La crudeltà sugli animali conduce alla crudeltà verso gli umani

Come non essere concordi?

Chiliamacisegua
Riflessione di Donatella Spina
La crudeltà sugli animali conduce alla crudeltà verso gli umani
Porto Empedocle, cane seviziato e sepolto vivo (8 Agosto 2008)Un cane randagio è stato catturato da alcuni giovani, è stato legato, seviziato, sodomizzato, gli sono state infilate le ossa nel petto fino a lesionare gli organi interni e dopo è stato sotterrato vivo. Tutto questo è avvenuto davanti ad alcune persone che non hanno mosso un dito per impedire questo incredibile scempio”. Lo scrive in un comunicato la Lega italiana per i diritti dell’animale (Lida) secondo cui l’episodio è avvenuto a Porto Empedocle. Qualcuno che ha assistito alla macabra scena ha telefonato alla signora “Assunta Dani Rametta”, nota per il suo amore per gli animali, che ha soccorso il cane ancora in vita. “La Lida ha presentato denuncia alla Procura della Repubblica”, dice Annalisa De Luca Cardillo, responsabile regionale dell’associazione.Ci chiediamo: dopo DUE anni, che fine ha fatto la denuncia e/o le denunce? Sono state svolte le dovute indagini per individuare i “MOSTRI” ? Sarà fatta giustizia a nome di questo tenero esserino e di tutti gli altri poveri animali seviziati che lo hanno preceduto?

Ma, intanto, i “MOSTRI” continueranno a torturare indisturbati….

Il concetto di violenza è strettamente legato al concetto di sofferenza ma, a differenza degli altri esseri viventi, gli umani possono decidere in piena consapevolezza se causare sofferenza o no.
Un cavallo in un macello, un gatto sottoposto a esperimenti scientifici, un cane torturato da un adolescente violento, uno scimpanzé sottoposto a stress fisico e psicologico per divertire la gente in un circo o in un film non sono diversi dalle vittime civili di una guerra etnica, dai bambini sfruttati dal lavoro o dal mercato del sesso e da un semplice cittadino che si sente imprigionato in un sistema di relazioni sociali basato principalmente sulla competitività e sull’ingiustizia.
Il concetto di violenza è ovviamente correlato al suo opposto, cioè il concetto di rispetto. Il rispetto -sia per le persone sia per gli animali- si può ottenere solo tramite un processo di identificazione e di empatia e con la consapevolezza del destino comune che animali umani e non-umani condividono, oggi più che mai, in un pianeta a costante rischio di catastrofi nucleari o ecologiche. La violenza, nella maggior parte dei casi, è la conseguenza di un atteggiamento culturale generale e, in un modo o nell’altro, investe l’intera sfera affettiva e cognitiva degli esseri umani, anche se qualche volta sembra indirizzarsi esclusivamente verso ambienti specifici o specifici individui.
Un maggior rispetto nei confronti degli animali, da parte di bambini, adolescenti e adulti, può essere raggiunto solo con lo sviluppo di sentimenti d’identificazione e di empatia

La crudeltà sugli animali conduce alla crudeltà sulle persone?

Le ricerche confermano la forte correlazione esistente tra al violenza contro gli animali e la violenza contro gli umani. Se l’importanza degli episodi di violenza sugli animali come indicatori di relazioni familiari disturbate e campanello d’allarme per futuri comportamenti aggressivi nei confronti di umani è ormai assodata, non possiamo neanche ignorare come la violenza verso gli animali scaturisca dalle medesime cause della violenza verso gli umani e perciò l’abuso di animali nell’infanzia non debba più essere considerato come una fase di passaggio.

Uno studio condotto dalla Northeastern University e dalla Massachussets Society for the Prevention of Cruelty to Animals ha rilevato che in un lasso di tempo di 20 anni, un gruppo di153 persone violente con gli animali erano 5 volte più tendenti a commettere crimini violenti, 4 volte più tendenti a commettere reati contro la proprietà, e 3 volte più tendenti a commettere reati connessi con l’uso di stupefacenti di un gruppo di confronto composto da 153 persone non-violente con gli animali.

In uno studio condotto su detenuti per crimini violenti e su un gruppo di individui non-detenuti, non-violenti, il 25% dei detenuti ha riferito di aver inflitto nell’infanzia “crudeltà sostanziali” ad animali, mentre nessuno dei non-detenuti ha riferito storie di violenza sugli animali.

In uno studio svolto su 53 famiglie in terapia psicologica per episodi di abuso di minori, il 60% aveva abusato anche di animali e nei due terzi dei casi, il genitore che abusava aveva anche ucciso o ferito gli animali domestici per ottenere il controllo totale sul bambino. In un terzo dei casi, i bambini avevano abusato degli animali, usandoli come “capri espiatori” per la propria ira.

In uno studio su 28 detenuti per omicidi a sfondo sessuale (tutti maschi) i ricercatori hanno constatato che il 36% aveva abusato di animali durante l’infanzia e il 46% nel corso dell’adolescenza.

In uno studio che utilizzava un campione di 64 uomini, il 48% dei rei di violenza carnale e il 30% dei rei di molestie a minori hanno riferito di aver commesso crudeltà su animali nel corso dell’infanzia o dell’adolescenza.

