News 5 giugno
5 giugno 2011 -
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LA PADANIA 5 GIUGNO LA GIURISPRUDENZA NON LASCIA LA VETERINARIA IN MUTANDE
4 giugno 2011 -
LA PADANIA 5 GIUGNO LA GIURISPRUDENZA NON LASCIA LA VETERINARIA IN MUTANDE
Un cane vale una mutanda? Mah…
Vediamo la questione che ci pone questa settimana con ironica e dissacrante verita’ la Padania.
Domanda: ma se si sequestrano due paia di mutande rubate al supermercato perche’ prova del reato in flagranza, com’e’ che troppo spesso e volentieri la polizia giudiziaria in divisa e quella non in divisa come i veterinari pubblici non sequestrano gli animali o i canili vittime di maltrattamento?
Eppure, come ci spiega e argomenta in questo preziosissimo ‘bigino’ di incontestabile giurisprudenza, Stefania Piazzo, che fa giusta sintesi delle sentenze della Cassazione che la Lav propone come strumento di lotta al crimine, veterinari pubblici e pg possono e devono procedere al sequestro anche senza bussare al magistrato.
Ci spiace, non hanno alibi.
Peggio, commettono omissione e concorrono al reato che non denunciano. Sorte che e’ capitata, cita la Piazzo, soffermandosi sulla testimonianza di un magistrato di Cassazione, a due tecnici ambientali in Friuli che addirittura erano solo dei pubblici ufficiali.
Sono stati interdetti dai pubblici uffici.
Forza, allora, teniamoci cara questa nuova puntata sull’Italia bestiale che va a stanare l’inerzia delle asl e di certe forze di polizia, una paginetta ad uso e consumo dei volontari, delle associazioni, degli Sportelli a 4 zampe d’Italia.
E chi dice che non e’ compito suo sappia che la Cassazione si e’ gia’ espressa.
La veterinaria vuol restare in mutande?
Buona lettura
Chiliamacisegua
Convegno Lav a Milano con la Task force, ritardi e vuoti culturali nella difesa di chi deve tutelare il benessere animale
OTTANTANOVESIMA PUNTATA
LA GIURISPRUDENZA NON LASCIA LA VETERINARIA IN MUTANDE
Viaggio nell’Italia Bestiale
“E’ inutile che ci diciamo che ci vogliamo bene e che siamo bravi. Se siamo amici pietosi non curiamo l’amico che sbaglia”. Francamente quando un magistrato di Cassazione che fa giurisprudenza in materia ambientale e in diritti degli animali come Maurizio Santoloci parla ad una platea scelta di tecnici, di ufficiali di polizia giudiziaria, di veterinari pubblici ufficiali anche nella veste di ufficiali di pg, come ha fatto l’altro giorno allo strepitoso convegno che la Lav di Gianluca Felicetti ha organizzato a Milano, ospite dell’auditorium della Provincia e del suo Garante per gli animali, allora c’è non solo da
riflettere.
C’è da rivoltarsi come un calzino. Senza fare musi. Perché è un monito, un elegante invito a curarsi prima di “curare”, ovvero di spogliarsi della propria immunità istituzionale o professionale e corporativa e chiedersi perché ci sono situazioni in cui il dolore e il maltrattamento animale sono reato e vanno a processo contro altre situazioni che reato non lo diventano mai, e che processi non ne vedono mai. Nonostante il reato. Le forze dell’ordine e i veterinari cosa vedono?
Il tema è di quelli da 90, con la partecipazione del ministero della Salute, nella veste dell’Unità operativa, la Task Force per il benessere animale e contro i canili lager, coordinata dalla dr. Rosalba Matassa che di relazioni “va tutto bene” delle asl e delle forze dell’ordine deputate a rilevare i reati ne ha ormai pieni i cassetti, accanto ai cassetti in cui il ministero certifica che invece “molto va male”.
Il problema, in parte, è di assenza di cultura. Deficere è la parola tormentone.
Che fa il paio con quel colpevole “non facere” più volte rimarcato dall’inappuntabile procuratore capo presso la Procura della Repubblica di Bolzano, Guido Rispoli. Fuori dai denti, c’è chi non fa una beata… speranza…
Insomma, al convegno”La sofferenza animale tra aspetti etologici, veterinari e di diritto” ha centrato il segno: c’è chi fa e chi non fa. Si può tacere? Manco per sogno. A Santoloci, peraltro direttore dell’ufficio legale Lav va, accanto alla collega avvocato dell’associazione, Carla Campanaro, tutto il plauso per aver segnato la riga del confronto. Eccolo. Tutte le legislazioni in fatto di sofferenza, maltrattamento, sevizia, angoscia, paura, lesione, danno alla salute, sono avanti, da quella europea a quella dei trattati internazionali, alla giurisprudenza, alla Cassazione e sino alle leggi nazionali alle quali, ordinanze del sottosegretario Francesca Martini comprese, non manca nulla.
Quella che manca è una risposta a due episodi facili facili, tanto per fare un esempio come ha fatto didatticamente per il primo caso l’avv. Campanaro. Ironia della sorte, oggetto del contendere è un asino. Non gli danno da mangiare da dieci giorni, è denutrito. Ma per il veterinario dell’asl non c’è maltrattamento. Non ci sono leggi nazionali né giurisprudenza che tengano per l’infallibile pubblico ufficiale. Quando poi miracolosamente si è arrivati al sequestro della bestiola, l’asino non c’è più. Scomparso col maltrattamento fantasma. Due fantasmi. Certo, è un caso, ma è un caso sui tanti che evidenziano uno stato di malessere formativo. Di vuoto culturale, di inadeguatezza. Vogliamo parlare dei dieci anni di benessere certificato nel lager indiscusso di Poggio Sannita, di recente smantellato dalla Task Force che ha fortunatamente posto la parola fine ai nullaosta pubblici della beauty farm? Il maltrattamento per chi doveva intervenire era altro. Bastonate? Chissà. Se poi l’animale torna a mangiare, questo basta, non conta neppure il contesto etologico, l’ambito di relazione, il benessere. L’aspetto merceologico, economico, di res e non di essere senziente, è prevalente. La zootecnia contro il nuovo e consolidato approccio che ha il resto del mondo, che è arrivato prima di molte asl e forze di polizia a capire di che si parla.
