ASL CI SEI?

ASL  CI SEI?

Ottimo lavoro di Marianna Guaccio supportato da Chiliamacisegua

Segnalate, denunciate a Marianna.

E’ arrivato al pettine il nodo Asl.

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

Marianna scrive:

Ciao a tutti come sapete, nelle scorse settimane ho raccolto molti dati sulle asl che non sterilizzano per poterli sottoporre all’attenzione dell’onorevole Martini.

Dal Convegno sulla sterilizzazione emerse che un modo per farsi sentire è segnalare l’asl inadempiente alla Regione e, per conoscenza, al Ministero della Salute e, se vogliamo, anche ai giornali.

In allegato trovate un modello di segnalazione che ha scritto per noi Stefania Pierleoni.

Vi suggerisco di rendervi referenti per l’asl che state segnalando, in modo che non sia una protesta a vuoto, ma che si possa fare informazione e procedere a reali cambiamenti.

Non fate segnalazioni “per sentito dire”: scrivete solo quello che vivete in prima persona come volontari. Potreste mandarmi in ccn una copia della segnalazione, così man mano le archivio. Non mi mandate segnalazioni che non abbiate già inviato voi stessi: ribadisco: la segnalazione deve essere nominale, per avere una reale efficacia.

Vi consiglio, prima di scrivere, di andare a controllare cosa prevede la Legge Regionale della vostra Regione in materia di randagismo e sterilizzazioni, che trovate sull’homepage dell’Oipa, a destra, cliccate su “leggi” e poi su “leggi regionali”.

Grazie a tutti

Marianna Guaccio

mariannaguaccio@fastwebnet.it

FACSIMILE

Alla cortese attenzione del Presidente della Regione……… del Ministro della Salute Maurizio Sacconi e dell’Onorevole Francesca Martini Prevenzione del randagismo Scrivo fiduciosa/indignata per denunciare alla Sua attenzione quanto da me visto in——————- ————————————————————————————————————————

La Sua sensibilità di uomo politico coglie certamente l’importanza che un rapporto sano e civile con gli animali liberi sul territorio riveste per l’ambiente, per l’immagine della Sua Regione, per l’apprezzamento turistico dei luoghi, che sempre più è valutato anche in relazione all’accoglienza nei confronti degli animali, non solo appartenenti a privati ma anche di quelli randagi.

La legge Regionale——————————— e le recenti disposizioni innovative ed unificanti del Sottosegretario alla Salute On.le Francesca Martini impongono di procedere alla sterilizzazione dei randagi, cani e gatti liberi sul territorio, ad opera delle ASL, gratuitamente, d’intesa con le Associazioni Animaliste presenti ed attive anche in Sicilia.

La prego quindi, insieme a tanti altri cittadini che ogni giorno operano per migliorare il nostro Paese di intervenire per il rispetto delle norme da parte del Comune di———–con azioni ed uso di fondi destinati a prevenire e contenere il randagismo.

Rimango in attesa di conoscere quali decisioni avrà ritenuto di adottare nelle Sue competenze

Grazie

Cordiali saluti

NOME COGNOME CITTA’


LEGGI TUTTO... C’è un commento: leggi...

SAGGI, NON UTILI IDIOTI

Chiliamacisegua segnala un articolo e un commento per riflettere in quale tessuto sociale e culturale, stiamo vivendo. E quanta strada ha da percorrere il genere cosiddetto umano.
Buona lettura
Chiliamacisegua
I FATTI
Mail  Parmadaily  info@parmadaily.it;
Difendiamo “al caval pist”
L’intervento di Angelo Ablondi (Lega Nord) sul piatto tipico della nostra tradizione parmigiana.

Una corrente trasversale del Parlamento sta portando avanti una proposta di legge per vietare la macellazione degli equini e questo significherebbe la scomparsa di antiche tradizioni culinarie del nostro Paese, in particolare della nostra provincia, piatti tipici che dovrebbero essere invece valorizzati a scapito dell’invasione di alimenti esotici (kebab in primis) serviti spesso senza il rispetto di norme igieniche adeguate. Gli uomini si cibano del cavallo sin dall’età paleolitica.
La carne di cavallo presenta valori nutritivi eccezionali che la rendono un alimento ideale per ogni fascia di età. Considerata un alimento nobile, viene spesso consigliata agli sportivi, ai bambini in crescita, in gravidanza e alle persone anemiche. In ogni 100 grammi di carne di cavallo troviamo, infatti, 4mg di Ferro (più del doppio rispetto ai tagli bovini). Al contrario di quello presente nei vegetali (primi tra tutti gli spinaci), il ferro contenuto nella carne di cavallo risulta altamente biodisponibile e può essere assorbito in proporzione tre volte maggiore.
E’ giusto mantenere ferma la nostra condanna e ci batteremo per ostacolare ancor di più pratiche violente fini a se stesse come: il trasporto degli animali per lunghe tratte in condizioni igienico-sanitarie precarie, la mutilazione e, in generale, ogni sorta di maltrattamento, ma non mi sembra giusto penalizzare il settore e i suoi lavoratori, e tantomeno cancellare piatti che hanno fatto la storia della nostra terra.
Il consigliere Ablondi precisa: «Il cavallo, è un animale che sicuramente merita grande rispetto, come d’altronde lo meritano tutti i bovini e i suini. È pacifico ammettere che la pratica della macellazione non legittima alcuna atrocità e accanimento sugli animali vivi. In tal senso mi pare più opportuno lavorare per una sempre maggiore tutela e salvaguardia del cavallo, intensificare i controlli, incrementare le sanzioni per le pratiche barbare di allevamento. Paradossalmente il blocco delle macellazioni potrebbe avere l’effetto contrario a quello desiderato: alimentare un mercato clandestino di carne, senza regole a discapito della sicurezza alimentare.
Come in ogni cosa il giusto sta nel mezzo: né intransigenza assoluta, né catene di montaggio della morte che rispondono a logiche puramente commerciali. Il giusto mezzo è quello da sempre espresso in pianura padana: allevamenti nostrani, piatti tipici, degustazione responsabile, secondo l’insegnamento dei nostri padri».

Pier Angelo Ablondi
Consigliere Provinciale Lega Nord- Padania


IL COMMENTO DI LUIGI BOSCHI

SAGGI, NON UTILI IDIOTI

L’ignoranza è madre di ogni male.

