Chiuso Cicerale

Chiuso Cicerale (fotogallery)

Una vittoria tutta al femminile.

di Camilla De Sanctis | 30 aprile 2011

Ciceralensis. Oasi San Leo. Nomi bucolici per un lager, che è stato finalmente chiuso. Dopo 14 anni di denunce, dopo 21 anni di angherie. Sui cani.
Avvicinarsi al canile, dal praticello d’ingresso ben tenuto, col monumento del cane Ciotola, faceva pensare a quelle colonne sonore dei film horror: una musichetta per bambini, una nenia melodiosa, per un serial killer in azione.
Tante Associazioni sul campo, che si sono passate il testimonial della denuncia, che negli anni hanno gridato l’orrore che si consumava in quei recinti, tanto simili ai campi di concentramento nazisti.

Migliaia i cani che hanno consumato la loro vita in quei luoghi. Tante le coperture istituzionali, che hanno permesso il compimento dell’ingiustizia a danno dei cani per il profitto dell’affarista di turno. Sì, di turno, perchè di “ciceralensis” in Italia ce ne sono tanti, troppi.

A fianco dei cani, vilipesi, maltrattati, affamati, catturati in luoghi lontani e portati in un eremo irraggiungibile ed invisitabile, animalisti di tutta Italia, ma soprattutto donne, che hanno firmato in tempi diversi denunce ed articoli appassionati, interrogazioni parlamentari e finalmente azioni governative efficaci.

Scriveva Elisa (D’Alessio), allora della LAV, nel Rapporto Business Randagismo del 22 giugno 1997 “Estate 1997, cosa è cambiato a sei anni dalla 281/91? ….Campania: Pluridenunciato, ed una volta anche chiuso dai NAS, il Canile Ciceralensis, Ditta di tale Mauro Cafasso e situato alla contrada San Leo, è una struttura mista cani-allevamento di cinghiali. Il titolare usa un furgoncino intestato alla USL n° 60-Agropoli (SA) non autorizzato. Ha convenzioni con diversi comuni del salernitano, ma si spinge fino in Calabria. Molte convenzioni sono una tantum (sic!), ovvero il Comune paga per il prelievo dei randagi, ma non fornisce fondi per il mantenimento: che fine hanno i cani?”

Raccoglieva il testimone Annamaria (Procacci), prima firmataria della L.Q. 281/91, che presentava immediatamente una interrogazione parlamentare. Era il tempo dei fax, delle lettere scritte a mano o macchina, che sommergevano gli amministratori, totalmente sordi agli appelli in favore dei poveri reclusi. Intanto il Cafasso continuava indisturbato nel suo business.

Ne parlava Stella (Pende) nel suo reportage-inchiesta “I bastardi stanno fuori” del marzo 2005, su Panorama.

Giugno del 2006, la denuncia è di Angela (Luongo), con una appassionata relazione ci fa sapere che manca un girone all’inferno dantesco: il canile di Cicerale. “Padrone assoluto di duemila essere viventi, da Dio creati a sua immagine e somiglianza come tutto ciò che esiste sul pianeta terra, e dal Cafasso incarcerati, denudati, seviziati, costretti a perdere la propria identità di animali, parti integranti dell’universo, compagni fedeli per l’eternità.” Ci racconta Angela. “Per raggiungere questo girone infernale ho impiegato due ore di viaggio, un tornante dopo l’altro, come sulle montagne russe, mi sono inerpicata sulle colline che a strapiombo cadono sulla costa cilentana, un’ altro mondo, ai confini della realtà, recintata da teloni neri che nascondono l’orrore, ecco l’oasi di ciotola, il rifugio di Cicerale, chilometri quadrati di bosco trasformati in forni crematori d’estate e pozzanghere argillose d’inverno, anche il prato verde ha smesso di esistere, si è consumato ed estinto a causa dello strofinio con la cute di centinaia-migliaia di cani transitati in quell’incubo, non un abbaio ma un boato di latrati proveniva da tutta la collina, una stradina che scendeva tortuosa mi portava all’ingresso del gulag.”

Bello l’ingresso, alberato con viottoli piastrellati in pietraviva…” continua Angela “…quadrati irregolari scoscesi in cui uno, due, cinque, dieci, venti, trenta cani, maschi con femmine, alcune gravide, cuccioli con adulti, piccole taglie con cagnoni enormi, scheletrici, sporchi, peli ammassati, sguardi assenti, bava alla bocca, terrore gerarchico negli occhi, abbandonati alla morte in angoli, crepacci o in quel che restava di cucce in cemento affossate nella terra maleodorante, monchi, inebetiti, cani abbandonati dall’uomo ma in questa circostanza anche da Dio. L’area di calpestio dei recinti aveva, nella sua totalità, una pendenza dell’80%,…. un Veterinario dell’ASL competente per territorio giustificava l’alto tasso di mortalità nella struttura dovuto a decessi per arresto cardiocircolatorio.”

Arrivano anche le Memorie di Cicerale da Gilda (Fucci), “La sezione dalla Lega di San Giorgio del Sannio, segue da tempi non sospetti, ovvero da quando Emilio Nessi dovendo sistemare i cani del Comune di Napoli ai tempi ‘ospiti’ dello zoo , pensò bene di collocarli a Cicerale. Ancora oggi all’ingresso del canile si erge un monumento in onore del cane Ciotola, dove in epigrafe si legge : qui il cane Ciotola ha trovato casa! Purtroppo per un brevissimo periodo, Ciotola morì dissanguato pochi giorni dopo a causa dei morsi di altri cani, liberandosi così dall’inferno di Cicerale.”

Il disinteresse degli amministratori era palese, le denunce regolarmente archiviate, la ASL SA3 esprimeva solo pareri positivi sul canile. I NAS, più volte entrati nella struttura, avevano predisposto un sequestro amministrativo. 97 comuni convenzionati col canile, almeno 1200 cani morti ogni anno, 5 persone per accudire 1500 cani; per anni, decenni era tutto a posto!

Nel 2006 un nutrito gruppo di Associazioni, Aipa, Una, Lega del Cane, Associazione Mi Fido, Associazione Zoofila Sanseverivese, Coordinamento Animalista salernitano, fanno partire una petizione che raccoglie 15mila firme. Descrivono la situazione del canile di Cicerale: “E’ dal 1980 che il canile Oasi San Leo ‘Canile Ciceralensis’ costruito in Contrada San Leo (SA), sulle montagne di Cicerale del Cilento, vicino Agropoli continua a far mobilitare le associazioni animaliste di tutta Italia. Gli animalisti conoscono e denunciano il posto. Isolato sulle montagne, irraggiungibile. Conoscono e denunciano come si comportano le amministrazioni locali. I cani vengono raccolti nei comuni della Provincia di Salerno e di Avellino quasi sempre da personale non idoneo e non autorizzato. Non sono mai microchippati al momento dell?uscita dal comune di appartenenza, come richiesto dalla legge. Sono registrati con descrizione sommaria, trasportati in un furgone non idoneo e spesso insieme a corpi di cani morti. Portati in una struttura che somiglia ad un girone dell?Inferno dantesco, da dove ne escono solo sotto forma di polvere e cenere dai forni crematori. I comuni pagano spesso solo un fisso annuale semplicemente per la raccolta dei cani randagi (anche se docili, mansueti ed accuditi da qualche persona generosa) e non effettuano mai controlli sul posto, il che la dice lunga sul fatto che non c’e’ alcuna possibilità che i cani vengano accuditi in questo lager. E’ l’orrore degli orrori. Pagato con soldi pubblici.”

Ci fu una interrogazione parlamentare, On. Villari de La Margherita, che chiedeva accertamenti ministeriali sulla condizione dei 2000 cani detenuti.

Nel 2008 inizia un’azione di pressing dell’Associazione Chiliamacisegua sul Ministero della Salute per risolvere il caso Cicerale, grazie a Rosanna (Marani) e Corinna (Andreatta), accompagnate dalle brillanti inchieste di Stefania (Piazzo) pubblicate su La Padania.

Finalmente il 16 dicembre 2008 il canile viene sequestrato, il provvedimento è eseguito da NAS e Carabinieri, assieme ai veterinari della ASL SA3, su disposizione della Procura della Repubblica di Vallo della Lucania. Qualche giorno prima c’era stato il sequestro amministrativo di una parte del canile; intanto il video girato da Striscia la Notizia veniva acquisito come elemento di indagine.

Ancora una donna a fare la differenza, Francesca (Martini), che da Sottosegretario vuole (e può) chiudere il canile di Cicerale. L’ispezione ministeriale del 2009 smentisce una buona volta i “buoni” rapporti delle ASL locali: al canile non va tutto bene. Forse le morti non sono dovute ad arresti cardiocircolatori!

Ma, questa volta, la sua parte la fa anche il Sindaco, il Cafasso non ha più l’autorizzazione a detenere i cani, lo dice l’Ordinanza sindacale n°18 del 25 maggio 2009.
Dopo anni un Sindaco avoca a sé la tutela ed il benessere degli animali presenti sul proprio territorio (art. 3 DPR 31 marzo 1979).

Questa storia si chiude con Cafasso rinviato a giudizio per maltrattamento di animali, dopo venti anni, con il Ministero della Salute e diverse Associazioni che si sono costituite parte civile e con gli ultimi 9 cani ancora reclusi, finalmente liberati.

Ieri mattina lo sgombero finale condotto dalla Task Force del Ministero della Salute con i Carabinieri del NAS di Salerno. Rosalba (Matassa), Laura (Rossi), Stefania (Piazzo), Gilda (Fucci) e la piccola segugia Marta (nella foto con Stefania Piazzo e la dott.ssa Matassa), sono state proprio le ultime a lasciare il canile.

Camilla De Sanctis
Redazione GeaPress

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LA PADANIA 30 APRILE FUORI L’ULTIMO CANE DAL GOLGOTA CICERALE

Marta, l’ultimo cane, anzi cagnetta uscita da Cicerale

Comunicato

Il commento di Chiliamaciasegua è senza parole, lascia parlare lo sguardo di Marta, l’ultimo cane uscito dall’inferno di Cicerale, dove ora i demoni balleranno da soli.

Il 29 aprile è stato smantellato un canificio di cui non si conoscerà mai l’esatto numero di vittime.

Ora il cammino sembra più leggero.

L’inaffrontabile non resiste alla determinazione di una lotta condotta passo dopo passo, giorno dopo giorno, da tutti coloro che perseguono la giustizia e la legalità.

E l’amore.

Da tutti noi insieme, ognuno al meglio delle sue possibilità.

Grazie.

Grazie ad ognuno di noi che ha reso possibile, l’impossibile.

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

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LA PADANIA 30 APRILE

VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE OTTANTAQUATTRESIMA PUNTATA

Martini: evento storico, svuotato il canile sotto processo

FUORI L’ULTIMO CANE DAL GOLGOTA CICERALE

La Task Force conduce alla libertà l’ultimo cane

“CICERALE – Ho visto l’ultimo cane uscire da Cicerale. Ecco, l’ultimo cane è uscito. Ora è libera, perché è Marta, una femmina. Il canile è vuoto.

