PUGLIA GIU’ LA MASCHERA DELL’INDIFFERENZA:RISPOSTE E RICHIESTE
RICEVIAMO E DIVULGHIAMO LA REPLICA DELLA PROF.SSA RAFFAELA VERGINE ATTIVISSIMA VOLONTARIA
Chiliamacisegua
REPLICA AL DOTTOR MONGELLI
Caro Dottore Onofrio Monelli
Mi è d’obbligo rispondere alle serie di missive intercorse tra lei e le
associazioni intervenute nello scambio più che di opinioni, di alcune
considerazioni.
L’essere autoreferenziali, senza il supporto di dati vale a dire di numeri,
è fuori luogo , soprattutto quando si ricoprono ruoli dirigenziali.
Il mezzo che oggi ormai tutti usano per far circolare informazioni,
notizie, che ci piaccia o no, ci mette alla prova dinnanzi all’opinione
pubblica, destinandoci a valutazioni e giudizi a cui non possiamo sottrarci.
Ma ciò che è ancora più importante chi occupa un ruolo istituzionale e
politico deve dar conto a qualcuno. Purtroppo la meritocrazia in politica
non è principio valido per le scelte di coloro che devono guidare, decidere
e realizzare.
Sono ormai maturi i tempi perché qualcuno dia delle risposte, quand’anche
negative, a chi pone delle domande, chiunque essi siano.
Il problema del randagismo, su sua stessa ammissione, in quasi vent’anni si
è aggravato sempre di più, innescando un giro di malaffare le cui
responsabilità sono da ricercarsi ,in primis, nelle istituzioni.
Emblematica la dichiarazione fatta alla TV svizzera, dall’ex assessore alla
Salute Tedesco in cui denunciava responsabilità e collusioni proprio da
parte dei dirigenti ASL nella gestione del randagismo.
In breve questa è lo scenario, che un qualsiasi turista, italiano e
straniero si porta a casa alla fine delle sue vacanze, vissute nell’angoscia,
nell’impotenza e nella sofferenza d’animo, in questa terra di Puglia ,la cui
altra faccia, maledetta, è stata scoperta, loro malgrado:
1. Decine e decine di cani, gatti morti sulle strade o feriti e
traumatizzati.
2. Centinaia di cani in branco o meno che vagano sul territorio pugliese,
nelle marine, nelle campagne e nei paesi , dovuti spesso a cagne in calore.
3. Cani stanziali perfettamente integrati, ma anche cani che cacciati,
maltrattati, loro malgrado, assumano poi comportamenti problematici.
4. Canili al collasso, molti superano i 1000 cani. Canili che sono soltanto
campi di concentramento, lontanissimi dai principi di accoglienza e rispetto
tutela animale .
5. Cucciolate ovunque.
A questo tragico quadro d’insieme, si deve aggiungere:
1. Uffici ASL, per la veterinaria inefficienti. Per aver un passaporto, per
iscrivere il proprio cane all’anagrafe o per cercare eventuale padrone di un
cane ritrovato, un semplice cittadino deve sudare le sette camicie.
2. ASL latitante nei compiti istituzionali dell’ordinario :sterilizzazione,
pronto intervento ecc.
3. Fallimenti dei Piani ASL extra, per le sterilizzazioni rivelatisi
inefficienti ed inutili nella formula e nelle modalità.
4. Proprietari dei canili che dettano legge. Temuti, riveriti e assecondati
dai dirigenti responsabili della ASL, da alcuni amministratori, chiudono i
portoni dei loro bunker alla cittadinanza e alle associazioni, impedendo
adozioni e favorendo un vero giro immorale di affari.
5. Polizia Municipale che nonostante siano specificate nella norma le loro
competenze, spesso e volentieri danno prova di totale ignoranza e
contravvengono ai loro doveri.
Se qualcuno volesse chiedere delle prove, non un libro, ma più volumi della
serie” Randagismo in Puglia? Di tutto di più”, potrebbero essere scritti.
