Stefania Piazzo nuovo direttore della “Padania”
3 gennaio 2012 -

Chiliamacisegua vuole essere tra i primi a complimentarsi con Stefania Piazzo, l’alfiere delle battaglie di civiltà che Chiliamacisegua ha affiancato dalla prima ora, neo direttore de La Padania.
Brava Stefy , noi continueremo a chiamarti così e a seguirti sul tuo cammino.
Sempre ..banzai!
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LA PADANIA 20 DICEMBRE LA FENICE LAVORA GRATIS. DE MAGISTRIS FARÀ PAGARE L’AFFITTO?
19 dicembre 2011 -
A Napoli chi contrasta a proprie spese il randagismo deve pagare due volte. la Padania racconta in esclusiva l’ultima avventura del rifugio la Fenice che si vedrà presto costretto a pagare l’affitto di un terreno in comodato d’uso.
A fare da esattore per il Comune e a determinare, decidere l’importo sarà una potenza immobiliare, la Romeo Gestioni spa, come ha stabilito a fine mandato una delibera dell’ex sindaco Iervolino.
Quanto? Il 10% del valore dell’area e già si parla del 50%…
La storia del rifugio la Fenice a Ponticelli è l’emblema di una battaglia che rinasce a colpi di disinteresse pubblico.
Nel 2001 il primo comodato gratuito del terreno, dove l’associazione Adla opera a proprie spese, ricorda Stefania Piazzo, con sterilizzazioni, cure veterinarie, mantenimento dei 150/170 cani ospitati.
Sostituendosi al sindaco e all’Asl.
Poi il piano regolatore nel 2004 cambia la destinazione d’uso dell’area e la Fenice si trova pirandellianamente “fuorilegge”.
Da allora è una proroga continua sino, si sperava finalmente, all’individuazione di un nuovo terreno.
La delibera fissa l’area, riconosce alla Fenice di Melina Vitale di fare tutto da sola, di fare quello che gli altri non fanno.
Gratis. Ma poi la pugnala alle spalle: deve pagare quello che un’immobiliare a cui il Comune ha appaltato la gestione di tutto il demanio e le proprietà, la Romeo Gestioni spa, stabilirà. In base alla propria sensibilità.
E il terreno? Ogni sei anni si ridiscute il tutto. Come dire, peggio che essere di nuovo provvisori.
Se poi il pizzo della camorra non era riuscito a spaventare ancora la Fenice, ci pensa la legge del Comune di Napoli a riscuotere il prezzo da pagare per il diritto di svolgere un’attività socialmente rilevante senza gravare sulla comunità?
Il Ministero della Salute si era fatto interlocutore per aprire un tavolo con l’amministrazione.
Ma pare che anche quelli di Luigi De Magistris siano sordi. Bravi….
Infine, su la Padania, una firma nuova, Lepre Marzolina, che si interroga su che cosa combinino i consigli direttivi degli Ordini veterinari quando devono prendere provvedimenti disciplinari.
Tutto fermo, a quanto pare. La domanda la giriamo alla Fnovi.
A che punto sono i solerti Ordini nel sanzionare, punire e se è il caso espellere chi si è macchiato di gravi reati?
La Padania continuerà a interpellare Fnovi e gli Ordini su questi interrogativi.
Sarà come un gatto attaccato agli attributi (…maroni!).
Puniti o impuniti i veterinari non degni, processati e condannati?
Ci risulta impuniti.
Viva l’Ordine in…dis…Ordine!
Buona lettura e buona indignazione!
Chiliamacisegua
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LA PADANIA 20 DICEMBRE
VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE A CURA DI STEFANIA PIAZZO
CENTOSEDICESIMA PUNTATA
LA FENICE LAVORA GRATIS. DE MAGISTRIS FARÀ PAGARE L’AFFITTO?
Il Comune delibera che l’immobiliare Romeo Spa stabilirà quanto far sborsare ai volontari
*I CON(S)IGLI DIRETTIVI PUNISCONO I VETERINARI?
ANTEPRIMA
La Fenice lavora gratis. De Magistris farà pagare l’affitto?
Il Comune delibera che l’immobiliare Romeo Spa stabilirà quanto far sborsare ai volontari
Caro sindaco Luigi De Magistris, Lei la conoscete la storia del rifugio la Fenice a Ponticelli? Prima il Comune nel 2001 concede il comodato d’uso gratuito del terreno dove opera, mentre l’associazione Adla, che già da anni si fa carico del problema irrisolto dai sindaci predecessori, pensa a tutto il resto a proprie spese: sterilizzazione, cure, mantenimento dei cani e della struttura.
Poi nel 2004 il Comune fa cambiare la destinazione d’uso nel Piano regolatore tanto che l’asl, pur essendo tutto a norma, non può rilasciare l’autorizzazione sanitaria. Infine, a colpi di proroghe, mentre l’associazione prosegue nella sua attività di legalità sul territorio a dir poco controcorrente, visto il contesto territoriale border line in cui opera, il Comune individua un’altra area.
A farsi portavoce delle istanze dell’associazione Adla è persino il ministero della Salute, che ribadisce, grazie all’intervento della dr. Rosalba Matassa, coordinatrice della task force contro il randagismo, il ruolo sociale cardine del rifugio nella prevenzione al fenomeno del randagismo a Napoli.
E viene chiesto un incontro con la nuova giunta. Ad oggi senza alcun riscontro. Il ministero che si era fatto garante di questo incontro aspetta ancora che la giunta degni di ascolto gli interlocutori.
Caro sindaco, che accade infatti nel frattempo, dopo 15 anni di sfratti, traslochi, aree comunali concesse e poi rinnegate da strani blitz sul piano regolatore a questo rifugio gioiello che sopravvive nel degrado sociale di Ponticelli?
Dopo gli insuccessi della giunta Bassolino, la giunta Iervolino a fine mandato nel maggio scorso pennella una delibera da manuale.
Ecco, cara Fenice, il sindaco Rosetta delibera di concedere un nuovo terreno dove l’associazione Adla possa continuare a svolgere gratuitamente il servizio che il Comune non svolge, ma pagando per l’affitto.
Come? Glielo ricordiamo sindaco De Magistris.
«In locazione per la durata di anni 6 prorogabile per pari durata, a fronte del corrispettivo determinato nella misura minima prevista al sensi del dpr 296/2005 vale a dire del 10% del canone di mercato che sarà successivamente determinato dalla Romeo Gestioni spa».
Capito? Capito bene?
Intanto per 6 anni. Mica gratis, no no, pagando ad una immobiliare privata alla quale il Comune ha messo in mano tutto il proprio patrimonio immobiliare, la determinazione del prezzo. Si parte dal 10 per cento e informalmente, ci raccontano già spaventati e ancora increduli i volontari di Melina Vitale, l’eroina di Ponticelli, presidente dell’Associazione difesa e libertà animali, si parla già del 50 per cento del valore dell’area rideterminato dalla Romeo Spa gestioni immobiliari.
Se prima la camorra era riuscita a premere con atti di intimidazione per togliersi dai piedi in una precedente area il rifugio e se di recente il pulmino dell’associazione, che di pizzo non ne vuol sentire parlare, si è vista bruciare l’unico mezzo di proprietà, perché a Ponticelli la Fenice è un’isola di fastidiosa legalità, insomma, ci mancava la “cresta” fatta dal Comune in delibera per far pagare – a chi svolge un servizio di fatto gratuito sostituendosi ai doveri del sindaco – persino un canone.
Ma come, signor De Magistris, è persino il suo predecessore a far scrivere in delibera che l’Adla svolge «un’attività di controllo del randagismo sul territorio».
Le facciamo pure pagare il servizio due volte?
A destare poi non poca sorpresa è che a fare da esattore e a decidere il prezzo del valore sociale dell’attività di prevenzione del randagismo, che vorremmo ricordarle, ha pesanti ricadute sul benessere non solo animale ma umano, sia per il controllo delle zoonosi che per l’incolumità pubblica, il Comune di Napoli mette una immobiliare Spa, una vera potenza come la Romeo Gestioni.
Come nuovo rinascimento napoletano, caro sindaco, non c’è che dire. La Romeo fa bene il proprio mestiere, ma il Comune nel riconoscere il valore sociale ed economico dell’attività del rifugio la Fenice fa altrettanto?
L’ha ordinato al Comune la Romeo Spa di far pagare l’affitto dell’ex comodato? Non crediamo. Tanto è potente e articolata la Romeo sul territorio da non farci pensare che si occupi anche di soppesare politicamente l’indirizzo del Comune nei rapporti col volontariato che controlla il randagismo.
E allora, caro De Magistris, non è forse il caso innanzitutto di degnare di ascolto, tramite i suoi assessori competenti, l’associazione e la task force del ministero che si è fatta più volte interprete attraverso più canali, di un incontro risolutivo?
Questi poveretti della Fenice, e lo ricorda pure la stele di Rosetta, nella delibera che le abbiamo citato, lavorano gratis per lei. «Tale rifugio per cani – leggiamo nel documento – è stato realizzato dall’associazione a proprie cure e spese, senza ricevere contributi pubblici e in conformità a quanto previsto dalla normativa vigente, svolgendo un’attività di controllo del randagismo sul territorio».
Ultima cosa, sindaco.
