LA PADANIA 10 LUGLIO: E TIRA STO OBELISCO

LA PADANIA 10 LUGLIO: E TIRA STO OBELISCO

Sfidare la grettezza e la violenza delle grette “tradizioni”, non è arte per tutti.

Serve avere le palle.

Piuttosto si tace, come si è sempre fatto, perchè così fan tutti. Perchè la “tradizione”, (ah, persino l’infibulazione viene contrabbandata come.. una “ tradizione”), anche quella più becera, porta voti ai politici, che non stanno tanto a sottilizzare, ma sono lì, solo per accumularli sti voti di consenso!

E allora, come scrive Stefania Piazzo in questo nuovo, secondo, documentato e aberrante viaggio sulle processioni dei palii, “è tutto regolare e morisse se c’è un politico, un ordine veterinario, un ministero, un sindacato del benessere animale, che dica basta alla gara di chi traina il peso più importante per santificare la festa”.

C’è solo da vergognarsi davanti “all’ineluttabile destino subito dagli animali messi in pista nell’indifferenza delle autorità.”

E nel silenzio tombale che nasconde una qualsivoglia briciola di umanità.

“Dicono siano competenti. In che? Su cosa competono?”.

Vediamo. Sono competenti su un obelisco da 100 tonnellate trainato da sei buoi per chilometri anche in terreni scoscesi.  Sono competenti sulle oche da corsa legate alle zampe costrette a divertire, spinte al traguardo.

E a quella che si ribella, la folla urla: “guarda come è incazzata, è sgamata di brutto”.

Sono competenti, le competenti autorità, sui maialini legati al garretto spinti a gareggiare e se occorre, a farsi lanciare in aria per non perdere metri di terreno.

Porci con le ali per la “tradizione” ( Lidia Ravera si ribalta dalla sedia!).

Sono competenti su tutto, le autorità. Da Roma in giù e in su.

E Chiliamacisegua si chiede, assieme a Stefania:” ma cosa fate, oltre che a vincere il palio dei silenzi?”

Buona lettura e come al solito buona indignazione!

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

LA PADANIA 10 LUGLIO:E TIRA STO OBELISCO

VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE NOVANTAQUATTRESIMA PUNTATA

A CURA DI STEFANIA PIAZZO

PORCELLINI “VOLANTI”, OCHE LEGATE. MI(NI)STERI….?!!

“Fate ciò che volete degli animali. Ciò che sorprende, ma forse non sorprende, è l’ineluttabile destino subito dagli animali messi in pista nell’indifferenza delle autorità. Dicono siano competenti. In che? Su cosa competono? È una bella gatta da pelare questa“competenza” che parte, sia chiaro, dall’alto dell’altissimo impenetrabile sin giù giù, ai comuni e ai pastori d’anime che li benedicono, gli animali addomesticati. Sulle sagre c’è un silenzio di piombo.

Si parte da un principio: che tutto ciò che si mangia sia passibile prima anche di scherno e divertimento. Se il valore della carne è fine a se stesso, dell’animale posso fare ciò che voglio. E così è. Le asl non si sono mai poste il problema, al massimo si gioca con una pre-bistecca che corre o tira un obelisco.

Abbiamo inviato al ministero della Salute la nostra prima inchiesta, link dei filmati compresi, e attendiamo con fiducia un parere. Inviamo ora anche questa seconda puntata. Comprendendo anche il ministero del Turismo, che tutela l’immagine del Paese.

Chiedendo: che fate? Che state facendo? C’è un Paese di mille paesi che usa gli animali per ridere e santificare i santi. Interessa? Basta saperlo, il resto vien da sè in cabina elettorale.

BASSIANO

La questione è semplice, a Bassiano, in provincia di Latina. Prendono i maialini, il 26 luglio giorno di sant’Anna, li legano per un garretto ad una corda per poterli controllare, fermare, strattonare, e tra un’ala festante e divertita della folla, percorrono i vicoli del paese. Una grande festa. Vedi anche su youtube il culmine del divertimento: http://laverabestia.org/play.php?vid=2167

Se il maialino va per la sua strada, basta prenderlo e scaraventarlo più avanti, facendogli fare un volo sull’asfalto. Porcellini “con le ali”, che spasso. Lo si tira, trascina che è una meraviglia, un “rutto” alla legge 189!

Se serve, se non basta la parola, bastano le immagini che prendono il prosciutto ancora vivo per le orecchie, per i posteriori fino a che come Dio comanda si rialza per riprendere la corsa.

Immagini qualificate fanno vedere come dall’alto del palo della luce penzolino prosciutti che hanno già finito la corsa. La filiera.

CALASCIBETTA

«Che minchia riprendete, che minchia riprendete? Spegni quella telecamera». Forza, ci vuole forza ma bisogna aprire gli occhi e guardare quanto accaduto nel 2009 al palio civile di Calascibetta (Enna) alla cavalla alla quale si è squarciato il torace tanto la gara era in sicurezza e tanto era certo e sicuro il percorso, lo spazio entro il quale avrebbe dovuto competere: su youtube ORRORE al Palio di Calascibetta (Enna): cavallo si squarcia il torace.

Un altro fastidioso incidente che il fato oppone allo svolgimento della tradizione che si consuma la prima settimana di settembre, consolidata e sacra. Sangue che cola sull’asfalto al palio dei berberi. Calascibetta, che minchia riprendete? Spegnete quella telecamera sulla civiltà, sul palio dei berberi. La cavalla viene portata via… Veterinari in zona? Ambulanze?

Signor prefetto, chi aveva autorizzato la corsa? Archiviato anche lo sbrego al cavallo.

Un altro video su youtube, Una città in Palio (cavallo trascinato), riprende la mitica scena di un equide che in un palio nel ragusano non si regge in piedi già alla partenza. Ma la corsa parte comunque…. e il cavallo dopo pochi metri stramazza al suolo. Da studiare con attenzione la qualità trascinatoria dell’intervento, frutto dell’alta qualità della veterinaria siciliana.

Eh oplà! Tira tira tira, che il cavallo sale sul camioncino. Un po’ alla volta, quintale dopo quintale, il saccone viene tradizionalmente Caricato con amorevole paliesca dedizione sul mezzo di soccorso.

La tradizione insegna. Notiziuola di reato o tutto regolare?

A chi compete? Chiediamo conto anche di questo. Non prima di aver visto il soccorso anche in questo filmato sempre nel ragusano: Una città in Palio (cavallo azzoppato). Tra zoppi e trascinati, c’è l’imbarazzo della tradizione.

LARINO

Si legge questo per entrare nello spirito della festa di San Pardo, a Larino (Campobasso), in cui si festeggiano i santi martiri larinesi a maggio. Dal sito www.sanpardo.it, si apprende che l’ultima domenica del mese «I carri “grandi” trainati da buoi sono i protagonisti più numerosi; in numero più limitato sono i carri “medi e piccoli” trainati rispettivamente da vitelli e pecore, abilmente domati dai larinesi più giovani. Fra quelli “piccoli” annoveriamo alcuni di dimensioni estremamente ridotti, trainati a mano da bambini, buon viatico per diventare negli anni futuri esperti carrieri e titolari di un carro “grande”, che probabilmente è già nei loro sogni. Da ricordare, inoltre, che fino agli anni ottanta come forza trainante venivano usati addirittura i cani, destinati a carri opportunamente dimensionati, abitudine questa che si è andata perdendo nel corso degli anni per “ovvie ragioni”». Ovvie ragioni. Non ovvie per  buoi, vitelli e pecore ben domate.

Youtube illumina guardando San Pardo Larino. Buoi come non li vedevamo più, con uno splendido anello al naso. Si legge, mentre scorrono le immagini, che«la difficoltà di portare i carri attraverso le vie del centro storico è notevole, soprattutto durante la notte». In effetti strade strette, lastricate, l’ideale per il pascolo forzato.

S. MAURIZIO CANAVESE

Non sapevano come ravvivare la loro festa patronale e allora i commercianti si sono guardati attorno, hanno visto che pali simili in giro non ce n’erano (vedi youtube: San Maurizio – Il Palio delle Oche). Da qui l’idea splendida di far correre sei oche in rappresentanza dei sei rioni. Ne è fiero anche il sindaco. Sono orgogliosi di spiegare che le oche non sono strattonate, hanno solo una pettorina, possono correre e volare. Basta che arrivino al traguardo. Sono nate per questo, no? Per divertire e farsi urlare addosso, in fin dei conti è solo una volta l’anno, a settembre.

LACCHIARELLA

A ottobre il palio ochesco tocca nel milanese Lacchiarella. Stessa sorte: si invitano spontaneamente le oche a raggiungere il traguardo. La folla ride divertita, le oche spaventate costrette a fare il loro palio, si adeguano. Youtube: Corsa delle oche a Lacchiarella(1)…by Bighe.

CERNUSCO S/NAVIGLIO

La folla festante grida: «Dai dai, tirale un calcio, tirale un calcio»: Youtube Palio delle oche a Cernusco Sul Naviglio 12/10/2008. Le oche corrono alla metà di ottobre, e per evitare che sfuggano al controllo, si notano due lunghe corde fissate alle zampe. Mica che facciano quel che non gli spetta di diritto, magari non aver voglia di correre.

I commenti dei cittadini si commentano da sè. «Guarda come è incazzata…. è sgamata di brutto». Sullo sfondo un animale cerca di imporsi sulla volontà del conduttore.

Che bello il palio.

MIRABELLA ECLANO

Quando pensi di aver visto tutto, non hai ancora visto i buoi che trainano l’obelisco, e pure in discesa, a Mirabella Eclano a metà settembre, nell’avellinese. Mancava questo all’appello della tradizione nel terzo sabato di settembre, in onore della Madonna Addolorata.

