Aragona, toccata e fuga nella Sicilia delle barbarie

Aragona è in provincia di Agrigento. Il suo nome è suggestivo, ma la realtà evoca dolore e orrore nella peggior Sicilia che i siciliani onesti non meritano. Aragona è la storia di Ninfa Gueli, un’anziana anima indigente, semianalfabeta, malata di tumore. Ha avuto solo la disgrazia di nascere lì, e di sobbarcarsi, tra il riso, lo scherno e la beffa delle sanzioni, da più di 10 anni, il mantenimento e le cure di quasi un centinaio di cani aragonesi randagi, che sono i cani del sindaco. Gli animali glieli buttano dentro i cassonetti, li abbandonano nei suoi terreni. E lei, li raccoglie tutti, uno ad uno, con amore disprezzato e punito. Ad Aragona la civiltà non ha ancora cittadinanza. Ad Aragona la legge non esiste. Le norme sul randagismo non esistono. C’è un altro tribunale, per giudicare i vivi: farli morire di dolore e di fatiche.
Quando Ninfa bussa alla porta del sindaco, la risposta è che non ci sono soldi. Intanto i cani vengono ignorati, uccisi, seviziati, abbandonati, investiti, avvelenati. Orpelli inutili e di disturbo, inanimate presenze da eliminare. Dalla disperazione lei ha cercato di darsi fuoco, ma neanche l’estremo gesto ha smosso le coscienze.
Alla fine Ninfa è passata per pazza ma non per il fuoco: per aver detto mille volte no a chi le suggeriva di risolvere il problema, con il veleno. Laggiù si fa così. Metodo rapido e veloce. Istituzionale.
Racconta Ninfa agli amici stretti che alla domanda al sindaco: “Che ne facciamo dei cani?”, la risposta è stata: “Quali cani?”. Appunto: quale Ninfa? Ninfa non esiste.
Non che del canile qualcuno non abbia provato in passato ad occuparsi. Associazioni anche estere hanno tentato di sfilare dall’inedia comunale il destino dei cani. Ma l’unica cosa che è stato capace di fare il Comune, oltre all’aver fornito misere e rare quantità di cibo, è stato l’aver inviato in canile (che è sul terreno di proprietà di Ninfa), Polizia e Asl e metterle sotto sequestro i cani. Che fatica, fare i verbali.
Così, Ninfa ha imparato la lezione, ha imparato a lamentarsi, a occuparsi dei randagi al posto del sindaco che non se ne occupa, ha imparato a vedersi bloccate tutte le adozioni. Brutta vecchia pazza di una Ninfa, ma dove vivi?
Però… le hanno lasciato la custodia giudiziaria, eppure hanno verbalizzato la sua condizione di impossibilità fisica ed economica a proseguire. Tanto Ninfa sa poco leggere e poco scrivere, che importa se non sa che ha diritto all’assistenza legale?
Ninfa così, nella sua disperata corsa per la sopravvivenza dei cani, senza un aiuto pubblico, si è vista denunciata per maltrattamento (e per il maltrattamento a lei, chi denunceranno mai!?), e non contenti le hanno comminato dall’Asl una multa di quasi 15 mila euro per mancata iscrizione all’anagrafe canina comunale dei cani.
Per legge spetta al Comune, al sindaco. Per l’Asl tocca ad una ultrasessantacinquenne con pensione sociale.
Qualche veterinario ha fatto qualche microcippatura, ma di sterilizzazioni, neanche l’ombra.
«Alcuni cani hanno smesso per sempre di soffrire e sono stati lasciati nel terreno a marcire, tanto che la poverina, per non farli sbranare dagli altri cani e dai topi, non avendo neanche una automobile per spostare le carcasse, è stata costretta momentaneamente a seppellirli, attendendo la rimozione (mai avvenuta) delle carcasse da parte di chi di dovere«, ci racconta un amico, mentre si parla di fantomatici spostamenti in altri canili. Quali? Quando?
In una rete di passaparola tra Associazioni animaliste, era stato fatto anche il miracolo: una pensione milanese, ad un costo irrisorio, avrebbe accolto i cani di Ninfa. Il Comune si sarebbe tolto un pensiero per due lire, ma fu difficile capire cosa ne pensasse il sindaco, schiacciato dai pesanti impegni istituzionali, sempre riunito o appena uscito dalla porta.
Alla Lida di Caltanissetta, che lo aveva interpellato, nessuna replica. Ad Aragona d’altra parte i cani evaporano con l’acido nei pensieri di molti, nell’immaginario collettivo ai cani di Ninfa ci pensano «le tasche di animalisti nordici… scemi». Ed è un autorevole pensiero.
I cani intanto restano lì, nella povertà generosa di Ninfa, già adottati sono condannati a restare a marcire ad Aragona. La giustizia rende giustizia solo con la morte, ad Aragona. Nessuno ha voglia di traslare la custodia giudiziaria degli adottati da Ninfa ai nuovi padroni. E per ogni futura adozione a venire, bisognerà attendere gli esami veterinari. Possono uscire solo i sani (quelli che riescono a sopravvivere non si sa come), mentre i malati non hanno diritto ad essere adottati e curati. Morire, devono.
Oppure ci deve pensare la vecchia Ninfa. Lontano dagli occhi dell’Asl, del sindaco e dei siciliani. Ma non è neanche la legge della giungla, lì vince il più forte. Ad Aragona solo il più prepotente.
s.piazzo@lapadania.net

