LA PADANIA 5 GIUGNO LA GIURISPRUDENZA NON LASCIA LA VETERINARIA IN MUTANDE

LA PADANIA 5 GIUGNO LA GIURISPRUDENZA NON LASCIA LA VETERINARIA IN MUTANDE

Un cane vale una mutanda? Mah…

Vediamo la questione che ci pone questa settimana con ironica e dissacrante verita’ la Padania.

Domanda: ma se si sequestrano due paia di mutande rubate al supermercato perche’ prova del reato in flagranza, com’e’ che troppo spesso e volentieri la polizia giudiziaria in divisa e quella non in divisa come i veterinari pubblici non sequestrano gli animali o i canili vittime di maltrattamento?
Eppure, come ci spiega e argomenta in questo preziosissimo ‘bigino’ di incontestabile giurisprudenza, Stefania Piazzo, che fa giusta sintesi delle sentenze della Cassazione che la Lav propone come strumento di lotta al crimine, veterinari pubblici e pg possono e devono procedere al sequestro anche senza bussare al magistrato.

Ci spiace, non hanno alibi.

Peggio, commettono omissione e concorrono al reato che non denunciano. Sorte che e’ capitata, cita la Piazzo, soffermandosi sulla testimonianza di un magistrato di Cassazione, a due tecnici ambientali in Friuli che addirittura erano solo dei pubblici ufficiali.

Sono stati interdetti dai pubblici uffici.

Forza, allora, teniamoci cara questa nuova puntata sull’Italia bestiale che va a stanare l’inerzia delle asl e di certe forze di polizia, una paginetta ad uso e consumo dei volontari, delle associazioni, degli Sportelli a 4 zampe d’Italia.

E chi dice che non e’ compito suo sappia che la Cassazione si e’ gia’ espressa.

La veterinaria vuol restare in mutande?

Buona lettura

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

Convegno Lav a Milano con la Task force, ritardi e vuoti culturali nella difesa di chi deve tutelare il benessere animale

OTTANTANOVESIMA PUNTATA

LA GIURISPRUDENZA NON LASCIA LA VETERINARIA IN MUTANDE

Viaggio nell’Italia Bestiale

“E’ inutile che ci diciamo che ci vogliamo bene e che siamo bravi. Se siamo amici pietosi non curiamo l’amico che sbaglia”. Francamente quando un magistrato di Cassazione che fa giurisprudenza in materia ambientale e in diritti degli animali come Maurizio Santoloci parla ad una platea scelta di tecnici, di ufficiali di polizia giudiziaria, di veterinari pubblici ufficiali anche nella veste di ufficiali di pg, come ha fatto l’altro giorno allo strepitoso convegno che la Lav di Gianluca Felicetti ha organizzato a Milano, ospite dell’auditorium della Provincia e del suo Garante per gli animali, allora c’è non solo da
riflettere.
C’è da rivoltarsi come un calzino. Senza fare musi. Perché è un monito, un elegante invito a curarsi prima di “curare”, ovvero di spogliarsi della propria immunità istituzionale o professionale e corporativa e chiedersi perché ci sono situazioni in cui il dolore e il maltrattamento animale sono reato e vanno a processo contro altre situazioni che reato non lo diventano mai, e che processi non ne vedono mai. Nonostante il reato. Le forze dell’ordine e i veterinari cosa vedono?
Il tema è di quelli da 90, con la partecipazione del ministero della Salute, nella veste dell’Unità operativa, la Task Force per il benessere animale e contro i canili lager, coordinata dalla dr. Rosalba Matassa che di relazioni “va tutto bene” delle asl e delle forze dell’ordine deputate a rilevare i reati ne ha ormai pieni i cassetti, accanto ai cassetti in cui il ministero certifica che invece “molto va male”.

Il problema, in parte, è di assenza di cultura. Deficere è la parola tormentone.
Che fa il paio con quel colpevole “non facere” più volte rimarcato dall’inappuntabile procuratore capo presso la Procura della Repubblica di Bolzano, Guido Rispoli. Fuori dai denti, c’è chi non fa una beata… speranza…
Insomma, al convegno”La sofferenza animale tra aspetti etologici, veterinari e di diritto” ha centrato il segno: c’è chi fa e chi non fa. Si può tacere? Manco per sogno. A Santoloci, peraltro direttore dell’ufficio legale Lav va, accanto alla collega avvocato dell’associazione, Carla Campanaro, tutto il plauso per aver segnato la riga del confronto. Eccolo. Tutte le legislazioni in fatto di sofferenza, maltrattamento, sevizia, angoscia, paura, lesione, danno alla salute, sono avanti, da quella europea a quella dei trattati internazionali, alla giurisprudenza, alla Cassazione e sino alle leggi nazionali alle quali, ordinanze del sottosegretario Francesca Martini comprese, non manca nulla.
Quella che manca è una risposta a due episodi facili facili, tanto per fare un esempio come ha fatto didatticamente per il primo caso l’avv. Campanaro. Ironia della sorte, oggetto del contendere è un asino. Non gli danno da mangiare da dieci giorni, è denutrito. Ma per il veterinario dell’asl non c’è maltrattamento. Non ci sono leggi nazionali né giurisprudenza che tengano per l’infallibile pubblico ufficiale. Quando poi miracolosamente si è arrivati al sequestro della bestiola, l’asino non c’è più. Scomparso col maltrattamento fantasma. Due fantasmi. Certo, è un caso, ma è un caso sui tanti che evidenziano uno stato di malessere formativo. Di vuoto culturale, di inadeguatezza. Vogliamo parlare dei dieci anni di benessere certificato nel lager indiscusso di Poggio Sannita, di recente smantellato dalla Task Force che ha fortunatamente posto la parola fine ai nullaosta pubblici della beauty farm? Il maltrattamento per chi doveva intervenire era altro. Bastonate? Chissà. Se poi l’animale torna a mangiare, questo basta, non conta neppure il contesto etologico, l’ambito di relazione, il benessere. L’aspetto merceologico, economico, di res e non di essere senziente, è prevalente. La zootecnia contro il nuovo e consolidato approccio che ha il resto del mondo, che è arrivato prima di molte asl e forze di polizia a capire di che si parla.
D’altra parte se lo Stato ha ritenuto necessario l’istituzione di una Task Force per contrastare i canili lager la cui vigilanza sanitaria ricade sulla sanità veterinaria pubblica e sulla polizia in senso ampio del termine, significa che, ammessa la buona fede e l’ignoranza, il concetto di sofferenza animale non è chiaro a tutte le categorie che gli animali li devono difendere dagli aguzzini.
Gli onesti e coraggiosi veterinari di frontiera minacciati dalle mafie sul territorio od operativi con mezzi di fortuna, soli contro tutti, sono un dato di fatto, come tuttavia lo è l’inerzia di certi ambiti nel denunciare con coraggio l’inerzia del resto della categoria in un grido di riscatto dal “non facere” che diventa omissione . Parola di magistrato di Cassazione. Santoloci, che è anche gip a Terni, non fa sconti e si rivolge ai veterinari e agli organi di polizia, la polizia giudiziaria in divisa, gli “amici” di cui sopra ai quali voler bene curando il male.
Prende come esempio la confisca, un gigante che lui definisce sotto il profilo pratico un gigante dai piedi d’argilla. Serve il sequestro. Ma non sequestrano.
Perché? “Manca un approccio culturale corretto da parte delle Forze di polizia e della veterinaria pubblica quando riveste anche il ruolo di polizia giudiziaria”. Vuoto formativo, vuoto professionale.
Cita casi di sequestro in flagranza di reato, per evitare la reiterazione del reato. E’ il momento in cui la pg ha “superpoteri”, più della magistratura che deve mettere d’accordo due magistrati per il via libera ad un sequestro. E’ infatti in quel preciso istante, sul luogo del maltrattamento o del reato che si consuma a danno di animali, che la pg come forza di frontiera, prima ancora della magistratura, ha il potere e, soprattutto, il dovere di agire. Pena l’omissione, il non facere. Eppure che accade?
“La pg si limita a dare comunicazione del reato, e basta!!! Fa il verbale di annotazione oppure si mette a discutere sul “a chi tocca operare il sequestro”.
Allora, dopo l’asino denutrito, ecco la mutanda da supermercato. “Ho giudicato di recente un caso in tribunale in cui oggetto del reato erano due slip rubati al supermercato. C’era la flagranza, si è provveduto all’arresto e al sequestro.
E allora mi chiedo – affonda il lucido direttore dell’ufficio legale Lav – se la polizia giudiziaria sequestra due mutande fabbricate pure in Cina, valore commerciale pari a due lire, perché non pone sotto sequestro l’animale o il canile vittime di un reato?”. Ritorna l’incubo: il vuoto di formazione, il vuoto culturale.
E poi, ammesso si arrivi al dunque, che sequestro? Probatorio o preventivo?
Il sequestro probatorio, con l’elenco della spesa delle prove, fa tuttavia scattare a breve il dissequestro. L’imputato ammette, dice che “sì, è vero, il reato c’è”. E il magistrato che fa? Dissequestra il bene sequestrato, visto che è stata ammesso il delitto. Allora, forse forse val la pena insegnare alla polizia giudiziaria la via sicura del sequestro preventivo che “non è solo di competenza del pubblico ministero, anzi!! Gli effetti che ha sono sani: evita il reiterarsi del reato, regge al riesame e alla pletora di avvocati della difesa, porta subito in giudizio”.
Il sequestro preventivo è cardine sicuro del successo. La polizia giudiziaria (l’ufficiale di pg) può procedere (articolo 321, comma 3 bis codice procedura penale) di iniziativa al sequestro preventivo (ad esempio l’animale in stato di sofferenza) quando non è possibile per motivi d’urgenza attendere il provvedimento del magistrato.
Quante volte sentiamo dire dai veterinari asl o dalla polizia: “Non lo posso fare, non spetta a me”. Non è così. Devono.
Ciò che conta è spiegare, inculcare, che il sequestro è possibile anche quando
l’illecito è cessato (Cassazione, sentenza n. 3145 del 18/12/2000) , che il sequestro è un atto dovuto (Cassazione, sentenza n. 5021 del 16/5/1996). Quanto all’esigenza cautelare del sequestro anche dopo che si è consumato il reato, c’è pure la sentenza n. 29480 del 2007: “…anche dopo la consumazione del reato”.
Ribadito e strascritto (così come la condotta omissiva, frutto del responsabile del “non facere” è punita e ben descritta ancora dalla Cassazione, sentenza n. 24743 del 26 marzo 2010).
Tradotto, che vuol dire questo stare a guardare e non denunciare? La Lav rimanda ad un articolo del codice penale, il 40, 2° comma. Non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo. “Amici miei, vale per la polizia giudiziaria in divisa così come per la veterinaria nelle vesti di pg che vedendo un reato con l’obbligo giuridico di denunciarlo, non denunciano nulla!”. Vuoto formativo, vuoto professionale. Ma anche reato penale. E’
omissione, si concorre al reato. L’obbligo di denuncia, sia chiaro, vale anche per i veterinari privati, che esercitano un servizio di pubblica necessità (art. 359, comma 1, codice penale).
Accademica e perfetta, che fa al caso nostro, è la recentissima sentenza della Cassazione, la 3634 di quest’anno e che ha come oggetto l’interdizione dai pubblici uffici di due tecnici dell’Arpa in Friuli Venezia Giulia che avevano omesso di denunciare una discarica abusiva. “Erano soltanto due pubblici ufficiali”. Né più né meno come tanti veterinari pubblici.

