News 9 febbraio
9 febbraio 2011 -
Ecco i suoi resti…
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News 8 febbraio
8 febbraio 2011 -
Il sindaco Chieffo: «Un problema che va oltre le nostre competenze»
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News 7 febbraio
7 febbraio 2011 -
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Billy (anni diciotto malato sordo e cieco), Jo (anni quindici malato di lesmania) sfrattati dal cane a 6 zampe
7 febbraio 2011 -
Chiliamacisegua sottoscrive, partecipa e divulga questa protesta in nome della carità, in questa storia sconosciuta.
E pensare che sarebbe bastato un po’ di cuore, ma si sa, il cuore va ad…amore e compassione, non a benzina o gasolio!
Forse sara’ perché questi cani, Billy e Jo, hanno 4 zampe e non sei?
Chiliamacisegua
I FATTI
http://www.geapress.org/il-maltrattamento-e-la-sua-legge/cagliari-due-vecchi-e-malati-cagnetti-leni-vuol-portar-via-di-casa/9553
Cagliari: due vecchi e malati cagnetti l’ENI vuol portar via di casa
di redazione | 13 dicembre 2010
GEAPRESS – Vecchi ed inutili. Mandiamoli via e subito perché forse potrebbero morire e non darla vinta al ricorrente. Al ricorrente? Si un ricorrente d’eccezione che si chiama ENI, l’ex Ente Nazionale Idrocarburi, e del cane che fiamma a sei zampe. Secondo un cartello di ben diciassette Associazioni sarde nel provvedimento d’urgenza del Tribunale di Cagliari che vuole mandare via due vecchi cagnetti sarebbe celata pure la beffa di farlo subito ( i cani sono vecchi…) e soddisfare così il ricorrente.
L’ENI, vuole mandare via dal suo distributore Agip di viale Colombo a Quartu Sant’Elena, i cagnetti che accudisce nel retro del distributore. Disturberebbero il decoro. Il gestore, indubbiamente coraggioso, non ci sta e si oppone anche perché (tanto per aggiungere ancora qualcosa di agghiacciante alla vicenda) i due cagnetti, Billy e Jo, hanno rispettivamente 17 e 15 anni suonati!! Sono stati sempre lì e sempre ben accuditi come dimostra un documento rilasciato dall’ENPA. Billy (nella foto) è ormai da tempo cieco, quasi completamente sordo e gravemente malato. Jo, invece, non se le cava bene perché combatte con una inguaribile malattia che si chiama Leishmaniosi. Niente da fare. La legge che non interviene per i maltrattamenti di animali, in questo caso è severissima. Billy e Jo, vecchi e malati, devono andare via. Sono indecorosi. Il ricorrente, magnanimo…., affronterà però le spese.
Stamani è arrivato l’Ufficiale Giudiziario per provvedere al trasferimento coatto ma un muro di animalisti sbarra la strada al rigore (forse un po’ vigliacchetto) della legge. Niente da fare, dunque. Ma il 29 dicembre ritornerà ed allora c’è da aspettarsi che non guarderà in faccia nessuno.
La vicenda più che lasciare l’amaro in bocca da la sensazione di uno stordimento nauseante. Come è possibile che si arrivi a tanto? La grande ENI che si è appena acquistata le licenze di un mega giacimento di gas in Polonia, che ha ulteriormente aumentato le quote estrattive in Iraq e tanto altro ancora, ha tutto questo tempo da perdere, addirittura con il suo Direttore Generale, per due cani vecchietti di un distributore di Cagliari?
Oggi, non siamo riusciti a metterci in contatto con il Direttore Generale dell’ENI, ovvero con il ricorrente, ma a lui rivolgiamo lo stesso l’appello di desistere da questa azione che, se paragonata all’indecorosità presunta dei cagnetti, forse qualche altra aggettivazione richiederebbe. Noi crediamo che il 29 dicembre Billy e Jo, cani vecchi e malati, ben accuditi e soddisfatti del loro padrone e dei loro vicini (dai balconi delle case sventolavano striscioni in loro appoggio) rimarranno ancora lì non sappiamo ancora per quanto ma non sicuramente per l’incomprensibile atteggiamento dell’ENI. Ovviamente siamo a disposizione per ogni chiarimento ritenuto necessario ma, per favore, lasciamo in pace i cagnetti dell’Agip di Quartu Sant’Elena. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).