Scarica PDF 1 || Scarica PDF 2


LEGGI TUTTO...

Regione Molise. Piacere di conoscerti


LEGGI TUTTO...

Regione Molise. Piacere di conoscerti


LEGGI TUTTO...

Molise: Spettri che camminano

Il Sindaco è il proprietario del cane vagante e ospitato in un canile convenzionato del suo territorio.
Il Sindaco è il responsabile del benessere del suo cane.

Questi sono i cani di:

Giuseppe di Fabio (Campobasso)
segreteria.difabio@comune.campobasso.it;


Michele Cirino (Matrice)

sindaco@comune.matrice.cb.it;

Domenico Boccia (Baranello)
Fax: 0874.460828
urp@provincia.campobasso.it;

Giuseppe Nobile (Ripalimosani)
ripalimosani@inwind.it;

Denutriti, affamati, sbranati, amputati, ammalati, emaciati, traumatizzati, terrorizzati, spettri che camminano privi di massa muscolare, privi di pelo e ricoperti da parassiti, fotografati all’uscita di un inferno che noi sovvenzioniamo e che si chiama MOLISE.

Chiediamo al Prefetto di Campobasso Carmela Pagano di applicare la Legge
prefettura.campobasso@interno.it;

PS: i cani del canile di Ripalimosani hanno continuato a digiunare prima durante e dopo il sequestro del 4 agosto 2008.

Potete scaricare il dossier di al seguente link


LEGGI TUTTO... Ci sono 3 commenti: leggi...

Striscia la Notizia al canile lager di Mirabello Sannatico (Campobasso)

Ecco a voi il servizio integrale di Striscia la Notizia sul canile lager di Mirabello Sannatica (Campobasso).
Per mancanza di fondi dal comune, i gestori del canile, madre e figlia, cercano di dar da mangiare e accudire 500 cani. Quando va bene i cani mangiano una volta ogni 3 giorni.
Troppi cani con dermatiti, troppi cani al buoi e in mezzo a sporco e umido, in gabbie fatiscenti.

Questo è quello che gli inviati di Striscia la Notizia e il veterinario Dott. Roberto Scarcella hanno visto e appurato.

Ora vedremo se comune e regione si muoveranno sia per questo canile che per gli altri!


LEGGI TUTTO...

Esche avvelenate. Stanare i killer. Attentato ad animali e salute pubblica

Scarica il PDF

E ora tocca ai bocconi killer. La marcia del sottosegretario Martini schiaccia non solo i sassi della politica indifferente al grido degli invisibili ma va ora a colpire anche la delittuosa pratica delle “polpette” avvelenate. Anche per loro, oltre ai canili lager, ai sindaci inadempienti che affamano i cani, è già stata dichiarata guerra.

Sottosegretario, un altro tassello di civiltà?
«Dobbiamo contrastare questa barbarie in modo fermo, deciso, rapido soprattutto. A giorni il ministero emetterà un’ordinanza per colpire questo delitto. E i sindaci avranno il loro ruolo centrale di responsabilità. Da questo principio di legge io non mi schiodo, in barba a quei sindaci che fuggono dalle loro responsabilità».

