Caro Sindaco, il padrone dei randagi sei tu
5 ottobre 2008 -
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L’intervista a Corinna Andreatta, portavoce di Chiliamacisegua
«Un cane in canile? Spesso è come consegnare un innocente nelle mani di un aguzzino». Poi sfilano sul tavolo le immagini e i video delle torture. Scorrono canili da nomi esotici, dall’oasi serena all’airone nel blu. Si suggestiona il contribuente i cui soldi vengono destinati dal Comune per “pulire” le strade dai randagi. O rimettere in libertà per riaccalappiarli, così il Comune paga ancora. Truffa, mafia, corruzione. Compiacenza. Italia.
Corinna Andreatta, portavoce dell’associazione Chiliamacisegua, è un incrocio segugio molosso. Ha due obiettivi, nella vita: stanare uno a uno i sindaci che consentono il perpetrarsi delle zoomafie; inchiodarli davanti alle loro responsabilità, perché per legge il sindaco è proprietario di tutti i randagi sul territorio e della fine infame che viene fatta fare agli animali nei canili lager. Con i soldi dei cittadini ignari. E il placet della fascia tricolore.
Signora Andreatta, la gente vuole sapere. Racconti.
«Siamo peggio che in Romania. Il volontariato in Italia si addossa quasi tutte le spese: profilassi, vaccinazioni, sterilizzazioni. Eppure per legge tocca al sindaco. Persino la Finanziaria 2008 prevede che i comuni provvedono ai piani di controllo delle nascite ».
Allora, non giriamoci troppo attorno. Dove chiedete che sia fatta chiarezza?
«Credo vi sia una priorità assoluta e si chiama Cicerale, Oasi di S. Leo, nel Cilento.
I numeri: 97 comuni convenzionati!
2711 cani morti e inceneriti in un anno su circa 2500 presenze.
Gli affidi: 124 in un anno.
15mila firme raccolte per rivederne la gestione.
E un nulla di fatto.
I cani mangiano 0,25 grammi di crocchette al giorno a testa: aria».
Quanto si guadagna in un canile come Cicerale?
«Il comune paga 50 euro per ogni cane caturato, 20 per la sterilizzazione, 70 per l’incenerimento, e 1,56 euro di mantenimento per cane al giorno. Media dei decessi: 300 al mese».
I volontari possono entrare?
«A non tutti è concesso. Nonostante la legge obblighi l’affiancamento con le associazioni». E l’Asl? Le schede dei cani, la profilassi? «Lo chiediamo al sottosegretario Francesca Martini, perché faccia pulizia e chiarezza, perché è l’unico politico che ha a cuore la sorte di questi esseri indifesi. Anche un filmato documenta il lager: acqua putrida, box con fango ed escrementi, cuccioli col ventre lacerati di piaghe morti leccati ancora dalle madri disperate, orecchie nidi di zecche, pance gonfie di cani rivoltati nella terra, morti mentre tentano di scavare, uno sull’altro a carcasse, e quel che resta ha sguardi di terrore.
Sembra di essere a Pompei. Pensi che fa fatica a entrare anche chi reclama il proprio cane accalappiato. Com’è purtroppo accaduto.
Il gestore negava fosse quello, farlo uscire fu un’impresa. Poi, una volta riconsegnato, dopo disperate pressioni, la povera bestia fece un infarto in macchina. Morto dalla disperazione».
E noi paghiamo.
«Certo. A Milano per mantenere un cane si spendono 4,5 euro al giorno, a Ripalimosani ne danno 2,50 e muoiono di fame.
A Mirabello Sannita alla bravissima signora Maria Rosaria, il comune passa 19,35 centesimi.
A Rita Bonedies o alla Ninfa ad Aragona, pochi centesimi.
Insomma, cosa si aspetta a capire cosa c’è sotto questo colossale affare? Abbiamo preparato una petizione, per conoscere il resoconto di ogni centesimo speso».
E al Nord?
