Martini, vertice per i canili lager di Cicerale

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Martini, vertice per i canili lager di Cicerale

All’incontro «non sono intervenuti seppure invitati», si legge in una nota del ministero, «i vertici del Comune di Cicerale e del Servizio veterinario della Asl Salerno 3»
ROMA
«Il caso del canile lager di Cicerale è alla mia costante attenzione e intendo intraprendere tutte le iniziative di mia competenza e coadiuvare tutte le istituzioni coinvolte per ottenere, come richiesto dai tecnici del ministero del Welfare nel corso della loro visita al canile del 3 febbraio scorso, il completo trasferimento di tutti i cani in esso ricoverati in altre strutture idonee a garantire la loro salute e il loro benessere». Lo ha detto il sottosegretario alla Salute Francesca Martini, che ha convocato ieri un vertice al ministero per esaminare la situazione del canile di Cicerale (Salerno) e definire gli ulteriori interventi per la tutela dei cani ancora ospitati nella struttura.

All’incontro «non sono intervenuti seppure invitati», si legge in una nota del ministero, «i vertici del Comune di Cicerale e del Servizio veterinario della Asl Salerno 3 nonostante avessero specifiche e dirette competenze in materia». Nel canile di Cicerale erano già state riscontrate dagli ispettori del ministero e dei Nas gravi carenze strutturali, igienico sanitarie, nonché situazioni di maltrattamento animale che avevano portato a richiedere un urgente trasferimento degli animali in altre strutture idonee.

«Nonostante l’impegno del prefetto di Salerno che ha coordinato i 97 Comuni afferenti al canile di Cicerale stimolandoli al recupero dei cani che ricadono sotto la loro responsabilità, sono ancora presenti nella struttura oltre 300 cani non sterilizzati», continua la nota. Al termine del vertice il prefetto di Salerno, conclude il ministero, «si è assunto l’impegno di coordinare le associazioni animaliste campane al fine di trovare finalmente una corretta collocazione ai cani ancora presenti».


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Cani di razza sequestrati in un canile abusivo tra Jesi e Santa Maria Nuova

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Cani di razza sequestrati in un canile abusivo

Due canili abusivi sgominati tra Jesi e Santa Maria Nuova, sequestrati cani di razza. Si indaga anche sui risvolti economici e commerciali degli animali.

di Marco Catalani
marco@viverejesi.it
A Jesi, in un casolare di via Latini, il pensionato che gestiva la struttura abusiva teneva i cani all’interno di gabbie ricavate dalla stalla e dalle porcilaie: circa la metà dello spazio per le povere bestie rispetto a quella prevista per legge.

E così 10 cani da caccia di razza sono stati sequestrati, mentre su altri 18, tenuti in gabbie esterne e a norma con gli spazi, sono in corso indagini per risalire alla loro provenienza. L’indagine è partita dall’anagrafe canina: il pensionato, che è stato denunciato per maltrattamenti e rischia anche una denuncia per abuso edilizio sui box, risultava possessore di 15 cani vivi ed aveva nel tempo denunciato la morte di altri 28 animali.

Pastori tedeschi, pointer e setter che probabilmente, a questo pensano gli inquirenti, venivano venduti in nero e denunciati come deceduti o fuggiti. Anche a Santa Maria Nuova, box troppo stretti: la Polizia Municipale ha provveduto a sequestrare gli animali stipati nelle anguste gabbie.


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Canili come miniere d’oro anche a Caserta: un business da miliardi e miliardi all’anno

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Canili come miniere d’oro anche a Caserta: un business da miliardi e miliardi all’anno

La nostra provincia, insieme a quelle di Napoli, Palermo, Bari, Foggia e Ragusa, tra le più a rischio d’Italia per il traffico illegale di randagi. Per ogni cane c’è una diaria di 7 euro, una struttura che ne ospita 1000 introita 2 milioni e mezzo di euro
UN CANILE
UN CANILE

CASERTA – Sono al centro di una vera e propria tratta, per lo più dai paesi dell’Est (Ungheria e Slovacchia in testa): ogni anno nel nostro Paese vengono importati illegalmente circa 500mila cuccioli: i confini tra commercio legale e traffico illegale “sono labili e non solo perchè il tragitto e la provenienza sono gli stessi, ma perchè molte volte, dietro importazioni legali e autorizzate vengono celati, tra i meandri di documentazione, certificati e passaporti, animali clandestini”.
Gli animali, privi di certificati d’identificazione, ovvero scortati da false certificazioni di vaccinazioni e di profilassi mai eseguiti, sono poi rivenduti all’interno del territorio nazionale, con riverberi fiscali illeciti di non poco conto.
“Stabile” ma “sempre allarmante” il business legato alla gestione di canili-lager (strutture spesso sovraffollate e inadeguate sotto l’aspetto igienico sanitario e strutturale) e il business sui randagi (particolarmente numerosi in Calabria, Campania, Sicilia, Puglia e Lazio), che garantiscono ai responsabili introiti nell’ordine del mezzo miliardo l’anno: grazie al gioco delle convenzioni, un canile con 1.000 posti e una diaria di 7 euro a cane può garantire fino a 2,5 milioni di euro l’anno). “Inquietanti” i segnali di ripresa sul fronte della cinomachia, dopo il ridimensionamento degli ultimi anni: nel 2008 si sono registrati nuovamente denunce, sequestri e arresti. In undici anni, dal 1998 al 2008,sono state denunciate 431 persone e sequestrati 1041 cani. Tra le province più a rischio, Napoli, Palermo, Caserta, Bari, Foggia, Ragusa.

FAUNA PROTETTA – Gli esperti stimano che il traffico illecito interessi almeno un terzo di quello legale: avorio, pappagalli, falchi, camaleonti, tartarughe, leoni, ma anche conchiglie, coralli, caviale, zampe di elefante, coccodrilli imbalsamati e prodotti in pelle di animali protetti, come leopardi, lupi, varani e lontre. Si confermano diffusi il bracconaggio e i reati relativi all’uso e detenzione di armi e munizioni, mentre la vendita di animali imbalsamati e il traffico di fauna per l’alimentazione umana muovono un giro d’affari di circa 5 milioni di euro.


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CANILI: CHI FA AFFARI D’ORO CON I RANDAGI A SPESE DELLA COLLETTIVITA’

http://www.ternimagazine.it/2138/ambiente-e-animali/animali/canili-chi-fa-affari-doro-con-i-randagi-a-spese-della-collettivita.html

CANILI: CHI FA AFFARI D’ORO CON I RANDAGI A SPESE DELLA COLLETTIVITA’

