Bimbo sbranato dai cani, il fratello non risponde ai pm

http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/09/07/24/bimbo_sbranato_fratello_indagato_555.html

Ivan Azzarello, fratello del piccolo Giuseppe (Foto Ansa)
Ivan Azzarello, fratello del piccolo Giuseppe (Foto Ansa) 

Bimbo sbranato dai cani, il fratello non risponde ai pm. Il legale: “Non accetta la responsabilità”

Si è rifiutato di rispondere ai magistrati Ivan Azzarelli, 19 anni, il giovane indagato per la morte del fratellino di 6 anni, Giuseppe, sbranato martedì scorso ad Acireale da alcuni cani custoditi in un terreno. Di fronte al Pm della Procura di Catania, il ragazzo “si è avvalso della facoltà di non rispondere”. Secondo quanto riferito dal suo legale, l’avv. Rosario Pennisi, lo ha fatto “non per una scelta di strategia processuale, ma soltanto perché in condizioni fisiche e psichiche di grande prostrazione”. Il giovane, che era accompagnato anche dal padre, Nino, ha evitato i giornalisti uscendo da un ingresso secondario del Palazzo di Giustizia.
Il legale ha fatto il punto sull’inchiesta - “La situazione di Ivan rimane quella di indagato – ha spiegato il penalista – quando sarà in grado di fare qualche dichiarazione saremo noi a contattare la Procura. Al momento lui non accetta minimamente di essere in qualche modo considerato responsabile della disgrazia occorsa al fratello”. Rispondendo a una domanda circa le dichiarazioni contrastanti rese dal suo assistito, che in un primo momento aveva ammesso di essere proprietario dei cani, il legale ha detto: “Ivan è un ragazzo molto fragile che ha un sostegno del servizio sociale ed é seguito da alcuni psicologi. Credo non possa essere attribuita importanza alle dichiarazioni fatte in un momento di grande confusione”.
“Non mi risulta che si sia presentato spontaneamente dai carabinieri”. Il legale ha infine parlato della mamma del ragazzo, che è stata sentita ieri. “Sia lei sia il parroco avevano fatto delle denunce sulla presenza di questi cani, mettendo in guardia dal pericolo rappresentato dagli animali. Ma di queste denunce non esiste traccia cartacea”.
La confessione poi la marcia indietro - Il giovane in un primo momento aveva detto ai magistrati che i cani erano suoi. Pare che il ragazzo, non potendo tenerli in casa, li tenesse nel recinto di un vicino di casa. Ivan, che ha precedenti per furto, ed è soggetto all’obbligo di firma. Ivan Azzarelli era poi tornato sulle sue dichiarazioni, precisando che lui si limitava a portare del cibo ai cani. “Quelli non sono i miei cani, ha a detto a una tv locale Ivan Azzarelli, io da loro ci andavo una volta ogni tanto, gli davo da mangiare perché mi facevano pena”.
Ai funerali è svenuto -  Le esequie sono state celebrate da don Mario Arezzi, parroco della chiesa dei Santi Cosma e Damiano, la parrocchia della frazione dove abitano gli Azzarelli e dal vicario episcopale della diocesi di Acireale Guglielmo Giambanco. Quest’ultimo, nell’omelia, ha detto che “tutti sono responsabili” della morte di Giuseppe e ha invitato a “una maggiore responsabilità per il bene comune”. Ha anche letto un messaggio di cordoglio fatto pervenire dal vescovo di Acireale, monsignor Pio Vittorio Vigo.
L’addio della mamma – Particolarmente toccante, durante i funerali, è stato il momento in cui la madre ha salutato il feretro chinandosi su di esso e sussurrando alcune parole. Al termine della funzione mentre la bara bianca stava per essere caricata sul carro c’è stato un applauso sarcastico rivolto al sindaco al grido di “evviva il sindaco, che lascia in giro i leoni”
La vicenda – Martedì sera il bambino, come aveva fatto altre volte, è andato a far visita agli animali ed è stato sbranato. Ad ucciderlo sarebbero stati due morsi; uno dei quali, quello fatale, alla giugulare. Il cane che ha aggredito il bimbo tuttavia non si trova: al momento sono stati catturati cinque dei sei animali che stavano sul fondo. Uno, il doberman, è risultato esser stato rubato un mese e mezzo fa in uno dei paesi della fascia pedemontana.
I cani - Alcuni dei cani trovati, quelli di taglia più grande, secondo la Procura potrebbero essere stati allevati per combattimenti clandestini. Indagini sono comunque in corso per comparare il dna sui vestiti del piccolo Giuseppe con quello dei cani finora trovati per identificare se l’animale che ha morso il bambino alla giugulare sia tra quelli sequestrati.
Redazione Tiscali

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Provincia di Avellino – Valle Ufita – La LIDA lancia l’allarme randagi: sono oltre settemila

Provincia di Avellino – Valle Ufita – La LIDA lancia l’allarme randagi: sono oltre settemila

Appello  alle istituzioni, Regione, Provincia, Comuni per una seria ed efficace lotta al randagismo;
a tutti i cittadini, anello indispensabile, e collaboratori indispensabili, per  arginare, e poi sconfiggere tale fenomeno.