E i buoi che dicono? Sono lì, da vedersi su youtube:Tirata del carro MIRABELLA ECLANO 19 SETTEMBRE 2009 PART5, ad esempio, oppure Tirata del carro MIRABELLA ECLANO 19 SETTEMBRE 2009 PART1. Con effetti speciali vintage il video sempre su youtube La Grande Tirata, oppure ancora 19 09 09 la grande tirata.

In tutto, a parte le corde che si diramano dalla cima dell ’obelisco in mano a chiunque a terra, adulti, bambini…. per cercare di conservare l’equilibrio della struttura, ci sono tre coppie di buoi (in passato sei) che devono trascinare alla meta un colosso da 100 quintali, alto 25 metri. Per due chilometri: passeggiatina.

FONTANAROSA

Come per Mirabella Eclano, la tirata del carro di Fontanarosa in provincia di Avellino replica il trascinamento di un obelisco il 14 agosto. Rito sovrapponibile (youtube Carro di Fontanarosa – parte 9) con tutta la sua liturgia di benedizioni e trepidanti attese popolari. Ma è tutto regolare e morisse se c’è un politico, un ordine veterinario, un ministero, un sindacato del benessere animale che dica basta alla gara di chi traina il peso più importante per santificare la festa.

In beata solitudine Enpa e Lav in testa, 100% animalisti e ora Anpana, sbandierano questi tratti di folklore degni di un Paese da palio dei silenzi.

s.piazzo@lapadania.net

(94 – continua)

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PS ANCHE CHILIAMACISEGUA SI E’ AGGIUNTA DA TEMPO, AL CORO CHE URLA L’ABOLIZIONE DEI PALII, DELLE SAGRE, GIOSTRE, CORSE DELLA INCIVILTA’

http://www.chiliamacisegua.org/2010/07/07/basta-col-medioevo-basta-con-le-teste-poco-pensanti/

BASTA COL MEDIOEVO BASTA CON LE TESTE POCO PENSANTI

http://www.chiliamacisegua.org/2009/04/19/la-tradizione-2/

LA TRADIZIONE

http://www.chiliamacisegua.org/2010/08/22/matera-e-il-buio-dell%E2%80%99oscurantismo/

MATERA E IL BUIO DELL’OSCURANTISMO

http://www.chiliamacisegua.org/2009/09/11/contro-il-palio-degli-asini-a-torrevecchia-in-provincia-di-pavia/

CONTRO IL PALIO DEGLI ASINI A TORREVECCHIA IN PROVINCIA DI PAVIA

http://www.chiliamacisegua.org/2009/09/08/orrore-al-palio-di-calascibetta-enna/

ORRORE AL PALIO DI SCIBETTA


NOTA

LA PRIMA PUNTATA DEL GIOCO DELL’OCA QUI

http://www.chiliamacisegua.org/2011/07/02/la-padania-3-luglio-tamavo-pio-bove-asino-chi-legge/

LA PADANIA 3 LUGLIO T’AMAVO PIO BOVE ASINO CHI LEGGE

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Carlentini (SR) testa mozzata di cane sull’uscio di casa

Chiliamacisegua segnala i fatti nudi e crudi in tutto il loro orrore, con la speranza che qualcuno, di potere, si attivi per identificare l’autore di tale disumana stazza. che disonora la società e tutto il genere umano, oltre che la Sicilia intera.

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GEAPRESS
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cane-sulluscio-di-casa-foto

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zoomafia

Carlentini (SR) testa mozzata di cane sull’uscio di casa (FOTO – ATTENZIONE IMMAGINI MOLTO FORTI)

di redazione | 05 luglio 2011

GEAPRESS – Una testa di pastore tedesco è stata rinvenuta oggi nei gradini di un portone di Carlentini, in Provincia di Siracusa. Sicuramente un messaggio intimidatorio o comunque qualcosa di molto inquietante.

Del caso sono già informati gli inquirenti che, però, non si sono ancora pronunciati sull’accaduto. Di sicuro, come nei rituali della minaccia, quella testa era lì per essere vista.

Non solo. Come spesso capita in questi casi, il sangue deve macchiare di rosso. Niente grumi neri, da fare presupporre che l’animale sia stato decapitato chissà dove. La vittima della eventuale intimidazione deve avere la certezza che qualcuno gli fiata sul collo. Proprio a due passi da casa, quando il tagliatore di teste ha mozzato la testa al cane, ed ha macchiato di rosso vivo i gradini di marmo dell’abitazione di Carlentini, in via Fontenuovo. Anzi, a ben guardare le foto, sembra proprio che la macchia di sangue, sia proprio voluta. Ovvero la testa è stata roteata propria sul marmetto dell’ultimo gradino.

Cani, agnelli, capretti, in alcuni casi cavalli. Di sicuro un rituale di intimidazione mafiosa. Quando sei riottoso ad accettare un compromesso o, più verosimilmente, sei additato responsabile di una sbaglio, ti arriva la minaccia. Nei pressi di casa o addirittura dentro, come capitò alla moglie di Vito Ciancimino che raccolse un pacco che custodiva una testa di agnello orrendemente addobbata.

Comunque sempre vicino e molto … fresco. Esattamente come nel film il Padrino, dove una testa di cavallo venne fatta ritrovare sotto le lenzuola da letto. Immaginate quale arroganza a lasciare una testa mozzata dietro la porta di una casa. Per approfondimenti articolo “Teste di Mafia” di GeaPress (in zoomafia 23 agosto 2010).

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati

VEDI FOTOGALLERY – ATTENZIONE IMMAGINI MOLTO FORTI:

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Villacidro: Angelo massacrato dai bambini incitati dagli adulti

AGGIORNAMENTO

Le associazioni FRECCIA 45, unitamente a OMBRE a 4 ZAMPE ed al COMITATO SARDEGNA ANIMALI, depositeranno in data odierna esposto presso la Procura della Repubblica, Tribunale di Cagliari.

QUANTO ORRORE ANCORA DOVREMO SOPPORTARE?

Chiliamacisegua chiede conto al Sindaco di Villacidro, Signora Teresa Maria Pani, di questo ennesimo orrore, accaduto nel suo territorio, che non può e non deve restare impunito.

Che individui i colpevoli di tale violenza inaudita e li isoli dalla comunità, denunciandoli alle autorità competenti: che le mele marce devono essere buttate nel posto a loro congegnale: il bidone dell’immondizia.

Chiliamacisegua

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I FATTI

http://www.stregagatta.it/Adozioni/Dettaglio.aspx?id=16377

Ha bisogno di te!

ANGELO, massacrato dai bambini incitati dagli adulti

ANGELO è un cucciolo di circa 4 mesi, finito mercoledì 28 giugno in clinica e operato urgentemente. La sua vita è appesa ad un filo. Durante l’intervento gli è stata ricucita l’uretra perineale, lacerata dai colpi ricevuti. E’ accaduto a Villacidro, l’ennesimo episodio di violenza sui cani vaganti.

Ciò che inquieta maggiormente è che a compiere la vile azione pare siano stati dei bambini con dei bastoni, incitati alla violenza nei confronti del cucciolo, da alcuni adulti alle finestre delle abitazioni. Tutto questo è accaduto in una via centrale del paese. Chi ha salvato Angelo l’ha da prima portato a casa, ripulito e rifocillato, anche se era talmente spaventato che non ha voluto saperne di mangiare.

Dopo qualche minuto però il cucciolo ha avuto dei malori, vomiti e perdite di sangue. Quindi la signora è corsa in clinica veterinaria, ma da subito i medici hanno capito la gravità del caso. Dalle lastre è risultata una grave emorragia interna, causata da qualche colpo ricevuto.

L’intervento è durato circa due ore, ma ancora non si sa se Angelo sopravvivrà. La stessa persona sempre a Villacidro, ha salvato qualche mese fa 4 cuccioli che erano stati sepolti vivi nella vicina pineta appena sopra il paese.

Li ha tirati su sino a svezzarli e grazie all’intervento dell’associazione “Ombre a 4 zampe” i 4 cuccioli hanno trovato una famiglia in nord Italia ed ora stanno benissimo. A Villacidro la popolazione sembra intollerante nei confronti dei quattro zampe.

Questi sono solo alcuni degli episodi di maltrattamento nel centro del Medio Campidano, mentre la popolazione canina sembra non abbia fine.

Colpa delle cattive abitudini degli abitanti che, sapendo di non correre alcun rischio, non essendoci alcun controllo da parte degli organi preposti, permettono ai loro cani di uscire liberamente dalle abitazioni, in giro per le vie, da soli, con tutti i rischi che questo comporta.

Le sterilizzazioni sono poi un miraggio, e dunque le conseguenze non possono essere che l’aumento del randagismo, mentre il Comune paga fior di quattrini per mantenere i cani accalappiati che vengono portati in un canile di Olbia, in attesa che venga ultimato ed entri in funzione il canile comunale in costruzione da circa dieci anni.

Ora c’è da sperare che Angelo, se riuscirà a salvarsi, possa trovare, come i quattro cucciolini sepolti vivi, una famiglia che lo ami davvero come merita.


alessandra cogotti <alessandra.cogotti@yahoo.it>

Sindaco di Villacidro

Teresa Maria Pani

SCRIVERE A

sindaco@comune.villacidro.ca.it;

sindaco@pec.comune.villacidro.vs.it;

teresamaria.pani@comune.villacidro.vs.it;

adriano.muscas@comune.villacidro.vs.it;

polizialocale@comune.villacidro.vs.it;

poliziamunicipale@comune.villacidro.ca.it;

campestri@comune.villacidro.vs.it;

turismo@comune.villacidro.ca.it;

servizisociali@comune.villacidro.ca.it;

brambilla_m@camera.it;

martini_f@camera.it;

tutela.animale@sanita.it;

info@lacoscienzadeglianimali.it;

r.marabelli@sanita.it;

g.ferri@sanita.it;

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LA PADANIA 12 GIUGNO TOH, ANCORA L’IRA DI ZEUS SU FOLIGNO

LA PADANIA 12 GIUGNO TOH, ANCORA L’IRA DI ZEUS SU FOLIGNO

Quarta puntata di Good morning Umbria. La penna di Stefania Piazzo… infilza con freddezza e tecnica eleganza Foligno e il suo palio, dove la storia si ripete.