Un suggerimento per la redazione di www.gazzettadiparma.it. Il testo di questo forum sul “Caval Pist” meriterebbe un trattamento trasformando gli interventi in una sceneggiatura da mettere in scena a teatro. E comunque una pubblicazione stampa.
Vorrei poi che un etnologo  analizzasse gli scritti di questo forum. Sono molto, molto interessanti. Sarei curioso di vedere che cosa ne emerge. La qualità del tessuto sociale, del pensiero che anima la convivenza di questa nostra collettività.
Ad esempio:
- la capacità di comprensione della scrittura. Bisogna capire prima di rispondere.. eppure sembra proprio che la comprensione della lingua e dei contenuti difetti… oppure si vuole o si fa finta di non capire?
-molti pensano che qualcuno li abbia chiamati Hitler!! Sbagliato! Peggio. Nazisti cioè acefali, seguaci ed esecutori di un dittatore che imponeva pratiche criminali. Ed è molto peggio!
Il paragone giustamente vi urta? Modificate il vostro agire!

-scambiare la comprensione dovuta, manipolandola, con la disistima di una persona costretta in pratica tutti i giorni a lavorare con le mani nel sangue e a ficcare un coltello nella gola agli animali;
-non capire tra esigenze di sopravvivenza e l’abuso per la gola;
-utilizzare tutta l’ipocrisia possibile per legittimare la dipendenza da carne e soddisfare il piacere del palato;
-usare la tradizione come giustificazione di spietati processi produttivi, allevamenti e consumi, che con la tradizione non hanno nulla a che vedere. La tradizione e il rito non guidano più le scelte dell’uomo da tempo;
-il coraggio di nascondersi dietro uno pseudonimo, al massimo forse il nome, ma mai il cognome… Nessun interesse e convenienza è in gioco. Eppure si nascondono… La dice lunga sulla autostima e responsabilità sociale… e come si scaldano dietro l’anonimato!
-la difficoltà a trovare ragioni plausibili del proprio consumo di carne. Non si va oltre il mi piace!
-si confonde la libertà con la prepotenza sugli altri e in particolare sulle forme di vita più deboli di cui si pensa di poterne fare quel che si vuole;
-non si ha conoscenza del proprio corpo e della corretta alimentazione. Si abusa senza pensare che siamo ciò che mangiamo e che le conseguenze oltre che su se stessi colpiranno anche la società. La responsabilità verso la propria salute non è un optional… visto che poi la Regione spende il 70% del proprio budget annuale in costi sanitari e il 60-70% degli ospedalizzati è a causa di errate scelte di vita alimentare;
-non si comprende che in una società complessa si deve prevenire per non subire le catastrofiche conseguenze… anche nelle scelte quotidiane… ma per prevenire bisogna sapere!
-si usano esempi fuori luogo e strampalati pur di non accettare la messa in discussione di se stessi e la revisione dei propri consumi;
-si banalizza la storia dell’uomo, le sue origini, la sua natura, la vita degli animali, senza criteri scientifici, ma nella superficialità di detti popolari, con affermazioni prive di verità e di senso;
-si considerano gli animali cose su cui esercitare ogni tortura, sevizia e uccisione. Le filiere industriali della carne sono una vergogna, ma per l’interesse economico, personale e la gratificazione della pancia si passa sopra ad ogni cosa.
-si dice che anche le piante non dovrebbero essere mangiate perché anche loro sono esseri viventi. Certamente, ma danno i loro frutti, ogni anno in più raccolti, così come quelle recise ricrescono e i semi germogliano. Certo non vanno maltrattate ma coltivate. Gli animali invece si privano prima della loro vita, poi si uccidono e muoiono nella follia;
-qualcuno vorrebbe soluzioni soft, dimenticando la demografia. Gli allevamenti intensivi e le linee di processo industriale di carni sono la risposta a questa moltitudine che bramosa chiede di nutrirsi di cadaveri tutti i giorni;
-c’è chi dice, da ignorante, che l’alimentazione vegana crea qualche problema di salute per carenze dimenticando semmai eventuali integratori naturali e che gli ospedali sono pieni di malati per l’esatto opposto, cioè di coloro che mangiano carne. Scordandosi poi di quelli cronici, numerosissimi e in continuo aumento, a casa. L’alimentazione vegana richiede conoscenza degli alimenti e varietà per la corretta nutrizione. Ma oggi chi educa alla alimentazione? Pensare che in una scuola elementare si insegna il processo di lavorazione delle carni è a dir poco vergognoso;
-chi si scandalizza giustamente per la fame nel mondo e inconsapevole la produce con il suo consumo di carne;
-si trova chi mette in competizione l’amore per i fratelli umani con quelli non umani… Sindrome da gelosia?
-c’è chi dorme a letto con il suo cane e non si stupisce se un maiale viene castrato vivo da piccolo, un vitello sottratto alla madre dopo il parto e “pompato” recluso in una gabbia invivibile, i polli mutilati e i pulcini maschi trucidati vivi… ecc

Ecco vorrei sapere cosa ne pensano gli studiosi entnologi di una società con questo coacervo nel DNA.

Essere vegani è una scelta etica di vita, non è un costume, né una moda, né una scelta salutistica (anche se è più salutare). E alla base c’è consapevolezza e responsabilità in una logica biocentrica non antropocentrica. Questa scelta o si fa di istinto (pochi i fortunati) o bisogna conoscere (e ci si arriva dicendosi la verità).
Che lo si voglia o no l’indirizzo del mondo è verso l’economia delle conoscenze non della stupidità ripetitiva.
L’uomo non può rimanere lo stesso dalla nascita alla morte… dalle caverne ad oggi… un tentativo di elevarsi di spirito dovrà pur farlo… non dico da asceta, ma almeno da saggio.
I saggi traggono insegnamento dagli stolti più che gli stolti dai saggi, poiché i saggi evitano gli errori degli stolti, ma gli stolti non imitano i successi dei saggi”.

L’opzione vegana non impone nulla, porta solo ragioni della propria scelta e non accetta che la banalità del male la brutalizzi. Perché quando si lascia che la furbizia, l’ignoranza e la convenienza calpestino l’intelligenza la vita perde di senso.

Essere veri e impopolari è difficile. Molto più facile nascondersi nel branco, con lo pseudonimo in pratiche di riconosciuto consenso: “Se un uomo non è disposto ad affrontare qualche rischio per le sue opinioni, o le sue opinioni non valgono niente o non vale niente lui”.
E magari a deridere, dando del matto (ma molti matti sono stati nel tempo riconosciuti diversamente: Alda Merini la poetessa dell’amore ha subito l’internamento, l’elettroshock dalla “società civile”) a chi opta scelte diverse dalla massa e cerca di darne ragione, senza pretesa di essere seguito, ma semplicemente ascoltato e compreso nelle motivazioni. Si possono condividere o prendere in considerazione le ragioni senza abbracciarne le pratiche. E se in gioco ci sono scelte legislative la ragione deve prevalere sulla pancia! Visto che le motivazioni vegane sono nobili, non producono danni, ma semmai benefici, non si capisce perché non debbano perlomeno essere accettate, riconosciute pur senza farle proprie. Così il mondo si evolve!

