“Quel canile è solo un business” scoppia la rivolta degli animalisti
AGGIORNAMENTO
ANIMALI: MARTINI, INACCETTABILE MANTENIMENTO CANI CON 1 EURO AL GIORNO
(ASCA) – Roma, 12 nov – ”E’ evidentemente inaccettabile sul piano del buon senso, oltre che in base a standard minimi di benessere animale, che si aggiudichino gare di appalto per il mantenimento di cani all’interno di canili pubblici alla quota giornaliera di 1 euro. L’Ordinanza che ho emanato il 16 luglio scorso in materia va proprio in questa direzione”. Lo dichiara in una nota il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, commentando la situazione dei cani ceduti dalla Comunita’ Montana Alto Val d’Agri della Basilicata a due strutture della Calabria.
Il Ministero della Salute comunica di essersi gia’ occupato di tale situazione e ha piu’ volte richiamato formalmente le Autorita’ competenti a livello territoriale alle proprie responsabilita’. Lo scorso mese di maggio il Ministero e’ intervenuto ponendo l’accento sulla necessita’ di rispettare le esigenze fisiologiche ed etologiche degli animali, riconosciuti quali esseri senzienti e non oggetti sui quali far prevalere esigenze meramente economiche, anticipando peraltro i contenuti della Ordinanza Ministeriale 16 luglio 2009 e mettendo in evidenza le conseguenze sul benessere degli animali relative ad un trasferimento che comportasse lo sradicamento dal loro territorio. L’ordinanza 16 luglio 2009 e’ stata emanata con la finalita’ di arginare gli incresciosi fenomeni di trasferimenti di massa degli animali da una regione all’altra, con l’unico obiettivo da parte delle Amministrazioni locali di allontanare da se’ il problema del randagismo a scapito dei cani. Un nuovo intervento e’ previsto in data odierna al fine di sensibilizzare i competenti servizi veterinari e le altre autorita’ competenti affinche’ venga applicata comunque l’ordinanza anche se la gara di appalto del servizio di gestione e di mantenimento dei cani e’ stata espletata in data anteriore all’Ordinanza stessa.
I FATTI
“Quel canile è solo un business” scoppia la rivolta degli animalisti
Oltre 400 animali saranno deportati dalla Basilicata in Calabria
(la Repubblica, mercoledì 11 novembre 2009)
DI ALESSANDRA RETICO
ROMA – Deportati, affamati, usati per le lotte, per fare carne, semplicemente abbattuti. Cani da rendita, animali da macello. Potrebbe essere questo il destino di 420 randagi ospitati da circa dieci anni in due strutture della Basilicata e venduti per poco più di un euro ciascuno alla Calabria: nel giugno scorso Antonio Imperatrice, presidente della comunità montana Alto Agri di Potenza, ha deciso di offrirli per conto di 11 comuni al miglior acquirente. La gara è stata vinta da un mega canile a Cassano allo Ionio (Cosenza), che ha promesso di mantenere gli animali per 1 euro e sessanta centesimi l’uno al giorno.
Una tariffa ultra low cost visto che nel bando si precisa che nell’ammontare sono comprese le spese di alimentazione, assistenza veterinaria, accalappiamento dei cani nei territori della Comunità, smaltimento dei corpi delle bestie morte, anche di quelle che non appartengono a specie selvatiche né esotiche, dunque mucche e pecore per esempio. Nessuno dei canili della zona, neanche quelli che già accolgono i 420 cani, ha potuto competere nell’appalto. Prezzi troppo stracciati, ribasso vicino al sospetto che con quei pochi soldi i randagi avranno un futuro quanto meno dubbio.
Le associazioni animaliste si sono opposte inviando diverse diffide alle autorità locali, il popolo del web si è mobilitato, due interrogazioni parlamentari della senatrice Pd Donatella Poretti e una lettera aperta dei senatori Roberto Della Seta (Pd) e della stessa Poretti alla Regione Basilicata non hanno avuto ancora risposta. Il canile calabrese, una specie di maxi colonia da mille posti-cani, attende solo l’autorizzazione dell’antimafia per concludere l’affare: il via libera potrebbe arrivare entro dicembre.
Nonostante le proteste, nonostante un lungo e articolato parere contrario al trasferimento della Asl: lo “sradicamento” arrecherebbe «inutili sofferenze» agli animali dicono i servizi veterinari di Potenza. «E infliggere sofferenze rappresenta un reato ai sensi dell’art. 544 ter del Codice Penale» ricorda Annamaria Procacci, consigliere nazionale dell’Enpa (ente nazionale protezione animali), una delle promotrici della legge sul randagismo (la 281/91). «Abbiamo scritto pagine fondamentali per la cultura italiana con quella norma, così come quella del 2004, la 189, ha stabilito che i maltrattamenti sugli animali sono da considerare reati».
La battaglia va avanti, si annuncia un esposto alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti per far luce, come ricorda l’Enpa, di «300mila euro nelle casse della Regione Basilicata per le politiche sul randagismo, mai spesi». L’estate scorsa il sottosegretario alla Salute Francesca Martini ha stabilito con l’ordinanza 163 (16 luglio 2009) un principio importante: gli animali di affezione sono «esseri senzienti» e quindi non sono merce o un problema di cui disfarsi. Appunto. Sarebbe un macello, anche della civiltà.