E lo diciamo per conoscenza anche alla task force ministeriale: nei giorni scorsi l’Adla ha inoltrato all’asl Napoli 1 e all’assessorato all’Ambiente l’intervento di personale specializzato per la cattura di cani vaganti con l’impiego di fucile con anestetico. Si tratta di soggetti maschi e di femmine incinta.
Ad oggi nessuna risposta. La richiesta sta protocollata, signor sindaco. Le facciamo fare la muffa?
Ci appelliamo a questo punto anche noi.
Alle madri della 281, Carla Rocchi ma soprattutto ad Anna Maria Procacci, sua conterranea. De Magistris, se la fili almeno lei la Fenice.
Intanto il rifugio festeggerà il Natale.
E lo farà in una struttura particolare, dal fortissimo valore simbolico: VILLA AMMATURO fa parte di un complesso immobiliare confiscato alla camorra, abbandonato in rovina e che, grazie alla testardaggine e alla lungimiranza del dott. Del Rio e di sua moglie, sta divenendo uno dei migliori esempi di riutilizzo sociale.
«Ogni giorno qui vengono ospitati venti ragazzi diversamente abili, si organizzano corsi ed iniziative collettive sia a carattere formativo che per il tempo libero – ci scrive l’associazione -, si sta strutturando un centro polisportivo….tutto fatto al fine di riconsegnare un bene pubblico alla collettività sottraendolo al degrado morale e strutturale. La villa è intitolata ad Antonio Ammaturo, il capo della Mobile di Napoli ucciso con l’agente Pasquale Paola dalle Brigate Rosse nell’82».
Questo è quanto.
De Magistris, tasserà la Fenice anticamorra col 10-50% di affitto?
Complimenti.
s.piazzo@lapadania.net
(116-continua)
Lettera a Babbo Natale. Cosa risulta alla Fnovi?
I Con(s)igli direttivi puniscono i veterinari? di Lepre Marzolina
Caro Babbo Natale,
quest’anno non ti chiedo un regalo per me ma per tutti gli animali che conosco o dei quali ho solo letto e non sono mai storie allegre.
Come saprai i medici veterinari italiani hanno un bellissimo codice deontologico, leggi l’articolo 5 – Responsabilità disciplinare – La responsabilità disciplinare deriva dall’inosservanza o dall’ignoranza dei precetti e dalla volontarietà della condotta, anche se omissiva. Oggetto di specifica valutazione è il comportamento complessivo.
Bello, vero?
Le renne non hanno capito? Colpa dell’entusiasmo che stanno dimostrando gli Elfi.
Mi spiego: se i medici veterinari non osservano il Codice deontologico, il Consiglio direttivo inizia un procedimento disciplinare e al medico veterinario nei casi più gravi viene impedito di lavorare ancora e fare altri danni agli animali.
Quindi, anche se so che sei molto impegnato so anche che troverai modo per recapitare le lettere.
Allora ecco qui i destinatari, sono i Conigli direttivi… Cosa vuol dire che non conosci Conigli se non quelli di Pasqua?
Oops, manca una S: volevo scrivere CONSIGLI, quelli degli Ordini dei veterinari.
Non so che sentiero stellato scegli, quindi li elenco senza un ordine particolare… uffa, non intendevo l’Ordine dei veterinari!
Insomma, un attimo di serietà: qui non stiamo mica a smacchiare leopardi, non abbiamo più tempo da perdere.
Iniziamo dalle isole, quelle che ci sono, purtroppo.
Sardegna, Oristano: cosa è successo al veterinario proprietario di una cagnolina trovata a vagare denutrita e ammalata senza che ne fosse stata denunciato lo smarrimento?
Il consiglio ha convocato il dottore contestando il comportamento poco rispettoso anche dei colleghi che avevano ricoverato e curato la poveretta?
E in Sicilia? Avranno certo iniziato il procedimento per l’iscritto imputato per “commercializzazione di “sostanze nocive” (carni bovine, ovine e suine in “avanzato stato di putrefazione”), all’abuso d’ufficio ed omissione di atti di ufficio, fino alla interruzione di pubblico servizio ed omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale”
Oppure per quell’altro che della fauna selvatica si sente il padrone, immune da norme di legge.
Con un volo veloce arrivi in Puglia e poi in Umbria, dove sono iscritti i veterinari che usavano non solo insultare i loro colleghi ma anche farmaci su quei poveretti di cavalli costretti a correre ai palii.
Quello che si dicono nelle telefonate fa rabbrividire, nessuno può pensare di proteggerli… veramente qualcuno c’è stato, ma forse era ancora sotto l’effetto delle bollicine per la vittoria del palio, non sono certo affermazioni che si farebbero da sobri.
Vabbè non divaghiamo, che la lista è lunga.
Dove siano arrivati? In Toscana. Chissà che lavoro farà adesso la coppia felice, marito e moglie, tanto uniti da condividere un’unica laurea in medicina veterinaria come se fosse di entrambi e sufficiente a lavorare nello stesso ambulatorio come tutta Italia vide alla televisione a ora di cena.
E vogliamo anche sapere di altri medici veterinari, ad esempio quelli condannati per i certificati falsi sui cuccioli importati illegalmente, ti ricordi?
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LA PADANIA 11 DICEMBRE A CHI DÀ RAGIONE L’ANAGRAFE?
10 dicembre 2011 -
Svolta possibile nelle indagini su Green Hill?
Di certo la notizia che la Padania dà in esclusiva con i dati dell’Anagrafe canina regionale lombarda al 1° ottobre 2011 riapre lo scenario delle domande.
Per l’ennesima volta.
Che cosa illustra l’inchiesta?
L’Anagrafe riporta 3.888 cani vivi e 1.858 deceduti.
Che cosa ha riscontrato la Polizia locale assieme alle Guardie dell’Oipa nella perquisizione del 30 settembre 2011, il giorno prima? 2.484 cani presenti, di cui 454 non registrati in anagrafe, quindi 2.030 cani presenti “sulla carta”, gli altri non ancora.
L’Anagrafe dà ragione agli atti in Procura.
Le autorità sanitarie nei giorni scorsi avevano offerto delle precisazioni, ricorda la giornalista Stefania Piazzo.
Il Ministero della Salute nella nota della Direzione generale della sanità animale aveva scritto una nota di precisazione proprio a la Padania (pubblicata il 4 dicembre scorso) in cui circa la corrispondenza tra animali presenti e loro identificazione, affermava che “il veterinario aziendale inserisce i codici di identificazione individuale nell’Anagrafe canina della Regione Lombardia e, dalle prime verifiche effettuate, detti codici sono registrati nella stessa”. Ovvero, tanti cani nati, tanti identificati e messi in Anagrafe.
Ma così non risulta dall’Anagrafe il 1° ottobre.
Cosa è stato dunque verificato?
Anche l’Asl precisa, il 6 dicembre scorso, spiegando che “in particolare nel periodo dal 5 agosto 2011 al 30 settembre 2011 (la data della perquisizione) risultano registrati 403 cani. le stampe delle registrazioni sono state visionate e comprovano l’avvenuto inserimento in anagrafe regionale. Non risultano pertanto riscontrate violazioni”.
Ma i dati dicono l’opposto. O l’Anagrafe sbaglia o qualcuno ha sabotato l’aggiornamento oppure qualcosa ancora non torna.
Insomma, a chi dà ragione l’Anagrafe?
Intanto si attendono lumi ministeriali sui cani non microchippati movimentati in Italia.
La deroga chi l’ha autorizzata? L’Asl di sua sponte o forte di un pronunciamento ministeriale?
E i registri di carico e scarico chi li deve vidimare? Il sindaco, come prevede la legge 116, o l’Asl?
A chi darà ragione la Procura?
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Chiliamacisegua
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LA PADANIA 11 DICEMBRE
VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE A CURA DI STEFANIA PIAZZO
CENTOQUINDICESIMA PUNTATA
A CHI DÀ RAGIONE L’ANAGRAFE?
Green Hill, svolta sui cani che mancano
Anteprima
Rifacciamo la conta a Green Hill?
Il tormento continua, mentre ci si interroga ancora sul perché dei beagle movimentati in Italia verso le case farmaceutiche ma privi di microchip. Ancora ci si interroga sul perché l’Asl concesse una deroga all’impiego dei tatuaggi all’azienda: di spontanea volontà e responsabilità della veterinaria pubblica regionale o col conforto arrivato da un consenso ministeriale?
Lo abbiamo chiesto e attendiamo di essere illuminati.
Cosa c’è di nuovo adesso? Di nuovo c’è un altro pezzo di carta. Lo possiamo definire come la prova definitiva dell’assenza del registro di carico previsto dalla legge 116/92 sul quale la Padania ha concentrato molti dei propri interrogativi? Chissà.
Già gli accertamenti delle guardie ecozoofile dell’Oipa che hanno sequestrato nel settembre scorso importanti carte aziendali su delega della Procura di Brescia, avrebbero fatto emergere cucciolate fantasma, cuccioli non registrati subito ma per i quali si erano attesi circa due mesi prima della loro registrazione.
Quello che la Padania espone in esclusiva è la nota ufficiale dell’Anagrafe canina regionale relativa a Green Hill datata, attenti bene, 1° ottobre 2011, ovvero il giorno dopo la perquisizione e la conta dei cani per conto della Pro cura della Repubblica di Brescia, effettuata dalle Guardie dell’Oipa e dalla Polizia locale di Monti chiari.