La ricerca inoltre indica che:

I ragazzi crudeli con gli animali possono diventare aggressivi nei confronti degli umani.
I bambini cresciuti in un clima di intensa coercizione possono imitare lo stesso comportamento con animali e persone.
I bambini imparano i comportamenti crudeli dagli adulti e possono riprodurli sugli animali.
I bambini abusano degli animali per scaricare l’aggressività che provano verso gli adulti che abusano di loro, anche in seguito a traumi psicologici.

Che cosa possiamo fare tutti?

Riferire gli episodi di violenza.

Incoraggiare i legislatori, i magistrati, i veterinari e le guardie zoofile, i medici, gli assistenti sociali, gli educatori e i religiosi ad approfondire la conoscenza della connessione esistente tra crudeltà verso gli animali e violenza familiare.

Esercitare il ruolo di genitori in modo positivo, senza affidarsi alle punizioni corporali.

Discutere e contrastare l’esaltazione della violenza negli sport, nei media e nei divertimenti.

fonte:Tesine

Cane Seviziato, Sodomizzato, Sotterrato vivo, tutto questo a Porto Empedocle (AG).

Una riflessione sulla violenza tra psicologia e animalismo
Annamaria Manzoni
Il comportarsi in modo fisicamente crudele con gli animali è considerato nel DSM IV, manuale diagnostico dei disturbi mentali in uso nel mondo occidentale, uno dei criteri che permettono di diagnosticare la presenza di un Disturbo della Condotta in età infantile o adolescenziale; l’avere usato crudeltà fisica agli animali, ancora nel DSM-IV, è considerato un antecedente diffuso nel Disturbo Antisociale di Personalità. Di fatto è già da alcuni decenni che gli studi psicologici hanno fatto emergere significative connessioni tra la violenza contro gli animali, agita dai bambini, e lo sviluppo contestuale o futuro di disturbi di personalità.

Ciò corrisponde per altro ad un sentire abbastanza diffuso grazie al quale molti adulti sinceramente inorridiscono davanti alle crudeltà dei bambini sugli animali, soprattutto quando queste raggiungono espressioni particolarmente sadiche ed inusuali, che travalicano atteggiamenti di violenza meno esplosiva, etichettate come “normali”.

Quindi: il sentire comune e la pratica clinica convergono nel ritenere riprovevole e indicatore di patologia il praticare crudeltà fisiche sugli animali. Ineccepibile.

Ma l’esistenza di una inconciliabile marcata contraddizione non può non emergere se si mettono a confronto queste convinzioni con la diffusa brutalità quotidianamente espressa nei confronti degli animali da quello stesso mondo adulto che contestualmente la stigmatizza con tanta decisione. Non è necessario pensare ai maltrattamenti ai limiti o fuori dalla legalità, passibili di denuncia, come i combattimenti tra cani o le corse di cavalli in situazioni estreme, e nemmeno alla caccia, che pur nella sua legittimità conserva una discutibilità fuori discussione: basta riferirsi alla nostra cultura che ammette e in tanti modi incentiva il consumo di carne e di pesce, con ciò che questo comporta: dagli allevamenti intensivi che sono veri e propri lager, alle mutilazioni inflitte ai piccoli di alcune specie, alle sofferenze collegate ai trasporti per viaggi interminabili di animali vivi, al rituale macabro delle macellazioni a catena di montaggio. Non fosse altro che per le recenti epidemie di “mucca pazza” è stato impossibile per chiunque sottrarsi allo spettacolo quotidianamente somministrato dai media di grossi animali appesi ai chiodi, tagliati, squartati, affettati; spettacolo inframezzato da immagini ante mortem dei suddetti animali, i cui faccioni miti contrastavano con la catena al collo e il cartellino di riconoscimento pinzato nelle orecchie; e poi ancora spezzoni di filmati di mucche tremebonde, incapaci di stare ritte sulle zampe per via del morbo, e poi inceneritori infiniti; a completamento di informazione, immagini di allucinanti allevamenti intensivi e di “rottamazione” di tanti animali ancora vivi, ma inservibili.

La descrizione del trattamento a cui gli animali da macello sono sottoposti sarebbe infinitamente lunga: risulta comunque egregiamente fotografata nelle parole di alcuni personaggi illustri:

Gli alimenti di origine animale costano vere e proprie ecatombe. Non penso che una persona sensibile ai problemi della sofferenza negli animali di laboratorio possa rimanere insensibile al trattamento crudele cui sono sottoposti gli animali di allevamento. Anche la pratica della macellazione risveglia un senso di ripugnanza. (Umberto Veronesi).

La vera prova morale dell’umanità è rappresentata dall’atteggiamento verso chi è sottoposto al suo dominio: gli animali. E sul rispetto nei confronti degli animali, l’umanità ha combinato una catastrofe, un disastro così grave che tutti gli altri ne scaturiscono. (Milan Kundera).

Scopo di questo articolo non è andare a elicitare una sterile indignazione, ma cercare di comprendere e interpretare una realtà apparentemente schizofrenica, la realtà di tanti milioni di persone assolutamente per bene che convivono con tranquillità con questa dolentissima sofferenza, e coniugano il biasimo per i comportamenti giudicati crudeli dei bambini con l’indifferenza verso crudeltà analoghe erette a sistema.