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Atteso, che sulla base di parametri, nazionalmente accettati, si presume che nella provincia di Benevento, sono presenti, almeno  5000 ( cinquemila ) cani vaganti;
che sempre sulla base dei suddetti parametri,  il 35%  di essi sono femmine , con la capacità di mettere al mondo due volte l’anno, da 6 a 12 cuccioli, dei quali il 35% femmine, considerato l’incremento esponenziale di cani vaganti;
considerato che nella provincia di Benevento non vi sono , nell’immediato strutture con capacità recettiva,  pari all’incremento delle nascite di cani, Che la ragione Campania avesse già allertato i comuni, “ singoli  o associati, le comunità montane fin dal 1 gennaio del 2008, per predisporre piani di programmazione,  e di monitoraggio per il controllo delle nascite dei cani randagi e di gatti liberi;
constatato che LAS non dispone di laboratori sufficienti  a fronteggiare tale emergenza, ne di avere per tempo, tentato la stipula di convenzioni con studi privati, come supporto alla soluzione di nascite indesiderate; Considerato altresì, che la responsabilità dei sindaci,  alla luce della circolare Martini del 6 di agosto 2008, che vede i sindaci, responsabili dei cani “ comunque rinvenuti sul territorio” e per tanto responsabili anche delle femmine non sterilizzate, e non microcippate,; al fine di arginale lo straripante fenomeno del randagismo si propone
1) che tutte le femmine di cani randagi o vaganti, di gatti liberi, vengano sterilizzati, e rimessi sul territorio; che al fine di stabilire un equilibrio biologico, pure i maschi vengano castrati
2) che per far fronte a questa emergenza, i comuni singoli o associati, provvedano a chiedere supporto all’ordine dei veterinari, al fine di stabilire convenzioni, con studi di veterinari privati;
3) ad allestire, qualora i suddetti studi, ne fossero sprovvisti, di locali per la degenza post operatoria dei cani;
4) di rimettere sul territorio i cani cosi trattati , tenuto conto che , in ogni caso , la responsabilità dei comuni rimane la stessa, microchippati e liberi, o solo liberi, sul territorio:
5) promuovere una campagna di affido, dal momento che soprattutto per le femmine,
queste non creerebbero preoccupazioni alla famiglie affidatarie, rispetto appunto a cucciolate indesiderate, o non previste:
6) richiedere la costante collaborazione delle associazioni animaliste, sul piano pratico, e propositivo.
6) l’ ASL da subito , deve istituire , posti di pronto soccorso per cani randagi, cosi come prevede la legge R 16 presso i canili sanitari ove esistono, e cominciare ad istituirne, dove non esistono
7) istituzione dell’ufficio diritti animali, e periodiche consultazioni con le associazioni, autenticamente animaliste.
Emilio Mauro Merola – Pasqule Casciello

Appello  alle istituzioni, Regione, Provincia, Comuni per una seria ed efficace lotta al randagismo; a tutti i cittadini , anello indispensabile, e collaboratori indispensabili, per  arginare , e poi sconfiggere tale fenomeno.

