Il Tar riapre il canile di Cicerale

Il Tar riapre il canile di Cicerale
Chiliamacisegua diffonde questa notizia per comunicare con rabbia, che se il male non si arrende e ce la mette tutta, la sua malvagità, per rinascere dalle ceneri delle sue ciminiere, anche il bene, rappresentato dal Sottosegretario on Francesca Martini, dalla Task Force, da La Padania, dai volontari, dalle Associazioni, dai cittadini di buona volontà, ha sette vite.
Tutte sane e tutte intere.
Tutte ancora da spendere.
Chiliamacisegua chiede allo Stato di non sottovalutare la delicatezza dell’accaduto e le imprevedibili conseguenze che potrebbero ricadere a ledere l’incolumità fisica chi chi vuole giustizia.
Chiliamacisegua rivolge altresì un appello a tutti gli abitanti del mondo civile, affinche’ facciano muro attorno a coloro che si sono esposti in prima persona, perche’ le ‘sentenze amiche’, prova di forza di uno Stato Campano nello Stato Italiano non siano l’inizio di un attacco di chi ha ‘mandanti’ per nulla rassicuranti.
Ad maiora.
Chiliamacisegua

http://www.geapress.org/il-maltrattamento-e-la-sua-legge/cicerale-e-ragusa-abbiamo-sbagliato-gli-animali-tornano-ai-proprietari/15635

Cicerale e Ragusa – abbiamo sbagliato: gli animali tornano ai proprietari delle strutture

di redazione | 22 maggio 2011

GEAPRESS – Poche settimane fa (vedi articolo GeaPress) era stata riportata la notizia degli ultimi cani portati via dal canile di Cicerale (SA). Felicità per quanti avevano lottato per la chiusura di un canile diventato per gli animalisti, quasi il simbolo di una sbagliata lotta la randagismo. Nella foto di copertina, scattata il giorno dello sgombero finale condotto dalla Task Force del Ministero della Salute con i Carabinieri del NAS di Salerno, venne immortalata la piccola segugia Marta ultimo cane ad uscire dalla struttura di Cicerale tra le braccia della giornalista Stefania Piazzo e della dott.ssa Rosalba Matassa, dirigente veterinario del Ministero.

Oggi è girata la notizia che il TAR di Salerno, su ricorso del gestore, ha annullato l’Ordinanza del Sindaco di Cicerale che nel maggio 2009 aveva disposto la chiusura del canile. Cicerale, pertanto, potrà riprendere i suoi affari con i Comuni del comprensorio. Sembra incredibile ma il motivo, forse, è sempre lo stesso. Così come avvenuto nelle Ordinanze anti circo (vedi articolo GeaPress) finchè una legge non dirà cosa queste strutture possono fare, vietando o disciplinandone l’attività, tutto si perderà in una serie infinita di cavilli, circolari, ricorsi, appelli, sentenze ed annullamenti. Cicerale, pertanto, sembrerebbe legittimata ad operare.

Una storia per alcuni versi analoga, anche se i provvedimenti sono di ordine penale, arriva invece da Ragusa e più esattamente da Scicli, dove nello scorso mese di marzo (vedi articoloGeaPress) un intervento della Forestale siciliana portava al sequestro di centinai di volatili di proprietà di un Medico Veterinario. La cosa fece talmente scalpore che alla conferenza stampa intervenne addirittura il Procuratore Capo della Repubblica di Modica (RG). Dichiarazioni che pesano come un macigno sulla regolarità della struttura e la provenienza degli animali. Il proprietario fa però un primo ricorso al Tribunale della Libertà che annulla il provvedimento di sequestro. Nel frattempo, altresì, sembrerebbe appurato che la struttura è abusiva e la Procura di Modica provvede (in aggiunta) ad un nuovo sequestro per gli animali appartenenti alla fauna selvatica ed alcuni relativi alla Convenzione di Washington sul commercio di fauna e flora in via di estinzione. Si provvede, inoltre, al sequestro della struttura. Il proprietario fa un nuovo ricorso al Tribunale della Libertà ed ottiene il dissequestro della struttura, mentre un terzo ricorso, secondo indiscrezioni pervenute, sarebbe già pronto per gli animali sequestrati un seconda volta (quelli di fauna selvatica e Convenzione di Washington).

Nulla da eccepire sulla legittimità sia dell’intervento del proprietario, che del Tribunale della Libertà. Stesso discorso, però, vale anche per il Servzio Cites del Corpo Forestale della Regione Siciliana e la stessa Procura della Repubblica di Modica. Se nessuno, infatti, ha diritto di additare il Veterinario denunciato di essere colpevole, è anche vero che non può dirsi il contrario semplicemente perchè nel merito della vicenda (come si dice nella sentenza anche lo stesso Tribunale della Libertà) può entrare solo chi dovrà giudicare la condotta.

Una verità insindacabile, però, su queste vicende esiste. Ovvero gli animali, per legge, sono “cose”, e lo stesso reato di maltrattamento (al di là delle roboanti dichiarazioni sulla sua validità) è ancora impostato sul danno causato alla sensibilità dell’uomo. I reati contro il maltrattamento, infatti, (il Veterinario di Scicli è imputato del più blando 727 C.P.) sono “delitti contro il sentimento per gli animali”.

Al di là di Cicerale e Scicli, proviamo solo un attimo a pensare se un ricorso, sia esso di ordine amministrativo o penale, venisse fatto contro un centro di accoglienza per anziani. Cosa accadrebbe? Verrebbero trasferiti in funzione di sequestri e dissequestri della struttura o dell’inficiamento di ordinanze sindacali, per le quali, si ricorda, vi è la possibilità di un secondo grado di Giudizio? (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).


LEGGI TUTTO... Ci sono 2 commenti: leggi...

CANILI & MALASANITA’

SENZA COMMENTI INUTILI
BUONA VISIONE
CHILIAMACISEGUA
www.chiliamacisegua.org


VIDEO 1
https://www.youtube.com/watch?v=svB_6S8iFuA&feature=player_embedded
CANILI & MALASANITA’ 1/2



LEGGI TUTTO...

I sindaci di Polpetta

Si, fiato sul collo, in tutta Italia.

Che i sindaci e le Asl si adeguino per porre fine ad una barbarie vergognosa praticata da vigliacchi crudeli avvelenatori, forti dell’impunità da secoli. Chi avvelena gli animali è una mela marcia da identificare e buttare nella spazzatura prima che la sua decomposizione contamini le mele sane.

Chi avvelena gli animali, avvelena la comunità, avvelena la vita, avvelena la società.

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

VIDEO

http://www.youtube.com/watch?v=xCTc16XFLnU

L’avvelenatore ripreso mentre semina  fiori di morte

I sindaci di Polpetta
di Stefania Piazzo-La Padania
Le immagini che crudemente ci regala il Corpo Forestale di Perugia sono più che reali.

Rappresentano quanto accade in Italia ogni giorno: la morte impunita. Al Sud più che al Nord.

Se i sindaci provvedessero a porre delle telecamere come deciso in Umbria dalla Forestale, nei luoghi segnalati, nei giardini pubblici, nei punti sensibili, assicurerebbero alla giustizia flottiglie di criminali.

Costerebbe meno che organizzare la sagra degli uccelli o la maialata di fine estate.

A Tuoro, in Umbria, le segnalazioni  hanno avuto buon fine.

In altre e troppe parti d’Italia, nei Comuni, chiamiamoli così, di Polpetta, le segnalazioni non hanno seguito. Le autorità si girano dall’altra parte.

Al massimo scrivono una formale comunicazione all’autorità giudiziaria di un evento di avvelenamento accertato o sospetto. Spediscono, se va bene, una carcassa all’Istituto zooprofilattico sperimentale più vicino e tutto finisce lì.

L’ordinanza Martini che indica come perseguire il reato, come avviare l’inchiesta da parte del sindaco e delle asl, resta inapplicata. Disattesa. Per ignoranza e mancanza di volontà. Per la barbarie del disinteresse che uccide più della fame.

Tanti sindaci troppo preoccupati a sistemare i tombini, lasciano che a sistemare le tombe ai cani siano mani che si sporcano a modico prezzo per risolvere il randagismo che i sindaci non contrastano con le sterilizzazioni e le catture e con le asl che non brillano per attivismo.

Il randagismo è un affare sporco a cui pensano altri. Così, boccone su boccone e vittima avvelenata su vittima avvelenate, innescano tutti un inquinamento sul territorio a catena, senza bonificare, senza prevenire. Senza perseguire.

Un reato nel reato.

Nessuno si preoccupa di circoscrivere  il terreno o il luogo interessato dall’avvelenamento anche per evitare la manomissione delle prove del reato, provvedere alla repertazione che deve essere posta in essere dalla polizia giudiziaria sulla scena del crimine.

Niente di niente.

Le immagini della Forestale, con provvidenziale sensibilità professionale forniteci dalla collega Francesca Ricci, di Pianeta Umbria,  che ringraziamo per aver voluto diffondere oltre i confini umbri questo documento, trasmettono con violenza comunicativa la fine barbara degli innocenti.

Ciò non deve solo scuotere le coscienze ma deve spingere i cittadini a denunciare, senza timore, in Comune, all’Asl, in Procura, ai Carabinieri, alla Guardia Forestale, l’avvelenamento così come il sospetto avvelenamento.

E là dove ritengono non sia applicata l’ordinanza, di darne immediata segnalata e documentata notizia alla Task Force del ministero (tutela.animale@sanita.it)

Chi non dà seguito, delle autorità, alla denuncia anche di un privato cittadino commette omissione d’atti d’ufficio.

Chi non applica la legge nonostante la segnalazione di un crimine, commette un reato penale.

Chi manomette i dati per non darsi troppa pena a lavorare, commette falso ideologico.
Chi non convoca i tavoli con le prefetture è inadempiente e commette un reato.

L’ordinanza Martini va imparata a memoria, divulgata come l’ABC.

In Italia presso l’Izs di Lazio e Toscana ha sede il Centro nazionale di referenza per la medicina forense che è il punto di riferimento irrinunciabile per privati e associazioni di volontariato anche sul fronte dei bocconi avvelenati.

Contro la scelleratezza di alcune pubbliche amministrazioni, comunicare e informare è un dovere. I sindaci sono i primi tutori della salute pubblica.

A loro il dovere di avviare le indagini.

Fiato sul collo, in tutta Italia.

S.P.