Ma il camino funziona ancora. L’accalappiamento non cessa.

Ma non cessa neppure l’efficacia dell’ordinanza n. 18 con cui l’allora sindaco di Cicerale revocò l’autorizzazione sanitaria il 25 maggio del 2009.

Quella grazie alla quale nessun cane oggi può più varcare quella soglia.

Chi è fuori è fuori. Dentro, più nessuno……..”

“Il canile è stato svuotato. La storia è al primo atto di civiltà. Indietro non si torna.”

STEFANIA PIAZZO

s.piazzo@lapadania.net

(84 – continua)


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Cicerale il mausoleo dell’orrore chiude

Cicerale il mausoleo dell’orrore chiude

Chiliamacisegua divulga con commozione questo comunicato che pone una pietra tombale sugli orrori di Cicerale.

Chiliamacisegua è stata in prima linea in questa lunga battaglia, fin da settembre del 2008, quando portò Cicerale come macroscopica indecente illegalità, che perdurava da decenni, da sottoporre all’on Francesca Martini, che volle il tavolo tecnico a Milano con le Associazioni e i volontari.

Il ricordo dei cani, a migliaia, passati per l’inceneritore dell’Oasi Ciceralensis e riuniti ora, a branchi liberi e finalmente felici sul ponte dell’arcobaleno, potra’ essere meno straziante.

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

Comunicato

Domani con la Task Force fuori l’ultimo cane dal canile lager di Cicerale

A quasi due anni dalla revoca dell’autorizzazione sanitaria –avvenuta il 25 maggio 2009- in un mese di aprile che ha visto finalmente l’apertura formale del dibattimento nei confronti di Mauro Cafasso, il Ministero della Salute – che si è costituito parte civile nel processo assieme alle associazioni – accoglie l’invito della Lega Nazionale per la Difesa del Cane e torna presso il canile “Ciceralensis” nella tarda mattinata di venerdì 29 aprile 2011.

Rosalba Matassa coordinatrice, Stefania Piazzo componente Task Force per la tutela degli animali d’affezione, istituita dal Sottosegretario di Stato on.leFrancesca Martini, tornano a Cicerale, e accompagneranno verso la libertà l’ultimo cane rinchiuso nella struttura – riferisce Laura Rossi Presidente LNDC-. Accanto a loro ci saranno tutte le associazioni che combattono il sistema dei canili lager. Non a caso ciò avviene nel mese di aprile quando finalmente è iniziato un processo atteso fin dal 1980. Si tratta di un appuntamento importante che segue la grande catena umana attorno al canile del 28 febbraio 2009 che diede nuovo impulso alla battaglia per la legalità ancora in corso”.

Una battaglia che ha dato i suoi frutti grazie all’attività ispettiva del ministero, fortemente sostenuta dal sottosegretario Martini e alimentata da inchieste giornalistiche che hanno contribuito a segnare una svolta accanto ai volontari sul territorio.

Oltre alla Lega Nazionale per la Difesa del Cane anche LAV, Associazione Canili Lazio, Animals Asia Foundation,Oipa ed Enpa fanno parte del coordinamento legale che si batte per la chiusura effettiva della struttura insieme a Chiliamacisegua, alle associazioni e sezioni locali quali Associazione Zoofila Salernitana le sezioni locali Aipa ed UNA e tutti quei privati cittadini che di quella montagna hanno fatto il personale Golgota.

L’appuntamento è quindi alle 11 di venerdì 29 aprile presso il “Canile Ciceralensis”.
Piera Rosati
dir. Ufficio Comunicazione e Sviluppo LNDC
comunicazione.sviluppolndc@gmail.com

Lega Nazionale per la Difesa del Cane

Cicerale raccontato da Chiliamacisegua

http://www.chiliamacisegua.org/2011/04/05/cicerale-i-tempi-della-giustizia-di-vallo-della-lucania/

Cicerale: i tempi della giustizia di Vallo della Lucania

http://www.chiliamacisegua.org/2010/03/29/cicerale-cafasso-rinviato-a-giudizio/

Cicerale: Cafasso rinviato a giudizio aggiornamento


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Rionero in Vulture (PZ), cani superstiti allo stremo

Rionero in Vulture (PZ), cani superstiti allo stremo

Ma dove caspita è lo Stato?

Ma dove caspita sono le Istituzioni?

Ma dove caspita è l’umanità?

Ma dove caspita è la Legge?

A star dietro al …. bunga bunga?

O a passare il tuca tuca……. all’altro, la responsabilità di sfamare e salvare e tutelare queste creature?

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

I fatti

http://www.geapress.org/randagismo/rionero-in-vulturepz-cani-superstiti-allo-stremo/14263

Rionero in Vulture (PZ), cani superstiti allo stremo

di Elisa D’Alessio | 16 aprile 2011

GEAPRESS – “Sono morti in cento, di fame, di sete, di malattie, di freddo; cento cani in un anno” così possiamo riassumere l’urlo di dolore trasmessoci con una e-mail, molto dettagliata nella descrizione del canile e delle inadempienze della amministrazione comunale.

La situazione è gravissima, almeno 150 cani in una struttura priva di acqua, di fogna, ma soprattutto priva di ripari, infatti i cani sono suddivisi in grandi gruppi all’interno di recinti scoperti.

Il canile sorge in una zona freddissima e molto ventilata; e l’inverno a Rionero è gelido e lungo.

Nella gestione del canile si sono avvicendate due diverse realtà, l’attuale proviene da Sant’Arcangelo.

Il Comune corrisponde al gestore una somma tra i 5mila800 e 6mila euro mensili, ma tra compenso al veterinario nominato dall’Amministrazione municipale, le retribuzioni dei lavoranti e la spesa dell’acqua, per i cani rimane ben poco, quindi a dieta forzata!

Ci sono stati casi di sbranamenti per un tozzo di pane.

Il Servizio veterinario della ASL vorrebbe trasferire i cani presso un’altra struttura, ma il Sindaco replica che “in zona non ci sono altri canili disposti ad accogliere i circa 200 animali sistemati nel nostro rifugio“.

Rifugio? Ma il Sindaco ha visto la struttura?

Il rifugio (!) era stato posto sotto sequestro nel 2008 per mancanza di acqua e fognature. Da allora nessun lavoro è stato eseguito, ma continua a funzionare.
Il primo cittadino replica che “proprio per la mancanza di strutture idonee limitrofe” hanno “avuto l’autorizzazione dal Tribunale per tenere aperta la struttura”.

Poi aggiunge “stiamo procedendo alla sostituzione del gestore“.
La struttura detta “rifugio” è aperta da circa venti anni, venti anni senza acqua … è un bel record per una amministrazione comunale.
I randagi di Rionero, dunque, sono condannati al carcere duro, ma senza pane e senza acqua! (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

Sindaco Rionero In Vulture

Antonio Placido

A

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LA PADANIA 13 MARZO I CANI ALL’APICE DELLA STORIA

Come dite? Sono magrissimi questi cani, appaiono sofferenti e bisognosi di cure?
Ma ben ma da bon, ci penseranno loro, le istituzioni sannite e Paralaba, ovvero l’associazione “Pubblica assistenza-Libera associazione radio amatori, Benevento Apice”, che ha regolarmente vinto l’appalto, per la gestione del canile di Apice.
L’associazione vanta questi crediti e specializzazioni: emergenza sanitaria 118; trasporto infermi con ambulanze – trasferimenti su territorio nazionale ed europeo; trasporto dializzati/anziani/ bisognosi di cure e/o terapie con automediche; trasporto disabili con autovetture speciali; trasporto sangue; donazione sangue; assistenza socio sanitaria domiciliare; ludoteche per minori e diversamente abili; aiuti umanitari nazionali ed internazionali; progetto Chernobyl (accudienza per 2 volte all’anno di minori colpiti dalle radiazioni); attività di Protezione Civile in occasione di calamità (a livello locale, nazionale ed internazionale) – incendi/fra ne/alluvioni/ nevicate / terremoti…; servizio militare alternativo- o.d.c.; Servizio Civile Nazionale Volontari; stages/ praticantato per laureandi e/o acquisizione titoli specifici; gestione canile- soccorso/cura animali da affezione;organizzazione tornei per sportivi dilettanti (palla a volo su sabbia – calcetto su pavimento e su sabbia),organizzazione corsi di nuoto completo di servizio di trasporto; organizzazione corsi di formazione/aggiornamenti del 1° Soccorso e Protezione Civile; corsi per dipendenti di Aziende (L. 626/94 Sicurezza sui luoghi di lavoro),A.P.S. (Addetti al Primo Soccorso); Servizio nelle scuole dell’obbligo ; monitoraggio dell’ ambiente/beni architettonici; convegni e/o seminari.
Come si evince dal sito www.paralaba.it.
Di recente, il canile arricchisce l’esperienza dell’associazione……….
Sorbole che campo d’azione! Senza dubbio passato un mese questi cagnetti, rifotografati saranno il ritratto della salute……..
No, scommettiamo?
Buona lettura, sperando di perdere ignominiosamente la scommessa.
Chiliamacisegua
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La Padania 13 marzo
Viaggio nell’Italia bestiale a cura di Stefania Piazzo
SETTANTACINQUESIMA PUNTATA
l CANI ALL’APICE DELLA STORIA
La Campania, il Sannio e un canile…

Foto scattate nei giorni scorsi nel canile di Apice

“Il canile di Apice, provincia di Benevento, è la nuova isola su cui approdare, tra speranze, rimpianti e dolori, rassegnazioni rinchiuse e magrezze scolpite, tra cucce vere e ancora da immaginare e ciotole che si sperano sempre piene. Ad Apice c’è un canile che vuole rinascere, un luogo comune, di intemperie comuni, di acque comuni, di cibo in contenitori comuni in cui il più veloce piglia, in cui la povertà del benessere randagio minimalista è condivisa da buoni poveri cani, che contano i giorni della solitudine, magra anche quella. Vita da randagio sannita………..”
s.piazzo@lapadania.net
(75 – continua)

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HANNO VINTO LORO: I CANI DI RIETI AGGIORNAMENTO

Tutela animali

Il canile di Rieti ha chiuso i battenti

Tutti i cani che vi erano detenuti sono stati adottati. La posizione della LAV sulle adozioni

Il canile di Rieti ha chiuso i battenti

Il canile di Rieti ha chiuso i battenti

Animali

ROMA – Il canile di Colle Arpea (Rieti) ha cessato definitivamente la sua attività di detenzione di animali. La struttura, che era stata oggetto di procedimenti giudiziari e ispezioni da parte del NAS e del Corpo Forestale e che aveva cambiato gestione nell’ultimo periodo, ha deciso di chiudere i battenti. La chiusura era stata annunciata ai Comuni convenzionati dalla Società proprietaria solo tre mesi fa, con la richiesta di portare via, entro il mese di gennaio 2011, tutti i cani randagi detenuti, pari ad oltre 150 quattrozampe.
La buona notizia della chiusura del canile era stata funestata dall’incognita sul destino dei cani, in quanto, in tutta la provincia di Rieti, non esiste alcuna altra struttura, né pubblica né privata, capace di contenere tutti i randagi.
Fortunatamente gli animali sono stati tutti portati in salvo e affidati a famiglie e a strutture idonee, grazie ad un vero miracolo compiuto con lo sforzo di pochissimi volontari, attivi sul posto già da anni, conosciuti dalla LAV e con la quale collaborano.
Adesso il Comune di Rieti ha intenzione di realizzare un parco canile per i randagi della zona, seguendo i consigli e l’esperienza della LAV e delle Associazioni animaliste presenti sul territorio.