E’ vero potrebbero esserci delle ricadute negative, nell’immediato, sull’economia locale appiattita purtroppo su questa insostenibile e sorpassata industria della carne e degli allevamenti. Sappiamo tutti cosa ha comportato continuare a investire in settori non più strategici. E questo non vuol dire abbandonare chi vi ha lavorato!!… ma sostenerne il mutamento.
Ecco perché bisogna investire nel cambiamento e nella conversione, non continuare a puntellare, come si sta facendo, l’obsolescenza. Entro i prossimi 20 anni, forse meno, il settore delle carni sarà insignificante.
Per ora questa legge non passerà, ma il buon senso non ha bisogno di leggi. La proposta ha però avuto il merito di far discutere una città su un tema che era tabù, una città con una radicata economia di derivazione animale e dalla forte tradizione del “caval pist”. Risale alle guarnigioni dei Romani per sfamarsi e a Maria Luigia quando ordinò che i cavalli vecchi al termine della loro “carriera” fossero uccisi e la carne data ai poveri.
I costumi e le scelte quando afferiscono l’ambito delle tradizioni, del piacere sono difficili da estirpare, sappiamo tutti l’educazione che abbiamo avuto e l’ambiente che ci circonda, nessuno chiede di farlo dall’oggi al domani (magari!), ma nemmeno di usare l’ipocrisia e l’ignoranza per legittimarsi… o addirittura agire sui bambini inconsapevoli inoculando loro il virus di un passato da evitare… e inalberarsi offendendo e denigrando se qualcuno punta il dito sull’economia della morte e propone nuove strade con altra base etica. Una presa di coscienza è dovuta.

“Siate il cambiamento che volete vedere nella società” diceva Gandhi. (05/01/2010)

Luigi Boschi


LEGGI TUTTO...

IL VERGOGNOSO SILENZIO DEI MEDIA DAVANTI ALLA SOFFERENZA DEL NON UMANO

IL VERGOGNOSO SILENZIO DEI MEDIA DAVANTI ALLA SOFFERENZA DEL NON UMANO

INTERVISTA A MARILDA BONANNI GIORNALISTA “ANIMALISTA” DI PAOLO RICCI

—————————————————————————————–

. Il disprezzo mediatico per il non umano

. “Sei una maledetta animalista!”

. I cagnolini con il cappelletto da clown

. La ricerca sulla tratta costa troppo

. “Cari Scalfari, Augias e Mancuso, l’imperativo categorico è limitato a una sola specie?”

. Sapete quanti siamo noi che rispettiamo il non umano?

. I Jihadisti torturano i cuccioli di Omar, il figlio di Bin Laden.

. I nemici del non umano

RICCI: Marilda, lei è di Napoli, vero?

BONANNI: Si.

RICCI: Il suo nome vero nome è Marilda Bonanni o è un altro? Se è un altro
è perché lei teme di avere problemi?

BONANNI: Un animalista a Napoli combatte con problemi che non sono
bazzecole, punto primo. Se altrove è solo l’ignoranza a far paura, qui al
sud la camorra e la mafia sono un ulteriore ostacolo. Una volta ho usato
un nome falso anche per spedire una lettera a un noto giornale nazionale
che aveva pubblicato una foto in prima pagina di cani in combattimento per
illustrare la notizia di un bambino “sbranato” (anche su questo verbo
dovremmo a lungo discutere) da un cane. Devo però dire che la
pubblicarono, facendo ammenda. Punto secondo, parlerò anche di colleghi.
Che potrebbero riconoscersi. Lei non sa quanto i giornalisti possono
essere vendicativi…

RICCI: Mi ha colpito ultimamente: il clamore sulla cagna di Edmondo
Berselli. Hanno scritto su Liù, Gad Lerner e Michele Serra. Il solito
aggregato mediatico- autoreferenziale. Parlano sempre tra loro. Vivono in
un pianeta che non è il nostro. È la media-crazia. Se lo ricordino Stella
e Izzo. A Berselli gli si inumidiscono gli occhi quando vede dei cuccioli;
e dice testualmente: “Come sempre quando vedo i neonati, a me viene da
piangere” ma se noi gli mandiamo questa foto
http://www.lasaggezzadichirone.org/site/wp-content/uploads/2009/10/cucciolo.jpg
E gli diciamo questo neonato langue nell’orrore, lo aiuti; Berselli lo
ignora.
E questo è “canilismo degenere”: “esalta il tuo cane e fregatene di tutti
gli altri”. Lei che ne pensa?

BONANNI: Non la prenda come una generalizzazione, ma ci sono tante cose
nelle quali i media si comportano come “degeneri”, ossia tralignano dalle
loro vocazioni e preferiscono – per un malinteso senso di
“ciò-che-piace-ai-lettori” (di cui non hanno più contezza reale ormai da
qualche decennio) – procedere per stereotipi. Quello relativo agli
animali, per mia esperienza pluriennale, ricalca perlopiù l’idea di
animali che ha la gente in generale. Ossia: si compra un cucciolo a
Natale, possibilmente un Balto o un “Carica dei 101″, a seconda della
moda. Poi, quando ci si rende conto che un cucciolo non è di pelouche ma
che va educato, seguito e che non può stare buttato in un giardino da solo
(e badi bene che questa è la migliore delle ipotesi), bisogna disfarsene
in qualche modo. Ora tra i Vip vanno di moda le pensioni, che per un cane
che è stato in casa o a stretto contatto con un padrone, sono letali. Il
“cane del giornalista” è una specie di cane di pelouche: in fondo con i
nostri ritmi di lavoro, quando ci vede? Mai..

RICCI: Il suo lo vede?

BONANNI: Non molto.il mio cane, che porto i giorni dispari a una scuola di
comportamento con metodi rigorosamente non coercitivi (usa il metodo di
Roberto Marchesini, fondatore della zooantropologia), gioca con me un paio
di ore al giorno: sono piena di sensi di colpa. Ma questo è possibile
perché io sono ormai praticamente una freelance, fuori dal circuito
produttivo. In genere, in caso di altri giornalisti, sono le mogli, i
mariti o i figli a spupazzarsi l’animale, come qualsiasi altra cosa nella
loro e nelle circumvicine vite. Lui – il giornalista – nel quotidiano che
non sia di carta, non esiste, ergo può “riflettere” meglio sul destino
dell’umanità visto attraverso quello del suo (sic) cane.

RICCI: Quando ci siamo incontrati a Roma, Lei mi disse che è umiliante
dover parlare di maltrattamenti solo tra le righe, tra un cucciolo
regalato a Natale e un nuovo guinzaglio con strass. E mi disse che se
aggiungeva qualcosa riguardo ai maltrattamenti scatenava i frizzi e i
lazzi dei buontemponi, dei suoi “capiservizio”. Mi sembra di aver capito
che difendere il “non umano” provoca sguaiataggini e battute cretine da
parte dei colleghi; è così? Siamo così profondamente incivili anche a
livello giornalistico?