Leggiamo: “Giostra della Quintana. Per il secondo anno un cavallo muore sul tracciato. Il fato lo vede infilzarsi su un paletto. Sventrato, cade a terra, trafitto dalla vendetta dell’Olimpo che non tollera la perfezione di Fise, Unire, Comitati e Rioni”.
D’altra parte il titolo non cade negli equivoci: “Toh, ancora l’ira di Zeus su Foligno”.
Poi, l’altra vera notizia: il cavallo “non è morto”.

Dalle comunicazioni datate 9 giugno, un giorno dopo quello che il sito ufficiale bolla come “incidente alle prove ufficiali” – comunicazioni inviate dalle autorità locali alle autorità di
vigilanza – non si parla di decesso ma si informa sull’inciampo dell’equide e sul soccorso. Fantastico. Epico.
Infine…. qualche domanda: si correrà il 18 giugno con gli stessi paletti del fato? E poi, ancora, sempre il cavallo protagonista anche nello Statuto dell’Ente della Giostra della Quintana.

All’articolo 3, Scopi, si legge che… “l’Ente promuove la conoscenza e la diffusione della storia e della cultura della città di Foligno nella sua tradizione di luogo di convergenza, di confronto e di integrazione multietnica e pluriculturale”.

Pensavamo fosse al primo posto per statuto il benessere di cavalieri e cavalli.

Ma la Padania scopre anche altro. Con una precisione che non perdona.

Occhio a non farsi infilzare.

E come sempre, buona lettura e buona indignazione!

Chiliamacisegua

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Articolo
“Forse, la vera notizia, è che il cavallo a Foligno, non è morto. E l’altra notizia è una domanda: correranno la Quintana il 18 giugno con le stesse bandierine causa della apparente… (fatale) morte del cavallo del Morlupo? A Fise, Unire, Comitati, Rioni, piacciono da morire quei paletti? Non è forse a rischio l’incolumità di cavalieri e cavalli o serve un’altra fatalità?
Ma tornando ai paradossi e alla prima notizia esclusiva, il cavallo non sarebbe
morto.
Almeno, sembrerebbe… stando alle prime, si fa per dire, comunicazioni o informative ufficiali delle autorità competenti, compresi gli organizzatori.
Informative inviate agli organi di controllo, e qui sta la seconda vera notizia, nella data, il giorno dopo.

E neanche il giorno dopo il cavallo sarebbe risultato morto. Ancora della dipartita equide nulla.

Ma come? Si dà notizia del fatto… ma non una riga sulla fine, atroce. Eppure quella bandierina segnaletica divelta dal terreno e che si è conficcata con violenza nel fianco destro è stata micidiale. Ma della morte, non una parola. E se così, perché?

La femmina del rione Morlupo è stata poi abbattuta o è morta invece nel tragitto da Foligno in ambulanza alla clinica veterinaria di Perugia? Un altro dettaglio non da poco.

Ma si va avanti… con “Spironi e tonducci, nasce la prima guida gastronomica alle taverne della Quintana”. Era l’apertura in questi giorni della pagina web ufficiale della Quintana.
La prima preoccupazione è e resta, per carità, la salute del cavallo, a Foligno.
Anche se non si può mettere in secondo piano la salute alimentare, la festa, la tradizione.

Ma anche questa volta Ade ha convinto Zeus che il sacrificio a volte è ineluttabile, nonostante lo sforzo degli uomini di tutelare il benessere con i paletti sul percorso, approvato e vidimato dai tecnici Fise o Unire previsti dall’ordinanza che regolamenta i pali e le manifestazioni come la Quintana. I tecnici sono i garanti superpartes, garantiscono loro dall’alto della propria comprovata esperienza sul campo. Reduci, si immagina anche, dai corsi di formazione previsti dall’ordinanza.

Che recita, nell’allegato A: Requisiti tecnici e condizioni essenziali per la tutela dell’incolumità pubblica e del benessere degli animali”:

a) Il tracciato su cui si svolge la manifestazione deve garantire la sicurezza e l’incolumità dei fantini, dei cavalieri e degli equidi, nonché delle persone che assistono alla manifestazione;

b) Il fondo delle piste o dei campi su cui si svolge la manifestazione deve essere idoneo ad attutire l’impatto degli zoccoli degli equidi ed evitare scivolamenti;

c) Il percorso deve essere protetto con adeguate paratie tali da attutire eventuali impatti o cadute;

d) Il tecnico di cui all’articolo 1, comma 2 è abilitato attraverso specifico percorso formativo certificato dagli enti tecnico sportivi di riferimento ed inserito in apposito elenco tenuto dagli stessi”.

L’articolo 1 recita, al comma 2 che “Le manifestazioni (…) a tutela delle tradizioni, usi e consuetudini locali, devono essere autorizzate previa presentazione di una relazione tecnica del comitato organizzatore e previo parere favorevole della Commissione Comunale o Provinciale per la vigilanza (…) integrata da un veterinario dell’Azienda Sanitaria Locale territorialmente competente e dal tecnico di cui alla lettera d) dell’allegato alla presente ordinanza”. Che fa la Commissione? “… verifica il rispetto dei requisiti tecnici e delle condizioni essenziali finalizzate alla tutela dell’incolumità pubblica e del benessere degli animali di cui all’allegato alla presente ordinanza”. I paletti dunque rappresentavano (visto che c’erano prima) e rappresentano essendoci anche ora, pur essendo causa fatalistica di morte, un elemento che tutela il benessere degli animali.L’indomani de l’“Incidente alle prove ufficiali” (perché titolano così, sul sito dell’Ente autonomo Giostra della Quintana, la notizia della morte per ferita da paletto conficcato nel fianco così ampia da aver fatto uscire le viscere al cavallo in corsa), si volta pagina. Dopo un titolo da Osservatore romano, si torna alla Quintana con la pasta e la bistecca.
D’altra parte se in due anni una seconda fatalità offusca la festa è solo perché appunto il fato e gli dei se la prendono con Perseo e il suo tentativo di rivendicare l’autonomia e l’ambizione di correre senza l’obolo del sacrificio.

Di sbagliato non c’è niente, solo il destino.

Oh, pensa che di paletti in 65 anni non se ne era mai conficcato uno che fosse uno nel torace di un cavallo al galoppo in curva mentre affrontava l’otto del percorso nelle prove cronometrate.

Non lo puoi prevedere che una bandierina palettata lo trafigga come Cristo in croce. Il tecnico che ha fatto il corso di formazione previsto dall’ordinanza (giusto?), certificato dagli enti, ha fatto il suo dovere, come tutti. Anche il cavallo, anche il paletto.

“Tuttavia – recita il comunicato ufficiale dell’Ente – anche per rispondere obiettivamente a coloro che traggono giudizio negativo sulla manifestazione ed anche per non sottrarci a qualsivoglia responsabilità l’Ente non può che ribadire quanto fatto in questi anni per garantire la crescita della manifestazione ponendo al primo posto la salute del cavallo”.

Salute o sicurezza? Antidoping o ostacoli in sicurezza?
Vige un regolamento che prevede «una Commissione Sanitaria in grado di vigilare sulla idoneità e sanità dei cavalli che sono stati iscritti alla competizione».
Viene giudicata la loro idoneità, vengono sottoposti a visita dell’ippiatra e a controlli antidoping. Al momento del soccorso della cavalla del Morlupo erano quattro i veterinari intervenuti, ma il numero dei veterinari in pista non ha salvato il cavallo dal paletto.

E se il problema, per due anni consecutivi, è il “durante”, quando il cavallo entra in pista, è sul durante che le attenzioni e le ispezioni vanno poste.

O il prossimo anno, stessa fatalità, stesso palo?
Certo, due anni, due morti. Due incidenti. Tutto bene anche quest’anno? A colpi di fatalità, quale è il prezzo da pagare? Se non si muore per doping, si muore per gli impicci fatali in gara. Che, lecito e legittimo chiedersi, sono proprio così a tutela del benessere, sempre al centro dei primi pensieri?

Zeus è Zeus, ma gli uomini immortali e non infallibili si chiedono perché si muore su un…
dettaglio? I tecnici che hanno vidimato il percorso, forti delle loro decennali esperienze sul campo, cambieranno la natura dell’asta delle bandierine? Saranno le stesse che incontreranno cavalieri e cavalli alla Quintana finale?

Fise e Unire ed Ente Quintana tutti d’accordo?
Non sfugge intanto ai folignati più attenti il recente sforzo per rinnovare il sito internet della Quintana, con una nuova e più accattivante veste grafica: ci si può iscrivere alla newsletter, prenotare i biglietti, visionare i video più suggestivi sul corteo storico, sul palio. In nome del benessere degli equidi, primi e veri protagonisti della Quintana, naturalmente.

