Un premio ai sindaci dalla parte degli animali
«Vuoi essere simile alla natura degli Dei? Sii misericordioso con gli animali: la dolce misericordia è il vero segno della nobiltà». Ci sono carnefici o, banalmente, uomini indifferenti che non la pensano come Bernard Shaw. Non esisterebbero torture, abbandoni, cinismo davanti alla sofferenza animale né, soprattutto, sindaci muti. «Il primo cittadino di Porto Empedocle non mi ha ancora risposto, ti pare possibile? ».
Il Comune dove i cani, sotto l’indifferenza della gente che sta alla finestra, vengonobarbaramente torturati tace. Non replica alla lettera interrogativa del ministero.
E Francesca Martini, che non sta con le mani in mano, non si dà pace. Il sottosegretario alla Salute pensa ai sindaci, perché grazie anche alle sue ordinanze sul benessere animale, sono i protagonisti di una nuova stagione di rispetto delle leggi e delle creature a quattro zampe. Se non c’è misericordia – figuriamoci i grandi ragionamenti sull’etologia e il rapporto evolutivo uomo-cane – almeno ci sia legalità.
«Penso ai nostri primi cittadini, a quanto sono in prima linea e all’avanguardia su più fronti: la sicurezza, la legalità, la sanità, la scuola. Ebbene, a loro, specialmente a quelli che governano sotto il segno della Lega chiedo di essere un esempio, di attivarsi per fare una politica per gli animali. Verranno premiati».
Un premio per i sindaci amici degli animali? «Esattamente. A settembre definiremo i dettagli. Penso alla realizzazione di canili sanitari modello, agli spazi verdi a loro dedicati, penso all’inserimento – come abbiamo fatto in Veneto – del veterinario comportamentista, figura necessaria per il recupero di molti animali e per il loro corretto inserimento in famiglia. Penso all’applicazione dell’ordinanza sull’anagrafe canina….». Già, intanto però le crudeltà degli abbandoni e delle torture non si placano. Non si danno pace neppure le decine di associazioni di volontariato che inviano lettere e mail quotidianamente a sostegno del sottosegretario nella sua battaglia di civiltà. Uomini e donne. Scrivono: «Ecco una persona che piega il potere per mettere le cose a posto, una persona perbene che crede che la politica sia ancora al servizio delle creature ». C’è fame di giustizia. In questo Paese, fare politica anche per chi ha solo sguardi è una grande novità, spezza la consuetudine dell’ignoranza. Prima l’annuncio per rivedere l’ordinanza Turco sulla lista nera dei cani, che ignora la preparazione e la formazione dei proprietari, poi l’ordinanza che pone fine alla vendita di cani senza microchip, con l’obbligo dell’anagrafe canina su tutto il territorio. «Siamo stati abituati a sentire parlare di diritti degli animali sono da parte della sinistra, o dei verdi – commenta il sottosegretario -. Se lo fa la Lega ci si stupisce. Forse è un nostro merito quello di ascoltare e fare. È il nostro metodo». C’è un vuoto da colmare, Martini? «Una voragine. Serve un cambio di mentalità ma anche il rispetto delle leggi già vigenti». In tutto questo, dov’è la svolta? «C’è una figura che viene categoricamente coinvolta. Il sindaco. Dobbiamo essere chiari: il rispetto del benessere animale e delle norme è responsabilità dei sindaci, in collaborazione con le Asl. I fondi per i canili sanitari e quelli rifugio sono fondi che vanno accantonati. Si tratta di saper ben amministrare. E qui viene il dunque». L’episodio nell’agrigentino riporta in evidenza un Paese dove rispetto e barbarie fanno a botte. «Su questo tema abbiamo purtroppo un’Italia spaccata in due. Al Sud la situazione è da vera emergenza. Al Nord c’è una discreta (a volte buona) capacità di controllo anche se sono ancora troppi i casi di abbandono. Nel solo giorno di Ferragosto in Lombardia sono stati abbandonati 160 cani, mentre a Verona una cagnolina veniva legata al guardrail dell’autostrada. Insomma, bisogna tenere più alta la guardia. Nonostante la prima campagna diretta del ministero della Salute contro l’abbandono, i dati dell’estate sono inaccettabili, dobbiamo pensare a sanzioni che colpiscano più duramente chi si rende carnefice. E premiare chi amministra costruendo città anche a misura di animale. Uno dei miei ultimi atti da assessore regionale alla Sanità è stato stanziare 500mila euro di fondi per l’adeguamento strutturale del canile sanitario di Verona. Il sindaco Tosi, che so essere sensibile su questi temi, sono certa che si attiverà con l’Usl 20 per utilizzare quei soldi». Il volontariato è per fortuna un anello forte di questa catena. «Le maggiori associazioni con i rappresentanti delle Regioni fanno parte del tavolo sul benessere animale che settimanalmente convoco al ministero assieme alla veterinaria pubblica e privata. E da quest’autunno, è mia intenzione istituire un tavolo anche all’interno del Movimento. Con il Collare verde dobbiamo attivarci di più su questi temi». Con il traino dei sindaci, è questa la sfida? «Io lancio proprio un appello perché guardino al loro territorio investendo nel controllo veterinario. Il Nord può fare molto. D’altra parte, già si prodiga sostenendo l’inefficienza gestionale di altri: dove al Sud vanno male i conti della sanità abbiamo una situazione identica nella veterinaria. E’ un malvezzo amministrativo e un deficit culturale amministrativo». E si torna sempre al punto di partenza. Agrigento, Porto Empedocle… «Dalla Sicilia mi aspetto un salto di qualità. Conto sulla collaborazione del governatore L o m b a rd o ». Va ripristinata la legalità? «Con le buone o con le cattive. Il sindaco, primo unico vero responsabile sul territorio della salute e del benessere degli animali, deve fare una lotta serrata al randagismo, verificare attraverso l’Asl l’iscrizione all’anagrafe canina. Do solo un dato: in Campania, l’anagrafe non ha registrato i cani microchippati. E’ come se non esistessero né i cani né i loro proprietari. Eppure è un obbligo, perché il randagismo è un fenomeno che porta a gravi focolai di patologie». Un sogno, Martini? «Ridurre, drasticamente, i 600mila cani randagi, di cui un terzo ospiti nei rifugi ». Con la misericordia e con la legge.
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