A
Tribunale.cagliari@giustizia.it;
segreteriasocietaria.azionisti@eni.com;
info@lacoscienzadeglianimali.it;
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BAGNOLI IRPINO: VERGOGNA!
6 febbraio 2011 -
Chiliamacisegua
Mail ricevuta:
Questo è quanto possiamo ammirare quando si arriva nella fantastica località di Laceno frequentata da turisti. Tutto questo si trova nel Comune di Bagnoli Irpino.
CHE BELLA visione. E’ davvero scandaloso, sotto gli occhi di centinaia di turisti al giorno, sotto gli occhi degli albergatori e credo a conoscenza del Sindaco, dover compatire queste povere creature che ogni 6 o 7 mesi si accoppiano generando decine di cuccioli alla volta. Destinati ad essere randagi per tutta la loro vita, fatta di stenti e di pericoli.
Ma possibile che il Comune, e in particolare mi riferisco al sindaco Aniello CHIEFFO e al signor Giuseppe CAPUTO con delega al radagismo, non sappia prendere una decisione e fare una scelta intelligente a beneficio anche della collettività e dei turisti e non solo di queste creature?
Perchè negli anni non si sono sterilizzate questi cani e perchè non si agisce nell’immediato?
RICORDIAMO AL SINDACO CHE è IL PROPRIETARIO DEI CANI RANDAGI.
Sindaco le chiediamo una risposta.
Caterina Manzione
Lega Nazionale per la Difesa del Cane
Sez. di Salerno
mail: amichebalu@yahoo.it;
cell. 3337401020
Sindaco
Avv Aniello Chieffo
A
politichesociali@bagnoli-laceno.it;
tutela.animale@sanita.it;
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News 6 febbraio
6 febbraio 2011 -
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LA PADANIA 6 FEBBRAIO ARAGONA SE LA DOVEVA MANGIARE LA CALABRIA
5 febbraio 2011 -
I rimpalli, i volontari eroi, la task force e Lucia Borsellino
Aragona se la doveva mangiare la Calabria
Il primo protocollo nella storia del randagismo in Sicilia.
E in Italia. C’è voluta la caparbietà dei volontari della Lida, di Confido nel cuore che hanno digerito per anni l’inconcludenza delle istituzioni, a loro spese, c’è voluto l’amore di Ninfa Gueli.
C’è voluta la volontà di Rosalba Matassa, coordinatrice infaticabile della task force e un vento nuovo in Regione Sicilia, con l’arrivo di Lucia Borsellino, la figlia del magistrato assassinato, da un mese direttore generale del dipartimento sanità e che siederà ai prossimi tavoli sul randagismo con associazioni e ministero. Intanto un muro è venuto giù.
Già, ma prima?
La favelas più famosa d’Italia, la baraccopoli dei dimenticati, verrà sgomberata e trasferita in una struttura provvisoria, in attesa della definitiva collocazione.
Che fine dovevano fare i cani di Aragona? Stessa sorte che era stata segnata per i 420 della Basilicata.
Inghiottiti probabilmente dalla Varca Group, che è una “multinazionale” efficiente nello smaltire ai sindaci inadempienti il problema irrisolto del randagismo. Risucchio dei cani in Calabria, con un appalto che smaltisce il problema, in barba al divieto di trasferimento di esseri senzienti come prevede la legge 281 del ’91 che vieta la delocalizzazione degli animali.
A maggior ragione in una Regione che ha problemi da vendere per l’affollamento di randagi dentro e fuori le strutture.
Era questa la soluzione del sindaco? Sì, spostare il problema.