BONANNI: Punto primo: i giornalisti trascorrono quasi l’intera giornata a
fissare un video di computer.
Se va bene, spaziano tra le testate on web internazionali. Ma di solito si
tengono ai gossip che riguardano la categoria oppure giocano a videopoker
nei (lunghissimi, spesso) tempi morti. Come vuole che si occupino di
qualcosa che non è la loro carriera? Le raccontai anche che una volta morì
una cagnolina di quartiere, di malattia e vecchiaia insieme. Era diventata
un simbolo: difendeva l’isola pedonale al centro della città inseguendo
tutti coloro che a due o quattro ruote la violavano. L’aveva adottata il
portiere di un palazzo storico, il cui proprietario (un personaggio
illustre del Settecento) amava i cani e ne aveva popolato il quartiere.
C’era più di un elemento diciamo così di colore, per fare un pezzo.
Infatti il capo di turno accettò entusiasta. Riuscii a collocare persino
la fotografia.

RICCI: E il suo scopo era.

BONANNI: Il mio scopo era altro, naturalmente, dal solito pietismo
animalista. Volevo raccontare la storia di un cane che aveva una storia e
aveva anche un po’ fatto la storia di un pezzetto di città negli ultimi
anni. Risultato: un collega, tra l’altro proprietario di un cane
(evidentemente un “cane-di-giornalista”, razza a parte) sparlò di me e di
colui che mi aveva autorizzato a pubblicare con tutta la redazione e lo
beccai a scrivere lunghe mail chissà a chi che raccontavano “di quali
cazzate è capace quella pazza”.

RICCI: Non c’è da sorprendersi.

BONANNI: Un altro vicecaposervizio venne a minacciare che “se incontrava
un cane gli avrebbe sparato”, e si andò avanti così per una settimana, tra
me che facevo il buon pastore con le buone maniere e questi che mi
facevano fare la figura dell’idiota. Questi stessi colleghi la sera
parcheggiano al porto, dove spesso a Napoli vengono abbandonati cani,
fanno branco e inseguono i malcapitati perché prendono calci da tutti. A
scuola del mio cane ci hanno insegnato che non si corre perché si scatena
l’istinto predatorio, comportandosi come una preda, ma che invece bisogna
fermarsi e “fare l’albero” con le mani lungo il corpo, questo limiterà
assolutamente i danni. E’ un po’ difficile, ma si deve imparare. Solo che
io, che ho ascoltato per anni i loro discorsi “chiamate gli
accalappiacani”, “quei randagi di merda” e “maledetti animalisti”, come
potrei mettermi a predicare la buona novella oggi?

RICCI: Difficile, immagino.e il secondo punto?

BONANNI: Il secondo punto: ho sempre visto trattare l’argomento randagi da
collaboratori, e solo quando venivano proposti servizi sull’agility o
sulla nuova scoperta che riguardava il cervello o l’intelligenza di questo
o di quell’animale, sui concorsi di bellezza ecc. si poteva pensare di
dare più spazio e allora veniva incaricato anche un redattore. Le storie
di randagi bruciati da bulli, di lotte tra cani, di casi estremi (e Dio sa
se non abbiamo avuto storie del genere nel napoletano, storie di camorra e
di sevizie dovute agli abitanti dei quartieri a rischio) sul giornale non
hanno trovato mai posto. I sequestri di cardellini o di bufale invece sì,
i primi per far piacere alle forze dell’ordine che li realizzavano, i
secondi perché bufala uguale mozzarella, e su un giornale napoletano come
sulla tavola partenopea la mozzarella non può mai mancare.

RICCI: Ci mancherebbe.anche la pommarola.

BONANNI: Io ho tenuto una rubrica per alcuni anni: il titolo era proprio
brutto, e poi mi dicevano di parlare dell’ultima crocchetta per cani e
dell’ultimo guinzaglio con strass, appunto. Insomma, più sul
marchettistico che sull’utilità. Poi però, io che sono una che ama
l’avventura, me la giocavo diversamente, rischiando, infilando all’ultimo
momento informazioni utili sulla vita di cane e padrone, non le cavolate
che mi venivano richieste. Trattandosi di animali, non mi avrebbero mai
licenziato, tutt’al più benevolmente redarguito, “quella pazza di
animalista…”.

RICCI: Insomma, appena si accenna all’orrore che gli animali subiscono i
giornalisti “animalisti” -chiamiamoli così (io odio il termine) -
lamentano irruzioni superiori tanto frustranti quanto demenziali, il mondo
dei grandi giornali s’inalbera quando si accenna a qualcosa riguardo la
sofferenza animale; da fastidio, non è cosa sentita, non è carina,
infastidisce borghesia, classe operaia, lumenproletariato, precariato,
papponi, escort e trans governativi .

BONANNI: Non mi considero giornalista animalista, le due cose sono
pressoché inconciliabili. Una cosa e l’altra separatamente. Vivo una
estrema contraddizione, ma questa è un’altra storia. Comunque la risposta
che lei vuole è sul motivo della recalcitranza dei grandi giornali sulla
sofferenza animale. Cerchiamola insieme, questa risposta. Io posso dirle
che è di pochi giorni fa l’immagine di Stefano Cucchi, il detenuto morto
inspiegabilmente, fotografato sul tavolo dell’obitorio. Una fotografia
diffusa solo dal “Fatto” di Padellaro e Travaglio con uno scopo ben
preciso, come hanno scritto didascalizzandola. La precedente immagine
dello stesso tenore che ricordo è quella di Saddam Hussein impiccato, in
primo piano. Immagini di animali seviziati, vivi o morti, mostrati ai capi
provocano raccapriccio. Non le pubblicherebbero mai. Non ho esperienza di
foto di questo tipo pubblicate a proposito di animali. Io sono diventata
vegetariana alcuni anni fa, dopo aver visto un numero della rivista “Slow
Food” sui macelli. Se posso fare un paragone, visto che poi ho disdetto
l’abbonamento, forse i giornali temono di non piacere più ai loro già
ridotti lettori.

RICCI: Di giornalisti che scrivono sugli animali ce ne sono; leggo
Repubblica e le posso fare una lista.
Antonio Cianciullo, Elena Dusi, Massimo Gigli, Marino Niola, Pietro del
Re, Riccardo Bocca ecc..ecc.
Scrivono sugli animali ma mai affrontano i drammatici problemi dell’orrore
che riversiamo sul non umano. Parlano di tutto meno dell’orrore che
soffrono gli animali. Perché?

