News 30 aprile

Maria Pia Riggi denunciata

Guardate la nostra principessa
metà cagnetta e metà cangurina come sfreccia
Ancora un caso di avvelenamento di cani a San Marino

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Chiuso Cicerale

Chiuso Cicerale (fotogallery)

Una vittoria tutta al femminile.

di Camilla De Sanctis | 30 aprile 2011

Ciceralensis. Oasi San Leo. Nomi bucolici per un lager, che è stato finalmente chiuso. Dopo 14 anni di denunce, dopo 21 anni di angherie. Sui cani.
Avvicinarsi al canile, dal praticello d’ingresso ben tenuto, col monumento del cane Ciotola, faceva pensare a quelle colonne sonore dei film horror: una musichetta per bambini, una nenia melodiosa, per un serial killer in azione.
Tante Associazioni sul campo, che si sono passate il testimonial della denuncia, che negli anni hanno gridato l’orrore che si consumava in quei recinti, tanto simili ai campi di concentramento nazisti.

Migliaia i cani che hanno consumato la loro vita in quei luoghi. Tante le coperture istituzionali, che hanno permesso il compimento dell’ingiustizia a danno dei cani per il profitto dell’affarista di turno. Sì, di turno, perchè di “ciceralensis” in Italia ce ne sono tanti, troppi.

A fianco dei cani, vilipesi, maltrattati, affamati, catturati in luoghi lontani e portati in un eremo irraggiungibile ed invisitabile, animalisti di tutta Italia, ma soprattutto donne, che hanno firmato in tempi diversi denunce ed articoli appassionati, interrogazioni parlamentari e finalmente azioni governative efficaci.

Scriveva Elisa (D’Alessio), allora della LAV, nel Rapporto Business Randagismo del 22 giugno 1997 “Estate 1997, cosa è cambiato a sei anni dalla 281/91? ….Campania: Pluridenunciato, ed una volta anche chiuso dai NAS, il Canile Ciceralensis, Ditta di tale Mauro Cafasso e situato alla contrada San Leo, è una struttura mista cani-allevamento di cinghiali. Il titolare usa un furgoncino intestato alla USL n° 60-Agropoli (SA) non autorizzato. Ha convenzioni con diversi comuni del salernitano, ma si spinge fino in Calabria. Molte convenzioni sono una tantum (sic!), ovvero il Comune paga per il prelievo dei randagi, ma non fornisce fondi per il mantenimento: che fine hanno i cani?”

Raccoglieva il testimone Annamaria (Procacci), prima firmataria della L.Q. 281/91, che presentava immediatamente una interrogazione parlamentare. Era il tempo dei fax, delle lettere scritte a mano o macchina, che sommergevano gli amministratori, totalmente sordi agli appelli in favore dei poveri reclusi. Intanto il Cafasso continuava indisturbato nel suo business.

Ne parlava Stella (Pende) nel suo reportage-inchiesta “I bastardi stanno fuori” del marzo 2005, su Panorama.

Giugno del 2006, la denuncia è di Angela (Luongo), con una appassionata relazione ci fa sapere che manca un girone all’inferno dantesco: il canile di Cicerale. “Padrone assoluto di duemila essere viventi, da Dio creati a sua immagine e somiglianza come tutto ciò che esiste sul pianeta terra, e dal Cafasso incarcerati, denudati, seviziati, costretti a perdere la propria identità di animali, parti integranti dell’universo, compagni fedeli per l’eternità.” Ci racconta Angela. “Per raggiungere questo girone infernale ho impiegato due ore di viaggio, un tornante dopo l’altro, come sulle montagne russe, mi sono inerpicata sulle colline che a strapiombo cadono sulla costa cilentana, un’ altro mondo, ai confini della realtà, recintata da teloni neri che nascondono l’orrore, ecco l’oasi di ciotola, il rifugio di Cicerale, chilometri quadrati di bosco trasformati in forni crematori d’estate e pozzanghere argillose d’inverno, anche il prato verde ha smesso di esistere, si è consumato ed estinto a causa dello strofinio con la cute di centinaia-migliaia di cani transitati in quell’incubo, non un abbaio ma un boato di latrati proveniva da tutta la collina, una stradina che scendeva tortuosa mi portava all’ingresso del gulag.”

