LA PADANIA 11 SETTEMBRE STERILIZZARE È CIVILE, STORIA DI DUE CUCCIOLI
11 settembre 2011 -
Sterilizzare è un atto di civiltà. E così la Provincia di Milano con il Patrocinio del Ministero della Salute, dell’Ordine dei veterinari, con il sostegno delle associazioni Chiliamacisegua, Noi Animali Onlus, l’Associazione Arca e il Rifugio del Micio di Vigevano, grazie al Presidente Guido Podestà con Massimo Turci, Responsabile Benessere Animale e Claudia Ciotti, Responsabile Ufficio Tutela e Diritti Animali della Provincia, hanno presentato lo spot realizzato da On Production con Mediafriends sulle reti Mediaset a partire da oggi, per promuovere le sterilizzazioni, testimonial Rita Dalla Chiesa.
Sin qui la cronaca di un atto politico e di comunicazione che la dice lunga sulla sensibilità di alcune Amministrazioni e circuiti dell’informazione, circa la necessità impellente di educare i cittadini e le Amministrazioni, per chiudere il rubinetto del randagismo, dei canili…. che, poi diventano lager quando la vigilanza scappa di mano e chiude gli occhi.
Meglio la civiltà al business… Ma c’è una storia che Stefania Piazzo ha raccontato, intervenendo alla presentazione dello spot e che ha trasformato, per chi non era presente, in articolo-testimonianza su la Padania: a proposito di sterilizzazioni e cuccioli…. ecco come sono andate veramente le cose sul salvataggio dei cuccioli in autostrada in Campania, di cui si sono lette note Ministeriali e delle Associazioni.
Una vicenda di scaricabarile, di ritardi sanitari, di freno….veterinario…
Persino la Task Force ha sudato sette camicie con i volontari per strappare dalla strada quei cuccioli. Riuscendo a salvarne due su quattro, perché purtroppo due, non ce l’hanno fatta!
Figli della legge del “non sterilizzo” e del non accalappio, che la Campania ha assunto troppo spesso a modello.
Buona lettura, buona visione e come sempre buona indignazione!
Chiliamacisegua
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Foto di gruppo alla Conferenza Stampa
Video
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Spot Chiliamacisegua per la sterilizzazione
LA PADANIA 11 SETTEMBRE
VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE A CURA DI STEFANIA PIAZZO
(102 – continua)
CENTODUESIMA PUNTATA
STERILIZZARE È CIVILE STORIA DI DUE CUCCIOLI
SPOT CON RITA DALLA CHIESA, PROVINCIA DI MILANO E MEDIAFRIENDS SU RETI MEDIASET
DA NEW YORK A L’AQUILA, 11/09 CUORE DI CANE
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LA PADANIA 4 SETTEMBRE NFINE, A PRANZO, SFILACCETTI DE CAVALLO MACELATO…
4 settembre 2011 -
Seconda e ultima puntata della amara favola proposta in dialetto umbro da la Padania, sulle vicende che si consumano sulla pelle dei cavalli, a Zoccolandia.
L’episodio, che chiude (per ora) la novella, riprende la spregiudicata, duplice, ipocrita attività della Signora degli Zoccoli, da una parte la beneficenza, dall’altra il commercio compreso il trasportare i cavalli a morire. Si, al macello.
Da una parte l’offrirsi per aiutare alcuni derelitti ad uscire da scuderie infami, dall’altra il voler incassare il conto per la loro salvezza.
La vita e la morte, come in tutte le favole, sono condite dalla morale: ci si accompagna strada facendo con chi è più vicino alla propria (a) moralità!
E quando si tira troppo la corda… si va col boffice per terra.
E così, spiega il narratore Tirilla e Baralla, la Signora degli Zoccoli si lega al Signor Datone, esperto di dati immaginari e di oniriche bizzarrie sugli animali. Insieme stanno bene, si intendo a meraviglia, tanto che costituiscono diversi Uffici per salvare cavalli, marziani e altre chimere ancora.
A Capitolandia hanno già mangiato la foglia sull’amabile coppia. Ma non solo a Capitolandia.
E chiude, la pagina, con una bella immagine e una didascalia: Che tipo di trattamento potrebbe ricevere un cavallo come Varenne a Zoccolandia?
A tutto, diciamo noi, c’è una risposta e un perché.
Buona lettura e per oggi, l’indignazione la teniamo in caldo!
Chiliamacisegua
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La Padania 4 settembre
CENTUNESIMA PUNTATA
NFINE, A PRANZO, SFILACCETTI DE CAVALLO MACELATO…
Una vicenda di fantasia su ciò che accade per fame di fama, gloria e denaro
Articolo in dialetto umbro
DI TIRILLA E BARALLA
Che c’era ancora essa. L’atività era de la su dolce metà ma j afari li trainava ancora la Signora de i Zoccoli. Che beffa, che ironia, che disastro. Si nn era pappa era pane a mollo.
Epure staono così male i cavalli, drento ta chel capanno de la misericordia dimenticato da i veterinari de la misericordia pubblica, che nn se potea più aspettà.
«Ma che enno matti? E nojaltri i soldi dù li troamo per spostà i cavalli derelitti?», urlaono da Capitolandia. «Aspetta che vedemo si tolà attorno c’enno altri e qualche prezzo che scende giù. Vedemo si diquì lu sconto ce l fanno».
Ma quando s’acorsero apunto che erono la stessa persona, cercarono altrove fino a quando la carità vera provise a portà a la salvezza i cavalli derelitti. E cussì fu.
Ma la Signora de i Zoccoli s’ambestialì. Tanto. Tantissimo. E telefonò ta l capo de la Confederazione de i zoccoli da trasporto. «Li denuncio, ha capito direttore? Li denuncio, denuncio Capitolandia che nn vol pagà. Denuncio i scrocconi che cercono altri magara da pagà n nero. Sai che botto che faccio. Li faccio saltà sti straccioni che cun me provono a fà i furbi. So’ io la Signora de i Zoccoli. Direttore! Faccio n sedere cussì ta sti straccioni».
«Guardi signora, che se nn chiude lei semo noi a sbattela fori da la Confederazione. Che crede, che tutti quelli cumme lei, perché ce l’hanno d’oro, la criniera, possono comandà l mondo? Se ricordi che lei sa de stalla, visto che i piedi nte la cosa ce li mette pure lei. E alora, signora bella, giri i tacchi e i speroni e s’attacchi ta altri co…ni».
Artirati i speroni, ta la Signora de i Zoccoli nn restaa che troà n novo filone d’oro, n attesa che passasse de là n antro bocalone o pescione da fà trottà.
Ed eccolo, l’amico che podea dà l pasaggio n carozza…. L signor Datone, l’omo de i grandi dati n mano. L’Uficio Salva Marziani e Passera. Uno specialista de la magia, de l’algebra, de la statistica. Na scienza profusa, infusa e refusa dell’imaginario.
E fondarono nsieme l’Uficio Salva Cavalli. Essa era nte na botte de ferro. E se fecero pure riceve nte j uffici de Capitolandia pe spiegà quanto eron boni, bravi, belli. Cosa che fece arabbià, e tanto, quelli che fori lavoraono davero pe i cavalli poveri e i cani poveri. E pensà che Capitolandia era stata avisata per tempo. Ma nn volle ascoltà. Pensaa ch’eron beghe e nvidie tra asociazioni. Preferì ascoltà cativi consijeri.
L signor Datone sapea nfatti el fatto suo. Ci tenea cussì tanto ta l benessere de j animali che tutte le notti ricevea visioni cu statistiche e nummeri. Esso avea l dono de contà senza aelli mai contati j animali spariti, j animali rubbati, j animali sacrificati, i pesci abandonati, i ratti diseredati, avea banche dati che la Nasa e la Cia ci fa na…. Avea calcolato che c’erono state 5000 segnalazioni de i padroni scappati da i cani in 15 giorni. Cioè 333 al giorno. Cioè 13,8 a l’ora. Cioè 4,3 al minuto. E tutti j aveon creduto, giornali compresi…
Sapea quanti animali pe sesso e posto de nascita erono stati spellati pe fà borsette. Sapea quanti cani erono passati pe l’autogrill a mangnà n panino cu l menù Passeragrill. Avea fatto l club de i padroni senza denti de i cani e ora c’era quello per la liberazione de i pali de la pipì pe i cani. Avea 800mila avocati in 30.300 tribunali pe difende le colonie de api nte i condomini. Cu l 53,4% de cause vinte. De queste, i proprietari de api erono pe l 32,3% gay, pe l 12,3% single, pe l’8% bisex, pe l 5% non so, pe l rimanente monaci tibetani. Avea catalogato i sogni de i cani, divisi pe ceto sociale de i proprietari, scoprendo che l 53% volea na barca, el 17% na spider, il 20% n cavallo. Ma pe questo c’era la Signora de i Zoccoli che avea già racolto 345.390 firme pe portà a Zoccolandia i cani de i ricchi a cavallo. Prima j avribboro fatto vede i cavalli poveri, pù quelli più fighi, nfine, a pranzo, sfilaccetti de cavallo macelato, trasportato l giorno prima al macello da l’Happy Zoccolo.