Al 1° ottobre ufficialmente risulta che Green Hill sia detentore di 3.888 cani, di cui 1.858 deceduti. Al netto a Green Hill ci sono 2.030 cani.
Il 30 settembre si con tano tutti i cani, uno a uno, da mattina a sera. Nel verbale seguito al sequestro delle carte aziendali la Polizia Locale del Comune di Montichiari certifica che i cani sono 2.484, e si scopre che 454 cani non sono stati regi strati. È questa la famosa cucciolata fantasma inserita post? Non erano questi forse i cani che avrebbero dovuto essere anno tati nel registro di carico o delle nascite?
Ricapitolando: in Anagrafe ci sono 2.030 cani. La polizia giudiziaria che li ha contati ne ha segnati invece 2.484. Cioè 454 non sono stati registrati.
Un’analisi più dettagliata della registrazione in Anagrafe farebbe poi emergere come gli ultimi cani ad essere stati regi strati prima della perquisizione risalirebbero al 3 agosto 2011.
Difficile poter sostenere che l’Anagrafe rappresenti un falso.
Ma la conta non finisce qui.
Il 6 dicembre scorso l’Asl scende in campo per delle precisazioni. E scrive che «controllando la documentazione presente presso l’allevamento tra il 1° agosto 2011 e il 7 ottobre 2011 relativamente all’iscrizione dei cani nati in allevamento (e la precisazione è dovuta, perché Green Hill potrebbe acquisirli anche dall’esterno, da qui l’importanza del registro di carico, ndr) e identificati prima dello svezzamento è emerso che Green Hill ha effettuato registrazioni multiple di 510 cani; in particolare nel periodo dal 5 agosto 2011 al 30 settembre 2011 (la data della perquisizione, ndr) risulta no registrati 403 cani. Le stampe delle registrazioni sono state visionate e comprovano l’avvenuto inserimento in Anagrafe canina regionale. Non sono state pertanto riscontrate violazioni».
Allora perché al 1° ottobre l’Anagrafe ufficiale non comproverebbe? Per ché mancano all’appello ancora più di 400 cani?
È vero che l’iscrizione dei cani in Anagrafe deve avvenire entro il 60° giorno di vita, ma non ci risulta che la stessa re gola valga per la registra zione nei documenti di carico. Che dicono i registri di carico?
L’Asl dice che è tutto a posto.
Ma tutto è a posto anche per la Direzione generale della Sanità Animale e del Farmaco veterinario del ministero del la Salute perché la dr. Gaetana Ferri assicura in una lettera di precisazioni (la Padania, 4 dicembre 2011) che «Il veterinario aziendale inserisce i codici di identificazione individuale nell’anagrafe canina della Regione Lombardia e, dalle prime verifiche effettuate, detti codici sono registrati nella stessa».
Tanti cani nati, tanti cani identificati. E registrati, giusto? All’Anagrafe però il 1° ottobre non risulta. Ma per la Direzione generale, «dalle prime verifiche effettuate», è tutto regolare.
Premessa: il ministero ha accesso all’Anagrafe regionale. Ma vede anche la proprietà dei cani? Ci risulterebbe che possa vedere solo l’Asl di riferimento. Se ci sbagliamo chiediamo scusa.
Ma spostiamoci anche su un altro fronte, parallelo ma non troppo distante, quello di una circolare, la numero 19 del 16 giugno 2006. È dell’Agenzia delle entrate e riguarda i redditi da allevamento, visto che Green Hill, fino a prova contraria, è azienda agricola che alleva beagle.
Che si legge? «(…) nel computo dei cani allevati si devono conteggiare an che i cuccioli dal momento della nascita, diversamente da quanto previsto per gli altri animali».
Al momento della nascita, non dopo. È vero?
E che dire del decreto del presidente della Re pubblica del 29 settembre 1973, n. 600, ovvero “Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi”, Gazzetta Ufficiale n. 268 del 16-10-1973 – Suppl. Ordinario. Articolo che ci interessa? Il 18-bis. Scritture contabili delle imprese di allevamento.
«I soggetti i quali, fuori dell’ipotesi di cui all’art. 28, lettera b), del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 597, svolgono attività di allevamento di animali devo no tenere un registro cronologico di carico e scarico degli animali allevati, di stintamente per specie e ciclo di allevamento, con l’indicazione degli incrementi e decrementi verificatisi per qualsiasi causa nel periodo d’imposta».
Riproponiamo alle autorità che vigilano e presidiano la veterinaria pubblica: l’Anagrafe canina può continuare a essere strenuamente difesa come equipollente al registro di carico e scarico?
Chi risponde, per favore al tarlo del nostro dubbio?
Infine, in una delle ultime lettere il sindaco di Montichiari (il 28 novembre) inoltra alle autorità (ministero della Salute, Prefettura, Procura…) la risposta dell’Asl di Brescia (23 novembre 2011) circa la vigilanza su Green Hill. E l’Asl scrive di un «registro informatizzato, un insieme di fogli che una volta stampato riporta le voci previste dall’articolo 11 del decreto legislativo 116/92.
Ripassiamolo: «Comma 1:
Il responsabile di stabilimenti di allevamento e di stabilimenti fornitori è tenuto a registrare il nu mero e le specie di animali venduti o forniti, la data in cui sono stati venduti o forniti, il nome e l’indirizzo del destinatario, nonché il numero e la specie degli animali morti negli stabilimenti stessi.
Comma 2. L’autorità comunale sottopone a vidimazione i registri che devono essere conservati negli stabili menti autorizzati per un minimo di tre anni».
Il sindaco vidima.
Che scrive l’Asl di suo pugno? «La vidimazione avviene attraverso l’apposizione di timbro su ogni singola pagina riportante il logo e la scritta “Regione Lombardia Asl Brescia».
Attenti bene alla novità a 360°: «Il registro di cui al precedente punto – sotto linea l’Asl al sindaco – è stato vidimato dall’Asl di Brescia ai sensi dell’arti colo 101 della legge regionale 33/2009 che identifica le competenze del sindaco quale autorità sanitaria locale».
Insomma….
L’Asl scrive dell’esistenza di un registro vidimato dalla veterinaria pubblica. Sì, ma di vidimato agli atti della perquisizione ci sono le liste in uscita dei beagle, la maggior parte tatuati e la minoranza con microchip, secondo i dati del ministero (a noi risulta l’opposto. Inoltre il ministero non ha ancora chiarito perché si possano movimentare in Italia cani senza il microchip, obbligatorio dal 2005, ndr).
Di vidimato c’è una serie di fogli con la destinazione dei cani in uscita.
E chi deve vidimarlo secondo l’Asl? Lo dice la legge che la stessa Asl richiama, ovvero al comma 2: il sindaco.
Se la legge non è cambiata, non capiamo noi. Ce ne scusiamo.
Poi l’Asl cita un’altra legge, la legge regionale n.33/99, articolo 101, «Funzioni del sindaco quale autorità sanitaria locale in materia veterinaria.
Comma 1. Restano ferme le competenze del sindaco, quale autorità sanitaria locale, per:
a) l’adozione di provvedimenti di carattere con tingibile e urgente in materia di igiene e sanità pubblica veterinaria e di polizia veterinaria di cui all’articolo 50, comma 5, del d.lgs. 267/2000; b) (18).
Comma 2. Gli atti e provvedimenti del sindaco, quando non sono adottati su proposta del dipartimento di prevenzione veterinario, sono adottati sentito il dipartimento stesso”.
In sintesi, come fa l’Asl a dire che vidima il registro ai sensi di una legge che riconduce al sindaco il dovere del controllo, cioè le sue competenze?
Il sindaco ha delegato nero su bianco l’Asl a vidimare al suo posto?
Non capiamo. E ce ne scusiamo con i lettori. Restiamo sempre in attesa di imparare dalle autorità competenti come si fa a venire fuori da questo groviglio.
A proposito, il ministero della Salute sa dirci per ché a Green Hill si possono non microchippare i cani movimentati in Italia?
Nulla osta o qualcosa osta?
E i registri di carico e scarico sono l’Anagrafe e le liste in uscita?
E dell’articolo 11 della legge 116 non ce ne facciamo più niente?
Siamo tardi a capire.
© riproduzione riservata
s.piazzo@lapadania.net
(115 – continua)
Articoli precedenti
13 novembre
GIALLO SU 60% DI BEAGLE “NON IDENTIFICATI” “BUCO NERO” A GREEN HILL?
20 novembre
CHE USO E DESTINO SUBISCONO I BEAGLE NON IDENTIFICATI? CHE TRACES RESTA?
04 dicembre
CANI SENZA MICROCHIP IN ITALIA. IL MINISTERO SOPRASSIEDE?
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Aggiornamento Viguzzolo
6 dicembre 2011 -
Ecco l’aggiornamento che segue il passamano dei fatti di Viguzzolo.
Il tempo è galantuomo
Chiliamacisegua
Viguzzolo: processo per il canile
Grazia Colin di 55 anni e Marco Pinghera di 54, domiciliati in paese in via Montecanino, titolari del canile ivi installato, sono stati condannati a 12 mila euro di multa ciascuno perchè ritenuti responsabili di maltrattamento ai 129 cani custoditi nel canile e della morte di un alano ed un San Bernardo, sempre per le cattive condizioni dell’impianto. I fatti vennero denunciati nel marzo dello scorso anno. I due hanno fatto opposizione al decreto penale di condanna e saranno processati il 18 gennaio 2012.
