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Se cominci ad accarezzare un cane, avrai trovato un'occupazione per la vita
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Archive for ottobre, 2008

E a Mirabello i sindaci condannano chi cura i cani

ottobre 26, 2008 By: Rosanna Marani Category: Canili lager, Maltrattamento cani

41 cani sono volati, leggeri come piume, sul ponte dell`arcobaleno. Avevano la pancia vuota. In Molise. In Molise, i volontari toccano con mano il fondo dell`indifferenza. In Molise, gli animalisti raschiano inutilmente il barile della compassione. In Molise, le Istituzioni vivono di “chis – senefrega “sulla pelle di esseri senzienti, animali (la parola animale deriva da anima, dal greco ànemos = vento, soffio vitale). La lunga agonia di povere bestie si chiude con un sibilo. Se ne vanno indesiderate e ignorate, con l’unico conforto di incontrare, prima di buttare fuori l`ultimo respiro, il solo sguardo caritatevole che abbiano mai conosciuto nella loro esistenza. Da tempo immemorabile, il tempo dello scaricabarile, la signora Maria Rosaria Romano nel canile di Mi – rabello, in provincia di Campobasso, lotta contro l`impossibile: l`applicazione della Legge. La coscienza, in Molise è cosa rara. E i Sindaci del Molise sono incapaci come dimostrano, di coniugare un sentimento, incapaci di prendere p ro v v e d i m e n t i . Un canile convenzionato ufficiale, riconosciuto nel comprensorio, non esiste. Esiste il menefreghismo di questi Sindaci, che si sono appropriati della compassione che la signora Romano, ex insegnante in pensione, ha provato la prima volta verso un randagio e l’hanno fatta diventare abitudine a gratis, che sopperisce alla loro inottemperanza della Legge. Esiste la sordità morale di questi Sindaci, che ha fatto in modo che al primo randagio accudito dalla signora Romano, se ne aggiungessero, mandati dai loro Comuni, altri 699. Questi Sindaci, secondo la Legge 281 del 1991 per la tutela e il benessere animale, avrebbero dovuto ristrutturare o costruire canili laddove non esistono e occuparsi della tutela e benessere di animali vaganti sul loro territorio. Ora la signora Romano lancia l’ennesimo,disperato grido di aiuto per non soccombere assieme ai suoi cani.E i Sindaci, dopo aver continuato per anni a chiedere alla signora di accettare i cani che loro stessi le hanno mandato e che continuano a mandarle, si tirano da parte.

Ad un tiro di schioppo da Mirabello, che mitraglia la stessa indecenza, si erge in tutto il suo orrore, su un terreno di 1600 metri quadri, concesso in parte dalla amministrazione comunale, per la miseria di 900,00 euro il canile di Ripalimo – sani. Il sequestro del 4 agosto 2008 ha svelato agli occhi degli ispettori uno scenario a dir poco apocalittico. Box come bare di cemento impastate con eternit (messe al bando per la pericolosità dell’amianto con cui sono composte) nude, dove i cani non hanno spazio per muoversi, né riparo d’estate e d’inverno. Le taglie dei cani mescolate senza criterio, grandi e nane, forse per accelerare la selezione naturale, senza alcuna cura per il più debole destinato a soccombere al capo branco quando viene attaccato e spesso ucciso. Senza acqua, senza cibo, topi morti di fame anche loro, pulci, zecche che si sono ingrassate mangiando lembi di muso delle povere bestie, creature con dermatiti, alopecia, denutrite, con parti dilaniate che mostrano addirittura l’osso che esce dalla carne viva. I cani non escono mai dai box, neppure quando un inserviente disumano spara violentemente il getto del l’acqua gelata, provocando un mulinello unico dove tutto è rappreso insieme, animale, feci e urina. Que – sta è la quotidianità documentata del canile di Ripalimosani. Il gestore del canile sequestrato si fa le regole e interpreta la legge a modo suo. Con arroganza. Con supponenza. Con senso di onnipotenza. Frappone mille ostacoli alle adozioni dei cani, osteggia in ogni modo il lavoro dei volontari, dileggia la loro abnegazione, lasciando cristallizzata l’orren – da realtà. Non fa nulla, non muove un dito per guadagnarsi i 2,50 euro che riceve per ogni cane. Anzi si disattiene persino al provvedimento autorizzativo del Pubblico Ministero di Campobasso. Chi ha il potere per rintuzzare una tale protervia, per carità cristiana lo faccia! Immediatamente. Per riuscire a salvare qualcuno di quei poveri infelici sequestrati, che stanno morendo anche di leptospirosi: una malattia trasmessa dai topi che notoriamente alligna, laddove regnano sporcizia e mancanza d’igiene. Ironia della sorte, l’aguzzino che ha ridotto queste povere anime in tale stato,è anche, per una macroscopica stortura della Legge, custode giudiziario delle sue vittime. Quale la differenza se i cani stanno morendo a Mirabello e a Ripalimolisani? La signora Romano, regala di “tasca sua”, la vita ai cani. Il gestore del canile di Ripalimosani, regala di “tasca nostra”, la morte ai cani. Chi dei due è fuorilegge?

