EDIZIONE STRAORDINARIA DE LA PADANIA SU CICERALE
31 agosto 2011 -
EDIZIONE STRAORDINARIA DE LA PADANIA SU CICERALE
La Padania scrive un’altra pagina da incorniciare sulla storia di Cicerale dando la strepitosa notizia del blocco dell’accalappiamento della premiata ditta Cafasso di Cicerale, vero cuore dell’attività commerciale, ben ramificata attraverso gli appalti presso le Asl in tutto il territorio campano.
I Nas di Salerno, scrive nel dettaglio Stefania Piazzo (che proprio due settimane fa aveva documentato con interrogativi e atti alla mano numerose perplessità sull’attività di accalappiamento), sono infatti intervenuti mentre il furgone era fermo davanti agli uffici dell’Asl di Eboli.
Un dirigente aveva dato diniego alla richiesta di adozione di uno dei cani presenti nel furgone. Era intervenuta un’associazione, La Casa di Maggie, di Campagna, per chiedere ragione del niet e sollevando anche perplessità sulla regolarità del mezzo. Ma secondo l’Asl era tutto regolare.
Da qui la decisione di chiamare i Nas, forti anche di una conoscenza da parte dell’opinione pubblica, della stampa e dei carabinieri della delicata situazione attorno a Cicerale.
I Nas, racconta Stefania, intervenivano prontamente e provvedevano a notificare il sequestro del mezzo, per nulla ritenuto idoneo al trasporto, oltre che il reato di maltrattamento, spiegando nel dettaglio nel verbale di sequestro le condizioni miserrime di custodia.
I cani venivano dati in custodia dal tribunale di Salerno all’associazione.
Una curiosità. Secondo i testimoni, proprio mentre i carabinieri si recavano negli uffici per raccogliere i documenti sull’autorizzazione all’accalappiamento, pare che il veterinario che aveva interloquito con i volontari, preso da improvvisa necessità, si sia allontanato in tutta fretta in motorino.
Tanto, che aveva da nascondere?
Carta canta. Evviva la veterinaria pubblica.
Evviva i cani strappati alle mani di Cicerale.
Chiliamacisegua
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BLITZ DEI NAS A EBOLI SEQUESTRO PER CAFASSO
Stop all’accalappiamento. Mezzi autorizzati ma non idonei, c’è maltrattamento. La Padania aveva scritto…
Articolo di Stefania Piazzo
Un granello di sabbia può bloccare il meccanismo. Segnalazioni a destra e a manca, e per la quadratura del cerchio una brillante operazione degli uomini dei Nas di Salerno al comando del capitano Walter Feniello, già noto alla cronaca nazionale per i blitz risolutivi in Campania nelle sale operatorie, nelle case di riposo, per i sequestri di alimenti contraffatti e di animali sprovvisti di registrazioni sanitarie. Un ufficiale e il suo comando che sono punta di diamante dei Nas del generale Cosimo Piccinno. Questa volta il blitz è toccato a qualcun altro. Cafasso non accalappia più. I Nas hanno sequestrato quel che dovevano. Per ora è così. Quando si dice guarda la coincidenza. Il sistema di accalappiamento, molto oneroso per i Comuni (si tratterebbe di 51 euro più Iva per animale catturato) era stato oggetto pochi giorni fa di un documentato approfondimento de la Padania, con interrogativi sulla base di rapporti ministeriali che, stando agli atti in possesso, compresi quelli forniti dal giornalismo d’inchiesta, denunciavano agli organi competenti le presunte irregolarità. Ma ad oggi non si era mossa foglia. Gli appalti, una vera e propria ramificazione territoriale, venivano prorogati di anno in anno, non venivano toccati. Le autorizzazioni sanitarie del furgone idem con patate. Tutto in regola. Fino a ieri.
Quando un “provvidenziale” intervento dei Nas di Salerno ha posto sotto sequestro il mezzo in piena attività, acquisendo presso l’asl di Eboli i documenti per verificare la congruità dell’attività e delle autorizzazioni, mentre il veterinario responsabile del servizio, nel preciso istante dell’arrivo dei carabinieri, secondo le testimonianze, sarebbe stato improvvisamente raggiunto dall’esigenza di lasciare gli uffici in motorino, evidentemente per un’urgenza sul territorio, dopo che nella mattinata avrebbe presentato ai volontari di un’associazione animalista il proprio diniego per ragioni tecniche e di procedura all’adozione di un cane e all’affido dei rimanenti che in quel momento erano rinchiusi nel furgone poi finito sotto sequestro. E ai volontari – che più volte lo avrebbero incalzato sollevando perplessità sulla regolarità del mezzo e della custodia degli animali – avrebbe risposto che il servizio di accalappiamento veniva svolto perfettamente in regola.