Il Randagismo, è un triste fenomeno, che l’uomo ha creato, quando, irresponsabilmente, incautamente, senza riflettere sulle conseguenze, che questo insano gesto, avrebbe creato nella collettività.
Sta di fatto, che tutti i paesi, le città, soprattutto del sud, sono per cosi dire,”afflitte” dal fenomeno del randagismo ovvero sia cani vaganti in cerca di cibo, di ricoveri per la notte, dalla pioggia e dal freddo, durante il periodo invernale.
La riflessione, a cui, serenamente le nostre associazioni, invitano, tutti i soggetti, interessati,  al problema, sono molteplici; bisogna partire da dati, dalla realtà, che ci troviamo ad esaminare, per arrivare, concordemente, pacificamente, senza colpevolizzare nessuno, ad una qualche ipotesi di soluzione, con l’apporto, la collaborazione, di quanti, interessati del problema, Istituzioni, associazioni di volontariato, privati.
Partiamo dal dato,  a dir poco sconvolgente, che sulla base di parametri nazionalmente accettati,  nella regione Campania, esistono ipoteticamente, circa 95.000 ( novantacincuemila) cani vaganti, o randagi, ( circa 2 cani, esattamente 1,66 ogni 1000 abitanti,  situazione, pensiamo al momento; tra qualche mese, o alla fine del periodo degli amori delle cagnette, che costituiscono il 35 %  la situazione sarà mutata  in conseguenza di cucciolate spontanee, per cui potremmo trovarci, anzi ci troveremo,  di fronte a nuovi nati, circa 160.000 cuccioli. Molti sicuramente moriranno, nei primi mesi, per fame, per stenti, per malattie che colpiscono i cuccioli, alcuni troveranno una famiglia, perché affidati, ma molti sicuramente sopravvivranno, andando ad ingrossare l’esercito dei 95.000 che già  esisteva: a questi bisogna aggiungere tutti  i cani abbandonati  sicchè abbiamo una situazione ,assolutamente grave e paradossale.
Come affrontarla, e soprattutto come risolverla!
In tutto questo problema, va tenuto assolutamente presente, che gli animali sono destinatari,  anch’essi di diritti, e particolarmente in questa campagna elettorale per le europee, va tenuto molto in considerazione, il trattato di Lisbona del 2007, che riconosce gli animali essere senzienti, per cui tutte le soluzioni che si dovranno prendere, devono rispecchiare questo riconoscimento, non tanto e non solo, perché l’art 1 della carta universale dei diritti degli animali,  cosi recita all’art.1 “”tutti gli animali nascono uguali davanti alla vita ed hanno gli stessi diritti al’esistenza,”” ma perché l’art. 2 comma b) fa obbligo al’uomo, (in quanto specie animale, non può attribuirsi il diritto di sterminare gli altri animali o di sfruttarli, violando questo diritto. Egli ha il dovere di mettere le sue conoscenze al servizio degli animali; c) ogni animale ha il diritto alla considerazione , alle cure ed alla protezione dell’uomo.
Alla luce del rispetto di tali diritti, vanno studiate tutte le soluzioni de fenomeno randagismo.
La cosa più semplice ,apparentemente, che viene in mente, a quanti non fanno mente locale sul problema,  è questa :  costruiamo i canili. Se si volessero in un solo istante, al momento, catturare ed imprigionare tutti i cani vaganti, a parte la violazione dei diritti di cui sopra, occorrerebbero avere pronti 5277 canili ( 95.000 : 180) per la provincia di Benevento  265 . Intanto la spesa è assolutamente insostenibile, come pure la loro gestione, ma  intanto che si realizzano, con  la capacità  di  riproduzione, delle cagnette, che partoriscono due volte l’anno, da 6 a 12 cuccioli, come  parlato più avanti, ne dovremmo costruire altrettanti, per il meccanismo esponenziale, per il quale questi animali si riproducono; non solo, ma entro il giro di pochi anni ci ritroveremmo ad aver costruito strutture, come vuoti  a perdere.
Che fare, quale la soluzione?  La soluzione non può che essere una, ed una sola L’AMORE CON LA A MAIUSCOLA! Se è vero come è vero che gli animali sono esseri senzienti, e ripetiamolo, hanno fame, freddo, sentono il dolore fisico, hanno la capacità di gioire, essere felici,  se amati, accuditi curati, sfamati, coccolati, ( che non significa smanceria, ad un randagio. una carezza sulla testolina,  una qualsiasi cosa da mangiare, offerta nel palmo della mano, diventa per la vita tuo amico) viceversa, saranno diffidenti, prevenuti, ed assolutamente infelici, se percepiscono, in te, diffidenza e prevenzione, per cui non ti sono amici, ma ti temono, ti scansano, ti evitano, t e senza ipocrisia ( qualità diffusa negli umani).  E se guardi i loro occhi, essi esprimo questi sentimenti. Amore, fiducia, riconoscenza, o diffidenza. Non ne hanno altri Se le cose stanno cosi, stanno cosi. Cosi come la carta dei diritti dell’uomo  art 9 dice che nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato detenuto  o esiliato , cosi nella carta universale dei diritti dell’animale, art 5  a) ogni animale appartenente ad una specie che vive abitualmente nell’ambiente dell’uomo ha il diritto di vivere e di crescere secondo il ritmo e nelle condizioni di vita e di libertà che sono proprie della sua specie. Allora  L’AMORE !  Bisogna provvedere  al controllo delle nascite ( è una violazione dei diritti degli animali, ma anche Malthus, ha propugnato il controllo delle nascite, anche in Cina vi sono pene severissime per il controllo delle nascite)   dopo di che  dobbiamo, e possiamo convivere con i nostri animali. Si tratta di sterilizzare tutti i cani vaganti, maschi e femmine, e qui il progettato ( e speriamo costruendo centro di Limatola può essere la chiave di volta del problema, oltre che per la pratica della pet terapy di cui alla recentissima ordinanza Marti, che noi abbiamo abbondantemente preceduto).  Diamo loro da mangiare, cosa che non ci costa nulla, in una società cosi sprecona e consumistica, che consegna ai rifiuti , tonnellate di cibo avanzato, salvaguardando naturalmente la pulizia ed il decoro delle città. E’ questo già un concetto adombrato nella istituzione del cane di quartiere, previsto dalla legge regionale 16, istituiamo centri di accoglienza per cani vecchi , malati  e scacciati , senza la possibilità di procurarsi cibo e ripari, nei quali sia possibile allestire posti di pronto soccorso, per cani feriti, investiti,  malati,  e se giovani,  una volta guariti,  rimessi  sul territorio.  Impariamo a convivere con i nostri animali; vi può essere il cane mordace ( intanto divenuto tale, perché offeso, maltrattato dall’uomo) che può essere isolato e  riabilitato nei suddetti centri di accoglienza. Si rieducano cani addestrati per combattimenti tra cani!  Non sono , queste farneticazioni; discutiamone liberamente , senza prevenzioni, nelle famiglie, nei condomini, nei circoli, nei bar, ove spesso una cagnetta in cerca di qualcosa si aggira, ignara ed innocente, e viene fatta segno a maltrattamenti, parliamone nei consigli comunali, le cui amministrazioni devono farsi carico di questo problema, come un qualsiasi altro problema , generato dalla “” modernità”” prendiamo esempio da tante amministrazioni che ottemperano a queste esigenze, e delle quali ci viene dato conoscenza attraverso la TV: Ricordiamo tutti , quando eravamo piccoli, per indurci ad amare gli animali le nostre mamme o le nostre nonne , ci raccontavano la favola del lupo di Gubbio feroce e cattivo, che S francesco prese ad amare, cosi che tutti i cittadini a loro volta cominciarono ad amare, a nutrirlo, e quando mori, tutti ne furono addolorati. Ma esistono anche oggi storie di questo tipo; di cani amati fino ad essere oggetti di funerali pubblici e di pubblico dolore. Cominciamo questa civile, pacifica rivoluzione culturale e comportamentale , valutiamo oggettivamente, il costo benefici, per cui alla fine, se è vero  come è vero quello che affermava Ghandi,  che “” un popolo si giudica da come tratta i propri animali”” noi stessi, e poi la storia, ci giudicherà “” bene””.


