Chiliamacisegua chiede supporto per battaglia email urgente
21 settembre 2011 -
Se qualcuno si aspettava l’assoluzione è arrivata la brutta sorpresa, perché il giudice Alessandra Grimaccia, dopo qualche ora di camera di consiglio ha emesso condanne che vanno dai sei mesi a un anno e tre mesi per l’indagine chiamata Zodiaco che nel 2006 scoprì, l’allora presunto, oggi provato dalla decisione di un giudice, giro di sostanze dopanti impiegate con alcuni cavalli della Giostra della Quintana di Foligno.
Le condanne La pena più alta è toccata al veterinario Umberto Ricci, un anno e tre mesi, pena sospesa, a seguire, Ugo Carozzo, un anno di reclusione, per entrambi pena sospesa. Nove mesi per Marco Cuglini, sei mesi di reclusione è invece la condanna per Luca Innocenzi, il cavaliere del rione Cassero che solo domenica ha vinto la giostra della rivincita. Per la ricostruzione accusatoria, Innocenti, era colpevole in concorso con il veterinario di aver dopato il cavallo Naval War per vincere la competizione. Anche per tre addetti della stessa scuderia, Maurizio Conti, gestore della scuderia del rione Contrastanga, Alessandro Metelli, gestore della scuderia del rione Badia e Massimo Ballanti, gestore della scuderia del rione La Mora la pena è stata di sei mesi. A Loris Venturi il giudice ha invece comminato quattro mila euro di multa. Gli imputati sono anche stati condannati al pagamento di quattro mila euro di spese ciascuno per le costituzioni delle due parti civili, e un risarcimento di 10mila euro ciascuno alle parti civili Unilav e Lega cavallo.
L’indagine L’indagine era partita nel 2005 su scala nazionale per approdare nel 2006 all’uso dei farmaci dopanti nella Giostra della Quintana di Foligno grazie ad un veterinario che operava anche in una scuderia perugina che prendeva parte a gare di Endurance. A portarla avanti erano stati i carabinieri del Nas, coordinati dal pubblico ministero Sergio Sottani. A Foligno c’erano state una raffica di perquisizioni che avevano creato non poco scalpore. Il processo era iniziato nel febbraio 2009. Gli imputati, difesi tra gli altri dagli avvocati Guido Bacino, Giovanni Picuti e Claudio Caparvi, si sono sempre detti innocenti.
http://www.anmvioggi.it/13073/21-09-11/doping-alla-quintana-veterinari-condannati
DOPING ALLA QUINTANA, VETERINARI CONDANNATI
Un anno e tre mesi di carcere ai veterinari. E 300 euro di multa. Questa la condanna emessa nei confronti di due veterinari dal Tribunale di Perugia nell’ambito dell’inchiesta “Zodiaco”, condotta dai Nas di Perugia coordinati dal pm.
Le accuse sono aver compiuto “atti fraudolenti sui cavalli per raggiungere risultato diversi da quelli conseguenti al corretto e leale svolgimento della competizione” somministrando agli animali “sostanze vietate”. I fatti riguardano la Giostra della Quintana, l’evento più importante di Foligno e fra i principali dell’Umbria.
Le condanne più pesanti hanno riguardato i due veterinari ai quali il giudice ha inflitto la pena di 1 anno e 3 mesi ciascuno e una multa di 300 euro. Tutti gli altri, ad eccezione di un gestore di scuderia che aveva patteggiato, hanno riportato pene fra i 6 e i 9 mesi e relative multe da 400 a 600 euro. Gli avvocati dei condannati hanno comunque già preannunciato ricorso in appello.
L’Ente Giostra e i vertici dei Rioni sono risultati tutti estranei alla vicenda. Il presidente della Giostra Domenico Metelli si è dichiarato “solidale con le persone coinvolte”, a nome di tutta la Quintana.
Nelle carte dell’inchiesta, un veterinario è indicato come “il professionista” al quale si affidavano alcune scuderie per dopare gli animali alla Quintana, fra cui una risultata vincitrice nel 2006; l’altro avrebbe dispensato consigli fraudolenti oltre a somministrare medicinali vietati. infiltrazioni e somministrazioni ai cavalli di farmaci ritenuti dagli inquirenti “vietati”: Si parla di Lasix, Flebocortid, che “può causare l’alterazione della funzione epatica, pancreatite, ulcere gastro-intestinali, debolezza e laminite (con possibile distacco della 3a falange dello zoccolo)” ed altre sostanze che i carabinieri hanno accertato somministrate, in assenza di patologie. Le difese intanto si preparano al ricorso in Appello sicure di riuscire a “demolire il teorema accusatorio”.
L’inchiesta è iniziata nel 2006 ed è legata alle due Giostre di quell’anno, stando alla sentenza, è stata falsata dal doping e che ha comportato maltrattamenti agli animali. A novembre del 2008 il rinvio a giudizio di tre veterinari, fantini e gestori di scuderia. L’operazione Zodiaco prende il nome da uno dei cavalli, un campione di Endurance, uno fra quelli sottoposti a somministrazioni vietate e ben noti anche nelle competizioni ippiche nazionali.
UNA si era costituite parte civile chiedendo circa 50mila euro di danni insieme alla LAV che ora ha chiesto la sospensione cautelare dall’Ordine per i veterinari, fino al giudizio definitivo. UNA fa sapere che chiederà a breve, insieme alla Lav, un incontro al presidente dell’Ente Giostra e al Sindaco di Foligno, per definire un protocollo più efficace per evitare l’eventuale reiterarsi di atti fraudolenti. (fonte: tuttooggi.info)
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LA PADANIA 18 SETTEMBRE CERVINARA E PARONA
17 settembre 2011 -
Prima il sindaco di un paese annuncia che vuole svuotare il canile e rimettere i cani in strada…. poi ci ripensa e paga chi li adotta. E allora accade, come racconta schede di adozione alla mano Stefania Piazzo, che a Cervinara City, dalle parti di Avellino, si compia pure il miracolo…
240 euro l’anno per ogni cane adottato. Una cifra simbolica, ma pur sempre una cifra di questi tempi. Escono la bellezza di 101 cani… Almeno.
“Chi ne prende uno, e va beh… chi ne prende due… e va beh, è benemerito… Chi ne prende tre, e va beh, è proprio un santo… Chi ne prende cinque… ed è Madre Teresa di Calcutta… e chi ne prende…. in famiglia, tre il papi e tre il figlio, che fanno sei in casa… Dei santi senza passare per il santo uffizio. Idem per moglie e marito, due a testa, e fanno quattro in una botta sola. Che fame di cani!”.
Insomma, scrive la giornalista, “case piene di cani adottati. Naturalmente tutti stanno bene e stanno al loro posto”.
Vero? Stefania però ci invita ad attivare il Google Map della memoria storica: accadono infatti strani miracoli nella terra dell’Asl che sterilizzava con le fascette elettriche. In cui hanno interrotto la cattura dei randagi, perché troppo onerosa e gli addetti si mettono in malattia. La memoria di Google Map, scrive la giornalista, ci rammenta che questi sono i cani del canile di Altavilla, per i quali il Sindaco di Cervinara voleva appunto destinare il ritorno al randagismo, costandogli troppo la retta.
Insomma, anche se la manovra abroga le feste con i Santi, a Cervinara i miracoli si ripetono… 101 volte almeno.
Poi, La Padania, come sempre fuori dal coro, ci regala …….una camera con vista sul canile di Parona, in provincia di Pavia, balzato alla ribalta in questi giorni: arriva, da Maria Giovanna Pezzullo Morelli, la segnalazione a Chiliamacisegua, che invia immediatamente alla Task Force e all’Anpana, il dossier, il cui Avvocato, Maria Morena Suaria, senza ma e senza beh, provvede all’esposto formale in procura.
Ma, a differenza di quanto sta impazzando sul web, con immagini forti, la Padania in esclusiva, tra esposti in procura e polemiche, ci spiega che …. Parona, sono in realtà due canili in uno…
Due diverse gestioni, con cani in convenzione da una parte e con altri in affido, dopo sequestro giudiziale dall’altra, con un’altra Associazione in ballo. E, tra quei cani, pure quelli che arrivano dall’ex Nuovo Rifugio Emma. (Sequestrato a novembre 2010 http://www3.corpoforestale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2810
CIRCA 100 CANI MA ANCHE UNA DECINA DI CAVALLI ERANO TENUTI IN CONDIZIONI INCOMPATIBILI CON LA LORO NATURA, IN TOTALE SPORCIZIA E PRIVI DI RIPARO. DENUNCIATA PER MALTRATTAMENTO LA TITOLARE DELL’ASSOCIAZIONE CHE GESTIVA LA STRUTTURA)
Dossier che la Padania ha correttamente inoltrato al Ministero e non a facebook.
Di chi sono, insomma, le foto che circolano in rete e, soprattutto, cosa contiene l’inedito in possesso de La Padania?
Stefania ci offre “l’antipasto”, il resto nei prossimi giorni.
Chiliamacisegua e La Padania invitano ora chi di dovere, a controllare de visu, come stanno tutti bene gli ospiti della struttura.
In salute, cucciolate comprese. Cani che riposano in un sonno profondo e…definitivo, compresi.
Buona lettura e buona…indignazione!