Bello l’ingresso, alberato con viottoli piastrellati in pietraviva…” continua Angela “…quadrati irregolari scoscesi in cui uno, due, cinque, dieci, venti, trenta cani, maschi con femmine, alcune gravide, cuccioli con adulti, piccole taglie con cagnoni enormi, scheletrici, sporchi, peli ammassati, sguardi assenti, bava alla bocca, terrore gerarchico negli occhi, abbandonati alla morte in angoli, crepacci o in quel che restava di cucce in cemento affossate nella terra maleodorante, monchi, inebetiti, cani abbandonati dall’uomo ma in questa circostanza anche da Dio. L’area di calpestio dei recinti aveva, nella sua totalità, una pendenza dell’80%,…. un Veterinario dell’ASL competente per territorio giustificava l’alto tasso di mortalità nella struttura dovuto a decessi per arresto cardiocircolatorio.”

Arrivano anche le Memorie di Cicerale da Gilda (Fucci), “La sezione dalla Lega di San Giorgio del Sannio, segue da tempi non sospetti, ovvero da quando Emilio Nessi dovendo sistemare i cani del Comune di Napoli ai tempi ‘ospiti’ dello zoo , pensò bene di collocarli a Cicerale. Ancora oggi all’ingresso del canile si erge un monumento in onore del cane Ciotola, dove in epigrafe si legge : qui il cane Ciotola ha trovato casa! Purtroppo per un brevissimo periodo, Ciotola morì dissanguato pochi giorni dopo a causa dei morsi di altri cani, liberandosi così dall’inferno di Cicerale.”

Il disinteresse degli amministratori era palese, le denunce regolarmente archiviate, la ASL SA3 esprimeva solo pareri positivi sul canile. I NAS, più volte entrati nella struttura, avevano predisposto un sequestro amministrativo. 97 comuni convenzionati col canile, almeno 1200 cani morti ogni anno, 5 persone per accudire 1500 cani; per anni, decenni era tutto a posto!

Nel 2006 un nutrito gruppo di Associazioni, Aipa, Una, Lega del Cane, Associazione Mi Fido, Associazione Zoofila Sanseverivese, Coordinamento Animalista salernitano, fanno partire una petizione che raccoglie 15mila firme. Descrivono la situazione del canile di Cicerale: “E’ dal 1980 che il canile Oasi San Leo ‘Canile Ciceralensis’ costruito in Contrada San Leo (SA), sulle montagne di Cicerale del Cilento, vicino Agropoli continua a far mobilitare le associazioni animaliste di tutta Italia. Gli animalisti conoscono e denunciano il posto. Isolato sulle montagne, irraggiungibile. Conoscono e denunciano come si comportano le amministrazioni locali. I cani vengono raccolti nei comuni della Provincia di Salerno e di Avellino quasi sempre da personale non idoneo e non autorizzato. Non sono mai microchippati al momento dell?uscita dal comune di appartenenza, come richiesto dalla legge. Sono registrati con descrizione sommaria, trasportati in un furgone non idoneo e spesso insieme a corpi di cani morti. Portati in una struttura che somiglia ad un girone dell?Inferno dantesco, da dove ne escono solo sotto forma di polvere e cenere dai forni crematori. I comuni pagano spesso solo un fisso annuale semplicemente per la raccolta dei cani randagi (anche se docili, mansueti ed accuditi da qualche persona generosa) e non effettuano mai controlli sul posto, il che la dice lunga sul fatto che non c’e’ alcuna possibilità che i cani vengano accuditi in questo lager. E’ l’orrore degli orrori. Pagato con soldi pubblici.”

