Associazione Antimafia Antonino Caponnetto e Alf
1 giugno 2011 -
Sono orgogliosa che Chiliamacisegua sia stata pubblicata con gli articoli di Stefania Piazzo, dalla Associazione Antimafia Antonino Caponnetto e da Alf e condivido con chi lotta ogni giorno per l’affermazione della legalità e per il rispetto della vita, questa soddisfazione.
Il mondo civile ci sta ascoltando.
Rosanna Marani
Chiliamacisegua
http://www.comitato-antimafia-lt.org/?p=14545
Associazione antimafia“Antonino Caponnetto”Regione Lazio
Associazione regionale di lotta contro le illegalità e le mafie
Assì…si! I cani di Ischia pellegrini di San Francesco.Il traffico dei cani randagi
Chiliamacisegua l’ha evidenziato nell’invio de La Padania del 22 maggio
“…..Questa è la prima inchiesta seria, documentata sul traffico dei randagi verso l’inferno. L’ha scritta Stefania Piazzo che ha svolto un minuzioso lavoro di indagine……”
E ora siamo alla successiva, mitica puntata, che lascia sbalorditi per le nuove notizie sulle adozioni di cani in Germania, con un inedito e più documentato asse tra la Campania e l’Umbria, con la stessa Associazione che gestisce le spedizioni.
E l’Umbria che fa?
Stefania Piazzo ci anticipa un imperdibile scoop, dandone per ora solo alcune indiscrezioni, ovvero la notizia di immagini di cani ospiti di un canile di una importante città umbra ritrovate su siti di canili tedeschi in vendita ma, attenti bene, con il placet delle Istituzioni umbre locali.
E’ questa la nuova frontiera etica della battaglia al randagismo?
Infine, altro inedito de la Padania, che non smette di stupirci: la diffida all’Asl Napoli2 di Ischia alla quale un’associazione chiede, denunciando di abusivismo l’attuale canile, la revoca di tutte le autorizzazioni sanitarie. Da quel canile sono partiti i cani oggetto di un processo a Napoli, per i reati di associazione a delinquere e falso ideologico, per le adozioni fittizie e i falsi adottanti tedeschi.
Buona lettura e Good morning Umbria!
Chiliamacisegua
ARTICOLO
Ma allora è vero che i cani da inviare in adozione in Germania, richiesti nella struttura del canile di Panza a Forio d’Ischia, grazie all’interessamento della Pro Animale, “erede ” della Fondazione tedesca Ernst (della quale alcuni collaboratori sono sotto inchiesta per associazione a delinquere legata al traffico illegale di animali, vedi la Padania del 22 maggio scorso) sarebbero stati appoggiati durante il loro percorso anche nel canile “Il Sorriso di S. Francesco”, nei pressi di Assisi, gestito dalla stessa Pro Animale, e che ricade sotto l’eccellente vigilanza dell’Asl2?
La notizia riportata settimana scorsa dal nostro quotidiano non ha avuto smentita. Che l’Umbria sia il crocevia compiaciuto di adozioni verso la Germania è un fatto. Così come è un fatto che anche istituzioni pubbliche, come sta emergendo dalle ricerche del nostro quotidiano- e delle quali a breve si darà più ampio e interessante dettaglio – abbiano approvato e sostengano le adozioni berlinesi.
Tutto ufficiale. Tutto legale. Anche i cani in vendita. Ma questo sarà oggetto di un prossimo approfondimento di Good morning Umbria.
Resta però subito da porsi una domanda: se è vero che un’amministrazione comunale e un’asl non hanno strumenti normativi per negare un ‘ adozione all’estero, e se è vero che in Germania è “prassi” chiedere quale pegno e prova di serietà un pagamento per il ritiro di un cane italiano che, mentre staziona in un canile umbro convenzionato con canile sanitario, finisce nella vetrina in vendita di un canile tedesco…, c’è da chiedersi appunto se questa sia la via migliore per affrontare in Umbria il problema del randagismo.
E non sia, invece, una strada breve per “sbolognare via” i cani. È questa la filiera etica che propone la veterinaria pubblica in Umbria a sostegno delle pubbliche amministrazioni che non hanno idee migliori?
Sarebbe utile poter capire come e con quali intenzioni i 273mila euro di “tesoretto” della veterinaria pubblica in Regione si intendano investire nel contrasto al randagismo. Anche questo è un tema che Good morning Umbria affronterà a stretto giro di posta. Mentre resta come tarletto e come giallo, come filo rosso una vicenda che riguarda un piccolo cane che, tatuato e di proprietà di una struttura convenzionata in una città umbra, era “scomparso” per essere poi ritrovato più di due anni dopo nella felice oasi “Il Sorriso di San Francesco”, pure sterilizzato.
Una telefonata dell’Asl2 al legittimo proprietario riconduce il cane che si era un’altra volta “smarrito”. E così,il proprietario strada facendo si interroga sui legami tra la Pro Animale (che oggi come già scritto prosegue con l’Asl di Ischia le adozioni) di Assisi e il canile della stessa santa città, ma viene confortato dall’Asl2 che la Pro Animale lavora benone e che qualsiasi tipo di collaborazione possa esistere col Comune e il canile è ok.
E il tatuaggio del cane? «Non se ne erano accorti», spiega a la Padania ancora stupefatto il legittimo proprietario. Che, racconta ancora, viene interpellato per una richiesta di adozione. «Mi chiamano e dicono che una signora tedesca in questi anni si era affezionata a lui e piange.”
La risposta è secca secca: «E non vi siete chiesti in questi anni se piangeva l’italiano che lo cercava?». Semi-fine della storiella. Non se ne erano accorti. D’altra parte, seguire con attenzione e precisione le adozioni richiede tempo e massima dedizione. Può succedere, con tutti i microchip da passare a quegli adottanti…. uno magari scappa.
Intanto, “accontentiamoci” di tornare sui nostri vecchi passi, quelli che settimana scorsa hanno dato notizia del procedimento giudiziario in corso presso la Procura di Napoli su una serie di reati che vanno dall’associazione a delinquere al reato continuato al falso materiale e ideologico (per il reato di falso risultano indagati due veterinari dell’Asl Napoli 2 che operano a Ischia).
Ci sono novità? Ci sono novità. Ed è l’atto di diffida verso l’Asl Napoli 2 sul canile contestato a Panza, al centro della bufera giudiziaria, diffida avanzata in questi giorni dall’associazione Uomo natura animali di Ischia, già protagonista di numerose battaglie contro le spedizioni di animali da Panza verso la Germania, con la Fondazione Ernst prima e con la Pro Animale oggi.
La diffida, che era stata già inoltrata al sindaco, e ha come oggetto una questione della quale la Padania aveva già trattato, denuncia una presunta struttura abusiva entro la quale si sarebbe sviluppata l’attività del canile.
Cosa che appare difficile e incomprensibile da capire e che si spera sia frutto di errori di interpretazione da parte dell’associazione, visto che il Comune di Forio, e non solo quello, ha negli anni mantenuta viva una convenzione per la custodia degli animali, e visto che la stessa asl ha rilasciato regolari autorizzazioni sanitarie.
Vediamo alcuni passaggi della diffida che il nostro quotidiano è in grado di anticipare in esclusiva, certi che la Fondazione Ernst ieri e la Pro Animale campano-umbra oggi siano in regola.
Scriviamo campano-umbra visto che dal 2009 l’Associazione è anche iscritta al registro delle Associazioni riconosciute dalla Regione Umbria. L’iscrizione avvenne, ma ovviamente è una pura coincidenza, subito dopo una diffida inviata ai sindaci dei comuni del territorio di Assisi per invitarli a bloccare il trasferimento di 40 cani del canile di Ponte Rosso in adozione in Germania, mentre si ventilava che alcuni Comuni fossero interessati alla brava Pro Animale come potenziale gestore di strutture sul territorio.
Si legge intanto sulla diffida che «La struttura è nata inizialmente con un fabbricato composto da cantina al piano seminterrato e da abitazione al piano superiore costituita da camera da letto, soggiorno, wc e ripostigli (…). Tale fabbricato fu realizzato in ragione della concessione edilizia n. 91 del 29/11783 e in difformità della stessa, per cui in data 28/2/95 prot. 5373 è stata presentata al Comune di Forio domanda in sanatoria per gli abusi commessi, senza definizione alcuna.
Successivamente – si legge nella nota che porta come intestazione quella del legale dell’associazione, l’avv. Andrea Calandra del foro di Napoli – all’atto di due distinti sopralluoghi effettuati dall’asl veterinaria Na2, in seguito ai quali è stato rilasciato parere favorevole per il rilascio delle autorizzazioni sanitarie (il primo del 4/12/02 con nota n. 571 e il secondo del 18/8/03 con nota prot. n. 350), si evidenziava che la struttura era stata ampliata e comunque modificata nella sua interezza, senza alcun tipo di autorizzazione edilizia».
Perbacco, impossibile! Il Comune non può aver sbagliato. Ma la diffida non è dello stesso nostro avviso. E aggiunge: «In data 23/905 agenti del Corpo Forestale dello Stato sottoponevano a sequestro opere edili in corso di realizzazione all’interno della detta struttura».
Insomma, come stanno le cose? «Visto quanto comunicatoci dal responsabile della Polizia municipale ten. col. Giuseppe Russo, prot. 2184/R (atto del 4 maggio scorso e di cui la Padania è in possesso, ndr) “per le opere realizzate abusivamente sono state emesse regolari ordinanze di demolizione… attualmente la struttura sta aperta in forza delle due autorizzazioni rilasciate dal Comune di Forio”, le pregresse
autorizzazioni, rilasciate dall’Asl Na2, allo stato, sono da ritenersi illegittime e comunque prive di fondamento non essendoci mai stati i presupposti – secondo il legale dell’associazione – a fondamento delle stesse.
Di conseguenza – e chiude – anche quanto certificato dall’Asl Na2 Nord dipartimento di prevenzione Ischia è da ritenersi illegittimo».
E quindi? Quindi è stato chiesto di revocare le autorizzazioni sanitarie e di chiudere la struttura.
Più a Nord non c’è, nel caso la sfortuna si abbatta sulla generosa Pro Animale, la verde e accogliente Umbria e la galleria fotografica per la vendita dei “modelli”?
(88 – continua)
Viaggio nell’Italia bestiale a cura di Stefania Piazzo
OTTANTOTTESIMA PUNTATA
ASSÌ..SÌ!! I CANI DI ISCHIA PELLEGRINI DI S. FRANCESCO
CAMPANIA, UMBRIA, GERMANIA. ADOZIONI, FOTO, STRUTTURE DIFFIDATE
Le foto dei cani di un canile umbro in “vendita” nei siti tedeschi, con il placet delle istituzioni locali. Una nuova strada etica per sbolognare via il problema del randagismo
Questo articolo è stato pubblicato il Domenica, 29 Maggio 2011 alle 15:33 e
http://76.163.187.103/ALFront/Actions-Italy/LaPadania22Maggio.htm
About ALF > Actions Index > Italy
LA PADANIA 22 MAGGIO PADRINI DI VOLO CANI DA ISCHIA
LA PADANIA 22 MAGGIO PADRINI DI VOLO CANI DA ISCHIA ALLA GERMANIA E NESSUNO FERMA IL CHECK-IN
Questo non � un becero, diffamatorio, procurato allarme, vomitato alla cieca, che mette nel mucchio qualsiasi si dice che�.�.attenzione �, quella tizia e quel tipo sono da mettere in lista nera�., vendono randagi a�.. �
Questa � la prima inchiesta seria, documentata sul traffico dei randagi verso l�inferno.
