LETTERA A UMBERTO VERONESI di Paolo Ricci
Egregio Dott. Veronesi,
Vivo in Inghilterra. Ho già votato. Le schede sono già arrivate dal Consolato. La busta è partita oggi, quindi tutto è fatto.
Ho votato per il PD. La tentazione di Grillo é stata immensa, ma la mostruosità che ci attende – cinque anni di destra con Fini, Gasparri, Biondi, Bonaiuti - è spaventosa da contemplare.
Il rischio è troppo grande. Avrei votato con piacere per i Verdi ma non ho nessuna simpatia per la posizione che hanno scelto. In passato avevo sempre votato per il PCI fino a quando, vivendo in Toscana, ho scoperto i cacciatori.
Alcuni giorni fa ho posto una domanda a Laura Garavini e a Gianni Farina candidati esteri del PD.
La Garavini ha risposto come rispondono sempre i politici quando si confrontano con il problema dei diritti animali. Farina, con gentilezza, citando il Suo nome. E aveva ragione. In effetti noi la pensiamo alla stessa maniera sugli animali. O almeno così mi sembra. Allora mi sono detto: vediamo se il Dott.Veronesi risponde o ignora come fanno quasi sempre i politici.
La domanda posta ai candidati esteri del PD era questa:
PERCHÉ I PARTITI DIFENDONO I CACCIATORI E IGNORANO LA CRESCITA ESPONENZIALE DI COLORO CHE HANNO A CUORE LA DIFESA DEI DIRITTI DEGLI ANIMALI?
I cacciatori calano con una continuità impressionante:
nel 1980 erano 1.701.853
nel 1990: 1.446.935
nel 2000: 801.835
ora oscillano tra i 700.000 e gli 800.000
in dieci anni hanno subito un calo vertiginoso di 644.000 unità, mentre i vegetariani invece crescono smisuratamente. Secondo vari fonti sono cresciuti dal 2000 al 2006 di 4 milioni e mezzo di unità.
Ecco i dati:
2000 2,5%, circa 1,5 milioni. Fonte: ISTAT.
2001 4,8%, circa 2,8 milioni. Fonte: Tiscali
2002 5,0%, circa 2,9 milioni. Fonte: Eurispes marzo 2002.
2004 7,9%, circa 4,6 milioni. Fonte: FADOI, maggio 2004.
2004 9,5%, circa 5,5 milioni. Fonte: AC Nielsen, agosto 2004, campione 17.000 persone.
2004 10,6%, circa 6,1 milioni. Fonte: La Repubblica, 2004.
2006 10,4%, circa 6,0 milioni. Fonte: Eurispes su dati AC Nielsen 2004.
E secondo Nielsen ed Eurispes i soli vegani rischiano di diventare più numerosi dei cacciatori:
2004 1,0%, circa 580.000. Fonte AC Nielsen, estate 2004, campione di 17.000 persone.
2006 1,1%, circa 600.000. Fonte: Eurispes su dati AC Nielsen 2004.
Pensate che queste statistiche siano gonfiate? Eccessive? Forse lo sono.
Diciamo che siano valide al 50%. Vi sembrano pochi 3 milioni di vegetariani che, per assoluta chiarezza , cito come zoccolo duro dell’animalismo, perché ci sono milioni di persone che pur non essendo vegetariane detestano caccia e vivisezione? I vegetariani che pubblicano questo dati statistici stanno mentendo? Sono impazziti? Se li sono inventati? L’Eurispes e l’AC Nielsen mentono?
Raccontano frottole La Repubblica e l’Espresso?
Giorni fa un sondaggio basato su 100.000 persone (non 10) in Inghilterra
ha confermato il nuovo trend. Era un sondaggio su l’“ethical trading”.
Alla domanda posta dal grande business ai 100.000 consumatori di dare la priorità alle cose che stanno più a cuore agli utenti il 21% ha risposto che la cosa che li preoccupa maggiormente è il trattamento riservato agli animali.
La cosa sbalorditiva è che i consumatori che sentono il problema animale sono al 21%
mentre coloro che danno più importanza al cambiamento climatico e all’ambiente sono al 4%.
I media inglesi sono rimasti colpiti dall’autorevolezza del sondaggio.