Rosanna Marani

Gli scheletri di Ripamolisani

ottobre 26, 2008 By: Rosanna Marani Category: Canili lager, Maltrattamento cani, Novità

Il Molise tocca il fondo.
«Crudeltà». Sta scritto nella relazione preliminare che il medico veterinario Alessandra Scorza di Alessandria ha redatto sullo stato di salute di alcuni cani arrivati per mano misericordiosa dal lager di Ripalimosani, portati fuori nei giorni scorsi nonostante le resistenze del gestore ad un decreto del pubblico ministero che autorizzava le adozioni. Paradossale e infernale perché quel viaggio veniva persino interrotto con un interrogatorio degli adottanti dai carabinieri. In Molise, la legge ha perso identità e dignità. Per lungo tempo  si legge nella relazione del veterinario  non c’è stata «una regolare e sufficiente alimentazione giornaliera con conseguente riduzione e poi scomparsa di tutte le riserve energetiche de ll ’organismo».
E aggiunge: «Considero gravissimo che animali custoditi in una struttura convenzionata e autorizzata da organi competenti possano arrivare a presentare una tale condizione fisica che dimostra senza dubbio una crudeltà, una trascuratezza e una negligenza estreme». E ora, dal canile sequestrato non si salverà più nulla: la leptospirosi regna sovrana. Non esce più un cane. Per i derelitti rimasti, figurarsi ora chi vigilerà.

L’Asl che ha vigilato prima, senza dubbio. Con i sindaci. Siamo a posto. La crudeltà abita in Molise, come abbiamo avuto occasione di documentare anche con il canile di Santo Stefano, oggetto delle attenzioni del sottosegretario Francesca Martini. Anna Mazziotti, presidente della Lega molisana del cane, attende che dopo la visita del presidente Iorio accada qualcosa, possibilmente di umano. Per ora tutto tace. L’unico comune denominatore è e resta la crudeltà. A Oratino, in provincia di Campobasso, un altro olocausto: un cane randagio è stato legato ad una corda fissata all’auto. L’assassino ha corso nel centro del paese, sotto gli occhi di tutti, fino a che il cane ha consumato la propria lingua, la propria carne sull’asfalto. Nessuno lo ha fermato, nessuno ha visto niente. Poi, una volta giudicato che la lezione al bastardo poteva bastare, il criminale gli ha sparato. La prossima volta, quale notizia dal Molise?

s.piazzo@lapadania.net

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Tu che ami i cani…ascolta questa storia: Mirabello!

ottobre 26, 2008 By: Rosanna Marani Category: Canili lager, Maltrattamento cani, Richieste

E’ la storia di una donna lasciata sola per troppo tempo..nella sua coraggiosa e lunga battaglia per salvare dei cani che nessuno vuole…che nessuno ama..che nessuno rispetta!

