CANILI: CHI FA AFFARI D’ORO CON I RANDAGI A SPESE DELLA COLLETTIVITA’

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CANILI: CHI FA AFFARI D’ORO CON I RANDAGI A SPESE DELLA COLLETTIVITA’

By Giancarlo Padula

cucciolo[1]Malessere e conflittualità superano ormai le barriere di specie. Mentre soltanto minoranze di vegetariani ed animalisti contestano le sinistre filiere dell’allevamento con modalità industriali, impazzisce il rapporto degli umani con “il loro più fedele amico”.
Con all’arrivo delle vacanze estive si ripropone il grave problema dell’abbandono dei cani e di conseguenza l’incremento del fenomeno del randagismo.
Lodevolmente, l’Asl di Terni, in collaborazione con Provincia e Comune, ha varato a giugno la campagna “Cani in cerca di casa” per combattere il randagismo e l’abbandono estivo degli animali e sensibilizzare i cittadini sull’importanza delle adozioni. Il progetto, già avviato, prevede la presa in carico gratuita dei cani ospitati nelle strutture del territorio provinciale da parte delle famiglie, con il coordinamento del servizio veterinario dell’Asl e in collaborazione con le associazioni animaliste. L’iniziativa ha anche lo scopo di sensibilizzare i cittadini ternani sul valore della lotta al randagismo e all’abbandono che si registra soprattutto nella stagione estiva. E’ possibile segnalare eventuali casi alla polizia veterinaria (329-9044650) o chiedere informazioni al 329-2603865. Si consiglia anche di informarsi presso i siti Internet che presentano istituti specializzati.
Diamo volentieri atto alle istituzioni locali di aver messo in campo attenzione e progettualità. D’altra parte in questa primavera-estate ne abbiamo viste di tutti i colori.
I primi di marzo il Sostituto Procuratore della Repubblica, Elisabetta Massini, ha sequestrato il canile comunale di Colleluna. Pesanti le ipotesi di reato messe nero su bianco: maltrattamenti e sevizie agli animali, frode in pubblica fornitura, falso e violazioni di norme in materia di sicurezza negli ambienti di lavoro. Tre gli indagati in una inchiesta portata avanti da Nas e Forestale ed avviata da lungo tempo: Gianfranco Salvati, ex assessore all’ambiente del Comune, Salvatore Rapisarda, dirigente dell’ufficio ambiente del Comune e Carlo Andreucci, presidente della cooperativa Alis che si occupa della pulizia del canile e della somministrazione del cibo. Nel provvedimento emergeva una situazione oltremodo pesante. Con i cani che vivevano in ambienti disseminati di feci, spesso lasciati senza acqua o stipati in gabbie senza alcuna possibilità di movimento, in ambienti frequentati da grossi topi. Gli inquirenti avevano trovato i cani nei luoghi più impensati: negli spogliatoi e nei bagni del personale, nel vano caldaia, nel locale adibito a cucina, in un capannone col tetto in eternit e in baracche arrugginite senza le cucce per ripararsi dalle intemperie. Il sostituto procuratore, Elisabetta Massini, contestò poi di non aver provveduto alla sistematica derattizzazione dei locali, esponendo il personale che lavora nel canile al rischio di contrarre la leptospirosi, questione per la quale il sindaco, Paolo Raffaelli, aveva emesso un’ordinanza nel novembre scorso. Al presidente della cooperativa Alis la Procura contestava una lunga serie di violazioni in materia di sicurezza negli ambienti di lavoro. Ma anche la presunta frode in pubblica fornitura, per non avere, secondo l’ipotesi degli inquirenti, adempiuto agli obblighi derivanti dall’appalto, soprattutto in materia di pulizia dei box del canile di Colleluna. Il sequestro preventivo del canile comunale arrivava dopo che in Procura erano piovuti una decina di esposti, depositati da Wwf, Enpa e dall’associazione Piccoli Amici, i cui volontari da 14 anni operano nella struttura. E poi ci furono le relazioni dei veterinari intervenuti al canile e del difensore civico. Carte che parlavano di strutture fatiscenti, che metterebbero a rischio la salute dei cani e delle persone che li accudiscono