Ci può anticipare l’ordinanza?
«Bisogna smettere di sottovalutare i bocconi, le esche avvelenate gettate criminalmente nei giardini, nei terreni, nelle campagne per allontanare gli animali e i loro proprietari, uccidendo creature innocenti dopo atroci sofferenze. Basta! L’ordinanza va a colpire un duplice reato: una pratica barbara, delittuosa, che mette a rischio la salute pubblica esponendo ad avvelenamento anche i bambini, l’ambiente, la falda, il patrimonio faunistico, esponendo a morte certa anche gli animali selvatici, magari protetti. Un disastro a catena in ambito urbano ed extraurbano».

Entrando nei dettagli?

«Le misure che stiamo definendo hanno dei punti fermi: è previsto l’obbligo del proprietario e del responsabile di fare denuncia, e per responsabile intendo il sindaco, che è il padrone degli animali vaganti sul territorio; altro cardine è la veterinaria pubblica: anche lei avrà l’obbligo di denunciare il danno subito dal patrimonio faunistico; il medico veterinario dovrà dare immediata comunicazione all’Asl e al sindaco».

Insomma è un decalogo per ricostruire il luogo del delitto e il suo killer?
«Precisamente, perché si prevede anche l’invio all’istituto zooprofilattico dei campioni della sostanza che ha provocato la morte dell’anima – le con tanto di referto ed esiti entro un mese».

Sottosegretario, lei chiama ancora una volta in causa il sindaco.
«Difatti ha l’obbligo di dar corso alle indagini. Verrà istituito anche un numero verde, che sarà fondamentale per i cittadini e le istituzioni».

Lei attacca i bocconi perché sono anche nemici dell’ambiente. Con quali effetti?
«Di grave inquinamento. Ma la novità credo che farà anche desistere dal gettare bocconi nei terreni prevede un passaggio obbligato, rivoluzionario – esclama con soddisfazione Martini – Il sindaco entro 48 ore dall’accertamento è tenuto a bonificare l’area». Il passaggio chiave è che il contesto ambientale dovrà essere risanato e non si esclude una sua delimitazione persino con una cartellonistica che evidenzi in quella proprietà il reato consumato. Insomma, la bozza d’ordinanza allo studio mette in forse, senza adeguata bonifica, l’impossibilità di proseguire nelle attività agricole o silvo-pastorali. D’altra parte, un’area inquinata, è pericolosa per la salute pubblica e animale. «Prevediamo la piena collaborazione degli organi competenti, dalla polizia locale alle guardie zoofile alla forestale. Sarà quindi un tema che concerterò col ministero dell’Agricoltura».

E che dire dei veleni impiegati?
«Ci sarà un allegato all’ordinanza, per restringere l’uso delle sostanze velenose e, come accade negli altri Paesi, inserire in questi prodotti anche sostanze amaricanti, per rendere immediatamente repellenti per odore e sapore i bocconi».

Stefania Piazzo


LEGGI TUTTO...

Sui TG nazionali Canili di Campobasso

Chiliamacisegua  ricorda che questi primi risultati, lungi dall’avere risolto e modificato la situazione dei cani maltrattati, ingorati, lasciati morire di stenti,  ancora reclusi in canili sequestrati, sono stati ottenuti anche  grazie al  suo duro lavoro di diffusione capillare e quotidiano svolto da un mese e mezzo a questa parte.

Chiliamacisegua non si è risparmiata nel tentare, con ogni mezzo a sua disposizione e alla collaborazione di Anna Mazziotti, presidente della Lega Molisana del Cane e dei volontari Germana, Giancarlo, Francesco, Sonia,  di attirare l’attenzione sulla condizione  dei canili lager del Molise e sulla ordinanza del sindaco di Campobasso
hanno risposto oltre ai giornali locali, Nuovo Molise, PrimaPaginaMolise, Telemolise con Pasquale di Bello, Manuela Petescia, Caterina Sottile di validissimo ausilio, La Padania con Stefania Piazzo, il Corriere della Sera con Margherita de Back, il TG5 con Cristina Parodi, Forum con Rita dalla Chiesa, La Vita in Diretta con Lamberto Sposini, Striscia la Notizia con Jimmy Ghione che hanno diffuso e diffondono la vergogna di  un sindaco che non adempie al suo dovere di primo cittadino e che non ottempera alla legge in materia di tutela del benessere animale, come richiesto più volte dal Sottosegretario di Stato On. Francesca Martini.

Chiliamacisegua
www.chiliamacisegua.org


LEGGI TUTTO...

