LA PADANIA 13 NOVEMBRE GIALLO SU 60% DI BEAGLE NON IDENTIFICATI BUCO NERO A GREEN HILL?

La Padania apre un nuovo capitolo su Green Hill. Questo: su 2.137 cani destinati alle case farmaceutiche nel 2011 (almeno sino a settembre), solo il 39% risulterebbe identificato, il rimanente 61 per cento no.

In altre parole, sei cani su dieci non sembrerebbero essere identificabili. E’ vero o falso, si interroga Stefania Piazzo, liste dei cani in uscita alla mano? Non c’è niente altro che documenti il contrario?

Insomma, mentre ancora non si avrebbero novità sui registri di carico e scarico per la tracciatura dei beagles in entrata e uscita dallo stabilimento, tanto da diventare questo interrogativo oggetto dell’istanza di chiusura dell’allevamento presentata dall’Oipa, la Padania solleva nuove domande.

Il caso nasce dalle liste dei cani in uscita diretti verso le case farmaceutiche, liste sulle quali gli sviluppi sulle indagini hanno chiesto niente meno che un parere sulla loro validità alla Direzione generale della Sanità Animale al Ministero della Salute e, per conoscenza, ai Nas, alla Procura e all’Ordine dei Veterinari.

Tutto in regola, signor Ministero, chiedono gli investigatori? E’ così che si fa? La Direzione Generale ora è chiamata a dare un parere sulla validità delle liste – che riportano il timbro dell’Asl di Brescia – e sulla loro eventuale legittimità a sostituire i registri per ora ancora mancanti, registri che andrebbero vidimati comunque anno per anno, dal Comune di Montichiari, pena il venir meno dell’autorizzazione all’apertura dello stabilimento, come prevede la Legge 116 del ’92 e la stessa Ordinanza del Sindaco.

Ora, il capitolo liste e la domanda: perché sei cani su dieci non sembrerebbero essere stati microchippati? Che fine fanno quelli senza identificazione?

Bella domanda.

Sarà bella anche la risposta?

Buona lettura e buona indignazione!

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La Padania 13 novembre

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CENTOUNDICESIMA PUNTATA

GIALLO SU 60% DI BEAGLE “NON IDENTIFICATI” “BUCO NERO” A GREEN HILL?

LISTE IN USCITA COL TIMBRO ASL : SU 2.137 CANI, SOLO 831 CON MICROCHIP

FNOVI SULLA QUINTANA: DOBBIAMO ESSERE CREDIBILI


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LA PADANIA 1 NOVEMBRE PER GREEN HILL ISTANZA DI CHIUSURA

Questa è una esclusiva bomba. Il frutto del lavoro minuzioso di chi dietro le quinte lavora, lavora, lavora con la lente di ingrandimento per far risaltare i… nei.

Esclusivo che più esclusivo di così questa volta, non si può.

Mettete da parte quello che avete visto e sentito sino ad oggi su Green Hill, comprese le parole di tanti politici che s’accodano. E’ tutto superato. Rottamatelo.

Arriva l’inchiesta, vera, che ci apre gli occhi dando la notizia e la pubblicazione dell’istanza di chiusura per Green Hill inviata al Sindaco e, per conoscenza, al Ministero della Salute e al Sostituto Procuratore della Repubblica di Brescia. Tutto secondo i crismi e sottoscritta dall’Oipa.

Il servizio, che porta la firma di Stefania Piazzo, ci racconta le scoperte sorprendenti che sarebbero emerse nel corso dell’ultima perquisizione effettuata nella struttura, da parte del Servizio di vigilanza dell’Associazione su delega della Procura bresciana, in compagnia della Polizia locale. E ripercorre, a ritroso, ancora in esclusiva, anche gli esiti di numerose altre ispezioni, di numerosi controlli e sopralluoghi. In cui, però, nessuno ha cercato quello che questa volta è stato chiesto e…per ora, non trovato, come essenziale requisito per l’apertura.

Ma perché si è arrivati, senza far ricorso al reato di maltrattamento, all’esplosiva istanza di chiusura?

Stefania ce lo spiega: dalle perquisizioni sarebbero mancati all’appello niente meno che i registri di carico e scarico, insomma la tracciatura dei cani in entrata e in uscita da Green Hill.

Hai capito!!??

E siccome, carta canta, il decreto legislativo 116/1992 recita all’articolo 11 che vanno annotati tutti gli ingressi e i movimenti dei cani nell’allevamento e, non bastasse, la violazione porta alla revoca dell’autorizzazione concessa dal Sindaco…. e… non bastasse ancora, persino il Sindaco lo mette nelle prescrizioni sine qua non per mantenere aperta la struttura….e… non bastasse ancora ancora, quei registri dovrebbero essere vidimati ogni anno giusto dal Sindaco… ecco allora il deposito dell’istanza di chiusura.

Onore al merito a chi da sempre persegue l’obiettivo di far cessare le attività legate alla sperimentazione. Ma onore al merito ad un’inchiesta che, senza il clamore emozionale delle immagini, ci offre con gli strumenti della paziente ricerca, lo spaccato di una realtà oggi sempre meno monolitica.

E, anzi, grazie a questa pagina di sano giornalismo d’inchiesta non commerciale, più vulnerabile di prima.

Grazie Padania!

Buona lettura e buona indignazione!

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LA PADANIA 1 NOVEMBRE PER GREEN HILL ISTANZA DI CHIUSURA

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VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE DI STEFANIA PIAZZO

CENTONOVESIMA PUNTATA

Esclusivo su la Padania. L’esito delle indagini e delle perquisizioni delegate dalla Procura di Brescia al servizio di vigilanza dell’Oipa

Articolo
Ecco la notizia, vera, più efficace di molte parole e immagini, che la Padania pubblica in esclusiva.

È l’istanza di chiusura di Green Hill depositata dall’Oipa.
Ma vi pare possibile che un allevamento di oltre 2.500 beagle non abbia un registro di carico e scarico?

Che, insomma, stando alla denuncia della polizia giudiziaria delegata alle indagini e alla perquisizione dentro Green Hill dalla Procura di Brescia, non sia stato trovato nel più grande stabilimento in Europa per animali destinati alla sperimentazione, la tracciatura secondo legge di quanto entra ed esce? Da non crederci! Quante migliaia di cani sono passati per Green Hill? A quanto pare, dalle indagini e dalle perquisizioni condotte dal Servizio di vigilanza ecozoofila dell’Oipa su delega della Procura bresciana, accanto alla Polizia locale di Montichiari, la risposta è il cuore

dell’inchiesta per la quale è scattata l’istanza di chiusura, e non solo.
A Green Hill quanti cani ci sono ma, soprattutto, dove sta scritto? Qui si concentra e si concentrerà l’attività d’indagine.

Vuoi che una multinazionale non sappia rispondere?

Figuriamoci, avrà la risposta in tasca.

Idem il sindaco. Idem l’asl.
Intanto però è partita l’istanza di chiusura, che pubblichiamo in esclusiva, istanza che il Servizio di vigilanza delle guardie dell’Oipa con funzione di polizia giudiziaria ha inoltrato per violazione della normativa vigente innanzitutto al sindaco e, a seguire, per conoscenza, alla Direzione generale della sanità animale del ministero della Salute e al sostituto procuratore della Repubblica di Brescia, Lara Ghirardi.

Già in una precedente informativa che risale nell’immediato della perquisizione, avvenuta il 30 settembre scorso, veniva infatti denunciato alla Procura bresciana l’assenza del registro di carico e scarico degli animali presenti nell’allevamento, in violazione del decreto legislativo 116/1992.

Di più, in merito a questo punto, il personale dell’allevamento ne avrebbe affermato l’inesistenza, asserendo che la tenuta del registro sarebbe avvenuta mediante l’aggiornamento dell’anagrafe canina regionale telematica. Anagrafe nella quale l’azienda inserisce i dati.

Già in quella circostanza veniva esplicitato al magistrato che in tal modo non sarebbe stato possibile effettuare la tracciabilità dell’andamento della popolazione canina dell’allevamento negli anni. Non nei mesi. Negli anni.
Ma un conto, dicono, sia l’anagrafe canina, altro è il registro, mancante all’appello ispettivo. Altro fatto è che nell’autorizzazione sindacale il primo cittadino di Montichiari autorizzi l’allevamento a patto che, si legge (vedi l’autorizzazione del 13 novembre 2008, protocollata al numero 36451/2008, ndr), «la Green Hill 2001 srl dovrà rispettare le seguenti prescrizioni, pena la revoca dell’autorizzazione medesima:

A) osservare tutte le disposizioni di cui al decreto legislativo n. 116/92 e in particolare delle prescrizioni di cui agli articoli 10 e 11…».

L’articolo 11, di cui si contesta la violazione, ci interessa molto. Dice che (comma 1) «Il responsabile di stabilimenti di allevamento e di stabilimenti fornitori è tenuto a registrare il numero e la specie di animali venduti o forniti, la data in cui sono stati venduti o forniti, il nome e l’indirizzo del destinatario, nonchè il numero e la specie degli animali morti negli stabilimenti stessi».

Il registro durante le perquisizioni sarebbe risultato inesistente. Ma salterà fuori, non c’è dubbio…

Comma 2, ancora più interessante: «L’autorità comunale sottopone a vidimazione i registri che devono essere conservati negli stabilimenti autorizzati per un minimo di tre anni a decorrere dall’ultima registrazione e messi a disposizione dell’autorità che effettua l’ispezione».

Capiamo quattro cose, leggendo l’istanza di chiusura.

Primo: che la tracciatura non emergerebbe dalle carte.

È così?

Secondo: che il mancato rispetto della prescrizione, lo scrive giusto il signor sindaco, porta alla revoca dell’autorizzazione.

Terzo: che il sindaco non avrebbe a questo punto mai vidimato nulla nonostante lo preveda la legge perché non sarebbero mai esistiti i registri, stando agli atti depositati per ora in Procura.

È così?

Quarto: che l’asl nei suoi periodici controlli non avrebbe mai verificato la presenza o meno del registro di carico e scarico.

È così?
Insomma, quante migliaia di animali sono stati o non sono stati registrati di passaggio a Green Hill?

E come mai al momento dell’ultima ispezione, al 30 settembre, non si sarebbe provveduto all’aggiornamento della banca dati regionale, ferma al 3 agosto, per un totale di circa 400 cani non registrati?

Come mai non si sarebbe reperito alcun certificato di morte dei 35 cani deceduti presenti nella struttura?

Facciamo un passo indietro. In una relazione del 3 agosto 2010 del ministero della Salute, si legge che «la Direzione generale della sanità animale ha intrapreso iniziative per verificare la corretta e uniforme applicazione del decreto 116/1992.

In tal senso era stato informato il servizio veterinario della Regione Lombardia e l’asl competente per ulteriori controlli».