È sottinteso.
Allora vediamo lo Statuto dell’Ente (approvato il 14 dicembre 2009). Dall’articolo 3 – Scopi – “…Seguendo un percorso scientifico di ricerca storica ed antropologica per la ricostruzione del contesto socio-culturale, culminante con la celebrazione dell’evento della “Giostra” seicentesca, l’Ente promuove…”

Cosa promuove?
Il benessere del cavallo? Un po’ di pazienza che è sottinteso. Poi ci si arriva.
“L’Ente promuove la formazione e la crescita dei fenomeni di partecipazione alla vita sociale cittadina, nonché allo studio, alla conoscenza e alla diffusione della storia e della cultura della Città di Foligno nella sua tradizione di luogo di convergenza, di confronto e di integrazione multietnica e pluriculturale”.

E’ l’obiettivo principe della Quintana.

Quasi quasi, si può fare a meno del cavallo, visto che non è citato. Ma è sottinteso, le razze equine sono tante. Anche i cavalli sono multietnici.
“Nella rievocazione dell’evento ludico della “Giostra”, inserito nella ricostruzione del suo contesto storico, culturale, artistico e scientifico – si legge ancora – l’Ente promuove la consapevolezza dei cittadini alla concordia e all’amore per la Città aperta”.

Amore anche per il cavallo? È sottinteso.

Tanto che nello statuto c’è sempre spazio anche per lui, protagonista nella vita e nella morte – per fatalità – per garantire la continuazione dell’evento ludico.
Eccolo qua. Articolo 4 – Attività: prima però viene la “promozione di progetti di ricerca scientifica per lo studio del periodo storico”, (col cavallo, sottinteso), poi viene la “promozione di progetti per la tutela e il recupero del patrimonio … architettonico della città”. Mica che cada una tegola sul cavallo in corsa.

È sottinteso.
Poi c’è, sempre all’articolo 4, la “conservazione, la gestione e diffusione dei risultati dei predetti programmi… al fine di far conoscere la Città, le sue tradizioni… oltre all’evento spettacolare della Giostra della Quintana”.

Col cavallo, più che sottinteso.
Eccolo, il cavallo!!! Abbiamo atteso ma non invano.
Il comma d recita che nelle attività c’è la “promozione dello sport equestre mediante l’organizzazione e la gestione, sia in forma diretta che per tramite di convenzioni con istituzioni e associazioni pubbliche e private, di programmi di insegnamento e addestramento giovanile dilettantistico”.

Ah, ecco. Ma non solo:
“Celebrazione, come momento finale, della rievocazione storica della competizione cavalleresca seicentesca”.

Ah, ecco ecco. Sempre la salute del cavallo.
Riepilogando… il cavallo l’8 giugno del rione Morlupo è morto o non è morto?
In ogni caso ne hanno dato – triste e molto sommesso annuncio, dopo aver fatto il proprio dovere statutario scientifico storico e celebrativo, l’Ente della Giostra composta dai rioni; l’asl veterinaria, che ha fatto il suo dovere, comunicando nel rapporto l’immediato soccorso nel rispetto dell’ordinanza.

Ha fatto il suo dovere l’Olimpo che ha vendicato la spavalderia di chi scommette sui cavalli al centro del benessere sottinteso, dimenticando che anche il fato chiede pegno e la sua parte di vincita.
Un vicino di casa, trecento anni prima della Quintana, tal Giovanni da Firenze, in un allegro madrigale scriveva:
Per ridda andando ratto al terzo cerchio
tanto menommi quel zentil pensiero,
che giunto mi trova’ sott’un bel pero.
Su n’avea assai e sotto di cadute:
onde mi fece ricordar sì come
per sé po’ cade ciascun nato pome.
Poscia, più stando, pur immaginai
che chi ben face quel non cade mai.

Intanto spironi e tonducci per tutti, e se si ha nostalgia, una capatina sul web per rivivere le pagine più belle della storia multietnica, multiculturale di Foligno, città aperta all’amore. Quale?
s.piazzo@lapadania.net
(90-continua)

VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE A CURA DI STEFANIA PIAZZO

NOVANTESIMA PUNTATA

TOH, ANCORA L’IRA DI ZEUS SU FOLIGNO

Giostra della Quintana. Per il secondo anno un cavallo muore sul tracciato. Il fato lo vede infilzarsi su un paletto. Sventrato, cade a terra, trafitto dalla vendetta dell’Olimpo che non tollera la perfezione di Fise, Unire, Comitati e Rioni

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Il Tar riapre il canile di Cicerale

Il Tar riapre il canile di Cicerale
Chiliamacisegua diffonde questa notizia per comunicare con rabbia, che se il male non si arrende e ce la mette tutta, la sua malvagità, per rinascere dalle ceneri delle sue ciminiere, anche il bene, rappresentato dal Sottosegretario on Francesca Martini, dalla Task Force, da La Padania, dai volontari, dalle Associazioni, dai cittadini di buona volontà, ha sette vite.
Tutte sane e tutte intere.
Tutte ancora da spendere.
Chiliamacisegua chiede allo Stato di non sottovalutare la delicatezza dell’accaduto e le imprevedibili conseguenze che potrebbero ricadere a ledere l’incolumità fisica chi chi vuole giustizia.
Chiliamacisegua rivolge altresì un appello a tutti gli abitanti del mondo civile, affinche’ facciano muro attorno a coloro che si sono esposti in prima persona, perche’ le ‘sentenze amiche’, prova di forza di uno Stato Campano nello Stato Italiano non siano l’inizio di un attacco di chi ha ‘mandanti’ per nulla rassicuranti.
Ad maiora.
Chiliamacisegua

http://www.geapress.org/il-maltrattamento-e-la-sua-legge/cicerale-e-ragusa-abbiamo-sbagliato-gli-animali-tornano-ai-proprietari/15635

Cicerale e Ragusa – abbiamo sbagliato: gli animali tornano ai proprietari delle strutture

di redazione | 22 maggio 2011

GEAPRESS – Poche settimane fa (vedi articolo GeaPress) era stata riportata la notizia degli ultimi cani portati via dal canile di Cicerale (SA). Felicità per quanti avevano lottato per la chiusura di un canile diventato per gli animalisti, quasi il simbolo di una sbagliata lotta la randagismo. Nella foto di copertina, scattata il giorno dello sgombero finale condotto dalla Task Force del Ministero della Salute con i Carabinieri del NAS di Salerno, venne immortalata la piccola segugia Marta ultimo cane ad uscire dalla struttura di Cicerale tra le braccia della giornalista Stefania Piazzo e della dott.ssa Rosalba Matassa, dirigente veterinario del Ministero.

Oggi è girata la notizia che il TAR di Salerno, su ricorso del gestore, ha annullato l’Ordinanza del Sindaco di Cicerale che nel maggio 2009 aveva disposto la chiusura del canile. Cicerale, pertanto, potrà riprendere i suoi affari con i Comuni del comprensorio. Sembra incredibile ma il motivo, forse, è sempre lo stesso. Così come avvenuto nelle Ordinanze anti circo (vedi articolo GeaPress) finchè una legge non dirà cosa queste strutture possono fare, vietando o disciplinandone l’attività, tutto si perderà in una serie infinita di cavilli, circolari, ricorsi, appelli, sentenze ed annullamenti. Cicerale, pertanto, sembrerebbe legittimata ad operare.

Una storia per alcuni versi analoga, anche se i provvedimenti sono di ordine penale, arriva invece da Ragusa e più esattamente da Scicli, dove nello scorso mese di marzo (vedi articoloGeaPress) un intervento della Forestale siciliana portava al sequestro di centinai di volatili di proprietà di un Medico Veterinario. La cosa fece talmente scalpore che alla conferenza stampa intervenne addirittura il Procuratore Capo della Repubblica di Modica (RG). Dichiarazioni che pesano come un macigno sulla regolarità della struttura e la provenienza degli animali. Il proprietario fa però un primo ricorso al Tribunale della Libertà che annulla il provvedimento di sequestro. Nel frattempo, altresì, sembrerebbe appurato che la struttura è abusiva e la Procura di Modica provvede (in aggiunta) ad un nuovo sequestro per gli animali appartenenti alla fauna selvatica ed alcuni relativi alla Convenzione di Washington sul commercio di fauna e flora in via di estinzione. Si provvede, inoltre, al sequestro della struttura. Il proprietario fa un nuovo ricorso al Tribunale della Libertà ed ottiene il dissequestro della struttura, mentre un terzo ricorso, secondo indiscrezioni pervenute, sarebbe già pronto per gli animali sequestrati un seconda volta (quelli di fauna selvatica e Convenzione di Washington).

Nulla da eccepire sulla legittimità sia dell’intervento del proprietario, che del Tribunale della Libertà. Stesso discorso, però, vale anche per il Servzio Cites del Corpo Forestale della Regione Siciliana e la stessa Procura della Repubblica di Modica. Se nessuno, infatti, ha diritto di additare il Veterinario denunciato di essere colpevole, è anche vero che non può dirsi il contrario semplicemente perchè nel merito della vicenda (come si dice nella sentenza anche lo stesso Tribunale della Libertà) può entrare solo chi dovrà giudicare la condotta.

Una verità insindacabile, però, su queste vicende esiste. Ovvero gli animali, per legge, sono “cose”, e lo stesso reato di maltrattamento (al di là delle roboanti dichiarazioni sulla sua validità) è ancora impostato sul danno causato alla sensibilità dell’uomo. I reati contro il maltrattamento, infatti, (il Veterinario di Scicli è imputato del più blando 727 C.P.) sono “delitti contro il sentimento per gli animali”.

Al di là di Cicerale e Scicli, proviamo solo un attimo a pensare se un ricorso, sia esso di ordine amministrativo o penale, venisse fatto contro un centro di accoglienza per anziani. Cosa accadrebbe? Verrebbero trasferiti in funzione di sequestri e dissequestri della struttura o dell’inficiamento di ordinanze sindacali, per le quali, si ricorda, vi è la possibilità di un secondo grado di Giudizio? (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).