S’eron fatti riceve, l signor Datone e la Signora de i Zoccoli da i capi de Capitolandia e aveono sparso su i tavoli le su statistiche e le attività, quelle da boni. A l’ativo aveono sette registri: quello de l’assistenti pe mentalmente non autosuficienti cioè chi aboccava ta le su bufale; l registro de le bufale; l registro de l’ova d’oro de l mille per cinque; l registro de i 25 nummeri de telefono pe salvà i padroni scappati da i cani, da fasse ricaricà piangnendo su Zoccolbook; l registro cu la foto de la faccia che fanno i cani quando se dà l’alarme de l padrone che fugge pe strada; l registro de le facce de i babi che cadono nte la rete de i Datoni; l registro de la faccia che fanno i cavalli quando a destra c’enno i cavalli cu i disabili ma da l’altra, cioè da la su parte, c’enno quelli che diventono macelleria.
A Zoccolandia scende la sera, ogni sera. S’alza l ponte levatoio, nte l fosato girono i bocaloni. Oltre, a fà la guardia, da Capitolandia, calcheduno che l’ha sguperti, i furbi che cavalcono l dolore.
(2 – fine)
Traduzione
DI TIRILLA E BARALLA
Che c’era ancora lei. L’attività era della sua dolce metà ma gli affari li trainava ancora la Signora degli Zoccoli. Che beffa, che ironia, che disastro. Se non era zuppa, era ban bagnato. Eppure stavano così male i cavalli, dentro quel capanno della misericordia dimenticato dai veterinari della misericordia pubblica, che non si poteva più aspettare. «Ma che sono matti? E noi i soldi dove li troviamo per spostare i cavalli derelitti?», urlavano da Capitolandia. «Aspetta che vediamo se là attorno ci sono altri e qualche prezzo che scende giù. Vediamo se qui lo sconto ce lo fanno».
Ma quando si accorsero appunto che erano la stessa persona, cercarono altrove fino a quando la carità vera provvise a portare alla salvezza i cavalli derelitti. E così fu. Ma la Signora degli Zoccoli si imbestialì. Tanto. Tantissimo. E telefonò al capo della Confederazione degli zoccoli da trasporto. «Li denuncio, ha capito direttore? Li denuncio, denuncio Capitolandia che non vuol pagare. Denuncio gli scrocconi che cercano altri magari da pagare in nero. Sai che botto che faccio. Li faccio saltare questi straccioni che con me provano a fare i furbi. Sono io la Signora degli Zoccoli. Direttore! Faccio un sedere così a questi straccioni».
«Guardi signora, che se non chiude lei siamo noi a sbatterla fuori dalla Confederazione. Che crede, che tutti quelli come lei, perché ce l’hanno d’oro, la criniera, possano comandare il mondo? Si ricordi che lei sa di stalla, visto che i piedi nella cosa ce li mette pure lei. E allora, signora bella, giri i tacchi e gli speroni e si attacchi ad altri co…ni».
Ritirati gli speroni, alla Signora degli Zoccoli non restava che trovare un nuovo filone d’oro, in attesa che passasse di là un altro boccalone o pescione da far trottare. Ed eccolo, l’amico che poteva dare il passaggio in carrozza…. Il Signor Datone, l’uomo dei grandi dati in mano. L’Ufficio Salva Marziani e Passera. Uno specialista della magia, dell’algebra, della statistica. Una scienza profusa, infusa e refusa dell’immaginario. E fondarono insieme l’Ufficio Salva Cavalli. Lei era in una botte di ferro. E si fecero pure ricevere negli uffici di Capitolandia per spiegare quanto erano buoni, bravi, belli. Cosa che fece arrabbiare, e tanto, quelli che fuori lavoravano davvero per i cavalli poveri e i cani poveri. E pensare che Capitolandia era stata avvisata per tempo. Ma non volle ascoltare. Pensava fossero beghe e invidie tra associazioni. Preferì ascoltare cattivi consiglieri. Il Signor Datone sapeva infatti il fatto suo. Ci teneva così tanto al benessere degli animali che tutte le notti riceveva visioni con statistiche e numeri. Lui aveva il dono di contare senza averli mai contati gli animali spariti, gli animali rubati, gli animali sacrificati, i pesci abbandonati, i ratti diseredati, aveva banche dati che la Nasa e la Cia ci fa na…. Aveva calcolato che c’erano state 5000 segnalazioni di padroni scappati dai cani in 15 giorni. Cioè 333 al giorno. Cioè 13,8 all’ora. Cioè 4,3 al minuto. E tutti gli avevano creduto, giornali compresi…
Sapeva quanti animali per sesso e luogo di nascita erano stati spellati per fare borsette. Sapeva quanti cani erano passati per l’autogrill a mangiare un panino col menù Passeragrill. Aveva fatto il club dei padroni senza denti dei cani e ora c’era quello per la liberazione dei pali della pipì per i cani. Aveva 800mila avvocati in 30.300 tribunali per difendere le colonie di api nei condomini. Con il 53,4% di cause vinte. Di queste, i proprietari di api erano per il 32,3% gay, per il 12,3% single, per l’8% bisex, per il 5% non so, per il rimanente monaci tibetani. Aveva catalogato i sogni dei cani, divisi per ceto sociale dei proprietari, scoprendo che il 53% voleva una barca, il 17% una spider, il 20% un cavallo. Ma per questo c’era la Signora degli Zoccoli che aveva già raccolto 345.390 firme per portare a Zoccolandia i cani dei ricchi a cavallo. Prima gli avrebbero fatto vedere i cavalli poveri, poi quelli più fighi, infine, a pranzo, sfilaccetti di cavallo macellato, trasportato il giorno prima al macello dall’Happy Zoccolo. Si erano fatti ricevere, il Signor Datone e la Signora degli Zoccoli dai capi di Capitolandia e avevano sparso sui tavoli le loro statistiche e le attività, quelle da buoni. All’attivo avevano sette registri: quello delle assistenti per mentalmente non autosufficienti cioè chi abboccava alle loro bufale; il registro delle bufale; il registro delle uova d’oro del mille per cinque; il registro dei 25 numeri di telefono per salvare i padroni scappati dai cani, da farsi ricaricare piangendo su Zoccolbook; il registro con la foto della faccia che fanno i cani quando si dà l’allarme del padrone che scappa per strada; il registro delle facce dei babbi che cadono nella rete dei Datoni; il registro della faccia che fanno i cavalli quando a destra ci sono i cavalli con i disabili ma dall’altra, cioè dalla loro parte, ci sono quelli che diventano macelleria. A Zoccolandia scende la sera, ogni sera. Si alza il ponte levatoio, nel fossato girano i boccaloni. Oltre, a far la guardia, da Capitolandia, qualcuno che li ha sgamati, i furbi che cavalcano il dolore.
(2 – fine)
La prima puntata qui
LA PADANIA 28 AGOSTO LA BELLA DE ZOCCOLANDIA, N ATTESA CHE PASSASSE PESCIONE DA FA TROTTÀ
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EDIZIONE STRAORDINARIA DE LA PADANIA SU CICERALE
31 agosto 2011 -
EDIZIONE STRAORDINARIA DE LA PADANIA SU CICERALE
La Padania scrive un’altra pagina da incorniciare sulla storia di Cicerale dando la strepitosa notizia del blocco dell’accalappiamento della premiata ditta Cafasso di Cicerale, vero cuore dell’attività commerciale, ben ramificata attraverso gli appalti presso le Asl in tutto il territorio campano.
I Nas di Salerno, scrive nel dettaglio Stefania Piazzo (che proprio due settimane fa aveva documentato con interrogativi e atti alla mano numerose perplessità sull’attività di accalappiamento), sono infatti intervenuti mentre il furgone era fermo davanti agli uffici dell’Asl di Eboli.
Un dirigente aveva dato diniego alla richiesta di adozione di uno dei cani presenti nel furgone. Era intervenuta un’associazione, La Casa di Maggie, di Campagna, per chiedere ragione del niet e sollevando anche perplessità sulla regolarità del mezzo. Ma secondo l’Asl era tutto regolare.
Da qui la decisione di chiamare i Nas, forti anche di una conoscenza da parte dell’opinione pubblica, della stampa e dei carabinieri della delicata situazione attorno a Cicerale.
I Nas, racconta Stefania, intervenivano prontamente e provvedevano a notificare il sequestro del mezzo, per nulla ritenuto idoneo al trasporto, oltre che il reato di maltrattamento, spiegando nel dettaglio nel verbale di sequestro le condizioni miserrime di custodia.
I cani venivano dati in custodia dal tribunale di Salerno all’associazione.
Una curiosità. Secondo i testimoni, proprio mentre i carabinieri si recavano negli uffici per raccogliere i documenti sull’autorizzazione all’accalappiamento, pare che il veterinario che aveva interloquito con i volontari, preso da improvvisa necessità, si sia allontanato in tutta fretta in motorino.
Tanto, che aveva da nascondere?
Carta canta. Evviva la veterinaria pubblica.
Evviva i cani strappati alle mani di Cicerale.
Chiliamacisegua
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BLITZ DEI NAS A EBOLI SEQUESTRO PER CAFASSO
Stop all’accalappiamento. Mezzi autorizzati ma non idonei, c’è maltrattamento. La Padania aveva scritto…
Articolo di Stefania Piazzo
Un granello di sabbia può bloccare il meccanismo. Segnalazioni a destra e a manca, e per la quadratura del cerchio una brillante operazione degli uomini dei Nas di Salerno al comando del capitano Walter Feniello, già noto alla cronaca nazionale per i blitz risolutivi in Campania nelle sale operatorie, nelle case di riposo, per i sequestri di alimenti contraffatti e di animali sprovvisti di registrazioni sanitarie. Un ufficiale e il suo comando che sono punta di diamante dei Nas del generale Cosimo Piccinno. Questa volta il blitz è toccato a qualcun altro. Cafasso non accalappia più. I Nas hanno sequestrato quel che dovevano. Per ora è così. Quando si dice guarda la coincidenza. Il sistema di accalappiamento, molto oneroso per i Comuni (si tratterebbe di 51 euro più Iva per animale catturato) era stato oggetto pochi giorni fa di un documentato approfondimento de la Padania, con interrogativi sulla base di rapporti ministeriali che, stando agli atti in possesso, compresi quelli forniti dal giornalismo d’inchiesta, denunciavano agli organi competenti le presunte irregolarità. Ma ad oggi non si era mossa foglia. Gli appalti, una vera e propria ramificazione territoriale, venivano prorogati di anno in anno, non venivano toccati. Le autorizzazioni sanitarie del furgone idem con patate. Tutto in regola. Fino a ieri.