Alla luce di quanto scritto che costituisce solo una faccia della grave
emergenza ormai divenuta strutturale del “randagismo” ,si deve avere il
coraggio e l’umiltà di chiedersi e non di aspettare domande da fuori: «
perché tutto questo ancora persiste in Puglia?»
Con onestà, a partire dal governo regionale si facciano le dovute
valutazioni, dopo un intervento di seria e obiettiva analisi dello stato di
fatto.
Interessi di categoria, oligopolio nella gestione dei canili, sperpero di
denaro pubblico. Sono questi gli elementi che emergono.
Una sorta di anarchia nella gestione randagismo che non riguarda solo gli
apparati amministrativi deresponsabilizzati ma anche l’intraprendenza dei
privati che in virtù dell’emergenza si sono sentiti autorizzati a
disattendere la Legge
La Puglia in materia di rispetto e tutela degli animali è tra gli ultimi
posti della classifica regionale nazionale.
Competenze certificate, progetti che includono fasi di monitoraggio,
verifiche, valutazioni in itinere e finali , dovranno essere la base su cui
avviare un nuovo capitolo di interventi seri, efficienti ed efficaci. E per
partire, mi dispiace ribadirlo bisogna avere la forza , l’onestà e l’umiltà
di fare un “mea culpa”.
La cittadinanza attiva si è risveglia ed eleva la sua voce per pretendere
giustizia , garanzia sia dallo Stato e dalle sue istituzioni, sia dai
politici votati per rappresentarci e per governarci.
Cordiali saluti
Prof.ssa Vergine Raffaela
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMOLA RISPOSTA DELLA LAV DI BARI AL DOTTOR MONGELLI
Gent.mo Dott. Mongelli,
è pervenuta anche a noi, Sede Territoriale LAV di Bari e provincia, per conoscenza, la Sua risposta all’Associazione Chiliamacisegua.
Ci permettiamo di intervenire dato che la nostra Associazione opera nel territorio pugliese, in particolare a Bari e provincia ed ha quotidiana esperienza con il fenomeno del randagismo e le sue problematiche.
Purtroppo dobbiamo osservare un enorme gap tra quello che dovrebbe essere, secondo le norme che Lei cita, e quello che è.
In merito all’obbligo per ciascun Comune di possedere un canile sanitario, nella realtà pochissimi Comuni pugliesi ne sono dotati e per lo più si fà ricorso a convenzioni con megacanili gestiti da privati che fungono da sanitario e rifugio dove, per ovvie ragioni, non c’è alcun interesse a favorire le adozioni. Nemmeno Bari, capoluogo, ha un canile comunale ed è convenzionato con una struttura privata “Mapia” che detiene al momento circa un migliaio di cani per conto di numerosi Comuni, anche non appartenenti alla provincia barese. Ma possiamo citare anche il canile “Natura Center” di Cassano (BA) con altrettanti cani rinchiusi all’interno, provenienti da numerosi Comuni, più volte oggetto di denunce e di procedimenti di sequestro da parte delle Autorità competenti per varie motivazioni, che continua a stipulare convenzioni, come la recente con il Comune di Barletta, senza rispetto alcuno del limite di capienza di 200 posti, che Lei stesso cita, stabilito dalla LR 26/2006 e ribadito dalla sentenza del TAR n.56/RG del 1 dicembre 2006.
Stessa noncuranza di quanto stabilito dalla legge in merito al limite di capienza di 200 posti, all’obbligo di operare ad esaurimento, alla possibilità di deroga del limite suddetto solo per i rifugi comunali (LR 40/07), si registra a Bari dove è in corso un’attività di accalappiamento indiscriminato di cani innocui, sterilizzati, assistiti da cittadini e volontari, stanziali in certi luoghi da anni, che immotivatamente vengono prelevati e continuano ad essere condotti nel megacanile privato “Mapia”, colmo appunto ben oltre i limiti di legge.
Ed è ovvio che prelevare dal territorio cani del genere non ha alcuna utilità nell’affrontare il fenomeno del randagismo.
Giustamente Lei cita “Il continuo esaurirsi delle disponibilità di ricovero”, “un circolo vizioso di esborsi destinati a perdurare nel tempo senza alcuno scopo”.