I FATTI DI VIGUZZOLO QUI
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LA PADANIA 4 DICEMBRE CANI SENZA MICROCHIP IN ITALIA. IL MINISTERO SOPRASSIEDE?
4 dicembre 2011 -
Ed ecco la prima presa di posizione ufficiale del Ministero della Salute nella precisazione su Green Hill, inviata dalla Direzione Generale a La Padania.
Ma invece di fugare i dubbi, ne lascia in sospeso qualcuno.
Resta una serie di interrogativi che il quotidiano rigira all’autorevole fonte istituzionale che è stata fino ad ora, l’unica a prendere la parola.
Due gli interrogativi da sempre sollevati: la presenza e il corretto controllo dei registri di carico e scarico e l’identificazione degli animali.
Alle due domande cruciali il Ministero risponde?
Stefania Piazzo si sofferma su alcuni passaggi e rilancia.
Innanzitutto il Ministero scrive:
“Da notizie acquisite….”. Quindi, non riscontrate direttamente dal Ministero?
“Si precisa inoltre che la maggior parte degli animali viene identificato con microchip…”. Dalle liste risulterebbe l’opposto, ovvero con il codice aziendale. Inoltre “la maggior parte” non è un dato preciso.
“Per cani movimentati con destinazione ai laboratori nazionali risulta… che i cani viaggiano scortati con l’elenco dei numeri di identificazione…”.
Punto questo più che cruciale, sottolinea Stefania Piazzo, visto che il Ministero ricorda la deroga per la movimentazione con tatuaggio in ambito comunitario. Ma perché i cani nati a Green Hill e movimentati in Italia, non hanno tutti il microchip obbligatorio dal 2005?
La deroga è per i cani verso l’estero. Da quando vale per l’Italia?
L’Asl ha derogato al tatuaggio nel 2007.
Lo ha fatto forte di un parere positivo del Ministero? E da quando per i cani destinati alla sperimentazione in Italia si può soprassedere?
Infine, nella precisazione si legge che i codici aziendali sono “nell’anagrafe canina della Regione Lombardia e, dalle prime verifiche effettuate, detti codici sono registrati nella stessa”.
Domanda: il Ministero dall’anagrafe nazionale può risalire al proprietario (Green Hill) di un dato animale? Non vede forse solo il nome dell’Asl di riferimento? Chi e cosa è stato quindi verificato?
Il Ministero inoltre annota alcuni errori sul conteggio de La Padania, che ringrazia e corregge la svista tipografica in tabella, ripubblicata corretta.
Resta comunque la domanda: perché molti cani movimentati in Italia non risulterebbero microchippati? Montichiari è zona extraterritoriale?
Il giallo su Green Hill continua.
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LA PADANIA 4 DICEMBRE 2011
Viaggio nell’Italia bestiale a cura di Stefania Piazzo
CENTOQUATTORDICESIMA PUNTATA
CANI SENZA MICROCHIP IN ITALIA. IL MINISTERO SOPRASSIEDE?
CONTINUA IL GIALLO DI GREEN HILL
Anteprima
Riceviamo con piacere la lettera della Direzione generale, che intende chiarire il “giallo” delle identificazioni dei cani di Green Hill, per porre la parola fine ai dubbi e alle incertezze.
Allora andiamo con ordine, approfittando dell’autorevole fonte per comprendere ciò che magari a occhi inesperti come i nostri può risultare ancora tuttavia non facilmente comprensibile.
1) Leggiamo che “per i cani movimentati” la Direzione fornisce elementi informativi “da notizie acquisite dal Servizio veterinario Asl”. E anche: “i cani movimentati con destinazione ai laboratori nazionali risulta, dalla documentazione acquisita, che viaggiano scortati dai seguenti documenti (…)”
Vuol dire che l’ufficio del ministero non ha direttamente controllato e verificato attraverso i propri tecnici la movimentazione ma si tratta di elementi informativi inviati dall’Asl?
La Direzione generale ha direttamente verificato con i registri di carico e scarico le movimentazioni di tutti gli animali?
2) Una domanda alla quale non abbiamo ricevuto riposta è: perché non viene ottemperato per tutti i cani nati e movimentati in Italia l’obbligo di identificazione con microchip, unico metodo di identificazione riconosciuto?
Leggiamo ancora che i cani “movimentati ai laboratori nazionali” viaggiano avendo al seguito: “modello 4 (ai sensi del DPR/54) con l’elenco dei numeri di identificazione individuali…”. Cosa si intende per identificazione individuale?
Che tutti i cani movimentati in Italia sono microchippati con il chip obbligatorio nel nostro Paese dal 2005? Così non è stando alle liste, visto che quelli movimentati verso i laboratori nazionali microchippati sono 33 contro i ben 168 tatuati verso quattro case farmaceutiche in nome mesi.
La Direzione generale scrive che “L’identificazione tramite tatuaggio è da considerarsi valida, ai fini della movimentazione comunitaria, se il tatuaggio è stato apposto prima del 3 luglio 2011 conformemente a quanto stabilito dalla normativa comunitaria… (…)”.
Il fatto che vi sia una deroga a livello comunitario al tatuaggio per movimentare i cani verso l’estero può essere al limite accettato, nonostante i cani nascano in Italia dove dal 2005 il microchip è obbligatorio.
A meno che il ministero consideri Green Hill zona extraterritoriale, visto che la deroga vale per la movimentazione intracomunitaria ma non per la movimentazione in Italia, ce lo può spiegare perché in Italia dalle liste risultino ceduti cani senza chip? C’è forse una ragione a noi sconosciuta per cui il microchip sia di impedimento? E se sì, quale a conoscenza della Direzione?
3) Un’altra domanda alla quale non abbiamo ricevuto risposta è se il parere favorevole espresso dalla Regione Lombardia all’azienda circa il tatuaggio sia stata una scelta autonoma o, piuttosto, sia stata confortata da un parere tecnico del ministero della Salute. Nel 2006-2007 la Direzione generale è stata interpellata e, nel caso, come si è espressa?
4) La Direzione generale afferma: “Si precisa che la maggior parte degli animali viene identificato individualmente con microchip mentre i restanti animali sono identificati tramite tatuaggio indelebile (…)”. Ci scusiamo ma non è chiaro cosa “Si precisa” visto che viene indicato sommariamente che “la maggior parte degli animali… è individuato con microchip”.
5) “Dalle prime verifiche effettuate, detti codici (aziendali, ndr) sono registrati nella stessa” (ovvero in anagrafe canina regionale, ndr). A noi risulta che l’anagrafe canina nazionale in realtà sia un anello di congiunzione delle anagrafi regionali. Ma il ministero può risalire al proprietario di un dato animale o vede solo il riferimento dell’Asl? Come fa quindi a risalire ai cani registrati a nome del Green Hill?
6) I registri di carico e scarico sono previsti dalla legge 116/92. Un conto però è l’anagrafe canina e altra cosa sono le liste. Esiste il registro? E’ vidimato come previsto da legge dal sindaco?
7) Si legge anche: “…la maggior parte con microchip mentre i restanti tramite tatuaggio”. Dalle liste in possesso all’autorità giudiziaria sequestrate il 30 settembre scorso risulta invece che la maggior parte sia identificata con tatuaggio e la rimanente con microchip, nella misura di 831 con microchip e i rimanenti 1.312 con codice aziendale che corrisponderebbe al tatuaggio, seppure il codice sia riportato in modo incompleto sulle liste mancando provincia e sigla dell’allevatore. Non mancheranno sui passaporti, ma sulle liste l’identificazione è incompleta: il codice non è riportato per esteso. Quanto “ad alcuni errori macroscopici” sulla tabella, abbiamo riportato correttamente tutti i dati rilevati nelle liste ma l’errore è l’aver invertito in sede tipografica la voce con chip con quella senza chip. Ma come più volte si è scritto in questo servizio come in altri precedenti, 831 cani risultavano identificati con microchip mentre gli altri 1.312 erano annotati con codice aziendale, che ora abbiamo visto essere incompleto. Finita la conta, abbiamo altri numeri più importanti in sospeso ai quali invece a nostro parere la Direzione generale non ha risposto. A noi pare più macroscopico invece che molti cani non microchippati siano movimentati in Italia. Il chip non è obbligatorio dal 2005?
(114-continua)
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LA PADANIA 29 NOVEMBRE LA BONIFICA ETICA DEL MASSACRO ROMENO
29 novembre 2011 -
Continua il viaggio bestiale di Stefania Piazzo su La Padania. Oggi racconta la meravigliosa avventura di Sara Turretta e i cani e bambini della Romania.
Abbiamo il dovere di sostenere questa avventura, dovere morale di tutelare tutte le creature vessate, uccise e maltrattate.
Dovere di lottare per loro, pena l’inciviltà perpetua.
Buona lettura e buona indignazione!