By Giancarlo Padula

cucciolo[1]Malessere e conflittualità superano ormai le barriere di specie. Mentre soltanto minoranze di vegetariani ed animalisti contestano le sinistre filiere dell’allevamento con modalità industriali, impazzisce il rapporto degli umani con “il loro più fedele amico”.
Con all’arrivo delle vacanze estive si ripropone il grave problema dell’abbandono dei cani e di conseguenza l’incremento del fenomeno del randagismo.
Lodevolmente, l’Asl di Terni, in collaborazione con Provincia e Comune, ha varato a giugno la campagna “Cani in cerca di casa” per combattere il randagismo e l’abbandono estivo degli animali e sensibilizzare i cittadini sull’importanza delle adozioni. Il progetto, già avviato, prevede la presa in carico gratuita dei cani ospitati nelle strutture del territorio provinciale da parte delle famiglie, con il coordinamento del servizio veterinario dell’Asl e in collaborazione con le associazioni animaliste. L’iniziativa ha anche lo scopo di sensibilizzare i cittadini ternani sul valore della lotta al randagismo e all’abbandono che si registra soprattutto nella stagione estiva. E’ possibile segnalare eventuali casi alla polizia veterinaria (329-9044650) o chiedere informazioni al 329-2603865. Si consiglia anche di informarsi presso i siti Internet che presentano istituti specializzati.
Diamo volentieri atto alle istituzioni locali di aver messo in campo attenzione e progettualità. D’altra parte in questa primavera-estate ne abbiamo viste di tutti i colori.
I primi di marzo il Sostituto Procuratore della Repubblica, Elisabetta Massini, ha sequestrato il canile comunale di Colleluna. Pesanti le ipotesi di reato messe nero su bianco: maltrattamenti e sevizie agli animali, frode in pubblica fornitura, falso e violazioni di norme in materia di sicurezza negli ambienti di lavoro. Tre gli indagati in una inchiesta portata avanti da Nas e Forestale ed avviata da lungo tempo: Gianfranco Salvati, ex assessore all’ambiente del Comune, Salvatore Rapisarda, dirigente dell’ufficio ambiente del Comune e Carlo Andreucci, presidente della cooperativa Alis che si occupa della pulizia del canile e della somministrazione del cibo. Nel provvedimento emergeva una situazione oltremodo pesante. Con i cani che vivevano in ambienti disseminati di feci, spesso lasciati senza acqua o stipati in gabbie senza alcuna possibilità di movimento, in ambienti frequentati da grossi topi. Gli inquirenti avevano trovato i cani nei luoghi più impensati: negli spogliatoi e nei bagni del personale, nel vano caldaia, nel locale adibito a cucina, in un capannone col tetto in eternit e in baracche arrugginite senza le cucce per ripararsi dalle intemperie. Il sostituto procuratore, Elisabetta Massini, contestò poi di non aver provveduto alla sistematica derattizzazione dei locali, esponendo il personale che lavora nel canile al rischio di contrarre la leptospirosi, questione per la quale il sindaco, Paolo Raffaelli, aveva emesso un’ordinanza nel novembre scorso. Al presidente della cooperativa Alis la Procura contestava una lunga serie di violazioni in materia di sicurezza negli ambienti di lavoro. Ma anche la presunta frode in pubblica fornitura, per non avere, secondo l’ipotesi degli inquirenti, adempiuto agli obblighi derivanti dall’appalto, soprattutto in materia di pulizia dei box del canile di Colleluna. Il sequestro preventivo del canile comunale arrivava dopo che in Procura erano piovuti una decina di esposti, depositati da Wwf, Enpa e dall’associazione Piccoli Amici, i cui volontari da 14 anni operano nella struttura. E poi ci furono le relazioni dei veterinari intervenuti al canile e del difensore civico. Carte che parlavano di strutture fatiscenti, che metterebbero a rischio la salute dei cani e delle persone che li accudiscono
L’ex sindaco Raffaelli precisò che il comune di Terni ha speso in questi anni per il canile esattamente quanto ha speso per il sostegno dei minori, dei bambini in affidamento presso le famiglie o presso le strutture protette. L’ex assessore all’ambiente Salvati ricordò che il Comune di Terni investirà nel 2009, per la ristrutturazione del canile, qualcosa come 900 mila euro, che andranno ad aggiungersi al milione e 600 mila euro che il Comune aveva investito nel biennio 2005/2006. Che sono cifre enormi in considerazione anche delle condizioni delle casse comunali, che sono allo stremo a Terni come a Milano, a Roma come a Perugia.
Una settimana fa si è poi giunti allo scontro fisico tra le volontarie e i dipendenti e dirigenti comunali che si occupano della struttura di Colleluna.
I giorni scorsi Terni Magazine ha lanciato una campagna di incentivazione all’adozione dei cani randagi catturati, congiuntamente ad una ferrea ricognizione sul territorio per scoraggiare chi non denuncia le cucciolate ed i propri cani. Sollecitavamo l’intervento di polizia locale, Asl, veterinari, polizia municipale, guardia forestale e dei volontari amici degli animali. Provocatoriamente abbiamo scritto che questi ultimi “ci sembrano più sensibili a metterli in gabbia ed a curarli con spese farmaceutiche a carico della collettività che orientati a trovargli una famiglia”.
Discorso a prima vista ingeneroso. Ma, francamente, pensiamo davvero che “i cani in parcheggio temporaneo nel canile dovrebbero essere non più di una decina. E che non sia etico per un Comune spendere quasi 700.000 euro l’anno per cani, che dovrebbero essere mantenuti da chi li ha liberati senza iscriverli all’Anagrafe canina, mentre non si intraprende in proposito alcuna azione di prevenzione”.
Certo, abbiamo ben presente l’allucinante situazione del sud, tragicamente tornata alla ribalta in queste ore, con appalti eterni ed eternamente truffaldini a canili privati, e relativi traffici di milioni e milioni. Interessi paurosi girano intorno al randagismo. La legge 281 del 1991, inapplicata man mano che scendiamo lo stivale, è stata rovesciata nel suo intento di mettere ordine nella materia.
Tra il 2003 e il 2008 la regione Sicilia ha ottenuto per esempio 3 milioni di euro, ma non si sa che fine abbiano fatto. O meglio, si sa benissimo: sono andati a riempire le casse delle “strutture private”. “Un affare che frutta ogni anno 7 milioni di euro” secondo una ricerca di Panorama. “Gli attori sono sempre gli stessi. Li indagano, poi tutto cade nel vuoto e rischizzano fuori con prestanomi o senza. I bandi sono incredibilmente vinti dai monopolisti delle città. Le tariffe legittime sarebbero 3,50 euro al giorno per i cani piccoli e 4 per quelli che superano i 10 chili. Calcolando che spesso un canile siciliano ha circa mille cani, ecco che, spesso, i canili in Sicilia guadagnano quasi 1,3 milioni di euro l’anno. Oggi, però, in tempi di crisi, per accaparrarsi la sovvenzione (e il malloppo) alcuni boss canini giocano nelle aste al ribasso, chiedendo per ogni cane 1,01 euro. Così i cani, torturati dalla fame, mangeranno anche frattaglie in decomposizione. Berranno acqua putrida e se non mangeranno affatto finiranno col divorarsi uno con l’altro, l’eutanasia più economica dei canili. E alla fine ci sarà anche l’ultimo anello dell’affare: lo smaltimento delle carcasse che verrà pagato almeno 70 euro”.
Abbiamo anche ben presente come, in seguito alla tragedia di Modica, dove fu sbranato un altro bambino, l’ossessione del cane killer abbia acceso la paura e soprattutto l’odio degli italiani. I cani “sparivano” di notte. Come la spazzatura a Napoli. Un po’ dovunque si trovavano cuccioli investiti uno ad uno. Si facevano piani di avvelenamenti nei bar, negli autobus, nelle piazze. Una potatura per far trovare la Sicilia pronta per i turisti estivi che rischiavano di disdire le vacanze.
Bene, non ci piace lo sperpero di ricchezza pubblica, nel senso di una spesa francamente sovradimensionata rispetto al problema, non ci piace il business “privato” e neanche il tapparsi gli occhi di fronte ai pericoli del randagismo e alle sofferenze degli animali.
Vogliamo portare al centro della discussione l’opportunità di una revisione dell’anagrafe canina e di una grossa battaglia culturale perché diventi popolare e finalmente comune l’ adozione dei cani randagi catturati.

Enrico Cardinali

http://www.ternimagazine.it/1954/cronache/bufera-sul-canile-comunale-due-animali-trovati-morti-per-la-somministrazione-delle-terapie-era-scoppiata-una-rissa.html

BUFERA SUL CANILE COMUNALE, DUE ANIMALI TROVATI MORTI: PER LA SOMMINISTRAZIONE DELLE TERAPIE ERA SCOPPIATA UNA RISSA

By Giancarlo Padula

Due cani sono stati trovati morti all’interno del canile comunale di Colleluna. A scoprirne i cadaveri nella mattinata  sono stati gli operai della cooperativa che svolge le pulizie nella struttura, i quali hanno subito segnalato gli animali morti al veterinario. Si tratta di cani sottoposti a terapie, fra i circa novanta ospiti malati della struttura che accoglie 530 animali, avvenuto dopo qualche giorno di maretta tra il Comune e operatori dell’associazione protezionistica “grandi Amici”, da anni operanti al Colleluna e allontanati dall’amministrazione. Un contrasto fra le parti che era sorto proprio sulla questione terapie (sul tempo necessario per somministrarle e sulla relativa ora di chiusura dei cancelli), e che si era acceso al punto da sfociare in una rissa tra volontari e dipendenti comunali proprio all’ingresso, dopo la quale sono scattate le denuncie. Da lunedì sembra che a occuparsi delle terapie sia il Comune, per mezzo di nuovi volontari reclutati. Giorni fa al canile di Colleluna era finita a pugni e spintoni la querrelle sugli orari tra volontarie a Amministrazione comunale. Bilancio: 4 feriti, due uomini e due donne. Sul posto sono arrivati un po’ tutti i rappresentanti delle forze dell’ordine, oltre, ovviamente che l’ambulanza del 118: Polizia, Carabinieri e Forestale. L’associazione protezionistica “Grandi Amici” aveva contestato l’orario di chiusura della struttura di Colleluna, fissato per le 17.30.Il Canile municipale era entrato  nell’occhio del ciclone già nel mese di marzo del 2009. Polizia Forestale e Carabinieri dei Nas, con in mano hanno un decreto di sequestro preventivo della struttura che secondo gli agenti, ospitava 570 cani (secondo i volontari sono invece 520).