Chiliamacisegua
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La Padania 18 settembre Centotreeseima puntata
Viaggio nell’Italia Bestiale a cura di Stefania Piazzo
DALLA CARICA DEI 101 DI CERVINARA…
Chi l’avrebbe mai detto… Cervinara, strepitoso modello italico di solidarietà e adozioni di cani. In un piccolo comune dell’avellinese si è verificato il miracolo, quello della carica dei 101, un “film” mai visto prima sulla bontà e sulla generosità dei cittadini che hanno risposto con tempestiva attenzione all’iniziativa che lo scorso anno lanciò il sindaco: se adotti un cane dalla struttura di Altavilla Irpina, ti passiamo noi per tre anni, e se serve anche più, la retta mensile, posticipata.
Basta che il veterinario dica che i cani stanno bene. Tutto ok, allora. Morale: 20 euro al mese, che fanno 240 euro l’anno. Una cifra simbolica, ma pur sempre una cifra di questi tempi. Escono la bellezza di 101 cani… Almeno.
Chi ne prende uno, e va beh… chi ne prende due… e va beh, è benemerito… Chi ne prende tre, e va beh, è proprio un santo… Chi ne prende cinque… ed è Madre Teresa di Calcutta… e chi ne prende…. in famiglia, tre il papi e tre il figlio, che fanno sei in casa…
Dei santi senza passare per il santo uffizio. Idem con patate per moglie e marito, due a testa, e fanno quattro in una botta sola. Che fame di cani!
Insomma, nel circondario tra Cervinara e San Martino Valle Caudina e comuni limitrofi, dove i cani vivono spesso alla catena o nelle botti blu di plastica rovesciate a mo’ di cuccia a temperatura sempre ambiente, accade il miracolo della carica dei 101 della bontà.
Un miracolo davvero per una terra martoriata, ma che diciamo, stramartoriata dal randagismo, dai cani vaganti che se ti fermi e apri la portiera della macchina la riempi senza dover passare dal canile, se proprio proprio vuoi svuotare un po’ le campagne da questa piaga.
Insomma, ma guarda come la carica dei 101 porti finalmente gioia e freschezza e trasparenza nel panorama grigio della Campania alle prese con sterilizzazioni difficili, canili sempre pieni, abbandoni importanti. 70mila randagi sul territorio: una città.
Ma il segnale miracoloso della moltiplicazione dei pani e delle adozioni di Cervinara fa parlare oltre i suoi confini.
D’altra parte sino a ieri il territorio avellinese era balzato ai disonori della cronaca per altre notizie.
Come le mancate catture dei randagi, che sono state per un certo periodo persino sospese per la malattia di tre addetti (su tre?) all’accalappiamento. «Data l’indisponibilità per salute cagionevole certificata dei tre agenti tecnici dipendenti… con mansioni di cattura randagi», come si legge in un rapporto Asl.
Hai capito che storia? Mesi e mesi così senza considerare che il servizio era in convenzione purtroppo onerosa solo per le urgenze, cioè cani mordaci o incidentati.
Ma più precisamente… «abbiamo ricevuto numerose e pressanti richieste di cattura da parte di organi istituzionali e associazioni protezionistiche cui non possiamo dar seguito di competenza per cattura, se non per le femmine da sterilizzare o per randagi feriti o da curare; i ricoveri ordinari sono sospesi – si legge! – per il sovraffollamento dei canili rifugi autorizzati».
Eh beh, mica male.
Ci pensano allora quelli di Cervinara e dintorni a svuotare i canili, dando prova di encomiabile affetto per i randagi dietro le sbarre. Case piene di cani adottati, un bell’esempio che non è sfuggito a diversi osservatori attenti all’evidenza della massiccia corsa all’adozione con premio finale. Naturalmente tutti i cani stanno bene e stanno al loro posto.
E ci mancherebbe pure…
Ma la memoria storica, la storia, insomma, non vanno mai sottovalutate. Disegnano la mappa della notizia come solo Google map fa dall’alto. Guarda qua: ma non era il primo cittadino di Cervinara anche quello che aveva fatto notizia nel settembre scorso per aver manifestato la volontà di liberare i cani ospitati proprio nel canile di Altavilla perché l’ospitalità non era un lusso che le casse del Comune potessero ancora sostenere a lungo?
E non fu l’intervento immediato della task force del ministero della Salute, dice la storia, a bloccare qualsiasi “liberazione” fuorilegge dei cani custodi? E, anfora la storia, non era stata posta così sotto sequestro amministrativo il 28 settembre dai nas quella stessa struttura (che aveva peraltro dato in subappalto ad Afragola una parte di cani), bloccando sul nascere qualsiasi possibile uscita contra legem dei cani sul territorio?
Ah già… Era proprio ancora Cervinara, dice Google map, il Comune che però ora fa i miracoli delle adozioni che vanno via come il pane. Come cambia il corso della storia, però.
E non era quello di Altavilla, rammenta sempre la buona memoria storica, anche il canile nelle competenze dell’asl che autorizza le sterilizzazioni con le fascette di plastica…? Mica male adottare un po’ di memoria. Beh beh non esageriamo. A proposito, ora i cani ad Altavilla sono 53, prima erano 160 circa.
E tutti quelli che sono ancora randagi, il Comune come e da chi li fa accalappiare? O il randagismo è finito in archivio? Magari.
…A PARONA: TASK FORCE, VAI A VEDERE COME STANNO TUTTI BENE
Stanno tutti bene. Altrimenti perché tutto questo silenzio e nessuna premura per far qualcosa? Oppure, più semplicemente, di cani messi male a Parona non ne esistono e il problema è solo un fantasma.
Parona sembra il nome di un lago lombardo. O forse di una varietà di riso amaro. In provincia di Pavia, zona Albonese, sembra esistere una struttura privata convenzionata sulla quale pioverebbero critiche, strali. E fotografie di un dramma.
Vere? False? Fotografie, già, ma di quali cani? Perché la questione, al di là dei reclami negli anni alle asl locali, a quanto pare archiviati, perché i cani…. stanno tutti bene, ciò che sta facendo impazzire il web sono le immagini di una situazione più complessa di quanto probabilmente appaia.
E allora, iniziamo col dire che Parona sono “due canili in uno”. Diciamo che, da una parte, c’è la struttura convenzionata, criticata da associazioni e animalisti e, dall’altra, attigua e con affitto pagato, pare 1.800 euro al mese, ci sarebbe un’altra associazione. Dicono si tratti del “Sogno di Ermanno e Luna”. E dicono, i bene informati, che in quella struttura ci sarebbero anche i cani provenienti dal sequestro giudiziale (e relativi affidi) dei cani dell’ex Nuovo rifugio Emma di Pogliano Milanese. Con i cani, per la cronaca, che erano stati sotto la gestione di Sonia Auci. In parte, sembrerebbe, in affido giudiziale a terzi e altri ancora in affido alla signora. Fin qui, la cronaca.
Da una parte, quindi, gli animali in gestione all’attività che fa capo al signor Girardi, dall’altra quelli del “Sogno”, variamente articolati.
Le immagini che circolano si sprecano. Già, ma a quali cani fanno riferimento? In ogni caso stanno tutti bene, perché se fino ad oggi asl e sindaci e carabinieri e procure hanno lasciato perdere, vuol dire che le foto o sono una farsa o sono illusione ottica. E il silenzio, è quello del benessere.
Quindi, archivio, cestino. Il canile, anzi, i due canili, vanno avanti per la loro strada. Il primo facendo servizio di trasporto, custodia e mantenimento dei randagi catturati sul territorio. Il secondo sostituendosi alla Provvidenza quando non c’è.
Eppure vederci chiaro è lecito. In fin dei conti da una parte ci sono sempre soldi pubblici e chiederne conto non è reato. L’ufficio legale delle guardie zoofile dell’Anpana ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Pavia per soddisfare il prurito della curiosità tanto da scrivere che «è pervenuta la segnalazione allegata alla presente (sufficientemente dettagliata grazie alla presenza di foto e la descrizione di circostanze spazio-temporali)».
La richiesta chiede, per voce dell’avvocato Maria Suarìa, «un intervento della Procura al fine di appurare la veridicità della segnalazione ed eventualmente individuare il responsabile dell’illecito segnalato».
Poi segue un allegato fotografico, degno di singolare attenzione. Cucciolate, sguardi da collinetta felice, mantello in ordine, un corpo tutto da vedere nel cuore di un box. Sono immagini che non chiedono meditazione ma verifica sacrosanta.
Il dossier, anzi i dossier, perché oltre a quello che circola sul web ce n’è un altro ancora inedito in possesso a la Padania, sono stati inoltrati per competenza alla task force del ministero della Salute, che ha disposto una verifica.
Se si attendono i tempi delle Procure si può star certi che, qualunque sia la natura delle foto, non si arriverà per tempo sulla notizia. Tanto che l’abitudine di pubblicare su facebook qualsiasi cosa ha solo un effetto: distruggere o la faccia o le prove.
s.piazzo@lapadania.net
(103 – continua)
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Calcio al sangue
13 agosto 2011 -
Calcio al sangue
E dire che una volta bastava il sale grosso da buttare, di notte, nel rettangolo della porta avversaria per ingraziarsi gli …dei, alla vigilia della partita di pallone.
Riti scaramantici incruenti, seppur costosissimi, che appagavano presidenti di squadre di football, intrisi di superstizione e facili prede di improvvisati maghi della domenica.
Ora il sale grosso no, non basta, si passa al sacrificio tribale!
Chiliamacisegua apprende dai giornali, sconcertata che le regole sportive sono state modificate, probabilmente all’insaputa dei calciatori, degli allenatori, degli spettatori.
Chiliamacisegua chiede all’esimio presidente della Fifa, Signor Joseph Blatter di spiegare come sia potuto accadere l’episodio narrato dal Corriere della Sera, al quale nessuno si è opposto.