«Accogliamo con gioia la chiusura di una struttura così contestata – dichiara la LAV – e siamo grati ai volontari che hanno messo in salvo tutti gli animali. Adesso confidiamo nel fatto che i Comuni del Reatino e della Sabina e in particolare il Comune di Rieti, tenendo fede agli impegni assunti, realizzino in tempi rapidi un parco canile che possa ospitare i randagi della zona nelle condizioni etologiche più idonee, garantendo loro tutte le cure necessarie e continuando a collaborare con le Associazioni per le adozioni».
Unica nota stonata nella vicenda, una sterile polemica che serpeggia in internet relativa a presunti «traffici» illeciti computi sui cani di Rieti.
La polemica è priva di qualsiasi prova o fondamento e rischia invece di ledere gli interessi degli animali e creare disturbo per le Associazioni coinvolte, che, ad ogni verifica, sono risultate estremamente professionali e attente al benessere dei cani, tratti in salvo soltanto grazie al loro meritevole operato.
La «caccia alle streghe» prenderebbe spunto dai contributi richiesti per le adozioni compiute all’estero alle famiglie affidatarie degli animali.
Le Associazioni di volontariato animaliste hanno dimostrato con prove documentali che tali somme sono un rimborso, peraltro soltanto parziale, per le spese relative alle vaccinazioni e ai passaporti occorrenti per lo spostamento dei cani, oltre che per le cure sanitarie troppo spesso necessarie per far fronte alle patologie degli animali adottati.
Le adozioni dei cani nel canile di Rieti, compiute sia in Italia che all’estero, sono avvenute sempre sotto la vigilanza e il controllo di ASL, Comuni e organi di polizia e, alle verifiche compiute dalla LAV in più occasioni, sono risultate idonee sotto ogni punto di vista.

LAV.it
Giovedì 24 febbraio 2011© RIPRODUZIONE RISERVATA

Comunicato precedente

Riceviamo e pubblichiamo: il  canile di Rieti è vuoto

Chiliamacisegua

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AGGIORNAMENTO DEFINITIVO 14.02.2011 LA FINE DI UN INIZIO

SABATO SERA, DI RITORNO DALL’ULTIMO VIAGGIO A MILANO PER PORTARE GLI ULTIMI 7 CANI, NELLA SPERANZA DI SCOPPIARE IN UN PIANTO LIBERATORIO CHE INVECE RIMANEVA INCHIODATO IN GOLA, MANDAVO A BUONA PARTE DELLA MIA RUBRICA TELEFONICA, FINCHè NON MI è FINITO IL CREDITO, QUESTO SMS:

Qnd riprendo possesso del mio pc scriverò meglio nei dettagli ma intanto potete spammare al mondo: grazie a infiniti cuori, riuniti in uno solo, che non hanno conosciuto ostacoli, paure o pregiudizi, oggi 12 febbraio 2011 alle 19.34 l’ultimo cane di rieti è giunto in salvo!!!
Vorremmo dire che è finito un capitolo di storia nera ma non è del tutto vero perché in canile rimangono 4 cani di proprietà privata, lasciati li da persone senza scrupoli forse “in pensione” tra feci, pedane divorate e solitudine, che non ci è stato permesso di aiutare, per ora… Cercheremo di aiutare anche loro nei prossimi giorni, perché “NEMMENO UNO” È UNA PROMESSA,  e a rieti ORA è il momento di cercare una coscienza, ma per stasera consentiteci di sentirci dolcemente frastornati dal rumore del silenzio di quel posto (quasi) VUOTO e… dopo 7 anni, almeno per 7 istanti… esausti ma… FELICI…
Grazie a tutti i veri amici di sempre dei “cani di rieti” dai volontari dell’ex canile di rieti.

STASERA HO FINALMENTE RIPRESO POSSESSO DEL MIO PC… MA HO BEN POCO DA AGGIUNGERE!!! SOLO CHE STAMATTINA I 4 CANI RIMASTI SONO STATI PORTATI VIA, FORSE DAI LEGITTIMI PROPRIETARI, SEPPURE SE LI FOSSERO “SCORDATI” Lì, CORY E ROSY DA BEN DUE ANNI, E UNA COPPIA DI MAREMMANI SENZA NOME DA TRE MESI. POSSIAMO SOLO SPERARE CHE LA LORO ESISTENZA DA OGGI SIA MIGLIORE DI QUELLA AVUTA FINORA…
IL DATO CERTO è CHE
OGGI, 14 FEBBRAIO 2011,
IL CANILE DI RIETI è FINALMENTE E, SPERIAMO PER SEMPRE, VUOTO .

COSì COME SPERIAMO CHE QUESTA “FINE” SIA L’INIZIO DI UNA VERA PRESA DI COSCIENZA IN QUESTO ASPRO TERRITORIO.
QUESTA è LA FINE DI UNA BATTAGLIA INIZIATA IL 15 GENNAIO 2004 DA TRE “CERINI”, COME SCHERZOSAMENTE CI DEFINIVAMO ALL’EPOCA, CHE VOLEVANO BRUCIARE UNA FORESTA “MASSONICA” DI CUI NESSUNO POTEVA IMMAGINARE LA VASTITà… AI “TRE CERINI” IN QUESTI SETTE ANNI SE NE SONO AGGIUNTI COSì TANTI ALTRI DA RENDERE IMPOSSIBILE FARE UN ELENCO. MIO MALGRADO MI SONO RITROVATA AD ESSERE PORTAVOCE DI TUTTI, MA NON RITENGO DI AVERE MERITI PERSONALI…

NONOSTANTE LE INNUMEREVOLI VITTIME, L’INGIUSTIZIA E LA CATTIVERIA,
NONOSTANTE LA CONSAPEVOLEZZA CHE QUESTA GIOIA NON DURERà A LUNGO,
OGGI ,
SOPRA TUTTO E TUTTI,
HANNO VINTO LORO: I CANI DI RIETI.

NEI PROSSIMI GIORNI FAREMO UN ELENCO DEI RIFUGI E DEI VOLONTARI CHE LI HANNO OSPITATI E CHE AVRANNO ANCORA BISOGNO DI SUPPORTO, SIA ECONOMICO CHE MATERIALE. MOLTI CANI DI RIETI CERCANO ANCORA CASA: NON DIMENTICATEVI DI LORO!!!

GRAZIE A TUTTI COLORO CHE HANNO RESO POSSIBILE
LA REALIZZAZIONE DI QUESTO SOGNO.

***
IN MEMORIA DI LION , ULTIMA VITTIMA DI RIETI
(ricoverato dai volontari il giorno prima di raggiungere la libertà, dopo oltre 8 anni di canile,
perchè da giorni mostrava malessere e aveva l’addome gonfio,
sottoposto a un intervento d’urgenza per sospetta peritonite, non è stato risvegliato… aveva metastasi ovunque…)

Grazie

BETTY
info@ulmino.it

I precedenti

http://www.chiliamacisegua.org/2011/01/12/il-canile-di-rieti-chiude-fra-un-mese-aiutateci-a-salvare-150-cani/


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LA PADANIA 13 FEBBRAIO LETTERA AD ANGIOLA TREMONTI E IL MISTERO DEI SACCHI DI MANGIME CHE NON BASTA A SANTO STEFANO

No, Chiliamacisegua non aggiunge null’altro alle rasoiate di Stefania Piazzo.

Basta e avanza quello che la giornalista scrive per far rabbrividire chi coltiva la propria coscienza come l’unico valore che abbia un..valore e per incidere, tatuare una parola sola:”VERGOGNA”.

Buona lettura

Chiliamacisegua

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LA PADANIA 13 FEBBRAIO

DALLA PARTE DEGLI ANIMALI Settantaduesima puntata

Viaggio nell’Italia bestiale

LETTERA APERTA AD ANGIOLA TREMONTI

Di Stefania Piazzo

Cara Angiola Tremonti, lei ha ragione, il randagismo costa. Però vede, il problema non si azzera sopprimendo i cani, il punto è eliminare quelli che mangiano nei canili dove si finge di vigilare e togliere di mezzo dalle istituzioni chi non ha sterilizzato 300mila e passa cani randagi che vagano soprattutto al Sud. E non dopo 2-3 anni dalla vincita dell’appalto al ribasso ma subito, col Tanax giudiziario, con le inchieste e dopo le inchieste dettagliate della stampa, là dove la veterinaria pubblica non vede l’orrore e dove certi pm archiviano i reati come si tira lo sciacquone o dove certi sindacati della categoria si preoccupano solo di difendere i tesserati dal reato di lesa maestà, o dove i sindaci neanche bonificano i terreni dai bocconi killer e se la prendono con chi lo denuncia.

Perché questo del randagismo è un Paese di imperatori e vicerè, soprattutto in Campania, epigono e archetipo della malasanità veterinaria, dove non si garantisce neppure la sicurezza della salute pubblica per il mancato controllo delle zoonosi e per il traffico illecito consentito di animali.

Faccia lei, signora Angiola!

Io le pagherei un viaggio premio a Cicerale. E visto che siamo in tema, l’abbiamo la ricetta, anzi, ne abbiamo tre per soddisfare la richiesta di soppressione dei cani dopo 2-3 anni di canile.

La prima: non abbiamo dubbi, li mandiamo proprio lì, a Cicerale, dove la vita media accertata ufficialmente mè quella che lei suggerisce in veste di consigliere di minoranza della Lista Tremonti (che porta il nome del fratello Giulio, di altra pasta su questi temi), a Cantù.

La seconda ricetta: li mandiamo a Cremona, dove tra fiumi di Tanax e morti forzate, costi quel che costi, per il camino nel giro di breve tempo ne hanno fatti fuori 6.000.

Sa signora Angiola che botta di incassi con l’inceneritore!

La terza: li facciamo sbranare tra loro, come in Molise. Basta dargli meno cibo. Dicevano che fossero fantasie dei volontari, raccolte solo da la Padania. Siamo sicuri? E invece, guardi qua, proprio la Padania regala a lei Angiola e ai lettori una denuncia, certo tutta da verificare, sulla presunta misteriosa sparizione di sacchi che si sarebbe consumata dentro una struttura comunale.

Tutto da vedere, è chiaro, ma il problema di fondo esiste. Togliamo di mezzo i cani o i ladri, una volta accertati, che suggerisce?

Siamo certi di essere testimoni con la gente e il mondo sano del volontariato di un punto di svolta di civiltà, che ha subito con Francesca Martini un’accelerazione epocale. Stia certa che indietro non si torna. Non solo perché lo dice la legge 281 del ’91 e le ordinanze del sottosegretario alla Salute o le regole dell’Europa sul rispetto della vita degli esseri senzienti, ma perché la società evolve e si fa strada un condiviso senso della legalità e crescente censura sociale, che non tollera si tolga di mezzo la vita di chi non si difende, virando contro i farabutti che la sfruttano quella vita finché ha respiro.