Pesanti le ipotesi di reato messe nero su bianco dalla Procura della Repubblica di Terni: maltrattamenti e sevizie agli animali, frode in pubblica fornitura, falso e violazioni di norme in materia di sicurezza negli ambienti di lavoro. Tre gli indagati in una inchiesta portata avanti da Nas e Forestale ed avviata da lungo tempo: Gianfranco Salvati, ex assessore all’ambiente del Comune, Salvatore Rapisarda, dirigente dell’ufficio ambiente del Comune e Carlo Andreucci, presidente della cooperativa Alis che si occupa della pulizia del canile e della somministrazione del cibo. Nel provvedimento firmato dal sostituto procuratore, Elisabetta Massini, emerge una situazione pesante. Con i cani che vivono in ambienti disseminati di feci, spesso lasciati senza acqua o stipati in gabbie senza alcuna possibilità di movimento, in ambienti frequentati da grossi topi. Gli inquirenti hanno trovato i cani nei luoghi più impensati: negli spogliatoi e nei bagni del personale, nel vano caldaia, nel locale adibito a cucina, in un capannone col tetto in eternit e in baracche arrugginite senza le cucce per ripararsi dalle intemperie. Il sostituto procuratore, Elisabetta Massini, ha contestato poi di non aver provveduto alla sistematica derattizzazione dei locali esponendo il personale che lavora nel canile al rischio di contrarre la leptospirosi, questione per la quale il sindaco, Paolo Raffaelli, aveva emesso un’ordinanza nel novembre scorso. Al presidente della cooperativa Alis la Procura contesta una lunga serie di violazioni in materia di sicurezza negli ambienti di lavoro. Ma anche la presunta frode in pubblica fornitura, per non avere secondo l’ipotesi degli inquirenti adempiuto agli obblighi derivanti dall’appalto, soprattutto in materia di pulizia dei box del canile di Colleluna. Il sequestro preventivo del canile comunale arriva dopo che in Procuradopo che in Procura sono piovuti una decina di esposti depositati da Wwf, Enpa e dall’associazione Grandi Amici i cui volontari da 14 anni operano nella struttura. E poi ci sono le relazioni dei veterinari intervenuti al canile e del difensore civico.Carte che parlano di strutture fatiscenti che metterebbero a rischio la salute dei cani e di coloro che li accudiscono.

.canili 8 250x210 BUFERA SUL CANILE COMUNALE, DUE ANIMALI TROVATI MORTI: PER LA SOMMINISTRAZIONE DELLE TERAPIE ERA SCOPPIATA UNA RISSA

http://www.ternimagazine.it/1959/cronache/terni-magazine-propone-una-campagna-per-ladozione-dei-randagi.html

TERNI MAGAZINE PROPONE UNA CAMPAGNA PER L’ADOZIONE DEI RANDAGI

By Giancarlo Padula

Il giornale propone una campagna di incentivazione all’adozione dei cani randagi catturati congiuntamente ad  una ferrea ricognizione sul territorio per scoraggiare chi non denuncia le cucciolate ed i propri cani. E qui dovrebbero intervenire come già potrebbero fare nell’esercizio delle loro molteplici funzioni di controllo del territorio, la poliza locale, le Asl, i veterinari, la polizia municipale,la guardia forestale  ecc….ed i volontari amici degli animali che ci sembrano, in questo caso ternano, più sensibili a metterli in gabbia ed ha curarli con spese farmaceutiche a carico della collettività stratosferiche che trovargli  una famiglia. I cani in parcheggio temporaneo nel canile dovrebbero essere non più di una  decina .Non è etico per un Comune  spendere quasi 700.000 euro l’anno per cani che dovrebbero essere mantenuti da chi li ha liberati senza iscriverli all’Anagrafe canina senza intraprendere alcuna azione di prevenzione.


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Sicilia randagi, ecco la mappa del rischio sei canili sequestrati dai carabinieri

http://palermo.repubblica.it/dettaglio/randagi-ecco-la-mappa-del-rischio-sei-canili-sequestrati-dai-carabinieri/1607034

Randagi, ecco la mappa del rischio sei canili sequestrati dai carabinieri

Dalla Favorita al Policlinico, ecco i luoghi dove scorrazzano i branchi. La mappa riporta le segnalazioni giunte al sito di Repubblica Palermo. Fino a ieri, i carabinieri del Nas hanno sequestrato 6 canili abusivi, a Palermo e provincia, nel trapanese e nell’agrigentino. Ieri a Cinisi avvelenati cinque randagi

di Isabella Napoli


Pioggia di segnalazioni sul sito internet di Repubblica Palermo: i randagi continuano a circolare e ad aggredire ma si intensificano anche i controlli delle forze dell’ordine. Fino a ieri, i carabinieri del Nas hanno sequestrato 6 canili abusivi, a Palermo e provincia, nel trapanese e nell’agrigentino. E tra Cinisi e Terrasini c’è anche chi mercoledì sera sull’onda della psicosi ha deciso di avvelenare cinque cani randagi probabilmente perché li riteneva pericolosi. Nel corso dell’operazione condotta dai Nas, sono stati denunciati perché ospitavano nelle loro strutture animali mai registrati all’anagrafe canina e non avevano autorizzazioni i gestori dei rifugi Dog Time a Campobello di Licata, Il rifugio del cane a Marsala, il rifugio in contrada Bosco Falconeria a Partinico e a Misilmeri il rifugio in via Portella di Mare. A Palermo, i Nas coadiuvati dai veterinari dell’Ausl l hanno chiuso i canili in via Diana e in via Gramsci.

Tutti i cani ospitati dalle strutture, oltre 300, sono stati affidati alle Ausl territoriali per essere sterilizzati e microchippati. E intanto si allarga la mappa del randagismo sul sito www. palermo. repubblica. it. In cima ai luoghi ritenuti più pericolosi e più segnalati, c’è il parco della Favorita, dove decine di podisti sono stati assaliti e hanno rischiato i morsi di un meticcio nero. Ma l’allarme si estende anche ad altri parchi come Villa Niscemi e Villa Bordonaro, strade e piazze del centro storico come via Maqueda, corso Vittorio Emanuele, piazza Marina, piazza Pretoria ma anche le zone attorno ad alcuni presidi sanitari, al Policlinico, o addirittura all’interno del pronto soccorso di Villa Sofia, alla Casa del Sole, in alcune arterie sempre molto trafficate come la via Malaspina ma anche in periferia, da Bonagia al Cep.

C’è chi è stato aggredito come il lettore che si firma bendigo «all’interno del Parco della Favorita, nei pressi di Villa Niscemi, dall’ormai noto cane nero» e si è recato dal responsabile del canile municipale «Mi ha risposto – polemizza bendigo – sto per andare in pensione». «Nella zona antistante Villa Niscemi – gli fa eco carter70 – ho subito un’aggressione da circa quattro cani randagi, mi sono salvato buttandomi in mezzo ai rovi». Datodi un altro lettore racconta: «Il 30 gennaio scorso mi sono recato per una esame clinico alla Casa del Sole in via Roccazzo e uscito dall’ufficio ticket sono stato azzannato ad un polpaccio da uno dei cani che stazionano stabilmente entro l’area ospedaliera». Ha rischiato più volte di essere aggredito da alcuni cani mentre circolava in moto anche golia 1970 che abita a Bonagia e ogni giorno percorre via dell’Ermellino per dirigersi in via del Levriere. Freespirit racconta invece come ha salvato una signora dall’assalto di un cane che usciva da villa Bordonaro. Cani in branco sono stati avvistati a largo Zappalà vicino alla chiesa di San Giuseppe e all’interno della cittadella universitaria, nei pressi della facoltà di fisica e chimica e vicino alla facoltà di ingegneria, seminano la paura soprattutto all’imbrunire tra gli studenti. Lo segnala “uncittadinoitaliano”.