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LA PADANIA 22 MAGGIO PADRINI DI VOLO CANI DA ISCHIA ALLA GERMANIA E NESSUNO FERMA IL CHECK-IN

LA PADANIA 22 MAGGIO PADRINI DI VOLO CANI DA ISCHIA ALLA GERMANIA E NESSUNO FERMA IL CHECK-IN

Questo non è un becero, diffamatorio, procurato allarme, vomitato alla cieca, che mette nel mucchio qualsiasi si dice che….”.attenzione …, quella tizia e quel tipo sono da mettere in lista nera…., vendono randagi a….. “

Questa è la prima inchiesta seria, documentata sul traffico dei randagi verso l’inferno.

L’ha scritta Stefania Piazzo che ho ha svolto un minuzioso lavoro di indagine, per mettere insieme le tessere di un osceno puzzle dell’orrore, del lucro, della indifferenza, della “amicizia” tra coloro che per carica e coscienza avrebbero dovuto controllare e denunciare.

Quis custodiet custodes?

Chiliamacisegua si appella al Dottor Gaetano Penocchio, Presidente della FNOVI – Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani, affinchè li custodisca questi …custodi, affinchè richiami al dovere e all’etica, sparse e disperse lungo questi anni di inapplicazione delle Leggi a Tutela Animale, i veterinari, i primi (angeli) custodi dei randagi a loro affidati.

Che compatti i medici della Sanità Animale Pubblica, che metta al bando i veterinari indegni, che indichi la strada per una collaborazione atta a stroncare qualsiasi malaffare.

Che i veterinari, sono i primi testimoni dell’inciviltà, spalmata ovunque in Italia, sotto la cecità di molti Sindaci. Che i veterinari sono i primi a poter denunciare le cose storte.

Il vento è mutato dall’insediamento dell’on Francesca Martini, che già si è appellata ai medici, il tessuto sociale a trama stretta che può e deve impedire di allargare le maglie alla malasanità e dall’arrivo della giornalista Stefania Piazzo che su La Padania, ogni domenica con i suoi dossier, scopre cadaveri imbalsamati, negli armadi che non hanno effettuato fino ad ora…… il cambio delle stagioni.

Le Associazioni e i volontari vigilano, denunciano, protestano,si ribellano, tengono alta l’attenzione e Chiliamacisegua divulga ogni vergogna.

No, non si può più dire: “Io non sapevo!”

No, non si può più far finta di niente.

Buona lettura Presidente e dia un cenno, per favore, che il mondo ha bisogno di empatia, di umanità, di legalità.

Di amore e di rispetto per la vita!

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

LA PADANIA 22 MAGGIO DALLA PARTE DEGLI ANIMALI A CURA DI STEFANIA PIAZZO

VIAGGIO BESTIALE

OTTANTASETTESIMA PUNTATA

PADRINI DI VOLO CANI DA ISCHIA ALLA GERMANIA E NESSUNO FERMA IL CHECK-IN

Sotto processo a Ischia due veterinari dell’Asl Napoli 2 con i gestori e i collaboratori del canile di Forio.

Dalle intercettazioni telefoniche all’accusa più grave per gli organizzatori: associazione a delinquere

Un’altra base possibile ad Assisi, in Umbria. Intanto i “tour operator” continuano la loro attività

“E sempre lì si cade, nell’eccellenza della vigilanza veterinaria campana. Con
uno strascico persino umbro ad Assisi e, per le origini di uno dei veterinari
imputati, Todi. Una coincidenza… Ma che ambo.
Questa volta però la sintesi è più complessa del solito. Perché guardi il
passato e guardi il presente e non comprendi cosa sia cambiato. E ti chiedi
quindi se sia tutto vero.
Sul tavolo c’è il traffico di animali che passavano per il canile di Panza,
gestito dalla Fondazione tedesca Ernst, canile convenzionato allora col Comune
di Forio e molti altri. La Fondazione a seguito delle indagini si è sciolta e al
suo posto è nata l’associazione Pro Animale, pare con medesima partita Iva.
Iscritta all’albo regionale prima di completare l’anno di attività di
volontariato. La Regione, visti i requisiti e l’eredità, ha accelerato i tempi
di legge.
Sul tavolo della cronaca di oggi? Ci sono gli stessi veterinari asl sotto
processo e al loro saldo posto di lavoro. Fino a prova contraria non hanno fatto
niente.
Sul tavolo ci sarebbe ancora l’uscita di animali da Ischia verso la Germania.
Sul tavolo, infine, c’è una controversa storia che vedrebbe la struttura
utilizzata dalla Fondazione come struttura abusiva. E per la quale sarebbero
state emesse ordinanze di demolizione, ad oggi non eseguite. È mai possibile che
un Comune, anzi, più Comuni, si fossero convenzionati, oltre che con quelli che
nel gergo delle adozioni verso l’estero si chiamano “padrini di volo”, si
fossero convenzionati appunto con chi non avrebbe potuto neppure star lì?
Impossibile, ci sarà un errore, sono paradossi incredibili.
E geograficamente allargati alla struttura “Il Sorriso di San Francesco”, che
sarebbe riconducibile alla Pro Animale, nella quale la titolare dichiara
candidamente (vedi “Il Corriere dell’Umbria” del 19 giugno 2009) che “Il
trasporto di cani a Ischia via Assisi, in Germania o Austria, si è svolto in
maniera assolutamente legale e con i documenti di espatrio previsti dalla
legge». Cosa che egregiamente avrà controllato l’asl 2 di Assisi.
Quadro destabilizzante. Vuoi perché le accuse per le quali sono a giudizio due
veterinari dell’Asl Napoli2 e un’agguerrita squadra italo-tedesca di persone
accusate di traffico di cani dall’Isola di Ischia verso la Germania dal 2001
sono di una gravità eccezionale, col peso delle intercettazioni telefoniche….
Sconcertante. Vuoi perché sono macigni i reati contestati a diverso titolo agli
indagati: per gli organizzatori del “giro” in particolare si va
dall’associazione a delinquere al concorso in reato al reato continuato, per
arrivare al falso ideologico e al falso materiale che sarebbe stato consumato
da pubblici ufficiali.
Vuoi perché in tutta questa vicenda, e questo è il cuore vero del problema, che
va oltre l’inchiesta e il processo, ci si chiede cosa sia cambiato dal 2006,
anno d’avvio della bufera giudiziaria, ad oggi. Quasi nulla. Allora, non era
successo nulla anche prima, il processo è una farsa.
Perché i cani, da Ischia alla Germania, sono partiti ancora. E c’è chi, come
Giacomo Bellezza, veterinario libero professionista e direttore sanitario del
canile della Pro Animale, è anche impegnato per l’asl per il servizio di pronto
soccorso, in un ambulatorio a Serrara Fontana. Ma c’è chi giura che i cani non
finirebbero solo lì. Illazioni isolane, ovvio.
Avvilente. Perché l’Asl Napoli2, a firma del dr. Massimo Barbato, rispondeva ad
un’associazione che l’invio dei cani in Germania nel 2005 risultava regolare.
Anzi. «Lo scrivente ufficio ha dato corso alle procedure d’ufficio presso gli
organi istituzionali competenti per il controllo delle adozioni sul territorio
germanico». Che dicevano gli esiti delle procedure? I vertici superiori
interpellati non rispondevano. Quindi è vero, non è vero niente quello che è
successo.
Apocalittico. Perché le associazioni animaliste, che, come la magistratura,
sostengono che il movimento verso la Germania risalga persino al 2001, si sa
che non saranno ammesse a costituirsi parte civile nel procedimento. Non c’è
danno, secondo una lettura di chi giudica in questa fase dibattimentale. Ma già
ambienti del ministero della Salute guardano con interesse agli sviluppi
processuali, senza escludere a priori di valutare una presa di posizione come
quella intrapresa a Cicerale.
Affezionato. Perché dopo lo scandalo, tutti i Comuni convenzionati con il canile
di Panza dell’allora Fondazione Ernst poi scioltasi e, come da statuto, “rinata”
come associazione Pro Animale, hanno detto addio, tranne che il Comune di Forio
e di Serrara Fontana. Fino a convenzione scaduta, nel 2008. Ma con dei ma.
Edificante. Perché a tallonare l’inchiesta si aggiunge la denuncia della
presidente dell’Una di Ischia, Maria Pagano che, con un atto stragiudiziale di
diffida, sostiene che la struttura sia persino abusiva. Giacerebbe solo una
richiesta di sanatoria. Sembra impossibile che il Comune di Forio non si sia
accorto di nulla, deve esserci un errore.
Barattante. Perché il Consiglio comunale di Forio il 30 luglio scorso deliberava
all’unanimità, come “cambio merce” del mancato pagamento del mantenimento di 51 cani,

per un controvalore di 62.500 euro, l’autorizzazione da parte
dell’associazione Pro Animale a far adottare tutti i cani dalla struttura. Verso
dove? Le destinazioni di cui sopra.
Ambivalente. Perché a costituirsi parte offesa nel processo si sono presentati
il Comune di Forio e l’Asl Napoli2.

Tanti interrogativi, nonostante tutto. Ovvero nonostante un processo e il peso
di una ricostruzione giudiziaria minuziosa dell’Ufficio X del Gip del Tribunale
di Napoli, che potrebbe andare bene come sceneggiatura per un “romanzo criminale
animale”. Se tutto fosse confermato.
È solo una questione di false adozioni internazionali di cani e gatti, messe in
corso, secondo alcuni, da un’organizzazione che già in Germania si sarebbe vista
chiudere un proprio rifugio all’estero, con una condanna per maltrattamento
mentre a Ischia vive serena?