I due tecnici sono stati estromessi dai pubblici uffici. Avevano anche loro l’obbligo giuridico di impedire l’illecito e non lo hanno impedito e ne risponderanno in concorso.
Eppure la giurisprudenza, che non abbandona neppure gli asini, non li avrebbe lasciati in mutande.
Incrociamo in sala lo sguardo e il commento di Gianluca Scagliotti, legale della Lega nazionale per la difesa del cane: “Oh, Ste, quanti pubblici uffici e ambulatori veterinari si svuoterebbero?”.
s.piazzo@lapadania.net
(89-continua)

PDF


LEGGI TUTTO...

Relazione di Stefania Piazzo sul randagismo business italiano

Chiliamacisegua pubblica e divulga la relazione di Stefania Piazzo dell’11 ottobre scorso, che segna la linea della demarcazione tra l’indagare, conoscere, svelare e fare.

Questa relazione è’ il punto e a capo.

A prescindere…..

Perché solo oggi?

Perché oggi, 8 dicembre 2010, a cavallo del 2011, dopo che dal 2008 si è tolto il coperchio alla teca dell’orrore, la geografia dello scempio, del lucro, del malaffare, della collusione, della indifferenza, della omissione di atti di ufficio, della illegalità, dei comodacci propri, è chiara.

Con in evidenza, nomi e cognomi che attendono solo di essere giudicati e condannati. E reati di essere puniti.

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

Perugia, 11 ottobre

La tutela giuridica degli animali d’affezione

e la legge 20 luglio 2004, n.189

Convegno Ministero della Salute e Magistratura

Relazione

dr.Stefania Piazzo

giornalista

caporedattore centrale

quotidiano la Padania

CHE DIRE

“Ma cosa vado a dire”, mi sono chiesta?

Cosa posso aggiungere più di quanto già non scriva nelle inchieste sulla malasanità veterinaria, sull’indifferenza e l’ignavia dei sindaci, su quelle asl inattaccabili, impunibili, intoccabili, protette, che non vedono mai niente, sugli appalti che nessuno studia perché tanto i canili sono un affare residuale, affidato a imprese di pulizie che vincono i bandi di gara, sulle regioni silenziose, come la Campania oggi, ad esempio, grande assente, che ha ritenuto non necessario inviare qui il proprio responsabile sul benessere animale perché la Campania non ha nulla da imparare, semmai da insegnare, evidentemente,  sul mestiere!?

CHI FA COSA

E allora mi sono posta una domanda.

Chi fa cosa? A chi spetta?

A chi tocca essere onesto ed esigere l’onestà? Il rispetto degli esseri senzienti? Il rispetto della legge? A chi spetta non archiviare tutte le denunce in procura? A chi spetta dar seguito alle ispezioni del ministero e dei carabinieri dei Nas?

A chi tocca?

Il sottosegretario Francesca Martini ha voluto organizzare un convegno come questo per dire semplicemente una cosa, alla magistratura così come a tutta la filiera della legalità: ciascuno faccia il proprio dovere.

Il cuore del problema è questo: fare il proprio dovere. Una banalità che mette in ginocchio un Paese e che lo rende ancora oggi in molte regioni, incivile, barbaro, assassino, complice.

STAMPA POTERE SOSTITUTIVO

Sono reduce da un evento come il Vivipet, una importante manifestazione che ha ricevuto il patrocinio del Comune e della Provincia  di Milano, del ministero della Salute, del ministero del Turismo, dedicata al benessere animale e a metodi scientifici alternativi alla vivisezione. Nel corso dell’evento sia io che il collega Edoardo Stoppa che il sottosegretario Martini siamo stati premiati con una targa per le nostre battaglie.

Ebbene, sarà un’eresia ciò che dico ma trovo sia inaudito ricevere un premio per essere dei normali.

Il paradosso è che in questo Paese si viene premiati, come nel mio caso, per aver “onorato la professione, per la lotta alla corruzione attraverso la stampa”.

Ma la stampa, lo dico ai carabinieri e ai politici presenti in questa magnifica sala, non ha come missione scovare, combattere i delinquenti. La lotta al crimine non spetta a noi. Eppure, la stampa sta svolgendo un potere sostitutivo, intervenire su ciò che altri della categoria “giustizia” o della categoria “pubblica amministrazione”  vedono ma non dicono.

Certo, abbiamo smosso le acque dopo decenni di indifferenza delle istituzioni ma è scandaloso, io dico persino immorale, essere costretti a premiare l’ordinario, è innaturale che la normalità sia una rarità.

E’ ANTROPOLOGICO

Stamane l’amica Carla Rocchi, presidente dell’Enpa, mentre mi interrogavo con Lei su questi temi, mi diceva saggiamente: “Ma vedi, cara, l’essere umano è nato per farsi i fatti suoi, è antropologico. La percezione del diverso consente la percezione del proprio simile. Quindi… per dialogare occorre capire a quale categoria culturale apparteniamo. Una volta definita l’appartenenza, dialoghiamo”. Ed effettivamente, Perugia è stata scelta per questo: dialoghiamo, aboliamo le barriere e regolamentiamo le relazioni.

I DEFICIT

Che vuole questa stampa? Raccontare ciò che vede. Io mi accontento di questo, anche se più proseguo il lavoro di indagine, più mi rendo conto che il potere sostitutivo che “occupiamo” va a “occupare” il vuoto dello Stato, la mollezza degli uffici, la burocrazia della materia grigia.

Tre secondo me sono i deficit che la stampa vede bene e per i quali siamo ancora deficienti.

Deficit di democrazia, deficit di legalità, deficit di coraggio.

Il deficit di democrazia riassume, nell’apoteosi dell’ingiustizia e dell’impiegatizia visione del proprio dovere, rispettivamente, diritti negati, sentenze negate, soluzioni negate. Vita negata. L’occultamento della ragione e della vita.

GLI ESEMPI – CAMPANIA

Esempi di deficit?

Quello campano, su tutti. Per la grande assenza ingiustificata che troneggia dentro il Palazzo dei Priori.

Dice tutto. Esemplifica e disarma.

Deficit è premiare chi fa più di due sterilizzazioni a settimana e prevedere un piano straordinario nella Regione dei veterinari elettricisti che sterilizzano le femmine chiudendo in modo inconcludente le tube con le fascette elettriche di plastica.

Deficit è usare l’inceneritore del canile in cima alla montagna per portarci da Napoli la droga dei pusher.

Deficit è avere a Ponticelli, dal 1996, un rifugio come la Fenice che non trova un’area per mantenere i cani, del sindaco, con promesse e rimaneggiamenti incredibili di parole e piani regolatori in una zona ad alta tensione sociale e criminale, dove evidentemente il buon esempio va sacrificato per altri interessi. Il rinascimento campano.

Deficit è bloccare come ad Aversa le sterilizzazioni, e democrazia è vederle riattivare ma solo dopo l’intervento del ministero.

Deficit è sotterrare i cani avvelenati come a Campolattaro, e fregarsene dell’ordinanza contro i bocconi avvelenati.