Il punto è questo: da quale parte si vuole stare? Con Caino o con Abele? Lei crede che sopprimendo i cani altri non ne arriveranno, mai sterilizzati dalle Asl, dai Comuni o mal sterilizzati con le fascette elettriche come in Campania, così da ripetere l’estro nella promiscuità dei canili?

Si chieda perché, e ricito la Campania, si vogliono premiare i veterinari che sterilizzano oltre l’ordinario, dove in alcuni casi l’ordinario è costituito da qualche decina di cani sterilizzati l’anno. Insomma, vanno pagati di più per lavorare. Io i cani campani li salvo. Non salvo i vicerè che dovrebbero rendere conto alla magistratura contabile dei propri sforzi professionali per continuare a tenere in piedi una macchina che fa soldi.

Al Sud ma anche al Nord. Ecco, io la vedrei bene a far da consulente all’assessore che l’altro giorno è tornato da noi in redazione, per dar seguito con dati più sorprendenti all’inchiesta che già avevamo grazie a lui pubblicato.

Ecco il fatto: dati che non tornano a colpi di 150-170 cani nel canile di S. Lorenzo a Pegognaga nel mantovano, assieme ad altri 100 cani che appaiono e scompaiono dall’anagrafe ufficiale, avanti e indrè. Di meno i cani presenti secondo l’anagrafe, di più quelli paganti in canile. Crede qualcuno gli abbia dato retta, a parte noi?

Infine, il canile di Mariano Comense: come si fa ad essere “cecchini ” verso una delle migliori strutture del Nord e del Paese – che verrà visitato lunedì 21 dal sottosegretario Martini – modello di adozioni, dove ci si “spreca” nel recupero comportamentale dei cani, dove si respira la civiltà del benessere e della straordinaria ricchezza affettiva e umana nel rapporto uomo-cane?

Non si può inciampare su una pietra angolare. Tiri giù con noi le baracche della mafia, della camorra, della ’ndrangheta, consigliere Angiola. Tolga il mangime a chi “mangia”, non è biblico affamare fratello cane-Abele.

L’identità del cane, un libro di Roberto Marchesini di agile e interessante lettura che consigliamo ai lettori e alla consigliera Tremonti

S.Stefano e il mistero dei sacchi di Silvan

La denuncia di un operaio ai carabinieri di Campobasso: «Vi spiego il giallo del mangime che non basta in canile»

Di Stefania Piazzo

Molise, due binari di legalità. Una ufficiale, un’altra ufficiosa. A S. Stefano i conti non tornano mai: nonostante gli sforzi e i protocolli e un nuovo responsabile regionale per il randagismo, dentro il canile comunale sembra vigere un’altra legge. Il giallo del mangime che diminuiva, fatto denunciato più volte dai volontari, inascoltati dal Comune, dal sub commissario Mastrobuono (esiste ancora?), i continui casi di sbranamento tra cani, per fame, su cui si soprassedeva…

Spiegazioni? Prove? Il colpo di scena, che la Padania racconta in esclusiva, sta in una denuncia presentata ai Carabinieri di Campobasso in cui uno dei quattro operai della ditta che ha in appalto la pulizia e la somministrazione di cibo in canile offre un’inedita sua originale versione dei fatti.

Di certo tutta da verificare perché, fino a prova contraria, nulla è stato accertato contro la G.S., che ha pieno diritto di replica e di contraddittorio e fin da ora trova piena disponibilità su la Padania per raccontare la propria versione.

Per ora, il diritto di cronaca si ferma sulla prima denuncia agli atti. Ma ecco alcuni passaggi chiave del documento che getta pesanti accuse sulla gestione al vaglio degli investigatori.

Racconta ai carabinieri, l’operaio, che avrebbe ricevuto ordine da «D.P.F. d caricare cinque sacchi di mangime da 20 kg cadauno sulla Fiat Doblò bianco del Comune». Poi, entrando nel merito, specifica che si sarebbe rifiutato «di caricare il mangime» in quanto avrebbe saputo che in quel canile comunale sarebbero «spariti sacchi per essere rivenduti; tale quantitativo di mangime» sarebbe stato «ricavato diminuendo le quantità giornaliere spettanti ai cani».

Questa la versione del dipendente cui la Padania aggiunge per dovere una forma dubitativa.

Poi, ancora, ai carabinieri l’operaio aggiunge come anche lo scorso anno quando ancora dichiara di non saper nulla sull’impiego del mangime, avrebbe lui stesso e un suo «collega M.G., su ordine di quest’ultimo, caricato cinque o sei sacchi di mangime da 20 kg. sullo stesso furgone del Comune». Dichiara ancora che M.G. gli avrebbe detto «che quel mangime» sarebbe servito «ad altri cani». In seguito avrebbe appreso dagli stessi colleghi «che quel mangime sottratto al canile» sarebbe stato «destinato a tale C. originario di Napoli, dipendente e socio della stessa G.S.». E, ancora: «Su ordine di D.P.F. quotidianamente ai cani», dichiara che avrebbe messo «una porzione inferiore a quella dovuta, proprio per recuperare sacchi di mangime da destinare altrove».

In particolare sarebbero stati assegnati cinque sacchi per 200 cani, mentre nel marzo 2010 ne sarebbero stati distribuiti solo tre (a S. Stefano i cani sono circa 700, ndr).

Fin qui la denuncia che è giunta sino ai piani più alti della sanità pubblica e ai Nas del ministero, in attesa di essere confermata o smentita. O di un supplemento di indagini. E ora un passo indietro sull’appalto. Per rinfrescare la memoria. La ditta G.S. ha vinto nel 2008 il bando per la pulizia e la somministrazione di cibo: 1 milione di euro poi ridotti a 931mila, ovvero 232 mila euro l’anno al posto di 250mila. I 20 che mancano all’appello erano stati dirottati dal Comune al pagamento della custodia della struttura all’Associazione cinofila molisana.

Una delle ragioni che avrebbero determinato la vincita dell’appalto da parte della G.S. di Avellino sarebbe stato l’aver risposto al requisito di essere produttrice di mangime.

Una delle ultime fatture mensili agli atti dell’assessorato al Commercio del Comune risulterebbe riportare tali cifre: 8.700mila euro voce operai, 7mila euro voce mangime: 17.800 euro. Moltiplicati per 12 mesi: 213.600.

Mancherebbero 20 mila euro scarsi per arrivare ai 232mila previsti dall’appalto. Accertamenti sulle altre fatture sono in corso in Comune, certi che si troverà anche questa quadra!

La G.S. non si occupa solo del canile ma avrebbe in appalto la pulizia negli uffici comunali, in tribunale e in alcune caserme dei carabinieri in provincia.

Insomma, un infallibile garanzia di pulizia.

s.piazzo@lapadania.net

(72 – continua)


Martini, S. Valentino al rifugio Lega Cane a Rovigo. E lunedì 21 a Mariano Comense

Due tappe per il sottosegretario

Martini. La prima domani alle 10 al canile intercomunale di Fenil del Turco, a Rovigo, gestito dalla Lega nazionale per la difesa del cane, nel giorno di S. Valentino, per ribadire come l’adozione sia un atto d’amore. La seconda tappa: lunedì 21 a Mariano Comense. Non mancate.

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LA PADANIA 30 GENNAIO LAGER E INCIVILTÀ, LA MAPPA D’ITALIA

Malitalia cristallizzata. Fotografata superbamente da Stefania Piazzo.

Null’altro da aggiungere se non il disprezzo verso l’indifferenza mostrata in questa agghiacciante Mappa di una Italia degli orrori,  da parte di chi invece, ha il dovere legale della tutela e la salvaguardia della vita di tanti animali, creature senzienti, alle quali viene tolta ogni dignità poiché  sono soltanto un numero,  un problema, una seccatura, una quisquiglia.Una fonte di lucro per mala uomini.

Null’altro da aggiungere se non un grazie a Francesca Martini e alla sua task force, a Gaetana Ferri e a Rosalba Matassa, ai Nas, a Stefania Piazzo, a Edoardo Stoppa, a Geapress che , soli, pubblicano la realtà di un mondo dove tutto pare lecito. Anche la morte per stenti e per maltrattamento.Anche la crudeltà più feroce. Anche l’impunità.

Ai rari sindaci e veterinari che si prodigano per modificare uno status quo da terzo mondo.

Null’altro da aggiungere se non il senso di una gratitudine infinita nei confronti dei volontari e volontarie, che ridotti e ridotte con le pezze al sedere, denunciano, svergognano, lottano per salvare almeno una vita al giorno, graffiando con le unghie quel silenzio assordante che sta perdurando  da…. secoli.

Il muro è sbrecciato.

Ora insieme dobbiamo abbatterlo.

Costi quello che costi.

Buona lettura

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

LA PADANIA 30 GENNAIO  LAGER E INCIVILTÀ, LA MAPPA D’ITALIA

Che lo si voglia o no, il corso aperto dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini ha rotto l’omertà e ha dato una speranza. Uno spiraglio di umanità. Passi difficili, perché nessuno, tranne le associazioni, il territorio, e pochi e rari sindaci, poche e rare Province, e pochi e rari veterinari illuminati hanno compreso che la svolta è iniziata. Culturale e legislativa.

Servono almeno 20-30 anni  per vedere i frutti di questi semi che soffrono di gelate. Ma la strada è aperta, così come è stata sollevata

la pietra tombale della mafia dei canili lager, delle collusioni tra gestori privati, asl e sindaci, si è puntato il dito sulle ingiustificate inadempienze che a tutti i livelli si consumano. Una concezione antiquata e gretta del benessere animale abita l’intelletto di troppa classe dirigente sanitaria e amministrativa.

Tanto, chi li tocca. La magistratura? Archivia troppo e seppellisce con le prescrizioni i reati contro gli animali. E nessuno invia la Finanza a vedere cosa c’è nei bilanci.

Amen.

Infine, la stampa non si abbassa a studiare e investigare perché sono solo animali e il livello di formazione culturale e attenzione del giornalismo italiano è quello che è. Da paranza.

Tuttavia una crepa nel muro di questa ideologia dell’inadempienza c’è. Sui canili lager si indaga, i canili lager si sequestrano, dei canili  si parla , si scrive. Sui reati contro gli animali, in un susseguirsi di principi etologici incardinati nella legislazione, si procede a colpi di ordinanza, in attesa di un ddl che pianti questo benedetto chiodo nel muro della coscienza e della legge.