E le multinazionali hanno istantaneamente cambiato la loro politica riguardo gli animali.
Questo prova che – piaccia o non piaccia – il problema animale è sentito da moltissima gente.
QUINDI PERCHE? VI CURATE PIU DEI CACCIATORI CHE DI COLORO CHE DIFENDONO I DIRITTI ANIMALI?
Dopo la replica di Farina
“Caro Paolo, sono dalla tua parte. Ma non solo io. Il famoso oncologo Umberto Veronesi, capolista del Pd in Lombardia è un vegetariano. In Parlamento, se la legislatura ce lo permetterà (intendo la durata)
affronteremo il tema. Come mi hai richiesto, invierò la tua lettera indirizzata a Walter Veltroni
al suo staff, che annovera Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente….”
ho risposto allo stesso:
Perché Veltroni non può elargire il suo immenso “buonismo” anche verso gli altri senzienti?
Intendo animali e piante? Ma non ci sente e non ci sentono.
E sono ciechi. Ma il mondo cambia. C’è un grande bacino di voti che resta inesplorato.
Un bacino di voti che dovrebbe essere appannaggio dei Verdi, ma non lo è.
E se i Verdi non riescono a penetrarlo ci sarà pure una ragione.
Il loro spostamento a sinistra aliena gran parte dei moderati.
Un esempio?
“La protezione dell’ambiente” è sentita come fondamentale dal 10,8 % degli italiani.
La classe operaia la sente come prioritaria all’8,4%, il ceto medio al 12,4% e la classe dirigente e la borghesia al 19,9%.
Questo è un sondaggio pubblicato da Repubblica: richiede commenti?
E mi riesce difficile capire come è possibile un’alleanza con un partito che ospita la Belillo nelle proprie file.
Farina incassato il voto non si è più sentito. Ma forse lo farà.
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C’è un cosa che mi lascia interdetto e riguarda la stupidità dei politici nostrani e non solo nostrani. E’ il problema evidenziato giorni fa da Sofri che, rispondendo alla mostruosità antiaborto edificata da Giuliano Ferrara, citava Pasolini riguardo l’incitamento sfrenato alla proliferazione incontrollata delle nascite. Pasolini diceva che la sovrappopolazione è la minaccia più grande per la terra.
L’altro giorno il New York Times – e non il “Gazzettino Veganiano” – ci ha informati che il consumo della carne nel 1961 era di 65 milioni di tonnellate e che nel 2007 ha raggiunto i 262 milioni di tonnellate. Il consumo pro capite si è virtualmente raddoppiato. Gli americani mangiano circa 227 grammi al giorno che è circa il doppio della stima mondiale. Considerando che rappresentano il 5 per cento della popolazione mondiale uccidono e divorano 10 miliardi di animali pari al 15 per cento del totale mondiale. Circa il 30 per cento della terra, non coperta dal ghiaccio, è direttamente o indirettamente usata per l’allevamento di bestiame. Secondo le stime della FAO – e non di qualche associazione vegetariana – gli armenti producono un quinto delle emissioni mondiali di gas.
Il 28. 3.08 il Guardian- che è sicuramente il quotidiano che a livello mondiale con più insistenza mette in guardia del pericolo che sta correndo il pianeta – ci ha informata, attraverso Rosie Boycott, che siamo diventati un mondo di carnivori, e che nel terzo mondo essere carnivori è un segno di prosperità. La signora Boycott ha scritto che ci vogliono 2 chili di grano per produrre un chilo di pollo e 7 grammi di grano per un chilo di manzo. Quando ero bambina, ha spiegato la giornalista, si mangiava carne una volta a settimana, ora, il britannico medio consuma 80 chili di carne all’anno e l’americano medio 124. Ma quello che fa paura, ha scritto Rosie Boycott, è che un cinese che nel 1962 mangiava 4 chili di carne all’anno ora ne mangia 60. In poche parole: non c’è terra sufficiente per far crescere il grano per sfamare gli animali che massacriamo e divoriamo. I pesticidi, inoltre, stanno riducendo enormemente le aree coltivabili e la mancanza di acqua è un altro problema immenso: ci vogliono tra in 100 e i 1000 litri di acqua per produrre un chilo di manzo, e il 70 per cento dell’acqua è ora utilizzato per l’agricoltura.