“E allora chiamiamo i Nas”, avrebbero replicato i volontari dell’Associazione onlus La Casa di Maggie, che ha sede a Campagna. “E chiamateli pure”, avrebbe risposto il solerte veterinario che non aveva nulla da nascondere.
Un colpo di telefono al Comando Nas di Salerno e il capitano Feniello inviava in pochi minuti l’auto degli ispettori che bloccavano l’uscita al furgone. I carabinieri salivano negli uffici ma purtroppo proprio per una pura coincidenza il veterinario era appena uscito allontanandosi sulle due ruote, come raccontano i testimoni. D’altra parte le emergenze sul territorio sono tante e l’asl di Eboli è una di quelle che eccelle per iniziative di sterilizzazione sul territorio e per i rapporti positivi con le associazioni e i canili della zona. Quell’assenza insomma non è sospetta…
In ogni caso quello dei Nas è stato un controllo minuzioso, l’atto ispettivo si è concluso dopo circa sei ore, ed ha portato al sequestro del mezzo e all’immediato affidamento dei cani (sei) – che in quel momento erano rinchiusi nelle gabbie – alla associazione di volontariato. Custodia poi confermata dal magistrato di turno del Tribunale di Salerno, Giovanni Paternoster.
Un altro macigno insomma cade sul famoso canile, questa volta attraverso la solerzia non delle istituzioni centrali e di vigilanza ma, ancora una volta, per merito del volontariato e dei carabinieri dei Nas. Per la cronaca: i reati contestati sono l’art. 544 ter del codice penale, maltrattamento. Più l’art. 12 della legge regionale n. 16. Gli animali infatti si legge nel verbale, non erano custoditi in ambiente idoneo. Si legge di «presenza sulle verosimili griglie in materiale plastico di escrementi alcuni secchi e altri ancora di “apprezzabile freschezza”, di mancanza di qualsiasi sistema di aerazione forzata, di pareti con coibentazione rudimentali, mancanza di aria appropriata ai bisogni degli animali… e l’automezzo non era in possesso di tutti i requisiti». «Il mezzo – insomma – non è risultato essere autorizzato (sulla carta di circolazione, ndr) al trasporto di animali vivi e nella fattispecie per accalappiare i cani».
Se così certificano i Nas, perché all’Asl risultava tutto regolare? E gli appalti ora in essere che fine fanno? Si fa finta che non sia accaduto nulla, si tira dritto o cambia l’aria, dentro e fuori dal furgone?
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News 31 agosto
31 agosto 2011 -
di:Enpa Savona
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LA PADANIA 28 AGOSTO LA BELLA DE ZOCCOLANDIA, N ATTESA CHE PASSASSE PESCIONE DA FA TROTTÀ
27 agosto 2011 -
Centesima puntata speciale, per il “Viaggio nell’Italia bestiale” de la Padania, a firma questa volta, di Tirilla e Baralla.
Nella lingua di San Francesco si narra la favola di Zoccolandia, dei suoi re e delle sue regine, prima tra tutte la Signora degli Zoccoli.
Innanzitutto la morale, come ogni fiaba che si rispetti: chi troppo vuole nulla stringe, non bisogna speculare sulla vita degli animali, prima o poi la verità viene a galla.
E la verità sulla reale natura della principessa che viveva nella Contea della Chimera, mitico animale dalle tre teste, viene via via svelato da Tirilla e Baralla, grazie all’avventura accaduta a pellegrini che arrivavano da Capitolandia per salvare dei cavalli derelitti e si imbattono nella Signora degli Zoccoli…
Ma che accadrà a loro e, soprattutto, chi salverà davvero i cavalli?
L’apparenza inganna. Tranne che nelle favole, più vere del vero nel toccare l’anima e la coscienza.
Tra Zoccolbook e le vetrine della beneficenza in compagnia del Signor Datone, il compare dei numeri, la Signora dalla bella criniera celebra una centesima puntata da non perdere.
Buona lettura, che non indulge al sonno….
Almeno per qualcuno!