Deficit è non costituirsi parte civile contro il canile dei canili lager, Cicerale, dopo che le istituzioni locali, tutte le associazioni nazionali, il ministero, si sono costituiti parte civile poiché l’Avvocatura di Stato ha riconosciuto nel maltrattamento e in quegli appalti immeritati un danno allo Stato. Ma non per la Regione che sta dietro il cespuglio.

Ma vogliamo poi parlarne di altre dependance del deficit? Vogliamo ricordare le sette sterilizzazioni in un anno a Modica, e il suo Consiglio comunale che insorge con un documento contro la sottoscritta perché osa denunciare con il diritto di opinione una mozione che riabilita l’ordinanza della mattanza dei cani? O l’asl di Scicli e dintorni che sospende le sterilizzazioni? Deficit di democrazia o cos’altro?

ALINA DI RIETI

Lo vedete quel cane proiettato ovunque nella sala dei Priori e che sta sulle vostre gambe, sulla cartella dei documenti che vi hanno consegnato oggi?

Lei è Alina ed è l’immagine scelta dal ministero per rappresentare in questo convegno con la magistratura sui manifesti, sugli inviti, nelle locandine, nelle slide, il simbolo del maltrattamento, del malessere, esattamente ciò che non deve essere un cane prigioniero di un canile.

Esattamente ciò che non deve essere un canile.

Siamo a Rieti. E la vedete l’immagine a fianco di Alina nel box, pubblicata dal mio giornale nell’ultima mia inchiesta? E’ sempre lei, Alina. Ma è un altro cane, dopo appena quattro giorni che è uscita per l’adozione, grazie ai volontari. S’intende.

Questa immagine, di appena una settimana fa, è il segno, il confine indelebile del bene e del male, ma anche dell’impunibilità, della renitenza alla legalità, del lavoro nero e delle irregolarità riscontrate anche dall’Inps dentro quel canile.

Perché Rieti non è un canile. Rieti è una delle tante holding che costellano il Paese, in cui una società vince appalti ovunque, arriva allo scadere degli appalti nelle regioni confinanti e addirittura si allarga al Nord, passando per il Molise, altra eccellenza vergognosa in cui i commissari e i subcommissari in cappottino bianco di cachemire non sporcano i tacchi per prendere visione del mare di feci e sorci che abitano la struttura.

Alina, Rieti e il Molise, un triangolo perfetto dunque. Vediamolo.

GLI ESEMPI – IL MOLISE

Il deficit che concentra tutto sta in un appalto che dura fino al 2022 per il mantenimento di 300 cani del canile di S. Stefano che però nel frattempo moriranno, dato che già sono anziani. Eppure, il proprietario del canile di Alina di Rieti si è aggiudicato l’iperbole contrattuale da 1,2 milioni di euro per trasferire i 300 deportati molisani in una struttura a S. Giuliano Milanese divisa in due reparti: nel primo c’è il rifugio dei cani cuccioli che arrivano anche illegalmente dall’est, più volte sequestrati dai Nas, nell’altro reparto ci sono i cani che il padrone di Rieti, in veste di intermediario, ha trasferito da Campobasso al Nord. Ma il Comune di Campobasso ha ritenuto quell’offerta unica e irripetibile tanto che l’ha persino scritto nella determina.

Per fortuna che passava di lì il padrone di Alina di Rieti, scrive.

E Campobasso è il canile in cui persino il magistrato procede al suo dissequestro perché “tanto non cambia niente”, il canile in cui una ditta, la Generservice, pagata per quattro operai, non li fa mai lavorare tutti insieme. Lavorano in due, forse tre, porti a casa l’appalto per quattro. Campobasso è il canile il cui fornitore di mangime è il proprietario del lager di Ripalimosani.

Il Molise è la sanità veterinaria, e non solo, dei colletti bianchi, che nemmeno si presentano quando arriva l’ispezione del ministero e bussa alla porta dell’assessore provvisorio alla sanità, commissariata.

GLI ESEMPI – LA GARA DELLA COMUNITA’ MONTANA SU RIETI

Il deficit di legalità è l’esempio della Comunità montana dell’Alto Reatino alla quale il padrone di Alina di Rieti stava per vendere il proprio canile, quello della locandina. E la V Comunità montana Montepiano Reatino, quella che è appena finita nell’inchiesta dei carabinieri per truffa e peculato, perché 26 dipendenti su 32 risultavano assenteisti, stava aggiudicando un bene, il canile di Alina, di cui però non era ancora diventata proprietaria. Un caso unico e raro dei bandi e delle gare che, dopo numerose circostanziate denunce del mio quotidiano (“mica” avevano previsto il durc, la prova della regolarità contabile contributiva né fidejussioni adeguate per i danni o per l’evasione contributiva né altre frivolezze legali…) e una ispezione della task force ministeriale, veniva ritirato e cancellato dalla faccia della terra. Però, ci avevano provato.

Ci avevano provato a mettere in affitto un bene che coabita peraltro ancora con un deposito di amianto, un bene ancora  di qualcun altro, che però dettava condizioni per la gestione decennale dentro la struttura… Nessuno dentro l’asl e gli uffici tecnici dell’indagata Comunità Montana, tranne le inchieste di una giornalista, ci avevano visto dentro qualcosa di strano.

Ma è possibile?

LA HOLDING

Dobbiamo essere franchi. I canili non sono canili. Sono holding. Sono società commerciali, supermercati, mattatoi, inceneritori, termodistruttori di cani.

I reati che si consumano non sono solo quelli di maltrattamento. Per i quali, peraltro, la magistratura impiega dieci anni a prendere una posizione. Al massimo archivia. Poi vedremo il caso dello zoo san Raffaele a Milano.

Siamo qui a dire proprio questo, no? A chiedere alla giustizia di fare la giustizia, il suo dovere, quello di cui sopra.

Altri sono i reati che si consumano. Reati per i quali la task force pensata dal sottosegretario Martini ha bisogno di interagire con altri corpi dello Stato. Accanto ai preziosi Nas, nei canili deve entrare la Guardia di Finanza, gli ispettori dell’Inps e se serve dell’Inail. I conti correnti dei padroni dei canili sono i cassetti da aprire, le verifiche fiscali, gli intrecci azionari delle loro holding che si diramano in tutta Italia, appalto su appalto.

Il maltrattamento è una viola mammola, qui da combattere c’è la camorra dei canili, la mafia, la ‘ndrangheta, tutte le declinazioni territoriali degli affari criminali che transitano dentro la veterinaria pubblica e la tumorificano nell’apparato pubblico che diventa un pezzo di antistato.

Oggi, il volontariato, la stampa, ha davanti a sè il mostro dell’antistato dentro le istituzioni.

Volete vedere di che cosa stiamo parlando? Di una società, ad esempio quella di Alina, nella cui ragione sociale c’è l’enciclopedia Treccani del benessere del titolare e dei suoi soci.

Perché il canile può anche… fare altro: “Produzione e commercializzazione di detergenti professionali; produzione e commercializzazione di insetticidi, larvicidi, topicidi…; la gestione di canili sia pubblici che privati; studio e sviluppo, produzione e commercializzazione di tecnologie per la chirurgia e la medicina ad uso veterinario; la somministrazione al pubblico di alimenti e bevande; la gestione di sale da gioco, locali di intrattenimento e stabilimenti balneari; la gestione di bar, tavole calde, punti di ristoro, alberghi, ristoranti, pizzerie; la gestione di stands in occasione di fiere; approntamento a domicilio di banchetti e buffet fornendo tavoli, la cristalleria, la posateria e quant’altro necessario; gestione di agriturismi… la società potrà compiere qualsiasi operazione industriale, commerciale, finanziaria, mobiliare e immobiliare… potrà prestare avalli, fidejussioni e garanzie reali e anche per debiti assunti da terzi”.

Ma la notizia straordinaria deve ancora arrivare. E l’ho scoperta tra l’altro questa mattina mentre rileggevo con attenzione la Camerale di Alina. “La società può emettere titoli di debito al portatore o nominativi”. Insomma, sta scritto nella visura della Camera di Commercio, la ragione sociale consente ad Alina di emettere titoli di debito.

Sì, i buoni ordinari del canile!

E come li chiamiamo se non holding, paravento con cani!

Qui non ci sono obblighi e requisiti per il rispetto del benessere, per considerare i canili luoghi di transito. O meglio, di transito non solo dei cani.

QUINDI?

Chiudo con un’altra domanda. La prima era…. che vado a dire.

La seconda è come va a finire. E cioè un grande “QUINDI” col suo bel punto interrogativo.

Quindi?

Come li saniamo questi deficit? Noi della stampa ce la mettiamo tutta. Non ci facciamo intimidire.

Quindi?

Quando una sentenza esemplare, una che fosse una?

QUINDI… ECCO L’OASI SAN RAFFAELE

Forse non tutti voi sapete che a Milano c’è uno zoo, l’oasi del San Raffaele, accanto ad una rinomata clinica. C’è un cartello che lo annuncia sul quale sta scritto questo: “Questo non è uno zoo privato. E’ un’oasi di pace dove la presenza degli animali contribuisce alla guarigione degli ammalati. Infatti recenti studi dimostrano che i convalescenti guariscono prima e meglio se godono della compagnia degli animali. Pappagalli, caprette, agnelli, dromedario, scimmie, lama, pellicani, cigni, gru, andine, canguri, storioni, ecc.. sono qui una compagnia per l’uomo che soffre. e’ dovere di tutti rispettare la loro natura e la loro dignità”.