Solo una seria campagna di censimento e sterilizzazione dei cani sul territorio, in collaborazione con le Associazioni, frenerebbe il loro riprodursi, renderebbe le disponibilità di ricovero sufficienti (destinando i posti solo ai cani di comprovata aggressività o non in grado di sopravvivere sul territorio perchè malati o abbandonati e quindi non abituati alla vita randagia o cuccioli), darebbe un senso agli esborsi.
Invece si accalappia alla cieca, spesso i cani più tranquilli e socializzati, i più facili da catturare, magari già sterilizzati.
La possibilità di sterilizzare e reimmettere sul territorio i cani accalappiati, prevista dalla LR 26/2006, è stata colta da pochissimi Comuni.
Lo stanziamento di 1 milione di euro previsto nel DIEF 2008 per le attività dei Servizi veterinari delle AASSLL finalizzato alla sterilizzazione di circa 20.000 cani presenti sul territorio, in realtà, per lo più, viene utilizzato per compiere gli interventi sui cani già detenuti in canile e destinati a rimanerci.
In merito poi all’informatizzazione dell’anagrafe canina, c’è ancora da lavorare moltissimo per un database completo e aggiornato dei microchips e risulta ancora laborioso risalire dal numero del microchip di un cane rinvenuto al suo proprietario.
Inoltre l’obbligo di microchippatura ed iscrizione all’anagrafe andrebbe effettivamente fatto valere nei confronti dei possessori di cani, sanzionando gli inadempienti, per resposabilizzarli alla corretta detenzione degli stessi e fungere da deterrente contro abbandono e riproduzione incontrollata.
Ancora le esche avvelenate, si, la Puglia ha la legge 27/2003, ma gli avvelenamenti sono all’ordine del giorno, uno recentissimo lo scorso week end a Bitetto con intervento del CFS e con un bilancio di 4 cani morti ed 1 ricoverato.
Perchè la legge abbia senso occorre un monitoraggio del territorio e dei cani presenti ed occorre applicare quello che la norma prevede nel dettaglio, spesso invece l’intervento di chi di competenza è fugace e sommario, come riporta il Sig. Dell’Anna di Modugno.
Si potrebbe scrivere e parlare a lungo, auspichiamo che quello che le leggi in materia prevedono si concretizzi realmente e che chi è preposto alla loro attuazione operi effettivamente in tal senso, la nostra Associazione resta, come sempre, disposta al dialogo e alla collaborazione.
Cordiali saluti Maria Rosaria Leone Responsabile Sede Territoriale LAV di Bari e prov..
LAV ONLUS - Sede Territoriale di Bari e prov.
Via Francesco Muciaccia 15 70125 Bari (pressi Cinema Odeon) tel/fax 0805560618 cell 3480618270
lavbari@yahoo.it www.lavbari.it
RICEVIAMO PUBBLICHIAMO E RISPONDIAMO
From: info chiliamacisegua
Sent: Tuesday, August 25, 2009 11:08 AM
To: onofrio mongelli
Subject: Re: PUGLIA GIU’ LA MASCHERA DELL’INDIFFERENZA
La ringraziamo per la risposta. Siamo a disposizione, per collaborare, qualora lo desiderasse, al fine di togliere alla Puglia quella maglia nera , appicciatale addosso dai numeri, dalle statistiche e ahimè, nonostante le sue precisazioni, dalle testimonianze accorate e disperate che pervengono quotidianamente nella nostra casella di posta elettronica. Una lista lunga, troppo lunga di morti orribili. I fatti, raccolti in dossier in nostro possesso, dimostrano purtroppo che la Puglia rimane ancora lontana dal dichiararsi fuori dall’emergenza randagismo e dall’ avvelenamento come soluzione praticata indistintamente sul territorio, per risolverlo. Combattiamo insieme per l’affermazione della civilità e del rispetto per la vita. Le auguriamo buon lavoro
Chiliamacisegua
From: onofrio mongelli
Sent: Tuesday, August 25, 2009 10:42 AM
Cc: Dott. Fulvio Longo ; Segreteria Assessore Salute Puglia
Subject: Re: PUGLIA GIU’ LA MASCHERA DELL’INDIFFERENZA
In riferimento alla problematica in oggetto si rappresenta sinteticamente a Codesta Associazione quanto disposto dal 2006 ad oggi dalla Amministrazione Regionale in materia.