BONANNI: Posso dire di aver letto una volta un pregevolissimo (non sta a
me dirlo, lo dico da lettrice) pezzo di Pietro Citati che recensiva e
prendeva a pretesto il libro di Margherita D’Amico “La pelle dell’orso”
(titolo ora anche del suo blog, che però a differenza del libro, secondo
me è un po’ troppo dispersivo). Era la prima volta che leggevo un pezzo
“sentito” sull’argomento e scritto da una “firma” di “Repubblica” e della
cultura generalmente intesa.

RICCI: Immagino sarà stato uno sforzo tremendo.

BONANNI: Non so perché, dopo di allora ho sentito come un gelo. Il
silenzio è nuovamente calato sull’argomento. Sarà che “La pelle dell’orso”
parla anche di maiali, bufale, agnelli, vitelli e altri animali
normalmente sacrificati sulla nostra straripante tavola? Il cane squartato
è tabù, ma anche dire che il maiale non va squartato è tabù: siamo pur
sempre in Italia.

RICCI: Però Citati tace sui massacri nel Tempio di Gerusalemme. Un tempio
che era un autentico mattatoio più di un luogo di preghiera. Ho letto
molti libri di Citati ma mai ho capito in cosa crede.è gnostico? E’
cristiano? Cosa è?

BONANNI: Direi innanzitutto un letterato compiaciuto della propria bella
pagina. Però, mi creda, provai empatia, quella volta, con quell’articolo.

RICCI: Lei mi disse che quello che le chiedono è di parlare più possibile
di nuove pappe e nuovi guinzagli con strass e che anche in quel contesto
lei infilava considerazioni su nuove leggi e su quel che accadeva.
Ma sempre al limite del consentito. Se sviava sui canili – lager apriti
cielo! Il sommo direttore si inalberava (per non dire un’altra cosa) e
urlava: limitiamoci ai cuccioli col cappelletto da clown in testa!
Lapidario e tassativo il buon uomo ..è così?

BONANNI: In parte ho già risposto.

RICCI: Mi ha anche detto che vige una sorta di tabù sulla sofferenza del
non umano. Non se ne parla. Le foto poi, sono ancora più tabù. E che se
uno parla delle ragioni del comportamento aggressivo dei cani, ci deve
mettere per bilanciare la foto cretina di un cagnolino con un cappello da
Babbo Natale, altrimenti il servizio non passa..

BONANNI: Torniamo a sopra. La foto deve essere rassicurante. Ma questo è
il criterio che vige anche per i pezzi sullo stupro. Ha mai visto quelle
foto di donne accartocciate per terra, di cui si vede l’ombra, con le mani
sul viso o con le braccia a coprire la testa che non significano
assolutamente niente, ma illustrano, secondo i giornali, l’argomento,
nascondendo ipocritamente quello che davvero significa la violenza
carnale? Il problema è che il giornale è fatto da uomini, e lo stupro
viene fatto su donne.

RICCI: Tempo fa lessi un reportage di Davide Carlucci (Repubblica
29.12.2007) sulla tratta dei cani dall’Est. Girano troppi messaggi da
gente seria per non prenderli in considerazione. Perché tacciono sempre i
media su questi orrori? Carlucci un servizio sulla tratta non può farlo?

BONANNI: Proprio in questi giorni circola in rete la richiesta di spedire
foto sui canili-lager a Repubblica Internet, indirizzandoli ad Alessandra
Vitali (a.vitali@repubblica.it). Credo sia da attribuire a due motivi
questa inversione di tendenza: 1) la fame di fotografie per riempire le
versioni Internet dei giornali; 2) sta diventando evidente che nella rete
il problema del maltrattamento degli animali viene recepito da molte
persone. Ma dalla carta stampata siamo ancora distanti. Anche perché fare
un’inchiesta sulla tratta degli animali per vivisezione costa molto.
Bisogna partire, star via tanti giorni. Inchieste se ne fanno poche, sui
giornali, e solo di sicuro impatto. Siamo alle solite, gli animali valgono
tutto questo?

RICCI: L’altro giorno ho letto un’affermazione di un consigliere verde
della Regione Toscana, Fabio Roggiolani (che mi sembra aver conosciuto
quando vivevo in Toscana). Fabio Roggiolani diceva (Repubblica 5.10.2009)
che ha visto “un pesciolino in una vetrina che cercava disperatamente di
nuotare dentro un flut, uno spettacolo indecoroso in un paese civile” A
Misterbianco in Provincia di Catania in un negozio c’era un bradipo in una
scatola di cartone, abbiamo scatenato un putiferio sulla rete e alla fine
l’animale è stato liberato perché è stato acquistato. Avevamo segnalato la
cosa a tutti, ai verdi tra i primi: niente! Un bradipo in una bara di
cartone! E’ una cosa illegale, ma non si può far niente.
Lo hanno dovuto acquistare Diana Lanciotti e gli amici del Parco Natura.
Ed è stata Striscia la Notizia a riuscire a far liberare il bradipo.
Edoardo Stoppa ha fatto un grande lavoro. Ma è mai possibile una cosa del
genere?

BONANNI: Sarebbe del tutto normale che venissero denunciati alle autorità
preposte, fatti come il bradipo in cattività o il pesciolino nel
bicchiere, ma anche gli astici con le chele fermate da elastici (li legano
per evitare le lotte tra maschi nelle vasche dei ristoranti, ma poi
l’astice con le chele mangia, così dunque muore di fame), i bufalotti
seppelliti vivi perché non danno latte ma anzi ne consumano, i cani da
tartufo resi sordi con una colata di cera bollente perché il loro fiuto
non venga “distratto” dai rumori, i cardellini accecati perché cantano
meglio e altre trovate di questo tipo che fanno tutte insieme la fiera
dell’assurdo e della bestialità umana.

RICCI: Ma esiste una legge.o no?

BONANNI: Esiste una legge. Nessuno denuncia. Ma non per omertà. Il fatto è
che i ministeri di Interno e Giustizia di solito emettono delle direttive
perché tra le centinaia di reati si dia priorità a uno o all’altro. E al
reato di maltrattamento e abbandono, o uccisione di animali non tocca mai.
Basterebbe una direttiva in tal senso per far sì che si tenga conto delle
denunce di chi ha visto lanciare un cane dal finestrino di un’auto in
corsa, o, come è capitato a me, un immigrato ubriaco lanciare sampietrini
contro un povero randagio che stava finendo sotto una macchina per
evitarli. Ho redarguito quel signore, evidentemente fuori di sé, quindi
pericoloso per tutti i passanti, e quello mi ha minacciato con la mano in
tasca, mostrando una lama rivelatasi poi un paio di forbici di 16
centimetri. L’ho fatto arrestare dai carabinieri, che sono stati da lui
selvaggiamente picchiati. Hanno dovuto chiamare il 118 e ha avuto due
iniezioni di tranquillanti prima di essere ammanettato. L’ho denunciato in
caserma: io insistevo sul reato di maltrattamento e il maresciallo
replicava piccato che sarebbe stata la prima accusa a cadere in tribunale.
Così è stato. Alla fine la colpa è stata attribuita a me e al randagio.
Cadute persino le accuse di lesioni ai carabinieri, la minaccia a mano
armata a me, i precedenti per rapina e resistenza e un foglio di via a cui
non aveva ottemperato. Figurarsi chi se ne frega che maltrattava gli
animali….Ma questo i giornali locali l’hanno scritto eccome: passante
denuncia immigrato che maltrattava un cane, hanno titolato. Solo che la
condanna mite c’è stata il giorno dopo, e non l’ha scritta nessuno.