(25 luglio 2009)

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Canile sequestrato: il Comune di Messina si oppone

http://www.98cento.it/cronaca/1288-canile-sequestrato-il-comune-si-oppone-e-annuncia-qad-agosto-pronta-la-struttura-di-castaneaq.html

Canile sequestrato: il Comune si oppone. E annuncia: “Ad agosto pronta la struttura di Castanea”

“L’operazione dei Nas, in un momento come questo, non sta né in cielo né in terra”. E’ dura la posizione di palazzo Zanca, espressa dall’assessore al ramo, Elvira Amata, sul sequestro del canile di S. Lucia sopra Contesse. I cani, circa 500, dovrebbero essere trasferiti nelle strutture del resto della regione, almeno secondo quanto chiarito in seguito all’operazione dei Nas. Ma i posti, secondo quanto riferisce l’assessore, mancano.

Che il canile di S. Lucia non fosse a norma e non avesse le condizioni igienico-sanitarie adeguate - risponde la Amata – si sapeva da anni. Detto ciò, non è mai stato fatto nulla nel corso degli anni, ma solo adesso. Proprio quando è quasi pronta la struttura ricettiva di Castanea. Questo sequestro, questo è chiaro, non sembra essere stato effettuato a tutela degli ospiti del canile“.

I dubbi evidenziati dall’Assessore Elvira Amata sono gli stessi di chi quei cani li ha “allevati” per anni, Ina Merenda, la responsabile della struttura che, nel giorno del sequestro, aveva dichiarato di non aver capito le ragioni alla base dell’operazione dei Nas (tra le motivazioni anche la denuncia dei residenti della zona). “Ho sentito la responsabile del canile di S. Lucia – ha raccontato l’Amata - e le ho garantito la massima disponibilità del Comune“.

Chiesta dunque la proroga all’uso della struttura in attesa dell’inaugurazione della nuova e ben più sicura struttura di Castanea. Poi arrivano anche i buoni propositi: “abbiamo aumentato i fondi per il canile e vogliamo continuare così, soprattutto quando avremo la nuova sede“.

http://www.98cento.it/cronaca/1241-siglilli-al-canile-di-s-lucia-sopra-contesse-dove-andranno-a-finire-i-cani.html

Sigilli al canile di S. Lucia sopra Contesse, dove andranno a finire i cani?

Saranno con ogni probabilità trasferiti nei canili del resto della Sicilia i cinquecento quadrupedi ospitati nel “ricovero” di Santa Lucia sopra Contesse sequestrato questa mattina dai Nas dei Carabinieri. Le motivazioni alla base del provvedimento sarebbero legate alle carenze strutturali del canile della zona Sud di Messina che non sarebbe a norma per ospitare animali. Parallelamente c’è anche la denuncia di alcuni residenti della zona che hanno lamentato disagi provocati dalla presenza della struttura.

Dubbi da parte della responsabile del canile, Ina Merenda che, se da un lato ammette le carenze della struttura (su tutte i box non a norma), dall’altro si chiede il perché di un provvedimento così “a sopresa”. Presto completeranno il canile di Castanea – spiega – e a quel punto i cani potrebbero essere tutti trasferiti in una struttura a norma. Non si capisce – ha spiegato - la necessità del trasferimento.

L’auspicio di Ina Merenda è che ad intervenire sia l’Assessore competente, Elvira Amata, affinché possa essere ottenuta una proroga momentanea dell’uso del canile, in attesa del trasferimento a Castanea.


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Bambino sbranato dai cani: facciamo un po’ di informazione

Bambino sbranato dai cani: facciamo un po’ di informazione

Animali, Attualità | Valeria Rossi | luglio 22, 2009 at 11:31


dogo-argentinodi VALERIA ROSSI – Un’altra piccola vittima della (presunta) ferocia di cani di grossa taglia: dolore, paura, reazioni – come sempre – scomposte. E nessuna informazione, come al solito, che aiuti a capire cosa possa essere accaduto e soprattutto come evitare che si ripeta.
Punto primo: i cani non sono mostri. Ora – come ogni estate, quando le notizie scarseggiano – si scatenerà la solita “caccia al pitbull”  (in realtà i cani vengono indicati come “tre pitbull” dalla Stampa, mentre “Repubblica” parla di un pitbull, un dobermann e una femmina di dogo argentino – nella foto – a cui viene attribuita la responsabilità di aver attaccato il bambino in difesa dei propri cuccioli), ma il punto non è assolutamente la razza dei cani.
Al massimo potremmo dire che la “taglia” dei cani è importante, e che un bambino di sette anni non va MAI lasciato da solo con animali di grossa taglia, neppure se sono i suoi.
Il punto, comunque, è che i cani non sono mostri ed è quasi impossibile che “impazziscano”, come amano raccontare i giornalisti, normalmente  ignoranti in materia cinofila. I cani hanno meccanismi mentali molto semplici e pur essendo soggetti ad alcune patologie psicologiche, come lo stress, non è conosciuto alcun caso di “pazzia” propriamente detta in tutta la letteratura veterinaria, esclusa quella che riguarda i cani malati di rabbia, in cui le manifestazioni di “pazzia” sono però la conseguenze della degenerazione del sistema nervoso centrale legata alla malattia.
Quindi: se un cane morde, c’è sempre un motivo.
In questo caso potrebbe essere stata la difesa della cucciolata, anche  se è abbastanza improbabile che una cagna attacchi così ferocemente  qualcuno – sia pure un bambino piccolo – per difendere i suoi cuccioli. Solitamente la cagna invia tutta una serie di segnali minacciosi, a partire dal ringhio, che dovrebbero far desistere chiunque dall’idea di avvicinarsi ulteriormente alla cucciolata. Se i segnali vengono ignorati, può arrivare l’attacco.
E’ possibile che un bambino di sette anni ignorasse il significato del ringhio? Sì, è possibile. Così come è possibile che l’abbia ignorato perché si sentiva “amico” dei cani e non pensava che uno di loro potesse mai morderlo, perché lui gli portava da mangiare.
Ed ecco il  punto secondo: portare da mangiare a un cane non significa essere amati e rispettati da lui. Ci vuole ben  altro. Anche molti padroni credono di dover essere automaticamente rispettati perché gestiscono le risorse, o in parole più semplici “perché danno da mangiare al cane”. Questa credenza è assolutamente FALSA. Con il cane va instaurato un rapporto di fiducia che va costruito giorno per giorno e nel quale il cibo è solo una minima componente.
Punto terzo: un branco di cani (ma anche solo una coppia) è potenzialmente più pericolosa di un cane singolo.
Se due cani litigano e uno soccombe, l’altro solitamente se ne va soddisfatto. Se un branco di cani attacca un singolo individuo, a qualsiasi specie appartenga, l’intero gruppo entra in “modalità predatoria” e segue gli istinti tipici della caccia in branco. Quindi azzanna, sbrana, non si ferma.
I gruppi di cani andrebbero sempre gestiti da una figura umana  leader che dovrebbe essere sempre presente e pronta ad intervenire in caso di necessità. In questo caso, i cani erano incustoditi: una leggerezza assurda e imperdonabile, che fa pensare ad un proprietario assolutamente digiuno del minimo ABC cinofilo.
Già la scelta delle razze (guarda caso, proprio le più amate dai “truzzi” di quartiere… )  e la promiscuità in cui erano tenuti i cani non è molto comprensibile. Di chi erano figli i cuccioli della Dogo? Del pit bull, del dobermann?
Per quale motivo al mondo una cucciolata dovrebbe stare nello stesso recinto in cui vivono due maschi adulti? Qualsiasi allevatore inorridirebbe solo all’idea. Le fattrici con i loro cuccioli devono stare da sole, in santa pace!
La madre di quei cuccioli doveva essere terribilmente sotto stress, sentendo i suoi piccoli costantemente minacciati dalla presenza degli altri soggetti (nessuno ha scritto se fossero maschi o femmine, ma se ci fosse stata una femmina la cosa sarebbe ancora più grave, visto che le femmine spesso aggrediscono le cucciolate altrui):   non meraviglia che abbia attaccato.
Punto terzo, forse il più importante in assoluto: i cani NON amano spontaneamente i bambini.
Questo mettiamocelo bene in testa, perché decenni di buonismo disneyano ci hanno portato del tutto fuori strada.
I cani amano, anzi spesso adorano, i “loro” bambini: quelli che fanno parte della loro famiglia, del loro branco (sempre che siano stati indotti ad amarli da una corretta gestione da parte degli adulti: altrimenti possono esserne gelosi).
Ma un bambino estraneo possono recepirlo solo in due modi: o come “soggetto neutro da rispettare”, se sono stati adeguatamente educati e soprattutto socializzati, oppure come  “soggetto attivo” con cui comportarsi a seconda di come agisce lui. Se scappa, per esempio, verrà identificato come una qualsiasi preda. Se fa cose proibite (come avvicinarsi troppo a una cucciolata), viene identificato come “nemico da allontanare”.
Il bambino NON viene identificato come “cucciolo umano” dai cani, a meno che qualcuno non abbia insegnato loro a considerarlo tale, e quindi soggiacente a tutti i tabù che riguardano l’umano.
Personalmente dubito molto che il proprietario dei cani di Acireale, che già si è mostrato quantomeno superficiale nella loro gestione quotidiana, si sia mai sognato di socializzare questi cani quando erano cuccioli, di far loro conoscere ed amare i bambini e così via.
L’impressione, da quel che si legge, è che questi cani fossero buttati in un recinto. liberi di accoppiarsi come gli pareva, probabilmente sfamati (bisognerebbe capire come e quanto) ma sicuramente non soddisfatti in alcun modo nel loro bisogno di rapporti corretti con gli esseri umani.
Cani tenuti così non sono più “cani” come li intendiamo noi: sono predatori che seguono il proprio istinto e null’altro.
Non sono mostri, neanche in questo caso: ma non sono neppure animali sociali, amichevoli, collaboratori dell’uomo.
Sono lupi chiusi in un recinto, con l’aggravante di NON temere l’uomo (come invece fanno i lupi): quindi sono il massimo della pericolosità per chiunque si avvicini loro senza neppure conoscere un po’ di psicologia canina e di regole canine. Figuriamoci un bambino di sette anni.
In questa storia, come sempre, ci sono molti colpevoli, nessuno dei quali ha quattro zampe.
Ma come sempre, i cani verranno soppressi  (nessun avvocato difensore, per loro), i genitori compianti (e per carità, li compiango anch’io: nessuno si sogni di pensare che voglia “solo” colpevolizzarli. Però hanno la gravissima colpa di aver lasciato che quel povero bambino si ficcasse in una situazione ad alto rischio) e il proprietario dei cani ignorato. Forse dirà – come sempre si dice in questi casi – che i suoi cani “erano buonissimi e non avevano mai fatto così”.
Non c’è alcun motivo di ritenere il contrario.
Però, tenendoli e gestendoli in quel modo, lui ha posto tutti i presupposti perché potessero comportarsi così: il dramma è che probabilmente non lo sa… e non lo saprà mai, perché la cultura cinofila al Sud è sotto il livello terzomondistico (al Nord appena meglio: non troppo) e perché i giornalisti, come sempre, si buttano sul “mostro in prima pagina” ignorando l’informazione utile.
Povero bambino, sono terribilmente addolorata per lui; ma lo sono anche per i cani. Perché sono tutti vittime.