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Il cane cieco e il suo cane guida: Bonnie e Clyde commuovono tutti

http://www.corriere.it/animali/09_luglio_26/border_collie_cane_cieco_con_cane_guida_b4ad6ab8-79f3-11de-884e-00144f02aabc.shtml

Entrambi trovatelli, ora cercano casa: ma dovranno essere adottati insieme

Il cane cieco e il suo cane guida: Bonnie e Clyde commuovono tutti

Spopola sui media britannici la storia di due inseparabili border collie: lui non vede, la compagna lo aiuta

Bonnie e Clyde con una operatrice del canile di cui sono attualmente ospiti
Bonnie e Clyde con una operatrice del canile di cui sono attualmente ospiti

MILANO – Loro sono un duo fuori dal comune: nella contea inglese di Norfolk i tabloid britannici hanno scovato due border collie, dei quali uno è cieco e l’altro un cane da guida per ciechi. Suona come una di quelle storie strappalacrime Disney raccontate da Hollywood: un cane cieco e il suo cane da guida, Bonnie e Clyde, questi i loro nomi, aspettano in un canile inglese l’arrivo di un padroncino.

IL RITROVAMENTO – Gli inseparabili collie vagavano sotto la pioggia incessante nelle campagne inglesi fino a quando, nei pressi di una strada provinciale, sono stati catturati dai collaboratori di un centro soccorso animali, racconta il Daily Mail. All’inizio i volontari del canile non riuscivano a spiegarsi il motivo per cui uno dei due seguiva costantemente l’altro. Poi la scoperta: Bonnie è il cane guida di Clyde, rimasto cieco a causa di una malattia degenerativa. Quando Clyde si sente insicuro, comincia a tastare dietro a Bonnie e poggia il suo muso sulla sua schiena, così che possa guidarlo», ha spiegato Cherie Cootes, una delle responsabili del canile “Meadown Green Dog Rescue Centre di Norfolk, alla Bbc -. Si fida completamente di lei». Per questo motivo bisogna trovare un’unica casa per questo inconsueto duo.

VITE INSEPARABILI – Clyde ha circa cinque anni, Bonnie due o tre. Entrambi hanno il pelo bianco e nero. E la loro storia ha fatto il giro del mondo. Da dove arrivino, non è ancora chiaro. Non avevano nessuna piastrina quando sono stati trovati. I due collie non possono vivere l’uno lontano dall’altro, ha sottolineato Cootes. «Se lei corre, tende a fermarsi, per essere sicura che lui sia con lei. Lo tiene perennemente sott’occhio. Quando stanno insieme nessuno si accorge che uno dei due non ha la vista. Quando non c’è la compagna, lui però non ha il coraggio di fare neanche un passo».

Elmar Burchia


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Campobasso avvelenamento dei cani servono provvedimenti concreti

urp@comune.campobasso.it;

primapaginamolise@gmail.com;

Alla cortese attenzione del Sindaco di Campobasso Gino di Bartolomeo

Gino_di_bartolomeo

Chiliamacisegua, certa di fare cosa gradita allega le nuove disposizione del sottosegretario On Francesca Martini in tema di esche avvelenate

http://www.primapaginamolise.it/detail.php?news_ID=20810

Avvelenamento dei cani: servono provvedimenti concreti.

Relativamente, a questa triste vicenda, vorrei dire un solo nome: Zara.


Non sono uno di quelli che per amore degli animali mettono in secondo piano i diritti degli umani, non sono vegetariano ed ho paura dei randagi, ma disprezzo i vigliacchi e gli incoscienti!


Qualcosa si deve fare per il randagismo (non certo le deportazioni), ma non giustifico chi, anche se forse esasperato, spande per la città esche avvelenate.


Anche se la vox populi ritiene che si tratti di una mano “autorizzata”.


I desapareciods , del passato non erano semplici randagi, ma cani adottati dalla collettività.


Molti ricorderanno Luigi: un meticcio conosciuto ed amato da tutti i campobassani “scomparso improvvisamente”.


Zara
era una cagnetta padronale, che una mano vile ha assassinato domenica 19 luglio scorso.


Il veleno era nel giardinetto sotto casa.


Un giardinetto del quartiere residenziale di via conte verde dove anche i bambini giocano.


Fino ad oggi ho letto di accuse generiche, di fatti circostanziali io Le do un nome ed un volto.


Il viso di un cane che non ha mai fatto del male a nessuno e che allietava con la sua gioiosa compagnia i suoi padroni.


Un cane socievole che familiarizzava con tutti, un cane di buon carattere, che con il suo vocione e la sua gioia di vivere ripeteva ai suoi padroni ogni giorno, che la vita è bella e merita di essere vissuta anche nelle piccole cose quotidiane.


Non è solo uno dei 13 cani uccisi, era una persona di famiglia, di una famiglia che ne piange l’inspiegabile morte come se fosse stata quella di un congiunto umano.


