LA PADANIA 20 DICEMBRE MOLISE: CHI FA PULIZIA DI QUESTA VERGOGNA?

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AGGIORNAMENTO DA RAPID DOGS RESCUE
Videodenuncia
parte prima
parte seconda
http://www.youtube.com/watch?v=F3HrtpiAPP4

COMUNICATO

Non è Natale per tutti

Non è Natale per i volontari e le Associazioni molisane che chiedono Misericordia e Legge per i cani del territorio.

Non è Natale per loro, i cani del Molise, i cani dimenticati da chi ha il dovere di provvedere al loro benessere.

Che hanno invece,  come guardiano Belzebù.

Dopo la povera vittima questa, la cui morte deve trovare pace, se ne oggi, aggiunge un’altra con le stesse modalità.

Un corpo straziato dalle grate arrugginite, senza volto, senza storia, se non quella scandita dal  tempo infinito che ritma l’abbandono in cui vengono lasciati gli ospiti del canile meno 5 stelle.

Senza foto come per il suo sventurato compagno, a fissare l’ennesimo orrore che non scuote ne animo, ne coscienza, da queste parti, ma che muove il popolo del web alla rabbia e alla ribellione.

Che c’è e che si trasformerà in fatti concreti, una denuncia pronta a schioccare come una frusta, sul lassismo delle Istituzioni.

La storia della prima vittima qui:

http://chiliamacisegua.wordpress.com/2009/11/30/molise-morte-annunciata-al-santo-stefano/

La Padania 20 dicembre

Santo Stefano, l’orrore che ti penetra dentro come un forcone.
Un incubo che la giornalista Stefania Piazzo racconta per noi, per chi non può vedere.

E che nemmeno l’immaginazione più sadica può arrivare a concepire in tutto il suo osceno, reale quotidiano.

Un’immersione choc, un viaggio per cuori coraggiosi nei cunicoli della morte, un’inchiesta che si fa carico di raccontare il luogo dei lamenti, dei silenzi, in un’inimmaginabile sofferenza calpestata.

Un tormento che chiede giustizia.

Tutti tacciono. Tutti voltano la testa dall’altra parte.

Allora grazie, ancora una volta, Padania, grazie  per non aver paura di scrivere, indagare, rischiare.

Questo articolo al servizio della verità finalmente svelata, alla vergogna finalmente chiamata con il suo nome e cognome, enti inadempienti, sciupio di denaro pubblico, omissioni di atti di ufficio,  è la pietra d’angolo per la petizione che Chiliamacisegua e tutte le persone libere presenteranno all’Europa.

Perché la giustizia è in fuga dall’Italia.

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

DALLA PARTE DEGLI ANIMALI

Decima puntata

Viaggio nell’Italia bestiale

E RAPID DOGS RESCUE PORTA CIBO, MEDICINE E METTE IN SALVO 18 CANI

LA PIETÀ E LA CIVILTÀ CLANDESTINE A CAMPOBASSO

MOLISE: CHI FA PULIZIA DI QUESTA VERGOGNA?

NOSTRO INVIATO

STEFANIA PIAZZO

CAMPOBASSO – I cani di Santo Stefano abitano in un letto di guano e urina. Non abbaiano. Gemono.

Non hanno occhi ma oblò neri che spurgano orrore. Defecano sangue, mentre mangiano nella morbida purea acida apparecchiata per servire il ciclo schizofrenico del cibo che esce ed entra nella stessa prigione.

Non è un canile. È un depuratore di randagi, produttore di ossessione. È un manicomio per cani-pendolo, dentro  e fuori dai cubi bagnati dei loro ripari, dove la geometria degli ingressi è modificata dal morso della fame, dall’inedia, dal non trovare una risposta alla disperazione invisibile.

Quando tocchi i cani di Santo Stefano dalla loro gola esce un lamento umano, un doloroso pianto acuto, ripetitivo e monodico, che non fermi neanche con le carezze.

Perché i cani impazziti che alla tua vista, dalla paura si rintanano come iene nel caverna del cubo, hanno un mantello multiuso: un pelo da elettrochoc, gonfio e deforme, grappoli con una lunga storia, palle di lana

senza regola, una spugna che spazza il guano e che si fa commiserevole coperta penetrabile per l’acqua che ristagna, che marcisce i bancali ritagliati a giacigli. Il mantello è un lievito di prigionia.

Il marrone, il nero, il ghiaccio, sono i colori che infestano l’aria, dove l’odore ha un colore ,  quello di morte che non arriva mai, che si fa desiderare come l’amante che brama l’abbraccio.