D’altra parte se lo Stato ha ritenuto necessario l’istituzione di una Task Force per contrastare i canili lager la cui vigilanza sanitaria ricade sulla sanità veterinaria pubblica e sulla polizia in senso ampio del termine, significa che, ammessa la buona fede e l’ignoranza, il concetto di sofferenza animale non è chiaro a tutte le categorie che gli animali li devono difendere dagli aguzzini.
Gli onesti e coraggiosi veterinari di frontiera minacciati dalle mafie sul territorio od operativi con mezzi di fortuna, soli contro tutti, sono un dato di fatto, come tuttavia lo è l’inerzia di certi ambiti nel denunciare con coraggio l’inerzia del resto della categoria in un grido di riscatto dal “non facere” che diventa omissione . Parola di magistrato di Cassazione. Santoloci, che è anche gip a Terni, non fa sconti e si rivolge ai veterinari e agli organi di polizia, la polizia giudiziaria in divisa, gli “amici” di cui sopra ai quali voler bene curando il male.
Prende come esempio la confisca, un gigante che lui definisce sotto il profilo pratico un gigante dai piedi d’argilla. Serve il sequestro. Ma non sequestrano.
Perché? “Manca un approccio culturale corretto da parte delle Forze di polizia e della veterinaria pubblica quando riveste anche il ruolo di polizia giudiziaria”. Vuoto formativo, vuoto professionale.
Cita casi di sequestro in flagranza di reato, per evitare la reiterazione del reato. E’ il momento in cui la pg ha “superpoteri”, più della magistratura che deve mettere d’accordo due magistrati per il via libera ad un sequestro. E’ infatti in quel preciso istante, sul luogo del maltrattamento o del reato che si consuma a danno di animali, che la pg come forza di frontiera, prima ancora della magistratura, ha il potere e, soprattutto, il dovere di agire. Pena l’omissione, il non facere. Eppure che accade?
“La pg si limita a dare comunicazione del reato, e basta!!! Fa il verbale di annotazione oppure si mette a discutere sul “a chi tocca operare il sequestro”.
Allora, dopo l’asino denutrito, ecco la mutanda da supermercato. “Ho giudicato di recente un caso in tribunale in cui oggetto del reato erano due slip rubati al supermercato. C’era la flagranza, si è provveduto all’arresto e al sequestro.
E allora mi chiedo – affonda il lucido direttore dell’ufficio legale Lav – se la polizia giudiziaria sequestra due mutande fabbricate pure in Cina, valore commerciale pari a due lire, perché non pone sotto sequestro l’animale o il canile vittime di un reato?”. Ritorna l’incubo: il vuoto di formazione, il vuoto culturale.
E poi, ammesso si arrivi al dunque, che sequestro? Probatorio o preventivo?
Il sequestro probatorio, con l’elenco della spesa delle prove, fa tuttavia scattare a breve il dissequestro. L’imputato ammette, dice che “sì, è vero, il reato c’è”. E il magistrato che fa? Dissequestra il bene sequestrato, visto che è stata ammesso il delitto. Allora, forse forse val la pena insegnare alla polizia giudiziaria la via sicura del sequestro preventivo che “non è solo di competenza del pubblico ministero, anzi!! Gli effetti che ha sono sani: evita il reiterarsi del reato, regge al riesame e alla pletora di avvocati della difesa, porta subito in giudizio”.
Il sequestro preventivo è cardine sicuro del successo. La polizia giudiziaria (l’ufficiale di pg) può procedere (articolo 321, comma 3 bis codice procedura penale) di iniziativa al sequestro preventivo (ad esempio l’animale in stato di sofferenza) quando non è possibile per motivi d’urgenza attendere il provvedimento del magistrato.
Quante volte sentiamo dire dai veterinari asl o dalla polizia: “Non lo posso fare, non spetta a me”. Non è così. Devono.
Ciò che conta è spiegare, inculcare, che il sequestro è possibile anche quando
l’illecito è cessato (Cassazione, sentenza n. 3145 del 18/12/2000) , che il sequestro è un atto dovuto (Cassazione, sentenza n. 5021 del 16/5/1996). Quanto all’esigenza cautelare del sequestro anche dopo che si è consumato il reato, c’è pure la sentenza n. 29480 del 2007: “…anche dopo la consumazione del reato”.
Ribadito e strascritto (così come la condotta omissiva, frutto del responsabile del “non facere” è punita e ben descritta ancora dalla Cassazione, sentenza n. 24743 del 26 marzo 2010).
Tradotto, che vuol dire questo stare a guardare e non denunciare? La Lav rimanda ad un articolo del codice penale, il 40, 2° comma. Non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo. “Amici miei, vale per la polizia giudiziaria in divisa così come per la veterinaria nelle vesti di pg che vedendo un reato con l’obbligo giuridico di denunciarlo, non denunciano nulla!”. Vuoto formativo, vuoto professionale. Ma anche reato penale. E’
omissione, si concorre al reato. L’obbligo di denuncia, sia chiaro, vale anche per i veterinari privati, che esercitano un servizio di pubblica necessità (art. 359, comma 1, codice penale).