E “fortuna” ha voluto che fosse solo cane e non un bambino, considerato che in quei giardinetti giocano anche dei bimbi.


Il primo auspicio è che il proprietario della “mano omicida” paghi per la sua irresponsabilità, il secondo augurio è che, al di la dei colori politici, i nuovi Amministratori affrontino e risolano anche questi problemi, oltre ai tanti altri che il governo di una città porta con sé.

Non Le nego il mio scetticismo, ma spero che i fatti lo smentiscano presto.


Paolo Giordano


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Quando l’abbandono dei cani non è solo una crudeltà estiva

Quando l’abbandono dei cani non è solo una crudeltà estiva

Inviato da Live Sicilia on lug 26th, 2009 e publicato in Cronaca, sicilia.

Arriva l’estate e, puntualmente, si attiva, tramite i mass media, la campagna di sensibilizzazione per evitare l’abbandono dei cani e degli animali domestici in genere. La cosa sorprendente è, però, che ciò non avviene solo in estate, quantomeno al Sud: l’abbandono è costante, in qualsiasi stagione dell’anno.
A Palermo le associazioni che si occupano di salvare la vita di questi poveri animali sono presenti in maniera costante e fanno ciò che possono, ma le difficoltà economiche e di manutenzione sono davvero elevate. C’è chi non ha più spazio (257 animali al Rifugio del cane abbandonato della Favorita, numero limite autoimposto dopo il sequestro dei NAS, lo scorso inverno, per la mancanza di autorizzazione sanitaria), chi ha a che fare continuamente con episodi inverosimili, come Francesca Cognato, responsabile dell’associazione “SOS Primo soccorso cani e gatti”, che racconta di “cuccioli abbandonati in una cesta durante un diluvio, o cani da caccia già adulti lasciati al loro destino perché non servono più (…) gattini trovati nei cassonetti, altri cuccioli a cui hanno dovuto amputare la coda”. Ma forse quello che più sorprende, oltre ai soliti episodi di crudeltà umana, è la noncuranza di molta gente che si reca nei rifugi o nei canili, credendo, forse, di adottare un pupazzetto, o, bene che vada, un soprammobile di cui disfarsi appena stufi.
Che la barbara “usanza” dell’abbandono sia sempre costante lo conferma purtroppo Arianna Ferrante, volontaria da quindici anni al Rifugio della Favorita: “sono 100 i cani che sono stati abbandonati in tutto il 2008, e abbiamo trovato di tutto, dalle cucciolate alle cagne randagie non sterilizzate dal Comune – diversamente da quanto previsto nel protocollo d’intesa stipulato con l’Ausl 6 l’11 marzo 2009 -, passando per i cani adulti e malati, abbandonati per noncuranza del padrone o forse semplicemente perché non aveva soldi per le cure necessarie”. I “trovatelli”, ormai, non possono essere più affidati al Rifugio proprio per il problema del sovrannumero di cui sopra, “l’unica cosa che possiamo fare – prosegue Ferrante – è affidarli al Canile municipale, anch’esso in condizioni sicuramente migliorabili. Palermo è una città che sta cercando di contraddistinguersi positivamente, ma il livello organizzativo è oggettivamente basso”.
Fortunatamente, sta aumentando la sensibilizzazione nei confronti di questo problema, prova ne è che le pensioni o gli alberghi per cani in estate sono sempre pieni: è un’alternativa, sicuramente meno dannosa per l’animale e anche per il padrone, che può lasciare per poco tempo in condizioni dignitose il proprio amico.
Il fenomeno del randagismo e della violenza di alcuni animali è spesso riconducibile al passato di questi amorevoli esseri, maltrattati ingiustamente dall’uomo: il trauma di cui soffriranno per il resto della loro vita sarà una macchia indelebile per sempre. È il caso ad esempio di Gelsomino, un anziano cane con una giustificata paura dell’uomo: da piccolo, ci racconta sempre Arianna Ferrante, fu trovato con un collare fatto con la latta dei barattoli, che si conficcò col tempo all’interno della pelle. Portato al Rifugio semidissanguato e soffocante, fu salvato tramite una complicata operazione. Adesso, dopo  tanto tempo, è il cane più schivo del Rifugio, e si fa avvicinare solamente dai volontari che lo conoscono bene. Tutti i cani che si trovano in questi luoghi di accoglienza hanno una storia e, spesso, la cosa migliore che è potuta accadere loro, paradossalmente, è quella di essere stati abbandonati, perché ne hanno visto veramente di tutti i colori.

http://www.iloveserradifalco.com/wp/?p=14532

Dalla Regione in arrivo 446mila euro per fronteggiare l’emergenza a Ragusa

Inviato da Live Sicilia on giu 20th, 2009 e publicato in sicilia.