Questione solo di tempo. Il lavoro svolto dalla stampa (due nomi, la Padania e Striscia la notizia e di recente l’agenzia Geapress – il resto non esiste e se c’è copia poi torna a dormire), dalle associazioni (Chiliamacisegua in testa forte di circa 60mila contatti in rete, in proficuo accordo con Enpa, Lega del cane e altri), da un gruppo di sindaci che fanno scuola con il patentino e i corsi,con le Province che segnano la strada (Perugia la più attiva d’Italia), dal ministero con l’istituzione, con pochi mezzi e pochi soldi, ma tanto coraggio e onestà e senso dello Stato, dalla task force contro i canili lager coordinata da Rosalba Matassa, con la supervisione del direttore generale Gaetana Ferri, con la fondamentale presenza dei Nas, ebbene, tutto questo lavoro… si può dire poderoso e senza precedenti. Abbiamo individuato sulla cartina dell’Italia alcune tra le più rappresentative situazioni di criticità e illegalità conclamate. Sono solo alcuni casi. Sono solo pochi esempi. E, tra gli esempi, abbiamo scelto questi.

Nessuno dimentica

P O RTO E MPEDOCLE e il silenzio del suo sindaco ai chiarimenti del ministero sulla mattanza di cani seviziati.

Il Molise di CAMPOBASSO detiene la palma dell’inciviltà e della durezza di comprensione dei propri amministratori. Il lager dei lager è S. Stefano. 700 anime in pena, murate vive tra tombini che rigurgitano acqua e feci, tra crolli e frane della struttura.

RIETI, diventata simbolo – al convegno del ministero della Salute e la magistratura – dell’immagine del maltrattamento animale, con il cane Alina divenuto poster dell’evento, Rieti appunto è l’altro emblema di un canile fatiscente, sorto a ridosso della vecchia struttura di amianto mai rimosso, con un processo finito in nulla perché morire per Tanax senza motivo – per accelerare lo svuotamento dei box e il trasferimento  nella “nuova struttura”, non era ancora reato.

È l’Italia di RIPALIMOSANI , struttura posta sotto sequestro, a ridosso del depuratore, sotto un cavalcavia, dove non esce un cane a pagarlo, il cui titolare fornisce cibo al lager di S. Stefano. Il gestore fa ancora il bello e il cattivo tempo.

È il Molise di POGGIO SANNITA, plurisequestrato e dissequestrato, dove i comuni non vedono e le asl per tanto tempo non hanno voluto vedere cosa si consumasse tra le catapecchie e il cimitero di animali interrati e gli scoli di liquami non a norma e i cavi della luce tra i liquami e la terra aperta e gli animali malati… Fino a quando, ed è dei giorni scorsi, è intervenuta la task force a porre definitivamente sotto sequestro la struttura, predisponendo una relazione alla magistratura per maltrattamento. Poggio Sannita è però per il Molise un punto di svolta dopo il sequestro della task force assieme al nuovo responsabile per il randagismo, Claudio Di Ludovico, di Isernia, veterinario asl di frontiera che ha sterilizzato per 12 anni sempre con gli stessi ferri chirurgici perché nessuno gli dava fondi. Né ascolto. Neanche il subcommissario latitante per il Molise, dr. Mastrobuono  , come si evince dai risultati del fallimento. Più cappottini bianchi e scarpe che sostanza.

È l’Italia di RIPABOTTONI e il suo canile sanitario promiscuo e tutto il resto della struttura all’aperto, senza riparo. Con i cani incidentati e paralizzati lasciati a morire senza cure, un canile in appalto ad una ditta di Napoli addetta al verde.

Il Molise è però ancora MIRABELLO SANNITICO, un’altra piaga ancora da sanare. Svuotare e legalizzare. Il Molise è la Campobasso dell’ex sindaco Di Fabio con l’ordinanza per affamare i randagi, moda poi dilagata in tutta Italia come a SAN MARCO IN LAMIS, a uno sputo da San Giovanni Rotondo, dove anche la pietà cappuccina non ha pietà per i cani sul sagrato, tranne un solo frate, padre Francesco.

E, ancora, è il Molise che ha fatto trasferire con una delibera voluta dal delegato del sindaco per il canile, De Marco, 300 cani a S. Giuliano Milanese per 20 anni, pagando anche per i cani che moriranno un appalto alla Tecnovett di Rieti.

È ROCCA DI PAPA, un’ordinanza di sgombero dal 2005 e un niente di fatto. La task force impone al sindaco un’ordinanza per evitare nuovi ingressi e svuotare il canile.

È TUSCANIA (Viterbo), non un’autorizzazione. Prima che arrivasse la task force andava a tutti bene così.

È GIULIANO di Roma,sequestro, dissequestro e svuotamento del canile coordinato dalla task force.

Nonostante la difficoltà dei sindaci a capire.

È l’Italia dell’allevamento prestigioso dei pointer di Guberti, alle porte di RAVENNA , che tra loro ingaggiavano una sorta di lotta per la sopravvivenza, su montagne di sterco apprezzate dai tanti estimatori di questa fabbrica di campioni.

Poi che dire della COSTA SMERALDA, di come si possa morire da cani sotto il sole dei vip. L’emblematico e crocifiggente caso di morte angosciante ad Olbia (località Monti), con un cane agonizzate dietro le macchine da giorni sotto lo sguardo indifferente dei passanti e le parole stizzite di chi, fuori da un negozio, era all’aperto per fumarsi la sigaretta, irritato dall’animale che si straziava.

È l’Italia di GALEATA(Forlì), in cui nessuno ha capito che ci faccia un canile in una zona semidesertica sulla montagna, al ghiaccio e al vento, quasi impossibile da raggiungere. Un modello di libero accesso alle adozioni o un modello per come guadagnare chiudendo a vita i cani invisibili?

È l’Italia di RIZZICONI, 800 cani morti nel fango in pochi minuti per la piena del fiume dove sorge il canile, costruito dal titolare-tecnico del Comune. Eppure la Lav aveva avvertito per tempo del potenziale disastro. Che ne ha fatto la magistratura di questa strage annunciata e dei permessi per costruire così disinvolti?

È GIOIOSA IONICA dove i bocconi killer si mettono senza pudore davanti all’asilo. Nessuna bonifica, nessun cartello. E tutti impuniti, anche gli inadempienti.

Stessi bocconi impunti a S O V E R AT O (Catanzaro) con solo le guardie zoofile delle associazioni a denunciare i fatti.

Sono i cani bruciati vivi a RUVO DI PUGLIA, nei poderi. Cani senza chip, randagi di proprietà del sindaco che non sterilizza e non crea anagrafe canina. Come lui, tanti e troppi altri. Ovunque.

È il modello PESCHICI, in Puglia, con una dozzina di cani chiusi a chiave nel centro del paese da un “matto” del posto, che toglie l’impiccio e il pensiero dei randagi al sindaco e ai carabinieri e ai vigili urbani.

È la Puglia di MANDURIA, un canile con 100 decessi l’anno e 250 presenze. Tutto regolare.

È TRICASE, un lebbrosario di canile, pagato servito e riverito. Tutto regolare.

È l’Italia del sindaco di SESTO S. GIOVANNI, che per due centesimi trasferisce i cani dal canile di Segrate della Lega del cane, dove le adozioni sfiorano il 98%, alla struttura di Pantigliate, dove le adozioni sfiorano percentuali da prefisso telefonico, una fabbrica che accumula randagi a colpi di appalti al ribasso d’asta nei comuni. E che di recente ha avuto autorizzazione  per diventare più grande.

È LIPARI e i suoi randagi a catena dallo sfasciacarrozze, un canile di favore, finito col trasferimento dei 21 animali a Taurianova. Nessuna voglia del Comune di prevenire il randagismo e costruire strutture, si sbologna il sacco.

È SIRACUSA e la discussa ospitalità del Piccolo Panda, in una città che non ha ancora un canile sanitario.

È PAT E R N Ò , dove i cani avvelenati finiscono nel secchio, in strada. Sterilizzazioni al palo. Da analfabeti in Sicilia l’applicazione dell’ordinanza contro i bocconi killer.

È l’Italia, eccoci qua, di CICERALE, nella Campania dove tutto è possibile, in cui la veterinaria pubblica, sancisce il ministero, non è in grado di garantire la salute pubblica visti i deficit di controlli (allevamenti, alimenti, salmonellosi, randagismo). Cicerale è il primo caso nella storia d’Italia in cui il ministero si è costituito parte civile contro la struttura in cui i cani entravano e uscivano dal camino, camino indicato dalla polizia anche come luogo per smaltire la droga da Napoli fin lassù, nel luogo più impervio e dimenticato da dio. Un’ispezione della task force nel 2009 pone fine al gioco, ma il gioco delle continue autorizzazioni concesse dall’asl Salerno 3 imbarazzano il mondo civile. E al via del processo per maltrattamento, per ben due volte è un nulla di fatto perché i carabinieri non riescono a trovare Cafasso. Che, tuttavia, continua ad essere trovato dall’asl e a vincere di conseguenza appalti per accalappiare ed estendere la propria attività anche in Calabria.

È ATRIPALDA , dove i sindaci dimenticano di pagare la retta e lasciano finire sott’acqua cani e struttura per giorni e giorni.

È AGROPOLI e un allevamento abusivo con la prova del reato bruciata dall’asl Salerno 3, come documenta l’ispezione della task force.

È MARIGLIANO, tutto ok per l’asl ma non per la task force, tanto da veder confermato il sequestro in procura.

È CAMPOLATTARO e 40 cani avvelenati in due notti. Referti? Dopo 9 mesi. Tutto da chiarire….

È la deportazione in Calabria dei cani della B A S I L I C ATA , al massimo ribasso ma con un appalto da 3,2 milioni di euro.

È poi l’Italia di SOMMA LOMBARDO e delle tigri rinchiuse al Dog’s Ground, un canile anche zoo…. nel varesino.

È la GORNATE OLONA dei cuccioli importati dall’est, prigionieri prima e prigionieri dopo il sequestro, lasciati in balia del medesimo proprietario da una magistratura che ne impediva le uscite, le cure e le adozioni. Ne morivano 15, gli altri venivano lasciati nella rogna.

È il canile di S. Lorenzo a PEGOGNAGA (Mantova), in cui non tornano i conti tra cani presenti e fatture e microchip.

È il Friuli di SEDILIS e il trasferimento dell’asl di cani e gatti di proprietà in un canile senza autorizzazioni.

È l’Abruzzo di COLLELONGO e SANTE MARIE, per tetto l’eternit e l’acqua che diventa ghiaccio, di recente oggetto di un’ispezione della task force per prescrivere misure urgenti per la sopravvivenza dei cani. L’asl non sapeva?

Non sapevano nulla della strana moria di cani anche a CREMONA, 6mila, inceneriti, e che arrivavano da tutta Italia. L’agghiacciante quadro della fabbrica del Tanax evidenziata dal veterinario forense Rosario Fico ha sancito anche casi di morte forzata di cani tenuti legati pur di somministrare loro la morte. E guadagnare per ogni cane bruciato. L’Olocausto.

È MONTICHIARI e la lettera del sottosegretario Martini alla Regione per il rispetto delle norme sull’allevamento nella multinazionale dei cani da vivisezione Greenhill.

È l’Italia di Napoli e della FENICE a Ponticelli, isola di legalità sfrattata a ripetizione dal Comune inadempiente che rinnega le promesse variando il piano regolatore. È intervenuta la task force per mediare dopo più di un decennio di latitanza sindacale.