È solo fango o “leggerezza” italica? E l’Asl? Mai un dubbio sul massiccio esodo
di animali e di protagonisti, spesso sempre gli stessi, i “padrini di volo”, a
bussare? Secondo la procura, non ha comunque vigilato. Sta agli atti di una
reprimenda uscita persino dalla penna del magistrato. Che figura per
l’eccellenza della veterinaria pubblica campana, «servizio , ad onor del vero -
si legge – non particolarmente sollecito nel sondare la veridicità delle
indicazioni riportate sulle richieste di affido (…). I veterinari asl, pubblici
ufficiali, avrebbero dovuto, secondo la normativa in vigore, accertare
l’effettiva identità in sede di sottoscrizione della richiesta di adozione».

In cinque anni, mai un sospetto? Mai. Come oggi.
Vediamo i fatti contestati. Il meccanismo è più o meno sempre lo stesso,
spiegano gli atti che hanno portato al dibattimento il gestore, i veterinari
dell’Asl e i collaboratori dell’associazione: trasferimento di animali dal
rifugio Ernst di Forio in località Panza verso la Germania in località diverse
da quelle dichiarate all’atto del trasferimento.

Due le strade: o attraverso finti adottanti, quasi sempre tedeschi, che avevano
ottenuto l’affido in Italia. Oppure… oppure riempiendo abusivamente alcuni
moduli per le richieste d’affido firmati in bianco con l’inganno.
In ogni caso, secondo l’accusa, false o fittizie erano le richieste di adozione,
false le pratiche, esibendole ai veterinari e ottenendo da loro il rilascio di
passaporti in cui l’indicazione del proprietario dell’animale risultava non
vera.
Insomma, una serie, definita addirittura «indeterminata di delitti di falso di
autorizzazioni amministrative…, di induzione del pubblico ufficiale al
rilascio di passaporti ideologicamente falsi….».
Personaggi e interpreti di questo presunto romanzo criminale: Nicola
Cacciapuoti, direttore del rifugio; Ciro Pontone e Karin Mundt, considerati
“istigatori” del gruppo dai magistrati poiché principali gestori della
Fondazione Annemarie Ernst; il veterinario dell’Asl Napoli 2, Mario Mariani,
originario di Todi. Uno dei casi contestati, ad esempio, che lo riguarda
nell’imputazione, tratta l’adozione di un randagio da parte di S.D.D. che
avrebbe dovuto firmare il modulo contenente la richiesta d’adozione.

Ma gli sarebbe stato sottoposto per la firma anche un modulo in bianco con
un’ulteriore richiesta di adozione. Richiesta che veniva completata con i dati
identificativi di un ulteriore cane che S.D.D. non aveva affatto chiesto di
adottare. Il veterinario Asl firmava, in calce alla richiesta, l’autorizzazione
dell’Unità operativa veterinaria alla consegna dell’animale. «Tutti così
formando – si legge nel rinvio a giudizio – una falsa richiesta di adozione
(datata 12/10/2005 e priva di numero), una falsa autorizzazione dell’Unità
operativa veterinaria alla consegna del cane e la falsa scheda di affido del
cane». Dopo la formazione di questa serie di falsi, «per realizzare l’illegale
trasferimento in Germania del cane, confezionavano il passaporto per animali
materialmente rilasciato dal Mariani e nel quale S.D.D. risultava falsamente
proprietario».
Il meccanismo si ripeteva ogni volta, anche con soggetti diversi, con l’aggiunta
di un altro veterinario della stessa Asl Napoli2, Ciro Di Sarno. Situazioni
simili, cui si aggiungono i nomi di altri “collaboratori” indagati come Else
Scheurlein, persona fidata di Cacciapuoti. Lo stesso gruppo d’azione, stando
all’accusa, approfittando della richiesta di adozione di una cittadina
austriaca, M.B., sottoponevano alla donna per la firma altri tre moduli in
bianco contenenti altrettante richieste di adozione. In seguito, li completavano
con i dati di altri tre cani mai richiesti dall’adottante austriaca e, in calce,
Di Sarno firmava l’autorizzazione dell’Unità operativa veterinaria.
Incredibile. Alla schiera degli indagati ad un certo punto compare anche il
nome di Alessandro Impagliazzo, amministratore e direttore sanitario del
rifugio dal 2001 al 2005.

Ma tutte le adozioni, a centinaia per anni e anni, non hanno mai destato
sospetto all’Asl? In alcuni casi, addirittura, il magistrato in questo giro di
carte false, accusa persino i membri dell’associazione di aver indotto «in
errore Ciro Di Sarno» nell’attribuire a presunti adottanti la proprietà di
numerosi cani. Tante erano le carte e le adozioni che si ripetevano sui tavoli
dell’asl… che confusione per i poveri ignari veterinari. Vero?
Fondamentali per la svolta nell’inchiesta le intercettazioni, legate alle
indagini che la polizia aveva posto in essere fermando nel 2006 una spedizione
di animali trasportare in condizioni peraltro fuorilegge, bloccando la
spedizione al momento dell’imbarco dopo la segnalazione di una guardia
ecozoofila del posto, Giovanni Esposito, dell’associazione Pro Natura. Gli
indizi erano stati d’altra parte disseminati come i sassi di Pollicino… In
particolare i passaporti plurimi di M.R.B. , sui cui passaporti dei cani veniva
indicata Vienna come località sita in Germania. All’asl era sembrato tutto
regolare? Vienna… la Sacher… Berlino… Ma Ischia è troppo lontana.

Persino Impagliato, direttore sanitario del canile, che risulta tuttavia
indagato, si era recato in Germania al canile “Renate Lang” di Horb e a fronte
di 51 animali che sapeva di aver inviato, verificava che di 50 si erano perse
completamente le tracce e non risultava fossero andati in adozione. Forniva poi
la tabella riepilogativa dei trasferimenti dal 2001 al 2005, confermando il
massiccio trasferimento autorizzato dall’asl. Perplessità erano state espresse
anche dal direttore pro-tempore dell’asl di Ischia, Massimo Barbato, che
dichiarava di aver scritto nel 2002 al consolato tedesco, nel 2003 al direttore
sanitario dell’asl di Napoli2 e alla Regione Campania in ordine alla regolarità
delle procedure, senza ricevere però risposta.
Le intercettazioni, che sono esemplificative, documentano le organizzazioni di
più viaggi. Diversi voli il 29 luglio 2006, curando di evitare automezzi in
dotazione dell’ente preferendo mezzi privati. Ma dalle intercettazioni
comprendono che è in atto il pedinamento. E si interrogano se la soffiata sia
arrivata dal canile, da chi conosce i movimenti, ad esempio l’asl.
Ciro (Pontone): “Le signore si sono accorte che un bel giovanotto è venuto con
la vespa”.
Nicola (Cacciapuoti): “Non ci hanno fatto più caso all’aeroporto dopo aver fatto
il check-in”.
Ciro: “La polizia ha fatto chiamare. Sono stati chiamati dalla polizia i due che
avevano accompagnato… Quindi adesso da Ischia qualcuno ha dovuto sapere che
questi partono il giorno “tot” e questo ragazzo è andato appresso… chi può dire
a questi qua che adesso partono…una domanda… Di Sarno sapeva quando dovevano
partire queste?”.
Nicola: “No, non lo sapeva nessuno.”
Ciro: “Non lo sapeva nessuno?”
Nicola: “C’è un fatto importante invece… Io penso che il furgone… qua fuori qua…
proprio il furgone è visionato e sorvegliato da qualcuno…nel momento in cui già
sanno tutta la prassi… già sanno tutto come si fa… perché in quattro…cinque anni
che sono state fatte queste cose… sanno che quando Giuseppe va a preparare i
box… capito… e chiaramente è l’unica spiegazione…”.
Ancora Nicola: “E poi ti voglio dire…basta una telefonata a quelli di Napoli… e
quelli si mettono là….”
Ciro: “Io pensavo che caso mai all’asl…”
Nicola: “Niente l’asl…quando fa i passaporti… quello ci dà i passaporti…non sa
quando partono…non lo possono sapere …perché non è che mai gli diciamo… guarda
anzi la scheda di ritorno che io devo dare all’asl con la firma…della seconda
firma di consegna non gliela facciamo neanche firmare lì… Adesso la Hunday non
si muoverà fino a quando non… ho protocollato il caso del…permesso”.
Ciro: “Per gli animali però…”
Nicola: “Per gli animali è chiaro…se poi uno vuole trasportare quello che vuole
quello è proprietà privata, uno può portare quello che c. vuole, quello è poco
ma sicuro…”.
Dal 4 aprile 2006 la Fondazione era stata inibita a dar luogo alle adozioni in
seguito ad un provvedimento in via cautelare del distretto 57 di Ischia in
seguito al sequestro di 27 animali e al procedimento penale per maltrattamento.

Sospetti anche sulle vaccinazioni antirabbiche le associazioni le sollevano, non
essendo presenti le fustelle della vaccinazione bensì delle indicazioni a penna.