La task force del ministero, interpellata dalle associazioni, scende in campo e più volte si reca in Sicilia per una soluzione più responsabile del caso Aragona. Il 14 settembre Rosalba Matassa fa sedere al tavolo veterinaria pubblica, assessorato regionale, associazioni e sindaco. La soluzione è una struttura provvisoria, leggera, si arriva alla concessione di un fondo agricolo dove realizzare l’opera. In seguito, un protocollo tra associazioni e Comune per la gestione di cani e struttura. Il 18 novembre scorso, la firma del protocollo. È stata scongiurata l’ennesima deportazione di cani fuori regione, e di quelli che ne sarebbero venuti in seguito. Il territorio controlla se stesso e gestisce i propri problemi senza appaltare ai commercianti di canili i cani seguiti dai volontari, con maggiore possibilità di adozione. Aragona segna una svolta e una vittoria, ma occorre anche saper guardare indietro per non dimenticare il nulla di fatto e lunghi inutili anni di sofferenze.
La Padania non dimentica.
«Ninfa al rifugio arriva dopo chilometri a piedi, i sacchi di mangime sulle gracili spalle. Chi le dà un passaggio si fa pagare. È malata, sola, vecchia e “puzza di cane”».
Era il 16 novembre 2008 e poi fu anche il 17 gennaio del 2010: «Nessuna sterilizzazione sul territorio, il Comune non dà cibo e scarica i cani sui volontari». Si scriveva e si raccontava l’agonia di Aragona, dello status quo di una favelas animale di incredibile pudore e di indescrivibile povertà di rottami. La storia di Aragona è la stupefacente cronologia del trascinamento di un dramma. Eccolo, documentato. Alla fine di ogni intervento, nessuna soluzione. Solo sanzioni a Ninfa, nessuna invece a chi era inadempiente.
Anno 2008 – Verbale Ausl 1, 16 luglio: «I cani sono tenuti in precarie condizioni igieniche e sanitarie con evidente detenzione in condizioni non compatibili col benessere. La struttura è priva di qualsiasi requisito di legge e sprovvista di tutte le autorizzazioni». Ma nessuno dice che i cani sono del sindaco e che se ne prende cura una vecchia su cui le istituzioni scaricano ogni ben di dio di responsabilità.
Ausl, 17 luglio: sequestro fiduciario in attesa di convalida. Ausl, 31 luglio: operazioni di microchippatura (70 microchip applicati) e primo soccorso.
Polizia municipale, 1 agosto: processo verbale di sequestro preventivo di ricovero abusivo in attesa di trasferimento in strutture autorizzate.
Auls, 1 settembre: trasmissione verbale di contravvenzione relativo al ricovero abusivo.
Ausl, verbale di contravvenzione,accertamento irregolarità presso struttura adibita a ricovero cani e provvedimenti sanzionatori. Ninfa viene multata per aver raccolto i cani randagi mai accalappiati e mai sterilizzati né mai microchippati dal servizio Asl, di proprietà del sindaco.
26 settembre, istanza di dissequestro presentata dal difensoredella signora Gueli.
Ausl 1, 6 ottobre, sopralluogo per nuovi trattamenti sanitari. 15 ottobre, difensiva al sindaco per collocare i cani in canili e annullare le sanzioni.
Ausl, 30 ottobre, vigilanza sanitaria.
Ausl, 30 ottobre, sopralluogo, la signora si impegna alla cattura dei
cani che sfuggono ai controlli all’interno (non se ne occupa l’accalappiamento pubblico? ndr).
Ausl, 4 novembre, sopralluogo. I cani scappati non sono più rientrati.
Ninfa lamenta di non aver mai ricevuto aiuto di personale da parte del Comune.
Ausl, 11 novembre, accertamenti sanitari. Richiesta di «provvedere con urgenza al contenimento dei cani sfuggiti ai controlli».
Ausl, 20 novembre, terapie urgenti per malattie infettive zoonosiche trasmissibili all’uomo. Ordinanza tribunale del 26 novembre di dissequestro.