Rassegna stampa

New Notizie
randagi
Video della Forestale inchioda un cacciatore. Da alcuni mesi diverse associazioni animaliste locali avevano denunciato episodi di avvelenamento di cani randagi, gli stessi accuditi dai volontari sul territorio boschivo di Tuoro sul Trasimeno. A seguito delle numerose segnalazioni, è scattata l’indagine del Corpo Forestale dello Stato. Alcune telecamere al posto giusto hanno permesso di filmare l’avvelenatore. Si tratta, secondo le autorità, di un uomo di 67 anni con regolare licenza di caccia. Una delle ipotesi fatte è stata quella che il cacciatore volesse liberare la zona dai cani randagi, potenzialmente disturbatori della selvaggina locale. Insomma, ammazzare animali in un modo per essere libero di ammazzarne altri, in un altro. La notizia è stata diffusa dall’associazione Chiliamacisegua, attraverso un duro e circostanziato articolo della giornalista Stefania Piazzo, nemica numero uno del canile di Cicerale, quest’ultimo svuotato in sua presenza da una task force del sottosegretario Martini non più tardi di settimana scorsa, notizia ripresa in seguito dall’agenzia di stampa specializzata Geapress.
Metaldeide nella carne. Un potente lumachicida il veleno utilizzato dal cacciatore, inserito nelle strisce di carne, le stesse che nel video vengono addentate da alcuni cani randagi;  quello nero, morirà poco dopo, probabilmente in un modo atroce. Un veleno questo, che agisce anche per contatto, e quindi potenzialmente pericoloso anche per i bambini, anche se, fortunatamente, per questi ultimi non dovrebbe essere mortale. Una significativa quantità della stessa sostanza sarebbe poi stata ritrovata nell’abitazione del 67enne, a seguito di una perquisizione effettuata dal N.I.P.A.F. dopo l’acquisizione delle immagini, ottenute attraverso giorni di appostamenti. L’uomo, secondo quanto riportato, è  stato denunciato per “utilizzo di mezzi non consentiti per la caccia”. Sotto, il video della Forestale che riprende il cacciatore spargere le strisce di carne mortali.
A.S.
Geapress

Perugia: il video del cacciatore-avvelenatore di cani

Denunciato dal Corpo Forestale dello Stato.

di redazione | 05 maggio 2011

GEAPRESS – La notizia è dello scorso marzo (vedi articolo GeaPress), ma il video è stato diffuso ora grazie alla giornalista Stefania Piazzo e a un suo articolo su La Padania. La Forestale aveva raccolto degli indizi sul cacciatore di Tuoro sul Trasimeno. Il tutto nasceva da una serie di denunce di alcune Associazioni animaliste, che facevano seguito alla morte di cani randagi. Un prodotto di sintesi per l’agricoltura. Forse un lumachicida. I cani morivano con violente convulsioni e bavazione alla bocca. Lo spasmo mortale li colpiva nel giro di poco tempo.

Qualcuno aveva riferito. Le immissioni (pagate dagli Enti locali) di fagiani e lepri. Animali troppo inadatti alla vita selvatica, ma molto facili da finire sotto il fuoco delle doppiette e nella bocca di altri animali. Non solo delle selvatiche volpi, ma anche dei cagnolotti abituati a mangiare direttamente nella ciotola fornita dai volontari. I randagini avevano iniziato a morire. Tra questi il cagnolino nero, talmente piccolo ed indifeso da finire subito sotto gli effetti del veleno.

Il Corpo Forestale dello Stato aveva iniziato subito le indagini per le quali si era avvalso anche dell’uso di telecamere. Non è passato molto tempo e l’avvelenatore si è presentato, a sua insaputa, a tiro di obiettivo. Aveva iniziato subito a piazzare strisce di carne avvelenata, alcune sistemate in bella vista su un paletto di legno. Nel video si vede pure il cagnolino nero. Il cagnetto arriva velocemente ed altrettanto velocemente (purtroppo per lui) mangia la carne avvelenata. Nel corso della perquisizione domiciliare la Forestale ha rinvenuto lo stesso veleno utilizzato nel bosco. Metaldeide, componente base dei lumachicidi.

Giova appena ricordare che questo veleno viene assimilato anche per contatto diretto con le mucose. In altri termini sarebbe bastato che qualcuno avesse inavvertitamente toccato l’esca avvelenata e poi portarsi, ignaro, le mani in bocca. Probabilmente in dosi non letali, ma chi può giurarci? E’ già successo, in un giardino pubblico di Roma, poi posto sotto sequestro. Cani avvelenati ed un bambino intossicato.

L’avvelenatore del video è un cacciatore sessantasettenne di Tuoro sul Trasimeno (PG). Il movente: nella zona era stata immessa selvaggina (probabilmente selvatica quanto un pollo d’allevamento) per i cacciatori. Il video della Forestale mostra uno dei pochissimi casi dove si riesce a rintracciare l’avvelenatore. Piccoli quantitativi di esca, facilmente occultabili anche durante la distribuzione.

Vi sono comunque dei precedenti. Sempre ad opera della Forestale, a Forli (vedi articolo GeaPress), venne individuata addirittura una banda. Ad essere coinvolti anche dei cacciatori. Vi fu poi il caso di un allevamento di selvaggina uso caccia. Erano state piazzate delle uova avvelenate (vedi articolo GeaPress). Molti di più i casi di avvelenamento. Praticamente quotidiani in ogni angolo d’Italia. In un anno, però, gli unici ad essere individuati fanno seguito alle operazioni, entrambe della Forestale, di Forlì e Tuoro sul Trasimeno. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

VEDI VIDEO:

http://www.youtube.com/watch?v=xCTc16XFLnU

UmbriaJournal

http://www.umbriajournal.it/mediacenter/FE/articoli/il-corpo-forestale-dello-stato-denuncia-avvelenato.html

IL CORPO FORESTALE DELLO STATO DENUNCIA AVVELENATORE DI CANI

03/05/2011 ore 10.38

(UJ.com) LAGO TRASIMENO – Un cacciatore di 67 anni è stato denunciato dal Comando regionale del Corpo forestale dello Stato. L’uomo, come dimostrano le immagini girate dagli Agenti, disseminava nelle campagne vicine al lago Trasimeno dei bocconi di carne avvelenati con una sostanza lumachicida, la metaldeide. Il tetramero ciclico dell’acetaldeide è molto pericoloso anche per i bambini oltre che per gli animali domestici.

Lo scopo dell’avvelenatore era quello di eliminare i suoi potenziali concorrenti naturali nella caccia: i cani randagi. Come ben si sa quegli animali sono predatori di lepri e fagiani, cacciagione presa di mira dal fucile dell’anziano del lago. Gli agenti del Corpo forestale dello Stato hanno anche perquisito l’abitazione dell’uomo e all’interno hanno ritrovato ancora un po’ di quantità del veleno che il cacciatore mischiava alla carne.

Bocconcini prelibati,a prima vista per i cagnolini che vediamo mangiare affamati nelle immagini. Ignari, però, che quello per loro sarebbe stato l’ultimo pasto. Di lì a poco la morte, tra atroci stenti, sarebbe sopravvenuta tra convulsioni e tremori muscolari.

[VIDEO DELL'AVVELENATORE CFS] - [AUDIO COMANDANTE CONTI]



LEGGI TUTTO... C’è un commento: leggi...

LA PADANIA 30 APRILE FUORI L’ULTIMO CANE DAL GOLGOTA CICERALE

Marta, l’ultimo cane, anzi cagnetta uscita da Cicerale

Comunicato

Il commento di Chiliamaciasegua è senza parole, lascia parlare lo sguardo di Marta, l’ultimo cane uscito dall’inferno di Cicerale, dove ora i demoni balleranno da soli.

Il 29 aprile è stato smantellato un canificio di cui non si conoscerà mai l’esatto numero di vittime.

Ora il cammino sembra più leggero.

L’inaffrontabile non resiste alla determinazione di una lotta condotta passo dopo passo, giorno dopo giorno, da tutti coloro che perseguono la giustizia e la legalità.

E l’amore.

Da tutti noi insieme, ognuno al meglio delle sue possibilità.

Grazie.

Grazie ad ognuno di noi che ha reso possibile, l’impossibile.

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

PDF

LA PADANIA 30 APRILE

VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE OTTANTAQUATTRESIMA PUNTATA

Martini: evento storico, svuotato il canile sotto processo

FUORI L’ULTIMO CANE DAL GOLGOTA CICERALE

La Task Force conduce alla libertà l’ultimo cane

“CICERALE – Ho visto l’ultimo cane uscire da Cicerale. Ecco, l’ultimo cane è uscito. Ora è libera, perché è Marta, una femmina. Il canile è vuoto.

Ma il camino funziona ancora. L’accalappiamento non cessa.

Ma non cessa neppure l’efficacia dell’ordinanza n. 18 con cui l’allora sindaco di Cicerale revocò l’autorizzazione sanitaria il 25 maggio del 2009.

Quella grazie alla quale nessun cane oggi può più varcare quella soglia.

Chi è fuori è fuori. Dentro, più nessuno……..”

“Il canile è stato svuotato. La storia è al primo atto di civiltà. Indietro non si torna.”

STEFANIA PIAZZO

s.piazzo@lapadania.net

(84 – continua)


LEGGI TUTTO... Ci sono 3 commenti: leggi...

Cicerale il mausoleo dell’orrore chiude

Cicerale il mausoleo dell’orrore chiude

Chiliamacisegua divulga con commozione questo comunicato che pone una pietra tombale sugli orrori di Cicerale.

Chiliamacisegua è stata in prima linea in questa lunga battaglia, fin da settembre del 2008, quando portò Cicerale come macroscopica indecente illegalità, che perdurava da decenni, da sottoporre all’on Francesca Martini, che volle il tavolo tecnico a Milano con le Associazioni e i volontari.

Il ricordo dei cani, a migliaia, passati per l’inceneritore dell’Oasi Ciceralensis e riuniti ora, a branchi liberi e finalmente felici sul ponte dell’arcobaleno, potra’ essere meno straziante.

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

Comunicato

Domani con la Task Force fuori l’ultimo cane dal canile lager di Cicerale

A quasi due anni dalla revoca dell’autorizzazione sanitaria –avvenuta il 25 maggio 2009- in un mese di aprile che ha visto finalmente l’apertura formale del dibattimento nei confronti di Mauro Cafasso, il Ministero della Salute – che si è costituito parte civile nel processo assieme alle associazioni – accoglie l’invito della Lega Nazionale per la Difesa del Cane e torna presso il canile “Ciceralensis” nella tarda mattinata di venerdì 29 aprile 2011.