Dalla intercettazione dell’8 agosto 2006 tra Karin Mundt ed Else Scheurlein.
Karin: “Dovremo facerla”.
Else: “Sicuramente dovremmo farcela, anche con le vaccinazioni antirabbiche,
questo è il problema minore”.
Interessante anche la telefonata del 17 agosto 2006 tra Cacciapuoti e Massimo
(di cui sopra, si legge negli atti, quindi si fa riferimento al Massimo citato
nei documenti).
Nicola: “Mi fai quella lettera…perché Mario ha fatto quelle due righe, però io
voglio che mi fai tu… (…). Il cane sta qui dentro, è un bel rottweiler grosso”
Massimo: “Senza microchip”.
Nicola: “Senza microchip… senza niente, come al solito”.
Si legge nelle carte processuali ancora della telefonata. «Cacciapuoti contatta
direttamente tale Massimo (poi identificato – si legge – in Barbato Massimo,
dell’ASL Napoli 2 di Ischia, ndr), perché ha la necessità di ottenere due
passaporti, ricevendo dall’interlocutore una disponibilità ad una richiesta
-scrive persino il giudice – alquanto anomala, atteso che, a quella data, la
Fondazione era ancora interdetta dal poter dar corso a nuove adozioni e
affidamenti, proprio in ossequio al provvedimento dell’asl di Ischia».
Altre intercettazioni, ancora Karin ed Else.
Else: “Sicuramente staranno intercettando la telefonata”.
Karin: “Davvero, allora scoprono tutto, dovrebbero occuparsi sicuramente di
altre cose”.
Altra telefonata ritenuta interessante per gli investigatori è quella tra Ciro
Pontone e Giacomo Bellezza, il libero professionista convenzionato con l’asl di
Ischia e direttore sanitario del canile di Panza che lavora per il pronto
soccorso asl. Bellezza viene illuminato circa l’importanza di Jutta Heinemann.
Ciro: “La signora Heinemann (…) è una delle persone più importanti…ed è lei
che il 90% dei singoli che partono li piazza”.
Il 24 novembre 2006 venivano perquisiti gli uffici dell’asl di Ischia. «Si aveva
modo così di vedere – spiega il magistrato – i diversi casi di adozioni in
relazione alle quali risultavano adottanti persone diverse da quelle cui gli
animali erano realmente destinati e i casi di adozioni completamente fasulle,
ossia disconosciute dalle persone che figuravano nella documentazione quali
adottanti (…)».
Due le rogatorie avanzate dalla Procura di Napoli: la prima – accolta – per
accertare la destinazione reale degli animali. La seconda – respinta – per
approfondire i profili sul sostentamento della Fondazione.

Ma non è finita qui.”
s.piazzo@lapadania.net
(87 – continua)

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CANILI & MALASANITA’

SENZA COMMENTI INUTILI
BUONA VISIONE
CHILIAMACISEGUA
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VIDEO 1
https://www.youtube.com/watch?v=svB_6S8iFuA&feature=player_embedded
CANILI & MALASANITA’ 1/2



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I sindaci di Polpetta

Si, fiato sul collo, in tutta Italia.

Che i sindaci e le Asl si adeguino per porre fine ad una barbarie vergognosa praticata da vigliacchi crudeli avvelenatori, forti dell’impunità da secoli. Chi avvelena gli animali è una mela marcia da identificare e buttare nella spazzatura prima che la sua decomposizione contamini le mele sane.

Chi avvelena gli animali, avvelena la comunità, avvelena la vita, avvelena la società.

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

VIDEO

http://www.youtube.com/watch?v=xCTc16XFLnU

L’avvelenatore ripreso mentre semina  fiori di morte

I sindaci di Polpetta
di Stefania Piazzo-La Padania
Le immagini che crudemente ci regala il Corpo Forestale di Perugia sono più che reali.

Rappresentano quanto accade in Italia ogni giorno: la morte impunita. Al Sud più che al Nord.

Se i sindaci provvedessero a porre delle telecamere come deciso in Umbria dalla Forestale, nei luoghi segnalati, nei giardini pubblici, nei punti sensibili, assicurerebbero alla giustizia flottiglie di criminali.

Costerebbe meno che organizzare la sagra degli uccelli o la maialata di fine estate.

A Tuoro, in Umbria, le segnalazioni  hanno avuto buon fine.

In altre e troppe parti d’Italia, nei Comuni, chiamiamoli così, di Polpetta, le segnalazioni non hanno seguito. Le autorità si girano dall’altra parte.

Al massimo scrivono una formale comunicazione all’autorità giudiziaria di un evento di avvelenamento accertato o sospetto. Spediscono, se va bene, una carcassa all’Istituto zooprofilattico sperimentale più vicino e tutto finisce lì.

L’ordinanza Martini che indica come perseguire il reato, come avviare l’inchiesta da parte del sindaco e delle asl, resta inapplicata. Disattesa. Per ignoranza e mancanza di volontà. Per la barbarie del disinteresse che uccide più della fame.

Tanti sindaci troppo preoccupati a sistemare i tombini, lasciano che a sistemare le tombe ai cani siano mani che si sporcano a modico prezzo per risolvere il randagismo che i sindaci non contrastano con le sterilizzazioni e le catture e con le asl che non brillano per attivismo.

Il randagismo è un affare sporco a cui pensano altri. Così, boccone su boccone e vittima avvelenata su vittima avvelenate, innescano tutti un inquinamento sul territorio a catena, senza bonificare, senza prevenire. Senza perseguire.

Un reato nel reato.

Nessuno si preoccupa di circoscrivere  il terreno o il luogo interessato dall’avvelenamento anche per evitare la manomissione delle prove del reato, provvedere alla repertazione che deve essere posta in essere dalla polizia giudiziaria sulla scena del crimine.

Niente di niente.

Le immagini della Forestale, con provvidenziale sensibilità professionale forniteci dalla collega Francesca Ricci, di Pianeta Umbria,  che ringraziamo per aver voluto diffondere oltre i confini umbri questo documento, trasmettono con violenza comunicativa la fine barbara degli innocenti.

Ciò non deve solo scuotere le coscienze ma deve spingere i cittadini a denunciare, senza timore, in Comune, all’Asl, in Procura, ai Carabinieri, alla Guardia Forestale, l’avvelenamento così come il sospetto avvelenamento.

E là dove ritengono non sia applicata l’ordinanza, di darne immediata segnalata e documentata notizia alla Task Force del ministero (tutela.animale@sanita.it)

Chi non dà seguito, delle autorità, alla denuncia anche di un privato cittadino commette omissione d’atti d’ufficio.

Chi non applica la legge nonostante la segnalazione di un crimine, commette un reato penale.

Chi manomette i dati per non darsi troppa pena a lavorare, commette falso ideologico.
Chi non convoca i tavoli con le prefetture è inadempiente e commette un reato.

L’ordinanza Martini va imparata a memoria, divulgata come l’ABC.

In Italia presso l’Izs di Lazio e Toscana ha sede il Centro nazionale di referenza per la medicina forense che è il punto di riferimento irrinunciabile per privati e associazioni di volontariato anche sul fronte dei bocconi avvelenati.

Contro la scelleratezza di alcune pubbliche amministrazioni, comunicare e informare è un dovere. I sindaci sono i primi tutori della salute pubblica.

A loro il dovere di avviare le indagini.

Fiato sul collo, in tutta Italia.

S.P.

Rassegna stampa

New Notizie
randagi
Video della Forestale inchioda un cacciatore. Da alcuni mesi diverse associazioni animaliste locali avevano denunciato episodi di avvelenamento di cani randagi, gli stessi accuditi dai volontari sul territorio boschivo di Tuoro sul Trasimeno. A seguito delle numerose segnalazioni, è scattata l’indagine del Corpo Forestale dello Stato. Alcune telecamere al posto giusto hanno permesso di filmare l’avvelenatore. Si tratta, secondo le autorità, di un uomo di 67 anni con regolare licenza di caccia. Una delle ipotesi fatte è stata quella che il cacciatore volesse liberare la zona dai cani randagi, potenzialmente disturbatori della selvaggina locale. Insomma, ammazzare animali in un modo per essere libero di ammazzarne altri, in un altro. La notizia è stata diffusa dall’associazione Chiliamacisegua, attraverso un duro e circostanziato articolo della giornalista Stefania Piazzo, nemica numero uno del canile di Cicerale, quest’ultimo svuotato in sua presenza da una task force del sottosegretario Martini non più tardi di settimana scorsa, notizia ripresa in seguito dall’agenzia di stampa specializzata Geapress.
Metaldeide nella carne. Un potente lumachicida il veleno utilizzato dal cacciatore, inserito nelle strisce di carne, le stesse che nel video vengono addentate da alcuni cani randagi;  quello nero, morirà poco dopo, probabilmente in un modo atroce. Un veleno questo, che agisce anche per contatto, e quindi potenzialmente pericoloso anche per i bambini, anche se, fortunatamente, per questi ultimi non dovrebbe essere mortale. Una significativa quantità della stessa sostanza sarebbe poi stata ritrovata nell’abitazione del 67enne, a seguito di una perquisizione effettuata dal N.I.P.A.F. dopo l’acquisizione delle immagini, ottenute attraverso giorni di appostamenti. L’uomo, secondo quanto riportato, è  stato denunciato per “utilizzo di mezzi non consentiti per la caccia”. Sotto, il video della Forestale che riprende il cacciatore spargere le strisce di carne mortali.
A.S.
Geapress

Perugia: il video del cacciatore-avvelenatore di cani

Denunciato dal Corpo Forestale dello Stato.

di redazione | 05 maggio 2011

GEAPRESS – La notizia è dello scorso marzo (vedi articolo GeaPress), ma il video è stato diffuso ora grazie alla giornalista Stefania Piazzo e a un suo articolo su La Padania. La Forestale aveva raccolto degli indizi sul cacciatore di Tuoro sul Trasimeno. Il tutto nasceva da una serie di denunce di alcune Associazioni animaliste, che facevano seguito alla morte di cani randagi. Un prodotto di sintesi per l’agricoltura. Forse un lumachicida. I cani morivano con violente convulsioni e bavazione alla bocca. Lo spasmo mortale li colpiva nel giro di poco tempo.