Chiliamacisegua
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LA PADANIA 29 NOVEMBRE
CENTOTREDICESIMA PUNTATA
VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE A CURA DI STEFANIA PIAZZO
LA BONIFICA ETICA DEL MASSACRO ROMENO
L’AVVENTURA DI SAVE THE DOGS, SARA TURETTA RACCONTA
ANTEPRIMA
“Esiste una povertà più povera e una ricchezza più ricca. Esiste la Romania. Così, quando il trasferire valori diventa il tuo lavoro, la tua scelta etica e necessità, capisci che camminare sui cadaveri, quelli degli animali, sia il fine corsa di una civiltà. D’altra parte oltre la morte, cosa c’è?.
Milano è una città strana, nasconde segreti e tesori. Dove tutto scorre c’è anche il cuore di qualcosa che fa la differenza.
È la città profetica nel cambiamento che rompe tabù e costruisce ponti. Se dovessimo costruirne uno e dargli un nome lo dovremmo chiamare Save the dogs. Il ponte tra l’associazione, Milano, e la Romania. L’intuizione di Sara Turetta arriva nel 2001. Sara è abituata a viaggiare, conosce i Paesi dell’Est, vive con la famiglia per anni
all’estero in Europa. La visione “globale” dei problemi non le manca. Ma l’inciampo nella verità che le cambia la vita, e che la cambierà grazie a lei a migliaia di animali e di cittadini romeni, arriva dopo le denunce magari scomposte dei volontari italiani che parlano delle atrocità sugli animali in Romania, su un randagismo che è sterminio, torture, cannibalismo del rispetto.
«In un Paese randagismo e relazione con gli animali sono il prodotto del comportamento umano – ci spiega -, frutto dell’evoluzione di un Paese. E in Romania l’indurimento di un popolo, di una classe politica, ha dato questi frutti».
L’immagine degli animali lasciati agonizzare per le strade, o sommariamente decimati a migliaia trattenuti dalle tenaglie e sfracellati contro i muri da macellai dei“canili” e finiti con un’iniezione nel cuore, dicono che la Romania è ancora in guerra con se stessa. Dentro questa guerra, dal 2001 ad oggi Sara e il suo gruppo hanno iniziato a strutturare una risposta di civiltà e benessere nella politica della cipolla.
……………………
Quando si legge il nome dell’associazione non deve sfuggire quell’
and other animals… E altri animali. «Grazie a Franco Aloisio di Para da entriamo nel gruppo ong denominato Ciao, di cui fa parte la Fondazione Don Orione – spiega Sara -. Nasce il progetto It’s donkey tim e, programma di onoterapia con quattro asinelli strappati alla morte (scelti tra i 58 ospitati nel rifugio di Cernavoda), impiegati ora nella pet con venti bambini orfani portatori di gravi handicap, provenienti sia dal centro gestito dalla Don Orione che da altri orfanatrofi pubblici. In Romania i bambini ancora “istituzionalizzati” dentro gli ex orfanatrofi sono 150mila. Il nostro progetto ha una valenza puramente simbolica ma apre una breccia».
………………………
Sul sito www.savethedogs.eu c’è tutto e di più. Ma non potevamo uscire dal 36 di via Vilfredo Pareto senza citare il sociologo dell’economia: «La scienza economica non considera la proprietà come un dogma, non ne nega i difetti, la riconosce variabile nel tempo e
nello spazio; ma seguendo il metodo sperimentale crede che la sua disparizione farebbe oggi più danni che vantaggi».
Che c’entra questo con gli animali e gli uomini, con gli asini e gli orfani? Applichiamo una proprietà transitiva. La proprietà di un animale non è dogmatica, il farla sparire, azzerando
ciò che è la responsabilità di custodire, rispettare e proteggere un essere senziente, è di fatto più dannoso, «più danni che vantaggi», scriveva Pareto. Esiste infatti, in nome di ciò che si demonizza, una povertà più povera e una ricchezza più ricca. Esiste una Romania che vive nel passato e una speranza presente umanizzata dagli animali”
Stefania Piazzo
(113-continua)
NOTA
Per saperne di più sul massacro dei cani in Romania
http://all-4animals.com/2011/11/26/massacro-randagi-in-romania-cosa-fare-adesso/
Massacro randagi in Romania: cosa fare adesso?
Pubblicato da All4Animals
Noi non ci arrendiamo.
In barba al governo Basescu, alle concussioni, alle collusioni, al giro di denaro sulla pelle dei cani, al lavaggio del cervello collettivo, allo sgambetto continuo alle più basilari norme di benessere animale, al non rispetto delle regole che un paese europeo dovrebbe rispettare, noi non ci arrendiamo.
Il colpo è stato duro da incassare: la legiferazione del governo rumeno in merito allo sterminio indiscriminato dei 2 milioni di randagi che abitano il Paese – randagi figli dell’ignoranza, dell’arretratezza, delle mancate sterilizzazioni e degli abbandoni – era attesa e temuta ma è comunque arrivata come un fulmine a ciel sereno, lasciando sgomenta la comunità animalista internazionale che ha fatto il possibile per battersi contro lo scempio rumeno.
Dalle associazioni salvifiche come Save The Dogs di Sara Turetta fino alle documentazioni fotografiche di chi è andato sul posto a verificare la situazione, dal tam tam di internet fino allacondivisione della petizione per fermare il massacro, ci si augura che ogni singolo animalista abbia fatto qualcosa per i randagi rumeni.
Non è stato abbastanza: loro continuano a morire, noi continuiamo a sentirci impotenti.
Impotenti contro un governo che tiene il passo del gambero e va indietro anziché avanti, e impotenti davanti alla realizzazione di non poter, in alcun modo, salvare tutte le innocenti vittime dello sterminio.
Vittime come quelle nelle foto che mostriamo: tre uomini armati di bastoni e tenaglie contro una povera bestiola indifesa, un cane disperato e scioccato sollevato per la coda e la pelle della schiena, un altro ucciso e abbandonato. Cosa c’è di umano in questo? Cosa c’è di etico, compassionevole, giusto in questo? Quale che sia il problema, la soluzione non è quella che vediamo in rete nelle documentazioni fotografiche che arrivano ogni giorno dalla Romania.
L’approvazione della legge dello sterminio ci ha piegati.
Piegati. Ma non spezzati.
Se il governo Basescu pensa che sia finita qui, e che staremo zitti e buoni davanti a quanto sta accadendo, si sbaglia.
Finché potremo continueremo a combattere, a lottare perché per questi animali la vita sia migliore di così. Migliore di come viene mostrata in quella fotografia maledetta, istantanea precisa di ciò che avviene nel Regno di Basescu ogni singolo giorno.
Cosa possiamo fare?
Cosa dobbiamo fare?
Possiamo innanzitutto sostenere le associazioni che si battono da tempo sul territorio rumeno perché le cose cambino e migliorino: una tra tutte è Save The Dogs.
Inoltre, possiamo (e dobbiamo) firmare la petizione che mira a raccogliere un milione di firme: la trovate qui.
In terzo luogo, dobbiamo mantenerci sempre informati su quanto avviene in Romania: e questo è il posto ideale. A questo link, inoltre, trovate un altro gruppo sempre molto aggiornato sul problema randagi nel Paese.
Sappiamo che assistere ad un disastro del genere fa male, ma voltare la testa dall’altra parte e chiudere gli occhi è un insulto nei confronti di queste vittime mute e innocenti della follia e dell’avidità dell’uomo. Dobbiamo, per questo, avere la forza di guardare, ascoltare, leggere e capire. Sempre.
Dobbiamo trovare la volontà di andare avanti che a questi animali viene sistematicamente negata – e dobbiamo farlo non solo per loro, ma anche per noi stessi. Perché un futuro diverso da questo sia possibile.
Fare pressione. Questo è possibile fare e questo sarà fatto. Un pressing costante, sistematico nei confronti degli organi di informazione, del pubblico, della politica: non si potrà ignorare per sempre quello che accade in Romania.
Fare pressing significa conoscere e far conoscere. Significa, per l’appunto, non voltare la testa per non vedere.
Significa firmare la petizione e condividerla sui social network, sulle bacheche, nei forum, via email a tutti i nostri contatti. Significa tenere nota degli aggiornamenti che arrivano dal Paese e diffonderli a quante più persone possibile. Significa informare la stampa, la televisione di cosa sta accadendo.
Ieri sera, ad esempio, all’edizione delle 20 del TG5 si è parlato della Romania. Il video è qui:
http://www.video.mediaset.it/video/tg5/full/263789/edizione-ore-2000-del-25-novembre.html (dal minuto 24).
Se tutti sapranno, se tutti si indigneranno, se tutti alzeranno la voce e diranno NO, e diranno BASTA, forse qualcosa potrà cambiare.
Siamo piegati. Non spezzati.
Le vittime animali della Romania, noi, non le dimentichiamo.
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LA PADANIA 20 NOVEMBRE CHE USO E DESTINO SUBISCONO I BEAGLE NON IDENTIFICATI? CHE TRACES RESTA?
20 novembre 2011 -
La Padania punta al sodo e sposta il problema “fuori” da Green Hill, chiedendone conto allo stesso stabilimento, all’Asl e alle autorità che vigilano.
Perchè la questione ruota e ruoterà, ne è certa Stefania Piazzo, attorno all’uscita senza identificazione dei cani: ma insomma, come può avvenire la movimentazione dei cani in ambito comunitario ed extracomunitario non identificati? Le norme comunitarie e italiane prevedono l’obbligo di identificazione individuale, quindi microchip, passaporto e non solo.