Quando un “provvidenziale” intervento dei Nas di Salerno ha posto sotto sequestro il mezzo in piena attività, acquisendo presso l’asl di Eboli i documenti per verificare la congruità dell’attività e delle autorizzazioni, mentre il veterinario responsabile del servizio, nel preciso istante dell’arrivo dei carabinieri, secondo le testimonianze, sarebbe stato improvvisamente raggiunto dall’esigenza di lasciare gli uffici in motorino, evidentemente per un’urgenza sul territorio, dopo che nella mattinata avrebbe presentato ai volontari di un’associazione animalista il proprio diniego per ragioni tecniche e di procedura all’adozione di un cane e all’affido dei rimanenti che in quel momento erano rinchiusi nel furgone poi finito sotto sequestro. E ai volontari – che più volte lo avrebbero incalzato sollevando perplessità sulla regolarità del mezzo e della custodia degli animali – avrebbe risposto che il servizio di accalappiamento veniva svolto perfettamente in regola.
“E allora chiamiamo i Nas”, avrebbero replicato i volontari dell’Associazione onlus La Casa di Maggie, che ha sede a Campagna. “E chiamateli pure”, avrebbe risposto il solerte veterinario che non aveva nulla da nascondere.
Un colpo di telefono al Comando Nas di Salerno e il capitano Feniello inviava in pochi minuti l’auto degli ispettori che bloccavano l’uscita al furgone. I carabinieri salivano negli uffici ma purtroppo proprio per una pura coincidenza il veterinario era appena uscito allontanandosi sulle due ruote, come raccontano i testimoni. D’altra parte le emergenze sul territorio sono tante e l’asl di Eboli è una di quelle che eccelle per iniziative di sterilizzazione sul territorio e per i rapporti positivi con le associazioni e i canili della zona. Quell’assenza insomma non è sospetta…
In ogni caso quello dei Nas è stato un controllo minuzioso, l’atto ispettivo si è concluso dopo circa sei ore, ed ha portato al sequestro del mezzo e all’immediato affidamento dei cani (sei) – che in quel momento erano rinchiusi nelle gabbie – alla associazione di volontariato. Custodia poi confermata dal magistrato di turno del Tribunale di Salerno, Giovanni Paternoster.
Un altro macigno insomma cade sul famoso canile, questa volta attraverso la solerzia non delle istituzioni centrali e di vigilanza ma, ancora una volta, per merito del volontariato e dei carabinieri dei Nas. Per la cronaca: i reati contestati sono l’art. 544 ter del codice penale, maltrattamento. Più l’art. 12 della legge regionale n. 16. Gli animali infatti si legge nel verbale, non erano custoditi in ambiente idoneo. Si legge di «presenza sulle verosimili griglie in materiale plastico di escrementi alcuni secchi e altri ancora di “apprezzabile freschezza”, di mancanza di qualsiasi sistema di aerazione forzata, di pareti con coibentazione rudimentali, mancanza di aria appropriata ai bisogni degli animali… e l’automezzo non era in possesso di tutti i requisiti». «Il mezzo – insomma – non è risultato essere autorizzato (sulla carta di circolazione, ndr) al trasporto di animali vivi e nella fattispecie per accalappiare i cani».
Se così certificano i Nas, perché all’Asl risultava tutto regolare? E gli appalti ora in essere che fine fanno? Si fa finta che non sia accaduto nulla, si tira dritto o cambia l’aria, dentro e fuori dal furgone?
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LA PADANIA 28 AGOSTO LA BELLA DE ZOCCOLANDIA, N ATTESA CHE PASSASSE PESCIONE DA FA TROTTÀ
27 agosto 2011 -
Centesima puntata speciale, per il “Viaggio nell’Italia bestiale” de la Padania, a firma questa volta, di Tirilla e Baralla.
Nella lingua di San Francesco si narra la favola di Zoccolandia, dei suoi re e delle sue regine, prima tra tutte la Signora degli Zoccoli.
Innanzitutto la morale, come ogni fiaba che si rispetti: chi troppo vuole nulla stringe, non bisogna speculare sulla vita degli animali, prima o poi la verità viene a galla.
E la verità sulla reale natura della principessa che viveva nella Contea della Chimera, mitico animale dalle tre teste, viene via via svelato da Tirilla e Baralla, grazie all’avventura accaduta a pellegrini che arrivavano da Capitolandia per salvare dei cavalli derelitti e si imbattono nella Signora degli Zoccoli…
Ma che accadrà a loro e, soprattutto, chi salverà davvero i cavalli?
L’apparenza inganna. Tranne che nelle favole, più vere del vero nel toccare l’anima e la coscienza.
Tra Zoccolbook e le vetrine della beneficenza in compagnia del Signor Datone, il compare dei numeri, la Signora dalla bella criniera celebra una centesima puntata da non perdere.
Buona lettura, che non indulge al sonno….
Almeno per qualcuno!
Chiliamacisegua
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LA PADANIA 28 AGOSTO
CENTESIMA PUNTATA
LA BELLA DE ZOCCOLANDIA, N ATTESA CHE PASSASSE PESCIONE DA FA TROTTÀ
Una favola su cosa non si fa per denaro e gloria. Ma di mezzo ci sono gli animali: chi troppo vuole nulla stringe
ARTICOLO
In italiano
San Feliciano
E basta con le notizie brutte come la fame. Parliamo della più bella del reame. C’è un cantoncino in una regione, in un paesino, su un prato verdone, che fa sorridere e porta allegria. Lei è la bella di Zoccolandia, principessa nella contea della Chimera, dove ai cavalli se abbassi la coda come fosse la pompa dell’acqua, escono i soldi.
Aveva l’abitudine, la signora degli Zoccoli, di attaccare all’affare il carrettino della beneficenza.
Poi, un giorno, per ampliare la scuderia, la Signora degli Zoccoli decisi di attaccarci anche il carretto del volontariato. Aveva scoperto che così le avrebbero aperto le porte di Roma. E continuava a dire in giro ai suoi: “Laggiù mi amano”. Sì, laggiù l’amavano tanto.
Ma poi un giorno inciampò su chi aveva avuto bisogno dei suoi servigi, che lei con arte e maestria aveva prima offerto per bontà ma poi, ridestata la realtà del mestiere, aveva chiesto fattura, iva e pure telefonato alla sua Confederazione di categoria per dire: «Sti straccioni del ministero cercano di gabbarmi… Osano cercare altri prezzi… Che vogliono, pagare in nero? Pronta a denunciarli».
Insomma, la signora degli Zoccoli era proprio bella, dipinta quasi, nei ramati capelli simil crine. Peccato l’avidità e il doppio mestiere l’avessero accecata. Perché questa è la morale della favola nostra. Chi troppo vuole nulla stringe.
Lei aveva iniziato così…
«Allora, con la fattura facciamo tremila. Più per favore mi ci metta l’Iva. E che credeva che glielo facevo gratis il favore? Pensa te…».
Eh già, che credeva sta gente venuta dal ministero, da Capitolandia, che se si dice “mi offro io” poi gli si regala anche il trasporto per quei tre sfigati di cavalli sequestrati? Ma ci pensino loro, ci pensino…
La signora degli Zoccoli viveva a Zoccolandia, contea della Chimera.
La chimera dalle tre teste: la prima era Happy Zoccolo, attività intestata al compagno della Signora degli Zoccoli, e specializzata nel trasportare cavalli, anche al macello.
La seconda testa era Happy Zoccola, intestata proprio a lei, alla signora dalla bella criniera. Lei, qui, si dedicava solo al bene. Al cavallo che fa piangere. L’attività caritatevole e amorevole.
Ma non bastava, per sfondare bisognava attaccarsi anche al volontariato. E cerca e cerca, uno uguale a lei lo aveva trovato.
Era la terza testa della Chimera. S’inventata così l’Ufficio Salva Cavalli aggregato al potente Ufficio Salva Marziani e Passera. Suo amico di bisboccia era il signor Datone, un uomo specializzato nello sparare di tutto.
Affare fatto. Tanto che su Zoccolbook, la signora degli Zoccoli aveva attaccato alle notizie dell’Ufficio Protezione Marziani e Passera, la pubblicità della sua attività. Quel che l’Happy Zoccolo, quello del trasporto e del macello, offriva per spostare i cavalli dei ricchi e dei potenti. Un cavallo di Troia, altro che.
La matrioska di Zoccolandia era bella che battezzata. Si fanno affari, si sta in sella con la terapia della groppa felice. E si difende l’oggetto della rendita.
Insomma, al passo, al trotto, al galoppo, nella contea di Chimera ci si azzoccolava su tutto lo zoccolabile. Il cavallo ha il suo re e la sua regina.