Accademica e perfetta, che fa al caso nostro, è la recentissima sentenza della Cassazione, la 3634 di quest’anno e che ha come oggetto l’interdizione dai pubblici uffici di due tecnici dell’Arpa in Friuli Venezia Giulia che avevano omesso di denunciare una discarica abusiva. “Erano soltanto due pubblici ufficiali”. Né più né meno come tanti veterinari pubblici.
I due tecnici sono stati estromessi dai pubblici uffici. Avevano anche loro l’obbligo giuridico di impedire l’illecito e non lo hanno impedito e ne risponderanno in concorso.
Eppure la giurisprudenza, che non abbandona neppure gli asini, non li avrebbe lasciati in mutande.
Incrociamo in sala lo sguardo e il commento di Gianluca Scagliotti, legale della Lega nazionale per la difesa del cane: “Oh, Ste, quanti pubblici uffici e ambulatori veterinari si svuoterebbero?”.
s.piazzo@lapadania.net
(89-continua)
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di:L’olocausto animale
di:Roberta Vecchio
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2 giugno 2011 -
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Associazione Antimafia Antonino Caponnetto e Alf
1 giugno 2011 -
Sono orgogliosa che Chiliamacisegua sia stata pubblicata con gli articoli di Stefania Piazzo, dalla Associazione Antimafia Antonino Caponnetto e da Alf e condivido con chi lotta ogni giorno per l’affermazione della legalità e per il rispetto della vita, questa soddisfazione.
Il mondo civile ci sta ascoltando.
Rosanna Marani
Chiliamacisegua
http://www.comitato-antimafia-lt.org/?p=14545
Associazione antimafia“Antonino Caponnetto”Regione Lazio
Associazione regionale di lotta contro le illegalità e le mafie
Assì…si! I cani di Ischia pellegrini di San Francesco.Il traffico dei cani randagi
Chiliamacisegua l’ha evidenziato nell’invio de La Padania del 22 maggio
“…..Questa è la prima inchiesta seria, documentata sul traffico dei randagi verso l’inferno. L’ha scritta Stefania Piazzo che ha svolto un minuzioso lavoro di indagine……”
E ora siamo alla successiva, mitica puntata, che lascia sbalorditi per le nuove notizie sulle adozioni di cani in Germania, con un inedito e più documentato asse tra la Campania e l’Umbria, con la stessa Associazione che gestisce le spedizioni.
E l’Umbria che fa?
Stefania Piazzo ci anticipa un imperdibile scoop, dandone per ora solo alcune indiscrezioni, ovvero la notizia di immagini di cani ospiti di un canile di una importante città umbra ritrovate su siti di canili tedeschi in vendita ma, attenti bene, con il placet delle Istituzioni umbre locali.
E’ questa la nuova frontiera etica della battaglia al randagismo?
Infine, altro inedito de la Padania, che non smette di stupirci: la diffida all’Asl Napoli2 di Ischia alla quale un’associazione chiede, denunciando di abusivismo l’attuale canile, la revoca di tutte le autorizzazioni sanitarie. Da quel canile sono partiti i cani oggetto di un processo a Napoli, per i reati di associazione a delinquere e falso ideologico, per le adozioni fittizie e i falsi adottanti tedeschi.
Buona lettura e Good morning Umbria!
Chiliamacisegua
ARTICOLO
Ma allora è vero che i cani da inviare in adozione in Germania, richiesti nella struttura del canile di Panza a Forio d’Ischia, grazie all’interessamento della Pro Animale, “erede ” della Fondazione tedesca Ernst (della quale alcuni collaboratori sono sotto inchiesta per associazione a delinquere legata al traffico illegale di animali, vedi la Padania del 22 maggio scorso) sarebbero stati appoggiati durante il loro percorso anche nel canile “Il Sorriso di S. Francesco”, nei pressi di Assisi, gestito dalla stessa Pro Animale, e che ricade sotto l’eccellente vigilanza dell’Asl2?
La notizia riportata settimana scorsa dal nostro quotidiano non ha avuto smentita. Che l’Umbria sia il crocevia compiaciuto di adozioni verso la Germania è un fatto. Così come è un fatto che anche istituzioni pubbliche, come sta emergendo dalle ricerche del nostro quotidiano- e delle quali a breve si darà più ampio e interessante dettaglio – abbiano approvato e sostengano le adozioni berlinesi.
Tutto ufficiale. Tutto legale. Anche i cani in vendita. Ma questo sarà oggetto di un prossimo approfondimento di Good morning Umbria.
Resta però subito da porsi una domanda: se è vero che un’amministrazione comunale e un’asl non hanno strumenti normativi per negare un ‘ adozione all’estero, e se è vero che in Germania è “prassi” chiedere quale pegno e prova di serietà un pagamento per il ritiro di un cane italiano che, mentre staziona in un canile umbro convenzionato con canile sanitario, finisce nella vetrina in vendita di un canile tedesco…, c’è da chiedersi appunto se questa sia la via migliore per affrontare in Umbria il problema del randagismo.
E non sia, invece, una strada breve per “sbolognare via” i cani. È questa la filiera etica che propone la veterinaria pubblica in Umbria a sostegno delle pubbliche amministrazioni che non hanno idee migliori?
Sarebbe utile poter capire come e con quali intenzioni i 273mila euro di “tesoretto” della veterinaria pubblica in Regione si intendano investire nel contrasto al randagismo. Anche questo è un tema che Good morning Umbria affronterà a stretto giro di posta. Mentre resta come tarletto e come giallo, come filo rosso una vicenda che riguarda un piccolo cane che, tatuato e di proprietà di una struttura convenzionata in una città umbra, era “scomparso” per essere poi ritrovato più di due anni dopo nella felice oasi “Il Sorriso di San Francesco”, pure sterilizzato.