Rosalba Matassa coordinatrice, Stefania Piazzo componente Task Force per la tutela degli animali d’affezione, istituita dal Sottosegretario di Stato on.leFrancesca Martini, tornano a Cicerale, e accompagneranno verso la libertà l’ultimo cane rinchiuso nella struttura – riferisce Laura Rossi Presidente LNDC-. Accanto a loro ci saranno tutte le associazioni che combattono il sistema dei canili lager. Non a caso ciò avviene nel mese di aprile quando finalmente è iniziato un processo atteso fin dal 1980. Si tratta di un appuntamento importante che segue la grande catena umana attorno al canile del 28 febbraio 2009 che diede nuovo impulso alla battaglia per la legalità ancora in corso”.

Una battaglia che ha dato i suoi frutti grazie all’attività ispettiva del ministero, fortemente sostenuta dal sottosegretario Martini e alimentata da inchieste giornalistiche che hanno contribuito a segnare una svolta accanto ai volontari sul territorio.

Oltre alla Lega Nazionale per la Difesa del Cane anche LAV, Associazione Canili Lazio, Animals Asia Foundation,Oipa ed Enpa fanno parte del coordinamento legale che si batte per la chiusura effettiva della struttura insieme a Chiliamacisegua, alle associazioni e sezioni locali quali Associazione Zoofila Salernitana le sezioni locali Aipa ed UNA e tutti quei privati cittadini che di quella montagna hanno fatto il personale Golgota.

L’appuntamento è quindi alle 11 di venerdì 29 aprile presso il “Canile Ciceralensis”.
Piera Rosati
dir. Ufficio Comunicazione e Sviluppo LNDC
comunicazione.sviluppolndc@gmail.com

Lega Nazionale per la Difesa del Cane

Cicerale raccontato da Chiliamacisegua

http://www.chiliamacisegua.org/2011/04/05/cicerale-i-tempi-della-giustizia-di-vallo-della-lucania/

Cicerale: i tempi della giustizia di Vallo della Lucania

http://www.chiliamacisegua.org/2010/03/29/cicerale-cafasso-rinviato-a-giudizio/

Cicerale: Cafasso rinviato a giudizio aggiornamento


LEGGI TUTTO...

LA PADANIA 24 APRILE GRAVINA AGNELLO PASQUALE E I “PRES-UNTORI” DI SASSARI E DEL WEB

Una Pasqua molto profana e poco cristiana per gli animali, ancora una volta ostaggio di istituzioni arroganti o omissionarie, insomma di pres-unti rappresentanti del popolo ligi al dovere e di, ma non è una new entry, di pres-unti volontari, di pres-unte associazioni, di pres-unti paladini di pres-unte verità da esibire per guadagnare pres-unte identità.

D’altronde l’etimo, è uguale: chi pres-ume lo fa spesso con pres- upponenza o con pres-unzione.

Si. Estrema, pres-unzione!

Buona lettura e Buona Pasqua anche se per l’empatia con gli animali, il buono, è ancora un giudizio lontano dall’essere meritato.

Che qui, siamo ancora lontani, dal misero sufficiente.

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

La Padania 24 aprile

VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE OTTANTATREESIMA PUNTATA

A CURA DI STEFANIA PIAZZO

GRAVINA, AGNELLO PASQUALE

Neanche Riina è finito in galera così in fretta

I “PRES-UNTORI” DI SASSARI E DEL WEB

CHI DEPORTA LA VERITÀ? IL CASO DELL’INTERVENTO DELLA TASK FORCE SUI 230 ANIMALI DI “LI GADDUFFI”

s.piazzo@lapadania.net;

(83 – continua)

GRAVINA, AGNELLO PASQUALE

NEANCHE RIINA È FINITO IN GALERA COSÌ IN FRETTA

…..”A dirla tutta, neanche Totò Riina è finito in galera così velocemente. Liborio Di Battista di Gravina di Puglia lo ha battuto.

Incensurato e pacifico cardiopatico presidente della locale sezione della Lega del cane, ha passato due giorni in galera a Bari, a 70 anni, per essere intervenuto con colpevole sollecitudine per dirimere lunedì scorso una controversia sulla strada tra alcune volontarie della sua associazione e due accalappiacani del Comune.

Una scena surreale. Finita in lite e trauma cranico al pronto soccorso per le due giovani volontarie.

Una macchina fotografica, di Liborio, sequestrata prima che potesse documentare i fatti.

Complimenti. Esercizio di libera democrazia.

Caro sindaco, non eravamo testimoni e non processiamo senza prove. Ma non abbiamo visto ancora un gestore di canile lager finire in galera in Italia. Né mai siamo certi ci finirà. Non abbiamo mai visto sindaci inadempienti o asl pagare per il loro reato ed essere trascinati in galera dai carabinieri per omissione d’atti d’ufficio o falso ideologico.

Non abbiamo mai visto con così tanta sollecitudine militaresca tradurre in galera il membro di un’associazione che previene il randagismo sul suo territorio, che si sostituisce cioè ai doveri del sindaco. Alla cura dei cani del sindaco. E delle asl.

Quanti cani sono sterilizzati e da chi sul territorio? Quanti i randagi stimati? Quante le verifiche sulla microchippatura?

Chi applica le norme contro il randagismo? Fino in fondo, s’intende? Quanti patentini ha dispensato il suo Comune?

Tutti santi e perfettini, a Gravina di Puglia. Come mai, come recita la sua ordinanza di accalappiamento, nel suo Comune, ci sono “quindici randagi aggressivi”, che circolano indisturbati “nel centro urbano”?

Randagismo sotto controllo. Pare evidente. Sempre che la valutazione dell’aggressività sia stata refertata dall’asl. E che il personale che ha accalappiato sia competente, e che i mezzi siano adeguati. Non c’è dubbio che è tutto secondo le regole, Gravina è un modello per l’Italia.

Ma chi alza la voce, ci si chiede, va in galera filato? Una discussione è degenerata in lite. I cani, sia chiaro, secondo l’associazione, sarebbero stati trattenuti con una catena al collo, sarebbero stati catturati con bocconi di carne e, nel trascinamento, qualcuno si sarebbe pure lacerato.

Immagini di sangue persistente permangono ancora sul marciapiede dove si sarebbe consumato il fatto.

È pomodoro?

Liborio il “paciere” in galera nel carcere di Bari, è stato poi rilasciato il giorno dopo. Evidentemente non c’era pericolo di fuga del che reiterasse il reato.

Il Comune, intanto, avrebbe sospeso gli accalappiamenti.

«Peccato – commenta Laura Rossi, presidente nazionale della Lega del cane, non sia stato permesso ai cittadini di scattare alcuna foto. Ci chiediamo “Perché mai?” Considerando che il dott. Divella con orgoglio e chiarezza avrebbe potuto illustrare tutte le fasi dell’accaduto, in cui tecnici specializzati hanno con professionalità accalappiato cani feroci e mordaci….. come Spino, a cui è stato reciso il tendine di Achille da un filo di ferro conficcato e attorcigliato di proposito da qualche folle. Curato a spese dei volontari. La zampa è irrecuperabile. Celestina e suo figlio Nero i beniamini del quartiere. Jambo anziano e malato… Io sto con i miei volontari e con il signor Di Battista portato in galera come un delinquente, solo per aver difeso dei poveri animali sanguinanti e volontarie disperate. Vergogna».

Ma la legge è la legge e il sindaco sta con la legge. Quella che fa rispettare tutti i giorni, amando, rispettando e accudendo i suoi randagi.

La Puglia d’altra parte è in questo ai primi posti in Italia come modello di lotta al randagismo.

E il canile di Altamura, dove il sindaco di Gravina conferisce i suoi randagi, è modello di avanzato benessere, dove le adozioni e non il commercio sono la chiave del successo pugliese.

Quanti cani fa Altamura?

Dicono mille.”

Chi deporta la verità? Il caso dell’intervento della Task Force sui 230 animali di “Li Gadduffi”

I “pres-untori” di Sassari e del web

La vicenda dei 230 cani di Sassari ha un nome: i “pres-untori”.
Antonio Gramsci, innamorato degli umili, non si offenderà se nel camminare tra la sua Sardegna e dentro alcuni Palazzi condividiamo con lui che «L’indifferenza è il peso morto della storia».

E i “pres-untori” ci hanno dato, dentro e fuori dalle istituzioni, dalla più grande alla più piccola, nel raccontare la loro versione dei fatti.
E qui, di indifferenza gramsciana, se ne è consumata una valanga. E di pesi morti da rimuovere, per amor di verità, ce ne sono.
Sulla storia dei cani sardi spostati a Sassari da una struttura fatiscente a nuovi spazi con il supporto della Task Force del ministero della Salute c’è stato troppo silenzio e troppo baccano.
Indifferenza rispetto alla verità da ricostruire, indifferenza rispetto al lavoro che si è demolito. Le parole, che le pronunci un sindaco o che siano diffuse come verità biblica apocalittica sul web, sono lo strumento di persuasione che genera lo sconcerto del vero o l’inganno del verosimile.

Con la differenza che si passa dai fatti al depistaggio. E, nel peggiore dei casi, c’è il silenzio di Gramsci che genera l’isolamento, la negazione che qualcuno che lavora con senso dello Stato sia mai esistito.

E “depistaggio” sgretolatore, a Sassari, c’è stato.
Sull’intervento della Task Force che ha positivamente risolto una vicenda che si trascinava da anni si è letto di tutto.
Si va dall’intervento giudicato dal sindaco come “presunto” da parte del ministero sino alla “deportazione” degli animali spacciata dal web, passando per il mettere in discussione la veridicità dei contenuti del comunicato stampa del ministero della Salute che annunciava il buon fine dello spostamento dei 230 cani della struttura “Li Gadduffi” in altre realtà tranne che al canile “Europa” di Olbia.

Mai così tanto odioso livore si era registrato per un’operazione di veterinaria pubblica arrivata da fuori.

La Padania prova a raccontare i fatti di questa discussa trafila sarda. Per niente presunta.
A noi non risulta fatto presunto che la Task Force fosse a conoscenza della situazione per i ripetuti scambi di informazioni con il Presidente del Comitato Sardegna Animali e con la rappresentante legale dell’Associazione Amico cane ONLUS.
Ci risulta non fossero presunti i contatti con il Servizio Veterinario della Regione e con il responsabile del Servizio Prevenzione dell’assessorato regionale dell’Igiene e sanità e dell’assistenza sociale per arrivare ad una soluzione condivisa. Parlano i tabulati telefonici.

I “pres-untori” lo sanno.

La sera di venerdì 15 aprile i volontari allertavano sia la Padania, che aveva seguito da tempo dietro le quinte, perchè interpellata dai volontari, la vicenda di “Li Gadduffi”, sia la Task Force: la situazione era precipitata dopo una lettera inviata al Comune di Sassari da parte del Servizio Prevenzione dell’assessorato.