Ma qualcuno però capitando da Capitolandia e avendo bisogno di un trasporto caritatevole per tre derelitti di cavalli, approfittò dell’offerta misericordiosa della Signora degli Zoccoli. Che però poco dopo inviò proposta di fattura: «Pagate e vi sarà dato».
Eh no, dissero da Capitolandia. Cerchiamo altro. E tira e para, si imbatterono in un altro indirizzo. Toh, l’Happy Zoccolo. E che scoprirono nella loro ricerca per portare fuori dall’inferno quei derelitti cavalli dalla disperante landa di Lucandia?
(1 – continua)
In dialetto umbro
San Feliciano
E basta cu le notizie brutte cumme la fame. Dicemo de la più bella del riame. C’è n cantoncino nte na regione, nte n paesino, su n prato verdone, che fa soride e porta alegria. Essa è la bella de Zoccolandia, principessa nte la contea de la Chimera, dua ta i cavalli si j’abbassi la coda cumme fusse na pompa de l’acqua, je scappono i soldi.
C’avea l’abitudine, la signora de i Zoccoli, de atacchè ta j affèri l caretìno de la beneficenza.
Pu, n giorno, p’angrandì la scuderia, la Signora de i Zoccoli decise d’ataccacce l carretto de l volontariato ‘ncó. Eva sguperto che cussì ta lia j’avrìeno aperto le porte de Roma. E gìa a dì n giro ta i sua: “Laggiù me vojjon béne”. Sì, laggiù je voleon bene m bompó.
Ma pù n giorno anciampò su chi avea avuto bisogno de i su servigi, che essa cu arte e maestria avea prima oferto per bontà ma pù, ridestata la realtà del mestiere, avea chiesto fatura, iva e pure telefonato ta la su Confederazione de categoria per di: «Sti straccioni del ministero cercono de gabbamme… Osono cercà altri prezzi… Che vojjono, pagà n nero? Pronta a dinuncialli».
Nsomma, la Signora de i Zoccoli era proprio bella, dipinta quasi nte i ramati capelli cumme l crine. Pecato l’avidità e l doppio mestiere l’avessoro acecata. Perché questa è la morale de la favola nostra. Chi troppo vole nulla stringne.
Essa avea ancuminciato cussì…
«Alora, cu la fattura faciemo tremila. Più per favore me ci metta l’Iva. E che credea che gne l faceo gratis el favore? Pensa te…».
Eh già, che credea sta gente venuta dal ministero, da Capitolandia, che si se dice “me offro io” pù gne se rigala anche l trasporto pe que tre sfigati de cavalli sequestrati? Ma ce pensino loro, ce pensino…
La Signora de i Zoccoli era acasata a Zoccolandia, contea de la Chimera. La chimera da le tre teste: la prima era Happy Zoccolo, atività intestata ta l compagno de la Signora de i Zoccoli, e specializzata nte l trasporto de i cavalli, anche al macello. La seconda testa era Happy Zoccola, antestata proprio ta lia, ta la signora da la bona criniera. Essa, diquì, se dedicaa solo ta l bene. Ta l cavallo che fa piangne. L’atività caritatevole e amorevole. Ma m bastaa, pe sfondà toccaa ataccasse anche ta l volontariato. E cerca e cerca, uno uguale ta lia n l’avea troato. Era la terza testa de la Chimera. S’anventaa cussì l’Uficio Salva Cavalli agregato ta l potente Uficio Salva Marziani e Passera . Amico suo de bisboccia era el signor Datone, n omo specializzato nte l sparà de tutto.
Afare fatto. Tanto che su Zoccolbook, la Signora de i Zoccoli avea ataccato ta le notizie de l’Uficio Salva Marziani e Passera la publicità de la su atività. Quel che l’Happy Zoccolo, quello de l trasporto e de l macello, ofria pe spostà i cavalli de i ricchi e de i potenti. N cavallo de Troia, altro che.
La matrioska de Zoccolandia era bella che batisata. Se fanno afari, se sta n sella cu la terapia de la groppa felice. E se difende l’ogetto de la rendita.
Nsomma, al passo, al trotto, al galoppo, nte la contea de Chimera ce se azzoccolaa su tutto lo zoccolabile. L cavallo c’ha l su re e la sua regina.
Ma calcheduno però capitando da Capitolandia e avendo bisogno de n trasporto caritatevole per tre derelitti de cavalli, aprofittò de l’oferta misericordiosa de la Signora de i Zoccoli. Che però poco doppo anviò proposta de fatura: «Pagate e ve sarà dato».
Eh no, dissero da Capitolandia. Cercamo altro. E tira e para, se ambatterono n te n antro indirizzo.
Toh, l’Happy Zoccolo. E che sgrupirono nte la su ricerca pe portà fori da l’inferno que derelitti cavalli da la disperante landa de Lucandia?
(1 – continua)
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LA PADANIA 21 AGOSTO DA MODICA A CICERALE, IL COMUNE DESTINO DELL’ABBANDONO ISTITUZIONALE E CHI NON MUORE SI RIVEDE
20 agosto 2011 -
Modica e Cicerale accomunate da un unico destino. Il silenzio istituzionale e la tronfiaggine di chi comanda il vuoto.
Morale: il nulla di fatto.
Il nulla di fatto delle Prefetture, delle Asl, e del Ministero che lavora a corrente alternata, con una Task Force che rema da matti, arenata in un mare di silenzio.
E le Associazioni? Deluse, di nuovo, dopo una fugace illusione che prometteva di rimettere le cose al loro posto e sempre più sole. Con pochi riferimenti, sempre più bastonati e resi impotenti.
Modica e Cicerale esempi eclatanti di latitanza. Non ci sono alibi: facile pensarlo, raccontarselo, altra cosa è avere il coraggio di scriverlo, dare voce quello che ormai è il pensieri di tutti.
La penna sempre più puntuta di Stefania Piazzo, non ci delude nel dare comunicazione di reato nell’ultima sua inchiesta, interrogando chi di dovere sul perché, sapendolo, si gratti ancora la pancia o archivi.
Fa così schifo assicurare la legalità? Uscire allo scoperto? Denunciare i colleghi veterinari? Insistere perchè gli uffici ministeriali diano un inizio e una fine alle ispezioni? O tutto deve restare a metà?
La mancanza di vergogna nel fregarsene, virtù oggi, pare molto richiesta per occupare cariche e potere, noi speriamo ancora non appartenga a chi sovrintende alla tutela degli esseri senzienti.
Altrimenti davvero, l’unica speranza si aggrappa solo a La Padania e a Striscia la Notizia.
Come prima, poiché altrimenti, nessuno pare ancora ascoltare davvero, la sofferenza di chi non parla.
Buona lettura e buona indignazione!
Chiliamacisegua
LA PADANIA 21 AGOSTO
NOVANTANOVESIMA PUNTATA
DA MODICA A CICERALE, IL COMUNE DESTINO DELL’ABBANDONO ISTITUZIONALE E CHI NON MUORE SI RIVEDE
La procura indaga sul canile siciliano ancora chiuso, mentre la task force del ministero della Salute attende da mesi, dopo l’anticamera in prefettura, il verbale del prefetto sul tavolo antirandagismo. E in Campania l’asl nega l’accesso agli atti sui bandi di accalappiamento di una premiata ditta
In cosa si può sperare, dalla Sicilia a Salerno, con un’unità operativa schiacciata dal silenzio e dalla burocrazia interna ed esterna che la sovrasta? Le associazioni ora fan da sè…
Cicerale, un furgone per la raccolta delle carcasse o dei cani vivi?
Viaggio nell’Italia bestiale
Articolo
“Mentre la notizia della dipartita del signor Giovanni Cafasso, protagonista nelle vicende del canile più noto d’Italia e molto amato dalle istituzioni regionali e locali e dalla veterinaria pubblica campana, fa ancora il giro del web, la cronaca impone con cinismo di scrivere che comunque chi non muore si rivede.
E in questo moto di realismo popolare, Modica e Cicerale per una volta fanno comunella. Nel primo caso la task force, che ha fatto più che altro anticamera quando si è recata in prefettura a Ragusa per capire cosa stesse facendo il territorio per contrastare il randagismo, attende da mesi il verbale dagli eccellenti uffici sul tavolo con asl ed enti locali.
Nel secondo caso, a Cicerale, le associazioni guardano sconcertate un paio di cose: in ordine, il diniego, che è di questi giorni, degli atti sull’accalappiamento da parte dell’asl. Non si ha diritto di scoprire i meriti e i dettagli di chi riceve denaro pubblico dopo aver vinto un bando. E, dall’altro, c’è il silenzio ministeriale sul dopo-riapertura. «Siamo abbandonati», continuano a ripetere volontari e associazioni. La gente non ci crede più. Chiedono se vi sia una strategia ma a distanza di mesi dall’illusoria chiusura, col Tar che aveva ordinato la riapertura una settimana prima del blitz della task e dei Nas, e dopo un vertice che si era tenuto per valutare altre vie legali, la sensazione palpabile è che non vi sia più alcuna strategia. Al vertice tra associazioni convocate e ministero non ha fatto seguito più nulla. Quattro mesi dopo il «Faremo, vedremo» la gente chiede: Cosa? Quando? Passa questo messaggio: che la Regione veterinariamente più disastrata sia intoccabile. Che lo status quo sia inalterabile perché gli equilibri sono equilibri.
Hanno vinto loro, come in Molise, su cui torneremo. Hanno perso le associazioni, di nuovo bastonate e lasciate al loro destino. Il sogno si è infranto col silenzio dello Stato. Di nuovo sole, sul territorio, le associazioni hanno ripreso in mano carta e penna, facendo da sole ricorso al Tar, visto che a Roma tutto dorme. Come e più di prima, con cadute di stima e fiducia sul territorio.