Una telefonata dell’Asl2 al legittimo proprietario riconduce il cane che si era un’altra volta “smarrito”. E così,il proprietario strada facendo si interroga sui legami tra la Pro Animale (che oggi come già scritto prosegue con l’Asl di Ischia le adozioni) di Assisi e il canile della stessa santa città, ma viene confortato dall’Asl2 che la Pro Animale lavora benone e che qualsiasi tipo di collaborazione possa esistere col Comune e il canile è ok.
E il tatuaggio del cane? «Non se ne erano accorti», spiega a la Padania ancora stupefatto il legittimo proprietario. Che, racconta ancora, viene interpellato per una richiesta di adozione. «Mi chiamano e dicono che una signora tedesca in questi anni si era affezionata a lui e piange.”
La risposta è secca secca: «E non vi siete chiesti in questi anni se piangeva l’italiano che lo cercava?». Semi-fine della storiella. Non se ne erano accorti. D’altra parte, seguire con attenzione e precisione le adozioni richiede tempo e massima dedizione. Può succedere, con tutti i microchip da passare a quegli adottanti…. uno magari scappa.
Intanto, “accontentiamoci” di tornare sui nostri vecchi passi, quelli che settimana scorsa hanno dato notizia del procedimento giudiziario in corso presso la Procura di Napoli su una serie di reati che vanno dall’associazione a delinquere al reato continuato al falso materiale e ideologico (per il reato di falso risultano indagati due veterinari dell’Asl Napoli 2 che operano a Ischia).
Ci sono novità? Ci sono novità. Ed è l’atto di diffida verso l’Asl Napoli 2 sul canile contestato a Panza, al centro della bufera giudiziaria, diffida avanzata in questi giorni dall’associazione Uomo natura animali di Ischia, già protagonista di numerose battaglie contro le spedizioni di animali da Panza verso la Germania, con la Fondazione Ernst prima e con la Pro Animale oggi.
La diffida, che era stata già inoltrata al sindaco, e ha come oggetto una questione della quale la Padania aveva già trattato, denuncia una presunta struttura abusiva entro la quale si sarebbe sviluppata l’attività del canile.
Cosa che appare difficile e incomprensibile da capire e che si spera sia frutto di errori di interpretazione da parte dell’associazione, visto che il Comune di Forio, e non solo quello, ha negli anni mantenuta viva una convenzione per la custodia degli animali, e visto che la stessa asl ha rilasciato regolari autorizzazioni sanitarie.
Vediamo alcuni passaggi della diffida che il nostro quotidiano è in grado di anticipare in esclusiva, certi che la Fondazione Ernst ieri e la Pro Animale campano-umbra oggi siano in regola.
Scriviamo campano-umbra visto che dal 2009 l’Associazione è anche iscritta al registro delle Associazioni riconosciute dalla Regione Umbria. L’iscrizione avvenne, ma ovviamente è una pura coincidenza, subito dopo una diffida inviata ai sindaci dei comuni del territorio di Assisi per invitarli a bloccare il trasferimento di 40 cani del canile di Ponte Rosso in adozione in Germania, mentre si ventilava che alcuni Comuni fossero interessati alla brava Pro Animale come potenziale gestore di strutture sul territorio.
Si legge intanto sulla diffida che «La struttura è nata inizialmente con un fabbricato composto da cantina al piano seminterrato e da abitazione al piano superiore costituita da camera da letto, soggiorno, wc e ripostigli (…). Tale fabbricato fu realizzato in ragione della concessione edilizia n. 91 del 29/11783 e in difformità della stessa, per cui in data 28/2/95 prot. 5373 è stata presentata al Comune di Forio domanda in sanatoria per gli abusi commessi, senza definizione alcuna.
Successivamente – si legge nella nota che porta come intestazione quella del legale dell’associazione, l’avv. Andrea Calandra del foro di Napoli – all’atto di due distinti sopralluoghi effettuati dall’asl veterinaria Na2, in seguito ai quali è stato rilasciato parere favorevole per il rilascio delle autorizzazioni sanitarie (il primo del 4/12/02 con nota n. 571 e il secondo del 18/8/03 con nota prot. n. 350), si evidenziava che la struttura era stata ampliata e comunque modificata nella sua interezza, senza alcun tipo di autorizzazione edilizia».
Perbacco, impossibile! Il Comune non può aver sbagliato. Ma la diffida non è dello stesso nostro avviso. E aggiunge: «In data 23/905 agenti del Corpo Forestale dello Stato sottoponevano a sequestro opere edili in corso di realizzazione all’interno della detta struttura».
Insomma, come stanno le cose? «Visto quanto comunicatoci dal responsabile della Polizia municipale ten. col. Giuseppe Russo, prot. 2184/R (atto del 4 maggio scorso e di cui la Padania è in possesso, ndr) “per le opere realizzate abusivamente sono state emesse regolari ordinanze di demolizione… attualmente la struttura sta aperta in forza delle due autorizzazioni rilasciate dal Comune di Forio”, le pregresse
autorizzazioni, rilasciate dall’Asl Na2, allo stato, sono da ritenersi illegittime e comunque prive di fondamento non essendoci mai stati i presupposti – secondo il legale dell’associazione – a fondamento delle stesse.
Di conseguenza – e chiude – anche quanto certificato dall’Asl Na2 Nord dipartimento di prevenzione Ischia è da ritenersi illegittimo».
E quindi? Quindi è stato chiesto di revocare le autorizzazioni sanitarie e di chiudere la struttura.