Allora, per intenderci, l’ispezione della Forestale riscontra molteplici casi di maltrattamento. Ipotesi di reato suffragata dal fatto che una visione pionieristica della pet therapy porta a ritenere legittimo potare le ali e i becchi agli uccelli, esotici e non esotici, presenti, per evitare la loro fuga. Con un bel grande tronchesone. Che vuoi che sia…

Ma anche se arriva la Forestale, vede e sequestra, l’asl regionale lombarda dice che no, che non c’è stato maltrattamento nelle gratuite e dolorose amputazioni. Fatte da veterinari? Mica tanto… Ma va bene lo stesso.

Il ragionamento è questo: gli animali sono vivi. Quindi, se vivono, stanno benone. Vivi uguale sani. Questo pensa l’asl.

Il pm profondo conoscitore dell’etologia animale condivide e dice: si archivi.

Il gip ha un rigurgito di giustizia etologica e non chiude l’inchiesta, anzi, vuole un supplemento.

Allora ecco che il pm si rivolge agli stessi veterinari asl, gli stessi periti. Massì, gli stessi. E cosa potevano dire? Rinnegare se stessi? No, rinnegare il benessere e il rispetto degli animali, rinnegando la propria deontologia veterinaria, venendo meno a quel patto “di cui sopra”, fare il proprio dovere.

QUINDI?

I deficit restano. Di democrazia, di legalità, di coraggio. Ancora troppo pochi i sussulti dalla veterinaria pubblica, deboli e fioche risposte isolate di eroi, uomini normali isolati.

Noi stiamo con Alina. Con le asl, poche, oneste, coraggiose, come quella di Isernia, ad esempio, che fa spernacchiata il proprio dovere. Stiamo con la task force, seppur osteggiata da imboscate e agguati di chi non vuol cambiare da dentro il sistema. Penso agli Izs che hanno uomini del calibro del dr. Rosario Fico, il miglior veterinario forense che abbiamo sulla piazza.

QUINDI?

Noi stiamo con il sottosegretario Martini, adesso e anche dopo, perché i governi passano ma le persone restano, stiamo con chi  ha rotto il silenzio e gli argini, stiamo con la dr. Rosalba Matassa, coordinatrice della task force finché la lasceranno lavorare e stiamo con le associazioni che condividono questa battaglia civile che dentro le istituzioni, a volte, è una guerra civile tra chi difende il regime e chi lo vuole rivoltare come un calzino.

Questione di visione di deficit. Chi di affari, chi di potere e chi, invece, di democrazia e di assoluto senso dello Stato.

Grazie Francesca, grazie Rosalba.

Un grazie personale agli amici del gruppo dell’Fbfaif. Quando iniziano, le rivoluzioni si fanno anche pensandole in pochi. Pochi e temuti.

Grazie.

Mail ricevuta

Da leggere d’un fiato, come sempre, pur con l’amaro in bocca,

Prima e dopo aver assistito al convegno di Perugia…

Per sempre dalla parte di Alina,

Un pezzo del nostro cuore che per quasi sei anni

Abbiamo dovuto vedere incantonata e terrorizzata in quell’angolo,

Prima della sua inaspettata occasione di libertà

E prima di scoprire che era ancora capace di sorridere.

Chiunque e ovunque abbia visto tante,

Troppe Aline incantonate in tanti angoli,

Non può che unirsi alla voce di Stefania

Che dovrà prima o poi sfondare tutti questi muri di gomma,

Gridando a squarciagola:

E quindi???

Grazie Stefania.

I volontari del canile di Rieti.


LEGGI TUTTO... Ci sono 3 commenti: leggi...

Convegno a Perugia:I reati in danno agli animali e applicazione della Legge 189/2004

Chiliamacisegua parteciperà a Perugia -11 ottobre al Convegno,

I reati in danno agli animali e applicazione della Legge 189/2004 “Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate”

Perugia 11 ottobre 2010

Di seguito il Programma del Convegno organizzato dal Ministero della Salute Tribunale degli Animali di Perugia Città di Perugia dalla A alla Zampa

Moderatore Dott.ssa Rosalba Matassa, dirigente veterinario del Ministero della Salute della Direzione Generale della Sanità Animale e del Farmaco Veterinario, coordinatore Unità Operativa Tutela Animali

ore 9.00: Saluti delle Autorità                Apertura dei lavori con l’intervento del Sindaco                Intervento Sottosegretario di Stato On.le Francesca Martini

ore 10.00:  Dott.ssa Gaetana Ferri, Direttore Generale della Direzione Generale della Sanità Animale e del Farmaco Veterinario del Ministero della Salute : “La Legge 189/2004 e il ruolo del Ministero della Salute: riconoscimento degli Enti e Associazioni affidatari di animali sequestrati o confiscati”

ore 10.20  Generale Cosimo Piccinno, Comandante Carabinieri per la tutela della salute: “I poteri, doveri e competenze della polizia giudiziaria: ruolo dei NAS”.

ore 10.40- 10.50 Coffee break

Sezione I    Sequestri e perquisizioni di iniziativa della polizia giudiziaria: prassi diffuse e corrette regole procedurali.

ore: 10.50  Dott. Maurizio Santoloci, Magistrato di Cassazione con funzione di giudice per le indagini preliminari Tribunale di Terni: “Il sequestro di iniziativa della polizia giudiziaria in caso di flagranza di reati a danno degli animali e dell’ambiente: poteri, doveri e rispettive competenze procedurali. Le prassi diverse dalle regole procedurali”.

ore 11.10 Dott. Guido Rispoli, Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Bolzano: “Il sequestro preventivo di animali: casi pratici”.

ore 11.30 Dott.ssa Avanzo, Vice Questore aggiunto C.F.S. responsabile NIRDA: “Traffico illegale di cuccioli dall’Est Europa e affidamento degli animali sequestrati”.

ore 11.50 Dott. Sgalla Direttore del Servizio di Polizia Stradale: “Il ruolo della Polizia di Stato in relazione ai reati in danno agli animali durante il trasporto”.

ore 12.10 Dott. Rosario Fico, responsabile Centro di Referenza Nazionale per la Medicina Forense Veterinaria IZS Lazio e Toscana: “La medicina forense veterinaria, un nuovo strumento per la lotta ai reati contro gli animali”.

ore 12.30 – 13.00 Dibattito con i relatori

ore 13.00 – 14.30 Pausa pranzo

Sezione II Le esperienze sul territorio e il ruolo della stampa.

Moderatore: Maria Eva Rossi Coordinatore Progetto TdA – Tribunale degli Animali di Perugia

ore 14.30 Comandante della Polizia Municipale di Perugia: “Gli interventi della Polizia Municipale sul territorio: esperienze pratiche”.

ore 14.50 Tribunale degli animali di Perugia: Paola Cannavaccio – Referente Progetto TdA – Tribunale degli Animali di Perugia e Avvocato del Foro di Perugia “Competenze del Tribunale degli animali e primi risultati”.

ore 15.05  Fondazione Forense di Perugia

ore 15.20 – 17.00 Giornalismo d’inchiesta (Stefania Piazzo-La Padania, Edoardo Stoppa-Striscia la Notizia).

ore 17.00 – 17.30 Dibattito




LEGGI TUTTO...

OGGI ABBIAMO PERSO, MA C’È ANCORA UNA SPERANZA “POPOLARE”

Britches, scimmia salvata dalla vivisezione
Video

Un’atrocità non è minore per il fatto che viene commessa in un laboratorio ed è chiamata ricerca medica: resta sempre un’atrocità.

George Bernard Shaw

OGGI ABBIAMO PERSO, MA C’È ANCORA UNA SPERANZA “POPOLARE”

Chiliamacisegua fa sua la battaglia della Leal  e si schiera a fianco dell’on Sonia Alfano, portatrice di valori sani oltre che del senso della politica votata al servizio dei cittadini.

La battaglia, anzi la guerra è appena cominciata e questo concetto espresso dalla europarlamentare sul suo comunicato odierno, è e sarà, il motto di coloro che non si arrendono assieme agli uomini giusti.

Ne dobbiamo trovare almeno un milione…..

….“Adesso bisognerà  continuare questa battaglia di civiltà.

I cittadini possono ribaltare quanto approvato dal Parlamento Europeo attraverso lo strumento dell’iniziativa popolare europea.

Un milione di cittadini provenienti da paesi dell’UE possono infatti presentare, ai sensi dell’art. 11 del Trattato, una proposta su materie in merito alle quali ritengono necessario un atto giuridico dell’Unione.”….

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

http://www.soniaalfano.it/blog/2010/09/08/approvata-la-direttiva-sugli-esperimenti-sugli-animali-oggi-abbiamo-perso-ma-c%E2%80%99e-ancora-una-speranza-%E2%80%9Cpopolare%E2%80%9D/

Approvata la direttiva sugli esperimenti sugli animali: oggi abbiamo perso, ma c’è ancora una speranza “popolare”

Stamattina per un attimo ci avevo sperato. Dopo che ieri avevo comunicato la mia adesione alla petizione della LEAL (Lega antivivisezionista) contro il testo relativo agli esperimenti sugli animali e che avrei richiesto il rinvio in commissione per un’ulteriore discussione, immediatamente avevo ricevuto numerose adesioni da altri eurodeputati.

