Randagismo, cani affamati dal Molise alla Sicilia. Ma chi si mangia i fondi?

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Avevamo esordito così, il 28 settembre scorso, inaugurando il nostro viaggio nel mondo animale: «Avremmo preferito….. ». Certo, la Padania avrebbe preferito offrire cartoline di cani sorridenti, come i cuccioli perenni dei calendari, invece ha scelto di partire dall’inferno, anzi, dall’orrore di Campobasso. Siamo stati i primi a pubblicare il dossier del presidente della Lega molisana del cane, Anna Mazziotti : un documento che non ci ha fatto dormire. Ogni immagine è un rimorso di coscienza e di impotenza. Intervenne persino il sottosegretario Francesca Martini per scuotere il presidente della Regione Molise e l’assessore regionale. Ma il sindaco fece orecchie da mercante. Dopo Santo Stefano fu la volta di Ripalimosani, di Mirabello. Sempre nel Molise dei controsensi e delle crudeltà certificate. Poi siamo corsi a Rieti, passando per Peschici, Sant’Ilario in Calabria, annunciando Cicerale… Tragedie, olocausti. Drammi di una civiltà incompiuta e inadempiente, come i sindaci. Quelli delle ordinanze che vietano di sfamare i randagi. Eravamo partiti con Giuseppe Di Fabio, il sindaco di Campobasso, due mesi fa, per denunciare il lager di Santo Stefano dove i cani si mutilano solo per il fatto di esistere dentro il canile. Oggi, lì torniamo, quasi in un preveggente corso e ricorso storico delle brutalità. Nei prossimi giorni, dopo aver aperto la crepa sul muro dell’omertosa indifferenza della stampa, grazie alla collaborazione e al martellamento perseverante dell’associazione Chiliamacisegua di Corinna Andreatta e Rosanna Marani, i media si sono accorti dell’olocausto. L’Ansa l’altro giorno riprendeva la petizione dell’associazione che si può trovare in www.firmiamo.it, dal titolo “Vietare essere randagi”. Intanto Striscia la notizia ha annunciato un servizio dall’inferno di Campobasso, altrettanto la Vita in diretta su Rai Due. Ebbene, i fondi per abbattere il fenomeno del randagismo non sono pochi. Eppure non ci sono soldi per sfamare i cani di strada. Questo Paese vive al contrario. La legge molisana, in particolare, prevede un solo articolo: punire i cani. Non i padroni né i sindaci che non microcippano i cani sul territorio, provvedendo ad un ’anagrafe canina. A Mirabello, dove arrivano i cani dei Comuni di Campobasso, Mirabello Sannitico, Oratino e Ferrazzano, i quattro sindaci pagano a chi gestisce il rifugio, la signora Maria Rosaria Romano, 0,24 centesimi al giorno per sfamare ogni cane. La vita animale in Molise, come in troppe altre regioni del Paese, non ha valore. I cani possono e devono morire di fame, tranne avere spazi riconosciuti dal comune dove volontari autorizzati possono di tasca loro avere due possibilità: intestarseli e portarseli a casa, scaricando il sindaco da qualsiasi responsabilità; dare loro da mangiare a proprie spese. Resta il mistero di come spiegare agli animaliaffamati l’indirizzodei centri di “sfamamento”. Dal 2004 ad oggi, perammissione dello stesso sindaco di Campobasso,il randagismo è cresciutodel 224 per cento. Eallora, mentre non si saquale buon uso sia stato fatto dei fondi stanziati per il fenomeno, la scelta definitiva è quella di punire l’affamato con la pena capitale del digiuno,fino a che morte non sopravvenga per sfinimento o investimento. O per altre malattie contratte nei canili convenzionati sotto sequestro. Un Paese di cui vergognarsi, dal quale però non scappare. Giusto per avere la soddisfazione di vedere i carnefici pagare il loro conto. Spazzati via alle prossime elezioni, davanti ad un giudice per rispondere di maltrattamento e spreco di denaro pubblico. Dio esiste, ci crediamo anche noi.

s.piazzo@lapadania.net