Più a Nord non c’è, nel caso la sfortuna si abbatta sulla generosa Pro Animale, la verde e accogliente Umbria e la galleria fotografica per la vendita dei “modelli”?
(88 – continua)
Viaggio nell’Italia bestiale a cura di Stefania Piazzo
OTTANTOTTESIMA PUNTATA
ASSÌ..SÌ!! I CANI DI ISCHIA PELLEGRINI DI S. FRANCESCO
CAMPANIA, UMBRIA, GERMANIA. ADOZIONI, FOTO, STRUTTURE DIFFIDATE
Le foto dei cani di un canile umbro in “vendita” nei siti tedeschi, con il placet delle istituzioni locali. Una nuova strada etica per sbolognare via il problema del randagismo
Questo articolo è stato pubblicato il Domenica, 29 Maggio 2011 alle 15:33 e
http://76.163.187.103/ALFront/Actions-Italy/LaPadania22Maggio.htm
About ALF > Actions Index > Italy
LA PADANIA 22 MAGGIO PADRINI DI VOLO CANI DA ISCHIA
LA PADANIA 22 MAGGIO PADRINI DI VOLO CANI DA ISCHIA ALLA GERMANIA E NESSUNO FERMA IL CHECK-IN
Questo non � un becero, diffamatorio, procurato allarme, vomitato alla cieca, che mette nel mucchio qualsiasi si dice che�.�.attenzione �, quella tizia e quel tipo sono da mettere in lista nera�., vendono randagi a�.. �
Questa � la prima inchiesta seria, documentata sul traffico dei randagi verso l�inferno.
L�ha scritta Stefania Piazzo che ho ha svolto un minuzioso lavoro di indagine, per mettere insieme le tessere di un osceno puzzle dell�orrore, del lucro, della indifferenza, della �amicizia� tra coloro che per carica e coscienza avrebbero dovuto controllare e denunciare.
Quis custodiet custodes?
Chiliamacisegua si appella al Dottor Gaetano Penocchio, Presidente della FNOVI – Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani, affinch� li custodisca questi �custodi, affinch� richiami al dovere e all�etica, sparse e disperse lungo questi anni di inapplicazione delle Leggi a Tutela Animale, i veterinari, i primi (angeli) custodi dei randagi a loro affidati.
Che compatti i medici della Sanit� Animale Pubblica, che metta al bando i veterinari indegni, che indichi la strada per una collaborazione atta a stroncare qualsiasi malaffare.
Che i veterinari, sono i primi testimoni dell�incivilt�, spalmata ovunque in Italia, sotto la cecit� di molti Sindaci. Che i veterinari sono i primi a poter denunciare le cose storte.
Il vento � mutato dall�insediamento dell�on Francesca Martini, che gi� si � appellata ai medici, il tessuto sociale a trama stretta che pu� e deve impedire di allargare le maglie alla malasanit� e dall�arrivo della giornalista Stefania Piazzo che su La Padania, ogni domenica con i suoi dossier, scopre cadaveri imbalsamati, negli armadi che non hanno effettuato fino ad ora�� il cambio delle stagioni.
Le Associazioni e i volontari vigilano, denunciano, protestano,si ribellano, tengono alta l�attenzione e Chiliamacisegua divulga ogni vergogna.
No, non si pu� pi� dire: �Io non sapevo!�
No, non si pu� pi� far finta di niente.
Buona lettura Presidente e dia un cenno, per favore, che il mondo ha bisogno di empatia, di umanit�, di legalit�.
Di amore e di rispetto per la vita!
Chiliamacisegua
LA PADANIA 22 MAGGIO DALLA PARTE DEGLI ANIMALI A CURA DI STEFANIA PIAZZO
VIAGGIO BESTIALE
OTTANTASETTESIMA PUNTATA
PADRINI, DI VOLO CANI DA ISCHIA ALLA GERMANIA E NESSUNO FERMA IL CHECK-IN
Sotto processo a Ischia due veterinari dell�Asl Napoli 2 con i gestori e i collaboratori del canile di Forio.
Dalle intercettazioni telefoniche all�accusa pi� grave per gli organizzatori: associazione a delinquere
Un�altra base possibile ad Assisi, in Umbria. Intanto i �tour operator� continuano la loro attivit�
�E sempre l� si cade, nell�eccellenza della vigilanza veterinaria campana. Con
uno strascico persino umbro ad Assisi e, per le origini di uno dei veterinari
imputati, Todi. Una coincidenza… Ma che ambo.
Questa volta per� la sintesi � pi� complessa del solito. Perch� guardi il
passato e guardi il presente e non comprendi cosa sia cambiato. E ti chiedi
quindi se sia tutto vero.
Sul tavolo c�� il traffico di animali che passavano per il canile di Panza,
gestito dalla Fondazione tedesca Ernst, canile convenzionato allora col Comune
di Forio e molti altri. La Fondazione a seguito delle indagini si � sciolta e al
suo posto � nata l�associazione Pro Animale, pare con medesima partita Iva.
Iscritta all�albo regionale prima di completare l�anno di attivit� di
volontariato. La Regione, visti i requisiti e l�eredit�, ha accelerato i tempi
di legge.
Sul tavolo della cronaca di oggi? Ci sono gli stessi veterinari asl sotto
processo e al loro saldo posto di lavoro. Fino a prova contraria non hanno fatto
niente.
Sul tavolo ci sarebbe ancora l�uscita di animali da Ischia verso la Germania.