Un fronte trasversale rispetto ai gruppi politici. Molti parlamentari sembravano non essere neanche informati rispetto alla gravità della situazione.

Oggi alle 12 alle apertura delle votazione prendo la parola, leggo il mio intervento e subito dopo, dietro richiesta del presidente di turno del PE, una settantina di eurodeputati (ne erano necessari 40) si alzano per sostenere il rinvio in commissione del testo.

Purtroppo il voto finale ci ha dato torto, oltre 150 i deputati che hanno votato a favore del rinvio, non sufficienti. Subito dopo vengono bocciati anche i 3 emendamenti presentati per migliorare la futura direttiva.

Triste l’esito finale anche se mi ha fatto enorme piacere vedere i colleghi italiani dell’IDV e molti del PD tutti schierati per un voto di coscienza, senza rispondere alle pressioni delle lobbies ma solo alla propria sensibilità e a quella di milioni di cittadini europei.

Per trasparenza e per garantire che i cittadini possano assegnare le dovute responsabilità agli eletti italiani al PE qui troverete il link ai nomi degli eurodeputati che hanno votato a favore e contro gli emendamenti (vedi da pag. 4 a pag. 9).

Adesso bisognerà  continuare questa battaglia di civiltà.

I cittadini possono ribaltare quanto approvato dal Parlamento Europeo attraverso lo strumento dell’iniziativa popolare europea.

Un milione di cittadini provenienti da paesi dell’UE possono infatti presentare, ai sensi dell’art. 11 del Trattato, una proposta su materie in merito alle quali ritengono necessario un atto giuridico dell’Unione.

A breve il Parlamento Europeo approverà il regolamento per l’utilizzo di tale strumento e questa sarà la prima iniziativa europea che tutti insieme lanceremo.

Per far sentire la voce dei cittadini alla Commissione, in difesa degli animali e del nostro diritto ad essere civili.


http://www.corriere.it/animali/10_settembre_09/vivisezione-nuove-norme-ue-proteste-animalisti_221652ac-bbe5-11df-8260-00144f02aabe.shtml

GLI ANIMALISTI: HA VINTO LA LOBBY DEI FARMACI. GLI INDUSTRIALI: NORME MIGLIORATE

Vivisezione, sì tra le polemiche

La Ue vara le nuove regole. Si possono sottoporre gli animali a più esperimenti, esclusi quelli più dolorosi

L’accordo tra i due principali gruppi politici, il Ppe (cui aderiscono Pdl e Udc) e S&D (che include il Pd), ha consentito l’approvazione del compromesso nell’aula di Strasburgo nonostante alcune defezioni interne. Dopo gli appelli a modificare il testo, lanciati da membri del governo Berlusconi e dell’opposizione, vari eurodeputati italiani si sono dissociati dalla linea di gruppo.

I Verdi europei e l’Idv (che aderisce al gruppo euroliberale) hanno provato senza successo a far rinviare la votazione. «Tutto questo non ha nulla a che vedere con il progresso scientifico perché la scienza ha oggi gli strumenti per portare avanti la ricerca senza macchiarsi di inutili violenze e sadici stermini», ha protestato l’eurodeputato Rita Borsellino del Pd. «Con esperimenti in vitro e simulatori del metabolismo umano si possono raggiungere obbiettivi più certi di quelli delle sperimentazioni animali», ha commentato Cristiana Muscardini (area Fini), dissociatasi dalla linea del Ppe con Crescenzio Rivellini (Pdl), Tiziano Motta (Udc) e Clemente Mastella (Udeur).

Il presidente della commissione agricoltura , l’eurodeputato Paolo De Castro del Pd, ha sostenuto il compromesso perché «migliora la precedente direttiva del 1986».

Il presidente degli imprenditori di Farmindustria, Sergio Dompè, ha definito l’approvazione «un risultato importante, pienamente condiviso dall’industria farmaceutica».

I SODDISFATTI

Presidente Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo

Paolo De Castro (Pd-Ds),

Presidente Farmaindustria

Sergio Dompè

I CONTRARI QUELLI DA RINGRAZIARE E DA RIELEGGERE E CON I QUALI CONTINUARE A FARE COMUNELLA

Sonia Alfano

Rita Borsellino

Cristiana Muscardini

Niccolò Rinaldi

Crescenzio Rivellini

Tiziano Motti

Luigi De Magistris

Giommaria Uggias

Gianni Vattimo

Francesca Balzani

Andrea Cozzolino

Rosario Crocetta

Francesco De Angelis

Guido Milana

Debora Serracchiani

Gianluca Susta


BLOCCO EMAIL

info@soniaalfano.it;

rita@ritaborsellino.it;

niccolo.rinaldi@europarl.europa.eu;

c.muscardini@tin.it;

rivellini.cre@consiglio.regione.campania.it;

tiziano.motti@europarl.europa.eu;

giommaria.uggias@europarl.europa.eu;

gianni.vattimo@europarl.europa.eu;

info@francescabalzani.eu;

andrea.cozzolino@europarl.europa.eu;

rosario.crocetta@europarl.europa.eu;

francesco.deangelis@europarl.europa.eu;

info@guidomilana.eu;

scrivi@serracchiani.eu;

gianluca.susta@europarl.europa.eu;

luigi.demagistris@europarl.europa.eu;

I FAVOREVOLI, COMPRESO IL PRESIDENTE FARMAINDINDUSTRIA CHE BADA ALLE SUE TASCHE E SE NE SBATTE DELLA SOFFERENZA DI CREASTURE SENZIENTI E QUELLI DA SPERNACCHIARE E DA MANDARE A SCALDARE LA POLTRONA DEL SALOTTO DI CASA O NELLE PIAZZE, NELLE SAGRE PAESANE A CANTARE ZINGARALEGGILAMIAMANO, CHE FANNO MENO DANNO E GLI ASTENUTI E I NON VOTANTI

ASTENUTI E NON VOTANTI

SI SONO ASTENUTI: SILVIA COSTA (PD), LEONARDO DOMENICI (PD)

NON HANNO VOTATO: SALVATORE CARONNA (PD), PATRIZIA TOIA (PD)

DIAMO UN NOME AGLI EUROPARLAMENTARI CHE HANNO VOTATO “SI” ALLA VIVISEZIONE

SE LI CONOSCI LI EVITI

  1. - Gabriele ALBERTINI ( PPE – PdL)
  2. - Magdi Cristiano ALLAM ( PPE – Io Amo l’Italia)
  3. – Roberta ANGELILLI ( PPE – PdL)
  4. – Antonello ANTINORO ( PPE – UDC)
  5. – Alfredo ANTONIOZZI ( PPE – PdL)
  6. – Pino ARLACCHI ( ALDE/ADLE – IdV)
  7. - Raffaele BALDASSARRE ( PPE – PdL)
  8. – Sergio BERLATO ( PPE – PdL)
  9. – Luigi BERLINGUER ( S&D – PD)
  10. – Mara BIZZOTTO ( EFD – Lega Nord)
  11. – Vito BONSIGNORE ( PPE – PdL)
  12. – Mario BORGHEZIO ( EFD – Lega Nord)
  13. – Antonio CANCIAN ( PPE – PdL)
  14. – Carlo CASINI ( PPE – UDC)
  15. – Sergio Gaetano COFFERATI ( S&D – PD)
  16. – Giovanni COLLINO ( PPE – PdL)
  17. – Lara COMI ( PPE – PdL)
  18. – Paolo DE CASTRO ( S&D – PD)
  19. – Luigi Ciriaco DE MITA ( PPE – UDC)
  20. – Herbert DORFMANN ( PPE – SVP)
  21. – Carlo FIDANZA ( PPE – PdL)
  22. – Lorenzo FONTANA ( EFD – Lega Nord)
  23. – Elisabetta GARDINI ( PPE – PdL)
  24. – Roberto GUALTIERI ( S&D – PD)
  25. – Salvatore IACOLINO ( PPE – PdL)
  26. – Vincenzo IOVINE ( ALDE/ADLE – IdV)
  27. – Giovanni LA VIA ( PPE – PdL)
  28. – Clemente MASTELLA ( PPE – UDE)
  29. – Barbara MATERA ( PPE – PdL)
  30. – Mario MAURO ( PPE – PdL)
  31. – Erminia MAZZONI ( PPE – PdL)
  32. – Claudio MORGANTI ( EFD – Lega Nord)
  33. – Alfredo PALLONE ( PPE – PdL)
  34. – Pier Antonio PANZERI ( S&D – PD)
  35. – Aldo PATRICIELLO ( PPE – PdL)
  36. – Mario PIRILLO ( S&D – PD)
  37. – Gianni PITTELLA ( S&D – PD)
  38. – Vittorio PRODI ( S&D – PD)
  39. – Fiorello PROVERA ( EFD – Lega Nord)
  40. – Licia RONZULLI ( PPE – PdL)
  41. – Oreste ROSSI ( EFD – Lega Nord)
  42. – Potito SALATTO ( PPE – PdL)
  43. – Matteo SALVINI ( EFD – Lega Nord)
  44. – Amalia SARTORI ( PPE – PdL)
  45. – David-Maria SASSOLI ( S&D – PD)
  46. - Giancarlo SCOTTÀ ( EFD – Lega Nord)
  47. – Marco SCURRIA ( PPE – PdL)
  48. – Sergio Paolo Francesco SILVESTRIS ( PPE – PdL)
  49. – Francesco Enrico SPERONI ( EFD – Lega Nord)
  50. - Salvatore TATARELLA ( PPE – PdL)
  51. - Iva ZANICCHI ( PPE – PdL)
  52. -Paolo Bartolozzi (PPE-Pdl)