Infine, era stata effettuata un’ispezione ministeriale congiunta con l’asl locale e il servizio veterinario regionale il 14 luglio scorso.
Le autorizzazioni? In regola.

Le strutture e le attrezzature? Minuziosamente descritte e censite.

Si concludeva sostenendo che tutto era a posto e che le segnalazioni di maltrattamento non avevano trovato alcun riscontro.

Domanda: ma il registro di carico e scarico, che è la prima cosa che si chiede varcando un canile o un allevamento, lo hanno chiesto? Lo hanno visto? C’era?

In una relazione del 24 maggio 2010 l’asl di Brescia, distretto veterinario n.2, specificava che i veterinari si erano recati presso Green Hill: autorizzazioni in regola, descrizione dei capannoni, poi si legge «dai registri dell’allevamento i cani presenti risultano così distribuiti….» e segue una conta dei cani per capannone.

Quali sono i “registri” di cui parla l’asl?

Poi, ancora, si specifica che nel 2009 sono stati effettuati sopralluoghi con esito favorevole l’8 aprile, il 1° luglio e il 17 novembre.

Di più, nel 2010 sono stati eseguiti 26 accessi in occasione del rilascio di certificati per l’esportazione di animali.

Perché, allora, all’atto della perquisizione non risulterebbero essere stati presentati su richiesta degli ispettori questi “registri”?

Tutt’altra cosa sarebbero invece le “liste” di cani in uscita controfirmate dall’asl.

La partita su Green Hill è tutta aperta.

Oltre le immagini ad effetto che riscuotono sicuro consenso emozionale e oltre la politica che dice “io io io” puntando solo sul maltrattamento senza aprire altri cassetti.

s.piazzo@lapadania.net
(109-continua)


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LA PADANIA 18 SETTEMBRE CERVINARA E PARONA

Prima il sindaco di un paese annuncia che vuole svuotare il canile e rimettere i cani in strada…. poi ci ripensa e paga chi li adotta. E allora accade, come racconta schede di adozione alla mano Stefania Piazzo, che a Cervinara City, dalle parti di Avellino, si compia pure il miracolo…

240 euro l’anno per ogni cane adottato. Una cifra simbolica, ma pur sempre una cifra di questi tempi. Escono la bellezza di 101 cani… Almeno.
“Chi ne prende uno, e va beh… chi ne prende due… e va beh, è benemerito… Chi ne prende tre, e va beh, è proprio un santo… Chi ne prende cinque… ed è Madre Teresa di Calcutta… e chi ne prende…. in famiglia, tre il papi e tre il figlio, che fanno sei in casa… Dei santi senza passare per il santo uffizio. Idem per moglie e marito, due a testa, e fanno quattro in una botta sola. Che fame di cani!”.
Insomma, scrive la giornalista, “case piene di cani adottati. Naturalmente tutti stanno bene e stanno al loro posto”.

Vero? Stefania però ci invita ad attivare il Google Map della memoria storica: accadono infatti strani miracoli nella terra dell’Asl che sterilizzava con le fascette elettriche. In cui hanno interrotto la cattura dei randagi, perché troppo onerosa e gli addetti si mettono in malattia. La memoria di Google Map, scrive la giornalista, ci rammenta che questi sono i cani del canile di Altavilla, per i quali il Sindaco di Cervinara voleva appunto destinare il ritorno al randagismo, costandogli troppo la retta.

Insomma, anche se la manovra abroga le feste con i Santi, a Cervinara i miracoli si ripetono… 101 volte almeno.

Poi, La Padania, come sempre fuori dal coro, ci regala …….una camera con vista sul canile di Parona, in provincia di Pavia, balzato alla ribalta in questi giorni: arriva, da Maria Giovanna Pezzullo Morelli, la segnalazione a Chiliamacisegua, che invia immediatamente alla Task Force e all’Anpana, il dossier, il cui Avvocato,  Maria Morena Suaria, senza ma e senza beh, provvede all’esposto formale in procura.

Ma, a differenza di quanto sta impazzando sul web, con immagini forti, la Padania in esclusiva, tra esposti in procura e polemiche, ci spiega che …. Parona, sono in realtà due canili in uno…

Due diverse gestioni, con cani in convenzione da una parte e con altri in affido, dopo sequestro giudiziale dall’altra, con un’altra Associazione in ballo. E, tra quei cani, pure quelli che arrivano dall’ex Nuovo Rifugio Emma. (Sequestrato a novembre 2010 http://www3.corpoforestale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2810

CIRCA 100 CANI MA ANCHE UNA DECINA DI CAVALLI ERANO TENUTI IN CONDIZIONI INCOMPATIBILI CON LA LORO NATURA, IN TOTALE SPORCIZIA E PRIVI DI RIPARO. DENUNCIATA PER MALTRATTAMENTO LA TITOLARE DELL’ASSOCIAZIONE CHE GESTIVA LA STRUTTURA)

Dossier che la Padania ha correttamente inoltrato al Ministero e non a facebook.

Di chi sono, insomma, le foto che circolano in rete e, soprattutto, cosa contiene l’inedito in possesso de La Padania?

Stefania ci offre “l’antipasto”, il resto nei prossimi giorni.

Chiliamacisegua e La Padania invitano ora chi di dovere, a controllare de visu,  come stanno tutti bene gli ospiti della struttura.

In salute, cucciolate comprese. Cani che riposano in un sonno profondo e…definitivo, compresi.

Buona lettura e buona…indignazione!

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La Padania 18 settembre Centotreeseima puntata

Viaggio nell’Italia Bestiale a cura di Stefania Piazzo

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DALLA CARICA DEI 101 DI CERVINARA…

Chi l’avrebbe mai detto… Cervinara, strepitoso modello italico di solidarietà e adozioni di cani. In un piccolo comune dell’avellinese si è verificato il miracolo, quello della carica dei 101, un “film” mai visto prima sulla bontà e sulla generosità dei cittadini che hanno risposto con tempestiva attenzione all’iniziativa che lo scorso anno lanciò il sindaco: se adotti un cane dalla struttura di Altavilla Irpina, ti passiamo noi per tre anni, e se serve anche più, la retta mensile, posticipata.

Basta che il veterinario dica che i cani stanno bene. Tutto ok, allora. Morale: 20 euro al mese, che fanno 240 euro l’anno. Una cifra simbolica, ma pur sempre una cifra di questi tempi. Escono la bellezza di 101 cani… Almeno.
Chi ne prende uno, e va beh… chi ne prende due… e va beh, è benemerito… Chi ne prende tre, e va beh, è proprio un santo… Chi ne prende cinque… ed è Madre Teresa di Calcutta… e chi ne prende…. in famiglia, tre il papi e tre il figlio, che fanno sei in casa…

Dei santi senza passare per il santo uffizio. Idem con patate per moglie e marito, due a testa, e fanno quattro in una botta sola. Che fame di cani!
Insomma, nel circondario tra Cervinara e San Martino Valle Caudina e comuni limitrofi, dove i cani vivono spesso alla catena o nelle botti blu di plastica rovesciate a mo’ di cuccia a temperatura sempre ambiente, accade il miracolo della carica dei 101 della bontà.


Un miracolo davvero per una terra martoriata, ma che diciamo, stramartoriata dal randagismo, dai cani vaganti che se ti fermi e apri la portiera della macchina la riempi senza dover passare dal canile, se proprio proprio vuoi svuotare un po’ le campagne da questa piaga.
Insomma, ma guarda come la carica dei 101 porti finalmente gioia e freschezza e trasparenza nel panorama grigio della Campania alle prese con sterilizzazioni difficili, canili sempre pieni, abbandoni importanti. 70mila randagi sul territorio: una città.
Ma il segnale miracoloso della moltiplicazione dei pani e delle adozioni di Cervinara fa parlare oltre i suoi confini.
D’altra parte sino a ieri il territorio avellinese era balzato ai disonori della cronaca per altre notizie.

Come le mancate catture dei randagi, che sono state per un certo periodo persino sospese per la malattia di tre addetti (su tre?) all’accalappiamento. «Data l’indisponibilità per salute cagionevole certificata dei tre agenti tecnici dipendenti… con mansioni di cattura randagi», come si legge in un rapporto Asl.

Hai capito che storia? Mesi e mesi così senza considerare che il servizio era in convenzione purtroppo onerosa solo per le urgenze, cioè cani mordaci o incidentati.
Ma più precisamente… «abbiamo ricevuto numerose e pressanti richieste di cattura da parte di organi istituzionali e associazioni protezionistiche cui non possiamo dar seguito di competenza per cattura, se non per le femmine da sterilizzare o per randagi feriti o da curare; i ricoveri ordinari sono sospesi – si legge! – per il sovraffollamento dei canili rifugi autorizzati».

Eh beh, mica male.
Ci pensano allora quelli di Cervinara e dintorni a svuotare i canili, dando prova di encomiabile affetto per i randagi dietro le sbarre. Case piene di cani adottati, un bell’esempio che non è sfuggito a diversi osservatori attenti all’evidenza della massiccia corsa all’adozione con premio finale. Naturalmente tutti i cani stanno bene e stanno al loro posto.

E ci mancherebbe pure…
Ma la memoria storica, la storia, insomma, non vanno mai sottovalutate. Disegnano la mappa della notizia come solo Google map fa dall’alto. Guarda qua: ma non era il primo cittadino di Cervinara anche quello che aveva fatto notizia nel settembre scorso per aver manifestato la volontà di liberare i cani ospitati proprio nel canile di Altavilla perché l’ospitalità non era un lusso che le casse del Comune potessero ancora sostenere a lungo?
E non fu l’intervento immediato della task force del ministero della Salute, dice la storia, a bloccare qualsiasi “liberazione” fuorilegge dei cani custodi? E, anfora la storia, non era stata posta così sotto sequestro amministrativo il 28 settembre dai nas quella stessa struttura (che aveva peraltro dato in subappalto ad Afragola una parte di cani), bloccando sul nascere qualsiasi possibile uscita contra legem dei cani sul territorio?

Ah già… Era proprio ancora Cervinara, dice Google map, il Comune che però ora fa i miracoli delle adozioni che vanno via come il pane. Come cambia il corso della storia, però.
E non era quello di Altavilla, rammenta sempre la buona memoria storica, anche il canile nelle competenze dell’asl che autorizza le sterilizzazioni con le fascette di plastica…? Mica male adottare un po’ di memoria. Beh beh non esageriamo. A proposito, ora i cani ad Altavilla sono 53, prima erano 160 circa.
E tutti quelli che sono ancora randagi, il Comune come e da chi li fa accalappiare? O il randagismo è finito in archivio? Magari.

…A PARONA: TASK FORCE, VAI A VEDERE COME STANNO TUTTI BENE

Stanno tutti bene. Altrimenti perché tutto questo silenzio e nessuna premura per far qualcosa? Oppure, più semplicemente, di cani messi male a Parona non ne esistono e il problema è solo un fantasma.

