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Aggiornamento Viguzzolo

Ecco l’aggiornamento che segue il passamano dei fatti di Viguzzolo.

Il tempo è galantuomo

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

http://www.settegiorniatortona.it/index.php?option=com_content&view=article&id=6528%3Acronaca-della-settimana-&catid=1812%3Aedizione-29-ottobre-2011&Itemid=64

Viguzzolo: processo per il canile

Grazia Colin di 55 anni e Marco Pinghera di 54, domiciliati in paese in via Montecanino, titolari del canile ivi installato, sono stati condannati a 12 mila euro di multa ciascuno perchè ritenuti responsabili di maltrattamento ai 129 cani custoditi nel canile e della morte di un alano ed un San Bernardo, sempre per le cattive condizioni dell’impianto. I fatti vennero denunciati nel marzo dello scorso anno. I due hanno fatto opposizione al decreto penale di condanna e saranno processati il 18 gennaio 2012.

I FATTI DI VIGUZZOLO QUI



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LA PADANIA 4 DICEMBRE CANI SENZA MICROCHIP IN ITALIA. IL MINISTERO SOPRASSIEDE?

Ed ecco la prima presa di posizione ufficiale del Ministero della Salute nella precisazione su Green Hill, inviata dalla Direzione Generale a La Padania.

Ma invece di fugare i dubbi, ne lascia in sospeso qualcuno.

Resta una serie di interrogativi che il quotidiano rigira all’autorevole fonte istituzionale che è stata fino ad ora, l’unica a prendere la parola.

Due gli interrogativi da sempre sollevati: la presenza e il corretto controllo dei registri di carico e scarico e l’identificazione degli animali.

Alle due domande cruciali il Ministero risponde?

Stefania Piazzo si sofferma su alcuni passaggi e rilancia.

Innanzitutto il Ministero scrive:

“Da notizie acquisite….”. Quindi, non riscontrate direttamente dal Ministero?

“Si precisa inoltre che la maggior parte degli animali viene identificato con microchip…”. Dalle liste risulterebbe l’opposto, ovvero con il codice aziendale. Inoltre “la maggior parte” non è un dato preciso.

“Per cani movimentati con destinazione ai laboratori nazionali risulta… che i cani viaggiano scortati con l’elenco dei numeri di identificazione…”.

Punto questo più che cruciale, sottolinea Stefania Piazzo, visto che il Ministero ricorda la deroga per la movimentazione con tatuaggio in ambito comunitario. Ma perché i cani nati a Green Hill e movimentati in Italia, non hanno tutti il microchip obbligatorio dal 2005?

La deroga è per i cani verso l’estero. Da quando vale per l’Italia?

L’Asl ha derogato al tatuaggio nel 2007.

Lo ha fatto forte di un parere positivo del Ministero? E da quando per i cani destinati alla sperimentazione in Italia si può soprassedere?

Infine, nella precisazione si legge che i codici aziendali sono “nell’anagrafe canina della Regione Lombardia e, dalle prime verifiche effettuate, detti codici sono registrati nella stessa”.

Domanda: il Ministero dall’anagrafe nazionale può risalire al proprietario (Green Hill) di un dato animale? Non vede forse solo il nome dell’Asl di riferimento? Chi e cosa è stato quindi verificato?

Il Ministero inoltre annota alcuni errori sul conteggio de La Padania, che ringrazia e corregge la svista tipografica in tabella, ripubblicata corretta.

Resta comunque la domanda: perché molti cani movimentati in Italia non risulterebbero microchippati? Montichiari è zona extraterritoriale?

Il giallo su Green Hill continua.

Buona lettura e…. buona indignazione!

Chiliamacisegua

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LA PADANIA 4 DICEMBRE 2011

PDF

Viaggio nell’Italia bestiale a cura di Stefania Piazzo

CENTOQUATTORDICESIMA PUNTATA

CANI SENZA MICROCHIP IN ITALIA. IL MINISTERO SOPRASSIEDE?

CONTINUA IL GIALLO DI GREEN HILL

Anteprima

Riceviamo con piacere la lettera della Direzione generale, che intende chiarire il “giallo” delle identificazioni dei cani di Green Hill, per porre la parola fine ai dubbi e alle incertezze.

Allora andiamo con ordine, approfittando dell’autorevole fonte per comprendere ciò che magari a occhi inesperti come i nostri può risultare ancora tuttavia non facilmente comprensibile.

1) Leggiamo che “per i cani movimentati” la Direzione fornisce elementi informativi “da notizie acquisite dal Servizio veterinario Asl”. E anche: “i cani movimentati con destinazione ai laboratori nazionali risulta, dalla documentazione acquisita, che viaggiano scortati dai seguenti documenti (…)”

Vuol dire che l’ufficio del ministero non ha direttamente controllato e verificato attraverso i propri tecnici la movimentazione ma si tratta di elementi informativi inviati dall’Asl?