Ma torniamo a Modica perché quanto è accaduto e si è consumato è un segnale. Più che di cambiamento, di ritorno al passato. Sul canile e i suoi ritardi ora indaga la Procura, e questo è l’ultimo anello della catena. Il primo, lo ricordiamo ancora una volta, è il processo in corso per la morte di Giuseppe Brafa, a Scicli. E una marea di rinviati a giudizio. Dai veterinari dell’asl che fecero il sopralluogo, esterno, alla casa di Vittorio Giglio, “detentore” dei cani accusati dello sbranamento, e che gli erano stati affidati dalla Procura, sino al sindaco, al comandante, defunto, dei vigili urbani.
In quest’ultimo mese tuttavia dai fatti di Contrada Pisciotto la questione si sposta su un piano di altra natura, quello politico, istituzionale. Quello che vede, in una mancata risposta della prefettura all’invio di un rapporto, quello dell’ultimo tavolo sul randagismo a Ragusa, aprirsi interrogativi pesanti e dai quali, almeno questa volta, non scappare da parte di nessuna delle controparti.
L’anello di congiunzione tra un fronte e l’altro, in attesa che peraltro il 23 settembre riprenda il dibattimento, era stata sul piano della cronaca la presa di posizione di un sindacato locale (Intesa sindacato autonomista) che aveva chiesto come mai il canile da 300mila euro per Modica, Scicli e Pozzallo, atteso da gennaio, fosse ancora chiuso…
Qual è il punto? Che quel canile è uno dei punti di un piano sul randagismo che vede di fatto centrifugata all’esterno la task force ministeriale per il benessere animale.
Il suo ultimo viaggio in Sicilia, in prefettura a Ragusa, doveva essere il cuore di un sostegno e di una vigilanza nel coordinamento di quel progetto pilota nato grazie al ministero della Salute l’indomani della morte del piccolo Brafa.
Invece… l’accoglienza non pare essere stata delle migliori. Prima una lunga anticamera, con caffè, mentre chi si doveva sentire è in riunione, poi un breve tavolo comune con incredibili attacchi istituzionali per l’azione del ministero che aveva allora fermato la mattanza dei randagi. E con la prefettura silente, anzi. Insomma, prima si nega alla task force di partecipare al vertice ristretto tra asl, assessorato regionale e prefettura. Poi, un attacco da Modica che trova sponsor nel rappresentante di governo…
È andata così? E la task force, chi l’ha poi difesa una volta rientrata nei propri uffici? Qualcuno ha preso la “parola”?
A silenzio si aggiunge silenzio. Alle associazioni non passa inosservato.
Così, a Salerno, hanno voluto far da sè. Se aspettano gli uffici o l’avvocatura dello Stato, ai cani chi ci pensa? E allora ecco qua. “Richiesta di accesso ai documenti amministrativi”, ai sensi dell’art.22 della legge 241/90 e successive eccetera…. modificazioni. Nella sostanza, si chiedeva «l’esame e il rilascio in copia di tutti i documenti concernenti le gare indette dall’asl per gli anni 2008, 2009, 2010 e 2011 per il servizio di accalappiamento dei cani (bandi di gara, offerte presentate, aggiudicazione, contratto stipulato, eventali affidamenti in proroga del servizio».
Con tanto di diritto di poter richiedere gli atti, dato che la richiesta «corrisponde all’interesse diretto, concreto e attuale, giuridicamente rilevante e statutariamente riconosciuto a beneficio della Lega nazionale per la difesa del cane, di verificare che i servizi siano stati espletati nelrispetto delle condizioni di aggiudicazione e delle esigenze di tutela dei cani». Richiesta e ricorso al Tar fanno capo a Manuela Zambrano, consigliere della Lega del Cane e ad Antonella Centanni, l’infaticabile presidente della sezione di Salerno.
Di certo non sfugge ai più attenti una seppur minima rilettura di un rapporto ministeriale ufficiale dell’ottobre scorso sullo stato della veterinaria pubblica campana in cui si legge che «Malgrado la revoca dell’autorizzazione sanitaria (poi riconcessa dal Tar il 19 aprile scorso, ndr) e il procedimento in corso (per il reato di maltrattamento, ndr), l’Asl ex Salerno 3, che ha disatteso il suo compito di vigilanza sul canile di Cicerale, ha ad oggi ancora in essere una convenzione con il suddetto titolare per il servizio di cattura dei cani vaganti sul territorio. Tale servizio – si legge – come documentato in maniera chiara ed inconfutabile da immagini in nostro possesso, viene effettuato con modalità e mezzi non idonei autorizzati non per il trasporto di animali vivi ma per lo smaltimento dei sottoprodotti di origine animale, ai sensi del Regolamento (CE) n. 1774/02».
E allora una, anzi tre domande.
Se è così, si è fatto qualcosa per impugnare bando e aggiudicazione?
No, mai.
Due: se è così, e l’asl ha letto il rapporto della direzione del ministero, la stessa asl ha fatto qualcosa per impugnare bando e aggiudicazione? No, mai.
Tre: se è così, in cosa si può ancora sperare, da Modica a Cicerale, con una task force presa per i fondelli e un silenzio che la circonda che certo non aiuta gli onesti ma, anzi, li isola sempre di più? Quanto dura?
(99 – continua)
Nota
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LA PADANIA 18 AGOSTO UOMINI E ANIMALI, COMUNE DISEGNO… DI SALVEZZA
18 agosto 2011 -
LA PADANIA 18 AGOSTO UOMINI E ANIMALI, COMUNE DISEGNO… DI SALVEZZA
Da leggere tutto d’un fiato.
Per commuoversi ed apprezzare la vicinanza di queste creature meravigliose che non smettono mai di stupirci e di amarci. I nostri cani.
Buona lettura!
Chiliamacisegua
LA PADANIA 18 AGOSTO UOMINI E ANIMALI, COMUNE DISEGNO… DI SALVEZZA
ATTUALITÀ
SAN ROCCO, 50ª EDIZIONE PREMIO INTERNAZIONALE FEDELTÀ DEL CANE
UOMINI E ANIMALI, COMUNE DISEGNO… DI SALVEZZA
La grande folla a Camogli conferma il bisogno di eventi e testimonianze di vita positivi. Bambini sempre più protagonisti
Nota
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LA PADANIA 14 AGOSTO PREMIO ALLA FEDELTÀ DEGLI ANIMALI E A CHI LI DIFENDE CON ALTRETTANTA FEDELTÀ
14 agosto 2011 -
LA PADANIA 14 AGOSTO PREMIO ALLA FEDELTÀ DEGLI ANIMALI E A CHI LI DIFENDE CON ALTRETTANTA FEDELTÀ
Coraggio. Generosità. San Rocco di Camogli col suo Premio internazionale alla fedeltà del cane e agli atti di bontà umana che ricambiano il debito universale, quest’anno compie 50 anni.
E da 50 anni certifica per cani e uomini cosa sia quell’attimo che fa la differenza, il salto nel buio senza farsi domande.
La differenza. Questa differenza che ti cambia la vita, che te la salva, che ti fa prendere consapevolezza per sempre di una riconoscenza che diventa onore e impegno per sempre, un vincolo profondo che si attacca all’anima di una relazione e la trasforma anche in impegno sociale, politico, professionale.
Martedì prossimo sul palco alle spalle della magnifica baia di Portofino, a ridosso della piccola piazza e della chiesa del santo nutrito solo dal coraggio di un cane, perché appestato, saliranno e saranno premiati i cani protagonisti della generosità incondizionata e gli uomini e le donne che, per loro, sentono di dover spontaneamente redistribuire, come possono, atti di giustizia, di devoto professionismo, di conquista di una civiltà del bene che questo Premio rappresenta da mezzo secolo.
E noi, con san Rocco e tutti i santi che, per quanto Santa Madre Chiesa dimentichi con tanti parroci distratti, tranne a Camogli, hanno vissuto e rappresentato il rispetto verso gli animali, festeggiamo i santi veri e gli esempi terreni da imitare.
Chiliamacisegua si complimenta per le…menzionate al merito professionale, ovvero, l’ Asl 4 di Chiavari, il ministro Michela Brambilla, il sottosegretario Francesca Martini, la dirigente del ministero della Salute Rosalba Matassa, la giornalista Stefania Piazzo, la compagnia di navigazione Messina e alla Scuola italiana cani salvataggio.
Buona lettura e stavolta nessuna indignazione, ma solo…ammirazione!
Chiliamacisegua
Viaggio nell’Italia bestiale a cura di Stefania Piazzo
(98 – continua)
LA PADANIA 14 AGOSTO
NOVANTOTTESIMA PUNTATA
PREMIO ALLA FEDELTÀ DEGLI ANIMALI E A CHI LI DIFENDE CON ALTRETTANTA FEDELTÀ
di Giuseppe Reguzzoni
A San Rocco di Camogli il 16 agosto l’atteso e prestigioso Premio internazionale
Chiliamacisegua sul caso bizzarro
Pesci rossi… “al bicchiere”?
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LA PADANIA 7 AGOSTO PALIO DI SIENA MITO METAGIURIDICO
6 agosto 2011 -
LA PADANIA 7 AGOSTO PALIO DI SIENA MITO METAGIURIDICO
Il Gioco dell’Oca, nuova puntata. Un altro bel colpo giornalistico che mette a nudo un interrogativo inquietante: perché i palii sono zone franche, intoccabili? Persino il Tar si chiama fuori nel prendere posizione rispetto alle decisioni delle Contrade e del Comune di Siena e si giustifica dicendo che …” il Palio è un fatto metagiuridico.”