Il sindaco, dopo nota della Regione, aveva emesso l’ordinanza n. 42 del 15 aprile 2011 di sgombero immediato della struttura abusiva in località Li Gadduffi (SS).

Non era contemplata la possibilità di un trasferimento graduale gestito in collaborazione con l’Associazione Amico cane che da anni si occupava degli animali, conoscendone carattere, grado di socializzazione, gruppi già formati.

Ma più di tutti, non era stata accolta la loro richiesta di non trasferire in altre zone della Sardegna circa 130 cani che a breve avrebbero potuto essere collocati in una struttura privata sita in località Campanedda, in corso di autorizzazione nel comune di Sassari.
Bisognava mediare.
A la Padania risulta che sin dalla mattina del sabato successivo la Task Force fosse in contatto telefonico con l’Amministrazione comunale (assessore Monica Spanedda Monica) e con il Servizio Veterinario Ufficiale (dr. Antonio Fadda), oltre che con i Volontari del canile, svolgendo un decisivo ruolo di sensibilizzazione per scongiurare la deportazione in massa e per spostare i cani nel pieno rispetto delle loro esigenze etologiche e del loro benessere.

I “pres-untori” possono visionare il traffico telefonico.

Di certo il servizio veterinario avrebbe dovuto anche giustificare il trasferimento con mezzi idonei sì ma per ovini. È vero che la Sardegna ne è ricca, ma i cani chiedono altre condizioni di trasporto, oltre che, magari, l’opportunità di verificare, cane per cane in uscita, la microchippatura.
Sarebbe stato impossibile.
Infine, a la Padania risulta non sia presunta la nota inviata ufficialmente lunedì 18 aprile alle autorità territorialmente competenti perché rivedessero la loro posizione di sgombero immediato di tutti i cani, peraltro quasi tutti di età avanzata.
Sul territorio del Comune di Sassari la struttura privata in località Campanedda era ultimata e disponibile ad accogliere i cani non appena concluso l’iter autorizzativo: mancava la firma sull’impianto già terminato e in regola sullo smaltimento dei reflui. In sostanza, un atto formale.
Lo spostamento provvisorio dei cani in altri canili della regione, in previsione di un successivo rientro a breve nel territorio comunale, non sarebbe stato inopportuno e per di più oneroso per il Comune? Che senso “presunto” avrebbe avuto? Inopportuno per il benessere degli animali sottoposti al trasporto e inutile per lo spreco di denaro pubblico.
Per nulla presunto era anche l’indicazione, come risulta a la Padania, impartita ai carabinieri del NAS di Sassari, incaricati dal Comando centrale, per vigilare in loco sulle operazioni di trasferimento dei cani. Sono presunti anche i carabinieri?
Eppure le notizie sulla stampa e sul web smontavano i fatti fino al lancio di ingiurie, illazioni e accuse degne di una diffida legale. Una demolizione livorosa che sconcerta anche gli osservatori più esterni. Per alcuni casi estremi, presunti patologici.”

PDF DA SCARICARE

Chiliamacisegua sostiene la protesta della Lega Nazionale per la difesa del cane

E divulga il comunicato ricevuto che spiega nei dettagli l’incredibile, increscioso, vergognoso accadimento in quel di Gravina, Puglia, terra ancora non toccata dallo standard di legalità e di civiltà che la Legge 281/1991 prevede per la tutela e benessere animale.

La Puglia tutta, evidentemente, per gli animali ha le orecchie a… svendola.

GRAVINA COMUNICATO LEGA NAZIONALE PER LA DIFESA DEL CANE

A seguito dei drammatici fatti accaduti a poveri cani e ai nostri volontari della sezione di Gravina, chiediamo ci aiutiate a diramare ad amici, parenti e tutti coloro che pensiate possano contribuire ad una forte protesta.

Grazie

Laura Rossi

Presidente Lega Nazionale per la difesa del cane

COMPLIMENTI SINDACO!

Il Sindaco di Gravina in Puglia Giovanni Divella quale massima autorità sanitaria della sua città, crede fermamente di aver organizzato un brillante intervento a tutela del suo territorio.

Di seguito il Sig. Sindaco potrà meglio leggere ciò che è avvenuto realmente. I fatti. Peccato non sia stato permesso ai cittadini di scattare alcuna foto. Ci chiediamo “Perchè mai?” Considerando che il dott. Divella con orgoglio e chiarezza avrebbe potuto illustrare tutte le fasi dell’accaduto, in cui tecnici specializzati hanno con professionalità accalappiato cani feroci e mordaci….. come ad es. Spino, a cui è stato reciso il tendine di Achille da un filo di ferro conficcato e attorcigliato di proposito da qualche folle. Curato a spese dei volontari LNDC. La zampa è irrecuperabile. Celestina e suo figlio Nero, i beniamini del quartiere. Jambo anziano e malato.

Ringraziamo il Sindaco di Gravina in Puglia anche per la sensibilità dimostrata verso i nostri volontari, suoi cittadini. E’ proprio vero se lo meritano. Da anni i volontari della Lega Nazionale per la Difesa del Cane si sostituiscono alle istituzioni latitanti.

“Ma Lei, caro Sindaco, sa quanti branchi di cani avrebbe dovuto accalappiare, e quanto denaro pubblico avrebbe dovuto spendere se queste persone meritevoli non avessero per anni sterilizzato, curato e accudito centinaia di animali, tolto dalle strade centinaia di cuccioli e cagne gravide, e indotto – con la loro opera di sensibilizzazione e informazione – proprietari di cani a non abbandonare i propri animali? Accollandosi oneri e responsabilità, spendendo migliaia di euro ogni mese, per anni, sacrificando la propria esistenza.

Abbassiamo pure i toni, noi siamo persone miti, i nostri volontari sono studenti, persone anziane, insegnanti, liberi professionisti, ma soprattutto cittadini onesti e generosi. Però ora chiarezza la si deve fare, la esigiamo tutti, desideriamo siano individuate le responsabilità per tanti atti crudeli, violenti, incivili e davvero inutili.

Lei Sig. Sindaco dia pure ragione a chi crede, noi andremo avanti, e mi creda, siamo davvero molti. Ed io Laura Rossi Presidente Nazionale Della Lega Nazionale per la Difesa del Cane sto con i miei volontari e con il signor Di Battista, un inerme signore di settant’anni, cardiopatico, portato in galera come un delinquente, solo per aver difeso dei poveri animali sanguinanti e volontarie disperate. Vergogna!!

Laura Rossi

Presidente Nazionale

Lega Nazionale per la Difesa del Cane

I FATTI

On. Giovanni Divella – sindaco di Gravina in Puglia

1) Lunedi 18 aprile c.a. alle ore 10,30 circa, in Gravina (BA), le sigg.re Rosa Vacca e Nicoletta Meliddo, socie della Lega Nazionale per la Difesa del Cane – sez. di Gravina in Puglia, si recavano presso la scuola “Padre Pio” per svolgere attività di formazione e informazione sanitaria relativa al problema del randagismo.

Lungo il tragitto, mentre percorrevano la via T. Albinoni, avvistavano un furgoncino bianco recante del “Servizio Veterinario ASL BARI”, targato CP405KM, un automezzo blu dei Vigili Urbani di Gravina ed un’altra auto. Scorgevano fuori dal veicolo alcune persone che stavano procedendo alla cattura di cani randagi. Le ragazze notavano due cani legati, con catene di ferro attorno al collo e all’apparenza storditi (seppure uno di loro cercasse di dimenarsi per liberarsi dalle catene), al palo della segnaletica stradale e ad un palo di legno. A quella scena, la sig.ra Vacca parcheggiava la propria auto tra quei veicoli e si recava subito verso i cani per accertarsi del loro stato di salute.

2) Le due ragazze Vacca e Meliddo si qualificavano come volontarie della Lega del Cane sezione di Gravina e chiedevano ai due presunti accalappiacani di identificarsi, poiché erano sprovvisti dei cartellini identificativi e di uniforme. Non avendo avuto risposta, le due ragazze, pacatamente, riferivano che i cani coinvolti erano accuditi a titolo di volontariato dalla Lega del Cane, che si era anche fatta carico delle cure sanitarie degli stessi cani e chiedevano, quindi che gli animali fossero affidati, così come era sempre stato, alla loro responsabilità. Avuta risposta negativa, le due ragazze si rivolgevano la stessa richiesta alla veterinaria, presente sul posto, alla quale facevano notare che i cani mostravano ferite evidenti e abbondante fuoriuscita di sangue dalla bocca e dalle zampe. La sig.ra Vacca accarezzava il muso, il collo e la pancia di uno dei due cani legati alla catena (il pastore tedesco di grossa taglia) e mostrava le mani sporche del sangue del cane alla dott.ssa che, alla vista del liquido, urlava le seguenti parole: “toglietemi quelle mani piene di sangue davanti agli occhi!!” e si allontanava.

Una delle due ragazze telefonava alla Presidente della sezione gravinese della Lega informandola che i cani erano in pericolo di vita, feriti e sanguinanti oltre che palesemente scioccati.

3) I presunti accalappiacani trascinavano di forza con la catena e il corpo supino sull’asfalto il cane che sanguinava vistosamente, gettandolo riverso nel furgoncino (non munito di alcuna gabbia ma solo di catene). Nel furgoncino le ragazze scorgevano altri cani, per cui chiedevano alla dott.ssa di poter verificare che all’interno dello stesso non vi fossero cani innocui e accuditi dall’associazione, ma ricevevano l’ennesimo rifiuto con parole irriferibili.

Una delle due ragazze, alle ore 10.38, chiamava con il proprio cellulare il sig. Dibattista Liborio, socio della LNDC mettendolo al corrente dell’accaduto e richiamavano la Presidente.

4) Nel frattempo le ragazze si avvicinavano ai cani e li abbracciavano per tranquillizzarli, al ché uno dei due operatori, l’uomo più alto, tirava il cane con la catena, procurandogli ulteriore sofferenza e, infatti, il cane guaiva debolmente e si dimenava.

In quel frangente, arrivava sul posto il sig. Dibattista Liborio, il quale munito di fotocamera, si portava presso le ragazze. Il sig. Liborio notava che l’operatore strattonava il cane con la catena al collo, provocando il soffocamento del cane stesso, per cui, proprio allo scopo di salvare la vita all’animale, metteva le mani tra collo e catena nel tentativo di allargarla e, contestualmente, chiedeva all’operatore di evitare ulteriore sofferenza all’animale. L’accalappiacani, a quel punto, reagiva stringendo con maggiore forza il cappio con la catena, mentre il cane continuava a dimenarsi e guaire.