Anno 2009 – 15 aprile, con ordinanza sindacale il Comune provvede ad erogare a favore della Lida Cl un contributo pari a 2mila euro per l’opera di mantenimento e cura cani.
29 aprile, Comune di Aragona, consegna di 16 confezioni di farmaci per la cura sanitaria dei cani.
Ordinanza sindacale del 30 aprile,«vista l’ordinanza del Tribunale di Agrigento del 2008 con la quale veniva data in affido la custodia dei cani in sequestro al Comune, ordina il prelievo di 12 cani per la sterilizzazione».
E in tutto questo tempo, che ha fatto il Comune? E che fa poi?
Lettera contestuale del comandante della Polizia municipale: «Ci si rende conto che il problema del randagismo richiede un intervento mirato e programmato» ma «purtroppo le gravi difficoltà economiche che affliggono questo ente ci impossibilita a intervenire con efficacia nella gestione del fenomeno attraverso il controllo della popolazione canina e della sua riproduzione».
Non si sterilizza, non si accalappia.
Il 3 aprile si inoltrava richiesta di fondi al ministero della Salute.
Ausl, 2 luglio, sopralluogo: nuovi 30 cuccioli, 6 cagne in gravidanza.
Alla prima fornitura di farmaci non ne sono seguite altre.
Le sterilizzazioni? Nessuna altra.
Auls, 20 luglio, si procede alla sterilizzazione e alle interruzioni di
gravidanza.
Ordinanza del sindaco del 3 agosto: si prende atto della meritoria e infaticabile attività dell’associazione Lida, e si dà incarico di far provvedere all’acquisto di quanto necessario. E stanzia 800 euro. Ma la Lida fa due conti: i cani microchippati sono un centinaio. In due anni chi li ha mantenuti? Intanto aumentano le cucciolate e sul territorio non si accalappia.
Il 12 agosto i parenti del marito defunto di Ninfa chiedono lo sfratto e rivendicano il terreno. Il Comune inoltra a Regione e ministero la concessione di fondi per 350mila euro per realizzare un canile.
Alla buon’ora. Si chiede alla Forestale la cessione di un appezzamento di terreno.
Ausl, 26 agosto: sopralluogo e rinvenimento di ennesima cucciolata, una delle tante gettate nella baraccopoli dai cittadini del posto ameno. Auls, 16 novembre, altro sopralluogo: altre tre cucciolate, alloggiate nei locali pericolanti della struttura.
Alla Lida viene chiesto di stilare un registro di carico e scarico per conoscere la movimentazione dei cani. Del sindaco.
Ausl, 18 novembre: ennesimo sopralluogo, «le condizioni igienicosanitarie sono peggiorate». E si rammenta che l’effetto di un farmaco anticoncezionale somministrato ha durata di sei mesi. Ma non si poteva sterilizzare?!
Anno 2010 – Ausl, 17 febbraio: altro sopralluogo, mentre si relaziona che la struttura non ha veterinario fisso che provveda alle cure. Il Comune, che è custode dei cani per decreto del tribunale, perché non ha provveduto? Ci pensano di volta in volta i volontari, privatamente, a proprie spese.
Il Tribunale di Agrigento, 25 maggio, «ordina al Comune di provvedere all’allontanamento dei cani dal terreno di contrada Tuberio e condanna il Comune al pagamento delle spese».
Ordinanza del sindaco il 18 giugno, che «ordina il trasferimento dei cani di Aragona in una struttura autorizzata».
Segue il 6 luglio la lettera alla Lida della Polizia municipale, «richiesta disponibilità o suggerimenti di strutture da voi riconosciute idonee per ricovero cani».
La Lida replica: non gestiamo canili. E invita il Comune ad un tavolo. Nessuna risposta… Tranne poi venire a sapere dell’imminente stipula di una convenzione in Calabria con la Varca Group, nella discussa struttura di Cassano allo Ionio. Storia già vista come per i cani della Basilicata.