Chiliamacisegua
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LA PADANIA 28 AGOSTO
CENTESIMA PUNTATA
LA BELLA DE ZOCCOLANDIA, N ATTESA CHE PASSASSE PESCIONE DA FA TROTTÀ
Una favola su cosa non si fa per denaro e gloria. Ma di mezzo ci sono gli animali: chi troppo vuole nulla stringe
ARTICOLO
In italiano
San Feliciano
E basta con le notizie brutte come la fame. Parliamo della più bella del reame. C’è un cantoncino in una regione, in un paesino, su un prato verdone, che fa sorridere e porta allegria. Lei è la bella di Zoccolandia, principessa nella contea della Chimera, dove ai cavalli se abbassi la coda come fosse la pompa dell’acqua, escono i soldi.
Aveva l’abitudine, la signora degli Zoccoli, di attaccare all’affare il carrettino della beneficenza.
Poi, un giorno, per ampliare la scuderia, la Signora degli Zoccoli decisi di attaccarci anche il carretto del volontariato. Aveva scoperto che così le avrebbero aperto le porte di Roma. E continuava a dire in giro ai suoi: “Laggiù mi amano”. Sì, laggiù l’amavano tanto.
Ma poi un giorno inciampò su chi aveva avuto bisogno dei suoi servigi, che lei con arte e maestria aveva prima offerto per bontà ma poi, ridestata la realtà del mestiere, aveva chiesto fattura, iva e pure telefonato alla sua Confederazione di categoria per dire: «Sti straccioni del ministero cercano di gabbarmi… Osano cercare altri prezzi… Che vogliono, pagare in nero? Pronta a denunciarli».
Insomma, la signora degli Zoccoli era proprio bella, dipinta quasi, nei ramati capelli simil crine. Peccato l’avidità e il doppio mestiere l’avessero accecata. Perché questa è la morale della favola nostra. Chi troppo vuole nulla stringe.
Lei aveva iniziato così…
«Allora, con la fattura facciamo tremila. Più per favore mi ci metta l’Iva. E che credeva che glielo facevo gratis il favore? Pensa te…».
Eh già, che credeva sta gente venuta dal ministero, da Capitolandia, che se si dice “mi offro io” poi gli si regala anche il trasporto per quei tre sfigati di cavalli sequestrati? Ma ci pensino loro, ci pensino…
La signora degli Zoccoli viveva a Zoccolandia, contea della Chimera.
La chimera dalle tre teste: la prima era Happy Zoccolo, attività intestata al compagno della Signora degli Zoccoli, e specializzata nel trasportare cavalli, anche al macello.
La seconda testa era Happy Zoccola, intestata proprio a lei, alla signora dalla bella criniera. Lei, qui, si dedicava solo al bene. Al cavallo che fa piangere. L’attività caritatevole e amorevole.
Ma non bastava, per sfondare bisognava attaccarsi anche al volontariato. E cerca e cerca, uno uguale a lei lo aveva trovato.
Era la terza testa della Chimera. S’inventata così l’Ufficio Salva Cavalli aggregato al potente Ufficio Salva Marziani e Passera. Suo amico di bisboccia era il signor Datone, un uomo specializzato nello sparare di tutto.
Affare fatto. Tanto che su Zoccolbook, la signora degli Zoccoli aveva attaccato alle notizie dell’Ufficio Protezione Marziani e Passera, la pubblicità della sua attività. Quel che l’Happy Zoccolo, quello del trasporto e del macello, offriva per spostare i cavalli dei ricchi e dei potenti. Un cavallo di Troia, altro che.
La matrioska di Zoccolandia era bella che battezzata. Si fanno affari, si sta in sella con la terapia della groppa felice. E si difende l’oggetto della rendita.
Insomma, al passo, al trotto, al galoppo, nella contea di Chimera ci si azzoccolava su tutto lo zoccolabile. Il cavallo ha il suo re e la sua regina.
Ma qualcuno però capitando da Capitolandia e avendo bisogno di un trasporto caritatevole per tre derelitti di cavalli, approfittò dell’offerta misericordiosa della Signora degli Zoccoli. Che però poco dopo inviò proposta di fattura: «Pagate e vi sarà dato».
Eh no, dissero da Capitolandia. Cerchiamo altro. E tira e para, si imbatterono in un altro indirizzo. Toh, l’Happy Zoccolo. E che scoprirono nella loro ricerca per portare fuori dall’inferno quei derelitti cavalli dalla disperante landa di Lucandia?