Parona sembra il nome di un lago lombardo. O forse di una varietà di riso amaro. In provincia di Pavia, zona Albonese, sembra esistere una struttura privata convenzionata sulla quale pioverebbero critiche, strali. E fotografie di un dramma.

Vere? False? Fotografie, già, ma di quali cani? Perché la questione, al di là dei reclami negli anni alle asl locali, a quanto pare archiviati, perché i cani…. stanno tutti bene, ciò che sta facendo impazzire il web sono le immagini di una situazione più complessa di quanto probabilmente appaia.

E allora, iniziamo col dire che Parona sono “due canili in uno”. Diciamo che, da una parte, c’è la struttura convenzionata, criticata da associazioni e animalisti e, dall’altra, attigua e con affitto pagato, pare 1.800 euro al mese, ci sarebbe un’altra associazione. Dicono si tratti del “Sogno di Ermanno e Luna”. E dicono, i bene informati, che in quella struttura ci sarebbero anche i cani provenienti dal sequestro giudiziale (e relativi affidi) dei cani dell’ex Nuovo rifugio Emma di Pogliano Milanese. Con i cani, per la cronaca, che erano stati sotto la gestione di Sonia Auci. In parte, sembrerebbe, in affido giudiziale a terzi e altri ancora in affido alla signora. Fin qui, la cronaca.

Da una parte, quindi, gli animali in gestione all’attività che fa capo al signor Girardi, dall’altra quelli del “Sogno”, variamente articolati.

Le immagini che circolano si sprecano. Già, ma a quali cani fanno riferimento? In ogni caso stanno tutti bene, perché se fino ad oggi asl e sindaci e carabinieri e procure hanno lasciato perdere, vuol dire che le foto o sono una farsa o sono illusione ottica. E il silenzio, è quello del benessere.

Quindi, archivio, cestino. Il canile, anzi, i due canili, vanno avanti per la loro strada. Il primo facendo servizio di trasporto, custodia e mantenimento dei randagi catturati sul territorio. Il secondo sostituendosi alla Provvidenza quando non c’è.

Eppure vederci chiaro è lecito. In fin dei conti da una parte ci sono sempre soldi pubblici e chiederne conto non è reato. L’ufficio legale delle guardie zoofile dell’Anpana ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Pavia per soddisfare il prurito della curiosità tanto da scrivere che «è pervenuta la segnalazione allegata alla presente (sufficientemente dettagliata grazie alla presenza di foto e la descrizione di circostanze spazio-temporali)».

La richiesta chiede, per voce dell’avvocato Maria Suarìa, «un intervento della Procura al fine di appurare la veridicità della segnalazione ed eventualmente individuare il responsabile dell’illecito segnalato».

Poi segue un allegato fotografico, degno di singolare attenzione. Cucciolate, sguardi da collinetta felice, mantello in ordine, un corpo tutto da vedere nel cuore di un box. Sono immagini che non chiedono meditazione ma verifica sacrosanta.

Il dossier, anzi i dossier, perché oltre a quello che circola sul web ce n’è un altro ancora inedito in possesso a la Padania, sono stati inoltrati per competenza alla task force del ministero della Salute, che ha disposto una verifica.

Se si attendono i tempi delle Procure si può star certi che, qualunque sia la natura delle foto, non si arriverà per tempo sulla notizia. Tanto che l’abitudine di pubblicare su facebook qualsiasi cosa ha solo un effetto: distruggere o la faccia o le prove.

s.piazzo@lapadania.net
(103 – continua)


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Mamma maiala

Chiliamacisegua riceve e divulga  perchè si sappia a quale abisso l’uomo è disposto a scendere, per cercare di lucrare il più possibile, violando la vita.

Quello che i nazisti hanno fatto agli ebrei, tutti gli uomini continuano a farlo agli animali. Per loro Auschwitz esiste ancora.(Isaac Bashevis  Singer)

Chiliamacisegua

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Ingabbiate in una tomba di ferro. Così “vivono” le mamme dei maialini.
La braciola, il prosciutto, il salame: questa è la “vita” cui sono destinati, prima di diventare cibo.

NON POSSONO MUOVERSI.

NON POSSONO NEMMENO GUARDARE I LORO PICCOLI.
COSA VI SERVE ANCORA PER SMETTERE DI ESSERE COMPLICI DI TUTTA QUESTA SOFFERENZA?
QUESTA FOTO RAPPRESENTA UNA REALTA’ SCONVOLGENTE E DISUMANA.

DA

BAILADOR
http://www.bailador.org/
www.lasaggezzadichirone.org
NUMERO 7 -13.02.2011
CHI HA IDEATO QUESTA COSA MERITEREBBE DI ESSERE GIUSTIZIATO…

Non essere complice cambia e diffondi
INCORAGGIAMO TUTTI A FARE IL PASSO PIU’ IMPORTANTE: ELIMINARE LA CARNE E
COMBATTERE GLI ALLEVAMENTI INTENSIVI. DIFFONDIAMO QUESTO MESSAGGIO VIA
EMAIL SU FB, TWITTER OVUNQUE ECCO UNO DEI TANTI LINK CHE INSEGNANO A
TUTTI QUANTO SIA SALUTARE LA DIETA VEG, SE GIA’ LO SEI DIFFONDI!!!
http://www.vegpyramid.info/

http://laverabestia.org/play.php?vid=390

« I maiali esprimono amicizia verso i propri simili in numerosi modi: con la voce, con il linguaggio del corpo, dormendo insieme, gironzolando ed esplorando il territorio in compagnia durante il giorno. Kim Sturla, del rifugio Animal Place, racconta di un maiale, Floyd, trasferito all’Animal Place da un altro rifugio per animali, il Farm Sanctuary. Floyd non riusciva ad ambientarsi e cadde in quella che aveva tutta l’aria di una grave depressione. Sembrava che non desiderasse più vivere; si stava lasciando morire. Kim non riusciva a capire come mai. Alla fine, Diane Miller, che si era occupata di Floyd quando viveva al Farm Sanctuary, andò a vedere qual era il problema. Non appena l’animale la vide, il suo comportamento cambiò. L’annusò con quella che pareva un’espressione di sollievo, sembrò sopraffatto dall’emozione; strillò di piacere, e lo stesso maiale che prima si muoveva a fatica corse verso il furgone e balzò nel retro, pronto a tornare a casa. Non chiedeva altro che questo: tornare a casa dagli altri maiali che conosceva e amava. Non appena fece ritorno al Farm Sanctuary, la sua depressione sparì. Aveva avuto nostalgia di casa. »

da “Il maiale che cantava alla luna” di Jeffrey Moussaieff Masson

A

brambilla_m@camera.it;

martini_f@camera.it;

tutela.animale@sanita.it;

info@lacoscienzadeglianimali.it;


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Green Hill: interrogazione con risposta scritta

Quando la politica è trasversale, quando la politica si coalizza per il bene comune, in questo caso a supporto della richiesta del Sottosegretario on Francesca Martini che persegue lo stesso obbiettivo, la chiusura di Green Hill a Montichiari, tristemente noto per ospitare l’allevamento di cani destinati alla vivisezione e ai laboratori, la politica è da apprezzare, la politica è da ringraziare.
Chiliamacisegua divulga l’interrogazione dei Consiglieri Regionali Lombardi che aggiungono valore etico al loro ruolo politico.
Chiliamacisegua
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INTERROGAZIONE con risposta scritta
Al Signor Presidente
del Consiglio Regionale
OGGETTO: Green Hill, allevamento di cani da laboratorio situato a Montichiari (BS).
Applicazione della normativa regionale.
I sottoscritti Consiglieri Regionali
Visto il Decreto Legislativo del 27 gennaio 1992, n. 116  “Attuazione della direttiva n. 86/609/CEE in materia di protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici”, ed in particolare l’art. 17, che dispone che nella programmazione e pianificazione dei piani di ricerca scientifica siano preferiti, ove possibile:
a) quelli che non si avvalgono di sperimentazione animale;
b) quelli che si avvalgono di metodi alternativi;
c) quelli che utilizzano un minor numero di animali e comportino procedimenti meno dolorosi;
d) le ricerche su protocolli per il minore impiego di specie e di numero di animali;
e) le ricerche intese allo studio di metodi alternativi;
Considerato che l’allegato II del suddetto decreto “Linee di indirizzo per la sistemazione e tutela degli animali” non disciplina nel dettaglio i limiti quantitativi massimi consentiti in relazione al ricovero di animali nelle strutture che allevano o ospitano animali da laboratorio;
Rilevato che l’art. 7 del Regolamento Regionale 5 maggio 2008, n. 2 “Regolamento di attuazione della legge regionale n. 16 del 20 luglio 2006 (Lotta al randagismo e tutela degli animali di affezione)”, al comma 2 prevede che le strutture, comprese quelle private a scopo di allevamento, “non possono essere autorizzate al ricovero di più di duecento cani”;
Constatato che tale regolamento risulta a tutt’oggi in vigore, anche a seguito dell’entrata in vigore della L.R. 33/2009, e che l’articolo in esame non risulta in contrasto con gli indirizzi previsti nel decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 116;
Rilevato che nella struttura dell’allevamento di cani Green Hill, sita a Montichiari (BS), sono rinchiusi fino a ca. 2500 cani adulti, oltre alle varie cucciolate, destinati ai laboratori da vivisezione di tutto il mercato europeo;
Considerato che l’allevamento di cani da laboratorio Green Hill, nel rispetto di quanto previsto all’art. 7, comma 5, del Regolamento Regionale  n. 2 del 5 maggio 2008, avrebbe già dovuto procedere all’adeguamento ai requisiti ivi previsti entro sei mesi dall’entrata in vigore dello stesso;
Vista la lettera del Ministero della Salute in data 4 Ottobre 2010, nella quale si evidenzia positivamente che la normativa della Regione Lombardia attualmente in vigore prevede requisiti strutturali più dettagliati in materia di allevamento di animali d’affezione e “si ritiene auspicabile e doverosa l’applicazione della legislazione regionale in materia di allevamento di animali d’affezione con carattere d’urgenza all’allevamento Green Hill”;
Ritenuta quindi, a nostro giudizio, superflua l’ulteriore richiesta di chiarimenti di Regione Lombardia al Ministero della Salute in data 04.11.2010;
INTERROGANO
Il Presidente della Giunta della Regione Lombardia Roberto Formigoni, nonché l’Assessore Regionale alla Sanità Luciano Bresciani per sapere:
-          quale è attualmente il numero dei cani ricoverati nella struttura Green Hill di Montichiari (BS);
–          quali azioni intendano intraprendere affinchè sia applicata, come auspicato anche dal Ministero della Salute, la legislazione regionale in relazione all’allevamento di cani da laboratorio Green Hill.
Milano, 27 gennaio 2011
Girelli Gian Antonio
Ferrari Gianbattista
Valmaggi Sara
Tosi Stefano
Gaffuri Luca
Pizzul Fabio
Mirabelli Franco
Cavicchioli Arianna
Barboni Mario
Martina Maurizio
Borghetti Carlo
Brambilla Enrico
Alfieri Alessandro
Santantonio Fabrizio
Pavesi Giovanni
Costanzo Angelo
Prina Francesco
Villani Giuseppe
Civati Giuseppe
Alloni Agostino
Penati Filippo
Spreafico Carlo
Gianmarco Quadrini
Valerio Bettoni
Enrico Marcora

Per saperne di più
http://amicidichicca.blogspot.com/2011/01/la-padania-16-gennaio-vivisezione.html
GREENHILL, IL RICHIAMO “URGENTE”DEL MINISTERO FA LA MUFFA
Beagle: si amano, non si tagliano a pezzi
http://www.direttanews.it/2010/04/17/green-hill-la-fabbrica-della-vivisezione-a-montichiari/
Green Hill, la fabbrica della vivisezione a Montichiari
http://www.chiliamacisegua.org/2010/10/19/basta-con-la-vivisezione/
BASTA CON LA VIVISEZIONE
https://chiliamacisegua.wordpress.com/2010/04/13/vivisezione-corteo-nazionale-contro-green-hill/
VIVISEZIONE: CORTEO NAZIONALE CONTRO GREEN HILL


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LA PADANIA 30 GENNAIO LAGER E INCIVILTÀ, LA MAPPA D’ITALIA

Malitalia cristallizzata. Fotografata superbamente da Stefania Piazzo.