RICCI: Una cosa va detta. L’unico giornale che ha preso seriamente il
problema dell’orrore di quello che accade – principalmente nel Sud – è La
Padania. Io, come lei immagina, appartengo a un’altra parrocchia.
E sono anche un romano ladrone. Sono di sinistra (ammesso che questo
termine significhi ancora qualcosa), però lo devo dire: i giornalisti de
La Padania hanno ripetutamente riportato questi indicibili orrori. Altro
che pesciolino rosso. Va riconosciuto a Stefania Piazzo di aver denunciato
continuamente questa immonda vergogna. E anche Angela Luongo ha scritto
degli articoli notevoli. E io mi inchino davanti alla loro battaglia. E se
sono leghisti me ne frega assai poco. Il Buddha diceva: se la freccia
centra il bersaglio poco importa se sia rossa o nera.

BONANNI: Perfettamente d’accordo. Però la Padania è un organo di partito o
giù di lì. E se tanto mi dà tanto – per carità, non suoni affatto come un
giudizio sulla Piazzo, che ha tutta la mia stima – quanto afferma per
inchiesta dovrebbe avere uno sbocco in Parlamento. Uno sbocco diretto,
parliamo di partiti di governo.

RICCI: Mi sembra logico, ma non è così.va detto anche che Striscia la
Notizia con Edoardo Stoppa stanno facendo un grande lavoro. Penso che la
nostra campagna internazionale qualcosa sia riuscita a smuovere.

BONANNI: Sì, tutto serve. Anche Licia Colò, anche Enrica Bonaccorti,
Costanzo, persino Mondaini e Vianello, quando parlavano dei loro cani e
aiutavano qualche altro. Innanzitutto bisogna far capire che questa
presunta “diversità” che viene avvertita come un pericolo e un’invasione,
esattamente come quella dei Rom, degli albanesi e degli orsi in Sicilia,
può essere capita e condivisa, e può addirittura nascerne un vantaggio,
come dalle altre che ho qui citato, se è lecito.

RICCI: E va detta un’altra cosa: va riconosciuto alla Martini di aver
fatto molto per gli animali.
Cosa che gli altri politici assolutamente non hanno fatto e non fanno. Se
uno mette insieme i politici attenti al problema della sofferenza del non
umano, oltre alla Martini, li contiamo con le dita due mani: PD : Andrea
Sarubbi, Luciana Redoto, Rodolfo Viola, Francesco Laratta; PDL: Gabriella
Giammanco, Fiorella Ceccacci Rubino, Barbara Mannucci, Gianni Mancuso
.questi hanno votato a favore della Proposta di Legge 1467. Da quello che
mi risulta ce ne sono pochi altri.. ma forse sbaglio.

BONANNI: La politica serve a mettere insieme voti, in Italia. Diciamo che
però anche se sono in pochi, nel gran mare di politici che sgomitano per
farsi individuare in televisione, chi parla di animali è immediatamente
visibile. Francesca Martini è una vera animalista in senso buono e
intelligente, e non lo fa per visibilità. Ma tanti altri potrebbero farlo,
sono poco furbi sennò.

RICCI: I politici sono quelli che sono. Sono mostruosamente chiusi verso
la sofferenza animale.
Se dovessi definire il rapporto del mondo politico con la sofferenza del
non umano (ci metto anche le piante) direi che la sinistra fa pietà. Il
centro schifo. E la destra fa vomitare. Legga il Dossier sulla caccia e
capirà.
http://www.lasaggezzadichirone.org/site/wp-content/uploads/2009/06/lasaggezzadichirone-dossiercaccia.pdf
Quello che mi ferisce è l’assoluta indifferenza della sinistra. Mi ricordo
che anni fa lessi un articolo di
Francesco Merlo – non ricordo neanche l’anno – che spiegava che Manzella,
Ruffolo, Manisco e Carniti si erano battuti contro la direttiva europea
per l’abolizione delle gabbie per le galline. Riesce ad immaginare una
cosa più oscena? Altro che il pesciolino di Roggiolani. Quei signori si
dimostrarono crudeli e incivili malgrado i loro editoriali raffinatissimi.
Non pensa?

BONANNI: Di fronte ai piaceri (per quelli come loro) della tavola,
evidentemente, cade qualsiasi buona ragione per far funzionare il
cervello. Suggerisco anche agli editorialisti dalla fine penna un dossier
di qualche anno fa del mensile di Slow Food sui macelli: forse non
volevano ottenere proprio questo effetto, ma io sono diventata vegetariana
proprio dopo averlo letto e visto. Dentro il dolore bisogna entrare.
Altrimenti si fa salotto.

RICCI: Va detta una cosa: qualcosa i quotidiani scrivono riguardo gli
animali. Alessio Balbi ha scritto un articolo correlato da foto
incantevoli, sull’impatto ambientale degli animali domestici. Ha riportato
le tesi di due ricercatori inglesi che spiegano che se eliminassimo tutti
gli animali domestici – che sono antiecologi -forse potremmo aiutare il
pianeta. Non siamo noi che stiamo distruggendo la Terra ma i cani e i
gatti che consumano troppo: un pastore tedesco consuma quanto un SUV. vede
che siamo ingiusti? qualcosa i giornali scrivono.

BONANNI: Succosa notizia, che un cane inquina quanto un Suv. Può farci su
un titolo anche chi non ne è capace….

RICCI: Certo poi lo dovrebbero spiegare ai possessori dei cani e dei gatti
considerando che in questo paese ci sono nelle case 9,4 milioni di gatti e
7,6 milioni di cani..

BONANNI: Uno dei motivi per i quali i quotidiani hanno perso lettori, è
che non sanno chi sono i loro lettori. Non sanno contro chi stanno
scrivendo tirando fuori senza minimamente controbattere cazzate come
questa del Suv…

RICCI: Riguardo all’impatto animale simile ai SUV, Safran Foer che ha
scritto un libro – che suggerisco di leggere – ” Se niente importa perché
mangiamo animali?” nel libro ha scritto: “L’impatto degli allevamenti
animali (per l’alimentazione umana) è superiore del 40 per cento rispetto
a tutti i trasporti del mondo combinati. E’ la causa principale del
cambiamento del clima.” Questo i baldi giornalisti non lo dicono.