L�ha scritta Stefania Piazzo che ho ha svolto un minuzioso lavoro di indagine, per mettere insieme le tessere di un osceno puzzle dell�orrore, del lucro, della indifferenza, della �amicizia� tra coloro che per carica e coscienza avrebbero dovuto controllare e denunciare.
Quis custodiet custodes?
Chiliamacisegua si appella al Dottor Gaetano Penocchio, Presidente della FNOVI – Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani, affinch� li custodisca questi �custodi, affinch� richiami al dovere e all�etica, sparse e disperse lungo questi anni di inapplicazione delle Leggi a Tutela Animale, i veterinari, i primi (angeli) custodi dei randagi a loro affidati.
Che compatti i medici della Sanit� Animale Pubblica, che metta al bando i veterinari indegni, che indichi la strada per una collaborazione atta a stroncare qualsiasi malaffare.
Che i veterinari, sono i primi testimoni dell�incivilt�, spalmata ovunque in Italia, sotto la cecit� di molti Sindaci. Che i veterinari sono i primi a poter denunciare le cose storte.
Il vento � mutato dall�insediamento dell�on Francesca Martini, che gi� si � appellata ai medici, il tessuto sociale a trama stretta che pu� e deve impedire di allargare le maglie alla malasanit� e dall�arrivo della giornalista Stefania Piazzo che su La Padania, ogni domenica con i suoi dossier, scopre cadaveri imbalsamati, negli armadi che non hanno effettuato fino ad ora�� il cambio delle stagioni.
Le Associazioni e i volontari vigilano, denunciano, protestano,si ribellano, tengono alta l�attenzione e Chiliamacisegua divulga ogni vergogna.
No, non si pu� pi� dire: �Io non sapevo!�
No, non si pu� pi� far finta di niente.
Buona lettura Presidente e dia un cenno, per favore, che il mondo ha bisogno di empatia, di umanit�, di legalit�.
Di amore e di rispetto per la vita!
Chiliamacisegua
LA PADANIA 22 MAGGIO DALLA PARTE DEGLI ANIMALI A CURA DI STEFANIA PIAZZO
VIAGGIO BESTIALE
OTTANTASETTESIMA PUNTATA
PADRINI, DI VOLO CANI DA ISCHIA ALLA GERMANIA E NESSUNO FERMA IL CHECK-IN
Sotto processo a Ischia due veterinari dell�Asl Napoli 2 con i gestori e i collaboratori del canile di Forio.
Dalle intercettazioni telefoniche all�accusa pi� grave per gli organizzatori: associazione a delinquere
Un�altra base possibile ad Assisi, in Umbria. Intanto i �tour operator� continuano la loro attivit�
�E sempre l� si cade, nell�eccellenza della vigilanza veterinaria campana. Con
uno strascico persino umbro ad Assisi e, per le origini di uno dei veterinari
imputati, Todi. Una coincidenza… Ma che ambo.
Questa volta per� la sintesi � pi� complessa del solito. Perch� guardi il
passato e guardi il presente e non comprendi cosa sia cambiato. E ti chiedi
quindi se sia tutto vero.
Sul tavolo c�� il traffico di animali che passavano per il canile di Panza,
gestito dalla Fondazione tedesca Ernst, canile convenzionato allora col Comune
di Forio e molti altri. La Fondazione a seguito delle indagini si � sciolta e al
suo posto � nata l�associazione Pro Animale, pare con medesima partita Iva.
Iscritta all�albo regionale prima di completare l�anno di attivit� di
volontariato. La Regione, visti i requisiti e l�eredit�, ha accelerato i tempi
di legge.
Sul tavolo della cronaca di oggi? Ci sono gli stessi veterinari asl sotto
processo e al loro saldo posto di lavoro. Fino a prova contraria non hanno fatto
niente.
Sul tavolo ci sarebbe ancora l�uscita di animali da Ischia verso la Germania.
Sul tavolo, infine, c�� una controversa storia che vedrebbe la struttura
utilizzata dalla Fondazione come struttura abusiva. E per la quale sarebbero
state emesse ordinanze di demolizione, ad oggi non eseguite. � mai possibile che
un Comune, anzi, pi� Comuni, si fossero convenzionati, oltre che con quelli che
nel gergo delle adozioni verso l�estero si chiamano �padrini di volo�, si
fossero convenzionati appunto con chi non avrebbe potuto neppure star l�?
Impossibile, ci sar� un errore, sono paradossi incredibili.
E geograficamente allargati alla struttura �Il Sorriso di San Francesco�, che
sarebbe riconducibile alla Pro Animale, nella quale la titolare dichiara
candidamente (vedi �Il Corriere dell�Umbria� del 19 giugno 2009) che �Il
trasporto di cani a Ischia via Assisi, in Germania o Austria, si � svolto in
maniera assolutamente legale e con i documenti di espatrio previsti dalla
legge�. Cosa che egregiamente avr� controllato l�asl 2 di Assisi.
Quadro destabilizzante. Vuoi perch� le accuse per le quali sono a giudizio due
veterinari dell�Asl Napoli2 e un�agguerrita squadra italo-tedesca di persone
accusate di traffico di cani dall�Isola di Ischia verso la Germania dal 2001
sono di una gravit� eccezionale, col peso delle intercettazioni telefoniche….
Sconcertante. Vuoi perch� sono macigni i reati contestati a diverso titolo agli
indagati: per gli organizzatori del �giro� in particolare si va
dall�associazione a delinquere al concorso in reato al reato continuato, per
arrivare al falso ideologico e al falso materiale che sarebbe stato consumato
da pubblici ufficiali.
Vuoi perch� in tutta questa vicenda, e questo � il cuore vero del problema, che
va oltre l�inchiesta e il processo, ci si chiede cosa sia cambiato dal 2006,
anno d�avvio della bufera giudiziaria, ad oggi. Quasi nulla. Allora, non era
successo nulla anche prima, il processo � una farsa.
Perch� i cani, da Ischia alla Germania, sono partiti ancora. E c�� chi, come
Giacomo Bellezza, veterinario libero professionista e direttore sanitario del
canile della Pro Animale, � anche impegnato per l�asl per il servizio di pronto
soccorso, in un ambulatorio a Serrara Fontana. Ma c�� chi giura che i cani non
finirebbero solo l�. Illazioni isolane, ovvio.
Avvilente. Perch� l�Asl Napoli2, a firma del dr. Massimo Barbato, rispondeva ad
un�associazione che l�invio dei cani in Germania nel 2005 risultava regolare.
Anzi. �Lo scrivente ufficio ha dato corso alle procedure d�ufficio presso gli
organi istituzionali competenti per il controllo delle adozioni sul territorio
germanico�. Che dicevano gli esiti delle procedure? I vertici superiori
interpellati non rispondevano. Quindi � vero, non � vero niente quello che �
successo.
Apocalittico. Perch� le associazioni animaliste, che, come la magistratura,
sostengono che il movimento verso la Germania risalga persino al 2001, si sa
che non saranno ammesse a costituirsi parte civile nel procedimento. Non c��
danno, secondo una lettura di chi giudica in questa fase dibattimentale. Ma gi�
ambienti del ministero della Salute guardano con interesse agli sviluppi
processuali, senza escludere a priori di valutare una presa di posizione come
quella intrapresa a Cicerale.
Affezionato. Perch� dopo lo scandalo, tutti i Comuni convenzionati con il canile
di Panza dell�allora Fondazione Ernst poi scioltasi e, come da statuto, �rinata�
come associazione Pro Animale, hanno detto addio, tranne che il Comune di Forio
e di Serrara Fontana. Fino a convenzione scaduta, nel 2008. Ma con dei ma.
Edificante. Perch� a tallonare l�inchiesta si aggiunge la denuncia della
presidente dell�Una di Ischia, Maria Pagano che, con un atto stragiudiziale di
diffida, sostiene che la struttura sia persino abusiva. Giacerebbe solo una
richiesta di sanatoria. Sembra impossibile che il Comune di Forio non si sia
accorto di nulla, deve esserci un errore.
Barattante. Perch� il Consiglio comunale di Forio il 30 luglio scorso deliberava
all�unanimit�, come �cambio merce� del mancato pagamento del mantenimento di 51 cani,
per un controvalore di 62.500 euro, l�autorizzazione da parte
dell�associazione Pro Animale a far adottare tutti i cani dalla struttura. Verso
dove? Le destinazioni di cui sopra.
Ambivalente. Perch� a costituirsi parte offesa nel processo si sono presentati
il Comune di Forio e l�Asl Napoli2.
Tanti interrogativi, nonostante tutto. Ovvero nonostante un processo e il peso
di una ricostruzione giudiziaria minuziosa dell�Ufficio X del Gip del Tribunale
di Napoli, che potrebbe andare bene come sceneggiatura per un �romanzo criminale
animale�. Se tutto fosse confermato.
� solo una questione di false adozioni internazionali di cani e gatti, messe in
corso, secondo alcuni, da un�organizzazione che gi� in Germania si sarebbe vista
chiudere un proprio rifugio all�estero, con una condanna per maltrattamento
mentre a Ischia vive serena?
� solo fango o �leggerezza� italica? E l�Asl? Mai un dubbio sul massiccio esodo
di animali e di protagonisti, spesso sempre gli stessi, i �padrini di volo�, a
bussare? Secondo la procura, non ha comunque vigilato. Sta agli atti di una
reprimenda uscita persino dalla penna del magistrato. Che figura per
l’eccellenza della veterinaria pubblica campana, �servizio , ad onor del vero -
si legge – non particolarmente sollecito nel sondare la veridicit� delle
indicazioni riportate sulle richieste di affido (�). I veterinari asl, pubblici
ufficiali, avrebbero dovuto, secondo la normativa in vigore, accertare
l�effettiva identit� in sede di sottoscrizione della richiesta di adozione�.
In cinque anni, mai un sospetto? Mai. Come oggi.
Vediamo i fatti contestati. Il meccanismo � pi� o meno sempre lo stesso,
spiegano gli atti che hanno portato al dibattimento il gestore, i veterinari
dell�Asl e i collaboratori dell�associazione: trasferimento di animali dal
rifugio Ernst di Forio in localit� Panza verso la Germania in localit� diverse
da quelle dichiarate all�atto del trasferimento.
Due le strade: o attraverso finti adottanti, quasi sempre tedeschi, che avevano
ottenuto l�affido in Italia. Oppure… oppure riempiendo abusivamente alcuni
moduli per le richieste d�affido firmati in bianco con l�inganno.