Una chiave per la decodificazione di questo fenomeno, tanto grande quanto mi sembra poco esplorato, può essere offerta dagli studi di A. Bandura e poi di G.V. Caprara sulle molte facce dell’aggressività, da questi autori vista nel suo aspetto intraspecifico, vale a dire all’interno della specie umana: molte delle loro osservazioni sono a mio avviso esportabili all’interpretazione di quella forma di aggressività interspecifica, che caratterizza grandissima parte del rapporto dell’uomo con gli animali.

Il concetto cardine è quello del disimpegno morale : la violenza non è solo quella che proviene dall’azione di impulsi sfuggiti al controllo della coscienza, ma è molto spesso frutto del pensiero, dell’interpretazione che si dà dei fatti; nello specifico uccidere, vivisezionare, macellare gli animali sono azioni che avvengono nell’ambito di una totale legittimazione sociale e quindi all’interno della conservazione di un positivo rapporto con la realtà circostante, rapporto che anzi maggiormente migliora nella misura in cui la propria identità viene sancita e riconosciuta. Così, per esempio, lo studente come il ricercatore che taglia, ustiona, acceca un gatto ridotto all’impotenza non vede sé stesso come un sadico nell’esercizio delle sue più esecrabili performance, ma secondo l’immagine che vede riflessa nello sguardo e nel pensiero della gente, vale a dire attraverso il suo ruolo pubblico, quello di una persona che agisce nel pieno rispetto di regole sociali e nell’interesse di tutti: pertanto, grazie ad un meccanismo di “disattivazione selettiva della coscienza”, è legittimato a non provare senso di colpa alcuno, nessuna vergogna, addirittura nessuna pena per l’animale: di lui percepisce solo l’aspetto di cavia, mentre tutte le caratteristiche di essere vivente, senziente e sofferente vengono relegate nell’area di non percezione, chiusa alla coscienza.

Sempre in riferimento agli studi sopra citati, fondamentale risulta il concetto di giustificazione morale: il male inflitto ha scopi meritevoli: quindi si viviseziona al fine di incrementare il progresso scientifico, si macella per fornire alla gente i necessari alimenti proteici, persino si tormenta fino all’indicibile il toro per mantenere viva attraverso la corrida l’irrinunciabile tradizione macha della popolazione. E via uccidendo.

Etichettamento eufemistico : basta usare le parole o le immagini adeguate e la realtà con i suoi orrori si allontana. Si parla di “consumo di carne”, di “proteine di origine animale”, di Simmenthalmentebuona, di Tonnocosìtenero: e l’animale e la sua sofferenze scompaiono dietro tali espressioni neutre o simpatiche. Le tecniche pubblicitarie in particolare la fanno da padrone nel trasformare la realtà: il prosciutto si perde sullo sfondo di balletti eccitati, il tonno scompare in una calda relazione nonni-nipoti, le carni inscatolate vengono nobilitate dal gusto e dalla fretta di tanti yuppies: la seduttività delle situazioni, il divertimento, la ripetitività degli slogans cancellano il sangue di mattatoi e tonnare. E ancora, a buon completamento, ecco altre immagini di mucche felici oppure di porcellini sorridenti, trasformazione della realtà ad uso e consumo dei più piccoli, rispetto ai quali il mondo adulto appare davvero dissociato: circonda il mondo dell’infanzia della presenza di animaletti di peluche, li umanizza nelle favole, solletica l’espressione dell’affetto infantile verso le bestie, e alimenta il desiderio di una tenerezza destinata a diventare rimpianto inconscio senza mai essere divenuta realtà.

Confronto vantaggioso: con tutto quello che succede nel mondo, le guerre, i bambini che muoiono di fame, i terremoti, le inondazioni, come è futile preoccuparsi di animali! Anzi no: è quasi indecente Al di là del fatto che alla luce di questa teoria nessuna causa varrà mai la pena di essere difesa, perché comunque ce ne sarà sempre un’altra più nobile, questo atteggiamento appare piuttosto la razionalizzazione di un disinteresse personale, che trova più vantaggioso esprimersi attraverso il pathos di una giustificazione umanitaria che la dichiarazione di uno sterile disimpegno.

Dislocamento delle responsabilità: ognuno è solo esecutore, esecutore senza colpa di decisioni prese da qualcun altro, che sta più in alto. Ma non è questo l’atteggiamento che rende ogni giorno possibili guerre, stragi e violenze gratuite di ogni tipo? L’identificazione con il diligente dipendente porta a lavorare bene, perseguendo l’obiettivo, che è il guadagno: se ciò si scolla da un proprio codice morale personale, il bene, cioè il guadagno, sarà perseguito con tanta più efficacia quanto maggiore sarà lo sfruttamento attuato sugli animali. Gli echi delle parole di tanti ottimi esecutori degli ordini del Fuhrer molto spiegano di questo meccanismo.
Diffusione delle responsabilità: tutti fanno così, è normale, che cosa c’é di strano? La famiglia, il gruppo di appartenenza, la società, lo stato, il mondo…Probabilmente questo è uno dei meccanismi di maggiore valenza: come si può anche solo pensare di mettere in discussione una realtà universale, che è sempre esistita, che esiste e, in questo modo, sempre esisterà? Solo un pazzo o un eroe potrebbero farlo: la capacità di accorgersi che il re è nudo pare svanire con l’infanzia e per recuperarla bisogna fare ricorso all’esatto opposto della naturalezza e spontaneità infantile: bisogna fare appello alla elaborata speculazione intellettuale che in modo complicato va a ricostruire ciò che è naturale.