BONANNI: Il mondo non è vegetariano perché non è mai entrato in un
macello. Se gli occhi potessero appuntarsi su ciò che avviene in quei
luoghi e le orecchie potessero sentire i suoni, allora si rifletterebbe di
più su ciò che mangiando, si fa proprio. E’ strano, sa, perché prendere
atto di fatti visti e sentiti è proprio il compito primario del
giornalismo. Almeno secondo i libri sui quali abbiamo studiato.

RICCI: Lei mi disse quando ci incontrammo a Roma che i giornali ormai
contano poco. E che la rete è dominante. Questo me lo ha detto anche un
amico animalista che conduce grandi battaglie con il suo blog.
Ma quando si parla di media si intende anche la televisione
(magistralmente utilizzata da Papi) dal momento che se si analizzano le
fonti di informazioni gli italiani utilizzano all’ 87% la televisione, al
18,9% Sky, al 41% la Radio, al 24% internet, al 30,8 % i quotidiani, al
6,4% i settimanali. Dire che tutto si risolve con la rete non mi pare
corretto. Le faccio un esempio se io potessi raggiungere i proprietari dei
cani e dei gatti e li potessi informare delle mostruosità che accadono nel
nostro paese – mostrando le foto del sito -
forse il 70% se ne fregherebbe ma un buon 30% reagirebbe. Eccome se lo
farebbe. Il problema è come raggiungerli. Secondo Lei sbaglio?

BONANNI: A parte i dati, penso come ho già detto che nel dolore bisogna
entrarci. Sapendo che poi è un viaggio senza ritorno. E che la notte non
si dorme più. Mi permetta questa volta di citare una cosa che è stato lei
a dirmi: le animaliste non sono pazze, come tutti credono: sono solo
persone che hanno visto troppi orrori. A quel punto, quando dalla realtà e
dalla concretezza dell’operatività si fa strada il sentimento della pietà,
“scadiamo” in un campo dove non c’è salvezza e non c’è aiuto. Nessuno è
più disposto a mettersi sul piano del ragionamento. E allora gli animali,
pur esseri senzienti, ridiventano quello che erano nel Basso Medioevo, gli
ultimi nella scala delle cose che contano nella vita di un uomo. Sa che
c’è un assessore a Napoli che dovrebbe occuparsi dei fondi ai canili
convenzionati, e che quando qualcuno va a fargli presente il problema (non
si tratta di sovrastrutture, ma del cibo quotidiano per i “cani del
sindaco”, che sono tali per legge e non per nostro capriccio) risponde
“ehhh….tu pienze ‘e cane…” (con tutti i problemi che abbiamo vi
preoccupate dei cani?). Una vera chicca per leghisti…no?

RICCI: Gli unici giornalisti che hanno risposto con gentilezza alle mie
lettere sono stati Augias e Scalfari.
Scalfari abbondantemente, Augias con poche parole, però in un’occasione è
anche intervenuto.
Anche Vito Mancuso ha risposto. Più un sospiro che una risposta. Ma da un
cattolico ce lo aspettiamo.
Con le dovute eccezioni – lo ripeto: le dovute eccezioni – se ne fottono
dei cani i santi uomini.
A Modica i santi padri invitarono al massacro dei randagi. Loro pensano
agli angeli e alla preghiera, io preferisco l’inferno al loro paradiso
pieno di angeli ermafroditi e privo di animali. Detto questo mi verrebbe
voglia di chiedere a Scalfari: “Caro Scalfari, quando dice: “I giornali
non sono partiti ma sentinelle a guardia del pubblico interesse, che
dovrebbero rimandarsi l’un l’altro la parola d’ordine e la risposta:
“All’erta sentinella” “All’erta all’erta sto” dove sono le sentinelle per
i milioni di persone che rispettano il non umano? Dove sono queste fottute
sentinelle? Siamo milioni e ci ignorate per miserabili calcoli politici.
Sapete quanti siamo? Lo sapete? Non è così?

BONANNI: Temo che non ci sia contezza sufficiente di quanti realmente sono
gli interessati al problema. Il fatto è che più la gente abbandona cani e
gatti perché non sterilizza i propri o perché se ne disfa, più sono
costretti a intervenire quelli che hanno invece il rispetto per la vita,
animale e non. Si crea insomma una fortissima ingiustizia sociale, una
enorme ineguaglianza, perché ad esempio io non solo raccolgo cani e gatti
abbandonati, ma sostengo anche rifugi, stalli e canili, spendo soldi in
veterinario, farmaci ed energia elettrica e telefono per inoltrare appelli
per le adozioni. Come me, tanti altri. A fronte di questo, la mia vicina
che ha il cane ammalato di leishmaniosi ma dice di non avere i soldi per
curarlo, dà la priorità all’acquisto di vestiti. Io sono sempre più povera
e malvestita, ma almeno il cane migliora…Ma mi domando: è giusto che una
malattia endemica come la leishmaniosi deve essere curata con
chemioterapici che costano 147 euro al flacone? E chi non li ha, come
cavolo fa a curare il proprio cane? Su questo il sottosegretario Martini
dovrebbe davvero intervenire. Invece una sera accesi la tv per caso: c’era
Vespa a Porta a Porta che parlava con lei e con altri di tagliare o no la
coda al cane. Spensi subito. Sbagliando, perché poi si dissero anche cose
interessanti. Come vede, il problema animali è nuovo, per i media, e
ancora brancolano su come affrontarlo. Anche qui prevalse in quel momento
il fatto estetico, modaiolo. Con i problemi che abbiamo, la coda tagliata
o no al cane da caccia mi sembra davvero il caviale a chi muore di fame.

RICCI: Lo vidi anch’io Porta a Porta e c’era il sindaco di Modica, il
sublime sindaco “scendo il cane e lo sparo” un’eccelsa presenza.e c’era
Sgarbi che non manca mai, è eternamente presente, come il cacio sui
maccheroni. Che cavolo ci faceva Sgarbi lì, non capisco. E c’era anche il
cacciatore dipietrista. Non ricordo il nome con il suo bel cane (lo sa che
l’IdV è un partito ad altissima densità venatoria?) E c’era Rex, il cane
lupo adorato da un popolo che abbandona 45.000 cani e 90.000 gatti
all’anno. Però, appena il verde Bonelli ha tentato di dire un paio di cose
su canili – lager e la norma infame: “dai – i – fucili – ai – baby – e -
ammazza -  tutto – quello – che – si – muove – ovunque – 24- ore – su – 24
-” Vespa ha fatto calare il sipario. Sono scese le vellutate cortine. Però
dopotutto qualcosa si muove. Sono segni positivi. Non crede?