Chiliamacisegua si domanda se il mondo civile , se il mondo sportivo, si sono bevuti il cervello e incredula e basita pretende una presa di posizione di chi è deputato a fare, tesa a stigmatizzare questa blasfema messa in scena su un campo di calcio.
Chiliamacisegua sente l’obbligo di divulgare una liturgia da stregoni medioevali, evocata da tali oscuri uomini, pronti a sgozzare una pecora e a cospargersi di sangue, per catturare la benedizione del dio che governa il macrocosmo del pallone.
Questi primitivi soggetti che è azzardato definire persone, vanno fermati prima che il delirio della… tradizione dell’uso e costume di popoli ancorati all’età paleolitica, sparga il suo scempio e pretenda, prima dell’inizio di un gara, perchè no, se questo sgozzamento è stato lecito?, il martirio di vergini o di primogeniti maschi…….
Con una preghiera e un segno della croce, per santificare la loro immolazione!
Che sulla croce sempre e solo,oggi, vengono crocefissi innocenti animali.
Grazie per l’attenzione.
Chiliamacisegua
I fatti
STAGIONE CALCISTICA A BELGRADO
Calcio d’inizio nel sangue
«Un rituale dell’Anatolia»
I calciatori macellano una pecora in campo. E la Sivasspor vince la partita per 4-1
MILANO – Nel calcio internazionale siamo abituati ad assistere a scene decisamente particolari. Non solo reti strepitose, dribbling incredibili e falli violenti. La sequenza più bizzarra arriva stavolta dai campi della Turchia: lo scorso fine settimana, prima del fischio d’inizio dell’amichevole tra l’FK Rad di Belgrado e i turchi dello Sivasspor, la squadra ospite ha dato vita ad un rituale religioso, ai nostri occhi, a dir poco insolito. Invece di scambiarsi i gagliardetti i giocatori turchi si sono radunati ai lati del campo per macellare una pecora.
PREGHIERA – Come si vede dal video pubblicato su internet i calciatori del team turco recitano una preghiera prima di sgozzare con un coltello l’animale, posano poi orgogliosi davanti alla vittima sacrificale e infine si piegano e, uno ad uno, si spalmano addosso il sangue.
Ben inteso, non sempre prima di una partita di una squadra turca viene uccisa una pecora; l’episodio non ha nemmeno nulla a che fare con le regole islamiche del mese di Ramadan, iniziato più di una settimana fa.
Si tratta invece di una tradizione tipica dell’Anatolia centrale.
Il rito porterebbe fortuna, spiega il giornale Hürriyet, e l’evento è stato organizzato in occasione dell’avvio della stagione calcistica. Per la cronaca: stavolta la sorte è stata benevola: Sivasspor ha vinto la partita per 4-1.
Elmar Burchia
Joseph Blatter presidente della Fifa
Per far sentire la propria protesta scrivere a
info@lacoscienzadeglianimali.it;
E la storia si ripete…
08/09/2011
Tifosi turchi uccidono cammello per portare fortuna alla squadra
I tifosi della squadra di calcio turca Karsiyaka, hanno ucciso un povero cammello, semplicemente per portare fortuna prima della partita.
Circa 800 sostenitori hanno partecipato e assistito al rituale sanguinario, in cui anche alcuni dei giocatori sono stati imbrattati di sangue sulla fronte. Pensano che sia un modo particolare per creare un’atmosfera nella squadra, per partire con entusiasmo la stagione.
Questo “rituale” va ad aggiungersi ad un altro caso simile svoltosi non meno di un mese fa a Belgrado, dove prima del fischio d’inizio dell’amichevole tra l’FK Rad di Belgrado e i turchi dello Sivasspor, la squadra ospite ha dato vita ad un rituale religioso insolito,con i giocatori turchi che si sono radunati ai lati del campo per macellare una pecora. I calciatori del team turco recitano una preghiera prima di sgozzare con un coltello l’animale, posano poi orgogliosi davanti alla vittima sacrificale e infine si piegano e, uno ad uno, si spalmano addosso il sangue.
Religione, costumi, tradizione … sono infiniti tentativi per giustificare lo sfruttamento degli animali. Le vittime di queste usanze sono sempre e solo gli animali che vengono macellati.
VIDEO
http://www.youtube.com/watch?v=eFwS0YWRsHU&feature=player_embedded
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LA PADANIA 7 AGOSTO PALIO DI SIENA MITO METAGIURIDICO
6 agosto 2011 -
LA PADANIA 7 AGOSTO PALIO DI SIENA MITO METAGIURIDICO
Il Gioco dell’Oca, nuova puntata. Un altro bel colpo giornalistico che mette a nudo un interrogativo inquietante: perché i palii sono zone franche, intoccabili? Persino il Tar si chiama fuori nel prendere posizione rispetto alle decisioni delle Contrade e del Comune di Siena e si giustifica dicendo che …” il Palio è un fatto metagiuridico.”
….. Meta che? …..Meta, sì. Così….. meta che chi fa richiesta di accesso agli atti quando vuol capirne di più, si vede sbarrato l’accesso per intero, dal “Segreto di Stato”.
Capperi e olive! “Segreto di Stato…..”
Persino la Prefettura, davanti alla richiesta di sicurezza della conchiglia che ospita la calca umana stipata per l’occorrenza, fa capire come la sicurezza del Palio sia derogata dalla storicità dell’evento…
Eppure durante il corso degli anni più tardi i vigili del fuoco incalzeranno e chiederanno misure certe, ma rimarranno senza …..certe risposte.
La vita e la morte fanno parte del gioco. Si rischia tutti, è la tradizione, ammetteva con orgoglio nel 2004 persino uno come Ermete Realacci al Corriere della Sera.
Tar, Prefettura, corrispondenze…. perle di giornalismo…. tutto scovato e minuziosamente spiegato da Stefania Piazzo, che pesca in preziose cantine e scatoloni d’archivio ciò che dell’Italia nessuno racconta.
Con una semplicità di scrittura che disarma e appassiona.
E intanto da Foligno c’è chi insorge per l’esclusione della Quintana dal Premio dei Patrimoni d’Italia.
Stessa aria: non si può guardare con pregiudizio la storia.
E allora forza, chi sta con la “storia” e chi con le inchieste di Stefania sul Re, mostrato oscenamente nudo?
Buona lettura e come sempre buona indignazione!
Chiliamacisegua
LA PADANIA 7 AGOSTO PALIO DI SIENA MITO METAGIURIDICO
VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE A CURA DI STEFANIA PIAZZO
Novantasettesima puntata
MITO METAGIURIDICO
La “Repubblica” del Palio di Siena
E a Foligno questione d’orgoglio e pregiudizio
ARTICOLO
“ I palii in Italia sono un dogma. Ma non se si fruga nei cartoni di un cantina e si ripescano carte che la dicono lunga sulla loro natura di intoccabili, qualcosa a metà strada tra siccome è tradizione e siccome è storia, allora non si mettono in discussione.
La storia è l’elemento giuridico che viene prima di ogni altra argomentazione. La storia consente deroghe. Ma ci sono poi evoluzioni del pensiero che portano il palio ad essere preso in considerazione come un evento metagiuridico.
E così, sveliamo il segreto. Tac, eccola qua, sentenza del Tar Toscana n. 572 del 12 luglio 1989.
Tutto nasce dal dover giudicare la legittimità della delibera comunale di esclusione di una Contrada dalla partecipazione ad una edizione del Palio di Siena. E il Tar, nella motivazione della sentenza, ricorda l’origine storica: «Competizione ludica fra le Contrade secondo modalità rette da ordinamento tipico della comunità senese».
E secondo quell’ordinamento la struttura organizzativa del Palio l’esercizio, da parte del Comune di Siena, di poteri non assegnati dalla legge statale, bensì discendenti dall’esercizio di originarie prerogative delle Contrade e del commune civitatis…» bla bla bla… fa sì che l’evento sia metagiuridico.
Il Tar non ha competenza nella “Repubblica” dei palii.
Un santo, insomma, un fenomeno “parametanormale”, attorno al quale fanno poi scudo tutti coloro che guai a parlare di maltrattamento degli animali. Che tuttavia vi muoiono.
Il palio non è dunque un trattamento di bellezza, né un esercizio retorico per ricordare all’animale che si vive e si muore, passando alla storia, naturalmente. Ma qualcosa per la storia si può e si deve sacrificare.
Il fenomeno metagiuridico è sentito trasversalmente, da destra a sinistra al centro, da Siena a Foligno. Iniziamo ad appendere al muro qualche quadretto da incorniciare, ripescato da quella cantina e dai suoi cartoni abbandonati.
Il primo ad esempio è quanto pubblica il Corriere della Sera del 18 agosto 2004. La discussione è su Siena e sulla morte del cavallo baio Amoroso. «Certo, mi dispiace che quel cavallo sia morto – dichiara al quotidiano Ermete Realacci, deputato eletto nel collegio di Siena e per anni numero uno di Legambiente -.
Ma questo non basta per cancellare una manifestazione come il Palio che fa parte della nostra cultura, della nostra storia».
Quindi, un morto non basta. Prima la storia, poi la vita?
Poi il deputato si vanta di altro, in merito alla promulgazione della legge 189 che prevede il carcere per chi maltratta un animale. «Ho firmato l’emendamento, poi approvato dal Parlamento, che ha salvato il Palio stabilendo un’eccezione per le manifestazioni storiche autorizzate dalle Regioni».