Erano pochi all’inizio…lei ha costruito il suo piccolo canile da sola…con l’aiuto di sua figlia…poche le persone disposte ad aiutarla…pochi i sostegni economici…solo il disinteresse totale delle istituzioni che invece dovevano provvedere a quelle povere creature…e via..via ..i cani aumentavano…li trovava anche legati fuori dal suo canile…li accoglieva…li curava…li amava… ma le sue risorse economiche sono finite…e anche la sua forza fisica se ne sta andando…resta solo l’amore …ma i cani ora sono 750…Ma i cani ora muoiono di fame…ma i cani ora muoiono di malattia…ha fatto l’ultima cosa che poteva…ipotecare la sua casa…altro non ha !

Adesso…tu che ami i cani…guarda il tuo cane….Magari dorme felice sulla poltrona al tuo fianco…e’ sano…curato…amato da te che sei il suo grande amico e l’hai salvato da una vita di solitudine e tristezza..accogliendolo nella tua casa e condividendo la tua vita con lui…

Anche maria rosaria romano voleva questo…sognava la felicita’ di tutti i cani che ha salvato…invece quello che le resta e’ il dolore di vederli morire di fame…il suo canile di mirabello sannita sta andando a pezzi…insieme a lei…noi forse non possiamo salvarla…non possiamo adottare tutti i suoi cani…non possiamo salvare tutti i cani del mondo…ma guarda queste foto …!!!!

Noi siamo in tanti…se ognuno di noi dona qualcosa possiamo aiutare maria rosaria a salvarsi insieme a tutte quelle povere creature che ha accolto!

Forse e’ poco…ma per maria rosaria e sua figlia e’ tantissimo!

Per versamenti:
banca popolare di lodi
It26a0516403801000000390065
Intestato a e.M.P.A. (Ente molisano protezione animali)

Martini: Stanare l’illegalità, creare cultura

ottobre 23, 2008 By: Rosanna Marani Category: Maltrattamento cani, Novità, Randagismo, Richieste, Volontariato

Il treno ad alta velocità Martini corre sul doppio binario.
Su quello dell’emergenza e su quello di un progetto ampio,generale, un mosaico di ordinanze e prossimi interventi di legge per sostenere il cambiamento culturale del Paese in fatto di rispetto e benessere animale.
Il volontariato è a bordo. Un miracolo politico, sociale, unfenomeno che si spiega, un po’ alla volta…
«Quando ho avuto la piena delega alla veterinaria mi sono detta: bene, Francesca,questa è l’occasione per fare quello che non si è mai fatto prima». L’applauso è lungo,rompe il silenzio di tanti decenni di desolato e reticente abbandono umano. Occhi increduli si ritrovano nel primo tavolo del Nord accolti dal nostro quotidiano a Milano in via Bellerio, dove c’è l’ultimo tepore autunnale, un calore che avvolge il sogno mite e determinato delle associazioni di volontariato animalista che hanno risposto senza batter ciglio, da tutto il Paese, alla chiamata alle armi.
Armi della cultura,della politica del fare, dell’educazione alla legalità.

Francesca Martini lo dice consapevole che la data del 20 ottobre segna un principio storico. Ecco il programma.

REGALO ALLA SOCIETÀ
«Sono estremamente orgogliosa del fatto di avervi qui. Ciò che facciamo non è solo per le creature maltrattate,calpestate, ma è qualcosa che regaliamo a tutta la società. Sarà duro ma, ve lo assicuro, il nostro lavoro lascerà un segno».
Come le prime ordinanze del sottosegretario, la sinfonia del nuovo mondo: il raccordo tra il volontariato e la politica, il fare filiera nella società, che «deve fare il grande sforzo di aprirsi ai valori e ai principi alla base del nostro lavoro, abbassandogli steccati».

TAVOLO DEL BENESSERE
Punto primo: «Per incidere bisogna lavorare insieme.
Ecco perché a latere del mio lavoro ho attivato un tavolo per il benessere animale con le associazioni, i rappresentanti delle Regioni. Sono importanti i Nas, i dirigenti del ministero ma senza il volontariato che fa rete e fa filiera con noi non si riesce ad arrivare a tutte le situazioni di bisogno del Paese».