In ogni caso, secondo l�accusa, false o fittizie erano le richieste di adozione,
false le pratiche, esibendole ai veterinari e ottenendo da loro il rilascio di
passaporti in cui l�indicazione del proprietario dell�animale risultava non
vera.
Insomma, una serie, definita addirittura �indeterminata di delitti di falso di
autorizzazioni amministrative…, di induzione del pubblico ufficiale al
rilascio di passaporti ideologicamente falsi….�.
Personaggi e interpreti di questo presunto romanzo criminale: Nicola
Cacciapuoti, direttore del rifugio; Ciro Pontone e Karin Mundt, considerati
�istigatori� del gruppo dai magistrati poich� principali gestori della
Fondazione Annemarie Ernst; il veterinario dell�Asl Napoli 2, Mario Mariani,
originario di Todi. Uno dei casi contestati, ad esempio, che lo riguarda
nell�imputazione, tratta l�adozione di un randagio da parte di S.D.D. che
avrebbe dovuto firmare il modulo contenente la richiesta d�adozione.
Ma gli sarebbe stato sottoposto per la firma anche un modulo in bianco con
un�ulteriore richiesta di adozione. Richiesta che veniva completata con i dati
identificativi di un ulteriore cane che S.D.D. non aveva affatto chiesto di
adottare. Il veterinario Asl firmava, in calce alla richiesta, l�autorizzazione
dell�Unit� operativa veterinaria alla consegna dell�animale. �Tutti cos�
formando – si legge nel rinvio a giudizio – una falsa richiesta di adozione
(datata 12/10/2005 e priva di numero), una falsa autorizzazione dell�Unit�
operativa veterinaria alla consegna del cane e la falsa scheda di affido del
cane�. Dopo la formazione di questa serie di falsi, �per realizzare l�illegale
trasferimento in Germania del cane, confezionavano il passaporto per animali
materialmente rilasciato dal Mariani e nel quale S.D.D. risultava falsamente
proprietario�.
Il meccanismo si ripeteva ogni volta, anche con soggetti diversi, con l�aggiunta
di un altro veterinario della stessa Asl Napoli2, Ciro Di Sarno. Situazioni
simili, cui si aggiungono i nomi di altri �collaboratori� indagati come Else
Scheurlein, persona fidata di Cacciapuoti. Lo stesso gruppo d�azione, stando
all�accusa, approfittando della richiesta di adozione di una cittadina
austriaca, M.B., sottoponevano alla donna per la firma altri tre moduli in
bianco contenenti altrettante richieste di adozione. In seguito, li completavano
con i dati di altri tre cani mai richiesti dall�adottante austriaca e, in calce,
Di Sarno firmava l�autorizzazione dell�Unit� operativa veterinaria.
Incredibile. Alla schiera degli indagati ad un certo punto compare anche il
nome di Alessandro Impagliazzo, amministratore e direttore sanitario del
rifugio dal 2001 al 2005.
Ma tutte le adozioni, a centinaia per anni e anni, non hanno mai destato
sospetto all�Asl? In alcuni casi, addirittura, il magistrato in questo giro di
carte false, accusa persino i membri dell�associazione di aver indotto �in
errore Ciro Di Sarno� nell�attribuire a presunti adottanti la propriet� di
numerosi cani. Tante erano le carte e le adozioni che si ripetevano sui tavoli
dell�asl… che confusione per i poveri ignari veterinari. Vero?
Fondamentali per la svolta nell�inchiesta le intercettazioni, legate alle
indagini che la polizia aveva posto in essere fermando nel 2006 una spedizione
di animali trasportare in condizioni peraltro fuorilegge, bloccando la
spedizione al momento dell�imbarco dopo la segnalazione di una guardia
ecozoofila del posto, Giovanni Esposito, dell�associazione Pro Natura. Gli
indizi erano stati d�altra parte disseminati come i sassi di Pollicino� In
particolare i passaporti plurimi di M.R.B. , sui cui passaporti dei cani veniva
indicata Vienna come localit� sita in Germania. All�asl era sembrato tutto
regolare? Vienna… la Sacher… Berlino… Ma Ischia � troppo lontana.
Persino Impagliato, direttore sanitario del canile, che risulta tuttavia
indagato, si era recato in Germania al canile �Renate Lang� di Horb e a fronte
di 51 animali che sapeva di aver inviato, verificava che di 50 si erano perse
completamente le tracce e non risultava fossero andati in adozione. Forniva poi
la tabella riepilogativa dei trasferimenti dal 2001 al 2005, confermando il
massiccio trasferimento autorizzato dall�asl. Perplessit� erano state espresse
anche dal direttore pro-tempore dell�asl di Ischia, Massimo Barbato, che
dichiarava di aver scritto nel 2002 al consolato tedesco, nel 2003 al direttore
sanitario dell�asl di Napoli2 e alla Regione Campania in ordine alla regolarit�
delle procedure, senza ricevere per� risposta.
Le intercettazioni, che sono esemplificative, documentano le organizzazioni di
pi� viaggi. Diversi voli il 29 luglio 2006, curando di evitare automezzi in
dotazione dell�ente preferendo mezzi privati. Ma dalle intercettazioni
comprendono che � in atto il pedinamento. E si interrogano se la soffiata sia
arrivata dal canile, da chi conosce i movimenti, ad esempio l�asl.
Ciro (Pontone): �Le signore si sono accorte che un bel giovanotto � venuto con
la vespa�.
Nicola (Cacciapuoti): �Non ci hanno fatto pi� caso all�aeroporto dopo aver fatto
il check-in�.
Ciro: �La polizia ha fatto chiamare. Sono stati chiamati dalla polizia i due che
avevano accompagnato� Quindi adesso da Ischia qualcuno ha dovuto sapere che
questi partono il giorno �tot� e questo ragazzo � andato appresso� chi pu� dire
a questi qua che adesso partono�una domanda� Di Sarno sapeva quando dovevano
partire queste?�.
Nicola: �No, non lo sapeva nessuno.�
Ciro: �Non lo sapeva nessuno?�
Nicola: �C�� un fatto importante invece� Io penso che il furgone� qua fuori qua�
proprio il furgone � visionato e sorvegliato da qualcuno�nel momento in cui gi�
sanno tutta la prassi� gi� sanno tutto come si fa� perch� in quattro�cinque anni
che sono state fatte queste cose� sanno che quando Giuseppe va a preparare i
box� capito� e chiaramente � l�unica spiegazione��.
Ancora Nicola: �E poi ti voglio dire�basta una telefonata a quelli di Napoli� e
quelli si mettono l�.�
Ciro: �Io pensavo che caso mai all�asl��
Nicola: �Niente l�asl�quando fa i passaporti� quello ci d� i passaporti�non sa
quando partono�non lo possono sapere �perch� non � che mai gli diciamo� guarda
anzi la scheda di ritorno che io devo dare all�asl con la firma�della seconda
firma di consegna non gliela facciamo neanche firmare l� Adesso la Hunday non
si muover� fino a quando non� ho protocollato il caso del�permesso�.
Ciro: �Per gli animali per�
Nicola: �Per gli animali � chiaro�se poi uno vuole trasportare quello che vuole
quello � propriet� privata, uno pu� portare quello che c. vuole, quello � poco
ma sicuro��.
Dal 4 aprile 2006 la Fondazione era stata inibita a dar luogo alle adozioni in
seguito ad un provvedimento in via cautelare del distretto 57 di Ischia in
seguito al sequestro di 27 animali e al procedimento penale per maltrattamento.
Sospetti anche sulle vaccinazioni antirabbiche le associazioni le sollevano, non
essendo presenti le fustelle della vaccinazione bens� delle indicazioni a penna.
Dalla intercettazione dell�8 agosto 2006 tra Karin Mundt ed Else Scheurlein.
Karin: �Dovremo facerla�.
Else: �Sicuramente dovremmo farcela, anche con le vaccinazioni antirabbiche,
questo � il problema minore�.
Interessante anche la telefonata del 17 agosto 2006 tra Cacciapuoti e Massimo
(di cui sopra, si legge negli atti, quindi si fa riferimento al Massimo citato
nei documenti).
Nicola: �Mi fai quella lettera�perch� Mario ha fatto quelle due righe, per� io
voglio che mi fai tu� (�). Il cane sta qui dentro, � un bel rottweiler grosso�
Massimo: �Senza microchip�.
Nicola: �Senza microchip� senza niente, come al solito�.
Si legge nelle carte processuali ancora della telefonata. �Cacciapuoti contatta
direttamente tale Massimo (poi identificato – si legge – in Barbato Massimo,
dell�ASL Napoli 2 di Ischia, ndr), perch� ha la necessit� di ottenere due
passaporti, ricevendo dall�interlocutore una disponibilit� ad una richiesta
-scrive persino il giudice – alquanto anomala, atteso che, a quella data, la
Fondazione era ancora interdetta dal poter dar corso a nuove adozioni e
affidamenti, proprio in ossequio al provvedimento dell�asl di Ischia�.
Altre intercettazioni, ancora Karin ed Else.
Else: �Sicuramente staranno intercettando la telefonata�.
Karin: �Davvero, allora scoprono tutto, dovrebbero occuparsi sicuramente di
altre cose�.
Altra telefonata ritenuta interessante per gli investigatori � quella tra Ciro
Pontone e Giacomo Bellezza, il libero professionista convenzionato con l�asl di
Ischia e direttore sanitario del canile di Panza che lavora per il pronto
soccorso asl. Bellezza viene illuminato circa l�importanza di Jutta Heinemann.
Ciro: �La signora Heinemann (…) � una delle persone pi� importanti…ed � lei
che il 90% dei singoli che partono li piazza�.
Il 24 novembre 2006 venivano perquisiti gli uffici dell�asl di Ischia. �Si aveva
modo cos� di vedere – spiega il magistrato – i diversi casi di adozioni in
relazione alle quali risultavano adottanti persone diverse da quelle cui gli
animali erano realmente destinati e i casi di adozioni completamente fasulle,
ossia disconosciute dalle persone che figuravano nella documentazione quali
adottanti (…)�.
Due le rogatorie avanzate dalla Procura di Napoli: la prima – accolta – per
accertare la destinazione reale degli animali. La seconda – respinta – per
approfondire i profili sul sostentamento della Fondazione.
Ma non � finita qui.�
s.piazzo@lapadania.net
(87 – continua)
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Cicerale il mausoleo dell’orrore chiude
28 aprile 2011 -
Chiliamacisegua divulga con commozione questo comunicato che pone una pietra tombale sugli orrori di Cicerale.
Chiliamacisegua è stata in prima linea in questa lunga battaglia, fin da settembre del 2008, quando portò Cicerale come macroscopica indecente illegalità, che perdurava da decenni, da sottoporre all’on Francesca Martini, che volle il tavolo tecnico a Milano con le Associazioni e i volontari.
Il ricordo dei cani, a migliaia, passati per l’inceneritore dell’Oasi Ciceralensis e riuniti ora, a branchi liberi e finalmente felici sul ponte dell’arcobaleno, potra’ essere meno straziante.