Quasi mezzo milione di euro verra’ destinato all’emergenza randagismo in provincia di Ragusa.
Con un decreto, predisposto dal dipartimento attivita’ sanitarie dell’assessorato regionale alla Sanita’, vengono infatti impegnati 446mila euro per il finanziamento di tre progetti relativi alla realizzazione di rifugi, presentati dai comuni di Modica, Vittoria e Ragusa. Le somme saranno cosi’ ripartite: 246 mila euro a Modica, 120 mila a Vittoria e 80 mila a Ragusa. Il finanziamento rientra nelle azioni previste nell’ambito del progetto pilota contro il randagismo per la provincia di Ragusa, varato in collaborazione con il ministero della Salute dopo i fatti di cronaca del marzo scorso.
Il Comune di Modica utilizzera’ la somma per la realizzazione di un canile da 150 posti in contrada Scorriore per il quale ha ottenuto anche un finanziamento di 50 mila euro da parte del ministero della Salute.
Il Comune di Vittoria dara’ vita a un rifugio sanitario con 24 box in grado di ospitare fino a 50 cani, una struttura che sorgera’ su un terreno comunale. A Vittoria inoltre verra’ realizzata un’area adeguatamente recintata nella quale saranno allocati i cani finora concentrati in contrada Pozzo Bollente.
A Ragusa, infine, verra’ realizzato un altro rifugio comunale da destinare a 50 cani, annesso all’attuale ambulatorio comunale, su un’area dell’Ausl.


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La sete del topolino

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Questa foto è stata scattata in Abruzzo:  un vigile del fuoco  disseta un topolino.

La bestiolina è uscita dalla polvere e dai calcinacci del terremoto, sentendo l’odore dell’acqua e si è incamminata dietro al vigile  che stava bevendo, per acchiappare al volo le gocce cadenti.

Il vigile sentendosi osservato ed inseguito, si è fermato, ha visto il topolino riarso dalla sete che lo implorava e l’ha dissetato.


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La Padania 26 luglio 2009

La Padania 26 luglio 2009

Entusiasmo di Unire, Fise e organizzatori del palio di Siena. E a novembre, in occasione di Fiercavalli, una carta etica da portare anche nelle scuole per educare alla vita

Sottoscritta dal campione Laliscia La Carta etica contro morti e abusi

Dal sottosegretario Martini l’ordinanza che tutela i cavalli

PALÎ, CORRERE NON È PIÙ UN MACELLO

Di Stefania Piazzo

Sbranato dai cani. La procura indaga il sindaco

Modica, omicidio colposo, favoreggiamento: nella lista carabinieri, vigili e veterinari

Comunque vada il processo, sindaci e asl sono indifendibili. Con 6 persone aggredite dai cani tra il 16 agosto 2008 e il 17 marzo 2009 cosa aspettavano per intervenire?

La svolta nelle indagini sulla morte del bimbo Giuseppe Brafa, morso dai cani vicino a Modica certifica e ribadisce una cosa: spetta alle istituzioni vigilare sulla sicurezza e sulla sanità animale. I cani sono proprietà del sindaco.

E la procura non ha avuto dubbi: tra gli 11 indagati c’è il sindaco di Scicli, Giovanni Ve n t i c i n q u e . Il sindaco che non osteggiava le battute di caccia.

Di Stefania Piazzo

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La Martini pone fine alla mattanza

http://www.anmvioggi.it/9996/24-07-09/la-martini-pone-fine-alla-mattanza

La Martini pone fine alla mattanza

Questa volta sono certo che i lettori di Libero condivideranno il nostro entusiasmo. Sapevamo che prima o poi doveva arrivare, lo sentivamo come un cavallo sente nelle froge l’arrivo della pioggia. Abbiamo combattuto questa battaglia perché eravamo nel giusto, perché, quando si difende senza dannosi estremismi il diritto al benessere dell’uomo e degli animali, vuol dire essere sulla corretta via.

Quando poi fai appello ai lettori e loro rispondono obbligandoti ad allacciare linee telefoniche d’emergenza perché i fax sono intasati di giorno e di notte, allora sai che devi andare avanti. E non ti fanno paura le intimidazioni (sì ne abbiamo ricevute, anche fisiche), te ne freghi delle minacciate querele (mai pervenute), non ti fanno più pietà le lacrime di coccodrillo dei sindaci che hanno permesso per anni gli scempi più orrendi. Cavalli che correvano sull’asfalto, su strade fatte di pietre, cavalli drogati fino alla criniera, fantini “bevuti e fatti” peggio che nei suburbi dove crack e ketamina scorrono a fiumi, turisti innocenti feriti o morti pensando di esser andati a vedere la rievocazione storica in onore di un santo e non un macello equino aperto sulla pubblica via (scene rievocate mercoledì in un corto da brividi realizzato da Francesca Nucci, ndr).

La nuova ordinanza presentata dall’onorevole Francesca Martini fa giustizia di questo passato che speriamo rimanga solo un brutto ricordo, un vecchio film che sbiadisce in una pellicola usurata dal tempo. L’ordinanza, fortemente voluta da numerose associazioni animaliste, ma soprattutto dalla gente comune, intende disciplinare le manifestazioni pubbliche e private nelle quali vengano impiegati equini al di fuori degli impianti e dei percorsi ufficialmente autorizzati. Credo che tutti abbiano negli occhi le immagini drammatiche di cavalli che arrancano su una pista indegna di tale nome con le zampe spezzate, mentre una scia di sangue si allarga tra un dito di sabbia e una spanna d’asfalto. Qualcuno avrà visto anche il tragico epilogo, il colpo di pistola sparato in fronte al cavallo o, più recentemente, le iniezioni letali con un telo messo su, in qualche modo, per cercare di coprire la scena raccapricciante. Bene, oggi cerchiamo di dimenticare questa pellicola, non di rimuoverla (la storia è maestra di vita). L’ordinanza che andrà a breve in vigore presuppone che l’interazione tra il fantino e il cavallo debbano rispettare severi criteri etici che sono alla base di qualunque attività sportiva, agonistica e d’allevamento. Le attività che coinvolgono il cavallo nei diversi ambiti dunque, sono finalizzate a strumento educativo all’interno del quale è proibita qualunque forma di doping, maltrattamenti e slealtà sportiva. È stato Gianluca Laliscia, quale ambasciatore italiano dell’Endurance nel mondo, a firmare questa carta etica del cavallo. L’ordinanza prevede che le manifestazioni dove vengono impiegati equidi, al di fuori dei percorsi autorizzati e con l’eccezione di mostre, sfilate e cortei, debbano essere approvati previo parere tecnico del comitato organizzatore, favorevoli la Commissione comunale o provinciale.