Sul tavolo, infine, c�� una controversa storia che vedrebbe la struttura
utilizzata dalla Fondazione come struttura abusiva. E per la quale sarebbero
state emesse ordinanze di demolizione, ad oggi non eseguite. � mai possibile che
un Comune, anzi, pi� Comuni, si fossero convenzionati, oltre che con quelli che
nel gergo delle adozioni verso l�estero si chiamano �padrini di volo�, si
fossero convenzionati appunto con chi non avrebbe potuto neppure star l�?
Impossibile, ci sar� un errore, sono paradossi incredibili.
E geograficamente allargati alla struttura �Il Sorriso di San Francesco�, che
sarebbe riconducibile alla Pro Animale, nella quale la titolare dichiara
candidamente (vedi �Il Corriere dell�Umbria� del 19 giugno 2009) che �Il
trasporto di cani a Ischia via Assisi, in Germania o Austria, si � svolto in
maniera assolutamente legale e con i documenti di espatrio previsti dalla
legge�. Cosa che egregiamente avr� controllato l�asl 2 di Assisi.
Quadro destabilizzante. Vuoi perch� le accuse per le quali sono a giudizio due
veterinari dell�Asl Napoli2 e un�agguerrita squadra italo-tedesca di persone
accusate di traffico di cani dall�Isola di Ischia verso la Germania dal 2001
sono di una gravit� eccezionale, col peso delle intercettazioni telefoniche….
Sconcertante. Vuoi perch� sono macigni i reati contestati a diverso titolo agli
indagati: per gli organizzatori del �giro� in particolare si va
dall�associazione a delinquere al concorso in reato al reato continuato, per
arrivare al falso ideologico e al falso materiale che sarebbe stato consumato
da pubblici ufficiali.
Vuoi perch� in tutta questa vicenda, e questo � il cuore vero del problema, che
va oltre l�inchiesta e il processo, ci si chiede cosa sia cambiato dal 2006,
anno d�avvio della bufera giudiziaria, ad oggi. Quasi nulla. Allora, non era
successo nulla anche prima, il processo � una farsa.
Perch� i cani, da Ischia alla Germania, sono partiti ancora. E c�� chi, come
Giacomo Bellezza, veterinario libero professionista e direttore sanitario del
canile della Pro Animale, � anche impegnato per l�asl per il servizio di pronto
soccorso, in un ambulatorio a Serrara Fontana. Ma c�� chi giura che i cani non
finirebbero solo l�. Illazioni isolane, ovvio.
Avvilente. Perch� l�Asl Napoli2, a firma del dr. Massimo Barbato, rispondeva ad
un�associazione che l�invio dei cani in Germania nel 2005 risultava regolare.
Anzi. �Lo scrivente ufficio ha dato corso alle procedure d�ufficio presso gli
organi istituzionali competenti per il controllo delle adozioni sul territorio
germanico�. Che dicevano gli esiti delle procedure? I vertici superiori
interpellati non rispondevano. Quindi � vero, non � vero niente quello che �
successo.
Apocalittico. Perch� le associazioni animaliste, che, come la magistratura,
sostengono che il movimento verso la Germania risalga persino al 2001, si sa
che non saranno ammesse a costituirsi parte civile nel procedimento. Non c��
danno, secondo una lettura di chi giudica in questa fase dibattimentale. Ma gi�
ambienti del ministero della Salute guardano con interesse agli sviluppi
processuali, senza escludere a priori di valutare una presa di posizione come
quella intrapresa a Cicerale.
Affezionato. Perch� dopo lo scandalo, tutti i Comuni convenzionati con il canile
di Panza dell�allora Fondazione Ernst poi scioltasi e, come da statuto, �rinata�
come associazione Pro Animale, hanno detto addio, tranne che il Comune di Forio
e di Serrara Fontana. Fino a convenzione scaduta, nel 2008. Ma con dei ma.
Edificante. Perch� a tallonare l�inchiesta si aggiunge la denuncia della
presidente dell�Una di Ischia, Maria Pagano che, con un atto stragiudiziale di
diffida, sostiene che la struttura sia persino abusiva. Giacerebbe solo una
richiesta di sanatoria. Sembra impossibile che il Comune di Forio non si sia
accorto di nulla, deve esserci un errore.
Barattante. Perch� il Consiglio comunale di Forio il 30 luglio scorso deliberava
all�unanimit�, come �cambio merce� del mancato pagamento del mantenimento di 51 cani,
per un controvalore di 62.500 euro, l�autorizzazione da parte
dell�associazione Pro Animale a far adottare tutti i cani dalla struttura. Verso
dove? Le destinazioni di cui sopra.
Ambivalente. Perch� a costituirsi parte offesa nel processo si sono presentati
il Comune di Forio e l�Asl Napoli2.
Tanti interrogativi, nonostante tutto. Ovvero nonostante un processo e il peso
di una ricostruzione giudiziaria minuziosa dell�Ufficio X del Gip del Tribunale
di Napoli, che potrebbe andare bene come sceneggiatura per un �romanzo criminale
animale�. Se tutto fosse confermato.
� solo una questione di false adozioni internazionali di cani e gatti, messe in
corso, secondo alcuni, da un�organizzazione che gi� in Germania si sarebbe vista
chiudere un proprio rifugio all�estero, con una condanna per maltrattamento
mentre a Ischia vive serena?
� solo fango o �leggerezza� italica? E l�Asl? Mai un dubbio sul massiccio esodo
di animali e di protagonisti, spesso sempre gli stessi, i �padrini di volo�, a
bussare? Secondo la procura, non ha comunque vigilato. Sta agli atti di una
reprimenda uscita persino dalla penna del magistrato. Che figura per
l’eccellenza della veterinaria pubblica campana, �servizio , ad onor del vero -
si legge – non particolarmente sollecito nel sondare la veridicit� delle
indicazioni riportate sulle richieste di affido (�). I veterinari asl, pubblici
ufficiali, avrebbero dovuto, secondo la normativa in vigore, accertare
l�effettiva identit� in sede di sottoscrizione della richiesta di adozione�.