Ai tempi, sindaco a Siena è Maurizio Cenni. «Una modifica proposta da Francesco Vigni – lo incalza il giornalista – un deputato senese». E lui risponde: «Politico in gamba, preparatissimo».
Allora, altra domanda: «E l’altro ieri è morto un altro cavallo. Gli animalisti l’accuseranno di tradimento». Risposta: «Rispetto ad altri loro “colleghi”, i cavalli che partecipano al Palio sono addirittura fortunati».
Non male, per essere una roulette in cui si corre e si muore. «Fortunati?», chiede esterrefatto il giornalista. «Il Palio non ha come obiettivo la violenza – argomenta Realacci -. È una corsa rischiosa in cui ci può anche scappare il morto, non solo tra i cavalli ma anche tra i fantini. Ma non si fonda sulla crudeltà».
Ci può anche scappare il morto, la deroga è la storia.
Ma la solita cantina ci riserva altro di meglio, un quadro da appendere al muro in soggiorno, come la nota della prefettura di Siena sulle “condizioni di sicurezza nella Piazza del Campo in occasione del Palio”. Il problema, va detto, è garantire la sicurezza per la conchiglia. Vie di fuga o d’uscita? Fascia di sicurezza? Prezioso e interessante documento del 19 agosto ’02, un pezzo di storia: dice la prefettura che la problematica della sicurezza «ha condotto ad adottare, pur nell’innegabile peculiarità storica delle modalità di svolgimento della manifestazione, alcuni interventi soprattutto a carattere progettuale e manutentivo, migliorativi delle condizioni di sicurezza. Altri – conclude la prefettura – e per quanto possibile più incisivi (per quanto possibile? ndr), interventi sono allo studio e verranno quanto prima tradotti in ipotesi progettuali per la successiva verifica in ordine alla loro concreta attuabilità».
Dobbiamo farci incantare dalla morbidezza del linguaggio manutentivo e di progetto o pensare che, di fatto, la sicurezza del Palio sia derogata dalla storicità dell’evento? E che considerando la peculiarità storica, si fa quel che si può?
Infine, un terzo quadro, questo: qualcuno tenta di accedere agli atti, in Comune, ma il Comune oppone la segretezza delle carte in nome della natura “metagiuridica” della corsa dei cavalli, in quello stesso agosto della sicurezza in deroga. Vedi Tar.
Poi, arriva anche il terrorismo internazionale a dare una scrollata alla deroga. Due anni dopo, il 13 aprile 2004, i Vigili del Fuoco di Siena mettono le mani avanti. Ricordate gli attentati a Madrid e Londra? «Al fine di consentire le più tempestive ed opportune valutazioni, attesa anche la contingente situazione internazionale che vede direttamente coinvolta l’Italia, si richiede alla S.V. (la prefettura, ndr), di produrre per le esigenze di questo Ufficio, la relazione tecnico-illustrativa, redatta in conformità del d.m. 19/08/1996 e, laddove ritenuto più congruo, del d.m. 18/03/1996 dell’area interessata compresa la “conchiglia” posta al centro della piazza. In tale ambito – rammenta il comando dei vigili – particolare attenzione dovrà essere posta nella gestione dell’emergenza di cui ai citati dispositivi, in ottemperanza agli obiettivi del d.m. 10/03/1998 e agli obblighi della S.V. imposti dal d.lgs. 626/1994 e sue successive modifiche e integrazioni».
Avranno sistemato la questione? Hai voglia… Ma il linguaggio ci spiega come attorno ai palii la storia sia tutto. Di come dirima le controversie, giustifichi i sacrifici dei cavalli, in fin dei conti più fortunati, come magari quello che di recente alle prove della Quintana di Foligno si è visto sventrare per casuale infilzo nel paletto. Storico.
Chiudiamo allora con Foligno, perché di cavalli da quelle parti se ne intendono. Il ministro del Turismo, Michela Brambilla, ha pubblicato l’elenco dei Patrimoni d’Italia escludendo questa città e il suo Palio dall’elenco delle bellezze. Un anno, due cavalli morti secchi.
Se non è questo un Patrimonio alla memoria, di che si parla? È insorto l’assessore regionale umbro Fabrizio Bracco, cui ha replicato il presidente Enpa Carla Rocchi («La Quintana è costata la vita a un cavallo, evento che contrasta drammaticamente con gli intenti del “Patrimonio d’Italia” e che offende le coscienze di quanti hanno a cuore il benessere degli animali»).
È insorta l’assessore provinciale di Perugia alla Cultura, Donatella Porzi. Che dice: «Il pregiudizio di qualsiasi natura esso sia non deve mai influire sulla valutazione di eventi culturali e rievocazioni storiche che rappresentano le radici e una fonte di ricchezza del popolo umbro».
Siamo sulla stessa lunghezza d’onda di Realacci. Mica che la morte, che fa parte del gioco, diventi pregiudizio… E mica si vorrà che la sicurezza, per animali o persone, possa sfuggire dal maglio della storia. Vedi prefettura.
Ma aggiunge l’assessore: «Gli animali delle giostre non sono strumento, ma protagonisti amati, rispettati e invocati».
Chi li invoca? Ma la storia, naturalmente. E semmai si usassero frustini, sono «omologati per le gare internazionali».
Il benessere di una relazione uomo-animale sta nella frusta omologata della storia: una frustata ai pregiudizi. Una deroga metagiuridica della tradizione, toscana, senese, umbra…
Chi se ne discosta è un pregiudizievole soggetto.
( 97 – continua)
PUNTATE PRECEDENTI
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LA PADANIA 3 LUGLIO T’AMAVO PIO BOVE ASINO CHI LEGGE
http://www.chiliamacisegua.org/2011/07/10/la-padania-10-luglio-e-tira-sto-obelisco/
LA PADANIA 10 LUGLIO: E TIRA STO OBELISCO
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LA PADANIA 17 LUGLIO MA PORCA L’OCA…
LA PADANIA 24 LUGLIO IL MAIALE CORRE AVVOLTO NEL TRICOLORE
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LA PADANIA 24 LUGLIO IL MAIALE CORRE AVVOLTO NEL TRICOLORE
23 luglio 2011 -
LA PADANIA 24 LUGLIO IL MAIALE CORRE AVVOLTO NEL TRICOLORE
L’inchiesta di Stefania Piazzo nelle inciviltà nostrane rappresentate da sagre, fiere, feste patronali paesane, alberi della cuccagna, giostre, corse e corsette, palii et similia che si snodano nella penisola (con la benedizione della…tradizione e dei ministeri silenti, che spesso gli animali li sfianca se non li uccide, altro che benedizione, una maledizione perpetua….), è arrivata alla quarta puntata.
Godiamocela tutta, nel suo morboso furore.. conservativo di cultura italiana!
Buona lettura e come sempre buona indignazione!
Chiliamacisegua
LA PADANIA 24 LUGLIO
VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE A CURA DI STEFANIA PIAZZO
NOVANTASEIESIMA PUNTATA
IL MAIALE CORRE AVVOLTO NEL TRICOLORE
DAI SALAMI DELL’UNITA’ D’ITALIA ALLO STRUZZO FRANCESCANO
ARTICOLO
Bassiano, niente più gara dei porci. Ma pur di non rinunciare alla sagra, gli animali corrono in braccio muniti di bandiera
Al vincitore due suini in premio. In Lombardia ed Emilia è vietato usare animali come premio per giochi, feste e sagre, lotterie, sottoscrizioni o altre attività. Genova prende esempio
Né il sindaco né la Proloco, avevano mai pensato fosse necessario chiedere che autorizzazione o parere all’asl. In fin dei conti, sono futuri salami
Mai l’asl era stata in questi anni interpellata. Ma avrà mai saputo, ci chiediamo, che ogni anno a fine luglio ci si divertiva così, in provincia di Latina? Un sospetto? Totale ignoranza del caso?
“Qualcosa, qualcosina ina si muove. Una cosa è certa: i maiali a Bassiano in provincia di Latina non verranno più trascinati per una corda legata al garretto, non saranno più costretti a correre per far divertire in una gara dedicata al prosciutto. Non saranno più usati per un palio che li ha visti addirittura essere presi e rilanciati in volo per non perdere tempo nei confronti degli avversari loro simili, loro malgrado.
Che si possa scrivere che è comunque un successo, un risultato che inverte la tendenza dopo le pagine di denuncia del nostro quotidiano e nello specifico dell’associazione Chiliamacisegua, è vero fino ad un certo punto.
Certo, se non avessimo alzato la voce presso la Task Force del Ministero e qualcuno dall’altra parte del telefono non si fosse subito attaccato al proprio telefono interpellando asl, Regione Lazio e autorità locali, ebbene, i maialini avrebbero continuato a subire la corsa tra scherno, risa e totale disinteresse dell’asl.
Perché… vieni poi a sapere che mai l’asl era stata in questi anni interpellata. Ma avrà mai saputo, ci chiediamo, che ogni anno a fine luglio ci si divertiva così, in provincia di Latina? Un sospetto? Totale ignoranza del caso? In ogni caso nessuno, né il sindaco né la Proloco, avevano mai pensato che fosse necessario chiedere che cosa ne avesse mai pensato un servizio veterinario. In fin dei conti, sono salami. Non i veterinari, s’intende, né il sindaco, s’intende. Un successo, si diceva, anche se è una conquista a metà. Perché i maialini correranno… in braccio. Piuttosto che niente, ci devono essere. Avvolti nel tricolore, perché questo è il 150° della nascita dell’Italia. E anche i maiali devono fare la loro parte, salami tricolore. Il 31 luglio, ha fatto sapere così l’illuminata Proloco, due maiali verranno collocati presso il “mandriglio”, la casa del maiale, con mangiatoia e abbeveratoio, in pieno centro, in piazza Matteotti, per l’esposizione ai turisti.