«Una delle priorità credo sia Pantigliate. La domenica i cani non mangiano, è il giorno di riposo degli inservienti. Chi gestisce il canile risponde dicendo che un giorno di digiuno non li fa morire di fame. Pensi che lo scorso dicembre i volontari rompevano il ghiaccio negli abbeveratoi, nessuno provvedeva per assicurare l’acqua».
E l’Asl?
«Lo chieda all’Asl2 di Milano cosa controlla. Ho visto con i miei occhi dare da mangiare avanzi umani. Ravioli, pane secco. Chissà che fine fa il mangime stoccato…».
Un inferno legale?
«Animali terrorizzati, box lavati con getto a pressione, in cui tutto si confonde e si spalma sull’animale recluso. La gastroenterite si manifesta periodicamente. Un cane è morto di cimurro. Poi, per restare da quelle parti, c’è il caso di Zelo. Un altro buco nero. Per non parlare di altri canili, Dogmar e Villanterio, su cui chiedo chiarezza. Cito solo un caso: dalla Dogmar di recente è uscito un cane malnutrito, col pelo sporco di feci, un’otite purulenta cronica bilaterale, positivo alla filariosi. Mi chiedo: e gli altri cani?».
Vada avanti.
«Penso a Torre del Greco, l’Eden. Un volontario è entrato solo accompagnato dai vigili. Potrei continuare all’infinito. Guardatevi come passano la vita i cani a Rieti»
« Noi chiediamo giustizia per i moribondi che sperano di morire presto, per far cessare le loro agonie. Il sottosegretario Martini che stimiamo e sosteniamo, non resterà sorda a questo grido di dolore infinito».
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Fondazione Rifugio Baratieri: La casa dei cani che sorridono
2 ottobre 2008 -
Arzago d’Adda è a un tiro di schioppo da Milano. Sei sulla Rivoltana, il verde assume colori più credibili, la campagna inizia ad avere un senso.
E lì, superata una capezzagna, a metà tra il confine bergamasco e cremonese, varcato un cancello, entri nella terza dimensione. Si apre un mondo di solidarietà, dove i latrati diventano abbai di serenità. Dove i randagi feriti negli occhi per sempre cambiano il loro sguardo. Qui, grazie alla generosità umana, per una volta non rara, non avara e non ladra come accade in tante strutture pubbliche/ private dove si lucra sui corpi sacrificati dall’abbandono, i cani rifioriscono. Il rifugio della Fondazione Baratieri è la prova emblematica della lotta tra il bene e il male. Fuori, ci sono i canili dove si accalcano come sulla barca di Caronte i cani dal destino segnato, quelli che si sbranano per la fame.
Quelli che chiudono gli occhi nelle strutture sequestrate dove però non cambia nulla. Il nero resta nero, il buio resta buio. Dentro, invece, nel rifugio di Arzago si dà lezione di benessere animale. Se esci senza aver adottato un cane, ti senti più povero e provi la pesantezza di essertene andato a mani vuote. Qui rifioriscono i cani dai volti sfigurati, le maschere dell’orrore dei piccolo indifesi che giungono da tutta Italia, su segnalazione dei volontari, strappati da morte certa per atrocità umana. Come avviene a Ripalimosani, Cicerale. Su cui scriveremo presto. Qui si respira un’altra aria, diversa dai canili di Pantigliate, Zelo Buono Persico, Torre del Greco, Olbia, la Cuccia di Palermo, il canile di Aragona, il Pinocchio di Lampedusa, diversi canili nella civile e vicina provincia di Pavia. Anche su questi canili indagheremo, come abbiamo iniziato per Santo Stefano a Campobasso. Al Rifugio della Fondazione tira invece un’altra aria. C’è Bamboo, salvato dalla rogna, ma soprattutto dal canile sequestrato La Fattoria di Tobia (Roma); c’è Max, cagnolino torturato nelle campagne parmensi, operato perché tutt’uno con un collare di ferro incarnato nel collo, segno di “fedeltà” al carnefice umano che lo voleva legato a sè fino alla fine dei suoi giorni. Ci sono Pippo e Lara, randagi di Salerno, dove erano a rischio avvelenamento; poi ci sono Boy e Millo, un tempo solo scheletro, strappati dal sequestro del canile di Giuliano (Roma); ci sono Pinco e Panco, altri due randagi che hanno vissuto a lungo sulle strade di Catania; ci sono le 4 sorelline trovate e cresciute selvaggiamente in un bosco vicino a Bergamo; c’è Coletta scampata da un maltrattamento, arrivata denutrita e malmenata, un’ombra di cane; c’è Aiko, dal lager di Rieti; ci sono Bonny e Monny che erano stati rinchiusi e dimenticati dal 2000 in una sotto specie di canile di Brescia; ci sono Laika e Timothy (lui senza bulbo oculare) che arrivano dalle strade di Roma. C’è Fiocco, al quale hanno tagliato un orecchio per far sparire le tracce del tatuaggio, sfigurandogli il muso, per poi gettarlo come rifiuto sulla strada, dove è stato raccolto mentre si trascinava sul ciglio della strada.