È sempre la Campania con A LTAVILLA e le ambigue sterilizzazioni non autorizzate dal ministero con le fascette elettriche. Poi, il sindaco prepara l’ordinanza per rimettere in libertà i cani del canile sulla strada.

È la Sicilia di MODICA e SCICLI, della morte di un bimbo per cani che (forse) appartenevano ad un uomo privo di tutte le facoltà mentali ed economiche e che tuttavia era stato indicato dalla procura come idoneo a custodire i cani, idoneità della struttura giudicata positiva senza varcare la soglia anche dai veterinari asl. Sindaco rinviato a giudizio assieme a tecnici e vigili.

E levata di scudi contro la Padania e il sottosegretario che aveva fermato, col Viminale, la mattanza dei cani decisa dall’ordinanza del sindaco inadempiente. Chi dimentica?

È MESSINA e l’ispezione della task force nei locali dell’ex facoltà di Medicina. Tutto da rifare. Fascicolo aperto.

È l’Italia di VILLACIDRO e il blocco del trasferimento senza ragione al canile Europa di Olbia.

È la Puglia dei sindaci leccesi che manifestano la volontà di svuotare i canili facendo uscire i cani custoditi.

ÈARAGONA, e anni di baracche zeppe di cani sulle spalle di un’ottantenne malata, situazione alla quale si sta venendo a capo dopo l’intervento ripetuto della task force.

E’ FROSINONE e il  sequestro di 70 cani di razza in un «contesto spaventosamente lordo», sequestrati e dopo 5 giorni restituiti alla stessa proprietaria da un altro magistrato.

È MATERA e i cani rubati dai cinesi nei poderi per farne uso improprio. La Matera anche sgomberata dalla task force nei siti archeologici improvvisati a canile.

È la pet therapy all’OASI S. RAFFAELE , con animali esotici e di bassa corte ai quali segano ali e becchi per “curare” i pazienti. Il magistrato archivia.

È VIGUZZOLO e le prescrizioni dimenticate nel cassetto dell’ssl e riscoperte dai nas. Altrimenti…ciccia?

È l’Umbria di TUORO al Trasimeno, agriturismo e allevamento con cavalli sotterrati, eliminati perché inidonei all’agonismo; l’Umbria di TERNI che lavora in appalto con la Tecnovett di Rieti, già sottoposto a ispezione della task force, con un fascicolo ancora aperto; l’Umbria del canile e gattile di FOLIGNO, ancora sotto inchiesta da parte della task force. È il caso di MAGIONE, con lo sgozzamento islamico del capretto sul terrazzo e i tempi lunghi per intervenire.

È un assaggio di malitalia, la cura è la legge.

s.piazzo@lapadania.net;

(70 – continua)

LA GIORNATA DELLA MEMORIA PER QUELL’AGNELLO SACRIFICALE

Che differenza c’è tra un furgone che carica i malati di mente e l’uomo che li lascia senza cibo, né acqua, macerati per giorni nelle proprie feci, e un furgone che carica cani randagi, con meta finale, per entrambe, l’inceneritore ?

La morte accomuna questi destini e la barbarie accomuna il comune denominatore che lega un olocausto umano alla distruzione degli esseri viventi: il disprezzo per la vita. La morale è che ciò che è improduttivo non ha valore legale né merita un dibattimento ma solo archiviazione e prescrizione dei termini. E dove si può, l’eliminazione fisica. Forse un giorno ci sarà anche la giornata della memoria per i cani, i gatti, i cavalli e altri animali vittime della crudeltà, chi morto infilzato da qualche parte per gioco, chi bruciato per diletto, chi trascinato da un’auto sino ad usura delle membra, chi avvelenato per brama di bava umana. Chi aperto su un tavolo per esperimenti. Chi costretto a ballare con l’anello al naso. Forse, è meglio morire subito passando per il camino. Non c’è pietà. I kapò sono ancora con noi. Gli animali sono i deportati del terzo millennio. Questa certezza greve accompagna tutti i giorni chi volge lo sguardo verso i loro occhi. Basta solo pescare ogni giorno nel mucchio per trovare la follia dell’uomo e l’ignavia della giustizia e scegliere un caso a caso. Non una condanna esemplare. Rarissime le risposte dai comuni e dalle asl. Italia paese dei lager, smascherato pezzo per pezzo dal volontariato, da la Padania, dalle associazioni che documentano la catena degli orrori, denunciato e ispezionato per merito di Francesca Martini e della sua task force ma l’Italia è e resta il paese dei lager animali, con il Sud capofila della barbarie e dell’inciviltà. Condanne? Si contano su una mano.

Stefania Piazzo

LA PADANIA

Viaggio nell’Italia bestiale di Stefania Piazzo

SETTANTESIMA PUNTATA

LAGER E INCIVILTÀ, LA MAPPA D’ITALIA

Un Terzo mondo contrastato a suon di ordinanze, ispezioni, denunce della stampa

30 gennaio

SETTANTUNESIMA PUNTATA

LAGER E INCIVILTÀ, LA MAPPA D’ITALIA

Mafia, connivenze, ignoranza, è l’Italia dei canili. E non solo

LA GIORNATA DELLA MEMORIA PER QUELL’AGNELLO SACRIFICALE

Che differenza c’è tra un furgone che carica i malati di mente e l’uomo che li lascia senza cibo, né acqua, macerati per giorni nelle proprie feci, e un furgone che carica cani randagi, con meta finale, per entrambi, l’inceneritore?

s.piazzo@lapadania.net;

(70 – continua)

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IL CANILE DI POGGIO SANNITA FINISCE SOTTO SEQUESTRO

Chiliamacisegua è lieta di avere collaborato con l’Associazione Ugda  e la Task Force del Ministero della Salute, al fine di ottenere il sequestro del canile lager di Poggio Sannita
Chiliamacisegua

IL CANILE DI POGGIO SANNITA FINISCE SOTTO SEQUESTRO

L’operazione portata avanti da una task force del Ministero della Salute. Soddisfatta l’associazione Ugda

redazione
casolaresssss.jpg Il canile messo sotto sequestro

POGGIO SANNITA – E’ finito sotto sequestro il canile abusivo di Poggio Sannita dove erano tenuti 132 cani. A portare avanti l’operazione
Una task force del ministero della Salute per la lotta ai canili lager, al randagismo e per la tutela degli animali d’affezione, in collaborazione con i carabinieri del Nas di Campobasso e con il responsabile per il randagismo nel territorio dell’azienda sanitaria della Regione Molise. Nella struttura abusiva, già oggetto di sequestro e successivo dissequestro nel 2008, il controllo effettuato ha evidenziato “una situazione aberrante, spiega il sottosegretario Francesca Marini: le irregolarità riscontrate hanno indotto gli ispettori a disporre immediatamente il sequestro con divieto di introduzione di nuovi animali e obbligo di profilassi sanitarie e sterilizzazioni. La situazione del canile era ormai cronica e si protraeva da quasi dieci anni. “Sono in corso approfondimenti – spiega il ministero – per valutare l’eventuale condizione di maltrattamento e predisporre gli opportuni interventi del caso, indispensabili per la tutela della salute e del benessere degli animali”. “Auspico che il sequestro del canile di Poggio Sannita rappresenti, dopo tanti anni di inerzia, il punto di partenza per il riscatto della Regione Molise – ha detto Martini – che presenta numerose criticità in materia di tutela del benessere degli animali”.
Sulla vicenda è intervenuto anche Claudio Di Ludovico, responsabile per il randagismo nel territorio dell’Azienda Sanitaria della Regione Molise, che spiega come si tratti “di un evento storico, che ha posto fine ad una situazione cronica che si protraeva da quasi dieci anni. Il sequestro del canile, infatti, oltre ad aver introdotto l’obbligo della profilassi sanitaria e della sterilizzazione dei 132 cani presenti all’interno della struttura, ha aperto una pagina nuova per la nostra Azienda sanitaria, che ha deciso di intraprendere un nuovo percorso virtuoso nell’ambito dei servizi veterinari. Quanto accaduto rappresenta il primo, fondamentale passo volto a colmare una lacuna nella nostra Regione in merito alla tutela del benessere animale e, quindi, non si può non dare merito agli sforzi compiuti sinergicamente dalla Direzione Generale Asrem, dalla Regione Molise, dalle associazioni animaliste regionali e nazionali (Aida&A, La Casa di Snoopy, Chi li ama ci segua, ENPA, UGDA), e, nel caso specifico, anche dal Sindaco di Poggio Sannita, nel venire a capo di una situazione particolarmente difficile ed intricata, applicando concretamente le norme a difesa degli animali da affezione, senza dimenticare il prezioso supporto del Ministero della Salute, nella persona del sottosegretario Francesca Martini, per l’impegno profuso alla positiva risoluzione della vicenda”.
Grande soddisfazione anche quella espressa da Paola Suà dell’associazione Ugda che insieme ad alcuni volontari si è interessata della vicenda.


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IL CANILE DI RIETI CHIUDE FRA UN MESE!!! AIUTATECI A SALVARE 150 CANI..

Aggiornamento 25 gennaio

AIUTIAMO QUESTE CREATURE INSIEME CE LA POSSIAMO FARE

Grazie

Chiliamacisegua

Ulmino Info

AD OGGI RIMANGONO 24 CANI SENZA LA MINIMA SPERANZA DI RISCATTO E ALTRI 19 PER CUI STIAMO DEFINENDO LA POSSIBILITà DI OSPITALITà PER ALCUNI QUASI CERTA, PER ALTRI ANCORA MOLTO IPOTETICA. E POI ALCUNI CANI CHE I COMUNI PROPRIETARI SPOSTERANNO IN BUONE STRUTTURE, QUINDI PER IL MOMENTO AL SICURO.