Attrazione popolare. In modo che tutti possano vedere ciò che è in palio. Esatto. Perché il primo conduttore o affidatario del maialino avvolto nel tricolore che giungerà al traguardo si prenderà come premio i due maiali.
E i maialini come correranno? I quattro predestinati, provvisorio involtino nella bandiera d’Italia, saranno presi in braccio da quattro uomini e inizieranno la corsa partendo da piazza 25 luglio, percorreranno via Aldo Manunzio per arrivare a Piazza
Matteotti. Insomma, a Bassiano voglio far intendere di aver messo giudizio, visto che gli animali saranno presi in braccio dai loro provvisori custodi, per essere infine portati, a gara ultimata, nelle loro dimore con codice di stalla asl. Quindi, si corre. E si vince il maiale. Come in altre regioni d’Italia dove gli animali sono lotterie e vincite. Tranne che in Lombardia, dove la legge regionale ha messo al bando da anni questa “usanza” popolare. Ma non tutte le regioni ci provano a cambiare le regole. E così, è tutto un susseguirsi di pasquette e sagre e befane animali.
Come per la Proloco di Tezze sul Brenta, con porcellino vivo in palio. Come a Legnaro, in provincia di Padova con addirittura un cavallo primo premio alla Festa, niente meno che… del cavallo.
Proprio nel Comune che è anche sede dell’Istituto zooprofolitattico delle Tre Venezie e che ha, tra i Centri di referenza nazionale, anche quello per la pet therapy, che ha il cavallo protagonista alla grande. E’ il caso di dire… ma proprio lì, di fronte all’Izs, dovevano decidere di “andare a cavallo?”. Maiali di diversi pesi e misure anche a Saletto, in provincia di Padova. Per la sagra di Sant’Anna a fine luglio i maiali sono tre: primo premio maiale da 120 chili, secondo premio maiale da 90 chili, terzo premio maiale da 60 chili.
Nuovo entrato è lo struzzo col “saio” in padella. A Cava dei Tirreni, in provincia di Salerno, nella festa organizzata dal padre francescano del locale convento. Ma si sa, tra il dire e il fare, tra la professione di amore e rispetto per gli animali e la vita di tutti i giorni c’è la via di mezzo terrena. Bisogna mangiare. E allora, struzzo francescano per tutti. Tanto, san Francesco neanche sapeva che esistesse lo struzzo.
Animale non contemplato fa più felice il palato. Ma, a quanto pare, la licenza terrena non è piaciuta ad un gruppo di animalisti, tanto che le contestazioni sarebbero finite quasi in rissa con il padre della pace francescana intento a far brandelli dei manifesti di protesta. E il “Mattino” di Salerno avrebbe riportato questa diplomatica dichiarazione: «Verbalmente si può aggredire in ogni modo. I termini usati sono di uso comune e d’altra parte una ragazza che si mette in mostra in questo modo non può che essere una poco di buono», con tanto di richiesta di risarcimento danni per “lucro cessante”, per il mancato introito alla sagra derivante dalla vendita delle bistecche di struzzo per la pubblicità negativa dei contestatori.
Ma per tornare alle lotterie, c’è chi può e chi non può. Non si può già da tempo in Lombardia ed Emilia Romagna. In Lombardia la pratica è espressamente vietata dal comma 4 dell’art. 3 della legge regionale N° 16 del 20 luglio 2006 che recita: «È vietato usare animali come premio per giochi, feste e sagre, lotterie, sottoscrizioni o altre attività». In Emilia, legge 5 del 17/2/2005, art. 7 comma 2: «Gli animali, sia cuccioli che adulti, non possono essere offerti in premio o vincita di giochi, oppure in omaggio a qualsiasi titolo nell’ambito di attività commerciali, di giochi e di spettacoli».
Punto, e fine della festa. Di recente c’ha provato anche Genova con l’arrivo del nuovo garante per gli animali, Edgar Meyer, che ha prontamente suggerito al primo cittadino un nuovo “regolamento comunale sui rapporti tra cittadini e animali”. Sanzioni da 50 ai 500 euro per colpire comportamenti che non rispettano “il diritto di ogni animale ad una esistenza compatibile con le proprie caratteristiche biologiche”. Maltrattamento e non solo. In più una piccola task force dentro la polizia locale per indagini e sanzioni. Non solo ci sarà confisca in caso di maltrattamento, ma anche, e questo fa al caso nostro, il divieto di offrire animali in premio a lotterie e manifestazioni.
Ci vuole poco, insomma. Basta la volontà e il coraggio. Lombardia e Genova fanno da apripista. Non è questione di leggi ma di civiltà, quella che di solito anticipa sempre la politica.”
( 96 – continua)
Florilegio
*L’etimologia in disaccordo con la logica. Chiamiamo animali gli esseri viventi ai quali neghiamo la proprietà di un’anima. Francesco Burdin
*Due cose mi sorprendono: l’intelligenza delle bestie e la bestialità degli uomini. Tristan Bernard
*Dicono di avere abolito i sacrifici animali! Soltanto il rito hanno abolito: li sterminano ininterrottamente, illimitatamente, senza bisogno: il sacerdote si è fatto industria. Guido Ceronetti
*L’empatia per il più piccolo degli animali è una delle più nobili virtù che un uomo può ricevere in dono. Charles Darwin
*Il nostro prossimo è tutto ciò che vive. Mohandas Gandhi
*Non già pietà, ma giustizia si deve all’animale e nel maggior numero dei casi, se ne resta debitori. Arthur Schopenhauer
*Ci sarebbero meno bambini martiri se ci fossero meno animali torturati, meno vagoni piombati che trasportano alla morte le vittime di qualsiasi dittatura, se non avessimo fatto l’abitudine ai furgoni dove le bestie agonizzano senza cibo e senz’acqua dirette al macello. Marguerite Yourcenar
*Il maiale è un animale di Dio come tutti gli altri, a cui si fa l’atroce torto di paragonarlo a certi uomini. Anonimo
*C’è qualcosa nell’esteriorità di un cavallo che si attaglia all’interiorità di un uomo. Sir W.Churchill
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LA PADANIA 17 LUGLIO MA PORCA L’OCA…
16 luglio 2011 -
LA PADANIA 17 LUGLIO MA PORCA L’OCA…
Ancora una puntata del Gioco dell’Oca,la terza, che la penna di Stefania Piazzo dipinge in tutta la sua barbarie.
Il viaggio bestiale nell’Italia della rozzezza, popolata da italiani brubru, continua su La Padania e mostra, oggi, oche sgozzate, mucche da combattimento e vitelli inginocchiati in….. preghiera.
Ci si aspetta che questi vitelli, addirittura, riescano a farsi il segno della croce, ma poi si capisce, leggendo, che questi vitelli, la portano la croce e che il loro” padrone” è sempre e solo l’uomo, che non riesce ad avere empatia, che non riesce a liberarsi della sua oscurità mentale.
Chiliamacisegua chiede con forza, agli Enti competenti di intervenire e qualora ravvisato il reato di maltrattamento, di punire i colpevoli.
E di bandire ogni tipo di palio, alberi della cuccagna, fiera, sagra, giostra, che la civiltà ha sostituito la clava con il cellulare, la lancia con il pc.
Anche se …la tradizione non se ne è accorta.
Buona lettura e come al solito, buona indignazione!
Chiliamacisegua
La Padania 17 luglio
Viaggio nell’Italia bestiale a cura di Stefania Piazzo
NOVANTACINQUESIMA PUNTATA
MA PORCA L’OCA…
DALL’INIZIAZIONE ALLA MAGGIORE ETÀ ALL’INGINOCCHIATOIO
ARTICOLO
“Pali e corse e carrisi e tirate e trascinamenti a forza e ocate.
Silenzio.
Si vede che va bene così.
E se va bene così, andiamo avanti, sia mai che un moto d’onestà intellettuale e di civile decenza e senso del dovere facciano in modo che sulle feste paesane, ma poi mica tanto, qualcuno esca dalla tana dell’opportunismo e sia coerente con ciò in cui dice di credere: evitare gli abusi, far capire che la relazione uomo- animale non è dominare ma comunicare.
Noi siamo solo dei seminatori e, come mi dice sempre una persona cara, chi getta semi al vento farà fiorire il cielo.
Via, allora, con nuovi semini di margherita.
VAL D’AOSTA
«L’attività primaverile delle batailles des reines si è chiusa nella suggestiva arena naturale intorno al laghetto di Chavonne a Villeneuve con il nuovo record stagionale di bovine presentate: 224, 10 in più rispetto a Quart a Pasquetta, con 39 protagoniste in prima categoria, 78 in seconda e 107 in terza. La bovina più pesante è risultata con 775 chili Canaglia dell’azienda agricola Verney di Gressan, arresasi negli ottavi di finale alla reina di giornata Praga. In questi primi 8 combat sono state presentate 1314 bovine (164 di media) con 64 allevatori che hanno qualificato almeno una delle 99 finaliste già alla Croix Noire per la regionale del 23 ottobre».
La chiamano la battaglia delle regine. In val d’Aosta ne vanno fieri: la gara riproduce forzosamente – a meno che qualcuno dimostri che le vacche spontaneamente vogliono gareggiare, prendano un alpenstock attaccandoci le loro carabattole e scendano nell’arena da sole – gli scontri che alcuni soggetti della razza pezzata nera ingaggiano tra propri simili per primeggiare all’interno della mandria.