Chiliamacisegua
Comunicato
Domani con la Task Force fuori l’ultimo cane dal canile lager di Cicerale
A quasi due anni dalla revoca dell’autorizzazione sanitaria –avvenuta il 25 maggio 2009- in un mese di aprile che ha visto finalmente l’apertura formale del dibattimento nei confronti di Mauro Cafasso, il Ministero della Salute – che si è costituito parte civile nel processo assieme alle associazioni – accoglie l’invito della Lega Nazionale per la Difesa del Cane e torna presso il canile “Ciceralensis” nella tarda mattinata di venerdì 29 aprile 2011.
“Rosalba Matassa coordinatrice, Stefania Piazzo componente Task Force per la tutela degli animali d’affezione, istituita dal Sottosegretario di Stato on.leFrancesca Martini, tornano a Cicerale, e accompagneranno verso la libertà l’ultimo cane rinchiuso nella struttura – riferisce Laura Rossi Presidente LNDC-. Accanto a loro ci saranno tutte le associazioni che combattono il sistema dei canili lager. Non a caso ciò avviene nel mese di aprile quando finalmente è iniziato un processo atteso fin dal 1980. Si tratta di un appuntamento importante che segue la grande catena umana attorno al canile del 28 febbraio 2009 che diede nuovo impulso alla battaglia per la legalità ancora in corso”.
Una battaglia che ha dato i suoi frutti grazie all’attività ispettiva del ministero, fortemente sostenuta dal sottosegretario Martini e alimentata da inchieste giornalistiche che hanno contribuito a segnare una svolta accanto ai volontari sul territorio.
Oltre alla Lega Nazionale per la Difesa del Cane anche LAV, Associazione Canili Lazio, Animals Asia Foundation,Oipa ed Enpa fanno parte del coordinamento legale che si batte per la chiusura effettiva della struttura insieme a Chiliamacisegua, alle associazioni e sezioni locali quali Associazione Zoofila Salernitana le sezioni locali Aipa ed UNA e tutti quei privati cittadini che di quella montagna hanno fatto il personale Golgota.
L’appuntamento è quindi alle 11 di venerdì 29 aprile presso il “Canile Ciceralensis”.
Piera Rosati
dir. Ufficio Comunicazione e Sviluppo LNDC
comunicazione.sviluppolndc@gmail.com
Lega Nazionale per la Difesa del Cane
Cicerale raccontato da Chiliamacisegua
http://www.chiliamacisegua.org/2011/04/05/cicerale-i-tempi-della-giustizia-di-vallo-della-lucania/
Cicerale: i tempi della giustizia di Vallo della Lucania
http://www.chiliamacisegua.org/2010/03/29/cicerale-cafasso-rinviato-a-giudizio/
Cicerale: Cafasso rinviato a giudizio aggiornamento
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Intollerabile, diseducativo, feroce metodo di studio
26 aprile 2011 -
Intollerabile, diseducativo, feroce metodo di studio.
Caccia selezione? E poi magari ripopolamento?
Uccisione si chiama, non servono eufemismi ipocriti per bypassare il concetto che la caccia non è uccidere, ma è “imparare cosa è la natura”.
Queste lezioni a bambini tanto piccoli sono la negazione dell’innocenza. Con tale metodi pedagogici cruenti imparano solo a conoscere la “natura dell’uomo”, arrogante, violenta e distruttiva.
E magari poi, a praticarla con i propri simili.
Tanto vale mettere una mitragliatrice in mano agli scolari e insegnare loro, fin dalle scuole elementari il” gioco” della guerra.
Per difendersi, naturalmente!
Ma si può insegnare la morte?
Indecente!
Chiliamacisegua chiede agli organi competenti, al..capoufficio del signor Riccardo Barotti, lista civica vicina al centrosinistra, di richiamarlo all’ordine e di ricordargli cosa sia il rispetto per la vita.
Che davvero, non è esempio di primo cittadino, da stimare.
Chiliamacisegua
I FATTI
http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/04/25/news/cinghiale-15376970/
Bambini a scuola di caccia”Imparano cos’è la natura”
A Rocchetta di Vara, nello spezzino, il comune organizza lezioni “per insegnare come ci si difende dall’assedio degli animali”. In un parco recitato, gli scolari della quarta e quinta elementare con cinghiali in carne e ossa e cani segugi. “I cacciatori mimeranno l’uccisione”
di BRUNO PERSANO

Ore 8: lezione di caccia. Chiusi nel parco con un cinghiale e i cani segugi. Un cacciatore insegnerà ai bambini della quarta e quinta elementare di Rocchetta di Vara, nello spezzino, come si uccide un animale. “Niente visioni truculente né ostentazioni delle armi però”, avverte il sindaco Riccardo Barotti, per tacitare subito le obiezioni degli ambientalisti. “Il nostro slogan è: Rispettiamo la natura”. E spiega: “In Val di Vara la maggior parte degli uomini è cacciatore. I bambini a casa sentono spesso parlare di caccia dai padri e dai nonni. E’ inutile nascondere l’argomento: per cui abbiamo pensato di organizzare queste lezioni affinché i bambini imparino correttamente cos’è la caccia e come ci si difende dall’assedio dei cinghiali”.
Anche la famiglia del sindaco è una famiglia di cacciatori, come quasi tutti nel paesino di 800 abitanti arroccato sull’Appennino, al confine tra Liguria e Toscana. Riccardo Barotti però cacciatore non lo è anche se la convivenza con le “doppiette” è cosa consolidata: “Pensi che nel periodo della caccia, spostiamo il consueto giorno di giunta per permettere agli assessori di andare per boschi”.
Nella scuola di caccia, istruttori saranno gli stessi cacciatori, guardie forestali e l’insegnante di scienze della scuola elementare. L’appuntamento è tra un paio di mercoledì, il 4 maggio, nel parco in paese gestito dai cacciatori. Sarà una lezione all’aperto con i cani da caccia Alpenlaendische Dachsbracke, la razza migliore per inseguire e scovare gli animali, e veri cinghiali in carne e ossa che i cacciatori allevano nel parco recintato per addestrare i cani.
“Il nostro intento – spiega il sindaco, 32 anni, lista civica vicina al centrosinistra, il più giovane primo cittadino della Regione fino alla scorsa elezione amministrativa – il nostro intento – precisa Riccardo Barotti – è avvicinare i bambini al concetto di caccia di selezione per garantire l’equilibrio nella natura. La caccia che noi insegneremo non è di aggressione, ma di difesa. I contadini sono assediati dagli animali: i bambini devono capire che è giusto imparare a difendersi. Sulle magliette che regaleremo ai piccoli abbiamo fatto scrivere: “La caccia è passione, istinto, ragione ma, soprattutto, è rispetto per la natura”.
(25 aprile 2011)
Riccardo Barotti Sindaco di Rocchetta di Vara
A
segreteria_genova@repubblica.it;
info@lacoscienzadeglianimali.it;
AGGIORNAMENTO
Dopo le proteste da tutta italia
Bambini a scuola di caccia? La scuola di Rocchetta dice no
28 aprile 2011
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La Spezia – Dopo le feroci polemiche, la scuola di Rocchetta Vara non aderirà alla lezione di caccia organizzata dal sindaco Roberto Barotti (Pd) e dal suo vice, Roberto Canata, cacciatore convinto: docenti e bambini non indosseranno le magliette che Federcaccia aveva in animo di distribuire il 3 di maggio, e non seguiranno la “dimostrazione” di caccia al cinghiale al recinto di Garbugliaga.
Le insistenze del Comune, che anche ieri ha tentato sino all’ultimo di convincere l’istituto scolastico comprensivo della val di Vara della bontà dell’idea, sono state vane. Se il Comune vorrà andare avanti, dovrà rivedere la formula: non più “scuole” a lezione di caccia, ma un invito a chi voglia aderire a livello individuale. Saranno le famiglie, nel caso, e fuori dall’orario scolastico, a decidere se portare il proprio bambino a vedere come un cane da caccia stana e insegue un cinghiale: e a far indossare loro la maglietta da cacciatore. Ma senza scolaresche, insegnanti e preside.
A scuola s’è tenuto ieri il vertice convocato dalla dirigente, Cinzia Caccone, che già “a caldo” aveva detto di «non sapere nulla» della lezione di caccia, che aveva catapultato il nome della scuola sulla cronaca nazionale. E quando ha letto il programma, neppure ha voluto saperne: «La scuola non era stata proprio informata – ha ribadito – Alcuni docenti avevano avuto dal Comune notizia di una generica iniziativa ambientale: ora abbiamo letto il progetto nero su bianco, per la prima volta, e abbiamo verificato che non è compatibile con la didattica ambientale di una scuola. Pertanto, nessuna adesione».
Il fatto che una lezione di caccia al cinghiale – pur senza abbattimento finale, ma comunque con un animale inseguito come preda – contrasti con la didattica ambientale adatta a bambini fra gli 8 e i 10 anni, lo sostengono anche i Radicali, che hanno messo la questione nelle mani dei ministri Gelmini e Prestigiacomo. La senatrice Donatella Poretti, del gruppo Radicali Pd, sostenuta da Alessandro Rosasco, ligure del comitato nazionale Radicali, ha depositato un’interrogazione urgente. Ha chiesto se «il governo ritenga compatibile un simile progetto con i più elementari canoni di educazione ambientale e se non ritenga di dover intervenire presso il Comune di Rocchetta di Vara per impedire che simili progetti possano davvero svolgersi: perché chi amministra non dice con approccio laico e scientifico quali danni la caccia arreca alla fauna selvatica, all’ambiente e persino all’uomo? Perché si continua a definire i cacciatori “amici dell’ambiente”? Il calo dei cacciatori spinge i politici “filo doppiette” a inventarne di tutti i colori pur di sostenere la lobby: non si faccia, però, a spese dei bambini, che a scuola meritano di imparare ben altro. E se Rocchetta cercava visibilità, ce l’ha: ma intrisa di per questa trovata».
Intanto, tutta Italia discute della provocazione di Rocchetta Vara: l’unico assordante silenzio si registra nella provincia della Spezia, dove nessun politico ha detto una sola parola. Non un cenno dal centrosinistra, non un cenno dal centrodestra, nonostante che la vicenda sia finita all’attenzione del governo. Evidentemente, tutti i politici spezzini cercano di tenersi buoni sia i cacciatori sia gli animalisti, e non vogliono rischiare di perdere un solo voto: solo così si può spiegare il mutismo bipartisan che caratterizza questa vicenda, mentre gli interventi fioccano da tutta Italia.