Null’altro da aggiungere se non il disprezzo verso l’indifferenza mostrata in questa agghiacciante Mappa di una Italia degli orrori,  da parte di chi invece, ha il dovere legale della tutela e la salvaguardia della vita di tanti animali, creature senzienti, alle quali viene tolta ogni dignità poiché  sono soltanto un numero,  un problema, una seccatura, una quisquiglia.Una fonte di lucro per mala uomini.

Null’altro da aggiungere se non un grazie a Francesca Martini e alla sua task force, a Gaetana Ferri e a Rosalba Matassa, ai Nas, a Stefania Piazzo, a Edoardo Stoppa, a Geapress che , soli, pubblicano la realtà di un mondo dove tutto pare lecito. Anche la morte per stenti e per maltrattamento.Anche la crudeltà più feroce. Anche l’impunità.

Ai rari sindaci e veterinari che si prodigano per modificare uno status quo da terzo mondo.

Null’altro da aggiungere se non il senso di una gratitudine infinita nei confronti dei volontari e volontarie, che ridotti e ridotte con le pezze al sedere, denunciano, svergognano, lottano per salvare almeno una vita al giorno, graffiando con le unghie quel silenzio assordante che sta perdurando  da…. secoli.

Il muro è sbrecciato.

Ora insieme dobbiamo abbatterlo.

Costi quello che costi.

Buona lettura

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

LA PADANIA 30 GENNAIO  LAGER E INCIVILTÀ, LA MAPPA D’ITALIA

Che lo si voglia o no, il corso aperto dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini ha rotto l’omertà e ha dato una speranza. Uno spiraglio di umanità. Passi difficili, perché nessuno, tranne le associazioni, il territorio, e pochi e rari sindaci, poche e rare Province, e pochi e rari veterinari illuminati hanno compreso che la svolta è iniziata. Culturale e legislativa.

Servono almeno 20-30 anni  per vedere i frutti di questi semi che soffrono di gelate. Ma la strada è aperta, così come è stata sollevata

la pietra tombale della mafia dei canili lager, delle collusioni tra gestori privati, asl e sindaci, si è puntato il dito sulle ingiustificate inadempienze che a tutti i livelli si consumano. Una concezione antiquata e gretta del benessere animale abita l’intelletto di troppa classe dirigente sanitaria e amministrativa.

Tanto, chi li tocca. La magistratura? Archivia troppo e seppellisce con le prescrizioni i reati contro gli animali. E nessuno invia la Finanza a vedere cosa c’è nei bilanci.

Amen.

Infine, la stampa non si abbassa a studiare e investigare perché sono solo animali e il livello di formazione culturale e attenzione del giornalismo italiano è quello che è. Da paranza.

Tuttavia una crepa nel muro di questa ideologia dell’inadempienza c’è. Sui canili lager si indaga, i canili lager si sequestrano, dei canili  si parla , si scrive. Sui reati contro gli animali, in un susseguirsi di principi etologici incardinati nella legislazione, si procede a colpi di ordinanza, in attesa di un ddl che pianti questo benedetto chiodo nel muro della coscienza e della legge.

Questione solo di tempo. Il lavoro svolto dalla stampa (due nomi, la Padania e Striscia la notizia e di recente l’agenzia Geapress – il resto non esiste e se c’è copia poi torna a dormire), dalle associazioni (Chiliamacisegua in testa forte di circa 60mila contatti in rete, in proficuo accordo con Enpa, Lega del cane e altri), da un gruppo di sindaci che fanno scuola con il patentino e i corsi,con le Province che segnano la strada (Perugia la più attiva d’Italia), dal ministero con l’istituzione, con pochi mezzi e pochi soldi, ma tanto coraggio e onestà e senso dello Stato, dalla task force contro i canili lager coordinata da Rosalba Matassa, con la supervisione del direttore generale Gaetana Ferri, con la fondamentale presenza dei Nas, ebbene, tutto questo lavoro… si può dire poderoso e senza precedenti. Abbiamo individuato sulla cartina dell’Italia alcune tra le più rappresentative situazioni di criticità e illegalità conclamate. Sono solo alcuni casi. Sono solo pochi esempi. E, tra gli esempi, abbiamo scelto questi.

Nessuno dimentica

P O RTO E MPEDOCLE e il silenzio del suo sindaco ai chiarimenti del ministero sulla mattanza di cani seviziati.

Il Molise di CAMPOBASSO detiene la palma dell’inciviltà e della durezza di comprensione dei propri amministratori. Il lager dei lager è S. Stefano. 700 anime in pena, murate vive tra tombini che rigurgitano acqua e feci, tra crolli e frane della struttura.

RIETI, diventata simbolo – al convegno del ministero della Salute e la magistratura – dell’immagine del maltrattamento animale, con il cane Alina divenuto poster dell’evento, Rieti appunto è l’altro emblema di un canile fatiscente, sorto a ridosso della vecchia struttura di amianto mai rimosso, con un processo finito in nulla perché morire per Tanax senza motivo – per accelerare lo svuotamento dei box e il trasferimento  nella “nuova struttura”, non era ancora reato.

È l’Italia di RIPALIMOSANI , struttura posta sotto sequestro, a ridosso del depuratore, sotto un cavalcavia, dove non esce un cane a pagarlo, il cui titolare fornisce cibo al lager di S. Stefano. Il gestore fa ancora il bello e il cattivo tempo.

È il Molise di POGGIO SANNITA, plurisequestrato e dissequestrato, dove i comuni non vedono e le asl per tanto tempo non hanno voluto vedere cosa si consumasse tra le catapecchie e il cimitero di animali interrati e gli scoli di liquami non a norma e i cavi della luce tra i liquami e la terra aperta e gli animali malati… Fino a quando, ed è dei giorni scorsi, è intervenuta la task force a porre definitivamente sotto sequestro la struttura, predisponendo una relazione alla magistratura per maltrattamento. Poggio Sannita è però per il Molise un punto di svolta dopo il sequestro della task force assieme al nuovo responsabile per il randagismo, Claudio Di Ludovico, di Isernia, veterinario asl di frontiera che ha sterilizzato per 12 anni sempre con gli stessi ferri chirurgici perché nessuno gli dava fondi. Né ascolto. Neanche il subcommissario latitante per il Molise, dr. Mastrobuono  , come si evince dai risultati del fallimento. Più cappottini bianchi e scarpe che sostanza.

È l’Italia di RIPABOTTONI e il suo canile sanitario promiscuo e tutto il resto della struttura all’aperto, senza riparo. Con i cani incidentati e paralizzati lasciati a morire senza cure, un canile in appalto ad una ditta di Napoli addetta al verde.

Il Molise è però ancora MIRABELLO SANNITICO, un’altra piaga ancora da sanare. Svuotare e legalizzare. Il Molise è la Campobasso dell’ex sindaco Di Fabio con l’ordinanza per affamare i randagi, moda poi dilagata in tutta Italia come a SAN MARCO IN LAMIS, a uno sputo da San Giovanni Rotondo, dove anche la pietà cappuccina non ha pietà per i cani sul sagrato, tranne un solo frate, padre Francesco.

E, ancora, è il Molise che ha fatto trasferire con una delibera voluta dal delegato del sindaco per il canile, De Marco, 300 cani a S. Giuliano Milanese per 20 anni, pagando anche per i cani che moriranno un appalto alla Tecnovett di Rieti.

È ROCCA DI PAPA, un’ordinanza di sgombero dal 2005 e un niente di fatto. La task force impone al sindaco un’ordinanza per evitare nuovi ingressi e svuotare il canile.

È TUSCANIA (Viterbo), non un’autorizzazione. Prima che arrivasse la task force andava a tutti bene così.

È GIULIANO di Roma,sequestro, dissequestro e svuotamento del canile coordinato dalla task force.

Nonostante la difficoltà dei sindaci a capire.

È l’Italia dell’allevamento prestigioso dei pointer di Guberti, alle porte di RAVENNA , che tra loro ingaggiavano una sorta di lotta per la sopravvivenza, su montagne di sterco apprezzate dai tanti estimatori di questa fabbrica di campioni.

Poi che dire della COSTA SMERALDA, di come si possa morire da cani sotto il sole dei vip. L’emblematico e crocifiggente caso di morte angosciante ad Olbia (località Monti), con un cane agonizzate dietro le macchine da giorni sotto lo sguardo indifferente dei passanti e le parole stizzite di chi, fuori da un negozio, era all’aperto per fumarsi la sigaretta, irritato dall’animale che si straziava.

È l’Italia di GALEATA(Forlì), in cui nessuno ha capito che ci faccia un canile in una zona semidesertica sulla montagna, al ghiaccio e al vento, quasi impossibile da raggiungere. Un modello di libero accesso alle adozioni o un modello per come guadagnare chiudendo a vita i cani invisibili?

È l’Italia di RIZZICONI, 800 cani morti nel fango in pochi minuti per la piena del fiume dove sorge il canile, costruito dal titolare-tecnico del Comune. Eppure la Lav aveva avvertito per tempo del potenziale disastro. Che ne ha fatto la magistratura di questa strage annunciata e dei permessi per costruire così disinvolti?

È GIOIOSA IONICA dove i bocconi killer si mettono senza pudore davanti all’asilo. Nessuna bonifica, nessun cartello. E tutti impuniti, anche gli inadempienti.