Ci fu una interrogazione parlamentare, On. Villari de La Margherita, che chiedeva accertamenti ministeriali sulla condizione dei 2000 cani detenuti.

Nel 2008 inizia un’azione di pressing dell’Associazione Chiliamacisegua sul Ministero della Salute per risolvere il caso Cicerale, grazie a Rosanna (Marani) e Corinna (Andreatta), accompagnate dalle brillanti inchieste di Stefania (Piazzo) pubblicate su La Padania.

Finalmente il 16 dicembre 2008 il canile viene sequestrato, il provvedimento è eseguito da NAS e Carabinieri, assieme ai veterinari della ASL SA3, su disposizione della Procura della Repubblica di Vallo della Lucania. Qualche giorno prima c’era stato il sequestro amministrativo di una parte del canile; intanto il video girato da Striscia la Notizia veniva acquisito come elemento di indagine.

Ancora una donna a fare la differenza, Francesca (Martini), che da Sottosegretario vuole (e può) chiudere il canile di Cicerale. L’ispezione ministeriale del 2009 smentisce una buona volta i “buoni” rapporti delle ASL locali: al canile non va tutto bene. Forse le morti non sono dovute ad arresti cardiocircolatori!

Ma, questa volta, la sua parte la fa anche il Sindaco, il Cafasso non ha più l’autorizzazione a detenere i cani, lo dice l’Ordinanza sindacale n°18 del 25 maggio 2009.
Dopo anni un Sindaco avoca a sé la tutela ed il benessere degli animali presenti sul proprio territorio (art. 3 DPR 31 marzo 1979).

Questa storia si chiude con Cafasso rinviato a giudizio per maltrattamento di animali, dopo venti anni, con il Ministero della Salute e diverse Associazioni che si sono costituite parte civile e con gli ultimi 9 cani ancora reclusi, finalmente liberati.

Ieri mattina lo sgombero finale condotto dalla Task Force del Ministero della Salute con i Carabinieri del NAS di Salerno. Rosalba (Matassa), Laura (Rossi), Stefania (Piazzo), Gilda (Fucci) e la piccola segugia Marta (nella foto con Stefania Piazzo e la dott.ssa Matassa), sono state proprio le ultime a lasciare il canile.

Camilla De Sanctis
Redazione GeaPress

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LA PADANIA 30 APRILE FUORI L’ULTIMO CANE DAL GOLGOTA CICERALE

Marta, l’ultimo cane, anzi cagnetta uscita da Cicerale

Comunicato

Il commento di Chiliamaciasegua è senza parole, lascia parlare lo sguardo di Marta, l’ultimo cane uscito dall’inferno di Cicerale, dove ora i demoni balleranno da soli.

Il 29 aprile è stato smantellato un canificio di cui non si conoscerà mai l’esatto numero di vittime.

Ora il cammino sembra più leggero.

L’inaffrontabile non resiste alla determinazione di una lotta condotta passo dopo passo, giorno dopo giorno, da tutti coloro che perseguono la giustizia e la legalità.

E l’amore.

Da tutti noi insieme, ognuno al meglio delle sue possibilità.

Grazie.

Grazie ad ognuno di noi che ha reso possibile, l’impossibile.

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

PDF

LA PADANIA 30 APRILE

VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE OTTANTAQUATTRESIMA PUNTATA

Martini: evento storico, svuotato il canile sotto processo

FUORI L’ULTIMO CANE DAL GOLGOTA CICERALE

La Task Force conduce alla libertà l’ultimo cane

“CICERALE – Ho visto l’ultimo cane uscire da Cicerale. Ecco, l’ultimo cane è uscito. Ora è libera, perché è Marta, una femmina. Il canile è vuoto.

Ma il camino funziona ancora. L’accalappiamento non cessa.