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Nella sostenibilità ambientale entrano di diritto anche i nostri amici animali

E’ uscito oggi sull’inserto dedicato agli animali, Europa In,  che si trova nei settimanali della catena Net week di tutta la Lombardia a firma Chiara Battistoni un articolo che spiega come e perchè il rispetto della vita, sia rispetto per l’ambiente e per tutte le creature viventi accanto all’uomo.

Un mix imprescindibile che da significato alla  esistenza e senza il quale non si raggiunge nessun equilibrio ne si compie appieno il significato stesso del vivere in armonia.

Nella sostenibilità ambientale entrano di diritto anche  i nostri amici animali

inamici


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Bimbo sbranato, il fratello indagato per omicidio colposo

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/?id=3.0.3581622475

Cronaca

Bimbo sbranato, il fratello indagato per omicidio colposo. Procura: “Non collabora”

(Xinhua)  (Xinhua)
ultimo aggiornamento: 24 luglio, ore 19:03
Roma – (Adnkronos/Ign) – Ivan in procura a Catania, accompagnato dal padre Nino e dal legale della famiglia, Rosario Pennisi: ”Si è avvalso della facoltà di non rispondere perché non sta bene”. Acireale dà l’addio al piccolo Giuseppe: commozione per i funerali del bambino assalito martedì da un branco alla periferia del paese. Trovati elementi che farebbero pensare a un campo di addestramento.

Roma, 24 lug. (Adnkronos/Ign) – Ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere Ivan Azzarelli, fratello del piccolo Giuseppe di appena 6 anni sbranato a morte martedì scorso in un terreno privato abbandonato, vicino la sua abitazione a San Cosimo, nella periferia di Acireale. Il giovane è indagato dalla procura di Catania per omicidio colposo. Durante l’interrogatorio odierno, Ivan Azzarelli, avrebbe evidenziato un atteggiamento non collaborativo. Secondo la Procura il sopralluogo nel giardino privato in cui erano tenuti i cani, probabilmente addestrati al combattimento, avrebbe fornito riscontri inoltre al coinvolgimento di altre persone.

Mercoledì sera Ivan era stato ascoltato dai carabinieri come persona informata sui fatti, ammettendo che i cani killer erano suoi. Ma ieri il ragazzo, con precedenti per furto, ha cambiato versione sostentendo che si limitava solo a portar loro da mangiare. Il 18enne è interrogato questa mattina in Procura. I magistrati, alla polizia scientifica di Roma hanno inoltre affidato il compito di comparare le tracce organiche presenti negli indumenti del piccolo Giuseppe Azzarelli con la saliva dei cani, allo scopo di identificare la bestia assassina

Secondo Rosario Pennisi, legale di Ivan Azzarelli, il giovane “è un soggetto psicologicamente molto debole” ed è “seguito dai servizi sociali da molto tempo”. “Ha avuto dei traumi precedenti a questa tragedia – ha aggiunto l’avvocato -, ed è stato ricoverato in comunità per oltre tre anni”.

Intanto ieri pomeriggio, tanta commozione nella basilica San Sebastiano di Acireale dove si sono svolti i funerali del piccolo Giuseppe. La chiesa, gremita di gente, si è stretta attorno ad Alfia e Nino, genitori del bambino, alla sorella 22enne e a Ivan, colto da un malore e portato fuori dalla basilica. Le esequie sono state celebrate dal parroco di San Cosimo don Mario Arezzi. Accanto a lui il vicario episcopale don Guglielmo Giambanco che ha portato il saluto e il cordoglio dell’arcivescovo di Catania.

Prima e dopo la piccola bara bianca è stata salutata da commoventi e intensi applausi e uno di questi, polemico, è stato dedicato all’esterno della chiesa al sindaco di Acireale, Nino Garozzo, al quale è stato rimproverato di non aver fatto abbastanza contro la presenza di pericolosi cani in paese. Gli investigatori coordinati dal sostituto procuratore Carla Santocono avevano privilegiato la pista che conduce ai combattimenti tra animali.


