Vietato sfamare i randagi

Ordinanza shock del sindaco del capoluogo Giuseppe Di Fabio. Tema, annoso ed affannoso, quello del randagismo. In pratica, se si vuol dare da mangiare ad un randagio bisognerà prima intestarselo. La cosa, com’era prevedibile, ha suscitato immediatamente le ire dei movimenti animalisti e la perplessità di quanti, prima dei codicilli, adottano il buon senso.
Testuale, dall’ordinanza n. 180 del 28 ottobre 2008: <I cittadini, singoli od associati, che vogliono prendersi cura di cani o gruppi di cani e somministrare loro cibo con modalità diverse da quelle innanzi indicate – somministrazione libera di cibo, ndr – lo possono fare a condizione che si ‘intestino’ l’animale o gli animali, diventandone tiolari, ad ogni conseguente effetto di legge; a tal fine presenteranno apposta istanza al Comune, il quale provvederà alle operazioni di registrazione e di microchippatura. Ma qual è la ragione che ha spinto Di Fabio ad una ordinanza di questo tipo? La risposta, in burocratese, è nell’ordinanza stessa, a monte delle conclusioni, laddove si richiamano episodi di aggressione ai cittadini da parte di cani randagi, episodi che si sono verificati e si ripetono per il formarsi di branchi in città attirati dal fatto che viene loro somministrarto del cibo e in questo modo mantenuto il loro insediamento nell’abitato cittadino.
La strampalata ordinanza, c’è da credere, arriverà alle cronache nazionali, come del resto già tristemente accaduto per altri episodi che legano Campobasso al tema del randagismo. Questione affrontata con faciloneria, come quest’ultima occasione conferma. Il tam-tam tra gli animalisti già è partito. Ad innescarlo un comunicato stampa dell’associazione animalista Chiliamalisegua. Così vanno le cose in questo mondo – scrivono dall’associazione – Mentre il Sottosegretario al Welfare Francesca Martini chiede misericordia e legge, c’è chi sceglie una strada che va nella direzione opposta della legge civile e morale. Come il sindaco di Campobasso Giuseppe Di Fabio, che risolve il problema in maniera efficace e definitiva, senza spendere una lira dei contribuenti. Come? Facendo morire di stenti le povere bestie che si aggirano in città alla ricerca di cibo. E gli amici degli animali non si fermano qui, anzi rincarano la dose: Il sig. Di Fabio, illustrissimo sindaco di Campobasso, già sotto i riflettori per gli accadimenti ultimi (canile di Mirabello Sannitico e canile Santo Stefano) ha emesso un’ordinanza che va molto di moda tra i primi cittadini del nostro Paese: far morire i randagi. Beh, geniale: il sindaco, colui che deve offrire esempio di portatore di valori e legalità, colui che deve mantenere un comportamento esemplare e insegnare ai giovani il rispetto verso creature senza voce, in questa nostra società del nulla, delega ai cittadini il diritto di vita o di morte dei poveri randagi.
La conclusione degli animalisti è sarcastica e lapidaria e forse dovrebbe far riflettere Di Fabio: Nessuna briciola di pane (data di nascosto) e nessuna carcassa in bella vista, in Molise! Tutto in ordine, tutto pulito. Tutto sotto controllo.

Pasquale Di Bello
Nuovo Molise

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I Nas scoprono canile-lager a San Giuliano Milanese

I militari hanno sorpreso un 31nne che aveva appena scaricato i cuccioli dal suo furgone. Erano stati importati dall`Ungheria illegalmente.

I carabinieri del Nucleo antisofisticazione (Nas) di Milano hanno denunciato un 31enne italiano, legale rappresentante di un canile privato di San Giuliano Milanese, per l`importazione clandestina e il maltrattamento di 138 cuccioli di cane da compagnia.

Le indagini sono partite nell`ambito dei controlli eseguiti dal Nas nel luglio scorso nei canili del milanese come richiesto dal Sottosegretario al Lavoro, salute e politiche sociali Francesca Martini. Durante un primo sopralluogo eseguito in agosto, nel canile di San Giuliano i carabinieri aveano scoperto 40 cuccioli di cani privi di documentazione sanitaria e di microchip e li avevano posti sotto sequestro all`interno dello stesso canile per i necessari accertamenti sanitari.

Il 14 agosto il legale rappresentante del canile aveva però sporto denuncia presso la locale tenenza dei carabinieri per il furto di dieci cuccioli sequestrati e quando in settembre i veterinari della Asl si erano presentati per i controlli avevano scoperto che i rimanenti 30 piccoli di cane erano stati venduti malgrado fossero ancora sotto sequestro. L`uomo era stato quindi denunciato alla Procura di Lodi per violazione degli obblighi di custodia degli animali e i carabinieri del Nucleo antisofisticazione avevano poi deciso di “attenzionare” il canile.