Ma non cessa neppure l’efficacia dell’ordinanza n. 18 con cui l’allora sindaco di Cicerale revocò l’autorizzazione sanitaria il 25 maggio del 2009.

Quella grazie alla quale nessun cane oggi può più varcare quella soglia.

Chi è fuori è fuori. Dentro, più nessuno……..”

“Il canile è stato svuotato. La storia è al primo atto di civiltà. Indietro non si torna.”

STEFANIA PIAZZO

s.piazzo@lapadania.net

(84 – continua)


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News 29 aprile

Stefania Piazzo, Rosalba Matassa in rappresentanza della Padania, della Task Force e di Chiliamacise…

Per non dimenticare cosa è stato Cicerale oggi che viene chiuso
Per non dimenticare cosa è stato cicerale oggi che viene chiuso
Marcellino è volato sul ponte
‎8.04.2011
La zoodenuncia di Edoardo Stoppa
Un allevamento abusivo di cani da caccia in Toscana

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Cicerale il mausoleo dell’orrore chiude

Cicerale il mausoleo dell’orrore chiude

Chiliamacisegua divulga con commozione questo comunicato che pone una pietra tombale sugli orrori di Cicerale.

Chiliamacisegua è stata in prima linea in questa lunga battaglia, fin da settembre del 2008, quando portò Cicerale come macroscopica indecente illegalità, che perdurava da decenni, da sottoporre all’on Francesca Martini, che volle il tavolo tecnico a Milano con le Associazioni e i volontari.

Il ricordo dei cani, a migliaia, passati per l’inceneritore dell’Oasi Ciceralensis e riuniti ora, a branchi liberi e finalmente felici sul ponte dell’arcobaleno, potra’ essere meno straziante.

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

Comunicato

Domani con la Task Force fuori l’ultimo cane dal canile lager di Cicerale

A quasi due anni dalla revoca dell’autorizzazione sanitaria –avvenuta il 25 maggio 2009- in un mese di aprile che ha visto finalmente l’apertura formale del dibattimento nei confronti di Mauro Cafasso, il Ministero della Salute – che si è costituito parte civile nel processo assieme alle associazioni – accoglie l’invito della Lega Nazionale per la Difesa del Cane e torna presso il canile “Ciceralensis” nella tarda mattinata di venerdì 29 aprile 2011.

Rosalba Matassa coordinatrice, Stefania Piazzo componente Task Force per la tutela degli animali d’affezione, istituita dal Sottosegretario di Stato on.leFrancesca Martini, tornano a Cicerale, e accompagneranno verso la libertà l’ultimo cane rinchiuso nella struttura – riferisce Laura Rossi Presidente LNDC-. Accanto a loro ci saranno tutte le associazioni che combattono il sistema dei canili lager. Non a caso ciò avviene nel mese di aprile quando finalmente è iniziato un processo atteso fin dal 1980. Si tratta di un appuntamento importante che segue la grande catena umana attorno al canile del 28 febbraio 2009 che diede nuovo impulso alla battaglia per la legalità ancora in corso”.

Una battaglia che ha dato i suoi frutti grazie all’attività ispettiva del ministero, fortemente sostenuta dal sottosegretario Martini e alimentata da inchieste giornalistiche che hanno contribuito a segnare una svolta accanto ai volontari sul territorio.

Oltre alla Lega Nazionale per la Difesa del Cane anche LAV, Associazione Canili Lazio, Animals Asia Foundation,Oipa ed Enpa fanno parte del coordinamento legale che si batte per la chiusura effettiva della struttura insieme a Chiliamacisegua, alle associazioni e sezioni locali quali Associazione Zoofila Salernitana le sezioni locali Aipa ed UNA e tutti quei privati cittadini che di quella montagna hanno fatto il personale Golgota.