Ma questa volta qualcuno rompe il giocattolo.
s.piazzo@lapadania.net
(71 – continua)
L’accanimento sul calendario 2011
Chiliamacisegua e le perpetue in stile Donna Prassede
“Sarah per sempre” che, in memoria e per volontà della stessa famiglia Scazzi, vuole realizzare una struttura nuova per i cani sul territorio di Avetrana.
Il peccato, o meglio, il reato commesso, vista la ghigliottina mediatica e il biforcutismo giustizialista che serpeggiava, è aver scelto tra i testimonial anche un tronista.
E allora? È un reato fare beneficenza?
Persino Famiglia cristiana è scesa in campo a difendere l’associazione contro i detrattori che condannano chi vuol far del bene in virtù del fatto che non fa il mestiere che a loro piace.
Il gotha del giornalismo da 20mila euro al mese e non una lira per un cane di canile e non un pelo di cane sui vestiti, si è avventato come uno sciacallo denunciando con livore la “speculazione”, idem ha fatto quell’animalismo nullafacente e tuttofacente che si ammanta di santità quotidiana, calata con uno speciale spirito santo che gira solo lì.
Un Paese di perpetue. Tutti colpiti dalla sindrome di Donna Prassede. «Giacchè, come diceva spesso agli altri e a se stessa – capitolo XXV dei Promessi Sposi – tutto il suo studio era di secondare i voleri del cielo: ma faceva solo uno sbaglio grosso, ch’era di prender per cielo il suo cervello».
«Di idee n’aveva poche … e tra le poche ce n’era per disgrazia delle storte».
Che dire, il Manzoni è sempre il Manzoni.
Stefania Piazzo
ANTEPRIMA LA PADANIA
Dalla parte degli animali
Viaggio nell’Italia bestiale a cura di Stefania Piazzo
SETTANTUNESIMA PUNTATA
CHILIAMACISEGUA E LE PERPETUE IN STILE DONNA PRASSEDE
ARAGONA SE LA DOVEVA MANGIARE LA CALABRIA
I rimpalli, i volontari eroi, la task force e Lucia Borsellino
Aragona raccontata da Chiliamacisegua
http://www.chiliamacisegua.org/tag/aragona/
http://chiliamacisegua.wordpress.com/2009/12/23/buone-feste-dal-fango-di-aragona/
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Altra proposta di Sensini: uccidere i cani randagi se non sono adottati in 2-3 anni
5 febbraio 2011 -
Poi…… subissato dalla email di protesta, il sindaco di Fossalta di Piave, signor Massimo Sensini, lo stesso sindaco che nega i buoni pasto ad una bambina di quattro anni,
dirà: “ma no, era solo una provocazione!
Già visto questo film! Ed è un film horror!”
Chiliamacisegua
I FATTI
http://www.gazzettino.it/articolo_app.php?id=36259
Altra proposta di Sensini: uccidere i cani randagi se non sono adottati in 2-3 anni
VENEZIA – A scatenare le polemiche a Fossalta (Venezia) c’è stata anche la presa di posizione del sindaco Massimo Sensini sui cani randagi: «In tempi di crisi – dichiara – quelli che non vengono adottati da una famiglia entro 2-3 anni debbono essere soppressi perché i comuni non sono in grado di poterli mantenere per 10-15 anni».
Per l’esponente del Carroccio, «è solo ipocrita l’atteggiamento di chi non si rende conto di come gli animali siano costretti a vivere nei canili».
Sensini, fino allo scorso anno proprietario di un cane samoiedo, spiega che a Fossalta l’amministrazione municipale paga 25 mila euro l’anno per mantenere in vita 19 animali. «In questi tempi – conclude – non ce lo possiamo permettere».
Venerdì 04 Febbraio 2011
Sindaco di Fossalta di Piave
Massimo Sensini
A
aff.gen@comunefossaltadipiave.it;
contratti@comunefossaltadipiave.it;
info@lacoscienzadeglianimali.it;
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News 5 febbraio
5 febbraio 2011 -
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