Distorsione delle conseguenze: il campionario è infinito: basta ricordare la convinzione che “tanto gli animali non soffrono” (chi non ha un’anima notoriamente non lo fa….), che permette che al ristorante si scelga di persona l’aragosta da far bollire viva in cucina mentre, nell’attesa, si sorseggia l’aperitivo; oppure il “ma sono allevati apposta” in cui il reale rapporto di circolarità che unisce le due affermazioni (li allevano perché li mangiamo perché li allevano perché li mangiamo) viene negato per essere sostituito da quello più rassicurante e autoassolvente di causa-effetto.

Demonizzazione della vittima: è un animale, non è un uomo, è quindi diverso: ciò che non è come noi non ha uguale diritto di cittadinanza; e se non è come noi o è pericoloso o è inferiore e come tale va trattato: notoriamente “il nemico ha la coda”. Ed ecco quindi la legittimazione della caccia, eretta a rango di sport, dove anche piccoli e indifesi volatili diventano prede da conquistare, magari con fucili caricati a pallettoni destinati a disintegrarli; se poi la caccia è al cinghiale, alla tigre, al rinoceronte, allora la bardatura è quella del guerriero: si va contro un nemico pericoloso: bisogna essere bene armati, decisi, feroci, come il compito richiede. E dopo l’uccisione l’animale, colpevole di avere disperatamente cercato di fuggire, alla propria morte e all’insensatezza altrui, diventa il trofeo di un coraggio presunto, reale icona di una violenza gratuita.

Attribuzione di colpa alla vittima : si ribalta la responsabilità. E allora ecco i maltrattamenti ai danni degli animali domestici, perché non ubbidiscono, perché non capiscono, perchè non si comportano come vorrebbe il padrone; ecco ulteriori violenze gratuite agli animali al mattatoio perché esprimono un’ultima terrorizzata ribellione alla propria morte, intralciando il lavoro dei loro uccisori.

A tutti questi meccanismi ne vanno aggiunti almeno altri due, a cui attingiamo a piene mani nella vita quotidiana: la rimozione, per cui “Certo, se ci si pensa…, ma è meglio non farlo, perché tanto non serve a niente”: il meccanismo sembra funzionare egregiamente; e la negazione: “Non esiste alcun problema” quasi che il salame e il prosciutto acquistati al supermercato avessero perso qualsiasi connessione con il maiale da cui provengono: si sono materializzati lì, sui banconi.

Tutti i meccanismi descritti, nella loro complessa articolazione e nel loro interagire, mi sembrano poter aprire la strada all’approfondimento di una realtà davvero composita e poco o nulla esplorata, che, nella sua essenza ultima, è riconducibile e riducibile alla diffusa attitudine di molte persone a chiudere gli occhi ed ogni altro canale percettivo alla sofferenza altrui.

Volutamente non ho preso in considerazione gli infiniti episodi di crudeltà fine a sé stessa quotidianamente perpetrati ai danni degli animali: per questi sono altre le categorie di riferimento che vanno dalla presenza di tratti sadici nella personalità allo spostamento di un’aggressività che trova facile preda nel più debole. Per certi versi più pericolosa in quanto disconosciuta e quindi meno facilmente osteggiabile è l’indifferenza delle brave persone: “Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, bensì il silenzio spaventoso delle persone oneste” diceva Martin Luther King. Prima di pensare a come affrontare ed estirpare il male e la violenza, che da sempre convivono e minano le basi del vivere sociale, è necessario che la società guardi sé stessa, riconosca non al di fuori di sé o ai suoi margini, ma anche nelle sue parti migliori e pure, la presenza dell’Ombra, di una parte oscura e primitiva.

Solo attraverso la consapevolezza l’uomo potrà forse migliorarsi: il non voler sapere è sempre una colpa perché la mancanza di consapevolezza permette all’orrore di perpetuarsi.

Ai confini tra animalismo e psicologia vale la pena concludere con le parole di Isaac Bashevis Singer, premio Nobel per la letteratura: “Ogni volta che Herman assisteva alla macellazione di animali o alla pesca, compiva sempre la stessa riflessione: nel loro comportamento verso queste creature, tutti gli uomini erano dei nazisti. L’indifferenza con la quale facevano ciò che volevano di tutte le altre specie esemplificava la più razzista delle teorie: il diritto del più forte ”.