Mentre tu percorri i vicoli delle celle, entri vivo, esci morto, l’energia ti abbandona, assorbita dal degrado, dalla dolosa malafede umana, dall’impietosa indifferenza che consente a 750 vite di soffrire sul cucuzzolo di una montagna per far guadagnare chi gestisce  l’immonda situazione, dove la veterinaria pubblica dovrebbe scomparire dalla vergogna. Dove i sindaci, gli assessori, i delegati al benessere, dovrebbero spiegare se esistono parametri al benessere, all’igiene. Parametri di vita. E spiegare perché le deiezioni dell’ex mattatoio venivano smaltite nei cassonetti della città. Perché quelle di Santo Stefano finivano nelle fogne della borgata.

Tanto che un giorno scoppiarono i tombini, pieni di liquame di cane. Il sopralluogo e il verbale dei carabinieri dei Noe finì nel nulla.

A Santo Stefano non è stato fatto un cazzo. Nonostante i tavoli del sottosegretario Francesca Martini e i sequestri dissequestrati perché il giudice per disperazione ha visto che tanto lì dentro merda era e merda restava, il canile. Dall’aprile scorso “si danno da fare” perché il canile abbia due veterinari, in una sorta di baratto tra Comune e Azienda sanitaria. Io ti dò gli ambulatori per sterilizzare, tu mi dai i medici. Bene, finalmente due veterinari dello Stato per denunciare quelle fogne sotterranee della città, i tombini che rigurgitano ogni malessere.

E a chi? Al tesoriere dell’Ordine nazionale dei veterinari, che magari vigila anche sul canile? All’Asrem? Al Comune?

Con che forza professionale si sottoscrive che lì abita il benessere? Non lo sai, ma la capisci eccome tanta ostinazione nel firmare le carte che assolvono l’uomo. I cani mangiano, gli uomini pure. Tutti lavorano, tutti devono mangiare. I cani un po’ meno. Un altro cane sabato è rimasto vittima dei compagni, incastrato nelle reti da cantiere, cibo per quelli che hanno fame perché i sacchi calano di continuo. Era già successo.

L’appalto è da 250mila euro l’anno, ma ventimila sono già spesi per pagare il delegato del Comune che vigila sulle associazioni che curano i cani di Santo Stefano. 20 mila euro di cibo in meno, per pagare il delegato che guarda e che fa parte di un’Associazione cinofila locale.

E nella cooperativa di quattro operai (quando uno di loro è di riposo nessuno pulisce l’area di pertinenza) che gestisce i latrati spenti chi c’è? La ragnatela delle parentele che s’appiccica a chi in Comune si occupa di benessere. Manco per sogno di quello dei cani.

E che ne parliamo del benessere se il delegato del sindaco si autofirma nella legalità formale l’aumento di stipendio? Come lo dici ai rantoli indifesi, ai sudari? Non glielo dici.

L’assessore regionale alla Sanità, prima che la sanità venisse commissariata per bella gestione, aveva deliberato 135mila euro di spesa per metterci una pezza. 35mila dovevano andare all’anagrafe canina.

Dovevano. Altri 70mila sono stati spesi per fare volantini, sull’anagrafe canina. I volantini però per l’impervio Molise non tutti li hanno visti, dovevano essere distribuiti.

Dovevano. Altri 30mila euro dovevano andare per le sterilizzazioni. Dovevano.

Si sa invece che le razioni del rancio ottimo e abbondante non dovevano ma devono autoridursi del 10%, per prevista moria dei cani e sterilizzazioni. Mentre di randagi ne continuano a entrare.

E le sterilizzazioni sul territorio fanno ridere. Il morbo infuria, il pan ci manca, sul ponte sventola bandiera bianca.

Dopo sfinenti vertici e convocazioni dei vertici al ministero, il Molise era ancora lì che se la raccontava, con un altro vertice tra Comune e associazioni, il 7 ottobre scorso. Per «discutere la bozza di accordo», dopo più di un anno dalla prima visita a Santo Stefano del sottosegretario. Le calende molisane discutevano delle tre aperture pomeridiane della struttura al posto di una. Che due… bozze, il Molise.

Che ha persino fatto finta di non leggere le indicazioni del ministero della Salute che autorizzavano la sterilizzazione con reimmissione su strada. Non capivano, avevano detto, cosa ci fosse scritto, sull’Abc del benessere animale.

Che disastro nazionale.

Dopo l’ultima chiamata del ministero, nei giorni scorsi, per imporre legalità, in attesa che il guano si trasformi in fogna di ghiaccio, cosa inventeranno ancora le istituzioni del Molise per sopravvivere a se stesse, colossale monumento alle deiezioni?

s.piazzo@lapadania.net

(10 – continua)

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One Response to “LA PADANIA 20 DICEMBRE MOLISE: CHI FA PULIZIA DI QUESTA VERGOGNA?”

  1. Rosanna Marani Says:

    ci si può appellare all’indegnità morale, ovvero alla mancanza dei requisiti morali, per denunciare sto molise et similaria e chiedere le dimissioni in toto? ovvero il cittadino ha qualche potere oppure è solo uno stuoino che serve a lorsingori per pulirsi i piedi?

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