La Commissione, tramite veterinari e tecnici specializzati nella valutazione dei terreni, verifica i requisiti d’integrità di fantini, cavalli e pubblico. Alle manifestazioni non possono partecipare cavalli d’età inferiore ai quattro anni, come vige divieto di partecipazione ai cavalieri condannati per maltrattamenti ad animali o scommesse clandestine. Fantini e cavalli, saranno sottoposti a test antidoping prima e dopo le corse. Vietati anche gli “aiuti” che causano sofferenze ai cavalli.

Finalmente viene fatta giustizia dei mille palii spaccaossa che hanno insanguinato gli asfalti esigendo un altissimo tributo di morti e feriti tra cavalli, fantini e spettatori. Entro pochi mesi, i macelli di Piazza Armerina, Avola, Modica, Feltre, Menfi, Santa Margherita Belice e tutti quelli ancor meno noti o si daranno nuove regole o chiuderanno i battenti. E non si tirino in ballo i soliti “fondi” che mancano: se non ci sono, avanti con le fiaccolate. Stando ben attenti agli incendi.

OSCAR GRAZIOLI

Animali/ Giro di vite su regole a tutela dei cavalli per i palii
Ogni comitato organizzatore dovrà disporre di un tecnico
Roma, 22 lug – Stretta sulle regole per palii e manifestazioni sportive equine. I comitati organizzatori dovranno assumere dei tecnici specializzati in grado di valutare il tracciato e il fondo per ridurre al minimo i rischi di ferimento per i cavalli, per i fantini e quelli per gli spettatori ai bordi del percorso. La novità è contenuta in una ordinanza del ministero del Welfare presentata oggi dal sottosegretario alla Salute, Francesca Martini. “Questa ordinanza – ha spiegato Martini – colma un vuoto normativo che ha prodotto morti, feriti e la soppressione di cavalli, intervenendo con un forte valore etico. Quello che cambia – ha proseguito – è che chi vuole continuare a fare manifestazioni popolari che coinvolgono i cavalli, dovrà avere all’interno del comitato organizzatore un tecnico, in grado di valutare il tracciato, il fondo e il percorso, guardando anche alla messa in sicurezza per il pubblico nel caso di scivolamenti”.

Animali/ Giro di vite su regole a tutela dei cavalli per i palii
“Ho voluto – ha precisato il sottosegretario – una normativa leggera, perché deve essere adattata a contesti molto diversi, ma allo stesso tempo sono determinata a imporre il rispetto del valore della vita in tutte le situazioni”. Alla presentazione erano presenti anche le rappresentanze dei Comuni di Siena, sede del più celebre palio d’Italia, e di Sedilo, in provincia di Oristano, dove il 6 luglio scorso un fantino di 44 anni ha perso la vita in seguito a un incidente durante una gara equestre. Siena, ha spiegato un portavoce del sindaco, da tempo si è già mossa nella direzione indicata dall’ordinanza. Sedilo invece lamenta la mancanza di risorse per fare altrettanto. “Anche per le realtà locali che hanno già iniziato un percorso importante, come Siena – ha puntualizzato Martini – questa ordinanza è uno stimolo a fare sempre meglio”. L’ordinanza entrerà in vigore tra un mese e durerà due anni. Entro sei mesi il ministero emanerà le linee guida per l’applicazione specifica delle nuove regole. Ma l’intenzione, ha annunciato Martini, è quella di “riversare il contenuto del provvedimento in un disegno di legge che sarà presentato al più presto”.

Nell’occasione il sottosegretario ha presentato anche una ‘Carta etica per la tutela del cavallo’. Si tratta di un documento che impegna i fantini a rispettare i “principi etici e morali di tutela e di rispetto del benessere del cavallo”, procedendo al suo addestramento “nel rispetto delle sue caratteristiche etologiche, evitando l’utilizzo di mezzi e strumenti coercitivi e l’uso della forza”. Con il testo i fantini si impegnano anche a “provvedere alle cure e alle terapie necessarie” all’animale, evitando il doping e la macellazione del cavallo a fine carriera. Primo firmatario è stato Gianluca Laliscia, campione nella specialità dell’endurance, e ambasciatore italiano di questa specialità nel mondo.

mercoledì 22 luglio 2009
http://www.diariodelweb.it/Articolo/Italia/?d=20090722&id=93990


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Sorrento Uccidono gabbiani e li appendono come spaventapasseri.