L’Enpa di Roma, per esempio, ha annunciato un ricorso al garante per l’Infanzia e alla Procura contro l’idea della simulazione di una scena di caccia di fronte ai bambini, che nel progetto del Comune e di Federcaccia prevedeva la “compresenza” di cacciatori e insegnanti: «Ritenere educativo lo sfruttamento di cinghiali terrorizzati e cani, avvicinare i bambini all’uso delle armi in un’epoca segnata da episodi di bullismo, è pura follia – dichiara l’Ente per la Protezione animali – L’idea calpesta l’etica e le norme di tutela della fauna selvatica: la caccia non c’entra nulla con la conservazione della natura. Un vero percorso istruttivo prevede il contatto con la natura e la conoscenza degli animali, senza esercizio di violenza. Autorizzare lezioni di caccia per una scuola, viola le norme: nessuna legge prevede cose simili. Alle scuole si propongono percorsi didattici per educare al rispetto degli animali. Lo stesso Stato relega la caccia a pura concessione, subordinata ad altre attività, che hanno veramente a che vedere con le esigenze di tutela e di protezione della natura. Chi amministra Rocchetta Vara, piuttosto che inventare proposte “educative” assurde, torni sui banchi di scuola a ripassare la legge».
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NO ENCI NO COLLARE ELETTRICO NO STRUMENTO DI TORTURA
15 aprile 2011 -
Chiliamacisegua legge orripilata, posta sull’avviso da una mail pervenutale, quanto l’Enci propone nel corso della sua audizione in Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati; “Quanto alla possibilità di usare il collare elettrico, l’ENCI ha richiesto l’istituzione di un tavolo tecnico di confronto, al fine di consentire l’assunzione di decisioni che poggino su reali dati scientifici e ha lanciato l’idea di effettuare appositi corsi per il giusto utilizzo dello strumento.”
Chiliamacisegua propone invece al mondo del volontariato e delle Associazioni il bando dell’Enci fintanto che manifesta il desiderio di utilizzare strumenti di tortura medioevali e lo propone addirittura, contrabbandandolo come strumento di educazione.
NON ESISTE UN GIUSTO UTILIZZO DI UNO STRUMENTO DI VIOLENZA.
Per tale ragione, il Ministero dovrebbe vietarne sia la produzione su territorio italiano e ovviamente la sua commercializzazione, per tutelare il legittimo diritto alla vita senza tortura ne mutilazione degli animali, i cani in questo caso.
Supportate questa battaglia di civiltà, scrivendo alla mailing sotto indicata il vostro NO.
Grazie.
Chiliamacisegua
http://www.chiliamacisegua.org/
Mail pervenuta
Buongiorno a tutti,
la news riportata sotto è stata pubblicata sul sito dell’ENCI. Vi prego di leggere con attenzione la parte che ho evidenziato che riguarda la proposta di costituzione di un tavolo tecnico ministeriale per l’utilizzo del collare elettrico.
Sono abbastanza “spaventata” dei temi discussi in Commissione che preludono una regressione rispetto al benessere animale.
Chiedo il Vs. appoggio per effettuare un eventuale raccolta di firme da far pervenire alla Camera del Deputati contro eventuali provvedimenti e/o approvazioni in merito al collare elettrico, anzi a dire il vero dovrebbero anche vietarne la produzione e la commercializzazione.
Potete scrivere per raccogliere le vostre istanze a posta@csen-cinofilia.it
Grazie a tutti e buon lavoro
Cordiali Saluti
Luisella Vitali
I FATTI
http://www.enci.it/news/news.php?id=930
Audizione ENCI in Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati
Data di pubblicazione: 06 aprile 2011
Riscontrata la bozza di testo unificato recante nuove norme in materia di animali di affezione e di prevenzione al randagismo, l’ENCI, rappresentato dal Presidente Francesco Balducci e dal Vice Presidente Dino Muto, ha espresso le proprie osservazioni durante l’Audizione del 5 aprile 2011 presso la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati.
In materia di “attività economiche con animali d’affezione”, l’ENCI ha proposto che l’allevamento e la cessione a titolo oneroso “anche di un solo animale di affezione” non debba rientrare in tale tipo di attività, con le relative conseguenze regolamentari. Ha proposto, invece, che l’attività di allevamento sia ricondotta alla legge 349/1993, che definisce nel merito l’attività cinotecnica, e ai conseguenti decreti attuativi. Ha richiesto altresì di poter organizzare corsi di formazione propedeutici per l’attività di allevamento previsti dalla bozza di legge in discussione.
Con riferimento all’anagrafe canina e alla istituenda banca dati nazionale, l’ENCI ha sottolineato che oggi garantisce l’allineamento del Libro genelogico alle anagrafi regionali attraverso l’invio trimestrale dei propri dati, proponendo che l’Ente possa implementare e alimentare, tramite le proprie sedi periferiche, la banca dati dell’anagrafe canina al momento dell’iscrizione dei cani nei registri genealogici, evitando così l’eccessiva burocratizzazione a cui è attualmente sottoposto l’allevatore cinofilo.
In merito alle questioni relative al benessere animale, l’ENCI ha rimandato ogni considerazione sulle mutilazioni alle disposizioni tecniche emanate dal Ministro della Salute il 16.3.11 rivolte alla legge di ratifica della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia.
Tali disposizioni forniscono chiare indicazioni, nell’interesse dei cani, dell’allevamento cinofilo e nel rispetto del benessere animale.
Quanto alla possibilità di usare il collare elettrico, l’ENCI ha richiesto l’istituzione di un tavolo tecnico di confronto, al fine di consentire l’assunzione di decisioni che poggino su reali dati scientifici e ha lanciato l’idea di effettuare appositi corsi per il giusto utilizzo dello strumento.
Quanto all’uso dei trasportini, l’ENCI ha proposto di aggiungere anche il periodo connesso alla verifica zootecnica, oltre a quelli già previsti dalla bozza in discussione relativi al trasporto e alla degenza.
La Commissione ha apprezzato le proposte dell’ENCI, tese in gran parte ad accordare la bozza in discussione con la normativa già in essere e a tutelare la cultura cinofila in Italia e i legittimi interessi degli allevatori.
GLI STUDI
http://www.canepastoretedesco.info/collare_elettrico_tra_maltrattamento_e_ignoranza.html
Collare elettrico, tra maltrattamento e ignoranza
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Uno studio abbastanza recente, condotto dall’Università di Sassari, ha fornito diverse basi scientifiche a dimostrazione della pericolosità di tale strumento. Gli autori sono Raffaella Cocco e Stefano Visco, docenti e ricercatori della facoltà di medicina veterinaria di Sassari .
Vi invitiamo a leggere lo studio che potrete acquistare a questo indirizzo internet. Vi proponiamo qui un piccolo riassunto dell’opera. |
Un piccolo riassunto
L’idea di lavorare a questo progetto nasce dopo il ricorso accolto dal TAR del Lazio che annullava l’Ordinanza del 5 Luglio 2005 con la quale il Ministro della Salute disponeva il divieto all’uso del collare elettrico sui cani. Tale ricorso, presentato da alcune ditte produttrici di collari elettrici, annullava l’ordinanza dichiarando la stessa ”adottata senza alcuna istruttoria precisa e senza l’indicazione delle ragioni di necessità ed urgenza che sole giustificano il ricorso al potere esercitato […] risulta in commercio da anni […] non può ritenersi tale (riferito alla pericolosità) la prevedibile reazione alla scossa elettrica da parte dell’animale, atteso che si tratti di reazione sempre presente in una pratica non nuova, anzi seguita da anni” .
Per paradosso però, insieme a tale annullamento, ci sono state le sentenze di Forlì (procura della Repubblica) e Vicenza (Corte di Cassazione) che hanno condannato per maltrattamenti chi utilizzava il collare elettrico.
L’obiettivo di questo lavoro è quello di mettere in evidenza sia la pericolosità di questo strumento sia il fatto che non possa esistere un suo uso proprio.
Per fare ciò vengono analizzati e spiegati nel dettaglio la fisiopatologia della corrente elettrica e i suoi effetti sul corpo, con particolare attenzione alla regione (quella del collo) interessata dall’utilizzo del collare.
Pur non possedendo moltissimo materiale specifico su cui lavorare, le analisi e le conclusioni scientifiche sono basate su nozioni mediche e biologiche già conosciute e descritte in numerosi testi (compresa buona parte della lettertura riferita all’uso della corrente elettrica sugli esseri umani).
Si analizzano i vari tipi di collare elettrico disponibili in commercio, che possono fornire al cane una corrente elettrica continua o alternata con intensità che variano a seconda del livello prescelto.
I collari elettrici messi in commercio si distinguono per il tipo di corrente utilizzata mentre, per quanto riguarda l’intensità, questa può essere modificata a discrezione dell’addestratore così come il voltaggio
che varia tra i 500 volts e i 4820 volts. Per quanto concerne l’intensità, le case produttrici non forniscono dati a riguardo.
Da notare come, al di là dei termini scientifici che possono risultare un tantino ostici o rendere la lettura “pesante” , siano analizzate in modo molto preciso le modalità di trasmissione della corrente e gli effetti sull’organismo.
Interessante (se si può usare il termine) verificare che, in caso di corrente alternata le basse frequenze, a parità di tensione ed intensità, sono molto più pericolose rispetto a quelle molto elevate, che correnti con un basso voltaggio e con una debole intensità sono capaci di stimolare i muscoli ed i nervi, che la corrente quando incontra una bassa resistenza tende a farsi strada attraverso la superficie cutanea senza coinvolgere gli organi interni, mentre quando le resistenze sono alte essa attraversa la pelle e si fa strada attraverso i liquidi organici, che sono buoni conduttori e se durante il suo percorso incontra organi vitali, come il cuore, questo può giungere alla fibrillazione sino all’arresto cardiaco.
Inoltre dai vari studi si evince come il fatto che l’organismo venga ripetutamente sottoposto a scariche elettriche comporti un continuo peggioramento nella capacità dell’organismo stesso di sopportare e, di conseguenza, aumentino le possibilità di effetti patogeni.
Particolarmente importante è tutta la parte in cui si analizza la regione anatomica del collo e i muscoli e nervi coinvolti. Del resto, mi pare di ricordare che alcuni teorici dell’addestramento tradizionale mostrono proprio le stesse relazioni per spiegare l’efficacia di alcuni strumenti correttivi come anche il collare a punte, sottolineandone l’azione su importanti centri nervosi
I muscoli del collo rivestono l’esofago, la trachea, le ghiandole salivari. Intervengono non solo per i movimenti di quella regione, ma fungono da bilanciere cefalico, regolano la deglutizione, i movimenti inspiratori, la dilatazione del torace. I vasi sanguinei e i nervi nella regione del collo, soprattutto i nervi, possono inoltrare l’impulso elettrico ad altri organi o tessuti; senza tediarvi troppo con tutta l’esposizione scientifica, solo alcuni cenni riguardanti i nervi della regione del collo:
Un deficit del nervo facciale può predisporre il cane a patologie quali congiuntiviti, lesioni corneali ma anche cheratocongiuntiviti secche, inoltre, innervando anche le ghiandole salivari questo nervo è responsabile delle sensazioni gustative della lingua.
Il Nervo vago ha fibre che convogliano tre tipi di sensibilità: gustativa, generale (della laringe, faringe e dai visceri innervati da questo nervo) ed esterocettiva (proveniente dalla cute dell’orecchio esterno).