Stefania Piazzo chiede: ma che fine ha fatto il rispetto del Traces, il sistema comunitario obbligatorio informatizzato che accompagna tutto il viaggio degli animali fino a destinazione e che ne prenotifica addirittura l’arrivo, con dati precisi?
Non vale più e l’Europa non ce l’ha detto?
Da quando, chiede la Padania al Ministero della Salute, ai Nas e alla Procura di Brescia, sono le ditte farmaceutiche o gli stabilimenti di produzione o certa veterinaria pubblica a darsi nuove regole? E che uso viene fatto dei beagle fantasma?
Ecco allora una pagina d’inchiesta fatta da 21 domande e dall’elenco completo delle ditte europee ed extraeuropee che ricevono i cani, il loro numero e nel dettaglio quanti beagle sono stati ceduti ditta per ditta, non identificati e quanti invece (solo il 39%), con microchip.
Buona lettura e buona indignazione
Chiliamacisegua
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Ecco il nodo cruciale sviscerato da La Padania, ecco le domande che pretendono risposte:
“Se le liste vidimate dall’Asl di Brescia sui beagle in uscita da Green Hill e diretti alle case farmaceutiche per la sperimentazione confermano che il 61% dei cani ceduti da gennaio a settembre 2011 risulta non identificato, allora occorre non solo dare la notizia, come la Padania ha fatto il 13 novembre scorso.
Suggeriamo alla Procura di Brescia, alla Direzione generale della dr. Gaetana Ferri del ministero della Salute e al comando dei carabinieri dei Nas (già destinatari delle carte inviate dal servizio di vigilanza dell’Oipa), di verificare il rispetto delle norme Traces, il sistema informatizzato sugli scambi comunitari di animali.
Il Traces prevede l’identificazione individuale, il passaporto, la visita veterinaria 24 ore prima.
Come fanno ad uscire ed essere trasporti regolarmente cani non identificati?
Il Traces non vale per tutti e l’Ue non ce l’ha detto? Fateci sapere. E che fine fanno i cani senza chip?
La Padania ha realizzato la tabella con il dettaglio delle spedizioni ricavate dalle liste agli atti.
Siamo certi che la vicenda, più che sul fronte del maltrattamento, possa fornire altri scenari proprio da queste nostre domande.
Cari saluti.
s.piazzo@lapadania.net
(112-continua)
© Riproduzione riservata
La Padania 20 novembre
CENTODODICESIMA PUNTATA
CHE USO E DESTINO SUBISCONO I BEAGLE NON IDENTIFICATI? CHE TRACES RESTA?
La Padania ha realizzato la tabella con il dettaglio delle spedizioni ricavate dalle liste agli atti. Il Traces non vale per tutti e l’Ue non ce l’ha detto?
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LA PADANIA 13 NOVEMBRE GIALLO SU 60% DI BEAGLE NON IDENTIFICATI BUCO NERO A GREEN HILL?
13 novembre 2011 -
La Padania apre un nuovo capitolo su Green Hill. Questo: su 2.137 cani destinati alle case farmaceutiche nel 2011 (almeno sino a settembre), solo il 39% risulterebbe identificato, il rimanente 61 per cento no.
In altre parole, sei cani su dieci non sembrerebbero essere identificabili. E’ vero o falso, si interroga Stefania Piazzo, liste dei cani in uscita alla mano? Non c’è niente altro che documenti il contrario?
Insomma, mentre ancora non si avrebbero novità sui registri di carico e scarico per la tracciatura dei beagles in entrata e uscita dallo stabilimento, tanto da diventare questo interrogativo oggetto dell’istanza di chiusura dell’allevamento presentata dall’Oipa, la Padania solleva nuove domande.
Il caso nasce dalle liste dei cani in uscita diretti verso le case farmaceutiche, liste sulle quali gli sviluppi sulle indagini hanno chiesto niente meno che un parere sulla loro validità alla Direzione generale della Sanità Animale al Ministero della Salute e, per conoscenza, ai Nas, alla Procura e all’Ordine dei Veterinari.
Tutto in regola, signor Ministero, chiedono gli investigatori? E’ così che si fa? La Direzione Generale ora è chiamata a dare un parere sulla validità delle liste – che riportano il timbro dell’Asl di Brescia – e sulla loro eventuale legittimità a sostituire i registri per ora ancora mancanti, registri che andrebbero vidimati comunque anno per anno, dal Comune di Montichiari, pena il venir meno dell’autorizzazione all’apertura dello stabilimento, come prevede la Legge 116 del ’92 e la stessa Ordinanza del Sindaco.
Ora, il capitolo liste e la domanda: perché sei cani su dieci non sembrerebbero essere stati microchippati? Che fine fanno quelli senza identificazione?
Bella domanda.
Sarà bella anche la risposta?
Buona lettura e buona indignazione!
Chiliamacisegua
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La Padania 13 novembre
CENTOUNDICESIMA PUNTATA
GIALLO SU 60% DI BEAGLE “NON IDENTIFICATI” “BUCO NERO” A GREEN HILL?
LISTE IN USCITA COL TIMBRO ASL : SU 2.137 CANI, SOLO 831 CON MICROCHIP
FNOVI SULLA QUINTANA: DOBBIAMO ESSERE CREDIBILI
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6 NOVEMBRE LA PADANIA GIRA LE INTERCETTAZIONI INTEGRALI A GEAPRESS
6 novembre 2011 -
6 NOVEMBRE LA PADANIA GIRA LE INTERCETTAZIONI INTEGRALI A GEAPRESS
Il quotidiano umbro ternimagazine.it il primo a riprendere le 676 pagine
http://www.ternimagazine.it/59296/il-fatto/doping-quintata-ecco-le-intercettazioni-integrali.html
Che cosa ci resta ancora da scoprire nel vaso di Pandora della Quintana di Foligno?
L’inimmaginabile.
In un ritmo serrato e nervoso di frasi, battute, di elencazione di medicinali, tra “prendi, dai, metti, aggiungi, infiltra, ingoia…” in un sincopato giornalistico di tutto rispetto, Stefania Piazzo ricostruisce in questa terza puntata, attraverso le intercettazioni agli atti in Procura a Perugia, lo scenario prepalio con una sequenza cristallina e inequivocabile, dove si intrecciano telefonate tra uno dei veterinari e uno dei membri del rione Contrastanga.
Ah, naturalmente al primo posto ci stanno sempre i cavalli… L’amore e la cura per loro!
Eccertoooo…
E allora, nel finale che Stefania ci ha riservato, dalle intercettazioni telefoniche del processo per doping, fateci caso, una chicca, un regalino ai lettori.
Che fine fanno i cavalli che non funzionano negli ippodromi?
Se lo chiedono i due telefonisti e alla giornalista, nel fiume di pagine e parole del dossier, questo dettaglio non sfugge.
E ce lo regala per riflettere. E ce lo regala come spunto, indizio perchè qualcun altro, deputato e addetto alla bisogna, magari, indaghi.
Mentre anche io ce lo domandiamo!
Che deve fare la stampa di più, oltre all’inchiostro, pesante come il piombo che impallina la civiltà, dare il sangue forse, perché arrivi la censura di chi amministra il Palio e il territorio?
A proposito, il presidente dell’Ente Fiera non si dissocia da se stesso: solidarietà aveva espresso ai condannati e solidarietà incisa sulla pietra resta. E la Provincia di Perugia resta sempre convinta che non sia giusto che Foligno per questi esempi di pubblica virtù, resti esclusa dai patrimoni d’Italia.
Bravi.
Buona lettura e buona indignazione!
Chiliamacisegua
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LA PADANIA GIRA LE INTERCETTAZIONI INTEGRALI A GEAPRESS
VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE A CURA DI STEFANIA PIAZZO
CENTODECIMA PUNTATA
Rione Contrastanga. Andiamo avanti con le intercettazioni da pubblicare dopo le condanne per doping alla Quintana. Andiamo fino in fondo.
Dalle pagine processuali perugine ricompare il nome di un veterano della Giostra, il veterinario della Quintana, Umberto Ricci, e del gestore di scuderia del rione Contrastanga, Maurizio Conti. Il caso sono gli atti di doping sul cavallo Express Dissident.
Articolo
Rione Contrastanga
SEMO CALATI DE GLOBULI ROSSI, PO ESSE IL DMSO?
Andiamo avanti con le intercettazioni da pubblicare dopo le condanne per doping alla Quintana. Di turno il rione Contrastanga con il veterinario, Umberto Ricci, e il gestore della scuderia Maurizio Conti. Intanto la Padania ha inviato sabato 5 novembre al quotidiano on line www.geapress.org il documento integrale con le 676 pagine di intercettazioni.
Da ieri cliccando la stringa http: http://www.geapress.org/corse-palii-giostre/quintana-di-foligno-le-intercettazioni-integrali-dellinchiesta-sul-doping/20977 si leggono i testi.