La legge 14 agosto 1991 n. 281- Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo- ed il suo recepimento da parte della Regione Puglia con la Legge regionale 3 aprile 1995 n. 12- Interventi per la tutela di animali di affezione e prevenzione del randagismo-, hanno introdotto concetti all’avanguardia nel settore degli animali di affezione e del randagismo tali da essere considerate, all’epoca della loro promulgazione, norme innovative e di grande valore socioculturale.
La normativa dispone per ciascun Comune l’obbligo di possedere un canile sanitario, dotato di un numero limitato di posti-cane (in genere una decina) per porre in osservazione per alcuni giorni i cani appena accalappiati.
E’ fatto inoltre obbligo a ciascun Comune di dotarsi di almeno un rifugio in cui ospitare i cani in via definitiva e destinati ad un eventuale affidamento.
Sino ad oggi il fenomeno è stato affrontato, nella gran parte dei casi, cercando di approntare un numero adeguato di strutture di ricovero (canili sanitari e rifugi). Nonostante non sia mancato l’impegno, (la regione Puglia ha finanziato negli anni passati con risorse autonome la costruzione di rifugi con l’erogazione di circa 1,5 miliardi di lire ) le disponibilità di posti-cane nei rifugi sono state ben presto esaurite, ed in alcuni casi si sono superate per concrete esigenze di sicurezza pubblica -concentrazioni di ben 4-5 volte superiori a alle prescrizioni date in fase autorizzativa .
Il continuo esaurirsi delle disponibilità di ricovero non fa altro però che perpetuare ed aggravare il problema del proliferare dei cani creando un circolo vizioso di esborsi destinati a perdurare nel tempo senza alcuno scopo, se non quello di mantenere in vita i cani nei ricoveri, senza risolvere il problema dei cani che non possono essere rimossi dal territorio per assenza di posti disponibili nei ricoveri
Nel cercare di arginare tale corto circuito con l’obiettivo di intensificare le attività preventive ottimizzando le scarse risorse a disposizione, questa Amministrazione è intervenuta modificando la Legge Regionale 12/95 con l’articolo 2 della Legge Regionale 26/06 che ha previsto: 1) l’istituzione della Anagrafe canina informatizzata regionale, 2) la sterilizzazione chirurgica da parte dei Servizi veterinari delle ASL per tutti i soggetti presenti nel territorio (maschi e femmine),3) il vincolo per le strutture di ricovero sia pubbliche che private di 200 posti 4) ed in ultimo la possibilità dei Sindaci di reimmettere sul territorio i soggetti catturati sterilizzati e sottoposti a trattamenti profilattici.
Inoltre, sentite le esigenze delle Amministrazioni locali, in merito al vincolo dei 200 posti si è intervenuto con apposita modifica intervenuta con Legge regionale 40/07 art. 3 comma 41, prevedendo rifugi comunali con capienza anche superiore a determinate condizioni.
Per dare attuazione alle predette attività ed al fine di potenziare quelle già in essere la Giunta Regionale ha previsto nel DIEF 2008 lo stanziamento di 1 milione di euro per le attività dei Servizi veterinari delle AASSLL finalizzato alla sterilizzazione di circa 20.000 cani presenti sul territorio. Con la DGR 828/08 è stata istituita e resa operativa l’Anagrafe Canina Informatizzata Regionale (A.C.I.R.). Detta anagrafe consente l’interazione fra gli Enti Pubblici (Regione – AUSL – COMUNI ) ed i soggetti privati (Medici Veterinari liberi professionisti , Associazioni di volontariato, proprietari di strutture per il ricovero degli animali sia randagi che di proprietà) mediante l’uso di una banca dati che costituisca un punto di riferimento unico, facilmente aggiornabile e consultabile. L’anagrafe canina informatizzata, in particolare, rappresenta il mezzo più idoneo per garantire i diritti di proprietà ma anche i doveri ad essi connessi, permette di tutelare il benessere animale e di contrastare l’abbandono degli animali, ma anche di programmare gli interventi di sanità pubblica veterinaria finalizzati alla prevenzione delle malattie che si trasmettono dal cane all’uomo.