NONOSTANTE LE NUOVE FOLLIE CHE GIRANO SUL WEB, PARTORITE DA UNA MENTE ALQUANTO CONTORTA GIà NOTA A MOLTI NELL’AMBIENTE, CHE SI PROFESSA ASTROLOGA E SIMPATIZZA PER I GESTORI PRIVATI DI CANILI, MA NULLA LASCIA TRAPELARE SUL SUO EVENTUALE ATTIVISMO ANIMALISTA, POSSO GARANTIRE CHE NESSUN CANE DI RIETI VIENE VENDUTO Nè TANTO MENO SPARISCE TRA LE NEBBIE: OGNUNO DI LORO, CHE SIA IN ITALIA TRAMITE ME O ALL’ESTERO TRAMITE ALTRE ASSOCIAZIONI RICONOSCIUTE E STIMATE DA CHI REALMENTE SI ADOPERA PER GLI ANIMALI, è AL SICURO E SENZA OMBRA DI DUBBIO RINTRACCIABILE DA CHIUNQUE NE ABBIA TITOLO.
PERSONALMENTE NON MI OCCUPO DI ADOZIONI ESTERE MA INVITO CHIUNQUE ABBIA DUBBI, COME NE HO AVUTI IO IN PASSATO, AD INFORMARSI IN MODO COSCIENZIOSO: CI SONO TUTTI GLI STRUMENTI PER FARLO, SE LI HO TROVATI IO LO POTETE FARE ANCHE VOI.
NON SOTTRARRò ULTERIORE TEMPO ALL’EMERGENZA IN CORSO: CI SONO ANCORA TROPPI CANI DA SALVARE E IL TEMPO STA PER SCADERE.
A CHI PASSA IL SUO TEMPO A CONSUMARE TASTIERE GETTANDO FANGO SU CHI FATICOSAMENTE RIESCE A OTTENERE RISULTATI POSSO SOLO CONSIGLIARE DI PROVARE A FARSI UNA VITA PIUTTOSTO CHE INVIDIARE QUELLA DEGLI ALTRI E CERCARE INUTILMENTE DI RENDERLA MISERA QUANTO LA PROPRIA.
A CHI Dà CREDITO A PERVERSE MANIPOLAZIONI SENZA FONDAMENTO CONSIGLIO DI CHIEDERSI DA DOVE PROVENGANO E DI INFORMARSI SU QUANTI CANI DI RIETI O ALTRI ANIMALI IN REALE DIFFICOLTà QUESTE ASPIRANTI E MALDESTRE GOLE PROFONDE ABBIANO MAI AIUTATO DAVVERO.
A CHI VUOLE REALMENTE AIUTARE QUESTI CANI, INVECE,
CHIEDO ANCORA DISPERATAMENTE AIUTO.
NON C’è PIù TEMPO E RIMANGONO POCHE SPERANZE
DI RIUSCIRE A SALVARLI TUTTI.
LE ISTITUZIONI SONO ASSENTI, A TUTTI I LIVELLI, E QUANDO INVECE DECIDONO DI “PRESENZIARE” PER PAURA CHE QUESTA BOMBA GLI SCOPPI FRA LE MANI NON FANNO ALTRO CHE PEGGIORARE LA SITUAZIONE. MA CI SARà IL TEMPO ANCHE PER PENSARE A LORO, DOPO.
ORA DOBBIAMO PENSARE AI CANI: COME SEMPRE SI PUò CONTARE SOLO SU CHI NON RIESCE A VOLTARSI DALL’ALTRA PARTE… SIETE STATI TANTI A OFFRIRCI AIUTO, PURTROPPO NE SERVE ANCORA…
DEVO PRECISARE CHE NON AVENDO IL DONO DELL’UBIQUITà E NON AVENDO RICEVUTO ALCUNA OFFERTA DI STAFFETTE SU LUNGHE DISTANZE, PURTROPPO ABBIAMO DOVUTO SCARTARE ALCUNE OFFERTE DI STALLO PROVENIENTI DA PERSONE E VOLONTARI CHE ABITANO IN ZONE DOVE NON RIUSCIAMO AD ARRIVARE, COSì COME ABBIAMO DOVUTO RIFIUTARE ALTRE OFFERTE PERCHè MAGARI I CANI RIMASTI NON ERANO ADATTI A QUEL CONTESTO O I CANI ADATTI ERANO GIà STATI PRENOTATI: GRAZIE COMUNQUE, DI CUORE, A TUTTI.
NEMMENO UNO, NON NE DEVE RIMANERE NEMMENO UNO!!!
QUESTI CANI HANNO SOPPORTATO DI TUTTO,
E HANNO RESISTITO PER ANNI, FINO AD ORA:
NON POSSIAMO DELUDERLI!!!

PER ADOZIONI, OFFERTE DI STALLO E STAFFETTE:
BETTY 339-1847914 (dopo le 19) info@ulmino.it
SIMONETTA 333-2229587 (prima delle 13)
GRAZIE.
CANI SENZA ALCUNA RICHIESTA: INDIGENA NARCISO TOMMY TAMMY TIMMY FULVO ZINGARO DODO TIMOR (c’è una remota possibilità che il comune proprietario dei cani precedenti li sposti in un buon rifugio in attesa di finire la costruzione del proprio canile, ma ad oggi è ancora solo un’ipotesi senza fondamento reale) DUB PACO GIOBBE PESCO CATENINO NICO CORSARO ERRY SLY YUL FUGO STRANO WILD BELLO IKE
CANI CON POSSIBILITà ANCORA DA DEFINIRE: BINGO ARTù ARAMIS BOSCO SELVAGGIA SPINOSA GRINTA BANJO NIK PIMPA RUFUS DANIEL MELO RIMMEL LAPILLO CROSS TIGRA CUCCIOLONI PAOLINI
CANI CHE VERRANNO TRASFERITI DAI COMUNI PROPRIETARI IN STRUTTURE ADEGUATE: FIORDO UNO DUE CLARICE
CANI DI PROPRIETà PRIVATA (NON DEI COMUNI) DAL FUTURO IGNOTO: ROSY CORY

AGGIORNAMENTO – IL CANILE DI RIETI CHIUDE FRA UN MESE!!! AIUTATECI A SALVARE 150 CANI…

AD OGGI ABBIAMO RICEVUTO CIRCA 60 PROPOSTE DI STALLO E/O ADOZIONE GIà VERIFICATE E SICURE, ALCUNE ALTRE ANCORA DA VERIFICARE O DA CONCORDARE, MA SONO ANCORA TANTI, TROPPI I CANI SENZA UNA SPERANZA DI FUTURO. OVVIAMENTE RIMANGONO I CANI DI TAGLIA PIù GRANDE E QUELLI DAL CARATTERE DIFFICILE, CHE HANNO GIà AVUTO UNA VITA DISGRAZIATA E CHE FORSE NON AVRANNO MAI UNA POSSIBILITà DI RISCATTO… CI SONO PER ESEMPIO TIGRA E REMO, DUE PITBULL, BUONISSIMI CON LE PERSONE E SOPRATTUTTO LUI MOLTO ANZIANO E CON LE ZAMPE PIAGATE DAL FREDDO… DIMAGRISCONO, HANNO FREDDO, E HANNO FAME.

CI SONO CANI COME DADO, BITTER E JUMPINO CHE SONO MERAVIGLIOSI E STANNO DIMAGRENDO A VISTA D’OCCHIO… RIUSCIRANNO A RESISTERE?

E POI CI SONO TUTTI I CASI DIFFICILI: CHI VORRà MAI SALVARE UN CANE SELVATICO, DISSOCIATO O ANCHE UN PO’ MORDACE???

SONO ANCORA TANTISSIMI E HANNO BISOGNO DI AIUTO!!!

POTETE SCEGLIERE CHI SALVARE TRA CHI NON HA ANCORA LA “P” (= PRENOTATO) NEGLI ALBUM AI LINK CHE TROVATE AL FONDO DELLA COLONNA ROSSA DI DESTRA SUL BLOG www.ulminopericanidirieti.splinder.com, SONO AGGIORNATI AD OGGI.

GRAZIE A TUTTI COLORO CHE SI STANNO DANDO DA FARE PER I CANI DI RIETI, PER FAVORE NON SMETTETE… MANCA POCO TEMPO MA CE LA POSSIAMO FARE.

PER ADOZIONI, OFFERTE DI STALLO E STAFFETTE:

BETTY 339-1847914 (dopo le 19) info@ulmino.it

SIMONETTA 333-2229587 (prima delle 13)

IL MOTIVO PRINCIPALE PER CUI IL CANILE CHIUDE è IL SEGUENTE: LA TECNOVETT, ATTRAVERSO IL PROPRIO LEGALE, HA DIFFIDATO I COMUNI A RITIRARE ENTRO 60 GIORNI (SCADENZA FINE GENNAIO) I PROPRI CANI PERCHè IN SOSTANZA CI SONO, UDITE UDITE, TROPPE ADOZIONI E LE RETTE GIORNALIERE SONO TROPPO BASSE… QUESTI I PASSAGGI SALIENTI DELLA NOTA: “LA TECNOVETT SRL SI è ORGANIZZATA A LIVELLO IMPRENDITORIALE E GESTIONALE ED HA GARANTITO PER TUTTI QUESTI SETTE ANNI IL PERFETTO ADEMPIMENTO DELLE OBBLIGAZIONI DEDOTTE IN CONTRATTO. SOLO CHE NEGLI ULTIMI TRE – QUATTRO MESI ALCUNI AVVENIMENTI STRAORDINARI ED IMPREVEDIBILI HANNO VISTO RIDURRE IN MANIERA MOLTO CONSISTENTE IL NUMERO DI ANIMALI RICOVERATI NELLA STRUTTURA, NEL SENSO CHE IL NUMERO DEI CONFERIMENTI DA PARTE DEI COMUNI CONVENZIONATI è TUTTORA INVARIATO, MENTRE è AUMENTATO IN MANIERA REPENTINA ED INGIUSTIFICATA IL NUMERO DEI CANI SOTTRATTI DA TERZI AL CANILE. QUESTA CIRCOSTANZA HA PRODOTTO UNA SITUAZIONE DI SIGNIFICATIVO SQUILIBRIO TRA LE PRESTAZIONI CONTRATTUALI A SVANTAGGIO DELLA TECNOVETT SRL CHE NON PUò PIù GESTIRE IL CANILE AI PREZZI STABILITI IN CONVENZIONE, ESSENDO PIù CHE DIMEZZATO IL NUMERO DELLE QUOTE CORRISPOSTE. [...] DECORSO IL MENZIONATO TERMINE NON SARANNO PIù GARANTITI GLI STANDARD QUALITATIVI DEL CANILE CHE OSPITA O DOVRà OSPITARE I CANI DI VOSTRA PROPRIETà A TUTTO SVANTAGGIO DEL LORO IRRINUNCIABILE BENESSERE, ALL’UOPO SI DECLINA OGNI POSSIBILE RESPONSABILITà LA QUALE ANDRà A RICADERE COMPLETAMENTE ED ESCLUSIVAMENTE SUL SOGGETTO PROPRIETARIO DEI SINGOLI ANIMALI”.

RICAPITOLANDO: LA TECNOVETT NON PUò PIù GARANTIRE GLI STANDARD GESTIONALI DEI PRECEDENTI SETTE ANNI (E MENO MALE, AGGIUNGIAMO NOI, SE LO STANDARD è QUELLO CHE CONOSCETE TUTTI DA SEMPRE, NONOSTANTE QUALCHE MESE FA SEMBRAVA CHE LE COSE STESSERO MIGLIORANDO…) PERCHè NON CI SONO ABBASTANZA NUOVI CANI ACCALAPPIATI, PERCHè SOGGETTI TERZI NON MEGLIO IDENTIFICATI SOTTRAGGONO TROPPI CANI AL CANILE (CIOè I VOLONTARI CHE NON FANNO ALTRO CHE APPLICARE UN DIRITTO SANCITO DALLA LEGGE: QUELLO CHE HA OGNI CANE DI ESSERE ADOTTATO!!!) E PERCHè I COMUNI NON PAGANO ABBASTANZA (POTREBBE ANCHE ESSERE VERO MA I PREZZI STRACCIATI SONO STATI OFFERTI A SUO TEMPO PROPRIO DALLA TECNOVETT, SUPPONIAMO PER AVERE LA CERTEZZA DI GARANTIRSI UN TOT DI CONVENZIONI, E ACCETTATI DAI COMUNI DI BUON GRADO PERCHè PIù BASSI DI COSì ERA IMPOSSIBILE TROVARNE). NON SOLO: OLTRE LA DATA STABILITA NON VERRà PIù GARANTITO IL BENESSERE DEI CANI… CIOè SE NON VENGONO PORTATI VIA VERRANNO APERTE LE GABBIE? O VERRà INTERROTTA LA DISTRIBUZIONE DI CIBO E ACQUA E NON SI FARANNO PIù LE PULIZIE E SARANNO LASCIATI CHIUSI IN GABBIA FINCHè QUALCUNO NON ANDRà A PRENDERLI CADAVERI???

