Il faidate per arginare il fenomeno del randagismo in Sicilia

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Psicosi da cani ed azioni esagerate

Colli di gallina avvelenati per uccidere
i randagi ma muore un gatto

di Gic
Giovedì 18 Giugno 2009 – 15:28
Scicli – Forse avevano pensato di debellare il fenomeno dei cani randagi presenti nella zona del Pisciotto preparando delle polpette avvelenate; ma a rimanerci secco è stato un povero gatto che attirato dai profumi ha addentato il boccone ed è morto quasi subito; dei cani nessuna traccia.

Le esche avvelenate in realtà non erano proprio delle polpette bensì circa dieci colli di galline ripieni di una sostanza altamente tossica e letale.

Gli uomini della protezione civile, dalla settimana scorsa a lavoro alla ricerca dei cani randagi, le hanno trovate nei pressi della casa di Virgilio Giglio, l’uomo che venne arrestato qualche giorno dopo la tragedia del 15 marzo e che da qualche ora è tornato in libertà.

A recuperare la carcassa del felino questa mattina, ci ha pensato la dog professional di Ragusa; il gatto è stato portato all’ausl nel laboratorio di zooprofilassi per essere esaminato e capire che tipo di veleno è stato utilizzato. Intanto la protezione civile da sabato mattina al lavoro, ha pattugliato a tappeto tre chilometri di costa da Sampieri al Pisciotto ma di cani randagi nessuna traccia.

Il questi 5 giorni di lavoro i veterinari hanno già microchippato 71 cani. Da domani mattina i volontari della protezione civile cominceranno a perlustrare anche le zone a monte della provinciale Sampieri- Pozzallo. Momentaneamente la zona del Pisciotto è ancora interdetta al pubblico eccezion fatta solo per i residenti, dunque nessuno può passare da quelle parti, a vigilare in quell’area ci sono le pattuglie dei vigili urbani che montano il loro servizio alle 7 del mattino e finiscono alle 20.

Succ. >

L’assessore Cavallo: “La regione ci aiuti a risolvere il problema”

Cani morti nel canile di Pozzo Bollente
Undici animali avvelenati nella notte

di Francesca Cabibbo
Martedì 26 Maggio 2009 – 23:57
VITTORIA – Undici cani morti nel canile di contrada Pozzo Bollente a Vittoria. Avvelenat, quasi certamente, come era accaduto qualche giorno fa e nei mesi precedenti. A fare la macabra scoperta, ieri mattina, è stato Salvatore Mangione, l’uomo che da alcuni anni gestisce il canile che fino a ieri raccoglieva circa 60 cani. Un canile “fai da te”, dove il comune, un mese fa, ha realizzato una recinzione.

Ma l’ente non può fare di più e la notizia dell’uccisione dei cani addolora l’assessore comunale Filippo Cavallo. “Fatti come questo dimostrano che la cattiveria umana non ha limiti. Pochi giorni fa, nella stessa struttura erano stati avvelenati altri due cani. Ora, quest’altra brutta notizia. Purtroppo, nonostante il costante dialogo con l’Ausl 7 di Ragusa, ed in particolare con il dottor Nunzio Firrincieli, non è ancora stata trovata una soluzione definitiva al problema del randagismo. Il Comune ha speso settemila euro per realizzare la recinzione del ricovero di contrada Pozzo Bollente, ma bisogna affrontare la questione in maniera radicale e definitiva. Avevamo messo a disposizione un terreno, quello dell’azienda agricola Rizza, di proprietà del Comune, per una struttura idonea, ma non abbiamo avuto le autorizzazioni dagli organi competenti, che all’epoca considerarono “canile” o “allevamento” una struttura che, in realtà, non era né l’uno né l’altro. Oggi torniamo a chiedere alla Regione un’autorizzazione in deroga, e il relativo finanziamento, per la realizzazione di un’area recintata all’interno della quale allocare i cani di Mangione”.

Problemi difficili da risolvere, una vera e propria corsa ad ostacoli. Cavallo chiede di avere al suo fianco le associazioni animaliste: “Spiace sottolineare lo scarso coinvolgimento delle associazioni animaliste, che si fanno sentire solo quando succede il danno. Se a questo si aggiunge che la gara per l’affidamento del controllo del randagismo, espletata lo scorso 22 maggio, è andata deserta, abbiamo sufficienti elementi per una seria riflessione. Vorrei portare questa problematica, nei suoi molteplici aspetti, all’esame del Prefetto di Ragusa, al quale a breve chiederò un incontro”.

Intanto, l’’Oipa (Organizzazione Italaiana Protezione Animali) chiede che venga applicata l’ordinanza del sottosegretario Francesca Martini. La delegata, Valentina Raffa, ricorda che “le carcasse degli animali morti devono essere inviate all’Istituto zooprofilattico perché il medico possa emettere diagnosi di avvelenamento. Il sindaco, informato degli avvelenamenti, deve disporre un’indagine e la bonifica dell’area per eliminare eventuali esche”. Altri episodi, in questi giorni, si segnalano a Santa Croce ed Ispica. L’Oipa chiede anche ai cittadini di “segnalare questi episodi ed i responsabili anche in maniera anonima”.

Da www.ilgiornalediragusa.it