Data l’ampia distribuzione di questo nervo, appare ovvio come una sua disfunzione possa avere varie ripercussioni che coinvolgono diversi organi ed apparati. Sono molti i riflessi viscerali controllati da questo
nervo tra i quali, la deglutizione, la tosse, lo starnuto, il vomito; a queste bisogna aggiungere le importanti azioni che esso svolge sull’attività cardiaca, in modo diretto, e su quella respiratoria, in modo indiretto
regolando la fisiologia della laringe.
La corrente elettrica, anche se dotata di elevata intensità e tensione, scaricandosi nel corpo del cane non sempre provoca lesioni obbiettivamente rilevabili.Possono esserci, ad esempio, lesioni cutanee, emoraggie della cute o delle mucose, angiospasmi e molto frequentemente edemi localizzati, ma anche contrazioni dei muscoli innervati dai nervi interessati dalla stimolazione elettrica.
Se l’ impulso ha un’intensità elevata e/o perdura per un tempo relativamente lungo (8 secondi per quasi tutti i collari elettrici in commercio) questo può determinare l’attivazione di nervi posti in profondità del collo, quali ad esempi il nervo frenico, il laringeo, il vagosimpatico oltre ai vari nervi motori.
In questo caso le conseguenze sono ben più gravi: contrazioni tetaniche del diaframma, spasmi laringei; arresto della respirazione per tanto tempo quanto persiste lo stimolo.
Tutto questo si ripercuote quindi anche a livello dell’apparato respiratorio ove si potrebbe osservare edema acuto del polmone, sfiancamento degli alveoli polmonari con lacerazioni e piccole emorragie nel tessuto interalveolare. Appare un quadro di enfisema acuto traumatico dovuto prima di tutto alle contrazioni dei muscoli respiratori della gabbia toracica, della laringe e del diaframma, che perdurano tanto quanto il passaggio della corrente, e poi ai bruschi, frequenti, disordinati e profondi atti respiratori che il cane compie appena cessa l’azione della corrente.
Inoltre a carico delle pleure si potrebbero osservare piccole emorragie, così come in molti altri organi, zone di enfisema sottopleurico.Ci può essere presenza di emorragie puntiformi diffuse nel midollo, nell’encefalo e nelle relative meningi.Per non parlare dell’influenza sull’attività cardiaca, l’ azione della corrente elettrica sul cuore si esplica mediante i centri motori ed attraverso spasmi delle coronarie; generalmente si ha aumento della frequenza delle contrazioni con notevole diminuzione dell’energia cardiaca e della pressione sanguigna; altre lesioni che possono essere conseguenza del passaggio della corrente elettrica, riguardano il sistema circolatorio periferico e l’apparato muscolare scheletrico.
Emorragie possono apparire anche in altri organi e tessuti a livello esofageo,sottofaringeo, a livello di cardias, pilorico, delle vie biliari e di tratti più o meno lunghi di intestino. che possono causare turbe più o meno gravi alla normale funzione dell’apparato digerente.
Insomma, lo stimolo dolorifico o quantomeno fastidioso, che il collare elettrico procura al cane ha sul suo fisico effetti che possono essere, specie con utilizzo prolungato, devastanti, oltre ad avere un’azione devastante a livello psichico, dovuta proprio all’effetto fisico provocato dall’attraversamento della corrente elettrica.
Gli autoti citano uno studio di Schilder e van der Borg sui cani che hanno subito lo shock elettrico del collare, citando gli atteggiamenti posturali che denotano stress rilevati in prevalenza:
Posizione Bassa delle orecchie*
Coda Fra le Gambe*
Vocalizzazioni di diversa intensità
e timbro*
Camminare in circolo
Veloci movimenti della lingua*
Movimenti veloci della testa*
Evitare/sfuggire*
Accucciarsi*
sottolineando come lo stress perduri per molto tempo anche dopo l’utilizzo del collare elettrico.
Ovviamente lo studio termina anche con la considerazione che, oltre al fatto che sia scientificamente provato che addestrare un cane con il collare elettrico sia un vero e proprio maltrattamento, di non poca rilevanza è il fatto che non sempre l’impiego del collare elettrico risolve i problemi per i quali viene utilizzato, ma frequentemente ne determina altri, che vanno dall’aggressività ad associazioni diverse da quelle desiderate dall’addestratore. Concludono gli autori: chi si sente minacciato pensa a proteggersi, non ad imparare.
Resta però, al di là dell’efficacia o meno dello strumento (efficacia sulla quale, con certe modalità di utilizzo, l’UD sostiene di aver dato ampia dimostrazione -leggi: risultati ottenuti in gara) la terrificante descrizione degli effetti della corrente elettrica …leggendo mi veniva da pensare all’età media dei cani da lavoro e alle cause di decesso. Sarebbe interessante uno studio in proposito…
A CHI SCRIVERE
info@lacoscienzadeglianimali.it;
STRISCIA LA NOTIZIA
http://www.striscialanotizia.mediaset.it/news/2007/10/08/news_2466.shtml
Ultime notizie
Collari elettrici
E’ stato condannato dal giudice di Bologna, Liviana Gobbi, l’addestratore di cani di Zola Predosa, comune della cintura bolognese, ritratto un paio di anni fa in un servizio di ‘Striscia la notizia’ mentre utilizzava un collare elettrico su una cane a scopo dimostrativo e di addestramento. Lo ha reso noto la Lav (Lega anti vivisezione), che aveva presentato una denuncia sul caso. Oggi E. M., originario di Bari ma residente a Bologna, è stato condannato a 4000 euro di multa, al pagamento delle spese legali e di una provvisionale di 1000 euro da versare alla Lav come parte civile, per maltrattamento di animali. L’articolo del codice penale violato è il 544 ter che recita: “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a un anno e con la multa da 3.000 euro a 15.000 euro”. La vicenda ha avuto origine da alcune immagini realizzate con telecamera nascosta e trasmesse l’11 aprile 2005 da ‘Striscia’, che mostravano l’addestramento di cani con collari elettrici e la sofferenza degli animali ad ogni scossa ricevuta. La citazione a giudizio dell’addestratore era stata formulata dal Procuratore aggiunto Luigi Persico che nel corso dell’inchiesta aveva fatto fare una consulenza al preside di veterinaria di Bologna Stefano Cinotti. Il lavoro del consulente aveva documentato gli effetti nocivi e dolorosi sugli animali prodotti dai collari per scopi addestrativi che, secondo la consulenza, possono essere raggiunti anche con altre pratiche. “Da quel filmato è quindi scaturita la denuncia della Lav, presentata presso la Procura della Repubblica di Bologna – commenta Ciro Troiano, responsabile nazionale Lav e firmatario della denuncia – la Lav ringrazia l’avvocato Luca Ferrini di Cesena per l’assistenza fornita, e si augura che questa condanna di E. M. apra la strada ad una più ampia riflessione mirata a individuare nell’uso di strumenti coercitivi quali collari elettrici o similari, bastoni con punte elettriche e altri congegni atti a procurare scosse elettriche ai cani”. (Ansa, 8 ottobre 2007)
Guarda primo e secondo filmato
AGGIORNAMENTO RISPOSTA ENCI
http://www.enci.it/news/news.php?id=934
Precisazioni ENCI in merito al collare elettrico
Data di pubblicazione: 18 aprile 2011
Con riferimento al comunicato ENCI del 6.4.2011, riguardante l’audizione del 05.04.2011 in Commissione Affari Sociali, in merito alla richiesta di un confronto concernente i collari elettrici, si precisa che la richiesta scaturisce dalla assoluta necessità di tutelare il cane nell’ambito di una sempre più ampia e profonda attenzione al benessere animale.
La constatazione che attualmente non esistono norme che vietano efficacemente e neppure regolamentano l’utilizzo di collari elettrici, lasciando dunque aperta la possibilità che possano di fatto essere utilizzati in modo incivile e dannoso, richiede che sulla questione venga posta urgentemente la massima attenzione del legislatore.
La richiesta dell’ENCI è stata fatta, esclusivamente, per porre fine a possibili usi barbari di siffatti strumenti e non presuppone alcuna sollecitazione a favore di un utilizzo di strumenti coercitivi sugli animali e in particolare sul cane, come maldestramente interpretato da alcuni.
Vale la pena ricordare che ogni qualvolta l’ENCI è venuto a conoscenza di comportamenti di propri associati riferiti a maltrattamenti di animali, anche attraverso l’uso del collare elettrico, è intervenuto attivando gli organi preposti ai controlli, l’Autorità giudiziaria e gli organi disciplinari previsti dallo Statuto. Il benessere del cane è infatti la condizione che sta alla base di ogni attività legata alle verifiche zootecniche autorizzate dall’ENCI.
I regolamenti nazionali dell’ENCI, nel rispetto delle leggi vigenti, sottolineano l’assoluto divieto di utilizzare strumenti coercitivi sui cani in rispetto anche ai principi emanati della Federazione Cinologica Internazionale.
L’ENCI respinge con fermezza ogni tentativo di strumentalizzazione e interpretazione faziosa della propria posizione nei confronti del collare elettrico.
Darà mandato ai propri legali di tutelare l’immagine dell’Ente in ogni sede.
Il Presidente
Francesco Balducci
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Cooper, vagava ferito da giorni, tra indifferenza e repulsione Aggiornamento
14 aprile 2011 -
Aggiornamento: Cooper stamattina è stato operato, la zampa è stata amputata, non poteva essere salvata. Il nostro rammarico è che se l’avessimo trovato prima, con tutta probabilità, avremmo potuto evitare l’amputazione….ma per giorni lui è stato sotto gli occhi di tanti che non hanno fatto nulla per aiutarlo…ora lo aspetta la convalescenza e la guarigione….
Comunicato
Per il Bollettino degli orrori Chiliamacisegua segnala questo ennesimo episodio.
Arrivati i rinforzi, ovvero Silvia, abbiamo passato quasi un’ora per cercare di prenderlo perchè lui, ferito, sofferente e impaurito, non si lasciava avvicinare, anzi tentava di morderci, ma penso che chiunque al posto suo l’avrebbe fatto…solo due persone, richiamate dal movimento che si era creato, si sono avvicinate con acqua e del cibo, nella speranza di aiutarci. Sono state loro a dirci che da giorni chiamavano le “autorità” per segnalare un cane ferito e che nessuno fino ad allora si era fatto vivo.
Ad ogni modo, tanto ormai siamo “avvezzi” all’indifferenza umana…ora Cooper è al sicuro, domani verrà operato, purtroppo la zampa dovrà essere amputata….

Sindaco Mercato San Severino (Sa) Dott. Giovanni Romano
A
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Hachi è arrivato in Italia
13 aprile 2011 -
Hachi è arrivato in Italia, con Victor, l’altro cucciolo salvato, il suo compagno di avventura afgana
Buona vita con Giorgio e Monica che hanno lottato per salvarlo.