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VILLACIDRO STORIA DI ORDINARIA INDIFFERENZA SARDA DELLE ISTITUZIONI

STORIA DI ORDINARIA INDIFFERENZA SARDA DELLE ISTITUZIONI

I FATTI: VILLACIDRO (CAGLIARI)

TESTIMONIANZA DI UNA VOLONTARIA PERVENUTA A CHILIAMACISEGUA

A VILLACIDRO ESISTE UN CANILE COMUNALE, APPENA SEQUESTRATO

http://giornaleonline.unionesarda.ilsole24ore.com/Articolo.aspx?Data=20090724&Categ=15&Voce=1&IdArticolo=2367325


QUESTA LA STORIA CHE DESIDERO FAR CONOSCERE
COSTRUITO ORMAI DAL 2002 E MAI ENTRATO IN FUNZIONE PERCHÈ NON COMPLETO E PRIVO DI AUTORIZZAZIONI SANITARIE.

PER LA COSTRUZIONE SONO STATI STANZIATI NEL 2000, 500 MILIONI DI VECCHIE LIRE

LA VECCHIA AMMINISTRAZIONE, IN CARICA FINO A MAGGIO 2008, HA STANZIATO ULTERIORI 265 MILA EURO PER IL COMPLETAMENTO DELLA STRUTTURA.

LA STRUTTURA È SEMPRE STATA FATISCENTE E IN COMUNE NESSUNO  HA SAPUTO MAI DARE SPIEGAZIONI A RIGUARDO

TEMPO FA L’ASSESSORE AI LAVORI PUBBLICI,FRANCESCO

MURA, MI FECE AVERE IL PROGETTO DI RISTRUTTURAZIONE, IN MODO CHE IO POTESSI DARE DEI SUGGERIMENTI, VISTA LA MIA ESPERIENZA DI VOLONTARITAO IN  MA LO FECE AL SOLO SCOPO DI PRENDERMI IN GIRO:

IL CANILE AVEVA DA ANNI UNA CONVENZIONE CON IL CANILE DI ASSEMINI, IL DOG HOTEL NEL QUALE SONO OSPITATI CIRCA 30 CANI VILLACIDRESI E PER I QUALI SPENDONO CIRCA 20.000 EURO ALL’ANNO.

ORA IL DOG HOTEL È SATURO, QUINDI NON RITIRA PIÙ I CANI E IL PAESE SI È POPOLATO DI BELLISSIMI BRANCHI DI RANDAGI.

PER CONTRASTARE IL FENOMENO DEL RANDAGISMO IL COMANDANTE DEI VIGILI, HA BANDITO UNA GARA D ‘APPALTO IN TUTTA LA SARDEGNA PER UNA NUOVA CONVENZIONE.

E CHI HA VINTO QUESTA GARA?

GUARDA CASO, IL CANILE EUROPA DI OLBIA CHE GODE DI TANTA FAMA

http://www.mail-archive.com/animali@peacelink.it/msg02391.html

http://www.mail-archive.com/animali@peacelink.it/msg02263.html

http://www.animalitalia.it/Rassegna_Stampa/CanileOlbia.htm

NON C’È NIENTE DA FARE, LA CONVENZIONE È LA PIÙ CONVENIENTE, CERTO PER LE CASSE DEL COMUNE, NON PER I CANI.

E IL COMUNEDI VILLACIDRO NON POTREBBE AVVALERSI DELLA CONVENZIONE CON IL CANILE EUROPA ESSENDO DISTANTE CIRCA 350 KM, OLTRE IL LIMITE FISSATO DALLA LEGGE 281/1991

NONOSTANTE SIANO A CONOSCENZA DELLE VICISSITUDINI DI QUEL CANILE, LORO VOGLIONO MANDARE UGUALMENTE I NOSTRI CANI LI A MORIRE.

COSA FANNO I NOSTRI VIGILI URBANI NEL FRATTEMPO?

http://www.comune.villacidro.ca.it/index.php?module=pagemaster&PAGE_user_op=view_page&PAGE_id=39#pm

FINO A POCO TEMPO FA PER SOPPERIRE ALLA MANCANZA DI UNA CONVENZIONE CON UN CANILE AUTORIZZATO, IL COMUNE HA CATTURATO I CANI  PORTANDOLI AL CANILE DI VILLACIDRO E CHIEDENDO AL “CUSTODE” DI OCCUPARSENE NELL’ATTESA DI TRASFERIRLI ALTROVE.

ALCUNI CANI LANGUONO DA PIÙ DI DUE MESI, ALTRI DA UN MESE E   NESSUNO DEL COMUNE HA MAI INVIATO CIBO PER LE CREATURE CHE SONO A REGIME ALIMENTARE DA GALERA: PANE DURO E ACQUA

IO STESSA, HO PORTATO QUALCHE SACCO DI CROCCHETTE, MA HO ALTRI 70 RANDAGI DA ACCUDIRE A MIE SPESE E NON POSSO FARE DI PIU’

NON SOLO, QUESTI CANI NON SONO  STATI NE SVERMINATI, NE VACCINATI NE TANTO MENO MICROCIPPATI.

SONO DAVVERO CONSIDERATI I CANI DI NESSUNO MENTRE COME ORMAI SANNO ANCHE I SASSI , SONO DEL SINDACO DI VILLACIDRO.

UN MESE FA CIRCA HO RICHIESTO AL VICESINDACO GIANNINA ORRÙ

DI FAR SISTEMARE QUALCHE BOX ALL’INTERNO DEL CANILE COMUNALE PER POTER RICOVERARE ALMENO I CASI PIÙ URGENTI, OFFRENDOCI DI OCCUPARCI NOI STESSI DELLA CURA DEI CANI.

MI È STATO RISPOSTO CHE NON ESSENDO A NORMA, I CANI NON POTEVANO ENTRARE

I EFFETTI I CANI CI SONO E  SONO STATI PORTATI DAI VIGILI E LI’ DIMENTICATI.

QUESTA È STATA LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE IL VASO. ORA BASTA.

CREDO CE NE SIA PIÙ CHE D’AVANZO PER INTERVENIRE. IN MANIERA DECISA E CHIEDERE PUBBLICAMENTE RAGIONE DI QUESTA INDIFFERENZA.

ALLEGO LE FOTO DEL CANILE COMUNALE DI VILLACIDRO .

RISALGONO AD 1 ANNO FA, MA NULLA È CAMBIATO.

L’AMMINISTRAZIONE È CAMBIATA LA NONCURANZA PER I CANI NO.

SEGNALO INOLTRE CHE PRIMA DEL SEQUESTRO  E’ STATO EFFETTUATO UN  SOPRALLUOGO CON ASSESSORI VARI  E ASSOCIAZIONI: IL CANILE È UN LETAMAIO  E SI VEDE AD OCCHIO NUDO; MA PER LE ASL E’IDONEO.

Anonimo

NEL VIDEO NAPOLEONE CON EVIDENTI PROBLEMI DEAMBULATORI, PORTATO VIA DAL CANILE COMUNALE DI VILLACIDRO. STAVA MORENDO, SOLO DENTRO UN BOX. PER FORTUNA E’ STATO ADOTTATO

dalmata

UN DALMATA CIECO E IL SUO INFERNO

SDC10697

CANI SOLI E NON CONSIDERATI DEGNI DI RISPETTO

IN ATTESA DI RISPOSTE RINGRAZIO PER l’ATTENZIONE

A DISPOSIZIONE IL VIDEO CHE MOSTRA LE CONDIZIONI IN CUI HO TROVATO NAPOLEONE

ALESSANDRA C


CHILIAMALISEGUA  SOTTOSCRIVE QUESTA  DENUNCIA, QUESTA PROTESTA, DENUNCIA E PROTESTA DI OGNI CITTADINO CHE NON SI SOTTRARE AL SUO DOVERE.

MISERICORDIA E LEGGE CHIEDE IL SOTTOSEGRETARIO AL WELFARE ON FRANCESCA MARTINI E MISERICORDIA E LEGGE PERSEGUIREMO.

BASTA

IN OGNI REGIONE DI ITALIA E’ SCEMPIO, MALTRATTAMENTO CRUDELTA’, INDIFFERENZA NEI CONFRONTI DEGLI ANIMALI ATTEGGIAMENTI, COMPORTAMENTI INTOLLERABILI IN UNA SOCIETA’ CHE SI VOGLIA DEFINIRE PROGREDITA E RISPETTOSA DELLA VITA E DELLE LEGGI

BASTA SCIUPIO DEL DENARO PUBBLICO,

BASTA SOSTITUIRCI AGLI INDAMPIENTI

BASTA AI “FANNULLONI”!