….. Meta che? …..Meta, sì. Così….. meta che chi fa richiesta di accesso agli atti quando vuol capirne di più, si vede sbarrato l’accesso per intero, dal “Segreto di Stato”.
Capperi e olive! “Segreto di Stato…..”
Persino la Prefettura, davanti alla richiesta di sicurezza della conchiglia che ospita la calca umana stipata per l’occorrenza, fa capire come la sicurezza del Palio sia derogata dalla storicità dell’evento…
Eppure durante il corso degli anni più tardi i vigili del fuoco incalzeranno e chiederanno misure certe, ma rimarranno senza …..certe risposte.
La vita e la morte fanno parte del gioco. Si rischia tutti, è la tradizione, ammetteva con orgoglio nel 2004 persino uno come Ermete Realacci al Corriere della Sera.
Tar, Prefettura, corrispondenze…. perle di giornalismo…. tutto scovato e minuziosamente spiegato da Stefania Piazzo, che pesca in preziose cantine e scatoloni d’archivio ciò che dell’Italia nessuno racconta.
Con una semplicità di scrittura che disarma e appassiona.
E intanto da Foligno c’è chi insorge per l’esclusione della Quintana dal Premio dei Patrimoni d’Italia.
Stessa aria: non si può guardare con pregiudizio la storia.
E allora forza, chi sta con la “storia” e chi con le inchieste di Stefania sul Re, mostrato oscenamente nudo?
Buona lettura e come sempre buona indignazione!
Chiliamacisegua
LA PADANIA 7 AGOSTO PALIO DI SIENA MITO METAGIURIDICO
VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE A CURA DI STEFANIA PIAZZO
Novantasettesima puntata
MITO METAGIURIDICO
La “Repubblica” del Palio di Siena
E a Foligno questione d’orgoglio e pregiudizio
ARTICOLO
“ I palii in Italia sono un dogma. Ma non se si fruga nei cartoni di un cantina e si ripescano carte che la dicono lunga sulla loro natura di intoccabili, qualcosa a metà strada tra siccome è tradizione e siccome è storia, allora non si mettono in discussione.
La storia è l’elemento giuridico che viene prima di ogni altra argomentazione. La storia consente deroghe. Ma ci sono poi evoluzioni del pensiero che portano il palio ad essere preso in considerazione come un evento metagiuridico.
E così, sveliamo il segreto. Tac, eccola qua, sentenza del Tar Toscana n. 572 del 12 luglio 1989.
Tutto nasce dal dover giudicare la legittimità della delibera comunale di esclusione di una Contrada dalla partecipazione ad una edizione del Palio di Siena. E il Tar, nella motivazione della sentenza, ricorda l’origine storica: «Competizione ludica fra le Contrade secondo modalità rette da ordinamento tipico della comunità senese».
E secondo quell’ordinamento la struttura organizzativa del Palio l’esercizio, da parte del Comune di Siena, di poteri non assegnati dalla legge statale, bensì discendenti dall’esercizio di originarie prerogative delle Contrade e del commune civitatis…» bla bla bla… fa sì che l’evento sia metagiuridico.
Il Tar non ha competenza nella “Repubblica” dei palii.
Un santo, insomma, un fenomeno “parametanormale”, attorno al quale fanno poi scudo tutti coloro che guai a parlare di maltrattamento degli animali. Che tuttavia vi muoiono.
Il palio non è dunque un trattamento di bellezza, né un esercizio retorico per ricordare all’animale che si vive e si muore, passando alla storia, naturalmente. Ma qualcosa per la storia si può e si deve sacrificare.
Il fenomeno metagiuridico è sentito trasversalmente, da destra a sinistra al centro, da Siena a Foligno. Iniziamo ad appendere al muro qualche quadretto da incorniciare, ripescato da quella cantina e dai suoi cartoni abbandonati.
Il primo ad esempio è quanto pubblica il Corriere della Sera del 18 agosto 2004. La discussione è su Siena e sulla morte del cavallo baio Amoroso. «Certo, mi dispiace che quel cavallo sia morto – dichiara al quotidiano Ermete Realacci, deputato eletto nel collegio di Siena e per anni numero uno di Legambiente -.
Ma questo non basta per cancellare una manifestazione come il Palio che fa parte della nostra cultura, della nostra storia».
Quindi, un morto non basta. Prima la storia, poi la vita?
Poi il deputato si vanta di altro, in merito alla promulgazione della legge 189 che prevede il carcere per chi maltratta un animale. «Ho firmato l’emendamento, poi approvato dal Parlamento, che ha salvato il Palio stabilendo un’eccezione per le manifestazioni storiche autorizzate dalle Regioni».
Ai tempi, sindaco a Siena è Maurizio Cenni. «Una modifica proposta da Francesco Vigni – lo incalza il giornalista – un deputato senese». E lui risponde: «Politico in gamba, preparatissimo».
Allora, altra domanda: «E l’altro ieri è morto un altro cavallo. Gli animalisti l’accuseranno di tradimento». Risposta: «Rispetto ad altri loro “colleghi”, i cavalli che partecipano al Palio sono addirittura fortunati».
Non male, per essere una roulette in cui si corre e si muore. «Fortunati?», chiede esterrefatto il giornalista. «Il Palio non ha come obiettivo la violenza – argomenta Realacci -. È una corsa rischiosa in cui ci può anche scappare il morto, non solo tra i cavalli ma anche tra i fantini. Ma non si fonda sulla crudeltà».
Ci può anche scappare il morto, la deroga è la storia.
Ma la solita cantina ci riserva altro di meglio, un quadro da appendere al muro in soggiorno, come la nota della prefettura di Siena sulle “condizioni di sicurezza nella Piazza del Campo in occasione del Palio”. Il problema, va detto, è garantire la sicurezza per la conchiglia. Vie di fuga o d’uscita? Fascia di sicurezza? Prezioso e interessante documento del 19 agosto ’02, un pezzo di storia: dice la prefettura che la problematica della sicurezza «ha condotto ad adottare, pur nell’innegabile peculiarità storica delle modalità di svolgimento della manifestazione, alcuni interventi soprattutto a carattere progettuale e manutentivo, migliorativi delle condizioni di sicurezza. Altri – conclude la prefettura – e per quanto possibile più incisivi (per quanto possibile? ndr), interventi sono allo studio e verranno quanto prima tradotti in ipotesi progettuali per la successiva verifica in ordine alla loro concreta attuabilità».
Dobbiamo farci incantare dalla morbidezza del linguaggio manutentivo e di progetto o pensare che, di fatto, la sicurezza del Palio sia derogata dalla storicità dell’evento? E che considerando la peculiarità storica, si fa quel che si può?
Infine, un terzo quadro, questo: qualcuno tenta di accedere agli atti, in Comune, ma il Comune oppone la segretezza delle carte in nome della natura “metagiuridica” della corsa dei cavalli, in quello stesso agosto della sicurezza in deroga. Vedi Tar.
Poi, arriva anche il terrorismo internazionale a dare una scrollata alla deroga. Due anni dopo, il 13 aprile 2004, i Vigili del Fuoco di Siena mettono le mani avanti. Ricordate gli attentati a Madrid e Londra? «Al fine di consentire le più tempestive ed opportune valutazioni, attesa anche la contingente situazione internazionale che vede direttamente coinvolta l’Italia, si richiede alla S.V. (la prefettura, ndr), di produrre per le esigenze di questo Ufficio, la relazione tecnico-illustrativa, redatta in conformità del d.m. 19/08/1996 e, laddove ritenuto più congruo, del d.m. 18/03/1996 dell’area interessata compresa la “conchiglia” posta al centro della piazza. In tale ambito – rammenta il comando dei vigili – particolare attenzione dovrà essere posta nella gestione dell’emergenza di cui ai citati dispositivi, in ottemperanza agli obiettivi del d.m. 10/03/1998 e agli obblighi della S.V. imposti dal d.lgs. 626/1994 e sue successive modifiche e integrazioni».
Avranno sistemato la questione? Hai voglia… Ma il linguaggio ci spiega come attorno ai palii la storia sia tutto. Di come dirima le controversie, giustifichi i sacrifici dei cavalli, in fin dei conti più fortunati, come magari quello che di recente alle prove della Quintana di Foligno si è visto sventrare per casuale infilzo nel paletto. Storico.
Chiudiamo allora con Foligno, perché di cavalli da quelle parti se ne intendono. Il ministro del Turismo, Michela Brambilla, ha pubblicato l’elenco dei Patrimoni d’Italia escludendo questa città e il suo Palio dall’elenco delle bellezze. Un anno, due cavalli morti secchi.
Se non è questo un Patrimonio alla memoria, di che si parla? È insorto l’assessore regionale umbro Fabrizio Bracco, cui ha replicato il presidente Enpa Carla Rocchi («La Quintana è costata la vita a un cavallo, evento che contrasta drammaticamente con gli intenti del “Patrimonio d’Italia” e che offende le coscienze di quanti hanno a cuore il benessere degli animali»).
È insorta l’assessore provinciale di Perugia alla Cultura, Donatella Porzi. Che dice: «Il pregiudizio di qualsiasi natura esso sia non deve mai influire sulla valutazione di eventi culturali e rievocazioni storiche che rappresentano le radici e una fonte di ricchezza del popolo umbro».