Qualcuno aveva riferito. Le immissioni (pagate dagli Enti locali) di fagiani e lepri. Animali troppo inadatti alla vita selvatica, ma molto facili da finire sotto il fuoco delle doppiette e nella bocca di altri animali. Non solo delle selvatiche volpi, ma anche dei cagnolotti abituati a mangiare direttamente nella ciotola fornita dai volontari. I randagini avevano iniziato a morire. Tra questi il cagnolino nero, talmente piccolo ed indifeso da finire subito sotto gli effetti del veleno.

Il Corpo Forestale dello Stato aveva iniziato subito le indagini per le quali si era avvalso anche dell’uso di telecamere. Non è passato molto tempo e l’avvelenatore si è presentato, a sua insaputa, a tiro di obiettivo. Aveva iniziato subito a piazzare strisce di carne avvelenata, alcune sistemate in bella vista su un paletto di legno. Nel video si vede pure il cagnolino nero. Il cagnetto arriva velocemente ed altrettanto velocemente (purtroppo per lui) mangia la carne avvelenata. Nel corso della perquisizione domiciliare la Forestale ha rinvenuto lo stesso veleno utilizzato nel bosco. Metaldeide, componente base dei lumachicidi.

Giova appena ricordare che questo veleno viene assimilato anche per contatto diretto con le mucose. In altri termini sarebbe bastato che qualcuno avesse inavvertitamente toccato l’esca avvelenata e poi portarsi, ignaro, le mani in bocca. Probabilmente in dosi non letali, ma chi può giurarci? E’ già successo, in un giardino pubblico di Roma, poi posto sotto sequestro. Cani avvelenati ed un bambino intossicato.

L’avvelenatore del video è un cacciatore sessantasettenne di Tuoro sul Trasimeno (PG). Il movente: nella zona era stata immessa selvaggina (probabilmente selvatica quanto un pollo d’allevamento) per i cacciatori. Il video della Forestale mostra uno dei pochissimi casi dove si riesce a rintracciare l’avvelenatore. Piccoli quantitativi di esca, facilmente occultabili anche durante la distribuzione.

Vi sono comunque dei precedenti. Sempre ad opera della Forestale, a Forli (vedi articolo GeaPress), venne individuata addirittura una banda. Ad essere coinvolti anche dei cacciatori. Vi fu poi il caso di un allevamento di selvaggina uso caccia. Erano state piazzate delle uova avvelenate (vedi articolo GeaPress). Molti di più i casi di avvelenamento. Praticamente quotidiani in ogni angolo d’Italia. In un anno, però, gli unici ad essere individuati fanno seguito alle operazioni, entrambe della Forestale, di Forlì e Tuoro sul Trasimeno. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

VEDI VIDEO:

http://www.youtube.com/watch?v=xCTc16XFLnU

UmbriaJournal

http://www.umbriajournal.it/mediacenter/FE/articoli/il-corpo-forestale-dello-stato-denuncia-avvelenato.html

IL CORPO FORESTALE DELLO STATO DENUNCIA AVVELENATORE DI CANI

03/05/2011 ore 10.38

(UJ.com) LAGO TRASIMENO – Un cacciatore di 67 anni è stato denunciato dal Comando regionale del Corpo forestale dello Stato. L’uomo, come dimostrano le immagini girate dagli Agenti, disseminava nelle campagne vicine al lago Trasimeno dei bocconi di carne avvelenati con una sostanza lumachicida, la metaldeide. Il tetramero ciclico dell’acetaldeide è molto pericoloso anche per i bambini oltre che per gli animali domestici.

Lo scopo dell’avvelenatore era quello di eliminare i suoi potenziali concorrenti naturali nella caccia: i cani randagi. Come ben si sa quegli animali sono predatori di lepri e fagiani, cacciagione presa di mira dal fucile dell’anziano del lago. Gli agenti del Corpo forestale dello Stato hanno anche perquisito l’abitazione dell’uomo e all’interno hanno ritrovato ancora un po’ di quantità del veleno che il cacciatore mischiava alla carne.

Bocconcini prelibati,a prima vista per i cagnolini che vediamo mangiare affamati nelle immagini. Ignari, però, che quello per loro sarebbe stato l’ultimo pasto. Di lì a poco la morte, tra atroci stenti, sarebbe sopravvenuta tra convulsioni e tremori muscolari.

[VIDEO DELL'AVVELENATORE CFS] - [AUDIO COMANDANTE CONTI]



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LA PADANIA 30 APRILE FUORI L’ULTIMO CANE DAL GOLGOTA CICERALE

Marta, l’ultimo cane, anzi cagnetta uscita da Cicerale

Comunicato

Il commento di Chiliamaciasegua è senza parole, lascia parlare lo sguardo di Marta, l’ultimo cane uscito dall’inferno di Cicerale, dove ora i demoni balleranno da soli.

Il 29 aprile è stato smantellato un canificio di cui non si conoscerà mai l’esatto numero di vittime.

Ora il cammino sembra più leggero.

L’inaffrontabile non resiste alla determinazione di una lotta condotta passo dopo passo, giorno dopo giorno, da tutti coloro che perseguono la giustizia e la legalità.

E l’amore.

Da tutti noi insieme, ognuno al meglio delle sue possibilità.

Grazie.

Grazie ad ognuno di noi che ha reso possibile, l’impossibile.

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

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LA PADANIA 30 APRILE

VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE OTTANTAQUATTRESIMA PUNTATA

Martini: evento storico, svuotato il canile sotto processo

FUORI L’ULTIMO CANE DAL GOLGOTA CICERALE

La Task Force conduce alla libertà l’ultimo cane

“CICERALE – Ho visto l’ultimo cane uscire da Cicerale. Ecco, l’ultimo cane è uscito. Ora è libera, perché è Marta, una femmina. Il canile è vuoto.

Ma il camino funziona ancora. L’accalappiamento non cessa.

Ma non cessa neppure l’efficacia dell’ordinanza n. 18 con cui l’allora sindaco di Cicerale revocò l’autorizzazione sanitaria il 25 maggio del 2009.

Quella grazie alla quale nessun cane oggi può più varcare quella soglia.

Chi è fuori è fuori. Dentro, più nessuno……..”

“Il canile è stato svuotato. La storia è al primo atto di civiltà. Indietro non si torna.”

STEFANIA PIAZZO

s.piazzo@lapadania.net

(84 – continua)


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Cicerale il mausoleo dell’orrore chiude

Cicerale il mausoleo dell’orrore chiude

Chiliamacisegua divulga con commozione questo comunicato che pone una pietra tombale sugli orrori di Cicerale.

Chiliamacisegua è stata in prima linea in questa lunga battaglia, fin da settembre del 2008, quando portò Cicerale come macroscopica indecente illegalità, che perdurava da decenni, da sottoporre all’on Francesca Martini, che volle il tavolo tecnico a Milano con le Associazioni e i volontari.

Il ricordo dei cani, a migliaia, passati per l’inceneritore dell’Oasi Ciceralensis e riuniti ora, a branchi liberi e finalmente felici sul ponte dell’arcobaleno, potra’ essere meno straziante.

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

Comunicato

Domani con la Task Force fuori l’ultimo cane dal canile lager di Cicerale

A quasi due anni dalla revoca dell’autorizzazione sanitaria –avvenuta il 25 maggio 2009- in un mese di aprile che ha visto finalmente l’apertura formale del dibattimento nei confronti di Mauro Cafasso, il Ministero della Salute – che si è costituito parte civile nel processo assieme alle associazioni – accoglie l’invito della Lega Nazionale per la Difesa del Cane e torna presso il canile “Ciceralensis” nella tarda mattinata di venerdì 29 aprile 2011.

Rosalba Matassa coordinatrice, Stefania Piazzo componente Task Force per la tutela degli animali d’affezione, istituita dal Sottosegretario di Stato on.leFrancesca Martini, tornano a Cicerale, e accompagneranno verso la libertà l’ultimo cane rinchiuso nella struttura – riferisce Laura Rossi Presidente LNDC-. Accanto a loro ci saranno tutte le associazioni che combattono il sistema dei canili lager. Non a caso ciò avviene nel mese di aprile quando finalmente è iniziato un processo atteso fin dal 1980. Si tratta di un appuntamento importante che segue la grande catena umana attorno al canile del 28 febbraio 2009 che diede nuovo impulso alla battaglia per la legalità ancora in corso”.

Una battaglia che ha dato i suoi frutti grazie all’attività ispettiva del ministero, fortemente sostenuta dal sottosegretario Martini e alimentata da inchieste giornalistiche che hanno contribuito a segnare una svolta accanto ai volontari sul territorio.

Oltre alla Lega Nazionale per la Difesa del Cane anche LAV, Associazione Canili Lazio, Animals Asia Foundation,Oipa ed Enpa fanno parte del coordinamento legale che si batte per la chiusura effettiva della struttura insieme a Chiliamacisegua, alle associazioni e sezioni locali quali Associazione Zoofila Salernitana le sezioni locali Aipa ed UNA e tutti quei privati cittadini che di quella montagna hanno fatto il personale Golgota.

L’appuntamento è quindi alle 11 di venerdì 29 aprile presso il “Canile Ciceralensis”.
Piera Rosati
dir. Ufficio Comunicazione e Sviluppo LNDC
comunicazione.sviluppolndc@gmail.com

Lega Nazionale per la Difesa del Cane

Cicerale raccontato da Chiliamacisegua

http://www.chiliamacisegua.org/2011/04/05/cicerale-i-tempi-della-giustizia-di-vallo-della-lucania/

Cicerale: i tempi della giustizia di Vallo della Lucania

http://www.chiliamacisegua.org/2010/03/29/cicerale-cafasso-rinviato-a-giudizio/

Cicerale: Cafasso rinviato a giudizio aggiornamento


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