servizio veterinario ASL di Lecce nord dice che ci vorrebbe un potenziamento soprattutto da parte dei Comuni in quanto sono assenti di canili sanitari. Un cane non si può sterilizzarlo e lasciarlo per strada. Per sterilizzare un cane bisogna portarlo in una struttura sanitaria.
Senza canili sanitari non si va da nessuna parte!

In Italia servono almeno 1.500 nuovi canili e di questi almeno 500 canili sanitari.
Sono 1.600 i comuni italiani che non sono dotati di servizi di raccolta dei cani randagi, ne hanno rifugi per i cani o convenzioni con i canili.

Ecco il serivizio di Terra! con testimonianza di Raffaella Vergine, dell`associazione Zampa Libera di Lecce.


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