Siamo sulla stessa lunghezza d’onda di Realacci. Mica che la morte, che fa parte del gioco, diventi pregiudizio… E mica si vorrà che la sicurezza, per animali o persone, possa sfuggire dal maglio della storia. Vedi prefettura.
Ma aggiunge l’assessore: «Gli animali delle giostre non sono strumento, ma protagonisti amati, rispettati e invocati».
Chi li invoca? Ma la storia, naturalmente. E semmai si usassero frustini, sono «omologati per le gare internazionali».
Il benessere di una relazione uomo-animale sta nella frusta omologata della storia: una frustata ai pregiudizi. Una deroga metagiuridica della tradizione, toscana, senese, umbra…
Chi se ne discosta è un pregiudizievole soggetto.
( 97 – continua)
PUNTATE PRECEDENTI
http://www.chiliamacisegua.org/2011/07/02/la-padania-3-luglio-tamavo-pio-bove-asino-chi-legge/
LA PADANIA 3 LUGLIO T’AMAVO PIO BOVE ASINO CHI LEGGE
http://www.chiliamacisegua.org/2011/07/10/la-padania-10-luglio-e-tira-sto-obelisco/
LA PADANIA 10 LUGLIO: E TIRA STO OBELISCO
http://www.chiliamacisegua.org/2011/07/16/la-padania-17-luglio-ma-porca-l%E2%80%99oca/
LA PADANIA 17 LUGLIO MA PORCA L’OCA…
LA PADANIA 24 LUGLIO IL MAIALE CORRE AVVOLTO NEL TRICOLORE
NOTA
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LA PADANIA 31 LUGLIO MODICAMENTE APERTO
30 luglio 2011 -
LA PADANIA 31 LUGLIO MODICAMENTE APERTO
Tutto e’ a….. modica velocità in questo paese.
Modica la politica, cauta su tutto per i suoi equilibri.
Modica la tenacia, modica l’affermazione del coraggio.
Modica l’espressione del linguaggio, sai mai che sbilanciarsi comprometta. Modica la voglia di rischiare, più che ….modica la spinta a cambiare.
Modica la capacita’ di esporsi. Di cert’uni, di cert’altri, ma per fortuna non di tutti!
La Sicilia e’ maestra di vita, da nord a sud e’ metafora di ignavia e gattopardesca fuga dalla realtà.
Dai ministeri ai politici, agli amministratori, all’umana varietà delle associazioni delle bufale, Modica e’ lo specchio di ciò che non dobbiamo essere.
E per non smentirsi, …modica la presa di posizione istituzionale per difendere chi in Sicilia va e rischia per imporre le regole.
Chi si espone fa la fine dei fanti italiani sul fronte di guerra. Identico silenzio.
Abbandonato all’indifferenza prudente della politica e alla burocrazia del palazzo che tumula e fa marcire ogni iniziativa.
Quel che tocca lo mummifica. Tutti se ne stanno accorgendo.
Che figura barbina!
Così che i cittadini hanno ragione di dire che i ministeri sono inutili e nulla cambiano se tutto resta in mano a chi ..modicamente si gratta.
Tutto torna come prima. Ma non per la penna di Stefania. Ma non per i volontari. Ma non per gli uomini di buona volontà che non si arrendono, a qualsiasi latitudine, a qualsiasi longitudine..
A tanto siamo arrivati oggi, a sperare solo nel giornalismo e nella rete che divulga la stessa speranza del cambiamento,
E che Dio, ce lo conservi in salute tale giornalismo d’inchiesta e anche in tutta la sua lucida rabbia!
Almeno questo!
Buona lettura e come sempre buona indignazione.
Chiliamacisegua
LA PADANIA 31 LUGLIO
NOVANTASETTESIMA PUNTATA
MODICAMENTE APERTO
Un canile ha i suoi tempi in Sicilia. Polemiche per i ritardi di apertura della struttura di Modica. Esatto: Modica. L’accoglienza per chi va a vigilare sul tavolo per il randagismo: un caffè in anticamera.
Viaggio nell’Italia bestiale a cura di Stefania Piazzo
Articolo
“Anche il canile è di Modica apertura?
Dopo la straziante vicenda della morte di Giuseppe Brafa, a Scicli, in contrada Pisciotto, episodio che, ricordiamo, vede rinviati a giudizio il sindaco, il comandante dei vigili urbani (poi deceduto ma per il quale il giudice non ha comunque concesso “alla memoria” il non luogo a procedere), i tre veterinari asl che avevano dato parere favorevole tre giorni prima del dramma (era l’11 marzo 2009) alla (“improbabile”) custodia giudiziale dei cani affidati dalla procura all’indigente Vittorio Giglio, anch’egli a processo, la vicenda randagismo sembra ancora non trovare pace.
«Non ci date i soldi, non abbiamo fondi», reclamava il sindaco di Modica al ministero della Salute. Niente fondi, niente canile. Venne subito istituito un coordinamento e un piano per l’emergenza con il ministero e l’assessorato regionale, con tanto di 5 milioni di euro di stanziamento per tutta l’emergenza isolana.
E dopo inenarrabili complessità siciliane, qualcosa iniziò a dare i suoi frutti.
E il canile a Modica? Costruito. Finalmente. Aperto? Modicamente, a quanto sembrerebbe. Inghippi? Sembrerebbe. Piccole cose? Cosette. Solo questione di tempo. O di schermaglie politiche con un sindacato alla ricerca magari di visibilità che se la prende con una buona amministrazione… Vai a sapere.
La questione, rilanciata dalla radio locale RTM di Modica è a dir poco sconsolante, se trovasse conferma. Mentre l’8 luglio scorso si è tenuta l’ultima udienza del processo contro gli amministratori e i veterinari, con prossima arringa il 23 settembre, a Modica c’è chi scalpita denunciando, come sta facendo l’Isa (sigla che sta per Intesa sindacato autonomo) per voce del suo rappresentante, Giorgio Iabichella, che la struttura per accogliere i randagi sia ancora chiusa nonostante i lavori siano stati completati, secondo il sindacato. Impossibile! Si sbaglia il sindacato!
Importo del canile per coprire le esigenze di Modica, Scicli e Pozzallo? Circa 300mila euro, pare. Finito, a quanto sembra, a gennaio 2011, con taglio del nastro entro primavera. Ma, convinto di andare fino in fondo, l’esponente sindacale dichiara alla stampa: «Seriamente preoccupato per la situazione incredibile e inaccettabile, e auspicando che non accadano fatti gravi come quelli del 2009, ho chiesto l’intervento celere del ministero della Salute, scrivendo al sottosegretario di Stato on. Francesca Martini. Non vedendo altre strade, di fronte ad un’evidente incapacità di amministrare la cosa pubblica, soprattutto quando in gioco c’è la salute e l’incolumità dei cittadini, analogamente alla salvaguardia degli animali stessi, ho deciso di chiedere aiuto al ministero».
In bocca al lupo. Quale, non si sa.
Chi si occupa della Sicilia? E questa è una bella lotta. In ordine: potrebbe essere la task force del ministero, condizionalmente d’obbligo.
Perché volere spesso non è potere e perché la forte spinta autonomista isolana sembra voler centrifugare fuori dalla propria orbita chi ha voce in capitolo nel vigilare istituzionalmente il coordinamento di quel già citato progetto pilota. Laddove, come dalle parti di Modica e più su sino a Ragusa, capoluogo e sede di prefettura, qualcuno coordina lo stesso progetto nel tenere monitorati tempi, opere realizzate, tempistiche… Anzi… anzi…vuoi proprio vedere che dalle latitudini dei cantieri infiniti, qualcuno se l’è pure presa mentre si faceva il punto sui coordinamenti, e proprio per come a suo tempo il ministero aveva preso posizione fermando le mattanze e l’ordine di sparare a vista?
E poi vieni a sapere che la task force è allergica ancora a qualcuno quando si sposta a Ragusa e poi ti tocca leggere sulla stampa locale simili forzature sul canile che non sarebbe ancora stato aperto.
Ma no, è una burla di un piccolo sindacato che alza la voce per screditare una così efficace amministrazione.
E poi, a Ragusa e Modica tutte le porte sono aperte a chi ha dato pacchetto chiavi in mano quasi tre anni fa oramai un progetto pilota per eradicare il randagismo.
Lo sanno tutti, lo sanno i sindaci, lo sanno in prefettura.
Dove monitorizzano tutto, mica serve che al tavolo si scomodino a venire quelli di Roma.
Attendano un attimo fuori. Desiderano, intanto che noi finiamo con i signori sindaci, un caffè?”
s.piazzo@lapadania.net
(97 – continua)
Dire no non è impossibile.
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LA PADANIA 24 LUGLIO IL MAIALE CORRE AVVOLTO NEL TRICOLORE
23 luglio 2011 -
LA PADANIA 24 LUGLIO IL MAIALE CORRE AVVOLTO NEL TRICOLORE
L’inchiesta di Stefania Piazzo nelle inciviltà nostrane rappresentate da sagre, fiere, feste patronali paesane, alberi della cuccagna, giostre, corse e corsette, palii et similia che si snodano nella penisola (con la benedizione della…tradizione e dei ministeri silenti, che spesso gli animali li sfianca se non li uccide, altro che benedizione, una maledizione perpetua….), è arrivata alla quarta puntata.
Godiamocela tutta, nel suo morboso furore.. conservativo di cultura italiana!
Buona lettura e come sempre buona indignazione!