Stessi bocconi impunti a S O V E R AT O (Catanzaro) con solo le guardie zoofile delle associazioni a denunciare i fatti.

Sono i cani bruciati vivi a RUVO DI PUGLIA, nei poderi. Cani senza chip, randagi di proprietà del sindaco che non sterilizza e non crea anagrafe canina. Come lui, tanti e troppi altri. Ovunque.

È il modello PESCHICI, in Puglia, con una dozzina di cani chiusi a chiave nel centro del paese da un “matto” del posto, che toglie l’impiccio e il pensiero dei randagi al sindaco e ai carabinieri e ai vigili urbani.

È la Puglia di MANDURIA, un canile con 100 decessi l’anno e 250 presenze. Tutto regolare.

È TRICASE, un lebbrosario di canile, pagato servito e riverito. Tutto regolare.

È l’Italia del sindaco di SESTO S. GIOVANNI, che per due centesimi trasferisce i cani dal canile di Segrate della Lega del cane, dove le adozioni sfiorano il 98%, alla struttura di Pantigliate, dove le adozioni sfiorano percentuali da prefisso telefonico, una fabbrica che accumula randagi a colpi di appalti al ribasso d’asta nei comuni. E che di recente ha avuto autorizzazione  per diventare più grande.

È LIPARI e i suoi randagi a catena dallo sfasciacarrozze, un canile di favore, finito col trasferimento dei 21 animali a Taurianova. Nessuna voglia del Comune di prevenire il randagismo e costruire strutture, si sbologna il sacco.

È SIRACUSA e la discussa ospitalità del Piccolo Panda, in una città che non ha ancora un canile sanitario.

È PAT E R N Ò , dove i cani avvelenati finiscono nel secchio, in strada. Sterilizzazioni al palo. Da analfabeti in Sicilia l’applicazione dell’ordinanza contro i bocconi killer.

È l’Italia, eccoci qua, di CICERALE, nella Campania dove tutto è possibile, in cui la veterinaria pubblica, sancisce il ministero, non è in grado di garantire la salute pubblica visti i deficit di controlli (allevamenti, alimenti, salmonellosi, randagismo). Cicerale è il primo caso nella storia d’Italia in cui il ministero si è costituito parte civile contro la struttura in cui i cani entravano e uscivano dal camino, camino indicato dalla polizia anche come luogo per smaltire la droga da Napoli fin lassù, nel luogo più impervio e dimenticato da dio. Un’ispezione della task force nel 2009 pone fine al gioco, ma il gioco delle continue autorizzazioni concesse dall’asl Salerno 3 imbarazzano il mondo civile. E al via del processo per maltrattamento, per ben due volte è un nulla di fatto perché i carabinieri non riescono a trovare Cafasso. Che, tuttavia, continua ad essere trovato dall’asl e a vincere di conseguenza appalti per accalappiare ed estendere la propria attività anche in Calabria.

È ATRIPALDA , dove i sindaci dimenticano di pagare la retta e lasciano finire sott’acqua cani e struttura per giorni e giorni.

È AGROPOLI e un allevamento abusivo con la prova del reato bruciata dall’asl Salerno 3, come documenta l’ispezione della task force.

È MARIGLIANO, tutto ok per l’asl ma non per la task force, tanto da veder confermato il sequestro in procura.

È CAMPOLATTARO e 40 cani avvelenati in due notti. Referti? Dopo 9 mesi. Tutto da chiarire….

È la deportazione in Calabria dei cani della B A S I L I C ATA , al massimo ribasso ma con un appalto da 3,2 milioni di euro.

È poi l’Italia di SOMMA LOMBARDO e delle tigri rinchiuse al Dog’s Ground, un canile anche zoo…. nel varesino.

È la GORNATE OLONA dei cuccioli importati dall’est, prigionieri prima e prigionieri dopo il sequestro, lasciati in balia del medesimo proprietario da una magistratura che ne impediva le uscite, le cure e le adozioni. Ne morivano 15, gli altri venivano lasciati nella rogna.

È il canile di S. Lorenzo a PEGOGNAGA (Mantova), in cui non tornano i conti tra cani presenti e fatture e microchip.

È il Friuli di SEDILIS e il trasferimento dell’asl di cani e gatti di proprietà in un canile senza autorizzazioni.

È l’Abruzzo di COLLELONGO e SANTE MARIE, per tetto l’eternit e l’acqua che diventa ghiaccio, di recente oggetto di un’ispezione della task force per prescrivere misure urgenti per la sopravvivenza dei cani. L’asl non sapeva?

Non sapevano nulla della strana moria di cani anche a CREMONA, 6mila, inceneriti, e che arrivavano da tutta Italia. L’agghiacciante quadro della fabbrica del Tanax evidenziata dal veterinario forense Rosario Fico ha sancito anche casi di morte forzata di cani tenuti legati pur di somministrare loro la morte. E guadagnare per ogni cane bruciato. L’Olocausto.

È MONTICHIARI e la lettera del sottosegretario Martini alla Regione per il rispetto delle norme sull’allevamento nella multinazionale dei cani da vivisezione Greenhill.

È l’Italia di Napoli e della FENICE a Ponticelli, isola di legalità sfrattata a ripetizione dal Comune inadempiente che rinnega le promesse variando il piano regolatore. È intervenuta la task force per mediare dopo più di un decennio di latitanza sindacale.

È sempre la Campania con A LTAVILLA e le ambigue sterilizzazioni non autorizzate dal ministero con le fascette elettriche. Poi, il sindaco prepara l’ordinanza per rimettere in libertà i cani del canile sulla strada.

È la Sicilia di MODICA e SCICLI, della morte di un bimbo per cani che (forse) appartenevano ad un uomo privo di tutte le facoltà mentali ed economiche e che tuttavia era stato indicato dalla procura come idoneo a custodire i cani, idoneità della struttura giudicata positiva senza varcare la soglia anche dai veterinari asl. Sindaco rinviato a giudizio assieme a tecnici e vigili.

E levata di scudi contro la Padania e il sottosegretario che aveva fermato, col Viminale, la mattanza dei cani decisa dall’ordinanza del sindaco inadempiente. Chi dimentica?

È MESSINA e l’ispezione della task force nei locali dell’ex facoltà di Medicina. Tutto da rifare. Fascicolo aperto.

È l’Italia di VILLACIDRO e il blocco del trasferimento senza ragione al canile Europa di Olbia.

È la Puglia dei sindaci leccesi che manifestano la volontà di svuotare i canili facendo uscire i cani custoditi.

ÈARAGONA, e anni di baracche zeppe di cani sulle spalle di un’ottantenne malata, situazione alla quale si sta venendo a capo dopo l’intervento ripetuto della task force.

E’ FROSINONE e il  sequestro di 70 cani di razza in un «contesto spaventosamente lordo», sequestrati e dopo 5 giorni restituiti alla stessa proprietaria da un altro magistrato.

È MATERA e i cani rubati dai cinesi nei poderi per farne uso improprio. La Matera anche sgomberata dalla task force nei siti archeologici improvvisati a canile.

È la pet therapy all’OASI S. RAFFAELE , con animali esotici e di bassa corte ai quali segano ali e becchi per “curare” i pazienti. Il magistrato archivia.

È VIGUZZOLO e le prescrizioni dimenticate nel cassetto dell’ssl e riscoperte dai nas. Altrimenti…ciccia?

È l’Umbria di TUORO al Trasimeno, agriturismo e allevamento con cavalli sotterrati, eliminati perché inidonei all’agonismo; l’Umbria di TERNI che lavora in appalto con la Tecnovett di Rieti, già sottoposto a ispezione della task force, con un fascicolo ancora aperto; l’Umbria del canile e gattile di FOLIGNO, ancora sotto inchiesta da parte della task force. È il caso di MAGIONE, con lo sgozzamento islamico del capretto sul terrazzo e i tempi lunghi per intervenire.

È un assaggio di malitalia, la cura è la legge.

s.piazzo@lapadania.net;

(70 – continua)

LA GIORNATA DELLA MEMORIA PER QUELL’AGNELLO SACRIFICALE

Che differenza c’è tra un furgone che carica i malati di mente e l’uomo che li lascia senza cibo, né acqua, macerati per giorni nelle proprie feci, e un furgone che carica cani randagi, con meta finale, per entrambe, l’inceneritore ?

La morte accomuna questi destini e la barbarie accomuna il comune denominatore che lega un olocausto umano alla distruzione degli esseri viventi: il disprezzo per la vita. La morale è che ciò che è improduttivo non ha valore legale né merita un dibattimento ma solo archiviazione e prescrizione dei termini. E dove si può, l’eliminazione fisica. Forse un giorno ci sarà anche la giornata della memoria per i cani, i gatti, i cavalli e altri animali vittime della crudeltà, chi morto infilzato da qualche parte per gioco, chi bruciato per diletto, chi trascinato da un’auto sino ad usura delle membra, chi avvelenato per brama di bava umana. Chi aperto su un tavolo per esperimenti. Chi costretto a ballare con l’anello al naso. Forse, è meglio morire subito passando per il camino. Non c’è pietà. I kapò sono ancora con noi. Gli animali sono i deportati del terzo millennio. Questa certezza greve accompagna tutti i giorni chi volge lo sguardo verso i loro occhi. Basta solo pescare ogni giorno nel mucchio per trovare la follia dell’uomo e l’ignavia della giustizia e scegliere un caso a caso. Non una condanna esemplare. Rarissime le risposte dai comuni e dalle asl. Italia paese dei lager, smascherato pezzo per pezzo dal volontariato, da la Padania, dalle associazioni che documentano la catena degli orrori, denunciato e ispezionato per merito di Francesca Martini e della sua task force ma l’Italia è e resta il paese dei lager animali, con il Sud capofila della barbarie e dell’inciviltà. Condanne? Si contano su una mano.

Stefania Piazzo

LA PADANIA

Viaggio nell’Italia bestiale di Stefania Piazzo

SETTANTESIMA PUNTATA

LAGER E INCIVILTÀ, LA MAPPA D’ITALIA

Un Terzo mondo contrastato a suon di ordinanze, ispezioni, denunce della stampa

30 gennaio

SETTANTUNESIMA PUNTATA

LAGER E INCIVILTÀ, LA MAPPA D’ITALIA

Mafia, connivenze, ignoranza, è l’Italia dei canili. E non solo

LA GIORNATA DELLA MEMORIA PER QUELL’AGNELLO SACRIFICALE

Che differenza c’è tra un furgone che carica i malati di mente e l’uomo che li lascia senza cibo, né acqua, macerati per giorni nelle proprie feci, e un furgone che carica cani randagi, con meta finale, per entrambi, l’inceneritore?

s.piazzo@lapadania.net;

(70 – continua)

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La Padania 16 gennaio : Vivisezione

La Padania 16 gennaio : Vivisezione

Viaggio nell’Italia bestiale

Di Stefania Piazzo

SESSANTOTTESIMA PUNTATA

GREENHILL, IL RICHIAMO “URGENTE”DEL MINISTERO FA LA MUFFA

Beagle: si amano, non si tagliano a pezzi

STOP ALL’UE SUI TEST FINO AL 2019 PER I COSMETICI

L’iniziativa sostenuta dalla Leal di Vanna Brocca

PDF DA SCARICARE

In attesa che la decenza di una risposta dalla Regione arrivi a destinazione, Chiliamacisegua vi ricorda l’urgenza della campagna Leal, campagna alla quale necessita aderire in massa.