News Penisola Sorrentina

http://www.positanonews.it/index.php?page=dettaglio&sez=Sorrento%3A+Uccidono+gabbiani+e+li+appendono+come+spaventapasseri.&id=26106

Sorrento Uccidono gabbiani e li appendono come spaventapasseri.

gabbiano spaventapasseri

Sorrento: Gabbiani come spaventapasseri.

di Vincenzo Maresca.

Sorrento. Macabro spettacolo sulle colline sorrentine dove ignoti anziché proteggere i frutti del proprio orto con tradizionali e caratteristici spaventapasseri utilizzano al loro posto gabbiani torturati ed appesi a testa in giù. Una manifestazione del tutto disarmante quella apparsa agli occhi degli increduli escursionisti che si sono imbattuti in alberi da frutto, prevalentemente di pesche e prugne, dai cui rami penzolavano esemplari di gabbiano dapprima catturati ed in seguito soppressi ed appesi con un filo legato alle zampe per renderli semoventi e dissuadendo in tal modo altri uccelli dall’avvicinarsi ai ghiotti frutti degli alberi. Sembra essere l’ultima trovata da parte di chi senza alcuno scrupolo non ha rispetto per la vita degli animali. Il gabbiano, tra l’altro, figura come specie protetta, non può essere cacciato, abbattuto e tantomeno utilizzato in raccapriccianti situazioni dopo avergli torto il collo. Gli autori del gesto rimangono anonimi ma casi simili non sono del tutto isolati. In alcuni frangenti ad alcuni esemplari, non solo di gabbiano, una volta catturati vengono recise le ali ed il timone per impedirgli di riprendere il volo.


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Acireale: dentro il recinto una miscela esplosiva e la famiglia sapeva

http://animali.tiscali.it/articoli/veterinario/09/07/tragedia_acireale_123.html

Dal Veterinario

Da oltre 20 anni si occupa di anestesia, terapia intensiva e medicina interna ma è anche giornalista e scrittore. Il Blog. Il SITO
Tragedia Acireale, il recinto dove erano rinchiusi i cani (foto ansa
Tragedia Acireale, il recinto dove erano rinchiusi i cani (foto ansa 

Acireale: dentro il recinto una miscela esplosiva e la famiglia sapeva

di Oscar Grazioli

24 Luglio 2009 – Impossibile non fare alcune riflessioni sull’episodio accaduto ad Acireale, provincia di Catania. Se qualcuno non avesse letto, o fosse appena rientrato dall’estero conviene riassumere brevemente. Due giorni fa le agenzie lanciano la notizia di un bambino di neanche sette anni sbranato da un Dogo argentino femmina con i cuccioli, all’interno di un pezzo di terra privato e recintato.

Il quartiere dove accade il fatto è un posto degradato dove si vive ai margini (se va bene) della legge e spesso la legge la fanno gli abitanti del posto. Gira voce inizialmente che il bambino, Giuseppe Azzarelli, avesse l’abitudine di passare dal retro del recinto dove un muretto basso e alcuni ampi buchi nella rete gli consentivano l’accesso al fondo.

Dentro il cortile, almeno cinque cani, di cui tre incatenati e due liberi: Dobermann, Pitbull, un Dogo Argentino femmina che aveva da poco partorito. Una sorta di miscela esplosiva a miccia corta per chiunque. Mi avessero chiesto di entrare in quel posto e avrei risposto di liberarmi piuttosto un cobra in camera da letto. Preferivo.

Comincia a girare voce che anche altri bambini andassero a rifocillare i cani e che, almeno uno (non è chiaro se quello che ha azzannato il povero Giuseppe) sia scappato e più probabilmente sia stato prelevato da qualcuno che intendeva celare molti dettagli dell’angosciante situazione. Per il momento prende la colpa la femmina di Dogo che avrebbe staccato di netto la testa del bambino.

Qualche ora dopo viene a galla l’agghiacciante verità. Mentre i genitori di Giuseppe gridano vendetta e chiedono pubblicamente giustizia, il fratello Ivan di 19 anni confessa chi è il proprietario di quei cani: è lui. Poi ritratterà parzialmente sostenendo che a quei cani andava soltanto a dar da mangiare, ma gli inquirenti ormai hanno preso la pista delle scommesse illegali e dei cani da combattimento. Ivan si ritira nel mutismo più assoluto.

Don Mario Arezzi, parroco della chiesa dei Santi Cosma e Damiano, la parrocchia della frazione dove abitano gli Azzarelli e il vicario episcopale della diocesi di Acireale Guglielmo Giambanco celebrano la messa durante le esequie. Il vicario, durante l’omelia afferma che “tutti sono responsabili” della morte di Giuseppe e invita a “una maggiore responsabilità per il bene comune”.

Sinceramente trovo queste parole dei prelati non solo inutili e retoriche, ma anche offensive, esattamente come gli applausi di scherno indirizzati al sindaco. Certo gli amministratori delle regioni meridionali e delle isole spesso non brillano per efficienza circa il fenomeno del randagismo, dei combattimenti tra cani e dei maltrattamenti in generale, ma questa volta c’è di mezzo una famiglia che sapeva perfettamente che Giuseppe si recava ogni giorno in un campo minato, e qual giorno la mina lo ha fatto saltare.

Non mi si venga a dire che non sapevano cosa possono fare a un bambino cinque o sei cani di quelle razze, uno dei quali con i cuccioli appena nati. Lungi da me affondare la lama in una tragedia, ma questo è un dramma se non voluto ovviamente quanto meno annunciato.


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