La Direzione generale ha direttamente verificato con i registri di carico e scarico le movimentazioni di tutti gli animali?

2) Una domanda alla quale non abbiamo ricevuto riposta è: perché non viene ottemperato per tutti i cani nati e movimentati in Italia l’obbligo di identificazione con microchip, unico metodo di identificazione riconosciuto?

Leggiamo ancora che i cani “movimentati ai laboratori nazionali” viaggiano avendo al seguito: “modello 4 (ai sensi del DPR/54) con l’elenco dei numeri di identificazione individuali…”. Cosa si intende per identificazione individuale?

Che tutti i cani movimentati in Italia sono microchippati con il chip obbligatorio nel nostro Paese dal 2005? Così non è stando alle liste, visto che quelli movimentati verso i laboratori nazionali microchippati sono 33 contro i ben 168 tatuati verso quattro case farmaceutiche in nome mesi.

La Direzione generale scrive che “L’identificazione tramite tatuaggio è da considerarsi valida, ai fini della movimentazione comunitaria, se il tatuaggio è stato apposto prima del 3 luglio 2011 conformemente a quanto stabilito dalla normativa comunitaria… (…)”.

Il fatto che vi sia una deroga a livello comunitario al tatuaggio per movimentare i cani verso l’estero può essere al limite accettato, nonostante i cani nascano in Italia dove dal 2005 il microchip è obbligatorio.

A meno che il ministero consideri Green Hill zona extraterritoriale, visto che la deroga vale per la movimentazione intracomunitaria ma non per la movimentazione in Italia, ce lo può spiegare perché in Italia dalle liste risultino ceduti cani senza chip? C’è forse una ragione a noi sconosciuta per cui il microchip sia di impedimento? E se sì, quale a conoscenza della Direzione?

3) Un’altra domanda alla quale non abbiamo ricevuto risposta è se il parere favorevole espresso dalla Regione Lombardia all’azienda circa il tatuaggio sia stata una scelta autonoma o, piuttosto, sia stata confortata da un parere tecnico del ministero della Salute. Nel 2006-2007 la Direzione generale è stata interpellata e, nel caso, come si è espressa?

4) La Direzione generale afferma: “Si precisa che la maggior parte degli animali viene identificato individualmente con microchip mentre i restanti animali sono identificati tramite tatuaggio indelebile (…)”. Ci scusiamo ma non è chiaro cosa “Si precisa” visto che viene indicato sommariamente che “la maggior parte degli animali… è individuato con microchip”.

5) “Dalle prime verifiche effettuate, detti codici (aziendali, ndr) sono registrati nella stessa” (ovvero in anagrafe canina regionale, ndr). A noi risulta che l’anagrafe canina nazionale in realtà sia un anello di congiunzione delle anagrafi regionali. Ma il ministero può risalire al proprietario di un dato animale o vede solo il riferimento dell’Asl? Come fa quindi a risalire ai cani registrati a nome del Green Hill?

6) I registri di carico e scarico sono previsti dalla legge 116/92. Un conto però è l’anagrafe canina e altra cosa sono le liste. Esiste il registro? E’ vidimato come previsto da legge dal sindaco?

7) Si legge anche: “…la maggior parte con microchip mentre i restanti tramite tatuaggio”. Dalle liste in possesso all’autorità giudiziaria sequestrate il 30 settembre scorso risulta invece che la maggior parte sia identificata con tatuaggio e la rimanente con microchip, nella misura di 831 con microchip e i rimanenti 1.312 con codice aziendale che corrisponderebbe al tatuaggio, seppure il codice sia riportato in modo incompleto sulle liste mancando provincia e sigla dell’allevatore. Non mancheranno sui passaporti, ma sulle liste l’identificazione è incompleta: il codice non è riportato per esteso. Quanto “ad alcuni errori macroscopici” sulla tabella, abbiamo riportato correttamente tutti i dati rilevati nelle liste ma l’errore è l’aver invertito in sede tipografica la voce con chip con quella senza chip. Ma come più volte si è scritto in questo servizio come in altri precedenti, 831 cani risultavano identificati con microchip mentre gli altri 1.312 erano annotati con codice aziendale, che ora abbiamo visto essere incompleto. Finita la conta, abbiamo altri numeri più importanti in sospeso ai quali invece a nostro parere la Direzione generale non ha risposto. A noi pare più macroscopico invece che molti cani non microchippati siano movimentati in Italia. Il chip non è obbligatorio dal 2005?

s.piazzo@lapadania.net;

(114-continua)


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