Considerando questi dati come è possibile non spiegare ai ragazzi quello che sta accadendo sul pianeta?
E non dovrebbe fare uno sforzo anche Veltroni, che parla continuamente di “etica” in politica, a dire, magari a sussurrare, a bisbigliare qualcosa riguardo la proliferazione sfrenata delle nascite senza timori della Binetti e dei “Teo dem” incredibilmente ancorati ad antiche ingiunzioni desertiche trasformate in dogmi folli e distruttivi?
Ma invece di spiegare i rischi che corre il pianeta, gente rampante del Suo partito invita i giovani a vedere programmi in televisione ispirati ai piaceri dell’arte venatoria. Gente attivissima nello sponsorizzare simili orrori.
E spero che non Le sia sfuggito la lettera aperta dell’Arcicaccia ai politici inserita in una pagina intera acquistata sull’Unità.
Non è che uno si aspetti una qualche reazione da Ermete Realacci ma da Lei una qualche reazione uno se l’aspetta… eccome!
Attendo una Sua gentile risposta, la saluto e le faccio i migliori auguri per le elezioni.
Paolo Ricci
E Mail: ricci@esperia.fsnet.co.uk
Ilfracombe 3-4-2008
Umberto Veronesi
E Mail: info@fondazioneveronesi.it
Antivivisezionismo e vegetarismo [modifica] Nel libro Una carezza per guarire Umberto Veronesi dedica un denso capitolo, l’ultimo, al tema della sperimentazione animale. Come il filosofo australiano Peter Singer, Veronesi auspica l’evolversi di un nuovo atteggiamento etico da parte dell’uomo nei confronti degli animali, poiché, così come tra gli esseri umani risulta ormai inaccettabile discriminare una persona di colore in favore di un bianco, appare al tempo stesso sempre più inaccettabile, sulla spinta del movimento animalista, la spregiudicata sopraffazione dell’uomo a scapito dell’ecosistema e degli animali non umani[3].
Se si pensa che, negli ultimi anni, sono stati messi a punto via via diversi metodi di ricerca che non fanno uso di animali, risulta ingiustificata la ancora ampia utilizzazione di cavie da laboratorio, specialmente per esperimenti dallo scarso contributo al progresso scientifico; da ciò Veronesi richiama l’urgenza di una legislazione in merito alla sperimentazione animale, al fine di limitare sempre più al minimo, grazie all’utilizzo di tecniche alternative, l’uso di animali da laboratorio e perché gli animali di grossa taglia come primati, cani e gatti siano esclusi del tutto dalle pratiche sperimentali[4].
Ma il percorso di una nuova etica volta al rispetto degli animali non si ferma alla drastica riduzione delle sperimentazioni mediche su di essi. Veronesi apre un importante inciso a proposito delle condizioni degli animali da allevamento, chiedendosi come possa, chi sia sensibile alla sofferenza delle cavie da laboratorio, rimanere insensibile davanti al crudele trattamento riservato agli animali da macello, considerati mere “macchine” produttive per la trasformazione da una merce (i mangimi) in un’altra (la carne) e destinati a morire per dissanguamento affinché la loro carne prenda quel colorito bianco che piace tanto alle persone comuni, magari quelle stesse persone che, pur prodigandosi nel firmare petizioni contro la vivisezione, non si rendono conto della incoerenza mentale che mostrano nel finanziare proprio, con le loro scelte alimentari a base di carne, la cruenta uccisione di tanti altri animali[5].
Veronesi spiega che, all’obiezione secondo cui il dolore di un animale non può essere paragonato a quello di un uomo – data la complessa struttura neuropsichica e affettivo-sociale che hanno gli umani a differenza degli animali – i sostenitori dei diritti degli animali rispondono notando come il livello di elaborazione psichica della sofferenza sia ridotto anche nei casi di esseri umani ritardati, cerebrolesi o semplicemente neonati, ma nessuna persona di buon cuore riterrebbe etico uccidere o utilizzare per esperimenti queste ultime categorie di persone, dato che pur possiedono un sistema nervoso e quindi provano sensazioni di gioia e dolore; le piante, invece, non sono dotate di un sistema nervoso, quindi non soffrono e – per questo motivo – i vegetariani preferiscono nutrirsi esclusivamente di alimenti vegetali onde evitare di causare sofferenze inutili. All’altra obiezione frequente dei negatori dei diritti degli animali – secondo cui tutti gli animali sono aggressivi fra di loro, quindi l’uomo segue semplicemente la legge naturale nell’imporre la propria forza sulle altre specie – è facile rispondere che l’essere umano può benissimo correggere una legge naturale che reputa ingiusta (dal momento che essa prevede l’inflizione di sofferenze non necessarie da parte di una specie sull’altra) e che il tratto caratterizzante dell’uomo, rispetto agli altri animali, risiede proprio nella sua etica e nel suo rifiutare liberamente quei comportamenti che ritiene brutalmente contrari alla propria coscienza[6].