L’appuntamento è quindi alle 11 di venerdì 29 aprile presso il “Canile Ciceralensis”.
Piera Rosati
dir. Ufficio Comunicazione e Sviluppo LNDC
comunicazione.sviluppolndc@gmail.com

Lega Nazionale per la Difesa del Cane

Cicerale raccontato da Chiliamacisegua

http://www.chiliamacisegua.org/2011/04/05/cicerale-i-tempi-della-giustizia-di-vallo-della-lucania/

Cicerale: i tempi della giustizia di Vallo della Lucania

http://www.chiliamacisegua.org/2010/03/29/cicerale-cafasso-rinviato-a-giudizio/

Cicerale: Cafasso rinviato a giudizio aggiornamento


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News 28 aprile


Foto bacheca
DOPO IL SEQUESTRO DEL PARCO POZZI DI AVERSA,
LA QUESTURA DI CASERTA BLOCCA IL DECRETO ED IL PORTO D’ARMI AL
COMANDANTE DELLE GUARDIE ZOOFILE SAVERIO MAZZARELLA,
IMPEGNATO IN PRIMA LINEA NELLA LOTTA AL BRACCONAGGIO,
METTENDO IN SERIO PERICOLO LA PROPRIA INCOLUMITA’ E QUELLA FAMILIARE

La piccola Esperanza è stata appena prelevata da un negozio di animali. Diagnosi di cimurro fatta 10 giorni fa.
Ma non è stata mai curata!
Probabilmente morirà nelle nostre mani. Fino all’ultimo lotteremo per lei, anche se forse sarà inutile.
ADOZIONE 7 CUCCIOLI DI PINCHER
LA MIA PRIMA DENUNCIA VERSO PERSONE FISICHE

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News 27 aprile

A TUTTI I VOLONTARI DEL CUNEESE
Sevizie ad un cane


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News 26 aprile

‎25.04.2011
Animali a Palermo
Edoardo Stoppa è andato in Sicilia per aiutare decine di animali
20.04.2011
S.o.s cani
Edoardo Stoppa è andato a Terracina per aiutare centinaia di amici a quattro zampe

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Intollerabile, diseducativo, feroce metodo di studio

Intollerabile, diseducativo, feroce metodo di studio.

Caccia selezione? E poi magari ripopolamento?

Uccisione si chiama, non servono eufemismi ipocriti per bypassare il concetto che la caccia non è uccidere, ma è “imparare cosa è la natura”.

Queste lezioni a bambini tanto piccoli sono la negazione dell’innocenza. Con tale metodi pedagogici cruenti imparano solo a conoscere la “natura dell’uomo”, arrogante, violenta e distruttiva.

E magari poi, a praticarla con i propri simili.

Tanto vale mettere una mitragliatrice in mano agli scolari e insegnare loro, fin dalle scuole elementari il” gioco” della guerra.

Per difendersi, naturalmente!

Ma si può insegnare la morte?

Indecente!

Chiliamacisegua chiede agli organi competenti, al..capoufficio del signor Riccardo Barotti, lista civica vicina al centrosinistra, di richiamarlo all’ordine e di ricordargli cosa sia il rispetto per la vita.

Che davvero, non è esempio di primo cittadino, da stimare.

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

I FATTI

http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/04/25/news/cinghiale-15376970/

Bambini a scuola di caccia”Imparano cos’è la natura”

A Rocchetta di Vara, nello spezzino, il comune organizza lezioni “per insegnare come ci si difende dall’assedio degli animali”. In un parco recitato, gli scolari della quarta e quinta elementare con cinghiali in carne e ossa e cani segugi. “I cacciatori mimeranno l’uccisione”

di BRUNO PERSANO

Bambini a scuola di caccia "Imparano cos'è la natura"

Ore 8: lezione di caccia. Chiusi nel parco con un cinghiale e i cani segugi. Un cacciatore insegnerà ai bambini della quarta e quinta elementare di Rocchetta di Vara, nello spezzino, come si uccide un animale. “Niente visioni truculente né ostentazioni delle armi però”, avverte il sindaco Riccardo Barotti, per tacitare subito le obiezioni degli ambientalisti. “Il nostro slogan è: Rispettiamo la natura”. E spiega: “In Val di Vara la maggior parte degli uomini è cacciatore. I bambini a casa sentono spesso parlare di caccia dai padri e dai nonni. E’ inutile nascondere l’argomento: per cui abbiamo pensato di organizzare queste lezioni affinché i bambini imparino correttamente cos’è la caccia e come ci si difende dall’assedio dei cinghiali”.