Sono solo alcuni degli angeli (un centinaio), accuditi dai volontari e da Cristina Colombo, che in prima persona segue la struttura che accoglie anche i cani che le persone anziane, per ragioni di salute, non possono accudire. Anche per sempre.
Ci racconta l’avvocato Rocco Mangia, presidente della Fondazione che ha seguito professionalmente e paternamente sin dal suo nascere: «C’è voluto molto tempo per far decollare questa realtà – ammette -. Dopo la morte delle sorelle Baratieri, Clementina e Clotilde, non è stato semplice far rispettare la loro volontà testamentaria: visto che lo Stato non aveva consentito loro di adottare un bambino, decisero di destinare i loro averi ai cani abbandonati. E così fu. Dopo un periodo costellato da verifiche contabili e contenziosi, ora siamo qui, operativi, e già pensiamo al futuro». La generosità ha diritto d’altra parte ad essere ambiziosa e l’ambizione questa volta è una speranza: «La struttura acquisita ad Arzago, diventerà sempre più un sistema di relazioni. Non solo luogo di adozioni, di cura, ma di formazione, di educazione al rapporto uomo- cane, di pet therapy. Attività cinofile, promozione della cultura zooantropologica nelle scuole. Perché il dramma dell’abbandono va risolto facendo prevenzione. Ora che la macchina sta girando, servono le risorse umane, virtuose.
Le stiamo cercando e siamo certi che sono già sul nostro cammino». «Nessuno avrebbe mai immaginato che due sorelle di nobile famiglia, che raccoglievano i cani nel loro palazzo di piazza Castello a Milano avrebbero dato il via a questa fantastica avventura – commenta Cristina Colombo, che fa parte della storia Baratieri, avendo accudito i loro animali quando ancora erano in vita – Dal 4 giugno 2007, anno in cui Arzago è operativa, sembrano passati anni luce. Ma non per i cani, per i quali ogni istante può essere quello giusto per rinascere».
s.piazzo@lapadania.net
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Emergenza canile sanitario Campobasso
1 ottobre 2008 -
Sottosegretario Martini si attiva presso Presidente della Regione Molise Sen. Angelo Michele Iorio
Il Sottosegretario alla salute Francesca Martini nei giorni scorsi ha contattato il Presidente della Regione Molise Sen. Angelo Michele Iorio per sottolineare la grave situazione del canile sanitario di Campobasso in merito al numero esorbitante di cani in esso contenuti e alle rischiose condizioni strutturali dell’edificio.
L’occasione è stata utile anche per sollecitare un intervento presso le Amministrazioni comunali competenti per una valutazione delle condizioni generali del fenomeno del randagismo, della chippatura e delle strutture a vario titolo deputate all’accoglienza degli animali.
Il Sottosegretario Martini ha dichiarato “Dal Presidente Iorio ho trovato grande sensibilità sull’argomento e impegno di collaborazione con il Governo su questo tema”.
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