DAREMO BATTAGLIA FINO A SFIANCARCI MA NON MOLLEREMO.

FINO ALL’OTTENIMENTO DEL RICONOSCIMENTO DEI DIRITTI DI CHI NON HA VOCE.

CHILIAMACISEGUA  DESIDERA SAPERE DOVE SONO FINITI I SOLDI DEI CONTRIBUENTI EROGATI DAL MINISTERO E DESTINATI ALL’UOPO.

Http://Www.Ministerosalute.It/Servizio/Galleria.Jsp?Lang=Italiano&Id=582&Dad=S&Men=Campagne08&Label=Randagismo

I CANI SONO I PROPRIETÀ DEL  SINDACO AL QUALE RICORDIAMO CHE IN CASO DI OMISSIONE E INADEMPIENZA  RISPONDE CIVILMENTE E PENALMENTE DEL SUO OPERATO SECONDO LA LA LEGGE 281/1991 CHE TUTELA GLI ANIMALI RANDAGI E LA LEGGE 189/2004.

CHILIAMACISEGUA  SEGNALA AL SINDACO CHE CON LA LEGGE  N.189/2004 , IL LEGISLATORE HA INTRODOTTO NEL CODICE PENALE IL TITOLO IX BIS ” DEI DELITTI CONTRO IL SENTIMENTO PER GLI ANIMALI” CON IL QUALE DETTA UNA NUOVA DISCIPLINA DIRETTA A GARANTIRE ANCHE AGLI ANIMALI UNA TUTELA GIURIDICA IN QUANTO ESSERI VIVENTI E COME TALI PORTATORI DI DIRITTI INDIVIDUALI , E PONE LIMITI AL COMPORTAMENTO TALVOLTA DISUMANO DELL’UOMO.

I CANI RANDAGI SONO PER LEGGE DI PROPRIETÀ DEL COMUNE DI APPARTENENZA, IL SINDACO HA IL DOVERE DI PRENDERSENE CURA.

PER COMPLETEZZA DI INFORMAZIONE SI ALLEGA LA PADANIA 21 GIUGNO 2009 E LA LEGGE REGIONALE 24 /11/2001

DALLA SICILIA ALLA SARDEGNA, TESTIMONIANZE DI INCIVILTÀ.

AVVELENATI E AFFAMATI ECCO I CANI DEI SINDACI

MATTANZA DI ANIMALI. È COSÌ CHE VIENE RIDOTTA LA POPOLAZIONE DEI RANDAGI. I CRIMINALI AL POSTO DELLE STERILIZZAZIONI. BRAVI I SINDACI

DI STEFANIA PIAZZO

CHILIAMACISEGUA SOTTOPONE ALL’ATTENZIONE DELLE AUTORITA’UN INTERESSANTE VIDEO CON L’AUGURIO CHE POSSA ESSERE L’ ILLUMINAZIONE DI DAMASCO PER GLI AMMINISTRATORI CHE PENSANO CHE PROVVEDERE AGLI ANIMALI, SIA UN ROBA DA ISTERICHE ZITELLE MALNATE E MALVISSUTE, CON LA PREGHIERA CHE QUEI  SINDACI CHE NON SANNO INTERPRETARE NE IL RUOLO POLITICO NE IL PENSIERO  INDOTTO DALLA CONOSCENZA, RITROVINO ALMENO LA COSCIENZA CIVICA

I CANI ABBANDONATI

SENSIBILIZZARE L’UOMO CONTRO L’ABBANDONO DISTRUGGERE L’IGNORANZA…

DANILO MAINARDI SPIEGA A GIANNI RIOTTA IN TV7

http://www.youtube.com/watch?v=acxzqicb8zw

CHILIAMACISEGUA SOTTOLIENA ALTRESI’ I COMPITI DELLA ASL, AZIENDA PUBBLICA E CHE AL PUBBLICO DEVE RISPONDERE

LINK DI RIFERIMENTO

http://www.regione.sardegna.it/j/v/22?s=1&v=3&c=289

ASSESSORATO IGIENE E SANITÀ E DELL’ASSISTENZA SOCIALE DIRETTORE DEL SERVIZIO DR.SSA DONATELLA CAMPUS

PER LO SVOLGIMENTO DI TALI FUNZIONI, AI SENSI DELLA LEGGE REGIONALE N. 5/95, NELLE AZIENDE ASL DELLA REGIONE OPERANO I SERVIZI:
…….
- DELLA SANITÀ ANIMALE;

STORIA PREGRESSA
http://www.regione.sardegna.it/j/v/25?s=64663&v=2&c=289&t=1

FONDI AI COMUNI PER DARE RICOVERO AI CANI RANDAGI

SEICENTOMILA EURO PER DARE RICOVERO AI CANI RANDAGI. LA GIUNTA REGIONALE HA APPROVATO LA RIPARTIZIONE DELLE RISORSE DA DESTINARE AI COMUNI PER GESTIRE I CANILI IN PROPRIO O IN CONVENZIONE CON ASSOCIAZIONI O ENTI PRIVATI.

ASCOLTA LA NOTIZIA

CAGLIARI, 30 NOVEMBRE 2007 – FONDI PER DARE RICOVERO AI CANI RANDAGI DELL’ISOLA. LA GIUNTA REGIONALE HA INFATTI APPROVATO LA RIPARTIZIONE DELLE RISORSE DA DESTINARE AI COMUNI PER LA LOTTA AL RANDAGISMO.
L’IMPORTO COMPLESSIVO DI 600 MILA EURO, DA ATTRIBUIRE AI COMUNI CHE NE HANNO FATTO RICHIESTA, SERVIRÀ PER IL FUNZIONAMENTO DEI CANILI, GESTITI IN PROPRIO O ATTRAVERSO CONVENZIONI CON ASSOCIAZIONI O ENTI PRIVATI.

I FONDI SARANNO RIPARTITI IN BASE AI SEGUENTI CRITERI:
- IL 50% SULLA BASE DELLA POPOLAZIONE RESIDENTE;
- IL RESTANTE 50% SULLA BASE DEL NUMERO DEI CANI REGISTRATI IN ANAGRAFE A CARICO DEI COMUNI E RICOVERATI NEI CANILI.

LA REGIONE, INOLTRE, A PARTIRE DAL 2008 INTENDE INTRODURRE ULTERIORI CRITERI DI RIPARTO, FINALIZZATI A PROMUOVERE LA PREVENZIONE E LOTTA AL RANDAGISMO, IN PARTICOLARE CON RIFERIMENTO ALL’IMPEGNO DIMOSTRATO NELLA VIGILANZA SULL’ANAGRAFE CANINA, NELLE CAMPAGNE DI ADOZIONE E NELLA NECESSARIA COLLABORAZIONE PER LE STERILIZZAZIONI.

http://www.regione.sardegna.it/j/v/25?s=47478&v=2&c=289&t=1

NÉ PENA DI MORTE PER I RANDAGI, NÉ LICENZA DI UCCIDERE PER I SINDACI

SI LAVORA AD UNA PROPOSTA CONDIVISA CHE TUTELI GLI ANIMALI. CON UNA LETTURA SUPERFICIALE E AFFRETTATA, DI QUELLA CHE PERALTRO È SOLTANTO UNA BOZZA DI RIFORMA DELLA NORMATIVA SUL RANDAGISMO, È STATA DATA UNA INFORMAZIONE NON CORRETTA SU QUANTO L’ASSESSORATO ALLA SANITÀ INTENDE FARE PER AFFRONTARE UN PROBLEMA CHE PRESENTA FORTI CRITICITÀ.

ASCOLTA LA NOTIZIA

CAGLIARI, 17 MAGGIO 2007 – IL DISEGNO DI LEGGE PREDISPOSTO DAL SERVIZIO VETERINARIO DELL’ASSESSORATO REGIONALE DELLA SANITÀ VERRÀ SOTTOPOSTO ALL’ATTENZIONE DELLE ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO, DEI RAPPRESENTANTI DEI COMUNI, GESTORI DI CANILI, OPERATORI DEL SETTORE, NEL CORSO DI UN’ASSEMBLEA CHE SI TERRÀ LUNEDÌ 4 GIUGNO, ALLE 11, NELLA SALA ANFITEATRO IN VIA ROMA 253.