Anche la famiglia del sindaco è una famiglia di cacciatori, come quasi tutti nel paesino di 800 abitanti arroccato sull’Appennino, al confine tra Liguria e Toscana. Riccardo Barotti però cacciatore non lo è anche se la convivenza con le “doppiette” è cosa consolidata: “Pensi che nel periodo della caccia, spostiamo il consueto giorno di giunta per permettere agli assessori di andare per boschi”.

Nella scuola di caccia, istruttori saranno gli stessi cacciatori, guardie forestali e l’insegnante di scienze della scuola elementare. L’appuntamento è tra un paio di mercoledì, il 4 maggio, nel parco in paese gestito dai cacciatori. Sarà una lezione all’aperto con i cani da caccia Alpenlaendische Dachsbracke, la razza migliore per inseguire e scovare gli animali, e veri cinghiali in carne e ossa che i cacciatori allevano nel parco recintato per addestrare i cani.

“Il nostro intento – spiega il sindaco, 32 anni, lista civica vicina al centrosinistra, il più giovane primo cittadino della Regione fino alla scorsa elezione amministrativa – il nostro intento – precisa Riccardo Barotti – è avvicinare i bambini al concetto di caccia di selezione per garantire l’equilibrio nella natura. La caccia che noi insegneremo non è di aggressione, ma di difesa. I contadini sono assediati dagli animali: i bambini devono capire che è giusto imparare a difendersi. Sulle magliette che regaleremo ai piccoli abbiamo fatto scrivere: “La caccia è passione, istinto, ragione ma, soprattutto, è rispetto per la natura”.

(25 aprile 2011)

Riccardo Barotti Sindaco di Rocchetta di Vara

A

rocchett@cdh.it;

segreteria_genova@repubblica.it;

b.persano@repubblica.it;

brambilla_m@camera.it;

martini_f@camera.it;

tutela.animale@sanita.it;

info@lacoscienzadeglianimali.it;

 

AGGIORNAMENTO


Dopo le proteste da tutta italia

Bambini a scuola di caccia? La scuola di Rocchetta dice no

28 aprile 2011

Sondra Coggio

La Spezia – Dopo le feroci polemiche, la scuola di Rocchetta Vara non aderirà alla lezione di caccia organizzata dal sindaco Roberto Barotti (Pd) e dal suo vice, Roberto Canata, cacciatore convinto: docenti e bambini non indosseranno le magliette che Federcaccia aveva in animo di distribuire il 3 di maggio, e non seguiranno la “dimostrazione” di caccia al cinghiale al recinto di Garbugliaga.

Le insistenze del Comune, che anche ieri ha tentato sino all’ultimo di convincere l’istituto scolastico comprensivo della val di Vara della bontà dell’idea, sono state vane. Se il Comune vorrà andare avanti, dovrà rivedere la formula: non più “scuole” a lezione di caccia, ma un invito a chi voglia aderire a livello individuale. Saranno le famiglie, nel caso, e fuori dall’orario scolastico, a decidere se portare il proprio bambino a vedere come un cane da caccia stana e insegue un cinghiale: e a far indossare loro la maglietta da cacciatore. Ma senza scolaresche, insegnanti e preside.