BLOCCO EMAIL

ufficio_stampa@dompe.it;

paolo.decastro@europarl.europa.eu;

gabriele.albertini@europarl.europa.eu;

magdicristiano.allam@europarl.europa.eu;

vito.bonsignore@europarl.europa.eu;

mario.borghezio@europarl.europa.eu;

paolo.bartolozzi@europarl.europa.eu,

sergio.cofferati@europarl.europa.eu;

lara.comi@europarl.europa.eu;

carlo.fidanza@europarl.europa.eu;

mario.mauro@europarl.europa.eu;

pierantonio.panzeri@europarl.europa.eu;

fiorello.provera@europarl.europa.eu;

licia.ronzulli@europarl.europa.eu;

oreste.rossi@europarl.europa.eu;

matteo.salvini@europarl.europa.eu;

francescoenrico.speroni@europarl.europa.eu;

patrizia.toia@europarl.europa.eu;

iva.zanicchi@europarl.europa.eu;

sergio.berlato@europarl.europa.eu;

luigi.berlinguer@europarl.europa.eu;

mara.bizzotto@europarl.europa.eu;

antonio.cancian@europarl.europa.eu;

salvatore.caronna@europarl.europa.eu;

giovanni.collino@europarl.europa.eu;

herbert.dorfmann@europarl.europa.eu;

lorenzo.fontana@europarl.europa.eu;

elisabetta.gardini@europarl.europa.eu;

vittorio.prodi@europarl.europa.eu;

amalia.sartori@europarl.europa.eu;

roberta.angelilli@europarl.europa.eu;

alfredo.antoniozzi@europarl.europa.eu;

carlo.casini@europarl.europa.eu;

silvia.costa@europarl.europa.eu;

leonardo.domenici@europarl.europa.eu;

roberto.gualtieri@europarl.europa.eu;

claudio.morganti@europarl.europa.eu;

alfredo.pallone@europarl.europa.eu;

potito.salatto@europarl.europa.eu;

david.sassoli@europarl.europa.eu;

marco.scurria@europarl.europa.eu;

antonello.antinoro@europarl.europa.eu;

salvatore.iacolino@europarl.europa.eu;

giovanni.lavia@europarl.europa.eu;

pino.arlacchi@europarl.europa.eu;

raffaele.baldassarre@europarl.europa.eu;

luigiciriaco.demita@europarl.europa.eu;

vincenzo.iovine@europarl.europa.eu;

clemente.mastella@europarl.europa.eu;

barbara.matera@europarl.europa.eu;

erminia.mazzoni@europarl.europa.eu;

aldo.patriciello@europarl.europa.eu;

aldo.patriciello@europarl.europa.eu;

gianni.pittella@europarl.europa.eu;

sergio.silvestris@europarl.europa.eu;

salvatore.tatarella@europarl.europa.eu;

I FATTI RACCONTATI DA CHILIAMACISEGUA

http://www.chiliamacisegua.org/2010/09/08/europa-vergogna/

EUROPA VERGOGNA

TESTIMONIANZA DELL’ON TIZIANO MOTTI

Riceviamo dall’on Tiziano Motti (che ringraziamo) e divulghiamo la sua testimonianza e l’elenco degli europarlamentari in seduta ieri, per dare nomi cognomi, sorriso e ghigno agli Europarlamentari favorevoli e contrari.

Che serva questo elenco a delineare una demarcazione tra coloro che si meritano lo scranno e tra coloro che, invece, devono essere RANDAGIATI.

Comunicato
Niente da fare
Come era ormai ovvio, la Direttiva che regolerà la sperimentazione  animale in Europa è passata con la maggioranza assoluta dei voti. A
nulla è valso il nostro tentativo di rimandarla in commissione per un  esame più approfondito (scelta disperata invocata da Sonia Alfano  seguita dai quaranta deputati che, come me, si sono alzati in segno di  protesta).

Inutile anche l’appello della Muscardini e del sottoscritto.
A nulla, infine, è valso il tentativo di far passare alcuni  emendamenti (proposti dai Verdi europei) che tentavano di rimandare ai   singoli stati la possibilità di applicare anche norme più garantiste
per gli animali a livello nazionale o di dare la precedenza, qualora
esistenti, a metodi alternativi.
Mi spiego meglio: uno degli emendamenti chiedeva semplicemente che  qualora in taluni casi esista già (esista già, non si debba cercare)  un metodo alternativo, si dia la precedenza a quello piuttosto che a  sperimentare su animali facendoli soffrire.

E l’aula ha votato contro!!

Ho sentito di tutto: colleghi che sostengono che tanto i cani e gatti
randagi non saranno utilizzati per la ricerca (allora cosa li   inseriamo a fare nell’articolo 11 nella direttiva?), altri che   chiariscono che la sperimentazione sugli animali per la cosmesi è   abolita da tempo (poco male: la direttiva votata stamane approva la   sperimentazione su animali vivi a scopi didattici!).

Mi sembra un  circo equestre in cui ogni deputato spara l’ultima notizia che ha   sentito poco prima nei corridoi pur di trovare una giustificazione   plausibile per rispettare il voto indicato dal proprio gruppo. E   quando la sinistra europea e la destra europea si accordano sul voto,   definendo che dovrà essere a favore, non c’è obiezione di coscienza  che tenga: l’aula vota a favore.

Provocatoriamente ho detto che ora si scatenerà la caccia ai cani e  gatti randagi a scopo sperimentazione, con soddisfazione del Belgio
che soffre da anni il problema del numero elevatissimo di gatti  randagi.

La realtà, mi auguro, è differente ma rimane il senso di  impotenza nei confronti di una scelta che disonora il grado di
“civiltà” che vantiamo di aver raggiunto e che sono convinto si misuri  anche nella capacità di garantire alle altre specie animali la
salvaguardia da sofferenze che possono essere evitate.
Tiziano Motti

PDF GLI EMENDAMENTI BOCCIATI



LEGGI TUTTO... Ci sono 4 commenti: leggi...

Billy randagio investito rimane a terra 7 ore con colonna vertebrale spezzata

AGGIORNAMENTO BILLY
12 dicembre

In data 30 novembre 2009 a Capua, provincia di Caserta, in località Rione Boscariello, alle ore 7.30 circa è stato investito un cane randagio. Nessuna novità qui, ma solo l’ennesimo episodio vergognoso per il comportamento omissivo delle istituzioni.
Billy, così è stato chiamato il cane, è rimasto per terra circa sette ore con la colonna vertebrale spezzata senza ricevere alcun soccorso da chi aveva il dovere di soccorrerlo!

Il video di Billy su YouTube all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=cmek6jj15fE

In clinica
Foto del 11/12/2009

Riceviamo e pubblichiamo con sconcerto e rabbia
Chiliamacisegua
www.chiliamacisegua.org

Risposta di Chliliamacisegua

Gentilissimo Vincenzo Caporale ,
Si proceda  con denuncia per omissione di atti d’ufficio nei confronti dei responsabili. Tale denuncia si presenta gratuitamente presso la Procura della Repubblica, e deve essere seguita da un avvocato pro bono.
Distinti saluti
Corinna Andreatta
Presidente Chiliamacisegua
La lettera
Capua, 2 dicembre 2009

Al Sig, Sindaco di Capua (CE)
Dr. Carmine Antropoli
sindaco@comunedicapua.it

Al Reparto Unità Operativa Veterinaria
Capua (CE)
uov.c4@aslcaserta2.it

Al sottosegretario alla Salute
On. Francesca Martini
martini_f@camera.it

Alla Redazione di Capuaonline
redazione@capuaonline.com

Alla Dr.ssa Stefania Piazzo
caporedattore facente funzioni di Direttore de “La Padania”
s.piazzo@lapadania.net

Al Presidente di “Chiliamacisegua”
Dr.ssa Corinna Andreatta
presidente@chiliamacisegua.org

Alle Associazioni

ENPA
enpa@enpa.it

LAV
info@lav.it

Lega Nazionale Difesa del Cane
info@legadelcane.org

ANPANA
notizie@anpana.it

100% animalisti
info@centopercentoanimalisti.com

OGGETTO: Lettera aperta. Randagio investito, istituzioni assenti.