Queste le modalità per sottoscrivere la protesta:

http://www.geapress.org/2013-stop-animal-testing-for-cosmetics

2013 STOP ANIMAL TESTING FOR COSMETICS

AIUTACI A FERMARE I TEST COSMETICI SUGLI ANIMALI

ADERISCI ALLA PROTESTA

Il 2013 doveva essere l’anno dello STOP definitivo dei test su animali per i prodotti cosmetici in tutta l’Unione Europea. Oggi, purtroppo, si fa sempre più forte la possibilità che questo Stop sia rinviato ulteriormente, addirittura al 2019!

Il Coordinamento “2013 STOP animal testing for cosmetics”, composto da quindici associazioni animaliste italiane ed europee (Animalisti Italiani Onlus, Antidote Europe, ACL Onlus, Chiliamacisegua, Ceda Onlus, Coalition Anti Vivisection Fr., Com. Scientifico Equivita, Fondazione Hans Ruesch, Gaia Italia, GeaPress, Gruppo Bailador, Leal, Sosanimali Youtube, Unacremona, U.N.A.), ha predisposto una protesta indirizzata al Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso e al Commissario alla Salute John Dalli.

Se vuoi anche tu aderire alla protesta e gridare il tuo NO al riinvio dello stop dei test cosmetici sugli animali puoi:

1) Se hai un account Facebook puoi andare sulla pagina “2013 STOP ANIMAL TESTING FOR COSMETICS“  e cliccare “mi piace”, ogni “mi piace” equivale ad una firma alla lettera di protesta da inviare al Presidente Barroso e al Commissario Dalli. L’adesione a questa pagina di Facebook è necessaria per contare gli aderenti alla protesta.

2) Se non hai un account Facebook puoi scaricare la lettera di protesta indirizzata al Presidente Barroso e al Commissario Dalli, stamparla e firmarla. Tutte le lettere vanno inviate a CAMPAGNA COSMETICI  c/o LEAL, via Settala 2, 20124 Milano. La LEAL, per conto del Coordinamento “2013 STOP animal testing for cosmetics” si occuperà di conteggiare e di far arrivare tutte insieme le lettere della protesta direttamente alla Commissione Europea.

CLICCA QUI PER SCARICARE LA LETTERA IN VERSIONE ITALIANA
(per i cittadini italiani)

CLICCA QUI PER SCARICARE LA LETTERA IN VERSIONE INGLESE
(per i cittadini stranieri)

NOTA

Su fb basta cliccare mi piace, equivale già ad una firma

http://www.facebook.com/pages/2013-STOP-Animal-Testing-for-Cosmetics/134261326632597

Grazie

Chiliamacisegua

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LA PADANIA 25 NOVEMBRE VETERINARIA CAMPANA……SERVONO I CASCHI BLU

LA PADANIA 25 NOVEMBRE VETERINARIA CAMPANA……SERVONO I CASCHI BLU

Non è vero!

E’ demagogia!

Ma figuriamoci, in Campania va tutto strabene, civiltà, legalità, fraternità eccelse!

Sono panzane per esempio  che i buffalotti vengano sepolti vivi perché maschi, non danno latte, sono virtuali i  rifiuti tossici concimati nei terreni agricoli che nutrono il bestiame e la spazzatura per le strade un giorno no e un mese no, è taroccata sulle foto e nelle riprese televisive!

Le Asl sono extraordinarie, un esempio a cui ispirarsi!

Il randagismo, la zoomafia sono cartoons per rallegrare gli animi!

Cicerale è il paradiso dei randagi.

I tumori maligni lamentati in queste zone non esistono!

Al sodo, leggere questa denuncia, notizia di reato di Stefania Piazzo su La Padania e stare a guardare significa essere correi del disastro campano. Che è disastro italiano, perchè l’Italia intera e non solo, mangia il loro veleno.

Chiliamacisegua questo veleno lo sputa e lo divulga a manetta.

Che gli onesti ascoltino, intercettino e provvedano.

Perchè questo che accade è truffa allo Stato!

Ecco, lo Stato, dove “Walter” è?

Chiliamacisegua

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VETERINARIA CAMPANA……SERVONO I CASCHI BLU

Quadro surreale nel Rapporto del ministero della Salute: «Le attività in ambito di sanità veterinaria e sicurezza alimentare non sono assicurate con evidenti rischi per la salute pubblica»

di Stefania Piazzo

Dio, che disastro. I numeri parlano da soli. Questa è la Campania. Non giudichiamo, non processiamo ma ci interroghiamo: a chi va bene così? E per quanto ancora questi numeri dovevano essere taciuti e restare irrisolti negli anni? Questo servizio è un appello agli onesti, a chi sa, a chi vuol parlare, a chi è isolato, dentro al sistema. Agli onesti a cui dà fastidio che si pensi si possa mettere tutto a posto chiedendo di intercedere perché tutto sia normalizzato. Nel silenzio.
Allora, partiamo.
Banca dati nazionale dell’anagrafe animale: sotto il 3-5%.  Sotto il minimo del minimo richiesto. Non sai cosa entra, non sai cosa esce. E chi ci traffica.
Territorio non indenne da Tbc e brucellosi. E salmonella. Allevamenti fuori controllo, verifiche su significative malattie virali insufficienti rispetto ai livelli minimi di sorveglianza.
Vigilanza su altri virus sotto il 50%. Prodotti tossici e residui di farmaci nel cibo? Solo un terzo i controlli attuati.
Un quadro da paura, registrato in Campania dal ministero della Salute che ha messo in fila, una dopo l’altra, in un documento inviato al commissario ad acta, il presidente Stefano Caldoro, l’esito nefasto e disarmante di numerose ispezioni nella sanità veterinaria pubblica campana e sul suo territorio: dalla bistecca, alle bevande per intenderci, sino al randagismo dei canili lager (al quale dedicheremo un servizio a sé), strutture che perdurano nella loro lagericità nonostante i processi – nonostante i richiami di quei coraggiosi uffici avamposto di quella fetta di ministero che interpreta i cambiamenti della società – nonostante i requisiti mancanti per vincere gli appalti che però le asl, sempre le stesse, certificano agli stessi nomi, sempre gli stessi. È la sanità veterinaria di Cicerale. E non solo.
La conclusione del rapporto, inviato dal Dipartimento della qualità, Ufficio X, direzione generale della programmazione sanitaria, dei livelli di assistenza e dei principi etici di sistema, è la seguente: «Questa situazione fa ritenere che le attività, in ambito di sanità veterinaria e sicurezza alimentare, non sono assicurate, con evidenti rischi per la salute pubblica».

Il ministero è chiaro. Dice che quella sanità veterinaria regionale la salute pubblica, così come lavora e (non) ispeziona, per ragioni ovviamente a noi ignote, non la tutela.
Il quadro non è solo devastante. È da caschi blu dell’Onu. Ciò che si mangia e quindi si alleva in Campania, se le cose stanno così, non è “certo”. Non è certa la madre, figuriamoci il padre, la patria potestà ovvero la vigilanza veterinaria, insufficiente, latente, assente. La causa non spetta a noi giudicarla. Gli effetti, però, sono sotto gli occhi del mondo. E c’è da vergognarsi.

VETERINARI, IN MANO A CHI?
Le zoonosi, la qualità di ciò che alimenta l’uomo, sono in mano ai veterinari. La domanda che non ha prezzo, temiamo, è: in mano a chi sono i veterinari?
Sono in mano a chi li sa gestire al meglio?
Sono in mano ad una cattiva organizzazione? I veterinari sono le vittime di una mancata formazione? Vittime del poco tempo che scorre inesorabile? Vittime di stipendi da fame, nelle asl e in Regione? Lavorano troppo? Hanno superiori che non dirigono? Sono vittime di una carenza di organico? Vittime della mafia, della camorra?
Ma, vittime o non vittime, che ne pensa la magistratura dei danni criminali che derivano dal mancato controllo dove si infila ogni possibile traffico clandestino di carni, alimenti, additivi, rifiuti residui, animali malati non abbatutti… carni malate trasformate e insaccate all’insaputa delle  vittime di cui sopra? Che ne pensa di un pezzo di Stato che non è nelle condizioni di tutelare lo Stato tanto da far sancire che  l’attività veterinaria pubblica la Regione non è in grado di assicurarla, testuali parole?

QUANTO VALE L’ILLEGALITÀ
Noi facciamo anche un’altra domanda: quanto vale, per chi traffica, il mancato controllo? Qual è il peso economico, in affari, della Camorra che alleva i suoi interessi negli allevamenti dove l’anagrafe non si sa dove abiti di casa, approfittando di questo devastante  cratere creato dalla malasanità veterinaria?
Ma una così alta, consistente moria di controlli e analisi, morti prima ancora di nascere, non dovrebbe far scattare un meccanismo di autodifesa dello Stato rispetto ad un quadro “epidemiologico” della sanità veterinaria  fuori controllo?
Ed ecco le «ripetute inadempienze della Regione, in sanità veterinaria e sicurezza degli alimenti».

CENSITI SOTTO IL 3 PER CENTO

Anagrafe del bestiame? Controlli tra il 3 e il 5%. Il resto? Mancia. A chi? Ai non controllati, al rimanente 97% degli allevamenti da carne. Alla veterinaria campana  interessa capire cosa vi transita dentro? Legittima domanda. Da dove arriva la carne e dove va? Legittima domanda. Sia per la carne bovina che per quella suina. Tanto che, nero su bianco, sta scritto che è «insufficiente il controllo delle movimentazioni dei suini (movimentazione clandestina)», come accaduto nell’asl di Avellino, sentenzia il ministero. Si legge del «numero di aziende bovine e ovicaprine controllate inferiore al livello di soglia del 5%»; del «mancato rispetto dei criteri di rischio». Per gli ovicaprini addirittura si è sotto «la soglia prevista del 3%». Meno del minimo. Dati fissati dall’Europa e inviati, rapportati all’Europa. Disastrosamente ufficiali.
BLUE TONGUE, NON È UNA (AB)BATTUTA
È un virus che porta alla febbre catarrale. L’attività di sorveglianza è «inferiore al 50% dei capi… tali da compromettere la conoscenza dello stato epidemiologico del territorio regionale». Che accade se c’è contagio? Capi da abbattere, blocco dell’area con focolaio, blocco del commercio del bestiame.
TBC, BRUCELLOSI PREGO, ENTRATE
Per bovini e caprini, il ministero sentenzia il «mancato raggiungimento della qualifica di ufficialmente indenne sull’intero territorio regionale e particolare situazione di emergenza per la brucellosi bufalina in provincia di Caserta».