Le opere di Misericordia

Misericordia e Legge, è stato l’imperativo categorico, pronunciato dal Sottosegretario On Francesca Martini, all’indomani del suo insediamento al Ministero del Welfare.
Disatteso dalla maggioranza dei suoi uditori: quei Sindaci che proprio la Legge 281 del 1991 per la tutela e il benessere animale, ha precisato essere il proprietario del cane randagio  sul suo territorio, tenuto a garantirne il benessere anche qualora, accalappiato, lo affidi ad un canile convenzionato, pena, in caso contrario, la possibilità di ravvisare il reato di omissione di atti d’ufficio e l’imputabilità penale. Il Sindaco, si ammonisce, è altresì responsabile delle misure prese o disattese per combattere il fenomeno randagismo nel suo Comune, nonche’ dell’impiego dei fondi erogati dallo Stato per porvi rimedio.
I Sindaci, invece di rispondere al richiamo, legale e se vogliamo anche di un certo spessore morale, hanno lanciato una moda scellerata: affamare i randagi, così da eliminare all’origine, per selezione naturale, il problema.
E se non sono i Sindaci, sono i cittadini zelanti che promuovono petizioni crudeli, tese a loro dire, a salvaguardare il proprio quartiere dalla presenza di povere creature indesiderate e vilipese. Fanno sconcio, fanno disordine, fanno sporcizia!
In questo caso il Sindaco lascia fare: “tanto sono solo cani”.
No. No. No.
Fino a perdere la voce, Chiliamacisegua si sgola:no!
Il rispetto che si deve ad ogni vita, urla di indignazione per essere calpestato tanto inumanamente e quotidianamente in barba alla Legge.
Ricordiamo allora le opere di Misericordia, spirituali e corporali, tutte praticabili, una conseguenza dell’altra, agli illustrissimi Sindaci, di Campobasso, Giuseppe di Fabio (che reputiamo in fase di ruminazione della sua Ordinanza Civica, emanata il 28 ottobre scorso, già impugnata dalla Lega Molisana per la difesa del cane e che ha scatenato, per fortuna, un putiferio nazionale) e  di San Marco in Lamis, Michelangelo Lombardi , che si accoda nella corsa del “ci sono anch’io”, per posizionarsi ai primi posti della classifica degli alfieri di ”cose dell’altro mondo, quello incivile”, per porsi sotto i riflettori della ribalta nazionale ( non tema, sarà accontentato di sicuro) e ai cittadini benpensanti  di Augusta, apripista di questa sciagurata alzata di ingegno.

Le opere di Misericordia
LE OPERE SPIRITUALI
Consigliare i dubbiosi
Insegnare agli ignoranti
Ammonire i peccatori
Consolare gli afflitti
Perdonare le offese
Perdonare pazientemente le persone moleste
Pregare Dio per i vivi e per i morti

LE OPERE CORPORALI
Dar da mangiare agli affamati
Dar da bere agli assetati
Vestire gli ignudi
Ospitare i pellegrini
Curare gli infermi
Visitare i carcerati
Seppellire i morti

Insegnamenti caritatevoli, etici ma anche ammonitori che fanno la differenza tra uomini e QUARAQQUAQUA’, da mandare a memoria e soprattutto da praticare.
Per la Misericordia Chiliamacisegua si affida alla carità cristiana ma per l’applicazione della Legge, Chiliamacisegua confida nell’on Francesca Martini

I fatti:

ANIMALI: PETIZIONE ON LINE PER CONTESTARE SINDACO CAMPOBASSO
(V. ‘ANIMALI: ANNUNCIATA PROTESTA CONTRO…’ DELLE 11:43) (ANSA) – CAMPOBASSO, 7 NOV – Da Trieste a Sassari, dal Piemonte alla Sicilia. L’onda lunga della protesta degli animalisti contro l’ordinanza del sindaco di Campobasso, Giuseppe Di Fabio (Pd), che vieta di somministrare cibo ai cani randagi, non trova confini.
Nelle ultime ore e’ partita su internet www.firmiamo.it/vietatoessererandagiacampobasso
una petizione (Vietato essere randagi a Campobasso), promossa da Corinna Andreatta dell’associazione ‘Chiliamacisegua’, attraverso la quale viene criticato il comportamento del primo cittadino di Campobasso. L’iniziativa ha riscosso un immediato successo. Al momento sono 1.768 le firme raccolte, ma il ‘contatore’ continua a far segnare nuove adesioni.
‘Mentre il sottosegretario al Welfare, Francesca Martini – si legge in apertura del documento – chiede l’applicazione della legge 281 del 1991 per la tutela i il benessere animale, c’e’ chi sceglie una strada opposta alla legge civile e morale’. La ‘battaglia’ degli animalisti, contro l’ordinanza del sindaco di Campobasso e’ solo all’inizio. (ANSA).