L’ex sindaco Raffaelli precisò che il comune di Terni ha speso in questi anni per il canile esattamente quanto ha speso per il sostegno dei minori, dei bambini in affidamento presso le famiglie o presso le strutture protette. L’ex assessore all’ambiente Salvati ricordò che il Comune di Terni investirà nel 2009, per la ristrutturazione del canile, qualcosa come 900 mila euro, che andranno ad aggiungersi al milione e 600 mila euro che il Comune aveva investito nel biennio 2005/2006. Che sono cifre enormi in considerazione anche delle condizioni delle casse comunali, che sono allo stremo a Terni come a Milano, a Roma come a Perugia.
Una settimana fa si è poi giunti allo scontro fisico tra le volontarie e i dipendenti e dirigenti comunali che si occupano della struttura di Colleluna.
I giorni scorsi Terni Magazine ha lanciato una campagna di incentivazione all’adozione dei cani randagi catturati, congiuntamente ad una ferrea ricognizione sul territorio per scoraggiare chi non denuncia le cucciolate ed i propri cani. Sollecitavamo l’intervento di polizia locale, Asl, veterinari, polizia municipale, guardia forestale e dei volontari amici degli animali. Provocatoriamente abbiamo scritto che questi ultimi “ci sembrano più sensibili a metterli in gabbia ed a curarli con spese farmaceutiche a carico della collettività che orientati a trovargli una famiglia”.
Discorso a prima vista ingeneroso. Ma, francamente, pensiamo davvero che “i cani in parcheggio temporaneo nel canile dovrebbero essere non più di una decina. E che non sia etico per un Comune spendere quasi 700.000 euro l’anno per cani, che dovrebbero essere mantenuti da chi li ha liberati senza iscriverli all’Anagrafe canina, mentre non si intraprende in proposito alcuna azione di prevenzione”.
Certo, abbiamo ben presente l’allucinante situazione del sud, tragicamente tornata alla ribalta in queste ore, con appalti eterni ed eternamente truffaldini a canili privati, e relativi traffici di milioni e milioni. Interessi paurosi girano intorno al randagismo. La legge 281 del 1991, inapplicata man mano che scendiamo lo stivale, è stata rovesciata nel suo intento di mettere ordine nella materia.
Tra il 2003 e il 2008 la regione Sicilia ha ottenuto per esempio 3 milioni di euro, ma non si sa che fine abbiano fatto. O meglio, si sa benissimo: sono andati a riempire le casse delle “strutture private”. “Un affare che frutta ogni anno 7 milioni di euro” secondo una ricerca di Panorama. “Gli attori sono sempre gli stessi. Li indagano, poi tutto cade nel vuoto e rischizzano fuori con prestanomi o senza. I bandi sono incredibilmente vinti dai monopolisti delle città. Le tariffe legittime sarebbero 3,50 euro al giorno per i cani piccoli e 4 per quelli che superano i 10 chili. Calcolando che spesso un canile siciliano ha circa mille cani, ecco che, spesso, i canili in Sicilia guadagnano quasi 1,3 milioni di euro l’anno. Oggi, però, in tempi di crisi, per accaparrarsi la sovvenzione (e il malloppo) alcuni boss canini giocano nelle aste al ribasso, chiedendo per ogni cane 1,01 euro. Così i cani, torturati dalla fame, mangeranno anche frattaglie in decomposizione. Berranno acqua putrida e se non mangeranno affatto finiranno col divorarsi uno con l’altro, l’eutanasia più economica dei canili. E alla fine ci sarà anche l’ultimo anello dell’affare: lo smaltimento delle carcasse che verrà pagato almeno 70 euro”.
Abbiamo anche ben presente come, in seguito alla tragedia di Modica, dove fu sbranato un altro bambino, l’ossessione del cane killer abbia acceso la paura e soprattutto l’odio degli italiani. I cani “sparivano” di notte. Come la spazzatura a Napoli. Un po’ dovunque si trovavano cuccioli investiti uno ad uno. Si facevano piani di avvelenamenti nei bar, negli autobus, nelle piazze. Una potatura per far trovare la Sicilia pronta per i turisti estivi che rischiavano di disdire le vacanze.
Bene, non ci piace lo sperpero di ricchezza pubblica, nel senso di una spesa francamente sovradimensionata rispetto al problema, non ci piace il business “privato” e neanche il tapparsi gli occhi di fronte ai pericoli del randagismo e alle sofferenze degli animali.
Vogliamo portare al centro della discussione l’opportunità di una revisione dell’anagrafe canina e di una grossa battaglia culturale perché diventi popolare e finalmente comune l’ adozione dei cani randagi catturati.