Alla vista di ciò, le sigg.re Vacca e Meliddo, scioccate per tale comportamento, imploravano il Vigile urbano presente di liberare l’animale dalle catene, chiedendone l’affido. In quel frangente, il sig. Dibattista veniva scaraventato per terra dall’operatore più alto, che, poi si girava verso le ragazze, le afferrava per un braccio e proferendo le seguenti parole “ora mi avete rotto i coglioni”, le scaraventava a terra, procurando loro lesioni per le quali le stesse sono state costrette a far ricorso alle cure del locale nosocomio. Dopo aver aggredito le ragazze, lo stesso operatore immobilizzava con una catena al collo il sig. Dibattista, il quale era già sofferente a causa della caduta, e proferiva la seguente frase: “Se non te ne vai, farai la stessa fine dei cani”. La sig.ra Vacca, alla vista di simile violenza, alle ore 10.42 telefonava al 112, richiedendo l’intervento dei Carabinieri.

Dopo pochi minuti, giungevano sul posto due auto dei Carabinieri i quali portandosi verso gli uomini, senza chiedere alcun chiarimento ai presenti, semplicemente strappavano dalle mani del sig. Dibattista la fotocamera, lo spingevano verso l’auto lì presente, intimandogli di salire in auto perché lo avrebbero condotto in caserma.

Il sig. Dibattista si limitava a chiedere la restituzione della macchinetta fotografica di sua proprietà, che però veniva restituita allo stesso, solo 5 ore più tardi in caserma e con la memoria scarica. Le ragazze, mentre i carabinieri trattenevano il sig. Dibattista, riferivano di aver allertato loro le forze dell’ordine e che l’aggressione era stata fatta dall’operatore, non dal sig. Dibattista, ma non venivano ascoltate.

5) Nel frattempo giungevano sul posto anche la sig.ra Lucia Pallucca e il sig. Vacca Donato, le ragazze venivano identificate dai Carabinieri i quali ordinavano a tutti i presenti di seguirli in caserma. Solo il sig. Dibattista veniva trasportato con la pattuglia di servizio. In realtà, gli accalappiacani non si recavano in caserma ma in zona Castello per prelevare altri cani, tra cui un rottweiler nero.

In caserma, il sig. Dibattista veniva portato in una stanza isolata, sanguinante e lasciato lì per circa 3 ore, contestualmente giungevano nella sala d’attesa della caserma anche le ragazze, accompagnate dalla Presidente sig.ra Pallucca.

Pochi istanti dopo, giungeva anche la socia Creanza che, preso atto dell’evidente stato d’agitazione delle ragazze, le quali accusavano forti dolori in varie parti del corpo, ne richiedeva l’accompagnamento al pronto soccorso. Dal locale pronto soccorso, le ragazze venivano dimesse con diagnosi di “trauma cranico minore” con riscontro delle ferite al capo per la sig.ra Meliddo ed al capo e al dito della mano destra per la sig.ra Vacca.

Le stesse tornavano in caserma e attendevano circa un’ora e mezza, prima di ricevere notifica dei reati di cui ai agli artt. 110, 340, 336, 337, 612, 594, 582 c.p., senza essere mai state ascoltate sui fatti da alcun pubblico ufficiale. La sig.ra Vacca richiedeva di poter rendere spontanee dichiarazioni ma le veniva risposto che avrebbe soltanto sporgere querela, a mezzo di un legale di fiducia.

6) Alle ore 11.30 circa, la sig.ra Creanza, allertata dalla Presidente della sezione di Gravina, insieme all’Avv. Francesco Marino, recatisi sui luoghi ove si erano svolti i fatti, notavano, in via L. Longo, il furgone della Asl e la pattuglia della Polizia Municipale.

Fermata l’auto a pochi metri, l’Avv. Marino e la sig.ra Creanza scorgevano un operatore che trascinava sull’asfalto e poi issava di forza sul furgoncino, non munito di alcuna gabbia regolamentare, un cane di taglia medio – grande, di colore chiaro, mentre altri cani erano già “stivati” all’interno del furgoncino stesso, legati dal collo con catene e poco a poca distanza l’uno dall’altro. I due scorgevano nel furgoncino, anche un cane tipo pastore tedesco di grossa taglia e un cane nero. Alla vista della sig.ra Creanza, munita di macchina fotografica, l’operatore chiudeva di fretta il furgoncino ed entrava nel veicolo per proseguire la marcia, ma la Creanza scattava foto della targa e dei luoghi.

Nel frattempo, sul posto si era formato un capannello di persone che confermavano al Vigile Urbano che i cani prelevati erano mansueti e considerati cani di quartiere. La sig.ra Creanza si rivolgeva al Vigile e ai due operatori, chiedendo loro la cortesia di recarsi in caserma per la ricostruzione dei fatti.

Alle ore 12,00 circa, L’Avv. Marino e la sig.ra Creanza, unitamente alla pattuglia della Polizia Municipale e al furgoncino della ASL, si recavano in caserma. Entrati nella sala d’attesa, la sig.ra Creanza chiedeva ad un carabiniere che si procedesse ad ispezionare il furgoncino parcheggiato fuori dalla caserma, in cui erano ancora chiusi i cani legati.

All’incirca dopo 15 minuti alcuni cittadini, tra cui i sigg.ri Ciaccia Antonio e Ceci Nicola si recavano presso la locale caserma dei carabinieri per denunciare l’accaduto e, in particolare, modalità di cattura crudeli, nonché l’uso di carne cruda con sostanze nocive.

Uno degli operatori presenti ammetteva l’uso della carne cruda ma negava la presenza di altre sostanze dannose.

Nel primo pomeriggio, il sig. Dibattista veniva tradotto al carcere di Bari. Soltanto il giorno successivo (il 19.04.11) il sig. Dibattista veniva rilasciato, in quanto il fermo non veniva convalidato.

Si riferisce, infine, che a pochi metri dal luogo dei fatti, veniva rinvenuto un cane addormentato e collassato. Testimoni riferivano di averlo visto cadere in terra e dimenarsi. Il cane in questione è stato soccorso dai volontari della locale sezione della LNDC.

Avv. Cosimo Martino

Lega Nazionale per la Difesa del Cane-Puglia

Chiliamacisegua per amore di verità, diffonde i comunicati ricevuti dal Comitato Sardegna Animali Onlus

LI GADDUFFI: COMUNICATI DEL COMITATO SARDEGNA ANIMALI ONLUS

Dopo giorni di duro confronto tra il Comune di Sassari, rappresentato dal Sindaco G. Ganau, l’Assore Ambiente Dott.ssa M. Spanedda, la Dirigente Dott.ssa M. Cannas, i volontari del rifugio “Li Gadduffi”, la Task Force del Ministero della Sanità nella persona della Dott.ssa Matassa, il Comitato Sardegna Animali nella persona del suo Presidente V. Lubrano, si è svolto ieri a Sassari nel Palazzo Ducale l’incontro tra l’assessore all’Ambiente del Comune la dott.ssa M. Spanedda, il Dirigente M. Cannas, i rappresentanti della Nuova Agricultura di Montevarchi, società agricola che ha realizzato il primo lotto del canile di Campanedda pronto ad accogliere i cani provenienti da Li Gadduffi.

Ha partecipato anche Vincenzo Lubrano con l’incarico di presidente del Comitato Sardegna Animali Onlus che ha seguito tutta la vicenda in stretto contatto con la Task Force del Ministero della Salute.

Sono state così chiarite le motivazioni (sollecito da parte della Regione di una veloce soluzione) che hanno spinto l’Amministrazione all’accelerazione delle pratiche del trasferimento dei cani in altre strutture autorizzate. Di converso il rappresentante del Comitato Sardegna Animali ha recepito il gravoso impegno economico assunto dal Comune di Sassari nel farsi carico dei 250 animali, palesando la propria disponibilità alla collaborazione nella lotta al randagismo e alla tutela del benessere degli animali.

L’Assessore Spanedda a conclusione della riunione ha confermato che:

I 130 cani rimasti a Li Gadduffi potranno trovare casa entro i primi giorni di maggio nella struttura creata per loro dagli imprenditori toscani che s’impegnano peraltro a terminare il secondo lotto entro sessanta giorni e ad accogliere tutti gli altri cani che per ora sono stati trasferiti in altre strutture autorizzate.

Vincenzo Lubrano Presidente Comitato Sardegna Animali

Comunicato Comitato Sardegna Animali Onlus

Con l’incarico di presidente del Comitato Sardegna Animali, e in nome delle quattordici associazioni e dei volontari a esso aderenti, rivolgo un caloroso ringraziamento Alla Task Force per la tutela degli animali d’affezione del Sottosegretario di Stato On.le Francesca Martini ed in particolare alla Dott.ssa Matassa per l’impegno profuso, alla ricerca di una soluzione atta ad evitare la programmata deportazione, in vari canili della Sardegna, dei 230 cani da anni accuditi da volontari animalisti in una struttura non autorizzata in un terreno nel Comune di Sassari. Impegno profuso per quasi tutto il mese di aprile, anche con frequenti contatti telefonici con lo scrivente, culminato nella mattinata del giorno 17 aprile c.a., col favorire il prevalere del buon senso grazie al quale è stata raggiunta l’intesa fra gli animalisti e gli organi preposti per competenza territoriale e Il Comune di Sassari.

Confidando in un vostro continuo monitoraggio sul rispetto dell’intesa raggiunta cordialmente

Vincenzo Lubrano Presidente comitato Sardegna Animali


LEGGI TUTTO...

La filiera dell’amore

La filiera dell’amore

Lunedì 18 aprile Chiliamacisegua è stata contattata da una dottoressa romana, che durante il week end precedente si era trovata a Milano per l’adozione di un cane.

Silvia, questo il nome della signora, passeggiando in Largo Corsia Servi , era stata testimone di una scena che non è riuscita ad archiviare.

Un cittadino straniero, che poi è risultato senza fissa dimora, deteneva un cucciolo di beagle apparentemente di soli 60 giorni o poco più, chiuso in un trasportino per gatti, visibilmente sofferente e a disagio.

La signora Silvia costretta a rientrare a Roma, lascia il suo cuore e la pena per quel piccolo esserino in cattive mani, intravisto a Milano.

Non riesce a darsi pace e chiede a Chiliamacisegua di fare tutto ciò che è nelle sue possibilità per salvare quel cagnolino, che secondo la sua esperienza di medico, pare affetto da qualche patologia tipica dei cuccioli.