In cinque anni, mai un sospetto? Mai. Come oggi.
Vediamo i fatti contestati. Il meccanismo � pi� o meno sempre lo stesso,
spiegano gli atti che hanno portato al dibattimento il gestore, i veterinari
dell�Asl e i collaboratori dell�associazione: trasferimento di animali dal
rifugio Ernst di Forio in localit� Panza verso la Germania in localit� diverse
da quelle dichiarate all�atto del trasferimento.
Due le strade: o attraverso finti adottanti, quasi sempre tedeschi, che avevano
ottenuto l�affido in Italia. Oppure… oppure riempiendo abusivamente alcuni
moduli per le richieste d�affido firmati in bianco con l�inganno.
In ogni caso, secondo l�accusa, false o fittizie erano le richieste di adozione,
false le pratiche, esibendole ai veterinari e ottenendo da loro il rilascio di
passaporti in cui l�indicazione del proprietario dell�animale risultava non
vera.
Insomma, una serie, definita addirittura �indeterminata di delitti di falso di
autorizzazioni amministrative…, di induzione del pubblico ufficiale al
rilascio di passaporti ideologicamente falsi….�.
Personaggi e interpreti di questo presunto romanzo criminale: Nicola
Cacciapuoti, direttore del rifugio; Ciro Pontone e Karin Mundt, considerati
�istigatori� del gruppo dai magistrati poich� principali gestori della
Fondazione Annemarie Ernst; il veterinario dell�Asl Napoli 2, Mario Mariani,
originario di Todi. Uno dei casi contestati, ad esempio, che lo riguarda
nell�imputazione, tratta l�adozione di un randagio da parte di S.D.D. che
avrebbe dovuto firmare il modulo contenente la richiesta d�adozione.
Ma gli sarebbe stato sottoposto per la firma anche un modulo in bianco con
un�ulteriore richiesta di adozione. Richiesta che veniva completata con i dati
identificativi di un ulteriore cane che S.D.D. non aveva affatto chiesto di
adottare. Il veterinario Asl firmava, in calce alla richiesta, l�autorizzazione
dell�Unit� operativa veterinaria alla consegna dell�animale. �Tutti cos�
formando – si legge nel rinvio a giudizio – una falsa richiesta di adozione
(datata 12/10/2005 e priva di numero), una falsa autorizzazione dell�Unit�
operativa veterinaria alla consegna del cane e la falsa scheda di affido del
cane�. Dopo la formazione di questa serie di falsi, �per realizzare l�illegale
trasferimento in Germania del cane, confezionavano il passaporto per animali
materialmente rilasciato dal Mariani e nel quale S.D.D. risultava falsamente
proprietario�.
Il meccanismo si ripeteva ogni volta, anche con soggetti diversi, con l�aggiunta
di un altro veterinario della stessa Asl Napoli2, Ciro Di Sarno. Situazioni
simili, cui si aggiungono i nomi di altri �collaboratori� indagati come Else
Scheurlein, persona fidata di Cacciapuoti. Lo stesso gruppo d�azione, stando
all�accusa, approfittando della richiesta di adozione di una cittadina
austriaca, M.B., sottoponevano alla donna per la firma altri tre moduli in
bianco contenenti altrettante richieste di adozione. In seguito, li completavano
con i dati di altri tre cani mai richiesti dall�adottante austriaca e, in calce,
Di Sarno firmava l�autorizzazione dell�Unit� operativa veterinaria.
Incredibile. Alla schiera degli indagati ad un certo punto compare anche il
nome di Alessandro Impagliazzo, amministratore e direttore sanitario del
rifugio dal 2001 al 2005.
Ma tutte le adozioni, a centinaia per anni e anni, non hanno mai destato
sospetto all�Asl? In alcuni casi, addirittura, il magistrato in questo giro di
carte false, accusa persino i membri dell�associazione di aver indotto �in
errore Ciro Di Sarno� nell�attribuire a presunti adottanti la propriet� di
numerosi cani. Tante erano le carte e le adozioni che si ripetevano sui tavoli
dell�asl… che confusione per i poveri ignari veterinari. Vero?
Fondamentali per la svolta nell�inchiesta le intercettazioni, legate alle
indagini che la polizia aveva posto in essere fermando nel 2006 una spedizione
di animali trasportare in condizioni peraltro fuorilegge, bloccando la
spedizione al momento dell�imbarco dopo la segnalazione di una guardia
ecozoofila del posto, Giovanni Esposito, dell�associazione Pro Natura. Gli
indizi erano stati d�altra parte disseminati come i sassi di Pollicino� In
particolare i passaporti plurimi di M.R.B. , sui cui passaporti dei cani veniva
indicata Vienna come localit� sita in Germania. All�asl era sembrato tutto
regolare? Vienna… la Sacher… Berlino… Ma Ischia � troppo lontana.
Persino Impagliato, direttore sanitario del canile, che risulta tuttavia
indagato, si era recato in Germania al canile �Renate Lang� di Horb e a fronte
di 51 animali che sapeva di aver inviato, verificava che di 50 si erano perse
completamente le tracce e non risultava fossero andati in adozione. Forniva poi
la tabella riepilogativa dei trasferimenti dal 2001 al 2005, confermando il
massiccio trasferimento autorizzato dall�asl. Perplessit� erano state espresse
anche dal direttore pro-tempore dell�asl di Ischia, Massimo Barbato, che
dichiarava di aver scritto nel 2002 al consolato tedesco, nel 2003 al direttore
sanitario dell�asl di Napoli2 e alla Regione Campania in ordine alla regolarit�
delle procedure, senza ricevere per� risposta.