Veronesi osserva che la carne non è affatto un alimento indispensabile per la nostra corretta alimentazione, bensì, al contrario, essa favorisce numerose gravi patologie, in primo luogo il cancro; la dieta anti-cancro per eccellenza è quindi la dieta vegetariana, abbracciata dallo stesso oncologo Veronesi, il quale scrive in un articolo:
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« Il nostro organismo, come quello delle scimmie, è programmato proprio per il consumo di frutta, verdura e legumi. Una dieta priva di carne non ci indebolirebbe certamente: pensiamo alla potenza fisica del gorilla. E pensiamo al neonato, che nei primi mesi quadruplica il suo peso nutrendosi solo di latte. Non solo una dieta di frutta e verdura ci farebbe bene, ma servirebbe proprio a tenere lontane le malattie. » |
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(La mia dieta anti-cancro di Umberto Veronesi per La Repubblica) |
In un altro articolo Veronesi chiarisce di essere vegetariano – e di esserlo ormai da molto tempo – non per motivi salutistici, bensì in virtù di una solida motivazione etica:
La motivazione salutistica – dettata dall’anti-cancerogenità della dieta vegetariana – dà ancora più valore ad una scelta che per Veronesi è quindi prima di tutto etica – poiché suscitata dalla compassione per la sofferenza patita dagli animali – ed alla quale si aggiunge pure, come terza motivazione di ulteriore stimolo rafforzativo, la scoperta del valore diremmo terzomondista della scelta vegetariana, spiegato da Veronesi in un altro significativo articolo:
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« Rinunciare alla carne inoltre è per me anche una forma di solidarietà e responsabilità sociale. In un mondo che ha fame, il consumo di carne costituisce uno spreco enorme: se oltre 820 milioni di persone soffrono la fame è anche perché gran parte del terreno coltivabile viene riservato al foraggio per gli animali da carne. I prodotti agricoli a livello mondiale potrebbero essere sufficienti a sfamare tutti, se non fossero in gran parte utilizzati per alimentare gli animali da allevamento. » |
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(Una crudeltà per gli animali e per noi stessi di Umberto Veronesi per La Repubblica) |
E non solo. La corsa selvaggia alla produzione di carne svuota la Terra di acqua potabile e di ogni energia, come Veronesi ha denunciato con forza in un’intervista rilasciata al Corriere poco dopo essere stato eletto senatore:
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« L’umanità rischia un effetto a catena distruttivo: esaurimento di energia, di acqua potabile, di alimenti base per soddisfare consumismi alimentari errati. [...] I conti non tornano. Sei miliardi di abitanti, tre miliardi di bovini da macello (ogni chilo di carne brucia 20 mila litri d’acqua), 15 miliardi di volatili da alimentazione, produzione di combustibili dai cereali. Tra un po’ non ci sarà più cibo. Grano, soia, riso, mais costano sempre di più e vanno a ingrassare gli animali da allevamento. Dobbiamo fermarci ora. » |
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(Umberto Veronesi, citato in: Corriere della sera, 20 maggio 2008, p.9) |
Il vegetarismo, per Veronesi, ha perciò una rilevantissima importanza etica, salutistica, sociale ed ambientale. Insieme ad altri sforzi etici (come il progressivo accantonamento della sperimentazione animale e di pratiche quali la derattizzazione[7]), il vegetarismo rappresenta un tassello fondamentale per l’instaurarsi di un nuovo rapporto – non più antropocentrico, bensì solidaristico[8] – tra uomo e natura.