Infine, si vuole sottolineare, come la Regione Puglia risulta tra le prime regioni italiane ad essersi dotata di specifica norma in materia di esche avvelenate ( Legge Regione Puglia n. 27 del 04/12/2003 norme particolari relative aldivieto di utilizzo e detenzione delle esche avvelenate), pertanto almeno cinque anni prima dell’adozione della Ordinanza Ministeriale.
Rimanendo a disposizione si inviano cordiali saluti.
REGIONE PUGLIA
ASSESSORATO POLITICHE DELLA SALUTE
SERVIZIO ATP – Ufficio 2 (Sanità Veterinaria)
LA BATTAGLIA EMAIL
PUGLIA GIU’ LA MASCHERA DELL’INDIFFERENZA
SCONFORTO RABBIA E SETE SPASMODICA DI GIUSTIZIA, CUI SI AMALGAMA IL CONVINCIMENTO DI PERSEGUIRE CON PIU’ FORZA E DETERMINAZIONE, LA LOTTA CHE HA COME FINE L’ATTUAZIONE DI MISERICORDIA E LEGGE.
LOTTA DI CIVILTA’, DOVERE DI OGNI CITTADINO E DI OGNI SERVITORE DELLO STATO.
CHILIAMACISEGUA CONTINUA INDEFESSA NEL SUO CAMMINO DI DIFFUSIONE DELLA VERGOGNA E DELLE INADEMPIENZE DI LORSIGNORI CHE HANNO ALTRO DA FARE CHE RISPONDERE AGLI UOMINI DI BUONA VOLONTA’.
ARROSSISCA CHI DEVE ARROSSIRE, AGISCA CHI DEVE AGIRE
PUGLIA GIU’ LA MASCHERA DELL’INDIFFERENZA
CHILIAMACISEGUA
RICEVIAMO E SUPPORTIAMO
LETTERA APERTA A CHILIAMACISEGUA
LA MALEDIZIONE DI NASCERE CANE IN PUGLIA
Una indescrivibile sensazione di vuoto e di solitudine e’ quella che mi assale ogni volta che ripercorro quella strada di campagna,dove non trovo piu’ quei 7 cani di un piccolo branco di randagi,che con ansia aspettavano al centro strada l’arrivo della mia auto.
Cani randagi del Comune di Modugno,o forse meglio erroneamente pensare:cani di nessuno,che da anni quotidianamente sopportavano pietre in faccia e bastonate da parte dei contadini del posto,senza che alcuno si prendesse cura di loro. Cani che ogni giorno per sopravvivere dovevano schivare l’arrotamento doloso delle grosse ruote dei trattori di passaggio per quella desolata contrada di campagna.
Risale,infatti alla meta’ di luglio,il rinvenimento inspiegabile dei corpi senza vita (o meglio carcasse,come preferiscono definirli i veterinari) di quattro di loro. Tutti con una caratteristica in comune:colorito viola-bluastro delle mucose del cavo orale(lingua e gengive).Una quinta (femmina) ritrovata ancora viva,con gli stessi segni,presentava in piu’ una grave insufficienza respiratoria. Fu possibile portarla prima in una lussuosa clinica veterinaria privata di Bari,nel vano tentativo di salvarla,e successivamente,non migliorando le condizioni cliniche,all’Istituto di Veterinaria dell’Universita’ di Bari(con sede a Valenzano).I Veterinari delle due strutture,furono entrambi immediatamente concordi nel formulare come prima ipotesi diagnostica un verosimile avvelenamento da Paraquat. In piu’ una radiografia del torace evidenziava: un pneumomediastino,presumibilmente dovuto alla rottura dell’esofago o delle vie respiratorie (ingestione e/o inalazione di sostanze tossiche),che impediva la normale escursione polmonare,responsabile della dispnea. La cagnetta dopo due giorni di lenta agonia respiratoria e vani tentativi di terapia moriva. Altri due,che mai si allontanavano dal luogo,non sono stati piu’ ritrovati.