RANDAGISMO:ENPA,ANCHE IN CENTRO GARGANO DIVIETO SFAMARE CANI
(ANSA) – SAN MARCO IN LAMIS (FOGGIA), 7 NOV – Dopo il sindaco di Campobasso, anche il primo cittadino del centro garganico di San Marco in Lamis, Michelangelo Lombardi, vieta la somministrazione di cibo ai cani randagi. Lo denuncia l’Ente nazionale per la protezione degli animali (Enpa) la cui presidente nazionale, Carla Rocchi, ha inviato una lettera al sottosegretario alla Salute Francesca Martini, al prefetto di Foggia, all’assessore regionale alla salute pugliese e allo stesso sindaco di San Marco in Lamis.
Con una ordinanza del 3 novembre scorso, Lombardi – denuncia l’Enpa – vieta ‘ogni tipo di somministrazione e deposito di cibo sul suolo pubblico per il sostentamento dei cani randagi’.
Nel provvedimento definisce ‘cattiva abitudine’ e ‘deprecabile comportamento’ il dar da mangiare ai numerosi randagi del paese. L’Enpa chiede al sindaco di revocare l’ordinanza, al prefetto di richiamare l’amministratore all’applicazione delle norme nazionali e regionali e all’assessore regionale di verificare erogazione – e utilizzazione – di fondi pubblici al Comune di San Marco in Lamis contro il randagismo. (ANSA).

LA SICILIA SIRACUSA
4 OTTOBRE 2008

Avviata una petizione «Niente cibo ai randagi»
di Anna Burzilleri
Siracusa – Non vogliono i randagi davanti casa e soprattutto non desiderano che i vicini mettano le ciotole per dare da mangiare o da bere ai cani. Per questo alcuni residenti del centro storico hanno avviato una petizione.
È questo il quartiere dove si vedono spesso davanti casa o nelle piazzole di sosta delle ciotole con pasta, pane, resti di formaggio o di pesce oltre all’acqua.
I firmatari vogliono combattere il fenomeno del randagismo e del resto lungo la via Xifonia fino a piazza delle Grazie si possono notare branchi composti da numerosi animali. Non da meno la zona di Terravecchia Paradiso dove oltre una ventina di randagi bivaccano nella discesa dei giardini pubblici che costeggia la via Vittorio Veneto. Altri gruppi sono anche nella rotatoria di Corso Sicilia e nelle aiole di piazza Fontana.
Alla petizione rivolta negli anni scorsi all’ufficio Ecologia si aggiunge ora quella in cui si chiede ai vicini di casa di non dare da mangiare o da bere per fare allontanare gli animali.

CHILIAMACISEGUA

www.chiliamacisegua.org


LEGGI TUTTO...

Randagismo, cani affamati dal Molise alla Sicilia. Ma chi si mangia i fondi?