COMBATTIVI
Il metodo di lavoro è chiaro.
«Non ci può essere un’attività a spot su questo tema,bisogna aggiornarsi costantemente,tenere fissata l’attenzione non solo sull’emergenza (come quando mi sono attivata per il canile di Campobasso,per l’ordine di servizio di Trenitalia) ma anche sul progetto generale, un mosaico che, tassello dopo tassello, realizzeremo con atti di legge importanti per la civiltà, incidendo come Governo sui processi culturali.
Chi è culturalmente e umanamente meno elevato deve fare un percorso di rieducazione!».

STANARE I SINDACI
Le Regioni fanno fatica a muoversi, i sindaci spesso mettono questo tema all’ultimo punto dei loro doveri istituzionali. La “regola Martini” allora è questa: «La persona che ha responsabilità politica e istituzionale c’è e bisogna stanarla. Ci sono fondi ad hoc, ci sono dei doveri e siamo un momento storico assolutamente favorevole. Staniamoli. Con la prima campagna diretta del ministero sul randagismo ho lanciato il messaggio: esiste una competenza e una responsabilità, io sono la prima ad assumerle ma dobbiamo anche spingere gli altri a capire qual è il loro ruolo».

VETERINARI ALLEATI
«I veterinari sono i custodi dei valori di cui noi siamo portatori. Sono fattore strategico, scientifico culturale di civiltà. Ecco perché la veterinaria pubblica e privata deve entrare in rete con noi. Rafforzare i veterinari vuol dire rafforzare i principi della salute pubblica».

TUTTI A SCUOLA
Al tavolo del benessere animale partecipa anche il veterinario comportamentalista. «Col ministro Gelmini ho preso contatto per un piano di azione educativo nelle scuole, per educare i bambini al rispetto, all’amore, alla cura degli animali. Sul fronte cinofilo, voglio invece introdurre il principio della responsabilità del proprietario, responsabilità che vuol dire educazione, capacità di gestione. Le aggressioni avvengno in situazioni di sottocultura, di privazione generale o di sottovalutazione: randagismo, non controllo da parte del padrone, non valutazione di situazioni di rischio».

ORDINANZA TURCO
Martini ricorda: «L’ordinanza Turco non ha dato risultati. Ci sono proprietari che non hanno consapevolezza delle situazioni di rischio, che non conoscono le dinamiche di reazione dei loro cani.

IL PATENTINO
Un elenco di razze cosiddette pericolose quindi non serve, va superata. «Oltre che prevedere l’obbligo del guinzaglio, bisogna fissare il principio che i cani impegnativi devono avere alle spalle un percorso di formazione, di educazione del proprietario». Ed entrano in gioco le associazioni che «devono trasferire la cultura della responsabilità, del rispetto, dell’igiene, dell’attenzione al comportamento. Perché sulla sicurezza va trovato un patto per la civile convivenza».

ALLEATI DEI NAS
«Ho stretto un’alleanza molto forte con i Nas. In pochi mesi su 750 controlli ben due terzi hanno rilevato irregolarità in canili sanitari, allevamenti, negozi, dogsitter, ambulatori, pensioni. Ma va combattuto ciò che stiamo importando con l’immigrazione, che il rispetto per gli animali non sa neanche cosa sia.

BASTA MACELLAZIONE ISLAMICA
Sulla macellazione islamica dovremo fare un grosso movimento d’opinione. Questa non è libertà religiosa. È infrangere le leggi della civile convivenza. Più un popolo è retrivo, ignorante, incivile, più maltratta bambini e animali. Chi è più fragile viene calpestato, nascondendosi dietro riti, usi e costumi, religioni ».

IL MICROCHIP
«In alcune parti d’Italia il microchip è ancora un’opinione! La chippatura è invece fondamentale strumento di lotta al randagismo. Con l’anagrafe nazionale le Regioni saranno obbligate a mettersi in ordine». Nell’ordinanza c’è anche il principio scientifico ed etologico: il cane non deve essere ceduto nei primi due mesi di vita. Deve ricevere l’imprinting della madre».

SVUOTARE I CANILI
«È fondamentale: i canili non sono fatti per tenere a vita i cani ma per darli in adozione. Da assessore della Regione Veneto ho fatto la prima delibera in Italia che fissa questo principio: i canili sono fatti per le adozioni, diamo agli aspiranti adottanti un pacchetto di cure sanitarie graduate nel tempo. In più abbiamo inserito la presenza del veterinario comportamentalista per aiutare l’animale ad essere reintegrato. Il cane che esce dal canile deve essere sicuro, educato, sano, pronto ad entrare in una famiglia».

