RIETI, IL REATO È ARRIVATO DOPO IN GAZZETTA UFFICIALE

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Una pagina orribile per la giustizia italiana, (ahimè non rara avis) che fredda, cruda, robotica, non lascia aperto nessuno spiraglio al senso di pietas e al senso del buonsenso: laddove non arriva la legge deficitaria, arrivi  la deduzione logica indotta dalle prove.

Ma no! Suvvia!

Il reato non esiste se non è iscritto nell’elenco del delinquere.

La coscienza non necessità di parole codificate, ma di palpiti.

Di sobbalzi, magari, perchè c’è o non c’è.

A Rieti? E’stata sfrattata da mò, per morosità!

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

Battaglie di Chiliamacisegua, tanto per farsene una idea.

Dello scempio operato nei confronti del rispetto della vita.

http://www.chiliamacisegua.org/category/sostegno/

Rieti vergognati! Questa e’ la giustizia italiana

http://www.chiliamacisegua.org/2009/05/15/i-cani-di-rieti-vogliono-giustizia/

I cani di Rieti vogliono giustizia

BUONA LETTURA

LA PADANIA
DALLA PARTE DEGLI ANIMALI

Viaggio nell’Italia bestiale Nona puntata (9 – continua)

A CURA DI STEFANIA PIAZZO

s.piazzo@lapadania.net;

LA SENTENZA DEL TRIBUNALE ASSOLVE TUTTI

RIETI, IL REATO È ARRIVATO DOPO IN GAZZETTA UFFICIALE

Questione di tempismo. Siccome il delitto di uccisione di animali non era ancora legge, e i cani ritrovati nella fossa comune erano morti da più di un anno, prima che uscisse la Gazzetta Ufficiale il 31 luglio 2004, il reato non esiste. Il fatto non sussiste. Ecco qua. La Gazza assolve tutti. Eppoi, la causa della morte non è stata accertata. I cani entravano già malaticci. Morire non era la sorte inflitta ma il loro dovere. Così dice la sentenza che assolve tutti. Nei canili si va per morire, non per fare altro. Come i vecchi negli ospizi. Rieti è uno scherzo, Rieti non è mai esistita. Colle Arpea, dove sorge il canile, è in un altro mondo. Al processo però c’erano tre imputati veri, il gestore e il direttore sanitario del canile. L’accusa: «Per crudeltà e senza necessità cagionavano la morte di circa 140 cani ricoverati sotterrandone le carcasse e in zona limitrofa per crudeltà e senza necessità maltrattavano i cani cagionando loro lesioni, sottoponendoli a sevizie, tenendoli rinchiusi in gabbie sovraffollate, soggetti alle intemperie…». Basta così. Morale, ecco il pubblico ministero: «Assoluzione perché il fatto non sussiste». Libero come l’aria Leonardo Bordi, della Tecnovet srl, proprietario e gestore, liberi l’altro cogestore e il veterinario della struttura.

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In questi immagini il cimitero dei cani, finito sotto processo e assolto

dal Tribunale di Rieti

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Sotto, un cane in precarie condizioni all’interno della struttura

che ha superato però il vaglio attento della magistratura italiana

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