Chiliamacisegua insieme alla bravissima Angela Dionisio, la prima volontaria ad accogliere la denuncia di Silvia, segnalano immediatamente sia alla LIDA di Milano che all’Ufficio Tutela e Diritti degli Animali della città di Milano nella persona del dottor Gianluca Comazzi, che attiva a sua volta le guardie dell’OIPA.

Dopo un primo giorno di appostamento effettuato dalle guardie zoofile della LIDA di Milano nella persona di Margherita Cervi che si è resa immediatamente disponibile, ieri 20 aprile, il cucciolo dopo un appostamento durato 4 ore, è stato sequestrato dalle guardie zoofile dell’OIPA di Milano nella persona di Olimpia .

Ora il piccolo Charlie è al sicuro e dopo gli esami di routine sarà pronto per l’adozione.

Chiliamacisegua dice grazie a Silvia, ad Angela, a Margherita, a Gianluca, a Olimpia da parte di Charlie che ha avuto da loro, la vita salvata.

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org


LEGGI TUTTO... Ci sono 4 commenti: leggi...

LA PADANIA 17 aprile IL CANDIDO TRULLO DI SPECCHIARUZZO

Trullallero trullo… la

Perché ora nessuno possa più dire, non lo sapevo, Chiliamacisegua invia l’articolo di Stefania Piazzo che intinge la penna in una piaga purulenta che spande l’afrore nauseabondo sotto il naso di enti, sindaco, autorità e asl pugliesi, che evidentemente si turano il naso e spargono nell’aria il deodorante all’indifferenza, per tirare avanti.

Quanti animali devono ancora rimetterci la ghirba per impiccagione, fame freddo caldo e stenti?

E se il signor Uccio, gravemente e psichicamente provato, volesse aumentare il tiro e passasse di grado, ovvero facesse incetta di bambini o di vicini?

Urge intervento, urge pietà per gli uomini e per gli animali.

Qui a Specchiaruzzo, frazione di Ostuni, in provincia di Brindisi.

Qui in Puglia.

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegual.org

LA PADANIA 17 aprile

OTTANTUNESIMA PUNTATA

IL CANDIDO TRULLO DI SPECCHIARUZZO

Tutti sanno, nessuno vieta il possesso di cani e bovini ad un uomo non in grado di detenerli

Magrezza, fame, morte, degrado sociale vicino a Ostuni

Anni di denunce, un esposto di cui non si conosce la fine alla Procura della Repubblica. Lettera morta. Carabinieri, asl, servizi sociali e sindaco: il territorio conosce la grave situazione di deprivazione sociale e lo stato di evidente abbandono di cani e bovini.

Eppure tutto resta immutato, nel candore della valle d’Itria. Come se a governare l’assurdo fosse la tavola delle leggi di Specchiaruzzo

………” Lo sanno tutti che a Specchiaruzzo c’è un altro mondo. C’è la morte che per fortuna arriva, dopo agonia e fame e follia che genera crudeltà figlia di una primitiva ignoranza e deprivazione sociale.

Il vecchio lo evitano, lo ignorano, lo lasciano solo.

Con i suoi animali vittime predestinate dell’indifferenza che lo circonda. Non essere ricchi di senno, come avere la lebbra, non merita che lo Stato si prenda cura di te e degli animali che sai come finiranno e che stramazzano a terra, sfiniti e laceri.

Lo saprebbero i Carabinieri, la Procura della Repubblica, l’asl, i servizi sociali e anche il sindaco che in quel trullo tra CisterninoMartina Franca e Ostuni, nel Comune della città bianca, la povertà vince sulla ragione e sulla legge. Eppure, tutto è immutato, nel candore della valle dei trulli. Uno non fa la differenza, l’eccezione è stupirsi.

Uccio ha preso in ostaggio tutto il sistema, che “siccome uno tira su le spalle, le spalle le tiran su tutti”. E così fan tutti, a Specchiaruzzo .

Guardano il film dell’orrore alla finestra, incolumi e silenziosi. I vicini di casa temono ripercussioni, e così nessuno ha il coraggio di alzare la voce, non si sa mai di fare la stessa fine di uno dei tori di Uccio.

Non morto di vecchiaia. Come diversi dei suoi animali.

Da anni si sa, in paese, che là c’è un uomo con poco senno. In Procura la denuncia c’è dal 2009. Due anni non sono sufficienti per capire cosa è successo e succede? E intervenire? Non sai più se ti trovi davanti ad un caso di maltrattamento o se il maltrattamento sia l’epilogo di un caso umanitario dimenticato e non risolto, con colpevoli complicità e scaricabarile e formali prese di posizione. Resta il fatto che chi deve sapere sa. Ma cosa si sta facendo per far cessare il degrado che governa sovrano nel regno di Uccio, nella contrada nella valle d’Itria dove si è fermato il tempo della civiltà e dell’umanità?

I testimoni che preferiscono non fornire pubblicamente nome e cognome, ci raccontano di «un’enorme quantità di crudeltà inferta ad animali innocenti, costretti da questo essere dannato ad una vita di notevoli patimenti».

Animali “in ostaggio” sottonutriti, raramente abbeverati, l’estate è un tormento non passeggero.

Alcuni di loro sarebbero stati trovati con un laccio che lega una delle zampe anteriori alle corna costringendo il povero animale a camminare con estrema difficoltà, con la testa reclina e a mangiare e quel poco di cibo che ha a disposizione, in una crudele posizione.

Un tempo, raccontano, c’erano anche tre cani, magrissimi: uno era stato legato al centro di un prato senza un riparo, senz’acqua da bere tranne la pioggia divina.

Lì, legato nella fissità del destino.

Un altro, ancora, legato, con una catena spessissima, al paraurti di un’auto dismessa e che poi s’era incastrata, costringendo la vittima a vivere bloccata sotto il mezzo. Un terzo, un cucciolo, era rimasto libero, e se la cavava sotto il muretto di pietra del trullo.

Un giorno, due dei tre cani sparirono improvvisamente.

Sul muro di pietra aveva trovato la fine dei suoi giorni anche un pollo appeso e un altro al centro dell’aia mentre altri avevano come pollaio l’auto dismessa.

Pollo, cani e anche bovini. Questi ultimi, riparati dentro una stalla improvvisata. Poi, un giorno, arrivarono le pecore.

Sporcizia, promiscuità, e altri cani rimpiazzati, come il pastore abruzzese costretto a vivere alla catena su un letto di pietre, ma non per molto. Anche di lui un giorno i vicini raccontano si siano perse le tracce.

Non sai più, ad un certo punto, se i racconti diventino leggenda o allucinazione o morti annunciate, con improvvisate sepolture.

O con cure “sommarie” di un toro che, alla fine, venne prelevato e fatto abbattere. Strano che, in quel frangente, nessuno s’accorgesse del degrado circostante, della povertà d’igiene e rispetto. Come se il trullo di Specchiaruzzo fosse un’enclave di impunità igienica e legale e sociale. A chi ha perso il contatto con la realtà e le necessità umane e animali si può concedere tutto.

Un visto speciale. Da anni regna l’assoluto degrado nel trullo circondato da un muretto in pietra a secco dentro il quale si tiene promiscuamente un numero imprecisato di animali, mucche, tori, pecore, cani e altre specie.

«Sia il degrado ambientale che i maltrattamenti verso gli animali non sono cambiati affatto, benchè il numero si sia ridotto rispetto a due anni fa», si legge in una disperante denuncia del coordinamento delle Guardie zoofile della regione Puglia della Lega nazionale per la difesa del cane. Il ministero della Salute, se Comune e veterinaria pubblica e carabinieri stanno a guardare, può anzi deve sostituirsi a chi non fa.

«Mucche, tori e le pecore, rimaste ancora in vita, pur essendo in evidenti condizioni di malnutrimento, non hanno ancora raggiunto quel livello di degrado constatato due anni fa». E per quanto se nessuno interviene? Alle autorità, si concede ancora di non vedere? Solo qualche formale “diffida” è arrivata ma nessun provvedimento per vietare il possesso di animali a chi non può e non deve possedere la vita di innocenti esseri senzienti e di animali da reddito per i quali, dalle Alpi alle piramidi passando per i trulli, vigono le medesime leggi. Non la tavola delle leggi degli sceriffi di Specchiaruzzo.”

s.piazzo@lapadania.net;

(81-continua)

PDF

IL SINDACO DI OSTUNI

Avv. Domenico TANZARELLA


LEGGI TUTTO...

Rionero in Vulture (PZ), cani superstiti allo stremo

Rionero in Vulture (PZ), cani superstiti allo stremo

Ma dove caspita è lo Stato?

Ma dove caspita sono le Istituzioni?

Ma dove caspita è l’umanità?

Ma dove caspita è la Legge?

A star dietro al …. bunga bunga?

O a passare il tuca tuca……. all’altro, la responsabilità di sfamare e salvare e tutelare queste creature?

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

I fatti

http://www.geapress.org/randagismo/rionero-in-vulturepz-cani-superstiti-allo-stremo/14263

Rionero in Vulture (PZ), cani superstiti allo stremo

di Elisa D’Alessio | 16 aprile 2011

GEAPRESS – “Sono morti in cento, di fame, di sete, di malattie, di freddo; cento cani in un anno” così possiamo riassumere l’urlo di dolore trasmessoci con una e-mail, molto dettagliata nella descrizione del canile e delle inadempienze della amministrazione comunale.

La situazione è gravissima, almeno 150 cani in una struttura priva di acqua, di fogna, ma soprattutto priva di ripari, infatti i cani sono suddivisi in grandi gruppi all’interno di recinti scoperti.

Il canile sorge in una zona freddissima e molto ventilata; e l’inverno a Rionero è gelido e lungo.

Nella gestione del canile si sono avvicendate due diverse realtà, l’attuale proviene da Sant’Arcangelo.

Il Comune corrisponde al gestore una somma tra i 5mila800 e 6mila euro mensili, ma tra compenso al veterinario nominato dall’Amministrazione municipale, le retribuzioni dei lavoranti e la spesa dell’acqua, per i cani rimane ben poco, quindi a dieta forzata!

Ci sono stati casi di sbranamenti per un tozzo di pane.

Il Servizio veterinario della ASL vorrebbe trasferire i cani presso un’altra struttura, ma il Sindaco replica che “in zona non ci sono altri canili disposti ad accogliere i circa 200 animali sistemati nel nostro rifugio“.

Rifugio? Ma il Sindaco ha visto la struttura?