Scarica PDF 1 || Scarica PDF 2

Avevamo esordito così, il 28 settembre scorso, inaugurando il nostro viaggio nel mondo animale: «Avremmo preferito….. ». Certo, la Padania avrebbe preferito offrire cartoline di cani sorridenti, come i cuccioli perenni dei calendari, invece ha scelto di partire dall’inferno, anzi, dall’orrore di Campobasso. Siamo stati i primi a pubblicare il dossier del presidente della Lega molisana del cane, Anna Mazziotti : un documento che non ci ha fatto dormire. Ogni immagine è un rimorso di coscienza e di impotenza. Intervenne persino il sottosegretario Francesca Martini per scuotere il presidente della Regione Molise e l’assessore regionale. Ma il sindaco fece orecchie da mercante. Dopo Santo Stefano fu la volta di Ripalimosani, di Mirabello. Sempre nel Molise dei controsensi e delle crudeltà certificate. Poi siamo corsi a Rieti, passando per Peschici, Sant’Ilario in Calabria, annunciando Cicerale… Tragedie, olocausti. Drammi di una civiltà incompiuta e inadempiente, come i sindaci. Quelli delle ordinanze che vietano di sfamare i randagi. Eravamo partiti con Giuseppe Di Fabio, il sindaco di Campobasso, due mesi fa, per denunciare il lager di Santo Stefano dove i cani si mutilano solo per il fatto di esistere dentro il canile. Oggi, lì torniamo, quasi in un preveggente corso e ricorso storico delle brutalità. Nei prossimi giorni, dopo aver aperto la crepa sul muro dell’omertosa indifferenza della stampa, grazie alla collaborazione e al martellamento perseverante dell’associazione Chiliamacisegua di Corinna Andreatta e Rosanna Marani, i media si sono accorti dell’olocausto. L’Ansa l’altro giorno riprendeva la petizione dell’associazione che si può trovare in www.firmiamo.it, dal titolo “Vietare essere randagi”. Intanto Striscia la notizia ha annunciato un servizio dall’inferno di Campobasso, altrettanto la Vita in diretta su Rai Due. Ebbene, i fondi per abbattere il fenomeno del randagismo non sono pochi. Eppure non ci sono soldi per sfamare i cani di strada. Questo Paese vive al contrario. La legge molisana, in particolare, prevede un solo articolo: punire i cani. Non i padroni né i sindaci che non microcippano i cani sul territorio, provvedendo ad un ’anagrafe canina. A Mirabello, dove arrivano i cani dei Comuni di Campobasso, Mirabello Sannitico, Oratino e Ferrazzano, i quattro sindaci pagano a chi gestisce il rifugio, la signora Maria Rosaria Romano, 0,24 centesimi al giorno per sfamare ogni cane. La vita animale in Molise, come in troppe altre regioni del Paese, non ha valore. I cani possono e devono morire di fame, tranne avere spazi riconosciuti dal comune dove volontari autorizzati possono di tasca loro avere due possibilità: intestarseli e portarseli a casa, scaricando il sindaco da qualsiasi responsabilità; dare loro da mangiare a proprie spese. Resta il mistero di come spiegare agli animaliaffamati l’indirizzodei centri di “sfamamento”. Dal 2004 ad oggi, perammissione dello stesso sindaco di Campobasso,il randagismo è cresciutodel 224 per cento. Eallora, mentre non si saquale buon uso sia stato fatto dei fondi stanziati per il fenomeno, la scelta definitiva è quella di punire l’affamato con la pena capitale del digiuno,fino a che morte non sopravvenga per sfinimento o investimento. O per altre malattie contratte nei canili convenzionati sotto sequestro. Un Paese di cui vergognarsi, dal quale però non scappare. Giusto per avere la soddisfazione di vedere i carnefici pagare il loro conto. Spazzati via alle prossime elezioni, davanti ad un giudice per rispondere di maltrattamento e spreco di denaro pubblico. Dio esiste, ci crediamo anche noi.

s.piazzo@lapadania.net


LEGGI TUTTO...

Facciamoci gli affarli loro: accesso agli atti!

Cittadine e cittadini, facciamoci gli affari loro !
Cioè gli affari nostri.
Ficchiamo il naso nei bandi, negli appalti, muniamoci di lenti di ingrandimento, di calcolatrici e controlliamo che somme, sottrazioni, moltiplicazioni non pendano a favore dei dividendi. Altrui.
Vogliamo sapere dove finiscono i soldi dei contribuenti (nostri) erogati dai Comuni ai gestori dei canili convenzionati.
Le emergenze deflagrano giorno dopo giorno, il popolo del web paga di tasca sua due volte, cornuto e mazziato: per orrori, crudeltà, omissioni e per salvare la vita violentata di povere creature, massacrate dal profitto.
Facciamo quadrare i conti della legalità e della compassione.
Richiediamo gli accessi agli atti.
E le Amministrazioni Comunali che non sanno far di conto, A CASA!
CHILIAMACISEGUA
www.chiliamacisegua.org