Chiliamacisegua
LA PADANIA 24 LUGLIO
VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE A CURA DI STEFANIA PIAZZO
NOVANTASEIESIMA PUNTATA
IL MAIALE CORRE AVVOLTO NEL TRICOLORE
DAI SALAMI DELL’UNITA’ D’ITALIA ALLO STRUZZO FRANCESCANO
ARTICOLO
Bassiano, niente più gara dei porci. Ma pur di non rinunciare alla sagra, gli animali corrono in braccio muniti di bandiera
Al vincitore due suini in premio. In Lombardia ed Emilia è vietato usare animali come premio per giochi, feste e sagre, lotterie, sottoscrizioni o altre attività. Genova prende esempio
Né il sindaco né la Proloco, avevano mai pensato fosse necessario chiedere che autorizzazione o parere all’asl. In fin dei conti, sono futuri salami
Mai l’asl era stata in questi anni interpellata. Ma avrà mai saputo, ci chiediamo, che ogni anno a fine luglio ci si divertiva così, in provincia di Latina? Un sospetto? Totale ignoranza del caso?
“Qualcosa, qualcosina ina si muove. Una cosa è certa: i maiali a Bassiano in provincia di Latina non verranno più trascinati per una corda legata al garretto, non saranno più costretti a correre per far divertire in una gara dedicata al prosciutto. Non saranno più usati per un palio che li ha visti addirittura essere presi e rilanciati in volo per non perdere tempo nei confronti degli avversari loro simili, loro malgrado.
Che si possa scrivere che è comunque un successo, un risultato che inverte la tendenza dopo le pagine di denuncia del nostro quotidiano e nello specifico dell’associazione Chiliamacisegua, è vero fino ad un certo punto.
Certo, se non avessimo alzato la voce presso la Task Force del Ministero e qualcuno dall’altra parte del telefono non si fosse subito attaccato al proprio telefono interpellando asl, Regione Lazio e autorità locali, ebbene, i maialini avrebbero continuato a subire la corsa tra scherno, risa e totale disinteresse dell’asl.
Perché… vieni poi a sapere che mai l’asl era stata in questi anni interpellata. Ma avrà mai saputo, ci chiediamo, che ogni anno a fine luglio ci si divertiva così, in provincia di Latina? Un sospetto? Totale ignoranza del caso? In ogni caso nessuno, né il sindaco né la Proloco, avevano mai pensato che fosse necessario chiedere che cosa ne avesse mai pensato un servizio veterinario. In fin dei conti, sono salami. Non i veterinari, s’intende, né il sindaco, s’intende. Un successo, si diceva, anche se è una conquista a metà. Perché i maialini correranno… in braccio. Piuttosto che niente, ci devono essere. Avvolti nel tricolore, perché questo è il 150° della nascita dell’Italia. E anche i maiali devono fare la loro parte, salami tricolore. Il 31 luglio, ha fatto sapere così l’illuminata Proloco, due maiali verranno collocati presso il “mandriglio”, la casa del maiale, con mangiatoia e abbeveratoio, in pieno centro, in piazza Matteotti, per l’esposizione ai turisti.
Attrazione popolare. In modo che tutti possano vedere ciò che è in palio. Esatto. Perché il primo conduttore o affidatario del maialino avvolto nel tricolore che giungerà al traguardo si prenderà come premio i due maiali.
E i maialini come correranno? I quattro predestinati, provvisorio involtino nella bandiera d’Italia, saranno presi in braccio da quattro uomini e inizieranno la corsa partendo da piazza 25 luglio, percorreranno via Aldo Manunzio per arrivare a Piazza
Matteotti. Insomma, a Bassiano voglio far intendere di aver messo giudizio, visto che gli animali saranno presi in braccio dai loro provvisori custodi, per essere infine portati, a gara ultimata, nelle loro dimore con codice di stalla asl. Quindi, si corre. E si vince il maiale. Come in altre regioni d’Italia dove gli animali sono lotterie e vincite. Tranne che in Lombardia, dove la legge regionale ha messo al bando da anni questa “usanza” popolare. Ma non tutte le regioni ci provano a cambiare le regole. E così, è tutto un susseguirsi di pasquette e sagre e befane animali.
Come per la Proloco di Tezze sul Brenta, con porcellino vivo in palio. Come a Legnaro, in provincia di Padova con addirittura un cavallo primo premio alla Festa, niente meno che… del cavallo.
Proprio nel Comune che è anche sede dell’Istituto zooprofolitattico delle Tre Venezie e che ha, tra i Centri di referenza nazionale, anche quello per la pet therapy, che ha il cavallo protagonista alla grande. E’ il caso di dire… ma proprio lì, di fronte all’Izs, dovevano decidere di “andare a cavallo?”. Maiali di diversi pesi e misure anche a Saletto, in provincia di Padova. Per la sagra di Sant’Anna a fine luglio i maiali sono tre: primo premio maiale da 120 chili, secondo premio maiale da 90 chili, terzo premio maiale da 60 chili.
Nuovo entrato è lo struzzo col “saio” in padella. A Cava dei Tirreni, in provincia di Salerno, nella festa organizzata dal padre francescano del locale convento. Ma si sa, tra il dire e il fare, tra la professione di amore e rispetto per gli animali e la vita di tutti i giorni c’è la via di mezzo terrena. Bisogna mangiare. E allora, struzzo francescano per tutti. Tanto, san Francesco neanche sapeva che esistesse lo struzzo.
Animale non contemplato fa più felice il palato. Ma, a quanto pare, la licenza terrena non è piaciuta ad un gruppo di animalisti, tanto che le contestazioni sarebbero finite quasi in rissa con il padre della pace francescana intento a far brandelli dei manifesti di protesta. E il “Mattino” di Salerno avrebbe riportato questa diplomatica dichiarazione: «Verbalmente si può aggredire in ogni modo. I termini usati sono di uso comune e d’altra parte una ragazza che si mette in mostra in questo modo non può che essere una poco di buono», con tanto di richiesta di risarcimento danni per “lucro cessante”, per il mancato introito alla sagra derivante dalla vendita delle bistecche di struzzo per la pubblicità negativa dei contestatori.
Ma per tornare alle lotterie, c’è chi può e chi non può. Non si può già da tempo in Lombardia ed Emilia Romagna. In Lombardia la pratica è espressamente vietata dal comma 4 dell’art. 3 della legge regionale N° 16 del 20 luglio 2006 che recita: «È vietato usare animali come premio per giochi, feste e sagre, lotterie, sottoscrizioni o altre attività». In Emilia, legge 5 del 17/2/2005, art. 7 comma 2: «Gli animali, sia cuccioli che adulti, non possono essere offerti in premio o vincita di giochi, oppure in omaggio a qualsiasi titolo nell’ambito di attività commerciali, di giochi e di spettacoli».
Punto, e fine della festa. Di recente c’ha provato anche Genova con l’arrivo del nuovo garante per gli animali, Edgar Meyer, che ha prontamente suggerito al primo cittadino un nuovo “regolamento comunale sui rapporti tra cittadini e animali”. Sanzioni da 50 ai 500 euro per colpire comportamenti che non rispettano “il diritto di ogni animale ad una esistenza compatibile con le proprie caratteristiche biologiche”. Maltrattamento e non solo. In più una piccola task force dentro la polizia locale per indagini e sanzioni. Non solo ci sarà confisca in caso di maltrattamento, ma anche, e questo fa al caso nostro, il divieto di offrire animali in premio a lotterie e manifestazioni.
Ci vuole poco, insomma. Basta la volontà e il coraggio. Lombardia e Genova fanno da apripista. Non è questione di leggi ma di civiltà, quella che di solito anticipa sempre la politica.”
( 96 – continua)
Florilegio
*L’etimologia in disaccordo con la logica. Chiamiamo animali gli esseri viventi ai quali neghiamo la proprietà di un’anima. Francesco Burdin
*Due cose mi sorprendono: l’intelligenza delle bestie e la bestialità degli uomini. Tristan Bernard
*Dicono di avere abolito i sacrifici animali! Soltanto il rito hanno abolito: li sterminano ininterrottamente, illimitatamente, senza bisogno: il sacerdote si è fatto industria. Guido Ceronetti
*L’empatia per il più piccolo degli animali è una delle più nobili virtù che un uomo può ricevere in dono. Charles Darwin
*Il nostro prossimo è tutto ciò che vive. Mohandas Gandhi
*Non già pietà, ma giustizia si deve all’animale e nel maggior numero dei casi, se ne resta debitori. Arthur Schopenhauer
*Ci sarebbero meno bambini martiri se ci fossero meno animali torturati, meno vagoni piombati che trasportano alla morte le vittime di qualsiasi dittatura, se non avessimo fatto l’abitudine ai furgoni dove le bestie agonizzano senza cibo e senz’acqua dirette al macello. Marguerite Yourcenar
*Il maiale è un animale di Dio come tutti gli altri, a cui si fa l’atroce torto di paragonarlo a certi uomini. Anonimo
*C’è qualcosa nell’esteriorità di un cavallo che si attaglia all’interiorità di un uomo. Sir W.Churchill
PUNTATE PRECEDENTI
http://www.chiliamacisegua.org/2011/07/02/la-padania-3-luglio-tamavo-pio-bove-asino-chi-legge/
LA PADANIA 3 LUGLIO T’AMAVO PIO BOVE ASINO CHI LEGGE
http://www.chiliamacisegua.org/2011/07/10/la-padania-10-luglio-e-tira-sto-obelisco/
LA PADANIA 10 LUGLIO: E TIRA STO OBELISCO
http://www.chiliamacisegua.org/2011/07/16/la-padania-17-luglio-ma-porca-l%E2%80%99oca/
LA PADANIA 17 LUGLIO MA PORCA L’OCA…
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