A scuola s’è tenuto ieri il vertice convocato dalla dirigente, Cinzia Caccone, che già “a caldo” aveva detto di «non sapere nulla» della lezione di caccia, che aveva catapultato il nome della scuola sulla cronaca nazionale. E quando ha letto il programma, neppure ha voluto saperne: «La scuola non era stata proprio informata – ha ribadito – Alcuni docenti avevano avuto dal Comune notizia di una generica iniziativa ambientale: ora abbiamo letto il progetto nero su bianco, per la prima volta, e abbiamo verificato che non è compatibile con la didattica ambientale di una scuola. Pertanto, nessuna adesione».

Il fatto che una lezione di caccia al cinghiale – pur senza abbattimento finale, ma comunque con un animale inseguito come preda – contrasti con la didattica ambientale adatta a bambini fra gli 8 e i 10 anni, lo sostengono anche i Radicali, che hanno messo la questione nelle mani dei ministri Gelmini e Prestigiacomo. La senatrice Donatella Poretti, del gruppo Radicali Pd, sostenuta da Alessandro Rosasco, ligure del comitato nazionale Radicali, ha depositato un’interrogazione urgente. Ha chiesto se «il governo ritenga compatibile un simile progetto con i più elementari canoni di educazione ambientale e se non ritenga di dover intervenire presso il Comune di Rocchetta di Vara per impedire che simili progetti possano davvero svolgersi: perché chi amministra non dice con approccio laico e scientifico quali danni la caccia arreca alla fauna selvatica, all’ambiente e persino all’uomo? Perché si continua a definire i cacciatori “amici dell’ambiente”? Il calo dei cacciatori spinge i politici “filo doppiette” a inventarne di tutti i colori pur di sostenere la lobby: non si faccia, però, a spese dei bambini, che a scuola meritano di imparare ben altro. E se Rocchetta cercava visibilità, ce l’ha: ma intrisa di per questa trovata».

Intanto, tutta Italia discute della provocazione di Rocchetta Vara: l’unico assordante silenzio si registra nella provincia della Spezia, dove nessun politico ha detto una sola parola. Non un cenno dal centrosinistra, non un cenno dal centrodestra, nonostante che la vicenda sia finita all’attenzione del governo. Evidentemente, tutti i politici spezzini cercano di tenersi buoni sia i cacciatori sia gli animalisti, e non vogliono rischiare di perdere un solo voto: solo così si può spiegare il mutismo bipartisan che caratterizza questa vicenda, mentre gli interventi fioccano da tutta Italia.

L’Enpa di Roma, per esempio, ha annunciato un ricorso al garante per l’Infanzia e alla Procura contro l’idea della simulazione di una scena di caccia di fronte ai bambini, che nel progetto del Comune e di Federcaccia prevedeva la “compresenza” di cacciatori e insegnanti: «Ritenere educativo lo sfruttamento di cinghiali terrorizzati e cani, avvicinare i bambini all’uso delle armi in un’epoca segnata da episodi di bullismo, è pura follia – dichiara l’Ente per la Protezione animali – L’idea calpesta l’etica e le norme di tutela della fauna selvatica: la caccia non c’entra nulla con la conservazione della natura. Un vero percorso istruttivo prevede il contatto con la natura e la conoscenza degli animali, senza esercizio di violenza. Autorizzare lezioni di caccia per una scuola, viola le norme: nessuna legge prevede cose simili. Alle scuole si propongono percorsi didattici per educare al rispetto degli animali. Lo stesso Stato relega la caccia a pura concessione, subordinata ad altre attività, che hanno veramente a che vedere con le esigenze di tutela e di protezione della natura. Chi amministra Rocchetta Vara, piuttosto che inventare proposte “educative” assurde, torni sui banchi di scuola a ripassare la legge».


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News 25 aprile

RINGRAZIO TUTTI PER QUELLO CHE STATE FACENDO.
STALLO URGENTE PER PORTARLO VIA SABATO DAL CANILE.
Stamane in un servizio sul territorio ho rilevato la condizione di questo cane

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