Bibliografia
Caprara G.V. (a cura di , 1997) Bandura , Milano Angeli.
Caprara G.V., Malagoli Togliatti M (a cura di ,1996) Il disimpegno morale in Rassegna di Psicologia , vol. XIII.
Caprara G.V. Storie di ordinaria depravazione, in Psicologia Contemporanea 1998 n. 145.
Attili G, Farabollini F., Messeri P. Il nemico ha la coda , Giunti 1996

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PER NON DIMENTICARE OSCAR E PORTO EMPEDOCLE

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I diari di Michelle Rokke

Chiliamacisegua segnala una lettura per il fine settimana: I diari di Michelle Rokke

Chiliamacisegua

Dal sito Fotografando la vita

http://fotografandolavitablog.blogspot.com/2008/07/i-diari-di-michelle-rokke-huntingdon.html

I Diari di Michelle Rokke – Huntingdon Life Sciences

Nel 1996 Michelle Rokke trascorre alcune settimane come infiltrata nel laboratorio di vivisezione di HLS (vedi il post HLS – Huntingdon Life Sciences) del New Jersey (USA) e tiene dei diari in cui registra quello che ogni giorno vede: la sofferenza degli animali, l’incuria dei tecnici e dei medici, l’incompetenza e la cattiva fede, il menefreghismo e la mancanza della seppur minima sensibilità e rispetto verso gli animali utilizzati.
I Diari dimostrano, con i fatti più che con mille teorie, quanto inutile sia la sperimentazione su animali da un punto di vista scientifico, e come, anche se potesse essere utile in teoria, non lo è comunque nella pratica per come gli esperimenti vengono eseguiti. Dimostrano non tanto la crudeltà di pochi, ma l’incuria e il disprezzo con cui gli animali sono normalmente, da tutti, trattati, e la loro infinita sofferenza. Da leggere, per sapere cosa accade veramente in tutti i laboratori di vivisezione del mondo.

Dimostrano che questa pratica, che la si chiami “sperimentazione animale” o che la si chiami “vivisezione” non può essere tollerata.

PDF DA SCARICARE


I Diari di Michelle Rokke
Stampatelo, leggetelo e divulgatelo liberamente al fine di informare piu’ persone possibili sui dettagli, le dimensioni e tutto cio’ di commerciale che sta dietro a questa criminale pratica disumana.
Huntingdon Life Sciences (HLS) è uno dei più grandi laboratori di vivisezione per conto terzi che esista in Europa. Vale a dire, un posto a cui le aziende chimico-farmaceutiche, quelle che producono cosmetici, detersivi o ogni altro prodotto di largo consumo che contiene sostanze chimiche, si rivolgono per effettuare i cosidetti “test di tossicita’”, test che vengono svolti avvelenando in vari modi centinaia di animali con le sostanze chimiche da provare.

In HLS vengono uccisi a questo scopo 500 animali al giorno, per i test di sostanze come erbicidi, additivi alimentari, farmaci, e ogni altro prodotto chimico.

HLS è stato denunciato almeno 5 volte nel corso degli ultimi 15 anni, per crudeltà verso gli animali e per mancato rispetto delle leggi. Le denunce sono state effettuate grazie a investigazioni segrete portate avanti da infliltrati che si sono fatti assumere come dipendenti di HLS. La terza di queste investigazioni è stata compiuta nel 1996 nello stabilimento di HLS del New Jersey (USA), da Michelle Rokke, la quale ha tenuto per tutte le settimane di permanenza in HLS dei diari quotidiani, diventati in seguito noti semplicemente come “I Diari di Michelle Rokke”, in cui registrava quello che ogni giorno vedeva: la sofferenza degli animali, l’incuria dei tecnici e dei medici, l’incompetenza e la cattiva fede, il menefreghismo e la mancanza della seppur minima sensibilità e rispetto verso gli animali utilizzati.

Questi Diari parlano da soli, non c’è bisogno di commento.
Ma un’importante riflessione va fatta: non è solo in HLS che succedono queste cose, perché i laboratori di vivisezione, in ogni parte del mondo, sono gli stessi. Si fanno gli stessi test, ci sono lo stesso tipo di persone che ci lavorano. Non è verosimile che solo in HLS accada questo mentre in tutti gli altri laboratori del mondo, Italia compresa, i vivisettori siano persone ammodo che mai farebbero del male a un animale e che “ospitano” nelle condizioni più confortevoli animali di ogni specie, come loro vorrebbero farci credere. Non sta in piedi, non è possibile. Gli esperimenti che si fanno sono gli stessi dappertutto, e le regole, la prassi, il tipo di gabbie, sono sempre uguali, in ogni posto del mondo.

Tenetelo a mente

Nella versione originale del manoscritto sono citati i nomi di notissime multinazionali che producono farmaci e svariati prodotti di largo consumo che si trovano in tutti i supermercati (detersivi, prodotti per l’igiene personale, cibi per animali, prodotti alimentari per il consumo umano) che sono stati (e/o lo sono ancora) clienti di HLS. Per motivi legali non è stato possibile riprodurre questi nomi, ma solo la loro iniziale. è però possibile sapere di chi si tratta in un modo molto semplice, basta cercare sul web con un qualsiasi motore di ricerca, le parole: “michelle rokke” diary – Si risalirà così alla versione in inglese completa dei nomi di queste notissime marche.