Anche il quotidiano umbro ternimagazine.it da ieri ha pubblicato gli atti: http://www.ternimagazine.it/59296/il-fatto/doping-quintata-ecco-le-intercettazioni-integrali.html
(110-continua)
2 MAGGIO 2006
Maurizio: Umbe’, so’ Maurizio. Ascolta, te volevo chiede’ una cosa, io ho ritrovato la boccetta di Nevanderga (sic) dentro l’armadietto. … adesso con la ricetta che ce devo fa’, Umbe’? Umberto: ma è novo…? Maurizio: sì sì, scade nel 2007… se è un problema lo ricompro, Umbe’, se se può annulla’… Umberto: e no, la strappi la ricetta. Maurizio: no, la lascio lì, casomai te l’annulli e te la metti dentro al coso. Umberto: no, perché l’avemo registrata sul registro. Maurizio: eh, non se può annulla’? Umberto: sì. Maurizio: e sennò se è un problema lo piglio. Umberto: ma piglialo, va, oh? Faglie qualcosetta mo’ a ‘sti cavalli.
20 MAGGIO 2006
Maurizio: ascolta, Umbe’, per prova’ la Grigia stasera… ce vogliono due righe del veterinario. Umberto: perché? Maurizio: perché non è stata previsitata, ce la fanno prova’, però tutti i cavalli che non sono stati previsitati vogliono due righe del veterinario… come si chiama… de sana costituzione, che insomma può… che è in grado di prova’, via. Due righe. Umberto: io a mo’ sto quaggiù. Maurizio: non c’hai niente dietro, Umbe’? Umberto: no. Maurizio: e lo faremo su un foglio bianco. Umberto: non c’ho il timbro. Maurizio: e beh, ce lo metteremo a ma… ci scrivemo a stampatello… me porti un foglio, Umbe’, che te devo di’, sennò faremo in qualche altro modo. Perché se ce lo scrivi tu a stampatello Dott. Umberto Ricci? Umberto: va beh, dai, mo’ vedemo. Maurizio: e poi se ce fai.. perché dopo, dopo te spiego anche un’altra cosa, dopo quando vieni giù te dico anche un’altra cosa perché qui è diventata una cosa impossibile. Umberto: perché? Maurizio: perché hanno mandato una lettera all’ENPA di protesta perché noi abbiamo fatto.. non c’è scritto direttamente noi ma insomma se capisce che emo provato una cavalla non idonea secondo l’articolo.., Codice Penale, che se… non lo so, impiccagione, sei mesi di carcere duro ci daranno, non lo so… Qui è da incazzasse e basta… Umberto: chi l’ha messa? Maurizio: non lo so… e però me lo immagino, eh.
20 MAGGIO 2006
Umberto: Maurizio, l’ho mandato il fax, eh. Maurizio: ok, bene. Umberto: va bo’? … niente, certifico che ho visitato la cavalla ed è idonea a partecipare all’attività agonistica. Maurizio: perfetto, a posto.
31 MAGGIO 2006
Maurizio: me so’ scordato di ditte una cosa, … per Tiranno… lui al primo giro è sempre un po’ più nervoso… che cazzo gli posso fa’? È che quella roba per bocca che vendono non fa un cazzo, quelle paste, quelle.. Umberto: cioè, Mauri’, è robbetta proprio che non fa una sega… l’unica cosa che gli si può fa’ 0,1 de Domosedan… ma se fa prima che partite.
12 GIUGNO 2006
Marco: ciao, Umbe’, è Marcolino. Umberto: come sei messo? Marco: bene. Senti, io so’ andato a Madonna della Stella a piglia’ la roba… però non c’era il Flexadol, m’ha dato l’Axpegic. Umberto: è uguale…
12 GIUGNO 2006
Maurizio: Umbe’, so’ Maurizio. Senti, quella cosa che ha preso Marco, t’aveva telefonato, no, al posto del… Flexadol… Umberto: sì, è uguale. Maurizio: eh, le fiale sempre le stesse? Tre… due, tre, quante ne faccio? Umberto: sì, sì, tre de acqua e tre de polvere. Maurizio: oggi e domani? Umberto: sì.
14 GIUGNO 2006
Umberto: oh, Mauri’, dimmi. Maurizio: oh, ma un dubbio, io.. siccome sull’agenda ho visto l’Adeguan tocca fallo intramuscolo e va bene. Il Matrix io mi ricordo in vena, è sicuro? Umberto: endovena, endovena il Matrix. Maurizio: eh, porca pu… E poi un’altra cosa, io ho visto che tutta la settimana non ci sta mai erba colina, Epagen, io gliel’ho data, tanto non è che gli fa male. Umberto: Non faglie fa’ il Tationil (sic)… Maurizio: no no, oggi mo’ va a fa’ una passeggiata. Umberto: perché so’ un po’ suscettibili ‘sti cazzi di purosangue.
15 GIUGNO 2006
Maurizio: il cavallo è molto bello, Umbe’, se move molto bene, … Gianluca dice che adesso lui gli tira un po’ de meno, … però lui lo sentiva de testa più grintoso quindici giorni fa. Umberto: l’Olistiron (sic) lo sta a fa’? Maurizio: sì sì, lo sta a fa’, l’ha fatto, mo’ stasera lo deve rifa’. Umberto: senti, Mauri’, daglie casomai… dieci… venti compresse de Eutirox 100.
16 GIUGNO 2006
Maurizio: senti, ho ritirato le analisi… e semo un po’ bassi. Eh, nonostante le.. le cure, insomma, eh, anche ieri sera ha fatto 30 cc de Eutiron. Umberto: porco dinci! Maurizio: E poi c’ha bassissimi… dei globuli rossi. Umberto: un po’ de Eprex se rimedia? Maurizio: come? Umberto: un po’ de Epo? Maurizio: e come fo? Umberto: senti Gianluca. Maurizio: quanto tocca fagliene? Umberto: 10 unità sotto pelle oggi.
16 GIUGNO 2006
Maurizio: oh, Umbe’, scusa, eh. No, niente, non gliela fa, dice: me ce vuole un po’ de giorni: adesso io dove cazzo lo vado a piglia’… Umberto: e, Mauri’, l’Emo 15 l’abbiamo fatto mai? Maurizio: eh, gliel’abbiamo fatto sì, solo che c’era l’Ippiron (sic), è stato fatto due volte l’Ippiron e 30 cc ieri sera, sennò c’ho il Ferlix e l’Emo 15. Umberto: eh, faglie 20 di Emo 15. Maurizio: 20 cc Emo 15 e basta? Umberto: l’Adiuxan B12? Maurizio: ce l’ho. Umberto: e 30 di Adiuxan B12. Maurizio: Adiuxan B12, 30. Umberto: e niente, e 20 di Emo 15. Maurizio: sennò vado… io l’Ippiron l’ho finito. Umberto: eh, tocca che glielo fai. Maurizio: allora 30 cc di Ippiron, se stasera gli faccio il Fellixit non è uguale dell’Ippiron, no? Umberto: Dio bono, non si trova più la Sideroglobina. Maurizio: puttana della puttana, ma io… Umberto: eh, Mauri’, non se trova più. Maurizio: una cosa simile non esiste? Umberto: no, che funziona così no. Maurizio: quella era micidiale. Umberto: eh, lo so. Al limite faglie qualche scatola de Folina. Maurizio: la Folina pure ce l’ho. Umberto: Mauri’, daglie 20 compresse di Eutirox… Maurizio: Allora 20 di Emo 15, Adiuxan 13 e l’Ippiron insieme all’Emo 15 o no, voglio dire, se gli fo l’Emo 15 gli faccio anche l’Ippiron? Umberto: no, no, l’Emo 15 sempre lo fai. Aggiungi, non è che togli.
18 GIUGNO 2006
Maurizio: senti una cosa, Umbe’, io stavo a vede’ l’altro anno al giorno della gara gli avevamo fatto…, alle cinque mi hai fatto fa’ due bocce de coso, de bicarbonato. Poi due flaconi di Malox. Poi m’avevi dato però una cosa da faglie alle otto … m’avevi dato una siringa tu da fagliela in muscolo. Umberto: ma era l’Alfutop (sic)… L’ha mosso stamattina un pochetto Gianluca? Maurizio: no, adesso sta a magna’… Umberto: ma, Mauri’, io glielo darei normale … verso mezzogiorno, così fallo magna’. Cioè la cena no, eh. Maurizio: no no no, gli ridamo un’altra.., un altro po’ a mezzogio.., prima di anda’ via da qui, prima di anda’ via dopo pranzo gli ridamo un’altra…, un altro po’ e… Umberto: dopo sennò sta troppo lontano dalla cosa…
9 SETTEMBRE 2006
Umberto: pigliate oggi due scatole di HI 50, perché io l’ho finite e non gliela faccio a piglialle. Maurizio: HI 50? Umberto: sì. Maurizio: ah, due scato… Umberto: l’acido ialuronico per infiltra’.. Maurizio: sì, due scatole. Umberto: perché l’ho finite e non gliela faccio a piglialle per lunedì. Maurizio: il Testovis gliel’ho rifatto.
9 SETTEMBRE 2006
Maurizio: stamattina avemo fatto le analisi e semo calati. I globuli rossi di un milione circa ma l’emoglobina di un punto e mezzo e l’ematocrito di quattro punti, po esse il DMSO che gli emo fatto… Umberto: è sicuro, quando l’avete fatto? Maurizio: eh, l’emo fatto all’inizio della settimana. Umberto: Eronciclon lo piglia sempre? Maurizio: sì sì, tutti i giorni. C’è una cosa che è stata fatta diversa, non so quanto può incide’, che le altre volte le analisi le avevamo fatte due giorni dopo… sì, che gli si faceva il Testovis, stavolta invece gliel’emo fatto oggi….. però ‘sti quattro punti di ematocrito sono tanti che sono andati giù… è vero che l’altra volta gliel’avevamo fatto due volte, stavolta una volta sola, però gli abbiamo fatto stavolta 100 CC, l’altra volta mi pare un po’ di meno.