A metà settembre scorso (ma la notizia è stata resa nota soltanto oggi) i militari hanno colto in flagranza lo stesso uomo che aveva appena scaricato dal suo furgone 138 cuccioli appena acquistati e trasportati in condizioni disuamane dall`Ungheria in violazione di qualsiasi normativa. L`uomo è stato quindi nuovamente denunciato per maltrattamento, violazione della Legge regionale sui cani d`affezione e di quella comunitaria sul benessere degli animali durante il trasporto. Le gabbiette sul furgone potevano infatti trasportare un massimo di venti animali e le condizioni erano tali che due cuccioli erano morti per lo stress patito durante il lungo viaggio e altri due erano periti qualche giorno dopo.

I cuccioli avevano circa due mesi (dunque non erano ancora svezzati) e appartengono alle più pregiate razze da compagnia, tra cui carlino, chihuahua, boxer, bulldogg, terrier e beagle. Secondo quanto emerso dall`indagine, l`uomo acquistava i cuccioli in Ungheria per 100 euro l`uno e li rivendeva a 700 a privati e commercianti di animali. “Si tratta di un traffico assai remunerativo e sul quale ora ci stiamo concentrando per capirne le esatte dimensioni e complicità”, spiega il capitano del Nas Paolo Belgi, che sottolinea “il rischio sanitario che corre chi acquista animali provenienti da Paesi in cui ancora esistono malattie pericolose come la rabbia”.

“Rivolgiamo un pressante invito a non acquistare cuccioli senza microchip e senza o con parziale documentazione medica – conclude Belgi – e di segnalare al Nas o alle Asl eventuali venditori senza scrupoli o compravendite poco chiare”.


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Viva il Gruppo

Comunico con estrema soddisfazione che nel muro dell’indifferenza dei media nazionali, si è creata la prima breccia: brava on Francesca Martini, brava Margherita De Bac che le ha messo il piccone in mano con l’articolo uscito oggi sul Corriere della Sera on line.

Brava per prima Stefania Piazzo che ha svelato con coraggio gli orrori dei canili lager d’Italia. E il suo lavoro prezioso è stato l’apripista alla marea di diffusione che seguirà.
Alle 20,20 circa, Cristina Parodi nel corso del TG5, ha annunciato il servizio andato in onda con interviste e filmati di Campobasso,( ma senza dichiarazioni adeguate dell’ on.Francesca Martini, e per  questa volta perdoniamo, ma stop all’abitudine di mettere foto e non richiedere un parere al nostro generale!) che denunciava l’Ordinanza che affama i randagi, emessa il 28 ottobre dall’illustre sindaco Di Fazio.
Il filo d’Arianna ci porterà all’uscita dal labirinto e a massacrare il Minotauro.

Rosanna


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«Vietato dare cibo ai cani randagi». Campobasso, bufera sul sindaco

Fa discutere l`ordinanza del primo cittadino. Martini (Lega): «Una barbarie, l`amministrazione ha fallito»

CAMPOBASSO – Vietato dar da mangiare ai randagi. Lo ordina il sindaco di Campobasso, Giuseppe Di Fabio, giunta di centrosinistra, con un`ordinanza del 28 ottobre che ha già sollevato durissime reazioni. Quella del sottosegretario al Welfare, innanzitutto. Francesca Martini, Lega Nord, critica l`iniziativa: «È una barbarie. Significa che l`amministrazione comunale ha fallito perché non conosce e non sa applicare le leggi. Non ne faccio una questione politica. Il sindaco evidentemente è incapace di utilizzare gli strumenti di cui dispone per affrontare il problema del randagismo e si esibisce in prove muscolari. Voglio sapere che fine hanno fatto i fondi per la lotta al randagismo». Il sottosegretario chiede inoltre perché il Comune non abbia provveduto alla campagna di sterilizzazione dei cani e non abbia dato seguito alle regole dello scorso luglio, che impongono la cippatura a spese dell`amministrazione.

PREOCCUPAZIONE – Nell`ordinanza viene rilevato che «nonostante il notevole impegno, il fenomeno del randagismo canino continua a suscitare serie preoccupazioni». Dunque «i cittadini che vogliono prendersi cura dei cani e somministrare lori il cibo, possono farlo a condizione che si intestino l`animale, diventandone titolari presentando istanza al Comune che provvederà alle operazioni di registrazione e cippatura». Secondo la Martini in questo modo l’amministrazione scarica sui cittadini la spesa della cippatura, contravvenendo alle leggi: «Ho ricevuto centinaia di e-mail di denuncia per questa scellerata ordinanza che oltretutto riguarda una città ben nota per il maltrattamento di animali». I rifugi comunali di Santo Stefano e dell’ex Mattatoio sono sotto sequestro e i circa 800 cani ospitati vengono mantenuti alla meno peggio dai volontari. «Impugneremo l’ordinanza – dichiara guerra Anna Mazziotti, presidente dell’Associazione Lega Molisana per la difesa del cane- – Da noi la situazione è critica. Periodicamente la popolazione randagia viene sterminata con avvelenamenti di massa. I cani spariscono perché in questo modo è più facile liberarsene».