Enrico Cardinali

http://www.ternimagazine.it/1954/cronache/bufera-sul-canile-comunale-due-animali-trovati-morti-per-la-somministrazione-delle-terapie-era-scoppiata-una-rissa.html

BUFERA SUL CANILE COMUNALE, DUE ANIMALI TROVATI MORTI: PER LA SOMMINISTRAZIONE DELLE TERAPIE ERA SCOPPIATA UNA RISSA

By Giancarlo Padula

Due cani sono stati trovati morti all’interno del canile comunale di Colleluna. A scoprirne i cadaveri nella mattinata  sono stati gli operai della cooperativa che svolge le pulizie nella struttura, i quali hanno subito segnalato gli animali morti al veterinario. Si tratta di cani sottoposti a terapie, fra i circa novanta ospiti malati della struttura che accoglie 530 animali, avvenuto dopo qualche giorno di maretta tra il Comune e operatori dell’associazione protezionistica “grandi Amici”, da anni operanti al Colleluna e allontanati dall’amministrazione. Un contrasto fra le parti che era sorto proprio sulla questione terapie (sul tempo necessario per somministrarle e sulla relativa ora di chiusura dei cancelli), e che si era acceso al punto da sfociare in una rissa tra volontari e dipendenti comunali proprio all’ingresso, dopo la quale sono scattate le denuncie. Da lunedì sembra che a occuparsi delle terapie sia il Comune, per mezzo di nuovi volontari reclutati. Giorni fa al canile di Colleluna era finita a pugni e spintoni la querrelle sugli orari tra volontarie a Amministrazione comunale. Bilancio: 4 feriti, due uomini e due donne. Sul posto sono arrivati un po’ tutti i rappresentanti delle forze dell’ordine, oltre, ovviamente che l’ambulanza del 118: Polizia, Carabinieri e Forestale. L’associazione protezionistica “Grandi Amici” aveva contestato l’orario di chiusura della struttura di Colleluna, fissato per le 17.30.Il Canile municipale era entrato  nell’occhio del ciclone già nel mese di marzo del 2009. Polizia Forestale e Carabinieri dei Nas, con in mano hanno un decreto di sequestro preventivo della struttura che secondo gli agenti, ospitava 570 cani (secondo i volontari sono invece 520).

Pesanti le ipotesi di reato messe nero su bianco dalla Procura della Repubblica di Terni: maltrattamenti e sevizie agli animali, frode in pubblica fornitura, falso e violazioni di norme in materia di sicurezza negli ambienti di lavoro. Tre gli indagati in una inchiesta portata avanti da Nas e Forestale ed avviata da lungo tempo: Gianfranco Salvati, ex assessore all’ambiente del Comune, Salvatore Rapisarda, dirigente dell’ufficio ambiente del Comune e Carlo Andreucci, presidente della cooperativa Alis che si occupa della pulizia del canile e della somministrazione del cibo. Nel provvedimento firmato dal sostituto procuratore, Elisabetta Massini, emerge una situazione pesante. Con i cani che vivono in ambienti disseminati di feci, spesso lasciati senza acqua o stipati in gabbie senza alcuna possibilità di movimento, in ambienti frequentati da grossi topi. Gli inquirenti hanno trovato i cani nei luoghi più impensati: negli spogliatoi e nei bagni del personale, nel vano caldaia, nel locale adibito a cucina, in un capannone col tetto in eternit e in baracche arrugginite senza le cucce per ripararsi dalle intemperie. Il sostituto procuratore, Elisabetta Massini, ha contestato poi di non aver provveduto alla sistematica derattizzazione dei locali esponendo il personale che lavora nel canile al rischio di contrarre la leptospirosi, questione per la quale il sindaco, Paolo Raffaelli, aveva emesso un’ordinanza nel novembre scorso. Al presidente della cooperativa Alis la Procura contesta una lunga serie di violazioni in materia di sicurezza negli ambienti di lavoro. Ma anche la presunta frode in pubblica fornitura, per non avere secondo l’ipotesi degli inquirenti adempiuto agli obblighi derivanti dall’appalto, soprattutto in materia di pulizia dei box del canile di Colleluna. Il sequestro preventivo del canile comunale arriva dopo che in Procuradopo che in Procura sono piovuti una decina di esposti depositati da Wwf, Enpa e dall’associazione Grandi Amici i cui volontari da 14 anni operano nella struttura. E poi ci sono le relazioni dei veterinari intervenuti al canile e del difensore civico.Carte che parlano di strutture fatiscenti che metterebbero a rischio la salute dei cani e di coloro che li accudiscono.

.canili 8 250x210 BUFERA SUL CANILE COMUNALE, DUE ANIMALI TROVATI MORTI: PER LA SOMMINISTRAZIONE DELLE TERAPIE ERA SCOPPIATA UNA RISSA

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TERNI MAGAZINE PROPONE UNA CAMPAGNA PER L’ADOZIONE DEI RANDAGI

By Giancarlo Padula

Il giornale propone una campagna di incentivazione all’adozione dei cani randagi catturati congiuntamente ad  una ferrea ricognizione sul territorio per scoraggiare chi non denuncia le cucciolate ed i propri cani. E qui dovrebbero intervenire come già potrebbero fare nell’esercizio delle loro molteplici funzioni di controllo del territorio, la poliza locale, le Asl, i veterinari, la polizia municipale,la guardia forestale  ecc….ed i volontari amici degli animali che ci sembrano, in questo caso ternano, più sensibili a metterli in gabbia ed ha curarli con spese farmaceutiche a carico della collettività stratosferiche che trovargli  una famiglia. I cani in parcheggio temporaneo nel canile dovrebbero essere non più di una  decina .Non è etico per un Comune  spendere quasi 700.000 euro l’anno per cani che dovrebbero essere mantenuti da chi li ha liberati senza iscriverli all’Anagrafe canina senza intraprendere alcuna azione di prevenzione.