SALMONELLA, OH CARA
Si passa ai Piani nazionali salmonelle. Indovina: «Insufficiente attuazione dei piani negli allevamenti avicoli», perché «per quanto riguarda i riproduttori i dati non sono pervenuti; mentre per le ovaiole sono stati dichiarati 37 gruppi controllati su 74». Chi si accontenta gode?
QUELLA MALATTIA VESCICOLARE
La malattia vescicolare del suino è una malattia virale che impone l’abbattimento dei capi, infetti o sospetti, con pesanti restrizioni commerciali.
In Campania, il mancato ricevimento delle informazioni da inviare alla Commissione ha comportato persino una perdita del 5% di spesa ammessa al cofinanziamento. Chissà, forse il gioco valeva la candela per chi non ha subito il controllo? Il ritardo nel pagamento degli indennizzi ha causato persino una perdita del 75% della spesa ammessa al cofinanziamento. Il gioco rivaleva la candela?
A chiudere il cerchio, il ministero lamenta «la ritardata e incompleta presentazione dell’indagine epidemiologica». Grave? Giudichi il lettore: «La realtà campana – ammonisce il Dipartimento – risulta prevalentemente caratterizzata da insediamenti suinicoli (…)». Come si comporta la veterinaria pubblica, secondo il ministero? «Debole attenzione, da parte dei servizi territoriali, nell’applicazione delle misure di biosicurezza; non puntuale aggiornamento dell’anagrafe suina; insufficiente controllo delle movimentazioni dei suini (movimentazione clandestina)». Letto bene, vero?
Un quadro cristallino. Maiali, un traffico illegale che non viene aggredito da un’azione di controllo e di repressione come richiederebbe l’emergenza e la legge. Poi, un altro affondo: «Negligente applicazione delle disposizioni dei piano sulla malattia vescicolare suina», in particolare ci si sofferma sulla «violazione da parte dell’asl di Avellino dell’ordinanza ministeriale 12 aprile 2008 per aver autorizzato una movimentazione irregolare di suini fuori regione (…) e per non aver sottoposto la stessa azienda speditrice a regolare controllo sierologico e virologico mensile». Laconicamente: «Ciò ha reso necessario l’intervento dei Nas».

FARMACI FUORI CONTROLLO
Cosa entra? Cosa esce? Nessuno lo sa. O quasi. Il rapporto è perentorio: «bassa percentuale di operatori controllati», ovvero ambulatori, cliniche, allevamenti, ippodromi, canili, gattili, allevamenti da reddito, grossisti, apiari, farmacie, vendite al dettaglio e ingrosso, veterinari autorizzati… Cosa si controlla? Che dire? C’è una «carente o assente attività di programmazione dei controlli». C’è «discrepanza tra dati anagrafici sui grossisti nelle schede di rilevazione e sul numero di operatori autorizzati».
Che si salva, insomma? La veterinaria pubblica non censisce cosa circola e chi fa circolare i farmaci. Cosa gira, Dio solo lo sa. Chi la fa girare, lo giudichi il lettore.

ALIMENTAZIONE ANIMALE
Occhio ai numeri. La Regione ha sì effettuato il 90% dei campioni in 11 dei 14 programmi previsti ma peccato… «senza mostrare miglioramenti rispetto agli anni precedenti».

IL BIJOU DEI CONTROLLI
Un altro bijou: buchi informativi non pervenuti sul Pni, il Piano nazionale integrato di controlli. E ad oggi, «il debito informativo nei confronti del ministero della Salute è rimasto inevaso». Non va meglio anche per gli obblighi del DPR del 1995 per il controllo di alimenti e bevande. «Numero di campioni nettamente inferiore a quanto previsto». Che si beve?

STABILIMENTI EXTRATERRESTRI
Già in passato, ricorda il documento, era stato un dramma il controllo negli stabilimenti che trattano alimenti di origine animale, nel settore carne e latte.
«Gravi deficienze igienico-sanitarie, gestionali e di manutenzione sono state riscontrate in tutti gli stabilimenti visitati, e per uno stabilimento di lavorazione di prodotti a base di carne si è provveduto alla sospensione immediata». Passa il ministero e vede, passa  l’asl, non vede. Non in uno, ma in tutti gli stabilimenti.
Ed ecco il peggio: «Nel 2010 una ispezione ministeriale condotta in uno stabilimento di conserve vegetali ha evidenziato una drammatica situazione igienico-sanitaria, che contraddice il report del competente Sian», il Servizio di igiene degli alimenti e della nutrizione. Se non fosse stato per il topo morto trovato in una confezione di fagiolini, tutti l’avrebbero passata liscia. Così Sian.
TOH, I RESIDUI TOSSICI
Sulla faccia della terra esiste anche un piano che si chiama  Piano Nazionale Residui (PNR), ed  è un programma di sorveglianza e di monitoraggio della presenza, negli animali e negli alimenti di origine animale, di residui di sostanze chimiche che potrebbero essere dannose per la salute pubblica. Detto questo, alla fine del primo semestre 2010, la Campania ha effettuato solo il 30,79% dei campionamenti, il che «lascia prevedere un difficile raggiungimento dell’obiettivo annuale». Lo sconforto assale anche Roma.

RESIDUI TOSSICI 2/LA VENDETTA
E cosa resta dei prodotti fitosanitari negli alimenti vegetali? Nel 2007 il deficit di campionamento è stato del 22,3%, interessando soprattutto la frutta.  Nel 2008 si è scesi al 19% ma nel 2009 per gli ortaggi è andata peggio. Il deficit sui campioni è stato del 31%. Verdura non si può sempre dire sia salute.

E DEGLI OGM CHI SE NE FREGA
La Regione Campania non ha un piano di controllo. C’ha provato, prelevando 17 campioni su tutto il territorio, ma il minino nazionale è di almeno 57. Bocciata anche qui. Pure l’ispezione transgenica non piace.

ADDITIVI, SI FA FINTA DI NIENTE
Nell’ambito delle generali pianificazioni «non risulta svolta un’attività di controllo ufficiale per i materiali destinati a venire in contatto con gli alimenti e gli additivi alimentari» e ciò vale sia per gli stabilimenti di produzione che per quelli sui prodotti in commercio.

POCA GENTE, SI SA POCO POCO…
Le competenze sull’igiene degli alimenti, le bevande e il cibo di origine vegetale sono l’altra pietra tombale veterinaria. «Personale insufficiente» per garantire gli obblighi. E fin qui… Nessun alibi però quando si apprende che le asl dentro fino al collo con la brucellosi bufalina e con situazioni di inquinamento ambientale con riflessi sulla catena alimentare, hanno «deficit nella programmazione, nell’attribuzione degli incarichi e della valutazione dei dirigenti, con inadeguatezze nella gestione di tali problematiche». Giudichi il lettore.
«Questa situazione – chiude il documento – fa ritenere che in attività in ambito di sanità veterinaria e sicurezza alimentare non sono assicurate, con evidenti rischi per la salute pubblica».
A questo punto, un Paese serio, con prefetti che di mestiere fanno i prefetti, e con magistrati che sanno leggere e scrivere, così come i sindaci che sono la prima autorità sanitaria sul territorio, non possono che parlarsi e affrontare con la Regione e il ministero lo stato d’allerta che mette a repentaglio  la salute pubblica. E che lascia spazio, nel vuoto dello Stato in ambito veterinario regionale,  per ragioni che non processiamo né giudichiamo – i numeri parlano da soli – a grandi margini di manovra all’azione di un’ordinaria illegalità neanche poi così sommersa che prende il sopravvento dove non c’è ordine e vigilanza.

Traffico di animali da reddito, commercio illegale di prodotti animali.  Uno antistato sotterraneo nello Stato. Che fa evidentemente da sè e che risolve tutto al proprio interno, come un ruminante che digerisce lentamente tutto in più stomaci. Un po’ alla volta, tutto per gravità passa.

APPELLO AGLI ONESTI
Se questo non è il momento perché la veterinaria pubblica onesta alzi la testa e gridi il proprio disagio, quale momento occorre attendere? Se non è questo il momento per trovare alleati nella legalità, in questa fase di accelerazione ispettiva che trova piena legittimazione nelle indicazioni del sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, che oltre ad avere le deleghe sulla medicina veterinaria e l’alimentazione, ha aperto il nuovo corso di una battaglia di trasparenza e collaborazione con la categoria, facendone  un punto imprescindibile per una vera e propria battaglia di civiltà e legalità con i Nas, quale può essere il treno che passa ancora? È vero, molti attendono e sperano nel Palazzo che la marziana bionda se ne vada presto e tutto torni come prima, per riorganizzarsi come prima, ma ormai un varco si è aperto e l’opinione pubblica non fa marcia indietro. Si è aperta un’altra pagina di storia. Indietro non si torna.
s.piazzo@lapadania.net

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AGGIORNAMENTO USSITA: IL SINDACO FINALMENTE PROCEDERA’ AL SEQUESTRO!! CI SERVE AIUTO!

“TANTE BELLE PAROLE. A QUANDO I FATTI?”
Chiliamacisegua
AGGIORNAMENTO USSITA: IL SINDACO FINALMENTE PROCEDERA’ AL SEQUESTRO!! CI SERVE AIUTO!
La situazione dei cani e delle pecore di Ussita di cui avete visto il servizio su Striscia lo scorso marzo é migliorata appena per i cani, nel senso che essendo estate non stanno più a catena, ma non hanno comunque cibo sufficiente, né cure mediche… inoltre una volta che arriverà ottobre, e quindi la neve, i cani  staranno come prima. C’è una femmina in evidente stato di gravidanza, altri cani molto magri, pieni di parassiti, sporchi e con il pelo indecente. Per le pecore, specie gli agnelli, invece la situazione é peggiorata, perché quelli che vedete nelle foto hanno bisogno delle madri invece sono lì senza cibo nè acqua (da notare nelle foto i secchi bene in vista ovviamente vuoti appesi sugli stipiti delle staccionate).
Temiamo per la vita di tutti quegli agnelli perché le madri non si sa se, né quando torneranno a valle e loro non hanno niente da mangiare né da bere. Il cibo che vedete nelle foto lo abbiamo portato e dato noi perché lì gli  animali non avevano nulla. I cani avevano dell’acqua ma le pecore no. Il terreno è pieno di escrementi e di avanzi di ossa in putrefazione, quindi vi lasciamo immaginare la puzza e lo stato in cui questi animali sono costretti a vivere.
Detto questo, siamo finalmente riusciti a convincere il sindaco di Ussita a procedere con il sequestro di tutti gli animali, ma lui ci ha detto sin da ora che non vuole provvedere al mantenimento dei cani quando saranno portati nei canili, o per lo meno contribuirà in piccolissima parte.