(1 – continua)
In dialetto umbro
San Feliciano
E basta cu le notizie brutte cumme la fame. Dicemo de la più bella del riame. C’è n cantoncino nte na regione, nte n paesino, su n prato verdone, che fa soride e porta alegria. Essa è la bella de Zoccolandia, principessa nte la contea de la Chimera, dua ta i cavalli si j’abbassi la coda cumme fusse na pompa de l’acqua, je scappono i soldi.
C’avea l’abitudine, la signora de i Zoccoli, de atacchè ta j affèri l caretìno de la beneficenza.
Pu, n giorno, p’angrandì la scuderia, la Signora de i Zoccoli decise d’ataccacce l carretto de l volontariato ‘ncó. Eva sguperto che cussì ta lia j’avrìeno aperto le porte de Roma. E gìa a dì n giro ta i sua: “Laggiù me vojjon béne”. Sì, laggiù je voleon bene m bompó.
Ma pù n giorno anciampò su chi avea avuto bisogno de i su servigi, che essa cu arte e maestria avea prima oferto per bontà ma pù, ridestata la realtà del mestiere, avea chiesto fatura, iva e pure telefonato ta la su Confederazione de categoria per di: «Sti straccioni del ministero cercono de gabbamme… Osono cercà altri prezzi… Che vojjono, pagà n nero? Pronta a dinuncialli».
Nsomma, la Signora de i Zoccoli era proprio bella, dipinta quasi nte i ramati capelli cumme l crine. Pecato l’avidità e l doppio mestiere l’avessoro acecata. Perché questa è la morale de la favola nostra. Chi troppo vole nulla stringne.
Essa avea ancuminciato cussì…
«Alora, cu la fattura faciemo tremila. Più per favore me ci metta l’Iva. E che credea che gne l faceo gratis el favore? Pensa te…».
Eh già, che credea sta gente venuta dal ministero, da Capitolandia, che si se dice “me offro io” pù gne se rigala anche l trasporto pe que tre sfigati de cavalli sequestrati? Ma ce pensino loro, ce pensino…
La Signora de i Zoccoli era acasata a Zoccolandia, contea de la Chimera. La chimera da le tre teste: la prima era Happy Zoccolo, atività intestata ta l compagno de la Signora de i Zoccoli, e specializzata nte l trasporto de i cavalli, anche al macello. La seconda testa era Happy Zoccola, antestata proprio ta lia, ta la signora da la bona criniera. Essa, diquì, se dedicaa solo ta l bene. Ta l cavallo che fa piangne. L’atività caritatevole e amorevole. Ma m bastaa, pe sfondà toccaa ataccasse anche ta l volontariato. E cerca e cerca, uno uguale ta lia n l’avea troato. Era la terza testa de la Chimera. S’anventaa cussì l’Uficio Salva Cavalli agregato ta l potente Uficio Salva Marziani e Passera . Amico suo de bisboccia era el signor Datone, n omo specializzato nte l sparà de tutto.
Afare fatto. Tanto che su Zoccolbook, la Signora de i Zoccoli avea ataccato ta le notizie de l’Uficio Salva Marziani e Passera la publicità de la su atività. Quel che l’Happy Zoccolo, quello de l trasporto e de l macello, ofria pe spostà i cavalli de i ricchi e de i potenti. N cavallo de Troia, altro che.
La matrioska de Zoccolandia era bella che batisata. Se fanno afari, se sta n sella cu la terapia de la groppa felice. E se difende l’ogetto de la rendita.
Nsomma, al passo, al trotto, al galoppo, nte la contea de Chimera ce se azzoccolaa su tutto lo zoccolabile. L cavallo c’ha l su re e la sua regina.
Ma calcheduno però capitando da Capitolandia e avendo bisogno de n trasporto caritatevole per tre derelitti de cavalli, aprofittò de l’oferta misericordiosa de la Signora de i Zoccoli. Che però poco doppo anviò proposta de fatura: «Pagate e ve sarà dato».
Eh no, dissero da Capitolandia. Cercamo altro. E tira e para, se ambatterono n te n antro indirizzo.
Toh, l’Happy Zoccolo. E che sgrupirono nte la su ricerca pe portà fori da l’inferno que derelitti cavalli da la disperante landa de Lucandia?
(1 – continua)
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News 27 agosto
27 agosto 2011 -
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25 agosto 2011 -
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