MENO TASSE
Favorire le adozioni, sostenere le famiglie e le persone anziane. «Devo aprire un dibattito con Tremonti – anticipa Martini -: l’obiettivo è far e sì che le cure veterinarie siano totalmente detraibili. Serve neutralità fiscale e ridurre l’Iva al 4-5%, abbattendola dal 20, soglia dei beni di lusso». Poi, per le spese veterinarie: «Il decreto Bersani ha portato scompiglio. La via maestra è dar vita a convenzioni tra Regioni e veterinari per cifre calmierate e pacchetti a prezzi certi».

di Stefania Piazzo – La Padania

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Canile lager sequestrato nel tarantino

ottobre 19, 2008 By: Rosanna Marani Category: Maltrattamento cani

Una proprieta’ privata adibita a canile abusivo, che ospitava 60 cani meticci tenuti in pessime condizioni igieniche, e’ stato posto sotto sequestro probatorio da agenti della polizia municipale di massafra su delega del sostituto procuratore filomena di tursi.
La struttura, un immobile destinato originariamente a dimora per villeggiatura e da un giardino perimetrale di 1.000 metri quadrati, era sommersa da rifiuti e da escrementi.
La maggior parte degli animali era lasciata libera di scorrazzare, mentre alcuni cani erano rinchiusi in gabbie anguste.
L’interno del piano rialzato dell’immobile e’ risultato non ispezionabile per le gravissime condizioni di degrado igienico e per la presenza massiccia di rifiuti e masserizie abbandonate.
I latrati che si ascoltano in maniera distinta, pero’, fanno ipotizzare – a detta degli investigatori – la presenza di altri animali chiusi in gabbie.
Gli animali sono stati affidati alla coniuge del proprietario dell’immobile, che a sua volta e’ stato denunciato per maltrattamenti di animali.
Il sindaco di massafra ha emesso un’ordinanza urgente per il ripristino delle condizioni igieniche.

Fonte: Telenorba

Martini domani in via Bellerio a Milano col volontariato

ottobre 19, 2008 By: Rosanna Marani Category: Novità, Volontariato

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Sbaraccano i cani, non i nomadi

ottobre 19, 2008 By: Rosanna Marani Category: Novità, Randagismo

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Molise: canili “lager”, interviene Iorio

ottobre 13, 2008 By: Rosanna Marani Category: Maltrattamento cani, Novità

Rieti, il terzo mondo dei cani

ottobre 11, 2008 By: Rosanna Marani Category: Maltrattamento cani, Novità

Un altro canile dove la crudeltà supera l’immaginazione. In Lazio esistono le istituzioni?