Qui per un consumo consapevole e cruelty free
Perché Consumo Consapevole
Premessa
Le nostre abitudini di vita e le nostre scelte alimentari hanno grande influenza e producono gravi ripercussioni sull’ambiente, sulle persone che vivono al di sotto del livello minimo di sussistenza, sugli animali. Rappresentano infatti la causa preponderante dei danni all’ecosistema e della fame nel mondo, contruibuiscono al massacro di oltre 48.000.000.000 (quarantotto miliardi!) di animali ogni anno, pesci esclusi, ai fini della sola alimentazione umana.
Il problema della sperequazione alimentare (ogni giorno muoiono per fame 24.000 persone circa) e degli squilibri ambientali non è però dovuto ad un’insufficiente produzione di cibo, quanto all’iniqua distribuzione e allo spreco delle risorse alimentari disponibili, legata in modo diretto ai modelli alimentari e di produzione propri dei Paesi ricchi, dove il consumo di prodotti di origine animale è a dir poco smodato.

Il Consumo Consapevole
Per Consumo Consapevole si intende quindi il prendere coscienza della necessità di acquistare prodotti che riducano al minimo le cause della sottoalimentazione e i danni inferti all’ambiente, valutando nel contempo la sofferenza che talune scelte e abitudini infliggono agli altri animali.

VIDEO
LA PAPPA PURTROPPO E’ PRONTA [HQ]

Questo è quanto è stato ripreso nei laboratori IAMS EUKANUBA. Ai cani è stato eliminato un rene e danneggiato l’altro. In seguito alimentati co mangime per cani con problemi renali. A fine test i cani furono riaperti per controllare il risultato. Poi… sono passati per il camino!
Questo è successo e succede per tutte le “Grandi” marche, quando ho montato il video ho preferito mettere una colonna sonora a tema, per non sentire il vero audio… che viene dall’inferno!

VIDEO
Britches, scimmia salvata dalla vivisezione
Questa è la storia di Britches, un cucciolo di macaco che dei vivisettori avevano destinato ad un esperimento crudele quanto inutile cucendole gli occhi per chiuderli.
Per fortuna un gruppo del fronte di liberazione animale – animal liberation front – fece irruzione nel laboratorio traendola in salvo e addirittura trovandole una madre adottiva.
Il video risale al 1985 ed è prodotto dalla PETA TV. Anche se alcuni volontari della PETA sono stati scoperti ad uccidere animali, questo video merita di essere visto (inoltre è girato in epoche non sospette).

Finchè ogni gabbia non sarà vuota.


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Giornate per l’Abolizione della Carne

Non mangerò mai qualcosa che ha due occhi

Leonardo da Vinci

Coordinamento Italiano per l’Abolizione della Carne         abolizionecarne@gmail.com

infoline 327-3209085                                  contatto stampa: 347-7241726

17-18 aprile 2010

Giornate per l’Abolizione della Carne

Mobilitazione internazionale

PRESIDIO A MILANO E INIZIATIVE IN ALTRE 24 CITTA’

Dopo il successo della Seconda Giornata Internazionale per l’abolizione della carne del 31 gennaio 2010, che ha visto la partecipazione di attivisti in molti paesi del mondo e di ben 22 città in Italia, il Coordinamento Italiano per l’Abolizione della Carne promuove un’altra giornata di mobilitazione in favore degli animali allevati e massacrati per l’alimentazione umana.

Numerosi gruppi e associazioni estere hanno risposto all’appello, proclamando una settimana internazionale per l’abolizione della carne, che si svolgerà dal 17 al 25 aprile.

In Italia, le città aderenti sono già 24: Milano, Monza, Brescia, Torino, Alessandria, Rovigo, Udine, Trento, Genova, S.Margherita Ligure, Ventimiglia, San Remo, Bologna, Parma, Ravenna, S.Marino, Arezzo, Roma (2 presidi), Pescara, Bari, Lecce, Taranto, Olbia, Palermo.

All’estero, sono in preparazione iniziative in vari paesi, fra cui Francia, Germania, Svizzera, Grecia, Portogallo, Stati Uniti.

La lista completa con le date ed i luoghi dei presidi è pubblicata su

http://aboliamolacarne.blogspot.com

A Milano, in particolare, è previsto un

PRESIDIO per L’ABOLIZIONE della CARNE

Domenica 18 aprile dalle ore 15

Ci troveremo in Piazza Duca d’Aosta (staz. Centrale MM2-MM3), lato McDonald’s (via Napo Torrioni) per rappresentare lo sterminio degli animali analogamente a quanto fatto a gennaio

foto su http://picasaweb.google.it/abolizionecarne

incatenandoci mascherati come individui ridotti a semplici numeri.

Che cosa sono le la Giornate per l’Abolizione della Carne?

Le Giornate per l’Abolizione della Carne intendono promuovere presso il grande pubblico la rivendicazione politica di abolizione dell’assassinio di animali a scopo alimentare. Sei milioni di esseri sensibili vengono uccisi nel mondo ogni ora (!) per essere trasformati in carne; senza neanche contare il massacro dei pesci e la sofferenza di vacche e galline ovaiole, recluse, sfruttate ed infine ammazzate in giovanissima età.

Il consumo di carne e prodotti animali causa più sofferenza e morte di ogni altra attività umana, pur non essendo affatto necessario.