Il rifugio (!) era stato posto sotto sequestro nel 2008 per mancanza di acqua e fognature. Da allora nessun lavoro è stato eseguito, ma continua a funzionare.
Il primo cittadino replica che “proprio per la mancanza di strutture idonee limitrofe” hanno “avuto l’autorizzazione dal Tribunale per tenere aperta la struttura”.

Poi aggiunge “stiamo procedendo alla sostituzione del gestore“.
La struttura detta “rifugio” è aperta da circa venti anni, venti anni senza acqua … è un bel record per una amministrazione comunale.
I randagi di Rionero, dunque, sono condannati al carcere duro, ma senza pane e senza acqua! (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

Sindaco Rionero In Vulture

Antonio Placido

A

sindaco@comune.rioneroinvulture.pz.it;

brambilla_m@camera.it;

martini_f@camera.it;

tutela.animale@sanita.it;

info@lacoscienzadeglianimali.it;

urp_presidenza@regione.basilicata.it;

gerardo.salvatore@regione.basilicata.it;

provinciapz@luedi.it;

filodiretto@ilquotidianodellacalabria.it;

redazione.potenza@gazzettamezzogiorno.it;

regione@luedi.it;

Ansa.potenza@ansanet.it;

ilquotidiano.pz@finedit.com;

info@bierredue.it;

redazione@lanuovadelsud.it;

tgrbasilicata@rai.it;

buongiornoregione.basilicata@rai.it;

controsenso@email.it;

nuovabas@tin.it;

stampa.consiglio@regione.basilicata.it;

rba-roma@regione.basilicata.it;

redazione@antennasud.com;

redazione@lasiritide.it;

info@SassiLand.com;


LEGGI TUTTO...

NO ENCI NO COLLARE ELETTRICO NO STRUMENTO DI TORTURA

Chiliamacisegua legge orripilata, posta sull’avviso da una mail pervenutale, quanto l’Enci propone nel corso della sua audizione in Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati; “Quanto alla possibilità di usare il collare elettrico, l’ENCI ha richiesto l’istituzione di un tavolo tecnico di confronto, al fine di consentire l’assunzione di decisioni che poggino su reali dati scientifici e ha lanciato l’idea di effettuare appositi corsi per il giusto utilizzo dello strumento.”

Chiliamacisegua propone invece al mondo del volontariato e delle Associazioni il bando dell’Enci fintanto che manifesta il desiderio di utilizzare strumenti di tortura medioevali e lo propone addirittura, contrabbandandolo come strumento di educazione.

NON ESISTE UN GIUSTO UTILIZZO DI UNO STRUMENTO DI VIOLENZA.

Per tale ragione, il Ministero dovrebbe vietarne sia la produzione su territorio italiano e ovviamente la sua commercializzazione, per tutelare il legittimo diritto alla vita senza tortura ne mutilazione degli animali, i cani in questo caso.

Supportate questa battaglia di civiltà, scrivendo alla mailing sotto indicata il vostro NO.

Grazie.

Chiliamacisegua

http://www.chiliamacisegua.org/

Mail pervenuta

Buongiorno a tutti,

la news riportata sotto è stata pubblicata sul sito dell’ENCI. Vi prego di leggere con attenzione la parte che ho evidenziato che riguarda la proposta di costituzione di un tavolo tecnico ministeriale per l’utilizzo del collare elettrico.

Sono abbastanza “spaventata” dei temi discussi in Commissione che preludono una regressione rispetto al benessere animale.

Chiedo il Vs. appoggio per effettuare un eventuale raccolta di firme da far pervenire alla Camera del Deputati contro eventuali provvedimenti e/o approvazioni in merito al collare elettrico, anzi a dire il vero dovrebbero anche vietarne la produzione e la commercializzazione.

Potete scrivere per raccogliere le vostre istanze a posta@csen-cinofilia.it

Grazie a tutti e buon lavoro

Cordiali Saluti

Luisella Vitali

I FATTI

http://www.enci.it/news/news.php?id=930

Audizione ENCI in Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati

Data di pubblicazione: 06 aprile 2011

Riscontrata la bozza di testo unificato recante nuove norme in materia di animali di affezione e di prevenzione al randagismo, l’ENCI, rappresentato dal Presidente Francesco Balducci e dal Vice Presidente Dino Muto, ha espresso le proprie osservazioni durante l’Audizione del 5 aprile 2011 presso la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati.

In materia di “attività economiche con animali d’affezione”, l’ENCI ha proposto che l’allevamento e la cessione a titolo oneroso “anche di un solo animale di affezione” non debba rientrare in tale tipo di attività, con le relative conseguenze regolamentari. Ha proposto, invece, che l’attività di allevamento sia ricondotta alla legge 349/1993, che definisce nel merito l’attività cinotecnica, e ai conseguenti decreti attuativi. Ha richiesto altresì di poter organizzare corsi di formazione propedeutici per l’attività di allevamento previsti dalla bozza di legge in discussione.

Con riferimento all’anagrafe canina e alla istituenda banca dati nazionale, l’ENCI ha sottolineato che oggi garantisce l’allineamento del Libro genelogico alle anagrafi regionali attraverso l’invio trimestrale dei propri dati, proponendo che l’Ente possa implementare e alimentare, tramite le proprie sedi periferiche, la banca dati dell’anagrafe canina al momento dell’iscrizione dei cani nei registri genealogici, evitando così l’eccessiva burocratizzazione a cui è attualmente sottoposto l’allevatore cinofilo.

In merito alle questioni relative al benessere animale, l’ENCI ha rimandato ogni considerazione sulle mutilazioni alle disposizioni tecniche emanate dal Ministro della Salute il 16.3.11 rivolte alla legge di ratifica della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia.

Tali disposizioni forniscono chiare indicazioni, nell’interesse dei cani, dell’allevamento cinofilo e nel rispetto del benessere animale.

Quanto alla possibilità di usare il collare elettrico, l’ENCI ha richiesto l’istituzione di un tavolo tecnico di confronto, al fine di consentire l’assunzione di decisioni che poggino su reali dati scientifici e ha lanciato l’idea di effettuare appositi corsi per il giusto utilizzo dello strumento.

Quanto all’uso dei trasportini, l’ENCI ha proposto di aggiungere anche il periodo connesso alla verifica zootecnica, oltre a quelli già previsti dalla bozza in discussione relativi al trasporto e alla degenza.
La Commissione ha apprezzato le proposte dell’ENCI, tese in gran parte ad accordare la bozza in discussione con la normativa già in essere e a tutelare la cultura cinofila in Italia e i legittimi interessi degli allevatori.

GLI STUDI

http://www.canepastoretedesco.info/collare_elettrico_tra_maltrattamento_e_ignoranza.html

Collare elettrico, tra maltrattamento e ignoranza

Uno studio abbastanza recente, condotto dall’Università di Sassari, ha fornito diverse basi scientifiche a dimostrazione della pericolosità di tale strumento. Gli autori sono Raffaella Cocco e Stefano Visco, docenti e ricercatori della facoltà di medicina veterinaria di Sassari .

Vi invitiamo a leggere lo studio che potrete acquistare a questo indirizzo internet. Vi proponiamo qui un piccolo riassunto dell’opera.

Un piccolo riassunto

L’idea di lavorare a questo progetto nasce dopo il ricorso accolto dal TAR del Lazio che annullava l’Ordinanza del 5 Luglio 2005 con la quale il Ministro della Salute disponeva il divieto all’uso del collare elettrico sui cani. Tale ricorso, presentato da alcune ditte produttrici di collari elettrici, annullava l’ordinanza dichiarando la stessa ”adottata senza alcuna istruttoria precisa e senza l’indicazione delle ragioni di necessità ed urgenza che sole giustificano il ricorso al potere esercitato […] risulta in commercio da anni […] non può ritenersi tale (riferito alla pericolosità) la prevedibile reazione alla scossa elettrica da parte dell’animale, atteso che si tratti di reazione sempre presente in una pratica non nuova, anzi seguita da anni” .
Per paradosso però, insieme a tale annullamento, ci sono state le sentenze di Forlì (procura della Repubblica) e Vicenza (Corte di Cassazione) che hanno condannato per maltrattamenti chi utilizzava il collare elettrico.

L’obiettivo di questo lavoro è quello di mettere in evidenza sia la pericolosità di questo strumento sia il fatto che non possa esistere un suo uso proprio.

Per fare ciò vengono analizzati e spiegati nel dettaglio la fisiopatologia della corrente elettrica e i suoi effetti sul corpo, con particolare attenzione alla regione (quella del collo) interessata dall’utilizzo del collare.
Pur non possedendo moltissimo materiale specifico su cui lavorare, le analisi e le conclusioni scientifiche sono basate su nozioni mediche e biologiche già conosciute e descritte in numerosi testi (compresa buona parte della lettertura riferita all’uso della corrente elettrica sugli esseri umani).
Si analizzano i vari tipi di collare elettrico disponibili in commercio, che possono fornire al cane una corrente elettrica continua o alternata con intensità che variano a seconda del livello prescelto.
I collari elettrici messi in commercio si distinguono per il tipo di corrente utilizzata mentre, per quanto riguarda l’intensità, questa può essere modificata a discrezione dell’addestratore così come il voltaggio
che varia tra i 500 volts e i 4820 volts. Per quanto concerne l’intensità, le case produttrici non forniscono dati a riguardo.
Da notare come, al di là dei termini scientifici che possono risultare un tantino ostici o rendere la lettura “pesante” , siano analizzate in modo molto preciso le modalità di trasmissione della corrente e gli effetti sull’organismo.