CIÒ PREMESSO, È PALESE CHE L’ATTUALE LEGGE REGIONALE ( IN VIGORE DAL 1994 E CHE RECEPISCE LA NORMATIVA NAZIONALE DEL 1991), HA MOSTRATO NELLA SUA APPLICAZIONE ALCUNI LIMITI CHE NON HANNO CONSENTITO DI RICONDURRE IL FENOMENO A LIVELLI TOLLERABILI. LA BOZZA PREVEDE UNA SERIE DI MODIFICHE ALLA ATTUALE NORMATIVA CHE DOVREBBERO DETERMINARE UN’INVERSIONE DI TENDENZA NELL’ANDAMENTO DEL FENOMENO, FAVORENDONE LA REGRESSIONE SE NON IL SUPERAMENTO.

CON ESSA SI VOGLIONO INTRODURRE INOLTRE LE MISURE ATTE A GARANTIRE LE CONDIZIONI MINIME DI BENESSERE PER GLI ANIMALI D’AFFEZIONE SIA PUBBLICI CHE PRIVATI. È NECESSARIO INVESTIRE E LAVORARE NELLA PREVENZIONE POTENZIANDO I SISTEMI DI ANAGRAFE E VERIFICANDONE IL RISPETTO, RESPONSABILIZZANDO QUINDI I PROPRIETARI DI ANIMALI ANCHE ATTRAVERSO L’INDIVIDUAZIONE DI SISTEMI DI PARTECIPAZIONE ECONOMICA ALLA GESTIONE DEL PROBLEMA.

LA VERA SOLUZIONE DEL PROBLEMA È DI TIPO INTEGRATO, CON L’ADOZIONE DI UNA SERIE DI MISURE VOLTE A FAVORIRE LO SVUOTAMENTO DEI CANILI INCENTIVANDO LE ADOZIONI E QUINDI SGRAVANDO I COMUNI E LA REGIONE DEI COSTI DI MANTENIMENTO, CHE CONSENTIREBBE A QUESTE AMMINISTRAZIONI DI POTER INVESTIRE IN ATTIVITÀ DI PREVENZIONE E VIGILANZA.

IN PASSATO I CANI RANDAGI CATTURATI VENIVANO ABBATTUTI DOPO UN CERTO LASSO DI TEMPO, SE NON IN RISCATTATI DAL LEGITTIMO PROPRIETARIO. IL DIVIETO DI ABBATTIMENTO, INTRODOTTO CON LA LEGGE QUADRO NAZIONALE E RECEPITO DALLA LEGGE REGIONALE, HA DETERMINATO L’INTASAMENTO DELLE STRUTTURE DI RICOVERO E UN’INSOSTENIBILE IMPENNATA DELLA SPESA PER IL LORO MANTENIMENTO, IN ASSENZA DI AZIONI VOLTE A CONTENERE IL NUMERO DI CANI RANDAGI.

LA SPESA CHE LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE SOSTIENE PER LA GESTIONE DEL FENOMENO HA RAGGIUNTO LIVELLI INSOSTENIBILI. SI SPENDONO INFATTI CIRCA 700-800 EURO ALL’ANNO PER OGNI CANE RICOVERATO NEI CANILI RIFUGIO SIA PUBBLICI CHE PRIVATI IN CONVENZIONE, DOVE SPESSO GLI ANIMALI RICOVERATI VIVONO IN CONDIZIONI DI FORTE DISAGIO A CAUSA DELL’INADEGUATEZZA DELLE STRUTTURE E DEL SOVRAFFOLLAMENTO. SONO CIRCA 5.500 I CANI CHE VIVONO NEI CANILI A SPESE DELLA REGIONE E DEI COMUNI, E SI STIMA IN OLTRE 20 MILA IL NUMERO DEI CANI RANDAGI LIBERI.

LA SOLUZIONE DELL’ASSESSORATO NON È, E NON POTRÀ ESSERE ASSOLUTAMENTE, L’ABBATTIMENTO DEGLI ANIMALI CATTURATI, NÉ È PENSABILE RISOLVERE IL PROBLEMA CON LA COSTRUZIONE DI NUOVE STRUTTURE DI RICOVERO, CHE VERREBBERO RAPIDAMENTE RIEMPITE SENZA CHE CONTEMPORANEAMENTE DIMINUISCANO I CANI IN LIBERTÀ.

L’UNICA IPOTESI DI ABBATTIMENTO PER UN CANE RANDAGIO CATTURATO, PREVISTA PERALTRO ANCHE DALL’ATTUALE NORMATIVA, È AMMESSA ESCLUSIVAMENTE NEL CASO IN CUI SI TRATTI DI UN ANIMALE GRAVEMENTE MALATO O AFFETTO DA PATOLOGIE PROGRESSIVAMENTE DEBILITANTI O INCURABILI, O SE DI COMPROVATA PERICOLOSITÀ. ALLA SOPPRESSIONE POSSONO PROVVEDERE ESCLUSIVAMENTE I MEDICI VETERINARI.

L’ABBATTIMENTO SISTEMATICO DEI CANI CATTURATI NON È MAI UNA SOLUZIONE PERCORRIBILE, OLTRE AL FATTO CHE SI È DIMOSTRATA IN PASSATO INEFFICACE, SI DEVE CONSIDERARE CHE È CRESCIUTA LA SENSIBILITÀ DELLA POPOLAZIONE, CHE NON LO CONSENTIREBBE, E SAREBBE IN OGNI CASO UN ATTO DI INCIVILTÀ, COSTOSO E FRUSTRANTE.

INFINE CHILIAMACISEGUA SPECIFICA LE ULTIME DISPOSIZIONI DELL’ON FRANCESCA MARTINI IN TEMA DI BENESSERE ANIMALI  NEI CANILI CONTENUTE NELL’ORDINANZA FIRMATA IL 16 LUGLIO

L’ORDINANZA FIRMATA  DAL SOTTOSEGRETARIO ALLA SALUTE FRANCESCA MARTINI BLOCCA LA POSSIBILITÀ DI TRASFERIMENTO E GESTIONE DEI CANI ATTRIBUITI TRAMITE REGOLARE GARA D’APPALTO A STRUTTURE INCOMPATIBILI CON IL BENESSERE DEGLI ANIMALI.
IN PARTICOLARE IL PROVVEDIMENTO DISPONE CHE I COMUNI PREVEDANO PRINCIPI DI PRELAZIONE A FAVORE DELLE STRUTTURE CHE GARANTISCONO MAGGIORE TUTELA DELLA SALUTE E DEL BENESSERE DEGLI ANIMALI E CHE SIANO PIÙ VICINE AL LUOGO DI RINVENIMENTO DEI CANI. LE STRUTTURE NON DOVRANNO OSPITARE PIÙ DI 200 ANIMALI E DOVRANNO GARANTIRE L’APERTURA AL PUBBLICO ALMENO 2 GIORNI A SETTIMANA, DI CUI UNO FESTIVO O PREFESTIVO, PER ALMENO 4 ORE AL GIORNO E ATTIVITÀ CHE AUMENTINO L’ADOTTABILITÀ DEI CANI. E’ PREVISTA ANCHE L’AFFISSIONE PRESSO L’ALBO PRETORIO O ALTRI SPAZI PUBBLICI DI INFORMAZIONI E FOTO DEI CANI ADOTTABILI E LA PUBBLICAZIONE SUI SITI WEB. I SINDACI DEI COMUNI DI PROVENIENZA DEI CANI OLTRE AD EFFETTUARE VERIFICHE PERIODICHE (ALMENO UNA VOLTA L’ANNO) SULLO STATO DI SALUTE E BENESSERE DEI PROPRI ANIMALI DOVRANNO DARNE COMUNICAZIONE AL CONSIGLIO COMUNALE ANCHE NEL RENDICONTO DELLA GESTIONE.

CHILIAMACISEGUA

www.chiliamacisegua.org

www.chiliamacisegua.info

ALLA CORTESE ATTENZIONE DI

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IGNAZIO FANNI

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NAPOLEONE

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