BONANNI: Senza dubbio. Ma non tutto ciò di cui si parla viene affrontato
dal lato giusto. In Italia in questo momento ci sono troppi salotti e
pochi luoghi dove ci si confronta seriamente. I vertici dei giornali non
ci pensano molto, ma forse è proprio perché anche lì si partecipa al
salotto, che i lettori vanno via in diaspora.

RICCI: Vorrei chiedere a Scalfari quello che ho chiesto a Vito Mancuso.
“Caro Scalfari, l’imperativo categorico, l’impulso interiore al bene, è
qualcosa limitato alla nostra specie o possiamo estenderlo anche ad altri
viventi? Secondo lei cosa risponderebbe Scalfari?

BONANNI: Io rispetto chi non ha in casa animali. Ma penso che abbia il
dovere di ascoltare le ragioni degli altri. Eugenio Scalfari ha sempre
avuto buona disposizione a farlo. Ma credo che la sua generazione darebbe
la priorità all’uomo. Mio padre era un medico, e vedeva noi bambini e mia
madre legatissimi agli animali. Ci richiamava spesso all’ordine, citando
malattie e mettendo al primo posto l’ordine e la pulizia della casa (dove
peraltro faceva anche ambulatorio tutti i giorni). Ma una volta vedendomi
in lacrime fece il massaggio cardiaco a un mio gattino che aveva avuto una
crisi. Mi sembrò Dio che resuscitava un morto. Se facciamo uno sforzo, chi
la pensa diversamente da noi potrà apprezzarci e magari potremo anche
cambiarci in meglio a vicenda.

RICCI: Lei ha seguito con attenzione il dibattito sulla tratta; c’è chi
nega e chi conferma. Lei è un donna del Sud e conosce quello che si dice
in giro. Questa storia degli animali venduti nelle terre del Nord per la
vivisezione è un storia vera o è un’infamia? Cosa pensa?

BONANNI: Che tutto è troppo frammentario per avere un’idea unitaria e dare
un nome preciso a ciò che accade. Ma se fossimo meno divisi e presi da
quella che chiamo “nursery” (l’assistenza battente a ogni cane e gatto che
troviamo incidentato o abbandonato, badi bene assistenza che è dovuta, di
cui non si può fare a meno) potremmo farci magari meno domande e darci
risposte più precise. Ad esempio: tante associazioni straniere, europee e
non, dimostrano di ricevere contributi dai paesi d’origine per le loro
attività in terra italiana. Non c’è nessuno che può spiegare a noi
italiani perché per dirne una gli Stati Uniti dovrebbero fornire fondi per
aiutare i nostri randagi? Potremmo anche ricevere una risposta
rassicurante, una conferma sulla civiltà degli altri paesi del mondo. Ma
qualcuno dovrebbe darcela, questa risposta, prima. E poi c’è un’altra cosa
che penso: i diritti degli animali sono ben precisi, ma lasciano, così
come sono concepiti nelle carte internazionali, troppo spazio
all’interpretazione individuale. Mi spiego meglio: una volta mi sono
occupata del caso di un proprietario di cane che aveva in giardino una
gabbia dove rinchiudere il suo cane ogni tanto. Mi sono rivolta alle
autorità preposte, ma nessuno sapeva dirmi se era legale o no che il cane
venisse rinchiuso lì dentro. Questo per dire che se trovo uno che spara a
un pastore tedesco una fucilata in faccia, se sono così “fortunata” da
esserne testimone con almeno un’altra persona, posso cercare di
trascinarlo in tribunale. Se accade in Italia è un po’ più difficile veder
punito un reato come questo con una pena congrua. Ma se ho un vicino di
casa che secondo le mie convinzioni maltratta il suo cane sotto i miei
occhi, tutto diventa molto, molto più difficile. Come potrei spiegarlo ai
miei lettori, se non c’è una oggettività alla quale riferirsi, sul fatto
che quello è o non è un maltrattamento punito per legge?

RICCI: Concludendo: se io le dicessi che il dramma degli animali dipende
da una serie di cose come:
Il silenzio odioso dei media.
La quasi assoluta e rivoltante disattenzione della classe politica
Il settarismo e l’atomizzazione suicida dell’animalismo
La burocratizzazione paralizzante delle associazioni
L’ignoranza del popolo determinata anche dalla tremenda colpa della
religione verso il non umano.
ci siamo?

BONANNI: Aggiungerei una cosa soltanto: un meccanismo di rimozione che fa
davvero invidia. Quando lei mi disse che gli animalisti impazzivano
davvero perché assistevano a cose indicibili, mi fece molto riflettere.
Chi non riesce a rimuovere ciò che sente e vede che viene fatto agli
animali, forse dopo un periodo di imperiosa battaglia alternata a una
lamentazione di impotenza, a un pianto dirotto e a notti insonni, soccombe
alla follia.

RICCI: Per me il monoteismo ha colpe immense. Anche l’Islam verso gli
animali è mostruoso. Mi faccia concludere con una storia raccapricciante.
Il figlio di Bin Laden, Omar, abbandonando il padre, ha spiegato le sue
ragioni in un libro “Growing up with Bin Laden”. Una delle cause
dell’abbandono era questa: Omar aveva dei cuccioli che venivano torturati
dai Jihadisti. Li torturavano facendoli morire nel campo di Kandahar
utilizzando sostanze chimiche adoperate per le armi biologiche. I
Jihadisti godevano nel vedere i cuccioli morire atrocemente e lentamente.
Era una gioia per loro, come vedere una partita di calcio. Omar aveva 17
anni e inorridì per questo. Sa una cosa Marilda? Sono contento di essere
ateo. Una volta ero agnostico, ora sono ateo. E fiero di esserlo. Lei che
pensa?

BONANNI: Ma no, io penso a san Francesco, invece. Non so bene che cosa
sono, non mi sono posta ancora (quasi cinquantenne!) il problema. So però
che quando sono con il mio cane, con i miei gatti, quando ne salvo uno,
quando ne affido un altro, e ora che il cane di un mio vicino sta meglio
con la leishmania perché con sacrifici lo sto curando io, guardo il cielo
e gli consegno un grazie. Mi viene spontaneo. Così, forse anche senza un
destinatario preciso. Mi lasci questi momenti costruttivi di benessere,
rispetto a tante cose di fronte alle quali siamo costretti ad arrenderci.

RICCI: San Francesco? Una  mosca bianca! Una presenza infinitesimale
nell’apparato teologico.
I momenti di benessere glieli lascio volentieri! Anche io quando avevo la
fede stavo meglio, ma la verità è un’altra cosa. La verità è dura. E’
spietata. Grazie Bonanni!


LEGGI TUTTO...