Nessuno si chiede che differenza passi tra i combattimenti spontanei sul campo e quelli che a centinaia vengono obbligate a fare le regine ogni anno per la gioia e l’orgoglio di molti allevatori e di appassionati di questa tradizione. Nel contesto naturale, sono questi meravigliosi soggetti di pezzata nera a scegliere l’avversaria ed il momento più propizio per l’ “attacco”. L’uomo ha pensato bene invece di organizzarle, le “batailles”. Le avversarie, dopo selezione, sono assegnate a sorteggio. La natura sostituita dal destino forzoso. Dicono, i promotori appassionati di questo esempio di benessere e amore per gli animali: «Non c’è forzatura a lottare da parte dell’allevatore che rimane spettatore. La competizione è leale, l’animale lotta contro un simile ad armi pari, non c’è lo scopo di eliminare l’avversaria ma di ottenerne la sottomissione con una più o meno onorevole sconfitta».
Un’onorevole tradizione di sottomissione.
Per sport.
STIGLIANO
Ti tiro il collo, anzi, se sono più bravo te lo strappo. A 18 anni si può dimostrare di tutto per essere “grandi” e garantire con una iniziazione maschia alla vita la maggiore età. Che suggerisce la tradizione? Prendi un cadavere di oca, appendila e falla scorrere su e giù, falle staccare la testa come si può prendendo la rincorsa. Salti e mozzi. L’importante è riuscirci. È allora che diventi maggiorenne. Ma cerchiamo di capire le profonde, profondissime ragioni culturali e l’alta storia che si cela dietro la decapitazione volante. Facciamoci compagnia leggendo e apprendendo questa saggezza insieme.
«Gli animalisti, si sa , ce l’hanno su con il mondo – si legge in rete a difesa di questa trazione -. Spesso hanno ragione, ma non sempre. A Stigliano (di S. Maria di Sala- Venezia), un paesello a 3 km da casa mia, ogni anno si svolge una sagra paesana per il santo patrono, e una tradizione risalente al Medioevo vuole che si doni (una volta lo faceva il signore del castello) al popolo un’oca, a cui staccare il collo, attraverso una prova di abilità, in una disfida in modo da poter sfamare qualche famiglia bisognosa. nNella tradizione quindi questa festa aveva un valore molto concreto. Si ridistribuiva, attraverso la magnanimità del signore del castello, un po’ di ricchezza verso il basso, verso il popolo plebe. E nella famiglia vincitrice della singolar tenzone, erano questi, giorni di vera festa e gioia. Dell’oca, animale pregiato , non si buttava via nulla: la carne il grasso, le penne, tutto era buono per sfamare la famiglia.
Certo l’oca all’epoca , appesa a testa in giù viva su di un sostegno, faceva una brutta fine – leggiamo ancora -. Ma al contempo la sua morte portava vita e speranza alle famiglie. E proprio per non perdere queste belle tradizioni si è pensato di mantenerla nei secoli questa usanza.
Mutatis mutandis.
Oggi l’oca arriva già al “patibolo” morta. La festa ora è diventata una sorta di rito di iniziazione; perchè al palio dell’oca partecipano solo i ragazzi che compiono nell’anno 18 anni.
Insomma la tradizione vive ancora rinnovandosi.
Una bella cosa questa! Aggiungo che questo palio dell’oca – scrive lo storico – ha lo stesso valore simbolico che, in piccolo, ha il palio di Siena. Che piace a tutta Italia, e che nessuno, tranne questi animalisti-talebani- oltranzisti, si sogna di far morire e cancellare. Ora gli animalisti strepitano, e minacciano di fare stragi e, usando un linguaggio violento, dicono che con le buone o con le cattive vogliono far cessare la tradizione (che si può amabilmente vedere su youtube inserendo questa stringa: Non solo a Butera, la tradizione dell’oca, oppure 100%animalisti – tg antenna tre sul blitz a Stigliano,ndr).
Chi sono questi animalisti? Sono i depositari della verità? Che possono decidere quali tradizioni vanno portate avanti e quali no? Il prossimo anno vorrei tirare io il collo a qualcuno di questi animalisti allora. Vergognatevi ! E invece di incazzarvi per le innocue feste patronali, salvate i cani abbandonati, lottate veramente per gli animali vivi e non per 1 oca morta ! (Che poi viene spennata, bollita, mangiata alle cene conviviali della sagra – per cui ancora una volta : è un vero dono di Dio di cui nulla si butta via)».
Testo tratto da http://giulio-stevanato.splinder.com/post/13476229/il-palio-delloca-di-stigliano
Bene, illuminati da questa perla di saggezza, dov’è che si va ancora? Dove si capicolla un’altra oca.
BUTERA
Qui si sono organizzati un po’ meglio. L’oca va su e giù come documenta youtube con L’oca di Butera (CL). Che sia Veneto o Sicilia, la tradizione è sempre quella. Qui si consuma la seconda domenica di agosto al santuario di san Rocco. La Lav aveva di recente diffidato dall’uso di animali per fini come questi, appellandosi all’art 544 quater del codice penale che stabilisce: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque organizza o promuove spettacoli o manifestazioni che comportino sevizie o strazio per gli animali è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni e con la multa da 3.000 a 15.000 euro. La pena è aumentata da un terzo alla metà … se ne deriva la morte dell’animale”.
Conseguenze? Solo per l’animale.
BERNALDA
Tra tutte le tradizioni (far scornacchiare due vacche tra loro perché una per sport si sottometta all’altra; con la maggiore età staccare la testa alle oche morte appese ad un cappio…) che facciamo? Facciamo inginocchiare il vitellino davanti alla Madonnina. Lo facciamo facciamo star lì buono buono per rievocare e santificare alla festa di San Bernardino da Siena il 23 agosto a Bernalda, in provincia di Matera. Lo bardano con ogni ben di dio folkoristico, fiori, abitino della festa che lo adorna… e poi trac… giù mspontaneamente inginocchiato davanti alla statua.
La statua ce la mette il parroco, il “Vitellino Fedele”, si apprende da un depliant, è offerto da Carni Doc.
Che si dice del giorno della tradizione nel materano? Leggiamo e convertiamoci all’usanza: «23 agosto ore 19 e 30 piazza S. Bernardino – si legge in un depliant – Dalle nitide immagini di un video girato da un bernaldese: il vitellino fedele viene delicatamente preso in braccio e “presentato” a S. Bernardino. La bestiola, DA SOLA, si inginocchia; poi rimanendo in ginocchio, fa ancora DA SOLA, alcuni passi indietro fino a superare i gradini del sagrato e,infine, SEMPRE DA SOLA, fra lo stupore generale, si rialza.
Passano solo alcuni mesi e, durante l’ultimazione dei lavori di restauro della Chiesa Madre, sulla parete b attaccata, subito a destra, all’ingresso, appare un antico affresco con un magnifico vitello bianco inginocchiato davanti a S. Bernardino».
E il commento sul depliant a questa narrazione dei fatti è: «Documento evidente di un avvenimento che il popolo ha conosciuto fin dalle origini e che ha custodito e tramandato di generazione in generazione. il giudizio sulla reale straordinarietà di fatti del genere spetta solo all’autorità ecclesiastica. A noi, intanto, piace pensare a quanto accaduto a Bernalda due anni fa come ad un altro gesto di particolare predilezione di S. Bernardino».
Ohhhh.
E quand’è che l’uomo e i politici si inginocchieranno davanti alla pazienza infinita di quel che pensano da lassù i santi?
Qui il miracolo lo deve fare la storia, ovvero l’evoluzione dell’uomo.”
(95 – continua)
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CRUDELTA’ INAUDITA
15 luglio 2011 -
Scritto da La Redazione Giovedì 14 Luglio 2011 13:15


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Santo Stefano, il canile … shocka l’ente protezione animali
14 luglio 2011 -
CAMPOBASSO - «Non è la prima volta che scendiamo a Campobasso per dare una mano sia al canile di Santo Stefano sia a quello di Mirabello Sannitico, ma questa volta abbiamo trovato davanti ai nostri occhi una situazione davvero allarmante!».
E’ questo il duro commento rilasciato da Giuliana Costa una dei rappresentanti dell’EIPA, Ente Italiano Protezione Animali, che nei giorni scorsi ha visitato la struttura comunale di contrada Santo Stefano. «Come si fa a rimanere inermi davanti ad una simile barbarie?
Come si fa a rimanere indifferenti non facendo assolutamente nulla davanti al fatto compiuto che i cani continuano a morire o a versare in condizioni di salute assolutamente precarie all’interno dei box?
Durante la nostra visita abbiamo trovato un cane che si era ferito ad una zampa a causa delle reti presenti tra i box. La zampa era completamente ricoperta dal sangue che fuoriusciva da un buco. L’episodio non è certo accaduto la mattina della nostra visita, ma sicuramente qualche giorno prima, allora mi domando – ha rimarcato la Costa – chi gestisce il canile e quotidianamente si reca nella struttura per dar da mangiare agli animali e per pulire le gabbie ha fatto finta di nulla o cosa?
Altro episodio che fa comprendere bene come i cani siano completamente abbandonati a se stessi. Abbiamo trovato un secondo cane che era letteralmente invaso dalle larve.
Dato che eravamo li ci siamo dati da fare per dare una speranza di vita all’amico a quattro zampe. Lo abbiamo tosato e affidato alle cure di un volontario. Se non c’eravamo noi che siamo giunti da Torino quel cane sarebbe morto? E’ questa la domanda che rigiro a chi di dovere. Invito il sindaco di Campobasso a effettuare un giro per il canile per rendersi conto di cosa sto parlando. Lo invito a guardare negli occhi di quei poveri cani che ti chiedono quasi di essere uccisi per non vivere più una simile atrocità sulla propria pelle.