Nessun luogo è lontano. Ma Rieti è più vicino degli altri. Basta guardare cosa c’è dietro la porta del canile dell’indifferenza mortale, che non scalfisce l’affare, che non smembra le connivenze, che fa passare tutto liscio. Che smembra la vita dei cani, che scalfisce i corpi in un’eutanasia obbligata giorno per giorno. Qui si muore, un po’ alla volta, lentamente ma con matematica certezza. È lì, nelle immagini, nelle denunce dei volontari e del loro video (dal quale abbiamo tratto le foto in pagina) e che bisogna vedere per continuare a guardare un cane negli occhi. Rieti (città del sindaco Giuseppe Emili, lista civica centro-destra), una lunga storia per l’unico canile di tutta la provincia, una struttura che tale non si può dire neppure per lo Zingarelli ma che comunque dall’ottobre 2004 prende sostanza legale con tanto di autorizzazione del Comune e dell’Asl, arrivando ad avere fino a 900 cani. La storia, come per tutti gli altri canili lager, si ripete. Catapecchie che sembrano orti dismessi lungo la ferrovia, una favela di latrati dolenti, box affollati, un unico suolo di feci dove i cani dormono, mangiano, appoggiano il corpo squarciato dai morsi, dalle piaghe, dalle colonie di zecche diffuse come mani aperte sui volti divorati. Rieti come l’Africa: il sistema fognario è a cielo aperto. I liquami circolano ovunque. I cani che disertano e tentano la fuga vengono uccisi a fufucilate al di là del cancello. Forse è la morte migliore quella che vanno a cercare. Si mangia dal lunedì al sabato. La domenica è festa. Anche per l’Asl, che già dalle prime denunce del 2004 lascia scorrere le anime dei cani dalla terra al cielo. Tutti i giorni sono buoni, da lunedì a domenica. L’Asl dalla primavera 2005 invia cani in continuazione da Guidonia, da Ariccia, comuni convenzionati con la premiata ditta del canile. Che non consente neppure ad un nuovo direttore sanitario di trasferire in clinica i cani che hanno bisogno di interventi. No party, non money. Non esistono locali infermeria (se ne realizzerà uno nel 2006 ma non è ancora operativo). I cani feriti o gravi vengono “separati” dagli apparentemente sani nei vecchi box non ancora demoliti, una bottega delle infezioni che divampano e ammorbano più in fretta l’animale. Per l’inceneritore, è solo questione di tempo. A Rieti si spera anche in “C’era una volta” quando, quattro anni fa, la ditta, una srl locale, inizia a costruire il nuovo canile. Il ferro è lucente, i box sono lindi. Un’altra volta per poco. A gennaio 2005, quando i volontari rimettono piede in canile, all’appello mancano più di un centinaio di cani. Non se li è portati via il Babbo Natale delle adozioni. Diversi di loro vengono trovati con la sembianza fisica del feto, senza midollo. Ma si va avanti. Tutto regolare per Comune e veterinari. Un cane operato non si salva quasi mai. Viene rigettato in box con i compagni. La fame, l’aggressività fanno il resto. Un paio di giorni e il calvario finisce nel sangue. L’alternativa di un decorso postoperatorio è finire sul pavimento della vecchia favela sullo strato soffice e demineralizzato delle feci. Uno spessore di dieci centimetri di cassa da morto assicurata. Bastano due lievi ferite da morso per essere spacciato. A Rieti il canile passa solo cibo e “pulizia”. Non medicinali. La ferita si infetta e dall’orecchio del cane fuoriescono vermi. Alla seconda settimana dalla ferita, il cane ha il volto già divorato dai vermi e un orecchio putrefatto e quasi staccato. Solo l’ostinazione dei volontari lo salverà. Sfigurato, ma vivo. Le adozioni dei cani malati vengono negate. Nei giorni successivi, verranno soppressi. No adoption no party. Incenerire conviene, il Comune paga. Anche l’acqua, a Rieti, è un affare: nei secchi non viene cambiata ma appena rabboccata. Nel settembre 2005 arriva il sequestro da parte del Nirda della Forestale. Ai volontari viene affidato il primo censimento ufficiale mai effettuato prima! Ma cambia poco. Nel cani dai box. Arriva la grottesca nota dell’Asl di Rieti che pone limiti alle adozioni. Di mese in mese, di nuovi protocolli in nuove intese, tra speranza e disperazione, nel settembre 2007 il proprietario del canile ritorna sui suoi passi e vieta di nuovo l’ingresso ai volontari. I cani devono morire da soli. La vita scorre tra E oggi? Nei giorni in cui è consentito l’accesso, tutto pare pulito, ordinato, i secchi ricoperti di melma, urina e larve di zanzara sono nei box ma dietro i pannelli, lontano da sguardi umani. I cani che si salvano sono quelli che i volontari curano e fanno adottare, portati nel maggior numero dei casi nelle famiglie del Nord. Le cucce, i secchi, le pedane nuove sono un dono delle associazioni. I volontari in canile non vedono schede sanitarie, né un registro di carico e scarico, né cartellini sui box. Ma per Comune, Asl e Nas Rieti è a posto. Roba da morire dalla voglia di entrarci per non uscirci più.

s.piazzo@lapadania.net

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Lettere dei lettori del 09/10/2008

ottobre 09, 2008 By: Rosanna Marani Category: Maltrattamento cani, Novità, Randagismo

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