UN MESE FA L’INCHIESTA DI PRIMAPAGINAMOLISE MOLTO ATTUALE
Appalto per i canili di Campobasso: qualche approfondimento
E’ un bando di gara del Comune di Campobasso per 940.800 euro. L’oggetto è il “servizio di gestione dei canili municipali compresa la fornitura di mangime”. Scade l’8 ottobre prossimo alle ore 12, cioè fra meno di un mese.
Leggendo il bando e gli allegati salta subito all’occhio qualche peculiarità, sulle quali pare opportuno svolgere qualche veloce riflessione.
Il primo punto riguarda quale tipo di impresa possa partecipare alla gara. Deve possedere, oltre ai requisiti classici (mancanza di procedure fallimentari, mancanza reati specifici, iscrizioni ai diversi registri pubblici) anche dei requisiti specifici, in particolare i seguenti: “aver effettuato, o avere in corso di esecuzione, almeno un servizio di gestione e/o pulizia e fornitura di mangime presso un canile pubblico con non meno di 200 cani ospitati da dimostrarsi mediante idonea dichiarazione dell’ente committente dalla quale si evinca che il servizio stesso è stato reso, o viene reso, regolarmente senza dare adito a contestazione alcuna; possedere un sistema di gestione della qualità conforme alla serie di norme UNI EN ISO 9001: 2000; avere avuto nell’ultimo triennio (2004-2005-2006) un numero medio annuo di dipendenti con contratto a tempo indeterminato non inferiore a 10 unità”. Non si tratta, come si vede, di requisiti banali. L’impresa deve aver gestito un altro canile municipale con almeno 200 cani (chissà perchè proprio 200), deve avere la certificazione Iso 9001 e 2000 (qualità aziendale, molto costosa da ottenere e non si sa quanto efficace) e deve avere avuto almeno 10 dipendenti nell’ultimo triennio.
E’ chiaro che così facendo il comune di Campobasso, e il dirigente dell’area tre del Comune responsabile dell’intero procedimento, il dottor Vincenzo de Marco (lo stesso che si è occupato anche dell’aggiudicazione del Festival dei misteri, come i nostri lettori sapranno) taglia fuori un gran numero di possibili partecipanti, incluse le nuove iniziative imprenditoriali o quelle che sono più efficienti nell’impiego della forza lavoro. Dieci dipendenti a tempo indeterminato (lo spessore organizzativo che il bando ritiene indispensabile per gestire il servizio, evidentemente) per un appalto biennale di 940.000 euro l’anno Iva inclusa, e compresa la fornitura di merce non sembrano infatti numeri del tutto congrui.
Basta fare due calcoli.
Un dipendente, mediamente, costa dai 30 ai 40.000 euro l’anno. Moltiplicato dieci abbiamo circa 350.000 euro di costi per il solo lavoro dipendente. L’appalto, che prevede anche la fornitura di merce, è in tutto di circa 380.000 euro annui al netto di Iva. E’ difficile, allora, capire la logica econometrica alla base del requisito. Ma anche le modalità di valutazione delle offerte lasciano lo spazio a qualche notazione.
Fatto 100 i punti che in base al bando si potranno assegnare alle offerte, 40 sono di tipo economico (prezzo più conveniente) mentre 60, ossia la maggioranza dei punti viene assegnata in base a “sistema organizzativo di fornitura del servizio fino a 25 punti; metodologie tecnico operative fino a 20 punti; sicurezza e formazione fino a 10 punti; strumenti e prodotti utilizzati fino a 5 punti”. In particolare i primi due criteri, secondo qualsiasi manuale di tecnica industriale o di erogazione di servizi, sono del tutto discrezionali, potendosi valutare in una maniera o in un’altra a seconda dell’osservatore, che, immaginiamo noi, non sarà neanche un tecnico aziendalista o consulente d’impresa.
Ergo la gara ha requisiti eccessivamente severi nell’accesso e troppo discrezionali nella gestione della gara.
La migliori prassi di rendicontabilità e trasparenza della gestione della pubblica amministrazione avrebbe indotto, probabilmente, ad altre scelte. Pesa, infine, anche il tempo ristretto per la presentazione delle offerte, l’otto ottobre come detto.
Peraltro, a quel che ci risulta, sulla questione della fornitura di mangime ai canili comunali si sono registrati in passato già dei problemi e forti polemiche che avrebbero portato anche a strascichi al di fuori di palazzo San Giorgio.
E, notizia dell’ultim’ora, alcuni enti chiamati in causa starebbero valutando attentamente il materiale raccolto in queste precedenti occasioni e approfondendo l’intera materia.