Margherita De Bac


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Cani al Sud, vige il modello PESCHICI. Randagi in centro, come tana i tombini

Una vicenda da Pirandello raccontata da un turista del Nord, alle prese col menefreghismo, l’indifferenza e l’ignoranza delle istituzioni. Fuori legge!

Tanto, per il sindaco, il suo vice e i carabinieri, ci pensa un “matto” del posto.

Quest’anno io e mia moglie da Torino abbiamo deciso di passare le vacanze in Puglia sul Gargano, a Peschici. Il primo giorno tanto per iniziare facciamo una passeggiata fino al porticciolo e accucciato in mezzo alla polvere sotto la tettoia di un garage in mezzo alle auto e alle moto scorgo un bellissimo cucciolo di cane meticcio dell’età di circa 3/4 mesi, taglia medio grande, magro come un chiodo, sporco e ricoperto di parassiti. Il primo istinto è quello di avvicinarmi e di accarezzarlo ma il piccolo arretra impaurito. Come me, quel cucciolo possono averlo visto decine se non centinaia di persone che regolarmente transitano sulla piccola strada che conduce al porto.

Così penso: lo hanno abbandonato! Ma poi mi chiedo: ma chi in un paese così piccolo? Gli uomini di solito non li abbandonano in autostrada o in campagna o comunque in zone isolate? Questi pensieri mi abbandonano e subito io e mia moglie corriamo al piccolo market della spiaggia dove compriamo acqua e 3 scatolette da 400g di pappe per cani. Torniamo li, ed Ettore, (così ho voluto chiamarlo) stava rosicchiando un pezzo di non so che cosa in mezzo alla polvere! Il tempo di mettere i tre barattoli nei piattini ed erano già finiti! 400gX3 in meno di 2 minuti! Questo è stato solo l’inizio! Per i restanti 11 giorni di vacanza abbiamo fatto la spola dall’albergo alla salita che porta al paese alto per portare scatole e scatole di cibo a Ettore, ai suoi 4 fratellini, alla loro madre e ad altre decine di cani che tutte la sere incontravamo.
Ci siamo detti: non può essere così, qualcuno deve fare qualcosa! Le prime chiacchiere le ho fatte con una pattuglia dei Carabinieri domandando informazioni a riguardo. La risposta è stata se possibile ancora più tremenda! Tutti quei cani, e assicuro che si tratta di decine e decine “appartengono” a un tale Mattia (uso un nome di fantasia), un signore non più tanto nel suo, ma che però ai cani non fa mancare assolutamente nulla figuriamoci il cibo, dicono i militari! Pazzesco, non credevo alle mie orecchie: giustificare il possesso di un branco di cani a un personaggio fuori di testa! Ma dove sono finito?

Quest’uomo, peraltro, di cani ne tiene rinchiusi non so bene quanti nella sua casa grotta senza farli uscire per non so quanto tempo. Il suo modo di accudirli è per così dire molto particolare, ovvero si estrinseca nel lancio dalla sua finestra sulla sottostante strada, di tranci di pizza vecchia che raccatta dagli scarti delle panetterie, di resti di carne o pesce che raccatta nei ristoranti della zona, o di avanzi di pasta recuperati sempre non si sa bene dove. Il risultato è che quell’an golo di strada che porta alla città alta è un porcile puzzolente dove le povere bestiole cercano di sfamarsi facendo attenzione di non finire sotto le auto. Tutti sanno, nessuno muove un dito, del resto ci pensa Mattia! Gli occhi di quei poveri animali alla mercè di tutto e di tutti, (sì, perché qui la gente del luogo salvo rari casi non vuole molto bene agli animali), non mi danno tregua, i miei pensieri sono rivolti a poter fare qualcosa per loro, e tenendo conto del fatto che siamo in Italia, e che quindi esiste una legge che protegge gli animali, mi reco in Comune e riesco a parlare con il Sindaco in persona al quale espongo la situazione tragica! (quasi lui non la conoscesse!). Gli chiedo aiuto ne ll ’immediato almeno per quei 4 cuccioli e per la loro madre che con l’apporto di volontari del nord e del sud potrebbero salvarsi da quell’inferno, ma il Sindaco con fare gentile mi assicura che qualcosa farà ma che la situazione è difficile per diversi motivi, e che non ultimo, c’è quel Matteo che……! Pazzesco, anche il Sindaco!