In data 30 novembre 2009 a Capua, provincia di Caserta, in località “Rione Boscariello”, alle ore 7.30 circa è stato investito un cane randagio. Nessuna novità qui, ma solo l’ennesimo episodio vergognoso per il comportamento omissivo delle istituzioni.
Ecco come si sono svolti i fatti.
I signori Marina Vladi e Ilario Parisi, residenti nella zona, intervenuti per soccorrere il cane hanno chiamato l’ASL che, a sua volta, ha detto di aver bisogno del fax dei vigili urbani per poter intervenire. Recatisi presso gli uffici della Polizia Municipale per segnalare l’accaduto e richiedere il loro intervento si sono sentiti liquidare con un: “Lei può andare”. Erano ormai le ore 11.00 e il cane,che non si faceva toccare essendo dolorante, dal mattino non aveva ricevuto alcun soccorso medico. Nel frattempo, contattata di nuovo l’ASL per sollecitare un intervento degli organi preposti, hanno appreso che il Comune di Capua è debitore con il canile convenzionato di circa 200.000,00 euro, che la convenzione con tale canile non era stata rinnovata e che pertanto non avevano dove “mettere” il cane! Ma ai sensi dell’art. 4, comma 1, della legge 14 agosto 1991, n. 281 (Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo) i comuni non hanno l’obbligo di provvedere al risanamento dei canili comunali esistenti e di costruire rifugi per cani avvalendosi delle risorse di cui all’articolo 3, comma 6, della stessa legge?
Per fortuna i signori Marina Vladi e Ilario Parisi, con l’aiuto del volontario Vincenzo Caporale, che era stato contattato telefonicamente verso le ore 13.45 dalla volontaria Vanessa Buglione, riuscivano dopo alcuni tentativi a caricare il cane in macchina e a portarlo in una clinica veterinaria ubicata in Caserta. Il veterinario della predetta clinica, in seguito alle radiografie effettuate, ha diagnosticato una frattura della colonna vertebrale!
Billy, così è stato chiamato il cane, senza ricevere alcun soccorso da chi aveva il dovere di soccorrerlo!
I randagi sono tutelati da norme statali e regionali e il Sindaco, in base a queste norme vigenti, esercita la tutela e la cura degli stessi che vivono stabilmente o temporaneamente nel territorio comunale vigilando a mezzo degli Organi competenti sui maltrattamenti, atti di crudeltà e l’abbandono degli stessi.
Forse Billy tornerà a camminare, grazie al cittadino sensibile!

Cordiali saluti.

Marina Vladi
Ilario Parisi
Vanessa Buglione
Vincenzo Caporale

nvcaporale@tiscali.it


Ecco alcune foto fatte a Billy il giorno in cui è stato soccorso.


E’ rimasto lì per terra per circa sette ore


Appena caricato in auto


In clinica


In clinica


Radiografia


Capua: ENPA e Polizia Municipale per controllo deposito rifiuti
Un manifesto predisposto dall’assessore all’ecologia Marco Ricci comunica ai cittadini che gli appartenenti all’ENPA saranno addetti al controllo del rispetto delle norme circa l’abbandono fuori orario dei rifiuti. In merito l’assessore all’ecologia Marco Ricci: “Con inizio dal giorno 30 novembre 2009 sarà istituito un servizio di vigilanza ambientale, a cura dell’ENPA, i cui operatori saranno coordinati dall’Ufficio Igiene Urbana dell’Ente. Sarà cura degli agenti e degli operatori dell’ENPA quella di controllare gli sversamenti fuori orario che limitano l’efficacia della raccolta differenziata. Ricordo altresì che l’ordinanza n. 90 del 19.9.2008 prevede una sanzione di € 150,00 per l’errato conferimento o per il conferimento fuori dagli orari stabiliti. È giusto evidenziare ancora una volta giorni, orari e materiale da poter abbandonare senza incorrere in sanzioni

(omissis)

Fonte: http://www.capuaonline.info/capuanews/anno2009/011209.html


LEGGI TUTTO...

RESOCONTO DEL CONVEGNO INTERNAZIONALE SULLA STERILIZZAZIONE

Riceviamo e ringraziamo Marianna Guaccio

Cari tutti
è l’una e mezza di notte e sto lavorando da diverse ore per darvi un resoconto quanto più possibile chiaro e utile del Convegno sulla Sterilizzazione, organizzato dalla Dott.ssa Dorothea Friz, che si è tenuto ieri a Castelvolturno.
Moltissimi di voi mi avevano segnalato, nei giorni scorsi, le asl veterinarie che non lavorano per le sterilizzazioni.
Ne ho fatto un prospetto sintetico che invierò a breve alla Dott.ssa Rosalba Matassa, veterinaria presso il Ministero del lavoro, salute e politiche sociali, che ha sostituito la Martini durante questo Convegno.
Le ho potuto appena accennare alla situazione di disagio che molti di voi vivono: gli interventi erano serrati e il tempo poco.
Il resoconto è di 6 pagine, divise in paragrafi: vi suggerisco di conservarlo, perchè ho cercato di racchiudervi tutte le informazioni raccolte al Convegno e che possono tornare utili anche in futuro a ciascuno di noi.
Ringrazio tutti per la collaborazione e vado finalmente a nanna :-)

RESOCONTO DEL CONVEGNO INTERNAZIONALE SULLA STERILIZZAZIONE

12 settembre ’09, CASTELVOLTURNO

Tenutosi grazie a Dorothea Friz

http://web.tiscalinet.it/legaproanimale

Essendo lungo, complesso e noioso da leggere un riassunto di tutti gli interventi fatti in quasi 10 ore di convegno, ho ritenuto opportuno riportarvi gli elementi più importanti e da cui potete tutti trarre vantaggi e giovamento.

Ho diviso tutto in paragrafi:

1)    Le leggi vigenti…………………………………………………………………………………. pag.1

2)   Le soluzioni al randagismo ………………………………………………………………pag.2

3)   Cosa ci guadagna lo Stato se finanzia la sterilizzazione……………pag.4

4)   Che tipo di sterilizzazione?……………………………………………………….pag.5

5)   Le asl veterinarie hanno il compito di sterilizzare…………………….pag.5

6)   Asl Na1: un modello da esportare…………………………………………………..pag.6

LE LEGGI VIGENTI:

è importante che noi volontari sappiamo quali sono i diritti e i doveri che ci spettano per la tutela del benessere dei nostri animali.

La legge vigente è la 281/91.

Questa ci garantisce che:

-      il maltrattamento è un reato penale

-      l’abbandono è un reato penale

-      la soppressione – salvo per gravissimi motivi di salute – è illegale

Ma questa legge non fa abbastanza per impedire il randagismo.

Un’Ordinanza del 2008 aggiunge alcuni elementi:

-      per i cani: obbligo di microchip e registrazione in anagrafe entro 60 giorni di vita

-      solo il veterinario può installare il microchip

-      sono vietati la vendita, l’affido o qualsiasi spostamento del cucciolo dalla madre prima dei 2 mesi di vita

-      sono vietati la vendita, l’affido o qualsiasi spostamento di un cane non identificato da microchip e registrazione in anagrafe

-      il sindaco è responsabile dell’anagrafe e deve dotare la polizia di lettori di microchip

-      i microchip devono essere rintracciabili per tutto il loro percorso, dalla vendita al destinatario.

(N.B. prima il microchip poteva essere comprato dovunque e messo da chiunque ma non costituiva una garanzia: molti allevatori mettevano il microchip e non iscrivevano il cane all’anagrafe, quindi, se il cane veniva abbandonato, il n°di microchip non permetteva di risalire al proprietario).

-      il proprietario è sempre responsabile del benessere, del controllo e della conduzione del cane. (quindi se il cane è aggressivo è colpa del padrone: questo è importante!!!)

Un’Ordinanza del 2009 aggiunge che:

-      i cani preferibilmente non devono essere deportati dal canile di una regione al canile di un’altra regione

-      se questo avviene, il nuovo canile non deve avere requisiti inferiori a quello di provenienza

-      prima che i cani vengano trasferiti da un canile all’altro, devono essere microchippati e sterilizzati

-      il canile può ospitare un massimo di 200 cani

-      il canile deve favorire le adozioni, restando aperto almeno 3 volte a settimana, di cui una in un giorno festivo

-      tutti i cani detenuti in canili che ad oggi non sono stati ancora sterilizzati, devono essere sterilizzati entro 90 giorni

LE SOLUZIONI AL RANDAGISMO

La Dott.ssa Friz lavora da 20 anni in una realtà come quella del sud Italia in cui il randagismo è un problema enorme. L’unica soluzione, secondo lei, è la STERILIZZAZIONE!

C’è stata al Convegno una realtrice, Joy Lee, di un’ associazione per la tutela degli che opera a livello mondiale, la WSPA. Questa ragazza sosteneva che la sterilizzazione è il futuro,ma il presente deve essere la soppressione.

Lei sostiene che esiste attualmente una percentuale di randagi troppo alta rispetto al numero di persone che potrebbe adottarli.

Questa follia della soppressione è stata praticata in Italia fino al ’91 ma non ha mai portato a nessun risultato.

Questo, secondo la Friz dipende da un fatto che chiama

HOLDING CAPACITY

In un certo luogo, se è disponibile una quantità fissa di cibo e acqua, se c’è un rifugio che protegge gli animali da condizioni climatiche avverse, ci sarà sempre un numero fisso di animali che vi abita.

Questo significa che anche se noi togliamo via un certo numero di cani/gatti e li sopprimiamo, quelli restanti tenderanno a riprodursi e nuovi cuccioli occuperanno i posti lasciati vuoti: la popolazione canina/felina tende sempre a raggiungere la holding capacity, cioè il numero massimo che può stare in quel luogo a quelle condizioni.