POCHI CANI = MENO SOLDI = ZERO BUSINESS

INTANTO LO STATO DI ABBANDONO, IN LARGO ANTICIPO SUI TEMPI, è GIà ECLATTANTE, PER VARI MOTIVI CHE NON STIAMO AD ELENCARE…

MA QUI LE COLPE NON SONO MAI DI NESSUNO, SE NON DEI CANI. DI QUESTI FASTIDIOSI ESSERI PSEUDO-TUTELATI DA LEGGI E ISTITUZIONI, CHE MANGIANO, CAGANO, SOTTRAGGONO RISORSE ECONOMICHE ALLA COLLETTIVITà E NON FANNO GUADAGNARE GLI IMPRENDITORI!!!

E INTANTO SILENZIOSAMENTE SI CONSUMANO E CHISSà, MAGARI MUOIONO ANCHE… COSì IL RISPARMIO è GARANTITO E NON CI SARà DI NUOVO NESSUN COLPEVOLE. UN ALTRO SUICIDIO DI MASSA SENZA RESPONSABILI Nè RESPONSABILITà DA PARTE DI NESSUNO!!!

CHISSà SE AVREMO MAI IL TEMPO DI DARE UN PO’ DI NUMERI… PER ESEMPIO QUANTE ADOZIONI FATTE IN QUESTI SETTE ANNI, QUANTI SOLDI RISPARMIATI DAI COMUNI RISPETTO AGLI ANNI PRECEDENTI CHE MAGARI POTEVANO ESSERE REINVESTITI IN PROGETTI A LUNGO TERMINE (STERILIZZAZIONI, CANILI SANITARI E CANILI RIFUGIO COMUNALI O INTERCOMUNALI…) QUANTI SOLDI FATTI RISPARMIARE ALLA COLLETTIVITà PERCHè SPESI DAI VOLONTARI DI TASCA PROPRIA O PROVENIENTI DA DONAZIONI PER SALVARE LA VITA A QUESTI ESSERI VIVENTI…

MA PER QUESTO CHI PAGHERà???

CHI DEVE CONTROLLARE E IMPORRE CHE QUESTO NON SUCCEDA???

IL TEMPO SCORRE VELOCE,

MA QUESTI CANI DI TEMPO NON NE HANNO PIù.

E BADATE BENE CHE QUESTA VOLTA NON è TANTO UN PROBLEMA DI CIBO: QUESTO “LAVORO” L’HANNO FATTO IL FREDDO, IL GHIACCIO NEI SECCHI SENZA UNA GOCCIA D’ACQUA NEI GIORNI PASSATI, I RIPARI MAI ADEGUATI, LO STRESS, I PARASSITI, LE MALATTIE E SOPRATTUTTO…

LA NON – COSCIENZA.

I VOLONTARI DEL CANILE DI RIETI

Ulmino Info

IL CANILE DI RIETI CHIUDE FRA UN MESE!!! AIUTATECI A SALVARE 150 CANI…

CHISSà QUANTI HANNO SOBBALZATO O GRIDATO “URRAH” LEGGENDO IL TITOLO…

GIà… FORSE ANCHE NOI APPENA AVUTA LA NOTIZIA…

MA UN SECONDO DOPO RABBRIVIDISCI E PENSI “E ADESSO???”.

PERCHè IN TUTTA LA PROVINCIA DI RIETI NON ESISTE ALTERNATIVA.

QUESTA è LA PEGGIORE DELLE SCONFITTE.

PER I CANI, CHE TANTO SONO VITTIME SEMPRE.

E PER NOI, CHE PER SETTE LUNGHI ANNI ABBIAMO SPESO LE NOSTRE VITE PER UNA SPERANZA:

QUELLA DI AVERE FINALMENTE UN POSTO CHE FUNZIONASSE IN QUESTA MALEDETTA PROVINCIA.

SE SOLO CI FOSSE STATA UN PO’ DI COSCIENZA IN PASSATO, DA PARTE DI TUTTI,

NON SAREMMO ARRIVATI A QUESTO PUNTO.

LA NON-COSCIENZA DEI COMUNI SOPRA OGNI COSA, CHE MAI HANNO OTTEMPERATO

ALLA LEGGE REGIONALE n°. 34 DEL 1997, CHE IMPONEVA LA COSTRUZIONE DI STRUTTURE PUBBLICHE.

SONO PASSATI TREDICI ANNI PER AVERE… IL NULLA!!!

TANTO ESISTEVA IL BAMBY, E POI LA TECNOVETT…

LA NON-COSCIENZA DEGLI IMPRENDITORI PRIVATI CHE SI SONO SUSSEGUITI

NELLA PROPRIETà E GESTIONE DI QUESTO UNICO POZZO NERO.

NON HANNO MAI VOLUTO CAPIRE CHE UNA BUONA GESTIONE PORTA COMUNQUE SOLDI E MENO ROGNE,

CHE FAR STAR BENE I CANI COSTA MENO CHE FARLI STARE MALE…

LA NON-COSCIENZA DI TUTTE LE ALTRE ISTITUZIONI CHE HANNO SEMPRE VOLUTO

CHIUDERE ENTRAMBI GLI OCCHI AFFERMANDO CHE QUI ERA TUTTO IN REGOLA

O SOTTOVALUTANDO GLI ALLARMI LANCIATI NEL CORSO DEGLI ANNI,

SALVO SVEGLIARSI OGGI PER SCOPRIRE L’ACQUA CALDA…

SE CI FOSSE STATA COSCIENZA

NON SAREMMO ARRIVATI A QUESTO PUNTO,

MA CI SIAMO ARRIVATI.

CI SONO TALMENTE TANTI RISVOLTI E LATI OSCURI,

TUTTO CHE SI ATTORCIGLIA INTORNO A TUTTO, CHE NON NE ESCI…

VORREMMO RACCONTARVI OGNI PARTICOLARE, MA NON SERVIREBBE, NON ADESSO, E NON C’è TEMPO.

ADESSO L’UNICA CERTEZZA è CHE

ABBIAMO UN MESE DI TEMPO,

FORSE MENO,

PER CERCARE DI SALVARE I CANI RINCHIUSI A RIETI

DA UN DESTINO IGNOTO,

DALL’IRRESPONSABILITà DI MOLTI COMUNI CHE INVECE DI PENSARE

A COSTRUIRE UN PROPRIO CANILE PENSERANNO SOLO A DOVE BUTTARE QUESTI CANI,

POSSIBILMENTE A PREZZI STRACCIATISSIMI,

DAI PESCICANI VECCHI E NUOVI, PIù O MENO NOTI, VICINI E LONTANI,

CHE SI FARANNO AVANTI PER ACCAPARRARSELI…

CERCHEREMO DI PENSARE ANCHE AI FUTURI ACCALAPPIATI,

MA L’URGENZA, ORA, è PER CHI è RINCHIUSO QUI

ORMAI ABBANDONATO A Sè STESSO

SENZA PIù NULLA SE NON IL FREDDO CHE DIVORA I CORPI.

SONO STATI FATTI TANTI MIRACOLI, ORA VE NE CHIEDIAMO UNO ENORME, E IN FRETTA:

AIUTATECI A SALVARE

GLI ULTIMI CANI DI RIETI.

SONO TANTI, MOLTI FORSE INADOTTABILI,

MA DOBBIAMO RIUSCIRE A NON LASCIARNE NEANCHE UNO IN MANI PEGGIORI.

è UNO SFORZO IMMANE MA FORSE CE LA SI PUò FARE…

NEI PROSSIMI GIORNI UNA PARTE VERRà TRASFERITA AL DOG’S VILLAGE DI CAPENA (RM)

E PER IL MOMENTO ALMENO LORO SARANNO AL SICURO,

PER ALTRI ABBIAMO GIà TROVATO STALLI,

NE RIMANGONO CIRCA 150 DA SISTEMARE…

POSSIAMO FARCELA TUTTI INSIEME. DOBBIAMO FARCELA.

PERCHè ALMENO TUTTE LE LOTTE DI QUESTI SETTE ANNI,

NOSTRE E VOSTRE NON SIANO STATE VANE.

LI TROVATE TUTTI A QUESTI LINK:

http://picasaweb.google.com/baumiao/CanileRietiURGENTI#

http://picasaweb.google.com/baumiao/CanileRietiANZIANI#

http://picasaweb.google.com/baumiao/CanileRietiCUCCIOLIMAMMEGIOVANISSIMI#

http://picasaweb.google.com/baumiao/CanileRietiTAGLIAPICCOLA#

http://picasaweb.google.com/baumiao/CanileRietiTAGLIAMEDIOPICCOLA#

http://picasaweb.google.com/baumiao/CanileRietiTAGLIAMEDIA#

http://picasaweb.google.com/baumiao/CanileRietiTAGLIAMEDIOGRANDE#

http://picasaweb.google.com/baumiao/CanileRietiTAGLIAGRANDE#

http://picasaweb.google.com/baumiao/CanileRietiCOPPIEPossibilmenteINSEPARABILI#

http://picasaweb.google.com/baumiao/CanileRietiCASIDIFFICILI#

http://picasaweb.google.com/baumiao/CanileRietiMOLOSSOIDI#

http://picasaweb.google.com/baumiao/CanileRietiCANIDANONCACCIA#

http://picasaweb.google.com/baumiao/CanileRietiLUPOIDI#

http://picasaweb.google.com/baumiao/CanileRietiMAREMMANOIDI#

http://picasaweb.google.com/baumiao/CanileRietiULTIMIARRIVATI#

CONSIDERATE CHE CI STIAMO GIà MUOVENDO,

QUINDI MAGARI NEGLI ALBUM CE NE SONO ANCORA ALCUNI

PER CUI ABBIAMO GIà AVUTO PROMESSE DI STALLO,

MANO A MANO, FINCHè NON SARANNO FUORI,

AGGIUNGEREMO UNA “P” (= PRENOTATO) DAVANTI AL LORO NOME.

ABBIATE PAZIENZA, è UNA COSA PIù GRANDE DI NOI MA FINO IN FONDO, COL VOSTRO AIUTO,

CERCHEREMO DI MANTENERE LA PROMESSA FATTA A OGNUNO DI LORO ORMAI TANTO TEMPO FA.

AL MOMENTO POTETE CONTATTARE BETTY

tel. 339-1847914 (dopo le 19)

info@ulmino.it

IN SEGUITO COMUNICHEREMO ALTRI RECAPITI.

GRAZIE,

I VOLONTARI DEL CANILE DI RIETI.



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