Le intercettazioni, che sono esemplificative, documentano le organizzazioni di
pi� viaggi. Diversi voli il 29 luglio 2006, curando di evitare automezzi in
dotazione dell�ente preferendo mezzi privati. Ma dalle intercettazioni
comprendono che � in atto il pedinamento. E si interrogano se la soffiata sia
arrivata dal canile, da chi conosce i movimenti, ad esempio l�asl.
Ciro (Pontone): �Le signore si sono accorte che un bel giovanotto � venuto con
la vespa�.
Nicola (Cacciapuoti): �Non ci hanno fatto pi� caso all�aeroporto dopo aver fatto
il check-in�.
Ciro: �La polizia ha fatto chiamare. Sono stati chiamati dalla polizia i due che
avevano accompagnato� Quindi adesso da Ischia qualcuno ha dovuto sapere che
questi partono il giorno �tot� e questo ragazzo � andato appresso� chi pu� dire
a questi qua che adesso partono�una domanda� Di Sarno sapeva quando dovevano
partire queste?�.
Nicola: �No, non lo sapeva nessuno.�
Ciro: �Non lo sapeva nessuno?�
Nicola: �C�� un fatto importante invece� Io penso che il furgone� qua fuori qua�
proprio il furgone � visionato e sorvegliato da qualcuno�nel momento in cui gi�
sanno tutta la prassi� gi� sanno tutto come si fa� perch� in quattro�cinque anni
che sono state fatte queste cose� sanno che quando Giuseppe va a preparare i
box� capito� e chiaramente � l�unica spiegazione��.
Ancora Nicola: �E poi ti voglio dire�basta una telefonata a quelli di Napoli� e
quelli si mettono l�.�
Ciro: �Io pensavo che caso mai all�asl��
Nicola: �Niente l�asl�quando fa i passaporti� quello ci d� i passaporti�non sa
quando partono�non lo possono sapere �perch� non � che mai gli diciamo� guarda
anzi la scheda di ritorno che io devo dare all�asl con la firma�della seconda
firma di consegna non gliela facciamo neanche firmare l� Adesso la Hunday non
si muover� fino a quando non� ho protocollato il caso del�permesso�.
Ciro: �Per gli animali per�
Nicola: �Per gli animali � chiaro�se poi uno vuole trasportare quello che vuole
quello � propriet� privata, uno pu� portare quello che c. vuole, quello � poco
ma sicuro��.
Dal 4 aprile 2006 la Fondazione era stata inibita a dar luogo alle adozioni in
seguito ad un provvedimento in via cautelare del distretto 57 di Ischia in
seguito al sequestro di 27 animali e al procedimento penale per maltrattamento.
Sospetti anche sulle vaccinazioni antirabbiche le associazioni le sollevano, non
essendo presenti le fustelle della vaccinazione bens� delle indicazioni a penna.
Dalla intercettazione dell�8 agosto 2006 tra Karin Mundt ed Else Scheurlein.
Karin: �Dovremo facerla�.
Else: �Sicuramente dovremmo farcela, anche con le vaccinazioni antirabbiche,
questo � il problema minore�.
Interessante anche la telefonata del 17 agosto 2006 tra Cacciapuoti e Massimo
(di cui sopra, si legge negli atti, quindi si fa riferimento al Massimo citato
nei documenti).
Nicola: �Mi fai quella lettera�perch� Mario ha fatto quelle due righe, per� io
voglio che mi fai tu� (�). Il cane sta qui dentro, � un bel rottweiler grosso�
Massimo: �Senza microchip�.
Nicola: �Senza microchip� senza niente, come al solito�.
Si legge nelle carte processuali ancora della telefonata. �Cacciapuoti contatta
direttamente tale Massimo (poi identificato – si legge – in Barbato Massimo,
dell�ASL Napoli 2 di Ischia, ndr), perch� ha la necessit� di ottenere due
passaporti, ricevendo dall�interlocutore una disponibilit� ad una richiesta
-scrive persino il giudice – alquanto anomala, atteso che, a quella data, la
Fondazione era ancora interdetta dal poter dar corso a nuove adozioni e
affidamenti, proprio in ossequio al provvedimento dell�asl di Ischia�.
Altre intercettazioni, ancora Karin ed Else.
Else: �Sicuramente staranno intercettando la telefonata�.
Karin: �Davvero, allora scoprono tutto, dovrebbero occuparsi sicuramente di
altre cose�.
Altra telefonata ritenuta interessante per gli investigatori � quella tra Ciro
Pontone e Giacomo Bellezza, il libero professionista convenzionato con l�asl di
Ischia e direttore sanitario del canile di Panza che lavora per il pronto
soccorso asl. Bellezza viene illuminato circa l�importanza di Jutta Heinemann.
Ciro: �La signora Heinemann (…) � una delle persone pi� importanti…ed � lei
che il 90% dei singoli che partono li piazza�.
Il 24 novembre 2006 venivano perquisiti gli uffici dell�asl di Ischia. �Si aveva
modo cos� di vedere – spiega il magistrato – i diversi casi di adozioni in
relazione alle quali risultavano adottanti persone diverse da quelle cui gli
animali erano realmente destinati e i casi di adozioni completamente fasulle,
ossia disconosciute dalle persone che figuravano nella documentazione quali
adottanti (…)�.
Due le rogatorie avanzate dalla Procura di Napoli: la prima – accolta – per
accertare la destinazione reale degli animali. La seconda – respinta – per
approfondire i profili sul sostentamento della Fondazione.
Ma non � finita qui.�
s.piazzo@lapadania.net
(87 – continua)
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