IL BALLETTO DELLE RESPONSABILITA’
I CARABINIERI DI MODUGNO:chiamati sul posto per accertare la situazione,rispondevano di essere impegnati in una operazione anti-rapina(sicuramente piu’ importante della vita di un cane).
NELLA STAZIONE LOCALE:Trattandosi di un reato penale(ci si muoveva con l’ordinanza dell’On. Martini sulle esche avvelenate alla mano),era necessaria l’attestazione di un veterinario per poter far partire una denuncia ufficiale.
I DUE VETERINARI che avevano visitato la cagnetta viva,alla richiesta di una relazione medica:il primo si limitava solo ad una descrizione del quadro clinico,senza esprimersi in ipotesi diagnostiche anche solo puramente presuntive;il secondo elencava tutte le possibili cause di morte di un animale,tra cui anche l’avvelenamento.
IL DIRIGENTE VETERINARIO ASL: DOTTOR GIUSEPPE CONTINOLO dopo un sopralluogo fugace avvenuto alle 20.00 di sera sosteneva che eventuali accertamenti autoptici sull’animale dovevano essere richiesti a proprie spese da chi avesse rinvenuto le carcasse(e cioe’ dallo scrivente)
Il giorno seguente,quindi,fu caricato in auto il corpo dell’animale ormai in rapida decomposizione a causa del caldo,per essere trasportato all’Istituto di Veterinaria di Valenzano per l’esame autoptico. Il tutto sotto il sole infernale di luglio,con il climatizzatore dell’auto guasto e con il nauseante odore della putrefazione(termine medico legale che sta ad indicare quel processo che inizia immediatamente dopo la morte sotto il naso.
ALL’ISTITUTO DI VETERINARIA:il dirigente responsabile del servizio di anatomia patologica rifiutava il corpo dell’animale,in quanto trattandosi di reato penale,il rilievo autoptico doveva essere richiesto dal dirigente Asl.Dopo aver richiamato telefonicamente ai propri compiti il dirigente Asl,si riportava l’animale nella sede Asl di Modugno,per essere conservato in cella frigorifera e successivamente trasportato(questa volta da loro ) a Putignano,finalmente per l’esame autoptico e a Foggia per gli esami tossicologici
A tutt’oggi nessuna notizia.
Sconcertante,vero?
CONSIDERAZIONI:
-un cane randagio da’ piu’ fastidio da morto che da vivo,e per ovviare a questi fastidi,in questi casi,si cerca sempre di occultare il fatto pur trattandosi di un vero e proprio reato penale
-fa rabbia che la sostanza ipotizzata Paraquat (vedi scheda tecnica del Ministero della Salute)e’ un fitofarmaco estremamente tossico anche per gli esseri umani,oltre che per gli animali. Ed e’ per questo motivo, provvisto di rintracciabilita’:
1)dovrebbe esserne registrata la vendita su apposito registro
2)chi lo adopera deve essere provvisto di un apposito patentino
3)devono essere utilizzate particolari precauzioni nel suo utilizzo
Con un po’ di buona volonta’ forse si poteva anche risalire all’autore del fatto.
-mi chiedo,infine,se in questi casi,non sia giuridicamente leggittimo richiamare anche il Comune a responsabilita’ penali,dal momento che con le sue omissioni(mancato censimento della popolazione canina libera sul territorio,mancata sorveglianza del territorio stesso,omessa custodia degli animali in suo possesso)si e’ reso indirettamente complice di tali reati penali
Grazie di tutto,
Antonello Dell’Anna
ALLA CORTESE ATTENZIONE DI
SINDACO DI MODUGNO
GIUSEPPE RANA
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A
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davidecavalieri@radiomontecarlo..net,
CC
Gabinetto.capo@politicheagricole.gov.it;
PER GLI ALLEGATI
LEGGE 281/1991
ORDINANZA ESCHE AVVELENATE
RICHIEDERE A info@chiliamacisegua.org



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