Interessante (se si può usare il termine) verificare che, in caso di corrente alternata le basse frequenze, a parità di tensione ed intensità, sono molto più pericolose rispetto a quelle molto elevate, che correnti con un basso voltaggio e con una debole intensità sono capaci di stimolare i muscoli ed i nervi, che la corrente quando incontra una bassa resistenza tende a farsi strada attraverso la superficie cutanea senza coinvolgere gli organi interni, mentre quando le resistenze sono alte essa attraversa la pelle e si fa strada attraverso i liquidi organici, che sono buoni conduttori e se durante il suo percorso incontra organi vitali, come il cuore, questo può giungere alla fibrillazione sino all’arresto cardiaco.
Inoltre dai vari studi si evince come il fatto che l’organismo venga ripetutamente sottoposto a scariche elettriche comporti un continuo peggioramento nella capacità dell’organismo stesso di sopportare e, di conseguenza, aumentino le possibilità di effetti patogeni.
Particolarmente importante è tutta la parte in cui si analizza la regione anatomica del collo e i muscoli e nervi coinvolti. Del resto, mi pare di ricordare che alcuni teorici dell’addestramento tradizionale mostrono proprio le stesse relazioni per spiegare l’efficacia di alcuni strumenti correttivi come anche il collare a punte, sottolineandone l’azione su importanti centri nervosi
I muscoli del collo rivestono l’esofago, la trachea, le ghiandole salivari. Intervengono non solo per i movimenti di quella regione, ma fungono da bilanciere cefalico, regolano la deglutizione, i movimenti inspiratori, la dilatazione del torace. I vasi sanguinei e i nervi nella regione del collo, soprattutto i nervi, possono inoltrare l’impulso elettrico ad altri organi o tessuti; senza tediarvi troppo con tutta l’esposizione scientifica, solo alcuni cenni riguardanti i nervi della regione del collo:
Un deficit del nervo facciale può predisporre il cane a patologie quali congiuntiviti, lesioni corneali ma anche cheratocongiuntiviti secche, inoltre, innervando anche le ghiandole salivari questo nervo è responsabile delle sensazioni gustative della lingua.
Il Nervo vago ha fibre che convogliano tre tipi di sensibilità: gustativa, generale (della laringe, faringe e dai visceri innervati da questo nervo) ed esterocettiva (proveniente dalla cute dell’orecchio esterno).
Data l’ampia distribuzione di questo nervo, appare ovvio come una sua disfunzione possa avere varie ripercussioni che coinvolgono diversi organi ed apparati. Sono molti i riflessi viscerali controllati da questo
nervo tra i quali, la deglutizione, la tosse, lo starnuto, il vomito; a queste bisogna aggiungere le importanti azioni che esso svolge sull’attività cardiaca, in modo diretto, e su quella respiratoria, in modo indiretto
regolando la fisiologia della laringe.

La corrente elettrica, anche se dotata di elevata intensità e tensione, scaricandosi nel corpo del cane non sempre provoca lesioni obbiettivamente rilevabili.Possono esserci, ad esempio, lesioni cutanee, emoraggie della cute o delle mucose, angiospasmi e molto frequentemente edemi localizzati, ma anche contrazioni dei muscoli innervati dai nervi interessati dalla stimolazione elettrica.
Se l’ impulso ha un’intensità elevata e/o perdura per un tempo relativamente lungo (8 secondi per quasi tutti i collari elettrici in commercio) questo può determinare l’attivazione di nervi posti in profondità del collo, quali ad esempi il nervo frenico, il laringeo, il vagosimpatico oltre ai vari nervi motori.

In questo caso le conseguenze sono ben più gravi: contrazioni tetaniche del diaframma, spasmi laringei; arresto della respirazione per tanto tempo quanto persiste lo stimolo.
Tutto questo si ripercuote quindi anche a livello dell’apparato respiratorio ove si potrebbe osservare edema acuto del polmone, sfiancamento degli alveoli polmonari con lacerazioni e piccole emorragie nel tessuto interalveolare. Appare un quadro di enfisema acuto traumatico dovuto prima di tutto alle contrazioni dei muscoli respiratori della gabbia toracica, della laringe e del diaframma, che perdurano tanto quanto il passaggio della corrente, e poi ai bruschi, frequenti, disordinati e profondi atti respiratori che il cane compie appena cessa l’azione della corrente.

Inoltre a carico delle pleure si potrebbero osservare piccole emorragie, così come in molti altri organi, zone di enfisema sottopleurico.Ci può essere presenza di emorragie puntiformi diffuse nel midollo, nell’encefalo e nelle relative meningi.Per non parlare dell’influenza sull’attività cardiaca, l’ azione della corrente elettrica sul cuore si esplica mediante i centri motori ed attraverso spasmi delle coronarie; generalmente si ha aumento della frequenza delle contrazioni con notevole diminuzione dell’energia cardiaca e della pressione sanguigna; altre lesioni che possono essere conseguenza del passaggio della corrente elettrica, riguardano il sistema circolatorio periferico e l’apparato muscolare scheletrico.

Emorragie possono apparire anche in altri organi e tessuti a livello esofageo,sottofaringeo, a livello di cardias, pilorico, delle vie biliari e di tratti più o meno lunghi di intestino. che possono causare turbe più o meno gravi alla normale funzione dell’apparato digerente.

Insomma, lo stimolo dolorifico o quantomeno fastidioso, che il collare elettrico procura al cane ha sul suo fisico effetti che possono essere, specie con utilizzo prolungato, devastanti, oltre ad avere un’azione devastante a livello psichico, dovuta proprio all’effetto fisico provocato dall’attraversamento della corrente elettrica.

Gli autoti citano uno studio di Schilder e van der Borg sui cani che hanno subito lo shock elettrico del collare, citando gli atteggiamenti posturali che denotano stress rilevati in prevalenza:
Posizione Bassa delle orecchie*
Coda Fra le Gambe*
Vocalizzazioni di diversa intensità
e timbro*
Camminare in circolo
Veloci movimenti della lingua*
Movimenti veloci della testa*
Evitare/sfuggire*
Accucciarsi*
sottolineando come lo stress perduri per molto tempo anche dopo l’utilizzo del collare elettrico.

Ovviamente lo studio termina anche con la considerazione che, oltre al fatto che sia scientificamente provato che addestrare un cane con il collare elettrico sia un vero e proprio maltrattamento, di non poca rilevanza è il fatto che non sempre l’impiego del collare elettrico risolve i problemi per i quali viene utilizzato, ma frequentemente ne determina altri, che vanno dall’aggressività ad associazioni diverse da quelle desiderate dall’addestratore. Concludono gli autori: chi si sente minacciato pensa a proteggersi, non ad imparare.

Resta però, al di là dell’efficacia o meno dello strumento (efficacia sulla quale, con certe modalità di utilizzo, l’UD sostiene di aver dato ampia dimostrazione -leggi: risultati ottenuti in gara) la terrificante descrizione degli effetti della corrente elettrica …leggendo mi veniva da pensare all’età media dei cani da lavoro e alle cause di decesso. Sarebbe interessante uno studio in proposito…

A CHI SCRIVERE

segreteria@enci.it;

brambilla_m@camera.it;

martini_f@camera.it;

tutela.animale@sanita.it;

info@lacoscienzadeglianimali.it;

presidenza@fnovi.it;

posta@csen-cinofilia.it;

PDF

STRISCIA LA NOTIZIA

http://www.striscialanotizia.mediaset.it/news/2007/10/08/news_2466.shtml

Ultime notizie

Collari elettrici

E’ stato condannato dal giudice di Bologna, Liviana Gobbi, l’addestratore di cani di Zola Predosa, comune della cintura bolognese, ritratto un paio di anni fa in  un servizio di ‘Striscia la notizia’ mentre utilizzava un collare elettrico su una cane a scopo dimostrativo e di addestramento. Lo ha reso noto la Lav (Lega anti vivisezione), che aveva presentato una denuncia sul caso. Oggi E. M., originario di Bari ma residente a Bologna, è  stato condannato a 4000 euro di multa, al pagamento delle spese legali e di una provvisionale di 1000 euro da versare alla Lav come parte civile, per maltrattamento di animali. L’articolo del codice penale violato è il 544 ter che recita: “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a un anno e con la multa da 3.000 euro a 15.000 euro”. La vicenda ha avuto origine da alcune immagini realizzate con telecamera nascosta e trasmesse l’11 aprile 2005 da ‘Striscia’, che mostravano l’addestramento di cani con collari elettrici e la sofferenza degli animali ad ogni scossa ricevuta. La citazione a giudizio dell’addestratore era stata formulata dal Procuratore aggiunto Luigi Persico che nel corso dell’inchiesta aveva fatto fare una consulenza al preside di veterinaria di Bologna Stefano Cinotti. Il lavoro del consulente aveva documentato gli effetti nocivi e dolorosi sugli animali prodotti dai collari per scopi addestrativi che, secondo la consulenza, possono essere raggiunti anche con altre pratiche. “Da quel filmato è quindi scaturita la denuncia della Lav, presentata presso la Procura della Repubblica di Bologna – commenta Ciro Troiano, responsabile nazionale Lav e firmatario della denuncia – la Lav ringrazia l’avvocato Luca Ferrini di Cesena per l’assistenza fornita, e si augura che questa condanna di E. M. apra la strada ad una più ampia riflessione mirata a individuare nell’uso di strumenti coercitivi quali collari elettrici o similari, bastoni con punte elettriche e altri congegni atti a procurare scosse elettriche ai cani”. (Ansa, 8 ottobre 2007)

Guarda primo e secondo filmato

AGGIORNAMENTO RISPOSTA ENCI

http://www.enci.it/news/news.php?id=934

Precisazioni ENCI in merito al collare elettrico

Data di pubblicazione: 18 aprile 2011

Con riferimento al comunicato ENCI del 6.4.2011, riguardante l’audizione del 05.04.2011 in Commissione Affari Sociali, in merito alla richiesta di un confronto concernente i collari elettrici, si precisa che la richiesta scaturisce dalla assoluta necessità di tutelare il cane nell’ambito di una sempre più ampia e profonda attenzione al benessere animale.

La constatazione che attualmente non esistono norme che vietano efficacemente e neppure regolamentano l’utilizzo di collari elettrici, lasciando dunque aperta la possibilità che possano di fatto essere utilizzati in modo incivile e dannoso, richiede che sulla questione venga posta urgentemente la massima attenzione del legislatore.

La richiesta dell’ENCI è stata fatta, esclusivamente, per porre fine a possibili usi barbari di siffatti strumenti e non presuppone alcuna sollecitazione a favore di un utilizzo di strumenti coercitivi sugli animali e in particolare sul cane, come maldestramente interpretato da alcuni.

Vale la pena ricordare che ogni qualvolta l’ENCI è venuto a conoscenza di comportamenti di propri associati riferiti a maltrattamenti di animali, anche attraverso l’uso del collare elettrico, è intervenuto attivando gli organi preposti ai controlli, l’Autorità giudiziaria e gli organi disciplinari previsti dallo Statuto. Il benessere del cane è infatti la condizione che sta alla base di ogni attività legata alle verifiche zootecniche autorizzate dall’ENCI.

I regolamenti nazionali dell’ENCI, nel rispetto delle leggi vigenti, sottolineano l’assoluto divieto di utilizzare strumenti coercitivi sui cani in rispetto anche ai principi emanati della Federazione Cinologica Internazionale.

L’ENCI respinge con fermezza ogni tentativo di strumentalizzazione e interpretazione faziosa della propria posizione nei confronti del collare elettrico.

Darà mandato ai propri legali di tutelare l’immagine dell’Ente in ogni sede.

Il Presidente

Francesco Balducci



LEGGI TUTTO... Ci sono 2 commenti: leggi...