Ecco perchè oggi chiediamo il vostro aiuto! Abbiamo bisogno che qualche canile o rifugio ci offra la sua disponibilità ad ospitare qualche cane. I cani in tutto sono una trentina. Il canile di Camerino ha già dato la disponibilità ad ospitare alcuni di loro, ma non ha posto per tutti! Poi magari organizzeremo una raccolta fondi per aiutare a mantenere questi animali in attesa di una loro adozione. Anche le pecore hanno bisogno di una sistemazione, per cui cerchiamo un posto idoneo anche per loro.
Ringraziamo in anticipo tutte le associazioni che ci contatteranno!

Per tutte le informazioni contattare Margherita della lega per la difesa del cane – sezione di Camerino – al n. 348/3244878
email: rita.madonna@alice.it;


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Giornate per l’Abolizione della Carne

Non mangerò mai qualcosa che ha due occhi

Leonardo da Vinci

Coordinamento Italiano per l’Abolizione della Carne         abolizionecarne@gmail.com

infoline 327-3209085                                  contatto stampa: 347-7241726

17-18 aprile 2010

Giornate per l’Abolizione della Carne

Mobilitazione internazionale

PRESIDIO A MILANO E INIZIATIVE IN ALTRE 24 CITTA’

Dopo il successo della Seconda Giornata Internazionale per l’abolizione della carne del 31 gennaio 2010, che ha visto la partecipazione di attivisti in molti paesi del mondo e di ben 22 città in Italia, il Coordinamento Italiano per l’Abolizione della Carne promuove un’altra giornata di mobilitazione in favore degli animali allevati e massacrati per l’alimentazione umana.

Numerosi gruppi e associazioni estere hanno risposto all’appello, proclamando una settimana internazionale per l’abolizione della carne, che si svolgerà dal 17 al 25 aprile.

In Italia, le città aderenti sono già 24: Milano, Monza, Brescia, Torino, Alessandria, Rovigo, Udine, Trento, Genova, S.Margherita Ligure, Ventimiglia, San Remo, Bologna, Parma, Ravenna, S.Marino, Arezzo, Roma (2 presidi), Pescara, Bari, Lecce, Taranto, Olbia, Palermo.

All’estero, sono in preparazione iniziative in vari paesi, fra cui Francia, Germania, Svizzera, Grecia, Portogallo, Stati Uniti.

La lista completa con le date ed i luoghi dei presidi è pubblicata su

http://aboliamolacarne.blogspot.com

A Milano, in particolare, è previsto un

PRESIDIO per L’ABOLIZIONE della CARNE

Domenica 18 aprile dalle ore 15

Ci troveremo in Piazza Duca d’Aosta (staz. Centrale MM2-MM3), lato McDonald’s (via Napo Torrioni) per rappresentare lo sterminio degli animali analogamente a quanto fatto a gennaio

foto su http://picasaweb.google.it/abolizionecarne

incatenandoci mascherati come individui ridotti a semplici numeri.

Che cosa sono le la Giornate per l’Abolizione della Carne?

Le Giornate per l’Abolizione della Carne intendono promuovere presso il grande pubblico la rivendicazione politica di abolizione dell’assassinio di animali a scopo alimentare. Sei milioni di esseri sensibili vengono uccisi nel mondo ogni ora (!) per essere trasformati in carne; senza neanche contare il massacro dei pesci e la sofferenza di vacche e galline ovaiole, recluse, sfruttate ed infine ammazzate in giovanissima età.

Il consumo di carne e prodotti animali causa più sofferenza e morte di ogni altra attività umana, pur non essendo affatto necessario.

Numerosi collettivi si mobiliteranno per promuovere la prospettiva dell’abolizione della carne. Non si tratterà semplicemente di incoraggiare i singoli individui a diventare vegetariani e vegani, ma di affermare, di fronte alla società, che la pratica di assassinare animali per mangiarli deve essere abolita. Nutriamo la speranza che questa iniziativa rafforzerà il movimento per gli animali nel corso degli anni. È importante rivolgersi ai consumatori chiedendo loro di non comprare prodotti animali, ma dobbiamo cominciare a rivolgerci anche ai cittadini, come fecero i militanti per l’abolizione della schiavitù: essi, pur essendo in netta minoranza, non solo chiedevano alla popolazione di boicottare lo zucchero prodotto dagli schiavi, ma esprimevano anche in modo esplicito l’idea che la schiavitù doveva essere abolita. È importante oggi interpellare chiaramente la società intera sull’argomento della carne, affinché essa non possa più evitare le conseguenze di un dibattito pubblico sulla legittimità di questa pratica.

Continua sul sito del Coordinamento italiano per l’Abolizione della Carne

Sito del Coordinamento Italiano: http://aboliamolacarne.blogspot.com/

Sito del Coordinamento Internazionale: www.nomoremeat.org

AGGIORNAMENTO

ATTENZIONE: IL LUOGO DELL’APPUNTAMENTO PER LA MANIFESTAZIONE DI MILANO (18 APRILE) E’ CAMBIATO. CI TROVEREMO IN PIAZZA DUCA D’AOSTA LATO McDONALD’S (STAZ. CENTRALE, MM2-3) ALLE ORE 15 (non più in via Dante).

SI PREGA DI FAR GIRARE AI PROPRI CONTATTI!

… quando QUALCUNO diventa QUALCOSA …

Domenica 18 APRILE ore 15

MILANO – Piazza Duca d’Aosta (staz. Centrale, MM2-MM3)

lato McDonald’s (via Napo Torriani)

Manifestazione per l’ABOLIZIONE della CARNE

Sabato 17 aprile ore 16 volantinaggio a Monza

Sabato 17 aprile, in occasione della giornata mondiale contro la carne, Oltre la specie organizza un volantinaggio in maschera per le vie centrali di Monza. L’appuntamento è alle 16.00 sotto l’Arengario. Proseguiremo fino alle 18.30 circa. Chi vuole aderire è pregato di contattare Alessandra: alexgalb@libero.it

(cell. 335-8376756) per verificare eventuali cambiamenti di programma.

“…Ti trovi su un camion, con tanti altri come te: hai a malapena spazio per muoverti. Non sai dove vada, non hai scelto tu di salire: sai solo che viaggi da ore, forse da giorni, ti chiedi quando toccherai di nuovo il suolo. Hai fame. Qualcuno dei tuoi compagni si è già ammalato: con fatica riesci a  prendere sonno tra i lamenti, ma dura poco: il rumore brusco del freno ti sveglia di soprassalto. Scorgi un capannone in vicinanza: sarà forse la tua nuova casa? Ti fanno scendere, finalmente puoi muoverti, ma nell’aria c’è qualcosa di strano. E’ un odore. E’ sangue. Viene dal capannone. Ti afferrano, ti spingono, istintivamente fai resistenza:lo senti, lì dentro c’è qualcosa di brutto. Hai paura, terrore. I tuoi occhi si abituano in fretta all’oscurità, alle luci artificiali: adesso vedi. Vedi altri come te andare verso la fine. Ma consolati: se sarai fortunato, sarà questione di un attimo: una scossa e via, non ci sarai più. Non ti toccherà morire a poco a poco, la gola sgozzata, le tue viscere che colano sangue. E poi, hai un altro motivo per gioire: quando non sarai più un coniglio, un agnellino, un maialino, ma semplicemente un piatto di carne, sarai trattato con tutti gli onori, i cuochi si daranno un gran daffare per darti un adeguato contorno.”

Queste parole sono le parole di un vitello, di un maiale, di un pollo, o di un pesce: sono le parole che pronuncerebbe se potesse parlare la nostra lingua.

Sono le parole di uno qualsiasi dei miliardi di individui non umani uccisi ogni anno negli allevamenti e nei macelli di tutto il mondo per nutrire altri individui umani.

Queste parole sono le parole che sentiamo guardando negli occhi i maiali in viaggio verso il mattatoio, i polli rinchiusi nei lager, i pesci agonizzanti con un gancio nella bocca o nelle reti dei pescherecci.

Sono le parole di qualcuno che è diventato qualcosa.

Quando gridiamo che la soluzione più urgente e più realistica a questo massacro quotidiano è l’abolizione della carne, del latte e delle uova, sappiamo dunque di non essere una minoranza nella società.

Siamo milioni di esseri umani che hanno scelto di non contribuire in prima persona a questa guerra, diventando vegetariani; ma soprattutto, siamo i miliardi di animali rinchiusi e uccisi per un capriccio alimentare non necessario, quegli animali che se potessero non ci penserebbero due volte a battersi per l’immediata chiusura di tutti gli allevamenti.

Poiché la produzione di carne implica l’uccisione degli animali che vengono mangiati…

Poiché le loro condizioni di vita e di macellazione provocano sofferenza a molti di loro…

Poiché mangiare carne e altri prodotti animali non è necessario, e poiché gli esseri senzienti non devono essere maltrattati o uccisi inutilmente…

… Per questi motivi allevare, cacciare e pescare animali a fini di consumo, così come vendere ed acquistarne i corpi, deve essere vietato.

17-18 aprile giornate mondiali per l’abolizione della carne

abolizionecarne@gmail.com

infoline   327-3209085

http://aboliamolacarne.blogspot.com

Allevamenti intensivi

http://consumatori.myblog.it/archive/2009/07/14/carni-e-allevamenti-intensivi.html

http://www.saicosamangi.info/animali/

http://www.chupacabramania.com/articoli/animali/allevamenti_intensivi.htm

http://www.aamterranuova.it/article1672.htm

http://magazine.quotidianonet.ilsole24ore.com/ecquo/mariafalvo/2010/03/02/allevamenti-intensivi-la-verita-sui-rischi-sanitari/

http://www.ilfoglio.it/soloqui/1580

Video

http://www.youtube.com/watch?v=Es09EABp3Go

http://www.youtube.com/watch?v=bBAX4qc-3Ro

http://www.google.it/search?q=allevamenti+intensivi&hl=it&client=firefox-a&hs=r32&rls=org.mozilla:it:official&tbs=vid:1&tbo=u&ei=UsDFS6fPKoOZOLnrzNEP&sa

=X&oi=video_result_group&ct=title&resnum=8&ved=0CC0QqwQwBw

Libro

http://www.guanda.it/scheda.asp?editore=Guanda&idlibro=6842&titolo=SE+NIENTE+IMPORTA

SE NIENTE IMPORTA

Perché mangiamo gli animali?

Autore: Jonathan Safran Foer
Traduzione di Irene Abigail Piccinini
Pagg. 368
€ 18.00
Reportage
Collana: Biblioteca della Fenice
In libreria dal: 25 Febbraio 2010


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