14 SETTEMBRE 2006
Maurizio: Umbe’… ci sta un problema, non so quanto grosso. Che so’ saliti parecchio i globuli bianchi. Umberto: quant’è? Maurizio: 9 milioni e 8. E sono calati i linfociti. Umberto: mhm, c’ha qualche reazione addosso sulla pelle…? Maurizio:… io stavo a pensa’, che ne so, i buchi … delle punture … Umberto: eh, gliene dai una al giorno… Tocca faglie il Fleboside. Cinque fiale alla mattina e cinque fiale quattro ore prima e più la… per bocca… eh, la mattina della Quintana e quattro ore prima.
14 SETTEMBRE 2006
Maurizio: domani casomai il testo sempre due fiale gliene fo? Umberto: sì, sì. Maurizio: due, no? Umberto: non cambia niente. Casomai fateglielo sul culo. Maurizio: sì, sì, sulle chiappe sopra glielo fo. Senti … mi stavano a di’ a Simone quelli dell’Ente Giostra che ‘sta pugnetta de.., ce so’ i Carabinieri, tocca daglie ‘ste fotografie.
17 SETTEMBRE 2006
Umberto: gliel’hai fatto il Fleboside? Maurizio: gliel’ho fatto. Gli ho fatto Windaid, Fleboside e basta… casomai… tanto lo sciroppo quattro ore prima? Umberto: sì sì. Maurizio: e anche il Fleboside. Umberto: esatto, fai il Fleboside e lo sciroppo. Maurizio: e anche quello… Windaid, due ore prima? Umberto: sì sì.
17 SETTEMBRE 2006
Maurizio: …. stasera sul far notte vado all’aeroporto e gli facemo fa’ un lavoretto. Umberto: Casomai faglie una fialetta di Lasix. Maurizio: e poi gli faccio magari il Normosol, qualche cosa dopo? Umberto: sì, dopo gli fai un litro di Normosol. Maurizio: due litri di Normosol., due bocce. … e quella cosa gliela faccio, Umbe’, lo sciroppo, il Fleboside? Umberto: no, il Lasix.
29 SETTEMBRE 2006
Umberto: eh, capito, l’effetto cioè anche delle curette ce l’ha, capito? È ito stamattina Gianluca giù? Maurizio: sì, oggi lui lo vede quel cavallo, no, quello che te dicevo mezzo matto. Perché dopo dentro gli ippodromi se non è un supercampione questi qui se li levano perché non ci vogliono diventa’ matti, hai capito? Umberto: ah, certo, perché gli crea problemi.
(3- segue)
(109-continua)
s.piazzo@lapadania.net
Il Palio della Giostra della Quintana anche qui:
LA PADANIA 16 OTTOBRE QUINTANA AL PEPE QUESTO S’ATTACCA ALLA BOLLA D’ARIA
LA PADANIA 5 OTTOBRE “BOMBARDALA A MORTE DAMME RETTA…”
LA PADANIA 27 SETTEMBRE ETOLOGIA “RIPETENTE” IN QUINTANA CLASSE?
QUINTANA – LETTERA APERTA ALLA PROVINCIA DI PERUGIA
CHILIAMACISEGUA CHIEDE SUPPORTO PER BATTAGLIA EMAIL URGENTE
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Quintana di Foligno: le intercettazioni integrali dell’inchiesta sul doping
5 novembre 2011 -
La Padania dona a GeaPress le intercettazioni integrali in proprio possesso sulla Quintana di Foligno
Chiliamacisegua ringrazia Geapress tutta, dal direttore Ignazio Marchese a Marcella Porpora, a Elisa D’ Alessio che fanno muro contro una ingiustizia perpetrata ai danni della verità
Eccoli i colleghi che praticano l’etica professionale, come dogma da cui non prescindere.
E fanno un regalo ai lettori, i veri destinatari dell’informazione, corretta.
Buon pro gli faccia ai ………saccheggiatori!
Chiliamacisegua
Quintana di Foligno: le intercettazioni integrali dell’inchiesta sul doping
di redazione | 05 novembre 2011GeaPress riceve da La Padania e dalla giornalista Stefania Piazzo, le intercettazioni integrali dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Perugia relativa alla Quintana di Foligno del 2006.
Tutti gli indagati sono stati condannati. Uno ha patteggiato. Annunciati i ricorsi in appello.GeaPress nel ringraziare il quotidiano La Padania e Stefania Piazzo, vi invita alla interessante lettura delle intercettazioni, introdotte da un articolo della stessa Piazzo.:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::La Padania dona a GeaPress le intercettazioni integrali in proprio possesso sulla Quintana di Folignodi Stefania PiazzoHo deciso di imprimere una svolta nell’inchiesta giornalistica sulle intercettazioni sulla Quintana di Foligno nell’inchiesta della Procura di Perugia scaturita dall’operazione dei Nas, inchiesta che la Padania ha iniziato a pubblicare in esclusiva dal 6 ottobre scorso.Dono infatti a GeaPress il prezioso documento integrale di 676 pagine al fine di consentire alla testata online di diffonderne tutti i rilevanti contenuti. Con l’augurio e la richiesta che chi pubblicherà o stralcerà i testi, dica, almeno questa volta, quale è la fonte: la Padania con GeaPress.Da qualche giorno infatti altre fonti giornalistiche hanno diffuso, solo dopo il deposito della sentenza, alcuni brani delle intercettazioni, compresi copiosi e rilevanti passaggi che la Padania aveva già pubblicato, (in modo peraltro più articolato con l’elenco dei farmaci sequestrati a veterinari e rioni).Affatto singolare è che tali testate abbiano presentato il lavoro in veste “esclusiva” un mese dopo, se non titolando persino i servizi col medesimo titolo con cui il mio quotidiano aveva avviato l’inchiesta: “Bombardala a morte…. Damme retta”.Sia la Lav che l’Enpa si erano accorte dell’inchiesta. La Lav in una nota propria nota ufficiale il 5 ottobre scorso commentata dal presidente Gianluca Felicetti titolando “Quintana di Foligno. Le telefonate shock degli intercettati”; l’Enpa di Carla Rocchi, con con la news letter della settimana il 7 ottobre “Palio della Quintana, intercettazioni “scomode” su la Padania”.Intenzione è stata da sempre quella di divulgare alla più amplia platea possibile di lettori il contenuto delle intercettazioni, sia all’opinione pubblica che alle altre testate giornalistiche perché tutti aprissero gli occhi. Tanto che il 18 ottobre scorso, mentre pesava un greve silenzio, l’associazione Chiliamacisegua, di cui sono presidente onorario, pubblicava sul proprio sito e inviava a numerose testate nazionali e locali interessate territorialmente dall’evento, oltre che alle istituzioni locali umbre, i pdf e i testi integrali delle mie inchieste con la pubblicazione delle prime due puntate sulle intercettazioni, compresa “Bombardala a morte”, come risulta dai documenti e dai report in nostro possesso.Ciò nonostante, su alcuni siti online e cartacei si offriva ai lettori la notizia come “esclusiva” qualche settimana dopo, facendosi vanto delle anticipazioni altrettanto “esclusive”, senza mai citare il mio lavoro.Certo, ha colpito non pochi professionisti della carta stampata, le associazioni nazionali di volontariato e diverse istituzioni di vigilanza che, a fronte dell’evidenza, in questo Paese si possano decidere i tempi in cui le notizie diventano più notizie di altre, pur essendo identiche in molti contenuti e nei titoli.Così come ci si chiede fino a quando peserà il silenzio dell’Ordine dei veterinari e, a questo punto, se si accoderà al silenzio e all’indifferenza anche l’Ordine dei giornalisti.Se, insomma, l’esclusiva del silenzio si accodi alle esclusive a scoppio ritardato.Così come ci si interroga per quanto ancora le istituzioni locali esprimano solidarietà agli intercettati e ai loro sistemi. Domanda che la Padania con la mia associazione ha ripetutamente sollevato agli enti preposti e “coinvolti”, nel più totale silenzio umbro.Le nostre inchieste comunque proseguiranno, anche con altri colpi di scena, e siamo lieti di aver deciso di diffondere attraverso GeaPress l’importante documento integrale, ritendendo fondamentale che alla base della buona deontologia professionale vi sia, e lo consideriamo un principio imprescindibile, il rispetto dell’etica, la trasparenza dei comportamenti, la correttezza nel riconoscere e citare le fonti laddove queste hanno svolto un’attività pionieristica nel rompere il muro del silenzio, e, questo sì, offrendo in esclusiva un’informazione scevra da condizionamenti e giochi di sponda.D’altra parte, la costanza e la frequentazione dei temi sulle battaglie di civiltà che riguardano il benessere animale e la malasanità, non appartengono ai furbetti del quartierino, del rioncino e del “caratterino… di piombo”, visto che parliamo di stampa.Tutti saranno d’accordo sul fatto che le notizie appartengono al popolo, e non a chi ne fa uso strattonandole come riflesso del proprio ego.Con stima e fiducia, perché si riconosca sempre il lavoro di chi vive facendo questo splendido mestiere, al servizio della verità.© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati
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