Se è questa l’intenzione è meglio che si proceda ad una eutanasia di massa dei cani, piuttosto che mantenere una struttura che non ha nulla di un canile sanitario, ma è più paragonabile ad un lager. E’ dal 2009 che veniamo a Campobasso ed ogni volta che scendiamo cerchiamo di portar via il maggior numero possibile di cani per l’adozione visto che la nostra associazione riceve diverse richieste di adozione anche di cani malati. Noi volontari ci impegniamo al massimo delle nostre possibilità per dare una mano ai canili, ma gli stessi canili non possono solo appoggiarsi al mondo del volontariato.
Ci sono delle leggi da rispettare, credo che anche la Regione Molise ne abbia qualcuna in merito – ha sottolineato la Costa – quindi non vedo perché tali leggi non debbano essere rispettate.
Un preciso resoconto, anche e soprattutto fotografico, della nostra visita a Santo Stefano è stato già redatto e a breve sarà consegnato anche al sindaco di Campobasso Gino Di Bartolomeo. In contemporanea il documento sarà inviato anche a Eduardo Stoppa di Striscia la Notizia con il quale l’Eipa ha uno stretto legame di collaborazione.
Come Eipa siamo disponibili, anche insieme ad altre associazioni, a supportare l’Enpa Campobasso qualora si decida di adire le vie legali e denunciare alla Procura della Repubblica l’assurda vicenda del canile comunale. Qualcuno doveva essere a conoscenza delle vicissitudini vissute dai cani in questione, però ha preferito tacere e far finta di nulla.
Debbo riconoscere che i volontari di Campobasso hanno un gran de coraggio a impegnarsi in prima persona in una struttura simile, io non so se riuscirei ad andare avanti in queste condizioni e cosa ancor peggiore nella totale indifferenza dell’amministrazione comunale e dei gestori della struttura. Ho visto che erano in atto degli interventi di abbellimento di fioriere, ma credo che sia più necessario attuare altre tipologie di lavori per salvaguardare meglio la salute dei cani ospitati.
C’è una parte del canile che sta crollando su se stessa a causa di una frana atavica. Cosa si sta facendo in merito?
E’ necessario che la situazione peggiori ulteriormente prima che qualcuno capisca che c’è l’urgenza di approntare lavori di riqualificazione totale delle strutture? E’ pur vero che la capienza è al limite se non addirittura oltre, ma bisogna assolutamente trovare una soluzione il prima possibile. Altra cosa da sottolineare è la mancanza di un veterinario. E’ mai possibile che noi dell’Eipa abbiamo dovuto sollecitare l’intervento di un sanitario con la minaccia di denunciare il tutto ai Carabinieri per porre quantomeno un rimedio parziale a qualche situazione più grave?
Ogni volta che possiamo cerchiamo di portar via il maggior numero possibile di cani da Santo Stefano proprio per dargli una nuova e concreta possibilità di vivere in una famiglia che si prenderà cura di loro e non lasciarli da soli e abbandonati ad un triste destino. Questa, però, non è l’unica soluzione del problema. Bisogna che chi di dovere sul territorio comunale e regionale faccia il proprio dovere sia esso amministratore, volontario o semplice gestore della struttura. Solo così si potrà dare dignità ai cani e decoro alla struttura – ha concluso Giuliana Costa -».
Molto probabilmente la questione canile di Santo Stefano tornerà agli “onori” della cronaca nazionale e senza dubbio si attiveranno tutta una serie di polemiche e riflessioni che sono già state elaborate negli anni passati, ma che a tutt’oggi non hanno portato a nessun tipo di risoluzione definitiva.
Stefano Venditti
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LA PADANIA 10 LUGLIO: E TIRA STO OBELISCO
10 luglio 2011 -
LA PADANIA 10 LUGLIO: E TIRA STO OBELISCO
Sfidare la grettezza e la violenza delle grette “tradizioni”, non è arte per tutti.
Serve avere le palle.
Piuttosto si tace, come si è sempre fatto, perchè così fan tutti. Perchè la “tradizione”, (ah, persino l’infibulazione viene contrabbandata come.. una “ tradizione”), anche quella più becera, porta voti ai politici, che non stanno tanto a sottilizzare, ma sono lì, solo per accumularli sti voti di consenso!
E allora, come scrive Stefania Piazzo in questo nuovo, secondo, documentato e aberrante viaggio sulle processioni dei palii, “è tutto regolare e morisse se c’è un politico, un ordine veterinario, un ministero, un sindacato del benessere animale, che dica basta alla gara di chi traina il peso più importante per santificare la festa”.
C’è solo da vergognarsi davanti “all’ineluttabile destino subito dagli animali messi in pista nell’indifferenza delle autorità.”
E nel silenzio tombale che nasconde una qualsivoglia briciola di umanità.
“Dicono siano competenti. In che? Su cosa competono?”.
Vediamo. Sono competenti su un obelisco da 100 tonnellate trainato da sei buoi per chilometri anche in terreni scoscesi. Sono competenti sulle oche da corsa legate alle zampe costrette a divertire, spinte al traguardo.
E a quella che si ribella, la folla urla: “guarda come è incazzata, è sgamata di brutto”.
Sono competenti, le competenti autorità, sui maialini legati al garretto spinti a gareggiare e se occorre, a farsi lanciare in aria per non perdere metri di terreno.
Porci con le ali per la “tradizione” ( Lidia Ravera si ribalta dalla sedia!).
Sono competenti su tutto, le autorità. Da Roma in giù e in su.
E Chiliamacisegua si chiede, assieme a Stefania:” ma cosa fate, oltre che a vincere il palio dei silenzi?”
Buona lettura e come al solito buona indignazione!
Chiliamacisegua
LA PADANIA 10 LUGLIO:E TIRA STO OBELISCO
VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE NOVANTAQUATTRESIMA PUNTATA
A CURA DI STEFANIA PIAZZO
PORCELLINI “VOLANTI”, OCHE LEGATE. MI(NI)STERI….?!!
“Fate ciò che volete degli animali. Ciò che sorprende, ma forse non sorprende, è l’ineluttabile destino subito dagli animali messi in pista nell’indifferenza delle autorità. Dicono siano competenti. In che? Su cosa competono? È una bella gatta da pelare questa“competenza” che parte, sia chiaro, dall’alto dell’altissimo impenetrabile sin giù giù, ai comuni e ai pastori d’anime che li benedicono, gli animali addomesticati. Sulle sagre c’è un silenzio di piombo.
Si parte da un principio: che tutto ciò che si mangia sia passibile prima anche di scherno e divertimento. Se il valore della carne è fine a se stesso, dell’animale posso fare ciò che voglio. E così è. Le asl non si sono mai poste il problema, al massimo si gioca con una pre-bistecca che corre o tira un obelisco.
Abbiamo inviato al ministero della Salute la nostra prima inchiesta, link dei filmati compresi, e attendiamo con fiducia un parere. Inviamo ora anche questa seconda puntata. Comprendendo anche il ministero del Turismo, che tutela l’immagine del Paese.
Chiedendo: che fate? Che state facendo? C’è un Paese di mille paesi che usa gli animali per ridere e santificare i santi. Interessa? Basta saperlo, il resto vien da sè in cabina elettorale.
BASSIANO
La questione è semplice, a Bassiano, in provincia di Latina. Prendono i maialini, il 26 luglio giorno di sant’Anna, li legano per un garretto ad una corda per poterli controllare, fermare, strattonare, e tra un’ala festante e divertita della folla, percorrono i vicoli del paese. Una grande festa. Vedi anche su youtube il culmine del divertimento: http://laverabestia.org/play.php?vid=2167
Se il maialino va per la sua strada, basta prenderlo e scaraventarlo più avanti, facendogli fare un volo sull’asfalto. Porcellini “con le ali”, che spasso. Lo si tira, trascina che è una meraviglia, un “rutto” alla legge 189!
Se serve, se non basta la parola, bastano le immagini che prendono il prosciutto ancora vivo per le orecchie, per i posteriori fino a che come Dio comanda si rialza per riprendere la corsa.
Immagini qualificate fanno vedere come dall’alto del palo della luce penzolino prosciutti che hanno già finito la corsa. La filiera.
CALASCIBETTA
«Che minchia riprendete, che minchia riprendete? Spegni quella telecamera». Forza, ci vuole forza ma bisogna aprire gli occhi e guardare quanto accaduto nel 2009 al palio civile di Calascibetta (Enna) alla cavalla alla quale si è squarciato il torace tanto la gara era in sicurezza e tanto era certo e sicuro il percorso, lo spazio entro il quale avrebbe dovuto competere: su youtube ORRORE al Palio di Calascibetta (Enna): cavallo si squarcia il torace.
Un altro fastidioso incidente che il fato oppone allo svolgimento della tradizione che si consuma la prima settimana di settembre, consolidata e sacra. Sangue che cola sull’asfalto al palio dei berberi. Calascibetta, che minchia riprendete? Spegnete quella telecamera sulla civiltà, sul palio dei berberi. La cavalla viene portata via… Veterinari in zona? Ambulanze?
Signor prefetto, chi aveva autorizzato la corsa? Archiviato anche lo sbrego al cavallo.