La storia qui
http://www.enpa.it/it/comunicati_stampa/comunicati.asp?RECORD_KEY[ultimora2]=ID&ID[ultimora2]=839
Comunicati Stampa
| 13/04/2011 ARRIVATO IN ITALIA HACHI, IL CUCCIOLO ADOTTATO DA UN MILITARE ITALIANO IN AFGHANISTAN |
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Il piccolo Hachi arrivera’ in Italia con un altro cucciolo compagno di avventura
10 aprile 2011 -
Chiliamacisegua riceve da Giorgia Cognome una bella notizia e la divulga. Finalmente!
Due i cuccioli, due i ragazzi che si sono presi cura di loro e che li hanno voluti salvare!
Chiliamacisegua ringrazia tutti coloro che si sono adoperati per il buon fine della storia, da Monica Bellanti che ha divulgato la storia, alla presidente Enpa Dott.ssa Carla Rocchi che l’ha ..raccolta e l’ha..portata al Ministero della Difesa, che col suo intervento, ha reso possibile l’happy end.
Buona vita italiana, sgarrupati cuccioli dell’Afghanistan!
Chiliamacisegua
Mail ricevuta
E’ con grande gioia che comunico a tutti che i due cuccioli, con ragazzi al seguito, arriveranno domani in Italia e che chiunque vorrà vedere le foto potrà chiedere direttamente l’amicizia su FB a Giorgio Mignosi, diretto interessato e vederle on line. Ringrazio ancora per il supporto e l’interessamento che ha fatto sì che questa bella storia avesse un lieto fine.
Buona serata
Giorgia Cognome
Chiliamacisegua ha seguito la storia di Hachi
http://www.chiliamacisegua.org/2011/03/25/il-piccolo-hachi-arrivera-in-italia-nelle-prossime-ore/
Il piccolo Hachi arrivera’ in Italia nelle prossime ore
A comunicarlo e’ Chiliamacisegua che si è attivata immediatamente con Monica Bellanti che aveva richiesto aiuto e supporto, mettendola in contatto con la senatrice Dott.ssa Carla Rocchi, Presidente dell’Enpa che ha portato all’attenzione del Ministero della Difesa, in particolare del Ministro on Ignazio La Russa , la vicenda in via di esito…felice
Chiliamacisegua ringrazia tutti gli angeli di questa favola a lieto fine. Ancora una volta la morale è che insieme si può modificare un destino che parrebbe già segnato.
Chiliamacisegua
I fatti
http://www.facebook.com/album.php?aid=93478&id=1663506117&fbid=1754877886099
Questa è la storia di Hachi un cucciolo nato in un villaggio in Afghanistan, la cui mamma e’ stata uccisa durante un conflitto a fuoco!
Essendo rimasto solo i soldati i americani lo hanno portato dentro una base e nn potendo prendersene cura lo hanno affidato agli italiani!
Hachi è diventato ormai la mascotte del reggimento e il mio fidanzato lo ha cresciuto da quando aveva circa 30 giorni (ora ha più o meno 3 mesi),si sono legati tantissimo l’uno con l’altro!
A breve la missione finira’ e sarà costretto a rientrare in patria senza il suo fidato amico,perche’ nonostante le varie richieste e le diverse e-mail inviate come aiuto per poter portare il cane con se,le risposte sono sempre state vane.
Purtroppo la sua storia non interessa a nessuno!
Il cucciolo è vaccinato ed e’ stato visitato dal vaterinario militare!!Io mi chiedo,ma è possibile che un militare rischi la vita per il proprio dovere e dopo tanti sacrifici gli viene negato il suo desiderio piu’ grande a fine missione?
Io chiedo il vostro aiuto!!
Grazie
Monica Bellanti
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Inciviltà a Pievescola nel comune di Casole d’Elsa in prov. di Siena Aggiornamento
10 aprile 2011 -
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Questo accade ogni giorno nelle campagne del Cilento Aggiornamento
9 aprile 2011 -
Aggiornamento 11 aprile
http://www.geapress.org/caccia/cilento-libero-il-cane-martoriato-sta-meglio-foto/14084
Cilento: Libero, il cane martoriato sta meglio (foto)
Tutto in area Parco: eredi di Cicerale, cardellini accecati e trappole in ricordo del nonno. L’esperienza di chi aiuta gli animali e delle guardie volontarie del WWF.
di Giovanni Guadagna | 11 aprile 2011

GEAPRESS – Sta meglio “Libero” il cagnetto trovato con il laccio del bracconiere di cinghiali stretto per la bocca (vedi articolo GeaPress). Operato e ricucito il cagnolino di circa otto mesi è ora a casa di Valentina Abruzzese, la volontaria che l’ha preso in cura. Libero e le sue compagne (tutte sterilizzate dai volontari), era stato da poco abbandonato nel Parco Nazionale del Cilento. Luogo di bellezze naturali, di cinghiali e di lacci di bracconieri.
“Parlare dei lacci per i cinghiali nel Cilento – spiega Valentina Abruzzese a GeaPress – è come parlare di una cosa che non è, oramai da tempo, mistero per nessuno“.
Libero era scomparso da circa una settimana. Il volontario che lo accudiva non l’aveva più trovato e si era messo subito a cercarlo. Niente, il cagnetto sembrava essere stato inghiottito dal nulla. Poi sabato scorso l’amara sorpresa. A non oltre 50 metri dal ciglio di una strada, qualcosa giaceva nel terreno. Era proprio lui, Libero. Mangiato dalle larve di mosca, con uno squarcio che dalla bocca prendeva tutta la testa. Il laccio di acciaio aveva fatto il suo lavoro. Dalla commessura labiale aveva iniziato a stringere profondamente.
“Ne ho viste tante, proprio con i lacci – spiega Valentina – Con Libero quasi non sapevamo come fare. Abbiamo stentato a trovare un punto dove applicare la tronchessa e spezzare il cappio“.
Poi la corsa dal Veterinario, la pulizia della ferita e l’intervento di sutura. Ora Libero è con Valentina che non lo molla un attimo. La preoccupazione, ora, è per i cani che sono rimasti in area Parco. Dovrebbe essere un luogo protetto, ma Valentina spera nelle Guardie del WWF di Salerno che su GeaPress più volte abbiamo ospitato per le formidabili operazioni antibracconaggio ed a tutela dell’ambiente.
“Saremo presenti con il prossimo campo nazionale antibracconaggio curato dal WWF – dice a GeaPress Piernazario Antelmi, Vicepresidente delle Guardie WWF Campania e dello stesso WWF regionale – ma conosciamo molto bene la zona già da tempo. La Signora Valentina fa bene a lamentarsi. La zona è avvilita dai bracconieri“.
I cinghiali per gli agricoltori sono un problema ma forse sarebbe bene ricordare che animali così grossi, nel Cilento come in altre parti d’Italia, sono stati volutamente immessi per fini venatori. Si è soppiantato il piccolo cinghiale che viveva naturalmente nei boschi ed ora, ignorando metodi alternativi ed incruenti , vi è pure la presenza dei cacciatore cosiddetti di selezione. Anche questi in area Parco dove dovrebbe essere bandita ogni attività di caccia. Ad essere particolarmente ricercate, ricorda il WWF, sono le femmine gravide.
“Per noi, ma in generale per l’attività antibracconaggio – aggiunge Piernazario Antelmi – la presenza dei selecontrollori è un elemento di disturbo. Il Parco ha già molti problemi sia con i lacci che con le squadre clandestine di cinghialisti. Avere pure altra gente che spara non è proprio la situazione ideale per intervenire contro i bracconieri“.
Problema, anche questo, comune ad altre zone d’Italia e recentemente sollevato, proprio dalle pagine di GeaPress, dal Corpo Forestale di Ancona (vedi articolo GeaPress).
E così, in aree di caccia autorizzata e caccia abusiva (era un bracconiere di cinghiali il ragazzo ferito dai compagni di battuta lo scorso dicembre a Teggiano, in piena area Parco), stava per finire anche la breve storia di vita di Libero. Una preoccupazione in più per i volontari i quali, per sterilizzare (a proprie spese) i cani randagi abbandonati, percorrono cinquanta chilometri fino a Salerno.
E l’ASL veterinaria territorialmente competente?
“E’ quella del canile di Cicerale, lasciamo perdere ….”.
Già, il famoso… canile di Cicerale. Ora è chiuso, forse. I cani randagi vengono accalappiati e finiscono in provincia di Avellino e di Napoli. “Cani a perdere” commenta amaramente Valentina.
E la proprietà di Cicerale? E’ in montagna, a Torre Orsaia. Neanche a dirlo in area Parco. E’ convenzionato con una decina di Comuni. Opera lì da poco tempo. Cicerale e Torre Orsaia appartengono a due comprensori diversi, ma la chiusura del primo e l’apertura del secondo quasi si sovrappongono. Coincidenze della gestione del randagismo.
Chissà. Ovviamente nulla può essere addebitato a Cicerale (canile). Ma la sua chiusura coincise anche con strani ritrovamenti di cani con testicoli stretti da un elastico. Una maniera fai da te di sterilizzare, che provoca necrosi, infezioni e morte. Un’ abitudine ricorrente, quella delle parti delicate. Così fu per i trecento cardellini sequestrati dal WWF (… parliamo sempre di area Parco) molti dei quali trovati accecati. Gli occhi erano stati bruciati.
“E’ vero - fa eco Valentina all’intervento del WWF di un paio di anni addietro – Qui di cardellini se ne catturano tantissimi“.
Eppure, a volte, ci si indigna di più per il maltrattamento ad un cane che non per uno, come a trecento, cardellini, catturati e finiti con il chiodo rovente negli occhi. Una tradizione, crudele quanto infondata, vuole che gli uccellini accecati, cantino meglio. Nel Cilento, terra di bellezze ma anche di forti contrasti, per fortuna ancora ci si indigna per entrambe le crudeltà. Cani torturati e uccellagione. In altre regioni, quest’ultima, l’hanno fatta diventare legge.
“I bracconieri se le inventano tutte – aggiunge Piernazario Antelmi – finanche assurdi mezzi, purtroppo molto artigianali, ma tremendamente efficaci. Basta una buona esca, facile da reperire, e il cinghiale ci casca facilmente. Pensi che recentemente abbiamo fermato un bracconiere, in area Parco, che all’interno della propria macchina stava trasportando una di queste trappole perfettamente armata. Si giustificò dicendo che era un ricordo del nonno defunto a cui era molto affezionato“.
“Almeno li controllassero frequentemente i loro arnesi di morte – aggiunge Valentina Abruzzese – Spesso, infatti, si trovano animali in avanzato stato di decomposizione. Cinghiali, ma anche gatti, cani e volpi.”
A cosa serve tutto questo cinghiale?
“Non chiedete a me che sono vegetariana – dice Valentina – ma forse un giro per i ristoranti potrà spiegare qualcosa“.
Libero, forse, doveva rimanere a marcire nella trappola, come un cinghiale che al momento non serviva. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).
VEDI PHOTO GALLERY:
Notizie da Valentina Abbruzzese
Libero sta meglio, anche se molto spaventato si lascia fare le terapie e le coccole. Ecco le nuove foto
Comunicato
Chiliamacisegua riceve e divulga.