Numerosi collettivi si mobiliteranno per promuovere la prospettiva dell’abolizione della carne. Non si tratterà semplicemente di incoraggiare i singoli individui a diventare vegetariani e vegani, ma di affermare, di fronte alla società, che la pratica di assassinare animali per mangiarli deve essere abolita. Nutriamo la speranza che questa iniziativa rafforzerà il movimento per gli animali nel corso degli anni. È importante rivolgersi ai consumatori chiedendo loro di non comprare prodotti animali, ma dobbiamo cominciare a rivolgerci anche ai cittadini, come fecero i militanti per l’abolizione della schiavitù: essi, pur essendo in netta minoranza, non solo chiedevano alla popolazione di boicottare lo zucchero prodotto dagli schiavi, ma esprimevano anche in modo esplicito l’idea che la schiavitù doveva essere abolita. È importante oggi interpellare chiaramente la società intera sull’argomento della carne, affinché essa non possa più evitare le conseguenze di un dibattito pubblico sulla legittimità di questa pratica.

Continua sul sito del Coordinamento italiano per l’Abolizione della Carne

Sito del Coordinamento Italiano: http://aboliamolacarne.blogspot.com/

Sito del Coordinamento Internazionale: www.nomoremeat.org

AGGIORNAMENTO

ATTENZIONE: IL LUOGO DELL’APPUNTAMENTO PER LA MANIFESTAZIONE DI MILANO (18 APRILE) E’ CAMBIATO. CI TROVEREMO IN PIAZZA DUCA D’AOSTA LATO McDONALD’S (STAZ. CENTRALE, MM2-3) ALLE ORE 15 (non più in via Dante).

SI PREGA DI FAR GIRARE AI PROPRI CONTATTI!

… quando QUALCUNO diventa QUALCOSA …

Domenica 18 APRILE ore 15

MILANO – Piazza Duca d’Aosta (staz. Centrale, MM2-MM3)

lato McDonald’s (via Napo Torriani)

Manifestazione per l’ABOLIZIONE della CARNE

Sabato 17 aprile ore 16 volantinaggio a Monza

Sabato 17 aprile, in occasione della giornata mondiale contro la carne, Oltre la specie organizza un volantinaggio in maschera per le vie centrali di Monza. L’appuntamento è alle 16.00 sotto l’Arengario. Proseguiremo fino alle 18.30 circa. Chi vuole aderire è pregato di contattare Alessandra: alexgalb@libero.it

(cell. 335-8376756) per verificare eventuali cambiamenti di programma.

“…Ti trovi su un camion, con tanti altri come te: hai a malapena spazio per muoverti. Non sai dove vada, non hai scelto tu di salire: sai solo che viaggi da ore, forse da giorni, ti chiedi quando toccherai di nuovo il suolo. Hai fame. Qualcuno dei tuoi compagni si è già ammalato: con fatica riesci a  prendere sonno tra i lamenti, ma dura poco: il rumore brusco del freno ti sveglia di soprassalto. Scorgi un capannone in vicinanza: sarà forse la tua nuova casa? Ti fanno scendere, finalmente puoi muoverti, ma nell’aria c’è qualcosa di strano. E’ un odore. E’ sangue. Viene dal capannone. Ti afferrano, ti spingono, istintivamente fai resistenza:lo senti, lì dentro c’è qualcosa di brutto. Hai paura, terrore. I tuoi occhi si abituano in fretta all’oscurità, alle luci artificiali: adesso vedi. Vedi altri come te andare verso la fine. Ma consolati: se sarai fortunato, sarà questione di un attimo: una scossa e via, non ci sarai più. Non ti toccherà morire a poco a poco, la gola sgozzata, le tue viscere che colano sangue. E poi, hai un altro motivo per gioire: quando non sarai più un coniglio, un agnellino, un maialino, ma semplicemente un piatto di carne, sarai trattato con tutti gli onori, i cuochi si daranno un gran daffare per darti un adeguato contorno.”

Queste parole sono le parole di un vitello, di un maiale, di un pollo, o di un pesce: sono le parole che pronuncerebbe se potesse parlare la nostra lingua.

Sono le parole di uno qualsiasi dei miliardi di individui non umani uccisi ogni anno negli allevamenti e nei macelli di tutto il mondo per nutrire altri individui umani.

Queste parole sono le parole che sentiamo guardando negli occhi i maiali in viaggio verso il mattatoio, i polli rinchiusi nei lager, i pesci agonizzanti con un gancio nella bocca o nelle reti dei pescherecci.

Sono le parole di qualcuno che è diventato qualcosa.

Quando gridiamo che la soluzione più urgente e più realistica a questo massacro quotidiano è l’abolizione della carne, del latte e delle uova, sappiamo dunque di non essere una minoranza nella società.

Siamo milioni di esseri umani che hanno scelto di non contribuire in prima persona a questa guerra, diventando vegetariani; ma soprattutto, siamo i miliardi di animali rinchiusi e uccisi per un capriccio alimentare non necessario, quegli animali che se potessero non ci penserebbero due volte a battersi per l’immediata chiusura di tutti gli allevamenti.