Un altro video su youtube, Una città in Palio (cavallo trascinato), riprende la mitica scena di un equide che in un palio nel ragusano non si regge in piedi già alla partenza. Ma la corsa parte comunque…. e il cavallo dopo pochi metri stramazza al suolo. Da studiare con attenzione la qualità trascinatoria dell’intervento, frutto dell’alta qualità della veterinaria siciliana.
Eh oplà! Tira tira tira, che il cavallo sale sul camioncino. Un po’ alla volta, quintale dopo quintale, il saccone viene tradizionalmente Caricato con amorevole paliesca dedizione sul mezzo di soccorso.
La tradizione insegna. Notiziuola di reato o tutto regolare?
A chi compete? Chiediamo conto anche di questo. Non prima di aver visto il soccorso anche in questo filmato sempre nel ragusano: Una città in Palio (cavallo azzoppato). Tra zoppi e trascinati, c’è l’imbarazzo della tradizione.
LARINO
Si legge questo per entrare nello spirito della festa di San Pardo, a Larino (Campobasso), in cui si festeggiano i santi martiri larinesi a maggio. Dal sito www.sanpardo.it, si apprende che l’ultima domenica del mese «I carri “grandi” trainati da buoi sono i protagonisti più numerosi; in numero più limitato sono i carri “medi e piccoli” trainati rispettivamente da vitelli e pecore, abilmente domati dai larinesi più giovani. Fra quelli “piccoli” annoveriamo alcuni di dimensioni estremamente ridotti, trainati a mano da bambini, buon viatico per diventare negli anni futuri esperti carrieri e titolari di un carro “grande”, che probabilmente è già nei loro sogni. Da ricordare, inoltre, che fino agli anni ottanta come forza trainante venivano usati addirittura i cani, destinati a carri opportunamente dimensionati, abitudine questa che si è andata perdendo nel corso degli anni per “ovvie ragioni”». Ovvie ragioni. Non ovvie per buoi, vitelli e pecore ben domate.
Youtube illumina guardando San Pardo Larino. Buoi come non li vedevamo più, con uno splendido anello al naso. Si legge, mentre scorrono le immagini, che«la difficoltà di portare i carri attraverso le vie del centro storico è notevole, soprattutto durante la notte». In effetti strade strette, lastricate, l’ideale per il pascolo forzato.
S. MAURIZIO CANAVESE
Non sapevano come ravvivare la loro festa patronale e allora i commercianti si sono guardati attorno, hanno visto che pali simili in giro non ce n’erano (vedi youtube: San Maurizio – Il Palio delle Oche). Da qui l’idea splendida di far correre sei oche in rappresentanza dei sei rioni. Ne è fiero anche il sindaco. Sono orgogliosi di spiegare che le oche non sono strattonate, hanno solo una pettorina, possono correre e volare. Basta che arrivino al traguardo. Sono nate per questo, no? Per divertire e farsi urlare addosso, in fin dei conti è solo una volta l’anno, a settembre.
LACCHIARELLA
A ottobre il palio ochesco tocca nel milanese Lacchiarella. Stessa sorte: si invitano spontaneamente le oche a raggiungere il traguardo. La folla ride divertita, le oche spaventate costrette a fare il loro palio, si adeguano. Youtube: Corsa delle oche a Lacchiarella(1)…by Bighe.
CERNUSCO S/NAVIGLIO
La folla festante grida: «Dai dai, tirale un calcio, tirale un calcio»: Youtube Palio delle oche a Cernusco Sul Naviglio 12/10/2008. Le oche corrono alla metà di ottobre, e per evitare che sfuggano al controllo, si notano due lunghe corde fissate alle zampe. Mica che facciano quel che non gli spetta di diritto, magari non aver voglia di correre.
I commenti dei cittadini si commentano da sè. «Guarda come è incazzata…. è sgamata di brutto». Sullo sfondo un animale cerca di imporsi sulla volontà del conduttore.
Che bello il palio.
MIRABELLA ECLANO
Quando pensi di aver visto tutto, non hai ancora visto i buoi che trainano l’obelisco, e pure in discesa, a Mirabella Eclano a metà settembre, nell’avellinese. Mancava questo all’appello della tradizione nel terzo sabato di settembre, in onore della Madonna Addolorata.
E i buoi che dicono? Sono lì, da vedersi su youtube:Tirata del carro MIRABELLA ECLANO 19 SETTEMBRE 2009 PART5, ad esempio, oppure Tirata del carro MIRABELLA ECLANO 19 SETTEMBRE 2009 PART1. Con effetti speciali vintage il video sempre su youtube La Grande Tirata, oppure ancora 19 09 09 la grande tirata.
In tutto, a parte le corde che si diramano dalla cima dell ’obelisco in mano a chiunque a terra, adulti, bambini…. per cercare di conservare l’equilibrio della struttura, ci sono tre coppie di buoi (in passato sei) che devono trascinare alla meta un colosso da 100 quintali, alto 25 metri. Per due chilometri: passeggiatina.
FONTANAROSA
Come per Mirabella Eclano, la tirata del carro di Fontanarosa in provincia di Avellino replica il trascinamento di un obelisco il 14 agosto. Rito sovrapponibile (youtube Carro di Fontanarosa – parte 9) con tutta la sua liturgia di benedizioni e trepidanti attese popolari. Ma è tutto regolare e morisse se c’è un politico, un ordine veterinario, un ministero, un sindacato del benessere animale che dica basta alla gara di chi traina il peso più importante per santificare la festa.
In beata solitudine Enpa e Lav in testa, 100% animalisti e ora Anpana, sbandierano questi tratti di folklore degni di un Paese da palio dei silenzi.
(94 – continua)
PS ANCHE CHILIAMACISEGUA SI E’ AGGIUNTA DA TEMPO, AL CORO CHE URLA L’ABOLIZIONE DEI PALII, DELLE SAGRE, GIOSTRE, CORSE DELLA INCIVILTA’
http://www.chiliamacisegua.org/2010/07/07/basta-col-medioevo-basta-con-le-teste-poco-pensanti/
BASTA COL MEDIOEVO BASTA CON LE TESTE POCO PENSANTI
http://www.chiliamacisegua.org/2009/04/19/la-tradizione-2/
LA TRADIZIONE
http://www.chiliamacisegua.org/2010/08/22/matera-e-il-buio-dell%E2%80%99oscurantismo/
MATERA E IL BUIO DELL’OSCURANTISMO
CONTRO IL PALIO DEGLI ASINI A TORREVECCHIA IN PROVINCIA DI PAVIA
http://www.chiliamacisegua.org/2009/09/08/orrore-al-palio-di-calascibetta-enna/
ORRORE AL PALIO DI SCIBETTA
NOTA
LA PRIMA PUNTATA DEL GIOCO DELL’OCA QUI
http://www.chiliamacisegua.org/2011/07/02/la-padania-3-luglio-tamavo-pio-bove-asino-chi-legge/
LA PADANIA 3 LUGLIO T’AMAVO PIO BOVE ASINO CHI LEGGE
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Carlentini (SR) testa mozzata di cane sull’uscio di casa
5 luglio 2011 -
Chiliamacisegua segnala i fatti nudi e crudi in tutto il loro orrore, con la speranza che qualcuno, di potere, si attivi per identificare l’autore di tale disumana stazza. che disonora la società e tutto il genere umano, oltre che la Sicilia intera.
Chiliamacisegua
GEAPRESS
http://www.geapress.org/zoomafia/
carlentini-sr-testa-mozzata-di-
-%E2%80%93-attenzione-immagini-molto-forti/17129
zoomafia
Carlentini (SR) testa mozzata di cane sull’uscio di casa (FOTO – ATTENZIONE IMMAGINI MOLTO FORTI)
di redazione | 05 luglio 2011

GEAPRESS – Una testa di pastore tedesco è stata rinvenuta oggi nei gradini di un portone di Carlentini, in Provincia di Siracusa. Sicuramente un messaggio intimidatorio o comunque qualcosa di molto inquietante.
Del caso sono già informati gli inquirenti che, però, non si sono ancora pronunciati sull’accaduto. Di sicuro, come nei rituali della minaccia, quella testa era lì per essere vista.
Non solo. Come spesso capita in questi casi, il sangue deve macchiare di rosso. Niente grumi neri, da fare presupporre che l’animale sia stato decapitato chissà dove. La vittima della eventuale intimidazione deve avere la certezza che qualcuno gli fiata sul collo. Proprio a due passi da casa, quando il tagliatore di teste ha mozzato la testa al cane, ed ha macchiato di rosso vivo i gradini di marmo dell’abitazione di Carlentini, in via Fontenuovo. Anzi, a ben guardare le foto, sembra proprio che la macchia di sangue, sia proprio voluta. Ovvero la testa è stata roteata propria sul marmetto dell’ultimo gradino.
Cani, agnelli, capretti, in alcuni casi cavalli. Di sicuro un rituale di intimidazione mafiosa. Quando sei riottoso ad accettare un compromesso o, più verosimilmente, sei additato responsabile di una sbaglio, ti arriva la minaccia. Nei pressi di casa o addirittura dentro, come capitò alla moglie di Vito Ciancimino che raccolse un pacco che custodiva una testa di agnello orrendemente addobbata.
Comunque sempre vicino e molto … fresco. Esattamente come nel film il Padrino, dove una testa di cavallo venne fatta ritrovare sotto le lenzuola da letto. Immaginate quale arroganza a lasciare una testa mozzata dietro la porta di una casa. Per approfondimenti articolo “Teste di Mafia” di GeaPress (in zoomafia 23 agosto 2010).
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VEDI FOTOGALLERY – ATTENZIONE IMMAGINI MOLTO FORTI:
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