Queste le informazioni sui fondi erogati dallo Stato. Una cifra esorbitante. Ma dove finiscono se ogni giorno in internet parte una colletta compassionevole?

http://www.ministerosalute.it/caniGatti/paginaInternaMenuCani.jsp?id=1068&menu=abbandono

CONTRIBUTI EROGATI
Regioni del Nord euro 3.220.000 35,77 %
Regioni del Centro euro 2.980.000 33,11%
Regioni del Sud e Isole euro 2.800.000 31,11%

http://www.ministerosalute.it/imgs/C_17_newsAree_298_listaFile_itemName_2_file.pdf
Elenco in pdf delle richieste esaudite di contributi esaudite

http://www.ministerosalute.it/caniGatti/paginaInternaMenuCani.jsp?id=1067&menu=abbandono

Fondo per la lotta all’abbandono
Ogni anno, a partire dall’anno finanziario 1991, il Ministero ripartisce il fondo per la tutela del benessere e per la lotta all’abbandono degli animali da compagnia istituito dalla legge 14 agosto 1991, n. 281.
Tale ripartizione è stata effettuata per ogni Regione e Provincia autonoma in base ai criteri stabiliti dal Decreto Ministeriale del 29 dicembre 1992:

il 42% della disponibilità in base al numero dei cani e dei gatti di proprietà;

il 33% della disponibilità in base numero dei cani e dei gatti randagi;

il 25% della disponibilità in base al numero degli abitanti delle regioni e province autonome.

I dati sul randagismo sono forniti annualmente dalle Regioni su richiesta del Ministero. Quelli relativi all’anno 2007, sono pubblicati sul sito alla pagina Dati regionali sul randagismo.

I fondi stanziati dal 2005 al 2007 sono

Anno Fondo

2005 € 4.271.578,00

2006 € 3.998.000,00

2007 € 4.986.000,00

A partire dal 2008 sono stati modificati con Decreto ministeriale del 12 giugno 2008 i criteri di ripartizione del fondo:

il 40% viene ripartito in quote di pari entità tra le Regioni sulla base dell’attivazione della banca dati regionale dell’anagrafe canina in riferimento alla consultabilità per via telematica. Per la Regione Trentino Alto Adige, la ripartizione delle quote spettanti sarà attribuita, per un pari importo, alle province autonome di Trento e Bolzano;

il 30% viene ripartito tra le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano in base alla consistenza della popolazione dei cani e dei gatti con riferimento al numero di ingressi nei canili sanitari e nei gattili;

il 30% viene ripartito tra le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano in base alla popolazione umana.

Il Ministero individua le quote di ripartizione. Le Regioni e le Province autonome devono individuare, nell’ambito della programmazione regionale, le priorità di intervento elaborando il piano operativo di prevenzione del randagismo. Nella programmazione devono dare,come previsto dalla legge finanziaria 2007, priorità ai piani di controllo delle nascite destinando una quota non inferiore al 60% delle risorse alle sterilizzazioni, dove necessario, ovvero ad altre iniziative intese a prevenire il fenomeno del randagismo.

Le Regioni inviano successivamente al Ministero una relazione sull’attività svolta.

FACSIMILE
Città, ………..

Spett.le……..

Anticipata mediante fax al n. ……………..

Accesso agli atti relativi agli importi percepiti od erogati dall’Ente in indirizzo per la lotta al randagismo

L’Associazione…………, ente attivo nella protezione e nella tutela degli animali d’affezione, sorto per …………., in persona del proprio Presidente, …………., richiede, ai sensi degli artt. 22 e segg. della L. 8/8/1990 n. 241, l’estrazione e il rilascio di copie di tutti gli atti relativi agli importi percepiti od erogati dall’Ente in indirizzo per la lotta al randagismo negli anni……….. dal ……….al………….
Si chiede, altresì, che venga fornito un dettagliato resoconto della destinazione dei fondi che l’assessorato regionale alla Sanità della Regione………… ha stanziato ad altri enti pubblici od a privati per la prevenzione del randagismo e per la tutela degli animali in ottemperanza a quanto prescritto dalla Legge 281 del 14 Agosto 1991 “Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo”.
Si precisa, in merito, che la sottoposizione consapevole, da parte di un soggetto ad una comparazione con altri concorrenti nell’ambito di una procedura di erogazione di un finanziamento pubblico esclude la sussistenza di un interesse tutelato alla riservatezza a fronte di una richiesta di accesso agli atti, pertanto non si ritiene possano sussistere ostacoli di sorta all’ottenimento della documentazione sopra menzionata.
Per il ritiro si prega di contattare (nome e cognome) al n. 02/……
(oppure)
La documentazione potrà essere inviata al seguente indirizzo:
…………………..
Associazione …………….
Il Presidente


LEGGI TUTTO... Ci sono 2 commenti: leggi...