Poiché la produzione di carne implica l’uccisione degli animali che vengono mangiati…

Poiché le loro condizioni di vita e di macellazione provocano sofferenza a molti di loro…

Poiché mangiare carne e altri prodotti animali non è necessario, e poiché gli esseri senzienti non devono essere maltrattati o uccisi inutilmente…

… Per questi motivi allevare, cacciare e pescare animali a fini di consumo, così come vendere ed acquistarne i corpi, deve essere vietato.

17-18 aprile giornate mondiali per l’abolizione della carne

abolizionecarne@gmail.com

infoline   327-3209085

http://aboliamolacarne.blogspot.com

Allevamenti intensivi

http://consumatori.myblog.it/archive/2009/07/14/carni-e-allevamenti-intensivi.html

http://www.saicosamangi.info/animali/

http://www.chupacabramania.com/articoli/animali/allevamenti_intensivi.htm

http://www.aamterranuova.it/article1672.htm

http://magazine.quotidianonet.ilsole24ore.com/ecquo/mariafalvo/2010/03/02/allevamenti-intensivi-la-verita-sui-rischi-sanitari/

http://www.ilfoglio.it/soloqui/1580

Video

http://www.youtube.com/watch?v=Es09EABp3Go

http://www.youtube.com/watch?v=bBAX4qc-3Ro

http://www.google.it/search?q=allevamenti+intensivi&hl=it&client=firefox-a&hs=r32&rls=org.mozilla:it:official&tbs=vid:1&tbo=u&ei=UsDFS6fPKoOZOLnrzNEP&sa

=X&oi=video_result_group&ct=title&resnum=8&ved=0CC0QqwQwBw

Libro

http://www.guanda.it/scheda.asp?editore=Guanda&idlibro=6842&titolo=SE+NIENTE+IMPORTA

SE NIENTE IMPORTA

Perché mangiamo gli animali?

Autore: Jonathan Safran Foer
Traduzione di Irene Abigail Piccinini
Pagg. 368
€ 18.00
Reportage
Collana: Biblioteca della Fenice
In libreria dal: 25 Febbraio 2010


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Libri: Leghiste-Pioniere di una nuova politica

Leghiste-Pioniere di una nuova politica

Per la prima volta Cicerale è argomento in un libro che parla di politica.
Per la prima volta il benessere animale e la lotta alla mafia che gestisce i canili lager, è argomento di un intero capitolo in un libro dedicato alle nuove frontiere della politica, intitolato “La Gomorra dei canili”, in cui si raccontano dietro le quinte le battaglie di Francesca Martini e della giornalista Stefania Piazzo.
Non a caso il titolo del libro, edito da Marsilio e scritto dalla giornalista del Foglio, Cristina Giudici, è “Leghiste-Pioniere di una nuova politica”, dal 7 aprile in libreria.

Chiliamacisegua sottolinea infatti che, grazie all’attività pionieristica di Francesca e Stefania, ora questa  battaglia per la giustizia e il rispetto della vita animale, sta diventando sempre più trasversale, coinvolge sempre di più la coscienza della gente e inizia ad essere avvertita e in Parlamento e sul territorio, da altri partiti come buona e corretta gestione della cosa pubblica, veterinaria pubblica compresa, pagata per fare il proprio dovere.

Il metodo del fare rete tra le associazioni, le ordinanze, il nuovo disegno di legge che le recepirà, il nuovo canale di dialogo tra territorio e ministero, i feed-back per le iniziative ispettive, sono il segnale di una verità: si sta lasciando un segno, stiamo insieme cambiando la storia.
Pionieri di legalità.
Grazie alla scrittrice Cristina Giudici, per aver intuito, colto e raccontato in un libro la nuova storia che avanza.

Chiliamacisegua
www.chiliamacisegua.org

Leghiste-Pioniere di una nuova politica

Come le comuniste old style hanno il culto della personalità per il capo: Umberto Bossi.

Come le militanti dei movimenti extraparlamentari amano la piazza, le liturgie collettive e ambiscono a un sol dell’avvenire che però è quello delle Alpi.

Come vere democristiane hanno valori tradizionali, famiglie tradizionali e si sottraggono alla video-velin-democrazia che secondo loro offende la dignità della donna.

Come le vetero-ambientaliste si battono per la difesa dell’ambiente e stanno “dalla parte degli animali”.

E come dame di San Vincenzo – ma anche un po’ no global – rappresentano il motore di un’ampia rete di associazioni per l’assistenza alle famiglie, ai disabili, agli anziani, alle donne maltrattate, ai poveri del Sud del mondo.

Sono le donne della Lega, che si sono conquistate i galloni sul campo di battaglia, con anni e anni di attività nelle sezioni dove hanno fatto la gavetta come socie-sostenitrici prima di diventare militanti.

Ora stanno emergendo, occupano posti di potere spiazzando i maschietti leghisti che cominciano a essere un po’ perplessi.

Allo stesso tempo ambiscono al palcoscenico, anche se solo a quello di Miss Padania, dove coniugano la fiera delle vanità al rito dell’omaggio al territorio, le sagre di paese alla rivendicazione della Padania (ovviamente libera).

Le storie che ci racconta Cristina Giudici compongono l’affresco di una comunità dove le donne, più degli uomini, hanno un credo che prima apparteneva alla sinistra: la supremazia della politica.


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