Intanto i giorni passano ma io non mollo. Mi reco in stazione dei carabinieri per ricordare che esiste una legge che tutela la salute degli animali e che nel mentre, quel buonuomo di Mattia tiene chiuso/i dei cani in una grotta da almeno tre giorni. A furia di insistere riesco a strappare al maresciallo un impegno a liberare i cani. Ma il pomeriggio tardi i cani sono ancora prigionieri in quella grottacasamagazzino.. Torno in stazione dove trovo il carabiniere col quale ho parlato il mattino e anche lui mi rassicura che appena fosse uscita l’auto l’avreb bero mandata lì. Siamo partiti il 21 agosto.

Quella porta era ancora sbarrata e il cane ancora prigioniero! Di questo ho informato il comando dell’Arma della regione Puglia con una mail. Ma non è tutto. La sera prima di partire, con la tristezza nel cuore per non essere riusciti a fare nulla, andiamo a mangiare una pizza in piazza dove tra le altre cose esiste un tombino all’interno del quale i cani si rifugiavano in grande numero e dal quale uscivano sotto gli occhi di tutti, Sindaco e Vice compresi.
A un certo punto accade una cosa inaspettata: due cani si accoppiano, in piazzetta scoppia una zuffa con almeno 8 cani protagonisti. In questo parapiglia generale un vigile urbano pensa bene di cercare di dividere i cani in accoppiamento con il borsello rigido della divisa. Dalla folla intanto spuntava il Vicesindaco. Non mi do per vinto e inizio a esporgli tutto ciò che è accaduto in quei giorni, compresa la mia disponibilità ad aiutarli a risolvere i loro problemi!!!! (che illuso) grazie all’aiuto di volontari del nord e del sud Italia.
A questo punto il Vice esordisce con un “…..cosa le serve un furgone? Un’auto? Delle persone che catturino i cani?”. Non mi sembra vero! Poi il tempo è passato e tra smentite bugie e muri di gomma, la speranza di poter fare qualcosa per per quegli animaletti è diventata sempre più fioca. Il Vice nei giorni seguenti mi dichiarava che i cani erano stati catturati lunedì 25 agosto e che erano in custodia presso un personaggio amante degli animali che in futuro avrebbe costruito il canile a Peschici. Ma di questa persona il veterinario USL che doveva tenere in osservazione i cani prima delle vaccinazioni di prassi non ne sapeva nulla. Il sindaco stesso interpellato da una volontaria pugliese dichiarava di non saperne nulla, ma che però c’è sempre quel Mattia…

Insomma passo dopo passo siamo arrivati a oggi con la tristezza nel cuore di chi non è ancora riuscito a fare nulla. Abbiamo tentato molte altre strade, come per esempio quella della polizia ecozoofila del Comandante Ciaglia che è riuscito a strappare una “p ro m e s s a ” al vicesindaco di Peschici di mettere a disposizione tot metri quadri per la nascita dell’ambulatorio dove poter sterilizzare le femmine (area attualmente inesistente) ma tutto ciò solo dopo essere stato messo di fronte alle proprie responsabilità di amministratore inadempiente. Ma purtroppo di questa promessa non ho più avuto riscontri. Sempre Ciaglia, per ciò che riguarda la questione dei cuccioli e la loro mamma, aveva impegnato il Vicesindaco ad incaricare il signor Nicola Tardivo per la cattura e la consegnaper le visite di prassi al veterinario USL della zona, Matteo Sgherzi.
Ma nel momento in cui scrivo non è ancora successo. Nelle scorse settimane ho personalmente sentito più volte al giorno il signor Tardivo ma mi sono sentito rispondere sempre in maniera negativa. I cuccioli erano scomparsi, idem la mamma. Tra le varie persone che ho contattato c’è anche la dott.ssa Marisa Carafa responsabile per la lotta al randagismo che mi ha esposto una situazione tremenda. I cani, naturalmente, non erano microcippati, e quindi sia l`amministrazione che l’USL erano fuori legge, ma non si può fare assolutamente nulla… Nei giorni scorsi, ho contattato ancora il veterinario Sgherzi, che mi confermava che i cani, mamma e cuccioli, erano scomparsi. Un nuovo branco, forse chissà c’erano anche loro, era stato avvistato sul litorale. Ciaglia, contattato da me nuovamente due settimane fa, aveva detto che mi avrebbe richiamato per aggiornarmi. Attendo ancora fiducioso sue notizie.

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