Si rifiuta di commentare.
Lo chiede alla stampa, un commento, un parere, una presa di posizione.
Lo chiede alle Autorità.
Un atto ostativo a tale orrore.
Chiliamacisegua
I FATTI SEGNALATI DA VALENTINA ABBRUZZESE
Questo accade ogni giorno nelle campagne del Cilento …
E’ usanza diffusa, nel Cilento, mettere i cosiddetti lacci per catturare i cinghiali; è ovvio che qualsiasi malcapitato animale si trovi a passare viene catturato e se non liberato è destinato ad una morte atroce.
Questo povero cucciolone è stato ritrovato dopo circa una settimana dalla sua sparizione, questo è il risultato di tale orrore …
il cappio lo ha stretto tra la bocca e il collo provocando ferite profondissime, il piccolo non ha mangiato, ne bevuto, sofferto il caldo e il freddo e soprattutto il dolore.
Le campagne del Cilento sono piene di queste trappole,pur essendo reato, nessuno si sente scoraggiato o perseguito nel fare questa pratica barbara e crudele.
E’ una cosa di cui si parla liberamente quasi fosse normale avere il diritto di uccidere per mangiare la carne del cinghiale.
Vedendo tali atrocità non credo si possa aspettare che le persone si civilizzino e si educhino al rispetto degli animali e della natura tutta, queste persone vanno punite e spero che chi è adibito al controllo di tali reati cominci finalmente a controllare davvero.
Il piccolo è stato chiamato Libero, speriamo che se la cavi e che qualcuno di buon cuore possa offrirgli amore eterno e il calore di una famiglia.
GEAPRESS
Cilento: cane martoriato dalla trappola del bracconiere
Questo accade ogni giorno nelle campagne del Cilento …
Questo povero cucciolone è stato ritrovato dopo circa una settimana dalla sua sparizione, questo è il risultato di tale orrore …
il cappio lo ha stretto tra la bocca e il collo provocando ferite profondissime, il piccolo non ha mangiato, ne bevuto, sofferto il caldo e il freddo e soprattutto il dolore.
Le campagne del Cilento sono piene di queste trappole,pur essendo reato, nessuno si sente scoraggiato o perseguito nel fare questa pratica barbara e crudele.
E’ una cosa di cui si parla liberamente quasi fosse normale avere il diritto di uccidere per mangiare la carne del cinghiale.
Vedendo tali atrocità non credo si possa aspettare che le persone si civilizzino e si educhino al rispetto degli animali e della natura tutta, queste persone vanno punite e spero che chi è adibito al controllo di tali reati cominci finalmente a controllare davvero.
Il piccolo è stato chiamato Libero, speriamo che se la cavi e che qualcuno di buon cuore possa offrirgli amore eterno e il calore di una famiglia.
di redazione | 10 aprile 2011

GEAPRESS – Una pratica illegale, crudele e dolorosa quella del laccio-cappio in acciaio piazzato in grandi quantità dai bracconieri per la cattura dei cinghiali. Diffusi ovunque nel territorio italiano, cappi ed altri arnesi di tortura sono facilmente consultabili nei siti di cultura venatoria che illustrano le tradizioni che furono. Anzi che sono, considerata la frequenza dei rinvenimenti, come nel caso di Libero, cagnetto del Cilento, scomparso da una settimana.
Libero era rimasto in un laccio-cappio, preso per la testa. Ha iniziato a tirare ed il cappio, facendo il suo lavoro ha lacerato sempre più, attorno alla testa . Una ferita orrenda che sa quasi di mutilazione. I lacci, in genere, prendono per il collo le volpi ed i cinghiali. Per la zampe invece i grandi ungulati, che arrivano ad amputarsi nel disperato tentativo di fuggire. Spesso, come nel caso di volpi, lupi e gli stessi cani, il laccio blocca l’animale nella pancia. In questi casi la morte può arrivare per la rottura del diaframma. Poche le possibilità di prendere il bracconiere. Si tratta, in genere, di persone del posto che ben conoscono i luoghi.
I bracconieri non controllano giornalmente le trappole. Spesso sono piazzate in percorsi diversi e, comunque, finché la carne del cinghiale non puzza troppo, si potrà vendere. I cinghiali, spesso, finiscono nel settore della ristorazione. Piatti tipici per turisti-cittadini della domenica ignari di cosa (e come) arrivi nel piatto.
Nel Cilento, i lacci sono comunissimi. Poco probabile che servano solo ad un consumo privato. La notizia, diffusa appena poche ore fa, è stata appresa grazie all’Associazione Chiliamacisegua, ed è purtroppo solo l’ultima di una lunga sequela di atrocità di questo tipo. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).
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Iglesias cane legato, trovato morto Aggiornamento
9 aprile 2011 -
Chiliamacisegua riceve e divulga questo ennesimo orrore perpetrato verso un povero animale condannato ad una morte orribile e chiede alle autorità competenti di adoperarsi per conoscere le cause della morte, ricorrendo ad un esame autoptico per risalire all’autore di siffatta crudeltà e punirlo, così come previsto dall’articolo 544-ter del codice penale, norma introdotta dalla legge 189.
L’art. 544 ter del nostro codice penale prevede infatti espressamente che “chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro”.
Chiliamacisegua
I fatti
IGLESIAS: CAGNETTO LEGATO E LASCIATO A MORIRE! NON SIAMO IMMUNI, ANCHE QUI C’E’ IL MOSTRO!
pubblicata da Orietta Locci il giorno giovedì 7 aprile 2011 alle ore 15.05
Ecco cosa son stati capaci di fare!!! Legare un cagnetto ad un albero in una zona impervia ed andar via!!!!
Senza preoccuparsi se qualcuno lo avesse mai liberato … anzi sperando che nessuno lo trovasse!!!! Qualcuno deve aver visto e sentito pero’ …
La sua fine è stata orribile!!!!
POSSIBILE CHE NESSUNO ABBIA VISTO NIENTE?
PER FAVORE CONDIVIDETE IL PIU’ POSSIBILE, A TUTTI I VOSTRI CONTATTI, E’ IMPORTANTE SENSIBILIZZARE.
CONDIVIDETE
Alle ore 11 chiamo i Vigili Urbani, vengo da loro richiamata alle ore 12,38, mi chiedono spiegazioni sul luogo, mi dicono che vi si stanno recando.
Poco dopo, alle ore 13,05, vengo chiamata anche dal Commissario Dottor Ghiani.
Dopo di che non so piu’ nulla.
AGGIORNAMENTO DELLE ORE 18 e 15.
Riandiamo sul posto perchè non sappiamo se gli organi competenti siano intervenuti e troviamo il cane ancora nel luogo, ma senza piu’ la corda intorno al collo (della corda nei paraggi non c’è traccia) e in un altra posizione, un po’ spostato dall’albero, come dormiente ….
CHE SIGNIFICA?
CHI E’ STATO?
GLI ORGANI COMPETENTI SONO ANDATI SUL POSTO?
ALLORA PERCHE’ IL CANE E’ ANCORA LI?
MA SOPRATTUTTO PERCHE’ E’ STATO SPOSTATO?
Le foto 4 e 5 si riferiscono alla posizione del cane alle ore 18 e 15
AGGIORNAMENTO DEL 08/04/11
Stamattina fatta segnalazione scritta con tanto di foto ai Vigili Urbani.
Quando ieri 07/04/ 2011 si son recati sul posto, il cane era già senza la corda attorno al collo e in diversa posizione.
Era passata solo un’ora e mezza da quando lo abbiamo fotografato noi.
Ho paura che questo fatto possa pregiudicare la causa ufficiale della morte, prego gli organi competenti di visionare bene anche le foto scattate da me alle ore 11!!!!!
Chi è stato? Sicuramente chi lo ha legato all’albero!!!!!
AGGIORNAMENTO DEL 11/04/2011
Ho chiamato i vigili per sapere se avevano novità, mi hanno detto che i padroni hanno riconosciuto il cane dalle foto su FB e sono andati da loro … il cane era sparito da un po’ e lo cercavano ….
Chi è il pazzo capace di aver commesso un’atrocità simile?
A
commissario@comune.iglesias.ca.it;
questore.ca@poliziadistato.it;
direzione.generale@asl7carbonia.it;
info@lacoscienzadeglianimali.it;
UNIONE SARDA CRONACA DI IGLESIAS DI CINZIA SIMBULA
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Hachi, un cucciolo di meticcio afgano era rimasto orfano. Aveva appena trenta giorni e sarebbe sicuramente morto se quel suo musetto spaurito non avesse intenerito prima i militari americani, poi gli italiani di stanza in Aghanistan. Affidato alle cure dei nostri ragazzi, Hachi ci ha messo pochissimo tempo ad ambientarsi nella sua nuova “casa” e a diventare la mascotte del nostro reggimento. Amato da tutti, il cucciolo aveva stretto un legame particolare con uno dei nostri militari al punto che i due convididevano perfino la “branda d’ordinanza”. Ciò che Hachi non sapvea era che il suo amico, in un pomeriggio di fine marzo, avrebbe lasciato quel Paese tormentato per fare ritorno a casa. Ma forse il cagnolino sentiva che, a differenza di tanti altri uomini, il suo “padre acquisito” non gli avrebbe mai voltato del spalle. Del resto, superato il periodo critico dello svezzamento – settimane durante le quali la presenza di “mamma cane” è fondamentale – il cucciolo cresceva sano e forte, anche grazie alle cure del mediche del nostro veterinario militare, e non c’erano fattori ostativi al suo trasferimento in Italia. C’erano però dei tempi procedurali da rispettare: quelli relativi alle autorizzazioni e ai permessi. Ma i giorni passavano e la data del rientro si avvicinava così come si materializzava il pericolo di una crudele separazione. Intanto, dall’altro capo del mondo, in Italia, la fidanzata del militare attraverso il suo sito Facebook lanciava un appello alla comunità del web. Chiedeva un aiuto, un intervento autorevole per accelerare la pratica. E il suo appello veniva raccolto dall’associazione Chiliamacisegua e dal presidente nazionale dell’Enpa, Carla Rocchi, che si attivavano immediatamente per aiutare il piccolo Hachi, trovando nei referenti istituzionali la massima sensibilità e attenzione. Così, n un caldo caldo pomeriggio di metà aprile Hachi è atterrato in Italia dove presto potrà abbracciare la sua nuova famiglia. “Sono felice che la storia di Hachi e del suo proprietario si sia conclusa nel migliore dei modi – commenta Carla Rocchi -. Desidero rivolgere un particolare ringraziamento al Ministro della Difesa, onorevole Ignazio La Russa, al Sottosegretario alla Difesa, onorevole Guido Crosetto e al senatore, generale Mario Palombo, che si sono tutti attivati per consentire ad Hachi e al suo nuovo amico di continuare a vivere il loro legame speciale anche nel nostro Paese. Un grazie di cuore al Sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, attivissima per il rientro di Hachi e, con esso, di un suo piccolo amico: il cagnolino Victor.” (13 aprile) 