Qualche esempio:

-      Fino al 1997 a San Paolo, Brasile, venivano uccisi ogni giorno 300 cani. Nonostante questo i sobborghi sono ancora pieni di cani randagi.

-      Fino al 1991 a Napoli, Italia, venivano uccisi 5.000 cani all’anno e il problema del randagismo non si è mai risolto.

La Friz sostiene che non sterilizzare è come avere un rubinetto perennemente aperto che allaga il pavimento e, invece di chiudere il rubinetto, noi asciughiamo a terra. Risultato: sarà sempre bagnato.

Una valida dimostrazione di quanto lei dice è l’esperienza fatta a Marano, vicino Napoli.

Nel ’97 furono censiti su questo territorio 1094 cani.

Furono sterilizzati e di questi 774, quelli più mansueti, furono reimmessi sul territorio.

Un nuovo censimento nel 2002 ha fatto riscontrare 48 cani.

La popolazione era significativamente diminuita.

Per avere risultati significativi bisogna sterilizzare almeno il 70% della popolazione canina/felina.

Ma perché i cani/gatti non possono riprodursi e vivere “secondo natura”?

Molta gente ci fa questa domanda.

Io rispondo che noi in duemila anni ci siamo evoluti, abbiamo trasformato il mondo, abbiamo modificato l’ambiente, distrutto la maggior parte delle aree verdi e degli habitat naturali.

Noi non viviamo nelle capanne, se ci ammaliamo ci curiamo. Non andiamo a caccia di bufali con le frecce ma andiamo al supermercato a fare la spesa.

Però pretendiamo che gli animali vivano per strada “secondo natura”.

Vediamo quanti sono questi animali. Facciamo un semplice conto.

CANE- CAPACITA’ DI RIPRODUZIONE

Una coppia di cani può avere due cucciolate all’anno.

Più sono di taglia grande più il numero dei cuccioli sarà elevato, fino a 17 per gravidanza.

Ma diciamo che i cuccioli nati siano soltanto 5 per volta. Due volte all’anno fanno 10 cuccioli.

Quindi una sola coppia di cani, in un anno, genera 10 cuccioli.

Di questi le femmine dopo 6 mesi possono già avere gravidanze, due all’anno.

Moltiplicando il numero di nuovi nati per le gravidanze possibili, in 10 anni si arriva a 10 milioni di cani. Da una sola coppia di cani!

GATTO – CAPACITA’ DI RIPRODUZIONE

Una gatta va in calore 4 volte in un anno. Ogni volta fa nascere una media di 4 cuccioli.

Quindi in un anno, per una sola gatta, abbiamo già 16 nuovi gatti.

Ma una gatta a 6 mesi va già in calore e quindi tutte le femmine nuove nate genereranno, a loro volta 16 cuccioli ciascuna in un anno. In un solo anno sono già 256 nuovi gatti.

E così via. Arriviamo, anche per i gatti, agli stessi numeri: da una sola coppia, in 10 anni, abbiamo 10 milioni di nuovi soggetti.

E’ impossibile trovare un numero di persone pari al numero di animali da adottare.

E dobbiamo smettere di pensare al randagio come un naturale oggetto del corredo urbano.

UN CANE/GATTO HA BISOGNO DI UN PADRONE, NON DELLA STRADA.

Medici veterinari intervenuti al Convegno, che lavorano da 20 anni sul territorio, hanno garantito, per esperienza, che la fonte principale del randagismo deriva dagli animali padronali non sterilizzati.

Esempio: New Hampshire, Stati Uniti

Prima venivano abbattuti in media 9 animali ogni mille abitanti all’anno.

A partire dal ’94 è stata offerta la sterilizzazione ai proprietari per un costo di 10 dollari.

I veterinari sono stati rimborsati dallo Stato per l’80% del loro onorario.

La media delle uccisioni si è ridotta fino a 2,4% ogni mille abitanti all’anno.

Un’ampia fetta di popolazione, in Italia, non può permettersi i costi elevatissimi della sterilizzazione (da 100 a 250 euro) e preferisce far partorire cucciolate, che poi abbandona per strada o davanti ai canili.

COSA CI GUADAGNA LO STATO, SE FINANZIA LA STERILIZZAZIONE?

Vediamo prima quanto paga se non la finanzia.

-      100 euro al mese per ogni cane detenuto in canile. Ci sono canili che hanno anche 1200 cani…fate voi il conto!

-      Se i cani/gatti sono liberi per strada e non sterilizzati, nei periodi del calore diventano aggressivi, danno vita a lotte per il possesso della femmina, possono creare danni all’uomo (morsicature) o causare o essere vittime di incidenti: il pronto soccorso è sempre a spese dello Stato

-      La presenza troppo elevata di animali in un posto può dar vita a malattie, specie se questi animali si nutrono scavando nella spazzatura

-      La scarsità di cibo può favorire l’aggressività

Tutto questo ha dei costi immediati e altri sul lungo termine.

La sterilizzazione, invece, costa allo Stato in media 100 euro per animale: una sola volta e basta.

Man mano che si riduce il numero degli animali sul territorio, la spesa diminuisce sensibilmente.

CHE TIPO DI STERILIZZAZIONE?

Molte persone credono che sia meglio:

-      lasciare il proprio cane/gatto in calore chiuso in casa per non farlo accoppiare

-      non sterilizzarlo completamente, ma fargli avere la possibilità del calore e dell’accoppiamento.

Nel primo caso, sarà come avere una figlia perdutamente innamorata e impedirle di uscire di casa: sarà presa dalla disperazione e farà di tutto per scappare.

Lo stesso farà il cane/gatto

Nel secondo caso, causeremo gravi problemi comportamentali e di salute sia ai maschi sia alle femmine: tumori degli organi sessuali, gravidanze isteriche, infezioni uterine, ipertrofia prostatica e aggressività.

I cani/gatti non soffrono per l’intervento che toglie del tutto l’istinto del sesso e della procreazione: semplicemente non lo avvertono più.

E’ possibile e doveroso sterilizzare anche le cagne/gatte incinte: dopo l’operazione, non cercheranno i cuccioli perduti. Soltanto all’atto dell’espulsione del cucciolo durante il parto vengono secreti degli ormoni (endorfine) responsabili dell’istinto materno.

LE ASL VETERINARIE HANNO IL COMPITO DI STERILIZZARE

Il 60% dei fondi che la Regione dà ai Comuni per le Asl deve essere destinato alla sterilizzazione  (per Legge).

Perché non tutte le asl sterilizzano?

-      perché intascano i fondi senza che nessuno ne sappia nulla, tanto non c’è un reale controllo

-      perché la priorità è per i controlli sugli animali da reddito (quelli che producono latte e carne), sennò si innescano dei problemi che portano al commissariamento dell’asl.

-      Il governo ha tagliato i fondi destinati alle asl: un esempio è l’asl Na4, dove, per intenderci, dovrebbe sterilizzare la famosa Rossella del Rifugio di Pomigliano d’Arco.

A dicembre la sua asl chiude!!! E già sono stati attualmente licenziati 6 veterinari!

Cosa fare se la vostra Asl non sterilizza?

-      Denunciarla alla Regione

-      Denunciarla al Ministero della Sanità

-      Contemporaneamente si può dare risonanza alla denuncia attraverso mail che vengono mandate da tutti i volontari: internet è uno strumento prezioso! Se tutto è nascosto e c’è un solo volontario che protesta, allora non può fare nulla. Se siamo tutti noi a protestare, le cose possono cambiare.

ASL NA1: UN MODELLO DA ESPORTARE

Al Convegno, la Dott. Pompameo, dirigente della Na1, ha esposto tutte le attività che l’aslNa1 è riuscita a portare avanti in un anno e mezzo: 2008/2009, da quando è diventata Ospedale Veterinario.

L’Ospedale si occupa di:

-      anagrafe canina: questa permette di ritrovare i cani smarriti ma anche di allertare controlli in casi sospetti (esempio: una persona che smarrisce molti cani o una persona che ha intestati molti cani)

-      Tutti gli animali catturati vengono sterilizzati e reimmessi sul territorio

-      Progetto Fiocco Azzurro: un progetto che porta a migliorare il rapporto tra i bambini e gli animali, anche con visite al canile dell’Ospedale.

-      Progetti di ricerca in collaborazione con l’università per verificare l’insorgenza e la diffusione di malattie di cani/gatti/uccelli

-      Favorisce le adozioni: in un anno e mezzo sono stati adottati 357 cani e 70 gatti.

Importante inoltre sapere che la Normativa Campana stabilisce due cose fondamentali:

-      anche i veterinari privati hanno accesso alla Banca Dati On line: quindi un cane può essere microchippato e registrato all’anagrafe anche da un veterinario privato

-      i commercianti hanno l’obbligo di far microchippare i cani e di intestarseli, altrimenti vengono sanzionati.

Importante anche sapere che a Napoli è partito un progetto che permette ai veterinari privati di sterilizzare A COSTO CONTENUTO gli animali padronali.

Il Comune mette a disposizione circa 57 euro per ogni animale padronale da sterilizzare e il veterinario può aggiungere, a questo badget, un massimo di ulteriori 100 euro.


LEGGI TUTTO...